Proponi un eventoAccediIl mio viaggio

La Via Francigena nel Lazio: tappe da Proceno a Roma

La Via Francigena nel Lazio si cammina in otto tappe, dalla 38 alla 45 della numerazione dell’Associazione Europea delle Vie Francigene, e misura 168,8 chilometri da Acquapendente a piazza San Pietro secondo la somma delle lunghezze ufficiali pubblicate dall’Associazione tappa per tappa. Chi vuole partire dal primo comune laziale che il cammino incontra scendendo dalla Toscana si aggancia alla variante alta di Proceno, un percorso alternativo di 18,5 chilometri tracciato dall’Associazione stessa. Le pagine che seguono raccontano il tratto laziale una tappa alla volta, con i chilometraggi ufficiali, i dislivelli ricalcolati sulla traccia GPS pubblicata dall’Associazione, il fondo, i punti d’acqua dichiarati, quello che si incontra lungo la strada e il modo per tornare indietro coi mezzi pubblici; piu’ la parte pratica, cioe’ la Credenziale, il Testimonium e le sue regole cambiate nel 2026, la stagione giusta, lo zaino, la segnaletica e i chilometri finali dentro Roma. La storia della strada, il diario di Sigerico, i valichi alpini e le vie romee sono raccontati nella scheda dedicata alla Via Francigena: qui si parla solo di come si cammina oggi nel Lazio.

Il tratto laziale della Via Francigena in breve

Il tratto laziale della Via Francigena del Nord copre 168,8 chilometri fra Acquapendente e piazza San Pietro, su otto tappe lunghe fra 16,5 e 23,9 chilometri, tutte classificate al livello di difficolta’ 2 dalla scala dell’Associazione Europea delle Vie Francigene. Non ci sono passi di montagna ne’ tratti attrezzati: la fatica nasce dalla lunghezza, dai saliscendi continui e, su alcune tappe, dalla scarsita’ di acqua.

Sentiero della via Francigena
Un tratto di sentiero della via Francigena segnalato per i pellegrini diretti a Roma. Foto di Luca Casartelli, licenza CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons.

Quanti chilometri sono davvero

Le lunghezze ufficiali tappa per tappa pubblicate dall’Associazione Europea delle Vie Francigene sono queste: Acquapendente-Bolsena 22,8 chilometri; Bolsena-Montefiascone 16,5; Montefiascone-Viterbo 17,6; Viterbo-Vetralla 21,9; Vetralla-Sutri 23,9; Sutri-Campagnano di Roma 23,8; Campagnano-La Storta 22,9; La Storta-Roma 19,4. La somma fa 168,8 chilometri. Vale la pena fissarlo, perche’ in giro si legge spesso la cifra tonda di 180, che nasce dagli arrotondamenti e dai chilometri percorsi in citta’ per raggiungere gli alloggi: la prima misura la traccia, la seconda una giornata reale.

Quante tappe e come sono numerate

La numerazione ufficiale dell’Associazione parte dal Colle del Gran San Bernardo e arriva a Roma; il Lazio occupa le tappe dalla 38 alla 45. La tappa 37, Radicofani-Acquapendente, e’ toscana all’inizio e laziale alla fine, perche’ il confine cade fra Ponte a Rigo e la valle del Paglia. La Regione Lazio nella propria comunicazione turistica parla semplicemente di otto tappe laziali senza usare la numerazione internazionale: chi confronta una mappa regionale con la guida ufficiale trova quindi gli stessi percorsi con nomi diversi, non percorsi diversi. Qui si usa la numerazione dell’Associazione, che e’ quella dei segnavia e delle tracce GPX.

Dislivelli: perche’ le cifre non coincidono mai

Il dislivello complessivo in salita del tratto laziale oscilla fra 2.550 e 3.250 metri a seconda del metodo di calcolo, e l’Associazione non pubblica un totale ufficiale. La differenza non nasce da percorsi diversi ma dalla soglia usata per filtrare il rumore del dato altimetrico: ricalcolando la traccia ufficiale ignorando le variazioni sotto i dieci metri si ottengono circa 2.550 metri, ignorando quelle sotto i cinque si arriva a circa 3.250. Le cifre riportate qui tappa per tappa sono espresse come intervallo fra i due metodi e vanno lette come stime; chi vuole un numero unico prenda quello della guida ufficiale e usi sempre quello.

In quanti giorni si fa

Otto tappe significano otto giorni di cammino, ai quali conviene aggiungere almeno un giorno di riposo, tipicamente a Viterbo o a Bolsena. Dieci giorni sono la misura comoda. Chi ha meno tempo taglia dall’alto, cioe’ parte da Montefiascone o da Viterbo e cammina rispettivamente sei o cinque giorni: sono i due frazionamenti che l’Associazione stessa propone, il primo come itinerario degli ultimi cento chilometri, il secondo come tratta riconosciuta per il rilascio del Testimonium.

Prima del Lazio ufficiale: Ponte a Rigo, Proceno e la variante alta

Proceno, in provincia di Viterbo, e’ il primo comune laziale che la Via Francigena incontra scendendo dalla Toscana, e si raggiunge solo prendendo la variante alta pubblicata dall’Associazione come percorso alternativo della tappa 37: 18,5 chilometri da Ponte a Rigo, contro i 10,3 chilometri dello stesso segmento sul percorso principale. Chi la sceglie porta la giornata da Radicofani ad Acquapendente a circa 31,8 chilometri. Fuori percorso, a breve distanza, restano Orvieto, nodo ferroviario di riferimento per tutta la parte alta, e Civita di Bagnoregio.

La tappa 37 sul percorso principale

La tappa ufficiale scende dalla Rocca di Radicofani lungo il tracciato della vecchia Cassia, perde circa 700 metri di quota e attraversa la valle del Paglia fino a Ponte Gregoriano, dove affronta l’ultima breve salita verso Acquapendente. La descrizione ufficiale contiene un avvertimento esplicito sul traffico automobilistico lungo la Cassia: si cammina a bordo strada per sezioni non brevi. Quota massima 792 metri alla partenza, minima 242 nel fondovalle.

La variante alta di Proceno

La variante si stacca a Ponte a Rigo, sale sui colli che dominano da est la valle del Paglia, tocca Proceno e ridiscende sul percorso principale poco prima di Acquapendente. Il punto piu’ alto della traccia sfiora i 419 metri; il dislivello in salita sta fra 280 e 350 metri, quello in discesa fra 320 e 400. L’Associazione la classifica al livello 2, piu’ facile della tappa principale che porta il livello 3, e nella descrizione ufficiale indica come motivo per sceglierla le vedute sulla valle sottostante. Il fondo alterna strade bianche e asfalto secondario di campagna. Chi non vuole una giornata da quasi trentadue chilometri puo’ dormire a Proceno e chiudere il mattino dopo, verificando pero’ in anticipo i posti letto, che nel borgo sono pochissimi.

Immagine: il cippo dei cento chilometri sulla salita verso Montefiascone, con il lago di Bolsena alle spalle.

Tappa 38: da Acquapendente a Bolsena

La tappa 38 misura 22,8 chilometri ufficiali da Acquapendente, chiesa del Santo Sepolcro, a Bolsena, basilica di Santa Cristina, con un dislivello in salita compreso fra 250 e 350 metri e uno in discesa fra 300 e 410, e difficolta’ 2. E’ la tappa dell’affaccio: si cammina per una decina di chilometri in leggera pendenza fino a San Lorenzo Nuovo e da li’ il lago di Bolsena si apre tutto insieme, dal bordo del cratere.

Acqua e punti di ristoro

La descrizione ufficiale e’ netta: acqua e punti di ristoro solo a San Lorenzo Nuovo. Significa circa dieci chilometri iniziali e otto finali senza nulla di garantito. Due litri a persona da Acquapendente sono il minimo in primavera, tre in estate inoltrata, e la sosta a San Lorenzo Nuovo, a due terzi di tappa, e’ l’unico punto in cui riempire le borracce prima della discesa.

Il fondo

Prevalgono le strade bianche fra uliveti e campi, con tratti di asfalto secondario e, nella discesa verso Bolsena, sezioni di via cava scavata nel tufo. Una variante aperta da anni evita il tratto trafficato sulla Cassia all’uscita da San Lorenzo Nuovo, e in arrivo a Bolsena il percorso scende sulla statale dove e’ stato costruito un marciapiede invece di seguire la vecchia provinciale: modifiche segnalate dall’Associazione e ormai assorbite nella traccia ufficiale.

Cosa si vede

Ad Acquapendente la cripta della chiesa del Santo Sepolcro, con il sacello costruito a imitazione del sepolcro di Gerusalemme, spiega perche’ il borgo esistesse nel sistema del pellegrinaggio: chi non poteva arrivare in Terra Santa si fermava qui. A San Lorenzo Nuovo colpisce l’impianto urbano a scacchiera, molto diverso dai borghi medievali intorno, perche’ il paese fu ricostruito in epoca moderna spostandolo di quota. A Bolsena chiudono la giornata la rocca Monaldeschi, il quartiere medievale e la basilica di Santa Cristina con le catacombe.

Dove si dorme e come si torna

Bolsena ha la ricettivita’ piu’ ampia della parte alta del cammino, dall’accoglienza religiosa agli alberghi sul lungolago, e funziona bene come giornata di riposo perche’ da qui si raggiungono in giornata Capodimonte, Marta e Gradoli. Per tornare a Roma non c’e’ ferrovia: si usa l’autobus verso Viterbo e da li’ il treno, oppure l’autobus verso Orvieto e la linea Roma-Firenze.

Tappa 39: da Bolsena a Montefiascone

La tappa 39 e’ la piu’ corta del tratto laziale, 16,5 chilometri ufficiali dalla basilica di Santa Cristina alla Rocca dei Papi di Montefiascone, ed e’ anche quella con il dislivello in salita piu’ alto, fra 556 e 620 metri. Difficolta’ 2, ma il rapporto fra chilometri e metri di salita la rende la piu’ impegnativa delle otto in proporzione.

Acqua e punti di ristoro

L’Associazione segnala rifornimento d’acqua solo nel primo tratto del percorso. Tradotto: si riempie a Bolsena e nella prima parte, poi si sale asciutti. Con 620 metri di dislivello e poca ombra nella parte finale, in estate il fabbisogno cresce in fretta, e partire alle sei del mattino cambia completamente la giornata.

Il fondo e il basolato

E’ la tappa del basolato romano: lunghi tratti della vecchia Cassia riemergono fra la vegetazione con i blocchi originali ancora in posto. Sono il tratto piu’ suggestivo del cammino laziale e il piu’ infido con la pioggia, perche’ la pietra levigata scivola. Per il resto si alternano sentieri nel bosco, guadi facili e strade bianche fra uliveti.

Cosa si vede

Il lago accompagna per quasi tutta la mattina, con le isole Bisentina e Martana che cambiano posizione a ogni curva. A circa meta’ tappa si incontra il cippo che segna i cento chilometri mancanti a Roma: riferimento simbolico molto amato, ma che non coincide con il punto da cui l’Associazione fa partire il diritto al Testimonium. In cima, dal belvedere sotto la Rocca dei Papi, la vista copre il lago, buona parte della Tuscia e, con aria tersa, il Monte Amiata; in basso resta la chiesa di San Flaviano, la Sce Flaviane del diario di Sigerico.

Dove si dorme e come si torna

Montefiascone ha accoglienza pellegrina e strutture turistiche, ed e’ il punto di partenza consigliato dall’Associazione per chi vuole camminare gli ultimi cento chilometri in sei giorni. Non ha stazione ferroviaria attiva sul percorso: per rientrare si scende in autobus a Viterbo e da li’ si prende la ferrovia regionale verso Roma.

Tappa 40: da Montefiascone a Viterbo

La tappa 40 misura 17,6 chilometri ufficiali dalla Rocca dei Papi a piazza del Plebiscito a Viterbo, con dislivello in salita fra 125 e 223 metri e in discesa fra 426 e 525: e’ la giornata piu’ facile della prima meta’ del cammino laziale, tutta in perdita di quota, da 639 metri a 332. Difficolta’ 2.

Acqua e punti di ristoro

Qui il dato ufficiale e’ il piu’ severo di tutto il tratto laziale: pochissima acqua e nessun punto di ristoro lungo l’itinerario. Diciassette chilometri senza bar e senza fontane affidabili sono gestibili in primavera, molto meno a luglio. Si parte carichi da Montefiascone e si conta di bere solo all’arrivo.

Le terme libere del Bagnaccio

A pochi metri dal tracciato, nella parte pianeggiante finale, si trovano le vasche di acqua calda del Bagnaccio. L’Associazione le segnala nella descrizione della tappa indicando che l’impianto e’ temporaneamente chiuso: prima di contarci per il bagno di fine giornata conviene verificarne lo stato, cambiato piu’ volte negli anni. Nella stessa pianura si trovano altre sorgenti libere, fra cui le Piscine Carletti.

Cosa si vede a Viterbo

Viterbo e’ la citta’ piu’ grande del cammino laziale e merita il giorno di riposo. Si entra dalla seicentesca Porta Fiorentina e si arriva a piazza del Plebiscito; da li’ il quartiere medievale di San Pellegrino, il Palazzo dei Papi con la loggia e la cattedrale di San Lorenzo sono a pochi minuti a piedi. Chi capita a settembre trova la citta’ occupata dai preparativi per il trasporto della Macchina di Santa Rosa, la sera del 3 settembre: in quei giorni gli alberghi si esauriscono.

Dove si dorme e come si torna

Viterbo ha ostelli, conventi, alberghi e affittacamere ed e’ il nodo piu’ comodo del tratto laziale: la ferrovia regionale FL3 la collega a Roma, con capolinea a Porta Fiorentina e fermata anche a Porta Romana. E’ il punto in cui piu’ spesso si spezza il cammino, e non a caso e’ la citta’ scelta dall’Associazione come testa della tratta finale riconosciuta per il Testimonium.

Tappa 41: da Viterbo a Vetralla

La tappa 41 misura 21,9 chilometri ufficiali da piazza del Plebiscito a Viterbo al Duomo di Vetralla, con dislivello in salita fra 433 e 464 metri e in discesa fra 439 e 470: parte e arriva quasi alla stessa quota, intorno ai 320 metri, ma in mezzo sale fino a 597. Difficolta’ 2. E’ la tappa dei boschi dei Cimini.

Il percorso passo per passo

La descrizione ufficiale di questa tappa e’ insolitamente dettagliata, segno di un tracciato rivisto di recente. Si lasciano le mura di Viterbo da Porta Romana, si passa sotto Porta San Biele, si prosegue per via della Grotticella e si sale per strada Roncone; da li’ il sentiero fra castagneti e querceti porta a San Martino al Cimino, in cui si entra dalla Porta Nord passando accanto all’abbazia cistercense del Duecento e da cui si esce dalla Porta Sud. Seguono sentieri facili e brevi tratti d’asfalto, poi i boschi del Monte Fogliano e la discesa ombreggiata verso Tre Croci e Vetralla.

Acqua, fondo e ombra

E’ una delle tappe piu’ ombreggiate del cammino laziale, il che la rende la meno punitiva in estate; il fondo alterna sentiero forestale, sterrato e asfalto secondario. San Martino al Cimino, a circa un terzo di tappa, e’ il punto di rifornimento naturale e vale la sosta per l’abbazia e per l’impianto seicentesco del borgo, disegnato a ferro di cavallo intorno alla chiesa.

Cosa c’e’ intorno

Vetralla e’ un buon campo base per la Tuscia meno battuta: da qui si raggiungono Blera, Barbarano Romano, Tuscania e Tarquinia; sui Cimini restano vicini Soriano nel Cimino, Vitorchiano e il giardino di Villa Lante a Bagnaia. Vetralla ha inoltre una fermata sulla FL3 fra Roma e Viterbo, il che ne fa uno dei punti piu’ comodi per interrompere il cammino: conviene verificare sulla mappa la distanza fra stazione e centro storico.

Tappa 42: da Vetralla a Sutri

La tappa 42 e’ la piu’ lunga del tratto laziale, 23,9 chilometri ufficiali dal Duomo di Vetralla all’anfiteatro romano di Sutri, con dislivello in salita fra 340 e 469 metri e in discesa fra 383 e 516. Difficolta’ 2, quota massima 502 metri, quota minima 263.

Il profilo e il fondo

Non ci sono salite dure, ma i saliscendi non finiscono mai e su quasi ventiquattro chilometri si sentono. Si cammina in mezzo al bosco appena usciti da Vetralla, poi fra noccioleti a perdita d’occhio, con tratti di strada bianca e sezioni di asfalto secondario. I noccioleti producono un effetto curioso: file regolari, ombra bassa e pochissimi riferimenti, e si perde facilmente il conto dei chilometri.

Acqua e punti di ristoro

La descrizione ufficiale segnala acqua e punti di ristoro solo a Capranica, che si incontra intorno al quindicesimo chilometro. Sono quindi quindici chilometri iniziali senza servizi garantiti. Capranica e’ anche il luogo dove sorgeva l’ospitale medievale per i viandanti, e ha sorgenti di acqua minerale lungo la Cassia.

Cosa si vede lungo il cammino

Dopo la chiesa della Madonna di Loreto si attraversa la grande estensione a nocciolo e si costeggiano querce monumentali prima di arrivare alle Torri di Orlando, ruderi di un antico complesso monastico che la tradizione popolare, non la storia, lega al paladino dei poemi cavallereschi. Sutri chiude la giornata con l’anfiteatro interamente scavato nel tufo, le tombe rupestri e il mitreo trasformato nella chiesa della Madonna del Parto: la scheda dedicata all’antica Sutri racconta il sito nel dettaglio.

Lavori recenti sul tracciato

Nell’aprile 2026 l’Associazione ha dato notizia del completamento di un progetto di riqualificazione del tratto che attraversa il comune di Sutri, finanziato dalla Regione Lazio per 80.000 euro: sistemazione dei ponticelli, ripristino delle staccionate, recupero di tre aree di sosta per i pellegrini, manutenzione dei sentieri, nuova cartellonistica direzionale, messa in sicurezza di quattro attraversamenti pedonali sulla Cassia e installazione di defibrillatori e cassette di primo soccorso.

Dove si dorme e come si torna

Sutri ha accoglienza religiosa e strutture turistiche. Per il rientro si usa la stazione di Capranica-Sutri sulla ferrovia regionale FL3, che riporta a Roma; la stazione non si trova dentro nessuno dei due centri storici, quindi va messo in conto un trasferimento, e conviene verificarne la posizione prima di arrivare stanchi.

Tappa 43: da Sutri a Campagnano di Roma

La tappa 43 misura 23,8 chilometri ufficiali dall’anfiteatro di Sutri alla chiesa del Gonfalone di Campagnano di Roma, con dislivello in salita fra 263 e 343 metri e in discesa fra 257 e 329, difficolta’ 2. E’ la tappa in cui la Tuscia finisce e comincia la Campagna Romana, e la quota scende sensibilmente: minimo 161 metri, massimo 286.

Il percorso

Il primo tratto attraversa campi aperti fino a Monterosi, poi si torna nei campi e si scende alle cascate di Monte Gelato, dentro il Parco Valle del Treja, che e’ la sosta piu’ bella della giornata. Dalle cascate si entra nell’area del Parco di Veio e si risale lungo una via cava panoramica fino alle porte di Campagnano.

Acqua e ristoro

Il dato ufficiale segnala acqua e punti di ristoro a Monterosi e alle cascate di Monte Gelato. Sono due soste ben distribuite, il che rende questa tappa piu’ gestibile delle precedenti in termini di rifornimento, ma le aperture stagionali dell’area delle cascate vanno verificate: fuori stagione il chiosco puo’ essere chiuso.

La variante ufficiale in uscita da Sutri

L’Associazione ha tracciato una variante ufficiale per uscire da Sutri in sicurezza. Misura 7,4 chilometri contro i 4,1 del segmento corrispondente sul percorso principale: nella descrizione ufficiale si dichiara un allungamento di 3,5 chilometri, il ricalcolo sulla traccia pubblicata ne restituisce 3,3. La differenza e’ irrilevante nella pratica, ma spiega perche’ due fonti possano assegnare a questa tappa 23,8 oppure poco piu’ di 27 chilometri: dipende da quale traccia si segue.

Cosa si vede

Monte Gelato e le forre del Treja sono il cuore paesaggistico della tappa, con mulino, cascatelle e pozze. Poco piu’ a nord, fuori percorso, ci sono Nepi, Castel Sant’Elia e Civita Castellana. A ovest si aprono il lago di Bracciano con Bracciano, Trevignano Romano e Anguillara Sabazia, e il lago di Vico con Ronciglione e Caprarola, dove si trova Palazzo Farnese.

Dove si dorme

Campagnano di Roma ha accoglienza pellegrina in paese e, dall’aprile 2026, un nuovo Ostello del Pellegrino presso il santuario della Madonna del Sorbo, inaugurato il 19 aprile 2026 nell’ambito del progetto Ger. Il santuario si trova sulla tappa successiva, a quarantacinque chilometri da piazza San Pietro: chi vuole usarlo deve tenerne conto, perche’ sposta il pernottamento fuori dal paese.

Tappa 44: da Campagnano di Roma a La Storta

La tappa 44 misura 22,9 chilometri ufficiali dalla chiesa del Gonfalone di Campagnano alla chiesa parrocchiale della Storta, con dislivello in salita fra 378 e 496 metri e in discesa fra 487 e 601, difficolta’ 2. E’ la tappa dell’ingresso nell’area romana, e quella con l’avviso di sicurezza piu’ esplicito dell’intero tratto laziale.

L’avviso ufficiale sul fango

La scheda ufficiale apre con un allerta: nella zona di Isola Farnese, dentro il Parco di Veio, si raccomanda la massima cautela, soprattutto nelle giornate di pioggia intensa, per il fango e il terreno scivoloso. Quel tratto scende su terreno argilloso e dopo due giorni di pioggia diventa molto faticoso: in inverno e in primavera piovosa vanno messi in conto tempi piu’ lunghi del previsto.

Il percorso

Si lascia Campagnano con una veduta ampia sulla campagna laziale, si entra nel Parco di Veio passando accanto alla chiesa della Madonna del Sorbo, si attraversa la Valle del Sorbo, che occupa il cratere di un antico vulcano, e si sale verso il centro storico di Formello, dove Palazzo Chigi ospita un ostello. Segue un lungo tratto panoramico che porta a Isola Farnese e infine alla Storta.

Acqua: l’avvertimento che conta

La descrizione ufficiale segnala che i punti acqua e ristoro sono disponibili solo fuori percorso, a Formello e a Isola Farnese, e aggiunge un avviso preciso: la fontana di Ponte Sodo non e’ potabile. Nella zona, fuori tracciato, si trova anche il Parco Natura La Selvotta di Formello.

Dove si dorme e come si torna

La Storta ha strutture ricettive e una stazione sulla ferrovia regionale FL3: da qui si arriva a Roma San Pietro e a Valle Aurelia in poco tempo. E’ il punto in cui molti spezzano, dormendo a Roma e tornando la mattina dopo a chiudere il cammino.

Tappa 45: da La Storta a piazza San Pietro, il tratto finale dentro Roma

La tappa 45 misura 19,4 chilometri ufficiali dalla chiesa parrocchiale della Storta a piazza San Pietro, con dislivello in salita fra 215 e 282 metri e in discesa fra 369 e 435, difficolta’ 2. Si scende da 172 metri a circa 18: e’ la tappa piu’ urbana e la piu’ contrastata, perche’ alterna marciapiedi trafficati e due parchi veri.

Come e’ fatta la giornata

La descrizione ufficiale la divide in quattro parti: un lungo tratto sul marciapiede della via Cassia, definita molto trafficata; il verde della Riserva naturale dell’Insugherata dopo il Grande Raccordo Anulare; il ritorno sul traffico di via Trionfale; e infine il parco di Monte Mario. La scheda avverte di prestare attenzione, nell’area dell’Insugherata, a possibili tratti fangosi. E’ l’unica tappa laziale in cui punti ristoro e fontanelle sono frequenti lungo tutto il percorso.

Monte Mario, il Mons Gaudii

Dal belvedere di Monte Mario si vede per la prima volta la cupola di San Pietro, ed e’ il motivo per cui l’altura si chiamava Mons Gaudii, monte della gioia. E’ il punto piu’ alto del comune di Roma e ospita l’Osservatorio astronomico.

Quando il parco e’ chiuso: la deviazione ufficiale

La riserva di Monte Mario e’ stata chiusa piu’ volte, per rimozione di alberi caduti, per lavori o per rischio incendio. Nel novembre 2023 l’Associazione segnalo’ l’interdizione dell’accesso sia dal cancello di via De Amicis sia da quello di via del Parco Mellini e pubblico’ un percorso alternativo che resta il riferimento pratico in caso di nuova chiusura: percorso per intero il parco dell’Insugherata, si prosegue per via A. Conti e via Gualandi per circa 800 metri, all’incrocio con via Trionfale si attraversa e sulla sinistra del complesso di Santa Maria della Pieta’ si imbocca la ciclabile del Parco Lineare Monte Mario-Monte Ciocci, circa cinque chilometri in sicurezza; dal belvedere di Monte Ciocci si scende a destra lungo i tornanti fino a via Anastasio II, si gira a sinistra per un centinaio di metri fino al semaforo con viale degli Ammiragli, si svolta a sinistra, si percorre via Candia, si gira a destra su via Leone IV e si costeggiano le mura vaticane fino a piazza Risorgimento. Prima dell’ultima tappa conviene controllare gli avvisi, perche’ la chiusura puo’ tornare da un giorno all’altro.

L’arrivo e cosa fare dopo

L’arrivo e’ in piazza San Pietro, davanti al colonnato e all’obelisco vaticano. Chi ha ancora energie puo’ chiudere il cammino come si chiudeva nel Medioevo, quando la meta non era la piazza ma la tomba dell’apostolo e, per molti, anche le basiliche dei martiri fuori le mura: San Paolo fuori le mura, San Lorenzo fuori le mura, San Sebastiano sulla via Appia, con le catacombe e il parco dell’Appia Antica. A pochi minuti restano Castel Sant’Angelo, la Citta’ del Vaticano con i Musei Vaticani, il Gianicolo e la Santissima Trinita’ dei Pellegrini, nata per ospitare chi arrivava a piedi.

Immagine: il belvedere di Monte Mario al mattino, con la cupola di San Pietro sullo sfondo della citta’.

La Credenziale e il Testimonium: regole aggiornate

La Credenziale del pellegrino della Via Francigena ha un prezzo consigliato di 8 euro fissato dall’Associazione Europea delle Vie Francigene, che dal 2026 la stampa in formato a fisarmonica al posto del vecchio libretto. Non e’ un souvenir: serve per accedere alle accoglienze riservate ai pellegrini e per ottenere il Testimonium all’arrivo.

Che cosa dà la Credenziale e come si timbra

Degli 8 euro, secondo l’Associazione, il 70 per cento finanzia le attivita’ dell’Associazione stessa comprese stampa e spedizione, il 30 per cento va alle associazioni e ai punti distributori. La Credenziale non ha scadenza e si usa in piu’ viaggi, anche in anni diversi; dà diritto a tariffe agevolate negli ostelli della rete Visit Vie Francigene, a sconti in bar e ristoranti aderenti e a riduzioni dichiarate fino al 10 per cento con Trenitalia, Trenord e FlixBus. I timbri si raccolgono presso strutture ricettive, parrocchie, uffici turistici, bar, negozi e uffici comunali: la regola ufficiale e’ un timbro al giorno con la data, ma chi punta al Testimonium farebbe bene a prenderne due.

Il Testimonium a Roma

Il Testimonium viene rilasciato a chi, presentando la credenziale timbrata, ha percorso a piedi almeno gli ultimi 100 chilometri o in bicicletta gli ultimi 200. A Roma si ritira al punto di accoglienza pellegrini della Basilica di San Pietro: secondo le indicazioni pubblicate dall’Associazione vi si accede dal percorso agevolato detto Percorso Preghiera, sul lato destro guardando la basilica, segnalato da cartellonistica gialla; superato il controllo di sicurezza, il punto si trova nel guardaroba della basilica. L’orario indicato e’ dalle 7:30 alle 18:30 tutti i giorni, con apertura posticipata alle 13:00 il mercoledi’ di Udienza papale in piazza. Sono orari che possono cambiare: conviene verificarli con la Fabbrica di San Pietro prima dell’ultima tappa.

I sette nuovi punti di rilascio dal 2026

Nel maggio 2026 l’Associazione ha annunciato che il Testimonium non e’ piu’ disponibile soltanto a San Pietro, a Brindisi e a Santa Maria di Leuca: nasce una rete di sette punti di rilascio lungo il percorso italiano, uno per ciascuna tratta. Le tratte dichiarate sono Gran San Bernardo-Ivrea (7 tappe, 110 chilometri), Ivrea-Pavia (7, 141), Pavia-Fidenza (5, 119), Fidenza-Lucca (8, 211), Lucca-Siena (6, 133), Siena-Viterbo (7, 161) e Viterbo-Roma (5, 108); i nuovi punti sorgono a Ivrea, Pavia, Fidenza, Lucca, Siena e Viterbo. Il documento e’ gratuito, la verifica avviene solo tramite credenziale e timbri, e non serve completare una tratta in un solo anno.

Da dove partire per avere il Testimonium: le fonti non concordano

Sulla domanda piu’ frequente di tutte esistono tre risposte diverse. Le domande frequenti dell’Associazione dicono che a piedi conviene partire almeno da Viterbo e in bicicletta da San Quirico d’Orcia. La nuova rete di tratte assegna al segmento Viterbo-Roma 108 chilometri su cinque tappe, mentre la somma delle lunghezze ufficiali delle stesse cinque tappe ne restituisce 111,9. Lungo la salita verso Montefiascone, infine, un cippo segna i cento chilometri mancanti a Roma, ma la somma delle tappe da Montefiascone in giu’ fa 129,5 chilometri: quel cippo misura la strada, non il sentiero. La conclusione pratica non cambia: da Viterbo si e’ oltre la soglia con qualunque metodo, da Montefiascone lo si e’ ancora di piu’.

Quando andare

Le stagioni migliori per camminare la Via Francigena, secondo l’Associazione Europea delle Vie Francigene, sono maggio e giugno oppure settembre e ottobre. Per il tratto laziale la finestra si allarga un poco in basso, perche’ qui non ci sono valichi innevati: aprile e i primi di novembre restano praticabili, mentre luglio e agosto sono da evitare.

Estate e inverno

Il problema dell’estate non e’ solo la temperatura: e’ la combinazione fra il caldo della campagna viterbese, l’ombra scarsa e i punti d’acqua radi dichiarati dalle schede ufficiali, che rende pesanti soprattutto le tappe 39 e 40. L’Associazione raccomanda di proteggere il capo, usare la crema solare e partire molto presto, il che nel Lazio significa alzarsi prima delle sei. L’inverno non e’ la stagione consigliata ne’ per il clima ne’ per i servizi: molte strutture chiudono da novembre a marzo e diverse accoglienze religiose non sono riscaldate. Si aggiunge il fango dei tratti di Veio e dell’Insugherata. Va tenuto presente anche il calendario locale: il 3 settembre, con la Macchina di Santa Rosa, Viterbo si riempie.

Cosa portare

L’Associazione Europea delle Vie Francigene indica uno zaino da 35-45 litri caricato in modo che il peso non superi i 7-8 chilogrammi, e raccomanda di non risparmiare su zaino e scarpe, lasciando il resto dell’equipaggiamento a indumenti tecnici leggeri e traspiranti.

Piedi, pioggia e acqua

Calze da trekking antivescica e scarpe gia’ rodate sono la parte piu’ importante dell’attrezzatura: sul tratto laziale si alternano basolato levigato, strade bianche, sentieri forestali, asfalto e fondo argilloso, e una scarpa da trekking leggera con buona aderenza e’ il compromesso che dà meno problemi. Per la pioggia l’Associazione consiglia giacca a vento e ombrellino e sconsiglia la mantella; avverte inoltre che i guadi, innocui per gran parte dell’anno, con piogge forti possono diventare insidiosi o interrompere il percorso. Sull’acqua la regola e’ semplice: tappe 39, 40 e 44 si affrontano con le borracce piene, la fontana di Ponte Sodo non e’ potabile, la tappa 45 non pone problemi.

Navigazione

La segnaletica e’ definita dall’Associazione buona ma non sempre perfetta, e nelle traversate urbane i segnavia vengono periodicamente rimossi dai pali durante le operazioni di pulizia. Serve un sistema di riserva: la nuova applicazione ufficiale, disponibile dal 2026 per Android e iOS insieme a una versione web installabile, permette di scaricare le tracce per l’uso offline, e la guida cartacea ufficiale include le mappe in scala 1:50.000. Non esiste una mappa escursionistica dettagliata separata dalla guida.

La segnaletica: cosa seguire e cosa ignorare

La segnaletica ufficiale della Via Francigena e’ stata posata lungo tutto il tratto italiano fra Pont-Saint-Martin e Roma, con l’eccezione della Valle d’Aosta, dove valgono le indicazioni regionali gialle. Nel Lazio si seguono quindi i segnavia ufficiali dell’Associazione, in cinque formati diversi.

I cinque tipi ufficiali e la freccia che porta altrove

I segnavia ufficiali sono un cartello metallico stradale dove transitano anche i veicoli, un cartello metallico piccolo per strade campestri e sentieri, un supporto in alluminio giallo con segnavia e freccia, adesivi bianco-rossi con il simbolo del pellegrino nero e segnavia dipinti a vernice con lo stesso simbolo. L’Associazione avverte pero’ che lungo il percorso si trovano altri segnavia, il piu’ frequente dei quali e’ una freccia bianca con il pellegrino giallo, che indica un percorso diverso da quello ufficiale: giallo significa altro cammino, nero su bianco e rosso significa Francigena. La segnaletica e’ inoltre bidirezionale solo in pochi tratti brevi, in Italia soltanto fra il Gran San Bernardo e Piverone, e la guida ufficiale descrive il percorso solo da nord a sud.

Dove si dorme lungo il tratto laziale

Sulla Via Francigena si dorme mediamente con 15 euro nelle accoglienze pellegrine e con 20-30 euro a persona in camera doppia nelle strutture turistiche, secondo le stime dell’Associazione Europea delle Vie Francigene; la cena con menu del pellegrino costa 15-20 euro, il pranzo leggero intorno ai 10. Nel Lazio il sistema regge, con ricettivita’ molto diversa da un centro all’altro. Il posto letto nuovo piu’ significativo e’ l’Ostello del Pellegrino aperto nell’aprile 2026 al santuario della Madonna del Sorbo di Campagnano; a Formello, Palazzo Chigi ospita un ostello; a Roma la Confraternita di San Jacopo di Compostella gestisce da tempo un’accoglienza a donativo per chi arriva con la credenziale.

Che tipo di posti sono e come si prenota

Ci sono ostelli e case di accoglienza gestiti da parrocchie, conventi e associazioni, quasi sempre riservati a chi ha la credenziale; strutture turistiche convenzionate che applicano uno sconto a chi la mostra; e alcune strutture a donativo, per le quali l’Associazione raccomanda di lasciare almeno 10 euro per il pernottamento e almeno 5 per la cena. Viterbo e Bolsena hanno alberghi in quantita’, i centri piccoli si saturano nei ponti. L’indicazione ufficiale e’ di prenotare nelle strutture turistiche, mentre per quelle pellegrine non sempre serve: conviene comunque avvisare almeno il giorno prima indicando l’ora di arrivo.

Come si arriva e come si torna con i mezzi

Il tratto laziale della Via Francigena e’ il piu’ facile da spezzare di tutto il cammino italiano, perche’ la ferrovia regionale FL3 collega Roma a Viterbo servendo direttamente quattro punti tappa: La Storta, Capranica-Sutri, Vetralla e Viterbo, con capolinea a Viterbo Porta Fiorentina e fermata anche a Viterbo Porta Romana.

Il treno

Dal lato romano la linea passa per Roma San Pietro e Valle Aurelia, cioe’ a pochi minuti dall’arrivo del cammino: chi finisce la tappa 44 alla Storta puo’ dormire in centro e tornare il mattino dopo. Chi mostra la credenziale ha diritto a una riduzione dichiarata fino al 10 per cento sui treni regionali Trenitalia e Trenord. Gli orari vanno controllati sul sito del vettore, perche’ nei fine settimana la frequenza cala.

L’autobus

La parte alta del cammino, da Acquapendente a Montefiascone, non ha ferrovia: si usano gli autobus extraurbani regionali verso Viterbo e da li’ il treno. Per Acquapendente il nodo ferroviario piu’ comodo resta Orvieto, sulla linea Roma-Firenze, con proseguimento in autobus. Anche su FlixBus la credenziale dà diritto a uno sconto dichiarato dall’Associazione, trasporto della bicicletta compreso.

Spezzare il cammino in piu’ weekend

Con la FL3 il tratto Viterbo-Roma si smonta in tre fine settimana: Viterbo-Vetralla e Vetralla-Sutri il primo, Sutri-Campagnano il secondo con rientro in autobus, Campagnano-La Storta e La Storta-Roma il terzo. La Credenziale non ha scadenza e dal 2026 il Testimonium si ottiene accumulando le tappe di una tratta anche in anni diversi, quindi il cammino frazionato non fa perdere il diritto al documento, purche’ i timbri ci siano tutti.

Varianti, bicicletta e accessibilita’

Sul tratto laziale l’Associazione Europea delle Vie Francigene pubblica due varianti ufficiali con traccia propria, la variante alta di Proceno sulla tappa 37 e la variante in uscita da Sutri sulla tappa 43, oltre a indicare il tratto ciclopedonale B21 con variante Signorino come alternativa fra Viterbo e Sutri per famiglie e persone con mobilita’ ridotta.

Dove controllare le interruzioni

Le interruzioni e le deviazioni temporanee vengono pubblicate dall’Associazione sul proprio sito e riportate nell’applicazione ufficiale. Nel Lazio hanno riguardato negli anni la chiusura del parco di Monte Mario sulla tappa 45, con percorso alternativo pubblicato, un blocco privato del passaggio nel territorio di Vetralla sulla tappa 41 e modifiche in uscita da San Lorenzo Nuovo e in arrivo a Bolsena sulla tappa 38, ormai assorbite nella traccia. Nessun avviso sostituisce il controllo prima della partenza.

In bicicletta

Il percorso pedonale segnato con le bande bianco-rosse, avverte l’Associazione, e’ percorribile con continuita’ in bicicletta solo da ciclisti molto esperti e allenati e senza borse. Per chi viaggia carico esiste la CicloVia Francigena, mappata a parte, che si discosta per lunghi tratti dal percorso a piedi ed e’ pensata per mountain bike, gravel o ibride. La sua segnaletica fu completata nel 2016 fra il Gran San Bernardo e Roma ma non ha avuto manutenzione regolare, quindi esiste senza essere affidabile: serve la traccia digitale. Per il Testimonium in bicicletta la soglia e’ di 200 chilometri, il che porta il punto di partenza consigliato a San Quirico d’Orcia.

Accessibilita’, bambini, cani

Il percorso pedonale, fatto di strade minori, sterrate e sentieri, non e’ accessibile in carrozzina se non per brevi tratti; la CicloVia, con alcune modifiche nei punti piu’ sconnessi, e’ percorribile in gran parte con una carrozzina fuoristrada, ma non esiste un elenco organizzato di strutture accessibili. Con i bambini l’Associazione invita alla prudenza, perche’ alcuni tratti attraversano strade trafficate o corrono a bordo strada: nel Lazio le sezioni piu’ adatte sono la 43 fino alle cascate di Monte Gelato e la parte boschiva della 41. I cani sono ammessi sul percorso ma non in tutte le strutture.

Domande frequenti sulla Via Francigena nel Lazio

Quanti chilometri sono la Via Francigena nel Lazio?

La Via Francigena nel Lazio misura 168,8 chilometri da Acquapendente a piazza San Pietro, sommando le lunghezze ufficiali delle otto tappe pubblicate dall’Associazione Europea delle Vie Francigene. La cifra tonda di 180 chilometri che circola spesso deriva da arrotondamenti e dai chilometri percorsi in citta’ per raggiungere gli alloggi. Chi aggiunge la variante alta di Proceno, sulla tappa 37, cammina altri 18,5 chilometri prima di Acquapendente.

Quante tappe ha la Via Francigena nel Lazio e quanto sono lunghe?

La Via Francigena nel Lazio si divide in otto tappe, numerate dalla 38 alla 45 nella numerazione ufficiale che parte dal Colle del Gran San Bernardo. Le lunghezze ufficiali sono 22,8 chilometri da Acquapendente a Bolsena, 16,5 fino a Montefiascone, 17,6 fino a Viterbo, 21,9 fino a Vetralla, 23,9 fino a Sutri, 23,8 fino a Campagnano di Roma, 22,9 fino alla Storta e 19,4 fino a piazza San Pietro.

Da dove bisogna partire per ottenere il Testimonium a Roma?

Per ottenere il Testimonium sulla Via Francigena bisogna avere percorso a piedi almeno gli ultimi 100 chilometri con la credenziale timbrata, e le domande frequenti dell’Associazione Europea delle Vie Francigene indicano di partire almeno da Viterbo. La nuova rete di tratte del 2026 assegna al segmento Viterbo-Roma 108 chilometri, mentre la somma delle cinque tappe ufficiali ne restituisce 111,9: in entrambi i casi la soglia e’ superata. Partendo da Montefiascone il margine e’ ancora piu’ ampio.

Quanto costa la Credenziale del pellegrino e dove si compra?

La Credenziale del pellegrino della Via Francigena ha un prezzo consigliato di 8 euro fissato dall’Associazione Europea delle Vie Francigene, che la distribuisce online e attraverso punti di ritiro lungo il percorso. Del ricavato, il 70 per cento sostiene le attivita’ dell’Associazione comprese stampa e spedizione, il 30 per cento va alle associazioni e ai punti distributori. Dal 2026 il formato e’ a fisarmonica al posto del libretto, e il documento non ha scadenza.

Qual e’ il periodo migliore per camminare la Via Francigena nel Lazio?

Il periodo migliore per la Via Francigena nel Lazio va da aprile a inizio giugno e da settembre a ottobre, in linea con le stagioni consigliate dall’Associazione Europea delle Vie Francigene per l’intero itinerario. Luglio e agosto sono da evitare: l’ombra e’ scarsa su molte tappe e le schede ufficiali segnalano rifornimento d’acqua assente o quasi sulle tappe 39, 40 e 44. In inverno molte accoglienze chiudono e il terreno argilloso diventa fangoso.

Dove si trovano acqua e punti di ristoro lungo le tappe laziali?

Sulla Via Francigena nel Lazio i punti d’acqua dichiarati dalle schede ufficiali sono pochi e concentrati: San Lorenzo Nuovo sulla tappa 38, solo il primo tratto sulla tappa 39, nessun ristoro e pochissima acqua sulla tappa 40, Capranica sulla tappa 42, Monterosi e le cascate di Monte Gelato sulla tappa 43, Formello e Isola Farnese fuori percorso sulla tappa 44. La fontana di Ponte Sodo non e’ potabile. Solo la tappa 45 ha fontanelle frequenti.

Si puo’ fare la Via Francigena nel Lazio a tappe nei fine settimana?

La Via Francigena nel Lazio si presta bene al cammino frazionato, perche’ la ferrovia regionale FL3 fra Roma e Viterbo ferma alla Storta, a Capranica-Sutri, a Vetralla e a Viterbo. Il tratto Viterbo-Roma si smonta in tre fine settimana. Dal 2026 il Testimonium si puo’ ottenere accumulando le tappe di una tratta anche in anni diversi, quindi camminare a pezzi non fa perdere il diritto al documento, purche’ i timbri siano tutti sulla credenziale.

La Via Francigena nel Lazio e’ adatta ai bambini?

La Via Francigena nel Lazio non e’ adatta ai bambini nella sua interezza, perche’ alcuni tratti attraversano strade trafficate o corrono a bordo strada, come avverte la stessa Associazione Europea delle Vie Francigene. Funzionano invece bene singole sezioni su sterrato e sentiero: il tratto della tappa 43 che scende alle cascate di Monte Gelato, la parte boschiva della tappa 41 verso San Martino al Cimino e, per le famiglie, la variante ciclopedonale B21 fra Viterbo e Sutri.

Un ultimo consiglio per chi parte

Il tratto laziale della Via Francigena premia chi lo tratta come un cammino e non come una corsa verso la cupola. Con poco tempo a disposizione e’ meglio percorrere bene cinque tappe da Viterbo che affrettarne otto da Acquapendente, e la differenza si sente il pomeriggio del terzo giorno. Prima di partire, un controllo degli avvisi ufficiali e una telefonata alle accoglienze valgono piu’ di qualunque preparazione atletica.

Chi mette insieme un itinerario piu’ ampio, incrociando il cammino con soste nella Tuscia, sui laghi vulcanici e nel centro di Roma, puo’ trovare utili strumenti di pianificazione su Tour Leader Pro, che mette in rete accompagnatori turistici abilitati per chi preferisce camminare accompagnato e con la logistica dei bagagli e dei pernottamenti risolta da altri.

Per un quadro piu’ generale sui trasporti regionali, sui collegamenti fra Roma e la provincia di Viterbo e sulle mete del Lazio da inserire prima o dopo il cammino, e’ una buona risorsa Italy Planner.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

Contact Information

IndirizzoVia Francigena Gallicano nel Lazio Gallicano nel Lazio 00039

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi