Vigamus – Museo del Videogioco
Vigamus, il Museo del Videogioco di Roma, non riceve più visitatori in via Sabotino 4, a Prati: dal 30 novembre 2024 il museo si chiama GAMM - Game Museum e occupa il civico 35/36 di via delle Terme di Diocleziano, fra piazza della Repubblica e la stazione Termini. Stessa istituzione, stessa direzione, stessa collezione cresciuta dal 2012 in poi, indirizzo nuovo e spazi raddoppiati. Chi cerca ancora il museo nel rione Prati compie un viaggio inutile. Il sito ufficiale è gammuseum.com, il telefono +39 06 55136582, la posta elettronica info@gammuseum.com. Si entra tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, weekend e giorni festivi compresi, senza giorno di chiusura settimanale. Il biglietto intero costa 15 euro; over 65, persone con disabilità, gruppi da dieci partecipanti in su e scolaresche pagano 12 euro; i bambini fino a cinque anni compiuti entrano gratis; ogni martedì la tariffa scende a 10 euro per tutti; dal lunedì al venerdì i gruppi da quattro persone in su pagano 10 euro a testa; il coupon famiglia, da richiedere in anticipo con il modulo sul sito ufficiale, vale 39 euro per due adulti e un under 14, 51 euro con due, 63 euro con tre. La visita guidata parte ogni mezz'ora dalle 9.30 alle 19.00 e va prenotata almeno ventiquattro ore prima. Metropolitana: linea A, fermata Repubblica-Teatro dell'Opera, oppure Termini per le linee A e B, con la stazione ferroviaria a poche centinaia di metri. La prenotazione non è obbligatoria per l'ingresso singolo.
Chi vuole incastrare la visita in un itinerario più largo trova il quadro completo nella pagina dedicata ai musei di Roma: il museo del videogioco è uno dei pochi indirizzi cittadini dove il pubblico dei quindicenni e quello dei cinquantenni entrano per la stessa ragione.

Che cosa è oggi Vigamus - Museo del Videogioco
Il nome con cui il museo è nato nel 2012 è un acronimo trasparente: VIdeoGAme MUSeum. Per dodici anni ha significato un indirizzo preciso, via Sabotino 4, una palazzina di Prati a metà strada fra Lepanto e piazza Mazzini, e un progetto culturale che in Italia non aveva precedenti: raccogliere, catalogare, esporre e far giocare il videogioco come si fa con qualunque altro linguaggio del Novecento. Il 4 novembre 2024 la direzione ha annunciato il passaggio a una sede nuova, e il 30 novembre dello stesso anno ha aperto GAMM - Game Museum in via delle Terme di Diocleziano.
La struttura che gestisce il museo è Kabuto, impresa fondata da professionisti dell'industria dell'intrattenimento. Marco Accordi Rickards, che del museo è direttore e che al progetto lavorava dal 2008, è fra i cofondatori insieme a Luisa Bixio e Raoul Carbone: gli stessi nomi che avevano portato in porto l'apertura del 20 ottobre 2012. Non è quindi un museo diverso che ha preso il posto del vecchio, è lo stesso museo che ha cambiato taglia. Il conto dei visitatori accumulato nella sede di Prati, oltre due milioni di persone in dodici anni, resta il capitale su cui la nuova sede è stata costruita.
Un'opinione, e la dico chiara: il trasloco è stata la scelta giusta. Prati era un quartiere comodo per i romani e distante dalla geografia mentale di chi arriva a Roma per tre giorni; via delle Terme di Diocleziano è a quattro minuti a piedi da Termini, cioè dal punto in cui ogni anno passano decine di milioni di persone. Un museo che parla di un medium giovane aveva bisogno di stare dove la gente scende dal treno, non dove la gente torna a casa.
Le dimensioni e i numeri di Vigamus - Museo del Videogioco oggi
La sede attuale si sviluppa su circa 700 metri quadrati distribuiti su due livelli e tre aree tematiche. La stampa di settore che ha seguito l'inaugurazione parla di oltre seicento pezzi esposti, di oltre centoventi schermi fra monitor, postazioni di gioco, totem interattivi e ledwall, e di ventiquattro stazioni interattive digitali lungo il percorso principale. Il sito ufficiale, dal canto suo, descrive il piano terra come un percorso con centocinquanta monitor governati da una regia elettronica, pannelli infografici e migliaia di pezzi fra console e videogiochi. Le due contabilità non coincidono al pezzo, e non è un problema: contano i corpi, non le cifre tonde.
Il museo è riconosciuto dalla Regione Lazio ed è membro dell'ICOM, il Consiglio internazionale dei musei. Il predecessore in via Sabotino era stato uno dei membri fondatori dell'EFGAMP, la federazione europea degli archivi, dei musei e dei progetti di conservazione del videogioco, nata insieme alle istituzioni tedesche e francesi che facevano lo stesso mestiere. Chi pensa che un museo del videogioco sia un salone giochi con la targa lo dimentichi: la conservazione del software e dell'hardware degli anni Settanta e Ottanta è un problema tecnico serissimo, perché i supporti magnetici si smagnetizzano, i condensatori si seccano e i tubi catodici si spengono per sempre.
Dove si trova Vigamus - Museo del Videogioco e come ci si arriva
Via delle Terme di Diocleziano è la strada che costeggia il fianco meridionale del complesso termale voluto da Diocleziano fra il 298 e il 306 dopo Cristo, e collega piazza dei Cinquecento a piazza della Repubblica. Il civico 35/36 è a metà di questo tratto. Non è un dettaglio di comodo: chi visita il museo si trova a camminare sopra e accanto al più grande impianto termale che Roma abbia mai costruito, con la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, ricavata da Michelangelo dentro l'aula centrale, a un centinaio di metri.
In metropolitana e in treno
La fermata più elegante è Repubblica-Teatro dell'Opera, sulla linea A: si esce sull'emiciclo del Koch e si scende lungo il fianco delle terme. La fermata più capiente è Termini, nodo delle linee A e B e di tutte le ferrovie regionali e nazionali: dall'uscita di piazza dei Cinquecento la camminata è di poche centinaia di metri, in piano, su marciapiede largo. Chi arriva dall'aeroporto di Fiumicino con il collegamento diretto scende a Termini e non ha bisogno di prendere altro.
In autobus, in taxi e in auto
Piazza dei Cinquecento è il capolinea o il transito di gran parte delle linee urbane di superficie, e piazza della Repubblica è servita da altre. Le linee cambiano nel tempo e conviene verificarle il giorno stesso sull'applicazione dell'azienda di trasporto. In taxi si chiede piazza della Repubblica e si fanno gli ultimi cinquanta metri a piedi. In auto è una pessima idea: siamo dentro la zona a traffico limitato del centro storico e i posti in strada non esistono; se proprio si arriva motorizzati, conviene lasciare la macchina in un parcheggio di scambio della metropolitana e finire in metro.
A piedi, dal centro
Da Santa Maria Maggiore sono dieci minuti scarsi, da via Nazionale cinque, dal Quirinale un quarto d'ora in discesa. Chi ha in programma anche le Terme di Diocleziano o Palazzo Massimo alle Terme ha tutto nello stesso isolato, e questa è la ragione migliore per organizzare una giornata intera in questo quadrante.
Quanto costa il biglietto di Vigamus - Museo del Videogioco
Il listino ufficiale, alla data di scrittura, prevede 15 euro per l'intero. Scendono a 12 euro gli over 65, le persone con disabilità, i gruppi da dieci partecipanti in su e le scolaresche, per le quali la visita guidata è compresa. L'accompagnatore della persona con disabilità entra gratuitamente. I bambini da zero a cinque anni non pagano.
Le promozioni e le convenzioni
Tre meccanismi abbassano il prezzo in modo sensibile e quasi nessuno li conosce. Il primo: ogni martedì la tariffa è di 10 euro per chiunque, senza condizioni. Il secondo: dal lunedì al venerdì un gruppo di quattro persone paga 10 euro a testa, e quattro persone sono una famiglia normale o due coppie di amici. Il terzo: esiste una promozione due per uno pensata per i nonni, che abbina un under 14 e un over 65 al prezzo di quindici euro complessivi. Il coupon famiglia, invece, va richiesto prima compilando un modulo sul sito ufficiale e arriva per posta elettronica: si mostra in cassa e vale 39 euro per due adulti con un ragazzo sotto i quattordici anni, 51 euro con due ragazzi, 63 euro con tre. Chi si presenta al banco senza averlo richiesto paga la tariffa piena.
Il museo elenca inoltre una lista lunga di convenzioni che danno diritto al prezzo di 12 euro a persona per il titolare e per i suoi accompagnatori: fra queste compaiono il Ministero della Difesa, ARCI Roma, CartaEffe di Feltrinelli e IBS, la Youth Card del Lazio, la Carta Nazionale Giovani, l'associazione nazionale della polizia locale, il Club Medici, l'ICOM, City Sightseeing, il Centro Turistico Giovanile e i circuiti Viviparchi e Mondoparchi.
La MIC card e la Roma Pass a Vigamus - Museo del Videogioco
Qui bisogna essere netti, perché è l'errore che vedo fare più spesso. La MIC card, la tessera annuale da cinque euro che apre i musei civici di Roma Capitale, in questo museo non vale nulla: il museo del videogioco non è un museo civico, non appartiene al sistema di Roma Capitale e non è nemmeno statale. È un'istituzione privata riconosciuta dalla Regione Lazio. La MIC card serve per i Musei Capitolini, per la Centrale Montemartini, per il Museo di Roma e per gli altri indirizzi del circuito comunale, non per questo.
La Roma Pass, invece, compare fra le convenzioni elencate dal museo, nelle versioni da 24 e da 48 ore, e dà diritto alla tariffa convenzionata di 12 euro. Non è un ingresso gratuito e non è uno degli ingressi compresi nella card: è uno sconto di tre euro. Chi ha la tessera se la porti dietro; chi non ce l'ha non la compri per questo.
Il percorso di visita di Vigamus - Museo del Videogioco, area per area
La visita è organizzata in tre aree tematiche disposte su due livelli. Il piano terra accoglie la parte storica e documentaria, il piano inferiore quella giocabile e sperimentale. Il criterio di fondo è quello che il museo pratica dal 2012 e che lo distingue da una collezione privata messa in vetrina: ogni epoca raccontata dai pannelli si può anche giocare sull'hardware di quell'epoca, o su una sua riproduzione affidabile.
Il GAMMDome, il corridoio della storia
La prima area è un percorso immersivo che si allunga per oltre sessanta metri e che ospita ventiquattro stazioni interattive. Le pareti sono uno schermo continuo governato da una regia unica: il visitatore cammina dentro una linea del tempo che parte dagli esperimenti di laboratorio degli anni Cinquanta e arriva alla produzione contemporanea. Lungo il percorso si incontrano le macchine che hanno definito ogni passaggio: il Pong di Atari, i Commodore, il Game Boy, le PlayStation, le Xbox, il Sega Dreamcast, i visori per la realtà virtuale di oggi.
Il cuore documentario dell'area è un archivio digitale costruito con contributi diretti di pionieri e specialisti dell'industria: interviste video con autori del calibro di John Romero, che firmò Doom, di Ray Muzyka e Greg Zeschuk, i due medici canadesi che fondarono BioWare, di Yuji Naka, il programmatore che diede vita a Sonic. È materiale che non si trova in un'enciclopedia e che vale il biglietto da solo, a patto di avere la pazienza di fermarsi ad ascoltarlo con le cuffie invece di attraversare la sala in quattro minuti.
Le teche di Vigamus - Museo del Videogioco: console, cartucce, cimeli
Dentro le vetrine il museo espone la sua collezione di macchine e supporti. Ci sono gli oggetti fondativi: l'Atari 2600, il Commodore 64, il Game Boy, il Wii. Ci sono le rarità, come una copia di Conker's Bad Fur Day, un Golden Sun, un Perfect Dark autografato. E ci sono, cosa più interessante, i fallimenti conservati con lo stesso rispetto dei successi: il Virtual Boy di Nintendo, macchina rossa e stereoscopica che nel 1995 provò a vendere la realtà virtuale a un pubblico che non era pronto e che venne ritirata dal mercato in meno di un anno. Un museo che espone soltanto i vincitori racconta metà della storia.
La collezione storica raccolta in via Sabotino comprendeva pezzi di provenienza documentata e non replicabile, fra cui i master disk di Doom e i dischi dimostrativi di Crytek: materiale d'archivio che vale, in termini di conservazione, quanto un manoscritto per una biblioteca. Chi tiene a un pezzo specifico faccia una domanda al banco prima di entrare, perché l'allestimento delle teche cambia con le mostre temporanee.

PARC, la sala arcade di Vigamus - Museo del Videogioco
PARC è l'acronimo di Path of Arcadia e ricostruisce l'esperienza di una sala giochi di quarant'anni fa. Oltre venti cabinati originali, funzionanti, accesi, compresi nel prezzo del biglietto e liberi da gettoni: Pac-Man del 1980, Donkey Kong del 1981, Space Invaders, e poi la generazione successiva, quella dei picchiaduro e degli sparatutto su rotaia, con Street Fighter, Mortal Kombat, Tekken, Metal Slug, Time Crisis.
Vale la pena spiegare perché questa sala è la parte più preziosa e non la più giocosa. Un cabinato non è un contenitore neutro: la posizione del monitor, l'altezza del piano di controllo, la durezza del joystick, la distanza fra i due giocatori, tutto è progettato per un corpo in piedi che ha inserito una moneta e che ha da perdere qualcosa. Il videogioco da sala giochi è nato con una struttura economica dentro: doveva farti morire in tre minuti per farti reinserire il gettone. Giocare a Donkey Kong su un cabinato è un'esperienza storica; giocarci su un emulatore, per quanto fedele, è leggere una traduzione.
HIP, l'Historical Playground
La terza area, al livello inferiore, si chiama Historical Playground ed è la sezione dedicata al gameplay e al game design. È qui che il museo mette a disposizione un archivio giocabile che supera i duemila titoli, dagli anni Settanta a oggi, su decine di postazioni con le console contemporanee. È lo spazio dove si può passare mezz'ora su Super Mario Bros. e poi mezz'ora su The Last of Us, cioè fare l'esercizio comparativo che nessuna lettura sostituisce. Il piano inferiore ospita anche una sala modulare per le mostre temporanee.
L'area della realtà virtuale
Al livello inferiore c'è l'area dedicata alla realtà virtuale, erede diretta di un primato che il museo si era conquistato nel giugno 2016, quando in via Sabotino aveva inaugurato la Oculus Room: la prima sala permanente al mondo dedicata all'Oculus Rift, allestita con visori di sviluppo di seconda generazione e sostenuta tecnicamente da Asus. Oggi il visore è un oggetto da grande distribuzione, allora era una scommessa. Chi entra nell'area VR di adesso trovi il tempo di provarla anche se è convinto di sapere già come funziona: la differenza fra il visore domestico e una postazione tarata da qualcuno che lo fa di mestiere si sente nei primi trenta secondi.
La sala cinema e le sale per le feste
Il livello inferiore comprende anche una sala cinema dove scorrono documentari e film dedicati al videogioco: è il posto dove sedersi quando le gambe cedono, ed è anche l'unico angolo del museo al buio e in silenzio. Al piano superiore due sale sono riservate alle feste di compleanno gestite dal personale del museo, con una formula che comprende venticinque ingressi fra adulti e bambini, l'uso privato della sala per il buffet e la torta, due operatori del team per le attività, tornei e quiz. Le prenotazioni passano dall'indirizzo party@gammuseum.com o dal telefono del museo. Esistono anche formule di apertura serale per feste private.
Dal Magnavox Odyssey a Rockstar: la storia che Vigamus - Museo del Videogioco racconta
L'ossatura narrativa del museo, dal 2012 a oggi, è la stessa: una linea del tempo che parte dalla prima console commercializzata e arriva alla produzione contemporanea. Vale la pena percorrerla con qualche coordinata in mano, perché i pannelli danno per scontate cose che scontate non sono.
L'anno zero e il Magnavox Odyssey
Il Magnavox Odyssey, uscito nel 1972 su progetto di Ralph Baer, è la prima console per il mercato domestico. Non aveva microprocessore, non aveva suono, non teneva il punteggio: generava punti luminosi che si muovevano sullo schermo e demandava tutto il resto a fogli di plastica trasparente da appiccicare sul televisore e a segnapunti di cartone. Sembra un aneddoto, è invece il punto in cui il videogioco smette di essere un esperimento da laboratorio universitario e diventa un prodotto. Tutto quello che viene dopo discende da lì.
Commodore, i personal computer e le avventure testuali Infocom
La sezione dedicata a Commodore racconta la fase in cui il computer entra nelle case italiane, e il museo insiste su questo passaggio perché in Italia è stato decisivo: il Commodore 64 è la macchina su cui una generazione intera ha imparato che il software si poteva anche scrivere, non solo comprare. Accanto, il museo dedica spazio alle avventure testuali della Infocom, i giochi senza grafica in cui il giocatore digitava frasi e il programma rispondeva in prosa. Zork e i suoi fratelli hanno inventato, negli anni Ottanta, un modello di narrazione interattiva che la critica riscopre a ondate regolari e che oggi, con la generazione automatica di testo, torna di attualità.
La golden age delle sale giochi e il crollo del 1983
Fra il 1978 e il 1982 il videogioco da sala vive la sua età dell'oro, e il museo la racconta con i cabinati veri. Poi arriva il 1983, l'anno del crollo del mercato nordamericano: troppe console, troppi giochi scadenti, troppa fiducia bruciata. In due anni il fatturato del settore negli Stati Uniti si polverizza. È l'episodio che il percorso storico affronta di petto, ed è anche l'antefatto della vicenda più spettacolare custodita in questo museo.
Dalla rivoluzione tridimensionale a Rockstar
La parte finale della linea del tempo attraversa la nascita del tridimensionale, la guerra fra le piattaforme degli anni Novanta, l'arrivo di PlayStation e Xbox, e sbocca sulla produzione contemporanea, con le opere di Rockstar Games come esempio di un medium che ha smesso di rivolgersi ai ragazzini. Chi visita con un figlio adolescente si prepari a una conversazione: il salto fra Space Invaders e Grand Theft Auto è, in termini di linguaggio, quello che separa un cortometraggio muto da un film di tre ore.

Una curiosità su Vigamus - Museo del Videogioco
Nel 1982 Atari mise in produzione un videogioco tratto da E.T. l'extra-terrestre, il film di Steven Spielberg uscito quell'anno. Lo sviluppo venne affidato a Howard Scott Warshaw, programmatore che aveva già firmato titoli di successo per la stessa casa, e si svolse in tempi da corsa contro l'orologio per arrivare sugli scaffali entro il Natale. Il risultato commerciale fu un disastro di proporzioni leggendarie: milioni di copie invendute, resi a camionate, un magazzino pieno di cartucce che nessuno voleva. Nel 1983 Atari svuotò i suoi depositi seppellendo il materiale in una discarica di Alamogordo, nel New Mexico. Per trent'anni la storia rimase una leggenda da forum: si diceva che nel deserto ci fossero centinaia di migliaia di cartucce, e nessuno lo aveva mai dimostrato.
Il 26 aprile 2014 uno scavo autorizzato e aperto al pubblico aprì la discarica. James Heller, che nel 1983 aveva coordinato l'operazione di smaltimento per conto di Atari, dichiarò che le cartucce sepolte erano state 728.000; il recupero effettivo ne restituì circa 1300. La città di Alamogordo, diventata proprietaria dei reperti, decise di distribuirne una parte a musei e istituzioni del mondo. Il museo del videogioco di Roma fu fra i primissimi a riceverle, dopo aver presentato le proprie credenziali e il progetto espositivo: la mostra si intitola E.T. The Fall, i tesori sepolti di Atari, ed è permanente.
Il punto non è il feticcio. Il punto è che quelle cartucce corrose sono, per la storia del medium, quello che un frammento di anfora è per l'archeologia: la prova materiale di un evento economico che si raccontava per sentito dire. Non conosco molti musei al mondo che possano mettere in vetrina il proprio 1983 e farlo anche giocare.
Una cosa che non ti dice nessuno su Vigamus - Museo del Videogioco
Che il biglietto pieno da 15 euro, in questo museo, lo paga soltanto chi non si è informato. Il listino ufficiale contiene tre scorciatoie che nessuna guida cita e che il personale in cassa non ha alcun obbligo di suggerirti.
La prima: il martedì l'ingresso costa 10 euro per tutti, senza requisiti di età, tessera o composizione del gruppo. Un terzo di sconto solo per aver scelto il giorno giusto della settimana. La seconda: dal lunedì al venerdì, un gruppo di quattro persone paga 10 euro a testa. Quattro persone sono una famiglia con due figli grandi, o due coppie, o un gruppetto di studenti: è la promozione più facile da centrare e la più ignorata. La terza: la formula due per uno pensata per i nonni, che fa entrare un ragazzo sotto i quattordici anni e un over 65 con quindici euro complessivi, cioè il prezzo di un solo intero.
Poi c'è il coupon famiglia, che è la cosa davvero poco nota, perché richiede un gesto in anticipo: si compila un modulo sul sito ufficiale, si riceve il coupon per posta elettronica, lo si mostra in cassa. Due adulti con un under 14 pagano 39 euro invece di 45, con due ragazzi 51 invece di 60, con tre 63 invece di 75. Il coupon non ha scadenza. Chi arriva davanti alla biglietteria senza averlo richiesto non può rimediare sul posto, e sono sei, nove, dodici euro buttati per un modulo di trenta secondi.
Ultima informazione pratica che nessuno mette in evidenza: la visita guidata parte ogni mezz'ora dalle 9.30 alle 19.00, ma va prenotata con almeno ventiquattro ore di anticipo. Chi si presenta la mattina stessa sperando di aggregarsi al turno successivo, di norma, resta a piedi.
Il consiglio che ti do per visitare Vigamus - Museo del Videogioco
Il consiglio è uno solo e riguarda l'ordine della visita: fai il piano terra prima, e falla lenta. Ho accompagnato abbastanza gruppi per sapere come va a finire quando si sbaglia. Un padre entra con due ragazzi, i ragazzi sentono i cabinati accesi, scendono di corsa, si piazzano su Mortal Kombat e non li vedi più per due ore; la parte storica, quella per cui hai pagato il biglietto e che è l'unica che non trovi altrove, viene attraversata in dieci minuti alla fine, quando tutti hanno fame. Il museo funziona al contrario: prima l'archivio, le interviste con le cuffie, le teche, la linea del tempo. Poi i cabinati, come premio.
Sull'orario: apre alle 9.30 tutti i giorni e chiude alle 19.30. Le due fasce migliori sono la primissima mattina, quando il GAMMDome è vuoto e si sentono le interviste senza rumore intorno, e il tardo pomeriggio dei giorni feriali. Il sabato pomeriggio è la fascia peggiore, perché le postazioni sono tutte occupate e l'attesa su un cabinato può diventare noiosa per un bambino piccolo. Se puoi scegliere, scegli il martedì: costa dieci euro e non è mai il giorno di punta.
Sul tempo: due ore sono il minimo sindacale, due ore e mezza l'orizzonte realistico per un adulto interessato, tre ore o più se ci sono ragazzi che giocano davvero. Chi vuole spendere bene la giornata prenoti la visita guidata il giorno prima, si faccia accompagnare nel percorso storico e poi resti da solo nella parte giocabile: è la combinazione che dà il rapporto migliore fra sapere acquisito e divertimento.
Ultima cosa, e vale come opinione netta: non venite qui a stomaco vuoto contando su un bar interno degno di questo nome. Siete a quattro minuti da un quadrante pieno di posti dove mangiare seriamente. Mangiate prima, entrate dopo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che questo museo non è nato come un'attrazione turistica, ma come un progetto accademico e associativo, e che quella origine spiega il taglio del percorso ancora oggi. La prima presentazione ufficiale avvenne nel 2010, durante la conferenza italiana degli sviluppatori di videogiochi; l'apertura al pubblico arrivò il 20 ottobre 2012, dopo quattro anni di lavoro preparatorio. Alle spalle c'erano AIOMI, il movimento per la cultura del videogioco, il patrocinio della città di Roma e una collaborazione didattica con l'Università di Roma Tor Vergata.
Sulla stessa linea si muovono le attività che il museo ha costruito negli anni successivi. Nel 2014 nasce la VIGAMUS Academy, il ramo di alta formazione dedicato alla progettazione e allo sviluppo, con un percorso specifico sulla realtà virtuale realizzato in collaborazione con Crytek, la casa tedesca del motore CryEngine. Nel novembre 2016 il museo lancia GAMEROME, convegno internazionale annuale dedicato all'industria. Sempre dalla stessa struttura esce VMag, rivista di settore. E dal 2013 il museo è membro fondatore dell'EFGAMP, la federazione che riunisce gli archivi e i musei europei del videogioco.
Perché conta? Perché un museo che nasce dentro un ecosistema di ricerca, formazione e conservazione mette in vetrina cose diverse da quelle che metterebbe un imprenditore dell'intrattenimento. Le interviste ai progettisti, i dischi master, i pannelli sulla crisi del 1983, la scelta di esporre i fallimenti industriali: sono decisioni da conservatore museale, non da gestore di sala giochi. Ed è la ragione per cui vale la pena portarci un ragazzo che di videogiochi ne mastica già parecchi: esce sapendo qualcosa che non sapeva.
La foto giusta da fare a Vigamus - Museo del Videogioco
La foto giusta è nel GAMMDome, e va costruita con un po' di testa. Il corridoio si allunga per oltre sessanta metri con le pareti trasformate in un unico schermo continuo: se ti metti al centro del passaggio, ti abbassi fino all'altezza del petto e inquadri in lunghezza, ottieni una prospettiva che si perde nel fondo e in cui la luce degli schermi disegna due linee di fuga. È l'unica inquadratura del museo che restituisce la scala dell'allestimento. Con una persona di spalle a metà corridoio hai anche il metro di paragone, e la fotografia smette di sembrare un rendering.
Regola tecnica, e non è un dettaglio: niente flash. In un ambiente costruito su monitor e ledwall, il flash produce riflessi bianchi e cancella esattamente ciò che volevi fotografare. Alza la sensibilità, appoggia il telefono o la macchina su un corrimano o su una teca per stabilizzare, e accetta tempi lunghi. Se il telefono ha la modalità notturna, è il posto in cui usarla.
La seconda foto, quella che piace ai ragazzi, è nella sala arcade: i cabinati in fila con i monitor accesi e le insegne luminose sopra, ripresi da un'angolazione bassa e leggermente laterale, restituiscono l'effetto sala giochi anni Ottanta molto meglio di uno scatto frontale. La terza sono le statue a grandezza monumentale dei personaggi storici che presidiano il percorso, dal Big Daddy di BioShock a Solid Snake: qui l'inquadratura verticale con la figura in controluce funziona sempre.
Un'avvertenza che do sempre e che nessuno segue: chiedi al personale prima di fotografare le teche e i pezzi in prestito. Le collezioni con materiale d'archivio hanno regole diverse a seconda di chi ha concesso il pezzo, e una domanda al banco costa dieci secondi.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la fondazione stessa. Il 20 ottobre 2012 apre in via Sabotino 4 il primo museo permanente italiano dedicato al videogioco: non una mostra temporanea, non un festival, un museo con orari, biglietteria, catalogo e conservazione. In un paese in cui il videogioco veniva ancora raccontato dai telegiornali come un vizio adolescenziale, la data ha un peso che oggi si fatica a misurare.
Il secondo è il 2014, l'anno in cui le cartucce recuperate nella discarica di Alamogordo arrivano a Roma. Il museo diventa la prima istituzione al mondo a esporle in un allestimento dedicato, la mostra permanente E.T. The Fall. Nello stesso anno prende avvio la VIGAMUS Academy.
Il terzo è il giugno 2016, con l'apertura della Oculus Room: la prima sala permanente al mondo dedicata all'Oculus Rift, in un momento in cui la realtà virtuale di consumo non esisteva ancora sul mercato di massa. Il novembre dello stesso anno porta la prima edizione di GAMEROME, che trasforma il museo in un punto di incontro dell'industria europea.
Il quarto avvenimento è il 4 novembre 2024, con l'annuncio del passaggio a GAMM - Game Museum, seguito dall'apertura della sede di via delle Terme di Diocleziano il 30 novembre. Dodici anni di attività e oltre due milioni di visitatori si spostano in uno spazio doppio, a quattro minuti dalla stazione Termini.
C'è però un quinto avvenimento, e riguarda il luogo prima che l'istituzione. Il museo occupa oggi un edificio affacciato sulla strada che costeggia le Terme di Diocleziano, il colossale impianto termale costruito fra il 298 e il 306 dopo Cristo, il più grande che Roma abbia mai avuto. Dentro quell'aula centrale Michelangelo, ottantenne, ricavò nel 1561 la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri; nel 1889 lo stesso complesso divenne la prima sede del Museo Nazionale Romano. A cento metri dal luogo dove oggi si gioca a Pac-Man su un cabinato del 1980 c'è un edificio in cui i romani facevano il bagno diciassette secoli fa e un'aula in cui la meridiana di Francesco Bianchini, tracciata nel 1702, misurava ancora il mezzogiorno per la città. Nessuna coincidenza urbanistica racconta meglio che cosa vuol dire fare un museo del contemporaneo a Roma.

Chi è passato da Vigamus - Museo del Videogioco
Il numero più impressionante è quello anonimo: oltre due milioni di visitatori fra il 2012 e il 2024, nella sola sede di Prati. Per un museo monotematico, privato, dedicato a un medium che quando ha aperto non era ancora considerato cultura da buona parte della stampa italiana, è una cifra che non ha paragoni facili.
Poi ci sono i nomi. Marco Accordi Rickards, giornalista e studioso, che al progetto lavora dal 2008 e che ne è il direttore dalla fondazione a oggi; Raoul Carbone, che nel 2012 seguì l'apertura in qualità di amministratore e che è fra i fondatori dell'impresa che gestisce la sede attuale; Luisa Bixio, cofondatrice della stessa struttura. Sono le tre persone che hanno tenuto in piedi l'unico museo italiano del videogioco per dodici anni e che poi lo hanno trasferito invece di lasciarlo morire.
Nell'archivio del museo passano, con la loro voce e il loro volto, alcuni fra i progettisti più influenti del medium. John Romero, coautore di Doom e di Quake, l'uomo che ha inventato il modo in cui si spara in prima persona su uno schermo. Ray Muzyka e Greg Zeschuk, i due medici canadesi che nel 1995 fondarono BioWare e che hanno riscritto le regole della narrazione nel gioco di ruolo. Yuji Naka, il programmatore giapponese che nel 1991 fece correre Sonic a una velocità che il Mega Drive non avrebbe dovuto reggere. Le loro testimonianze sono raccolte nelle interviste esclusive che scorrono lungo il percorso storico.
C'è infine un passaggio indiretto che vale i tre precedenti: quello di Howard Scott Warshaw, il programmatore a cui Atari affidò nel 1982 la conversione videoludica del film di Steven Spielberg. Warshaw non è mai venuto a Roma per quanto risulta, ma il suo lavoro riposa qui in vetrina, in una cartuccia dissotterrata da una discarica del New Mexico dopo trent'anni. Nella storia dell'arte succede spesso che un artista arrivi in un museo molto dopo la sua opera. Nella storia del videogioco è successo per la prima volta, e a Roma.
Vigamus - Museo del Videogioco con i bambini e con i ragazzi
È uno dei rarissimi musei romani in cui il genitore e il figlio hanno lo stesso identico punto di partenza. Il padre che ha passato i pomeriggi degli anni Ottanta su un Commodore e la figlia che gioca su una PlayStation 5 si trovano davanti a due estremi della stessa storia, e la storia gliela spiega qualcun altro. Il gioco di ruolo migliore che si possa fare qui è la sfida rovesciata: i ragazzi alle prese con Space Invaders, dove non ci sono checkpoint né tutorial, e i genitori alle prese con un titolo contemporaneo, dove servono dodici comandi e una mappa. Chi perde offre il gelato.
Le fasce di età funzionano così, per esperienza diretta. Sotto i cinque anni l'ingresso è gratuito ma il percorso rende poco: i pannelli non si leggono, i cabinati sono troppo alti e i controlli troppo duri per una mano piccola. Dai sei ai nove anni la sala arcade è perfetta, perché i giochi di quell'epoca hanno regole comprensibili in tre secondi. Dai dieci in su il museo dà il massimo, perché comincia a funzionare anche la parte storica. Per gli adolescenti che giocano quotidianamente, la sezione sul game design è la parte che li spiazza, perché smonta il meccanismo che usano senza vederlo.
Chi cerca alternative a misura di bambino nello stesso raggio cittadino trova Explora, il museo dei bambini di Roma, il museo della matematica e il museo di fisica, tutti costruiti sul principio del si tocca invece del non si tocca. Per un'uscita di tutt'altro genere resta il Bioparco, dentro Villa Borghese.
Accessibilità di Vigamus - Museo del Videogioco
Il museo si dichiara accessibile alle persone con disabilità e il passaggio fra i due livelli è servito da un montascale. La tariffa per la persona con disabilità è di 12 euro e l'accompagnatore entra gratuitamente. Chi ha esigenze specifiche, per esempio una carrozzina di misura non standard o la necessità di un percorso senza stimoli luminosi intensi, faccia una telefonata al +39 06 55136582 prima di partire: il GAMMDome è un ambiente costruito su schermi e luce in movimento, e per alcune sensibilità non è indifferente.
Sul fronte uditivo, la parte documentaria si fruisce con le cuffie e questo aiuta chi ha bisogno di alzare il volume. Sul fronte cognitivo, il percorso è lineare e non prevede scelte obbligate: si può interromperlo in qualunque punto e riprenderlo dopo, e le sale con le sedute sono più di una.
Quando andare a Vigamus - Museo del Videogioco e quanto dura la visita
Il museo è aperto sette giorni su sette dalle 9.30 alle 19.30, festivi compresi. Non ha giorno di chiusura settimanale, il che lo rende una risorsa preziosa nei lunedì romani, quando metà delle collezioni cittadine ha le serrande abbassate. Il museo organizza inoltre aperture serali dedicate a eventi e feste private: chi è interessato a una fascia oltre le 19.30 verifichi il calendario sul sito ufficiale o telefoni.
Il periodo migliore, per chi può scegliere, è la stagione fredda: da novembre a marzo il museo è un rifugio perfetto per un pomeriggio di pioggia, ed è esattamente il tipo di visita che salva una giornata romana andata storta. In estate funziona per la ragione opposta, cioè come luogo climatizzato in cui passare le due ore in cui uscire per strada a Roma è una punizione. Se dovessi indicare il giorno e l'ora ottimali direi martedì mattina alle 9.30: tariffa ridotta per tutti, sale vuote, cabinati liberi.
La durata: due ore per una visita ordinata, due e mezza con la guida, tre o più se in comitiva ci sono ragazzi che giocano sul serio. Nessuno vi caccia: il biglietto non ha limite di tempo.
Che cosa vedere intorno a Vigamus - Museo del Videogioco
Nel raggio di dieci minuti a piedi c'è una delle concentrazioni museali più dense d'Europa, e quasi nessuno lo sfrutta. Le Terme di Diocleziano sono letteralmente dall'altra parte della strada, con i chiostri michelangioleschi e la sezione epigrafica. L'Aula Ottagona, il grande ambiente cupolato all'angolo con via Parigi, è uno degli spazi antichi più impressionanti della città e si visita in mezz'ora. Palazzo Massimo alle Terme, a due passi, custodisce gli affreschi della Villa di Livia e il Pugile in riposo, e per il mio gusto è il più bel museo archeologico di Roma. Con lo stesso biglietto integrato si raggiungono anche Palazzo Altemps e la Crypta Balbi, che completano il Museo Nazionale Romano.
Chi vuole restare sul contemporaneo trovi il tempo per il MAXXI, raggiungibile in mezz'ora con i mezzi. Per mangiare e comprare bene, il Nuovo Mercato Esquilino è a dieci minuti dietro Termini ed è il mercato più internazionale della città. Chi frequenta il museo per passione e non per curiosità segni in agenda Romics, la fiera romana del fumetto e dell'animazione, che dedica ampio spazio al videogioco. Per un pomeriggio di tutt'altro registro, il Leonardo da Vinci Experience gioca la stessa carta dell'interattività su un altro secolo.

Domande veloci su Vigamus - Museo del Videogioco
Vigamus - Museo del Videogioco è ancora aperto?
Sì, ma con un altro nome e in un altro indirizzo. Dal 30 novembre 2024 il museo si chiama GAMM - Game Museum e si trova in via delle Terme di Diocleziano 35/36, fra piazza della Repubblica e Termini. La sede di via Sabotino 4, a Prati, non accoglie più i visitatori.
Perché Vigamus ha cambiato nome?
Perché il trasferimento in una sede più grande e più centrale è stato accompagnato da un riposizionamento del progetto, annunciato il 4 novembre 2024. La direzione e i fondatori sono gli stessi che avevano aperto il museo nel 2012.
Quanto costa il biglietto di Vigamus - Museo del Videogioco?
Intero 15 euro. Ridotto 12 euro per over 65, persone con disabilità, gruppi da dieci in su e scuole. Gratis fino ai cinque anni compiuti. Il martedì costa 10 euro per tutti, e dal lunedì al venerdì i gruppi da quattro persone in su pagano 10 euro a testa.
Quali sono gli orari di Vigamus - Museo del Videogioco?
Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, weekend e festivi compresi, senza giorno di chiusura settimanale. Le aperture serali sono legate a eventi e feste private.
Serve prenotare per entrare?
Per l'ingresso ordinario no. Per la visita guidata sì, con almeno ventiquattro ore di anticipo: i turni partono ogni mezz'ora dalle 9.30 alle 19.00.
Quanto dura la visita a Vigamus - Museo del Videogioco?
Due ore per una visita completa e ordinata, due ore e mezza con la guida, tre o più se ci sono ragazzi che si fermano a giocare. Non ci sono limiti di permanenza.
La MIC card vale per Vigamus - Museo del Videogioco?
No. La MIC card apre soltanto i musei civici di Roma Capitale, e questo è un museo privato riconosciuto dalla Regione Lazio. Non è nemmeno un museo statale, quindi non rientra nelle domeniche gratuite del ministero.
La Roma Pass dà diritto all'ingresso gratuito?
No. La Roma Pass da 24 e da 48 ore compare fra le convenzioni del museo e dà diritto alla tariffa di 12 euro invece di 15. È uno sconto, non un ingresso compreso.
Si può giocare davvero, o si guarda soltanto?
Si gioca. Oltre venti cabinati arcade originali sono accesi e liberi da gettoni, compresi nel prezzo del biglietto, e nell'area Historical Playground ci sono decine di postazioni con un archivio che supera i duemila titoli.
C'è la realtà virtuale?
Sì, al livello inferiore c'è un'area dedicata alla realtà virtuale. È l'erede della Oculus Room aperta nel giugno 2016 nella vecchia sede, che fu la prima sala permanente al mondo dedicata all'Oculus Rift.
Ci sono davvero le cartucce di E.T. dissotterrate nel deserto?
Sì. Il museo fu fra le prime istituzioni al mondo a riceverle dalla città di Alamogordo dopo lo scavo del 26 aprile 2014, e le espone nella mostra permanente E.T. The Fall, i tesori sepolti di Atari.
Vigamus - Museo del Videogioco è adatto ai bambini piccoli?
Sotto i cinque anni l'ingresso è gratuito ma il percorso rende poco: i controlli dei cabinati sono duri e i pannelli non si leggono. Dai sei anni in su la sala arcade funziona benissimo, dai dieci in su funziona tutto il museo.
Si possono fare foto e video?
Le fotografie sono normalmente ammesse. Il flash è sconsigliato perché rovina le riprese su schermi e ledwall, e per le teche con materiale d'archivio conviene chiedere al banco.
È accessibile in sedia a rotelle?
Il museo si dichiara accessibile alle persone con disabilità e il collegamento fra i due livelli è servito da un montascale. Per esigenze particolari conviene telefonare prima al +39 06 55136582.
Si organizzano feste di compleanno?
Sì. La formula GAMM Party comprende venticinque ingressi fra adulti e bambini, una sala privata per buffet e torta, due operatori del museo per le attività, tornei e quiz. Le prenotazioni passano da party@gammuseum.com.
Ci sono tariffe per le scuole?
Sì, 12 euro a studente con visita guidata compresa. Le prenotazioni si fanno per posta elettronica o al telefono del museo, indicando numero di partecipanti e classe.
Come si arriva a Vigamus - Museo del Videogioco con la metropolitana?
Linea A, fermata Repubblica-Teatro dell'Opera, oppure Termini per le linee A e B. Dalla stazione Termini sono poche centinaia di metri in piano.
Ci sono parcheggi vicini?
Non nel senso in cui vi piacerebbe. Siamo dentro la zona a traffico limitato del centro storico e i posti in strada sono un'ipotesi teorica. Conviene lasciare l'auto in un parcheggio di scambio sulla metropolitana e arrivare con la linea A.
Che differenza c'è fra questo museo e una sala giochi?
Che qui i cabinati sono documentati, contestualizzati e conservati, e che accanto ci sono un archivio video con le interviste ai progettisti, le teche con i pezzi storici e un percorso cronologico sul linguaggio. La sala giochi vende il tempo, il museo lo spiega.
Vale la pena per un adulto che non gioca ai videogiochi?
Sì, e forse più che per un giocatore abituale. La parte storica racconta un pezzo di storia industriale e culturale del Novecento che quasi nessuno conosce, e lo fa con oggetti veri. Poi si prova un cabinato del 1980 e si capisce in un minuto perché quel medium ha cambiato il mondo.
Si può comprare il biglietto online?
Il museo indica sul proprio sito ufficiale le modalità di acquisto e di prenotazione. Per l'ingresso ordinario la biglietteria in loco è sufficiente, salvo giornate di grande affluenza.
C'è un bookshop?
Sì, il museo ha un'area dedicata ai souvenir e agli oggetti a tema.
Un'ultima cosa, che dico a tutti quelli che ci accompagno. Il museo del videogioco di Roma è l'unico posto della città in cui si può toccare con mano una regola che vale per ogni forma d'arte giovane: nessuno la prende sul serio finché qualcuno non la mette in una vetrina con una data sotto. Nel 2012, quando questo museo ha aperto in una palazzina di Prati, in Italia il videogioco era ancora una cosa da ragazzini; oggi è a quattro minuti dalla stazione Termini, riconosciuto dalla Regione Lazio e affiliato al Consiglio internazionale dei musei, con due milioni di visitatori alle spalle. Andateci il martedì mattina, spendete dieci euro e fermatevi davanti alla cartuccia corrosa di E.T.: state guardando l'unico reperto archeologico al mondo che sia stato prodotto, sepolto e riesumato nell'arco di una sola vita umana.
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Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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Il centro storico in un paio d’ore, senza stancarsi a piedi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.




