Monte Porzio Catone (RM)

Monte Porzio Catone (RM) è un comune della Città metropolitana di Roma Capitale, sul versante settentrionale dei Colli Albani, fra Frascati a ovest e Monte Compatri a est. La casa comunale è in Via Roma 5, 00078 Monte Porzio Catone, centralino 06 942831. In auto si esce dall'autostrada A1 al casello di Monte Porzio Catone e si sale per pochi chilometri; in alternativa si percorre la via Tuscolana fino a Frascati e da lì si prosegue lungo la via Frascati, la strada che collega i due paesi e sulla quale si affacciano le ville tuscolane. Con i mezzi pubblici il capolinea di riferimento è Anagnina, ultima fermata della metropolitana A, dove partono i pullman extraurbani regionali per i Castelli: le corse e gli orari aggiornati si consultano sul sito del vettore regionale, perché cambiano fra periodo scolastico ed estate. La stazione ferroviaria del paese non esiste più: la linea che serviva Monte Porzio venne dismessa durante la seconda guerra mondiale. Il centro storico si visita gratuitamente e a piedi; per Villa Mondragone (Via Frascati 51, telefono 06 72598950) le visite guidate si prenotano; per l'Osservatorio di Via Frascati 33 le aperture al pubblico sono legate al calendario delle iniziative di divulgazione dell'istituto. Prezzi e orari dei musei comunali vanno confermati al Comune prima di partire, perché seguono turni stagionali.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Il territorio comunale è interamente compreso nel Parco regionale dei Castelli Romani, ed è questa la chiave per capire Monte Porzio Catone: un paese di ottomila e cinquecento abitanti circa che possiede, dentro i propri confini, una città latina distrutta nel 1191, la villa dove fu firmata la riforma del calendario che usiamo tutti, un osservatorio astronomico nazionale e una delle concentrazioni di cantine più alte dei Castelli. Non è un borgo da cartolina: è un paese che lavora, con la vigna sotto casa e l'astrofisica in cima alla collina.

Monte Porzio Catone
Monte Porzio Catone

Dove si trova Monte Porzio Catone (RM) e come organizzare l'arrivo

Il paese occupa un rilievo che chiude a nord l'anfiteatro dei Colli Albani, l'antico apparato vulcanico spento che ha generato i laghi di Albano e di Nemi. Da qui lo sguardo copre la Campagna Romana fino al mare, e nelle giornate di tramontana si distinguono a occhio nudo i palazzi dell'EUR e la cupola di San Pietro. Chi arriva da Roma ha davanti tre strade e conviene sceglierle in base all'ora.

In auto verso Monte Porzio Catone (RM)

L'uscita autostradale dedicata rende il paese uno dei più comodi dei Castelli: dall'A1 in direzione Napoli si esce a Monte Porzio Catone e in dieci minuti di salita si arriva alle prime case. La variante panoramica passa per Frascati e imbocca la via Frascati verso est: è la strada delle ville, con Villa Mondragone, Villa Vecchia e Villa Parisi allineate una dopo l'altra sul fianco della collina. Il consiglio pratico vale più di qualunque descrizione: il centro storico ha vicoli stretti e parcheggi scarsi, quindi si lascia la macchina nei parcheggi a valle del paese e si sale a piedi. Chi arriva la domenica mattina, quando c'è il mercato, senza questa accortezza gira mezz'ora a vuoto.

Con i mezzi pubblici

Metropolitana A fino ad Anagnina, poi pullman extraurbano regionale: è l'unico collegamento diretto dal centro di Roma, ed è quello che usano gli studenti e i pendolari. Il viaggio, traffico permettendo, richiede tra i quaranta e i sessanta minuti dal capolinea. In alternativa si prende il treno regionale per Frascati dalla stazione Termini e si completa con l'autobus locale che collega Frascati a Monte Porzio Catone; è la soluzione più elegante se si vuole abbinare le due località nella stessa giornata, ma richiede di controllare le coincidenze, perché le corse serali si diradano parecchio. Le linee locali su gomma sono affidate a un vettore privato in concessione, e gli orari si trovano affissi alle fermate del paese.

Quando conviene venire

Da metà settembre a metà ottobre, senza discussione. È il periodo della vendemmia, la luce è quella giusta per le foto dalla terrazza panoramica, il caldo della Campagna Romana ha mollato la presa e le cantine sono nel momento più vivo dell'anno. La settimana di ferragosto, al contrario, è il momento peggiore: molti locali chiudono, i musei riducono le aperture e il paese si svuota. In inverno il centro storico è freddo e ventoso ma perfettamente visitabile, e i pranzi nelle trattorie del paese sono più veri che a luglio.

Il nome di Monte Porzio Catone (RM): da Mons Porculi a Catone

La prima testimonianza scritta è una bolla di papa Gregorio VII del 1074, in cui il monastero di Monte Porculi compare fra i possedimenti dell'abbazia di San Paolo fuori le mura. Il toponimo ricorre poi nella cronaca del monastero cassinense raccolta da Ludovico Antonio Muratori, dove si menziona una chiesa di Sant'Antonino in Monte Porculo, territorio tuscolano, e nella cronaca di Sicardo, che colloca la battaglia del 1167 apud Montem Portium.

Mons Porculi, o Porculus, è la forma che circola nell'undicesimo secolo: gli studiosi la leggono come corruzione popolare di Mons Porcii o Mons Portius, e collegano il nome alla gens Porcia, la famiglia romana che avrebbe posseduto una villa su queste pendici. È un'attribuzione di tradizione erudita, non un dato archeologico: nessuna iscrizione ritrovata sul posto porta finora il nome della gens. Vale la pena saperlo, perché è esattamente il tipo di dettaglio che le guide frettolose trasformano in certezza.

Il secondo elemento del nome è recentissimo. Fino al 1872 il paese si chiamava semplicemente Monte Porzio; l'aggiunta di Catone servì a distinguerlo dall'omonimo Monte Porzio delle Marche dopo l'unificazione amministrativa del Regno. Catone il Censore, il severo uomo politico romano nato a Tusculum nel 234 avanti Cristo, era il candidato naturale: la sua città natale è quella le cui rovine si trovano oggi in buona parte in territorio monteporziano. Il nome, insomma, è una scelta ottocentesca colta, non un'eredità antica. Chi scrive Monteporzio Catone tutto attaccato sbaglia: la grafia ufficiale prevede le tre parole staccate.

Storia di Monte Porzio Catone (RM): dai conti di Tuscolo ai Borghese

La battaglia del 1167

Il 29 maggio 1167, giorno di Pentecoste, sulle terre che i documenti chiamano Prata Porci si combatté una delle battaglie più squilibrate e più decisive del medioevo laziale. Da una parte l'esercito comunale romano, con il sostegno pontificio: le cronache parlano di circa trentamila uomini, cifra da leggere con la cautela che si deve ai numeri medievali. Dall'altra un contingente imperiale minuscolo, circa millecinquecento uomini fra cavalieri e mercenari brabantini, guidati da Cristiano di Buch, arcivescovo di Magonza, affiancato dalle truppe di Rainaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia, e da trecento cavalieri dei conti di Tuscolo.

Finì in disfatta per i romani. I mercenari brabantini cedettero all'urto iniziale, la cavalleria di Colonia tenne, e l'attacco alle spalle portato dai tuscolani insieme a una riserva imperiale spezzò lo schieramento avversario. Le fonti contano intorno ai diecimila fra morti e prigionieri. L'esercito imperiale non ne trasse il vantaggio sperato, perché di lì a poco fu decimato da un'epidemia in Campagna Romana e dovette ritirarsi in Germania. Il conto vero lo pagò Tuscolo: i romani non perdonarono mai l'aiuto dato all'imperatore, e nel 1191 rasero al suolo la città. Camminando oggi fra le rovine sul colle si cammina dentro le conseguenze di quella giornata di maggio.

Annibaldi, Altemps, Borghese

Nel quindicesimo secolo il feudo passò agli Annibaldi della Molara, una delle famiglie baronali che si spartivano il Lazio meridionale. Nel 1581 subentrarono gli Altemps, la famiglia del cardinale Marco Sittico, il committente di Villa Mondragone; nel 1613 il territorio fu acquistato dal cardinale Scipione Borghese, nipote di Paolo V e collezionista fra i più spregiudicati della storia dell'arte europea. Con i Borghese Monte Porzio entra nella grande stagione delle ville tuscolane e ci resta per tre secoli.

Nel 1666 il principe Giovan Battista Borghese, signore delle terre di Monte Porzio, fece riedificare dalle fondamenta la chiesa parrocchiale, dedicandola a San Gregorio Magno in onore di papa Gregorio XIII, che a Mondragone aveva vissuto e legiferato. Il paese conservò a lungo dimensioni contenute: nel 1849 vi si contavano milleduecento abitanti scarsi. La crescita moderna, fino agli attuali ottomila e cinquecento circa, è tutta novecentesca e ha molto a che fare con la vicinanza a Roma e con il lavoro nelle cantine.

Monte Porzio Catone
Monte Porzio Catone

Il duomo di San Gregorio Magno, la chiesa madre di Monte Porzio Catone (RM)

Lo chiamano tutti il duomo, anche se non è cattedrale e non lo è mai stata: è la chiesa di San Gregorio Magno, e domina la piazza principale del centro storico. Nel 1666 la chiesa cinquecentesca preesistente fu demolita per intero per far posto al nuovo edificio, progettato da Carlo Rainaldi, l'architetto romano delle chiese gemelle di Piazza del Popolo e della facciata di Sant'Andrea della Valle. La fabbrica si concluse nel 1672, con rifiniture protratte fino al 1684; la consacrazione arrivò molto più tardi, il primo giugno 1766, per mano del cardinale vescovo Enrico Benedetto Stuart, il cardinale di York, ultimo discendente diretto della dinastia degli Stuart.

La facciata e i campanili

La facciata è barocca e si legge come un manuale: ordine inferiore con lesene doriche che inquadrano il portale architravato coronato da un timpano curvo, ordine superiore con lesene ioniche e timpano triangolare. Ai lati due campanili gemelli, ciascuno con orologio e celle campanarie a quattro monofore. La pianta interna è a croce greca, soluzione non frequente per una parrocchiale di paese e indizio della committenza principesca: chi paga vuole una chiesa che somigli a quelle della capitale.

Dentro il duomo di Monte Porzio Catone (RM)

All'interno si conservano opere che meriterebbero più visitatori di quanti ne ricevano. C'è una pala di Ciro Ferri datata 1674, allievo e continuatore di Pietro da Cortona, uno dei protagonisti della decorazione barocca romana della seconda metà del secolo. C'è una tela seicentesca con San Gregorio attribuita a Giacinto Brandi, pittore prolifico e diseguale, ottimo quando lavorava con calma. Le acquasantiere sono opera dello scultore Francesco Fancelli. Completano il corredo una Via Crucis settecentesca e un organo ottocentesco.

Il terremoto del 1980 e il ritorno

Il sisma dell'Irpinia del 23 novembre 1980, che si fece sentire pesantemente anche nel Lazio, danneggiò gravemente l'edificio. La chiesa venne chiusa e i lavori di restauro cominciarono soltanto nel 1992, per concludersi nel 2011: trentun anni fra la scossa e la riapertura completa. Chi entra oggi vede un interno consolidato e leggibile, ed è il motivo per cui la visita vale davvero. Il mio parere netto: dedicate al duomo almeno mezz'ora, non i cinque minuti che gli concede la maggior parte dei gruppi in transito verso il pranzo.

Duomo di Monte Porzio Catone
Duomo di Monte Porzio Catone

Il Museo della Città di Monte Porzio Catone (RM)

Il museo occupa quattro ambienti restaurati del nucleo seicentesco annesso al duomo, e racconta le dinamiche di insediamento di un territorio con una storia lunga millenni. L'esposizione si articola in tre sezioni, e la collezione è deliberatamente eterogenea, perché eterogenea è la storia che deve raccontare.

La sezione archeologica

Ceramica d'impasto dell'età del ferro, un mosaico policromo di ottima fattura, frammenti di affreschi di età imperiale, terrecotte architettoniche, statuaria, iscrizioni e monete. I materiali provengono da Tusculum e dalle ville tuscolane sparse nel territorio comunale: sono i frammenti di un paesaggio residenziale d'élite che fra il primo secolo avanti Cristo e il secondo dopo Cristo copriva l'intero versante. Guardando le terrecotte architettoniche si capisce, meglio che da qualunque ricostruzione digitale, quanto colore avessero gli edifici antichi.

La sezione medievale e rinascimentale

Qui la protagonista è una bolla papale, documento che riporta il visitatore alle stesse carte da cui esce il nome del paese, e accanto compaiono maioliche policrome, quadri e incisioni originali. Il salto dal frammento archeologico al documento scritto è brusco, e il museo non lo nasconde: sono due modi diversi di conoscere lo stesso luogo.

Il Grand Tour e la sala video

La terza sezione raccoglie materiale documentario originale del diciassettesimo, diciottesimo e diciannovesimo secolo, compreso quello relativo al Grand Tour, quando i viaggiatori europei salivano sui Colli Albani a cercare l'antichità e il paesaggio. Una saletta per videoproiezioni permette di approfondire i singoli temi e funziona da introduzione alla visita del patrimonio archeologico e storico artistico del distretto. Sui grandi numeri il Museo della Città non compete con Roma, e non è il suo mestiere: serve a leggere il territorio prima di percorrerlo, ed è un'ottima prima tappa della giornata.

Il Museo diffuso del vino di Monte Porzio Catone (RM)

Inaugurato nel 2000, è uno dei musei più intelligenti dei Castelli Romani, e quasi nessun visitatore romano lo conosce. Non ha una sede unica: è allestito in tre tinelli, i locali tradizionalmente adibiti alla produzione e alla conservazione del vino, che si affacciano lungo una delle strade del centro storico. Da qui la formula del museo diffuso, che obbliga il visitatore a camminare per il paese fra una sezione e l'altra e gli fa vedere, per forza, il tessuto urbano in cui il vino si faceva.

Gli attrezzi e i mestieri

La collezione raccoglie utensili e attrezzature vitivinicole e illustra i principali passaggi della filiera, insieme ad alcuni mestieri tradizionali oggi scomparsi o quasi: il mastro bottaio, che costruiva e riparava le botti, e il carrettiere a vino dei Castelli Romani, la figura che trasportava le botti verso le osterie di Roma sulla via Tuscolana e sull'Appia. Sono mestieri che hanno lasciato più tracce nella lingua e nelle canzoni romane che nei musei.

Le voci dei vignaioli

Il percorso è dotato di QR code e collegamento wi-fi: con lo smartphone si guardano documentari costruiti sulle interviste agli anziani vignaioli raccolte nel progetto Travaso di Cultura. Il risultato è che gli attrezzi esposti smettono di essere oggetti muti e riprendono la voce di chi li ha usati. È una scelta museografica che molti musei più ricchi non hanno saputo fare.

La sala degustazione

La visita si chiude nella sala degustazione, dove si completa la conoscenza dei vini del territorio con un'analisi organolettica guidata. Modalità, costi ed eventuali prenotazioni vanno chiesti direttamente al museo o al Comune: cambiano con la stagione e con i gruppi. Se dovessi scegliere una sola cosa da fare a Monte Porzio Catone (RM) avendo due ore, sceglierei questa, e la abbinerei a una cantina.

Il Barco Borghese: sedici ettari di mistero sotto i piedi

Affacciato sulla Campagna Romana e su Roma, il complesso archeologico del Barco Borghese è una vasta piattaforma quadrangolare di circa due ettari, sulla quale si affaccia un gruppo di casali rinascimentali edificati prima dagli Altemps, poi dai Borghese, le stesse famiglie che possedevano la vicina Villa Mondragone. Il nome viene da barco, il termine con cui nel Cinquecento si indicava la riserva di caccia: intorno al 1567 gli Altemps trasformarono l'area proprio in questo.

I centonovanta ambienti ipogei

Il terzo occidentale della spianata è impostato su una sequenza articolata di circa centonovanta ambienti voltati ipogei di età romana, databili alla metà del primo secolo avanti Cristo, costruiti in opera cementizia. La superficie interessata si aggira sui sedicimila metri quadrati. La visita si svolge in un itinerario sotterraneo che attraversa fondazioni, corridoi e camere, e mostra da vicino tecniche costruttive romane che di solito restano invisibili sotto i pavimenti dei monumenti famosi.

Le iscrizioni a carboncino

Il punto più alto del percorso è il corredo epigrafico conservato sull'intonaco di uno degli ambienti più interni: iscrizioni tracciate a pennello, a carboncino e a graffio, cioè la scrittura quotidiana dei cantieri, non quella monumentale delle lapidi. Sono documenti rari perché fragilissimi, e per questo la visita è contingentata.

Villa o santuario?

Le indagini lungo il lato esterno nord occidentale hanno riportato alla luce una fronte monumentale articolata in aule ornate da semicolonne doriche, oggi utilizzata come quinta scenica per spettacoli musicali. Sull'interpretazione funzionale del complesso la ricerca è aperta: la lettura tradizionale vede nel Barco il basamento di un'enorme villa romana, un'ipotesi più recente propone invece un santuario. Non è una disputa accademica oziosa, perché cambia completamente il significato del monumento. Chi vi accompagnerà in visita dovrebbe dirvi che non lo sappiamo ancora: se ve lo racconta come una certezza, diffidate. Il complesso è oggetto di restauri e studi, quindi le condizioni di apertura vanno verificate prima di presentarsi.

L'Osservatorio astronomico di Monte Porzio Catone (RM)

In Via Frascati 33 si trova una delle sedi dell'Osservatorio astronomico di Roma, oggi struttura dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. L'istituto nasce nel 1923 dall'unificazione di due osservatori romani preesistenti, quello del Collegio Romano e quello del Campidoglio; la sede di Monte Mario, dentro la quattrocentesca Villa Mellini, fu inaugurata il 28 ottobre 1938 con Giuseppe Armellini primo direttore.

Un edificio razionalista sopra una villa romana

La sede di Monte Porzio Catone fu progettata alla fine degli anni Trenta e completata soltanto nel 1965: il cantiere attraversò la guerra e ne uscì lentissimo. L'edificio, di impianto razionalista, sorge sopra i resti di una villa romana del primo secolo dopo Cristo riferita a Matidia Augusta, nipote di Traiano e suocera dell'imperatore Adriano. La sovrapposizione dice molto di questa collina: gli antichi ci venivano per l'aria e per la vista, gli astronomi del Novecento ci sono tornati per il cielo scuro e per la lontananza dalle luci della città.

AstroLAB, il telescopio e le serate sotto le stelle

Nato come deposito e struttura tecnica per le attrezzature dell'osservatorio nazionale, il complesso è diventato dal 1988 il polo principale della ricerca dell'ente. Ospita l'AstroLAB, il laboratorio didattico usato per le attività con scuole, università, gruppi e privati, e il telescopio di Monte Porzio. Le visite guidate e le serate di osservazione sono organizzate periodicamente e vanno prenotate: il calendario è pubblicato sul sito ufficiale dell'osservatorio, e le date invernali si esauriscono in fretta.

Il museo astronomico e le collezioni storiche

Il patrimonio storico dell'ente, riunito nel Museo astronomico e copernicano fondato nel 1873 da Arturo Wolynski, è conservato nella sede romana di Monte Mario: cannocchiali secenteschi, telescopi antichi, astrolabi che risalgono fino al dodicesimo secolo e una biblioteca di circa quattromila volumi con edizioni antiche di Copernico, l'Almagesto di Tolomeo e opere di Galileo. Vale la pena saperlo prima di partire, per non salire a Monte Porzio aspettandosi le vetrine che si trovano invece a Roma. La ricerca condotta qui riguarda cosmologia, astrofisica extragalattica e stellare, fisica solare e sviluppo di strumentazione avanzata.

Fermi, Majorana e il cinema

Il legame fra questa collina e la fisica italiana del Novecento è forte anche nella memoria collettiva: la vicenda dei ragazzi di via Panisperna, il gruppo raccolto intorno a Enrico Fermi con Franco Rasetti, Emilio Segrè, Bruno Pontecorvo, Edoardo Amaldi ed Ettore Majorana, sotto la direzione di Orso Mario Corbino, è arrivata al grande pubblico con il film di Gianni Amelio del 1988 dedicato proprio a quel gruppo e alla scomparsa di Majorana. Le leggi razziali e la politica dissolsero in pochi anni la scuola di fisica più promettente d'Europa.

Osservatorio di Monte Porzio Catone, OAR, Osservatorio Astronomico di Roma
Osservatorio di Monte Porzio Catone, OAR, Osservatorio Astronomico di Roma

Villa Mondragone, la villa che ha cambiato il calendario del mondo

Se Monte Porzio Catone (RM) ha un monumento di rilevanza europea, è questo. Villa Mondragone sorge a circa quattrocentosedici metri di quota, sulle pendici tuscolane fra Frascati e Monte Porzio, ed è la più monumentale delle ville tuscolane. L'indirizzo è Via Frascati 51, il telefono 06 72598950.

Altemps, Longhi, Vignola

I lavori cominciarono nel 1567 per volontà del cardinale Marco Sittico Altemps, che affidò il progetto a Martino Longhi il Vecchio; nel corso del cantiere a Longhi si affiancò Jacopo Barozzi da Vignola, il maggiore architetto della seconda metà del Cinquecento italiano. La fabbrica si concluse nel 1573. Il nome viene dal drago dello stemma di casa Boncompagni: quando il cardinale Ugo Boncompagni, poi papa Gregorio XIII, si insediò nella villa, il drago araldico diede il nome al monte.

Inter gravissimas, 1582

Il 24 febbraio 1582 Gregorio XIII promulgò la bolla Inter gravissimas, l'atto che riformò il calendario giuliano e introdusse il calendario che l'intero pianeta usa ancora oggi. La bolla porta la data di Mondragone. Ogni volta che qualcuno, in qualunque continente, scrive la data di oggi, usa il sistema uscito da questa villa sopra Monte Porzio Catone. Nella storia dei Castelli Romani non c'è altro fatto di portata paragonabile, e il paradosso è che quasi nessun romano lo sa.

Il manoscritto Voynich

La seconda storia europea di Mondragone è più recente e più oscura. Dal 1865 al 1953 la villa appartenne ai gesuiti, che vi tennero un collegio. Nel 1912 il libraio antiquario Wilfrid Michael Voynich acquistò qui dai gesuiti il codice illustrato che da allora porta il suo nome: il manoscritto Voynich, scritto in un alfabeto che nessuno ha mai decifrato, pieno di piante che non esistono e di diagrammi astronomici incomprensibili. Oggi è conservato alla Beinecke Library dell'Università di Yale ed è probabilmente il libro più studiato e meno compreso al mondo. È uscito da qui.

Papi, ospiti e Tor Vergata

Con i Borghese la villa raggiunse il massimo splendore e ospitò pontefici, fra cui Clemente VIII e Paolo V. Nel 1858 vi soggiornò la scrittrice francese George Sand, che ne lasciò traccia nella propria opera narrativa. Nel 1981 i gesuiti vendettero la villa all'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, che dal 1982 vi ha insediato il centro congressi e di rappresentanza dell'ateneo, oltre a spazi bibliotecari. Oggi la villa si visita con visite guidate su prenotazione, e dispone di ascensore, accesso per disabili, parcheggio gratuito e bookshop. Consiglio pratico: chiedete in fase di prenotazione se la data scelta coincide con un congresso, perché in quel caso gli spazi visitabili si riducono.

Le altre ville tuscolane di Monte Porzio Catone (RM)

Villa Parisi

Il corpo centrale fu edificato fra il 1604 e il 1605 per monsignor Ferdinando Taverna. Nel 1614 la proprietà passò al cardinale Scipione Borghese, che affidò a Girolamo Rainaldi la ristrutturazione: si devono a lui i corpi laterali, il ninfeo e il portale d'armi. Seguirono i lavori del 1729 voluti da Camillo Borghese e le successive aggiunte decorative di Marcantonio Borghese. Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone e moglie del principe Camillo Borghese, vi soggiornò a lungo. Dal 1896 la villa appartiene alla famiglia Parisi, da cui il nome corrente, e confina con Villa Mondragone e Villa Vecchia. Negli ultimi anni è stata usata come set cinematografico, fra gli altri per la commedia internazionale girata nel 2019 con il titolo Love Wedding Repeat, diretta da Dean Craig.

Villa Vecchia

Si incontra lungo la strada che collega Frascati a Monte Porzio Catone. Le sue origini risalgono alla metà del Cinquecento, secondo la tradizione locale al 1558, e dopo numerose trasformazioni e passaggi di proprietà l'edificio è oggi adibito ad albergo. È una destinazione d'uso che ha salvato il complesso: molte ville minori dei Castelli, senza una funzione economica, sono andate perdute.

Palazzo Borghese

Nel centro storico si conserva il palazzo baronale dei Borghese, il segno urbano della signoria che governò il paese dal 1613. Non ha la fama delle ville extraurbane, ma è l'edificio che spiega la forma del centro: attorno a esso si ordinano la piazza, il duomo e le strade principali. Se vi interessa capire come funzionava un paese feudale del Lazio, guardate la sequenza palazzo, chiesa, piazza, e avrete la risposta in trenta secondi.

L'Eremo tuscolano di Camaldoli

Sopra il paese, in posizione isolata sul versante boscoso, si trova l'Eremo tuscolano di Camaldoli, fondato nel 1607 dalla Congregazione degli Eremiti Camaldolesi di Monte Corona. Nel 1613 la fondazione fu ultimata, raggiungendo la configurazione definitiva che ancora si riconosce: la chiesa, dedicata a San Romualdo, fondatore dei camaldolesi, e le celle separate dei monaci, disposte secondo la regola eremitica che alterna solitudine individuale e vita comune.

L'ospitalità a forestieri e pellegrini è garantita, ma è rigidamente condizionata da regole antiche, fra cui quella tuttora in vigore che impedisce l'ingresso alle donne. È una norma che sorprende i visitatori e che va conosciuta prima di organizzare una gita di gruppo: chi accompagna comitive miste deve saperlo, altrimenti si trova metà del gruppo fuori dal cancello. Le condizioni di visita vanno concordate direttamente con la comunità monastica.

Tuscolo, la città distrutta sopra Monte Porzio Catone (RM)

L'area archeologica di Tusculum si distribuisce fra i territori di Monte Porzio Catone, Frascati, Grottaferrata e Monte Compatri. È il sito che dà senso a tutti gli altri: senza Tuscolo non ci sarebbero né le ville romane, né i conti che dominarono il papato, né il nome del paese.

Telegono e la leggenda di fondazione

La tradizione antica attribuiva la fondazione della città a Telegono, figlio di Ulisse e della maga Circe, e la collocava nel decimo secolo avanti Cristo. È mito, non storia, e va detto con chiarezza; ma è un mito importante, perché serviva ai tuscolani per rivendicare un'origine pari a quella di Roma. Le città latine si combattevano anche a colpi di genealogia.

La lega latina e il lago Regillo

Tuscolo fu uno dei centri principali della lega latina. Nella battaglia del lago Regillo, che le fonti collocano al 499 o al 496 avanti Cristo, le forze latine guidate dal tuscolano Ottavio Mamilio furono sconfitte dai romani; da lì cominciò l'assorbimento della città nell'orbita di Roma. Nel 381 avanti Cristo Tuscolo ottenne la cittadinanza romana e divenne municipium, con un percorso che gli storici indicano come modello del modo romano di inglobare i vinti anziché annientarli.

Cicerone e le ville del colle

In età tardorepubblicana e primo imperiale il colle divenne il buen retiro dell'aristocrazia romana. Cicerone possedeva qui il Tusculanum e vi ambientò le Tusculanae disputationes, cinque libri di filosofia morale scritti nel 45 avanti Cristo dopo la morte della figlia Tullia: si discute del dolore, della morte e della felicità in una villa su queste pendici. Anche Lucullo e l'imperatore Tiberio ebbero proprietà nella zona. Chi cammina oggi fra i lecci del colle cammina in mezzo alle fondazioni di quelle case.

I conti di Tuscolo e i papi

Dal decimo secolo la famiglia dei conti di Tuscolo controllò la città e, per lunghi tratti, il papato stesso: da questa casata uscirono più pontefici, in una delle stagioni più discusse della storia della Chiesa. La fine arrivò nel 1191, quando i romani, con il consenso imperiale, distrussero la città in rappresaglia per il sostegno dato a Federico Barbarossa e per la sconfitta del 1167. Gli abitanti superstiti scesero a valle e contribuirono alla nascita dei paesi vicini, Frascati in primo luogo.

Cosa si vede oggi

Restano il teatro romano del primo secolo avanti Cristo, il monumento meglio conservato del sito, con la cavea addossata al pendio; l'area del foro, cuore della città antica; i resti dell'anfiteatro, che poteva accogliere circa tremila spettatori; il quartiere medievale sull'acropoli, con le tracce della rocca; e i tratti di strada basolata con i sepolcri. Le indagini archeologiche moderne fra il 1994 e il 2009 sono state condotte da équipe spagnole in collaborazione con istituzioni italiane. Portate scarpe chiuse: il terreno è irregolare e in primavera scivoloso.

Monte Porzio Catone
Monte Porzio Catone

Il Parco regionale dei Castelli Romani intorno a Monte Porzio Catone (RM)

Il Parco regionale dei Castelli Romani è stato istituito con la legge regionale 2 del 1984 e protegge circa quindicimila ettari sull'antico apparato del Vulcano Laziale. Comprende diciotto comuni, fra cui Monte Porzio Catone, Frascati, Grottaferrata, Marino, Castel Gandolfo, Albano Laziale, Ariccia, Genzano di Roma, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora, Monte Compatri, Lanuvio, Lariano e Velletri.

Dentro il perimetro protetto ci sono i due laghi vulcanici, il lago di Albano e quello di Nemi, la vetta del Maschio delle Faete e il sito archeologico di Tuscolo con le ville tuscolane. Il territorio non è recintato e si percorre liberamente, con l'eccezione delle proprietà private e delle aree archeologiche soggette a tutela e ad accessi regolamentati. Da Monte Porzio partono sentieri che salgono verso il Tuscolo e proseguono lungo il crinale: sono percorsi facili, ma d'estate vanno affrontati la mattina presto, perché l'ombra sul crinale è scarsa.

Il vino di Monte Porzio Catone (RM): Frascati DOC e DOCG

La viticoltura è l'attività economica principale del comune, e non è una frase di circostanza: il territorio comunale rientra per intero nella zona di produzione del Frascati.

Le denominazioni

Il Frascati ha ottenuto la denominazione di origine controllata nel 1966, con approvazione del 3 marzo di quell'anno. Nel 2011 sono arrivate le due denominazioni di origine controllata e garantita: il Frascati Superiore e il Cannellino di Frascati, la versione dolce naturale. La zona di produzione comprende l'intero territorio di Frascati, Grottaferrata e Monte Porzio Catone, più porzioni dei comuni di Roma e Monte Compatri, per circa ottomilatrecento ettari sulle pendici settentrionali dei Colli Albani.

I vitigni

Il disciplinare prescrive almeno il settanta per cento di malvasia bianca di Candia e malvasia del Lazio, da sole o insieme; fino al trenta per cento possono concorrere bellone, bombino bianco, greco bianco, trebbiano toscano e trebbiano giallo, e all'interno di questa quota una parte limitata può venire da altre uve bianche idonee alla coltivazione nel Lazio. La differenza fra un Frascati banale e uno serio si gioca quasi sempre sulla percentuale di malvasia del Lazio, la varietà più aromatica e più difficile da coltivare.

Le cantine di Monte Porzio Catone (RM)

Il comune ha una delle concentrazioni di cantine più alte di tutti i Castelli Romani. Fra i produttori storici e più noti del territorio si citano Santa Benedetta, Casal Pilozzo, Villa Simone, Fontana Candida, Cantina Ribelá e Poggio le Volpi. Buona parte del prodotto prende ancora oggi la strada del mercato romano, il resto va all'estero. Un consiglio da chi accompagna gruppi: telefonate prima. Le cantine dei Castelli accolgono volentieri, ma quasi nessuna è attrezzata per ricevere visitatori senza preavviso, e in vendemmia hanno altro da fare.

Carducci, Enotrio Romano e il vino

Su una casa del centro storico è affissa una lapide con dei versi di Giosuè Carducci, firmati con lo pseudonimo di Enotrio Romano: Mescete, o amici, il vino. Il vin fremente scuota da i molli nervi ogni torpor, purghi le nubi de l'afflitta mente, affoghi il tedio accidioso in cor. Lo pseudonimo stesso è un programma, perché Enotria è l'antico nome greco della terra del vino. Trovare la lapide richiede un po' di pazienza e la disponibilità a chiedere indicazioni in paese: è uno degli oggetti più fotografati dai monteporziani e uno dei meno noti ai visitatori.

La cucina di Monte Porzio Catone (RM): serpette, manine e il resto

Il vino è l'attore principale della gastronomia monteporziana, ma non recita da solo. La specialità dolciaria per eccellenza sono le serpette e le manine: le seconde sono paste sfoglia farcite di crema, la cui forma ricorda una mano, da cui il nome. Si comprano nei forni del paese e finiscono in un attimo. Sui primi piatti la cucina locale segue da vicino il repertorio romano, con amatriciana e carbonara a fare da colonne portanti, accompagnate dalle carni alla brace e dalla porchetta dei Castelli.

La regola che do sempre ai gruppi: qui non si viene a mangiare pesce. Si viene a mangiare quello che il territorio produce, si beve bianco, e si accetta che il pranzo duri due ore. Chi ha fretta prenda un panino con la porchetta e se lo mangi sulla terrazza panoramica guardando Roma: funziona benissimo lo stesso, e costa un decimo.

Sant'Antonino Martire e le feste di Monte Porzio Catone (RM)

Il patrono è Sant'Antonino Martire e la festa cade a settembre, quando il paese si anima per alcuni giorni con celebrazioni religiose e appuntamenti civili. Il santo compare già nelle carte medievali legate al luogo, segno che il culto è antico quanto l'insediamento. Il mese di settembre a Monte Porzio Catone concentra anche gli appuntamenti legati alla vendemmia e al vino: è la ragione principale per cui consiglio quel periodo a chi può scegliere. Il programma annuale delle manifestazioni viene pubblicato dal Comune e cambia di anno in anno, quindi va consultato prima di fissare la data.

Una curiosità su Monte Porzio Catone (RM)

La data che avete letto stamattina sul telefono nasce qui. Il 24 febbraio 1582 papa Gregorio XIII promulgò la bolla Inter gravissimas, l'atto con cui il calendario giuliano venne corretto e sostituito dal calendario che oggi regola i voli, i contratti, i compleanni e i raccolti di quasi tutto il pianeta. La bolla porta la data di Villa Mondragone, la residenza sulle pendici tuscolane che il papa aveva scelto come dimora estiva e come sede di lavoro. Il problema che si trattava di risolvere era vecchio di secoli: l'anno giuliano durava undici minuti e quattordici secondi più dell'anno solare reale, e quella differenza minima, accumulata dal quarto secolo in poi, aveva spostato l'equinozio di primavera di dieci giorni, mandando fuori posto la data della Pasqua. La soluzione, elaborata da una commissione di astronomi e matematici, fu tanto brutale quanto efficace: si cancellarono dieci giorni dal calendario, e al 4 ottobre 1582 seguì direttamente il 15 ottobre.

Il dettaglio che rende la curiosità ancora più gustosa è la reazione dell'Europa. I paesi cattolici adottarono la riforma quasi subito, quelli protestanti la respinsero per più di un secolo perché veniva da Roma, e la Gran Bretagna la accolse solo nel 1752, quando ormai lo scarto era salito a undici giorni. La Russia arrivò nel 1918. Per tre secoli e mezzo, insomma, l'Europa ha vissuto con due date diverse nello stesso giorno, e la ragione della divisione era stata firmata in una villa sopra Monte Porzio Catone. La seconda curiosità del posto è complementare alla prima: il nome Mondragone deriva dal drago dello stemma dei Boncompagni, la famiglia di Gregorio XIII. Un drago araldico ha battezzato un monte, e il monte ha ospitato la nascita del tempo moderno.

Una cosa che non ti dice nessuno su Monte Porzio Catone (RM)

Da questa collina è uscito il libro più misterioso del mondo. Nel 1912 il libraio antiquario Wilfrid Michael Voynich, polacco naturalizzato britannico, comprò dai gesuiti che avevano il collegio a Villa Mondragone un lotto di manoscritti antichi. Fra questi c'era un codice illustrato, scritto in un alfabeto sconosciuto, riempito di disegni di piante che non corrispondono a nessuna specie esistente, di diagrammi astronomici, di figure femminili immerse in vasche collegate da tubature. Da allora quel libro si chiama manoscritto Voynich, ed è custodito alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell'Università di Yale.

Nessuno lo ha mai letto. Ci hanno provato i crittografi militari americani e britannici che durante le due guerre mondiali avevano rotto codici molto più recenti e molto più sofisticati; ci hanno provato i linguisti, i filologi, e negli ultimi vent'anni le reti neurali. Le datazioni al radiocarbonio delle pergamene hanno collocato il supporto nel primo Quattrocento, il che ha eliminato l'ipotesi più comoda, quella del falso ottocentesco confezionato per il mercato antiquario. Restano aperte tutte le altre: cifrario, lingua costruita, glossolalia, elaborata truffa rinascimentale.

La cosa che non vi dice nessuno, quando salite a Monte Porzio Catone, è che state visitando il luogo dove quel codice ha passato secoli in silenzio prima di diventare un'ossessione mondiale. Non c'è una targa, non c'è una sala dedicata, non c'è un pannello. C'è solo la villa. E questo, personalmente, mi sembra il modo giusto: il manoscritto Voynich resiste alla spiegazione, e una vetrina esplicativa sarebbe l'unica cosa fuori posto in questa storia.

Il consiglio che ti do per visitare Monte Porzio Catone (RM)

Non venite per un'ora. È l'errore che vedo fare più spesso: Monte Porzio Catone finisce nei programmi come tappa di venti minuti fra Frascati e il rientro a Roma, e in venti minuti non si vede niente. Il paese va preso come base di una giornata intera, e l'ordine giusto è questo: mattina presto al Tuscolo, con scarpe da trekking, quando il colle è deserto e la luce radente rende leggibili le strutture del teatro; discesa in paese verso le undici per il Museo della Città, che vi darà la chiave per interpretare quello che avete appena camminato; pranzo lento in una trattoria del centro; pomeriggio diviso fra il Museo diffuso del vino e una cantina prenotata in anticipo; tramonto sulla terrazza panoramica.

Il secondo consiglio riguarda le prenotazioni, e va preso alla lettera. Villa Mondragone, il Barco Borghese, l'Osservatorio e le cantine funzionano tutti su appuntamento, con calendari indipendenti fra loro e turni che cambiano di stagione. Chi arriva improvvisando trova cancelli chiusi e poi racconta che a Monte Porzio non c'è niente da vedere. Due telefonate fatte la settimana prima cambiano completamente la giornata. Se dovete tagliare qualcosa per mancanza di tempo, tagliate l'Eremo di Camaldoli, non perché non meriti, ma perché ha vincoli di accesso stringenti e vale la pena riservargli una visita apposita.

Terzo consiglio, il meno turistico dei tre: parlate con le persone. Questo è un paese di ottomila abitanti dove chi lavora in cantina è figlio di chi lavorava in cantina, e dove la memoria orale è ancora un archivio funzionante. Una domanda fatta al banco di un bar sulla lapide di Carducci o sui tinelli del museo del vino vi porterà più lontano di qualunque pannello. Se organizzate una visita per un gruppo e volete una guida abilitata che conosca davvero il territorio dei Castelli, il riferimento professionale è la redazione di TourLeaderPro, che lavora con accompagnatori autorizzati su Roma e provincia.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che i Castelli Romani producono vino bianco. Quasi nessuno collega quel vino alla geologia che lo rende possibile, e cioè al fatto che Monte Porzio Catone (RM) è costruito su un vulcano. Il Vulcano Laziale, o apparato dei Colli Albani, ha eruttato a più riprese fra seicentomila e ventimila anni fa, coprendo la Campagna Romana di tufi, pozzolane e ceneri. I laghi di Albano e di Nemi sono crateri riempiti d'acqua. Le colline su cui salgono le vigne sono depositi piroclastici alterati in suoli profondi, sciolti, ricchi di potassio e di elementi minerali, con un ottimo drenaggio e una capacità di scaldarsi in fretta al sole.

È questa la ragione tecnica per cui il Frascati esiste e per cui esisteva già in età romana, quando le anfore dei Colli Albani rifornivano la città. Non è una tradizione nata per caso, è la conseguenza diretta di un'attività vulcanica. La stessa geologia spiega anche l'architettura: i blocchi di tufo delle cantine, gli ambienti scavati per conservare il vino a temperatura costante, i tinelli del museo diffuso. E spiega perfino la struttura del Barco Borghese, i cui ambienti ipogei sfruttano la stabilità del banco vulcanico.

Il fatto è risaputo, in astratto: chiunque abbia studiato geografia sa che i Castelli sono vulcanici. Ma quasi nessuno, davanti a un bicchiere di Frascati, fa il collegamento. E lo dico da professionista: quando lo si racconta a un gruppo davanti alla vista sulla Campagna Romana, con i due crateri sulla destra e le vigne sotto i piedi, il vino comincia a piacere anche a chi non lo apprezzava. Il paesaggio è la migliore scheda tecnica che esista.

La foto giusta da fare a Monte Porzio Catone (RM)

La foto che tutti fanno è quella dalla terrazza panoramica del paese verso Roma, con la Campagna Romana in mezzo. È una bella foto e va fatta, ma va fatta al momento giusto: al mattino presto, con il sole alle spalle, oppure nell'ultima ora prima del tramonto, quando la luce radente stacca i rilievi e la foschia della pianura si colora. Nelle ore centrali della giornata la stessa inquadratura restituisce un impasto bianchiccio in cui non si distingue niente. Se c'è tramontana, il giorno dopo la pioggia, la cupola di San Pietro si vede a occhio nudo e diventa il soggetto naturale con un teleobiettivo.

La foto migliore, però, è un'altra e nessuno la fa. È lo scatto dal basso verso la facciata del duomo di San Gregorio Magno con i due campanili gemelli in controluce, verso il tardo pomeriggio, quando il sole passa fra le due torri. La simmetria dell'impianto rainaldiano regge bene la ripresa frontale, e i due orologi danno un punto di lettura immediato. Mettetevi al margine opposto della piazza, scendete con la fotocamera all'altezza del petto per non deformare le verticali, e aspettate che qualcuno attraversi: la figura umana dà la scala e la piazza smette di sembrare vuota.

Terza opzione, per chi ha tempo e gambe: dal Tuscolo, con il teatro romano in primo piano e il paese sullo sfondo. È l'unica inquadratura che tiene insieme i tremila anni di questa collina in un solo fotogramma. Evitate il flash dentro il Barco Borghese e dentro le sale museali, e chiedete sempre prima di fotografare all'interno delle cantine: alcune lo permettono volentieri, altre no, e la cortesia costa poco.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo è la battaglia del 29 maggio 1167. Un esercito imperiale di circa millecinquecento uomini, guidato dall'arcivescovo di Magonza Cristiano di Buch e appoggiato dai cavalieri dei conti di Tuscolo, sbaragliò la milizia comunale romana, molto più numerosa. Le cronache contano intorno ai diecimila fra caduti e prigionieri romani. È una delle sconfitte più gravi mai subite dal comune di Roma, e le sue conseguenze arrivarono fino al 1191, anno della distruzione di Tuscolo per rappresaglia.

Il secondo è del 24 febbraio 1582: la promulgazione della bolla Inter gravissimas a Villa Mondragone, atto di nascita del calendario gregoriano. È probabilmente il documento di portata più universale mai firmato nel Lazio fuori da Roma.

Il terzo è del 1666: la demolizione integrale della chiesa cinquecentesca e l'avvio del cantiere del nuovo duomo su progetto di Carlo Rainaldi, per iniziativa del principe Giovan Battista Borghese. La fabbrica finì nel 1672, le rifiniture nel 1684, la consacrazione solo nel 1766 per mano del cardinale Enrico Benedetto Stuart. Un secolo esatto fra la prima pietra e il rito di consacrazione: un ritmo che dice molto su come si costruiva davvero nello Stato pontificio.

Il quarto è del 1872, quando il paese assunse la denominazione attuale di Monte Porzio Catone per distinguerlo dall'omonimo comune marchigiano: un atto amministrativo che ha legato per sempre il nome del borgo a quello di Catone il Censore e alla memoria di Tusculum.

Il quinto è del 1912: la vendita a Wilfrid Voynich, da parte dei gesuiti di Mondragone, del manoscritto che porta il suo nome. Il sesto è del 1965, con il completamento della sede dell'osservatorio astronomico sulla collina, un cantiere aperto alla fine degli anni Trenta e trascinatosi attraverso la guerra. Il settimo è del 1981, quando i gesuiti cedettero Villa Mondragone all'Università di Roma Tor Vergata, salvando dall'abbandono un complesso che rischiava il degrado definitivo. L'ottavo è la lunga vicenda del terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980, che chiuse il duomo per decenni e la cui riparazione si concluse solo nel 2011.

Monte Porzio Catone
Monte Porzio Catone

Chi è passato da Monte Porzio Catone (RM)

Il primo nome è quello di Marco Porcio Catone, il Censore, nato a Tusculum nel 234 avanti Cristo: l'uomo politico più intransigente della Roma repubblicana, quello che chiudeva ogni discorso in senato chiedendo la distruzione di Cartagine. Il paese porta il suo nome dal 1872. Sul colle ebbe la propria villa Marco Tullio Cicerone, che vi ambientò le Tusculanae disputationes del 45 avanti Cristo; ebbero proprietà nella zona anche Lucullo e l'imperatore Tiberio.

Ci passò, e ci rimase, Matidia Augusta, nipote di Traiano e suocera di Adriano: i resti della sua villa del primo secolo si trovano sotto l'edificio dell'osservatorio astronomico. Ci fu il cardinale Marco Sittico Altemps, committente di Mondragone dal 1567, e ci fu soprattutto Ugo Boncompagni, papa Gregorio XIII, che da qui riformò il calendario nel 1582. La villa ospitò poi altri pontefici, fra cui Clemente VIII e Paolo V.

Fra i Borghese, il cardinale Scipione, il collezionista che comprò Monte Porzio nel 1613 e Villa Parisi nel 1614; il principe Giovan Battista, che nel 1666 rifece la chiesa; Camillo, che nel 1729 rimise mano a Villa Parisi. E con Camillo arriva a Monte Porzio Catone Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone e sua moglie, che a Villa Parisi soggiornò a lungo: la stessa donna che a Roma posò per Antonio Canova nella Venere vincitrice della Galleria Borghese.

Gli architetti che hanno lavorato qui compongono un elenco di primo livello: Martino Longhi il Vecchio e Jacopo Barozzi da Vignola a Mondragone, Girolamo Rainaldi a Villa Parisi, Carlo Rainaldi al duomo. Fra gli artisti, Ciro Ferri e Giacinto Brandi nel duomo, Francesco Fancelli scultore delle acquasantiere.

Nell'Ottocento passò di qui la scrittrice francese George Sand, ospite a Mondragone nel 1858; e il paese ospita, incisi su una lapide, i versi di Giosuè Carducci firmati Enotrio Romano. Nel 1912 arrivò a Mondragone Wilfrid Voynich, che se ne andò con il manoscritto. Fra i passaggi più recenti, quelli del cinema: Villa Parisi è stata set di produzioni internazionali, fra cui la commedia diretta da Dean Craig nel 2019. Non è male, per un paese di ottomila abitanti a venti chilometri da Roma.

Cosa vedere intorno a Monte Porzio Catone (RM)

Il vicinato è forse il migliore del Lazio. A ovest c'è Frascati, con Villa Aldobrandini che domina la piazza e la cattedrale di San Pietro; a est Monte Compatri, l'altro paese che condivide il crinale tuscolano. Scendendo verso sud si arriva a Grottaferrata con la sua abbazia greca, e poi ai laghi: il lago di Albano sotto Castel Gandolfo, e il lago di Nemi con le sue fragoline. Rocca di Papa e Rocca Priora sono i due paesi più alti dei Castelli, e da Rocca Priora, nelle giornate limpide, si vede il mare. Marino è la patria della sagra dell'uva; Albano Laziale conserva le strutture degli accampamenti della seconda legione Partica; Ariccia ha il palazzo e il ponte, oltre alla porchetta; Genzano di Roma l'infiorata di giugno; Velletri chiude i Castelli a sud.

Chi organizza una gita di un giorno da Roma trova in questa fascia collinare tutto quello che serve senza mai superare i quaranta chilometri dal centro. Per chi prepara un viaggio in Italia e legge in inglese, ItalyPlanner tiene una guida dedicata alle gite di un giorno e una alle cose da fare a Roma, utili per incastrare i Castelli dentro un itinerario più ampio.

Monte Porzio Catone (RM) con i bambini e questioni di accessibilità

Con i bambini funzionano tre cose: le serate di osservazione all'osservatorio, quando in calendario, perché guardare Saturno dentro un oculare è un'esperienza che nessuno dimentica; il percorso sotterraneo del Barco Borghese, che ha l'effetto grotta; e il museo diffuso del vino, che con i video e i QR code intrattiene più di quanto un genitore si aspetti. Il Tuscolo si affronta con un passeggino solo se robusto e con adulti pazienti: il terreno è sconnesso.

Sull'accessibilità la situazione è diseguale, come in tutti i borghi collinari. Villa Mondragone dispone di ascensore, accesso per persone con disabilità, parcheggio gratuito e servizi igienici. Il centro storico ha pendenze forti e pavimentazioni storiche, quindi va valutato caso per caso. Per gli ambienti ipogei del Barco e per l'area archeologica di Tuscolo le condizioni di accesso vanno chieste in fase di prenotazione, perché dipendono dai cantieri di restauro in corso.

Quanto costa una giornata a Monte Porzio Catone (RM)

La parte più bella del paese è gratuita: il centro storico, la terrazza panoramica, i sentieri del parco, la vista. I musei comunali e le visite guidate a Villa Mondragone, al Barco Borghese e all'osservatorio hanno tariffe e modalità che vanno chieste direttamente ai rispettivi enti, perché variano per tipologia di visita, per fascia d'età e per stagione. Le degustazioni in cantina si prenotano a persona e coprono in genere una selezione di vini con un accompagnamento gastronomico.

Il costo che nessuno mette in conto è il trasporto: chi viene senza automobile spenderà in biglietti del trasporto pubblico meno di dieci euro andata e ritorno da Roma, ma pagherà in tempo, perché le coincidenze serali sono rade. Chi viaggia in gruppo e vuole ottimizzare la giornata trova sul sito di TourLeaderPro le informazioni per organizzare accompagnamento professionale, e per le richieste dirette la pagina dei contatti.

Domande veloci su Monte Porzio Catone (RM)

Dove si trova esattamente Monte Porzio Catone (RM)?

Sulle pendici settentrionali dei Colli Albani, nella Città metropolitana di Roma Capitale, fra Frascati a ovest e Monte Compatri a est, a una ventina di chilometri a sud est di Roma. La casa comunale è in Via Roma 5.

Come si arriva a Monte Porzio Catone (RM) da Roma senza auto?

Metropolitana A fino ad Anagnina e poi pullman extraurbano regionale per i Castelli; in alternativa treno regionale per Frascati e collegamento su gomma fino a Monte Porzio Catone. Gli orari vanno verificati prima, perché variano fra periodo scolastico ed estate.

Esiste una stazione ferroviaria a Monte Porzio Catone (RM)?

No. La linea che serviva il paese fu dismessa durante la seconda guerra mondiale e non è mai stata riattivata. La stazione utile più vicina è quella di Frascati.

Quanti abitanti ha Monte Porzio Catone (RM)?

Poco più di ottomilacinquecento. Nel 1849 gli abitanti erano circa milleduecento: la crescita è quasi tutta novecentesca.

Perché si chiama Monte Porzio Catone e non solo Monte Porzio?

Il nome attuale risale al 1872 e serviva a distinguere il comune dall'omonimo Monte Porzio nelle Marche. Catone richiama Marco Porcio Catone il Censore, nato a Tusculum nel 234 avanti Cristo.

Si scrive Monteporzio Catone tutto attaccato?

No, la grafia ufficiale è Monte Porzio Catone, in tre parole separate. La forma unita è un errore diffuso anche in rete.

Che cosa si vede in mezza giornata a Monte Porzio Catone (RM)?

Il centro storico, il duomo di San Gregorio Magno, il Museo della Città e la terrazza panoramica: sono tutti a distanza pedonale l'uno dall'altro e bastano tre ore con calma.

Villa Mondragone si può visitare?

Sì, con visite guidate su prenotazione, contattando la struttura in Via Frascati 51. Poiché la villa è centro congressi dell'Università di Tor Vergata, conviene chiedere se nella data scelta ci sono eventi che limitano gli spazi visitabili.

È vero che il calendario gregoriano nasce a Monte Porzio Catone (RM)?

La bolla Inter gravissimas di Gregorio XIII, che introdusse il calendario gregoriano, fu promulgata il 24 febbraio 1582 e porta la data di Villa Mondragone, nel territorio di Monte Porzio Catone.

Che cos'è il manoscritto Voynich e che cosa c'entra con Monte Porzio Catone (RM)?

È un codice illustrato in alfabeto non decifrato, oggi all'Università di Yale. Nel 1912 fu acquistato a Villa Mondragone dal libraio Wilfrid Voynich, che lo comprò dai gesuiti proprietari della villa.

Si può visitare il Barco Borghese?

Il complesso è visitabile con percorso guidato negli ambienti ipogei, ma è oggetto di restauri e studi: le aperture vanno verificate prima presso il Comune, perché sono contingentate.

Le donne possono entrare all'Eremo tuscolano di Camaldoli?

No. La regola tuttora in vigore vieta l'ingresso alle donne. È un vincolo antico e va conosciuto prima di organizzare una visita di gruppo.

L'osservatorio di Monte Porzio Catone (RM) è aperto al pubblico?

È una sede di ricerca dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, e apre al pubblico in occasione di visite guidate e serate di osservazione, su prenotazione e secondo un calendario pubblicato dall'istituto.

Dove si trovano gli antichi telescopi e gli astrolabi dell'osservatorio?

Nelle collezioni del Museo astronomico e copernicano, che si trovano nella sede di Monte Mario a Roma, non a Monte Porzio Catone.

Le rovine di Tuscolo sono nel comune di Monte Porzio Catone (RM)?

In parte sì: l'area archeologica di Tusculum ricade fra i territori di Monte Porzio Catone, Frascati, Grottaferrata e Monte Compatri.

Quando fu distrutta Tuscolo?

Nel 1191, per mano dei romani, come rappresaglia per il sostegno dato all'imperatore e per la sconfitta subita nella battaglia del 1167.

Il vino di Monte Porzio Catone (RM) è Frascati?

Sì. L'intero territorio comunale rientra nella zona di produzione del Frascati, DOC dal 1966, con le due DOCG del 2011: Frascati Superiore e Cannellino di Frascati.

Quali uve compongono il Frascati?

Almeno il settanta per cento di malvasia bianca di Candia e malvasia del Lazio; fino al trenta per cento di bellone, bombino bianco, greco bianco, trebbiano toscano e trebbiano giallo.

Si possono visitare le cantine di Monte Porzio Catone (RM)?

Molte accolgono visitatori, ma quasi sempre su appuntamento. In vendemmia la disponibilità si riduce, quindi conviene telefonare con qualche giorno di anticipo.

Quali sono i dolci tipici di Monte Porzio Catone (RM)?

Le serpette e le manine, paste sfoglia farcite di crema la cui forma ricorda una mano. Si trovano nei forni del centro.

Quando si festeggia il patrono?

Sant'Antonino Martire si festeggia a settembre. Il programma varia di anno in anno e viene pubblicato dal Comune.

Qual è il periodo migliore per venire a Monte Porzio Catone (RM)?

Fra metà settembre e metà ottobre, per la vendemmia, la luce e il clima. Il periodo peggiore è la settimana di ferragosto, quando molte attività chiudono.

Monte Porzio Catone (RM) è adatto ai bambini?

Sì, soprattutto per le serate di osservazione astronomica, il percorso sotterraneo del Barco Borghese e il museo diffuso del vino. L'area archeologica di Tuscolo richiede invece gambe allenate.

Si può fare trekking da Monte Porzio Catone (RM)?

Sì. Il territorio comunale è interamente nel Parco regionale dei Castelli Romani, e dal paese partono sentieri verso il Tuscolo e il crinale. D'estate conviene partire presto.

Quanto dura la visita del duomo di San Gregorio Magno?

Con attenzione alle opere, mezz'ora. Gli orari di apertura seguono quelli della parrocchia e vanno verificati, in particolare fuori dagli orari delle celebrazioni.

Che differenza c'è fra Monte Porzio Catone (RM) e Frascati?

Frascati è più grande, più turistica e più attrezzata di servizi; Monte Porzio Catone è più raccolto, più agricolo e conserva un rapporto diretto con la vigna. Le ville tuscolane si dividono fra i due territori, e il Tuscolo li unisce.

Il mio consiglio finale

Di tutti i paesi dei Castelli Romani, Monte Porzio Catone è quello che rende di più a chi si prende la briga di prenotare. Non ha una piazza scenografica che si fotografa da sola, non ha un lago, non ha una sagra che riempie i pullman. Ha una villa da cui è uscito il calendario del mondo, una collina piena di rovine latine, un osservatorio nazionale sopra una villa imperiale, e un paese che il vino lo fa davvero invece di limitarsi a venderlo. Chi ci arriva senza telefonare a nessuno vede metà del paese e se ne va deluso; chi organizza la giornata con due chiamate torna a casa convinto di aver trovato qualcosa che gli altri non conoscono. E ha ragione.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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