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Lago di Bolsena (VT)

In breve. Il lago di Bolsena occupa la caldera dei Monti Volsini, nell'alto Lazio settentrionale, in provincia di Viterbo: 113,5 km quadrati di superficie, 305 metri sul livello del mare, 151 metri di profondità massima e 81 di profondità media,…

Il lago di Bolsena occupa la caldera dei Monti Volsini, nell'alto Lazio settentrionale, in provincia di Viterbo: 113,5 km quadrati di superficie, 305 metri sul livello del mare, 151 metri di profondità massima e 81 di profondità media, un solo emissario (il fiume Marta) e due isole. Ci si arriva da Roma con la via Cassia, la SS2: circa 112 chilometri fino a Bolsena, tra un'ora e quaranta e due ore secondo il traffico di Monterosi e della Cassia bis. In alternativa l'autostrada A1: uscita Orte, poi la superstrada per Viterbo e la Cassia verso nord, una sessantina di chilometri, oppure uscita Orvieto e 24 chilometri di Umbro Casentinese. In treno le stazioni utili sono Orvieto (24 km dal lago), Montefiascone Zepponami (16 km) e Viterbo (30 km); dalle stazioni si prosegue con le corse Cotral, che collegano Viterbo ad Acquapendente passando per Montefiascone, Bolsena e San Lorenzo Nuovo (informazioni allo 0761 251262). Sul lago non si paga alcun biglietto: le spiagge dei comuni rivieraschi sono libere, con tratti in concessione a stabilimenti e campeggi. Si paga invece per andare sull'Isola Bisentina, l'unica delle due visitabile: il sito ufficiale dell'isola indica per il battello 20 euro per gli adulti, 15 euro per i ragazzi dai 6 ai 15 anni e per i visitatori con disabilità, gratuito sotto i 6 anni, con tariffe di gruppo da 20 persone in su; la visita guidata dura circa due ore e mezza o tre e va prenotata in anticipo sul sito dell'isola, mentre il battello si paga al molo di imbarco a Capodimonte o a Bolsena. Il calendario ufficiale prevede le aperture tutti i giorni escluso il lunedì e il mercoledì, con qualche turno pomeridiano in lingua inglese: le tariffe complete della visita guidata cambiano di stagione, quindi il totale va controllato sul sito ufficiale prima di partire. L'Isola Martana è proprietà privata e non si visita: la si circumnaviga in battello.

Se il lago è una tappa di un giro più largo nell'alto Lazio, conviene incrociarlo con le altre pagine di zona: Viterbo e il suo quartiere medievale, Civita di Bagnoregio, Tuscania, e per chi sta costruendo un itinerario sui bacini vulcanici del Lazio il lago di Vico e il lago di Bracciano. Per chi vuole farsi accompagnare da un professionista, le guide e gli accompagnatori turistici autorizzati per Roma e per la Tuscia si trovano su TourLeaderPro.

Isola Bisentina sul lago di Bolsena, Capodimonte (VT)
Isola Bisentina - Lago di Bolsena - Capodimonte (VT)

Che cosa è davvero il Lago di Bolsena: una caldera piena d'acqua

La forma quasi circolare non è un capriccio del paesaggio: è la firma dell'evento che ha creato il bacino. Oltre 300.000 anni fa il complesso vulcanico dei Monti Volsini svuotò le proprie camere magmatiche e il tetto crollò su sé stesso, in un collasso calderico accompagnato da uno sprofondamento vulcano tettonico dell'intera area. L'acqua ha riempito la conca, e la conca si vede ancora: il bordo della caldera corre alto sopra la riva orientale, e chi arriva dalla Cassia scendendo da Montefiascone lo attraversa senza rendersene conto. Le tracce dei crateri minori sono rimaste lungo il fianco dell'isola Bisentina, nella caldera di Latera, sul versante di Montefiascone, che sorge esattamente sul bordo della propria caldera.

Quello che colpisce, di questo lago, è la lentezza. Un bacino di 113 chilometri quadrati con un solo emissario e un bacino imbrifero modesto ricambia le proprie acque in tempi lunghissimi: si parla di oltre un secolo e mezzo per un ricambio completo. È il dato più importante per capire il lago di Bolsena e nessuno lo scrive sui depliant. Un lago che impiega centocinquant'anni a rinnovarsi non perdona nulla: ogni scarico, ogni fertilizzante, ogni errore di depurazione resta dentro per generazioni. Chi ci si bagna dovrebbe saperlo, non per spaventarsi, ma per capire perché da queste parti la parola depuratore accende discussioni furibonde nei consigli comunali.

Le sesse, l'oscillazione che nessuno sa prevedere

Il lago di Bolsena ha una particolarità idrologica che affascina i limnologi: le sesse. Sono oscillazioni del livello dell'acqua che non dipendono dalla pioggia né dall'emissario, ma dal fatto che una massa d'acqua chiusa, sollecitata dal vento o dalla pressione atmosferica, oscilla come acqua in una bacinella portata a spasso. Nel 2000 una sessa raggiunse un dislivello di circa 50 centimetri. Chi vive sulla riva le riconosce: l'acqua si ritira di qualche metro dalla battigia e torna dopo qualche ora, senza una ragione visibile. Non è marea, il lago non ha maree. È il bacino che respira.

Il livello del lago di Bolsena e le sue oscillazioni storiche

Negli anni recenti il livello ha conosciuto oscillazioni sensibili. Nel 2006 l'acqua si avvicinò alle strade sterrate rivierasche, per poi rientrare nei valori consueti; d'inverno le piogge intense possono allagare i campi e le strade basse dei paesi di riva. Il fatto che ci sia un solo emissario è, in questo, un vantaggio: la portata del fiume Marta viene regolata dalle bocchette, finestre ricavate in una diga che dosano quanta acqua esce dal lago. Il livello, insomma, si governa. Per capire quanto sia cambiato nei decenni basta guardare i manufatti storici delle rive: il lavatoio presso la spiaggia dei pescatori a Marta nel giugno 2008 risultava alla stessa quota d'acqua per cui era stato costruito decenni prima. Il lago sale e scende, e i muri lo registrano meglio di qualsiasi grafico.

Le lagheggiate, lo spettacolo d'inverno

Dicembre e gennaio portano da nord venti che superano gli 80 o 90 chilometri orari. Quando la tramontana forte incontra il freddo, il lago produce le lagheggiate: le onde sbattono contro i muraglioni del lungolago e l'acqua polverizzata si congela sui parapetti, sugli alberi, sulle fontane, formando stalattiti e croste di ghiaccio che trasformano il lungolago in una scenografia artica. Il fenomeno è quasi esclusivo della sponda meridionale, nei comuni di Marta e Capodimonte, e sul tratto di Montefiascone. Opinione personale: le lagheggiate valgono un viaggio invernale più di mezza estate al lago. Chi le insegue deve seguire i bollettini del vento, partire presto e mettere in conto due o tre tentativi a vuoto. Ne vale la pena.

Le coste del Lago di Bolsena, sponda per sponda

Le rive sono in prevalenza basse e sabbiose, con quella sabbia scura, quasi nera, che deriva dalla disgregazione delle rocce vulcaniche: chi arriva da un mare tirrenico chiaro resta spiazzato. In alcuni tratti la riva è paludosa. La costa però non è monotona: la interrompono di continuo piccole penisole basse, e i promontori veri e propri sono pochi e riconoscibili, il Monte Bisenzio che chiude a ovest i Monti Volsini, Punta San Bernardino, la penisola di Capodimonte e la punta di Sant'Antonio. Fra un promontorio e l'altro si alternano rive placide, buone per il bagno e per la pesca, e coltivi che scendono fino all'acqua, con ulivi, vigne e orti. Dove l'uomo si è fatto da parte crescono boschi isolati di querce, castagni e salici, con canneti estesi che danno rifugio ai nidi degli uccelli lacustri. Sugli alberi i pescatori stendono ancora le reti ad asciugare, accanto a barche di forma antica, con i remi asimmetrici e la parte posteriore che funziona da timone e si manovra stando in piedi.

La sponda orientale del Lago di Bolsena

È la più abitata e la più servita, perché la Cassia le corre accanto. Qui c'è Bolsena con il suo porto, il lungolago attrezzato, la rocca Monaldeschi della Cervara e la basilica di Santa Cristina. Il fondale digrada in modo dolce, il che la rende la sponda più comoda con i bambini. È anche quella dove trovate più bar, noleggi di pedalò e stabilimenti: se cercate silenzio, non è questa la riva giusta.

La sponda meridionale: Marta e Capodimonte

La sponda meridionale ha il clima più mite e i due centri più caratteristici dal punto di vista della cultura lacustre: Marta, borgo di pescatori con la torre dell'Orologio e il santuario della Madonna del Monte, e Capodimonte, arroccato sulla propria penisola attorno alla rocca Farnese. Da entrambi partono i battelli. Da Marta esce anche il fiume Marta, che dà il nome al paese e porta l'acqua del lago verso il Tirreno.

La sponda occidentale, la più selvaggia

Se volete capire com'era questo lago prima del turismo, andate a ovest. La costa occidentale è la più solitaria: strade sterrate, canneti, boschi che arrivano all'acqua, pochissime case. Qui il Monte Bisenzio chiude l'orizzonte e sotto di esso, verso l'acqua, c'era la città etrusca di Visentum. È la sponda dove il telefono prende male e dove, in una mattina di ottobre, potete restare soli per un'ora intera. Il giudizio è netto: è la parte più bella del lago, ed è quella che quasi nessun visitatore di giornata vede.

La sponda settentrionale e i paesi alti

A nord la riva è la più bassa e il paesaggio si apre in una piana coltivata, con le patate di San Lorenzo Nuovo e i vigneti di Grotte di Castro. I paesi però non sono sull'acqua: sono sul bordo della caldera, a tre o quattro chilometri di distanza e un centinaio di metri più in alto, con belvedere che guardano l'intera conca. Gradoli e il suo palazzo Farnese, San Lorenzo Nuovo con la sua piazza ottagona settecentesca, Grotte di Castro con le necropoli rupestri. Il motivo di questa distanza dall'acqua è sanitario, ed è una storia che vale un capitolo a parte.

Gradoli, spiaggia sul lago di Bolsena
Gradoli - spiaggia sul lago di Bolsena

L'Isola Bisentina del Lago di Bolsena

Diciassette ettari nell'area centro occidentale del bacino, territorio comunale di Capodimonte, provincia di Viterbo. L'Isola Bisentina prende il nome dall'antica città etrusco romana di Bisenzio, che sorgeva di fronte a essa sulla costa sud occidentale. Boschi fitti di leccio, piante secolari, e dentro quel bosco una quantità di architetture che non ci si aspetta su un'isola così piccola: la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, le cappelle disseminate nella macchia, gli oratori, i sentieri che salgono ai due rilievi, il Monte Tabor e il Monte Calvario.

La chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo

È il monumento maggiore dell'isola, costruito fra la metà del Quattrocento e il Cinquecento. La tradizione critica assegna il disegno ad Antonio Garzoni, allievo del Vignola, e attribuisce al Vignola stesso la cupola rivestita in piombo che si vede spuntare dal bosco quando ci si avvicina in battello. Dentro, per secoli, ci sono state opere che oggi non ci sono più: alcune tele attribuite ad Annibale Carracci furono trasferite in Vaticano per volontà di papa Clemente XI. La chiesa ospitava anche le sepolture di membri della famiglia Farnese: l'isola era il mausoleo dinastico di una delle famiglie più potenti d'Europa, e questo spiega la sproporzione fra le dimensioni dell'isola e la qualità di quello che ci si trova.

Le sette cappelle e la Malta dei Papi

Nel bosco sono disseminate sette cappelle, realizzate secondo la tradizione dai francescani sul modello delle sette chiese principali di Roma: ciascuna guarda un paese diverso della riva, così che ogni comunità del lago potesse riconoscere la propria. È una soluzione di una intelligenza politica notevole, e funziona ancora oggi: dalla barca, se sapete dove guardare, potete ricostruire la geografia devozionale del lago.

Sotto il Monte Tabor si apre invece la Malta dei Papi, una cavità scavata nella roccia, forse di origine etrusca, con un vano circolare di circa sei metri e un pozzo verticale profondo una trentina. Fu usata come prigione. Il nome ricorre nel Paradiso di Dante, canto IX, in un passaggio che i commentatori riferiscono proprio a una prigione ecclesiastica di questo tipo. Il pozzo non è agibile per i visitatori, e chi vi entrava per condanna non ne usciva quasi mai.

La leggenda del Regno di Agarthi

C'è un motivo se l'Isola Bisentina attira, oltre agli storici dell'arte, un pubblico completamente diverso. Una tradizione esoterica novecentesca la indica come una delle porte d'accesso al Regno di Agarthi, il regno sotterraneo legato alla teoria della Terra cava, sede del cosiddetto re del mondo, popolarizzato negli scritti teosofici a partire dagli studi di Helena Blavatsky nel secondo Ottocento. Agarthi, in sanscrito l'inaccessibile, sarebbe abitata da una popolazione pacifica capace di usare l'energia psichica chiamata vril, e l'unica porta in territorio italiano si troverebbe qui. Va detto con chiarezza: si tratta di letteratura esoterica moderna, non di una tradizione etrusca documentata. Che gli Etruschi considerassero sacro il lago è invece plausibile, perché il santuario federale del Fanum Voltumnae è stato a lungo ipotizzato nell'area. Le due cose non hanno alcun rapporto documentale fra loro, e chi ve le racconta insieme sta costruendo un racconto, non riportando una fonte.

Come si visita davvero l'Isola Bisentina

Si arriva solo in battello, dai moli di Capodimonte e di Bolsena. La visita è guidata, dura fra le due ore e mezza e le tre, e prevede un percorso a piedi su terreno irregolare, con gradini e salite: il sito ufficiale segnala che alcuni punti, fra cui la Rocchina, il Monte Calvario, il Monte Tabor, la Malta dei Papi e Santa Concordia, non sono accessibili in sedia a rotelle. Prenotazione obbligatoria online, battello da pagare al molo. Scarpe chiuse, acqua, cappello: sull'isola non ci sono negozi. Il consiglio operativo: prendete il primo turno del mattino, perché la luce sul lago è migliore e perché il bosco di leccio, nel primo pomeriggio d'agosto, diventa una sauna.

Isola Bisentina vista dal lago di Bolsena
Isola Bisentina - Lago di Bolsena - Capodimonte (VT)

Chi ha posseduto l'Isola Bisentina

La catena dei proprietari racconta cinque secoli di storia italiana. Dal tardo Trecento l'isola appartenne ai Farnese, che ne fecero il luogo delle proprie sepolture. Dopo l'Unità passò di mano a privati: nel 1871 all'imprenditore piemontese Alarico Patti, nel 1912 alla principessa Beatrice Spada, poi per via ereditaria alla famiglia Del Drago. Nel 2017 è stata acquistata dalla famiglia Rovati, imprenditori farmaceutici lombardi, che ne ha avviato il restauro e l'apertura al pubblico: una prima riapertura straordinaria avvenne il 25 marzo 2018, in occasione delle giornate del FAI, dopo circa quindici anni di chiusura. Il calendario di visite regolari che si trova oggi è il risultato di quel lavoro.

L'Isola Martana del Lago di Bolsena

Di fronte all'abitato di Marta, cui appartiene territorialmente e da cui prende il nome, l'Isola Martana è la minore delle due, con i suoi 10,3 ettari. Non si visita: è proprietà privata, disabitata, e fu un tempo sede di un convento agostiniano. La si circumnaviga con i battelli che partono dai porti di Capodimonte e di Bolsena. Da lontano è una roccia scura coperta di verde. Da vicino è uno dei luoghi più cupi e affascinanti del Lazio.

Il tunnel scavato nel tufo

Nell'isola esiste un antico tunnel scavato nel tufo, che dalla punta più alta scende fino al livello dell'acqua sul lato opposto. La tradizione locale lo attribuisce ad Amalasunta, che lo avrebbe usato per raggiungere il lago e fare il bagno. L'origine reale è incerta e con ogni probabilità molto più antica della prigionia della regina: gallerie di questo tipo, nella Tuscia, appartengono spesso al repertorio idraulico etrusco. Chi vi promette una datazione certa sta improvvisando.

Isola Martana, antico tunnel scavato nel tufo
Isola Martana - Lago di Bolsena - antico tunnel scavato nel tufo che dalla punta piu alta conduce al livello del lago

Amalasunta, la regina uccisa sull'isola

Qui si consumò una delle vicende più drammatiche della storia tardoantica italiana. Amalasunta, unica figlia di Teodorico re degli Ostrogoti, reggente colta e latinizzante, fu portata con l'inganno sull'Isola Martana e vi fu uccisa dal cugino Teodato il 30 aprile del 535. L'assassinio fornì a Giustiniano il pretesto per aprire la guerra greco gotica, il conflitto che devastò l'Italia per vent'anni e chiuse definitivamente il mondo antico nella penisola. Un'isoletta di dieci ettari nel lago di Bolsena è dunque uno dei luoghi in cui si decide la fine dell'Italia antica: se ne parla pochissimo, ed è un torto.

Le leggende di Amalasunta fra i pescatori

La morte della regina ha alimentato per secoli un repertorio di racconti cupi fra le popolazioni del lago. Gli anziani raccontano che il corpo fu deposto in una carrozza d'oro e sepolto sulla terraferma, in uno dei sette colli davanti all'isola, e che nelle notti di luna piena il fantasma aleggi ancora attorno alle rocce. Molti pescatori di Marta sostengono che nelle giornate di tramontana forte, vicino all'isola, si sentano ancora le urla della regina dei Goti. Si narra anche di una strada che collegava anticamente l'isola alla terraferma, percorsa dalla sovrana: rilevamenti subacquei recenti hanno individuato tracce compatibili con un passaggio sommerso, e il nome che le è stato dato è strada di Amalasunta. A Marta una via del borgo è intitolata alla regina, e nella parte orientale dell'isola una targa la ricorda.

La casa di Tomao e la memoria martana

Al numero civico 106 di via Amalasunta, nel centro storico di Marta, la tradizione locale individua la casa di Tomao, il leggendario pescatore che avrebbe traghettato la regina sull'isola e mantenuto i contatti fra lei e la popolazione. Allo stesso personaggio è dedicata una piazzetta che i martani chiamano Laco Tomao. È il tipo di toponomastica che vale una passeggiata: una leggenda che non solo sopravvive, ma ha un indirizzo.

Le spoglie di Santa Cristina sull'Isola Martana

L'isola ebbe anche una funzione di rifugio sacro. Quando le incursioni longobarde e saracene misero a ferro e fuoco i centri del lago, alcuni fedeli di Bolsena portarono qui le spoglie di santa Cristina, per sottrarle al saccheggio. L'acqua, in quei secoli, era la miglior fortificazione disponibile.

Isola Martana vista da Marta (VT), lago di Bolsena
Isola Martana - Marta (VT) Lago di Bolsena

I paesi del Lago di Bolsena, uno per uno

Otto comuni si affacciano sul bacino o sul suo bordo: Bolsena, Marta, Capodimonte, Montefiascone, Gradoli, Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo e Valentano. Il turismo e gli insediamenti si concentrano sulla costa orientale e meridionale, dove sorgono i tre centri rivieraschi veri e propri.

Bolsena

Bolsena è la capitale storica del lago. Sopra il paese si stende l'area archeologica di Volsinii Novi, la città che i Romani fondarono dopo aver distrutto la Volsinii etrusca; nel centro medievale domina la rocca Monaldeschi della Cervara, che ospita il museo territoriale del lago di Bolsena, e nella parte bassa la basilica di Santa Cristina con la grotta e le catacombe. La visita alle catacombe si prenota e i gruppi oltre le quindici persone devono annunciarsi in anticipo. Nel Duecento qui avvenne il fatto che ha reso questo nome familiare a mezzo mondo cattolico.

Marta

Marta è il borgo dei pescatori, e si vede: le reti, le barche, il lessico. Domina l'abitato la torre dell'Orologio, e sopra il paese il santuario della Madonna del Monte. Il 14 maggio Marta celebra la festa della Madonna del Monte, che tutti chiamano Barabbata o festa delle Passate: la prima attestazione documentaria risale a una delibera consiliare del 9 maggio 1557, in cui la festa risulta già consuetudine consolidata degli anni precedenti. Sfilano i ceti del paese, i bifolchi con gli animali e gli attrezzi, i casenghi, e i pescatori, ammessi formalmente nel 1608; le tre passate, i tre giri rituali attorno alla chiesa, nascono da una controversia del 1704 fra il vescovo di Montefiascone e i frati Minimi. Se dovessi scegliere un solo giorno dell'anno per essere sul lago di Bolsena, sceglierei questo.

Marta (VT) sul lago di Bolsena
Marta (VT) Lago di Bolsena

Capodimonte

Capodimonte occupa una penisola che entra nel lago come una prua, e in cima ha la rocca Farnese, palazzo ottagonale cinquecentesco. Da qui partono i battelli per l'Isola Bisentina. Il lungolago è ombreggiato dai platani e la passeggiata attorno alla penisola, di sera, è una delle cose più civili che si possano fare in provincia di Viterbo.

Montefiascone

Montefiascone non è sull'acqua ma sul bordo della caldera del proprio vulcano, e domina il lago dall'alto con la rocca dei Papi e la cupola della cattedrale di Santa Margherita. Fu rifugio di numerosi pontefici e sede vescovile, e nel Seicento conobbe il governo del cardinale Marcantonio Barbarigo. Il panorama dalla rocca è il migliore sul bacino, e ci arrivate in macchina: se avete due ore e non sapete come impiegarle, salite qui.

Gradoli, Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo, Valentano

Gradoli conserva il palazzo Farnese e una tradizione gastronomica precisa, il pranzo del Purgatorio del mercoledì delle Ceneri. Grotte di Castro guarda il lago da un pianoro di tufo scavato da necropoli e da cantine. San Lorenzo Nuovo è una fondazione settecentesca voluta da papa Clemente XIV per spostare gli abitanti di San Lorenzo alle Grotte lontano dalle rive malariche: la pianta ottagona regolare è il segno di quel progetto sanitario. Valentano, sopra la caldera di Latera, conserva la rocca Farnese e il museo della preistoria della Tuscia. Presso la località di Montesenano, nel territorio di Gradoli, è stata osservata una pianta rarissima, la Baldellia ranunculoides: un dettaglio da botanici, ma dice quanto sia ancora integro qualche angolo di riva.

Flora e fauna del Lago di Bolsena

Il popolamento ittico autoctono comprende il luccio, la tinca, il piccolo latterino, la scardola, il cefalo, la lasca, il gambero di fiume, il granchio d'acqua dolce, il coregone o lavarello, che è la specie più pescata, e le anguille, che nella tradizione letteraria italiana hanno una fama particolare. L'abbondanza di pesce e la relativa integrità delle rive attirano una quantità notevole di uccelli acquatici, che sostano nel lago durante le migrazioni: sono stati osservati morette, moriglioni, fistioni turchi, folaghe, svassi maggiori, tuffetti, svassi minori, garzette e aironi cenerini, specie che il birdwatcher del Lazio associa di solito a latitudini più nordiche. Fra gli uccelli stabili si contano colombi, gabbiani e una decina di cigni.

Nei canneti nidificano aironi di piccola taglia, il cannareccione e la cannaiola, due passeriformi che intrecciano le canne costruendo nidi a coppa, e lo svasso maggiore, che si fabbrica vere e proprie piattaforme galleggianti. Sulle rive vivono il rospo comune, la rana, la biscia d'acqua, il tritone e la testuggine europea. La vegetazione di riva alterna canneti, sabbia e piccoli prati dove crescono l'erba morella dalle bacche rosse e il vilucchio bianco; a poca distanza dalla riva compaiono il ranuncolo, il poligono anfibio, la zannichellia e la brasca pettinata, mentre in acque più profonde si sviluppano l'erba tinca e la ranocchia maggiore.

Le specie aliene, il vero problema del lago

La fauna autoctona è sotto pressione per l'introduzione di specie estranee: persico sole, pesce gatto, persico trota, persico reale, carpa, agone, e poi nutria, tartaruga palustre americana, oca canadese, gambero rosso della Louisiana. Non è una lista innocua. Questi animali competono per le risorse, predano le specie locali e alterano l'habitat, e in un bacino che rinnova le proprie acque in un secolo e mezzo gli equilibri, una volta rotti, non si ricompongono in fretta. Chi pesca qui dovrebbe considerarlo, e chi rilascia un pesce comprato altrove sta facendo un danno che durerà più della sua vita.

Lago di Bolsena: la storia, dal Neolitico a oggi

Le rive furono popolate a partire dalla fine del Neolitico, con villaggi di palafitte impiantati sull'acqua bassa. L'occupazione continuò nell'età del bronzo e in quella del ferro, sempre condizionata dalle variazioni di livello: quando il lago saliva, i villaggi si spostavano, e questa è la ragione per cui l'archeologia subacquea qui ha ancora molto da dire.

Il Lago di Bolsena in età etrusca

In epoca etrusca il bacino ebbe un ruolo di primo piano. Sulle sue rive sorsero almeno quattro centri: Visentum, l'odierna Bisenzio, a ovest; la Civita di Grotte di Castro a nord; Cornossa, fra Marta e Capodimonte, a sud; mentre l'attuale Bolsena divenne il porto della potente Volsinii, che gli studi identificano con Orvieto, in un rapporto di dipendenza paragonabile a quello fra Roma e Ostia. In quest'area è stato a lungo cercato il Fanum Voltumnae, il santuario federale dove i capi delle principali città etrusche si riunivano ogni anno: alcune ipotesi lo hanno collocato sulle rive del lago o sull'Isola Bisentina, mentre gli scavi più recenti puntano sul territorio orvietano. Resta un'ipotesi, e come tale va presentata.

Il Lago di Bolsena in età romana

Distrutta Volsinii, i Romani trasferirono la popolazione nel sito che sarebbe diventato Volsinii Novi, l'attuale Bolsena. Il lago compare nella Naturalis Historia di Plinio, con il nome latino di Lacus Volsiniensis. In età tardoimperiale il bacino entra nella storia cristiana con la vicenda di santa Cristina, martire del terzo secolo, che sarà poi venerata come patrona del lago.

Il Medioevo: saccheggi, Longobardi e Saraceni

Il Medioevo fu, per il lago, un tempo di declino. Longobardi e Saraceni portarono qui le loro armate e saccheggiarono i principali centri: Bolsena fu devastata, e un gruppo di abitanti portò in salvo le spoglie di santa Cristina sull'Isola Martana. Bisenzio fu distrutta e la sua sede vescovile trasferita a Castro. Sull'Isola Martana il re goto Teodato fece imprigionare e uccidere la cugina Amalasunta. Dal dodicesimo secolo il lago divenne oggetto di contesa fra i comuni di Orvieto e Viterbo, la Chiesa e i signori feudali di Bisenzio, e i paesi di riva vissero saccheggi ricorrenti. Francesco Petrarca, colpito dalla situazione, si rivolse a papa Clemente VI perché intervenisse; il pontefice inviò il cardinale Egidio Albornoz, che riportò l'area sotto il controllo della Chiesa, con un seguito di tumulti e ribellioni.

Il Ducato di Castro e i Farnese

Il ritorno del papato a Roma consolidò il dominio pontificio sull'area. Nel 1537 papa Paolo III istituì il ducato di Castro e lo affidò al figlio Pier Luigi Farnese: al ducato appartennero la sponda meridionale, occidentale e settentrionale del lago, che ne divenne il confine naturale. I Farnese si insediarono a Marta, Capodimonte, Bisenzio, sulle isole Bisentina, dove costruirono il mausoleo di famiglia, e Martana, poi a Gradoli, Grotte, San Lorenzo e Borghetto. Costruirono rocche, palazzi e residenze, e vi ospitarono letterati e artisti. Nel 1649, con la caduta di Castro, il lago tornò sotto il dominio diretto della Chiesa: la città di Castro fu rasa al suolo e non venne più ricostruita.

Seicento e Settecento: malaria e paesi spostati

Nel Seicento operò a Montefiascone il cardinale Marcantonio Barbarigo, che sostenne l'opera di santa Lucia Filippini, fondatrice delle Maestre Pie, un ordine nato per l'istruzione dell'infanzia della zona del lago e poi diffuso in tutto il mondo. Nel Settecento il livello dell'acqua si alzò in modo sensibile e impaludò le rive più basse, con una diffusione violenta della malaria. Sparirono centri abitati: Bisenzio fu unito a Capodimonte nel 1816, il Borghetto fu unito a Grotte di Castro nel 1745, e papa Clemente XIV fece spostare gli abitanti di San Lorenzo alle Grotte in un sito più salubre, fondando San Lorenzo Nuovo. La malaria, non la guerra, ha disegnato la mappa attuale dei paesi del lago.

Ottocento: Risorgimento e brigantaggio

Nel 1848 nacque l'Associazione Castrense, movimento d'ispirazione mazziniana cui aderirono molti abitanti del lago. Nel 1860 un distaccamento di garibaldini sbarcati a Talamone raggiunse la zona e tentò di sollevare la popolazione, occupando la fortezza di Valentano: il tentativo fallì per l'ostilità degli abitanti e per il pronto intervento delle forze pontificie, che ricacciarono i patrioti in Toscana. L'area entrò comunque nel Regno d'Italia dopo la presa di Roma. Seguì il brigantaggio, che colpì l'Alto Lazio e la bassa Toscana: rifugio dei briganti divenne la Selva di San Magno, fra Gradoli, Latera, Valentano e Capodimonte. Qui, il 3 giugno 1891, in un'operazione contro i briganti, fu ucciso il brigadiere dei carabinieri Sebastiano Preta, medaglia d'argento al valor militare; il re Umberto I finanziò personalmente un busto in sua memoria in una piazza di Latera.

Dal Novecento a oggi

L'economia continuò a reggersi su agricoltura e pesca, spesso in regime di mezzadria, e la povertà spinse molti lacustri a emigrare verso il Nord America e il Canada, con Montreal come meta privilegiata. Il brigantaggio fu sconfitto ai primi del Novecento; seguirono la sistemazione della via Cassia, l'arrivo dell'acqua corrente e dell'energia elettrica. Nel 1927 il lago entrò nella neonata provincia di Viterbo. Poi il fascismo, la guerra, le devastazioni del 1943 e 1944, con l'arrivo degli Alleati nell'estate del 1944. Nel dopoguerra riprese l'emigrazione, questa volta verso le città italiane e soprattutto verso Roma. Dagli anni cinquanta e sessanta cominciò uno sviluppo turistico lento, che toccò il culmine negli anni settanta e ottanta quando il lago divenne popolare fra i tedeschi, gli austriaci, gli olandesi, i belgi e gli svedesi. Ancora oggi la ricettività privilegia il contatto con la natura: campeggi, agriturismi, bed and breakfast, più che grandi alberghi.

Il miracolo del 1263 e la nascita del Corpus Domini

Nel 1263, o secondo alcune ricostruzioni nel 1264, un sacerdote di area germanica di nome Pietro, che la tradizione dice originario di Praga, stava celebrando messa nel santuario di Santa Cristina a Bolsena. Al momento della consacrazione, secondo il racconto, l'ostia si tinse di sangue che gocciolò abbondante sul corporale, il panno di lino disteso sull'altare. Il sacerdote raccolse tutto e si diresse a Orvieto, dove risiedeva papa Urbano IV. Il vescovo di Orvieto andò a recuperare le reliquie, e la tradizione vuole presenti all'esame anche Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio; il papa mosse incontro al corteo, ricevette l'ostia e i lini e li mostrò pubblicamente.

La conseguenza è enorme e si vede ancora oggi in tutta Europa: l'11 agosto 1264, con la bolla Transiturus de hoc mundo, Urbano IV estese alla Chiesa universale la festa del Corpus Domini, affidando a Tommaso d'Aquino la composizione dell'ufficio liturgico. Il corporale è conservato a Orvieto, nel reliquiario realizzato da Ugolino di Vieri nel 1337, e il duomo di Orvieto nasce, nella sostanza, per custodirlo. A Bolsena restano l'altare originario e le lastre di marmo macchiate, oggi nella cappella del Miracolo. Vale la pena dirlo senza giri di parole: una delle feste più diffuse del calendario cattolico mondiale nasce in una chiesa di paese sulla riva di questo lago, e la cattedrale che ne è il monumento si trova a ventiquattro chilometri di strada.

Una curiosità sul Lago di Bolsena (VT)

La curiosità che preferisco riguarda un pesce e un papa. Le anguille del lago di Bolsena sono citate nella Divina Commedia: nel canto ventiquattresimo del Purgatorio Dante colloca fra i golosi papa Martino IV, morto nel 1285, ricordando che espia il peccato di aver mangiato le anguille del lago di Bolsena affogate nella vernaccia. È il livello di fama che nessuna campagna promozionale può comprare: un prodotto locale finito nell'aldilà dantesco per eccesso di successo. La cosa curiosa è che il dettaglio è preciso, non generico: le anguille del lago erano una specialità nota alla corte pontificia del Duecento, e la tecnica della cottura nel vino era un modo per esaltarne il grasso.

C'è un secondo strato di curiosità, meno noto. Dante nomina questo lago anche altrove, e la Malta dei Papi sull'Isola Bisentina compare nel canto nono del Paradiso come modello di prigione ecclesiastica. Due citazioni dantesche per un solo bacino d'acqua nell'alto Lazio sono un record che nessun altro lago italiano può vantare, e nessuno lo racconta. La domanda giusta per cominciare è perché un papa francese del Duecento sia finito in Purgatorio per colpa di un pesce di questo lago.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Lago di Bolsena (VT)

Quasi tutti i paesi che dovrebbero essere sul lago non sono sul lago. Guardate una mappa: Gradoli, Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo, Valentano, la stessa Montefiascone sono tutti a qualche chilometro dall'acqua e un centinaio di metri più in alto, sul bordo della caldera. Non è un caso di urbanistica pittoresca, è una decisione sanitaria presa nell'arco di secoli. Quando nel Settecento il livello del lago salì e le rive basse si impaludarono, la malaria divenne endemica: chi viveva sulla riva moriva o si ammalava. La risposta fu spostare le persone. San Lorenzo Nuovo è letteralmente questo: un paese nuovo, fondato per volontà di papa Clemente XIV, costruito su una pianta ottagona regolare, dove trasferire gli abitanti del vecchio San Lorenzo alle Grotte. Bisenzio venne aggregato a Capodimonte nel 1816, il Borghetto a Grotte di Castro nel 1745.

La conseguenza pratica per il visitatore è che il lago di Bolsena, a differenza del lago di Como o del Trasimeno, non ha una corona continua di borghi affacciati sull'acqua. Ha tre centri sulla riva, Bolsena, Marta e Capodimonte, e cinque paesi che lo guardano dall'alto. Chi arriva sperando in una passeggiata da un paese all'altro lungo la riva resta deluso; chi capisce la logica di questa distribuzione scopre invece che i belvedere alti offrono il colpo d'occhio migliore, e che le rive intermedie, proprio perché disabitate, sono rimaste le più naturali del Lazio. Il vuoto sulla mappa non è un difetto: è una cicatrice storica che ha prodotto un paesaggio.

Il consiglio che ti do per visitare il Lago di Bolsena (VT)

Non fatelo in giornata da Roma, e soprattutto non fatelo in agosto a mezzogiorno. Il lago di Bolsena regge male la visita mordi e fuggi: la circonvallazione completa richiede una cinquantina di chilometri di strade che sono spesso strette e panoramiche, e se ci aggiungete il battello per la Bisentina, che porta via mezza giornata piena, avete già saturato il tempo. Il formato giusto è due giorni con un pernottamento, meglio se in un paese alto come Gradoli o Grotte di Castro, dove i prezzi sono ragionevoli e la sera si mangia bene senza fare la fila.

Il secondo consiglio è sulla stagione. Maggio, giugno e settembre sono i mesi migliori: acqua già tiepida a giugno, luce lunga, nessuna coda ai traghetti. Luglio e agosto portano una densità tedesca e olandese notevole nei campeggi della riva orientale, e i parcheggi di Bolsena e Capodimonte si saturano entro le dieci del mattino. Ottobre è il mese che consiglio a chi viene per il paesaggio e non per il bagno: i colori del bosco sulla riva occidentale valgono la trasferta.

Terzo, un consiglio contrarian. La maggior parte dei visitatori si concentra sulla riva orientale perché ci passa la Cassia. Fate il contrario: prendete la strada bassa da Capodimonte verso Valentano e Gradoli, fermatevi dove trovate uno slargo, scendete a piedi ai canneti. Vedrete un lago diverso, senza pedalò e senza altoparlanti. Se poi volete che qualcuno vi organizzi la logistica, un accompagnatore o una guida abilitata li trovate tramite TourLeaderPro; per chi viaggia con amici stranieri, le guide in inglese sul Lazio sono raccolte nella sezione Lazio di ItalyPlanner.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che il lago di Bolsena è il più grande lago vulcanico d'Europa. Quasi nessuno collega quel primato alla sua conseguenza più seria: la lentezza del ricambio idrico. Un bacino così ampio, alimentato quasi solo dalle piogge e da sorgenti sublacuali, con un unico emissario di portata modesta, impiega oltre un secolo e mezzo per rinnovare completamente il proprio volume d'acqua. È un dato che si trova nella letteratura limnologica e nei documenti di tutela, e che cambia il modo in cui si guarda alla riva.

Perché conta. Significa che ogni immissione di nutrienti resta nel sistema per decenni, e che l'eutrofizzazione, quando parte, non si ferma cambiando idea. Significa che le opere di collettamento e depurazione dei paesi rivieraschi non sono un dettaglio amministrativo ma la condizione di sopravvivenza del bene su cui vive l'economia turistica locale. Significa anche che il pescato del lago dipende da equilibri fragili, aggrediti già oggi dalle specie alloctone. Quando sentite discutere di depuratori sul lago di Bolsena e vi sembra una questione da consiglio comunale, ricordate il numero: centocinquant'anni. Nessun altro lago italiano di questa dimensione ha un margine di errore così stretto, ed è la ragione per cui vale la pena non lasciare nulla sulla riva, nemmeno un mozzicone.

Barche di pescatori a Marta sul lago di Bolsena
Marta (VT) Lago di Bolsena

La foto giusta da fare al Lago di Bolsena (VT)

La fotografia che porta a casa il lago non si scatta dalla riva. Si scatta dall'alto, dal bordo della caldera, con le due isole allineate. Il punto migliore è la salita da Marta verso il santuario della Madonna del Monte, oppure la strada panoramica che da Montefiascone scende verso Bolsena: da lassù entrano nell'inquadratura l'Isola Martana in primo piano, la Bisentina più lontana e il profilo dei Monti Volsini che chiude il cerchio. Con un teleobiettivo moderato le due isole si compattano l'una sull'altra e il risultato è quel piano schiacciato che rende bene la forma della caldera.

Sull'orario sono categorico: prima mattina. Il lago di Bolsena guarda a nord ovest, e la luce del tardo pomeriggio arriva controsole sulle isole, con foschia estiva quasi garantita. All'alba, invece, l'acqua è spesso ferma come una lastra, i pescatori escono ancora a remi e la nebbia bassa lascia emergere solo le cime delle isole: è la fotografia che vedete nei libri e che quasi nessun turista fa, perché richiede di essere in piedi alle cinque e mezza di luglio.

Due varianti che consiglio. La prima è il dettaglio, non il panorama: le barche in secca sulla spiaggia nera di Marta, con le reti stese agli alberi. La seconda è d'inverno, con la tramontana forte: le stalattiti di ghiaccio delle lagheggiate sui parapetti del lungolago sono un soggetto che nel Lazio non si trova da nessun'altra parte. Portate un panno per l'obiettivo, perché gli spruzzi arrivano lontano.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 30 aprile del 535 l'Isola Martana fu teatro dell'assassinio di Amalasunta, figlia di Teodorico e reggente del regno ostrogoto, uccisa per ordine del cugino Teodato dopo esservi stata condotta con l'inganno. La reazione di Costantinopoli aprì la guerra greco gotica: un delitto compiuto su dieci ettari di roccia in mezzo a questo lago è uno degli inneschi della fine dell'Italia antica.

Nel 1263, o secondo altre ricostruzioni nel 1264, nel santuario di Santa Cristina a Bolsena avvenne il fatto eucaristico che portò papa Urbano IV, l'11 agosto 1264, a estendere con la bolla Transiturus la festa del Corpus Domini a tutta la Chiesa. Da quell'evento nascono il reliquiario di Ugolino di Vieri, realizzato nel 1337, e in larga misura il duomo di Orvieto.

Nel 1537 papa Paolo III istituì il ducato di Castro per il figlio Pier Luigi Farnese, e per poco più di un secolo il lago fu il confine di uno stato familiare con proprie leggi e propri cantieri. Il ducato finì nel 1649 con la distruzione di Castro, uno dei rari casi in Italia di città cancellata per ordine pontificio e mai ricostruita.

Nel 1745 il Borghetto fu aggregato a Grotte di Castro e nel Settecento papa Clemente XIV fondò San Lorenzo Nuovo per sottrarre gli abitanti alla malaria; nel 1816 anche Bisenzio venne unita a Capodimonte. Nel 1860 i garibaldini sbarcati a Talamone tentarono di sollevare l'area occupando la fortezza di Valentano, e fallirono. Il 3 giugno 1891, nella Selva di San Magno, cadde il brigadiere dei carabinieri Sebastiano Preta, medaglia d'argento al valor militare, ricordato da un busto finanziato personalmente da Umberto I. Nell'estate del 1944 gli Alleati risalirono la zona del lago, che aveva subito bombardamenti e occupazione. Nel 2017 l'Isola Bisentina è passata alla famiglia Rovati e il 25 marzo 2018, in occasione delle giornate del FAI, ha riaperto al pubblico dopo circa quindici anni di chiusura.

Chi è passato dal Lago di Bolsena (VT)

Plinio il Vecchio cita il lago nella Naturalis Historia, e con lui la geografia latina lo conosce come Lacus Volsiniensis. Amalasunta, regina dei Goti, vi arrivò prigioniera e non ne uscì. Papa Urbano IV vi mandò il vescovo di Orvieto nel 1263 e con quella decisione cambiò il calendario liturgico d'Europa; la tradizione colloca a quell'esame anche Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio, che pochi chilometri più in là era nato.

Dante Alighieri conosceva il lago abbastanza bene da citarne le anguille nel Purgatorio, condannando papa Martino IV, e da usare la Malta come termine di paragone nel Paradiso. Francesco Petrarca si occupò della miseria dei paesi rivieraschi e scrisse a papa Clemente VI perché mandasse qualcuno a rimettere ordine: fu inviato il cardinale Egidio Albornoz, che qui lasciò un segno duraturo. Nel Cinquecento la famiglia Farnese fece del lago la propria scena domestica: Paolo III, Pier Luigi, e con loro architetti e artisti chiamati a lavorare sulle isole e nelle rocche.

Una presenza che merita di essere raccontata è quella di Petrus Gonsalvus, l'uomo affetto da ipertricosi congenita nato nelle Canarie nel Cinquecento, cresciuto alla corte francese di Enrico II, sposato con Catherine, dama di corte di Caterina de' Medici. La famiglia Farnese lo accolse a Capodimonte, dove visse con la moglie e i figli, alcuni dei quali avevano ereditato la sua condizione, e dove morì in età molto avanzata. La sua vicenda è considerata una delle radici storiche del racconto della Bella e la Bestia. Sui dettagli anagrafici le fonti divergono e conviene essere cauti, ma la presenza della famiglia a Capodimonte è parte della memoria locale.

Nel Seicento passò di qui il cardinale Marcantonio Barbarigo, vescovo di Montefiascone, che appoggiò l'opera di santa Lucia Filippini; nell'Ottocento il re Umberto I si interessò personalmente alla memoria del brigadiere Preta. E poi, dagli anni settanta, sono passati i viaggiatori del Nord Europa che hanno fatto del lago di Bolsena una destinazione familiare in Germania, Austria, Paesi Bassi, Belgio e Svezia molto prima che diventasse di moda fra i romani.

Petrus Gonsalvus e Catherine, Capodimonte sul lago di Bolsena
Petrus Gonsalvus e Catherine - Capodimonte - Lago di Bolsena

Il Lago di Bolsena con i bambini

È uno dei pochi specchi d'acqua del Lazio dove portare bambini piccoli senza ansia. Le rive orientali e meridionali digradano lentamente, l'acqua resta bassa per molti metri e non ci sono correnti; la sabbia scura si scalda molto al sole, quindi servono ciabatte, ma è comoda per giocare. A Bolsena e a Capodimonte trovate noleggi di pedalò e canoe, e nei mesi caldi le spiagge attrezzate hanno docce e bar. Il battello per l'Isola Bisentina è gratuito sotto i sei anni secondo il tariffario ufficiale, ma la visita guidata dura quasi tre ore su terreno irregolare: sotto i sette o otto anni il rapporto fra fatica e attenzione è sfavorevole, e molte famiglie se ne pentono a metà percorso.

Le alternative a misura di bambino non mancano: la rocca Monaldeschi a Bolsena con il museo del lago, le necropoli rupestri intorno a Grotte di Castro, il museo della preistoria a Valentano. E il birdwatching nei canneti: con un binocolo economico e mezz'ora di pazienza si vedono svassi e folaghe a pochi metri.

Accessibilità del Lago di Bolsena

I lungolago di Bolsena, Marta e Capodimonte sono in gran parte pianeggianti e percorribili in carrozzina, e alcune spiagge comunali attrezzate dispongono di passerelle nella stagione balneare: la dotazione cambia di anno in anno e conviene chiedere in Comune prima di partire. L'Isola Bisentina, invece, è parzialmente accessibile: il sito ufficiale indica che alcuni punti del percorso, fra cui la Rocchina, il Monte Calvario, il Monte Tabor, la Malta dei Papi e Santa Concordia, non sono agibili in sedia a rotelle, e prevede una tariffa ridotta per visitatori non vedenti, non udenti e con disabilità grave. I centri storici alti, Gradoli, Grotte di Castro, Valentano, Montefiascone, hanno pendenze e selciati che rendono faticoso il giro: meglio arrivare in auto ai belvedere.

Quanto costa una giornata al Lago di Bolsena e come si risparmia

Le spiagge libere non costano nulla ed è la voce più importante del bilancio. I costi veri sono tre: il carburante o il biglietto Cotral, il parcheggio nei mesi estivi a Bolsena e Capodimonte, e l'eventuale battello per l'Isola Bisentina, che parte da 20 euro a persona per il solo trasporto secondo il tariffario ufficiale, con riduzioni per ragazzi e disabilità e gratuità sotto i sei anni. La visita guidata dell'isola ha un costo aggiuntivo che varia per stagione e formula, quindi il totale va verificato sul sito ufficiale dell'isola al momento della prenotazione.

Come si risparmia davvero. Primo: dormire nei paesi alti anziché sulla riva, dove le tariffe estive salgono in modo netto. Secondo: mangiare a pranzo e non a cena, perché i menu di mezzogiorno nei borghi sono spesso la metà. Terzo: se siete più di venti, chiedere la tariffa di gruppo per il battello, che il tariffario ufficiale prevede. Quarto, e il più efficace: venire fuori stagione. A maggio e a settembre il lago costa un terzo in meno e vale il doppio.

Cosa si mangia sul Lago di Bolsena

La cucina del lago è di pesce d'acqua dolce, e chi arriva aspettandosi il repertorio marino resta spiazzato. Il coregone, o lavarello, è la specie più pescata e finisce alla griglia o in carpione; il persico e la tinca compaiono nelle fritture; le anguille hanno la fama che sappiamo dal Purgatorio dantesco, e si cucinano in umido o alla brace. Il piatto identitario è la sbroscia, la zuppa dei pescatori: pesce di lago misto, patate, cipolla, pomodoro, acqua del lago nella versione arcaica, pane raffermo. È un piatto di povertà diventato piatto di orgoglio, e le versioni di Marta, Capodimonte e Bolsena discutono fra loro da generazioni.

Fuori dall'acqua, la Tuscia dà i suoi prodotti: l'olio dei Colli Etruschi, i fagioli del purgatorio di Gradoli, le patate dell'Alto Viterbese di San Lorenzo Nuovo, il vino Est Est Est di Montefiascone, l'Aleatico di Gradoli, dolce, da fine pasto. Un'opinione netta, a costo di scontentare qualcuno: l'Est Est Est ha una fama superiore alla sua qualità media, e l'Aleatico di Gradoli è il vino che vale davvero la sosta. Non nomino locali perché cambiano gestione in fretta e una guida che consiglia un ristorante chiuso da due anni ha fallito il suo compito.

Quando andare al Lago di Bolsena e quando evitarlo

Da metà giugno a metà settembre l'acqua è balneabile e le giornate lunghe; il picco di affollamento cade nelle prime tre settimane di agosto, quando i campeggi della riva orientale sono pieni e i parcheggi si saturano presto. Maggio e giugno hanno la luce migliore e la campagna in fiore, con il 14 maggio dedicato alla Barabbata di Marta. Settembre e ottobre restano i mesi migliori: acqua ancora tiepida, boschi che virano, ristoranti tranquilli. Il periodo da evitare, se cercate il bagno, va da novembre a marzo, ma è esattamente il periodo giusto per le lagheggiate e per i borghi vuoti. Attenzione al vento: le giornate di tramontana forte rendono il lago mosso e sconsigliabile per canoe e pedalò, e sul lago di Bolsena le onde possono farsi serie in fretta.

Cosa vedere intorno al Lago di Bolsena

Nel raggio di mezz'ora d'auto il programma si riempie da solo: Orvieto con il duomo e il reliquiario del corporale, a ventiquattro chilometri da Bolsena; Civita di Bagnoregio sul suo sperone di tufo; Viterbo con il quartiere di San Pellegrino e il palazzo dei Papi; Tuscania con San Pietro e Santa Maria Maggiore, due delle chiese romaniche più severe del Lazio; e più a sud Tarquinia con le tombe dipinte. Chi segue l'acqua può proseguire verso il lago di Vico, l'altro grande bacino vulcanico della provincia, o scendere verso il lago di Bracciano. Il fiume Marta, unico emissario, esce da Marta e attraversa Tuscania e Tarquinia prima di raggiungere il Tirreno, dove fra la sua foce e quella del Mignone è stata istituita la Riserva naturale di popolamento animale Salina di Tarquinia. Per chi organizza il viaggio dall'estero o vuole condividerlo con ospiti anglofoni, le escursioni giornaliere italiane sono raccolte nella pagina day trips di ItalyPlanner.

Lungolago di Marta (VT) sul lago di Bolsena
Marta (VT) Lago di Bolsena

Domande veloci sul Lago di Bolsena (VT)

Quanto dista il Lago di Bolsena da Roma?

Circa 112 chilometri fino a Bolsena lungo la via Cassia, la SS2. In auto servono fra un'ora e quaranta e due ore, secondo il traffico su Monterosi e sulla Cassia bis. In alternativa si usa la A1 con uscita a Orte o a Orvieto.

Come si arriva al Lago di Bolsena senza auto?

In treno fino a Orvieto, Montefiascone Zepponami o Viterbo, poi con le corse Cotral che collegano Viterbo ad Acquapendente passando per Montefiascone, Bolsena e San Lorenzo Nuovo. Gli orari vanno controllati sul sito della compagnia prima di partire, perché le corse feriali e festive differiscono molto.

Quanto è profondo il Lago di Bolsena?

La profondità massima è di 151 metri, quella media di 81 metri. La superficie è di 113,5 chilometri quadrati e la quota è di 305 metri sul livello del mare.

Perché il Lago di Bolsena ha la sabbia nera?

Perché deriva dalla disgregazione delle rocce vulcaniche della caldera dei Monti Volsini. Non è inquinamento e non macchia: è semplicemente la composizione del substrato.

Si può fare il bagno nel Lago di Bolsena?

Sì, le spiagge dei comuni rivieraschi sono balneabili e in gran parte libere. Gli esiti dei controlli sulla qualità delle acque di balneazione vengono pubblicati ogni stagione dagli enti competenti e dai Comuni: chi vuole il dato aggiornato lo trova lì.

Quanto costa andare sull'Isola Bisentina?

Il tariffario ufficiale del battello indica 20 euro per gli adulti, 15 euro per i ragazzi dai 6 ai 15 anni e per i visitatori con disabilità, gratuito sotto i 6 anni, con riduzioni per gruppi da 20 persone. La visita guidata ha un costo a parte che varia per stagione: il totale si verifica sul sito ufficiale dell'isola.

Serve prenotare per visitare l'Isola Bisentina?

Sì. La prenotazione della visita guidata è obbligatoria e garantisce il posto in battello; il biglietto del battello si paga al molo di imbarco, a Capodimonte o a Bolsena.

Si può visitare l'Isola Martana del Lago di Bolsena?

No. L'Isola Martana è proprietà privata e non è aperta al pubblico. La si può circumnavigare con i battelli che partono dai porti di Capodimonte e di Bolsena.

Quante isole ci sono nel Lago di Bolsena?

Due: la Bisentina, di circa 17 ettari, e la Martana, di 10,3 ettari. La prima è visitabile con visita guidata, la seconda no.

Il Lago di Bolsena è adatto ai bambini?

Molto. Le rive orientali e meridionali digradano dolcemente e l'acqua resta bassa a lungo. Per il giro guidato dell'Isola Bisentina, che dura quasi tre ore su terreno accidentato, conviene invece aspettare che i bambini siano più grandi.

Si può andare in sedia a rotelle sul Lago di Bolsena?

I lungolago dei tre centri rivieraschi sono in gran parte pianeggianti e alcune spiagge comunali hanno passerelle stagionali. Sull'Isola Bisentina il percorso è solo parzialmente accessibile: il sito ufficiale elenca i punti non agibili in carrozzina.

Dove si parcheggia sul Lago di Bolsena?

A Bolsena e a Capodimonte ci sono parcheggi vicino al lungolago, a pagamento nei mesi estivi e saturi già in tarda mattinata ad agosto. Nei paesi alti come Gradoli, Grotte di Castro e Valentano si parcheggia in genere senza difficoltà appena fuori dal centro storico.

Che pesce si mangia al Lago di Bolsena?

Coregone o lavarello, persico, tinca, latterino, anguilla. Il piatto tradizionale è la sbroscia, la zuppa dei pescatori con pesce di lago, patate, cipolla, pomodoro e pane raffermo.

Perché il Lago di Bolsena è famoso nella storia della Chiesa?

Per il fatto eucaristico del 1263 nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena, all'origine della bolla Transiturus con cui papa Urbano IV, l'11 agosto 1264, estese la festa del Corpus Domini a tutta la Chiesa. Il corporale è custodito nel duomo di Orvieto.

Chi era Amalasunta e cosa c'entra con il Lago di Bolsena?

Era la figlia di Teodorico, reggente del regno ostrogoto. Fu condotta con l'inganno sull'Isola Martana e vi fu uccisa il 30 aprile del 535 per ordine del cugino Teodato. La sua morte fu uno dei pretesti della guerra greco gotica.

Il Lago di Bolsena è il lago vulcanico più grande d'Europa?

Sì, è il maggiore lago di origine vulcanica del continente per superficie, con 113,5 chilometri quadrati, e il quinto lago italiano per estensione.

Quanto tempo serve per fare il giro del Lago di Bolsena in auto?

La circonvallazione completa supera i cinquanta chilometri fra strade di riva e strade alte. Senza soste bastano un'ora e mezza, ma con le fermate ai belvedere e in due o tre paesi si occupa comodamente una giornata.

Qual è la differenza fra il Lago di Bolsena e il lago di Vico?

Sono entrambi vulcanici, ma il lago di Vico è molto più piccolo, chiuso fra i Monti Cimini e protetto da una riserva naturale con vincoli stringenti sulla balneazione. Il lago di Bolsena è più ampio, più abitato e attrezzato per il turismo balneare.

Quando si tiene la Barabbata di Marta?

Il 14 maggio di ogni anno, per la festa della Madonna del Monte. La prima attestazione documentaria della festa risale a una delibera del consiglio comunale del 9 maggio 1557, che la descrive come consuetudine già affermata.

Che cosa sono le lagheggiate del Lago di Bolsena?

Sono le mareggiate invernali provocate dalla tramontana forte: le onde battono sui muraglioni e, con il freddo, l'acqua polverizzata gela formando stalattiti di ghiaccio su parapetti, alberi e fontane. Si osservano soprattutto sulla sponda meridionale, a Marta e Capodimonte.

Ci sono zanzare sul Lago di Bolsena?

Nelle zone di canneto e nelle sere di fine estate sì, come su ogni bacino d'acqua dolce. Un repellente e maniche lunghe dopo il tramonto risolvono la questione: la malaria che flagellò queste rive nel Settecento è storia chiusa da oltre un secolo.

Si può pescare nel Lago di Bolsena?

La pesca sportiva è praticata e regolata da normative regionali e provinciali, con licenza e periodi di divieto per alcune specie. Le condizioni aggiornate si chiedono agli uffici competenti o alle associazioni di pescatori dei comuni rivieraschi.

L'ultima parola sul Lago di Bolsena

Una convinzione netta: il lago di Bolsena non va trattato come una spiaggia comoda vicino a Roma. È una caldera con dentro un secolo e mezzo d'acqua che si rinnova lentamente, due isole cariche di storia, otto paesi che hanno spostato le proprie case per non morire di malaria, e un fatto duecentesco che ha cambiato il calendario di mezzo mondo. Chi ci arriva alle undici, si stende sulla sabbia nera e riparte alle sei ha visto un decimo di quello che c'è. Prendetevi due giorni, salite sul bordo della caldera, entrate in una chiesa di paese, prenotate il battello per la Bisentina e mangiate una sbroscia fatta come si deve.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoIl lago di Bolsena o Volsinio (in latino: Lacus Volsiniensis / Lacus Volsinii) è un lago del Lazio, il lago di origine vulcanica più grande d'Europa. 
TagsDove dormire sul Lago di BolsenaIsola BisentinaIsola MartanaLago di Bolsena

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IndirizzoLago di Bolsena, Laghi vicino Roma, Vicino Roma

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