Canterano (RM)
Canterano (RM) è un comune di poco più di trecentocinquanta abitanti dell'alta valle dell'Aniene, in provincia di Roma, adagiato a 602 metri sul livello del mare su un versante dei Monti Ruffi, con il CAP 00020 e un territorio di appena 7,3 chilometri quadrati. Da Roma si contano circa sessanta chilometri: in automobile si imbocca l'A24 Roma-L'Aquila e si esce a Vicovaro-Mandela, poi si prosegue sulla Tiburtina Valeria in direzione Subiaco e si sale con la strada provinciale che serve Rocca Canterano e Canterano; il tempo di percorrenza reale, traffico della Tiburtina compreso, è di un'ora abbondante. Con i mezzi pubblici la spina dorsale è Cotral, che collega Roma Ponte Mammolo (linea B della metropolitana) a Subiaco, piazza Falcone: da lì servono le corse locali che risalgono verso i paesi della costa dei Monti Ruffi, e gli orari vanno controllati sul sito ufficiale di Cotral prima di mettersi in viaggio, perché nei comuni sotto i mille abitanti le corse sono poche e concentrate sugli orari scolastici. Chi preferisce il treno può usare la linea Roma-Avezzano-Pescara fino alla stazione di Mandela-Sambuci e proseguire in autobus o in taxi. Il centro storico è a ingresso libero, non ci sono biglietti né orari: il riferimento civico del paese alto è Piazza del Castello, dove al numero 21 ha sede la parrocchia di Santa Maria e San Mauro. Il municipio si trova nel medesimo nucleo storico e i recapiti aggiornati sono pubblicati sul sito istituzionale del Comune di Canterano.
Se il viaggio a Canterano rientra in un giro più largo fuori dal Grande Raccordo, conviene guardare prima la panoramica delle attrazioni turistiche del territorio romano: Canterano funziona benissimo come tappa alta di un itinerario che tocca Subiaco, il monastero di Santa Scolastica e la valle dell'Aniene.
Canterano (RM): dove si trova davvero, e perché la posizione conta
La geografia qui non è un dettaglio decorativo: è la ragione per cui il paese esiste. Canterano occupa un ripiano sul fianco orientale dei Monti Ruffi, la catena calcarea che il Subappennino laziale spinge fra i Monti Prenestini a occidente, i Lucretili a settentrione e i Simbruini a oriente. La valle dell'Aniene separa i Ruffi dai Simbruini, e Canterano è affacciato esattamente su quella separazione. Dal margine del paese lo sguardo cade da una parte sulla gola dove sorgono i due monasteri sublacensi, San Benedetto e Santa Scolastica, e sull'abitato di Subiaco che occupa il fondovalle; dall'altra si apre sugli ultimi contrafforti dei Monti Prenestini e su una successione di colline verdi che degradano fino al corso della Cona, il torrente che si getta nell'Aniene nei pressi della Madonna della Pace, la frazione condivisa con Agosta.
I confini amministrativi toccano Agosta, Gerano, Rocca Canterano, Rocca Santo Stefano e Subiaco, e a pochi chilometri c'è Cervara di Roma, il paese più alto della provincia. Sette chilometri quadrati e trecentocinquanta residenti significano una densità di poco meno di cinquanta abitanti per chilometro quadrato: numeri da montagna appenninica, non da hinterland. Il paesaggio agrario che si attraversa salendo lo dice meglio delle statistiche: castagneti fitti sui versanti freschi, terrazze coltivate a vite, olivo e nocciolo dove il sole batte, e muretti a secco che tengono il terreno da secoli.
La nostra opinione: Canterano non è un paese da cartolina e non prova a esserlo. Chi arriva cercando la scenografia del borgo restaurato per il turismo resterà deluso; chi arriva per capire come si viveva su un versante appenninico a un'ora da Roma trova qui uno dei laboratori più leggibili del Lazio.

Come arrivare a Canterano da Roma: le tre strade possibili
In automobile verso Canterano
La via più rapida è l'autostrada A24 fino all'uscita di Vicovaro-Mandela, poi la strada statale 5 Tiburtina Valeria in direzione Subiaco fino al bivio che risale verso Rocca Canterano. La salita è di quelle strette, con tornanti brevi e parapetti bassi: nessuna difficoltà tecnica, ma d'inverno il ghiaccio nelle ore del mattino è una possibilità concreta sopra i cinquecento metri, e le catene a bordo fra dicembre e marzo non sono un eccesso di zelo. In alternativa si può restare sulla Tiburtina dall'inizio, uscendo da Roma per la via Tiburtina e attraversando Tivoli, Vicovaro e Agosta: si guadagna in paesaggio, si perde almeno mezz'ora.
Il parcheggio è il solito problema dei paesi appenninici costruiti prima delle automobili. Gli slarghi lungo la provinciale all'ingresso dell'abitato sono la scelta ragionevole: si lascia la macchina lì e si sale a piedi. Infilarsi nei vicoli con un'utilitaria è possibile in teoria e sconsigliabile in pratica, perché molte strade interne sono a fondo cieco e la manovra di rientro, davanti a un portone del Cinquecento, è un esercizio che non consiglio a nessuno.
Con l'autobus Cotral fino a Canterano
Il trasporto pubblico extraurbano del Lazio è gestito da Cotral, che serve la valle dell'Aniene con le corse in partenza dal capolinea di Roma Ponte Mammolo, sulla linea B della metropolitana, in direzione Subiaco piazza Falcone. Da Subiaco partono i collegamenti locali per i paesi della costa. Il consiglio operativo è banale e decisivo: le corse verso i comuni piccoli sono tarate sul calendario scolastico, quindi in luglio, in agosto e nei giorni festivi si diradano parecchio. Gli orari vanno verificati sul sito ufficiale dell'azienda il giorno prima della partenza, e conviene sempre appuntarsi l'ora dell'ultimo rientro verso Roma prima ancora di scendere dall'autobus.
In treno più autobus
La linea ferroviaria Roma-Avezzano-Sulmona-Pescara costeggia la valle dell'Aniene nel tratto basso e ferma a Mandela-Sambuci, la stazione di riferimento per tutta la zona di Vicovaro e Anticoli. Da lì per salire a Canterano serve comunque una coincidenza su gomma o un taxi. È la soluzione più lenta delle tre, ma per chi non guida rimane praticabile e ha il vantaggio di attraversare in treno la parte più bella della valle, quella dove l'Aniene scorre incassato fra le rupi.
Quanto tempo serve per visitare Canterano
Il centro storico si percorre in un'ora e mezza camminando piano e fermandosi a guardare. Se si aggiungono il santuario della Madonna degli Angeli, la passeggiata verso le mura poligonali e un affaccio panoramico sulla gola di Subiaco, la giornata si riempie senza fatica. Il modo intelligente di usare Canterano, però, è un altro: mezza giornata qui e mezza giornata a Subiaco, con i due monasteri, oppure un anello che tocca Cervara di Roma e Rocca Canterano. Da solo il paese è breve; dentro il suo sistema di valle diventa una giornata piena.
Il borgo di Canterano a piedi: vicoli, scalette e piazze
Canterano è un paese verticale. Non ha un asse principale su cui si allineano le case, ma una struttura a fasce sovrapposte che seguono le curve di livello del versante: si sale per scalette, si attraversano archi, si sbuca su terrazzini larghi tre metri che sono di fatto le vere piazze del paese. Il nucleo alto conserva ancora il tracciato del castrum medievale, cioè del castello che compare nei documenti dell'abbazia sublacense, con i suoi passaggi coperti e i muri di sostruzione che confondono l'occhio: quello che sembra il basamento di una casa è spesso il rivestimento della roccia viva.
Piazza del Castello, il centro di Canterano
Piazza del Castello è il punto in cui il paese si riconosce. Qui si affaccia la chiesa parrocchiale di Santa Maria e San Mauro, che ha sede civica al numero 21, e qui si raccolgono le funzioni che in un comune di trecentocinquanta abitanti tengono insieme la comunità. La toponomastica dice quello che i documenti confermano: il castello c'era, e non era un ornamento. Il sito fu scelto per la difesa, in una linea di fortificazioni che l'Abbazia di Subiaco disponeva a controllo della valle.
La piazza dell'Olmo
L'altro luogo di ritrovo di Canterano è lo slargo che i canteranesi chiamano dall'albero che vi cresceva. Gli olmi delle piazze appenniniche sono quasi tutti scomparsi fra gli anni Settanta e Novanta, falcidiati dalla grafiosi, la malattia fungina che ha cancellato la specie da mezza Europa; il nome del luogo è rimasto, come rimane sempre in montagna il nome di una cosa che non c'è più. È lo spazio dove si montano i tavoli durante le feste d'agosto e dove, nelle sere d'estate, si capisce in cinque minuti quanta gente abiti davvero il paese fuori stagione.
Le case, i portali, le date incise
Camminando lentamente si notano i portali con l'architrave monolitico e, su parecchi, la data incisa: sono i segni delle ricostruzioni sei e settecentesche, quando le famiglie che avevano accumulato un po' di terra rifacevano l'ingresso della casa e ci mettevano l'anno. È il gesto più umano dell'edilizia contadina: la data serviva a dire che quella casa era stata guadagnata. Consiglio pratico: si cammini con il naso all'insù nella prima metà del percorso e con gli occhi bassi nella seconda, perché il selciato di Canterano alterna il basolato antico ai rappezzi in cemento e le caviglie ringraziano.
Le chiese di Canterano: quattro edifici, quattro funzioni diverse
Un paese che oggi conta poco più di trecentocinquanta residenti, e che prima dello spopolamento novecentesco ne contava molti di più, si è dato quattro luoghi di culto. Non è un eccesso di devozione: ciascuno rispondeva a un bisogno preciso, e leggerli insieme racconta l'organizzazione sociale del borgo meglio di qualunque cronaca.
La chiesa di Santa Maria e San Mauro, parrocchiale di Canterano
È la chiesa madre, sede della parrocchia intitolata a Santa Maria e San Mauro, in Piazza del Castello 21, inserita nella quinta vicaria della diocesi di Tivoli e di Palestrina. La doppia dedicazione merita un ragionamento. Mauro è il discepolo di san Benedetto per eccellenza, il giovane nobile romano che la tradizione benedettina vuole affidato al maestro proprio negli anni sublacensi: intitolargli la parrocchia di un castello che appartenne all'Abbazia di Subiaco non è una scelta neutra, è una dichiarazione di appartenenza. Ogni volta che a Canterano si pronunciava il nome del patrono, si ricordava chi comandava sul territorio.
Gli orari delle celebrazioni non sono fissi come in una parrocchia cittadina, perché l'amministratore parrocchiale segue più comunità della valle; chi volesse trovare la chiesa aperta faccia riferimento agli avvisi esposti sul portone o ai contatti della diocesi di Tivoli e di Palestrina. Nei paesi di questa dimensione la regola d'oro è una sola: le chiese si aprono per la messa e per le feste, il resto del tempo occorre chiedere in giro, e in giro qualcuno che ha la chiave lo si trova quasi sempre.
La chiesa di San Rocco a Canterano
San Rocco è il santo delle epidemie, il pellegrino di Montpellier invocato contro la peste, e la sua presenza nei paesi dell'Appennino centrale segna quasi sempre una memoria di contagio. Le chiese e le edicole a lui dedicate nella valle dell'Aniene si moltiplicano fra il Cinquecento e il Seicento, gli stessi decenni in cui le epidemie risalivano le strade da Roma verso l'interno. La collocazione tipica è al margine dell'abitato, sulla via di accesso: il santo protettore doveva fermare il male prima che entrasse fra le case. Chi visita Canterano e trova la chiesa di San Rocco chiusa non si stupisca: sono edifici che vivono per il giorno della festa, il 16 agosto, e per poco altro.
La chiesa di Sant'Antonio
Il terzo edificio di culto di Canterano è dedicato a Sant'Antonio. Nelle comunità agropastorali dell'entroterra laziale la devozione antoniana, in particolare quella per Antonio abate, è legata al bestiame e al fuoco: il 17 gennaio si benedicevano gli animali e si accendevano i falò. È la memoria di un'economia che a Canterano ha retto fino agli anni Cinquanta e che il paesaggio, con i suoi terrazzamenti e i castagneti da frutto, continua a raccontare.
Il santuario della Madonna degli Angeli in località Maonna
Il quarto luogo è il più importante per l'identità del paese, e non si trova in paese. Il santuario della Madonna degli Angeli sorge in località Maonna, una chiesetta rurale a distanza notevole dall'abitato: proprio quella distanza è la ragione della festa che vedremo più avanti, perché è lo spazio che il simulacro percorre a spalla, andata e ritorno, nei due giorni del primo e del due agosto. Un santuario campestre lontano dal centro è quasi sempre il segno di un culto legato alla terra e ai raccolti, nato dove si lavorava e non dove si abitava. Il toponimo Maonna è la forma dialettale locale del nome della Madonna, un caso di toponomastica devozionale che nei paesi della valle ricorre spesso.

Le mura poligonali di Canterano e la questione pelasgica
Sulla via Empolitana II, in prossimità del cimitero, affiorano resti di mura poligonali: grandi blocchi calcarei sbozzati e incastrati a secco, senza malta, con i giunti irregolari che danno il nome alla tecnica. Una parte del muro fu abbattuta nel 1880 per costruire la strada che oggi lo costeggia, e la cosa dice molto di come si trattava l'archeologia minore nell'Italia post-unitaria. Altri tratti si trovano in località Croce.
Che cosa sono davvero le mura poligonali
La tecnica poligonale, chiamata a lungo ciclopica per la dimensione dei blocchi, è diffusa in tutto il Lazio interno e nella Ciociaria: Alatri, Ferentino, Segni, Norba ne conservano gli esempi monumentali. La cronologia è discussa e va presa con le pinze: l'archeologia moderna tende a collocare la gran parte di queste opere fra il IV e il II secolo avanti Cristo, cioè in età romana o immediatamente pre-romana, ridimensionando le datazioni altissime dell'erudizione ottocentesca. Servivano a terrazzare i versanti, a sostenere santuari, a difendere insediamenti d'altura. A Canterano il tratto conservato è modesto per estensione, ma la sua posizione, su una via di crinale che collega la valle dell'Aniene ai valichi verso l'entroterra, è coerente con una funzione di controllo del passaggio.
I Pelasgi: che cosa dice la tradizione erudita e che cosa dice la prudenza
Nel 1911 Lanciotti, nel libro I padri della civiltà occidentale stampato a Subiaco, propose per Canterano un'origine pelasgica, spiegando il nome del paese con l'accostamento fra kan, capostipite della stirpe pelasgica, e terapne, che nella sua ricostruzione indicherebbe l'abitazione: dimora di Kan. La stessa tradizione erudita vuole i Pelasgi nomadi provenienti dalla Mesopotamia, giunti sulle coste laziali attraverso la Siria e poi risaliti fino alle alture della valle dell'Aniene, portando con sé la tecnica delle mura poligonali.
Va detto con chiarezza, perché il lettore ha diritto a sapere che grado di certezza ha in mano: questa è una ricostruzione erudita di primo Novecento, non un dato archeologico. Il nome stesso di Pelasgi, nelle fonti greche antiche, indicava genericamente popolazioni preelleniche di cui i Greci stessi avevano notizie confuse, e la storiografia contemporanea non lo usa più come etichetta di un popolo migrante identificabile. La ricostruzione di Lanciotti conserva un valore culturale enorme per Canterano, perché ha plasmato l'idea che il paese ha di sé, ma non va spacciata per fatto accertato. Il muro poligonale, quello, resta e si può toccare.
Gli Equi, i veri padroni di queste montagne
Su un terreno molto più solido si muove chi parla degli Equi, la popolazione italica che occupava il territorio fra il bacino del Fucino e l'alta valle dell'Aniene, e che quindi controllava anche il sito di Canterano. Silio Italico li descrive come gente che viveva di pastorizia, agricoltura e caccia, rozza, forte, fiera, tremenda ai nemici, sempre armata anche mentre coltivava i campi. Il ritratto è quello di un poeta latino di età flavia che scrive di un nemico ormai vinto da secoli, quindi va letto per quello che è: letteratura, non etnografia. Resta il fatto che Roma impiegò più di centocinquant'anni a piegarli.
Le tappe sono note: la vittoria del 458 avanti Cristo legata al nome di Cincinnato, quella del 389 attribuita a Camillo, la sottomissione definitiva del 304 per opera di Publio Sempronio Sofo. Tito Livio, nel nono libro, racconta che in quella campagna furono incendiati quarantuno castelli degli Equi e che il nome di quel popolo fu quasi del tutto cancellato, con le loro terre passate ai vincitori. Quarantuno castelli in un territorio grande come questo significa un insediamento capillare d'altura: Canterano, con il suo ripiano difendibile e il suo muro poligonale, appartiene a quel mondo.
Le grotte di Bucia Cucera, il sottosuolo di Canterano
Non lontano dalle mura poligonali si apre uno dei luoghi più interessanti del territorio di Canterano: un sistema di cavità sotterranee assai profonde, che con ogni probabilità hanno offerto riparo all'uomo nell'arco dei millenni. Il tragitto per raggiungerle è boschivo e viene segnato da una serie di muretti a secco in pietra, la cui struttura richiama quella delle mura poligonali e che presentano un semicerchio frontale costituito anch'esso da pietre. Quei muri sono stati esaminati dalla soprintendenza ai beni culturali e ricondotti a un antico luogo di sepoltura.
L'acqua che non c'è più
In epoca remota lungo questa contrada scorreva un corso d'acqua, e ancora oggi se ne riconosce il letto inciso nella roccia. Alcune sorgenti sopravvivono e alimentano piccole cascate e rapide, sufficienti a far capire quale forza avesse il torrente originario. La gente del luogo chiama la contrada Acqua Via, un toponimo che è già una descrizione idraulica. È il genere di dettaglio che distingue un paesaggio letto da un paesaggio guardato: il calcare dei Monti Ruffi è una spugna, l'acqua scompare in profondità e riappare dove la stratificazione la costringe, e la storia insediativa di tutti questi paesi è la storia di dove l'acqua riaffiorava.
Bucia Cucera e la seconda guerra mondiale
Il nome con cui la località è ricordata, Bucia Cucera, è legato all'uso che gli abitanti di Canterano ne fecero durante la seconda guerra mondiale: in quelle grotte si trovò riparo dai bombardamenti. È il capitolo di storia più recente e più concreto del sottosuolo canteranese, e uno dei pochi che i più anziani del paese abbiano ancora sentito raccontare in prima persona. La valle dell'Aniene, attraversata dalla direttrice per l'Abruzzo, fu terreno di passaggio nella fase finale del conflitto, e ogni paese di questa costa ha la sua grotta, la sua cava, il suo tratto di galleria in cui la popolazione si è nascosta.
Un fenomeno di tutta la valle
Ritrovamenti simili sono stati effettuati anche nei paesi limitrofi, da Rocca Canterano a Rocca di Mezzo, da Ciciliano a Cervara, da Roiate a Bellegra. Messi in fila, questi rinvenimenti compongono la prova più solida della frequentazione umana antichissima dell'intera costa dei Monti Ruffi. Chi volesse andare a vedere le grotte tenga presente due cose: il sentiero è boschivo e non attrezzato, quindi servono scarponi veri e non scarpe da ginnastica, e l'ingresso in cavità profonde senza attrezzatura e senza qualcuno che conosca il percorso è un'imprudenza da evitare. Il muretto a secco lungo il tragitto, quello sì, si visita in sicurezza e vale già la camminata.
Archeologia di Canterano: le asce che oggi sono a Roma
La presenza dell'uomo a Canterano risale a tempi remotissimi, e la prova non è un'ipotesi ma un insieme di oggetti che si possono andare a vedere nei musei della capitale. È uno dei motivi per cui questo paese merita più attenzione di quanta ne riceva: i suoi reperti sono esposti a Roma, mentre il luogo del ritrovamento resta quasi sconosciuto.
Le sette asce di bronzo
Nel 1884, in un ripostiglio naturale, furono rinvenute sette asce di bronzo a margini rialzati, ottenute per fusione, con la base ristretta e rettilinea e il taglio allargato a mezzaluna. La località del ritrovamento è indicata dalle fonti locali come La Sportelletta; una tradizione parallela colloca il ripostiglio nella grotta detta moraitana, sul Monte Rufo. Le due indicazioni potrebbero riferirsi al medesimo sito con nomi diversi, come accade spesso nella microtoponomastica appenninica, e chi cerchi la certezza dovrà rivolgersi alla documentazione della soprintendenza.
Il tipo di ascia a margini rialzati appartiene alla piena età del bronzo ed è uno dei manufatti guida per la cronologia di quel periodo in Italia centrale. Il fatto che siano sette e che fossero depositate insieme è la parte interessante: un ripostiglio non è una perdita accidentale, è un deposito intenzionale. Le ipotesi degli archeologi oscillano fra il tesoretto di un fonditore itinerante, che accantonava metallo da rifondere, e l'offerta votiva. Le asce sono oggi conservate nelle raccolte del Museo Nazionale Romano, l'istituto che comprende anche Palazzo Massimo alle Terme, in Largo di Villa Peretti 2, a due passi da piazza della Repubblica e dalla stazione Termini.
Le due asce neolitiche in pietra verde
Più antico ancora è l'altro rinvenimento canteranese: due asce levigate di età neolitica. La prima venne dalla località Capo la Valle ed è in cloromelanite verde scura; la seconda, trovata in contrada Cotoccia, è stata riferita al gabbro o a roccia analoga e presenta un fondo verde non molto scuro sul quale spiccano macchie giallo chiare e macchie scure. Le fotografie del ritrovamento furono pubblicate nel 1897 da Gioacchino De Angelis d'Ossat, geologo al quale il paese ha dedicato una via.
Il dettaglio litologico non è un vezzo da specialisti: le pietre verdi levigate del Neolitico europeo viaggiavano per centinaia di chilometri lungo reti di scambio che precedono di millenni qualunque strada romana. Trovarne due su un versante dei Monti Ruffi significa che questo territorio era già dentro una circolazione di beni e di persone. Le due asce sono conservate nelle collezioni preistoriche ed etnografiche già intitolate a Luigi Pigorini, oggi parte del Museo delle Civiltà in Piazza Guglielmo Marconi 14, all'EUR, l'istituto nato nel 2016 dall'unione di quattro raccolte nazionali; la sezione preistorica è quella che gli appassionati continuano a chiamare Museo Pigorini.
Le due epigrafi romane nella casa comunale
Dell'età romana Canterano conserva due epigrafi, entrambe registrate nel Corpus Inscriptionum Latinarum. La prima fu rinvenuta dai signori Filippo e Rocco De Angelis nel recinto dell'antico castello; la seconda venne individuata dal Bruzza nel giardino presso la scala di abitazione dell'arciprete. Oggi sono custodite all'interno della casa comunale di Canterano. Due iscrizioni sono poca cosa rispetto alle centinaia di Tivoli, ma bastano a dimostrare che il ripiano era occupato in età imperiale e che qualcuno, qui, aveva i mezzi per far incidere una lapide.

Il nome di Canterano: tre spiegazioni e nessuna certezza
L'origine del toponimo Canterano è incerta, e le tre spiegazioni che circolano vanno tenute ben distinte per grado di attendibilità.
L'ipotesi del fondatore
La prima è la più narrativa: il nome deriverebbe da un fondatore, un Giovanni di Camorrano che, avendo perso una scaramuccia contro Gerano, ne fece dono al vescovo di Tivoli. È una tradizione di ambito locale, del genere che spiega il nome di un luogo con il nome di una persona; l'etimologia moderna la considera un'inversione, perché quasi sempre è il cognome a derivare dal toponimo e non il contrario.
L'ipotesi del fondo dei cantori
La seconda è la più solida sul piano linguistico. Canterano deriverebbe dal latino Cantorianum, cioè fondo della gente Cantoria: i toponimi prediali in -anum formati sul nome del proprietario sono uno dei tipi più diffusi in tutta l'Italia centrale, e la forma torna perfettamente. La variante interpretativa che circola in paese lega il nome ai cantori di chiesa, dignitari capitolari molto stimati che insegnavano a leggere e a cantare ad adulti e ragazzi, e che avrebbero avuto in assegnazione questo fondo. Le due letture non si escludono del tutto, ma il meccanismo prediale resta il più economico.
L'ipotesi pelasgica
La terza è quella di Lanciotti, del 1911: kan più terapne, dimora di Kan. Ha il fascino delle etimologie ottocentesche e la stessa fragilità. La riporto perché fa parte a pieno titolo della cultura del paese e perché senza di essa non si capirebbe lo stemma comunale, ma chi voglia scommettere punti sul Cantorianum.
Lo stemma di Canterano: una nave fenicia sulla montagna
Ecco l'oggetto più curioso del paese, e si trova su un pezzo di carta. Lo stemma comunale di Canterano, riconosciuto con decreto del capo del governo del 19 dicembre 1941, raffigura una nave fenicia sul mare, a testimoniare le antiche origini attribuite al comune; il gonfalone è un drappo partito di rosso e di azzurro.
Una nave, a seicento metri di quota, in un paese che dal mare dista una settantina di chilometri in linea d'aria e che non ha mai avuto un porto, un fiume navigabile o un cantiere. Lo stemma è la traduzione araldica dell'ipotesi erudita sulle origini orientali dell'insediamento: l'imbarcazione che avrebbe portato in Italia i navigatori venuti dal Levante. Il decreto del 1941 è la data in cui quella teoria diventò ufficiale, blasonata, incisa sulla carta intestata del municipio.
Trovo che sia una delle cose più belle che l'araldica minore italiana abbia prodotto, e per un motivo che va oltre il folclore: lo stemma dimostra che un paese di poche centinaia di persone ha preso sul serio la propria storia al punto da metterne l'ipotesi più ardita nel proprio simbolo. Andate a cercarlo sulla facciata del municipio e sui documenti comunali. Poi guardatevi intorno, dalle terrazze di Canterano, e provate a immaginare una vela dove ci sono i castagneti. È il migliore esercizio di storia locale che questo paese possa offrire.
Canterano e l'Abbazia di Subiaco: otto secoli di padrone
Dall'età romana al X secolo su Canterano non ci sono notizie certe, il che è la norma per i piccoli centri dell'entroterra laziale in quei secoli. Il paese riemerge nella documentazione sublacense, e da lì in poi la sua storia è la storia di chi lo possedeva.
Da monte a fondo a castello
Il nome, nelle forme Cantorano, Cantorunu, Cantoranum, compare in una lapide murata nel chiostro del monastero sublacense di Santa Scolastica: prima come monte, poi come fondum, infine come castellum. Quella progressione di tre parole è un romanzo in miniatura. Il monte è un rilievo su cui si pascola; il fondo è una proprietà agraria delimitata; il castello è un abitato fortificato con una comunità dentro. Nel giro di qualche generazione, fra il X e l'XI secolo, la montagna diventa paese: è l'incastellamento, il fenomeno che nel Lazio ha creato la quasi totalità dei borghi che oggi vediamo arroccati.
Canterano faceva parte dei castelli dell'Abbazia di Subiaco, collocati in posizione difensiva a presidio della valle. Fra l'XI e il XII secolo l'abbazia raggiunse il massimo splendore e controllava un territorio vastissimo, che comprendeva tutti i centri della valle dell'Aniene e si spingeva oltre. Il monastero di Santa Scolastica, fondato attorno al 520 da Benedetto da Norcia, è il più antico monastero benedettino del mondo ancora attivo, e il suo campanile fu eretto nel 1052: quando i canteranesi lo vedevano dall'alto del loro ripiano, guardavano il centro del potere che li governava.
Gli abati che si comportavano da tiranni
Il potere abbaziale degenerò. Gli abati eletti presero ad amministrare i castelli come signori feudali, tanto che nel 1455 papa Callisto III istituì per Subiaco la figura dell'abate commendatario: un abate esterno al monastero, quasi sempre un cardinale, nominato dall'esterno per spezzare le dinamiche interne. La cura fu peggiore del male, perché la commenda trasformò l'abbazia in una rendita da assegnare ai nipoti dei papi.
Rodrigo Borgia e la Rocca di Canterano
Fra i commendatari di Subiaco c'è il nome che a Canterano si ricorda ancora: Rodrigo Borgia, il cardinale valenzano che nel 1492 sarebbe salito al soglio pontificio con il nome di Alessandro VI. La memoria locale gli attribuisce una particolare predilezione per la Rocca di Canterano, dove si sarebbe ritirato per le proprie dissolutezze. Va presa per quello che è, cioè una tradizione, e va detto che la fama nera dei Borgia ha attirato su di sé aneddoti di mezza Italia. Resta il dato istituzionale, quello sì solido: la commenda sublacense fu una delle rendite maggiori del Lazio pontificio e passò per mani potentissime. Un cardinale spagnolo che sceglie un castello di trecento anime sui Monti Ruffi come luogo appartato: come immagine funziona benissimo, e a Canterano nessuno ha interesse a smentirla.
La lunga contesa con il vescovo di Tivoli
La giurisdizione dell'abbazia sublacense fu contrastata di continuo dal vescovo di Tivoli, che rivendicava il ministero spirituale sui paesi della valle. L'accordo arrivò nel 1564, quando fu stabilito il ministero spirituale del vescovo tiburtino Andrea Croce su Canterano e su altri paesi. Non fu la fine della partita: sotto papa Urbano VIII, il 15 novembre 1638, il paese tornò definitivamente agli abati sublacensi, che lo governarono fino al 1753, quando passò alla Congregazione del Buon Governo, l'organo pontificio che approvava o respingeva le richieste avanzate dal governatore dell'abbazia.
Chi conosce la storia amministrativa dello Stato della Chiesa riconosce in questa sequenza il passaggio dal feudalesimo monastico alla burocrazia centralizzata settecentesca. Per i canteranesi cambiava poco nella sostanza e molto nella pratica: le suppliche non andavano più all'abate ma a una congregazione romana.
Il Beato Amato, il canteranese di Santa Maria di Morabotte
Nella storia religiosa il paese fu reso illustre dal Beato Amato, figlio di un tale Tagliavia canteranese e discepolo del Beato Lorenzo Coricato. Amato fu il ricostruttore del cenobio di Santa Maria di Morabotte, uno dei dodici monasteri edificati da san Benedetto e poi distrutto dai Longobardi, rimasto per circa seicentoventotto anni un luogo desolato. Ne fu il primo priore e vi prestò servizio per trentatré anni, in una vita di penitenza austera e continua. Che un paese così piccolo abbia dato all'ordine benedettino il restauratore di un cenobio della prima fondazione è un titolo di merito che a Canterano si rivendica ancora.
Povertà, esattori e Unità d'Italia
Alcuni documenti d'epoca mostrano una comunità in condizioni di estrema povertà, e con il tempo le cose peggiorarono al punto che non si trovava facilmente chi volesse assumersi l'incarico di esattore del paese. È un dettaglio che vale più di molte descrizioni: quando nessuno vuole fare l'esattore, significa che non c'è nulla da esigere. Dopo il 1870 Canterano divenne uno dei tanti comuni del Regno d'Italia e partecipò alla vita della nazione, con le stesse dinamiche di tutta la montagna laziale: emigrazione, guerre, spopolamento. I residenti registrati dall'ISTAT alla fine del 2024 sono trecentocinquantacinque, su un territorio di sette chilometri quadrati: il conto di un secolo di montagna italiana è tutto qui.
Feste e tradizioni di Canterano: agosto è il mese vero
Le manifestazioni religiose e civili di Canterano si distribuiscono lungo l'anno, ma è in agosto che il paese si riempie e mostra la propria natura. Le date e i programmi cambiano di anno in anno e vanno controllati sugli avvisi del Comune di Canterano e della parrocchia prima di mettersi in viaggio.
La festa della Madonna degli Angeli, il primo e il due agosto
È la festa che definisce Canterano. Il primo e il due agosto il paese celebra la Madonna degli Angeli con una partecipazione popolare che non ha nulla di turistico. Sia la sera del primo sia il giorno successivo il pesante simulacro viene portato a spalla in processione dal paese fino alla chiesetta rurale in località Maonna, molto distante dall'abitato; in entrambi i giorni si compie il tragitto di andata e di ritorno, e per farlo occorrono portatori robusti che si dividano il peso e si diano i turni.
Fra le feste popolari della valle dell'Aniene è forse quella che ha conservato più di ogni altra i rituali propri della civiltà contadina durante lo svolgimento processionale. La sera del primo agosto, all'arrivo nel piccolo santuario, dove si fa sosta prima di riprendere il cammino di rientro, si accende in onore della Madonna un grande fuoco. L'intero percorso è illuminato da bengala, fuochi artificiali, torce e luminarie, che danno all'evento religioso una solennità difficile da descrivere a chi non l'abbia vista.
Il consiglio: se avete una sola occasione di venire a Canterano, fatela coincidere con la sera del primo agosto e portatevi una torcia. La processione si svolge su strada e su sentiero, il rientro avviene con il buio, e i telefoni non bastano. Restate in fondo al corteo, non davanti: da lì si vede la fila delle luci che sale, e quella è l'immagine che vi porterete a casa.
Il fuoco, i bengala e la sosta al santuario
Vale la pena spiegare perché un falò acceso davanti a un santuario mariano non è un dettaglio pittoresco. Nelle feste appenniniche il fuoco segna il punto di arrivo, purifica lo spazio e chiude la parte diurna del rito prima del rientro notturno. Che a Canterano si sia conservato mentre in mezza valle è scomparso dice quanto la comunità tenga alla forma tradizionale della propria festa. Le luminarie e i fuochi artificiali sono l'aggiunta ottocentesca e novecentesca, il falò è il nucleo antico.
La sagra del tartufo e la sagra della castagna
In autunno Canterano organizza le sagre legate ai due prodotti del suo bosco: il tartufo e la castagna, con la sagra del tartufo collocata di norma in ottobre. Sono feste poco promosse fuori dalla valle, e questo è insieme il loro limite e la loro fortuna: chi ci arriva trova tavolate di paese e non una fiera commerciale. Accanto ai banchi si suona musica popolare e si balla il ballo della pupazza, la tradizione con il fantoccio che nella valle dell'Aniene accompagna le feste di paese.
La passeggiata gastronomica fra vicoli e scalette
Alla festa della Madonna si accompagna una passeggiata gastronomica che attraversa i vicoli e le scalette del paese, con assaggi dei piatti della tradizione serviti nelle case e negli slarghi. È la formula che molti borghi hanno copiato negli ultimi vent'anni, ma qui funziona per una ragione strutturale: il tessuto urbano di Canterano è fatto di passaggi stretti e di piccole soste, cioè è già la scenografia perfetta per un percorso a tappe. Camminare fra quelle mura mentre il paese cucina è il modo più diretto di capire come si viveva qui.
Perché queste feste contano più di quanto sembri
Chi guarda con sufficienza le sagre di paese non ha capito a cosa servono. In comunità di poche centinaia di persone la festa è l'unico momento in cui i valligiani, i villeggianti e i visitatori condividono lo stesso spazio e la stessa tavola: è lì che le usanze passano di generazione in generazione, che i più giovani imparano i canti e i gesti, che si ricuce un dialogo che lo spopolamento e la vita davanti agli schermi hanno logorato. Mantenere la tradizione popolare e religiosa è una risorsa culturale e anche economica, perché è la sola leva con cui un comune di questa dimensione può farsi conoscere dal turismo provinciale e regionale senza snaturarsi.

La natura intorno a Canterano: Monti Ruffi, castagneti e acqua
I Monti Ruffi, la montagna di Canterano
I Monti Ruffi sono una catena calcarea del Subappennino laziale che si allunga da nordovest a sudest fra la valle del Fiumicino, che li separa dai Prenestini, e la valle dell'Aniene, che li divide dai Simbruini; a settentrione confinano con i Monti Lucretili, a sudest con gli Affilani. La cima maggiore è il Monte Costasole, 1253 metri, seguito dal Monte Macchia con 1135 metri e dalla Forca Travella con 1085. I comuni che vi si affacciano sono Saracinesco, Anticoli Corrado, Marano Equo, Cerreto Laziale, Canterano, Rocca Canterano, Gerano, Rocca Santo Stefano, Bellegra, Roiate e Serrone.
Sono montagne di media quota, prive delle vette spettacolari dei Simbruini, e proprio per questo poco frequentate. Chi cammina ci trova quello che altrove è finito: sentieri di crinale senza nessuno, faggete e cerrete, doline, inghiottitoi e affioramenti calcarei che raccontano il carsismo di tutta l'area. È territorio da carta escursionistica e non da improvvisazione, perché la segnaletica è discontinua e i vecchi tracciati pastorali si perdono nel bosco.
Castagneti, olivi, viti e nocciole
Il territorio di Canterano è coperto di boschi ricchi di castagno e di grandi terrazze coltivate a vite, olivo e nocciolo. Il castagneto da frutto è l'elemento che più merita attenzione: non è bosco spontaneo, è una coltura arborea impiantata dall'uomo e mantenuta per secoli con potature, ripuliture e innesti. Un castagneto abbandonato si riconosce a occhio, perché il sottobosco si chiude e i rami bassi seccano. Chi salga a Canterano in ottobre attraversa un paesaggio che è insieme naturale e artificiale, e che è stato per generazioni la vera dispensa del paese: la castagna era pane, farina e moneta.
La Cona, l'Aniene e il sistema delle acque
Sotto il paese, in fondo alla valle verde che scende verso occidente, scorre il fiumicello della Cona, affluente dell'Aniene nel quale si immette nei pressi della Madonna della Pace, frazione del comune di Agosta. L'Aniene, con i suoi novantotto chilometri e mezzo, nasce fra Filettino e Trevi nel Lazio, raccoglie le acque del Simbrivio e scende lungo la valle fino a confluire nel Tevere a Roma, nella zona dei Prati Fiscali presso ponte Salario. È il fiume che ha dato a Roma l'acqua potabile fin dal II secolo avanti Cristo, e che ancora oggi la alimenta con le sorgenti dell'Acqua Marcia captate fra Arsoli e Agosta, a pochi chilometri da Canterano.
Vale la pena fermarsi su questo punto, perché è il legame più forte fra questa montagna e la capitale. Quando aprite un rubinetto a Roma, l'acqua che esce viene in buona parte da qui. La valle dell'Aniene non è un fondale panoramico: è un'infrastruttura idrica attiva da ventidue secoli.
Il Parco naturale regionale dei Monti Simbruini, di fronte a Canterano
Dalla terrazza di Canterano si guarda dritti nei Monti Simbruini, il parco naturale regionale più esteso del Lazio con i suoi trentamila ettari, distribuiti su sette comuni fra le province di Roma e Frosinone: Cervara di Roma, Camerata Nuova, Subiaco, Jenne, Vallepietra, Trevi nel Lazio e Filettino. La vetta più alta è il Monte Viglio con 2156 metri, e diverse altre cime superano i 2100.
Il parco conserva alcune delle faggete più estese d'Europa e oltre mille specie vegetali censite, con roverella, carpino, nocciolo, castagno, acero montano e tasso; nel sottobosco funghi commestibili e frutti selvatici. La fauna comprende il lupo appenninico, il capriolo, il cinghiale, la volpe, la presenza sporadica dell'orso bruno marsicano e i cervi reintrodotti fra il 2008 e il 2009. Fra i rapaci l'aquila reale, l'astore e il falco pellegrino, che del parco è il simbolo; nelle acque dell'Aniene la trota fario e il gambero di fiume. Gli altopiani carsici di Camposecco, Campaegli, Fondi di Jenne e Campo della Pietra, alcuni dei quali raggiungono i cinquecento ettari, sono la meta classica delle escursioni, insieme a Monte Livata sopra Subiaco.
Un'osservazione: la combinazione fra Canterano e i Simbruini è il modo migliore di usare questo angolo di Lazio in due giorni. Il primo giorno il borgo, le mura poligonali, le chiese e la valle; il secondo l'altopiano, le faggete e i monasteri. Chi tenta di comprimere tutto in una giornata finisce per guidare più di quanto cammini.
Cosa vedere intorno a Canterano nel raggio di venti minuti
Subiaco e i due monasteri benedettini
Subiaco, ottomilacinquecento abitanti nel fondovalle, è il centro maggiore della zona e il motivo per cui questa valle è entrata nella storia europea. Qui, nel VI secolo, Benedetto da Norcia visse da eremita in una grotta sopra i resti della villa dell'imperatore Nerone, un complesso di edifici disposti su livelli diversi sulla riva destra dell'Aniene, con laghi artificiali sbarrati da una diga; il ponte di marmo che collegava le due sponde è perduto. Dei tredici monasteri che Benedetto fondò, uno solo sopravvive: Santa Scolastica, il più antico monastero benedettino ancora in vita, con il campanile romanico del 1052 e il chiostro cosmatesco voluto dall'abate Lando nella prima metà del Duecento.
C'è un primato che a Subiaco si racconta poco e che merita di essere ricordato: nel 1465 nel monastero fu impiantata una pressa da stampa, la prima in Italia. I libri usciti da quel torchio sono i primi incunaboli stampati nella penisola, e furono composti in un monastero della valle dell'Aniene, non in una capitale editoriale. Il secondo monastero, il santuario del Sacro Speco dedicato a San Benedetto, fu costruito nel XII secolo sopra la memoria della grotta del santo ed è addossato alla parete rocciosa, con cicli di affreschi che coprono i muri per intero. In paese si visitano la Rocca abbaziale, largamente trasformata fra il XVI e il XVII secolo, la chiesa di San Francesco del 1327 e la chiesa neoclassica di Sant'Andrea Apostolo.
Cervara di Roma, il paese più alto
A pochi chilometri da Canterano si sale a Cervara di Roma, il comune più elevato della provincia, celebre per la scalinata degli artisti e per essere stato uno dei luoghi di elezione dei pittori stranieri che nell'Ottocento risalivano la valle in cerca di modelli e di paesaggio. Il confronto fra i due paesi è istruttivo: Cervara ha scelto la strada dell'arte contemporanea nello spazio pubblico, Canterano ha lasciato tutto com'era. Entrambe le scelte hanno un prezzo.
Rocca Canterano, Gerano, Rocca Santo Stefano, Agosta
I comuni confinanti si visitano in mezza giornata l'uno. Rocca Canterano, il paese gemello sulla stessa costa, conserva un nucleo medievale compatto; Gerano è noto per l'Infiorata e per il santuario mariano; Rocca Santo Stefano si affaccia verso gli Affilani; Agosta occupa il fondovalle e condivide con Canterano la frazione di Madonna della Pace. Sono paesi che nessuna guida generalista cita e che messi in fila compongono uno dei sistemi insediativi meglio conservati del Lazio.
Tivoli, la porta della valle
Scendendo verso Roma si incontra Tivoli, la città che per secoli ha conteso all'abbazia sublacense la giurisdizione su Canterano e che oggi custodisce due siti riconosciuti dall'UNESCO, Villa Adriana e Villa d'Este. Chi torni da Canterano nel pomeriggio ha il tempo per una delle due, non per entrambe: la preferenza va a Villa Adriana, perché la si percorre camminando in un parco e non in coda.
Palestrina e l'altro versante
Dall'altra parte dei Monti Ruffi, oltre i Prenestini, si trova Palestrina, con il santuario della Fortuna Primigenia e il Museo Archeologico Nazionale che conserva il mosaico nilotico. È un'altra giornata, ma per chi voglia capire come funzionava questo settore del Lazio antico è il complemento naturale alla visita di Canterano: il grande santuario di valle e i piccoli insediamenti d'altura appartengono allo stesso sistema.
Vallepietra e il santuario della Trinità
Più in alto, dentro il parco dei Simbruini, Vallepietra custodisce il santuario della Santissima Trinità, incassato nella parete del Monte Autore, meta di pellegrinaggi che dalla valle dell'Aniene e dalla Ciociaria si muovono a piedi da secoli. Chi voglia capire il rapporto fra queste montagne e la devozione popolare, dopo aver visto la processione di Canterano, trova a Vallepietra la stessa cultura amplificata su scala regionale.
Visitare Canterano: consigli pratici, stagioni e accessibilità
Quando andare a Canterano
Ottobre è il mese migliore, senza discussione: i castagneti in colore, l'aria tersa che apre la vista sulla gola di Subiaco, le sagre del tartufo e della castagna. Agosto è il mese della festa e della vita di paese, ma va messo in conto il caldo del fondovalle nel tragitto e la strada più frequentata. La primavera regala la fioritura dei prati di crinale e giornate lunghe per camminare. L'inverno è per chi ama i paesi vuoti e non teme il ghiaccio: sopra i seicento metri, fra dicembre e febbraio, la strada la mattina presto può essere insidiosa.
Canterano con i bambini
Il borgo è tutto scale e salite, quindi il passeggino è inutilizzabile: meglio lo zaino porta-bambino. In compenso l'assenza quasi totale di traffico interno rende il centro storico un posto dove i bambini possono camminare senza che qualcuno li tenga per mano ogni tre metri, cosa impossibile in città. Il castagneto in autunno, con la raccolta, è l'attività che funziona meglio con i più piccoli; le grotte, invece, non sono un'attività adatta ai bambini e vanno lasciate perdere.
Accessibilità a Canterano
Va detto con franchezza: il centro storico di Canterano non è accessibile a chi ha difficoltà motorie. Scalette, pendenze forti, selciato irregolare e passaggi stretti sono la norma in un abitato d'altura mai riprogettato. Chi si muove in carrozzina può però godere degli affacci panoramici raggiungibili dalla strada provinciale e degli slarghi all'ingresso del paese, dove la vista sulla valle dell'Aniene è già quella buona. Per la parrocchiale e per gli spazi comunali conviene chiedere in anticipo al Comune di Canterano quali ingressi siano praticabili.
Che cosa si mangia a Canterano
La dispensa del posto è quella dell'Appennino laziale interno: castagne in tutte le forme, dal frutto arrostito alla farina, tartufo dei boschi dei Monti Ruffi, nocciole, olio delle terrazze basse, funghi. Sulle tavole delle feste compaiono i piatti della tradizione contadina della valle, dalle minestre di legumi alle paste fatte a mano tirate con il ferretto, alle carni ovine. Non aspettatevi una scena gastronomica: in un comune di trecentocinquanta abitanti i punti di ristoro sono pochissimi e non è detto che siano aperti fuori stagione. La soluzione ragionevole è mangiare a Subiaco o ad Agosta e salire a Canterano per il resto, oppure far coincidere la visita con una sagra, quando il paese cucina per tutti.
Dormire nella zona di Canterano
Le strutture ricettive nel comune sono pochissime, come è normale in un paese di questa dimensione. La base logistica più sensata per esplorare la costa dei Monti Ruffi è Subiaco, che ha una offerta articolata e resta a poca distanza, oppure gli agriturismi sparsi lungo la valle dell'Aniene fra Agosta, Marano Equo e Cervara. Chi voglia dormire nel silenzio assoluto trovi una casa in affitto in paese: è l'unica formula che a Canterano funziona davvero, e vale la pena organizzarla in anticipo.
Quanto costa visitare Canterano
Zero. Il borgo non ha biglietteria, le chiese non hanno ingresso a pagamento, i sentieri sono liberi. Le uniche spese sono il viaggio, il pranzo e, se capitate durante una sagra, i ticket per gli assaggi, che nelle feste di paese della valle si mantengono su cifre simboliche. È uno dei pochi luoghi del Lazio dove una giornata intera fuori porta costa quanto il carburante.
Fotografia, silenzio e buone maniere
Ultima raccomandazione, valida per ogni paese di poche centinaia di abitanti: qui non ci sono comparse. Le persone sedute davanti a casa sono a casa loro, e la macchina fotografica puntata addosso senza un saluto è una scortesia. Si saluta, si chiede, si ottiene quasi sempre. In cambio si ricevono indicazioni, storie e, non di rado, la chiave di una chiesa.
Una curiosità su Canterano (RM)
La curiosità più bella di Canterano è appesa al muro del municipio e nessuno la nota: lo stemma comunale raffigura una nave fenicia sul mare. Un paese incastonato a 602 metri sul fianco dei Monti Ruffi, a una settantina di chilometri in linea d'aria dal Tirreno, senza fiumi navigabili e senza il minimo rapporto storico con la marineria, ha scelto come proprio simbolo un'imbarcazione. Il riconoscimento è formale e datato: decreto del capo del governo del 19 dicembre 1941, con il gonfalone in un drappo partito di rosso e di azzurro.
La spiegazione risale all'erudizione locale di primo Novecento. Nel 1911 Lanciotti aveva sostenuto per Canterano un'origine pelasgica, collegando il toponimo a kan e terapne, dimora di Kan, e appoggiandosi ai resti di mura poligonali presenti presso la via Empolitana II. Quella teoria vuole i Pelasgi navigatori giunti dal Levante attraverso la Siria e risaliti dalle coste laziali fino alle alture della valle dell'Aniene, portando con sé la tecnica dei blocchi incastrati a secco. La nave dello stemma è l'imbarcazione che li avrebbe condotti in Italia.
Trent'anni dopo, quella ricostruzione era diventata araldica ufficiale. È il passaggio che rende la vicenda affascinante: un'ipotesi di storia locale, discutibile e oggi non accettata dalla ricerca, ha attraversato la burocrazia del Regno d'Italia ed è finita blasonata sulla carta intestata di un comune. La storiografia contemporanea considera il termine Pelasgi un'etichetta generica con cui i Greci indicavano popolazioni preelleniche mal conosciute, e per le mura poligonali del Lazio interno tende a datazioni molto più basse, fra il IV e il II secolo avanti Cristo. Ma lo stemma resta, ed è la prova che a Canterano la storia non è mai stata un ornamento: è stata una rivendicazione.
Senza mezzi termini: chi visita Canterano e non chiede di vedere lo stemma ha sprecato metà del viaggio. Non c'è, in tutto il Lazio interno, un simbolo civico che racconti meglio quanto un paese piccolo possa ambire in grande.
Una cosa che non ti dice nessuno su Canterano (RM)
Che i reperti più importanti trovati a Canterano non sono a Canterano. Sono a Roma, esposti in due grandi musei nazionali, e quasi nessuno dei visitatori che li osserva sa da dove provengano.
Nel 1884, in un ripostiglio naturale del territorio canteranese, indicato dalle fonti locali come località La Sportelletta e da una tradizione parallela come la grotta detta moraitana sul Monte Rufo, furono rinvenute sette asce di bronzo a margini rialzati, ottenute per fusione: base ristretta e rettilinea, taglio allargato a mezzaluna. Sette pezzi depositati insieme non sono una perdita casuale, sono un ripostiglio intenzionale, e la discussione fra gli archeologi oscilla fra la scorta di metallo di un fonditore e il deposito votivo. Quelle asce sono oggi nelle raccolte del Museo Nazionale Romano, l'istituto di cui fa parte Palazzo Massimo alle Terme, in Largo di Villa Peretti 2 a Roma.
Ancora più antiche sono due asce levigate neolitiche: la prima in cloromelanite verde scura, dalla località Capo la Valle; la seconda, da contrada Cotoccia, in gabbro o roccia analoga, con fondo verde chiazzato di giallo e di scuro. Le fotografie del rinvenimento furono pubblicate nel 1897 dal geologo Gioacchino De Angelis d'Ossat, al quale il paese ha intitolato una via. Le due asce sono conservate nelle collezioni preistoriche ed etnografiche già intitolate a Luigi Pigorini, oggi parte del Museo delle Civiltà, in Piazza Guglielmo Marconi 14 all'EUR.
C'è poi la coda romana della vicenda: due epigrafi registrate nel Corpus Inscriptionum Latinarum, una trovata dai signori Filippo e Rocco De Angelis nel recinto dell'antico castello, l'altra individuata dal Bruzza nel giardino presso la scala di abitazione dell'arciprete. Quelle, almeno, sono rimaste in paese: si trovano nella casa comunale di Canterano. Il paradosso è tutto qui. Un comune di trecentocinquanta abitanti ha materiale esposto in due musei nazionali della capitale, e nella capitale nessuno collega quei pezzi al nome del paese. Se andate a Palazzo Massimo o al Museo delle Civiltà dopo essere passati da Canterano, la visita cambia completamente di segno.
Il consiglio che ti do per visitare Canterano (RM)
Non venite a Canterano da soli e non venite per un'ora. Il consiglio operativo è costruire la giornata su due poli e su un ordine preciso: la mattina in basso, il pomeriggio in alto.
Partite da Roma presto, prendete l'A24 fino a Vicovaro-Mandela e scendete a Subiaco. Dedicate la mattina ai due monasteri, Santa Scolastica con il campanile del 1052 e il chiostro cosmatesco dell'abate Lando, e il Sacro Speco addossato alla parete rocciosa. Pranzate in fondovalle, dove i posti ci sono. Poi salite a Canterano nel primo pomeriggio, quando la luce comincia a girare verso occidente e il paese si stacca dal versante. Lasciate l'automobile negli slarghi all'ingresso dell'abitato: dentro i vicoli non si manovra.
Il percorso a piedi è semplice. Si sale a Piazza del Castello, si guarda la parrocchiale di Santa Maria e San Mauro, si prosegue per le scalette fino agli affacci sulla gola, si torna verso la piazza dell'Olmo. Chi ha ancora energia scenda verso la via Empolitana II per vedere i resti delle mura poligonali presso il cimitero, e chi ha scarponi e tempo prosegua sul sentiero boschivo che porta verso i muretti a secco della zona delle grotte. Non entrate nelle cavità: sono profonde, non attrezzate, e senza qualcuno che conosca il percorso l'unica cosa che si guadagna è un rischio inutile.
Tre raccomandazioni che valgono più di ogni itinerario. Primo: controllate gli orari degli autobus Cotral prima di partire, e appuntatevi l'ultima corsa di rientro, perché in un paese di questa dimensione restare a piedi la sera non è un'eventualità teorica. Secondo: se potete scegliere la data, scegliete il primo agosto, quando il simulacro della Madonna degli Angeli parte a spalla verso la Maonna, o un fine settimana di ottobre, quando c'è la sagra del tartufo. Terzo: portate una torcia e scarpe con la suola scolpita, sempre, anche in agosto.
E un consiglio che non troverete altrove: parlate con la gente. In un comune di trecentocinquanta residenti la conoscenza del territorio è tutta orale, non è pubblicata da nessuna parte. Le indicazioni migliori su dove si aprono le grotte, su dove passa il tratto migliore del muro poligonale e su come si arriva al santuario le dà chi qui ci vive, e le dà volentieri a chi saluta per primo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Canterano sia stato per otto secoli proprietà di un monastero lo sanno tutti in valle, e nessuno lo racconta per quello che significa davvero. Il nome del paese compare in una lapide murata nel chiostro del monastero sublacense di Santa Scolastica nelle forme Cantorano, Cantorunu e Cantoranum, e vi compare tre volte con tre qualifiche diverse: prima come monte, poi come fondum, infine come castellum. Quella progressione è la storia dell'Appennino laziale in tre parole. Il monte è terra da pascolo; il fondo è una proprietà agraria con confini; il castello è un abitato fortificato con dentro una comunità.
Fra l'XI e il XII secolo l'Abbazia di Subiaco raggiunse il massimo splendore e possedeva un territorio vastissimo, che comprendeva tutti i centri della valle dell'Aniene e si spingeva ben oltre. Canterano era uno dei castelli disposti in posizione difensiva a controllo di quel dominio. La conseguenza pratica, per chi ci abitava, è che l'abate era insieme signore feudale, giudice e autorità religiosa: una concentrazione di poteri che non lasciava spazio di manovra.
Gli abati eletti presero presto a comportarsi da tiranni, al punto che nel 1455 papa Callisto III introdusse la figura dell'abate commendatario, un abate esterno al monastero, il più delle volte un cardinale. La riforma peggiorò le cose, perché trasformò l'abbazia in una rendita da distribuire nella grande politica romana. La giurisdizione fu contesa a lungo dal vescovo di Tivoli, e si arrivò a un accordo solo nel 1564, quando fu stabilito il ministero spirituale del vescovo tiburtino Andrea Croce su Canterano e su altri paesi. Sotto papa Urbano VIII, il 15 novembre 1638, il paese tornò definitivamente agli abati sublacensi, che lo governarono fino al 1753, quando passò alla Congregazione del Buon Governo, l'organo che approvava o respingeva le richieste avanzate dal governatore dell'abbazia.
Il fatto poco citato, dunque, non è la dipendenza da Subiaco: è che Canterano ha vissuto fino al 1870 dentro un ordinamento in cui il potere civile era una funzione del potere monastico, e che questo ha lasciato tracce ovunque, dalla dedicazione della parrocchiale a san Mauro, discepolo di Benedetto, alla toponomastica del castello. Un paese non si intitola al discepolo prediletto del fondatore dell'ordine per caso: lo fa perché appartiene a quell'ordine.
La foto giusta da fare a Canterano (RM)
La fotografia che vale il viaggio a Canterano non è quella del vicolo con i gerani. È il campo lungo dall'affaccio orientale del paese, con la gola di Subiaco in basso, i monasteri di San Benedetto e Santa Scolastica aggrappati alla parete e la muraglia dei Monti Simbruini che chiude l'orizzonte. In una sola inquadratura entrano il borgo in primo piano, la valle dell'Aniene nel mezzo e il parco regionale sul fondo: la geografia che ha determinato tutta la storia raccontata fin qui.
L'ora giusta è il tardo pomeriggio, quando il sole gira a occidente e taglia di traverso il versante di fronte: le pareti calcaree sopra Subiaco prendono un colore caldo e la valle si riempie di ombra, il che aumenta lo stacco fra i piani. La mattina presto funziona in modo opposto e altrettanto valido, con la foschia che riempie il fondovalle e il paese che emerge sopra la nebbia: è la fotografia da fare fra ottobre e dicembre, quando le inversioni termiche sono frequenti.
La seconda inquadratura da mettere in conto è verticale e sta dentro il borgo: le scalette di Canterano prese dal basso, con gli archi e i muri di sostruzione che si sovrappongono. Serve una focale grandangolare moderata e serve accettare la penombra, perché i passaggi coperti sono scuri anche a mezzogiorno. La terza è il castagneto in ottobre, con la luce che scende fra i tronchi vecchi.
Se venite il primo agosto, però, dimenticate tutto quanto sopra. La fotografia dell'anno è la fila delle luci che sale verso il santuario della Madonna degli Angeli nel buio, con i bengala, le torce e i fuochi artificiali lungo il percorso e il grande falò acceso all'arrivo. Si fotografa da fermi, con il gomito appoggiato a un muro, tempi lunghi e sensibilità alta. Restate in coda al corteo: davanti si vedono solo le spalle dei portatori, dietro si vede il serpente di luce che attraversa la montagna. E abbassate la macchina quando il simulacro entra nel santuario: è il momento della comunità, non il vostro.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia grande è passata da Canterano più volte, quasi sempre di traverso, come accade ai luoghi piccoli.
Il primo avvenimento è la guerra fra Roma e gli Equi, il popolo italico che occupava il territorio fra il bacino del Fucino e l'alta valle dell'Aniene e che dunque controllava anche questo ripiano. Silio Italico li descrisse come gente che viveva di pastorizia, agricoltura e caccia, rozza, forte, fiera, tremenda ai nemici, sempre armata anche mentre coltivava i campi. Roma li affrontò per generazioni: la vittoria del 458 avanti Cristo legata al nome di Cincinnato, quella del 389 attribuita a Camillo, infine la sottomissione del 304 avanti Cristo per opera di Publio Sempronio Sofo. Tito Livio, nel nono libro della sua opera, racconta che in quella campagna furono incendiati quarantuno castelli degli Equi e che il nome di quella gente fu quasi del tutto cancellato, con le loro terre passate in dominio dei vincitori. Quarantuno insediamenti d'altura distrutti in una sola stagione di guerra: la costa dei Monti Ruffi era piena di paesi, e Canterano apparteneva a quel mondo.
Il secondo avvenimento è l'incastellamento fra il X e l'XI secolo, quando il monte diventa fondo e il fondo diventa castello nella documentazione sublacense. Non è una battaglia, è una trasformazione lenta, e proprio per questo è il fatto che ha determinato la forma del paese che oggi si visita: i vicoli, le scalette, i muri di sostruzione, il nucleo alto stretto intorno alla piazza del Castello.
Il terzo è del 1455: papa Callisto III istituisce per Subiaco l'abate commendatario e la valle entra nel gioco delle grandi famiglie romane. Da quel momento le vicende di Canterano si intrecciano con la storia dei pontificati, fino all'accordo del 1564 con il vescovo tiburtino Andrea Croce e al ritorno definitivo agli abati sublacensi disposto sotto Urbano VIII il 15 novembre 1638.
Il quarto avvenimento è archeologico ed è del 1884, l'anno del rinvenimento delle sette asce di bronzo in un ripostiglio del territorio comunale. Tredici anni dopo, nel 1897, Gioacchino De Angelis d'Ossat pubblica le fotografie delle due asce neolitiche di Capo la Valle e di contrada Cotoccia. Fra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento Canterano entra così nella letteratura scientifica italiana, e non ne uscirà più.
Il quinto è del 1880 ed è un fatto negativo che vale la pena ricordare: una parte delle mura poligonali presso la via Empolitana II fu abbattuta per costruire la strada che oggi le costeggia. Nell'Italia appena unificata l'archeologia minore veniva sacrificata alla viabilità senza troppi scrupoli, e Canterano ne ha pagato il prezzo.
Il sesto avvenimento è la seconda guerra mondiale. Gli abitanti di Canterano si rifugiarono nelle grotte della località ricordata come Bucia Cucera per ripararsi dai bombardamenti. È la pagina più recente e più dura della storia del paese, ed è quella che i più anziani hanno ancora sentito raccontare in famiglia. Il settimo, infine, è il 19 dicembre 1941: nel pieno della guerra, il decreto che riconosce lo stemma con la nave fenicia. Un paese che, mentre il mondo bruciava, faceva blasonare la propria leggenda di fondazione.
Chi è passato da Canterano (RM)
La lista dei personaggi legati a Canterano è breve, come è giusto per un comune di trecentocinquanta abitanti, ma i nomi che contiene sono di prima grandezza.
Il primo è Rodrigo Borgia, il cardinale valenzano che nel 1492 divenne papa con il nome di Alessandro VI. Fu commendatario dell'Abbazia di Subiaco, e la memoria locale gli attribuisce una predilezione per la Rocca di Canterano, dove si sarebbe ritirato per le proprie dissolutezze. Va detto per correttezza che si tratta di una tradizione tramandata in paese e non di un fatto documentato: la fama nera dei Borgia ha calamitato aneddoti in tutta Italia. Il legame istituzionale fra i Borgia e la commenda sublacense, quello sì, è storia.
Il secondo nome è quello del Beato Amato, ed è un canteranese vero. Figlio di un Tagliavia del paese e discepolo del Beato Lorenzo Coricato, fu il ricostruttore del cenobio di Santa Maria di Morabotte, uno dei dodici monasteri edificati da san Benedetto, distrutto dai Longobardi e rimasto per circa seicentoventotto anni un luogo desolato. Amato ne fu il primo priore e vi rimase trentatré anni in continua penitenza di vita austera. Un uomo nato in un castello sublacense che rimette in piedi un monastero della prima fondazione benedettina: per la storia religiosa della valle è un fatto di rilievo.
Il terzo è Andrea Croce, vescovo di Tivoli, che nel 1564 ottenne per la diocesi tiburtina il ministero spirituale su Canterano e su altri paesi della valle, chiudendo una contesa lunga secoli con gli abati di Subiaco. Il suo nome, per i canteranesi del Cinquecento, significava sapere finalmente a chi rivolgersi.
Il quarto è Gioacchino De Angelis d'Ossat, il geologo che nel 1897 pubblicò le fotografie delle asce neolitiche rinvenute nel territorio comunale, portando Canterano dentro la letteratura scientifica dell'epoca. Il paese gli ha dedicato una via, che è il modo con cui i comuni piccoli dicono grazie.
Il quinto è Lanciotti, l'autore del libro I padri della civiltà occidentale stampato a Subiaco nel 1911, che propose l'origine pelasgica del paese e il nome kan e terapne. La sua ipotesi non regge al vaglio della ricerca contemporanea, ma è entrata nello stemma comunale nel 1941 e da allora rappresenta Canterano su ogni documento ufficiale: pochi eruditi di provincia hanno lasciato un segno tanto duraturo.
Restano poi le presenze di sfondo, quelle che riguardano tutta la valle e che a Canterano arrivavano di riflesso: gli abati e i monaci di Santa Scolastica, che qui esercitavano giurisdizione; i pittori e i viaggiatori del Grand Tour che nell'Ottocento risalivano l'Aniene verso Subiaco, Anticoli e Cervara in cerca di paesaggio e di modelli; i pellegrini diretti al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra, che dai paesi della costa si mettevano in cammino a piedi. Canterano non è mai stato una meta di quel flusso, è stato un punto di passaggio e di osservazione, che poi è il ruolo che il paese continua a svolgere benissimo.
Domande veloci su Canterano (RM)
Dove si trova Canterano (RM)?
Canterano è un comune della Città metropolitana di Roma Capitale, nell'alta valle dell'Aniene, su un versante dei Monti Ruffi, a 602 metri sul livello del mare. Confina con Agosta, Gerano, Rocca Canterano, Rocca Santo Stefano e Subiaco. Il CAP è 00020.
Quanto dista Canterano da Roma?
Circa sessanta chilometri, che si traducono in un'ora abbondante di viaggio in automobile passando per l'A24 e l'uscita di Vicovaro-Mandela. Con i mezzi pubblici il tempo si allunga, perché occorre una coincidenza a Subiaco.
Come si arriva a Canterano con i mezzi pubblici?
Con gli autobus Cotral che partono dal capolinea di Roma Ponte Mammolo, sulla linea B della metropolitana, in direzione Subiaco piazza Falcone, e poi con le corse locali che risalgono verso i paesi della costa dei Monti Ruffi. Gli orari vanno controllati sul sito ufficiale di Cotral, perché le corse verso i comuni piccoli sono poche e seguono il calendario scolastico.
Quanti abitanti ha Canterano?
Trecentocinquantacinque residenti secondo il dato ISTAT riferito alla fine del 2024, su una superficie comunale di 7,3 chilometri quadrati. Gli abitanti si chiamano canteranesi.
Si paga un biglietto per visitare Canterano (RM)?
No. Il borgo è a ingresso libero, non esistono biglietteria né orari di apertura, e le chiese non prevedono un ticket. Le uniche spese sono il viaggio e il pranzo.
Quanto tempo serve per visitare Canterano?
Un'ora e mezza per il centro storico camminando con calma. Con il santuario della Madonna degli Angeli, gli affacci panoramici e la passeggiata verso le mura poligonali si arriva comodamente a mezza giornata; con Subiaco e i monasteri si riempie una giornata intera.
Quali sono le chiese di Canterano?
La parrocchiale di Santa Maria e San Mauro in Piazza del Castello 21, la chiesa di San Rocco, la chiesa di Sant'Antonio e il santuario della Madonna degli Angeli in località Maonna, fuori dall'abitato. La parrocchia appartiene alla quinta vicaria della diocesi di Tivoli e di Palestrina.
Le chiese di Canterano sono sempre aperte?
No, e conviene saperlo prima di partire. Nei comuni di poche centinaia di abitanti gli edifici di culto si aprono per le celebrazioni e per le feste. Gli avvisi esposti sul portone della parrocchiale sono il riferimento più affidabile, insieme ai contatti della diocesi di Tivoli e di Palestrina.
Qual è la festa più importante di Canterano?
La festa della Madonna degli Angeli, il primo e il due agosto, con la processione che porta a spalla il pesante simulacro dal paese alla chiesetta rurale in località Maonna, andata e ritorno in entrambi i giorni, il grande fuoco acceso al santuario la sera del primo agosto e il percorso illuminato da bengala, torce, fuochi artificiali e luminarie.
Che cos'è il ballo della pupazza?
È la tradizione popolare con il fantoccio che nella valle dell'Aniene accompagna le feste di paese, e che a Canterano si esegue durante le sagre insieme alla musica popolare.
Quando si tiene la sagra del tartufo a Canterano?
Di norma in ottobre, insieme alle iniziative legate alla castagna. Le date esatte cambiano di anno in anno e vanno verificate sugli avvisi del Comune di Canterano prima di mettersi in viaggio.
Che cosa sono le mura poligonali di Canterano?
Sono resti di muri in grandi blocchi calcarei sbozzati e incastrati a secco, visibili presso la via Empolitana II in prossimità del cimitero e in località Croce. Una parte fu abbattuta nel 1880 per la costruzione della strada che le costeggia.
Le mura poligonali sono davvero pelasgiche?
La ricostruzione pelasgica risale all'erudizione locale del 1911 e ha grande valore culturale per il paese, ma non è un dato archeologico accertato. La ricerca contemporanea tende a collocare gran parte delle opere poligonali del Lazio interno fra il IV e il II secolo avanti Cristo.
Si possono visitare le grotte di Bucia Cucera?
Il sentiero boschivo che vi conduce, segnato dai muretti a secco esaminati dalla soprintendenza e ricondotti a un antico luogo di sepoltura, si percorre con scarponi adatti. L'ingresso nelle cavità profonde senza attrezzatura e senza qualcuno che conosca il percorso è invece un'imprudenza da evitare.
Perché lo stemma di Canterano raffigura una nave?
Perché traduce in araldica l'ipotesi delle origini pelasgiche del paese: la nave fenicia sul mare rappresenta l'imbarcazione che avrebbe portato in Italia i navigatori venuti dal Levante. Lo stemma fu riconosciuto con decreto del 19 dicembre 1941 e il gonfalone è un drappo partito di rosso e di azzurro.
Dove sono le asce di bronzo trovate a Canterano?
Le sette asce di bronzo a margini rialzati, rinvenute nel 1884, sono conservate nelle raccolte del Museo Nazionale Romano, l'istituto di cui fa parte Palazzo Massimo alle Terme, in Largo di Villa Peretti 2. Le due asce neolitiche di Capo la Valle e di contrada Cotoccia sono nelle collezioni preistoriche ed etnografiche già intitolate a Luigi Pigorini, oggi parte del Museo delle Civiltà, in Piazza Guglielmo Marconi 14.
Canterano è adatto ai bambini?
Sì, con un accorgimento: il paese è tutto scale e salite, quindi serve lo zaino porta-bambino e non il passeggino. L'assenza quasi totale di traffico interno rende però il centro storico un luogo sicuro dove camminare, e la raccolta delle castagne in autunno è l'attività che funziona meglio con i più piccoli.
Canterano è accessibile in sedia a rotelle?
Il centro storico no: scalette, forti pendenze, selciato irregolare e passaggi stretti sono la norma. Restano accessibili dalla strada provinciale gli affacci panoramici e gli slarghi all'ingresso del paese, dove la vista sulla valle dell'Aniene è già ampia. Per gli edifici pubblici conviene chiedere in anticipo al Comune.
Si mangia bene a Canterano?
La cucina è quella dell'Appennino laziale interno: castagne, tartufo, nocciole, olio, funghi, minestre di legumi, paste tirate a mano, carni ovine. I punti di ristoro nel comune però sono pochissimi e non sempre aperti fuori stagione: conviene mangiare a Subiaco o ad Agosta, oppure far coincidere la visita con una sagra.
Dove conviene dormire per visitare Canterano?
Subiaco è la base logistica più comoda per l'intera costa dei Monti Ruffi, con gli agriturismi della valle dell'Aniene fra Agosta, Marano Equo e Cervara come alternativa. In paese la formula che funziona è la casa in affitto, da organizzare per tempo.
Qual è il periodo migliore per andare a Canterano?
Ottobre, per i castagneti, l'aria tersa e le sagre. Agosto per la festa della Madonna degli Angeli e per la vita di paese. La primavera per camminare. L'inverno solo per chi ama i paesi vuoti e mette in conto il ghiaccio sulla strada nelle prime ore del mattino.
Che differenza c'è fra Canterano e Rocca Canterano?
Sono due comuni distinti e confinanti, sulla stessa costa dei Monti Ruffi, con due parrocchie diverse nella stessa vicaria diocesana: Santa Maria e San Mauro a Canterano, Santa Maria Assunta a Rocca Canterano. Si visitano nella stessa giornata senza fatica.
Canterano è dentro il Parco dei Monti Simbruini?
No. Il parco naturale regionale dei Monti Simbruini comprende Cervara di Roma, Camerata Nuova, Subiaco, Jenne, Vallepietra, Trevi nel Lazio e Filettino, per trentamila ettari complessivi. Canterano è sul versante opposto della valle, sui Monti Ruffi, e guarda il parco dall'altra sponda dell'Aniene.
Che cosa si vede da Canterano?
Da una parte la gola sublacense con i monasteri di San Benedetto e di Santa Scolastica e l'abitato di Subiaco nel fondovalle; dall'altra gli ultimi contrafforti dei Monti Prenestini e le colline che scendono verso il corso della Cona, affluente dell'Aniene che vi si immette presso la Madonna della Pace.
Serve prenotare per visitare Canterano?
No, il paese si visita liberamente. Conviene invece prenotare il pranzo se si conta di mangiare in zona in un giorno di festa, e organizzare per tempo l'alloggio nei fine settimana d'autunno, quando le sagre riempiono la valle.
Domande frequenti su Canterano (RM)
Dove si trova Canterano?
Canterano si trova nella Città metropolitana di Roma Capitale, nell'alta valle dell'Aniene, su un versante dei Monti Ruffi, a 602 metri sul livello del mare. Confina con Agosta, Gerano, Rocca Canterano, Rocca Santo Stefano e Subiaco.
Quanto dista Canterano da Roma?
Canterano dista circa sessanta chilometri da Roma, che si traducono in un'ora abbondante di viaggio in automobile prendendo l'autostrada A24 fino all'uscita di Vicovaro-Mandela e poi la statale Tiburtina Valeria verso Subiaco.
Cosa si vede a Canterano?
A Canterano si visitano il nucleo medievale del castrum con vicoli e scalette, quattro chiese di epoche diverse, i resti di mura poligonali lungo la via Empolitana II e le grotte di Bucia Cucera, un sistema di cavità sotterranee che con ogni probabilità hanno offerto riparo all'uomo nel corso dei millenni.
Quando è meglio visitare Canterano?
Ottobre è il mese migliore per visitare Canterano, senza discussione: i castagneti in colore, l'aria tersa che apre la vista sulla gola di Subiaco e le sagre del tartufo e della castagna. Agosto è il mese della festa patronale ma porta più caldo e traffico.
Perché lo stemma di Canterano raffigura una nave?
Lo stemma comunale di Canterano, riconosciuto con decreto del 19 dicembre 1941, raffigura una nave fenicia sul mare a testimonianza di antiche origini attribuite al comune, un simbolo curioso per un paese a seicento metri di quota e a una settantina di chilometri in linea d'aria dal Tirreno.
Perché i reperti archeologici trovati a Canterano non si trovano a Canterano?
I reperti più importanti trovati sul territorio di Canterano, come le sette asce di bronzo rinvenute nel 1884 in un ripostiglio naturale, sono oggi esposti in due grandi musei nazionali a Roma, mentre il luogo del ritrovamento resta quasi sconosciuto ai visitatori.
Cosa si vede vicino a Canterano?
A pochi minuti da Canterano si trova Subiaco, con i due monasteri benedettini di Santa Scolastica e del Sacro Speco, dove nel VI secolo Benedetto da Norcia visse da eremita in una grotta sopra i resti di una villa dell'imperatore Nerone.
Da quanto tempo Canterano apparteneva all'Abbazia di Subiaco?
Il nome di Canterano compare in una lapide murata nel chiostro del monastero sublacense di Santa Scolastica, e per otto secoli il paese fu proprietà dell'abbazia, prima come monte, poi come fondo agricolo e infine come castello vero e proprio.
Perché tornare a Canterano (RM)
Chiudiamo con la nostra opinione su questa valle. Canterano non compete con Subiaco e non deve provarci: il monastero di Santa Scolastica, il Sacro Speco e la Rocca abbaziale sono un patrimonio di rilevanza europea, e chi ha un giorno solo va lì. Ma chi torna una seconda volta nella valle dell'Aniene e si limita ai monasteri commette l'errore classico del turismo veloce, quello di scambiare il monumento con il territorio. Il monumento si capisce solo dall'alto, dai castelli che lo circondavano e che lo hanno nutrito per otto secoli. Canterano è uno di quelli, ed è il più leggibile.
Consiglio concreto e ultimo: mettete in agenda il primo agosto. Salite nel tardo pomeriggio, lasciate l'automobile all'ingresso del paese, fatevi indicare da qualcuno il percorso verso la Maonna e seguite la processione fino al fuoco. Non è uno spettacolo organizzato per i visitatori, è una comunità che porta a spalla un simulacro pesante per chilometri, come fa da generazioni. Standoci dentro con rispetto, si impara su questa montagna più di quanto insegni qualunque pannello illustrativo. E la mattina dopo, con calma, si va a vedere il muro poligonale.
Chi organizza una giornata di gruppo in valle e vuole muoversi con un professionista che conosca strade, orari e feste può rivolgersi ai colleghi di TourLeaderPro, che curano l'accompagnamento turistico anche fuori Roma, oppure alla loro organizzazione di viaggi di gruppo in Italia per i programmi su misura. Chi invece porta con sé ospiti stranieri troverà le versioni inglesi degli itinerari romani nella guida alle cose da vedere a Roma e nella pagina dedicata alle gite in giornata da Roma.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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