Le sagre e le feste del Lazio: il calendario stagione per stagione
Le sagre e le feste del Lazio non sono un fenomeno estivo: sono un calendario che gira tutto l’anno e cambia protagonista a ogni stagione, dal Carnevale di Ronciglione a febbraio al trasporto della Macchina di Santa Rosa a Viterbo il 3 settembre, unica festa laziale iscritta nella lista UNESCO del patrimonio culturale immateriale. La differenza fra le centinaia di appuntamenti di paese che valgono un viaggio e quelli che valgono soltanto una cena non è quasi mai leggibile dal manifesto. Queste righe mettono in fila le feste del Lazio stagione per stagione, indicando per ognuna il periodo ricorrente, che cosa si vede davvero sul posto, quanto tempo serve da Roma e dove si trova il programma dell’anno in corso. Dove la tradizione è documentata da secoli lo diciamo; dove si tratta di una ricostruzione otto-novecentesca, che nel Lazio è il caso di molte manifestazioni presentate come antichissime, lo diciamo con altrettanta chiarezza.
Come funziona il calendario delle feste nel Lazio
Le feste tradizionali laziali si dividono in due famiglie opposte: quelle a data fissa, legate al calendario dei santi, e quelle mobili, legate alla Pasqua, che si spostano di anno in anno anche di cinque settimane. È la prima cosa da capire prima di prenotare, perché il secondo gruppo comprende alcune delle manifestazioni più importanti della regione.

Feste a data fissa
Il trasporto della Macchina di Santa Rosa a Viterbo si svolge la sera del 3 settembre, qualunque giorno sia. La Barabbata di Marta cade il 14 maggio, preceduta dai vespri del 13. I Misteri di Santa Cristina a Bolsena occupano la sera del 23 e la mattina del 24 luglio. La Sagra delle Regne di Minturno cade la seconda domenica di luglio, la Sagra dell’Uva di Marino la prima domenica di ottobre. Su queste date si costruisce un viaggio con mesi di anticipo.
Feste mobili, legate alla Pasqua
L’Infiorata di Genzano di Roma si tiene per il Corpus Domini, cioè la domenica successiva alla solennità della Santissima Trinità: in pratica un fine settimana fra la fine di maggio e la seconda metà di giugno. La festa della Santissima Trinità a Vallepietra cade una settimana prima. La Passione di Cristo a Sezze è il Venerdì Santo. Il Carnevale di Ronciglione e il Pranzo del Purgatorio a Gradoli dipendono dal martedì grasso e dal mercoledì delle Ceneri. La regola pratica è una: trovare prima la data della Pasqua dell’anno in cui si viaggia e ricavare il resto da lì.
Dove si trova il programma dell’anno in corso
Il programma esce quasi sempre fra due e sei settimane prima. Le fonti da controllare, in ordine di affidabilità, sono il sito del comune (sezione eventi o notizie), quello della pro loco che organizza e il portale VisitLazio. Per le feste religiose conviene aggiungere parrocchia o santuario, che pubblicano gli orari prima dei programmi civili. Consigliamo di non fidarsi dei calendari aggregati di terze parti: riportano spesso date di edizioni passate, e capita che una sagra slitti di una settimana senza che se ne accorgano.
Immagine: una piazza di paese laziale allestita per una festa tradizionale, con bandiere, luminarie e il campanile sullo sfondo.
Inverno: carnevali, fuochi e riti di penitenza
L’inverno laziale concentra le feste più antiche e meno turistiche della regione, fra il 17 gennaio di Sant’Antonio abate e il mercoledì delle Ceneri. È la stagione in cui il calendario contadino si vede ancora in chiaro, con pochissima infrastruttura turistica intorno: benedizione degli animali, questue di casa in casa, pranzi collettivi delle confraternite.
Il Carnevale di Ronciglione
Il Carnevale di Ronciglione, in provincia di Viterbo, è la manifestazione carnevalesca più strutturata della regione e discende dalle Pubbliche allegrezze di epoca farnesiana, fra il 1537 e il 1649; il primo documento specificamente dedicato al carnevale locale è un editto vescovile del 12 gennaio 1748 che regolamentava l’uso delle maschere. Si svolge nei giorni canonici del carnevale, quindi in date mobili fra fine gennaio e il martedì grasso. La maschera locale sono i Nasi Rossi, istituiti nella forma attuale nel 1900: il lunedì di carnevale distribuiscono rigatoni al ragù in scodelle di terracotta in piazza della Nave, e la distribuzione è parte del rito. La Cavalcata degli Ussari, un corpo a cavallo in uniforme, viene fatta risalire dalla tradizione locale al 1866 sulla base di memoria orale: è una ricostruzione novecentesca e va presa come tale.
Il Palio delle corse a vuoto
Le corse dei Barberi sono corse di cavalli senza fantino lungo il corso del paese, documentate a Ronciglione già nel 1609, quando però si tenevano in agosto per la festa di San Bartolomeo, e inserite nel programma del carnevale intorno al 1866. Il Palio delle corse a vuoto è censito nel registro nazionale delle rievocazioni storiche del Ministero della cultura. Chi arriva per vederle deve sapere che si tratta di pochi minuti di gara ripetuti in più batterie, con lunghe attese e pubblico compatto lungo le transenne: la posizione va presa presto e non si cambia più. Ronciglione dista da Roma poco meno di un’ora di auto, una sessantina di chilometri per la Cassia, e si trova a pochi minuti dal lago di Vico. La ferrovia Roma Ostiense-Viterbo serve il paese, ma l’ultimo rientro utile va verificato perché le corse serali finiscono tardi.
Il Pranzo del Purgatorio a Gradoli
Il Pranzo del Purgatorio di Gradoli, sul lago di Bolsena, si tiene il mercoledì delle Ceneri ed è una delle pochissime feste laziali con documentazione antica e continua: la tradizione è fatta risalire al Trecento e una cronaca del frate Corrado D’Arco del 1560 attesta già il pasto delle Ceneri. Lo organizza la Fratellanza del Purgatorio, i cui membri incappucciati il martedì grasso raccolgono offerte fra le case, offerte poi messe all’asta per finanziare il pranzo. Il menù è di magro: pesce di lago, olio locale e i fagioli detti del Purgatorio. La partecipazione al pranzo non è libera e richiede accordo preventivo con gli organizzatori: chi arriva senza prenotazione vede la processione degli incappucciati ma non si siede a tavola. Gradoli è a circa centotrenta chilometri da Roma, oltre due ore di auto e senza collegamento ferroviario: ha senso solo dedicando l’intera giornata al lago, abbinando Capodimonte, Valentano o Grotte di Castro.
La fiera di marzo a Grottaferrata
La fiera di Grottaferrata è l’appuntamento fieristico più antico dei Castelli Romani ancora in attività: la fiera di settembre è attestata dalla seconda metà del Quattrocento, quella di marzo dall’inizio del Seicento, e l’autorizzazione pontificia formale arriva con un motu proprio di Clemente XIII nel 1761. Dal 1996 si svolge su un’area attrezzata lungo via del Grottino e viale San Nilo e mantiene la doppia cadenza di marzo e settembre. Non è una sagra gastronomica ma una fiera vera, con macchine agricole, artigianato e commercio: chi cerca il folklore resta deluso, chi si interessa alla dimensione economica delle feste laziali trova qui il caso meglio documentato. Si raggiunge in una quarantina di minuti da Roma, accanto all’abbazia greca di San Nilo.
Primavera: Settimana Santa, infiorate e primizie
Fra marzo e giugno si concentra la parte più densa del calendario laziale, con tre tipologie che si sovrappongono nelle stesse settimane: le rappresentazioni della Passione, le infiorate del Corpus Domini e le prime sagre di prodotto. È anche il periodo in cui i borghi sono più praticabili.
La Passione di Cristo a Sezze
La Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo di Sezze, in provincia di Latina, si svolge la sera del Venerdì Santo lungo le vie del centro storico e coinvolge centinaia di figuranti del posto, affiancati da attori professionisti in alcuni ruoli. Le edizioni recenti superano la novantesima, il che colloca la nascita della manifestazione nella prima metà del Novecento: è una rappresentazione moderna, non una sopravvivenza medievale, ed è documentata nel catalogo generale dei beni culturali fra i beni demoetnoantropologici. Sezze è a circa ottanta chilometri da Roma, un’ora e un quarto per la Pontina; la stazione di Sezze Romano sulla linea per Napoli è in pianura, molto sotto il centro storico in collina, e richiede un collegamento su gomma. La visita si completa con Priverno, Sermoneta, Bassiano e il giardino di Ninfa, che in primavera è al culmine della fioritura ma richiede prenotazione in giornate contingentate.
L’Infiorata di Genzano
L’Infiorata di Genzano di Roma si tiene nel fine settimana del Corpus Domini, in data mobile fra la fine di maggio e la seconda metà di giugno, ed è la manifestazione laziale che più di ogni altra merita il viaggio anche per chi ha una sola giornata. Sulla data di nascita le fonti non concordano: una parte la fa risalire al 1778, un’altra al 6 giugno 1782, anno in cui il tappeto coprì per la prima volta l’intera via; la pratica dell’infiorata nasce comunque nel Seicento romano. Dal 1875 l’infiorata occupa via Italo Belardi, già via Livia, la salita che collega piazza IV Novembre alla chiesa di Santa Maria della Cima. Il tappeto copre circa 1890 metri quadrati, è composto di norma da tredici quadri e richiede circa cinquecento quintali di petali ed essenze vegetali.
Come si vede davvero l’Infiorata
La sequenza è precisa: i quadri si compongono nella notte fra sabato e domenica, la processione del Corpus Domini attraversa il tappeto la sera della domenica, il tappeto viene mantenuto sostituendo i petali appassiti fino alla sera del lunedì, quando i bambini del paese lo distruggono nel rito chiamato spallamento. Il punto che quasi nessuno spiega è che l’infiorata si guarda in due modi diversi: dall’alto, dal sagrato di Santa Maria della Cima, si vede il disegno d’insieme, ed è la vista di tutte le fotografie; dal basso si vede la lavorazione dei petali ma non la composizione. La domenica pomeriggio la calca lungo via Belardi è considerevole e l’accesso al punto panoramico viene regolato: consigliamo la mattina presto della domenica, quando i colori non hanno ancora sofferto il sole, oppure il lunedì pomeriggio per lo spallamento, la parte più autenticamente popolare della festa. Genzano è a poco più di trenta chilometri da Roma, quaranta minuti per l’Appia, ma nel giorno dell’infiorata il centro è chiuso: consigliamo la linea ferroviaria dei Castelli. Nella stessa giornata si abbinano il lago di Nemi, Ariccia con palazzo Chigi, Lanuvio e Velletri.
La Barabbata di Marta, il 14 maggio
La Barabbata di Marta, ufficialmente Festa delle Passate, si celebra il 14 maggio in onore della Madonna Santissima del Monte, preceduta la sera del 13 dai vespri solenni, ed è documentata dal 1557: è una delle feste laziali con la documentazione più antica. Il corteo è organizzato in categorie produttive, casenghi, bifolchi, villani e pescatori, accompagnate dalla banda. Le Passate sono tre giri rituali che i rappresentanti di ciascuna categoria compiono attraversando l’area sacra della chiesa; al terzo passaggio ogni partecipante depone un dono sull’altare, primizie, formaggio, pesce, pane, frutta, e riceve in cambio una ciambella. La partecipazione formale al corteo è riservata agli uomini, bambini compresi. La lettura che riconduce la festa a riti propiziatori precristiani è diffusa nella letteratura locale ma non è dimostrabile documentalmente. Marta è sulla sponda meridionale del lago di Bolsena, centodieci chilometri da Roma, un’ora e quaranta di auto: quando il 14 maggio è feriale, resta lontana dal turismo di massa.
I Pugnaloni di Acquapendente
Ad Acquapendente, all’estremo nord della Tuscia, la festa della Madonna del Fiore si celebra a maggio con i Pugnaloni, grandi pannelli composti con foglie e petali su supporto, esposti in centro e valutati da una giuria; la festa è legata alla memoria di una rivolta cittadina che la tradizione locale colloca nel Medioevo. Acquapendente non ha una scheda sul sito ma è la prima tappa laziale della via Francigena nel Lazio. Da Roma sono centoquaranta chilometri, due ore di auto.
La Santissima Trinità di Vallepietra
Il santuario della Santissima Trinità di Vallepietra si trova a 1337 metri di quota sul monte Autore, al confine fra Lazio e Abruzzo, ed è costituito da una grotta con una struttura esterna addossata alla parete. La festa principale cade nel fine settimana della solennità della Santissima Trinità, in data mobile fra fine maggio e inizio giugno, e culmina la domenica mattina con il canto del Pianto delle Zitelle, eseguito da giovani vestite di bianco: il testo rievoca la Passione e la tradizione lo fa risalire a epoca molto antica, mentre la forma attuale dell’esecuzione è documentata solo in tempi recenti. Il tratto che distingue questa festa da tutte le altre è il pellegrinaggio a piedi: i fedeli salgono in gruppi detti compagnie, ciascuno guidato da un portatore di stendardo, lungo i sentieri del monte Autore, alcuni partendo da paesi dei Simbruini e della Ciociaria a molte ore di cammino. In auto sono ottanta chilometri da Roma, un’ora e mezza abbondante per la valle dell’Aniene passando per Subiaco, con l’ultimo tratto su strada di montagna regolata da navette e chiusure nei giorni di festa; la quota impone abbigliamento adeguato anche a fine maggio. Vicino si trovano Trevi nel Lazio, Filettino e Guarcino, da cui storicamente partono alcune compagnie.
Il carciofo di Ladispoli e quello di Sezze
Le due sagre del carciofo del Lazio si tengono entrambe in aprile. La Sagra del Carciofo Romanesco di Ladispoli, sul litorale a nord di Roma, è arrivata alla settantatreesima edizione, il che colloca la prima attorno ai primi anni Cinquanta, e occupa più piazze del centro, fra cui piazza dei Caduti, piazza Rossellini e i giardini Nazzareno Fedeli, con stand dei produttori, dimostrazioni di cucina e spettacoli; il prodotto è il carciofo romanesco a indicazione geografica protetta. Ladispoli è a quaranta chilometri da Roma ed è servita dalla linea ferroviaria per Civitavecchia: è la sagra più comoda da raggiungere in treno di tutto il Lazio. La Sagra del Carciofo di Sezze, nei Lepini, è più piccola e ha superato la cinquantesima edizione: là prevale la dimensione fieristica di massa, qui quella paesana, e la qualità del prodotto in tavola non dipende dalla dimensione della sagra.
Il Palio dei Borgia a Nepi
Il Palio dei Borgia di Nepi si svolge fra la fine di maggio e giugno, su circa dieci giornate distribuite in tre o quattro settimane, e rievoca il 1499, anno in cui Alessandro VI concesse alla figlia Lucrezia la signoria di Nepi. Il corteo storico conta circa quattrocento figuranti; il programma comprende le taverne delle quattro contrade, gare di tiro con l’arco, giochi di bandiere e una giostra finale. La manifestazione è censita nel registro nazionale delle rievocazioni storiche del Ministero della cultura, che ne indica la prima edizione nel 1995 e la descrive come una costruzione che mescola elementi storici e tradizioni di invenzione. Nepi è a cinquanta chilometri da Roma, cinquanta minuti per la Cassia bis, e si combina con Civita Castellana, Calcata e Sutri.
Immagine: il tappeto floreale di un’infiorata in una via in salita di un borgo laziale, con i quadri di petali e le case ai lati.
Estate: palii, macchine a spalla e feste patronali
Fra giugno e i primi di settembre il calendario si riempie di feste patronali, palii e rievocazioni. È la stagione più affollata e quella in cui la qualità è più variabile. Il criterio per orientarsi è semplice: le feste patronali legate a una data fissa e a una processione hanno quasi sempre una storia vera, le rievocazioni con nome altisonante e costumi nuovi spesso no.
La Sagra delle Fragole di Nemi
La Sagra delle Fragole di Nemi si tiene la prima domenica di giugno e si svolge dal 1925. Protagonista è la fragolina di bosco coltivata sulle sponde del lago, raccolta fra maggio e ottobre e trasformata in dolci, conserve, liquore e birra artigianale. L’elemento folklorico sono le fragolare, le ragazze del paese che sfilano in costume con gonna rossa, corpetto nero e copricapo di pizzo. La leggenda che collega le fragoline alle lacrime di Venere per la morte di Adone è tradizione popolare, non storia, ed è coerente con il fatto che sul lago sorgeva il santuario di Diana Nemorense. Nemi è a trentacinque chilometri da Roma, meno di un’ora, ma è un paese piccolissimo affacciato sul cratere e il parcheggio è il vero problema della giornata: consigliamo di lasciare l’auto a Genzano o a Velletri e completare su gomma, oppure di arrivare molto presto. Chi vuole soltanto mangiare le fragoline trova i banchi aperti anche negli altri fine settimana di giugno.
Il Palio del Velluto a Leonessa
Il Palio del Velluto di Leonessa, nel Reatino, si svolge intorno al 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, ed è una sfida fra i rioni del paese. La sua storia è a due tempi: la competizione si tenne ininterrottamente dal 1464 al 1556, poi si interruppe per oltre quattro secoli e fu ripresa nel 1997. È quindi insieme una tradizione antica documentata e una rievocazione moderna, e questa doppia natura andrebbe dichiarata più spesso. La festa patronale di San Giuseppe da Leonessa cade la seconda domenica di settembre. Leonessa è a centodieci chilometri da Roma, due ore per la Salaria, su un altopiano a milleduecento metri: anche a fine giugno le serate sono fredde. Il viaggio si articola bene passando per Rieti, Cantalice e il santuario di Greccio.
La Sagra delle Regne a Minturno
La Sagra delle Regne di Minturno si tiene la seconda domenica di luglio in onore della Madonna delle Grazie ed è costruita interamente intorno al grano: il termine regne deriva dal latino gremia, covoni. Il momento centrale sono le mitituri, la battitura rituale del grano poi distribuito ai presenti, con sbandieratori, gruppi folkloristici e carri addobbati di covoni. È una delle poche feste del raccolto ancora leggibili nella funzione originaria che si trovino nel Lazio, e vale il viaggio più di molte rievocazioni medievali. Minturno è a centoquaranta chilometri da Roma, un’ora e quaranta di autostrada, ed è servita dalla stazione di Minturno-Scauri sulla linea tirrenica. Nella zona si abbinano Formia, Gaeta, Itri e Campodimele.
I Misteri di Santa Cristina a Bolsena
I Misteri di Santa Cristina si svolgono a Bolsena il 23 e il 24 luglio e sono una sacra rappresentazione per quadri viventi del martirio della santa. La sera del 23 la processione con la statua parte dalla basilica e raggiunge la chiesa del Santissimo Salvatore fermandosi davanti a ciascuna scena allestita lungo il percorso; la mattina del 24 compie il tragitto inverso con altri quadri. La caratteristica che colpisce chi assiste per la prima volta è l’immobilità prolungata dei figuranti, fermi nelle pose per l’intero passaggio del corteo. Bolsena è a centoventi chilometri da Roma, un’ora e quaranta per la Cassia; chi resta due giorni può usare il lago come base e vedere anche Montefiascone e Civita di Bagnoregio.
L’Inchinata di Tivoli
L’Inchinata di Tivoli si svolge fra il 14 e il 15 agosto ed è una processione di origine medievale che mette in scena l’incontro fra due immagini sacre antiche, quella del Salvatore conservata in cattedrale e quella della Madonna custodita in Santa Maria Maggiore: le due immagini vengono portate l’una incontro all’altra e il momento culminante è l’inchino reciproco da cui la festa prende il nome. È fra le feste dell’Assunta più antiche del Lazio e non è una ricostruzione. Tivoli è a trenta chilometri da Roma, tre quarti d’ora di auto e circa cinquanta minuti di treno da Tiburtina. Il calendario tiburtino comprende anche la fiera di San Giuseppe del 19 marzo, una delle poche fiere agricole antiche sopravvissute, e la processione della Madonna di Quintiliolo la prima domenica di maggio, con tappeti floreali lungo il percorso.
Il Palio di San Magno ad Anagni
Ad Anagni le feste patronali di San Magno si svolgono dal 18 al 26 agosto, accompagnate dalla sfilata delle contrade medievali. Le otto contrade si confrontano in due gare: il palio con l’arco dedicato a Santa Chiara, l’11 agosto, e la gara dell’anello, in cui cavalieri al galoppo devono infilare con la lancia anelli progressivamente più piccoli in quattro tornate. I cortei richiamano l’episodio dello schiaffo di Anagni del 1303, che è storia documentata, mentre l’impianto in forma di palio è un allestimento contemporaneo. Anagni è a settanta chilometri da Roma, un’ora di autostrada; la stazione di Anagni-Fiuggi è in pianura, lontana dal centro storico in collina, con collegamento su gomma. La visita si completa con il museo della cattedrale di Anagni e la sua cripta, e la giornata si allarga a Fiuggi o Collepardo.
La Mercatantia di Sutri e le rievocazioni della Tuscia
La Mercatantia di Sutri si svolge in genere a fine luglio, dal venerdì alla domenica, nel parco archeologico dell’anfiteatro, con giochi, duelli e rievocazioni storiche in un contesto che di per sé vale la visita, perché l’anfiteatro è scavato interamente nel tufo. Sutri è a un’ora da Roma per la Cassia. Nella stessa area la Tuscia propone d’estate molte rievocazioni: a Viterbo si tengono Ludika, dedicata ai giochi storici, e il corteo storico di Santa Rosa, censiti nel registro nazionale delle rievocazioni storiche. A Vallerano la Notte delle Candele di fine agosto sostituisce l’illuminazione elettrica del paese con circa centomila candele: manifestazione recente e dichiaratamente scenografica, non una tradizione antica.
La Fiera del vino di Montefiascone
La Fiera del vino di Montefiascone si tiene ogni anno in agosto ed è dedicata al vino Est! Est!! Est!!!. La fiera nella forma attuale risale al 1958: è una manifestazione novecentesca costruita su una leggenda molto più antica, quella del prelato tedesco Johannes Defuk, collocato dalla tradizione intorno al 1111, che avrebbe apprezzato a tal punto il vino del luogo da morirne, lasciando alla città un legato perché ogni anno se ne versasse sulla sua tomba. È tradizione popolare, non fatto documentato, e la fiera lo riconosce rievocandola nel corteo storico. Montefiascone è a un’ora e mezza da Roma e domina il lago dall’alto: la vista dalla rocca dei Papi giustifica la sosta anche fuori dai giorni di fiera.
La Macchina di Santa Rosa a Viterbo, il 3 settembre
Il trasporto della Macchina di Santa Rosa si svolge a Viterbo la sera del 3 settembre e la festa è iscritta dal 2013 nella lista UNESCO del patrimonio culturale immateriale, all’interno della Rete delle grandi macchine a spalla italiane insieme alla Festa dei Gigli di Nola, alla Varia di Palmi e alla Discesa dei Candelieri di Sassari. È l’unica festa laziale con questo riconoscimento e la sola per cui riteniamo sensato organizzare un viaggio dedicato anche partendo da lontano. La Macchina è una struttura votiva alta circa trenta metri e pesante circa cinque tonnellate, realizzata in metalli leggeri e vetroresina, portata a spalla da un centinaio di uomini, i Facchini di Santa Rosa, lungo poco più di un chilometro nel centro storico, con partenza intorno alle ore 21; il trasporto rievoca la traslazione del corpo di Santa Rosa avvenuta nel 1258. Il progetto viene rinnovato periodicamente su selezione pubblica, quindi la struttura che si vede non è la stessa di dieci anni fa.
Su questa festa il sito ha una pagina dedicata, Macchina di Santa Rosa a Viterbo, che entra nel dettaglio del percorso, dei punti di osservazione e delle modalità di accesso: qui ci limitiamo a collocarla nel calendario regionale. L’informazione operativa essenziale è che il centro storico viene chiuso nel pomeriggio, che le postazioni lungo il percorso si occupano molte ore prima e che le tribune, dove previste, sono a numero chiuso. Viterbo è a novanta chilometri da Roma, un’ora e mezza per la Cassia, ed è collegata per ferrovia con Roma Ostiense e Roma Trastevere con tempi sensibilmente superiori: la sera del 3 settembre il rientro in treno va verificato con attenzione perché il trasporto finisce tardi.
Le sagre di lago
Sui laghi laziali le sagre del pesce d’acqua dolce sono un genere a sé. Ad Anguillara Sabazia, sul lago di Bracciano, la pro loco organizza a giugno la Sagra del Pesce, oltre la sessantesima edizione, con fritto di pesce minuto e coregone alla griglia, e a settembre la Festa di Settembre con fuochi sul lago. Manifestazioni analoghe si tengono a Trevignano Romano e a Bracciano. Anguillara si raggiunge in quarantacinque minuti di auto o con la ferrovia Roma-Viterbo: è una delle sagre più comode da raggiungere senza auto.
Autunno: uva, castagne, vino e olio nuovo
L’autunno è la stagione in cui il Lazio dà il meglio in materia di sagre di prodotto, perché le produzioni arrivano quasi insieme: uva nei Castelli e nella Tuscia, castagne sui Cimini e sui Lepini, olive fra ottobre e novembre, funghi nei boschi di faggio e castagno.
La Sagra della Porchetta di Ariccia
La Sagra della Porchetta di Ariccia si tiene nei primi giorni di settembre, in genere nel primo fine settimana, ed è arrivata oltre la settantesima edizione; la porchetta di Ariccia è riconosciuta come indicazione geografica protetta. Il rito centrale è la distribuzione dei panini, con code corrispondenti. Il punto che segnaliamo è che ad Ariccia la porchetta si mangia tutto l’anno e si mangia bene: le fraschette sono aperte nei fine settimana di ogni stagione, e chi cerca il prodotto senza la calca fa meglio a scegliere un sabato qualunque di ottobre. La sagra ha senso per chi vuole vedere la festa, non per chi vuole solo mangiare. Ariccia è a ventotto chilometri da Roma, quaranta minuti per l’Appia, e si combina con palazzo Chigi, con il ponte monumentale e con Albano Laziale, Castel Gandolfo e il lago di Albano.
La Sagra dell’Uva di Marino e la fontana che dà vino
La Sagra dell’Uva di Marino si tiene ogni prima domenica di ottobre e fu istituita nel 1925 per iniziativa del poeta Leone Ciprelli; la prima edizione si svolse domenica 4 ottobre 1925. È quindi una festa novecentesca, benché il suo elemento più celebre venga spesso raccontato come medievale. Quell’elemento è il cosiddetto miracolo delle fontane che danno vino: durante la sagra l’erogazione dell’acqua viene sospesa e nelle condutture cittadine viene immesso vino, che sgorga dalle fontane del centro. La fontana simbolo è quella dei Quattro Mori, propriamente degli Schiavi, costruita nel 1636, che raffigura figure turche incatenate a ricordo della vittoria di Marcantonio Colonna a Lepanto. La pratica non è un’invenzione marinese: a Roma il vino sgorgò dalle fontane del Campidoglio nel 1644 e nel 1670, per elezioni papali. A Marino è diventata annuale e ha reso la sagra la più conosciuta d’Italia in questo genere.
Il programma ricorrente comprende la processione in onore della Madonna del Rosario, la supplica, il corteo storico in costume cinquecentesco ripreso sistematicamente dal 1970, la sfilata dei carri allegorici e la replica del lunedì, chiamata localmente Sagretta. L’avvertenza pratica è che il vino scorre per un intervallo di tempo limitato e annunciato, non per tutta la giornata, e che in quei minuti la pressione della folla intorno alla fontana è notevole: chi viaggia con bambini piccoli farà bene a restare ai margini. Marino si raggiunge in quaranta minuti di auto o con il treno della linea per Frascati e Velletri fino alla stazione di Marino Laziale, soluzione che nel giorno della sagra consigliamo senza esitazioni.
La Sagra delle Castagne di Soriano nel Cimino
La Sagra delle Castagne di Soriano nel Cimino si svolge nel primo e nel secondo fine settimana di ottobre ed è la principale festa della castagna del Lazio. Il cuore è la sfida fra le quattro contrade del paese, Papacqua, Rocca, Trinità e San Giorgio, e il corteo storico Soriano e i suoi Rioni, con oltre cinquecento figuranti in costume medievale e rinascimentale tratto da affreschi e stampe d’epoca; il riferimento è la Soriano di fine Quattrocento e un episodio bellico del 1489. La manifestazione è censita nel registro nazionale delle rievocazioni storiche del Ministero della cultura, ma resta una rievocazione: l’abbinamento fra sagra di prodotto e corteo in costume è una formula novecentesca, diffusissima nel Lazio. La castagna dei Cimini, invece, è un prodotto reale e storicamente centrale nell’economia di questi paesi, e in ottobre si trova ovunque fra Soriano, Vallerano, Vitorchiano e Caprarola. Soriano è a ottanta chilometri da Roma, un’ora e venti di auto, e la giornata si costruisce bene abbinando palazzo Farnese a Caprarola oppure Villa Lante a Bagnaia, entrambi con orari e giorni di chiusura propri da verificare prima di partire.
La Festa del vino di Vignanello
A Vignanello, sempre nei Cimini, la Festa del vino con corteo storico è censita nel registro nazionale delle rievocazioni storiche del Ministero della cultura ed è l’appuntamento enologico principale della zona. È un paese piccolo e la festa ha dimensione paesana: chi cerca una manifestazione grande resterà deluso, chi cerca un contesto in cui bere il vino del posto senza filtri turistici troverà quello che cerca. Sono settanta chilometri da Roma, un’ora e un quarto.
Castagne, funghi, olio e vino novello: i limiti della verificabilità
Nel Lazio autunnale circolano decine di sagre dedicate a castagne, funghi porcini, olio nuovo e vino novello, e qui va detta una cosa con franchezza: per molte di queste non esiste una fonte istituzionale stabile che ne certifichi periodo e continuità, perché nascono e si interrompono con la disponibilità delle pro loco. Le castagne dei Cimini e dei Lepini, quelle di Rocca Priora e Monte Compatri, i funghi dei boschi di Rocca di Papa e Monte Porzio Catone sono prodotti reali, ma prima di mettersi in viaggio per una sagra specifica conviene verificare sul sito del comune o della pro loco che l’edizione dell’anno si tenga davvero. Lo stesso vale per le manifestazioni dell’olio nuovo, concentrate fra fine ottobre e novembre nelle zone olivicole della Sabina, della Tuscia e dei Lepini, e per quelle del vino novello. Sulle sagre dedicate alle fettuccine, spesso citate come tipiche del Lazio, non risulta una manifestazione consolidata e documentata su fonte istituzionale che possiamo indicare con sicurezza: preferiamo dirlo piuttosto che riportare una notizia non verificata.
Il broccoletto di Anguillara e la ciliegia di Palombara
Il broccoletto coltivato nell’area di Anguillara Sabazia ha una manifestazione locale di fine marzo, che le cronache indicano oltre la ventesima edizione, ma sul sito della pro loco gli appuntamenti presentati come ricorrenti sono la Sagra del Pesce di giugno e la Festa di Settembre: chi vuole andarci in primavera deve verificare che l’edizione si tenga. A Palombara Sabina la Sagra delle Ciliegie si tiene in giugno con sfilata di carri allegorici e viene fatta risalire al 1933; il paese non ha una scheda sul sito ma è nella Sabina romana a quaranta chilometri da Roma, e la gita si allarga a Fara in Sabina, all’abbazia di Farfa, a Casperia e a Poggio Mirteto. Il calendario di Palombara comprende anche San Biagio il 3 febbraio e Sant’Antonio abate con la benedizione dei trattori, rito diffuso il 17 gennaio in decine di comuni laziali.
Immagine: un banco di sagra autunnale con castagne, uva e damigiane, in una piazza di paese al tramonto.
Quali feste valgono davvero il viaggio
Su oltre trecento comuni laziali, le manifestazioni che giustificano uno spostamento di un’intera giornata da Roma sono meno di una decina. Le altre sono buone feste di paese, gradevoli se si è in zona, ma non diverse da quelle che si trovano a quaranta chilometri di distanza. È la valutazione che diamo a chi ci chiede di costruire un itinerario, ed è utile metterla per iscritto.
Le tre da vedere almeno una volta
La prima è il trasporto della Macchina di Santa Rosa a Viterbo, il 3 settembre: per dimensione dell’oggetto trasportato, per il riconoscimento internazionale e perché non esiste nulla di paragonabile nel Lazio. La seconda è l’Infiorata di Genzano nel fine settimana del Corpus Domini, per la scala del tappeto floreale, 1890 metri quadrati e circa cinquecento quintali di petali, e perché è a quaranta minuti da Roma. La terza è la Barabbata di Marta il 14 maggio, per motivi opposti: è piccola, non è costruita per il turismo, è documentata dal 1557 e conserva una struttura rituale che altrove è andata perduta.
Le altre che valgono una giornata
Sotto le prime tre si colloca un secondo gruppo con un buon rapporto fra qualità e distanza: la Sagra dell’Uva di Marino, per le fontane e perché è raggiungibile in treno; il Carnevale di Ronciglione, per le corse dei Barberi che altrove nel Lazio non si vedono; la Sagra delle Regne di Minturno, per la battitura rituale del grano; i Misteri di Santa Cristina a Bolsena, per la tecnica dei quadri viventi; l’Inchinata di Tivoli, per l’antichità della processione; il Pranzo del Purgatorio di Gradoli, a patto di prenotare.
Tradizione documentata e tradizione ricostruita
Una quota consistente delle feste laziali presentate come antichissime è nata o rinata fra Ottocento e Novecento, spesso per costruire un’identità locale a fini civici o turistici. Dirlo non toglie nulla: una festa nata nel 1925 e ripetuta per un secolo è a tutti gli effetti una tradizione, ma è una tradizione di cui si conosce l’inventore, ed è un’informazione più interessante della leggenda che la accompagna.
Le feste con documentazione antica
Le feste laziali di cui esiste documentazione anteriore al Settecento sono poche e si contano facilmente. La Barabbata di Marta è documentata dal 1557. Il Pranzo del Purgatorio di Gradoli compare in una cronaca del 1560 e la tradizione lo fa risalire al Trecento. Le corse dei Barberi di Ronciglione sono attestate nel 1609, sia pure in agosto e non a carnevale. La fiera di settembre di Grottaferrata è attestata dalla seconda metà del Quattrocento. Il Palio del Velluto di Leonessa è documentato dal 1464 al 1556. Il trasporto del corpo di Santa Rosa a Viterbo rievoca un evento del 1258, anche se la Macchina attuale è moderna e cambia ogni pochi anni. L’Inchinata di Tivoli è di origine medievale e l’Infiorata di Genzano risale al pieno Settecento.
Le feste rifondate o inventate nel Novecento
Sul versante opposto: la Sagra dell’Uva di Marino nasce nel 1925 per iniziativa di un poeta; la Sagra delle Fragole di Nemi nel 1925; la maschera dei Nasi Rossi di Ronciglione nel 1900; la Fiera del vino di Montefiascone nel 1958; la Sagra del Carciofo di Ladispoli nei primi anni Cinquanta; la Sagra delle Ciliegie di Palombara Sabina nel 1933; la Passione di Sezze nella prima metà del Novecento; il Palio dei Borgia di Nepi nel 1995; il Palio del Velluto di Leonessa ripreso nel 1997 dopo oltre quattro secoli; il corteo storico della Sagra dell’Uva di Marino ripreso sistematicamente dal 1970. È un elenco che copre buona parte delle manifestazioni più note della regione, e la conseguenza pratica per chi viaggia è duplice: una festa costruita nel Novecento è quasi sempre più leggibile e più comoda da vedere, perché pensata anche per un pubblico esterno, mentre una festa antica è più ostica, più lunga e meno spiegata, e i partecipanti non stanno recitando.
Come organizzare la giornata
Nel giorno dell’evento i paesi laziali funzionano in modo diverso dal solito: accessi chiusi, parcheggi saturi, trasporto pubblico rinforzato ma irregolare, ristoranti pieni. Per le manifestazioni maggiori i comuni istituiscono parcheggi di scambio con navetta e chiudono il centro storico anche ai residenti, con ordinanze pubblicate pochi giorni prima sull’albo pretorio comunale e non sui portali turistici.
Tempi di percorrenza da Roma
In condizioni ordinarie i Castelli Romani, quindi Marino, Genzano, Nemi, Ariccia, Grottaferrata, Castel Gandolfo e Velletri, stanno fra i trenta e i cinquanta minuti di auto. Tivoli e la bassa valle dell’Aniene sui tre quarti d’ora. Il litorale a nord, Ladispoli, Cerveteri e Civitavecchia, fra quaranta minuti e un’ora. La Tuscia meridionale, Sutri, Nepi, Ronciglione e Capranica, intorno all’ora. Viterbo e i Cimini, un’ora e mezza. Il lago di Bolsena, un’ora e quaranta. La Ciociaria, da Anagni ad Alatri e Veroli, fra un’ora e un’ora e mezza. Il Reatino, da Rieti a Cittaducale e Antrodoco, fra un’ora e mezza e due ore. Il Lazio meridionale, da Sperlonga a Gaeta e Minturno, fra un’ora e mezza e un’ora e quaranta. Nel giorno della festa vanno aggiunti almeno trenta o quaranta minuti, e in alcuni casi molti di più.
Quando conviene il treno
Il treno è la soluzione migliore per un numero limitato ma importante di destinazioni: Marino, Frascati e Velletri sui Castelli, Ladispoli e Civitavecchia sul litorale nord, Anguillara e Bracciano sulla linea per Viterbo, Tivoli sulla linea per Pescara, Sezze e Minturno sulla linea per Napoli, Anagni sulla linea per Cassino. Altrove il collegamento richiede un cambio su gomma, e nelle sere di festa gli orari di rientro sono il vincolo principale: molte feste laziali hanno il momento culminante dopo le ventuno.
Bambini, accessibilità e fotografia
Le feste laziali si prestano ai bambini nelle fasi diurne e molto meno in quelle serali, dove la densità della folla è il fattore critico: il trasporto della Macchina di Santa Rosa, il momento delle fontane a Marino e le corse dei Barberi a Ronciglione non sono gestibili con un passeggino. L’accessibilità per chi ha difficoltà motorie è in generale problematica, perché quasi tutti questi centri storici sono in collina, con pavimentazioni storiche e pendenze forti: dove esistono postazioni riservate vanno richieste in anticipo al comune. Nelle processioni conviene tenersi ai margini e non usare il flash durante i riti. Per le feste serali a più di un’ora da Roma consigliamo di pernottare in zona, prenotando con largo anticipo.
Domande frequenti sulle sagre del Lazio
Quando si fanno le sagre nel Lazio?
Le sagre del Lazio si tengono tutto l’anno, ma si concentrano fra aprile e giugno per le primizie e fra settembre e novembre per uva, castagne e olio. Il carnevale occupa gennaio e febbraio, la Settimana Santa cade fra marzo e aprile in data mobile, le feste patronali si distribuiscono nell’estate. La festa laziale più importante, il trasporto della Macchina di Santa Rosa a Viterbo, cade sempre il 3 settembre.
Qual è la festa più importante del Lazio?
La festa più importante del Lazio è il trasporto della Macchina di Santa Rosa a Viterbo, l’unica manifestazione laziale iscritta dal 2013 nella lista UNESCO del patrimonio culturale immateriale, all’interno della Rete delle grandi macchine a spalla italiane. Si svolge la sera del 3 settembre: un centinaio di facchini porta a spalla una struttura alta circa trenta metri e pesante circa cinque tonnellate per poco più di un chilometro nel centro storico.
Quando si tiene l’Infiorata di Genzano?
L’Infiorata di Genzano di Roma si tiene nel fine settimana del Corpus Domini, quindi in data mobile fra la fine di maggio e la seconda metà di giugno, lungo via Italo Belardi. Il tappeto floreale copre circa 1890 metri quadrati con tredici quadri e richiede circa cinquecento quintali di petali. I quadri si compongono nella notte del sabato, la processione passa la domenica sera, lo spallamento da parte dei bambini avviene il lunedì sera.
È vero che a Marino le fontane danno vino?
Alla Sagra dell’Uva di Marino, la prima domenica di ottobre, dalle fontane del centro sgorga effettivamente vino: durante la manifestazione l’erogazione dell’acqua viene sospesa e nelle condutture viene immesso vino. La fontana simbolo è quella dei Quattro Mori, del 1636. Il vino scorre per un intervallo limitato e annunciato, non per l’intera giornata, e la sagra fu istituita nel 1925.
Quali feste del Lazio si raggiungono in treno da Roma?
Fra le feste del Lazio raggiungibili in treno da Roma senza auto ci sono la Sagra dell’Uva di Marino, la Sagra del Carciofo Romanesco di Ladispoli, la Sagra del Pesce di Anguillara Sabazia, l’Inchinata di Tivoli e la Sagra delle Regne di Minturno. Per Viterbo il collegamento esiste ma il rientro notturno del 3 settembre va verificato in anticipo, perché il trasporto della Macchina finisce tardi.
Come si trova il programma aggiornato di una sagra del Lazio?
Il programma dell’anno in corso di una sagra del Lazio si trova sul sito istituzionale del comune, nella sezione eventi o notizie, e sui canali della pro loco che la organizza; il portale regionale VisitLazio raccoglie le manifestazioni principali. Per le feste religiose conviene consultare anche la parrocchia o il santuario. I programmi escono di norma fra due e sei settimane prima della manifestazione.
Quali feste del Lazio sono davvero antiche e quali sono state inventate nel Novecento?
Fra le feste del Lazio con documentazione anteriore al Settecento ci sono la Barabbata di Marta, attestata dal 1557, il Pranzo del Purgatorio di Gradoli, citato in una cronaca del 1560, le corse dei Barberi di Ronciglione, documentate nel 1609, e la fiera di Grottaferrata, attestata dal Quattrocento. Sono invece novecentesche la Sagra dell’Uva di Marino e la Sagra delle Fragole di Nemi, entrambe del 1925, e il Palio dei Borgia di Nepi, del 1995.
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