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Vasanello (VT)

In breve. Vasanello si trova in provincia di Viterbo, a 265 metri di quota, su uno sperone di tufo alla testata del rio Palanza, affluente del Tevere, a una decina di chilometri da Orte.

Vasanello si trova in provincia di Viterbo, a 265 metri di quota, su uno sperone di tufo alla testata del rio Palanza, affluente del Tevere, a una decina di chilometri da Orte. Da Roma si arriva con l'Autostrada A1 in direzione Firenze, uscita Orte, poi la viabilità provinciale verso Vasanello: circa 70 chilometri, un'ora e dieci di guida in condizioni normali. In treno la stazione è Orte, sulla linea regionale FL1 da Roma Tiburtina e Roma Ostiense (50-70 minuti a seconda delle fermate); da Orte stazione le corse Cotral verso Soriano nel Cimino e Vallerano fermano a Vasanello, con frequenze da pendolari e quasi nulla la domenica: gli orari si controllano sul sito Cotral il giorno prima. L'auto si lascia nella parte nuova dell'abitato, ai margini del centro storico, e si prosegue a piedi. Il monumento a pagamento è il Castello Orsini, proprietà privata della famiglia Misciattelli, in piazza della Repubblica 9: apre con visita guidata l'ultimo fine settimana di ogni mese da marzo a novembre e per gruppi di almeno quindici persone su prenotazione tutto l'anno; biglietto intero 10 euro, studenti 5 euro, gruppi sopra le venticinque persone 8 euro; prenotazioni al 328 6552632 o 0763 837473, oppure all'indirizzo castellorsinivasanello@gmail.com; la visita completa di castello, giardino medievale e antica fabbrica delle ceramiche dura circa due ore. Le chiese di Santa Maria Assunta e di San Salvatore sono a ingresso libero negli orari della parrocchia. Il Museo della Ceramica ha sede a Palazzo Celestini, il palazzo comunale in via Roma 30: le aperture vanno chieste al Comune (telefono 0761 40891). Per il resto del paese non serve prenotare nulla.

Vasanello rientra nelle mete della Tuscia raccolte fra le attrazioni turistiche del Lazio e si abbina in giornata a Orte e a Bassano in Teverina, che distano rispettivamente dieci e otto chilometri.

Come arrivare a Vasanello (VT) da Roma e da Viterbo

Ci sono paesi che si incontrano per caso e paesi che bisogna decidere di raggiungere. Vasanello appartiene alla seconda categoria, e questo è il suo primo vantaggio. Nessuno ci arriva perché ci passa davanti: ci si arriva perché si è scelto di uscire dal corridoio autostradale fra Roma e Firenze e di prendere una provinciale che sale con calma verso i pianori della Tuscia meridionale, nel punto esatto in cui il Lazio comincia a somigliare all'Umbria senza esserlo ancora. In tutte le stagioni, su questa strada, il paesaggio cambia registro nel giro di pochi chilometri, come se qualcuno avesse girato una manopola.

In auto da Roma: l'uscita di Orte

Da Roma la via maestra è l'Autostrada A1 Milano-Napoli in direzione nord, con uscita a Orte. Da Roma nord è la prima uscita davvero utile per chi punta alla Tuscia interna: settanta chilometri circa, poco più di un'ora di guida, un'ora e un quarto se si parte in un orario di punta o se ci si mette in coda al casello di Roma nord in un venerdì pomeriggio d'estate. Una volta usciti la segnaletica è chiara: si segue la direzione Orte scalo e poi la viabilità provinciale che porta verso Vasanello e Bassano in Teverina. Sono altri dieci o dodici chilometri, non di più, ma sono chilometri che cambiano completamente il ritmo del viaggio: il traffico sparisce, le curve si allargano, compaiono gli uliveti.

Un consiglio pratico che non è un dettaglio: non fidatevi del navigatore alla lettera. Le provinciali di questa zona hanno numerazioni che cambiano, tratti che si biforcano, e più di un incrocio dove l'indicazione per Vasanello è scritta piccola su un cartello che il tempo non ha trattato bene. Se il navigatore propone una scorciatoia su strada bianca in mezzo ai campi, valutate: in estate è una passeggiata panoramica, dopo un temporale autunnale può diventare un problema serio. La strada asfaltata principale resta la scelta giusta per chi non conosce il territorio, e fa perdere al massimo cinque minuti.

In auto da Viterbo: la strada dei Cimini

Chi arriva da Viterbo ha un percorso del tutto diverso e, per certi versi, più bello. Sono una trentina di chilometri, una quarantina di minuti, ma attraversano la parte più densa della Tuscia. Si scende dal capoluogo verso sud-est, si costeggiano i rilievi vulcanici dei Cimini, si passa accanto a paesi che meritano una sosta anche di mezz'ora. Se avete tempo, allungate verso Soriano nel Cimino, dove il castello Orsini domina l'abitato dall'alto e dove la faggeta che sale verso il Monte Cimino è fra le cose più sorprendenti del Lazio settentrionale. Da Soriano si scende verso Vallerano e si punta alla valle del Tevere. È un itinerario che aggiunge quaranta minuti al viaggio e almeno tre ricordi.

In treno: la FL1 fino a Orte e poi il Cotral

Per chi viaggia in treno la situazione è più semplice di quanto si immagini, almeno fino a un certo punto. La stazione di riferimento è Orte, uno dei nodi ferroviari più importanti dell'Italia centrale: qui passano i regionali della linea FL1, che collega Roma alla Sabina e all'alto Lazio, e qui si incrociano le direttrici verso Firenze, Perugia e Ancona. Da Roma Tiburtina o da Roma Ostiense i regionali per Orte sono frequenti per buona parte della giornata e il viaggio dura fra i cinquanta minuti e l'ora e dieci a seconda del numero di fermate. Da Orte a Vasanello bisogna invece organizzarsi: le linee Cotral che dalla stazione di Orte salgono verso Soriano nel Cimino e Vallerano fermano a Vasanello, ma seguono orari pensati per studenti e pendolari, concentrati al mattino presto e nel primo pomeriggio, con una riduzione drastica nei festivi. Il consiglio realistico è verificare gli orari il giorno prima sul sito Cotral e, se il viaggio è domenicale, considerare seriamente l'auto o un trasferimento privato.

Chi vuole costruire un itinerario più strutturato senza impazzire con le coincidenze può appoggiarsi a chi organizza viaggi di gruppo in Italia con accompagnatore: TourLeaderPro mette insieme in una sola giornata due o tre borghi di questa fascia della Tuscia risolvendo il problema degli spostamenti. Non è la stessa esperienza del viaggio in autonomia, ma per chi ha poco tempo e vuole vedere il meglio è una soluzione che funziona.

Quando andare a Vasanello (VT) e quanto tempo serve

Le quattro stagioni di Vasanello

Vasanello si comporta in modo diverso a seconda della stagione, e conviene saperlo prima di partire. La primavera, da metà aprile a inizio giugno, è il periodo migliore in assoluto: temperature gradevoli, campagna verde in un modo che l'estate laziale cancella in fretta, giornate lunghe abbastanza da visitare il centro con calma e spostarsi in un paese vicino. In più c'è la festa patronale di San Lanno, dal 4 al 7 maggio, e l'ultimo fine settimana di aprile e di maggio il giardino medievale del castello è in fiore. L'estate ha il vantaggio delle feste e degli eventi, dall'Ortaccio Jazz Festival dei primi giorni di agosto alla sagra dello gnocco, e lo svantaggio del caldo: la Tuscia interna, lontana dal mare e chiusa fra rilievi, in luglio e agosto tocca temperature importanti nelle ore centrali. Muovetevi presto la mattina e riprendete nel tardo pomeriggio. L'autunno, ottobre in particolare, è la stagione dei colori e dei prodotti della terra: castagne dei Cimini, funghi, olio nuovo. L'inverno è la stagione della verità, quella in cui il paese resta solo con se stesso, le strade sono vuote e il castello sembra ancora più grande di quanto sia; il castello però chiude le visite mensili da dicembre a febbraio, e bisogna metterlo in conto.

Dove parcheggiare a Vasanello

Il centro storico è piccolo, raccolto, con strade che hanno le dimensioni di cinque secoli fa. Non è un posto in cui girare in macchina, ed è un errore provarci. Le aree di sosta si trovano nella parte più recente dell'abitato, a ridosso del nucleo antico, e da lì si entra a piedi in pochi minuti. Lasciate l'auto alla prima occasione ragionevole e camminate: il paese si attraversa da un capo all'altro in un quarto d'ora, e camminando si vedono cose che in macchina si perdono del tutto, a cominciare dai portali in peperino e dagli architravi scolpiti che punteggiano le case del centro.

Quanto tempo serve per Vasanello

Una risposta articolata. Per vedere Vasanello in senso stretto, cioè il castello dall'esterno, Santa Maria Assunta, San Salvatore, il giro del centro storico e una sosta, bastano due o tre ore. Per vedere Vasanello davvero, con la visita guidata del castello e del giardino (due ore da sole), una bottega di ceramica, una passeggiata ai punti panoramici sulla valle e il tempo di parlare con qualcuno, serve mezza giornata abbondante. Chi vuole scendere a Palazzolo, fra fornaci romane e necropoli, deve aggiungere un paio d'ore di cammino. Per usare Vasanello come perno di una giornata intera nella Tuscia meridionale, abbinandolo a Orte e a Bassano in Teverina, serve una giornata piena: è la formula che consiglio più spesso.

Accessibilità del centro storico

Va detto con chiarezza, perché troppe guide lo ignorano. Il centro storico di Vasanello ha pendenze, selciati irregolari, gradini che compaiono all'improvviso in mezzo a un vicolo. Chi ha difficoltà motorie può godersi buona parte del paese restando sugli assi principali, relativamente pianeggianti, ma alcune parti del nucleo più antico sono oggettivamente impegnative. I passeggini piccoli se la cavano, quelli grandi soffrono. Il castello ha accesso carrabile e servizi igienici, ma le sale storiche si raggiungono per scale: chi ha esigenze specifiche lo dica al momento della prenotazione. Palazzolo, con il suo sentiero nella forra, non è adatto a chi ha problemi di mobilità.

Servizi in paese

Vasanello è un paese vivo, con circa quattromila abitanti, e i servizi di base ci sono tutti: bar, alimentari, farmacia, ufficio postale, distributori di carburante nella parte bassa dell'abitato. Non aspettatevi l'offerta turistica di un centro attrezzato, perché non lo è: aspettatevi l'offerta di un paese normale, che è una cosa diversa e per certi versi migliore. I bar del centro sono luoghi in cui si entra e si viene guardati per due secondi, dopodiché nessuno presta più attenzione e si possono ascoltare le conversazioni al bancone, il modo più rapido per capire come funziona un posto.

Dove dormire vicino a Vasanello

Sul territorio comunale e nell'immediato circondario esistono agriturismi, case vacanza e bed and breakfast di dimensioni contenute, spesso ricavati da edifici rurali recuperati. La disponibilità è limitata, quindi nei fine settimana di alta stagione conviene prenotare con anticipo. Molti visitatori scelgono di appoggiarsi a Viterbo, che ha una capacità ricettiva ben più ampia e dista una quarantina di minuti, oppure alla zona di Orte, comoda per chi si muove in treno. Chi ragiona in inglese e vuole confrontare le basi di appoggio dell'intera regione trova un quadro utile nella guida al Lazio di ItalyPlanner, costruita proprio in termini di basi e di raggi di spostamento.

Un'ultima nota pratica, la più importante. Vasanello non si visita con una lista di cose da spuntare, perché la lista sarebbe corta e lascerebbe insoddisfatti. Si visita con un ritmo. Chi arriva di corsa, guarda il castello dall'esterno, fa due foto e riparte, ha visto quasi niente. Chi si concede venti minuti di giro senza meta, entra in chiesa quando è aperta, si ferma davanti a una vetrina di ceramiche e chiede a chi ci lavora come nasce un pezzo, si porta a casa molto più di quanto la dimensione del paese lasci immaginare. È un posto che premia la lentezza, e in un'epoca in cui tutto spinge nella direzione opposta questa qualità vale la deviazione dall'autostrada.

Vasanello (VT)
Vasanello (VT)

Il pianoro, il fiume e il confine: come si è formata Vasanello

Per capire Vasanello bisogna guardare una carta geografica, e guardarla bene. Il paese sorge su uno sperone di tufo isolato alla testata del rio Palanza, un affluente del Tevere, e si affaccia verso oriente sulla valle del Tevere; verso occidente si appoggia alle ultime propaggini dei rilievi vulcanici che culminano nei Monti Cimini. È una posizione di margine, e i luoghi di margine hanno sempre una storia più complicata dei luoghi di centro. A pochi chilometri, oltre il fiume, comincia l'Umbria: Amelia, Narni, Otricoli sono a distanze che oggi si coprono in mezz'ora e che nel Medioevo significavano un altro mondo politico, un'altra giurisdizione, un altro sistema di alleanze. Vasanello ha vissuto per secoli su questa linea di faglia, e la sua architettura lo racconta con una chiarezza che sorprende chi arriva pensando di trovare un paesino qualunque.

I Falisci, Palazzolo e le fornaci romane di Vasanello

La storia comincia molto prima del castello. L'area fra Orte, Vasanello e Civita Castellana era terra dei Falisci, un popolo di lingua italica imparentata con il latino e di cultura materiale strettamente legata al mondo etrusco, il cui centro principale era Falerii, l'antenata di Civita Castellana. La loro vicenda si chiuse nel 241 avanti Cristo, quando Roma distrusse la città e trasferì gli abitanti nella nuova fondazione di pianura, Falerii Novi. Sul territorio di Vasanello la presenza falisca è documentata dall'insediamento rupestre di Palazzolo, nella forra sotto il paese, dove in età romana lavorarono fornaci che producevano terra sigillata italica, la ceramica da mensa fine dell'Impero: un vasaio di nome Ancharius, che firmava i suoi pezzi, è stato riconosciuto in reperti trovati in altre province romane. Non è un dettaglio: significa che duemila anni fa questa argilla viaggiava. Non lontano, al ponte di Valle Gaudenzio, resta una struttura che la tradizione locale data al II secolo. Sono tracce diffuse, non necropoli monumentali come a Cerveteri o Tarquinia: sepolture nella roccia, tratti di viabilità incassata nel tufo, materiali che affiorano nei lavori agricoli.

Vasanello sulla via Amerina e il corridoio bizantino

In epoca romana la zona fu attraversata dalle grandi direttrici verso nord: la via Flaminia, che risale la valle del Tevere, e la via Amerina, che tagliava più a occidente verso Amelia. È l'Amerina la strada che interessa Vasanello, e la ragione è tutta altomedievale: quando i Longobardi occuparono l'Italia centrale interrompendo la Flaminia, l'Amerina divenne il corridoio che collegava Roma a Ravenna attraverso i territori rimasti bizantini. Un passaggio stretto, presidiato, lungo il quale si mossero eserciti, ambasciatori, mercanti, ecclesiastici e pellegrini diretti a Roma dal nord Europa. Questo spiega perché la fascia fra Orte, Vasanello e Gallese sia così densa di fortificazioni altomedievali, e spiega anche la fortuna delle chiese del paese: Santa Maria Assunta, vicinissima al tracciato, nacque con ogni probabilità come pieve di pellegrinaggio.

Dal X secolo agli Orsini

Di Vasanello non si hanno notizie sicure prima del X secolo, quando il papa lo concesse in feudo all'abbazia romana di San Silvestro. Il documento più antico conservato in paese è però un'epigrafe marmorea del 1038, murata in San Salvatore, che ricorda l'arciprete Domenico «in Castro Vassanello»: la prima attestazione scritta del nome. Nel 1212 Innocenzo III ne affidò l'amministrazione al podestà di Orte; nel 1303 il comune stipulò con Viterbo una convenzione di pace reciproca, segno di una comunità già organizzata dentro le sue mura. Alla fine del Duecento arrivarono gli Orsini: le fonti oscillano fra il 1278, anno in cui la Chiesa avrebbe ceduto il feudo a Orso Orsini, e il 1285, data tradizionale della fondazione del castello, e una di esse aggiunge che la prima permanenza di Orso durò solo quattro anni prima che Bassanello tornasse alla Santa Sede. Il dominio orsiniano stabile è quello del Quattrocento, con Ludovico Orsini e la moglie Adriana de Mila, nipote di papa Callisto III Borgia, e poi con il figlio Orsino e la sua sposa Giulia Farnese. Nel 1505 il feudo passò per via di dote ai Della Rovere, nel 1534 ai Colonna, nel 1787 ai Barberini-Colonna di Sciarra. Nel 1885 le mura del paese furono in gran parte abbattute. Nel 1907 il marchese Luigi Misciattelli acquistò il castello e lo restaurò; la famiglia lo possiede ancora.

Il castello, la chiesa, il mestiere

Il primo elemento che colpisce arrivando è il Castello Orsini, oggi Orsini Misciattelli. Non è un castello da cercare: è lì, addossato al margine del centro storico, con le quattro torri angolari e la massa compatta delle murature in tufo che si vedono da lontano. La sua storia è quella di un edificio militare del Duecento diventato dimora signorile nel Quattrocento, e questa doppia natura si legge ancora oggi: finestre dove prima c'erano feritoie, un cortile con il pozzo dove prima c'era una piazza d'armi, soffitti a cassettoni dipinti per un matrimonio. Il secondo elemento è la coppia di chiese romaniche, Santa Maria Assunta e San Salvatore, entrambe a tre navate su colonne, entrambe dell'XI secolo, entrambe con affreschi medievali e con un campanile che ha avuto un ruolo nelle difese del paese. Trovare due chiese di questo livello in un paese di quattromila abitanti dice una cosa precisa: nel Medioevo Vasanello non era periferia. Il terzo elemento identitario non è un monumento ma un mestiere, la ceramica, nata dalla disponibilità di argille locali di buona qualità e di legna per le fornaci, e mai interrotta dai Falisci alle botteghe di oggi.

Il paesaggio intorno a Vasanello

Vasanello occupa una fascia di transizione fra due sistemi geografici molto diversi. A ovest i Cimini, rilievi vulcanici coperti di castagni e faggi, con quote sopra i mille metri e un clima decisamente più fresco. A est la valle del Tevere, larga, luminosa, con i terrazzi fluviali e i coltivi. In mezzo, colline modeste, uliveti, seminativi, vigneti, macchie di bosco che seguono gli impluvi. Le forre che incidono il tufo sono la costante di tutta la Tuscia, e anche intorno a Vasanello, a cominciare dal rio Palanza, si trovano tagli nella roccia dove il paesaggio cambia bruscamente scala. Per chi viaggia questo si traduce in una cosa concreta: nel raggio di venti chilometri si passa da un ambiente all'altro con una rapidità che nel Lazio ha pochi paragoni. In una sola giornata si può salire nella faggeta sopra Soriano, camminare nelle forre di Vitorchiano, affacciarsi sulla valle del Tevere da Graffignano e finire sulla rupe di Orte. Quattro paesaggi, quattro storie, tenute insieme da un territorio formato per stratificazioni: Falisci, Romani, Bizantini, Longobardi, feudalità baronale, Stato della Chiesa.

Il Medioevo signorile portò il sistema dei castelli di cui il Castello Orsini è l'espressione locale. Poi, per secoli, la lunga stagione dello Stato Pontificio, che per questi paesi significò una relativa stabilità e un'economia agricola integrata dall'artigianato: le fornaci lavoravano, i campi producevano, le famiglie emigravano quando serviva. È la storia di mille paesi italiani, e Vasanello non fa eccezione. La differenza è che qui l'artigianato non si è spento, e questo cambia tutto.

Il Castello Orsini di Vasanello (VT), luogo per luogo

Il castello è la ragione per cui la maggior parte dei visitatori arriva a Vasanello, ed è giusto così, a patto di sapere cosa si va a vedere. Non è una rocca da assedio come quelle di Nepi o di Civita Castellana, e non è una villa. È una fortezza duecentesca che nel Quattrocento è stata dipinta per un matrimonio e che nel Novecento è diventata una fabbrica di ceramiche d'autore. Tre vite in un solo perimetro. La visita guidata le racconta tutte e tre, e dura due ore che non pesano.

L'esterno del Castello Orsini: le quattro torri e le mura

L'impianto è quello della fortificazione baronale laziale di fine Duecento: quattro torri angolari, cortina muraria robusta in tufo, un rapporto con l'abitato che è insieme di protezione e di controllo. Una fonte locale ricorda che sorge su un bastione precedente, di età falisco-romana, e la posizione lo conferma: il castello occupa il punto in cui lo sperone tufaceo si stacca dal pianoro. Gli Orsini, che controllavano una fascia di territorio dalla Sabina alla Tuscia meridionale, avevano bisogno qui di un presidio sulla strada che dalla valle del Tevere risaliva verso l'interno; chi conosce le altre fortificazioni orsiniane della provincia riconosce la grammatica, la stessa che si ritrova con variazioni a Soriano nel Cimino e a Bomarzo. Le murature, viste da vicino, sono superfici tessute: tufo, laterizio, rappezzi di epoche diverse, ed è proprio questa stratificazione che vale la pena leggere girando tutto intorno all'edificio, perché ogni lato racconta una fase costruttiva diversa. Su un fronte le case del borgo si addossano alle mura in un intreccio inestricabile; su un altro il castello si stacca e mostra la sua natura di fortezza.

Il cortile, il pozzo e la limonaia del castello di Vasanello

Si entra in un cortile con il pozzo al centro. È il luogo che meglio racconta la trasformazione da macchina militare a residenza: dove nel Duecento c'era una piazza d'armi, nel Quattrocento e poi nel Settecento si sono aperti ambienti abitativi, e a un lato del complesso i Barberini aggiunsero nel XVIII secolo le scuderie che oggi ospitano la fabbrica di ceramiche. C'è anche una limonaia, che appartiene alla vita ottocentesca e novecentesca della dimora. Un castello di questo tipo non era abitato dal solo signore: era un organismo, con castellano, famigli, cucine, stalle, magazzini, artigiani che riparavano, contadini che portavano le decime. Camminando nel centro storico e vedendo le case addossate al perimetro si vede la traccia fisica di quella dipendenza reciproca. Il paese si è formato intorno alla fortezza come un tessuto intorno a un nucleo.

L'appartamento dipinto per le nozze di Giulia Farnese

Il pezzo forte della visita è l'appartamento storico al piano nobile, decorato nella seconda metà del Quattrocento quando gli Orsini trasformarono la fortezza in dimora gentilizia: soffitti a cassettoni dipinti, fregi con putti alati, fasce decorative, motivi araldici che celebrano le alleanze matrimoniali della casata con i Farnese e con i Della Rovere. La tradizione locale lega la decorazione alle nozze di Orsino Orsini, signore di Bassanello, con Giulia Farnese, contratto stipulato a Roma nel maggio 1489 e cerimonia il 9 maggio 1490: lui diciassette anni e privo di un occhio, lei quindici, sorella di quell'Alessandro Farnese che nel 1534 sarebbe diventato Paolo III. Giulia seguì il marito nel feudo dopo le nozze, e da qui, nel 1494, il papa Alessandro VI Borgia, di cui era l'amante, la reclamò a Roma con lettere che arrivarono a minacciare la scomunica. Il matrimonio aveva prodotto una figlia, Laura, nata il 30 novembre 1492, che nel 1505 sposò Niccolò Della Rovere portando in dote il castello. Davanti a questi soffitti conviene alzare la testa e cercare gli stemmi: la rosa dei Farnese, l'orso e la rosa degli Orsini, la quercia dei Della Rovere. È l'araldica che racconta la storia, molto più delle guide. A nostro giudizio è il ciclo decorativo tardo-quattrocentesco più interessante della Tuscia meridionale dopo Caprarola, ed è quasi sconosciuto.

Il giardino medievale del Castello Orsini di Vasanello

Il giardino è la creazione più recente e la più singolare. Lo ha ricostruito Elena Misciattelli Mocenigo Soranzo, archeologa, su fonti storiche precise: la pianta dell'abbazia di San Gallo e il Capitulare de villis di Carlo Magno, i due documenti che descrivono come dovesse essere organizzato un giardino nell'alto Medioevo. È diviso in quattro settori: l'hortus con verdure e frutti, l'hortus conclusus o giardino d'amore, l'herbularius con le piante officinali e aromatiche, il pomarium o frutteto. La regola che lo governa è una sola: solo specie autoctone o comunque note in Europa prima del 1492, quindi niente pomodori, niente patate, niente mais, niente peperoni. È un giardino che si legge come un libro di storia dell'alimentazione, e la fioritura di fine aprile e maggio è il momento in cui dà il meglio. L'Associazione Parchi e Giardini d'Italia lo censisce fra i giardini storici del Lazio, ed è considerato un unicum nella Tuscia. Oggi lo custodisce la nipote Natalia, che accompagna spesso le visite.

La fabbrica delle Ceramiche Misciattelli a Vasanello

Nelle scuderie settecentesche dei Barberini i Misciattelli installarono nel Novecento una fabbrica di ceramica artistica, la Ceramica Bassanello. Sulle date le fonti divergono: chi la fa risalire al 1907, con l'acquisto del castello, chi al 1917, chi colloca l'avvio della produzione d'autore nel 1949 con il professor Paolo Misciattelli, docente di chimica, che ideò un impasto speciale di argilla bianca. Quello che è certo è l'ambizione: la fabbrica fu un centro d'avanguardia che chiamò a collaborare artisti come Renato Guttuso, Spadini, Mazzacurati e Del Drago, ed esportò negli Stati Uniti e in Giappone. Chiuse nel 1978, quando il mercato chiedeva produzione seriale. Gli ambienti, con i forni, i tavoli e una mostra di pezzi, si visitano insieme al castello, e per chi ama la ceramica del Novecento sono la parte più sorprendente del percorso.

Come si visita il Castello Orsini

Il castello è proprietà privata, tutelata dal Codice dei beni culturali, e la fruizione segue le regole della famiglia. Le aperture ordinarie sono l'ultimo sabato e domenica di ogni mese da marzo a novembre, con visita guidata; i gruppi di almeno quindici persone possono prenotare tutto l'anno. Biglietto intero 10 euro, ridotto studenti 5, gruppi sopra le venticinque persone 8 euro a testa. La visita comprende le sale, il giardino e la fabbrica e dura circa due ore. Si prenota per telefono o per posta elettronica agli indirizzi riportati in apertura; il Comune di Vasanello pubblica di volta in volta le date sui propri canali. Non date per scontata l'apertura: una telefonata il giorno prima risolve il novanta per cento delle delusioni.

Castello Orsini Misciattelli a Vasanello (VT)
Castello Orsini Misciattelli a Vasanello (VT)

La chiesa di Santa Maria Assunta a Vasanello (VT)

Le chiese dei borghi laziali si assomigliano tutte, a un occhio distratto: un impianto medievale rimaneggiato, un intervento barocco che ha coperto le strutture precedenti, qualche altare devozionale. Santa Maria Assunta no. È una chiesa romanica dell'XI secolo (una fonte la vuole del X) rimasta leggibile, costruita secondo la tradizione sopra un tempio pagano, in una posizione che la lega alla via Amerina e ai pellegrini diretti a Roma. È la chiesa madre del paese e custodisce il patrono.

Il portico, il campanile e le mura

L'esterno si presenta con un portico asimmetrico del XV secolo, con architravi sostenuti da due colonne. Il campanile è la parte più curiosa: nacque con la chiesa, ma quando il paese si cinse di mura fu inglobato nel sistema difensivo e rialzato, con ordini di bifore oggi tamponate. Le mura furono in gran parte demolite nel 1885, e il campanile è rimasto a testimoniare che qui la chiesa faceva anche da bastione. Nell'atrio sono conservati una stele e i frammenti di una pesante ara romana in travertino: la prova materiale che il sito era frequentato molto prima dell'anno Mille.

Le tre navate e i capitelli in peperino di Santa Maria Assunta a Vasanello

L'interno è a tre navate divise da due file di colonne con capitelli romanici in peperino, decorati con motivi vegetali, geometrie e animali fantastici. Vale la pena percorrerle una per una: i capitelli non si ripetono, e in alcuni compaiono figure che appartengono a quel bestiario altomedievale fatto di draghi, uccelli affrontati e intrecci, in cui ogni scultore metteva qualcosa di suo. Il fonte battesimale è tardo-rinascimentale, cinquecentesco. Non ci sono orpelli barocchi a coprire la struttura, e questa sobrietà è la ragione per cui la chiesa colpisce.

Le absidi e gli affreschi del XII secolo a Vasanello

La chiesa termina con tre absidi semicircolari. Nelle due absidi minori sopravvivono pitture del XII secolo di influsso bizantino, con il Redentore fra i santi Pietro e Paolo: sono fra le testimonianze pittoriche medievali più antiche della Tuscia, e vanno guardate con calma e con poca luce. Sono immagini frontali, ieratiche, con quel fondo scuro e quei panneggi a linee parallele che segnano la pittura romana e laziale del XII secolo, prima che arrivi il naturalismo del Duecento. Chi le confronta con gli affreschi di San Salvatore, che sono di quattro secoli dopo, capisce in un colpo solo come è cambiato il modo di dipingere un santo.

La cripta e le reliquie di San Lanno

Sotto il presbiterio si apre la cripta con l'urna di vetro che contiene la statua di cera di San Lanno, patrono di Vasanello, realizzata dal cerista Gioacchino Mortula nel 1827 con le ossa del santo all'interno. La storia delle reliquie è documentata: nel 1628, con autorizzazione del vescovo, fu aperto un foro in una muratura del castello dove secondo la tradizione i fedeli avevano nascosto i resti; si trovarono le ossa di un uomo alto circa un metro e settanta e un mattone in terracotta, il «mattone di San Lanno», che ancora si venera. Il 23 marzo 1630 le ossa furono riconosciute ufficialmente e il 6 aprile trasferite nella cripta. Il busto reliquiario in argento dorato che esce in processione è del 1754, opera dell'argentiere Vincenzo Belli, dono di Giulio Cesare Colonna-Barberini, signore del luogo. La tradizione agiografica vuole Lanno un soldato nato a Colonia nel 280, arruolato nella XIII legione a Treviri e inviato a Roma nella guardia di Diocleziano, predicatore a Bassanello e decapitato fuori dalle mura il 5 maggio 296: sono dati della leggenda, non della storia, ma la devozione che ne è nata è reale da quattro secoli.

Chiesa di Santa Maria Assunta a Vasanello (VT)
Chiesa di Santa Maria Assunta a Vasanello (VT)

La chiesa di San Salvatore a Vasanello (VT)

Se Santa Maria Assunta è la chiesa del patrono, San Salvatore è la chiesa del documento. Qui è murata l'epigrafe del 1038 con il nome dell'arciprete Domenico e la formula «in Castro Vassanello», la più antica attestazione del paese. Anche questa è dell'XI secolo, in tufo, a tre navate, e anche questa ha un campanile che è diventato il simbolo del paese.

Il campanile di San Salvatore, 28 metri sopra Vasanello

Il campanile fu costruito nel XIII secolo, quando venne abbattuto il portico originario della chiesa: sei piani per 28 metri, in travertino bianco con decorazioni in laterizio rosso, con bifore nei piani inferiori e trifore in quelli superiori su colonnine di peperino. È di gusto cosmatesco, cioè appartiene a quella cultura dei marmorari romani del Duecento che disseminò il Lazio di campanili a fasce bicrome e di pavimenti intarsiati. La tradizione popolare vuole che sotto il campanile riposi Elvio, l'ultimo re etrusco: è una leggenda, e come tutte le leggende dice più sul paese che sulla storia. Lo si fotografa dal basso, con il sole di taglio, quando il travertino e il cotto si separano nettamente.

L'interno, il cippo e gli affreschi

Le tre navate sono divise da colonne con capitelli ionici. L'altare maggiore poggia su un cippo marmoreo del VII-VIII secolo, riscoperto durante i restauri del 1941: un reimpiego altomedievale che sposta indietro di tre secoli la vita del luogo di culto rispetto all'epigrafe. Gli affreschi sono cinquecenteschi e raccontano santi e scene evangeliche; fra i più noti la Madonna delle Rondini e l'edicola della Madonna della Febbre, opera di Filippo Scarelli, pittore locale; nell'abside il tabernacolo con i santi Pietro e Paolo. Una fonte attribuisce alcune pitture della chiesa alla cerchia di Piermatteo d'Amelia, il maestro umbro attivo nella zona alla fine del Quattrocento: è un'ipotesi, non un dato documentato, e la riporto come tale. Quello che è documentato è l'affresco di Piermatteo nella cappella di San Lanno, di cui parlo fra poco.

Chiesa di San Salvatore a Vasanello (VT)
Chiesa di San Salvatore a Vasanello (VT)

La cappella di San Lanno, la Madonna delle Grazie e Santa Maria della Stella

La cappella di San Lanno a Vasanello e l'affresco di Piermatteo d'Amelia del 1493

Sulla strada per Orte, a poche centinaia di metri dal centro, sorge la cappella costruita intorno all'anno Mille nel luogo in cui la tradizione colloca il martirio del patrono. Conserva un affresco datato 1493 di Piermatteo d'Amelia, con San Lanno a cavallo che rende omaggio alla Vergine con il Bambino. Piermatteo è un nome che vale la fermata: umbro di Amelia, allievo di Filippo Lippi a Spoleto, fu chiamato da Sisto IV a dipingere il primo cielo stellato della volta della Cappella Sistina, quello che Michelangelo coprì trent'anni dopo. Trovarlo in una cappella di campagna sulla strada di Orte è una di quelle sorprese che rendono la Tuscia un territorio da studiare, non solo da visitare. La cappella non ha orari fissi: si chiede in parrocchia.

L'abbazia della Madonna delle Grazie

Fuori dall'abitato, l'abbazia della Madonna delle Grazie risale al XIV secolo e conserva affreschi attribuiti alla scuola del Perugino, fra cui una Madonna con il Bambino benedicente di buona qualità. L'attribuzione è per tradizione di studi, non per documento, e la cerchia peruginesca nella Tuscia e nell'Umbria meridionale fu così vasta fra Quattro e Cinquecento che il termine indica un linguaggio più che una bottega. Resta un luogo quieto, che si visita in occasione delle feste e delle aperture parrocchiali.

Santa Maria della Stella

In piazza della Repubblica, davanti al castello, la chiesa di Santa Maria della Stella è settecentesca ed è l'unico edificio religioso del paese che parla il linguaggio barocco. Serve da contrappunto: dopo due chiese romaniche, la sua facciata dice quanto Vasanello fosse ancora vitale nel Settecento dei Barberini-Colonna, gli stessi che costruivano le scuderie del castello e donavano il busto d'argento del patrono.

Palazzolo e la Vasanello sotterranea

Sotto il paese, nella forra del rio Palanza, si scende in un altro mondo. Palazzolo, o Castrum Palazoli, è definito dagli archeologi dell'Università della Tuscia che lo hanno studiato (l'équipe di Elisabetta De Minicis, con Giancarlo Pastura) uno dei siti a continuità di vita più lunga della Tuscia: un insediamento rupestre falisco, le fornaci romane della terra sigillata, una necropoli cristiana altomedievale con tombe scavate nella roccia, e sopra il tutto un castello medievale poi abbandonato. Il percorso che parte dal paese tocca una grotta e una cascata, la necropoli, la Grotta delle Monache, il sito detto i Morticelli, le fornaci e la cosiddetta Cella di Santa Rosa, un eremo rupestre. È un itinerario storico-archeologico e naturalistico insieme, di qualche chilometro, su sentiero non attrezzato: scarpe vere, acqua, e attenzione dopo la pioggia, perché il tufo bagnato è scivoloso in modo insidioso. Le visite guidate organizzate dal castello e dalle associazioni locali lo includono spesso come trekking pomeridiano, ed è il modo migliore per capire cosa si sta guardando, perché senza una guida le fornaci sembrano buchi nella roccia. I reperti trovati a Palazzolo sono esposti nel Museo della Ceramica in paese.

Palazzolo, Vasanello (VT), reperti archeologici
Palazzolo - Vasanello (VT) - reperti archeologici

La ceramica di Vasanello (VT): duemila anni di argilla

Il terzo elemento identitario di Vasanello non è un monumento ma un mestiere, e va raccontato con la stessa serietà con cui si racconta un castello. Non si tratta di un'attività accessoria innestata sul turismo. È una tradizione radicata, nata dalla disponibilità di argille locali di buona qualità e dalla presenza di combustibile per le fornaci, e documentata senza interruzioni dai vasai falisci alle botteghe di oggi.

Perché a Vasanello si fanno vasi da sempre

Vasanello fa ceramica perché a Vasanello c'è l'argilla. Sembra banale, e invece è il genere di verità elementare che il turismo contemporaneo tende a dimenticare, abituato com'è a pensare che le tradizioni artigianali nascano da una vaga inclinazione culturale. Non è così. L'artigianato ceramico nasce dove ci sono tre cose insieme: argilla buona, combustibile per le fornaci e acqua per la lavorazione. Se ne manca una, la tradizione non attecchisce. Questa parte della Tuscia le ha tutte e tre: i depositi argillosi della fascia che digrada verso il Tevere sono il residuo di antichi ambienti sedimentari; i boschi dei Cimini e le macchie collinari hanno dato legna per secoli; i fossi e le sorgenti, a cominciare dal rio Palanza, hanno dato l'acqua.

Le argille non sono tutte uguali, e questa è la parte che quasi nessuno racconta. La qualità dipende dalla granulometria, dalla plasticità, dal contenuto di ferro, dalle impurità, dal comportamento in cottura. Un'argilla molto ferrosa cuoce rosso mattone; una povera di ferro tende al beige o al giallino. Un'argilla troppo grassa si ritira in modo eccessivo e crepa; una troppo magra non si lascia modellare. I ceramisti, prima ancora di essere artisti, sono stati per secoli conoscitori del terreno: sapevano da quale cava prendere l'impasto per una certa lavorazione, come miscelare argille diverse, quanto farle riposare. Non stupisce che il professor Misciattelli, chimico, abbia dedicato la sua fabbrica proprio a un impasto nuovo, l'argilla bianca: la ricerca sulla materia è la vera continuità di questo mestiere.

Dai Falisci ad Ancharius, dall'editto pontificio agli Orlandi

Il Museo della Ceramica racconta la sequenza in ordine. Prima i Falisci, con i reperti dalle necropoli e dai luoghi di culto del territorio: la produzione ceramica falisca fra IV e III secolo avanti Cristo raggiunse livelli altissimi, con vasi a figure rosse oggi nei musei di mezzo mondo. Poi la sezione romana, la più ricca, con la terra sigillata italica delle fornaci di Palazzolo e il nome del vasaio Ancharius, ritrovato su pezzi in altre zone dell'Impero. Poi il Rinascimento, documentato da carte d'archivio sull'attività ceramica fra Orte, Vasanello e Gallese, compreso un editto pontificio del XVI secolo che regolava il mestiere: la prova che le botteghe erano abbastanza numerose da richiedere una norma. Poi l'Ottocento e il Novecento, con le famiglie di ceramisti locali, gli Orlandi in testa, le opere di Giulio Francesconi e di Mario Pieri, e la Ceramica Bassanello dei Misciattelli. Non c'è una linea di trasmissione diretta fra le officine falische e le fornaci moderne, sarebbe scorretto sostenerlo. C'è una continuità di risorsa: la stessa terra, gli stessi giacimenti, lo stesso gesto di prendere un impasto e dargli una forma. Duemilatrecento anni dopo, in questo angolo di Tuscia, qualcuno gira ancora un tornio.

Il Museo della Ceramica a Palazzo Celestini

Il museo ha sede a Palazzo Celestini, il palazzo comunale in via Roma, ed è la porta d'ingresso giusta per capire il paese: un'ora fra le vetrine mette in fila duemila anni e rende leggibile tutto quello che si vede dopo, dalle fornaci di Palazzolo ai forni della fabbrica nel castello. Le aperture seguono la disponibilità del personale comunale e delle associazioni: chiedete al Comune prima di venire, e se organizzate un gruppo chiedete un'apertura dedicata. Nella stessa provincia la tradizione più celebre è quella di Civita Castellana, che nel Novecento si è trasformata in un distretto industriale della ceramica sanitaria di rilievo internazionale; ma prima dell'industria c'erano le botteghe, e le botteghe erano ovunque ci fosse argilla. Vasanello è uno di questi luoghi, e a differenza di Civita ha conservato la scala della bottega.

Terracotta, maiolica, ingobbio: cosa si compra a Vasanello

La ceramica non è una cosa sola, e saperlo cambia il modo di guardare gli oggetti. C'è la terracotta, argilla cotta senza rivestimento vetroso, porosa, del colore che le dà il ferro dell'impasto. C'è la maiolica, terracotta rivestita da uno smalto stannifero bianco e opaco, sul quale si dipinge e che viene cotto una seconda volta: è la tecnica della grande tradizione italiana, quella di Deruta, Faenza, Castelli, Orvieto. C'è l'ingobbio, un rivestimento di argilla diluita usato per uniformare o decorare la superficie prima della cottura. Ognuna ha tempi, costi e rischi diversi. Un pezzo di maiolica dipinta a mano ha dietro due cotture e molte ore di pittura: se costa poco, o non è quello che sembra, o qualcuno lavora sottocosto. Una nota pratica: chiedete sempre se il pezzo è idoneo al contatto alimentare, se intendete usarlo per servire cibo. Gli smalti moderni certificati lo sono; alcune decorazioni tradizionali o pezzi puramente ornamentali possono non esserlo. Non è una domanda scortese, è una domanda da persona informata, e chi lavora bene risponde volentieri.

Una curiosità su Vasanello (VT)

Ogni paese ha la sua curiosità, e di solito è una sola. Vasanello ne ha almeno quattro, di natura diversa: linguistica, che riguarda il nome; materiale, che riguarda la terra; artistica, che riguarda quello che c'è dentro le chiese; dinastica, che riguarda una delle donne più chiacchierate del Rinascimento. Le prendo una per una, cominciando da quella che sembra inventata e invece è negli atti.

Il paese che nel 1949 ha cambiato una lettera

Fino al 1949 questo paese si chiamava ufficialmente Bassanello. Non un soprannome, non una variante dialettale: il nome dei documenti dello Stato Pontificio, del Regno d'Italia e dei primi anni della Repubblica. Con quel nome compare nelle cronache, nelle mappe, nella corrispondenza dei Borgia e dei Farnese. Poi, con un provvedimento del 1949, il nome divenne Vasanello. Le ragioni furono amministrative: l'Italia postunitaria e poi quella repubblicana intervennero più volte sui toponimi per eliminare omonimie che creavano confusione postale e anagrafica, e Bassano e Bassanello sono nomi che ricorrono. Nella stessa provincia c'è Bassano Romano; a otto chilometri c'è Bassano in Teverina; nel Veneto c'è Bassano del Grappa, che di notorietà ne aveva parecchia. Un paese chiamato Bassanello, in mezzo a questo affollamento, era condannato a ricevere posta destinata ad altri. La soluzione fu una lettera diversa.

E qui succede la cosa interessante, quella che trasforma un atto burocratico in un fatto culturale. Il nome nuovo suona come un diminutivo di vaso, e il paese aveva ed ha una tradizione ceramica secolare. Il nome si è incastrato sopra il mestiere come se qualcuno lo avesse progettato, ed è entrato nel senso comune, nelle insegne, nel modo in cui il paese si presenta. Ma c'è un secondo livello, che quasi nessuno conosce e che racconto nel capitolo successivo: la V non fu un'invenzione del 1949. La curiosità ha una coda romana: nel XV municipio di Roma esistono ancora oggi una via Bassanello, intitolata nel 1957, e una via Vasanello, intitolata nel 1966. Lo stesso paese, due strade, due nomi, a nove anni di distanza. La toponomastica della capitale non si era accorta del cambio, o non aveva voluto rinunciare al nome vecchio.

C'è anche un risvolto malinconico. Chi è nato a Vasanello prima del 1949 è nato a Bassanello: stesso paese, stessa casa, nome diverso. Nei documenti di famiglia, nelle lapidi del cimitero, nei registri parrocchiali, il vecchio nome compare ancora. Se vi capita di leggere «Bassanello» su un'iscrizione datata, non è un errore: è il paese com'era, prima che una lettera dell'alfabeto lo trasformasse.

Un santo di Colonia decapitato a Bassanello

La seconda curiosità è agiografica. Il patrono di Vasanello non è un santo laziale ma, secondo la tradizione, un legionario nato a Colonia nel 280, di famiglia nobile e cristiana, arruolato a Treviri nel 292 in una legione composta quasi per intero da cristiani, inviato a Roma nel 294 nella guardia di Diocleziano. Trasferito a Bassanello, predicò e convertì; arrestato, fu flagellato e torturato con ferri roventi; condotto al tempio di Marte per abiurare, con la preghiera ne fece crollare la struttura sui sacerdoti pagani; lungo la strada del supplizio restituì la vista a un cieco; fu decapitato il 5 maggio 296 appena fuori dalle mura. Nessuno di questi dati è storico nel senso rigoroso: è una passio, un racconto devoto. Ma il ritrovamento delle ossa nel 1628, il riconoscimento del 1630, la prima processione del 1634, il busto d'argento del 1754, la statua di cera del 1827 e l'inno composto nel 1939 da don Tertulliano Maracci ed eseguito la prima volta il 4 maggio di quell'anno dalla banda di Vallerano sono tutti fatti documentati. La leggenda è antica; la devozione che l'ha tenuta viva ha quattro secoli di carte.

Il cielo della Sistina e una cappella di campagna a Vasanello

La terza curiosità è artistica. L'uomo che dipinse nel 1493 l'affresco della cappella di San Lanno, Piermatteo d'Amelia, è lo stesso che una dozzina d'anni prima aveva dipinto la prima volta della Cappella Sistina: un cielo azzurro cosparso di stelle d'oro, coperto poi da Michelangelo. Piermatteo era nato ad Amelia, a mezz'ora da qui oltre il Tevere, si era formato con Filippo Lippi nel duomo di Spoleto e lavorò a lungo fra l'Umbria meridionale e l'alto Lazio: Narni, Castiglione in Teverina, Orvieto. Che una committenza di Bassanello lo abbia chiamato per una cappella di campagna dice due cose: che il paese aveva risorse, e che il confine fra Lazio e Umbria, per un pittore del Quattrocento, non esisteva.

Giulia Farnese a Vasanello e le lettere del papa

La quarta curiosità è dinastica e ha il sapore di un romanzo. Giulia Farnese, «Giulia la Bella», moglie di Orsino Orsini signore di Bassanello e amante di papa Alessandro VI, visse in questo castello. Nel 1494, mentre lei si trovava a Bassanello con il marito, il papa Borgia le scrisse lettere furiose per farla tornare a Roma, arrivando a minacciare la scomunica a lei e a Orsino. È uno degli episodi più noti della vita privata dei Borgia, ed è successo qui, in queste sale con i soffitti a cassettoni. Orsino morì nel 1500 proprio a Bassanello; la figlia Laura ereditò il feudo e lo portò in dote ai Della Rovere nel 1505; Giulia si trasferì nel 1506 a Carbognano, che governò fino al 1522, e morì a Roma il 23 marzo 1524. Il castello di Vasanello è, con Carbognano, il luogo che più di ogni altro conserva la traccia fisica di questa donna, una delle figure femminili più discusse del Rinascimento romano.

Una cosa che non ti dice nessuno su Vasanello (VT)

Ecco la parte più interessante, quella con le cose che le guide non scrivono. Non perché siano segreti, ma perché appartengono a un registro diverso: sono osservazioni che si fanno dopo essere tornati in un posto più volte, e che non entrano nelle schede descrittive perché non sono informazioni ma valutazioni. Una però è un'informazione, e si parte da quella.

La V di Vasanello ha mille anni

Tutti raccontano che nel 1949 Bassanello divenne Vasanello per evitare confusioni postali, e che il nome nuovo, con la sua assonanza con il vaso, fu un dono del caso. Quasi nessuno dice che la V era già lì nel Medioevo. L'epigrafe del 1038 murata in San Salvatore nomina il paese «in Castro Vassanello»: con la V. Bassanello, con la B, è la forma che si impose nei secoli successivi, probabilmente per l'oscillazione fra le due consonanti tipica dei dialetti dell'Italia centrale, e che le cancellerie pontificie e poi lo Stato unitario fissarono. Il provvedimento del 1949, quindi, non inventò un nome: ne ripescò uno di nove secoli prima. Che i funzionari del dopoguerra lo sapessero o che si limitassero a cambiare una lettera per distinguere il paese da Bassano, non è documentato. Ma chi vi dirà che il nome «viene dai vasi» sta raccontando la parte meno interessante della storia. L'etimologia del nome originario va cercata altrove, con ogni probabilità in un antroponimo o nella morfologia del luogo, e la somiglianza con «vaso» resta una coincidenza. Le coincidenze, quando cadono nel posto giusto, diventano vere lo stesso.

La ceramica di Vasanello non è un souvenir, è un'economia fragile

Quando si legge di un paese con una tradizione ceramica secolare, l'immagine che si forma è quella di una continuità serena, di botteghe tramandate di padre in figlio in un flusso ininterrotto. La realtà è un'altra: la ceramica artigianale italiana è un settore in difficoltà strutturale, e Vasanello non fa eccezione. La produzione a mano ha costi che la produzione industriale non ha: tempo, scarti di cottura, energia per i forni, spazio per l'essiccazione. Un pezzo al tornio decorato a mano richiede ore; un pezzo stampato in serie richiede secondi. Sul mercato globale, dove la ceramica decorativa a basso costo arriva da produzioni asiatiche a prezzi con cui è impossibile competere, l'artigiano ha un solo spazio, la qualità e l'unicità, e occuparlo richiede capacità commerciali che non sempre accompagnano la maestria tecnica. La chiusura della fabbrica Misciattelli nel 1978, quando il mercato chiedeva serie, è la versione locale di questa storia.

C'è poi il ricambio generazionale, il problema più serio. Imparare a lavorare la ceramica a livello professionale richiede anni, non mesi: il tornio si domina solo con la ripetizione, e la conoscenza degli smalti e delle cotture si costruisce sugli errori. Un giovane deve accettare un periodo lungo di formazione poco remunerata in un contesto in cui la prospettiva di reddito è incerta. Molti non lo fanno, comprensibilmente. E ogni bottega che chiude senza aver formato qualcuno porta via un patrimonio di soluzioni tecniche che non è scritto da nessuna parte. Quando comprate un pezzo a Vasanello non fate un acquisto turistico: partecipate, in misura minima ma reale, alla sopravvivenza di una filiera. È retorico? Forse. È vero? Assolutamente.

Vasanello non è un borgo cartolina, ed è il suo pregio più grande

Vasanello non è bello nel modo in cui si è imparato a considerare belli i borghi italiani. Va detto con franchezza, perché chi arriva con l'aspettativa sbagliata resta deluso e la colpa non è del paese. Negli ultimi vent'anni si è consolidata un'estetica del borgo che tutti riconosciamo: vicoli perfettamente lastricati, gerani alle finestre, insegne in ferro battuto, nessun cavo elettrico a vista, botteghe curate, un'atmosfera di conservazione totale. È un'estetica reale e in alcuni casi autentica, ma è anche il prodotto di investimenti importanti e di scelte precise, spesso accompagnate dalla sostituzione della popolazione residente con seconde case e attività ricettive. Vasanello non è così. Ci sono i cavi elettrici sulle facciate. Ci sono infissi in alluminio accanto a portali cinquecenteschi. Ci sono edifici degli anni Settanta che si intromettono nel tessuto storico, saracinesche abbassate, intonaci scrostati. È un paese reale, dove vive gente reale che ha ristrutturato secondo le proprie possibilità e non secondo un piano del colore.

Debolezza o forza? Dipende da cosa cercate. Se cercate la cartolina, ci sono posti che la danno meglio, Calcata e Sutri per restare in provincia. Se cercate di capire come vive davvero un paese dell'Italia interna nel ventunesimo secolo, Vasanello lo mostra senza filtri. E c'è un vantaggio pratico: nei borghi cartolina i prezzi sono da borgo cartolina, i bar sono attrezzati per il turista e la conversazione con un residente è difficile perché i residenti sono pochi. A Vasanello un caffè costa quello che costa in un paese, e la persona seduta accanto al bar ci abita. Questa è una zona che ha vissuto uno spopolamento importante e che vive di un'economia mista: agricoltura, piccola manifattura (le 247 imprese attive censite nel 2015 sono un numero rispettabile per quattromila abitanti), pendolarismo verso Roma e Viterbo, un po' di turismo. Il turismo, qui, è ancora un'aggiunta, non la base. Chi arriva è accolto come un ospite e non processato come un cliente, e la differenza si sente in ogni interazione. Quando il turismo diventa la base dell'economia quella qualità si perde, sempre. Godersela finché c'è è il minimo.

Il confine con l'Umbria è un vantaggio che quasi nessuno sfrutta

Vasanello dista pochissimi chilometri dal confine umbro, e questa posizione, per chi organizza un itinerario, è un'occasione che quasi tutti sprecano. Il motivo è banale: si viaggia per regioni. Si decide «faccio un weekend in Umbria» oppure «faccio un giro nella Tuscia», e i confini amministrativi diventano confini mentali. Ma la valle del Tevere, in questo tratto, è un'unità geografica coerente che le regioni tagliano in due. Amelia, Narni, Otricoli da una parte; Orte, Vasanello, Bassano in Teverina, Graffignano dall'altra. Le distanze sono ridicole, le strade sono buone, e nessuno lo fa. Piermatteo d'Amelia lo faceva nel Quattrocento, come si è visto.

Chi lo fa scopre che attraversando il fiume cambia la materia da costruzione. Nella Tuscia dominano il tufo e il peperino, pietre vulcaniche grigie e ocra, tenere, facili da lavorare, che danno alle facciate un aspetto poroso e caldo. Nell'Umbria di Amelia e Narni compaiono il calcare e la pietra rosata, più dure, più chiare, con una tessitura del tutto diversa. Il paesaggio agrario è simile, la vegetazione è la stessa, ma le città sembrano fatte di sostanze differenti, perché lo sono. È una lezione di geologia applicata all'architettura che si impara in venti minuti di macchina. E anche il confine gastronomico è un'illusione: paste fresche di tradizione umbra accanto a preparazioni laziali, il maiale centrale da entrambe le parti, l'olio protagonista ovunque. Le differenze sono sfumature, e capirle è uno dei piaceri sottili del viaggiare in un'area di confine.

La verità sui tempi: Vasanello è una tappa, non una destinazione

La cosa più scomoda, e la dico perché chi legge preferisce l'onestà all'entusiasmo: Vasanello, da solo, non giustifica un viaggio. Chi abita a Milano e pianifica cinque giorni in Italia centrale non deve metterlo in lista. Chi abita a Roma e ha una domenica libera trova in Vasanello, dentro un itinerario, una scelta eccellente. Questa distinzione sembra ovvia ma quasi nessuna guida la fa, perché il modello editoriale prevalente spinge a presentare ogni luogo come imperdibile, con un'inflazione di superlativi che rende impossibile capire cosa vale davvero. Ci sono luoghi che valgono un viaggio, luoghi che valgono una deviazione e luoghi che valgono una sosta. Vasanello vale una deviazione dentro un percorso ben costruito, e in quella posizione dà moltissimo. Con Orte e Bassano in Teverina è una giornata perfetta. Con una risalita verso Vallerano e Soriano nel Cimino diventa un weekend. Con Viterbo e Vitorchiano diventa un viaggio serio nella Tuscia. Da solo resta un paese interessante visto in due ore, tre se il castello è aperto.

Il tempo che serve al paese, non a voi

Resta l'osservazione più sfuggente. I paesi come Vasanello hanno un tempo proprio, e il visitatore porta con sé un tempo diverso, quello della giornata organizzata, delle tappe, del rientro previsto. Questi due tempi non coincidono quasi mai, e quando il visitatore impone il suo il paese non si apre. Il negozio che apre alle nove e mezza invece che alle nove non è disorganizzazione, è il ritmo di un'attività in cui il proprietario ha altro da fare. La bottega chiusa nel primo pomeriggio non è pigrizia, è la pausa che esiste ancora in gran parte dell'Italia interna. Il fatto che nessuno vi fermi per vendervi qualcosa non è freddezza, è l'esatto contrario di quello che succede in un luogo turistico. Chi si irrita per queste cose chiede a un paese di quattromila abitanti di comportarsi come un centro commerciale, e non è ragionevole. Chi accetta il tempo del posto scopre che si apre una porta: la signora che spiega dove trovare la chiave della cappella, il ceramista che mostra un pezzo appena uscito dal forno, la conversazione al bar che comincia con il meteo e finisce con il racconto di com'era il paese quarant'anni fa.

Vasanello (VT)
Vasanello (VT)

Il consiglio che ti do per visitare Vasanello (VT)

Qui il racconto lascia spazio ai suggerimenti, perché il compito di chi scrive di viaggi non è solo informare ma prendersi la responsabilità di un'opinione. E quella su Vasanello è netta: non venite per Vasanello soltanto. Non nel senso della compagnia, ma nel senso che il paese non regge il peso di una gita costruita interamente su di lui. Dà il meglio dentro un itinerario, come una nota dentro un accordo. Ha un castello importante, due chiese romaniche con affreschi medievali, un centro storico gradevole, un sito archeologico nella forra e una tradizione artigianale viva: elementi solidi. Ma chi guida un'ora e un quarto da Roma per due ore di visita torna a casa con la sensazione di aver fatto più strada che esperienza. La soluzione non è togliere Vasanello dall'itinerario: è costruire l'itinerario giusto intorno a Vasanello.

Primo consiglio: l'anello del confine

L'itinerario consigliato. Si parte presto da Roma, si esce a Orte e si comincia proprio da Orte, il paese più spettacolare del gruppo dal punto di vista scenografico: un abitato costruito su una rupe di tufo isolata, con un sottosuolo scavato che è fra le cose più incredibili del Lazio. Due ore a Orte, la mattina, quando la luce prende la rupe di taglio. Poi la provinciale e in un quarto d'ora Vasanello, cui si dedica il tempo centrale della giornata: il castello se è un giorno di apertura, le due chiese, il centro, una sosta in una bottega. Nel pomeriggio si risale verso Bassano in Teverina, piccolissimo, con una torre campanaria staccata dalla chiesa che è un unicum affascinante, e si chiude con la luce del tramonto sulla valle. Tre paesi in un raggio di quindici chilometri, tre atmosfere, nessun chilometro sprecato. Se il giorno è l'ultimo fine settimana del mese, invertite: castello la mattina alle 10.30, Orte nel pomeriggio.

Secondo consiglio: la variante lunga sui Cimini

Per chi ha due giorni, si dorme in zona e il secondo giorno si punta su Vitorchiano, arroccato sopra una forra profonda, poi su Soriano nel Cimino con il castello Orsini e la faggeta, e si chiude a Viterbo, che merita mezza giornata solo per il quartiere medievale di San Pellegrino. Chi preferisce il versante del Tevere sostituisce Soriano con Bomarzo e il suo Parco dei Mostri, a mezz'ora. Due giorni così valgono qualsiasi weekend fuori porta e costano una frazione di destinazioni molto più pubblicizzate. Chi vuole la giornata organizzata, con guida e trasferimenti, la chiede a chi progetta esperienze private su misura per piccoli gruppi da Roma, dove la Tuscia meridionale è una delle campagne più sottovalutate e meno affollate.

Terzo consiglio: comprate la ceramica

Fermatevi in una bottega e comprate, senza giri di parole. La tradizione ceramica di Vasanello sopravvive perché qualcuno continua a comprare i pezzi. Non è retorica del sostegno all'artigianato: è aritmetica. Una bottega che produce e non vende chiude, e quando chiude si perde un sapere che nessun corso può ricostituire, perché quel sapere abita nelle mani e si trasmette guardando. Anche una scodella: costa meno di una cena e dura vent'anni. E quando entrate, chiedete. Come si prepara l'impasto, quanto ci vuole per un pezzo, a che temperatura si cuoce, cosa succede quando una cottura va male. Le persone che lavorano con le mani, se percepiscono un interesse autentico, raccontano volentieri. Nelle botteghe artigiane i pomeriggi passano senza accorgersene, e se ne esce ogni volta sapendo qualcosa che non si trova scritto da nessuna parte.

Quarto consiglio: girate il castello a piedi, tutto intorno

La maggior parte dei visitatori si ferma sul fronte principale, scatta la foto e se ne va. Sbagliato. Il perimetro del Castello Orsini va percorso per intero, perché ogni lato racconta una fase costruttiva diversa e perché il rapporto con l'abitato cambia radicalmente da un punto all'altro. Sono venti minuti di camminata e cambiano la percezione del monumento. Fatelo anche se avete la visita guidata prenotata: dentro si vedono i soffitti, fuori si capisce la fortezza.

Quinto consiglio: adattate l'orario alla stagione

È una regola generale per tutta la Tuscia ma qui vale il doppio. In estate arrivate presto, entro le nove e mezza, girate fino a mezzogiorno e mezzo, fermatevi per il pranzo e riprendete verso le cinque e mezza. Le ore centrali di una giornata di luglio in questa zona sono inospitali, e girare a piedi in un centro storico con quaranta gradi non è turismo, è resistenza. In primavera e in autunno la giornata è tutta buona, e il tardo pomeriggio regala sulla valle del Tevere una luce che vale da sola la deviazione.

Sesto consiglio: mangiate in paese, non in autostrada

Sembra ovvio e invece è la cosa che più spesso viene sbagliata. Molti fanno il giro e poi ripartono, fermandosi in un autogrill sulla A1. È uno spreco. La cucina di questa fascia della Tuscia è concreta e ben fatta: paste fresche tirate a mano, sughi di carne cotti a lungo, legumi, verdure di stagione, formaggi locali, olio extravergine di livello serio perché gli uliveti sono ovunque, e lo gnocco cò la rattacacio, il piatto del paese. Non do indirizzi, perché le attività cambiano e non voglio scrivere qualcosa che fra un anno sarà falso: entrate in un bar del centro e chiedete dove si mangia bene. Vi manderanno nel posto giusto.

Settimo consiglio: informatevi prima sulle aperture

È il punto in cui molti restano delusi, e la delusione è quasi sempre evitabile. Il castello apre l'ultimo fine settimana del mese e su prenotazione, le chiese seguono gli orari della parrocchia, la cappella di San Lanno si apre a richiesta, il museo dipende dal Comune, le botteghe hanno orari da bottega e nei paesi piccoli la chiusura pomeridiana è ancora una realtà. Di domenica o nei festivi, verificate. Una telefonata al Comune o al castello risolve il novanta per cento dei problemi.

Ottavo consiglio: scarpe vere, e rallentate

Il centro storico ha selciati irregolari, pendenze, gradini; Palazzolo ha un sentiero nella forra. Un paio di scarpe chiuse con una suola decente cambia l'esperienza, soprattutto se piove. E poi il consiglio più difficile da seguire: rallentate. Vasanello non ha nulla da offrire a chi corre. Non ci sono code, biglietti da conquistare, punti panoramici da raggiungere prima degli altri. C'è un paese che vive la sua giornata normale e lascia entrare chi si muove con il suo ritmo. Sedetevi su una panchina per dieci minuti senza fare niente. Guardate chi passa. Ascoltate. È la cosa più difficile da fare in viaggio e la più redditizia.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la via Amerina passasse di qui lo dicono tutti. Che per due secoli sia stata l'unica strada che teneva insieme Roma e il resto dell'Italia bizantina, e che Vasanello si trovasse su quella linea come un posto di frontiera, lo si legge di rado. Vale la pena fermarsi.

Il corridoio bizantino e la frontiera di Vasanello

Quando nel 568 i Longobardi scesero in Italia e nei decenni successivi occuparono Spoleto e la valle umbra, la via Flaminia, che da Roma risaliva il Tevere e valicava l'Appennino verso Rimini e Ravenna, fu tagliata. L'Impero d'Oriente, che governava l'Italia da Ravenna attraverso l'esarca, restò collegato a Roma da un solo cordone: la via Amerina, che da Nepi saliva per Falerii Novi, Orte e Amelia fino a Todi e Perugia, e da lì piegava verso la costa adriatica. È il cosiddetto corridoio bizantino, una striscia larga poche decine di chilometri, con i Longobardi di Tuscia a ovest e quelli di Spoleto a est. Vasanello si trovava dentro quella striscia, a un passo dal Tevere che segnava il limite. I castelli, le pievi, i borghi fortificati che punteggiano questa fascia nacquero per presidiare la strada e per servire chi la percorreva: eserciti, funzionari, vescovi, mercanti e, in numero crescente, pellegrini diretti a Roma dal nord Europa. Santa Maria Assunta, con il suo portico e la posizione a ridosso del tracciato, appartiene a questa logica. Chi visita Orte e poi Vasanello cammina su una geografia che ha millecinquecento anni e che ha deciso, molto più dei signori feudali, dove sorgessero i paesi. Il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, che riunisce i comuni della zona, lavora oggi a riportare questa strada nella mente dei viaggiatori, ed è un'operazione culturale che approvo senza riserve: rimette Vasanello dove è sempre stato, su una via, non in un angolo.

Le mura di Vasanello abbattute nel 1885 e i campanili rimasti

Il secondo fatto poco citato è novecentesco, o quasi. Vasanello ebbe mura possenti, quelle che nel Trecento le permisero di trattare da pari con Viterbo, e le perse nel 1885, quando furono in gran parte demolite, come in tanti paesi italiani dell'Ottocento che vedevano nelle mura un ostacolo alla crescita e una cava di pietra pronta. Restano i due campanili, quello di Santa Maria Assunta, che era inglobato nelle difese e fu rialzato con bifore poi tamponate, e quello di San Salvatore, che svetta per 28 metri. Guardarli sapendo che erano torri di guardia oltre che campanili cambia la lettura del paese: Vasanello era un castrum, un abitato fortificato, e le chiese ne facevano parte.

La foto giusta da fare a Vasanello (VT)

C'è una fotografia che tutti fanno a Vasanello, ed è quella sbagliata: il castello ripreso di fronte, dalla piazza, con il sole in faccia, tenendo il telefono orizzontale e cercando di farci stare tutto dentro. Il risultato è un'immagine piatta, con le murature bruciate dalla luce e nessuna profondità. La fotografia giusta richiede due cose che non costano niente: scegliere l'ora e scegliere il punto.

L'ora: luce radente sulle mura del Castello Orsini di Vasanello

Le murature del castello sono superfici tessute: tufo, laterizio, intonaci antichi, rappezzi di epoche diverse. Una superficie del genere ha bisogno di luce radente per rivelarsi. Con il sole alto tutto si appiattisce e la parete diventa una macchia grigia. Con il sole basso, nella prima ora dopo l'alba o nell'ultima prima del tramonto, la stessa parete diventa un rilievo: ogni giunto proietta la sua ombra, ogni irregolarità emerge, il colore passa dal grigio a un ocra caldo che è il vero colore di questa architettura. Il tardo pomeriggio è il momento migliore, e con esso i venti minuti dopo il tramonto, l'ora blu, quando il cielo conserva una luminosità azzurra intensa e si accendono le prime luci. Con un cavalletto, o anche solo un muretto su cui appoggiare il telefono, è il momento da usare.

Il punto: il castello dentro il paese

Non fotografate il castello frontalmente: cercate un'angolazione che metta insieme due elementi, la mole della fortezza e un pezzo di paese. Un vicolo che sbuca sul fianco, un arco che inquadra una torre, una fila di case che conduce l'occhio verso le mura. Il castello da solo è un oggetto; il castello dentro il paese è una storia, quella del rapporto fra la fortezza e il borgo che le è cresciuto addosso, che è il tema di Vasanello. Per trovare questi punti serve solo camminare: fate il giro del perimetro e ogni volta che imboccate un vicolo laterale voltatevi. Le inquadrature migliori quasi sempre si trovano guardando indietro, non avanti. È una regola che vale in tutti i centri storici italiani e che quasi nessuno applica.

La seconda foto: il campanile di San Salvatore dal basso

Il campanile di San Salvatore, con le sue fasce di travertino bianco e cotto rosso e le trifore su colonnine di peperino, è il soggetto più fotogenico del paese quando il sole lo prende di taglio: la bicromia si separa nettamente e i sei piani si contano uno per uno. Dal basso, con il telefono in verticale, senza cercare di raddrizzare le linee.

La terza foto: la ceramica

Non un ripiano di souvenir, ma un dettaglio: le mani di chi lavora al tornio, una fila di pezzi crudi ad asciugare, la superficie di uno smalto crepato, il colore di un impasto prima della cottura. Sono immagini che raccontano un mestiere invece di documentare un oggetto, e hanno una forza che un vaso su uno scaffale non avrà mai. Si chiede il permesso prima, sempre, e nella maggior parte dei casi la risposta è un sì con un sorriso, perché a chi lavora bene fa piacere che qualcuno se ne accorga. Nella fabbrica Misciattelli, durante la visita, i forni e i tavoli da lavoro sono un soggetto di archeologia industriale che merita attenzione.

La quarta foto: il paesaggio verso il Tevere

Vasanello occupa un pianoro che guarda la valle del Tevere, e ci sono punti lungo il margine dell'abitato e sulle strade in uscita dove lo sguardo si apre: la campagna che digrada, i coltivi, le macchie di bosco, e nei giorni limpidi i rilievi umbri sul fondo. Non è una veduta spettacolare in senso stretto, non ci sono picchi né strapiombi. Ha una qualità che apprezzo di più: la calma di un paesaggio agrario antico, disegnato da secoli di lavoro. Il momento migliore è la prima mattina, quando dalle depressioni sale la foschia e la valle si riempie di strati orizzontali di luce; succede soprattutto in autunno e nelle giornate umide di primavera.

La quinta foto: dentro le chiese, senza flash

Santa Maria Assunta e San Salvatore sono luoghi di culto attivi. Se ci sono persone in preghiera o è in corso una funzione, si abbassa il telefono e basta. Se la chiesa è vuota e nessuno ha posto divieti, gli affreschi delle absidi e i capitelli meritano uno scatto, con qualche accortezza: la luce interna è scarsa e calda, quindi conviene appoggiare il telefono a qualcosa di stabile invece di alzare la sensibilità, e conviene avvicinarsi ai dettagli invece di cercare la vista d'insieme. Un capitello con il suo animale fantastico, un frammento di affresco del XII secolo, il profilo di una colonna contro la penombra: sono immagini più belle e più vere di una panoramica sfocata. Il flash mai: appiattisce tutto, produce riflessi e sulle superfici antiche è spesso vietato per ragioni conservative. Se non c'è luce, si appoggia il telefono e si scatta con il timer.

Post-produzione e buona educazione

La Tuscia va trattata con leggerezza. I colori di questo territorio sono naturalmente caldi e desaturati: il tufo è ocra, la pietra è grigia, il verde della campagna è polveroso. Le elaborazioni molto sature, con contrasti spinti e ombre chiuse, producono immagini che sembrano di un altro posto. Alzare leggermente il contrasto, recuperare le ombre, e fermarsi. E poi l'atteggiamento: nei borghi piccoli fotografare significa entrare nella vita quotidiana di qualcuno. Le finestre da cui vorreste inquadrare sono finestre di case abitate, le persone sedute davanti alla porta non sono comparse. La regola è semplice: si chiede. Un cenno, un sorriso, una parola. Spesso quello che comincia come una richiesta di permesso finisce in una conversazione, ed è la conversazione, alla fine, la cosa che davvero ci si porta a casa da un posto come Vasanello.

Festa patronale di San Lanno, Vasanello (VT)
Festa patronale di San Lanno - Vasanello (VT)

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Vasanello non ha ospitato battaglie campali né concili, ma la sua cronologia è più fitta di quanto la dimensione lasci pensare. La metto in ordine, distinguendo quello che è documentato da quello che è tradizione.

241 avanti Cristo: la fine dei Falisci

Roma distrugge Falerii e deporta gli abitanti nella nuova città di pianura. Il territorio falisco, Vasanello compreso, entra definitivamente nell'orbita romana. Nei secoli successivi le fornaci di Palazzolo producono terra sigillata che viaggia per l'Impero con il marchio di Ancharius. Documentato dall'archeologia.

5 maggio 296: il martirio di San Lanno

Secondo la passio, il legionario Lanno viene decapitato fuori dalle mura di Bassanello dopo aver fatto crollare il tempio di Marte. È tradizione, non storia: ma è la data intorno a cui il paese ha organizzato per quattro secoli la propria identità, e la cappella sulla strada di Orte sorge nel luogo che la memoria le ha assegnato.

1038: la prima carta con il nome

L'arciprete Domenico fa incidere un'epigrafe marmorea che ricorda «in Castro Vassanello»: la nascita documentaria del paese, con la V. Nello stesso secolo si costruiscono Santa Maria Assunta e San Salvatore. Documentato.

1212 e 1303: Orte e Viterbo

Innocenzo III affida l'amministrazione del feudo al podestà di Orte. Novant'anni dopo, nel 1303, il comune di Bassanello firma con Viterbo una convenzione di pace reciproca: un paese piccolo che tratta con la città più potente della Tuscia. Documentato.

1278-1285: arrivano gli Orsini

La Chiesa cede il feudo a Orso Orsini, che avvia il castello; una fonte lo fa restare solo quattro anni prima di un ritorno del feudo alla Santa Sede, un'altra fissa la fondazione al 1285. Il dominio orsiniano si consolida nel Quattrocento con Ludovico Orsini e Adriana de Mila. Documentato nelle date con oscillazioni.

1490-1494: Giulia Farnese a Bassanello

Il 9 maggio 1490 Orsino Orsini sposa a Roma Giulia Farnese, quindicenne; la coppia si stabilisce nel feudo. Nel 1494 Alessandro VI reclama Giulia a Roma con lettere che minacciano la scomunica: il piccolo castello di Bassanello entra nella cronaca europea. Nel 1500 Orsino muore qui; nel 1505 la figlia Laura porta il feudo in dote a Niccolò Della Rovere. Documentato.

1493: Piermatteo d'Amelia dipinge San Lanno

Il pittore del cielo stellato della Sistina firma l'affresco della cappella del patrono. Documentato dalla data sull'opera.

1534 e 1787: Colonna e Barberini

Il feudo passa ai Colonna nello stesso anno in cui il fratello di Giulia diventa papa Paolo III, e nel 1787 ai Barberini-Colonna di Sciarra, che costruiscono le scuderie del castello e nel 1754, per mano di Giulio Cesare Colonna-Barberini, avevano già donato il busto d'argento di San Lanno. Documentato.

1628-1634: il ritrovamento delle reliquie

Aperto un foro in una muratura del castello, si trovano ossa e mattone del patrono; il 23 marzo 1630 il riconoscimento, il 6 aprile la traslazione nella cripta, nel 1634 la prima processione con i facchini. Nasce la festa che si celebra ancora ogni 5 maggio, con il Gran Festone decennale. Documentato.

1885: cadono le mura

Le mura del castrum vengono in gran parte demolite. Restano i campanili. Documentato.

1907-1978: i Misciattelli e la Ceramica Bassanello

Il marchese Luigi Misciattelli compra e restaura il castello; la famiglia vi installa nel Novecento la fabbrica di ceramica artistica che chiama a lavorare Guttuso, Spadini, Mazzacurati e Del Drago ed esporta negli Stati Uniti e in Giappone, fino alla chiusura del 1978. Documentato, con date di avvio discordanti fra le fonti.

1939: l'inno di San Lanno

Don Tertulliano Maracci compone l'inno del patrono, eseguito la prima volta il 4 maggio dalla banda musicale di Vallerano. Documentato.

1941: riemerge il cippo di San Salvatore

Durante i restauri della chiesa si scopre che l'altare poggia su un cippo marmoreo del VII-VIII secolo. Documentato.

1949: Bassanello diventa Vasanello

Un provvedimento cambia il nome ufficiale del comune. La V dell'epigrafe del 1038 torna dopo nove secoli. Documentato.

2018: il castello riapre al pubblico

Il 24 e 25 marzo 2018 il Castello Orsini inaugura le aperture regolari dell'ultimo fine settimana del mese, con visita alle sale di Giulia Farnese, alla collezione Misciattelli e trekking a Palazzolo. Da allora la formula si è consolidata ed è quella in vigore. Documentato.

Chi è passato da Vasanello (VT)

La domanda «chi è passato di qui» è fra le più interessanti che si possano fare a un paese, e la risposta, nel caso di Vasanello, non è quella che ci si aspetta. Non ci sono targhe a poeti in villeggiatura né a inglesi del Grand Tour, che da Roma andavano a Tivoli e a Terracina, non certo sulla valle del Tevere. Chi è passato di qui lo ha fatto per ragioni concrete, e proprio per questo la storia è più interessante.

I Falisci e il vasaio Ancharius

Prima di tutti, i Falisci: la loro civiltà, che parlava una lingua italica imparentata con il latino e aveva una cultura materiale legata al mondo etrusco, produsse ceramiche eccezionali e finì nel 241 avanti Cristo. Poi i vasai romani di Palazzolo, e fra loro un nome, Ancharius, che firmava la terra sigillata uscita da queste fornaci e che gli archeologi hanno ritrovato in altre province dell'Impero. È il primo abitante di Vasanello di cui conosciamo il nome, e faceva vasi. Non c'è modo migliore per cominciare la lista.

San Lanno e i pellegrini della via Amerina

Il legionario di Colonia della tradizione, e con lui, nei secoli del corridoio bizantino, eserciti, ambasciatori, vescovi, mercanti e pellegrini diretti a Roma dal nord Europa. Non tutti passavano esattamente per Bassanello, ma tutti passavano per questa fascia di territorio, e le pievi come Santa Maria Assunta sono nate per loro.

Orso Orsini e i signori del castello

Orso Orsini, che alla fine del Duecento avviò la fortezza; Ludovico Orsini e Adriana de Mila, nipote di Callisto III e cugina del cardinale Rodrigo Borgia, che nel Quattrocento fecero del castello una dimora; il loro figlio Orsino, «monoculus», morto qui nel 1500. Poi Niccolò Della Rovere, i Colonna, i Barberini-Colonna di Sciarra con Giulio Cesare, donatore del busto d'argento nel 1754. Nelle sale del castello, in epoche diverse, si sono mossi amministratori, castellani, ospiti di passaggio fra Roma e l'Umbria. Un castello di questo rango era un nodo di una rete.

Giulia Farnese

La più celebre. Sposa quindicenne nel 1490, amante del papa, madre di Laura, signora di Bassanello negli anni delle lettere furiose di Alessandro VI, poi di Carbognano dal 1506 al 1522, morta a Roma il 23 marzo 1524. I soffitti dipinti dell'appartamento nobile sono il suo lascito materiale, e il castello di Vasanello è il luogo in cui la si può immaginare con più fondamento.

Piermatteo d'Amelia e i marmorari del campanile

Il pittore umbro, allievo di Filippo Lippi e autore del primo cielo della Sistina, nel 1493 per la cappella di San Lanno. E prima di lui, nel Duecento, le maestranze di cultura cosmatesca che costruirono il campanile di San Salvatore in travertino e cotto: artigiani altamente specializzati, organizzati in botteghe familiari, che si spostavano dove c'era lavoro e le cui firme compaiono in decine di chiese del Lazio. Personaggi quasi anonimi per la grande storia dell'arte, ma il loro passaggio è documentato dall'oggetto stesso.

Vincenzo Belli, Gioacchino Mortula, don Tertulliano Maracci

L'argentiere romano che nel 1754 cesellò il busto reliquiario; il cerista che nel 1827 modellò la statua del patrono con le ossa all'interno; il sacerdote musicista che nel 1939 scrisse l'inno. Tre uomini che hanno dato al santo la forma con cui il paese lo vede ancora.

I Misciattelli e gli artisti della Ceramica Bassanello

Il marchese Luigi, che comprò il castello nel 1907; il professor Paolo, chimico, che inventò l'argilla bianca e fece della fabbrica un centro d'avanguardia; gli artisti che vi lavorarono, Renato Guttuso fra tutti; Elena, l'archeologa che ricostruì il giardino medievale; Natalia, che oggi apre le porte. Una famiglia che in poco più di un secolo ha trasformato una fortezza in un luogo di produzione culturale, e che continua a farlo.

Gli archeologi dell'Università della Tuscia

Elisabetta De Minicis e Giancarlo Pastura, che hanno scavato e letto Palazzolo restituendo al paese la consapevolezza di duemila anni di continuità. Sono passati con le cazzuole e i taccuini, e hanno lasciato più di molti signori.

Gli emigranti e i ceramisti

Fra la fine dell'Ottocento e la metà del Novecento la Tuscia rurale ha svuotato i suoi borghi: America, Argentina, poi Belgio, Germania, Svizzera, poi Roma. Ogni famiglia di Vasanello ha qualcuno che è partito; alcuni sono tornati, molti no, alcuni tornano d'estate con figli e nipoti che parlano un'altra lingua. Questo movimento non ha lasciato monumenti ma ha modellato il paese più di qualsiasi feudatario. E poi i ceramisti, che sono passati e soprattutto sono rimasti: gli Orlandi, Giulio Francesconi, Mario Pieri, e le generazioni di artigiani che hanno imparato il mestiere da un padre o da un maestro. Ogni volta che entrate in una bottega e vedete qualcuno al tornio, vedete l'ultimo anello visibile di una catena lunga duemila anni. Se dovessi rispondere in una riga alla domanda del titolo direi così: da Vasanello sono passati i Falisci, i Bizantini, gli Orsini, i Borgia per interposta persona, i Farnese, i Della Rovere, i Colonna, i Barberini, un pittore della Sistina, i marmorari romani, i pellegrini, i contadini, gli emigranti e i ceramisti. I paesi che hanno ospitato i grandi nomi li ricordano con le targhe; Vasanello ricorda tutti gli altri con le mura, i vicoli, le fornaci e le cose che si continuano a fare con le mani.

Feste ed eventi a Vasanello (VT) durante l'anno

La festa di San Lanno, dal 4 al 7 maggio

È l'appuntamento che definisce il paese. Il 5 maggio ricorda il martirio, il 6 e il 7 il ritrovamento delle reliquie; il programma comprende le celebrazioni liturgiche, la processione con il busto d'argento del 1754, la banda, le luminarie, il mercato e le serate in piazza. Ogni dieci anni si celebra il Gran Festone: l'urna con la statua di cera del santo esce dalla cripta ed è portata in processione per le vie del paese da una squadra di facchini, secondo un uso che risale al primo trasporto del 1634. È il momento in cui Vasanello somiglia di più a se stesso, con gli emigrati che tornano e i vicoli pieni. Chi vuole vedere il paese in festa scelga questi giorni; chi vuole vederlo in silenzio li eviti.

Il Calendimaggio al castello di Vasanello

Nella seconda metà di maggio il Castello Orsini ospita la festa del Calendimaggio, che rievoca le celebrazioni primaverili medievali con il giardino in piena fioritura. È l'occasione più adatta per vedere insieme il castello e il suo giardino nel momento migliore dell'anno, e per chi viene con bambini è la formula più riuscita.

L'Ortaccio Jazz Festival a Vasanello

Nei primi giorni di agosto il paese ospita una rassegna jazz che è considerata fra le più importanti della Tuscia. Suonare jazz in un borgo di quattromila abitanti in una notte d'estate ha un senso preciso: le piazze piccole funzionano da sale da concerto naturali, e il pubblico è misto, di residenti e di appassionati venuti da Roma. Il programma esce ogni anno sui canali del Comune e delle associazioni.

La sagra dello gnocco cò la rattacacio

Fra luglio e agosto si celebra il piatto del paese, lo gnocco cò la rattacacio, preparato con farina e uova e condito con il formaggio grattugiato che gli dà il nome dialettale. È una sagra di paese vera, con i tavoli lunghi e le porzioni abbondanti, ed è il modo più economico e più allegro di cenare a Vasanello in estate.

La fiera d'autunno

Il Comune organizza mercati e fiere periodiche; per l'autunno è annunciata una fiera-mercato il 25 ottobre. Sono giornate in cui il centro si riempie di banchi e in cui conviene arrivare presto per il parcheggio.

Cosa mangiare a Vasanello (VT) e nella Tuscia del Tevere

La cucina di questa fascia è di transizione fra Lazio e Umbria e non fa sconti. Il piatto identitario è lo gnocco cò la rattacacio, pasta di farina e uova con formaggio grattugiato, di cui il paese fa una sagra. Intorno ci sono le paste fresche tirate a mano, i sughi di carne cotti a lungo, i legumi, le verdure di stagione, i formaggi pecorini della zona, la carne di maiale in tutte le forme, e l'olio extravergine, che qui è di livello serio perché gli uliveti coprono ogni collina fra il paese e il Tevere. In autunno arrivano le castagne dei Cimini, che a Vallerano e Soriano hanno la loro capitale, i funghi e l'olio nuovo. Non indico locali perché cambiano e perché la regola del bar del centro, dove chiedere consiglio, funziona meglio di qualsiasi lista. Un'avvertenza pratica: nei paesi piccoli la cucina chiude presto, sia a pranzo sia a cena. Chi arriva alle due e mezza rischia di trovare i fornelli spenti.

Cosa c'è intorno a Vasanello (VT)

Il valore di Vasanello dipende dall'itinerario, e l'itinerario dipende da cosa c'è intorno. C'è molto. Orte, a dieci chilometri, con la rupe e il sottosuolo scavato, è la prima scelta. Bassano in Teverina, a otto, è la seconda, con la torre campanaria staccata. Civita Castellana, a una ventina di chilometri, custodisce il museo dei Falisci nel Forte Sangallo e il duomo con il portico cosmatesco: è il complemento naturale di chi si è appassionato alla ceramica antica al museo di Vasanello. Verso i Cimini, Vallerano e Soriano nel Cimino con la faggeta; Vitorchiano sulla sua forra; Chia con la sua torre; il Parco dei Mostri di Bomarzo e, per chi cammina, Monte Casoli. Verso sud, Calcata e Sutri con l'anfiteatro scavato nel tufo; verso ovest Caprarola con Palazzo Farnese, che chiude il cerchio con Giulia: fu il nipote di suo fratello a costruirlo. Oltre il Tevere, Amelia, Narni, Otricoli e, un po' più su, Orvieto. Chi ragiona in inglese trova su ItalyPlanner la guida a Civita Castellana e ai Falisci e la rassegna dei borghi migliori del Lazio, utili per costruire il giro.

Vasanello (VT) con i bambini

Con i bambini Vasanello funziona meglio di quanto ci si aspetti, a condizione di scegliere le cose giuste. Il castello con visita guidata è un'esperienza da fiaba: quattro torri, un pozzo, un giardino con le piante «di prima di Cristoforo Colombo» (una domanda che ai ragazzi piace: «cosa manca in questo orto?») e una fabbrica con i forni. La cripta di San Lanno con la statua di cera colpisce, e per alcuni bambini un po' troppo: valutate l'età. Il museo della ceramica è breve e concreto, e se una bottega permette di toccare l'argilla la giornata è fatta. Palazzolo con la cascata e le grotte è un'avventura per ragazzi dagli otto anni in su che camminano volentieri; sotto quell'età il sentiero nella forra è faticoso. La sagra dello gnocco e il Calendimaggio sono gli eventi più adatti alle famiglie. Passeggini: solo quelli piccoli, e con pazienza.

Domande veloci su Vasanello (VT)

Dove si trova Vasanello?

In provincia di Viterbo, nella Tuscia meridionale, su un pianoro di tufo che guarda la valle del Tevere, a dieci chilometri da Orte e a pochi chilometri dal confine con l'Umbria.

Quanto dista Vasanello da Roma?

Circa 70 chilometri per l'Autostrada A1 con uscita a Orte: un'ora e dieci di guida in condizioni normali, un'ora e un quarto nei giorni di traffico.

Come si arriva a Vasanello senza auto?

Treno regionale FL1 da Roma Tiburtina o Ostiense fino a Orte (50-70 minuti), poi autobus Cotral delle linee per Soriano nel Cimino e Vallerano, con orari da pendolari e quasi assenti la domenica. Verificare sul sito Cotral il giorno prima.

Quanto costa visitare il Castello Orsini di Vasanello?

Biglietto intero 10 euro, studenti 5 euro, gruppi sopra le venticinque persone 8 euro. La visita è guidata e dura circa due ore.

Quando è aperto il Castello Orsini di Vasanello?

L'ultimo sabato e domenica di ogni mese da marzo a novembre, con turni al mattino e al pomeriggio, e per gruppi di almeno quindici persone su prenotazione tutto l'anno. Conviene chiamare prima.

Serve prenotare per il castello di Vasanello?

Per i gruppi sì, sempre. Per le aperture mensili è consigliato: si prenota per telefono al 328 6552632 o 0763 837473, o scrivendo a castellorsinivasanello@gmail.com.

Le chiese di Vasanello sono a pagamento?

No. Santa Maria Assunta e San Salvatore sono chiese parrocchiali aperte negli orari delle funzioni; la cappella di San Lanno e la Madonna delle Grazie si aprono a richiesta o in occasione delle feste.

Il Museo della Ceramica di Vasanello ha orari fissi?

No: ha sede nel palazzo comunale, Palazzo Celestini in via Roma 30, e le aperture si chiedono al Comune al numero 0761 40891. Per i gruppi si può richiedere un'apertura dedicata.

Quanto tempo serve per visitare Vasanello?

Due o tre ore per il centro e le chiese; mezza giornata con il castello; una giornata piena con Palazzolo o con l'abbinamento a Orte e Bassano in Teverina.

Vasanello è adatta ai bambini?

Sì, con il castello, il giardino medievale e la fabbrica di ceramiche come punti forti. Palazzolo è per ragazzi dagli otto anni in su.

Vasanello è accessibile in sedia a rotelle?

Parzialmente. Gli assi principali del centro sono percorribili, i vicoli del nucleo antico e le sale storiche del castello hanno gradini e scale. Chi ha esigenze specifiche lo segnali al momento della prenotazione.

Dove si parcheggia a Vasanello?

Nelle aree di sosta della parte nuova dell'abitato, a ridosso del centro storico, che si percorre a piedi. Nei giorni di festa e di fiera conviene arrivare presto.

Si possono fare foto nel castello e nelle chiese di Vasanello?

Nelle chiese sì, senza flash e con rispetto per le funzioni. Nel castello le regole le comunica la guida all'inizio della visita.

Perché Vasanello si chiamava Bassanello?

Bassanello fu il nome ufficiale fino al 1949, quando un provvedimento lo cambiò in Vasanello per evitare confusioni con Bassano in Teverina, Bassano Romano e Bassano del Grappa. L'epigrafe del 1038 in San Salvatore usa però già la forma «Vassanello».

Chi era San Lanno, il patrono di Vasanello?

Secondo la tradizione un legionario romano nato a Colonia, martirizzato a Bassanello il 5 maggio 296. Le reliquie furono ritrovate nel 1628 e sono nella cripta di Santa Maria Assunta. La festa è dal 4 al 7 maggio.

Giulia Farnese ha vissuto davvero a Vasanello?

Sì. Sposò Orsino Orsini, signore di Bassanello, nel 1490 e visse nel castello, dove nel 1494 la raggiunsero le lettere di Alessandro VI che la volevano a Roma. Orsino morì qui nel 1500.

Cos'è Palazzolo a Vasanello?

Un sito archeologico nella forra sotto il paese: insediamento rupestre falisco, fornaci romane di terra sigillata, necropoli altomedievale e resti di un castello medievale. Si raggiunge a piedi con un sentiero non attrezzato.

Che differenza c'è fra Vasanello e Bassano in Teverina?

Sono due paesi diversi a otto chilometri di distanza. Vasanello è più grande, ha il castello e la tradizione ceramica; Bassano in Teverina è minuscolo e ha la torre campanaria staccata dalla chiesa. Si visitano bene insieme.

Cosa si compra a Vasanello?

Ceramica delle botteghe locali, terracotta e maiolica, e olio extravergine. Per i pezzi da tavola chiedete se sono idonei al contatto alimentare.

Cosa si mangia a Vasanello?

Lo gnocco cò la rattacacio, paste fresche, sughi di carne, pecorino, maiale, olio, e in autunno le castagne dei Cimini.

Qual è il periodo migliore per visitare Vasanello?

Da metà aprile a inizio giugno, con la festa di San Lanno e il giardino del castello in fiore; ottobre per i colori e i prodotti. L'estate è calda nelle ore centrali, l'inverno è quieto ma il castello non apre.

Vasanello vale un viaggio da sola?

No, vale una deviazione dentro un itinerario nella Tuscia del Tevere con Orte, Bassano in Teverina e i paesi dei Cimini. In quella posizione dà moltissimo.

Il quadro, in breve, è questo: Vasanello premia chi ci arriva senza fretta e senza pretese, e delude chi ci arriva con la lista in mano. Ha un castello in cui ha vissuto la donna più discussa del Rinascimento romano, due chiese romaniche con affreschi di nove secoli fa, un pittore della Sistina in una cappella di campagna, duemila anni di fornaci nella forra e un mestiere che resiste. Non chiede di essere ammirato. Chiede un po' di attenzione, che nel turismo di oggi è la merce più rara. Lasciate a Vasanello più tempo di quanto la sua dimensione suggerisca: lo restituisce.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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