Macchina di Santa Rosa a Viterbo
La Macchina di Santa Rosa a Viterbo è un imponente baldacchino trionfale che ogni anno innalza in processione al di sopra dei tetti del centro storico la statua di Santa Rosa, patrona della città.
La Macchina di Santa Rosa a Viterbo assume oggi la forma di una torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, realizzata in metalli leggeri e in materiali moderni quali la vetroresina (che hanno sostituito da diversi anni il ferro, il legno e la cartapesta).
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✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
La Macchina di Santa Rosa a Viterbo è alta circa trenta metri, pesante cinquantuno quintali (5.100 kg), e sempre culmina con la statua della Santa.

Macchina di Santa Rosa a Viterbo
La sera del 3 settembre di ogni anno, a Viterbo, la macchina viene sollevata e portata in processione a spalle da un centinaio di uomini detti "Facchini di Santa Rosa" lungo un percorso di poco più di un chilometro articolato tra le vie, talvolta molto strette, e le piazze del centro cittadino, immerse in un suggestivo buio nel quale solo la Macchina risplende sfarzosamente illuminata.
Il trasporto, scandito dal grido di devoto entusiasmo "Viva Santa Rosa", rievoca simbolicamente la traslazione della salma di Santa Rosa, avvenuta a Viterbo nel 1258 per disposizione di Papa Alessandro IV, dalla Chiesa di Santa Maria in Poggio (detta della Crocetta) alla chiesa di Santa Maria delle Rose (oggi Santuario di Santa Rosa).
La festa rientra nella Rete delle grandi macchine a spalla italiane, dal 2013 inserita nel Patrimonio orale e immateriale dell'umanità dell'UNESCO.
La Macchina di Santa Rosa a Viterbo viene realizzata da un costruttore, scelto dal comune di Viterbo con pubblico appalto ogni cinque anni, la cui durata può essere tuttavia prorogata.
Il capitolato prevede la costruzione di una macchina «alta 28 metri sopra la spalla dei facchini» che raggiunge quindi circa 29,50 metri da terra, e fissa alcune misure limite, anche in base alle vie del centro storico, che nei punti più stretti vedono la Macchina sfiorare grondaie e balconi.
Nel passato la Macchina di Santa Rosa a Viterbo ebbe prevalentemente l'aspetto di un campanile gotico, illuminato con torce e candele, da cui la tradizionale definizione di "campanile che cammina" che le diede lo scrittore Orio Vergani.
Nella seconda metà del Novecento, a partire dallo straordinario Volo D'Angeli costruito da Giuseppe Zucchi, sono subentrate forme più moderne o avveniristiche, come per Ali di Luce, realizzata per il periodo 2003-2008 dal progettista Raffaele Ascenzi (lui stesso facchino di Santa Rosa a Viterbo dal 1988 al 2008) e dal costruttore Contaldo Cesarini, impiegando materiali altamente tecnologici, fibre, leghe leggere, e sorgenti luminose diverse, che valorizzano le forme artistiche dei rivestimenti in cartapesta.
Parte di questa macchina è oggi visibile al Museo nazionale delle Arti e Tradizioni popolari di Roma.
Dal 2009 la nuova Macchina di Santa Rosa a Viterbo fu Fiore del Cielo progettata dagli architetti Arturo Vittori e Andreas Vogler (Architecture and Vision) e costruita dalla G. Engineering di Loris Granziera, di Udine.
Dal 2011, il cantiere di Porta Romana ove è assemblata la Macchina di Santa Rosa a Viterbo è allestito da Fiorillo e Cesarini, imprese di costruzioni locali.

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Questa macchina è dedicata alla patrona della città di Viterbo, cioè Santa Rosa.
È l'avvenimento principale dell'anno cittadino, capace di catalizzare e monopolizzare l'attenzione dell'intera città e di attirare un sempre maggiore numero di turisti.
Fin dalla mattina le vie del centro storico vanno riempiendosi di cittadini e visitatori che aspettano ai lati delle vie con sedie, sgabelli e teli.
Nelle piazze vengono solitamente montate delle tribune con biglietti a pagamento per permettere di vedere il trasporto a chi può recarsi solo poche ore prima.
Nel frattempo i Facchini, vestiti nella tradizionale divisa bianca con fascia rossa alla vita (il bianco simboleggia la purezza di spirito della patrona, il rosso i cardinali che nel 1258 traslarono il suo corpo), si recano in Comune dove ricevono i saluti delle autorità cittadine, poi vanno in visita a sette chiese del centro, infine in ritiro al convento dei Cappuccini, dove il capofacchino impartisce loro le ultime indicazioni sul trasporto.
Il sole tramonta circa un'ora prima del trasporto e la città si immerge nel buio della sera (tutte le luci pubbliche e private sono rigorosamente spente), con l'improvviso sfolgorare del gigantesco campanile che squarcia le tenebre.
Verso le ore 20 i Facchini, preceduti da una banda musicale che intona il loro inno (intitolato Quella sera del 3), partendo dal Santuario di Santa Rosa a Viterbo percorrono a ritroso il tragitto della Macchina di Santa Rosa, acclamati dalla folla, fino a raggiungere la Chiesa di S. Sisto, presso Porta Romana, accanto alla "mossa".
Qui viene impartita loro dal vescovo la cosiddetta benedizione in articulo mortis, che prende in considerazione eventuali incidenti e pericoli.
Il trasporto inizia all'interno di Porta Romana, dove accanto alla Chiesa di San Sisto la Macchina di Santa Rosa a Viterbo è stata assemblata durante i mesi di luglio e agosto e celata fino all'ultimo momento da un'imponente impalcatura coperta con teli.
Le ore che precedono il trasporto prevedono una serie di verifiche e infine l'accensione delle luci che fanno parte della costruzione, alcune elettriche e moltissime a fiamma viva.
Il percorso, lungo circa 1.200 metri, si svolge nelle vie rese buie e si conclude nella piazza antistante il Santuario di Santa Rosa, dedicata ai Facchini.
Durante il trasporto si effettuano cinque fermate, durante le quali la Macchina di Santa Rosa a Viterbo viene appoggiata su speciali "cavalletti" pesanti 100 chili ciascuno:
- Piazza Fontana Grande;
- Piazza del Plebiscito (di fronte al Comune) ove avviene la girata;
- Piazza delle Erbe;
- Corso Italia (davanti alla Chiesa di Santa Maria del Suffragio);
- Corso Italia (nei pressi della Chiesa di Sant'Egidio - Fermata istituita nell'anno 2013 e considerata 'sosta tecnica');
- Piazza Verdi (o del Teatro).
L'ultimo tratto consiste in una ripida via in salita, effettuata quasi a passo di corsa, con l'aiuto di corde anteriori in aggiunta e di travi dette "leve" che spingono la Macchina di Santa Rosa posteriormente.
La Macchina di Santa Rosa a Viterbo viene posata infine davanti al Santuario (Chiesa di Santa Rosa ), dove rimane esposta ai visitatori per alcuni giorni successivi al trasporto.
Il trasporto viene trasmesso da alcuni anni in diretta da alcune emittenti televisive, in alcune occasioni il Comune ha appaltato la diretta ad emittenti televisive.
Durante il trasporto i facchini e le altre figure che assicurano i necessari appoggi per le soste sono coordinati dal capofacchino che impartisce i comandi.
Sono ben noti le espressioni, sia ai viterbesi, sia a quanti solo di passaggio abbiano assistito ad almeno un trasporto: alla partenza, la "mossa", "Ciuffi di Santa Rosa, accapezzate il ciuffo", "Semo tutti d'un sentimento?", "Facchini di Santa Rosa, sotto col ciuffo e fermi", "Sollevate e fermi", "Per Santa Rosa, avanti!" e "...Posate piano, adagio..."

Le origini della Macchina di Santa Rosa
risalgono agli anni successivi al 1258, quando, per ricordare la traslazione del corpo di Santa Rosa da Viterbo (1233 – 1251) dalla Chiesa di S. Maria in Poggio al Santuario a lei dedicato, avvenuta il 4 settembre per volere di papa Alessandro IV, si volle ripetere quella processione trasportando un'immagine o una statua della Santa illuminata su un baldacchino, che assunse nei secoli dimensioni sempre più colossali.
Nel 1967 Giuseppe Zucchi vinse il concorso per la nuova Macchina di S. Rosa.
Il nuovo modello rappresentò una vera rivoluzione.
Il Volo D'Angeli, così fu chiamata questa Macchina, in onore dei paracadutisti della Folgore morti ad Al Alamein, spezzava e cambiava l'idea di Macchina di Santa Rosa che i viterbesi avevano ammirato fino a quel momento.
Venne introdotto come linguaggio artistico la scultura, ed il colore della Macchina fu uniformemente bianco e grigio peperino, oltre che, per la prima volta si raggiunsero e si superarono i 30 metri di altezza.
Purtroppo, il primo trasporto del Volo D'Angeli non fu portato a termine, si fermò a via Cavour, dove, nel 2007, fu posta una targa a memoria del drammatico evento.
Vari difetti nella progettazione del telaio dovuti al pochissimo tempo a disposizione nella costruzione da zero della Macchina (bando svolto a maggio del 1967), un'errata scelta di Giuseppe Zucchi che aggiunse una fila in più di ciuffi a discapito delle stanghette anteriori e posteriori, sommati ad un presunto complotto da parte di alcuni Cavalieri di Santa Rosa (nome affibbiato ai facchini della macchina del costruttore precedente Paccosi) dopo settimane di voci che la macchina si sarebbe fermata a Piazza del Comune, condizionarono pesantemente l'esordio del Volo D'Angeli.
Nonostante l'infausto esordio, il Volo D'Angeli venne trasportato per ben 12 anni.
Notevole fu il contributo dell'ideatore/costruttore Giuseppe Zucchi, insieme al figlio Luigi ed i Facchini di Santa Rosa a Viterbo, che si adoperarono per migliorare la sicurezza del trasporto, la costruzione della Macchina e l'organizzazione della festa, ponendo le basi nel 1978, per quello che diventerà il Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, vero garante della festa.
Il 9 luglio 1983 è stato effettuato un trasporto straordinario in occasione del 750º anniversario della nascita di Santa Rosa a Viterbo.
Nel 1984, in occasione della visita di papa Giovanni Paolo II, è stato organizzato un altro trasporto straordinario il 27 maggio.
In questa circostanza, a piazza del Plebiscito, il Papa si reca personalmente tra i facchini sotto la pioggia per ringraziarli dello sforzo fatto, violando i protocolli di sicurezza.
La sua visita è anche ricordata per essersi confuso ed aver scambiato Santa Rosa con Santa Rita.
Protagonista dei trasporti straordinari è stata la macchina denominata Spirale di Fede, ideata e costruita da Maria Antonietta Palazzetti e Rosario Valeri.
Dal 2003 al 2008 la macchina si chiama Ali di Luce, dell'architetto Raffaele Ascenzi.
Alla base del monumento che percorre i quattro lati vi era la scritta non metuens verbum leo sum qui signo viterbum (usato per la prima volta nel 1225 in sigillo della città) che significa "Non temo minaccia, sono il leone che rappresenta Viterbo" e l'acronimo FAVL, che sta per Fanum Arbanum Vetulonia Longula, ossia le quattro città etrusche dalla cui unione sarebbe nata la città, secondo l'ipotesi formulata da Annio da Viterbo, ipotesi che peraltro oggi appare molto fantasiosa.
Il 23 agosto 2007 una tromba d'aria colpisce la città e anche il cantiere dove è in costruzione Ali di Luce.
L'impalcatura si piega e la macchina si appoggia sul campanile della chiesa di san Sisto.
La città è sconvolta e preoccupata perché questa tragedia mette in dubbio il trasporto che si sarebbe dovuto effettuare 11 giorni dopo.
Nei giorni seguenti un lavoro senza sosta degli addetti permette la messa in sicurezza dell'impalcatura e della macchina e lo svolgimento del trasporto.
Il 6 settembre 2009 papa Benedetto XVI ha potuto vedere, durante la sua visita a Viterbo, la nuova Macchina di Santa Rosa Fiore del Cielo ferma davanti al Santuario.
Nel 2014, per festeggiare il riconoscimento UNESCO, la Macchina ha effettuato un passaggio straordinario su via Marconi, come in precedenza accaduto soltanto nel 1952.
Il 26 gennaio 2015 è risultato primo classificato al bando di concorso per la costruzione della nuova Macchina di Santa Rosa a Viterbo 2015/2019 l'architetto Raffaele Ascenzi, ex facchino di Santa Rosa, già ideatore di Ali di Luce (la Macchina che sfilò dal 2003 al 2008), che insieme a Luigi Vetrani ha realizzato "Gloria", modello che, secondo gli ideatori, prende il nome proprio dalla tradizione che vede i viterbesi, da ben quattro secoli, portare in gloria la loro patrona Santa Rosa.
Nel 2015 la macchina Fiore del Cielo viene esposta ad Expo Milano 2015.
È la prima volta che una macchina di Santa Rosa si allontana da Viterbo.
Lo stesso anno, il 3 settembre c'è il debutto della nuova macchina Gloria.
È un evento storico perché sono contemporaneamente esposte due macchine: Fiore del Cielo a Milano e Gloria a Viterbo.
Nel 2016, per festeggiare l'anno del Giubileo straordinario fu deciso di allungare il percorso, aggiungendo il tratto di via Marconi fino al Sacrario, allungando il percorso di 700 m circa; fu inoltre ricordata la tragedia sfiorata sul sagrato della Basilica di Santa Rosa a Viterbo del 1986, con un 'Sollevate' aggiuntivo, dedicato in parte anche ai terremotati del Centro Italia.
Nel 2020, in seguito all'emergenza dovuta alla pandemia da COVID-19, il trasporto non è stato effettuato.
Era stata proposta l'idea di montare la macchina di fronte al Santuario dedicato alla Santa dal 29 agosto al 13 settembre.
In seguito è stata annullata anche questa iniziativa a causa dei prevedibili numerosi assembramenti che si sarebbero formati sotto la macchina.

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