Capodimonte (VT) – Lago di Bolsena
Capodimonte è un comune della provincia di Viterbo di circa 1.650 abitanti, a 334 metri sul livello del mare, costruito su un promontorio di roccia vulcanica che si protende nella riva sud-occidentale del Lago di Bolsena, il più grande lago di origine vulcanica d'Europa. Da Roma sono circa 110 chilometri: in automobile si prende la Cassia fino a Viterbo e poi le indicazioni per Marta e Capodimonte, oppure l'autostrada A1 con uscita a Orte, la superstrada per Viterbo e di nuovo la Cassia verso nord (il paese è a una ventina di chilometri dal capoluogo). Con i mezzi pubblici si usano le autolinee regionali Cotral, con corse da Viterbo e da Roma Saxa Rubra; le stazioni ferroviarie di riferimento sono Viterbo, Montefiascone e Orvieto, collegate al lago sempre dagli autobus Cotral. L'ingresso al borgo, al lungolago, alla spiaggia e al porto è libero e gratuito. La Rocca Farnese, in piazza della Rocca 1, è una dimora privata e si visita soltanto in occasione delle aperture organizzate (nel 2026 la Delegazione FAI di Viterbo ha programmato turni a contributo libero il 20 giugno, 4 e 18 luglio, 8 agosto e 5 settembre, alle 17.30 e alle 18.30, con prenotazione obbligatoria e 25 persone per turno). Il Museo della Navigazione nelle Acque Interne è in viale Regina Margherita, sul lungolago, chiuso dal lunedì al mercoledì e aperto giovedì e venerdì 10-13 e 16-19, sabato e domenica 10.30-12.30 e 14-18, con biglietto a pagamento da verificare all'ingresso. L'Isola Bisentina, che appartiene al territorio comunale, si raggiunge in battello dal porto di Capodimonte (e da Bolsena) dal 5 aprile al 1 novembre 2026, tutti i giorni tranne il lunedì e il mercoledì: il biglietto costa 20 euro per gli adulti, 15 euro per i ragazzi dai 6 ai 15 anni e per le persone con disabilità, gratuito fino ai 6 anni, e comprende una visita guidata di due ore e mezza o tre; si prenota sul sito ufficiale isolabisentina.org.
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✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Questa guida fa parte delle pagine dedicate ai borghi e ai paesi del Lazio: per il quadro completo del bacino conviene leggere prima la pagina sul Lago di Bolsena, poi tornare qui.

Capodimonte sul Lago di Bolsena: perché questo borgo è diverso dagli altri
Il Lago di Bolsena ha una decina di paesi affacciati sulle sue sponde, ma soltanto uno è costruito sopra l'acqua. Capodimonte occupa una piccola penisola: il centro storico è un grappolo di case medievali arrampicate sullo scoglio di tufo, coronato dalla mole ottagonale della Rocca Farnese, e il paese moderno si è disteso in piano, ai piedi del promontorio, lungo una passeggiata ombreggiata da platani secolari che corre parallela a una lunga spiaggia di sabbia scura. Da qualunque punto del lungolago si alzi lo sguardo, la Rocca è lì, con i suoi bastioni angolari e la loggia aperta verso il lago. È una scena da quadro, e infatti sui cataloghi turistici Capodimonte viene chiamata «la gemma» o «la perla» del Lago di Bolsena. Preferisco un'altra definizione, più onesta: è il paese del lago in cui l'acqua si sente di più, perché ce l'hai su tre lati.
Il turismo è il settore trainante dell'economia locale, sostenuto dalla vela, dalla canoa, dal windsurf e da un porto turistico che accoglie barche a vela e a motore. Dal molo di Capodimonte partono anche i battelli per l'Isola Bisentina, la maggiore delle due isole del lago, che gli Etruschi consideravano sacra e che nei secoli ha accumulato miti e leggende, fino a quella recente e piuttosto stravagante del regno sotterraneo di Agarthi. L'isola dista un paio di chilometri dalla riva e da Capodimonte se ne vede l'intera sagoma: il monte Tabor a nord, la piana boscosa a sud, la cupola di piombo della chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo che spunta dai lecci.
La spiaggia e il lungolago di Capodimonte
La spiaggia di Capodimonte è una delle ragioni concrete per cui i romani vengono qui d'estate invece di andare al mare. L'arenile è di sabbia vulcanica, scura e fine, con fondali sicuri che degradano dolcemente, quindi adatti anche ai bambini piccoli; la pulizia della spiaggia è curata quotidianamente con una macchina pulitrice, e lungo la passeggiata sono stati sistemati piccoli giardini all'italiana. Il lungolago di viale Regina Margherita, con i platani, i ristoranti e il museo, è il salotto del paese: qui si passeggia la sera, qui si mangia il coregone, qui si tiene la sagra. Il porto è a un'estremità, sotto la Rocca, ed è il punto da cui si parte per l'isola. Un'osservazione da professionista: la spiaggia di Capodimonte è più ventosa di quelle di Bolsena e di Marta, e chi fa vela o windsurf lo sa; chi vuole soltanto stare al sole con l'ombrellone se ne accorge nelle giornate di tramontana.
Che cosa si vede a Capodimonte in una giornata
I luoghi da vedere a Capodimonte sono, nell'ordine in cui li incontra chi sale dal lungolago: la Chiesa di San Rocco e la Chiesa di San Carlo, nel borgo; la Collegiata di Santa Maria Assunta in Cielo, in piazza della Rocca, con l'immagine venerata della Madonna delle Grazie; Palazzo Borghese, oggi sede del Comune, nella piccola piazza alla destra della chiesa; il Palazzo Poniatowski attribuito al Valadier, che i capodimontani chiamano «il Palazzaccio»; la Rocca Farnese con il suo giardino pensile; la cascina con le scuderie farnesiane, il Museo Storico e Religioso in via della Rocca e il presepe subacqueo accanto ai giardinetti della stessa via. Fuori dal centro restano il Museo della Navigazione nelle Acque Interne, sul lungolago, la Chiesa della Madonna del Soccorso al cimitero, e, a pochi chilometri verso nord, il promontorio di Bisenzio con le necropoli etrusche e la chiesetta di Sant'Agapito. Alcuni di questi luoghi sono in restauro o si aprono soltanto in occasioni particolari: prima di programmare la giornata conviene verificare con il Comune di Capodimonte o con la Pro Loco.
La piroga dell'Età del Bronzo di Capodimonte
Il pezzo archeologico più straordinario del paese non è etrusco ma molto più antico. Nel 1989, nelle acque del lago vicino a Capodimonte, fu recuperata una piroga monossile, cioè una barca ricavata da un unico tronco, lunga oltre sei metri e databile al Bronzo finale, fra il XIV e l'XI secolo avanti Cristo. Presenta una particolarità strutturale che ha fatto ipotizzare agli studiosi che fosse una delle due metà di un catamarano primitivo. Per anni la piroga è stata esposta nel centro culturale «Vittorio Fanelli»; dal 2010 è il pezzo centrale del Museo della Navigazione nelle Acque Interne, costruito proprio attorno a lei. La datazione «al Paleolitico» che circola in molte descrizioni del paese è un errore grossolano: si tratta della tarda Età del Bronzo, e i tremila anni di distanza fra le due epoche non sono un dettaglio.
Come arrivare a Capodimonte (VT) - Lago di Bolsena da Roma
In auto la strada più semplice è la Cassia: si esce da Roma, si supera Viterbo e si prosegue verso Montefiascone e Marta, oppure si segue la Cassia fino al bivio per Capodimonte. Chi preferisce l'autostrada prende la A1 fino a Orte, la superstrada Orte-Viterbo e quindi la Cassia in direzione nord. Da Viterbo al paese sono una ventina di chilometri in direzione nord-ovest, più o meno mezz'ora. Da Roma si calcolino un'ora e mezza abbondante con il traffico ordinario, di più il sabato mattina d'estate.
Chi non ha l'auto usa il Cotral: ci sono corse da Roma Saxa Rubra e da Viterbo, e le fermate sono in paese. Gli orari cambiano fra estate e inverno e fra giorni feriali e festivi, e nei giorni di festa le corse si diradano: si controllano sul sito Cotral prima di partire. In treno si arriva a Viterbo, a Montefiascone o a Orvieto, e da lì si prosegue in autobus. Il mio consiglio è netto: per Capodimonte l'auto è quasi indispensabile se si vuole anche fare il giro del lago o salire all'isola in orario; con i mezzi pubblici la gita è possibile, ma bisogna concentrarsi sul paese e sulla spiaggia e rinunciare alle deviazioni.
Dove parcheggiare a Capodimonte
Il centro storico è in gran parte pedonale e i vicoli sono stretti: l'auto si lascia in basso, sul lungolago o nelle aree di sosta della parte nuova del paese, e si sale a piedi alla Rocca in dieci minuti. In agosto, nei giorni della Sagra del Coregone e della festa di San Rocco, i posti si esauriscono nel primo pomeriggio.

La Rocca Farnese di Capodimonte, l'ottagono del Sangallo
La Rocca Farnese di Capodimonte è il monumento che fa il paese. Sorge sul punto più alto del promontorio, su uno scoglio di tufo che scende a picco sul lago, e la si riconosce da chilometri per la pianta ottagonale, unica fra le residenze farnesiane del Lazio settentrionale insieme al pentagono di Caprarola. La storia è stratificata. Sul promontorio esisteva una fortezza medievale dei Signori di Bisenzio, i conti che dominavano questo tratto di lago dall'alto medioevo; i Farnese, che dal 1385 avevano Capodimonte fra i loro possedimenti, la inglobarono e la trasformarono. Antonio da Sangallo il Giovane, l'architetto di fiducia della famiglia e futuro autore di Palazzo Farnese a Roma, ripensò l'impianto quadrangolare in forma ottagonale, con gli angoli segnati da bastioni, e aprì verso la piazza una facciata ad arcate. Vasari colloca il suo intervento fra il 1513 e il 1515, negli anni in cui il cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III, stava costruendo la propria immagine di principe; un disegno conservato agli Uffizi porta la scritta «ponte levatore chapitumonti» e si data dopo il 1517. Il ponte levatoio è stato poi sostituito da un ponte in muratura a due arcate, che è quello da cui ancora oggi si entra.
Il risultato è un edificio a metà fra la rocca e il palazzo, e infatti la Rocca Farnese di Capodimonte è rimasta incompiuta per secoli: la mole cinquecentesca avvolge una torre medievale e conserva ambienti affrescati, una loggia sul lago e un giardino rinascimentale. Fu la residenza preferita dei Farnese sul lago, il luogo in cui la famiglia riceveva pontefici, sovrani, artisti e uomini politici, italiani e stranieri, che ne lodavano la magnificenza. Un'opinione mia, dopo tanti gruppi accompagnati sul lago: la Rocca di Capodimonte vale più di quella di Marta e di molte residenze farnesiane più celebri, proprio perché è rimasta incompiuta e non è stata riempita di stucchi ottocenteschi. Si legge ancora il progetto del Sangallo.
Il restauro della Rocca Farnese e le aperture del 2026
La Rocca è di proprietà privata. Un primo restauro delle facciate, voluto dai proprietari, ha restituito le forme antiche e riaperto una loggia rinascimentale che era stata murata da secoli. Nel 2023 l'edificio è stato riaperto al pubblico per visite organizzate, grazie all'impegno dei proprietari, dell'amministratore e del Comune. Un secondo intervento, finanziato con i fondi del PNRR nell'ambito del programma Caput Mundi e coordinato dalla Soprintendenza per la provincia di Viterbo, si è concluso di recente, e nell'estate del 2026 la Delegazione FAI di Viterbo ha organizzato cinque giornate di visita per mostrare l'esito dei lavori: il cortile interno, l'ex loggiato (parte della dimora privata, aperto in via eccezionale) con un affresco attribuito con probabilità a Giovan Francesco Penni, allievo di Raffaello, e il giardino pensile con le vedute sul lago. Le date sono il 20 giugno, il 4 e il 18 luglio, l'8 agosto e il 5 settembre 2026, con turni alle 17.30 e alle 18.30, contributo libero, prenotazione obbligatoria e un massimo di 25 persone per turno. Fuori da queste occasioni la Rocca Farnese di Capodimonte si visita soltanto su appuntamento con la proprietà, e non ci sono orari né biglietteria: chi si presenta al portone senza avere prenotato trova il portone chiuso.
Il giardino della Rocca Farnese
Attorno alla Rocca corre un giardino con alberi monumentali, siepi e aiuole disegnate all'italiana. Nell'Ottocento vi furono introdotte specie esotiche, magnolie, la sofora del Giappone, palme, oleandri, che oggi costituiscono un patrimonio arboreo di valore. Dalla terrazza del giardino la vista abbraccia tutto il lago, con l'Isola Bisentina davanti e, nelle giornate limpide, Montefiascone e Bolsena sulla sponda opposta. È il punto più fotografato di Capodimonte, e a ragione.
Le chiese e i palazzi di Capodimonte
La Collegiata di Santa Maria Assunta e la Madonna delle Grazie
La Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta in Cielo è la parrocchiale di Capodimonte e sorge in posizione panoramica, quasi a ridosso della Rocca, in piazza della Rocca. Il suo interno conserva stucchi che la tradizione locale attribuisce al Vignola, l'architetto che per i Farnese lavorò a Caprarola e sull'Isola Bisentina, e soprattutto l'immagine della Madonna delle Grazie, il quadro più venerato del paese, attribuito a Sebastiano Conca. Conca, nato a Gaeta nel 1680 e morto a Napoli nel 1764, si formò a Napoli alla scuola di Francesco Solimena, si trasferì a Roma nel 1706 e lì fu tra i pittori più richiesti del primo Settecento, direttore dell'Accademia di San Luca dal 1729, autore di affreschi in San Giovanni in Laterano e in Santa Cecilia in Trastevere. L'attribuzione della Madonna delle Grazie oscilla, nelle fonti locali, fra la mano del maestro e quella della sua scuola: è una tradizione, non un documento, e va presa come tale. Non cambia nulla per il visitatore: davanti a quel dipinto, la seconda domenica dopo Pasqua, si raccolgono centinaia di fedeli, ed è quello il modo giusto di vederlo.
Palazzo Borghese e il Palazzo Poniatowski del Valadier
Nella piccola piazza alla destra della Collegiata sorge Palazzo Borghese, oggi sede del Comune di Capodimonte, che ricorda con il nome il passaggio del feudo alla grande famiglia romana dopo la fine del Ducato di Castro. Poco lontano è il Palazzo Poniatowski, che la tradizione locale attribuisce a Giuseppe Valadier, l'architetto di piazza del Popolo, e che il paese ha ribattezzato «il Palazzaccio»: un soprannome che dice molto sull'affetto irriverente dei capodimontani per il proprio patrimonio. I Poniatowski erano la famiglia principesca polacca, imparentata con l'ultimo re di Polonia, che nell'Ottocento possedeva terre e palazzi nella Tuscia. L'insieme di Rocca, Collegiata, Palazzo Borghese e Palazzaccio rappresenta la faccia signorile di un borgo che, per il resto, ha conservato un impianto medievale di vicoli, scalette e case addossate.
San Rocco, San Carlo, la Madonna del Soccorso e le altre chiese di Capodimonte
Le architetture religiose di Capodimonte sono sei. Oltre alla Collegiata, nel borgo si trovano la Chiesa di San Rocco, dedicata al santo protettore del paese, e la Chiesa di San Carlo; al cimitero è la Chiesa della Madonna del Soccorso; sull'Isola Bisentina la Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo; sul Monte Bisenzio la Chiesa di Sant'Agapito, che ricorda il vescovado dell'antica città distrutta. Le chiese minori del borgo hanno orari legati alle funzioni e alle feste: San Rocco, in particolare, si apre e si anima nella settimana di Ferragosto.
Il Museo Storico e Religioso, la cascina delle scuderie e il presepe subacqueo
In via della Rocca ha sede il Museo Storico e Religioso di Capodimonte, che raccoglie arredi, paramenti e memorie della vita parrocchiale, e poco distante si trova la cascina con le scuderie di Palazzo Farnese, il complesso di servizio della Rocca. Sempre in via della Rocca, accanto ai giardinetti, c'è il presepe subacqueo, una tradizione natalizia che sfrutta l'acqua del lago come scenografia. Questi luoghi hanno aperture discontinue e alcuni sono stati interessati da lavori di restauro: chi vuole vederli chiede in Comune o in parrocchia prima di salire.

Il Museo della Navigazione nelle Acque Interne di Capodimonte
Il Museo della Navigazione nelle Acque Interne, inaugurato nel 2010 in viale Regina Margherita, sul lungolago di Capodimonte, è l'unico museo italiano dedicato interamente alla navigazione su laghi e fiumi. Il pezzo attorno a cui è nato è la piroga monossile del Bronzo finale scoperta nel 1989, oltre sei metri di tronco scavato; intorno si dispongono le imbarcazioni tradizionali dell'Italia centrale, i reperti navali dall'archeologia fino al Novecento e una sezione antropologica con gli attrezzi da lavoro e gli oggetti quotidiani dei pescatori del Lago di Bolsena: reti, nasse, lampare, gli strumenti per «mettere a coregone» con le retoncine a fondo. È aperto dal giovedì alla domenica (giovedì e venerdì 10-13 e 16-19, sabato e domenica 10.30-12.30 e 14-18), chiuso dal lunedì al mercoledì; il biglietto è a pagamento e i soci del Touring Club hanno una riduzione. Telefono 0761 872437. È un museo piccolo, si visita in tre quarti d'ora, e vale la pena farlo prima di salire in battello per l'isola: dopo aver visto come si pescava sul lago, la traversata acquista un altro senso.
L'Isola Bisentina davanti a Capodimonte: storia, chiese e bosco
L'Isola Bisentina sorge nella parte centro-occidentale del Lago di Bolsena, di fronte a Capodimonte, e appartiene al suo territorio comunale. È la maggiore delle due isole del lago (l'altra è la Martana, davanti a Marta), ha forma triangolare, con il monte Tabor a nord e una zona pianeggiante a sud, e un'estensione di circa 17 ettari coperti da un bosco di lecci e da alberi secolari. Deve il nome all'antica città di Bisenzio, che sorgeva sulla terraferma di fronte, sulla costa sud-occidentale del lago. Su un'isola così piccola si concentra una quantità sproporzionata di storia: presenze etrusche e romane attestate dai reperti, una piroga scoperta nel 1989 a Punta Calcino, un borgo medievale ribelle, un convento francescano, una chiesa dinastica dei Farnese, una prigione per eretici, sette cappelle, visite di papi, un giardino liberty, set cinematografici.
Dagli Etruschi ai papi: la storia dell'Isola Bisentina
Intorno all'anno Mille l'isola ospitava un piccolo borgo che si ribellò a Orvieto; nel Duecento papa Urbano IV la conquistò e la distrusse, imponendole il nome di Isola Urbana, e da allora divenne una prigione per eretici. Alla fine del Trecento passò ai Farnese, che ne fecero il luogo di rappresentanza della famiglia sul lago. Nel 1431 papa Eugenio IV autorizzò la fondazione di un convento francescano; nel 1462 papa Pio II Piccolomini visitò l'isola, vi celebrò la messa e, come racconta lui stesso nei Commentarii, cenò all'ombra di un grande pioppo; nel 1469 l'isola ospitò la congregazione generale dell'Ordine dei frati minori osservanti. Ranuccio Farnese iniziò la costruzione della chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, concepita come sepolcreto della famiglia, e nel 1588 il cardinale Alessandro Farnese il Giovane, il nipote di Paolo III, ne ordinò l'ampliamento su un progetto originale del Vignola, con la cupola rivestita in piombo che ancora oggi si vede da Capodimonte. I frati abbandonarono il convento nel 1599 e alla fine del Seicento l'isola era deserta.
Nel 1871 la comprò l'imprenditore Alarico Patti; nel 1912 la principessa Beatrice Spada vi realizzò un giardino all'italiana e un porticciolo liberty; passò poi ai Ravaschieri Fieschi e ai Del Drago, che fra gli anni Settanta e Novanta la aprirono a escursioni e concerti di musica classica, prima di chiuderla di nuovo. Nel 2017 l'Isola Bisentina è stata acquistata dalla famiglia Rovati, imprenditori farmaceutici lombardi, che l'hanno riaperta al pubblico il 25 marzo 2018, per le Giornate FAI di Primavera, dopo quindici anni di chiusura, e da allora la gestiscono con un programma di restauri e di visite guidate. La chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo è oggi in restauro e sull'isola è stata avviata una rassegna d'arte contemporanea intitolata «La Memoria dell'Acqua. Artisti in dialogo con l'Isola Bisentina».
Il Cammino delle Sette Cappelle e la Rocchina del Sangallo
I frati minori edificarono lungo il perimetro dell'isola sette piccole chiese, a imitazione delle sette chiese di Roma, in modo che il pellegrino potesse compiere sull'isola, in miniatura, lo stesso itinerario penitenziale della città. Le più notevoli sono la cappella di Santa Caterina, detta la Rocchina, a pianta ottagonale, costruita nel 1520 su uno sperone di roccia a picco sul lago su commissione del cardinale Alessandro Farnese e attribuita ad Antonio da Sangallo il Giovane, lo stesso architetto della Rocca di Capodimonte; la cappella del Crocefisso o del Monte Calvario, con affreschi della scuola di Benozzo Gozzoli; e la chiesa di San Pio Papa, che commemora la visita di Pio II. Il lago di Bolsena, fra Capodimonte, l'isola, Montefiascone e San Lorenzo Nuovo, è una piccola capitale dell'architettura ottagonale del Rinascimento: la Rocca, la Rocchina, la chiesa di San Giovanni al Lago e la piazza settecentesca di San Lorenzo Nuovo formano un itinerario coerente che pochi conoscono.
La Malta dei Papi sull'Isola Bisentina
La Malta dei Papi è una struttura ipogea scavata nel monte Tabor: un cunicolo e una cavità circolare di sei metri, collegata all'esterno da un condotto verticale di trenta metri. L'origine è probabilmente etrusca e rituale; nel medioevo divenne la prigione in cui venivano calati dall'alto gli eretici, e la sua fama era tale che Dante la cita nel Paradiso, nel canto nono, come luogo di pena. Dal 2026 la Malta dei Papi è compresa nel percorso della visita guidata, insieme alla chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, alla darsena, alla cappella del Crocefisso e alla Rocchina. È l'aggiunta più interessante degli ultimi anni: chi ha già visto l'isola prima del 2026 ha una buona ragione per tornare.
Come si visita l'Isola Bisentina da Capodimonte
Le visite si svolgono dal 5 aprile al 1 novembre 2026, tutti i giorni tranne il lunedì e il mercoledì, con imbarco dal molo di Capodimonte e dal molo di Bolsena. Il biglietto del battello, che comprende la visita guidata, costa 20 euro per gli adulti, 15 euro per i ragazzi dai 6 ai 15 anni e per le persone con disabilità, ed è gratuito fino ai 6 anni; per i gruppi di almeno venti persone con partenza da Capodimonte le tariffe scendono a 18 e 13 euro. Il percorso è un anello di circa un chilometro e mezzo, quasi tutto in piano ma con 35 gradini irregolari, classificato di difficoltà turistica; la visita dura fra due ore e mezza e tre. Le calzature da trekking sono obbligatorie, è vietato fumare, gli animali piccoli sono ammessi al guinzaglio, non si fanno picnic e non si porta via nulla dall'isola. Si prenota online sul sito isolabisentina.org; per visite esclusive si scrive a info@isolabisentina.org. Il consiglio pratico che do sempre: il primo turno del mattino, con il lago ancora piatto e la luce radente sul monte Tabor, è il più bello e il meno affollato.

Il Fanum Voltumnae e l'Isola Bisentina
Per generazioni gli studiosi hanno cercato sulle rive del Lago di Bolsena il Fanum Voltumnae, il santuario federale degli Etruschi in cui, secondo Tito Livio, i capi delle dodici città della lega si riunivano ogni primavera per eleggere il capo supremo, celebrare le feste e decidere di guerra e di pace. Annio da Viterbo nel Quattrocento lo voleva a Viterbo, George Dennis nell'Ottocento a Montefiascone, altri a Bolsena o sull'Isola Bisentina, forte della sacralità che gli Etruschi attribuivano all'isola. Gli scavi condotti dal 2000 al Campo della Fiera, sotto la rupe di Orvieto, hanno spostato con buone ragioni l'identificazione lì. L'ipotesi bisentina resta dunque una suggestione senza riscontri, e in pagina va detto con chiarezza: sull'isola c'erano gli Etruschi, ma il santuario federale con ogni probabilità era a Orvieto.
La leggenda di Agarthi sull'Isola Bisentina
Se la storia dell'Isola Bisentina è già densa di per sé, la sua attrazione più singolare per un certo pubblico deriva da una leggenda esoterica. Il racconto si lega al mito del Regno di Agarthi, su cui nel 1875 si concentrarono gli studi della teosofa russo-statunitense Helena Blavatsky: Agarthi, in sanscrito «l'inaccessibile», sarebbe un regno collocato al centro del pianeta secondo la teoria della Terra cava, sede del mitico re del mondo, abitato da una popolazione pacifica in contatto con entità superiori e in grado di usare un'energia mentale chiamata vril. Fra le porte d'accesso a questo regno, l'unica in territorio italiano sarebbe proprio la Malta dei Papi dell'Isola Bisentina, e il fatto che gli Etruschi ritenessero sacra l'isola ha alimentato la storia. Va detto senza imbarazzo: è letteratura esoterica del Novecento, non archeologia. Ma è un buon esempio di come un luogo piccolo possa nascondere alla vista un'estensione secolare di mistero, e alle guide dell'isola la domanda su Agarthi viene rivolta a ogni visita.
Bisenzio, la città etrusca da cui nacque Capodimonte
La storia di Capodimonte comincia altrove, sul promontorio di Bisenzio, a pochi chilometri a nord del paese, a picco sul lago. Nel 2011, lungo il tratto di costa fra il promontorio di Capodimonte e quello del Pajeto, sono stati raccolti una quarantina di reperti, frammenti ceramici e resti di animali, dell'Età del Bronzo; il loro confronto con materiali simili trovati in altri punti del lago ha permesso di riconoscere un abitato del Bronzo tardo proprio sul promontorio di Capodimonte, e la piroga del museo appartiene a quello stesso orizzonte. All'Età del Bronzo risale anche il primo insediamento di Bisenzio, che divenne poi un importante centro etrusco, la Vesentum delle fonti, con necropoli ricchissime i cui corredi si conservano in buona parte al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. La città fu distrutta nel 280 avanti Cristo durante la conquista romana e rifondata come municipio con il nome di Visentium; divenne sede vescovile e fu devastata dai Longobardi nell'alto medioevo (le fonti oscillano fra il VII e l'VIII secolo).
La fondazione di Capodimonte nel 1102
Parte dei superstiti di Bisenzio e del vicino abitato di Cornassa si rifugiò verso est, sul promontorio, e costituì il primo nucleo di Capodimonte, che nel 1102 è citato per la prima volta, come «Capo di Monte», quando divenne parrocchia. Un altro gruppo preferì ricostruire sulle macerie, dando vita al castello medievale di Bisenzio, la cui rovina è ancora riconoscibile sul monte. Capodimonte dipese a lungo dai Conti di Bisenzio, poi entrò nell'orbita di Orvieto e della diocesi di Montefiascone, e nel 1385 fu assegnata alla famiglia Farnese, che ne fece uno dei capisaldi di quello che nel 1537 sarebbe diventato il Ducato di Castro, uno stato sovrano incuneato fra la Toscana e lo Stato Pontificio. Con la fine del ducato, nel 1649, il paese passò alla Camera Apostolica e vi restò fino all'ingresso nel Regno d'Italia, nel 1870. Nel 1807 papa Pio VII sancì la definitiva unione a Capodimonte del castello di Bisenzio e dell'Isola Bisentina: da allora l'isola è capodimontana.
Capodimonte oggi: il borgo dei romani e la parte nuova
Come in molti borghi della Tuscia, l'espansione urbanistica recente è nata da uno scambio: gli abitanti hanno venduto le piccole case del borgo antico, in gran parte a romani che le usano come seconde case, e si sono trasferiti nella parte nuova, sviluppata in piano di fronte al lungolago, a pochi metri dalla passeggiata e dalla spiaggia. I giovani emigrano verso Roma e Viterbo, dove il lavoro si trova più facilmente, e la popolazione residente, circa 1.650 persone, invecchia. D'estate, però, il paese si moltiplica: le seconde case si riempiono, il lungolago si anima e Capodimonte torna a essere quello che è stata per secoli, un luogo di villeggiatura.
Capodimonte e i Farnese: Giulia la Bella e il papa Borgia
I Farnese lasciarono tracce indelebili nel territorio del ducato, e Capodimonte fu uno dei loro luoghi del cuore ben prima di Caprarola. La famiglia era di origine locale, radicata fra Canino, Ischia di Castro, Valentano, Farnese e il lago: Palazzo Farnese a Ischia di Castro, trasformato nel Cinquecento su un progetto attribuito ad Antonio da Sangallo il Giovane da una fortezza del Duecento, è la più antica residenza farnesiana ancora esistente, e da lì nel 1527 Pier Luigi Farnese scriveva per conto dell'imperatore Carlo V «dal mio Palazzo di Ischia»; dopo il 1649 quel palazzo passò alla Camera Apostolica, ai Capranica e ai Piermartini, e oggi è di proprietà privata. A Capodimonte i Farnese costruirono la Rocca e vi ricevettero papi e principi, e da qui parte la storia della donna più chiacchierata del Rinascimento romano.
Giulia Farnese, la sorella del papa
Giulia Farnese nacque nel 1475, probabilmente a Canino, nella rocca del centro storico, anche se una tradizione insistente la vuole nata nella Rocca di Capodimonte, in cui la famiglia risiedeva volentieri. Il contratto di matrimonio con Orsino Orsini, figlio di Adriana de Mila, cugina del cardinale Rodrigo Borgia, fu stipulato a Roma il 20 e 21 maggio 1489 e le nozze si consumarono il 9 maggio 1490. La relazione con Rodrigo Borgia, che nel 1492 divenne papa con il nome di Alessandro VI, si consolidò nel 1493: Giulia viveva a Roma nel palazzo del cardinale Zeno insieme a Lucrezia Borgia, e il papa arrivò a minacciarla di scomunica quando volle allontanarsi da lui. La figlia Laura, nata il 30 novembre 1492, fu attribuita ora a Orsino ora al papa. Il 20 settembre 1493 Alessandro VI creò cardinale il fratello di Giulia, Alessandro Farnese, che i romani chiamarono per questo «il cardinale gonnella» e che nel 1534 sarebbe diventato papa Paolo III. Dal 1506 Giulia governò il feudo di Carbognano con mano ferma e morì a Roma il 23 marzo 1524, nel palazzo del fratello cardinale.
La leggenda di Capodimonte racconta le cose in modo diverso: Giulia, perdutamente innamorata del cardinale, sarebbe stata costretta a sposarne il nipote per mettere a tacere le chiacchiere, e alla morte del papa si sarebbe ritirata nella Rocca, disperata, fino ad aggirarsi ancora oggi senza pace per il borgo e sulle acque del lago. È una bella storia da raccontare la sera sul lungolago, e in paese la si racconta; i documenti dicono altro. A Capodimonte, in compenso, la famiglia visse davvero un lutto: il 12 luglio 1494 vi morì Angelo Farnese, fratello di Giulia e di Alessandro. Chi vuole seguire il filo dei Borgia a Roma può salire la Salita dei Borgia, ai Monti, dove la tradizione colloca la casa di Vannozza Cattanei, l'altra amante di Rodrigo Borgia, madre di Giovanni, Cesare, Goffredo e Lucrezia.

Capodimonte e «La Bella e la Bestia»: Petrus Gonsalvus alla Rocca Farnese
Nella Rocca Farnese di Capodimonte morì, il 20 gennaio 1618, uno dei personaggi più famosi dell'Europa del suo tempo: Petrus Gonsalvus, in spagnolo Pedro González, il gentiluomo affetto da ipertricosi che la cultura popolare ha eletto a modello della «Bestia» della fiaba «La Bella e la Bestia». Era nato a Tenerife nel 1537, pochi decenni dopo la conquista dell'isola da parte di Alonso Fernández de Lugo, e per il suo aspetto, il volto e il corpo interamente coperti di peli, fu chiamato «Salvaje Gentilhombre de Tenerife» e «Hombre Lobo Canario». A dieci anni fu portato in Francia e donato alla corte di Enrico II, dove restò 44 anni. Invece di tenerlo come un fenomeno da baraccone, il re lo fece educare: Petrus apprese le discipline umanistiche e il latino, e gli fu riconosciuto l'appellativo onorifico di «don», in quanto discendente di un re guanci, la popolazione originaria delle Canarie.
Catherine, i figli e i ritratti di Ambras
Nel 1573 Petrus sposò Catherine, ritenuta damigella d'onore della regina Caterina de' Medici, una donna di aspetto normale che gli rimase accanto per tutta la vita: è questo matrimonio, fra un uomo dal volto di belva e una giovane bellissima, ad avere alimentato l'idea che la fiaba settecentesca di Madame de Villeneuve e Madame de Beaumont abbia una radice nella loro storia. Ebbero sei figli, quattro dei quali affetti da ipertricosi, fra cui Antonietta Gonsalvus, ritratta bambina in uno dei quadri più celebri del tardo Cinquecento. Al Castello di Ambras, presso Innsbruck, si conservano quattro dipinti che raffigurano Petrus e i figli: da quei ritratti la medicina ha preso il nome di «sindrome di Ambras» per la forma congenita di ipertricosi. Si ritiene che Petrus e la sua famiglia siano i più antichi casi di ipertricosi descritti in Europa, e particolari della loro vita si trovano nell'Archivio Vaticano e in archivi di Roma e di Napoli.
Il trasferimento in Italia e la morte a Capodimonte
Fra il 1580 e il 1590 Petrus Gonsalvus lasciò la Francia con la famiglia e si trasferì in Italia, prima alla corte di Margherita di Parma, la figlia naturale di Carlo V sposata a Ottavio Farnese, e poi, sotto la protezione dei Farnese, a Capodimonte, nella Rocca sul lago, dove trascorse gli ultimi anni e morì nel 1618. Che un uomo osservato per tutta la vita come una curiosità abbia scelto di finire i suoi giorni in un borgo di pescatori sul Lago di Bolsena, lontano dalle corti, mi sembra la parte più commovente della vicenda. La data della sua morte, il 20 gennaio, coincide con la festa di San Sebastiano, patrono di Capodimonte: una coincidenza che in paese pochi notano.

Il coregone e la cucina di Capodimonte
Il piatto tipico di Capodimonte è il coregone, il pesce che ha reso celebre la cucina del Lago di Bolsena. Lo si mangia in mille modi, arrosto alla brace, al cartoccio, in filetti, come ragù per la pasta, in polpette fritte, nei ristoranti del lungolago, accompagnato dalla Cannaiola, il vino rosso dolce e leggero della vicina Marta, o dall'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone. La storia del coregone è meno antica di quanto si creda: non è un pesce autoctono. Appartiene alla famiglia dei salmonidi, e fu introdotto nel Lago di Bolsena nel 1891, quando vi furono immessi 60.000 avannotti provenienti dal lago di Costanza, incubati alla stazione di piscicoltura di Roma, da uova dello stabilimento imperiale di Huningue in Alsazia. In poco più di un secolo è diventato il simbolo del lago e un prodotto agroalimentare tradizionale del Lazio; la taglia minima di cattura è di 30 centimetri, raggiunta a metà del terzo anno di vita, e la pesca è chiusa dal 25 dicembre al 30 gennaio per rispettare la riproduzione. Le tecniche tradizionali con cui i pescatori di Capodimonte lo catturano, le «retoncine a fonno» calate di notte, sono state documentate come patrimonio immateriale e si possono vedere nella sezione antropologica del Museo della Navigazione.
Gli altri piatti del lago a Capodimonte
Accanto al coregone, la tavola di Capodimonte offre la sbroscia, la zuppa di pesce dei pescatori del lago, cotta con acqua di lago, patate, cipolla e mentuccia; la pasta in brodo di tinca; l'acquacotta di verdure; i filetti di persico; la frittura di latterini, i piccoli pesci argentati che qui chiamano «gocce di lago»; l'anguilla, che sul Lago di Bolsena ha una fama antica, dato che Dante mise papa Martino IV nel Purgatorio proprio per le anguille di Bolsena affogate nella vernaccia. Nell'entroterra si producono olio, cereali, ortaggi, formaggi e vino. Un'opinione da vent'anni di tavole sul lago: il coregone migliore è quello arrosto, semplice, con un filo d'olio locale; le versioni «creative» che si trovano in qualche ristorante lo mortificano.
La Sagra del Coregone di Capodimonte
Per un'abbuffata vera di coregone c'è la sagra che il paese gli dedica ogni anno all'inizio di agosto: nel 2026 la 42ª Sagra del Coregone si tiene dal 6 al 9 agosto, da giovedì a domenica, dalle 19, sul lungolago di viale Regina Margherita, organizzata dall'associazione culturale «Franco Grossi» con il patrocinio del Comune di Capodimonte. La sagra è nata nel 1981 come grigliata occasionale durante i festeggiamenti di Sant'Antonio Abate, in gennaio; fu Franco Grossi, a cui l'associazione è intitolata, a proporre di spostarla ad agosto per intercettare i villeggianti, e da allora l'evento conserva lo spirito di volontariato e devolve il ricavato a scopi sociali. In quattro serate si cuociono circa nove quintali di pesce alla brace per cinquemila persone, con possibilità di asporto; il menù 2026 prevede la frittura di gocce di lago a 5 euro, le caserecce al ragù di lago a 8, il coregone arrosto alla brace a 13, le patatine a 5 e il vino locale a 9 euro. Gli stand lungo le vie sono un invito a cui è difficile resistere, e la fila alla brace è lunga ma scorre.
Le feste e le tradizioni di Capodimonte
San Sebastiano, San Filippo Neri e San Rocco
Il patrono di Capodimonte è San Sebastiano, festeggiato il 20 gennaio; poiché il santo è venerato anche come patrono dei vigili urbani, il 20 gennaio si ritrova in paese un nutrito gruppo di agenti di polizia municipale in divisa, una scena che sorprende chi capita a Capodimonte in pieno inverno. Il compatrono è San Filippo Neri, festeggiato il 26 maggio. Il protettore del paese è San Rocco, la cui festa, il 16 agosto, rappresenta il culmine dell'estate capodimontana: fuochi d'artificio sul lago nella tarda sera della vigilia, serate da ballo all'aperto, spettacoli di arte varia, concerti di musica da camera e della Schola Cantorum di Capodimonte. Il 15 agosto, per l'Assunta titolare della Collegiata, si tiene la processione con altri fuochi pirotecnici, e nelle guide del lago San Rocco viene talvolta indicato come patrono: in paese la distinzione fra patrono, compatrono e protettore è precisa e ci tengono.
Sant'Antonio Abate, la Madonna delle Grazie e le infiorate
Il 17 gennaio, per Sant'Antonio Abate, si benedicono gli animali e si accende il falò di Sant'Antonio, con distribuzione di bruschette condite con l'olio locale: è la festa da cui, nel 1981, nacque la grigliata di coregone che sarebbe diventata la sagra d'agosto. La Festa della Madonna delle Grazie cade la seconda domenica dopo Pasqua: l'icona, l'antico dipinto attribuito a Sebastiano Conca o alla sua scuola, viene solennemente esposta dal secondo sabato dopo Pasqua, alle 15, per l'intera settimana nella Collegiata di Santa Maria Assunta, in una celebrazione a cui partecipano centinaia di fedeli, e la terza domenica dopo Pasqua viene portata in processione lungo le vie del paese ornate da una colorata infiorata. Una seconda infiorata accompagna la processione del Corpus Domini, la domenica successiva alla festività. L'infiorata di aprile è, a mio giudizio, il momento più bello per vedere Capodimonte: il paese è in fiore, i turisti sono pochi e il borgo è dei suoi abitanti.

Una curiosità su Capodimonte (VT) - Lago di Bolsena
La curiosità riguarda il nome del ponte con cui si entra nella Rocca. Fra i disegni di Antonio da Sangallo il Giovane conservati al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi ce n'è uno che porta, di mano dell'architetto, la scritta «ponte levatore chapitumonti», e si data dopo il 1517. Il ponte levatoio di Capodimonte, progettato dal più grande architetto militare del Cinquecento italiano, è stato poi sostituito da un ponte in muratura a due arcate, che è quello che si attraversa oggi; ma il disegno resta, ed è una delle poche testimonianze scritte che permettono di seguire il lavoro del Sangallo sul lago quasi anno per anno. Vasari, nella Vita del Sangallo, colloca fra il 1513 e il 1515 l'intervento sull'avancorpo d'ingresso e sul cortile: sono gli anni in cui il cardinale Alessandro Farnese, che sarebbe diventato Paolo III, spendeva sulla Tuscia per costruire il prestigio della famiglia, e Capodimonte precede di trent'anni Caprarola. La seconda curiosità, che si lega alla prima, è l'ottagono. Nel raggio di pochi chilometri il Sangallo e i Farnese lasciarono due edifici ottagonali, la Rocca di Capodimonte e la Rocchina di Santa Caterina sull'Isola Bisentina del 1520, e più tardi la forma tornò nella chiesa di San Giovanni al Lago a Montefiascone e, nel 1774, nella piazza ottagonale di San Lorenzo Nuovo, disegnata da Francesco Navone sul modello di Amalienborg a Copenaghen. Il Lago di Bolsena è, senza che nessuno lo pubblicizzi, un museo all'aperto della pianta centrale rinascimentale, e Capodimonte ne è il capitolo iniziale.
Una cosa che non ti dice nessuno su Capodimonte (VT) - Lago di Bolsena
Nessuno ti dice che la Rocca Farnese, il monumento per cui vieni a Capodimonte, non ha orari di apertura. È una dimora privata, e per quanto le fotografie la mostrino su ogni copertina della Tuscia, il modo per entrarci è uno solo: una data di apertura organizzata, oppure un appuntamento con la proprietà. Nel 2026 le occasioni sono le cinque giornate FAI fra giugno e settembre, in cui si visitano il cortile, l'ex loggiato con l'affresco attribuito al Penni e il giardino pensile, con turni di un'ora alle 17.30 e alle 18.30, 25 persone alla volta e prenotazione obbligatoria. Fuori da quelle date, chi arriva in piazza della Rocca vede il ponte a due arcate, il portone e le facciate restaurate, e questo è tutto. La seconda cosa che nessuno dice: l'Isola Bisentina chiude il lunedì e il mercoledì, e la stagione va dal 5 aprile al 1 novembre. Chi arriva a Capodimonte un lunedì di luglio con l'idea di «fare l'isola» torna a casa senza averla vista, e il porto non ha un servizio di traghetto libero: si va soltanto con la visita guidata, si prenota online e le calzature da trekking sono obbligatorie, perché il percorso ha 35 gradini irregolari tagliati nel tufo e i sandali da spiaggia non bastano. La terza: il Museo della Navigazione, che è il luogo più facile da visitare in paese, chiude dal lunedì al mercoledì. Ne consegue una regola semplice, che vale più di qualunque descrizione: a Capodimonte si viene da giovedì a domenica, e per la Rocca si sceglie una delle date pubblicate.
Il consiglio che ti do per visitare Capodimonte (VT) - Lago di Bolsena
Il consiglio è di costruire la giornata attorno all'isola e non attorno al paese. Si prenota il primo turno di battello del mattino da Capodimonte, si arriva al porto con mezz'ora d'anticipo, si parcheggia sul lungolago quando è ancora vuoto e si passano tre ore fra la darsena, la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, la cappella del Crocefisso, la Rocchina e la Malta dei Papi. Si torna a riva per l'ora di pranzo, si mangia il coregone arrosto in uno dei ristoranti di viale Regina Margherita e nel primo pomeriggio, quando il sole picchia, si visita il Museo della Navigazione, che è al chiuso e a due passi. Verso le cinque si sale al borgo: la Collegiata, Palazzo Borghese, il Palazzaccio, i vicoli e la piazza della Rocca, con la luce che si abbassa sul lago; se è una delle giornate di apertura, il turno delle 17.30 alla Rocca chiude la giornata nel modo migliore. Chi ha un secondo giorno lo dedica al giro del lago, in senso orario: Marta con la sua torre e la Cannaiola, Montefiascone con la cupola e l'Est! Est!! Est!!!, Bolsena con la basilica di Santa Cristina e il castello Monaldeschi, Grotte di Castro e Gradoli sulla sponda alta, e Valentano con l'altra Rocca Farnese, quella del museo della Preistoria della Tuscia. Il periodo giusto: fine maggio o settembre, con il lago caldo, la luce lunga e senza la folla di agosto. Evitare, a meno che non si voglia proprio la sagra, il secondo fine settimana di agosto.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che il Lago di Bolsena è vulcanico; pochi ricordano che è il più grande lago di origine vulcanica d'Europa e che il vulcano è lo stesso che ha dato a Capodimonte la sua sabbia nera e il suo scoglio. Il bacino occupa la caldera del complesso vulsino, che ha eruttato fra circa 600.000 e 100.000 anni fa; il promontorio su cui sorge il borgo è un affioramento di quella storia, e l'Isola Bisentina e la Martana ne sono i residui più visibili, due coni secondari sommersi a metà. Un secondo fatto risaputo e poco citato riguarda il coregone: tutti lo mangiano come «il pesce del lago», ma è arrivato nel 1891 dal lago di Costanza, con uova incubate a Roma, e la sua storia sul lago ha poco più di 130 anni. I pescatori di Capodimonte hanno costruito attorno a un pesce d'importazione una cultura del lavoro, con reti, orari e tecniche proprie, che oggi è documentata come patrimonio immateriale: è la dimostrazione che le tradizioni sono spesso più giovani di quanto sembrino, senza per questo essere meno vere. Il terzo fatto: sull'isola, nel Duecento, gli eretici venivano calati in un pozzo di trenta metri, la Malta dei Papi, e la cosa era così nota che Dante la usò nel Paradiso come immagine di pena. Da Capodimonte l'isola sembra un giardino; per tre secoli è stata anche una prigione.
La foto giusta da fare a Capodimonte (VT) - Lago di Bolsena
La foto giusta di Capodimonte si fa dall'acqua, e più precisamente dal battello che parte per l'Isola Bisentina, dieci minuti dopo la partenza, voltandosi verso il paese. Da lì il promontorio appare intero: la spiaggia scura e i platani in basso, le case medievali che salgono a grappolo, la Collegiata e, in cima, l'ottagono della Rocca con la loggia aperta sul lago. È l'unica inquadratura in cui si capisce che Capodimonte è una penisola, e il primo turno del mattino, con il sole ancora basso da est, illumina la Rocca di lato e lascia il lago piatto. La seconda foto è quella dal giardino pensile della Rocca, quando è aperta: l'Isola Bisentina al centro, la cupola di piombo che spunta dai lecci e, sullo sfondo, Montefiascone sulla sponda opposta; a settembre, con l'aria pulita, si distingue anche Bolsena. La terza, per chi preferisce la sera, si scatta dal lungolago all'altezza del porto, al tramonto, con la Rocca in controluce e le barche a vela che rientrano; nella vigilia di San Rocco, il 15 agosto, si aggiungono i fuochi d'artificio riflessi nell'acqua, ma bisogna arrivare due ore prima per avere un posto sulla riva. Un'avvertenza tecnica: la sabbia vulcanica è scura e assorbe la luce, e le foto della spiaggia fatte a mezzogiorno vengono piatte; la spiaggia di Capodimonte si fotografa alle otto del mattino o all'ora d'oro, mai in pieno sole.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è una distruzione: nel 280 avanti Cristo Roma conquistò e distrusse l'etrusca Bisenzio, la città che dominava questo tratto di lago, e la rifondò come municipio con il nome di Visentium. Il secondo è un'altra distruzione, quella longobarda dell'alto medioevo, da cui nacque Capodimonte: i superstiti si rifugiarono sul promontorio a est e nel 1102 il nuovo abitato di «Capo di Monte» divenne parrocchia. Il terzo è l'arrivo dei Farnese, nel 1385, che trasformò un villaggio di pescatori nella residenza sul lago di una famiglia in ascesa. Il quarto è il cantiere del Sangallo, fra il 1513 e il 1517, che diede al paese l'ottagono che lo distingue. Il quinto è la visita di papa Pio II, nel 1462, che dall'isola guardò questa riva e ne scrisse nei Commentarii. Il sesto è la morte, il 12 luglio 1494, di Angelo Farnese, fratello di Giulia e del futuro Paolo III, nella Rocca. Il settimo è la morte di Petrus Gonsalvus, il 20 gennaio 1618, sempre nella Rocca, che chiude nel silenzio di un borgo di lago una delle vite più osservate d'Europa. L'ottavo è la fine del Ducato di Castro, nel 1649, quando le truppe pontificie rasero al suolo Castro e Capodimonte passò alla Camera Apostolica, in cui restò fino al 1870. Il nono è il decreto di Pio VII del 1807 che unì definitivamente al comune il castello di Bisenzio e l'Isola Bisentina. Il decimo è il 1891, con i 60.000 avannotti di coregone versati nel lago. L'undicesimo è il 1989, con il recupero della piroga dell'Età del Bronzo, e il 2010, con l'apertura del museo che la custodisce. Il dodicesimo, e più recente, è il 25 marzo 2018, quando l'Isola Bisentina, comprata l'anno prima dalla famiglia Rovati, ha riaperto le sue porte al pubblico dopo quindici anni: da quel giorno Capodimonte è tornata a essere il porto dell'isola, e la sua economia estiva ne ha guadagnato in modo evidente.
Chi è passato da Capodimonte (VT) - Lago di Bolsena
Da Capodimonte sono passati, prima di tutti, i Farnese: Alessandro Farnese, il cardinale che nel 1534 divenne papa Paolo III, che fece della Rocca una residenza e commissionò al Sangallo la Rocchina sull'isola; Pier Luigi Farnese, suo figlio, primo duca di Castro; il cardinale Alessandro Farnese il Giovane, che nel 1588 volle la cupola del Vignola sulla chiesa dell'isola; Giulia Farnese, la sorella del papa, che secondo la tradizione locale nacque nella Rocca e che qui perse il fratello Angelo nel 1494. Antonio da Sangallo il Giovane vi lavorò di persona fra il 1513 e il 1517, e il Vignola progettò per l'isola davanti al paese. Papa Pio II Piccolomini nel 1462 celebrò messa sull'isola e cenò all'ombra di un pioppo, e i Commentarii ne conservano il racconto; le fonti locali ricordano che molti altri pontefici vennero sul lago nelle pause estive, ospiti dei Farnese. Petrus Gonsalvus e Catherine vi trascorsero gli ultimi anni di vita, dopo la corte di Enrico II di Francia e quella di Margherita di Parma, e Petrus vi morì nel 1618. Sebastiano Conca, o la sua bottega, dipinse la Madonna delle Grazie della Collegiata nel Settecento, e Giuseppe Valadier, secondo la tradizione, disegnò il Palazzaccio dei Poniatowski. Nell'Ottocento e nel Novecento la storia dell'isola porta i nomi dell'imprenditore Alarico Patti, della principessa Beatrice Spada, dei Ravaschieri Fieschi e dei Del Drago, e nel 2017 quello della famiglia Rovati. Il cinema ha usato l'Isola Bisentina come set per film di Carlo Verdone e di Alice Rohrwacher, e Walter Siti ne ha fatto lo scenario principale del romanzo «La natura è innocente». Infine, e sono la maggioranza silenziosa, i romani: da un secolo comprano le case del borgo, riempiono la spiaggia da giugno a settembre e hanno fatto di Capodimonte una piccola colonia estiva della capitale sul lago.
Cosa vedere intorno a Capodimonte: gli altri borghi del Lago di Bolsena e della Tuscia
Chi arriva a Capodimonte dovrebbe visitare anche i borghi del lago: Bolsena, Marta, Gradoli, Grotte di Castro e Montefiascone, e, a un'ora di strada, Sant'Angelo di Roccalvecce, il paese delle fiabe, con i murales che raccontano le favole sulle facciate delle case. Sul versante farnesiano il paese di Farnese, Ischia di Castro con il palazzo più antico della famiglia, Valentano e le rovine di Castro completano il quadro del ducato. La provincia di Viterbo non smette di stupire, come sa chi ha già visto il Parco dei Mostri di Bomarzo, l'antico borgo di Chia sotto Soriano nel Cimino, Civita di Bagnoregio, Calcata con l'Opera Bosco, il museo di arte nella natura, i giardini di Villa Lante a Bagnaia o il Palazzo Farnese di Caprarola, l'altro capolavoro farnesiano della Tuscia, pentagonale come Capodimonte è ottagonale.
Graffignano, Civitella d'Agliano e La Serpara
Sulla sponda del Tevere, a est del lago, si trovano il piccolo borgo di Graffignano e Civitella d'Agliano, che nasconde un museo a cielo aperto: La Serpara di Paul Wiedmer, l'artista svizzero che nel 1997 ha acquistato una vallata per farne un giardino-atelier con oltre quaranta installazioni e sculture che si fondono nella vegetazione, visitabile soltanto in alcuni giorni dell'anno, su prenotazione. È una deviazione di un'ora da Capodimonte e la consiglio a chi ha già fatto il giro del lago e vuole una Tuscia diversa.
Capodimonte con i bambini, accessibilità e quanto costa
Capodimonte è uno dei paesi del lago più adatti ai bambini: la spiaggia ha fondali bassi e sicuri, il lungolago è piano e ombreggiato, il museo della navigazione con la piroga e le barche piace ai piccoli, e la traversata in battello è di per sé un'avventura. L'Isola Bisentina, però, ha limiti precisi: la visita dura tre ore, il percorso ha 35 gradini irregolari e le calzature da trekking sono obbligatorie; i passeggini non sono adatti, i bambini fino a 6 anni entrano gratis ma vanno portati in braccio nei tratti scomodi. Il borgo alto ha scalette e vicoli in salita e la Rocca, con il ponte e il cortile, non è pensata per le sedie a rotelle; il lungolago, la spiaggia e il museo sono invece accessibili. Quanto costa: il paese, la spiaggia e il borgo sono gratuiti; il museo ha un biglietto a pagamento modesto; l'isola costa 20 euro a persona, 15 per i ragazzi, ed è la voce principale del bilancio della giornata; la Rocca, nelle giornate FAI, è a contributo libero. Una famiglia di quattro persone che fa isola, museo e pranzo a base di coregone spende all'incirca fra 120 e 150 euro, compreso il parcheggio.

Domande veloci su Capodimonte (VT) - Lago di Bolsena
Dove si trova Capodimonte e quanto dista da Roma?
Capodimonte è in provincia di Viterbo, sulla riva sud-occidentale del Lago di Bolsena, a 334 metri di quota e a circa 20 chilometri a nord-ovest di Viterbo. Da Roma sono circa 110 chilometri, un'ora e mezza abbondante di auto per la Cassia o per la A1 con uscita a Orte.
Come si arriva a Capodimonte senza auto?
Con gli autobus Cotral da Roma Saxa Rubra o da Viterbo; in treno si raggiungono Viterbo, Montefiascone o Orvieto e si prosegue in autobus. Gli orari vanno controllati sul sito Cotral, perché nei festivi le corse si riducono.
Quanto costa entrare a Capodimonte?
Nulla: il borgo, il lungolago, la spiaggia e il porto sono liberi. Si paga soltanto il biglietto del Museo della Navigazione e quello del battello per l'Isola Bisentina.
Si può visitare la Rocca Farnese di Capodimonte?
Solo nelle giornate di apertura organizzate (nel 2026 il 20 giugno, 4 e 18 luglio, 8 agosto e 5 settembre, con la Delegazione FAI di Viterbo, prenotazione obbligatoria e contributo libero) oppure su appuntamento con la proprietà. La Rocca è una dimora privata e non ha orari ordinari né biglietteria.
Che cosa si vede nella Rocca Farnese durante le visite?
Il cortile interno, l'ex loggiato con un affresco attribuito con probabilità a Giovan Francesco Penni, e il giardino pensile con le vedute sul lago e sull'isola. Le sale private non fanno parte del percorso.
Chi ha costruito la Rocca Farnese di Capodimonte?
I Farnese, su una fortezza precedente dei Signori di Bisenzio, con il progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, che fra il 1513 e il 1517 ridisegnò l'impianto in forma ottagonale con bastioni angolari, loggia e giardino.
Perché la Rocca di Capodimonte è ottagonale?
Perché il Sangallo trasformò la base quadrangolare medievale in un ottagono con gli angoli scanditi da bastioni, una soluzione a metà fra la fortezza e la villa che rispondeva al gusto rinascimentale per la pianta centrale. La stessa forma torna nella Rocchina di Santa Caterina sull'Isola Bisentina, del 1520.
Come si va da Capodimonte all'Isola Bisentina?
In battello dal porto di Capodimonte (o da Bolsena), con la visita guidata compresa, dal 5 aprile al 1 novembre 2026, tutti i giorni tranne lunedì e mercoledì. Si prenota online sul sito isolabisentina.org.
Quanto costa la visita all'Isola Bisentina?
20 euro per gli adulti, 15 per i ragazzi dai 6 ai 15 anni e per le persone con disabilità, gratis fino ai 6 anni; per gruppi di almeno venti persone da Capodimonte 18 e 13 euro. Il prezzo comprende battello e guida.
Quanto dura la visita dell'Isola Bisentina?
Fra due ore e mezza e tre, su un anello di circa un chilometro e mezzo con 35 gradini irregolari. Calzature da trekking obbligatorie.
Che cosa si vede sull'Isola Bisentina?
La chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo con la cupola del Vignola (in restauro), la darsena, la cappella del Crocefisso o del Monte Calvario con affreschi della scuola di Benozzo Gozzoli, la Rocchina di Santa Caterina del Sangallo e la Malta dei Papi, oltre al bosco di lecci e al giardino.
Si può andare sull'Isola Bisentina con la propria barca?
No: l'isola è privata e si visita solo con la visita guidata organizzata dalla proprietà. Si può circumnavigare, ma non sbarcare.
Che cos'è la Malta dei Papi?
Una cavità scavata nel monte Tabor dell'isola, di probabile origine etrusca, usata nel medioevo come prigione per gli eretici e citata da Dante nel Paradiso. Dal 2026 è inclusa nella visita.
Che cosa si vede nel Museo della Navigazione nelle Acque Interne di Capodimonte?
La piroga monossile del Bronzo finale scoperta nel 1989, lunga oltre sei metri, le imbarcazioni tradizionali dell'Italia centrale, reperti navali dall'antichità al Novecento e la sezione sugli attrezzi dei pescatori del lago. È in viale Regina Margherita, sul lungolago.
Quali sono gli orari del Museo della Navigazione di Capodimonte?
Chiuso dal lunedì al mercoledì; giovedì e venerdì 10-13 e 16-19; sabato e domenica 10.30-12.30 e 14-18. Biglietto a pagamento, riduzione per i soci del Touring Club. Telefono 0761 872437.
Capodimonte è adatta ai bambini?
Sì per la spiaggia, con fondali bassi, per il lungolago piano e per il museo; l'isola è impegnativa sotto i sei anni per la durata e i gradini, e i passeggini non sono adatti al percorso.
Capodimonte è accessibile in sedia a rotelle?
Il lungolago, la spiaggia e il museo sì; il borgo alto ha scalette e salite, e la Rocca e l'isola presentano gradini e fondi irregolari che rendono difficile la visita in carrozzina.
Qual è il piatto tipico di Capodimonte?
Il coregone, il salmonide introdotto nel lago nel 1891, servito arrosto alla brace, al cartoccio o come ragù; accanto, la sbroscia, la frittura di latterini, i filetti di persico e l'anguilla. Il vino è la Cannaiola di Marta o l'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone.
Quando si tiene la Sagra del Coregone di Capodimonte?
All'inizio di agosto: nel 2026 dal 6 al 9 agosto, dalle 19, sul lungolago di viale Regina Margherita, organizzata dall'associazione «Franco Grossi». È la 42ª edizione.
Chi è il patrono di Capodimonte?
San Sebastiano, festeggiato il 20 gennaio; il compatrono è San Filippo Neri (26 maggio) e il protettore è San Rocco (16 agosto), la cui festa è il culmine dell'estate.
Quando si tiene l'infiorata di Capodimonte?
La terza domenica dopo Pasqua, per la processione della Madonna delle Grazie, e la domenica successiva al Corpus Domini.
Chi era Petrus Gonsalvus e che cosa c'entra con Capodimonte?
Un gentiluomo di Tenerife affetto da ipertricosi, educato alla corte di Enrico II di Francia, considerato l'ispiratore della «Bestia» della fiaba; con la moglie Catherine si stabilì nella Rocca Farnese di Capodimonte, dove morì il 20 gennaio 1618.
Giulia Farnese è nata a Capodimonte?
La tradizione locale lo sostiene; gli studi la fanno nascere più probabilmente a Canino nel 1475. A Capodimonte, nella Rocca, morì nel 1494 il fratello Angelo. Giulia morì a Roma nel 1524, non sul lago.
Si può fare il bagno a Capodimonte?
Sì: la spiaggia di sabbia vulcanica del lungolago ha fondali che degradano dolcemente ed è pulita ogni giorno. L'acqua del lago in luglio e agosto è calda e le giornate di vento sono frequenti.
Che differenza c'è fra Capodimonte e Bolsena?
Bolsena è la cittadina più grande del lago, con la basilica di Santa Cristina, il castello e la storia del miracolo eucaristico; Capodimonte è un borgo più piccolo, costruito su un promontorio, con la Rocca ottagonale, la spiaggia e l'imbarco più vicino all'isola. Chi vuole storia e chiese sceglie Bolsena, chi vuole lago e isola sceglie Capodimonte.
Che differenza c'è fra l'Isola Bisentina e l'Isola Martana?
La Bisentina, davanti a Capodimonte, è la maggiore, ha chiese, cappelle e bosco ed è visitabile con la guida; la Martana, davanti a Marta, è più piccola, privata e non visitabile, nota per la leggenda della regina gota Amalasunta, che vi fu imprigionata e uccisa nel 535.
Quanto tempo serve per visitare Capodimonte?
Mezza giornata per borgo, museo e lungolago; una giornata intera aggiungendo l'isola; due giorni con il giro del lago.
Quando è il momento migliore per andare a Capodimonte?
Da fine maggio a fine settembre per il lago; aprile per l'infiorata; agosto per la sagra e San Rocco, ma con la folla. Da novembre a marzo l'isola è chiusa e il paese è molto tranquillo.
Il mio consiglio finale su Capodimonte
Capodimonte è il paese del Lago di Bolsena che consiglio a chi ha una sola giornata e vuole capire il lago: perché ha l'acqua su tre lati, perché ha la Rocca del Sangallo in cima e l'isola davanti, e perché dal suo molo si parte per il luogo più singolare della Tuscia. Chi si limita alla spiaggia sbaglia, chi salta l'isola sbaglia di più. Si prenota il battello del mattino, si mangia il coregone arrosto sul lungolago, si sale alla Rocca all'ora in cui il sole scende, e si torna a Roma con l'idea, giusta, che a un'ora e mezza dalla città c'è un pezzo di Rinascimento sull'acqua che quasi nessuno conosce.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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