INAF – Osservatorio di Monte Mario a Roma
Viale del Parco Mellini 84, 00136 Roma: l'INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma occupa la quattrocentesca Villa Mellini sulla sommità del rilievo più alto della città, 139 metri sul livello del mare. Si arriva con la metro A fino a Ottaviano e poi con l'autobus 999 fino a Piazza delle Medaglie d'Oro, da dove restano una decina di minuti a piedi in salita; in alternativa la linea 913 ferma a Prisciano/Medaglie d'Oro. In automobile si esce dal Grande Raccordo Anulare a Tor di Quinto e si sale per la via Flaminia Nuova, via della Camilluccia e via Trionfale. Il complesso non è un museo ad accesso libero: la visita al Museo Astronomico e Copernicano e alla Torre Solare avviene esclusivamente su prenotazione, secondo un calendario mensile pubblicato dall'Osservatorio, e le aperture della Torre dipendono dalle condizioni del cielo. Le tariffe indicate per le visite individuali sono 10 euro l'intero, 8 euro il ridotto per studenti fra i 18 e i 25 anni, docenti e convenzionati, 5 euro per i ragazzi fra i 6 e i 18 anni, gratuito sotto i 5 anni, per i giornalisti accreditati, le guide, i soci ICOM e i visitatori con disabilità. Per gruppi e scolaresche esistono tariffe forfettarie a visita. Il centralino è il 06 9428641, l'indirizzo per le prenotazioni delle visite guidate è inaf.oar@sistemamuseo.it, quello del museo museo.oar@inaf.it. Prima di salire conviene controllare il calendario aggiornato sul sito ufficiale oa-roma.inaf.it, perché le date cambiano di mese in mese e i posti per turno sono contingentati.
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✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se cercate altri luoghi romani dello stesso genere, poco battuti e con una visita guidata vera dietro, il punto di partenza è la sezione attrazioni turistiche di questo sito.

Che cosa è davvero l'INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
Conviene sgombrare subito il campo da un equivoco che porta ogni anno decine di persone a salire quassù con le aspettative sbagliate. La sede di Monte Mario non è un osservatorio in attività. Nessun astronomo, oggi, punta da qui un telescopio per fare scienza: il cielo sopra Roma è illuminato a giorno, e già negli anni Cinquanta la luce diffusa della città rendeva difficile qualunque misura seria. Quello che si trova a Villa Mellini è un'altra cosa, e per certi versi più interessante: la sede della Presidenza e dell'Amministrazione centrale dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, cioè il cervello burocratico dell'astronomia italiana, e insieme il deposito della sua memoria materiale. Strumenti, libri, globi, registri di osservazione, lastre fotografiche, l'archivio di quattro secoli di astronomia romana.
L'Osservatorio Astronomico di Roma, come istituzione, ha due sedi. Quella di Monte Mario custodisce il patrimonio storico, il museo, la Torre Solare e gli uffici della presidenza INAF; quella di Monte Porzio Catone, ai Castelli, ospita da decenni la ricerca vera, i laboratori didattici, il telescopio scolastico e il teatro olografico. Chi arriva a Monte Mario aspettandosi la cupola aperta sulla Via Lattea rimane deluso; chi ci arriva sapendo che entrerà in un museo di strumenti scientifici fra i più ricchi d'Europa, dentro una villa rinascimentale con il panorama più largo di Roma, esce contento. Ve lo dico da subito perché la differenza fra le due aspettative è tutta la differenza fra una bella mattina e un pomeriggio sprecato.
L'INAF, per inciso, dal 2002 ha qui la propria sede amministrativa: coordina una ventina fra osservatori e istituti sparsi per l'Italia e partecipa ai grandi programmi internazionali, dai telescopi alle Canarie e in Arizona alle sonde interplanetarie. Nelle sale che si visitano, insomma, non c'è soltanto l'archeologia degli strumenti: c'è la centrale di un ente che oggi manda camere fotografiche su Giove.
Come si arriva all'INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
Diciamolo con franchezza: è scomodo. Non è un capriccio della geografia, è la conseguenza logica di una scelta ottocentesca, quando si volle il punto più alto della città e non si ebbe alcun riguardo per chi ci sarebbe arrivato in autobus centocinquant'anni dopo. Il colle è tagliato da una viabilità nata per le ville e per i forti, la salita finale è ripida, e il piazzale davanti al cancello non è servito da nessuna metropolitana. Chi organizza la giornata deve mettere in conto almeno un'ora di trasferimento dal centro storico, andata.
In metropolitana e autobus fino all'INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
L'indicazione che dà lo stesso Osservatorio è la più lineare: metro A da Termini in direzione Battistini fino alla fermata Ottaviano, circa venti minuti; all'uscita si prende l'autobus 999 e si scende a Piazza delle Medaglie d'Oro, il cuore del quartiere Balduina; da lì si sale a piedi per una decina di minuti fino al cancello di viale del Parco Mellini. In alternativa la linea 913 serve la fermata Prisciano/Medaglie d'Oro, ed è quella indicata quando il complesso apre per le grandi giornate di visita collettiva. La salita finale è breve ma vera: dislivello di qualche decina di metri, marciapiedi stretti, un paio di tratti senza ombra. Con quaranta gradi di luglio non è una passeggiata.
Un avvertimento sulle app di navigazione: molte propongono percorsi che scaricano il passeggero sul versante sbagliato del colle, quello della Camilluccia o quello di via Trionfale bassa, e in quel caso la camminata residua supera abbondantemente i venti minuti, tutta in pendenza. Controllate che la fermata di destinazione sia Medaglie d'Oro e non una qualsiasi fermata "Monte Mario", perché il toponimo compare su mezza mappa del quadrante nord-ovest.
In treno, in automobile, in taxi
Il crinale di Monte Mario è attraversato dalla ferrovia regionale FL3, che ha sei stazioni ravvicinate: Monte Mario, Gemelli, Balduina, Appiano, San Filippo Neri, Pineta Sacchetti. La più utile per l'Osservatorio è Balduina, ma anche da lì la camminata non è banale e conviene solo a chi arriva già da nord-ovest. Dalla stazione Monte Mario parte invece il Parco Lineare, la pista ciclopedonale inaugurata nel 2014 che collega il crinale al Parco di Monte Ciocci: è un bell'accesso a piedi al colle, ma non porta al cancello dell'Osservatorio.
In automobile si arriva dal Grande Raccordo Anulare, uscita Tor di Quinto, poi via Flaminia Nuova, via della Camilluccia e via Trionfale. Il parcheggio nei dintorni del piazzale è limitato e in gran parte a pagamento o riservato ai residenti della Balduina: non contateci troppo nelle ore di punta. Il taxi dal centro costa quanto una cena, ma per una comitiva di quattro persone con una prenotazione alle nove del mattino resta la soluzione più efficiente. Se venite in taxi, fate impostare all'autista viale del Parco Mellini e non genericamente Monte Mario.
A piedi, salendo dal parco
C'è un modo più faticoso e infinitamente più bello di arrivarci, che consiglio a chi ha gambe allenate e un'ora di margine: salire a piedi attraversando la Riserva Naturale di Monte Mario, entrando da Villa Mazzanti in via Gomenizza 81, dove ha sede l'ente che gestisce le aree protette romane. Si sale dentro un bosco di lecci e querce, con scorci sulla città che si aprono a ogni tornante, e si sbuca sul crinale a due passi dal cancello dell'Osservatorio. È la stessa direttrice che seguivano i pellegrini della via Francigena, ed è l'unico modo per capire perché questo colle, e non un altro, sia diventato il punto di riferimento della cartografia italiana.
Biglietti, orari e prenotazioni dell'Osservatorio di Monte Mario
La regola da tenere a mente è una sola: qui non si entra passando. Il Museo Astronomico e Copernicano di Monte Mario si visita su prenotazione, in turni guidati a numero chiuso, secondo un calendario mensile che l'Osservatorio pubblica sui propri canali. Le visite individuali seguono date fissate, spesso concentrate nel fine settimana; il venerdì è tradizionalmente riservato alle scuole. I turni per il pubblico prevedono un numero massimo di partecipanti, indicativamente una ventina per gruppo, e le prenotazioni chiudono il giorno prima. Presentarsi al cancello senza prenotazione significa, nella quasi totalità dei casi, restare fuori.
Quanto costa la visita all'INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
Il listino per le visite individuali prevede 10 euro l'intero, 8 euro il ridotto A per studenti dai 18 ai 25 anni, docenti e possessori di convenzioni, 5 euro il ridotto B per ragazzi dai 6 ai 18 anni. Sono esenti i bambini sotto i cinque anni, i dipendenti INAF, i giornalisti accreditati, le guide turistiche abilitate, i soci ICOM e le persone con disabilità. Per i gruppi organizzati fino a venti persone la visita guidata che comprende museo e Torre Solare ha una tariffa forfettaria: 200 euro per i gruppi, 150 euro per le scuole, 250 euro per le visite in lingua straniera. Sono cifre che vanno divise per il numero dei partecipanti, e a gruppo pieno il costo individuale scende sotto quello del biglietto singolo. Verificate comunque sul sito ufficiale prima di prenotare, perché il calendario e le condizioni cambiano con la stagione.
Quando conviene prenotare
Il consiglio operativo, da chi porta gruppi: prenotate con almeno due o tre settimane di anticipo, e se potete scegliete un turno mattutino. Le ragioni sono tre. La prima è che i turni sono pochi e si riempiono. La seconda è che la visita alla Torre Solare dipende dal cielo, e la mattina la turbolenza atmosferica romana è mediamente più contenuta del primo pomeriggio, quando l'asfalto della città comincia a restituire calore. La terza è che il panorama dal piazzale, con il sole ancora basso a oriente, ha un contrasto che a mezzogiorno sparisce del tutto.
Villa Mellini, la sede dell'INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
L'edificio che ospita l'Osservatorio è una delle rarissime ville quattrocentesche rimaste a Roma. La fece costruire Mario Mellini, cancelliere perpetuo del Comune di Roma, durante il pontificato di Sisto IV, quindi in un arco compreso fra il 1471 e il 1484: una residenza suburbana per la famiglia, piantata sul crinale con il criterio che allora si applicava alle case di campagna dei notabili romani, cioè aria buona, vigne, e soprattutto la vista sulla città. I Mellini erano una famiglia di curiali e amministratori, non di principi: la villa non ha le pretese architettoniche della vicina Villa Madama, che pochi decenni dopo Raffaello avrebbe progettato per il cardinale Giulio de' Medici sullo stesso versante. È un blocco squadrato, sobrio, con una loggia e un impianto di stanze in enfilade, cresciuto per aggiunte successive.
Nel 1788 la proprietà passò ai Falconieri. Nell'Ottocento e nel primo Novecento l'edificio ebbe destinazioni militari, fra cui la sede della Sezione Fotografica Militare: una coincidenza che ha una sua logica, perché chi controlla il punto più alto della città controlla anche il miglior punto di ripresa e di osservazione. Nel 1925 la villa fu assegnata all'Osservatorio Astronomico di Roma, nato due anni prima dalla fusione delle due specole cittadine, e da quel momento la sua storia coincide con quella dell'astronomia romana del Novecento.
Che cosa si vede della villa durante la visita
Il percorso museale si sviluppa al piano nobile, cioè al primo piano, che negli anni Trenta ospitava una decina di sale espositive. Della fabbrica quattrocentesca restano l'impianto planimetrico, alcune volte, i vani finestrati che guardano a sud e a est. Non aspettatevi affreschi di scuola raffaellesca o soffitti a cassettoni dorati: l'interesse della villa oggi è quello di un contenitore storico riadattato, e la vera decorazione delle sale sono gli strumenti nelle vetrine. C'è però un dettaglio che merita attenzione, e che quasi nessuno nota: dalle finestre del piano nobile si misura esattamente il motivo per cui questo edificio è diventato un osservatorio. Il taglio dell'orizzonte, verso sud, è privo di ostacoli fino ai Castelli. Per un astronomo dell'Ottocento questo valeva più di qualunque loggia dipinta.
Il belvedere del Parco Mellini
Il piazzale davanti alla villa e il tratto di viale del Parco Mellini che lo precede costituiscono uno dei tre grandi belvedere di Roma, insieme al Gianicolo e al Pincio. La differenza è che questo è il più alto e il meno frequentato dei tre. Da qui la città si dispiega verso sud e verso est: la cupola di San Pietro sulla destra, il nastro del Tevere, i tetti di Prati, e nelle giornate di tramontana la linea dei Colli Albani sul fondo. È il punto in cui si capisce fisicamente che Roma è una conca fra rilievi, cosa che dal livello della strada non si percepisce mai.
Dal Collegio Romano al Campidoglio: come nasce l'Osservatorio di Monte Mario
La storia dell'astronomia romana moderna comincia due secoli prima che qualcuno pensasse a Monte Mario, e comincia in due luoghi del centro storico che oggi il turista attraversa senza sapere che cosa siano stati.
La Specola del Collegio Romano
Il primo osservatorio è quello del Collegio Romano, l'istituzione gesuitica del rione Pigna. Nel 1787 fu attrezzata una torre sul corpo della chiesa di Sant'Ignazio di Loyola: la struttura sfruttava le murature massicce della chiesa come basamento, soluzione tipica dell'astronomia settecentesca, che cercava masse solide e altezza sopra i tetti. Il primo direttore fu Giuseppe Calandrelli, e da quella torre uscirono le prime osservazioni sistematiche romane di posizione.
Il salto avviene con Angelo Secchi, che assume la direzione nel 1850 e la tiene fino alla morte, nel 1878. Secchi fa installare un rifrattore Merz sotto una cupola ricavata nelle murature di Sant'Ignazio, e la nuova specola viene inaugurata nel 1853. Quello che accade dopo riguarda la storia della scienza mondiale: Secchi studia il Sole con lo spettroscopio, mette in relazione le protuberanze con le macchie solari e, soprattutto, classifica le stelle in base al loro spettro. È il gesto fondativo dell'astrofisica: prima di lui si misuravano le posizioni degli astri, dopo di lui si comincia a chiedersi di che cosa siano fatti. Nel museo di Monte Mario, in una delle vetrine, c'è lo spettroscopio a visione diretta che porta il suo nome. Fermatevi due minuti davanti a quell'oggetto: sembra un cannocchialino da opera, e ha cambiato una disciplina.
La Specola del Campidoglio
Il secondo osservatorio romano nasce nel 1827 sul colle capitolino, dentro la torre del Palazzo Senatorio, per iniziativa dell'ambiente universitario laico che gravitava intorno alla Sapienza. Il nome legato a quella stagione è Feliciano Scarpellini, e anche di lui il museo conserva materiale, a cominciare da un quadrante da muro. La specola del Campidoglio ebbe vita lunga ma sempre più difficile: la torre era scomoda, gli strumenti pesanti, e la città cresceva intorno.
Il 13 agosto 1937 l'osservatorio capitolino venne chiuso e immediatamente demolito per liberare la torre e restituire al Palazzo Senatorio la sagoma che il regime riteneva più consona. Chi oggi guarda la torre campanaria del Campidoglio dalla piazza michelangiolesca non ha nessun motivo di sospettare che per oltre un secolo là dentro si siano fatte misure astronomiche. Questa è una di quelle cancellazioni urbanistiche che Roma ha praticato con disinvoltura per tutto il Novecento, e di cui restano tracce solo negli inventari.
Il 1923, il 1938 e l'approdo a Monte Mario
Nel 1923 le due specole vengono unificate in un unico Osservatorio astronomico di Roma. Due anni dopo, nel 1925, allo stesso ente viene assegnata Villa Mellini. Ma fra l'assegnazione e l'apertura effettiva passano tredici anni: lavori, ritardi, spostamenti di strumenti e di biblioteche. L'inaugurazione avviene il 28 ottobre 1938, data non casuale nel calendario del regime, con il ministro dell'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai e un concorso di autorità. Il direttore è Giuseppe Armellini, che considerava il nuovo impianto fra i migliori d'Italia soprattutto perché dotato di strumenti di costruzione nazionale, cosa che nello spirito dei tempi contava quanto la qualità ottica.
Vale la pena soffermarsi su questo punto, perché racconta un'epoca. Nel 1938 l'autarchia scientifica era un valore proclamato: si preferiva un telescopio italiano mediocre a uno tedesco eccellente. Nello stesso anno, e con la stessa firma politica, si trattava con la Germania per farsi regalare un osservatorio intero costruito dalla Zeiss. Le due cose convivevano senza che nessuno sembrasse notarne la contraddizione.
La torre geodetica del 1871 e il meridiano di Monte Mario
C'è una ragione precisa per cui questo colle compare in ogni carta topografica italiana del Novecento, e non ha a che fare con le stelle. Nel 1871, a un anno dalla presa di Roma, sull'altura fu costruita una torre che serviva da stazione geodetica principale della cartografia del Regno e da riferimento per il meridiano di Roma. Da quel punto si fecero partire le triangolazioni che coprirono la penisola.
Il risultato di quel lavoro sopravvive nel gergo tecnico: il sistema di riferimento nazionale è passato alla storia come Roma 40, con Monte Mario come vertice fondamentale della proiezione cartografica di Gauss-Boaga, e per decenni ogni foglio dell'Istituto Geografico Militare, ogni catasto, ogni progetto stradale ha misurato le proprie longitudini a partire da qui. Il meridiano nazionale italiano, in uso fra il 1870 e il 1960 circa, passava per questo crinale; una delle installazioni collegate si trovava nell'area del Forte Monte Mario, uno dei quindici forti del campo trincerato costruiti fra il 1877 e il 1888 dopo che Roma era diventata capitale.
Detta in modo brutale: per quasi un secolo, dire dove si trovasse un punto qualsiasi in Italia ha significato dire quanto distasse da questa collina. È un primato più discreto di quello della cupola di San Pietro, ma di gran lunga più utilizzato. E spiega perché lo Stato italiano, quando ebbe bisogno di una sede per il proprio osservatorio astronomico, guardò proprio qui: il punto era già misurato, già collegato alla rete nazionale, già presidiato.
Il Museo Astronomico e Copernicano dell'Osservatorio di Monte Mario
È il motivo principale per cui vale la pena affrontare la salita. Il Museo Astronomico e Copernicano conserva una delle raccolte europee più consistenti di strumenti astronomici storici, insieme a una biblioteca antica, agli archivi e ai registri di osservazione delle specole romane. Il patrimonio copre un arco che dal Medioevo arriva alla ricerca contemporanea, e comprende materiali provenienti dalla Specola del Collegio Romano, da quella del Campidoglio e dal Museo Kircheriano, la celebre raccolta gesuitica smembrata dopo l'Unità.
L'allestimento che si visita oggi è stato inaugurato il 22 marzo 2023, nell'anno delle celebrazioni per i 550 anni dalla nascita di Niccolò Copernico, alla presenza del presidente dell'INAF Marco Tavani e dell'ambasciatrice di Polonia Anna Maria Anders. Il percorso si articola in sei sale, con una narrazione storico-scientifica lineare e alcuni apparati multimediali. Rispetto all'allestimento precedente, curato nel 1973 da Massimo Cimino per il quinto centenario copernicano, il criterio è cambiato: meno accumulo di vetrine, più racconto.
Sala 1: dall'astronomia ellenistica al cannocchiale di Galileo
La prima sala fa una cosa intelligente: mette in fila la misura del cielo prima che esistesse il telescopio. Ci sono riproduzioni di strumenti antichi, fra cui lo scafio di Eratostene, l'orologio solare a calotta con cui il matematico di Cirene ragionava sulle ombre e da cui, nel III secolo avanti Cristo, dedusse la misura della circonferenza terrestre, e il triquetro di Tolomeo, il regolo parallattico usato per misurare le distanze zenitali. Sono ricostruzioni, e come tali vanno lette: servono a far capire il gesto, non a esibire una reliquia.
Le reliquie vere, in questa sala, sono gli astrolabi. La collezione comprende esemplari arabi e occidentali, e il pezzo più antico risale all'XI secolo: un oggetto che ha attraversato mille anni di mani, di botteghe, di collezioni. L'astrolabio è il computer analogico del mondo premoderno, e chi lo osserva davvero vede che sul dorso porta le scale per misurare l'altezza degli astri e sul fronte una mappa mobile del cielo. Servivano a dire l'ora, a orientarsi, a stabilire la direzione della preghiera, a compilare oroscopi.
Chiudono la sala i cannocchiali del Seicento, e qui Roma gioca in casa. Eustachio Divini e Giuseppe Campani furono i due maggiori ottici romani del secolo, rivali dichiarati, capaci di lavorare lenti che venivano richieste dagli osservatori di mezza Europa. Campani, in particolare, costruiva obiettivi che Gian Domenico Cassini usò a Parigi per le sue scoperte sui satelliti di Saturno. Fermatevi davanti a quei tubi di cartone e legno tornito: sono la prova che nel Seicento la capitale dello Stato Pontificio era anche una capitale della tecnologia ottica.
Sala 2: l'evoluzione del telescopio
La seconda sala racconta il passaggio dal cannocchiale al telescopio moderno, con esemplari rifrattori e riflettori che mostrano la biforcazione tecnica del problema: correggere l'aberrazione cromatica con le lenti oppure aggirarla con gli specchi. Qui si trovano due pezzi che valgono da soli il biglietto.
Il primo è lo spettroscopio a visione diretta di padre Angelo Secchi, cioè l'oggetto con cui si comincia a scomporre la luce delle stelle. Il secondo è il quadrante da muro di Feliciano Scarpellini, proveniente dalla specola capitolina: uno strumento di posizione, fatto per misurare con precisione l'altezza degli astri al passaggio in meridiano. Due filosofie della stessa disciplina messe a un metro di distanza l'una dall'altra: misurare dove sono gli astri, capire di che cosa siano fatti. Il museo non lo sottolinea con cartelli enfatici, ma è la cesura più importante dell'intero percorso.
Sala 3: la misura dello spazio e del tempo
La terza sala è quella che i visitatori tecnici amano di più e che i bambini attraversano più in fretta. Contiene meridiane da viaggio, orologi, cronografi, calendari di epoche diverse, cerchi ripetitori per l'astronomia di posizione, sestanti nautici. Il filo conduttore è la determinazione dell'ora e della longitudine, cioè il problema pratico che per tre secoli ha unito astronomia, navigazione e potere politico.
Il pezzo da guardare con attenzione è il teodolite di padre Secchi, quello usato per la determinazione del primo meridiano di Roma, diventato meridiano d'Italia dopo il 1870. È lo strumento che collega materialmente questa sala alla torre geodetica del 1871 di cui si è detto: la stessa operazione, la stessa esigenza dello Stato nuovo di misurare il proprio territorio, e un uomo di chiesa che presta la sua competenza a un governo che nel frattempo gli aveva confiscato l'osservatorio.
Sala 4: modelli del mondo, le sfere armillari e i globi
Questa è la sala più spettacolare del museo, e non per gusto scenografico: la raccolta di sfere armillari e di globi celesti e terrestri di Monte Mario è una delle più importanti d'Europa. Ci sono globi di Gerardo Mercatore, il cartografo fiammingo del Cinquecento la cui proiezione governa ancora oggi il modo in cui immaginiamo il planisfero; ci sono opere di Matthäus Greuter, l'incisore attivo a Roma nel primo Seicento; di Vincenzo Coronelli, il frate minore conventuale veneziano che costruì i globi giganti per Luigi XIV; di Georg Matthäus Seutter, il cartografo di Augusta del Settecento. Alla collezione appartengono anche globi legati al nome di Giovanni Maria Cassini, il globografo romano di fine Settecento.
Un globo antico è un documento politico oltre che scientifico: ci si legge quello che si sapeva, quello che si supponeva e quello che si voleva far credere. Guardate le coste dell'Australia, i profili dell'America nord-occidentale, le terre australi immaginarie. E guardate, sulle sfere armillari, dove viene messo il Sole: è il modo più immediato per capire quanto ci abbia messo il modello copernicano ad affermarsi davvero nelle botteghe artigiane, che continuarono a produrre modelli tolemaici per decenni dopo che gli astronomi avevano cambiato idea.
Sala 5: la Sala Copernicana
La quinta sala è il nucleo originario dell'intero museo e insieme la sala di rappresentanza della Presidenza dell'INAF. Ospita la collezione copernicana raccolta da Arturo Wolynski: medaglie coniate in onore di Copernico, cimeli, edizioni originali delle opere dell'astronomo di Toruń e, in occasioni particolari, edizioni di Galileo. Ci sono i globi di William Cary, il quadro della Morte di Copernico di Alessandro Lesser, un ritratto legato al nome di Henryk Siemiradzki e la cosiddetta Vera effigies Nicolai Copernici.
Il De revolutionibus orbium coelestium, stampato a Norimberga nel 1543, è il libro che sposta il Sole al centro del sistema e la Terra in orbita. Vederne una prima edizione dentro una villa romana, a due chilometri in linea d'aria dal Vaticano che nel 1616 ne sospese la circolazione fino a correzione, produce un effetto che nessun pannello didattico sa restituire. È la sala in cui porto sempre i gruppi per ultimi, quando hanno già visto gli strumenti: a quel punto capiscono che tutta la ferramenta ottica delle sale precedenti serviva a dirimere una controversia che quel volume aveva aperto.
Sala 6: l'astronomia moderna
L'ultima sala porta il visitatore all'astrofisica italiana del XXI secolo con un sistema multimediale, ed espone un dipinto dedicato a Copernico del maestro Enrico Benaglia. È la sala che permette alle guide di raccontare che cosa fa oggi l'INAF: i grandi telescopi in Arizona e alle Canarie, gli strumenti a bordo delle sonde. Fra i materiali che l'Osservatorio racconta volentieri c'è il fatto che nel 2022 l'Agenzia Spaziale Europea ha riprodotto pagine del Sidereus Nuncius di Galileo su una targa destinata alla sonda Juice, partita verso il sistema di Giove. È una di quelle circolarità che sembrano costruite a tavolino e invece sono vere: il libriccino del 1610 che annuncia i satelliti medicei viaggia adesso verso Ganimede, Europa e Callisto, dove la sonda arriverà nel prossimo decennio.
La Biblioteca Antica dell'Osservatorio di Monte Mario
Accanto alle sale espositive, il complesso conserva una biblioteca storica di grande valore. Le fonti dell'ente descrivono un fondo antico che comprende incunaboli e diverse centinaia di volumi del Cinquecento e del Seicento, con le prime edizioni dei classici dell'astronomia: il De revolutionibus di Copernico, opere di Galileo, l'Almagesto di Tolomeo, il Tractatus de Sphaera di Giovanni Sacrobosco, il Theatrum Cometarum di Johannes Hevelius, la Rosa Ursina di Christoph Scheiner, il gesuita che polemizzò con Galileo sulla natura delle macchie solari. Nel complesso, contando anche i fondi moderni, si parla di alcune migliaia di volumi. La biblioteca non è liberamente accessibile: la consultazione è riservata agli studiosi con richiesta motivata, e nel percorso di visita se ne vedono soltanto alcuni pezzi esposti.
Arturo Wolynski, l'esule polacco che fondò il museo
La storia del museo comincia nel 1873, quattrocento anni dopo la nascita di Copernico. In quell'anno l'Italia unita, che aveva appena preso Roma, organizzò alla Sapienza una celebrazione del quadricentenario: fra i promotori il ministro Domenico Berti, il rettore Filippo Serafini e il ministro della Pubblica Istruzione Antonio Scialoja. L'idea di trasformare la ricorrenza in una raccolta permanente fu di Arturo Wolynski, storico e collezionista polacco esule in Italia, che si mise a raccogliere materiali presso i connazionali con una tenacia che i documenti dell'epoca definiscono infaticabile.
Il risultato fu una collezione che comprendeva oltre cinquecento opere fra stampati e manoscritti, più di duecento medaglie e monete, diciotto sculture, trentatré quadri, un numero imprecisato di stampe. Nel 1882 Wolynski donò tutto allo Stato italiano e il museo prese vita ufficialmente presso l'Osservatorio del Collegio Romano. Nel 1886 fu nominato curatore a vita; morì nel 1893. Dietro una delle raccolte copernicane più ricche del mondo, insomma, c'è la determinazione di un emigrato politico che voleva far pesare la cultura del proprio paese in una capitale straniera. Chi visita la Sala Copernicana e legge solo i nomi degli oggetti si perde la parte migliore della storia.
La Torre Solare dell'INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
Dal piazzale si vede una torre grigia, alta e stretta, che sembra un silo o un serbatoio idrico. È invece lo strumento scientifico più imponente del complesso, e il visitatore medio non ha idea di che cosa sia. La Torre Solare di Monte Mario misura 34 metri di altezza e con la sua sommità raggiunge la quota di 150 metri sul livello del mare: è il punto più alto di Roma, e fra le torri solari dell'INAF è la più grande d'Europa.
La costruzione muraria fu avviata nel 1948 e completata nel 1952; gli strumenti richiesero altri anni, e le osservazioni scientifiche cominciarono nel 1960, dedicate soprattutto ai campi magnetici solari, attività che proseguì fino al 1980. Nel 2009 la torre è stata restaurata e riconvertita in apparato didattico. Il gruppo di divulgazione dell'Osservatorio ne ha rimesso in funzione anche il meccanismo di apertura della cupola.
Come funziona una torre solare
Il principio merita due righe, perché è la parte che affascina anche chi di astronomia non sa nulla. In cima alla torre c'è un celostata: due specchi piani di quarzo fuso, di 68 e 63 centimetri di diametro, montati su un meccanismo che li muove per seguire il Sole nel corso della giornata e nel corso delle stagioni. Il primo specchio insegue l'astro, il secondo rinvia il fascio verso il basso, lungo l'asse della torre. In fondo, sotto il livello del suolo, un pozzo profondo diciotto metri ospita lo spettrografo, cioè lo strumento che scompone la luce solare nelle sue componenti.
La struttura è doppia, in cemento armato: un traliccio interno che sostiene la strumentazione e un involucro esterno completamente separato che regge la cupola. Non è un vezzo costruttivo. Serve a impedire che le vibrazioni del vento sulla struttura esterna arrivino agli specchi, e a limitare i moti convettivi dell'aria lungo il cammino ottico. Un osservatorio solare è un problema di termodinamica prima ancora che di ottica: l'aria calda che sale rovina l'immagine più di qualunque difetto di lavorazione delle lenti.
Che cosa si osserva salendo sulla Torre Solare
Durante le visite guidate, cielo permettendo, si osservano le macchie solari e lo spettro della luce del Sole. Vedere proiettata su uno schermo l'immagine del disco solare con le sue macchie è un'esperienza che vale il viaggio: quelle chiazze scure sono regioni in cui il campo magnetico è così intenso da frenare il trasporto convettivo del calore, e appaiono nere solo per contrasto, perché sono comunque a migliaia di gradi. Lo spettro, poi, è la parte che colpisce gli adulti più dei bambini: quella banda colorata attraversata da righe scure verticali è il catalogo degli elementi chimici presenti nell'atmosfera del Sole. Le righe che vedete sono la firma dell'idrogeno, del sodio, del ferro. La stessa logica che padre Secchi applicò per primo alle stelle, un chilometro e mezzo più in basso e centosettant'anni prima.
Un dettaglio che le guide raccontano volentieri: dentro la torre una targa ricorda proprio Angelo Secchi, il pioniere dell'astrofisica italiana. Chi ha costruito questo strumento negli anni Cinquanta sapeva perfettamente di quale tradizione era erede.
L'opinione: se dovete scegliere fra il museo e la torre e la giornata è limpida, prendete un turno che le comprenda entrambe e non fatevi tentare dalla visita breve. La torre senza il museo è un impianto tecnico incomprensibile, il museo senza la torre resta una collezione di vetrine. Insieme raccontano un'unica storia, quella di una città che per quattro secoli ha guardato il cielo con strumenti sempre più raffinati.
Le cupole, i telescopi e le serate di osservazione a Monte Mario
Sul crinale, accanto alla villa, ci sono cupole di dimensioni diverse. Non ospitano più strumenti di ricerca. Quando l'Osservatorio apre eccezionalmente al pubblico in orario serale, però, vengono montati telescopi per l'osservazione diretta: nelle grandi aperture collettive si sono viste file di studenti, famiglie e curiosi in attesa di guardare Saturno e la Luna, con il panorama della città illuminata sotto i piedi.
Va detto con onestà professionale che cosa si può e cosa non si può vedere da qui. La Luna è perfetta: crateri, mari, il terminatore che taglia la superficie e rende tridimensionale il rilievo. I pianeti luminosi funzionano bene: gli anelli di Saturno e le bande di Giove reggono anche un cielo inquinato. Le nebulose e le galassie, invece, no: con la luce diffusa di una capitale di quasi tre milioni di abitanti, gli oggetti deboli del cielo profondo restano irraggiungibili. Chi cerca la Via Lattea deve salire ai Castelli, in Abruzzo o sui Lepini. Chi vuole guardare la Luna dal punto più alto di Roma, in compagnia di un astronomo che spiega quello che si vede, qui trova esattamente quello che cerca.
Quando ci sono le aperture serali
Le serate non seguono un calendario fisso settimanale. L'Osservatorio apre in occasione di ricorrenze scientifiche e di iniziative nazionali, per esempio la Giornata Nazionale dello Spazio in dicembre, la Notte Europea dei Ricercatori, i festival della scienza, le giornate del FAI in primavera, Open House Roma. Sono aperture annunciate con settimane di anticipo e con posti che si esauriscono in poche ore. Chi ci tiene davvero deve iscriversi alla newsletter del gruppo di divulgazione dell'Osservatorio e prenotare il giorno stesso in cui la data viene pubblicata. Non c'è altro modo.
Il planetario: dove si trova davvero
Molti arrivano su questa pagina cercando il planetario di Monte Mario. Chiariamolo: a Villa Mellini non c'è una sala di proiezione del cielo. Il planetario di Roma è un'altra istituzione, comunale, e si trova all'EUR, in piazza Giovanni Agnelli 10, con proiettori digitali che permettono la navigazione tridimensionale nello spazio profondo e un museo astronomico annesso.
L'INAF, dal canto suo, ha concentrato l'offerta immersiva nella sede di Monte Porzio Catone, dove nel marzo 2022 è stato inaugurato un teatro olografico dedicato alla divulgazione astronomica, insieme all'AstroLab, il laboratorio interattivo il cui motto dichiarato è "vietato non toccare", al LightLAB per le classi e al Monte Porzio Telescope, telescopio didattico usato per osservazioni diurne e notturne. Se cercate l'esperienza spettacolare e immersiva, la destinazione corretta sono i Castelli; se cercate gli strumenti storici e la torre solare, è Monte Mario.
Le attività per le scuole all'Osservatorio di Monte Mario
La didattica è una parte sostanziale del lavoro divulgativo dell'Osservatorio. Il venerdì è tradizionalmente dedicato alle visite scolastiche, con tariffe forfettarie dedicate, e l'ente ha un indirizzo specifico per la didattica. Le proposte comprendono la visita guidata al museo e alla Torre Solare, e per le classi che possono spostarsi fino ai Castelli i laboratori interattivi, le osservazioni al telescopio didattico e il teatro olografico.
Un'indicazione pratica per i docenti, da chi ha visto molte gite andare storte: l'età minima consigliata per la visita al museo di Monte Mario è intorno agli otto anni. Sotto quella soglia il percorso, che è fatto di vetrine e di ragionamenti astratti sulla misura del tempo, non regge l'attenzione. Per le classi delle elementari conviene puntare sull'esperienza della torre solare, che è concreta e visiva, e riservare il museo alle medie e alle superiori. Un secondo suggerimento: prenotate un turno mattutino presto, perché il trasferimento dalla città consuma tempo e una classe che arriva già stanca dopo un'ora di autobus rende poco.
L'altra sede: Monte Porzio Catone, dove l'Osservatorio fa ricerca
Per capire Monte Mario bisogna raccontare anche l'altra metà dell'istituzione. Dal 1988 i ricercatori dell'Osservatorio Astronomico di Roma lavorano stabilmente nella sede di Monte Porzio Catone, in via Frascati 33, una ventina di chilometri a sud-est della capitale. È l'edificio bianco che si vede da mezza Roma guardando verso le pendici del Tuscolo, fra Monteporzio e Frascati, sormontato da una grande cupola metallica, costruito nel linguaggio monumentale del razionalismo di regime.
Il complesso comprende l'edificio principale con seminterrato, piano terra, primo e secondo piano, la foresteria, due alloggi per i custodi, l'AstroLab, la cupola detta degli Scozzesi che ospita il LightLAB e la cupola del Monte Porzio Telescope. Le ultime tre strutture sono interamente dedicate alla divulgazione, che occupa anche alcune aree dell'edificio principale: sale museali, la sala conferenze intitolata a Livio Gratton, la biblioteca. Nel complesso il comprensorio sviluppa circa 8.750 metri quadrati coperti e circa 75.000 metri quadrati scoperti.
L'attività scientifica copre tutte le macro aree tematiche dell'INAF. Negli anni Ottanta e Novanta il settore che coinvolgeva più ricercatori era l'astrofisica stellare, con presenze rilevanti in astrofisica extragalattica e solare; dalla metà degli anni Novanta si sono aggiunti gruppi di astrofisica relativistica e del Sistema Solare; oggi il settore che assorbe la maggioranza dei ricercatori è l'astrofisica extragalattica e la cosmologia. I dati arrivano da strumenti sparsi per il mondo: il Large Binocular Telescope di Mount Graham in Arizona, gestito insieme all'Università dell'Arizona e a partner tedeschi, il Telescopio Nazionale Galileo alle Canarie, e numerosi altri telescopi da terra e dallo spazio. La stazione osservativa di Campo Imperatore, che l'Osservatorio romano ha gestito a lungo, dal 2017 fa capo all'Osservatorio astronomico d'Abruzzo.
Un osservatorio costruito dove non si può osservare
Chi ha anche solo qualche nozione di astronomia, guardando quell'edificio, si pone una domanda ovvia: perché costruire un grande osservatorio in una posizione scelta apposta per essere vista da tutta Roma, cioè nel punto più esposto al chiarore della città? La cupola maggiore, oggi, ospita la biblioteca. Il telescopio per cui era stata progettata non ci è mai arrivato. E la spiegazione è una delle storie più straordinarie dell'astronomia italiana.
Il Discobolo e i telescopi che non arrivarono mai
Nel maggio 1938 Hitler venne in Italia per la sua seconda visita di Stato. Lo scopo politico era assicurarsi l'allineamento di Mussolini nella guerra che si preparava, ma il Führer coltivava anche un desiderio privato: voleva il Discobolo Lancellotti, la copia romana in marmo del bronzo di Mirone oggi conservata a Palazzo Massimo alle Terme, nella quale vedeva la rappresentazione perfetta del suo ideale di razza. Aveva già tentato di ottenerla dopo averla vista nel documentario Olympia di Leni Riefenstahl.
La legge italiana del 1909 vietava l'esportazione di beni culturali. Il governo fascista aggirò l'ostacolo autorizzando comunque la cessione: il 18 maggio 1938 la statua venne acquistata dal governo tedesco e trasferita alla Gliptoteca di Monaco di Baviera. Nel racconto tramandato dalla storiografia dell'Osservatorio, e ripreso da studiosi dell'INAF, la contropartita per l'Italia fu un osservatorio astronomico moderno donato dalla Germania, che doveva essere visibile da tutta Roma come prova materiale dell'alleanza fra i due regimi. Su indicazione di una commissione di astronomi italiani, la Zeiss avviò la progettazione degli strumenti: un rifrattore da 65 centimetri, un doppio astrografo da 40 centimetri e uno Schmidt da un metro di diametro. L'anno successivo si aggiunse la richiesta di un coronografo, lo strumento appena inventato dal francese Bernard Lyot che permetteva di studiare la corona solare senza aspettare un'eclisse. Contemporaneamente la Zeiss cominciò a fabbricare le cupole metalliche mobili.
La propaganda del regime annunciò che quello di Roma sarebbe diventato il più grande telescopio d'Europa, e forse del mondo. Era falso già allora: dal 1917 negli Stati Uniti funzionava il telescopio di Mount Wilson, con uno specchio di 2,5 metri.
Progettare e costruire un grande telescopio richiede anni. Nel 1943 l'edificio sulle pendici del Tuscolo era finito e le cupole, fabbricate a Jena, erano state trasportate a Roma e montate. I telescopi erano ancora negli stabilimenti Zeiss, in attesa del collaudo finale. Poi arrivarono l'8 settembre, l'inizio della Resistenza e l'occupazione tedesca di Roma. Un reparto del genio della Wehrmacht smontò la cupola più grande e costosa, quella destinata al rifrattore da 65 centimetri, e la rispedì a Jena. Dell'osservatorio non si parlò più fino alla fine della guerra.
Che fine hanno fatto i telescopi di Mussolini
Il Discobolo tornò in Italia grazie all'azione di Rodolfo Siviero, il funzionario che ottenne che il trattato di pace di Parigi del 1947 contemplasse anche i beni ceduti sotto il fascismo: la statua fu imballata e rimpatriata il 16 novembre 1948, e oggi si trova a Palazzo Massimo alle Terme. Anche la grande cupola dell'osservatorio del Tuscolo rientrò in Italia e venne rimontata al suo posto.
I telescopi no. Durante l'occupazione dell'Unione Sovietica i nazisti avevano sistematicamente distrutto gli osservatori astronomici sovietici che riuscirono a raggiungere. Quando l'Armata Rossa entrò a Jena, gli strumenti che si trovavano nella fabbrica Zeiss furono sequestrati come risarcimento dei danni di guerra e destinati a sostituire quelli distrutti. Il rifrattore da 65 centimetri finì a Pulkovo, dove viene tuttora impiegato per studi su asteroidi e comete; lo Schmidt andò a Byurakan, in Armenia, dove l'astronomo Beniamin Markarian lo usò per la sua celebre rassegna di galassie attive; gli altri strumenti finirono in osservatori sovietici minori. In Russia quegli strumenti sono ancora chiamati i telescopi di Mussolini. Una ricostruzione presentata da studiosi russi aggiunge un dettaglio ulteriore: i telescopi non furono mai pagati dalla Germania, e restarono per questo in fabbrica.
Va precisato, per correttezza storica, che il legame diretto fra la cessione del Discobolo e il dono dell'osservatorio appartiene a una tradizione consolidata e riferita da fonti dell'ente, mentre la documentazione sul trasferimento della statua parla di un acquisto in denaro perfezionato nel maggio 1938. Le due cose non si escludono: la vicenda fu, come molte cose di quegli anni, insieme una compravendita e uno scambio di favori politici. Resta il fatto materiale, verificabile da chiunque salga oggi ai Castelli: un osservatorio monumentale con una cupola vuota, e una biblioteca al posto del telescopio.
La Specola Vaticana, la vicenda parallela
A poche centinaia di metri in linea d'aria dal crinale di Monte Mario comincia il territorio della Città del Vaticano, e questa vicinanza non è casuale nella storia dell'astronomia romana. Il Vaticano ha un proprio osservatorio, la Specola Vaticana, e la sua parabola è quasi il calco di quella dell'Osservatorio di Roma.
La Specola fu istituita formalmente da Leone XIII con il motu proprio Ut mysticam del 14 marzo 1891, con Francesco Denza come primo direttore, e trovò sede nei Giardini Vaticani, nella Torre dei Venti, dove si erano fatte osservazioni astronomiche fino al primo Ottocento. Partecipò al grande progetto internazionale della Carte du Ciel: fra il 1910 e il 1922 un gruppo di religiose catalogò circa quattrocentomila stelle sulle lastre fotografiche. Poi arrivò il problema che avrebbe colpito anche Monte Mario: la crescita della città e la luce artificiale. Sotto la direzione di Johan Stein, nel 1935 la Specola fu trasferita a Castel Gandolfo, nel palazzo pontificio sui Colli Albani, con una cupola girevole di 8,5 metri per il nuovo rifrattore visuale.
Nemmeno i Castelli, alla lunga, sono bastati. Nel 1993 è stato inaugurato a Mount Graham, in Arizona, il Vatican Advanced Technology Telescope, uno strumento da 1,83 metri di diametro, sulla stessa montagna dove opera il Large Binocular Telescope usato dai ricercatori dell'INAF. Due istituzioni romane diversissime per origine e per statuto hanno seguito la stessa traiettoria: nate in città, cacciate dalla luce verso i colli, approdate infine nel deserto americano. La Specola è affidata alla Compagnia di Gesù fin dalla fondazione e dal 2015 è diretta da Guy Consolmagno; dal 1986 organizza a Castel Gandolfo una scuola estiva biennale per giovani astronomi di tutto il mondo.
L'osservazione che faccio sempre ai gruppi, davanti a questa doppia storia: l'astronomia è l'unica scienza che è stata materialmente espulsa dalle città che l'avevano generata. Non per persecuzione, ma per illuminazione pubblica. La stessa modernità che ha finanziato i telescopi ha reso inutilizzabili i luoghi dove erano stati installati.
Il Parco di Monte Mario intorno all'Osservatorio
L'Osservatorio non sorge in mezzo al costruito: il crinale è protetto da un'area naturale che copre circa 238 ettari sul versante orientale del colle, dal Palazzo della Farnesina fino al Parco di Monte Ciocci. È il polmone verde più grande del quadrante nord-occidentale, ed è la cornice che rende la salita meno penosa di quanto la cartina lasci temere.

La riserva naturale e i suoi accessi
La Riserva Naturale di Monte Mario conserva lembi di bosco mediterraneo con lecci, querce, allori e un sottobosco che in primavera produce una fioritura discreta ma continua. L'ingresso più comodo e attrezzato è quello di Villa Mazzanti, in via Gomenizza 81: la villa ottocentesca in stile eclettico oggi ospita gli uffici dell'ente regionale che gestisce le aree protette romane e il servizio di vigilanza. Da lì partono i sentieri che risalgono verso il crinale e verso l'Osservatorio.
La percorrenza a piedi non è banale: si tratta di salite vere, con fondo a tratti sconnesso, e in estate conviene affrontarle nelle prime ore del mattino. In compenso è uno dei pochi luoghi di Roma in cui si cammina un'ora senza incontrare traffico e si arriva su un belvedere che guarda l'intera città. Chi vuole allargare l'itinerario può collegarsi al Parco Regionale Urbano del Pineto, la valle di pini domestici che si apre poco più a ovest, oppure alla riserva dell'Insugherata verso nord: insieme formano un sistema continuo di verde protetto lungo il quadrante.
Le ville e le chiese del colle
Il crinale non è solo natura. Sul versante che scende verso il Tevere si trova Villa Madama, commissionata dal cardinale Giulio de' Medici, futuro Clemente VII, durante il pontificato di Leone X e progettata da Raffaello: logge, portici, esedre e giardini che dovevano digradare verso il fiume. La morte di Raffaello nel 1520 lasciò il progetto incompiuto; oggi l'edificio è di pertinenza della Presidenza del Consiglio e si visita solo con autorizzazione. Poco distante, in via Trionfale 175, la chiesa di Santa Maria del Rosario, progettata a metà Seicento, conserva un'icona bizantina di età altomedievale. Verso il basso, la chiesa di San Lazzaro dei Lebbrosi, di origine medievale, segnava l'ultima tappa della via Francigena: era il punto in cui il pellegrino, arrivato in cima al colle, vedeva per la prima volta la basilica di San Pietro.
Della presenza militare restano i forti: Trionfale, Monte Mario, Braschi, costruiti fra il 1877 e il 1888 nel sistema difensivo della nuova capitale. Il Forte Monte Mario, edificato fra il 1877 e il 1882, era collegato per linea di vista alle mura vaticane, distanti circa due chilometri.
Il panorama dall'INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma

Il colle è alto 139 metri e le sue propaggini nord-occidentali, verso la stazione ferroviaria, arrivano a 141. Sono quote modeste in assoluto, ridicole per chiunque venga dalle Alpi, ma in una città che si sviluppa fra i venti e i cinquanta metri di quota fanno una differenza enorme. Dal belvedere si domina l'intero arco meridionale e orientale: la cupola di San Pietro appare vicinissima, quasi allo stesso livello dello sguardo, e questo è l'unico punto della città in cui si può guardarla senza alzare la testa. Sul fondo, con aria pulita, si distinguono i Colli Albani e il profilo dei Lepini.
Il momento migliore è la prima ora dopo l'alba in inverno, quando la tramontana ha spazzato la foschia e il sole radente disegna le ombre lunghe dei palazzi. Il secondo momento è il tramonto tardo primaverile, con la luce che arriva da dietro le spalle e accende i travertini. A mezzogiorno d'estate, invece, la città si appiattisce in una caligine biancastra e la fotografia non rende: se venite per il panorama, evitate quella fascia oraria.
Quanto tempo serve per visitare l'Osservatorio di Monte Mario
La visita guidata standard al museo dura indicativamente un'ora e mezza. Se il turno comprende anche la Torre Solare bisogna calcolare un'ora abbondante in più, tenendo conto della salita e della gestione dei piccoli gruppi negli spazi stretti della torre. Aggiungete mezz'ora per il belvedere e per il piazzale, che meritano una sosta vera.
Il conteggio realistico, dunque, è di due ore e mezza sul posto. A queste va sommato il trasferimento: un'ora dal centro all'andata e altrettanto al ritorno, se usate i mezzi pubblici. Vuol dire che la visita occupa una mattinata intera, dalle otto e mezza alle due. Chi tenta di incastrarla fra due appuntamenti in centro sbaglia i conti e arriva in ritardo alla prenotazione, che qui non ammette tolleranza perché i turni sono contingentati.
L'Osservatorio di Monte Mario con i bambini
La risposta onesta è: dipende dall'età. L'indicazione dell'ente, per le visite guidate al museo, parla di un'età minima consigliata intorno agli otto anni, e la trovo corretta. Le sale espositive richiedono capacità di astrazione: un astrolabio dell'XI secolo, per un bambino di cinque anni, è un disco di metallo con dei buchi.
Dagli otto anni in su, invece, il posto funziona benissimo, e per due motivi. Il primo è la Torre Solare: vedere l'immagine del Sole proiettata, con le macchie, e capire che quella luce è arrivata lì attraverso due specchi e un pozzo profondo diciotto metri, è un'esperienza concreta che si ricorda. Il secondo è il panorama, che permette di collegare quello che si è visto dentro con la città che si vede fuori. Consiglio pratico: portate acqua, perché il tratto finale è in salita e nei mesi caldi i bambini arrivano al cancello già provati, e non contate su un bar dentro il complesso.
Per le famiglie con bambini piccoli l'alternativa sensata è trasformare la giornata in una gita nella riserva naturale, con il belvedere come meta e l'Osservatorio guardato da fuori, rimandando la visita guidata a qualche anno dopo.
Accessibilità dell'Osservatorio di Monte Mario
Il gestore delle visite segnala la presenza di servizi per persone con disabilità e di servizi igienici, e prevede la gratuità del biglietto per i visitatori con disabilità. Va però considerato il contesto: si tratta di un edificio quattrocentesco su un colle, con un percorso museale al piano nobile e una torre con scale. La raccomandazione è di segnalare le proprie esigenze al momento della prenotazione, chiedendo esplicitamente quali parti del percorso siano accessibili in carrozzina e se l'accesso al piano superiore sia servito da ascensore. È l'unico modo per non trovarsi davanti a una rampa insuperabile dopo aver fatto un'ora di viaggio.
Chi arriva in automobile e ha problemi di deambulazione dovrebbe chiedere in fase di prenotazione la possibilità di accostare all'interno del piazzale: l'ultimo tratto pubblico di viale del Parco Mellini è in pendenza e con marciapiedi stretti.
Quando andare e quando evitare
La stagione migliore è quella fredda e ventosa: da novembre a marzo, con le giornate di tramontana, l'aria sopra Roma è la più limpida dell'anno e il panorama rende al massimo. È anche il periodo in cui le osservazioni solari soffrono meno la turbolenza del pomeriggio. Aprile e maggio sono ottimi per combinare la visita con la riserva naturale in fioritura.
Da evitare: luglio e agosto nelle ore centrali. La salita al sole, il piazzale senza ombra e la caligine estiva rendono la giornata faticosa e il panorama mediocre. Da evitare anche le giornate di scirocco, quando la foschia cancella l'orizzonte e la Torre Solare perde gran parte del suo interesse. Se il meteo prevede cielo coperto, verificate con l'Osservatorio se la parte di visita dedicata al Sole resta confermata, perché in caso di nuvole il programma può cambiare.
Una curiosità su INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
Il punto più alto di Roma non è una collina, non è una cupola e non è un campanile: è uno strumento scientifico. La Torre Solare dell'Osservatorio, con i suoi 34 metri di elevazione su un colle che ne misura 139, tocca i 150 metri sul livello del mare e supera qualunque altro punto accessibile della città. Il primato è tanto poco noto che nemmeno molti romani lo conoscono, abituati a considerare il Cupolone come il vertice assoluto dell'orizzonte urbano.
La seconda curiosità riguarda il nome del colle, e smonta una spiegazione che si legge dappertutto. La versione corrente vuole che Monte Mario derivi da Mario Mellini, il cancelliere quattrocentesco che vi costruì la villa dove oggi si trova l'Osservatorio. Gli studiosi che si sono occupati della toponomastica romana considerano questa derivazione priva di fondamento: il nome è attestato in forme che precedono la costruzione della villa, e nel Medioevo il rilievo era chiamato Monte Malo o Montemalo, denominazione forse legata all'uccisione di Crescenzio Nomentano nel 998. Un'ipotesi alternativa collega il toponimo all'accampamento che il console Lucio Cornelio Cinna, negli anni fra l'87 e l'82 avanti Cristo, tenne su queste pendici durante le guerre civili. Cicerone, dal canto suo, parlava di montes Vaticani al plurale, includendo in quel nome anche questa altura.
C'è poi una terza cosa che diverte sempre i gruppi. La sala più preziosa del museo, quella copernicana, è contemporaneamente la sala di rappresentanza della Presidenza dell'INAF. Vuol dire che le riunioni ai massimi livelli dell'astronomia italiana si tengono a un metro da una prima edizione del De revolutionibus. Non conosco molti enti di ricerca che abbiano il proprio atto fondativo esposto in vetrina nella stanza dove si prendono le decisioni.
Una cosa che non ti dice nessuno su INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
Che non ci si guarda dentro un telescopio, salvo rare eccezioni. È l'informazione che manca in nove pagine su dieci fra quelle che promettono una serata sotto le stelle a Monte Mario, ed è la principale causa di delusione di chi sale quassù. Le cupole che si vedono dal piazzale non ospitano più strumenti in attività scientifica. L'osservazione al telescopio avviene soltanto durante aperture straordinarie, annunciate con anticipo e con posti che si esauriscono in giornata, e riguarda oggetti luminosi: Luna, pianeti maggiori, qualche stella doppia. Il cielo profondo, quello delle fotografie, da qui è irraggiungibile e lo è da mezzo secolo.
La seconda informazione che nessuno dà riguarda l'accesso. Non esiste una biglietteria aperta al pubblico, non esiste un orario continuato, non si entra pagando all'ingresso. Il museo si visita solo su prenotazione, in date che l'Osservatorio pubblica mese per mese, con turni a numero chiuso e chiusura delle prenotazioni il giorno precedente. Presentarsi al cancello di viale del Parco Mellini una domenica pomeriggio sperando di entrare significa fare due ore di viaggio per fotografare un cancello.
La terza cosa che non viene detta quasi mai è che la visita alla Torre Solare dipende dal tempo atmosferico. Con il cielo coperto lo strumento non ha nulla da mostrare, e il programma può essere modificato o ridotto. Chi prenota per la torre dovrebbe farlo in una stagione statisticamente favorevole e mettere in conto che, in caso di nuvole, la parte più spettacolare della giornata potrebbe non esserci. Questo aspetto vale la pena verificarlo direttamente in fase di prenotazione, insieme alla composizione del turno.
Aggiungo una quarta indicazione, che è di buon senso e viene ignorata regolarmente: qui dentro non c'è un bar, non c'è un ristorante, non c'è un negozio di souvenir. Il complesso è una sede istituzionale, non un museo attrezzato per il turismo di massa. Acqua e uno spuntino ve li portate da casa, oppure fate rifornimento a Piazza delle Medaglie d'Oro prima di salire.
Il consiglio che ti do per visitare INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
Prendete il primo turno del mattino, in una giornata di tramontana, fra novembre e marzo, e chiedete in fase di prenotazione un turno che comprenda sia il museo sia la Torre Solare. Questa è la formula che dopo molte visite considero imbattibile, e vi spiego perché in ordine di importanza.
La luce del mattino invernale è l'unica che restituisce davvero il panorama: l'aria è pulita, il contrasto è alto, i Colli Albani si distinguono sul fondo. La turbolenza atmosferica, che degrada l'immagine solare, è mediamente minore nelle prime ore rispetto al pomeriggio, quando la città comincia a restituire il calore accumulato. E i turni mattutini sono meno affollati di quelli centrali, il che in un percorso museale fatto di vetrine e di spazi stretti fa una differenza enorme: davanti a un astrolabio dell'XI secolo, essere in otto invece che in venti significa poterlo guardare.
Secondo consiglio: se avete gambe e tempo, arrivateci a piedi salendo dalla riserva naturale invece che scendendo dall'autobus. Sono quaranta minuti di bosco che cambiano completamente la percezione del luogo. Terzo: portate un binocolo. Non serve per il cielo, serve per la città. Dal belvedere, con un dieci per cinquanta, si leggono i dettagli della cupola di San Pietro, si contano i ponti sul Tevere, si riconoscono le colline dei Castelli.
Quarto e ultimo: non fidatevi delle indicazioni generiche delle app di navigazione, che spesso propongono fermate sul versante sbagliato del colle. L'indirizzo da impostare è viale del Parco Mellini 84 e il riferimento di superficie è Piazza delle Medaglie d'Oro. Ho visto gruppi arrivare con quaranta minuti di ritardo per questo errore, e perdere il turno.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Monte Mario sia il rilievo più alto di Roma lo sanno tutti, o quasi. Quello che si cita di rado è la conseguenza pratica che questo primato ha avuto sulla storia amministrativa del paese: per quasi un secolo, la posizione di qualunque punto del territorio italiano è stata calcolata a partire da questa collina.
Nel 1871, un anno dopo la breccia di Porta Pia, sull'altura fu costruita una torre che funzionava come stazione geodetica principale della cartografia nazionale e come riferimento per il meridiano di Roma. Da quel vertice partirono le triangolazioni che coprirono la penisola. Il sistema che ne derivò è quello che i tecnici chiamano ancora oggi Roma 40, con Monte Mario come punto fondamentale della proiezione cartografica di Gauss-Boaga. Il meridiano nazionale italiano, adottato dopo il 1870 e in uso fino agli anni Sessanta del Novecento, passava di qui.
Significa che ogni foglio dell'Istituto Geografico Militare, ogni mappa catastale, ogni progetto di strada, ferrovia o acquedotto redatto in Italia per generazioni ha misurato le proprie coordinate rispetto a questo crinale. Il colle che i pellegrini medievali chiamavano Mons Gaudii perché da lì vedevano per la prima volta San Pietro è diventato, nell'Italia liberale, l'origine geometrica del paese. Quando entrate nella sala del museo dedicata alla misura dello spazio e del tempo e vedete il teodolite di padre Angelo Secchi, quello impiegato per determinare il primo meridiano di Roma, tenete presente che non guardate un oggetto da collezione: guardate lo strumento con cui è stato definito il sistema di riferimento di un intero Stato.
La foto giusta da fare a INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
La fotografia da portare a casa non è quella della villa e non è quella della torre. È il panorama con la cupola di San Pietro allo stesso livello dell'obiettivo, scattato dal belvedere del Parco Mellini con un teleobiettivo medio, fra i 100 e i 200 millimetri di focale su un sensore pieno formato. La compressione prospettica del tele fa quello che l'occhio non riesce a fare: schiaccia i piani e mette la cupola michelangiolesca a contatto con i tetti di Prati e con la curva del Tevere, restituendo l'immagine di una città compatta che dal livello della strada non si percepisce mai.
L'ora giusta è la prima del mattino in inverno, con vento di tramontana. Il sole radente da est illumina la facciata della basilica e disegna le ombre lunghe che danno profondità all'immagine. In alternativa, il tardo pomeriggio di aprile e maggio, quando la luce arriva alle spalle di chi fotografa e accende i travertini di un colore caldo. Evitate il mezzogiorno estivo: la caligine appiattisce tutto e la foto risulta lattiginosa anche con il filtro polarizzatore.
Il secondo scatto che consiglio, e che quasi nessuno fa, è verticale: la Torre Solare inquadrata dal basso, con il cemento chiaro contro il cielo blu profondo di gennaio. È un soggetto brutalista, austero, che comunica esattamente quello che quell'oggetto è, cioè un enorme strumento ottico travestito da edificio. Con un grandangolo da 24 millimetri, avvicinandosi alla base, si ottiene una convergenza di linee molto efficace.
Dentro il museo la fotografia è generalmente consentita senza flash e senza treppiede, ma le condizioni vanno confermate all'ingresso, perché le regole possono variare con le mostre temporanee. Se potete scattare, il soggetto migliore non è il globo intero ma il dettaglio: la scala graduata di un astrolabio, la punta di un cerchio ripetitore, la scritta incisa su un quadrante. Le vetrine riflettono molto: appoggiate il paraluce al vetro e scattate a diaframma aperto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo evento che conta è del 1871: la costruzione della torre geodetica che rende il colle il vertice principale della cartografia del Regno d'Italia. È l'atto con cui lo Stato nuovo prende possesso simbolico e tecnico del territorio, e la ragione per cui, decenni dopo, l'osservatorio verrà collocato proprio qui.
Il secondo è del 1873, e avviene ancora in centro: la celebrazione alla Sapienza dei quattrocento anni dalla nascita di Copernico, da cui nasce l'idea del museo copernicano. Nel 1882 Arturo Wolynski perfeziona la donazione della propria collezione allo Stato italiano, e il museo prende vita presso l'Osservatorio del Collegio Romano; nel 1886 il donatore ne diventa curatore a vita, incarico che terrà fino alla morte nel 1893.
Il terzo blocco di eventi è quello degli anni Venti e Trenta. Nel 1923 le due specole romane, quella del Collegio Romano e quella del Campidoglio, vengono unificate in un unico Osservatorio astronomico di Roma. Nel 1925 all'ente viene assegnata Villa Mellini. Il 13 agosto 1937 l'osservatorio capitolino viene chiuso e immediatamente demolito per restituire al Palazzo Senatorio il suo profilo. Il 28 ottobre 1938, con il ministro Giuseppe Bottai e un concorso di autorità, Giuseppe Armellini inaugura la nuova sede di Monte Mario.
Il quarto capitolo è quello della Torre Solare: cantiere aperto nel 1948, struttura muraria completata nel 1952, prime osservazioni scientifiche nel 1960, vent'anni di misure sui campi magnetici del Sole fino al 1980, restauro e riconversione didattica nel 2009.
Poi la storia recente. Nel 2002 la sede diventa quella amministrativa dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. Il 22 marzo 2023 viene inaugurato il nuovo allestimento del Museo Astronomico e Copernicano, nell'anno dei 550 anni dalla nascita di Copernico, con il presidente dell'INAF Marco Tavani e l'ambasciatrice di Polonia Anna Maria Anders; le celebrazioni copernicane erano state aperte il 19 febbraio dello stesso anno. Il 23 maggio 2023 il complesso riceve la visita del ministro polacco dell'istruzione insieme alla ministra italiana dell'università. Nel dicembre 2024, per la Giornata Nazionale dello Spazio, l'Osservatorio apre in serata al pubblico: file di studenti e famiglie in attesa di osservare Saturno, con la città illuminata sotto e la Luna sopra. È il tipo di serata per cui questo posto, oggi, esiste.
Chi è passato da INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
Il primo nome è quello di Arturo Wolynski, lo storico polacco esule in Italia che fra il 1873 e il 1882 mise insieme la collezione copernicana e la donò allo Stato italiano, diventandone curatore a vita nel 1886. La collezione arriverà a Monte Mario con il trasferimento del museo, ma senza di lui non esisterebbe: una delle raccolte copernicane più importanti del mondo è opera della caparbietà di un emigrato politico.
Il secondo è Giuseppe Armellini, primo direttore della sede, che il 28 ottobre 1938 ne prende ufficialmente possesso davanti al ministro dell'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai. Armellini rivendicava con orgoglio che l'osservatorio fosse dotato di strumentazione italiana, cosa che nella retorica autarchica di quegli anni valeva più delle prestazioni.
Dietro le vetrine passano, per interposta persona, due protagonisti della scienza dell'Ottocento romano: padre Angelo Secchi, direttore della specola del Collegio Romano dal 1850 al 1878, del quale il museo conserva lo spettroscopio a visione diretta e il teodolite del primo meridiano, e Feliciano Scarpellini, legato alla specola del Campidoglio, di cui resta il quadrante da muro. Nessuno dei due ha mai messo piede a Villa Mellini come astronomo, ma i loro strumenti sono qui, e la continuità istituzionale è diretta.
Del Novecento vanno ricordati Massimo Cimino, che nel 1973 riorganizza il museo per il quinto centenario copernicano riducendo le sale da dieci a sette e introducendo le vetrine moderne in acciaio e vetro, e la studiosa polacca dell'Università Cattolica di Lublino che in quell'occasione curò il restauro degli oggetti. Roberto Buonanno è il direttore che nel 2003 fa nascere l'AstroLab ai Castelli, con quel motto che vale una dichiarazione di poetica museale: vietato non toccare. Fra i curatori del museo si contano Giuseppe Monaco e Marinella Calisi; la direzione attuale della struttura museale è affidata a Ilaria Ermolli e la curatela a Giangiacomo Gandolfi.
Nella storia recente, il 22 marzo 2023 il presidente dell'INAF Marco Tavani e l'ambasciatrice di Polonia Anna Maria Anders inaugurano il nuovo allestimento; l'ambasciatrice definì il museo un luogo dell'anima e un simbolo dell'amicizia fra Italia e Polonia. Due mesi dopo il complesso ospita una visita ministeriale italo-polacca. E nelle serate di apertura pubblica passano gli astrofisici dell'ente: fra loro Giuseppe Piccioni, che nel dicembre 2024 ha raccontato ai visitatori la missione Juice verso il sistema di Giove, con i suoi dieci strumenti di bordo, quattro dei quali italiani.
Infine, chi è passato da questo colle molto prima che esistesse un osservatorio: i pellegrini della via Francigena, che qui vedevano per la prima volta la basilica di San Pietro e per questo chiamarono il rilievo Mons Gaudii, il monte della gioia. Fra loro, secondo una tradizione accolta da molti studiosi ma non documentata da atti diretti, anche Dante Alighieri nel 1301.
Cosa vedere intorno all'Osservatorio di Monte Mario
Il quadrante offre parecchio a chi ha mezza giornata in più. Scendendo verso il Tevere si arriva al Foro Italico, il complesso sportivo degli anni Trenta con lo Stadio dei Marmi, e poco oltre a Ponte Milvio, il ponte della battaglia del 312 fra Costantino e Massenzio, oggi cuore della vita notturna di Roma nord. Verso sud, la discesa porta al quartiere Prati e in pochi minuti alla basilica di San Pietro.
Chi vuole restare in tema astronomico ha due estensioni naturali: i Castelli Romani, con la sede dell'Osservatorio a Monte Porzio Catone e la Specola Vaticana a Castel Gandolfo, e il verde protetto del quadrante, con il Parco del Pineto e la riserva dell'Insugherata. Una giornata ben costruita mette insieme la visita guidata del mattino e una passeggiata pomeridiana nella riserva, chiudendo al belvedere per il tramonto.
Domande veloci su INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
Dove si trova esattamente l'INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
In viale del Parco Mellini 84, 00136 Roma, sulla sommità di Monte Mario, dentro la quattrocentesca Villa Mellini. Alcune fonti riportano l'indirizzo nella forma via del Parco Mellini 84: si tratta dello stesso luogo.
Si può entrare all'Osservatorio di Monte Mario senza prenotazione
No. L'accesso al Museo Astronomico e Copernicano e alla Torre Solare avviene solo su prenotazione, in turni guidati a numero chiuso, secondo un calendario mensile. Le prenotazioni si chiudono di norma il giorno prima della visita.
Quanto costa il biglietto per l'Osservatorio di Monte Mario
Il listino delle visite individuali indica 10 euro l'intero, 8 euro il ridotto per studenti dai 18 ai 25 anni, docenti e convenzionati, 5 euro per i ragazzi dai 6 ai 18 anni. Gratuito sotto i cinque anni, per i giornalisti accreditati, le guide abilitate, i soci ICOM e i visitatori con disabilità. Le tariffe vanno confermate sul sito ufficiale prima della visita.
Quanto dura la visita all'INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
La visita guidata al museo dura circa un'ora e mezza. Con la Torre Solare bisogna calcolare un'ora abbondante in più. Contando il belvedere, due ore e mezza sul posto sono una stima realistica.
Come si arriva all'Osservatorio di Monte Mario con i mezzi pubblici
Metro A fino a Ottaviano, poi autobus 999 fino a Piazza delle Medaglie d'Oro e una decina di minuti a piedi in salita. In alternativa la linea 913, fermata Prisciano/Medaglie d'Oro. Dalla stazione Termini il trasferimento richiede circa un'ora.
Si può arrivare in automobile e parcheggiare
Si arriva dal Grande Raccordo Anulare, uscita Tor di Quinto, poi via Flaminia Nuova, via della Camilluccia e via Trionfale. I posti auto nei dintorni sono pochi e in parte riservati ai residenti: non è la soluzione più tranquilla nelle ore centrali.
Si vedono le stelle dall'Osservatorio di Monte Mario
Solo durante le aperture serali straordinarie, e solo oggetti luminosi: Luna, pianeti maggiori, stelle doppie. La luce diffusa della città rende invisibili nebulose e galassie. Nessuna attività di ricerca osservativa si svolge più da questa sede.
C'è un planetario a Monte Mario
No. Il planetario di Roma è comunale e si trova all'EUR, in piazza Giovanni Agnelli 10. L'esperienza immersiva dell'INAF, con il teatro olografico e il laboratorio interattivo AstroLab, è nella sede di Monte Porzio Catone.
Che cosa si vede nel Museo Astronomico e Copernicano
Sei sale: dagli strumenti pre-telescopici e dagli astrolabi arabi e occidentali ai cannocchiali seicenteschi di Divini e Campani, dall'evoluzione del telescopio agli strumenti per la misura dello spazio e del tempo, dalla raccolta di sfere armillari e globi di Mercatore, Greuter, Coronelli e Seutter alla Sala Copernicana con la collezione Wolynski, fino alla sala dedicata all'astrofisica contemporanea.
L'INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma è adatto ai bambini
Dagli otto anni in su funziona bene, soprattutto grazie alla Torre Solare e al panorama. Sotto quella soglia il percorso museale, fatto di vetrine e concetti astratti, tiene poco l'attenzione. L'età minima consigliata dall'ente per le visite guidate si colloca intorno agli otto anni.
Che cos'è la Torre Solare dell'Osservatorio di Monte Mario
Un telescopio solare a torre alto 34 metri, costruito fra il 1948 e il 1952, con un celostata di due specchi di quarzo fuso da 68 e 63 centimetri in cima e uno spettrografo in un pozzo profondo 18 metri. Attivo per la ricerca dal 1960 al 1980, restaurato nel 2009 e oggi usato per la divulgazione.
Si possono fare fotografie all'interno
In genere la fotografia senza flash e senza treppiede è consentita, ma le condizioni si confermano all'ingresso perché possono cambiare con le mostre temporanee. All'esterno, sul belvedere, non ci sono limitazioni.
L'Osservatorio di Monte Mario è accessibile in sedia a rotelle
Il gestore delle visite segnala servizi per persone con disabilità e la gratuità del biglietto, ma l'edificio è storico, il percorso si sviluppa al piano nobile e la torre ha scale. Le esigenze specifiche vanno segnalate al momento della prenotazione.
Qual è il punto più alto di Roma
La sommità della Torre Solare dell'Osservatorio, a 150 metri sul livello del mare. Il colle di Monte Mario misura 139 metri, con propaggini nord-occidentali che arrivano a 141.
Che differenza c'è fra Monte Mario e Monte Porzio Catone
Monte Mario ospita la presidenza e l'amministrazione dell'INAF, il museo storico e la Torre Solare. Monte Porzio Catone, ai Castelli, ospita i ricercatori, i laboratori didattici, il telescopio scolastico e il teatro olografico. La ricerca si fa lì, la memoria si conserva qui.
Serve una guida per capire l'Osservatorio di Monte Mario
La visita è già guidata e non esiste formula libera. È un vantaggio: senza qualcuno che spieghi che cosa fa un cerchio ripetitore o perché un celostata abbia due specchi, buona parte della collezione resterebbe muta.
Ci sono servizi igienici, bar o guardaroba
I servizi igienici sono presenti. Bar, ristorazione e guardaroba no: il complesso è una sede istituzionale. Conviene fare rifornimento a Piazza delle Medaglie d'Oro prima di salire.
Quando aprono le visite serali all'INAF - Osservatorio di Monte Mario a Roma
In occasione di eventi nazionali e ricorrenze scientifiche: Giornata Nazionale dello Spazio, Notte Europea dei Ricercatori, festival della scienza, giornate del FAI, Open House. Le date sono annunciate con anticipo e i posti si esauriscono rapidamente.
Si può visitare la biblioteca antica
La consultazione dei fondi antichi è riservata agli studiosi con richiesta motivata. Durante il percorso museale si vedono alcuni volumi esposti, fra cui edizioni storiche legate a Copernico e Galileo.
Qual è il periodo migliore per salire
Da novembre a marzo, con le giornate di tramontana, per la limpidezza dell'aria e per il panorama. Aprile e maggio sono ottimi per abbinare la riserva naturale. Da evitare le ore centrali di luglio e agosto e le giornate di scirocco.
Come si prenota la visita all'Osservatorio di Monte Mario
Attraverso i recapiti pubblicati dall'Osservatorio: il centralino 06 9428641 e gli indirizzi di posta elettronica dedicati alle visite guidate e al museo. Il calendario delle date disponibili viene pubblicato mensilmente sul sito ufficiale.
Vale la pena salire fin quassù
Se vi interessano gli strumenti scientifici, la storia della scienza o semplicemente il panorama più alto della città, sì, senza esitazione. Se cercate una serata sotto le stelle con il telescopio, quasi mai: per quello bisogna uscire da Roma.
Il mio giudizio sull'Osservatorio di Monte Mario
Di tutti i luoghi romani che porto in itinerario, questo è quello che più spesso vedo sottovalutato prima e ricordato dopo. Non ha il richiamo di un sito archeologico e non promette lo spettacolo che il nome osservatorio evoca. Chiede uno sforzo logistico serio, impone una prenotazione con settimane di anticipo e non vende nulla all'uscita. In cambio dà una cosa che a Roma è rarissima: una visita di un'ora e mezza in cui qualcuno spiega davvero come funziona una conoscenza, dall'astrolabio dell'XI secolo allo spettro solare proiettato su uno schermo.
Il consiglio che chiude tutto: prendetevi la mattina di un sabato d'inverno, prenotate il turno con museo e torre, salite a piedi dalla riserva se le gambe reggono, e uscite dal cancello camminando fino al belvedere prima di riprendere l'autobus. Da lassù la cupola di San Pietro è alla vostra altezza, e capirete perché mille anni fa i pellegrini, arrivati su questo crinale, chiamarono la collina il monte della gioia.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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