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Parco Villa Gregoriana

In breve. Il Parco Villa Gregoriana si trova a Largo Sant'Angelo 1, a Tivoli, in provincia di Roma, e il suo ingresso è a quattrocento metri dalla stazione ferroviaria di Tivoli, cinque minuti di cammino in discesa.

Il Parco Villa Gregoriana si trova a Largo Sant'Angelo 1, a Tivoli, in provincia di Roma, e il suo ingresso è a quattrocento metri dalla stazione ferroviaria di Tivoli, cinque minuti di cammino in discesa. Da Roma ci si arriva in treno dalle stazioni di Tiburtina e Roma Termini sulla linea per Avezzano e Pescara, oppure in autobus Cotral partendo dal capolinea di Ponte Mammolo, o ancora in automobile sull'autostrada A24 Roma L'Aquila con uscita a Tivoli o a Castel Madama. Il bene è gestito in concessione dal FAI, il Fondo per l'Ambiente Italiano, che pratica un biglietto intero da 10 euro, un ridotto da 3 euro per i ragazzi fra 6 e 18 anni, 6 euro per gli universitari fino a 25 anni, 5 euro per gli iscritti alla Sapienza, a Tor Vergata e a Roma Tre, 3 euro per i residenti a Tivoli, ingresso gratuito per i bambini fino a 5 anni, per i visitatori con disabilità e il loro accompagnatore e per gli iscritti al FAI, mentre il biglietto famiglia, due adulti con due o più ragazzi fra 6 e 18 anni, costa 23 euro. La visita guidata introduttiva di trenta minuti si aggiunge al biglietto con un supplemento. Gli orari cambiano otto volte l'anno secondo la luce: in piena estate, dal 29 giugno al 30 agosto, si entra dalle 9 alle 18 e si esce entro le 19; nelle settimane di settembre e di inizio ottobre l'apertura è dalle 9.30 alle 18.30 con ultimo ingresso alle 17.30; d'inverno il parco chiude, e riapre a metà febbraio. L'entrata è a Largo Sant'Angelo, l'uscita con il bookshop è in cima, al Tempio di Vesta: due porte diverse, ed è un dettaglio che cambia la logistica della giornata. Il numero di telefono del bene è 0774 332650, l'indirizzo di posta elettronica faigregoriana@fondoambiente.it. La prenotazione non è obbligatoria per il singolo visitatore, ma il FAI vende i biglietti anche online attraverso la propria biglietteria ufficiale, raggiungibile dal sito dell'ente.

Questa pagina fa parte della guida più ampia dedicata a Tivoli, la città che in dodici chilometri quadrati di travertino e acqua conserva tre siti di fama mondiale.

Parco Villa Gregoriana - Tivoli - Roma
Parco Villa Gregoriana – Tivoli – Roma

Che cos'è davvero il Parco Villa Gregoriana

Conviene sgombrare subito il campo da un equivoco che porta fuori strada moltissimi visitatori: il Parco Villa Gregoriana non è una villa. Non c'è un palazzo da visitare, non ci sono sale affrescate, non esiste un piano nobile. La parola villa, qui, va intesa nel significato ottocentesco di parco ornamentale, di giardino paesaggistico progettato: quello che si visita è una gola fluviale profonda oltre cento metri, addomesticata da sentieri, scalinate, gallerie e belvedere costruiti negli anni Trenta dell'Ottocento per volontà di un papa.

La geografia è semplice e spietata. L'Aniene, il fiume che nasce sui monti Simbruini sopra Subiaco e che a Roma si getta nel Tevere all'altezza di Ponte Salario, arriva a Tivoli correndo sull'altopiano e si trova davanti un gradino: lo zoccolo di calcare su cui si regge la città antica. Per secoli il fiume ha girato intorno all'acropoli disegnando un'ampia ansa, per poi precipitare verso la pianura. Ogni caduta scavava, ogni piena allargava, e il letto si approfondiva scavando la forra che i tiburtini chiamavano, con una franchezza che dice tutto, Valle dell'Inferno.

Il Parco Villa Gregoriana occupa quella forra. Il visitatore vi scende dentro, la percorre in fondo, risale dalla parte opposta e sbuca sull'acropoli, fra i due templi romani che sono l'immagine più riprodotta di Tivoli nella storia della pittura europea. Il dislivello complessivo del percorso supera i cento metri e si affronta interamente a piedi, su scalini di pietra e sentieri in terra battuta. Non è una passeggiata: è un'escursione breve ma verticale, e chi arriva con le infradito se ne pente entro i primi dieci minuti.

Perché esiste il Parco Villa Gregoriana: l'Aniene e le sue piene

Nessun papa avrebbe speso una fortuna per regalare a Tivoli un giardino romantico. Il Parco Villa Gregoriana nasce come effetto collaterale di un'opera di ingegneria idraulica disperata, decisa per impedire che la città venisse distrutta un'altra volta.

Le inondazioni dell'Aniene prima del Parco Villa Gregoriana

Il fiume a Tivoli ha una storia di violenza documentata da quasi due millenni. Plinio il Giovane descrive in una lettera una piena catastrofica avvenuta ai suoi tempi, all'inizio del II secolo, che devastò ville, case e monumenti lungo il corso dell'Aniene: fra le proprietà colpite, secondo la lettura tradizionale, anche la dimora suburbana del console Manlio Vopisco che sorgeva proprio in questa valle. Le cronache locali registrano altre inondazioni rovinose alla fine del Seicento, negli anni 1688 e 1689, quando l'acqua tornò a invadere la parte bassa dell'abitato.

La piena decisiva è quella del 16 novembre 1826. Le cronache tiburtine, riprese dallo storico locale Francesco Bulgarini, parlano di un innalzamento del livello di circa otto metri in poche ore. Case travolte, ponti saltati, la città in ginocchio: per fortuna, e quasi per miracolo, senza vittime. Fu a quel punto che a Roma si smise di discutere di rimedi parziali e si accettò l'idea radicale, cioè togliere l'Aniene di mezzo.

Il progetto di Clemente Folchi e i cunicoli del Monte Catillo

L'incarico di risolvere il problema passò attraverso tre pontificati, da Leone XII a Pio VIII fino a Gregorio XVI, e fu l'architetto Clemente Folchi a mettere a punto nel 1832 il progetto poi approvato dalla Congregazione del Buon Governo. La soluzione non era canalizzare, arginare, rinforzare: era deviare il fiume, scavando due gallerie parallele dentro la montagna che chiude la valle a nord, il Monte Catillo.

Folchi studiò personalmente la geologia del monte, appoggiandosi anche agli studi del medico tiburtino Agostino Cappello sulla natura compatta del calcare locale, che rendeva pensabile un traforo di quelle dimensioni senza rivestimenti impossibili da costruire con la tecnica dell'epoca. La realizzazione materiale dell'opera è attribuita all'ingegnere Giacomo Maggi. I lavori cominciarono il 6 luglio 1832. Il cardinale Agostino Rivarola seguì il cantiere per conto della Santa Sede, e il suo nome è rimasto a una delle piazze aperte a fine lavori.

7 ottobre 1835: il giorno in cui l'Aniene cambiò strada

Il 7 ottobre 1835 le paratie furono aperte e l'Aniene imboccò per la prima volta i cunicoli gregoriani. Fu uno di quegli eventi che nell'Europa preferroviaria attiravano folle: il fiume scomparve dentro il monte e ricomparve dall'altra parte, precipitando in un unico salto di oltre cento metri sul fondo della forra. La città, nello stesso intervento, ricevette un nuovo assetto urbanistico: Piazza Rivarola, Largo Massimo e il Ponte Gregoriano, che scavalca la gola e che dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale fu ricostruito.

Papa Gregorio XVI, che nel 1835 decise di sistemare a parco l'intera valle liberata dalle acque, diede il proprio nome al risultato. Un busto e una lapide posti nel 1967 in Piazza Massimo ricordano ai tiburtini chi tolse la città dalla portata delle piene. La nostra opinione è che il Parco Villa Gregoriana sia il più bell'esempio italiano di infrastruttura diventata paesaggio: un'opera pubblica pensata per la sicurezza idraulica che, quasi per incidente, ha prodotto uno dei luoghi più visitati dell'Ottocento europeo.

La Cascata Grande del Parco Villa Gregoriana

La Cascata Grande è il pezzo forte, e va spiegata bene perché intorno a essa circolano numeri contraddittori. Il salto misura circa 120 metri: è la seconda cascata italiana per altezza dopo quella delle Marmore, anch'essa, per inciso, artificiale e anch'essa opera di romani con un problema idraulico da risolvere. Considerando l'intero dislivello che il fiume supera nella valle, oggi in due salti mentre in origine erano quattro, si arriva a circa 130 metri.

La precisazione onesta riguarda la portata. Dal 1886 parte delle acque dell'Aniene è derivata a monte per la produzione di energia elettrica, e la cascata che si vede oggi non ha quasi mai la potenza che stordiva i viaggiatori del Grand Tour. Nelle giornate di magra estiva il salto si riduce a un velo. Dopo due giorni di pioggia, invece, il rumore riempie tutta la forra e non si riesce a parlare sul belvedere. Chi vuole vederla davvero rombare deve venire fra novembre e marzo, oppure subito dopo un temporale.

Il belvedere principale si raggiunge con una breve deviazione sulla destra poco dopo l'inizio della discesa. Non saltatela per fretta: è l'unico punto in cui la cascata si vede frontalmente e per intero, e chi tira dritto la incrocia poi solo di scorcio.

Parco Villa Gregoriana - Tivoli - Roma
Parco Villa Gregoriana – Tivoli – Roma

Il percorso di visita del Parco Villa Gregoriana, passo per passo

L'itinerario del Parco Villa Gregoriana percorre l'intera Valle dell'Inferno. È a senso unico logico, non obbligato, ma conviene rispettarlo: si entra in alto a Largo Sant'Angelo, si scende sul fondo della gola, la si attraversa, si risale dalla parte opposta e si esce sull'acropoli. Chi prova a farlo al contrario si condanna a una salita finale di scalini bagnati alla fine della giornata.

Dal Ponte Gregoriano alla discesa nella Valle dell'Inferno

Si parte dal lato del Ponte Gregoriano, il viadotto ottocentesco che collega le due sponde della forra. I primi tornanti scendono rapidamente dentro il bosco e in pochi minuti il rumore del traffico di Tivoli sparisce, sostituito da quello dell'acqua. La luce cambia di colpo: si passa dal pieno sole del Largo all'ombra verde della gola, e in estate la differenza di temperatura è di parecchi gradi, motivo per cui nei mesi caldi questo parco è una delle poche mete davvero respirabili nei dintorni di Roma.

Il belvedere sulla Cascata Grande

La deviazione verso la terrazza sulla Cascata Grande arriva presto. La balconata è protetta, sporge sul vuoto e guarda il salto in faccia. Quando la portata è buona il pulviscolo d'acqua arriva fin qui e in dieci secondi l'obiettivo della macchina fotografica è coperto di goccioline: chi vuole scattare tenga un panno in tasca.

Il Pelago e la Grotta delle Sirene

Sul fondo della forra l'acqua raccoglie in una conca profonda che le carte antiche chiamano il Pelago. Da lì si raggiunge la Grotta delle Sirene, una spaccatura nella roccia dove il fiume si incunea con un fragore che rimbomba nella cavità: il nome ottocentesco nasce da quel suono, che ai viaggiatori romantici evocava il canto delle creature omeriche. Il passaggio è stretto, il fondo è scivoloso e in giornate di piena può essere transennato.

La Grotta di Nettuno

Poco oltre si apre la Grotta di Nettuno, la cavità più celebre del Parco Villa Gregoriana, scavata dall'acqua nel calcare e punteggiata di forme carsiche. È qui che si capisce meglio che cosa abbia fatto l'Aniene in questa valle per millenni: la roccia è lisciata, incisa, bucata, e il fiume le ha dato la forma che si vede. Le due grotte hanno preso i loro nomi mitologici nell'Ottocento, quando il gusto per il pittoresco imponeva di battezzare ogni anfratto con un riferimento classico: non sono luoghi di culto antichi e non vanno raccontati come tali.

Il paesaggio carsico e la risalita verso l'acropoli

Risalendo dal lato opposto del letto antico del fiume, il sentiero attraversa una sequenza di vedute che i restauratori hanno riaperto una per una liberandole dai rovi: gallerie scavate nella roccia, ponticelli, tratti di terrazzamento, scorci sulla parete opposta. La vegetazione qui si fa più rada e mediterranea, e a ogni tornante la valle si vede da più in alto.

I resti della villa di Manlio Vopisco nel Parco Villa Gregoriana

Lungo la risalita si incontrano i ruderi della dimora romana attribuita al console Manlio Vopisco, una villa suburbana costruita a cavallo del fiume e celebrata da Publio Papinio Stazio nelle Silvae, la raccolta di componimenti d'occasione che è la nostra fonte principale su questo edificio. Stazio descrive una casa che si sviluppava sulle due rive collegate, con acque incanalate dentro gli ambienti: il lusso idraulico portato all'estremo. La villa fu devastata da una piena dell'Aniene all'inizio del II secolo, la stessa catastrofe che Plinio il Giovane racconta per lettera. Quando negli anni Trenta dell'Ottocento la valle fu sistemata a parco, i resti vennero ripuliti, consolidati e integrati nel disegno del giardino come rovine ornamentali: l'archeologia, in quella stagione, era anche arredo del paesaggio.

L'acropoli del Parco Villa Gregoriana: il tempio rotondo detto di Vesta

In cima, sulla spianata dell'antica acropoli tiburtina, si arriva davanti al tempio rotondo che tutti conoscono come Tempio di Vesta. È un edificio a pianta circolare databile attorno al I secolo avanti Cristo, con colonne corinzie su un alto podio e una cella cilindrica; la dedica a Vesta è tradizione consolidata ma non è documentata con certezza, e la stessa costruzione è stata proposta come tempio di Albunea, la Sibilla Tiburtina. È l'oggetto architettonico più copiato d'Europa: dal giardino all'inglese di Stourhead al padiglione di Chiswick, per almeno due secoli ogni parco aristocratico che volesse un tempietto sul dirupo ha guardato a questo.

Il tempio rettangolare detto della Sibilla

Accanto sorge il secondo edificio, rettangolare, chiamato per tradizione Tempio della Sibilla, anch'esso della stessa epoca e anch'esso di attribuzione incerta: alcuni studiosi lo riferiscono a Tiburno, l'eroe eponimo della città. La sua sopravvivenza si deve alla trasformazione in chiesa nel Medioevo, la sorte che ha salvato metà dei templi romani d'Italia. I due edifici visti insieme, sull'orlo del precipizio e con la valle alle spalle, compongono la veduta che dal Settecento è il ritratto ufficiale di Tivoli.

Parco Villa Gregoriana - Tivoli - Roma
Parco Villa Gregoriana – Tivoli – Roma

La vegetazione del Parco Villa Gregoriana

Il parco conta settantaquattro specie arboree censite, una ricchezza che dipende dalla stratificazione di microclimi dentro un fazzoletto di terreno. Sul fondo della forra, dove l'umidità è costante e il sole arriva poche ore al giorno, crescono essenze igrofile; sui versanti esposti, a poche decine di metri di distanza in linea d'aria ma a cinquanta di quota, prevalgono lecci e vegetazione mediterranea. Fra i due estremi si distendono impianti ottocenteschi voluti dai progettisti del parco per costruire quinte e prospettive.

Chi visita in primavera trova la fioritura più fitta e i sentieri nella fase migliore. In autunno il bosco della gola cambia colore prima di quello di pianura, per via dell'umidità. D'estate il valore aggiunto è la temperatura: si scende di parecchi gradi appena si entra nell'ombra della valle, e non è un modo di dire.

Il restauro del Parco Villa Gregoriana e il ruolo del FAI

Dopo la Seconda guerra mondiale la proprietà passò al Demanio dello Stato, e per decenni la manutenzione fu quella che si dà a un bene di cui nessuno sa bene che farsene. Nel 2002 il sito, in condizioni di abbandono e con un dissesto idrogeologico grave, fu dato in concessione al FAI. Il cantiere durò tre anni e la riapertura al pubblico avvenne nel 2005.

Il restauro è stato citato spesso come esemplare, e vale la pena capire perché. Non si è trattato solo di ripulire i sentieri, mettere in sicurezza i camminamenti e rimettere in circolo le acque. L'obiettivo dichiarato era ricostruire l'idea progettuale originaria del parco ottocentesco, ricavandola dai documenti d'archivio e, cosa più interessante, dalle testimonianze pittoriche: i quadri e le incisioni dei viaggiatori sono serviti come rilievi, perché registrano quali vedute fossero aperte e da dove. Sono così riemersi percorsi dimenticati, essenze soffocate dai rovi, punti panoramici che decenni di incuria avevano cancellato. Un parco paesaggistico, quando si chiude la forbice per trent'anni, non diventa una foresta primigenia: diventa illeggibile.

Parco Villa Gregoriana - Tivoli - Roma
Parco Villa Gregoriana – Tivoli – Roma

Il Parco Villa Gregoriana e il Grand Tour

Per capire il peso culturale di questo luogo bisogna ricordare che cosa fosse il Grand Tour: il viaggio di formazione che fra Settecento e primo Ottocento portava in Italia i figli dell'aristocrazia europea, gli artisti in cerca di modelli e gli scrittori in cerca di paesaggio. Roma ne era il centro, ma nessun itinerario romano era considerato completo senza la giornata a Tivoli.

I pittori del Grand Tour e la veduta di Tivoli

La fortuna figurativa di questa valle è precedente al parco stesso. Claude Lorrain e Nicolas Poussin, i due maestri del paesaggio classico seicentesco attivi a Roma, studiarono le cascate e i templi tiburtini e da qui ricavarono strutture compositive che avrebbero condizionato due secoli di pittura europea. Nel Settecento vennero i francesi dell'Accademia: Jean Honoré Fragonard, vincitore del Prix de Rome nel 1752, soggiornò a Tivoli e nel 1760 disegnò il tempio della Sibilla. Gli acquerellisti britannici e svizzeri, da John Warwick Smith attivo in Italia fra il 1776 e il 1781 ad Abraham Louis Ducros, produssero vedute tiburtine che oggi si trovano nei musei di mezza Europa.

Questa iconografia, che ripete con poche varianti l'insieme dei due templi sul dirupo con la cascata sotto, è la ragione per cui il paesaggio del Parco Villa Gregoriana risulta familiare anche a chi non c'è mai stato. Ed è la ragione per cui i restauratori del FAI hanno potuto usare i quadri come documenti.

Gli scrittori e l'estetica del sublime

La letteratura odeporica registra Tivoli fin dall'inizio del Settecento: Joseph Addison la visita nel 1706 e annota la consuetudine dei pittori di venirci da Roma a studiare il paesaggio; Thomas Gray resta impressionato dalla potenza della grande cascata. Johann Wolfgang von Goethe, in Italia fra il 1786 e il 1788 sotto falso nome, mette Tivoli fra le esperienze forti del suo viaggio. Nel secolo successivo il luogo entra nella geografia sentimentale del romanticismo francese con Chateaubriand, Madame de Staël e George Sand.

Il concetto che tiene insieme tutto questo è l'estetica del sublime, la categoria elaborata dal pensiero settecentesco per dare un nome a quel piacere misto a paura che si prova davanti a uno spettacolo naturale enorme e potenzialmente distruttivo. Un abisso, un fragore, una massa d'acqua che cade nel buio: il Parco Villa Gregoriana, con il suo salto artificiale in una gola naturale, è la messa in scena perfetta di quella categoria estetica, e non è un caso che nasca esattamente negli anni in cui quella sensibilità è al culmine.

Una curiosità sul Parco Villa Gregoriana

La curiosità più bella riguarda il rapporto fra quello che si vede e quello che è successo davvero, ed è un rovesciamento che agli ospiti fa sempre effetto. Il Parco Villa Gregoriana passa per il monumento italiano più romantico, il luogo della natura selvaggia, dell'abisso, della vertigine. In realtà il protagonista assoluto della scena, la Cascata Grande, non esiste in natura: è il punto di uscita di un tubo. Un tubo largo quanto una galleria, scavato nel calcare del Monte Catillo per tre anni da centinaia di operai, ma pur sempre un'opera idraulica con un numero di progetto e un capitolato.

Il dettaglio che ribalta le aspettative è che l'Aniene, prima del 1835, in questo punto non cadeva affatto da quell'altezza in un colpo solo. Girava intorno all'acropoli e scendeva a gradoni, in quattro salti. Gregorio XVI e i suoi tecnici hanno tolto il fiume dal suo letto naturale, lo hanno mandato dentro la montagna e lo hanno fatto ricomparire cento e venti metri più in alto del fondovalle, in un punto scelto a tavolino. Il paesaggio che ha commosso mezza Europa è quindi un paesaggio progettato, come una scenografia, con la differenza che la scenografia doveva anche impedire a una città di annegare.

C'è un corollario che vale come esercizio di onestà intellettuale. Il romanticismo europeo ha costruito la propria idea di natura selvaggia su una valle riordinata da un papa e su una cascata idraulica. Chi arriva qui con la testa piena di quell'immaginario dovrebbe saperlo: renderà la visita più intelligente, non meno emozionante.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Parco Villa Gregoriana

Nessuno lo scrive in grande, ma la cosa che cambia davvero la giornata al Parco Villa Gregoriana è che l'ingresso e l'uscita non coincidono. Si entra in basso, a Largo Sant'Angelo, accanto al Ponte Gregoriano; si esce in alto, dalla parte dell'acropoli, dove si trova il bookshop, accanto ai due templi. Fra i due punti c'è la circonferenza della gola, e a piedi lungo la strada urbana sono una decina di minuti abbondanti, in salita o in discesa a seconda del verso.

Le conseguenze pratiche sono tre, e chi le ignora le paga. La prima: se arrivate in automobile e parcheggiate vicino all'ingresso, alla fine della visita vi ritrovate dalla parte opposta e dovete tornare indietro a piedi con le gambe già fatte. La seconda: se avete un treno da prendere, calcolate il trasferimento dall'uscita alla stazione e non dall'ingresso. La terza, la più utile: se lasciate qualcosa in automobile pensando di riprenderla a metà visita, scordatevelo, perché il percorso non consente di risalire senza rifare tutto.

C'è poi un secondo elemento poco pubblicizzato: il parco resta aperto anche con la pioggia, salvo condizioni meteorologiche particolari, e i biglietti non si rimborsano. Il che, letto bene, è un'informazione a doppio taglio. Da un lato significa che un acquazzone non vi rovina il programma; dall'altro che la cascata con la pioggia è al suo massimo e le scale bagnate al loro minimo di sicurezza. L'indicazione è chiara: con la pioggia leggera venite, con scarponcini e giacca; con il temporale in corso, no, perché sui gradini di pietra calcarea bagnata si scivola in modo serio e in fondo alla forra non esistono scorciatoie di uscita.

Il consiglio che ti do per visitare il Parco Villa Gregoriana

Il consiglio principale è di ordine, non di orario: fate il Parco Villa Gregoriana per primo nella giornata tiburtina, prima di Villa d'Este e prima di Villa Adriana. Il motivo è fisico. Qui si scende e si risale per oltre cento metri di dislivello su scalini irregolari; le altre due visite sono lunghe ma quasi piane. Chi mette la gola per ultima la percorre male, si ferma sui belvedere solo per riprendere fiato e alla fine ricorda la fatica invece del paesaggio.

Secondo consiglio: calcolate due ore piene, non un'ora. Il giro rapido è possibile, ma taglia esattamente le cose che valgono, cioè la deviazione al belvedere della cascata, le due grotte e la sosta sull'acropoli. Se prendete la visita guidata introduttiva di mezz'ora offerta dal FAI, aggiungete quel tempo al totale.

Terzo, l'attrezzatura. Scarpe chiuse con suola scolpita, sempre, anche ad agosto. Una bottiglia riempibile, perché lungo il sentiero ci sono fontanelle di acqua potabile. Uno strato leggero in più, perché sul fondo della forra fa fresco anche in piena estate. I passeggini non hanno senso e vanno lasciati in automobile.

Quarto, il momento. Se potete scegliere, venite dopo una perturbazione, in una giornata schiarita di fine autunno o inizio primavera: la cascata è piena, i sentieri sono già asciutti in superficie e la luce bassa entra nella gola invece di passarci sopra. Il momento peggiore, se devo dirlo con franchezza, è mezzogiorno di una domenica di luglio: il salto è ridotto, la luce piatta e le scale affollate.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto è questo: la Cascata Grande oggi porta molta meno acqua di quella che portava quando l'Europa veniva a vederla, e la ragione ha una data. Dal 1886 una parte della portata dell'Aniene viene derivata a monte per la produzione di energia idroelettrica. Tivoli, per inciso, è uno dei luoghi fondativi dell'industria elettrica italiana: l'energia prodotta con questi salti d'acqua fu tra le prime a essere trasportata fino a Roma su lunga distanza, in un'epoca in cui l'impresa era tecnicamente al limite.

Il risultato è un paradosso che vale la pena pesare. Il fiume fu deviato nel 1835 per fabbricare una cascata monumentale; cinquant'anni dopo, la stessa acqua fu in buona parte sottratta a quella cascata per fabbricare elettricità. La forra ha quindi avuto due destini industriali successivi, e il secondo ha in parte spento il primo. Se la cascata sembra più piccola di quanto ci si aspettasse, la risposta non è che le fotografie mentono: è che la portata è una variabile amministrata.

Vale anche la pena ricordare, perché lo si dimentica sempre, che l'altra grande cascata italiana, quella delle Marmore, è artificiale anch'essa e costruita dai romani nel III secolo avanti Cristo per bonificare la piana di Rieti. Le due cascate più alte d'Italia sono opere idrauliche. È una cosa che dice molto sul rapporto fra questo paese e la propria acqua, e che quasi nessuna guida mette in fila.

La foto giusta da fare al Parco Villa Gregoriana

La fotografia che tutti tentano è la Cascata Grande dal belvedere frontale, e il problema è che quasi tutti la sbagliano allo stesso modo: inquadrano solo l'acqua. Un salto d'acqua senza riferimenti di scala, in una fotografia, misura cinque metri o centoventi, chi guarda non lo distingue. La foto giusta della cascata include il bordo roccioso della forra e, se possibile, una figura umana sul belvedere opposto: senza scala non si capisce niente.

Ma la fotografia migliore del Parco Villa Gregoriana, quella che vale il biglietto, è un'altra, e si fa dall'alto. Dall'acropoli, con il tempio rotondo in primo piano leggermente decentrato e la valle che sprofonda alle sue spalle, si ottiene esattamente la veduta che pittori e incisori hanno replicato per due secoli. È un'inquadratura che ha una storia, e rifarla oggi significa collocarsi dentro una tradizione figurativa lunga trecento anni.

Tre indicazioni tecniche concrete. Primo, la luce: la gola è profonda e stretta, quindi il contrasto fra il cielo e il fondovalle è quasi sempre eccessivo a mezzogiorno; le ore buone sono la prima del mattino e l'ultima prima della chiusura, quando la luce è radente e il fondo non è nero. Secondo, l'umidità: vicino al salto e dentro le grotte l'obiettivo si copre di goccioline in pochi secondi, tenete un panno in microfibra a portata di mano e pulite prima di ogni scatto. Terzo, il verticale: la forra è una struttura verticale, e le fotografie orizzontali qui funzionano quasi sempre peggio.

Un'ultima opinione, netta. Il tramonto, che di solito è il consiglio automatico di ogni guida, qui non serve a molto, perché il parco chiude prima del tramonto vero per quasi tutto l'anno. Meglio l'apertura del mattino, con la valle ancora in ombra e il vapore che sale dal fondo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento documentato è una catastrofe. All'inizio del II secolo una piena dell'Aniene devastò la valle e le proprietà che vi sorgevano: Plinio il Giovane ne scrive in una lettera, descrivendo boschi divelti, ville abbattute, monumenti portati via dall'acqua. Fra gli edifici colpiti, secondo la lettura tradizionale delle fonti, la dimora del console Manlio Vopisco che Stazio aveva celebrato in versi pochi anni prima. Un episodio che dice quanto fosse fragile, qui, la convivenza fra il lusso romano e il fiume.

Il secondo avvenimento è la serie di inondazioni del tardo Seicento, nel 1688 e nel 1689, registrate dalle cronache tiburtine. Il fiume, continuando a scavare il proprio letto, era diventato progressivamente più pericoloso per la parte bassa della città.

Il terzo è l'alluvione del 16 novembre 1826, l'evento che fa da cerniera fra la storia antica e quella moderna di questo luogo. Le cronache riferiscono di un innalzamento di circa otto metri in poche ore e di distruzioni gravissime, senza vittime. È il fatto che convince la Santa Sede a finanziare l'opera straordinaria.

Il quarto è l'apertura dei cunicoli gregoriani il 7 ottobre 1835, con l'Aniene deviato dentro il Monte Catillo dopo un cantiere iniziato il 6 luglio 1832 su progetto di Clemente Folchi. Da quel giorno la città smette di temere le piene e acquista una cascata.

Il quinto è la creazione del parco voluta da Gregorio XVI nello stesso 1835, con il riassetto urbano che produsse Piazza Rivarola, Largo Massimo e il Ponte Gregoriano, quest'ultimo ricostruito dopo i danni della Seconda guerra mondiale. Tivoli fu bombardata pesantemente nel 1944 per la sua posizione sulle vie di comunicazione, e la gola conserva le ferite di quella stagione.

Il sesto è la lunga decadenza del secondo Novecento, con il passaggio al Demanio e l'abbandono, e il settimo è la rinascita: la concessione al FAI nel 2002 e la riapertura al pubblico nel 2005, dopo una campagna di consolidamento idrogeologico e di recupero botanico durata tre anni.

Chi è passato dal Parco Villa Gregoriana

L'elenco dei passaggi comincia con i romani. Il console Manlio Vopisco possedeva qui la villa che Publio Papinio Stazio descrive nelle Silvae alla fine del I secolo dopo Cristo: il poeta napoletano, autore della Tebaide, era un professionista della poesia d'occasione e visitò l'edificio per cantarlo. Plinio il Giovane, nella generazione successiva, scrive della valle a proposito del disastro fluviale. L'acropoli con i suoi templi era frequentata già nel I secolo avanti Cristo, e Tivoli era luogo di villeggiatura dell'aristocrazia romana, come dimostra a pochi chilometri la residenza imperiale di Villa Adriana.

Il secondo gruppo è quello dei pittori. Claude Lorrain e Nicolas Poussin, attivi a Roma nel Seicento, studiarono queste cascate e questi templi facendone materiale di composizione. Nel Settecento arriva Jean Honoré Fragonard, Prix de Rome nel 1752, che nel 1760 disegna il tempio della Sibilla; arrivano gli acquerellisti britannici come John Warwick Smith, in Italia fra il 1776 e il 1781, e lo svizzero Abraham Louis Ducros.

Il terzo gruppo è quello degli scrittori e dei viaggiatori. Joseph Addison visita Tivoli nel 1706 e annota che i pittori venivano qui da Roma apposta per studiare il paesaggio. Thomas Gray è colpito dalla forza della grande cascata. Johann Wolfgang von Goethe percorre l'Italia fra il 1786 e il 1788 viaggiando sotto falso nome e include Tivoli fra le tappe memorabili del viaggio. Nell'Ottocento la valle entra nell'itinerario dei romantici francesi, da Chateaubriand a Madame de Staël a George Sand.

Il quarto passaggio, il meno raccontato, è quello dei viaggiatori anonimi: per oltre un secolo, fino alla Prima guerra mondiale, sull'acropoli funzionò una locanda dove i visitatori lasciavano memorie e firme. L'edificio oggi ospita un ristorante. Quelle testimonianze affisse hanno una funzione che va oltre l'aneddoto: sono la prova materiale che il Parco Villa Gregoriana fu, per generazioni, una delle mete canoniche del viaggio in Italia.

Infine Gregorio XVI, il papa bellunese Bartolomeo Alberto Cappellari, che governò la Chiesa dal 1831 al 1846 e che a questo luogo diede il nome, il denaro e l'esistenza. Un pontefice conservatore in politica e noto per la diffidenza verso le ferrovie, che qui però fece costruire una delle opere idrauliche più ambiziose del suo tempo.

Il Parco Villa Gregoriana con i bambini

Il parco piace molto ai bambini dai sei anni in su, per ragioni evidenti: grotte, acqua che rimbomba, scalini, gallerie, rovine su cui fantasticare. Sotto i sei anni il discorso cambia, e non per il divieto ma per la logistica. I passeggini sono sconsigliati e in pratica inutilizzabili sul percorso; il FAI suggerisce esplicitamente il marsupio o lo zaino portabimbo. L'ingresso è gratuito fino a cinque anni compiuti e costa 3 euro dai sei ai diciotto, mentre il biglietto famiglia per due adulti e almeno due ragazzi in quella fascia costa 23 euro.

Il consiglio pratico: tenete i più piccoli per mano nei tratti presso il fiume e dentro le grotte, dove la roccia è umida e il fondo scivoloso, e considerate che la risalita finale verso l'acropoli è il tratto in cui i bambini si stancano. Portare acqua serve meno del previsto, perché lungo il sentiero ci sono fontanelle potabili; portare una merenda serve, perché dentro il parco non ci sono punti di ristoro sul percorso.

Accessibilità del Parco Villa Gregoriana

Va detto con chiarezza, senza girarci intorno: il percorso completo della gola non è accessibile a chi ha difficoltà motorie serie. Si tratta di oltre cento metri di dislivello su scalinate e sentieri in terra battuta, con tratti stretti e fondo irregolare. L'area dell'acropoli, quella dei due templi in alto, è invece priva di dislivelli significativi e si può raggiungere e visitare da quel lato.

Il FAI applica l'ingresso gratuito ai visitatori con disabilità e al loro accompagnatore, ammette i cani guida certificati e mette a disposizione strumenti di mediazione: guide in formato easy to read e in comunicazione aumentativa alternativa, oltre a video guide in lingua dei segni italiana. È attivo anche un contatto dedicato per informazioni sull'accessibilità. Prima di organizzare una visita con esigenze specifiche conviene telefonare al bene allo 0774 332650 e chiedere che cosa sia percorribile nel giorno scelto, perché lo stato dei sentieri cambia con il meteo.

Per tutti i visitatori il FAI mette a disposizione un'audioguida scaricabile compresa nel biglietto, disponibile in italiano, inglese, francese, tedesco e in lingua dei segni italiana. I cani sono ammessi, sempre al guinzaglio. Lungo il sentiero ci sono fontanelle di acqua potabile e servizi igienici, e in uscita, al Tempio di Vesta, si trova il bookshop con uno sconto riservato agli iscritti al FAI.

Parco Villa Gregoriana - Tivoli - Roma
Parco Villa Gregoriana – Tivoli – Roma

Quando andare al Parco Villa Gregoriana

Le stagioni del Parco Villa Gregoriana

Il parco osserva una chiusura invernale lunga e riapre a metà febbraio. La primavera, da marzo a giugno, è la stagione migliore in assoluto: portata d'acqua ancora buona, temperature gradevoli, bosco in fioritura e orari ampi. L'estate ha il vantaggio della frescura sul fondo della gola e lo svantaggio della cascata ai minimi. L'autunno, fino alla chiusura di dicembre, restituisce acqua e colore, con la limitazione di giornate corte e di orari che si accorciano progressivamente.

Le aperture serali estive del Parco Villa Gregoriana

Fra luglio e settembre il FAI programma aperture serali straordinarie il venerdì e il sabato, con ingresso in fascia notturna. Sono occasioni diverse dalla visita ordinaria: il percorso illuminato e la temperatura estiva cambiano completamente la percezione della forra. Poiché si tratta di aperture programmate e non continuative, conviene controllare le date sul sito dell'ente prima di organizzarsi.

Gli orari del Parco Villa Gregoriana stagione per stagione

Il calendario del FAI prevede otto fasce orarie distinte nell'arco dell'anno. Dal 14 febbraio al 20 marzo l'apertura è 9.30 alle 17, con ultimo ingresso alle 16. Dal 21 marzo al 28 giugno 9.30 alle 18.30, ultimo ingresso 17.30. Dal 29 giugno al 30 agosto 9 alle 19, ultimo ingresso 18. Dal 31 agosto all'11 ottobre 9.30 alle 18.30, ultimo ingresso 17.30. Dal 12 al 24 ottobre 9.30 alle 18, ultimo ingresso 17. Dal 25 ottobre al primo novembre 9.30 alle 17, ultimo ingresso 16. Dal 2 al 29 novembre 9.30 alle 16.30, ultimo ingresso 15.30. Dal 30 novembre al 20 dicembre 9.30 alle 16, ultimo ingresso 15. Il parco può inoltre chiudere per allerta meteorologica, e in quel caso l'avviso compare sul sito ufficiale del bene.

Cosa vedere intorno al Parco Villa Gregoriana

Nel raggio di dieci minuti a piedi dall'uscita si resta dentro il centro storico di Tivoli, con la Rocca Pia quattrocentesca, il Duomo e il tessuto medievale dei vicoli. A meno di un chilometro dall'ingresso si trova Villa d'Este, la villa cardinalizia cinquecentesca con il sistema di fontane che è patrimonio dell'umanità: la combinazione di gola e giardino nella stessa mattinata è il programma classico della giornata tiburtina, e funziona bene proprio perché i due luoghi sono opposti nello spirito.

A cinque chilometri, fuori dal centro, Villa Adriana, la residenza imperiale di Adriano, richiede da sola mezza giornata. Sul versante opposto della valle si estende la Riserva naturale di Monte Catillo, la montagna dentro cui corrono i cunicoli gregoriani, con sentieri escursionistici e vedute dall'alto sulla città. Nella parte bassa del territorio comunale si trova il complesso monumentale del Santuario di Ercole Vincitore, uno dei più grandi santuari dell'Italia repubblicana. Verso Roma, lungo la via Tiburtina, le Acque Albule di Bagni di Tivoli continuano la vocazione termale che la zona ha da duemila anni.

Per chi vuole allargare il raggio e seguire il corso dell'Aniene, la Riserva naturale Valle dell'Aniene accompagna il fiume fino a Roma, mentre risalendo verso le sorgenti si arriva a Subiaco, con i monasteri benedettini e i resti della villa neroniana, e più su alla Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano. Chi preferisce ragionare per temi può partire dalla pagina delle attrazioni turistiche e costruirsi l'itinerario a piacere.

Domande frequenti sul Parco Villa Gregoriana

Il Parco Villa Gregoriana è una villa da visitare con sale affrescate?

No, il Parco Villa Gregoriana non è una villa nel senso comune: non c'è un palazzo da visitare, non ci sono sale affrescate e non esiste un piano nobile. Quello che si visita è una gola fluviale profonda oltre cento metri, attraversata dal fiume Aniene, con cascate e grotte lungo il percorso.

Quanto costa il biglietto del Parco Villa Gregoriana?

Il biglietto intero del Parco Villa Gregoriana costa 10 euro, il ridotto per i ragazzi fra 6 e 18 anni costa 3 euro, gli universitari fino a 25 anni pagano 6 euro e i residenti a Tivoli 3 euro. Il biglietto famiglia per due adulti con almeno due ragazzi fra 6 e 18 anni costa 23 euro.

Si entra gratis al Parco Villa Gregoriana?

Sì, l'ingresso al Parco Villa Gregoriana è gratuito per i bambini fino a cinque anni compiuti. Per tutti gli altri visitatori il biglietto varia in base all'età e alla categoria, con tariffe ridotte per studenti, giovani e residenti di Tivoli.

Quanto è alta la Cascata Grande del Parco Villa Gregoriana?

La Cascata Grande del Parco Villa Gregoriana misura un salto di circa 120 metri, ed è la seconda cascata italiana per altezza dopo quella delle Marmore. Curiosamente non è un fenomeno naturale spontaneo: è il punto di uscita di un traforo idraulico realizzato per proteggere Tivoli dalle piene dell'Aniene.

Il Parco Villa Gregoriana è adatto ai bambini?

Il Parco Villa Gregoriana piace molto ai bambini dai sei anni in su, grazie a grotte, acqua che rimbomba, scalini, gallerie e rovine su cui fantasticare. Sotto i sei anni il discorso cambia soprattutto per la logistica: i passeggini sono sconsigliati e il FAI suggerisce esplicitamente il marsupio o lo zaino porta bimbo.

Il Parco Villa Gregoriana è accessibile con la sedia a rotelle?

Il percorso completo della gola del Parco Villa Gregoriana non è accessibile a chi ha difficoltà motorie serie, perché comprende oltre cento metri di dislivello su scalinate e sentieri in terra battuta. L'area dell'acropoli, quella dei due templi in alto, è invece priva di dislivelli significativi e si può raggiungere e visitare da quel lato.

Quando è aperto il Parco Villa Gregoriana?

Il Parco Villa Gregoriana osserva una chiusura invernale lunga e riapre a metà febbraio. La primavera, da marzo a giugno, è la stagione migliore in assoluto, con la portata d'acqua ancora buona, temperature gradevoli e orari ampi, mentre l'estate offre frescura sul fondo della gola ma la cascata è ai minimi.

Cosa si vede vicino al Parco Villa Gregoriana?

Nel raggio di dieci minuti a piedi dall'uscita del Parco Villa Gregoriana si resta dentro il centro storico di Tivoli, con la Rocca Pia quattrocentesca e il Duomo. A meno di un chilometro dall'ingresso si trova Villa d'Este, la villa cardinalizia cinquecentesca con il celebre sistema di fontane, patrimonio dell'umanità.

Per visite accompagnate a Tivoli, per gruppi privati o aziendali, il riferimento professionale è TourLeaderPro, che opera su Roma e sul Lazio con accompagnatori turistici abilitati; la pagina chi sono i professionisti della rete spiega metodo e standard di servizio, mentre i contatti servono per le richieste dirette. Chi viaggia in inglese o accompagna ospiti stranieri trova su ItalyPlanner, nella guida al Lazio, l'inquadramento della regione, con le cose migliori da fare a Roma e una rassegna delle gite in giornata in Italia.

Domande veloci sul Parco Villa Gregoriana

Quanto costa il biglietto del Parco Villa Gregoriana?

L'intero costa 10 euro. Il ridotto per i ragazzi fra 6 e 18 anni costa 3 euro, gli universitari fino a 25 anni pagano 6 euro, gli studenti di Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre 5 euro, i residenti a Tivoli 3 euro. Il biglietto famiglia per due adulti con almeno due ragazzi fra 6 e 18 anni costa 23 euro.

Si entra gratis al Parco Villa Gregoriana?

Sì per i bambini fino a 5 anni, per i visitatori con disabilità e il loro accompagnatore e per gli iscritti al FAI, che entrano gratuitamente in tutti i beni dell'ente.

Quanto dura la visita al Parco Villa Gregoriana?

Due ore è la misura giusta per il percorso completo con le deviazioni. Si può fare in un'ora e un quarto camminando spediti, ma si rinuncia al belvedere frontale sulla cascata o alle grotte.

Il Parco Villa Gregoriana è accessibile in sedia a rotelle?

Il percorso della gola no: oltre cento metri di dislivello su scale e sentieri irregolari. L'area dell'acropoli con i due templi è priva di dislivelli e visitabile. Per una visita con esigenze specifiche conviene telefonare prima al bene.

Serve prenotare per il Parco Villa Gregoriana?

Per il visitatore singolo la prenotazione non è richiesta, ma i biglietti si acquistano anche online sulla biglietteria ufficiale raggiungibile dal sito del FAI. I gruppi e le scolaresche seguono procedure dedicate e vanno concordati con il bene.

Quanto è alta la cascata del Parco Villa Gregoriana?

La Cascata Grande misura circa 120 metri di salto. Il dislivello complessivo che il fiume supera nella valle, oggi in due salti, è di circa 130 metri.

La cascata del Parco Villa Gregoriana è naturale?

No. È il punto di sbocco dei cunicoli scavati nel Monte Catillo per deviare l'Aniene, aperti il 7 ottobre 1835. Prima di quella data il fiume scendeva in quattro salti lungo un percorso diverso.

Il Parco Villa Gregoriana è aperto quando piove?

Sì, salvo condizioni meteorologiche particolari il parco resta regolarmente aperto e visitabile con la pioggia, e non sono previsti rimborsi dei biglietti. In caso di allerta meteo può però essere disposta la chiusura, comunicata sul sito ufficiale.

I cani possono entrare al Parco Villa Gregoriana?

Sì, sempre al guinzaglio. I cani guida certificati sono ammessi senza limitazioni.

Ci sono bagni e acqua potabile dentro il Parco Villa Gregoriana?

Sì. Lungo il sentiero sono disponibili fontanelle di acqua potabile e servizi igienici. Non ci sono invece punti di ristoro lungo il percorso.

Che scarpe servono al Parco Villa Gregoriana?

Scarpe chiuse e comode con suola antiscivolo. Il fondo alterna gradini di pietra calcarea, terra battuta e tratti costantemente umidi.

Si può portare il passeggino al Parco Villa Gregoriana?

È sconsigliato e in pratica impossibile sul percorso della gola. Per i bambini piccoli il marsupio o lo zaino portabimbo sono la soluzione indicata dallo stesso ente gestore.

Dove si esce dal Parco Villa Gregoriana?

L'ingresso è a Largo Sant'Angelo 1, l'uscita con il bookshop è in alto, al Tempio di Vesta, dalla parte dell'acropoli. Sono due punti distinti della città: tenetelo presente per il parcheggio e per il ritorno.

Come si arriva al Parco Villa Gregoriana da Roma senza automobile?

In treno dalla linea per Avezzano fino alla stazione di Tivoli, che è a circa quattrocento metri dall'ingresso, cinque minuti a piedi; in alternativa autobus Cotral dal capolinea di Ponte Mammolo.

Dove si parcheggia vicino al Parco Villa Gregoriana?

I parcheggi disponibili sono quelli del centro storico di Tivoli, a pagamento e spesso pieni nei fine settimana. Considerato che l'uscita è lontana dall'ingresso, il treno resta la soluzione più comoda.

Qual è la differenza fra il Parco Villa Gregoriana e Villa d'Este?

Villa d'Este è un giardino cinquecentesco costruito su terrazze regolari con centinaia di fontane alimentate da un acquedotto: acqua addomesticata e geometria. Il Parco Villa Gregoriana è una gola fluviale con una cascata artificiale sistemata a parco nell'Ottocento: acqua e verticalità. Sono due modi opposti di usare lo stesso fiume, e questo li rende complementari nella stessa giornata.

Qual è la differenza fra il Parco Villa Gregoriana e Villa Adriana?

Villa Adriana è un sito archeologico imperiale del II secolo, esteso e quasi pianeggiante, che richiede mezza giornata. Il Parco Villa Gregoriana è un parco paesaggistico ottocentesco su una forra, con qualche rudere romano integrato nel disegno. Nessuna delle due sostituisce l'altra.

Si possono fare fotografie al Parco Villa Gregoriana?

Sì, senza limitazioni per uso personale. L'unico vero ostacolo è il pulviscolo d'acqua vicino al salto, che vela l'obiettivo in pochi secondi.

Qual è il periodo migliore per vedere la cascata del Parco Villa Gregoriana al massimo?

I mesi con più acqua, cioè quelli fra l'autunno e la primavera, e le giornate immediatamente successive a una perturbazione. In agosto la portata è ai minimi.

C'è un'audioguida al Parco Villa Gregoriana?

Sì, il FAI mette a disposizione un'audioguida scaricabile compresa nel biglietto, in italiano, inglese, francese, tedesco e in lingua dei segni italiana. È disponibile anche una visita guidata introduttiva di trenta minuti con supplemento.

Il Parco Villa Gregoriana si visita di sera?

Fra luglio e settembre il FAI programma aperture serali straordinarie il venerdì e il sabato. Sono date specifiche, da verificare sul sito del bene prima di partire.

Il Parco Villa Gregoriana chiude d'inverno?

Sì. La stagione si chiude nella seconda metà di dicembre e la riapertura è a metà febbraio.

Se devo dire qual è il modo giusto di vivere questo posto, è di considerarlo un'escursione e non una visita. Al Parco Villa Gregoriana non si guarda qualcosa: ci si entra dentro, si scende di cento metri, ci si bagna un po' e si risale dall'altra parte con il fiato corto e i due templi davanti. Fatelo per primo, con scarpe serie, in una mattina di marzo dopo la pioggia, e capirete perché mezza Europa colta dell'Ottocento considerava questa gola una delle cose che bisognava aver visto almeno una volta.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoA poco più di mezz’ora da Roma, a Tivoli, Parco Villa Gregoriana racchiude un ingente patrimonio che declina in modo esemplare l'estetica del sublime tanto cara alla cultura romantica.
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IndirizzoLargo Sant'Angelo, 1, 00019 Tivoli RM, Italia 19

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