Monte Compatri (RM)

Monte Compatri (RM) è un comune di circa 11.800 abitanti sul versante orientale del Vulcano Laziale, a 576 metri sul livello del mare: il terzo per altitudine fra i Castelli Romani. Il municipio occupa Palazzo Borghese, nel centro storico; il territorio comunale comprende anche le frazioni di Pantano Borghese, Laghetto, Molara, Osa e Valle Martella. Da Roma il mezzo pubblico più diretto è la linea C della metropolitana, il cui capolinea orientale, Monte Compatri-Pantano, ricade proprio dentro il territorio comunale: attenzione però, la stazione serve la frazione di Pantano, non il borgo, che si trova circa sei chilometri più a monte e va raggiunto in auto, in taxi o con il servizio di autolinee extraurbane. In auto si esce dal Grande Raccordo Anulare verso la via Casilina (SS6) oppure verso la via Tuscolana (SS215) e si sale per le strade provinciali dei Castelli. Il borgo si visita liberamente e gratuitamente: non esiste biglietto d'ingresso, non esiste prenotazione, le chiese seguono gli orari delle celebrazioni e il Convento di San Silvestro apre secondo le disponibilità della comunità religiosa. Prima di salire per una visita a orario fisso conviene una telefonata al Comune o alla parrocchia, perché gli orari cambiano con le stagioni.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Monte Compatri rientra per intero nel Parco regionale dei Castelli Romani, istituito con la legge regionale del Lazio 2 del 1984 su circa quindicimila ettari e diciotto comuni. È questa la chiave per capire il paese: un borgo di crinale affacciato sulla campagna romana, con il bosco alle spalle e i vigneti sotto le mura. Chi arriva pensando a un centro monumentale resta spiazzato; chi arriva per camminare, mangiare e guardare Roma da lontano se ne va contento.

Monte Compatri - Fontana dell'Angelo
Monte Compatri - Fontana dell'angelo

Dove si trova Monte Compatri e come ci si arriva da Roma

La geografia conta più di quanto sembri. Monte Compatri occupa una collina di tufo affacciata a nord verso la campagna romana e la valle percorsa dall'Aniene, e a sud verso il grande catino del cratere laziale. Dal belvedere, con l'aria pulita di gennaio, si distingue la sagoma di Roma, e in giornate eccezionali la linea del mare. La distanza dal centro della capitale è di circa venticinque chilometri, ma il tempo di percorrenza dipende interamente dall'ora: nelle fasce di punta la Casilina si intasa e mezz'ora diventa un'ora e un quarto.

Con la metropolitana: il capolinea Monte Compatri-Pantano

La linea C della metropolitana di Roma termina in una stazione che porta il nome del paese, Monte Compatri-Pantano, ed è l'unica stazione della metropolitana romana costruita fuori dai confini comunali di Roma. La tratta fra Pantano e Centocelle è entrata in servizio il 9 novembre 2014, dopo la consegna ad ATAC per il pre-esercizio avvenuta nel dicembre 2013; oggi la linea conta ventidue stazioni in esercizio. Il tracciato in superficie di questa parte orientale riutilizza il sedime della vecchia ferrovia a scartamento ridotto Roma Laziali-Pantano, la linea che i romani chiamavano semplicemente il trenino, e il cui tratto fra Pantano e Giardinetti fu chiuso nel luglio del 2008 proprio per lasciare spazio al cantiere della metropolitana.

Detto questo, va detto fino in fondo: scendere al capolinea non significa essere arrivati a Monte Compatri. La stazione serve l'area pianeggiante di Pantano Borghese, e fra quel piazzale e la piazza del borgo ci sono sei chilometri di strada in salita e oltre trecento metri di dislivello. Chi non ha l'auto deve informarsi in anticipo sulle corse delle autolinee extraurbane regionali che collegano l'area dei Castelli, oppure mettere in conto un taxi. Il consiglio operativo, per chi viene da fuori Roma senza automobile, è di considerare il capolinea un punto di appoggio, non una porta d'ingresso.

In auto verso Monte Compatri: le due salite

Dal Grande Raccordo Anulare esistono due vie ragionevoli. La prima passa dalla via Casilina in direzione Frascati-Colonna e sale al paese da nord-est; la seconda imbocca la via Tuscolana, tocca Frascati e prosegue lungo la dorsale verso Monte Porzio Catone, arrivando a Monte Compatri da ovest. La seconda è più lunga e infinitamente più bella, con i vigneti a destra e il bosco a sinistra. Se avete tempo, fatela.

Il parcheggio nel centro storico è il vero problema. Le strade del borgo sono strette, in salita, e in buona parte a senso unico; nei fine settimana e durante le feste di agosto la ricerca di un posto può portare via venti minuti. La soluzione che uso sempre: lasciare l'auto nei parcheggi lungo la circonvallazione bassa e salire a piedi. Sono cinque o sei minuti di scalinate e vicoli, e il borgo si vede meglio così.

In treno e con gli autobus

Il territorio comunale non ha una stazione ferroviaria sulle linee regionali che porti il nome del paese in posizione utile al borgo. Le fermate ferroviarie storiche presenti nel comune, come Laghetto, appartengono al sistema di superficie della vecchia linea per Pantano e servono la parte bassa del territorio. Per il collegamento fra il borgo e i comuni vicini, e fra il borgo e le stazioni ferroviarie della zona, il riferimento sono le autolinee extraurbane regionali: gli orari vanno controllati sul sito del vettore prima di partire, perché nei giorni festivi le corse si diradano parecchio.

Monte Compatri in mezza giornata: che cosa aspettarsi davvero

Metto le mani avanti, perché è la domanda che mi fanno tutti i gruppi. Monte Compatri non è un museo diffuso e non ha un monumento da copertina. Ha una cosa diversa e più rara: un tessuto medievale sopravvissuto quasi intatto, con la porta della cinta, la torre, i vicoli a gradoni, le cantine scavate nel tufo sotto le case e un panorama che copre mezzo Lazio. Ci si viene per camminare, per il vino e per il silenzio, non per fare la fila davanti a una tavola d'altare.

La visita minima sensata dura tre ore: un'ora e mezza per il borgo con il duomo, mezz'ora per salire a San Silvestro e alla Madonna del Castagno, un'altra ora per mangiare. Chi vuole aggiungere la salita a Monte Salomone deve calcolare mezza giornata piena. Chi combina Monte Compatri con il Tuscolo e con Frascati ha una giornata intera ben spesa, che è poi l'itinerario che propongo più spesso ai gruppi in arrivo a Roma con una giornata libera.

Il borgo medievale di Monte Compatri, strada per strada

Il nucleo antico si legge dall'alto come una spirale: le strade girano intorno alla collina salendo di quota, e le case appoggiano una sull'altra secondo la logica del terrapieno. È una struttura difensiva, non estetica. Ogni casa era muro di cinta della casa sopra.

La Torre e la porta della cinta muraria di Monte Compatri

La porzione più antica ancora leggibile è quella della Torre, la cui datazione è collocata dagli studi locali alla metà del Quattrocento. Accanto alla torre si apre la porta di accesso alla cinta muraria, e nello stipite in pietra sono ancora visibili i grossi cardini in ferro sui quali ruotavano i battenti. Sono dettagli che nessuno fotografa e che invece raccontano tutto: la dimensione dei cardini dice la dimensione e il peso della porta, e quindi il livello di minaccia che il paese si aspettava. Fermatevi trenta secondi a guardarli prima di entrare.

La torre ha avuto una seconda vita, e qui la storia diventa interessante: quando i Borghese ricostruirono il palazzo baronale, la torre dell'antico palazzo medievale fu trasformata nel campanile del duomo. Non è un caso isolato nei Castelli, ma qui la sutura fra le due epoche è visibile a occhio nudo dalla piazza, se si guarda dove il paramento cambia tessitura.

Piazza Marco Mastrofini e la Fontana dell'Angelo

All'ingresso del paese, al centro di piazza Marco Mastrofini, sorge la Fontana dell'Angelo: un monumento di fine Ottocento, con la figura bronzea incardinata in uno sperone di tufo estratto dalla vicina cava di Monte Salomone. Il gesto è semplice e la lettura non lo è: l'angelo commemora chi lavorò, in alcuni casi rimettendoci la vita, per portare l'acqua dalle sorgenti di Carpinello fino al paese sul finire dell'Ottocento. In un borgo di crinale l'acqua corrente non arriva per gravità da sola: bisogna andare a prenderla, condurla, difenderla. Per questo la fontana è diventata più di un simbolo turistico: è il monumento civile del paese, e i monticiani la chiamano semplicemente l'Angelo.

La piazza porta il nome di Marco Mastrofini, il religioso e studioso monticiano vissuto a cavallo fra Settecento e Ottocento, figura locale di rilievo nel campo degli studi filosofici e matematici. Il nome sulla targa non è decorativo: dice che questo paese, piccolo com'è, ha avuto una sua vita intellettuale.

La Fontana del Belvedere di Monte Compatri

In una piazzetta poco distante dal duomo si trova la Fontana del Belvedere, molto meno appariscente della prima e molto più intima. Qui, fino a poche generazioni fa, le donne del paese salivano con la conca di rame in equilibrio sulla testa per raccogliere l'acqua. La conca, nel dialetto locale, si chiamava e si chiama ancora in modo affettuoso, e chi ha più di settant'anni in paese ricorda la fila del mattino. È il posto dove mi fermo sempre con i gruppi, perché il panorama che si apre dietro il parapetto spiega meglio di qualunque cartina perché un paese sia nato proprio lì.

Le cantine sotterranee di Monte Compatri

Sotto le case del centro storico corre una rete di cantine scavate nel tufo, collegate fra loro da gallerie: una città sotto la città, nata per conservare il vino alla temperatura costante che il tufo garantisce tutto l'anno. Non è un labirinto misterioso da leggenda, è un'infrastruttura produttiva. Alcune di queste cantine vengono aperte durante le manifestazioni locali e ospitano iniziative culturali ed enogastronomiche; fuori dagli eventi restano private e chiuse. Se capitate a Monte Compatri nel periodo in cui le cantine sono visitabili, entrateci: la temperatura scende di colpo, l'odore del tufo umido è inconfondibile, e si capisce all'istante perché in questi paesi il vino sia una faccenda seria.

I cinque borghi di Monte Compatri

Il paese si divide storicamente in cinque rioni, chiamati borghi: Borgo Ghetto, Borgo le Prata, Borgo Missori, Borgo San Michele e Borgo Pantano. Non sono partizioni amministrative, sono identità. Ogni borgo ha i suoi colori, la sua squadra di arcieri e la sua rivalità con gli altri quattro, e la cosa esplode ogni agosto nella Sfida dei Borghi. Chi passeggia in agosto vede i vicoli tappezzati di drappi e capisce subito in quale rione si trova.

Monte Compatri
Monte Compatri

Il duomo di Santa Maria Assunta a Monte Compatri

La chiesa principale del paese, che i monticiani chiamano il Duomo, è la parrocchiale di Santa Maria Assunta in Cielo. Il titolo di duomo è d'uso locale e affettivo: la chiesa non è sede vescovile, e chiamarla cattedrale sarebbe scorretto. È però l'edificio che raccoglie sette secoli di storia del paese, ed è l'unico monumento di Monte Compatri che meriti da solo il viaggio.

Dalla chiesa di santa Brigida al titolo dell'Assunta

Le origini sono medievali e legate alla nascita stessa del castello. Dopo la distruzione di Tuscolo, nel 1191, i profughi che risalirono queste colline edificarono qui una chiesa dedicata a santa Brigida. Il titolo mutò in quello di Santa Maria Assunta in Cielo verso il 1600, alla vigilia del grande cantiere secentesco. Questo passaggio spiega perché la festa dell'Assunta, a metà agosto, sia rimasta la festa civile del paese e non soltanto quella religiosa: il titolo della chiesa è diventato l'identità della comunità.

Il cantiere Borghese del 1630-1633: Rainaldi e Soria

Fra il 1630 e il 1633 la chiesa fu sottoposta a un restauro radicale, condotto per opera del popolo e del cardinale Scipione Caffarelli-Borghese, il nipote di Paolo V che i romani conoscono come il committente della Galleria Borghese. Il progetto della facciata è attribuito a Carlo Rainaldi, il grande architetto romano del pieno Seicento, mentre il disegno della navata si deve a Giovanni Battista Soria, l'architetto legatissimo alla committenza Borghese. Il 5 maggio 1633 il vescovo Giovanni Altieri benedisse la chiesa.

Vale la pena soffermarsi su questo elenco di nomi, perché dice qualcosa che sfugge al visitatore distratto: in un paese di poche migliaia di anime, negli anni trenta del Seicento, lavorano due architetti che a Roma stavano costruendo la città barocca. È l'effetto del feudo: quando il signore è un cardinale nepote con una macchina di committenza attiva in Vaticano, la stessa squadra di professionisti scende in provincia. Non capita quasi mai di poter leggere questo meccanismo con tanta chiarezza.

Dell'assetto secentesco resta la descrizione lasciata dall'arciprete Valeriano Marini in un manoscritto: una sola navata, con sette altari. Chi entra oggi non trova quell'aula, perché l'Ottocento è passato di qui con decisione.

L'ampliamento ottocentesco e la consacrazione del 1901

Nel 1876 iniziò l'ampliamento della chiesa sotto la direzione dell'architetto Carimini, il cui progetto fu successivamente modificato da Leonori. L'altare maggiore in marmo fu finanziato da Luigi Nardella. La nuova chiesa fu consacrata nel 1901 dal cardinale Serafino Vannutelli. Fra i due estremi, il cantiere secentesco e la consacrazione novecentesca, corrono venticinque anni di lavori in un paese che nel frattempo era passato dallo Stato Pontificio al Regno d'Italia: la fabbrica del duomo è, di fatto, il termometro delle vicende civili di Monte Compatri.

Un dettaglio che racconta più di una data: nel 1828 le tre campane più grosse furono collocate sulla Torre antica, cioè sul campanile ricavato dalla vecchia struttura medievale. Il paese ha continuato a usare la sua torre difensiva come cassa di risonanza per le ore e per le feste, e lo fa ancora.

I dipinti del duomo di Monte Compatri: Vanni e Passignano

Fra le opere conservate in chiesa si segnalano un quadro con la Morte di san Francesco, attribuito al Vanni, e una Vergine con Bambino e santi attribuita al Passignano. Attribuzioni, non firme: vanno prese per quello che sono, proposte critiche consolidate nella letteratura locale e non certezze documentarie. Domenico Cresti detto il Passignano fu uno dei protagonisti della pittura fiorentina fra Cinque e Seicento e lavorò a lungo a Roma; il riferimento al Vanni rimanda all'ambiente senese di primo Seicento. Che due tele di quel livello siano finite in una parrocchiale dei Castelli non è casuale: torna la committenza Borghese e il suo giro di doni e di forniture.

Guardatele con calma e con la luce giusta, cioè al mattino. La chiesa non ha un impianto di illuminazione museale, e nel pomeriggio d'inverno le tele si leggono male.

Palazzo Borghese, Palazzo Annibaldeschi e gli altri palazzi di Monte Compatri

Palazzo Borghese, oggi sede del Comune

Scipione Borghese ricostruì il palazzo baronale del paese, quello che oggi ospita gli uffici comunali. È l'edificio che chiude il fronte della piazza principale e che dà al centro di Monte Compatri il suo carattere signorile, in contrasto voluto con i vicoli medievali che gli girano intorno. Essendo sede del Comune, l'interno segue gli orari degli uffici e non è visitabile come monumento: si entra per una pratica anagrafica, non per una visita guidata. L'esterno però si legge benissimo dalla piazza.

La biblioteca di Palazzo Annibaldeschi

Palazzo Annibaldeschi ospita la biblioteca comunale, ed è il luogo dove il paese conserva la propria memoria scritta. Per chi arriva da turista è una sosta breve; per chi vuole capire davvero la storia locale, gli studi sul Tuscolo, sui feudi e sulla toponomastica sono qui. Gli orari di apertura vanno chiesti al Comune, perché seguono il calendario dei servizi culturali e cambiano fra estate e inverno.

Palazzo Altemps a Monte Compatri

Il borgo conserva anche il palazzo che porta il nome degli Altemps, la famiglia che tenne il feudo prima dei Borghese. Il palazzo monticiano è cosa diversa dal celebre Palazzo Altemps di Roma, sede del Museo Nazionale Romano vicino a piazza Navona: qui siamo davanti alla residenza feudale di un ramo della stessa famiglia, in un paese di collina. Le condizioni dell'edificio hanno reso necessari interventi di recupero, e la fruibilità dipende dallo stato dei lavori: informatevi in Comune prima di contare su una visita.

Palazzo Passavanti e gli altri edifici civili

Palazzo Passavanti, in via Placido Martini 124, ospita uffici decentrati del Comune, fra cui l'ufficio tecnico e il settore lavori pubblici. Il numero civico non è un dettaglio inutile: la via è lunga e in salita, e chi cerca l'ufficio tecnico senza il civico gira a vuoto. Completano il quadro degli edifici civili di Monte Compatri il Monumento ai Caduti della prima e della seconda guerra mondiale, il monumento a Placido Martini e Mario Intreccialagli e il busto dedicato a monsignor Leandro Ciuffa.

Il Convento di San Silvestro sopra Monte Compatri

Nella parte più alta del territorio, poco fuori dall'abitato, si raggiunge il Convento di San Silvestro. Il primo insediamento risale, secondo la tradizione locale, alla metà del Quattrocento, mentre la gran parte del complesso architettonico che si vede oggi è tardo secentesca. La salita è breve ma ripida: dal borgo si sale per strada asfaltata in poco più di dieci minuti a piedi, e il cambio di paesaggio è netto, dal tufo delle case al castagneto.

Il convento è una comunità religiosa attiva, non un museo con biglietteria. L'accesso agli spazi interni e alla pinacoteca dipende dalla disponibilità dei religiosi e dagli orari delle celebrazioni, e i gruppi vanno annunciati in anticipo. Questo è il punto su cui vedo sbagliare più spesso i visitatori del fine settimana: si arriva senza avere telefonato e si trova il portone chiuso.

La pinacoteca del Convento di San Silvestro

Il convento conserva una pinacoteca con dipinti di scuola manierista e caravaggesca. La definizione va presa nel senso corretto del termine: si tratta di opere che rientrano nell'orbita stilistica di quei linguaggi, non di autografi certi dei capiscuola. Vale la pena entrarci proprio per questo, perché una raccolta conventuale racconta come la pittura romana del Sei e Settecento circolasse nei centri minori attraverso donazioni, lasciti e commissioni modeste. È l'esatto contrario del museo selezionato: qui si vede quello che una comunità ha ricevuto e conservato nel tempo.

Il beato Giovanni di Gesù Maria e il legame con Calahorra

Nella chiesa del convento riposano le spoglie del beato Giovanni di Gesù Maria da Calahorra, carmelitano scalzo spagnolo, fra i fondatori della Congregazione d'Italia dei Carmelitani Scalzi, autore di opere di mistica e consigliere di più pontefici. La sua presenza in questo convento è il motivo per cui Monte Compatri, nel 1998, si è gemellata con Calahorra, la città spagnola dove il beato era nato, nella Rioja. Al gemellaggio il paese ha dedicato il Parco Calahorra.

Detta così sembra una curiosità amministrativa. In realtà è la cosa più internazionale che sia successa a questo borgo: un religioso spagnolo del Cinquecento, arrivato in Italia con la riforma carmelitana, finisce sepolto su una collina dei Castelli e quattro secoli dopo lega due comunità a milleseicento chilometri di distanza. Nella piazza dedicata al gemellaggio si vedono ancora oggi gli scambi fra le due città.

Il santuario della Madonna del Castagno

Adiacente al complesso conventuale si trova la piccola chiesa della Madonna del Castagno, minuscola e per questo memorabile. All'interno si venera un'immagine della Vergine dipinta su un ceppo di castagno: da qui il nome. La struttura in legno che in origine proteggeva il dipinto fu sostituita nel 1675 da una cappella in muratura, ed è quella l'ossatura dell'edificio attuale.

La devozione dei monticiani per questa immagine si lega a un episodio preciso: nel 1867 il colera imperversò nella campagna romana e il paese, secondo la memoria locale, non ebbe vittime. Si tratta di una tradizione devozionale, non di un dato epidemiologico verificato, e va raccontata per quella che è; ma spiega perché quella cappella, grande quanto un salotto, sia rimasta il luogo più caro del paese. Se dovete scegliere un solo edificio religioso da vedere a Monte Compatri oltre al duomo, scegliete questo.

Monte Salomone: il vulcano spento sopra Monte Compatri

Di fronte all'abitato si alza Monte Salomone, antico apparato vulcanico ormai spento, che le fonti collocano a 778 metri di quota. La passeggiata lungo i suoi fianchi è la ragione principale per cui molti romani salgono a Monte Compatri: un percorso che interessa tanto chi cammina per il paesaggio quanto chi cammina per la geologia, perché qui il terreno racconta la storia eruttiva dei Colli Albani con una chiarezza che altrove è coperta dall'edificato.

La salita a Monte Salomone da Monte Compatri

Il monte si raggiunge dai sentieri che risalgono dal versante del Tuscolo e dal territorio comunale. Il dislivello è modesto per chi cammina abitualmente, ma il fondo è irregolare e dopo la pioggia diventa scivoloso: servono scarponcini, non sneakers. Non ci sono punti di ristoro lungo il percorso e la copertura telefonica in alcuni tratti di bosco è scarsa. Portate acqua, e in estate partite presto: dalle undici in poi, in luglio, il castagneto non basta a compensare.

Il panorama dalla cima e il cratere del Vulcano Laziale

Dalla vetta lo sguardo copre l'intero sistema dei Castelli Romani, la città di Roma e, nelle giornate limpide, la linea del mar Tirreno. La cosa più istruttiva però guarda dall'altra parte: dalla cima si legge a occhio nudo il grande cratere del Vulcano Laziale, sulla cui sponda orientale sorge esattamente Monte Compatri. È uno di quei casi in cui il panorama non è decorazione, ma dimostrazione: si capisce in dieci secondi la ragione geologica per cui i Castelli Romani hanno quella forma ad anello, con i laghi di Albano e di Nemi incastonati nei crateri secondari.

La cava di tufo che ha fornito la pietra della Fontana dell'Angelo si trova su questo monte. Il paese, letteralmente, è costruito con il suo vulcano.

Dal Tuscolo a Monte Compatri: il sentiero panoramico dei Castelli

Il percorso più bello della zona collega Rocca Priora a Frascati passando per il Tuscolo, e Monte Compatri ne è la porta naturale. La dorsale del Tuscolo raggiunge i 670 metri sul livello del mare e l'area archeologica, di circa cinquanta ettari, ricade su quattro comuni: Monte Porzio Catone, Monte Compatri, Frascati e Grottaferrata. La gestione dell'area è affidata alla Comunità montana dei Castelli Romani e Prenestini, di cui Monte Compatri fa parte.

Il teatro romano di Tusculum

L'edificio più significativo della città antica è il teatro, costruito fra l'età tardo repubblicana e l'età imperiale, con un diametro originario di quarantacinque metri e una capienza stimata intorno ai millecinquecento spettatori. Restaurato, ospita rappresentazioni teatrali durante l'estate. Sedersi sulla cavea a metà pomeriggio, con la campagna romana che scende davanti e Roma sullo sfondo, è una delle esperienze più forti che il Lazio possa offrire, e costa zero.

Cicerone e le Tusculanae Disputationes

Marco Tullio Cicerone possedeva una residenza nel territorio tuscolano, ed è qui che ambientò le sue Tusculanae Disputationes. Sfatiamo però una leggenda che le guide improvvisate ripetono da decenni: la grande struttura oggi visibile e comunemente indicata come villa di Cicerone è con ogni probabilità riconducibile a un santuario dedicato a Giove, non alla casa dell'oratore. La villa ciceroniana c'era, il documento letterario la certifica, ma il rudere che vi mostrano non è quello. Chi vi dice il contrario vi sta vendendo una cartolina.

La distruzione di Tuscolo nel 1191

Tuscolo fu rasa al suolo nel 1191, dopo che la città aveva ospitato le truppe dell'imperatore Federico Barbarossa: i romani reagirono distruggendola per rappresaglia. I Conti di Tuscolo, la famiglia che aveva dominato la regione dall'acropoli per almeno un secolo, arrivando a controllare a più riprese il papato, uscirono di scena in quell'anno. Gli scavi moderni, condotti anche da équipe internazionali fra cui quella diretta da Xavier Dupré Raventós, hanno riportato alla luce materiali importanti mantenendoli sul sito.

Il 1191 è la data che spiega Monte Compatri. I profughi di Tuscolo risalirono queste colline e fondarono, o rifondarono, gli abitati di crinale che oggi chiamiamo Castelli Romani. La chiesa di santa Brigida, prima forma dell'attuale duomo, nasce esattamente da quella diaspora.

Monte Compatri
Monte Compatri

Il Parco regionale dei Castelli Romani e il territorio di Monte Compatri

Il Parco regionale dei Castelli Romani è stato istituito con la legge della Regione Lazio numero 2 del 1984 e si estende su circa quindicimila ettari, comprendendo diciotto comuni fra cui Monte Compatri, Rocca di Papa, Marino, Castel Gandolfo e Velletri. L'area protetta copre l'intero apparato del Vulcano Laziale, con il lago di Albano e il lago di Nemi nei crateri secondari.

Per Monte Compatri l'appartenenza al Parco significa due cose concrete. La prima: i boschi di castagno che circondano il paese sono soggetti a tutela, ed è il motivo per cui salendo si attraversa ancora un ambiente forestale continuo invece di una periferia diffusa. La seconda: l'ente organizza escursioni guidate ed educazione ambientale, e chi vuole camminare accompagnato ha un interlocutore pubblico a cui rivolgersi. Il paese è inoltre parte della Comunità montana undicesima, Castelli Romani e Prenestini, che gestisce fra l'altro l'area archeologica del Tuscolo.

Al Parco Calahorra, dedicato al gemellaggio spagnolo, si aggiunge quindi un contesto ambientale molto più vasto. Segnalo, per chi cerca un confronto, che nella zona il sistema delle aree protette del Lazio comprende ambienti diversissimi, dalla Riserva naturale della Valle dell'Aniene dentro Roma fino ai crinali boschivi dei Castelli.

Il vino Monte Compatri Colonna DOC

Qui si entra nel capitolo che il paese difende con più orgoglio. La denominazione di origine controllata legata a questo territorio è stata riconosciuta il 17 settembre 1973 e porta il nome di Montecompatri Colonna. La zona di produzione comprende l'intero territorio del comune di Colonna e porzioni dei territori di Monte Compatri, Zagarolo e Rocca Priora, in provincia di Roma.

Che cosa dice il disciplinare

È un bianco. La base ampelografica prevede Malvasia bianca di Candia e Malvasia puntinata fino a un massimo del settanta per cento, Trebbiano nelle sue varietà toscano, verde e giallo per un minimo del trenta per cento, con la possibilità di aggiungere Bellone e Bombino fino al dieci per cento. La denominazione ammette le versioni secco, amabile e dolce, prevede il frizzante limitatamente alle versioni amabile e dolce, e contempla la menzione Superiore.

Tradotto per chi beve e non studia: aspettatevi un bianco paglierino, di corpo leggero, con il naso delicato tipico delle malvasie laziali e una beva diretta. Non è un vino da meditazione e non pretende di esserlo. È il vino che accompagna la porchetta, le fettuccine e la pizza di polenta, e in quella funzione è imbattibile.

Una denominazione piccolissima, e il perché conta

I numeri della denominazione sono minuscoli, nell'ordine di pochi ettari rivendicati e di poche centinaia di ettolitri imbottigliati: siamo davanti a una DOC di nicchia estrema, schiacciata dal vicino ingombrante della denominazione Frascati. Questa è la vera notizia enologica della zona, e nessuno la racconta ai turisti. Chi vuole assaggiare un Montecompatri Colonna deve cercarlo attivamente nelle cantine e nelle osterie del paese: nella grande distribuzione, semplicemente, non lo trova. Il mio consiglio da professionista è di chiedere direttamente all'oste quale produttore locale imbottiglia in denominazione, e di comprarne una cassa se il vino vi convince, perché fuori dai Castelli quel vino non esiste.

La cucina di Monte Compatri e le fraschette

La tavola monticiana appartiene alla famiglia della cucina castellana, con qualche accento suo. L'offerta enogastronomica del paese si costruisce sui vini della zona, sulle carni, sui formaggi, sui salumi e sulle verdure di stagione, con due piatti che vale la pena cercare per nome: la pizza di polenta e la minestra del contadino. Aggiungete il pane di farro, i biscotti secchi da inzuppare nel vino, i tozzetti e, nella stagione fredda, il vin brulé delle feste di piazza.

La pizza di polenta non è una pizza: è un impasto di mais cotto e poi ripassato, servito a fette, che nasce dalla cucina povera dei contadini e regge benissimo il confronto con qualunque street food contemporaneo. La minestra del contadino cambia di casa in casa, e questo è il bello: chiedete che cosa ci mettono, perché la risposta racconta la stagione.

Un'avvertenza pratica che vale per tutti i Castelli: molte osterie di paese chiudono nel primo pomeriggio e non riaprono fino alle diciannove e trenta, e nei giorni infrasettimanali di bassa stagione alcune restano chiuse del tutto. Se salite a Monte Compatri per pranzo di martedì in novembre, telefonate prima. L'ho visto succedere troppe volte: gruppo di quindici persone davanti a una saracinesca abbassata alle tredici e dieci.

Monte Compatri
Monte Compatri

Le frazioni di Monte Compatri: Pantano Borghese, Laghetto, Molara, Osa

Il comune non finisce con il borgo. Scendendo verso la pianura si attraversano le frazioni, che hanno storie proprie e un carattere completamente diverso dal centro storico.

Pantano Borghese e il capolinea della metropolitana

Pantano Borghese deve il nome alla famiglia feudataria e alla bonifica dell'antico bacino paludoso che occupava questa parte della campagna. Oggi è la porta d'ingresso moderna del comune, con il capolinea della linea C. L'impianto ferroviario originario dell'area risale al 1916, all'epoca della ferrovia a scartamento ridotto per i Castelli e la Ciociaria; il viadotto realizzato fra la fine degli anni novanta e il 2008 è stato poi destinato alla stazione capolinea della metropolitana.

Laghetto e la chiesa di San Lorenzo

Nella frazione di Laghetto si trova la chiesa di San Lorenzo. Il nome della frazione ricorda uno specchio d'acqua di origine vulcanica che caratterizzava l'area prima delle bonifiche. È il volto agricolo e residenziale del comune, lontanissimo dall'atmosfera del borgo alto.

La Molara e il suo castello

Fra le architetture militari del territorio comunale figura il Castello della Molara, che presidiava la valle sulla direttrice fra Roma e i colli. La Molara appartiene a quella catena di fortificazioni medievali che punteggiavano il territorio tuscolano e che, dopo il 1191, persero progressivamente la funzione militare. I resti si trovano in area privata e vanno considerati non visitabili liberamente: il rispetto della proprietà, in questi casi, non è una formalità.

Osa e Valle Martella

Completano il quadro delle frazioni Osa e Valle Martella, quest'ultima condivisa nella toponomastica con il territorio di Zagarolo. Sono aree di espansione residenziale e agricola, prive di interesse monumentale, ma utili da conoscere per chi guida: le indicazioni stradali le nominano continuamente e chi non le conosce si perde.

Le feste e gli eventi di Monte Compatri

Il calendario monticiano è più fitto di quanto la dimensione del paese lasci immaginare, e ruota intorno a due poli: la metà di agosto e il Natale.

La Sfida dei Borghi e la processione dell'Assunta

La Sfida dei Borghi si svolge ogni anno a Ferragosto e mette l'uno contro l'altro i cinque rioni storici: Borgo Ghetto, Borgo le Prata, Borgo Missori, Borgo San Michele e Borgo Pantano. Nei giorni precedenti, il 13 o il 14 agosto, la piazza centrale ospita una rievocazione storica che ripercorre le tappe della formazione del paese, con i cittadini in abito medievale. La gara vera si tiene il 15 agosto e consiste nel centrare con arco e frecce un bersaglio posto a venticinque metri di distanza. Vince un solo borgo; gli arcieri che sbagliano vengono fatti cadere in una botte piena d'acqua, il che spiega perché il pubblico si accalchi proprio lì attorno.

La sera del 14 agosto la comunità porta in processione l'immagine dell'Assunta con figuranti in costume storico di ambientazione cinque e secentesca. È la manifestazione più fotogenica dell'anno e anche la più affollata: se volete un posto decente lungo il percorso, siate in piazza almeno un'ora prima. La coincidenza fra la festa civile dei borghi e la festa religiosa dell'Assunta non è casuale, e riporta al mutamento del titolo della chiesa avvenuto intorno al 1600.

Degustando, la fiera enogastronomica di primavera

Degustando è la fiera enogastronomica primaverile di Monte Compatri: prodotti tipici, birra, laboratori per adulti e bambini e musica occupano il borgo fra piazza del Mercato e piazza della Repubblica. È il momento migliore dell'anno per assaggiare in un colpo solo il paniere del territorio senza fare il giro delle cantine. Le date variano di anno in anno e vanno controllate sui canali ufficiali del Comune e delle associazioni organizzatrici.

Il Natale monticiano: Presepi in Cantina e Via dei Sapori

Il Natale a Monte Compatri si costruisce su due manifestazioni: Presepi in Cantina, che apre al pubblico le cantine scavate nel tufo allestite con i presepi, e Via dei Sapori, dedicata alla gastronomia delle feste. Presepi in Cantina è, dal mio punto di vista, la cosa più originale che il paese produca: è l'unica occasione dell'anno in cui il sottosuolo del borgo diventa percorribile, e vale il viaggio più della processione di agosto. Il freddo però è reale: guanti e scarpe chiuse.

L'estate monticiana fra jazz e teatro

Nella stagione calda il paese ospita un festival dedicato al jazz e la rassegna di teatro amatoriale intitolata Premio Città di Monte Compatri, oltre ai festeggiamenti patronali. Sono manifestazioni di dimensione locale, con ingresso spesso gratuito e cartelloni annunciati con poco anticipo: chi passa l'estate a Roma e cerca serate fuori città a costo zero farebbe bene a tenerle d'occhio.

Monte Compatri e la ricerca scientifica: i Laboratori Nazionali di Frascati

Pochi chilometri più a ovest, lungo la stessa dorsale, si trovano i Laboratori Nazionali di Frascati dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, in via Enrico Fermi 54 a Frascati. Sono una delle maggiori strutture di ricerca italiane nel campo della fisica delle particelle, della fisica nucleare, della fisica teorica e della ricerca tecnologica, e ospitano l'acceleratore DAFNE. I laboratori offrono visite guidate al pubblico, prenotabili tramite il servizio dedicato dell'ente, e dispongono di un Visitor Centre.

Perché ne parlo in una pagina su Monte Compatri? Perché è la combinazione più sottovalutata dei Castelli Romani: la mattina un acceleratore di particelle, il pomeriggio un borgo medievale con le cantine nel tufo, e in mezzo trenta minuti di auto. Nei percorsi che costruisco per gruppi scolastici e aziendali questa coppia funziona meglio di qualunque itinerario monotematico. Poco distante, su un altro colle, l'Osservatorio di Monte Porzio Catone completa il quadro scientifico della zona.

Chi organizza una giornata di questo tipo per un gruppo, e non vuole gestire da solo prenotazioni, pullman e tempi di trasferimento, trova nel network di accompagnamento turistico di TourLeaderPro professionisti abilitati che lavorano su questo territorio.

Una curiosità su Monte Compatri (RM)

La curiosità di Monte Compatri è tutta nel suo nome, ed è una faccenda più divertente di quanto la toponomastica di solito conceda. La tradizione locale ricostruisce una catena di trasformazioni: Mons Confratuum, poi Mons Cum Patruum, quindi Castrum Montis Compatris, Montecompatro, Montecompatri e infine Monte Compatri. Il senso sarebbe quello di monte dei confratelli o dei compatroni, cioè di un colle tenuto in comproprietà da più signori, cosa storicamente plausibile in un territorio conteso fra Conti di Tuscolo, Annibaldi, Colonna, Altemps e Borghese.

Accanto a questa, in paese circola una seconda ipotesi molto più ardita: che il nome derivi dal latino computator, calcolatore, la stessa radice da cui l'inglese e il francese hanno tratto computer. Monte Compatri sarebbe dunque il Monte Calcolatore, ovvero, in senso moderno, il Monte Intelligente. Qualcuno spinge la suggestione fino a immaginare qui una sede dell'antica intelligence romana, notando che la vicina Monte Porzio Catone porta il nome di un console e generale attivissimo nella guerra contro Cartagine, che la posizione è facilmente difendibile, e che dentro il perimetro urbano di Roma le strutture militari erano interdette.

Va detto con chiarezza: questa seconda lettura è una suggestione affascinante e priva di riscontro documentario. Non regge alla prova della linguistica storica e nessuno studio accademico la sostiene. La racconto perché è viva in paese e perché fa parte del folklore monticiano, non perché sia vera. La cosa curiosa, semmai, è un'altra: nel raggio di dieci chilometri da un borgo che secondo una leggenda si chiamerebbe Monte Calcolatore, oggi lavorano davvero alcuni dei più potenti calcolatori scientifici italiani, nei laboratori di fisica nucleare. La coincidenza non dimostra nulla, ma è troppo bella per tacerla.

Una cosa che non ti dice nessuno su Monte Compatri (RM)

Che il capolinea della metropolitana con il nome del paese non porta al paese. È l'errore più frequente che vedo commettere, e non da turisti sprovveduti: da romani. La stazione Monte Compatri-Pantano è il capolinea orientale della linea C e ricade nel territorio comunale, quindi il nome è corretto; ma si trova nella pianura di Pantano Borghese, e fra quel piazzale e piazza Marco Mastrofini corrono circa sei chilometri di provinciale in salita, con oltre trecento metri di dislivello. A piedi sono un'ora e mezza abbondante lungo una strada che non ha marciapiede continuo. Non fatelo.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda gli orari. Monte Compatri è un paese vivo, non un centro turistico: il borgo si svuota nel primo pomeriggio, molti esercizi chiudono fra le tredici e trenta e le sedici e trenta, e nei mesi freddi la domenica sera il centro è deserto entro le venti. Chi programma una visita per l'ora dell'aperitivo invernale trova le saracinesche abbassate e conclude che il paese sia morto. Non lo è: è semplicemente un paese, con i suoi ritmi.

Terza cosa, la più utile di tutte: il sottosuolo. La rete di cantine scavate nel tufo sotto le case del centro storico è privata e normalmente inaccessibile. Si apre solo durante alcune manifestazioni, in particolare nel periodo natalizio con Presepi in Cantina. Chi vuole vedere quella parte del paese deve far coincidere la visita con l'evento, perché in qualunque altro giorno dell'anno passeggerà sopra le cantine senza sapere di averle sotto i piedi.

Il consiglio che ti do per visitare Monte Compatri (RM)

Salite in auto, ma non fermatevi subito in paese. Il mio itinerario collaudato parte da Frascati, prosegue lungo la strada di crinale verso il Tuscolo, si ferma un'ora nell'area archeologica per il teatro romano e solo dopo scende a Monte Compatri per il pranzo e per il pomeriggio nel borgo. In questo ordine, e non nell'ordine inverso, perché la luce del mattino sul Tuscolo è nettamente migliore e perché arrivare a Monte Compatri già sapendo che cosa fosse Tuscolo cambia completamente il significato del duomo, della chiesa di santa Brigida e dell'intero paese.

Secondo consiglio, di metodo: dedicate al borgo il tempo di due giri completi. Il primo giro si fa salendo, dalla piazza dell'Angelo verso la porta, la torre e il duomo. Il secondo si fa scendendo, per i vicoli laterali, e serve a vedere quello che nel primo giro vi è sfuggito perché stavate guardando in su. Monte Compatri è un paese che si legge in verticale, e chi lo attraversa una volta sola ne vede metà.

Terzo consiglio, meno romantico e più concreto: scarpe con suola scolpita. Le strade del centro sono in basolato e pietra levigata dall'uso, in pendenza costante, e con la pioggia diventano una pista di pattinaggio. Ho visto cadere gente in giacca e cravatta a due passi dal municipio. E se avete in programma la salita a San Silvestro o a Monte Salomone, aggiungete l'acqua: nel borgo si riempie la borraccia alle fontane, dopo l'ultima casa non si trova più nulla.

Quarto e ultimo: andateci fuori stagione. L'idea di visitare Monte Compatri a Ferragosto, in mezzo alla Sfida dei Borghi, è comprensibile ma è l'unico modo per non vedere il paese. Se il vostro interesse è il borgo, e non la festa, scegliete un sabato di ottobre.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Monte Compatri dia il nome a una denominazione di origine controllata, e che quasi nessuno la beva. La DOC Montecompatri Colonna è stata riconosciuta il 17 settembre 1973, comprende l'intero territorio comunale di Colonna e porzioni di quelli di Monte Compatri, Zagarolo e Rocca Priora, e prevede un bianco a base di Malvasia bianca di Candia e Malvasia puntinata fino al settanta per cento, Trebbiano toscano, verde o giallo per un minimo del trenta per cento, con Bellone e Bombino ammessi fino al dieci per cento. Sono previste le versioni secco, amabile e dolce, il frizzante nelle sole versioni amabile e dolce, e la menzione Superiore.

Fin qui il dato tecnico, che chiunque può leggere nel disciplinare. Il fatto poco citato è la scala: la superficie effettivamente rivendicata e i volumi imbottigliati in questa denominazione sono ridottissimi, nell'ordine di pochi ettari e di poche centinaia di ettolitri. In altre parole, esiste una DOC laziale con più di cinquant'anni di storia che produce meno vino di quanto una singola azienda di medie dimensioni imbottigli in una settimana.

Il motivo è di mercato. La denominazione Frascati, confinante e infinitamente più nota, ha assorbito la domanda e l'identità commerciale dell'intera area, e molti produttori del territorio preferiscono rivendicare quella. Il risultato è che il Montecompatri Colonna sopravvive come vino di paese, venduto quasi esclusivamente in loco. Per il visitatore questa è un'ottima notizia: significa che assaggiarlo qui è l'unico modo per assaggiarlo, e che ogni bottiglia comprata in una cantina del borgo è, letteralmente, un pezzo di territorio che non troverete altrove. Per il territorio è una notizia più amara, perché una denominazione che non produce è una denominazione che rischia di sparire.

La foto giusta da fare a Monte Compatri (RM)

Non è il duomo, e non è il panorama generico dal belvedere. La fotografia che riassume Monte Compatri è quella scattata dalla Fontana del Belvedere in un tardo pomeriggio di gennaio o di febbraio, con il parapetto in primo piano, i tetti del borgo che scendono a destra e la campagna romana che si apre fino alla sagoma lontana di Roma. In quelle settimane l'aria è tersa, il sole cala presto e taglia le case di lato, e la città all'orizzonte diventa una linea di luce. In estate quella stessa inquadratura restituisce solo foschia bianca.

La seconda inquadratura da portarsi a casa è verticale, e riguarda la Fontana dell'Angelo in piazza Marco Mastrofini: il bronzo di fine Ottocento incassato nello sperone di tufo di Monte Salomone. Fotografatela dal basso, con il cielo dietro, e includete la pietra grezza: è quel contrasto fra il metallo lavorato e il tufo appena sbozzato a raccontare la storia dell'acquedotto, della fatica e del monte da cui la pietra proviene. Da terra, senza il tufo nell'inquadratura, l'angelo diventa una statua qualunque.

La terza, per chi ha gambe e tempo, si fa dalla cima di Monte Salomone guardando verso sud: da lì si legge nell'immagine il cratere del Vulcano Laziale, con il paese aggrappato alla sponda orientale. È una foto che si spiega da sola e che nessun teleobiettivo dal basso può sostituire.

Una nota di buon senso: dentro le chiese e nella pinacoteca del convento non si fotografa senza chiedere, e il flash è sempre da escludere. Durante la processione dell'Assunta, poi, la regola non scritta è che ci si tolga di mezzo quando passa il corteo. Nessuno vi dirà niente, ma vi guarderanno.

Monte Compatri
Monte Compatri

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è una fine, non un inizio: la distruzione di Tuscolo nel 1191. I romani rasero al suolo la città che aveva ospitato le truppe di Federico Barbarossa, e i suoi abitanti si dispersero sui colli intorno. È da quella diaspora che nasce l'abitato di Monte Compatri, con la chiesa dedicata a santa Brigida che diventerà il duomo. Sul colle, secondo l'identificazione proposta dal Tomassetti e accolta da altri storici moderni, sorgeva l'antica Labicum, colonia di Alba Longa; nel Settecento lo storico Francesco Antonio Vitale aveva invece collocato Labicum sul Monte Salomone, all'interno dello stesso territorio comunale. Le due ipotesi convivono ancora nella letteratura, e nessuna delle due è dimostrata in modo definitivo.

Il secondo avvenimento è la lunga catena feudale. Dopo i Conti di Tuscolo e gli Annibaldi, il territorio passò per circa due secoli ai Colonna, poi agli Altemps, che nel Cinquecento vendettero il feudo ai Borghese; per i Borghese il possesso fu poi eretto a principato. È a Scipione Borghese che si deve la ricostruzione del palazzo baronale e la trasformazione della torre del vecchio palazzo medievale nel campanile del duomo.

Il terzo avvenimento è il cantiere del 1630-1633, con il restauro radicale della chiesa condotto per opera del popolo e del cardinale Scipione Caffarelli-Borghese, la facciata attribuita a Carlo Rainaldi, la navata disegnata da Giovanni Battista Soria e la benedizione impartita il 5 maggio 1633 dal vescovo Giovanni Altieri. Il quarto è l'Ottocento del paese: l'ampliamento della chiesa avviato nel 1876 con l'architetto Carimini, il progetto poi modificato da Leonori, l'altare maggiore in marmo finanziato da Luigi Nardella, la consacrazione celebrata nel 1901 dal cardinale Serafino Vannutelli. Nello stesso secolo si collocano l'arrivo dell'acqua dalle sorgenti di Carpinello e l'erezione della Fontana dell'Angelo, e la memoria dell'epidemia di colera del 1867, che secondo la tradizione locale risparmiò il paese.

Il quinto avvenimento è la guerra, e qui non c'è nulla di pittoresco. Il 25 e il 30 gennaio 1944 i bombardamenti colpirono l'abitato causando vittime civili; nel 2004 l'amministrazione comunale ha posto una lapide in loro ricordo. Alle Fosse Ardeatine, il 24 marzo dello stesso anno, furono uccisi Placido Martini e Mario Intreccialagli, legati a questa comunità, ai quali il paese ha dedicato un monumento e, nel caso di Martini, una delle strade principali. Chi percorre via Placido Martini per andare all'ufficio tecnico dovrebbe sapere chi era l'uomo il cui nome legge sulla targa.

Il sesto avvenimento è recente e civile: il gemellaggio con Calahorra, in Spagna, siglato nel 1998 sulla base della presenza in paese delle spoglie del beato Giovanni di Gesù Maria, e ricordato dal Parco Calahorra. Il settimo è del nostro tempo: il 9 novembre 2014 è entrata in servizio la tratta della linea C fra Pantano e Centocelle, e da quel giorno il nome di Monte Compatri compare su tutte le mappe della metropolitana di Roma.

Chi è passato da Monte Compatri (RM)

Il personaggio che più di ogni altro ha lasciato il segno su questo paese è il cardinale Scipione Caffarelli-Borghese, nipote di Paolo V, collezionista, mecenate e signore feudale: a lui si devono il restauro radicale del duomo fra 1630 e 1633 e la ricostruzione del palazzo baronale che oggi ospita il Comune. Chi conosce la Galleria Borghese di Roma incontra qui, in scala di paese, la stessa mano committente.

Con lui arrivarono i suoi architetti. Carlo Rainaldi, autore fra l'altro delle chiese gemelle di piazza del Popolo, è indicato dalle fonti come il progettista della facciata; Giovanni Battista Soria, che per i Borghese aveva già lavorato a Roma, disegnò la navata. Il vescovo Giovanni Altieri benedisse la chiesa nel 1633. Due secoli e mezzo dopo tornarono a Monte Compatri altri professionisti di rango romano: l'architetto Carimini per l'ampliamento avviato nel 1876, e Leonori che ne modificò il progetto; la consacrazione del 1901 fu celebrata dal cardinale Serafino Vannutelli, figura di primo piano della curia di fine Ottocento.

Prima ancora, sul territorio erano passate le famiglie che hanno fatto la storia del Lazio medievale: i Conti di Tuscolo, che dall'acropoli tuscolana condizionarono per generazioni le elezioni papali, poi gli Annibaldi, i Colonna e gli Altemps. Il nome di Palazzo Annibaldeschi conserva memoria della prima di queste dinastie.

Sul versante religioso il nome che conta è quello del beato Giovanni di Gesù Maria da Calahorra, carmelitano scalzo spagnolo, tra i fondatori della Congregazione d'Italia dei Carmelitani Scalzi, scrittore di mistica e consigliere di più papi, le cui spoglie riposano nella chiesa del Convento di San Silvestro. Sul versante degli studi, Monte Compatri ha dato i natali a Marco Mastrofini, religioso ed erudito a cui è intitolata la piazza principale, e ha onorato con un busto monsignor Leandro Ciuffa.

Infine i nomi che il paese non ha scelto ma che porta con più orgoglio di tutti: Placido Martini e Mario Intreccialagli, caduti alle Fosse Ardeatine nel marzo del 1944. In un borgo dove ogni piazza ricorda un cardinale, la strada più lunga porta il nome di un antifascista ucciso dai tedeschi. Chi visita Monte Compatri farebbe bene a non dimenticarlo.

Monte Compatri con i bambini e questioni di accessibilità

Per una famiglia con bambini Monte Compatri funziona, a due condizioni. La prima è che si accetti la salita: il borgo è tutto in pendenza, e il passeggino è un problema serio sulle scalinate del centro. Meglio il marsupio o lo zaino porta bambino. La seconda è che si aggiunga al programma qualcosa di attivo, perché il patrimonio artistico del paese non basta a tenere occupato un bambino di sette anni per tre ore. Sul territorio comunale esistono realtà dedicate agli animali e alla didattica all'aria aperta, fra cui l'area conosciuta come Collina degli Asinelli, dove si svolgono attività per adulti e bambini legate a questi animali: le modalità di accesso e i calendari vanno verificati direttamente con i gestori prima di presentarsi.

Sull'accessibilità va detta la verità, senza giri di parole: un centro storico medievale di crinale, con basolato, scalinate e strade in pendenza costante, non è un ambiente comodo per chi si muove in sedia a rotelle o ha difficoltà motorie. La piazza principale con la Fontana dell'Angelo e il fronte del duomo sono raggiungibili in auto e in piano; la parte alta del borgo e la salita al Convento di San Silvestro non lo sono. Chi ha esigenze specifiche faccia una telefonata preventiva al Comune, che conosce i percorsi praticabili meglio di qualunque mappa online.

Le manifestazioni di agosto sono adattissime ai bambini, tra costumi, arcieri e la botte d'acqua in cui finiscono i perdenti della Sfida dei Borghi. Ma sono affollatissime e si concludono tardi: valutate l'ora di rientro.

Che cosa vedere vicino a Monte Compatri

Il territorio intorno è uno dei più densi del Lazio, e Monte Compatri funziona bene come base o come tappa. A pochi minuti si trovano Monte Porzio Catone, con il suo osservatorio astronomico, e Rocca Priora, il comune più alto dei Castelli. Scendendo verso ovest si arriva a Frascati, con le ville tuscolane e la tradizione delle fraschette, e a Grottaferrata, dove l'Abbazia greca di San Nilo conserva una liturgia di rito bizantino praticata senza interruzioni dal 1004.

Sul lato dei laghi si aprono Castel Gandolfo con il lago di Albano, Marino con la sua sagra dell'uva, Rocca di Papa aggrappata al Maschio delle Faete e Nemi con le fragoline e il museo delle navi. Verso oriente, sull'altra direttrice, si raggiunge Palestrina con il santuario della Fortuna Primigenia, uno dei complessi più imponenti del mondo romano repubblicano.

Se invece dovete costruire una giornata completa partendo da Roma, e volete capire quali fra questi paesi valga davvero il trasferimento, le guide in inglese di ItalyPlanner sul Lazio ragionano esattamente su questo criterio, e la loro selezione delle gite in giornata aiuta a evitare il classico errore di infilare cinque paesi in otto ore.

Quando andare a Monte Compatri

Il periodo migliore in assoluto va da metà settembre a fine novembre. Il castagneto cambia colore, l'aria si pulisce, le cantine lavorano il vino nuovo e il paese non è affollato. Ottobre, in particolare, è il mese in cui il panorama dal belvedere rende al massimo e in cui la temperatura consente sia la passeggiata a Monte Salomone sia il pranzo lungo.

La primavera è la stagione delle fiere, con Degustando a fare da richiamo, e ha il vantaggio del verde pieno; ha lo svantaggio di una piovosità capricciosa che sulle strade in basolato si fa sentire. L'estate va gestita con attenzione: fino a giugno è perfetta, luglio e agosto sono caldi anche a 576 metri, e Ferragosto è affollatissimo per via delle feste. L'inverno è la stagione più sottovalutata: fredda e ventosa, con giornate corte, ma con la visibilità migliore dell'anno e con Presepi in Cantina come argomento decisivo per salire.

Un'ultima considerazione oraria che vale sempre: il paese dà il meglio nelle due ore precedenti il tramonto, quando la luce arriva radente da ovest e il borgo si accende di arancione. Chi arriva alle undici del mattino vede un paese piatto; chi arriva alle sedici e mezza di ottobre vede quello di cui parlo.

Domande veloci su Monte Compatri (RM)

Quanto costa visitare Monte Compatri?

Nulla. Il borgo è un paese abitato, non un sito a pagamento: si entra e si gira liberamente. Le uniche spese sono il parcheggio dove previsto, il pranzo e le eventuali visite guidate organizzate da associazioni locali. Le chiese, duomo compreso, non hanno biglietto.

Quanto tempo serve per visitare Monte Compatri?

Tre ore coprono il borgo, il duomo, la salita al Convento di San Silvestro e una sosta a tavola. Mezza giornata piena serve se si aggiunge la passeggiata a Monte Salomone. Una giornata intera se si abbina il Tuscolo e Frascati, che è la formula che consiglio più spesso.

Come si arriva a Monte Compatri da Roma con i mezzi pubblici?

La linea C della metropolitana arriva al capolinea Monte Compatri-Pantano, dentro il territorio comunale ma nella frazione di Pantano, a sei chilometri dal borgo e trecento metri più in basso. Dal capolinea occorre proseguire con le autolinee extraurbane regionali oppure in taxi. Chi non ha vincoli, in auto fa prima.

La stazione della metro C è nel centro di Monte Compatri?

No, e questo è l'equivoco più diffuso. Il nome della stazione indica il comune, non il centro storico. Fra il capolinea e piazza Marco Mastrofini corrono circa sei chilometri di strada provinciale in salita.

A che altitudine si trova Monte Compatri?

Il centro è a 576 metri sul livello del mare, il che ne fa il terzo comune più alto dei Castelli Romani. Monte Salomone, di fronte all'abitato, raggiunge i 778 metri.

Quanti abitanti ha Monte Compatri?

Circa 11.800, dato riferito al 2024, distribuiti fra il borgo e le frazioni di Pantano Borghese, Laghetto, Molara, Osa e Valle Martella.

Si può visitare il duomo di Santa Maria Assunta?

Sì, negli orari di apertura legati alle celebrazioni. Non è una cattedrale, nonostante il nome d'uso locale: è la chiesa parrocchiale del paese. Per una visita di gruppo conviene concordare l'orario con la parrocchia, evitando le messe.

Il Convento di San Silvestro è aperto al pubblico?

L'accesso dipende dalla comunità religiosa che vi risiede e dagli orari delle celebrazioni; la pinacoteca non ha apertura museale continuativa. Prima di salire, telefonate. Presentarsi senza preavviso, specie con un gruppo, significa spesso trovare chiuso.

Si possono visitare le cantine sotterranee di Monte Compatri?

Solo durante le manifestazioni che le aprono al pubblico, in particolare nel periodo natalizio con Presepi in Cantina. Nel resto dell'anno sono proprietà private e restano chiuse.

Che vino si beve a Monte Compatri?

La denominazione del territorio è il Montecompatri Colonna DOC, riconosciuta nel 1973: un bianco a base di Malvasia e Trebbiano, prodotto in quantità molto ridotte e reperibile quasi soltanto in loco. Nelle osterie del paese si trovano anche i vini della vicina denominazione Frascati.

Quando si svolge la Sfida dei Borghi di Monte Compatri?

Il 15 agosto, con la rievocazione storica nei giorni immediatamente precedenti, il 13 o il 14. La gara di tiro con l'arco mette di fronte i cinque borghi storici su un bersaglio posto a venticinque metri.

Che cos'è Degustando?

La fiera enogastronomica primaverile del paese, distribuita fra piazza del Mercato e piazza della Repubblica, con prodotti tipici, birra, laboratori e musica. Le date cambiano ogni anno e vanno controllate sui canali ufficiali del Comune.

Monte Compatri è adatto ai bambini?

Sì, purché si accetti la pendenza del borgo e si rinunci al passeggino nella parte alta. Le feste di agosto sono molto amate dai bambini; sul territorio comunale esistono inoltre attività didattiche all'aria aperta legate agli animali, da verificare con i gestori.

Il centro storico è accessibile in sedia a rotelle?

Solo parzialmente. La piazza principale e il fronte del duomo sono raggiungibili in piano, la parte alta del borgo e la salita a San Silvestro no. Il Comune è l'interlocutore giusto per farsi indicare i percorsi praticabili.

Serve prenotare per visitare Monte Compatri?

Per il paese no. Serve invece prenotare per le visite ai Laboratori Nazionali di Frascati, che si trovano a pochi chilometri, e conviene farlo per i ristoranti nei fine settimana e durante le manifestazioni.

Dove si parcheggia a Monte Compatri?

Nelle aree lungo la circonvallazione bassa, salendo poi a piedi per cinque o sei minuti. Cercare posto dentro il centro storico, con strade strette a senso unico, è una perdita di tempo nei fine settimana e durante le feste.

Che differenza c'è fra Monte Compatri e Monte Porzio Catone?

Sono due comuni confinanti sulla stessa dorsale tuscolana. Monte Porzio Catone è più basso, più orientato verso Frascati e ospita l'osservatorio astronomico; Monte Compatri è più alto, ha un tessuto medievale più compatto e il Convento di San Silvestro. Entrambi affacciano sull'area archeologica del Tuscolo.

Si può raggiungere il Tuscolo a piedi da Monte Compatri?

Sì, attraverso i sentieri della dorsale che collegano Rocca Priora, il Tuscolo e Frascati. Il percorso richiede scarpe adeguate, acqua e una carta dei sentieri: la segnaletica sul terreno non è sempre continua.

Che cosa si mangia a Monte Compatri?

Carni, salumi e formaggi del territorio, verdure di stagione, pane di farro, e due specialità da cercare per nome: la pizza di polenta e la minestra del contadino. Per chiudere, tozzetti e biscotti secchi con il vino.

Perché Monte Compatri è gemellata con Calahorra?

Perché nella chiesa del Convento di San Silvestro riposano le spoglie del beato Giovanni di Gesù Maria, carmelitano scalzo nato a Calahorra. Il gemellaggio risale al 1998 e ha dato il nome al Parco Calahorra.

Qual è il periodo migliore per andare a Monte Compatri?

Da metà settembre a fine novembre, con ottobre in cima alla lista. In inverno la visibilità dal belvedere è la migliore dell'anno. Ferragosto è spettacolare per le feste ma pessimo per vedere il paese.

Ci sono visite guidate a Monte Compatri?

Le associazioni locali organizzano aperture e percorsi in occasione delle manifestazioni. Per gruppi organizzati e itinerari sui Castelli Romani è consigliabile rivolgersi a guide e accompagnatori abilitati che lavorano sul territorio, come quelli che operano a Roma e dintorni con TourLeaderPro.

Se dovessi indicare una sola ragione per salire a Monte Compatri la direi così: è uno dei pochissimi borghi dei Castelli Romani in cui il turismo non ha ancora riscritto la giornata degli abitanti. Il paese vive dei suoi orari, il vino si beve dove si fa, e la piazza alle sei di sera è piena di gente del posto invece che di visitatori. Andateci in un pomeriggio d'autunno, camminate due volte lo stesso giro, sedetevi alla Fontana del Belvedere e guardate Roma da venticinque chilometri di distanza. Vi durerà più di molte visite ai musei.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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IndirizzoMonte compatri 00040 RM Monte Compatri (RM), Borghi e paesini, Vicino Roma
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