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I sette colli di Roma: quali sono e come visitarli

I sette colli di Roma sono il Palatino, il Campidoglio, l’Aventino, il Celio, l’Esquilino, il Viminale e il Quirinale: sette alture di tufo e argilla, nessuna delle quali supera di molto i cinquanta metri sul livello del mare. È un elenco che quasi nessuno sa recitare per intero, e due colline che il visitatore incontra di sicuro, il Gianicolo e il Pincio, non vi compaiono pur essendo entrambe più alte e molto più panoramiche. Le pagine che seguono raccontano colle per colle che cosa c’era in antico, che cosa c’è oggi, che cosa si visita e quanto si cammina per passare da uno all’altro, più tre cose che le guide non dicono: perché Gianicolo e Pincio restano fuori, perché l’elenco che usiamo non coincide con quello delle fonti antiche del Septimontium, e perché parecchi di questi colli oggi non si percepiscono più come colli. Alla fine c’è un itinerario a piedi che li tocca tutti e sette, con tempi e dislivello reali.

Quali sono i sette colli di Roma: l’elenco e le altezze reali

L’elenco canonico comprende Palatino, Campidoglio, Aventino, Celio, Esquilino, Viminale e Quirinale, tutti sulla riva sinistra del Tevere e compresi entro il tracciato delle mura repubblicane dette serviane. Sono colline basse, di origine vulcanica e alluvionale, separate da vallette che l’urbanistica moderna ha in gran parte colmato: il salto fra la cima e la strada ai piedi supera raramente i venticinque o trenta metri, e in alcuni casi si è ridotto a una decina.

Panorama di Roma dall'Aventino
Panorama di Roma dall'Aventino in una fotografia di fine Ottocento. Immagine di Emma Perodi, pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

Le quote, colle per colle

I dati altimetrici che circolano non coincidono sempre, perché una collina non ha una quota sola e il punto misurato cambia da fonte a fonte. Le misure più ricorrenti, riferite al punto più elevato di ciascun rilievo, sono queste: il Viminale intorno ai 57 metri sul livello del mare presso piazza San Bernardo, il Quirinale a 50,9 metri con il culmine nei giardini del Palazzo del Quirinale, il Palatino intorno ai 51 metri, il Celio intorno ai 50 metri con il punto più alto dentro Villa Celimontana, l’Aventino a 46,6 metri presso la chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio. Il Campidoglio ha tre quote distinte, delle quali si dirà più avanti. Sull’Esquilino le fonti divergono di più, perché il colle ha tre sommità e perché l’area è stata rimodellata dopo il 1870: un numero preciso va preso con cautela.

Il Palatino: il colle dove la città è nata

Il Palatino è il colle dal quale Roma è nata: gli scavi del 1946 e quelli successivi hanno riportato alla luce resti di capanne dell’età del ferro riferibili al X secolo avanti Cristo, un abitato che precede di molto la data tradizionale della fondazione. È anche il colle che ha dato il nome a tutti i palazzi d’Europa, perché dal Palatium, la residenza degli imperatori, deriva la parola palazzo.

Che cosa c’era in antico

In età arcaica il Palatino era il villaggio principale del gruppo di insediamenti che si sarebbero fusi nella città; in età repubblicana divenne il quartiere residenziale più ambito. La scelta di Augusto di risiedere qui, in una dimora volutamente sobria accanto al tempio di Apollo, ne fece il centro del potere: dopo di lui Tiberio, Domiziano e Settimio Severo costruirono palazzi che occuparono l’intera sommità e debordarono sui fianchi con le sostruzioni ancora visibili dal lato del Circo Massimo. Il colle aveva due sommità distinte, il Palatium e il Cermalus rivolto al Velabro, più una propaggine verso il Foro, la Velia, di cui si dirà più avanti perché oggi non esiste più.

Che cosa si visita oggi

Oggi il Palatino è un parco archeologico a cielo aperto che si visita con il biglietto del Parco archeologico del Colosseo. Il biglietto ordinario Colosseo, Foro Romano e Palatino costa 18 euro, vale 24 ore e consente l’ingresso al Colosseo in una fascia oraria prenotata più l’accesso a Foro Romano e Palatino nelle ventiquattro ore precedenti o successive; la permanenza dentro l’anfiteatro è limitata a 75 minuti. Prezzi e formule cambiano spesso e in alta stagione la prenotazione si esaurisce con giorni di anticipo: conviene controllare sul sito ufficiale. Sul colle si percorrono la Domus Flavia e la Domus Augustana, lo Stadio Palatino, gli Orti Farnesiani affacciati sul Foro, la Casa di Livia e la Casa di Augusto con le pitture parietali, e il Museo Palatino.

Come ci si arriva dagli altri colli

Dal Campidoglio si scende in piazza d’Aracoeli e si raggiunge l’ingresso di via di San Gregorio in un quarto d’ora scarso, passando dietro il Foro Romano lungo via dei Fori Imperiali. Dall’Aventino, scendendo il Clivo dei Publicii fino a via del Circo Massimo e costeggiando la pista antica, si arriva allo stesso ingresso in venti minuti. Dal Celio la distanza è ancora minore: dalle Case Romane del Celio si scende su via di San Gregorio e in dieci minuti si è al cancello. La fermata di metropolitana più comoda è Colosseo, linea B.

Il Campidoglio: due cime, un tempio, il municipio

Il Campidoglio è il più basso dei sette colli ma è stato il più importante, perché ospitava il tempio di Giove Ottimo Massimo, il santuario che dava senso religioso all’intera città. È anche l’unico che non ha una sola quota: le misure correnti indicano l’Arx, dove sorge la basilica di Santa Maria in Aracoeli, intorno ai 48 metri sul livello del mare, il Capitolium, dove sorge Palazzo Caffarelli, intorno ai 44,7, e la sella centrale dell’Asylum, cioè la piazza michelangiolesca, intorno ai 35,9.

Arx, Asylum e Capitolium: un colle con due teste

Il Campidoglio era in origine una collina a due gobbe separate da un avvallamento. La cima settentrionale, l’Arx, era la rocca vera e propria, sede del tempio di Giunone Moneta e del luogo di osservazione degli auspici; quella meridionale, il Capitolium, portava il grande tempio della triade capitolina, Giove, Giunone e Minerva, la cui area si legge ancora nei resti di podio inglobati nei Musei Capitolini. In mezzo, l’avvallamento chiamato Asylum era secondo la tradizione il luogo dove Romolo aveva accolto i fuggiaschi: è la depressione che Michelangelo trasformò nella piazza. Sul fianco meridionale si apriva la rupe Tarpea, il precipizio dal quale la tradizione vuole che venissero gettati i traditori.

Che cosa si visita oggi

Il Campidoglio ospita il Comune di Roma in Palazzo Senatorio e, ai lati della piazza, i Musei Capitolini, il più antico museo pubblico del mondo, con il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo. Il biglietto intero per i non residenti si aggira sui 15 euro senza mostre e sale a circa 16,50 euro con esposizioni temporanee, con riduzioni e gratuità per i residenti a Roma e nell’area metropolitana: le cifre cambiano con il calendario delle mostre. Sul colle si trovano anche la basilica di Santa Maria in Aracoeli, il Carcere Mamertino verso il Foro e, sul fianco settentrionale, la mole dell’Altare della Patria con l’ala Brasini, costruita a fine Ottocento tagliando via una parte consistente del versante e dell’abitato medievale.

Come ci si arriva dagli altri colli

Dal Palatino si scende lungo via dei Fori Imperiali passando davanti alla Colonna Traiana e ai Fori Imperiali: circa venti minuti a passo tranquillo. Dal Quirinale si scende per via Nazionale fino a largo Magnanapoli, poi per la Salita del Grillo, tutto in discesa, in una ventina di minuti. Dall’Aventino si passa per il Foro Boario, con una sosta possibile all’Arco di Giano e alla Bocca della Verità, e si risale su via del Teatro di Marcello davanti al Teatro di Marcello.

L’Aventino: il colle della plebe diventato quartiere silenzioso

L’Aventino raggiunge 46,6 metri sul livello del mare ed è l’unico dei sette colli rimasto fuori dal pomerio, il confine sacro della città, fino all’età di Claudio: l’ampliamento del 49 dopo Cristo, attestato dai cippi e dagli Annali di Tacito, è il momento in cui il colle entra formalmente nello spazio urbano in senso religioso. L’esclusione spiega molto della sua storia: fu il colle degli stranieri, dei commercianti del porto fluviale e soprattutto della plebe.

Che cosa c’era in antico

Nel 456 avanti Cristo la lex Icilia assegnò i terreni del colle ai plebei, e l’Aventino divenne il contraltare popolare del Palatino aristocratico: qui si consumò nel 121 avanti Cristo la fine di Caio Gracco, qui sorgevano il tempio di Diana e quello di Cerere, Libero e Libera, santuari legati all’identità plebea. Il colle comprendeva due alture: l’Aventino maggiore, fra il Tevere e la valle del Circo Massimo, e l’Aventino minore, oggi San Saba. In età imperiale la parte alta si riempì di domus signorili, mentre alle pendici verso il fiume lavorava il grande porto commerciale.

Che cosa si visita oggi

L’Aventino odierno è un quartiere residenziale silenzioso, uno dei pochi angoli del centro dove non si sente il traffico. Si visitano la basilica di Santa Sabina, del V secolo, con le celebri porte lignee intagliate; il Giardino degli Aranci, cioè il Parco Savello, allestito nel 1932 da Raffaele De Vico su 7.800 metri quadrati dentro il recinto della fortezza dei Savelli, gratuito, aperto dalle 7 alle 18 da ottobre a febbraio, alle 20 a marzo e settembre, alle 21 da aprile ad agosto; la piazza dei Cavalieri di Malta ridisegnata da Piranesi nel 1765, con il buco della serratura della Villa del Priorato di Malta che inquadra la cupola di San Pietro in fondo a un viale di lecci; la chiesa di Santa Prisca con il mitreo sottostante; e il Roseto di Roma sulle pendici verso il Circo Massimo, che apre solo in primavera (nel 2026 dall’11 aprile al 14 giugno, dalle 8.30 alle 19.30, ingresso gratuito, oltre mille varietà di rose).

Come ci si arriva dagli altri colli

Dal Palatino si esce dal lato del Circo Massimo, si attraversa via del Circo Massimo e si sale per il Clivo dei Publicii: venti minuti scarsi. Dal Celio si passa sotto le Terme di Caracalla oppure si scende su viale Aventino, e si è in mezz’ora. La fermata di metropolitana è Circo Massimo, linea B, alla quale si aggiunge Piramide per il lato meridionale, dove la Piramide Cestia e le Mura Aureliane segnano il limite antico della città e dove poco oltre si alza il Monte dei Cocci, la collina artificiale di anfore rotte che qualcuno chiama scherzosamente l’ottavo colle.

Il Celio: il colle più verde e il meno frequentato

Il Celio raggiunge circa 50 metri sul livello del mare, con il punto più alto dentro Villa Celimontana, ed è il colle che conserva meglio la sensazione di collina: ampio, alberato, poco costruito, attraversato da strade che salgono e scendono senza mai raddrizzarsi. È anche il meno visitato dei sette, nonostante si trovi a cinque minuti a piedi dal Colosseo.

Che cosa c’era in antico

Il nome antico del colle era Querquetulanus, il colle dei querceti, per i boschi di querce che lo ricoprivano. Il nome che ha prevalso, Caelius, deriva secondo la tradizione da Celio Vibenna, condottiero etrusco di Vulci che avrebbe aiutato Servio Tullio a diventare re: è notizia che le fonti antiche riportano come tradizione, non come fatto documentato. In età imperiale il colle ospitava caserme, il tempio del Divo Claudio con le grandi sostruzioni ancora visibili verso il Colosseo, il Ludus Magnus ai piedi del versante settentrionale, cioè la caserma dei gladiatori collegata all’anfiteatro da un passaggio sotterraneo, e domus aristocratiche, alcune delle quali sopravvivono sotto le chiese.

Che cosa si visita oggi

Sul Celio si visitano le Case Romane del Celio, abitazioni romane con pitture conservate sotto la basilica dei Santi Giovanni e Paolo; Santo Stefano Rotondo, chiesa a pianta circolare del V secolo, fra le architetture più insolite della città; la basilica dei Santi Quattro Coronati con il chiostro e l’oratorio di San Silvestro; Villa Celimontana, parco pubblico con obelisco che d’estate ospita una stagione di concerti jazz. Poco più in basso, verso il Laterano, si trovano la basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma, e alla Scala Santa. Gli orari delle Case Romane e delle chiese minori sono limitati e cambiano spesso.

Come ci si arriva dagli altri colli

Dal Palatino e dal Colosseo si sale in dieci o quindici minuti per via di San Gregorio o via Claudia. Dall’Esquilino si scende da via Labicana e si risale verso i Santi Quattro Coronati in una ventina di minuti. Dall’Aventino, passando sotto le Terme di Caracalla, si è sul Celio in mezz’ora. Fermate Colosseo, linea B, e San Giovanni, linee A e C, per il versante meridionale.

L’Esquilino: il più grande, il più cambiato, il più difficile da riconoscere

L’Esquilino è il più esteso dei sette colli e l’unico che in antico aveva un nome collettivo per tre alture distinte: il Cispio a nord, dove sorge Santa Maria Maggiore, l’Oppio a sud, con le Terme di Traiano e la Domus Aurea, e il Fagutale a ovest, la propaggine più vicina al Foro. È anche il colle che l’urbanistica postunitaria ha trasformato di più, al punto che oggi è difficile percepirlo come un rilievo.

Che cosa c’era in antico

Per secoli l’Esquilino fu terra di confine: fuori dall’abitato più antico, ospitava una vasta necropoli e le fosse comuni dei poveri. Servio Tullio annesse il colle alla città e vi fece costruire il grande terrapieno difensivo, l’agger, di cui restano tratti presso la stazione Termini. La svolta arrivò in età augustea, quando Mecenate bonificò l’area e vi creò i suoi horti: dell’impianto resta il cosiddetto Auditorium di Mecenate, ambiente absidato con pitture di giardino, in largo Leopardi. Dopo l’incendio del 64 dopo Cristo Nerone occupò l’Oppio con la Domus Aurea, che Traiano interrò pochi decenni dopo per costruirvi sopra le sue terme: è la ragione per cui la Casa d’Oro si è conservata, seppellita sotto un cantiere imperiale.

Che cosa si visita oggi

La Domus Aurea si visita al momento il venerdì, il sabato e la domenica, con ingressi programmati: il percorso con esperienza in realtà virtuale costa attorno ai 26 euro, il solo ingresso attorno ai 18 euro in fasce orarie limitate. Il calendario ha chiusure ricorrenti e cambia più volte l’anno, quindi va verificato sul sito del Parco archeologico del Colosseo. Sul Cispio si visita la basilica di Santa Maria Maggiore, con i mosaici del V secolo lungo la navata, davanti alla quale si alza l’obelisco Esquilino. Poco distanti si trovano Santa Prassede con la cappella di San Zenone, Santa Pudenziana con l’abside musiva, San Martino ai Monti e, sull’Oppio, San Pietro in Vincoli con il Mosè di Michelangelo. Nella parte bassa verso piazza Vittorio si trovano il Nuovo Mercato Esquilino e la Porta Alchemica, superstite di una villa seicentesca.

Come ci si arriva dagli altri colli

Dal Viminale bastano dieci minuti lungo via Cavour o via Urbana. Dal Colosseo e dal Celio si sale in quindici o venti minuti per via Labicana e la rampa di Colle Oppio. Dal Quirinale si scende nella valle della Suburra per via Panisperna e si risale dall’altra parte. Fermate Vittorio Emanuele sulla linea A e Cavour sulla linea B, oltre a Termini.

Il Viminale: il più piccolo, il più anonimo, il più facile da mancare

Il Viminale è il più piccolo dei sette colli di Roma, con una quota intorno ai 57 metri sul livello del mare nei pressi di piazza San Bernardo, e si incunea come una lingua stretta fra il Quirinale a nord e l’Esquilino a sud est. Deve il nome ai vimini, cioè ai salici (Salix viminalis) che ne ricoprivano i fianchi, e già nell’antichità era il meno caratterizzato dei sette: nessun tempio maggiore, nessun palazzo imperiale, nessun grande spettacolo.

Che cosa c’era in antico

Servio Tullio incluse anche il Viminale nella città murata. In età augustea rientrava nella VI regione, Alta Semita, zona residenziale di livello medio senza edifici pubblici di rilievo. La sua vicenda cambia solo alla fine del III secolo, quando ai suoi margini si impianta il complesso delle Terme di Diocleziano, costruite fra il 298 e il 305 e destinate a restare, per estensione, le terme più grandi mai realizzate a Roma.

Che cosa si visita oggi

Il Viminale è oggi soprattutto un nome della politica: il Palazzo del Viminale, inaugurato nel 1923, ospita il Ministero dell’Interno, al punto che nel linguaggio giornalistico il nome del colle indica il ministero e non la collina. Sulle sue pendici si trova il Teatro dell’Opera di Roma, aperto nel 1880, e l’apertura di via Nazionale e il cantiere della stazione Termini hanno reso il rilievo quasi impercettibile. Ai margini si visitano le Terme di Diocleziano e la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, ricavata da Michelangelo nel 1561 dentro l’aula centrale delle terme, oltre all’Aula Ottagona e, poco oltre, a Palazzo Massimo alle Terme, che custodisce alcune delle pitture parietali romane meglio conservate al mondo. Sul versante verso via Nazionale si trova la chiesa di San Vitale, il cui piano antico si ritrova diversi metri sotto il livello della strada moderna.

Come ci si arriva dagli altri colli

Dal Quirinale si cammina per dieci minuti lungo via Nazionale o via delle Quattro Fontane, dall’Esquilino altrettanti da Santa Maria Maggiore. Fermata Repubblica, linea A, con Termini a due passi.

Il Quirinale: il colle del potere, ieri e oggi

Il Quirinale raggiunge 50,9 metri sul livello del mare, con il punto più alto nei giardini del Palazzo del Quirinale, ed è il colle più settentrionale dei sette. Il nome deriva dal dio Quirino, e la tradizione lo collega a un insediamento sabino: i Sabini avrebbero dato alla collina il nome della loro città d’origine, Cures. Anche questa, come la vicenda di Celio Vibenna, è tradizione riportata dalle fonti antiche, non un dato archeologicamente dimostrato.

Che cosa c’era in antico

Il Quirinale antico non era una collina unica ma un crinale con più cime distinte, che i Romani chiamavano con nomi propri: il collis Latiaris verso i Fori, il Mucialis o Sanqualis presso la porta omonima, il Salutaris presso il tempio della Salus, il Quirinalis all’estremità orientale, dove sorgeva il tempio di Quirino. Era una zona densa di templi e di case, mai monumentale come il Palatino; in età imperiale vi sorsero anche le Terme di Costantino, delle quali non resta quasi nulla in superficie.

Che cosa si visita oggi

Il Palazzo del Quirinale, residenza ufficiale del Presidente della Repubblica, si visita su prenotazione: aperture il martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica, dalle 9.30 alle 16 con ultimo ingresso alle 14.30, con chiusura estiva (nel 2026 dal 26 luglio all’11 settembre). I percorsi sono più d’uno e le condizioni cambiano: prenotazione e costi sul sito ufficiale. Al centro della piazza si alza l’obelisco del Quirinale fra i gruppi colossali dei Dioscuri. Vicino si trovano le Scuderie del Quirinale, sede di grandi mostre; le due chiese barocche gemelle e rivali, San Carlo alle Quattro Fontane di Borromini e Sant’Andrea al Quirinale di Bernini; San Silvestro al Quirinale; Palazzo Barberini con la Galleria Nazionale d’Arte Antica; e, scendendo il versante occidentale, la Fontana di Trevi addossata a Palazzo Poli.

Come ci si arriva dagli altri colli

Dal Viminale sono dieci minuti. Dal Campidoglio si sale da largo Magnanapoli per la Salita del Grillo, accanto ai Mercati di Traiano, in venti minuti con un dislivello netto ma breve. Dall’Esquilino si percorrono via Panisperna o via Milano in un quarto d’ora. Fermate di metropolitana Barberini e Repubblica, linea A.

Perché il Gianicolo e il Pincio non sono fra i sette colli

Il Gianicolo e il Pincio non rientrano nei sette colli di Roma pur essendo entrambi più alti di tutti e sette: il Gianicolo tocca gli 88 metri sul livello del mare, il Pincio i 61, contro i 46 e i 57 metri fra cui oscillano le quote dei colli canonici. È l’errore più diffuso nelle conversazioni sui sette colli, e la spiegazione non ha nulla a che vedere con l’altitudine o con la vista: ha a che vedere con un confine.

Il criterio è il pomerio, non l’altezza

I sette colli sono i rilievi compresi nella città delimitata dalle mura repubblicane e, salvo il caso dell’Aventino di cui si è detto, dentro il pomerio, la linea sacra che separava l’urbs dall’ager, cioè lo spazio urbano da quello esterno. Il pomerio non era un muro ma un confine rituale con effetti giuridici concreti: dentro non si poteva seppellire né portare armi, e non entravano gli eserciti né i generali con l’imperium militare. Un’altura fuori dal pomerio, per quanto alta, non era un colle della città in senso tecnico.

Il Gianicolo: dall’altra parte del fiume

Il Gianicolo si trova sulla riva destra del Tevere, quindi fuori non solo dal pomerio ma dalla città stessa per tutta l’età repubblicana. In antico vi si trovava il santuario di Giano che secondo la tradizione ne ha dato il nome. Restò escluso dalle mura serviane e fu incluso nel perimetro urbano solo con le Mura Aureliane del III secolo dopo Cristo, quando l’elenco dei sette colli era già consolidato da secoli. Oggi è il belvedere più celebre della città: dal piazzale Garibaldi, dominato dal monumento equestre del 1895, si legge tutto il centro storico in un colpo d’occhio. Da qui si visitano la Fontana dell’Acqua Paola, la chiesa di San Pietro in Montorio con il Tempietto del Bramante, il Mausoleo Ossario Gianicolense, il Bosco Parrasio dell’Accademia dell’Arcadia, l’Orto Botanico alle pendici e, oltre il crinale, Villa Doria Pamphilj. Dal 1904 un cannone spara a salve ogni giorno a mezzogiorno dal piazzale, tradizione avviata da Pio IX nel 1847 per sincronizzare le campane delle chiese di Roma.

Il Pincio: il colle dei giardini privati

Il Pincio era in antico il collis Hortulorum, il colle dei giardinetti, per gli horti privati che lo occupavano quasi per intero, da quelli di Lucullo a quelli dei Domizi. Era compreso dentro le Mura Aureliane, ma non rientrò mai nell’elenco perché in età repubblicana, quando quell’elenco prese forma, restava fuori dalla città. Il nome attuale deriva dalla famiglia dei Pincii, che vi ebbe una domus in età tardoantica. Oggi ospita il giardino pubblico disegnato da Giuseppe Valadier fra il 1810 e il 1818, il più antico giardino pubblico di Roma, con la terrazza che guarda piazza del Popolo e l’obelisco del Pincio. Dal colle si passa senza soluzione di continuità a Villa Borghese, a Villa Medici e, scendendo la scalinata, alla Trinità dei Monti e a piazza di Spagna.

E le altre alture escluse: Monte Mario, il Vaticano, il Monte Sacro

La lista delle colline escluse non finisce lì. Monte Mario, con i suoi 139 metri, è il punto più alto del territorio comunale e resta fuori per lo stesso motivo: si trova oltre la città antica, sulla riva destra. Il colle Vaticano, oggi occupato dalla Città del Vaticano e dai Musei Vaticani, era in età romana un’area suburbana malfamata per l’aria malsana, sede di un circo e di una necropoli. Fuori anche il Monte Sacro e la collina artificiale del Monte dei Cocci a Testaccio, rilievo vero ma costruito con i frammenti delle anfore olearie scaricate fra il I e il III secolo dopo Cristo, che nessuna fonte antica ha mai contato fra i colli. Per il visitatore la conseguenza è concreta: se si cerca il panorama, i sette colli non sono il posto giusto, perché i due belvedere migliori di Roma, il Gianicolo e la terrazza del Pincio, non sono colli canonici e la città cresciuta attorno ai sette li ha circondati di edifici più alti di loro.

L’elenco canonico non è l’unico: che cos’era il Septimontium

L’elenco dei sette colli che usiamo oggi non coincide con quello che le fonti antiche associano alla festa del Septimontium, la più antica ricorrenza romana legata a un gruppo di sette alture. È il dato che quasi nessuno racconta: il numero sette resta, ma i nomi in parte cambiano, e quattro dei sette colli canonici non compaiono affatto.

La lista di Antistio Labeone conservata da Festo

La fonte principale è il lessicografo Sesto Pompeo Festo, che riporta l’elenco del giurista di età augustea Antistio Labeone: Palatium, Velia, Fagutal, Subura, Cermalus, Oppius, Caelius mons e Cispius mons. L’epitome tarda di Paolo Diacono ripete la stessa serie. Il conto non torna: i nomi sono otto, non sette, e la questione della Subura (che è una valle, non un’altura) fa discutere gli studiosi da oltre un secolo, fra chi la espunge, chi la considera il sostitutivo di un colle perduto e chi ritiene il numero sette approssimativo fin dall’inizio.

Quello che c’è nell’elenco antico e non in quello moderno

L’assenza di Campidoglio, Aventino, Quirinale e Viminale non è casuale: secondo la lettura più diffusa la lista di Labeone conserva la memoria di una fase più antica della città, precedente all’espansione verso la regione nord orientale e all’assorbimento dell’Aventino, mentre il Campidoglio restava fuori perché era la cittadella e il santuario federale, non una comunità residenziale. Confrontando le due liste le differenze emergono subito. Nell’elenco del Septimontium il Palatino compare due volte, come Palatium e come Cermalus, perché le sue due sommità erano comunità distinte. L’Esquilino compare tre volte, come Fagutal, Oppius e Cispius, cioè con i nomi delle sue tre alture, e mai con il nome collettivo. Compare la Velia, la propaggine fra Palatino e Foro che nell’elenco canonico è sparita e che oggi non esiste nemmeno più fisicamente. Compare il Caelius, unico nome che coincide con un colle canonico. E non compaiono affatto il Campidoglio, l’Aventino, il Quirinale e il Viminale.

Varrone la pensava diversamente, e il dibattito è ancora aperto

Non tutte le fonti antiche concordano. Varrone, nel De lingua Latina, riferisce il Septimontium a una configurazione sostanzialmente coincidente con quella della città serviana, cioè con i sette colli canonici. Il filologo Samuel Ball Platner, in uno studio del 1906 rimasto un punto di riferimento, definisce quelle di Varrone e di Labeone due spiegazioni diametralmente opposte e sostiene che Labeone conservi lo stadio più antico mentre Varrone avrebbe sovrapposto a quella memoria la realtà urbana del suo tempo. La ricerca non ha raggiunto un accordo definitivo: una risposta univoca non c’è.

I colli che oggi non si sentono più: sbancamenti, riporti e livellamenti

Buona parte dei sette colli di Roma oggi non si percepisce come collina, e la ragione è documentata: fra i riporti accumulati in venti secoli e gli sbancamenti dell’età moderna, il rilievo originario è stato in più punti attenuato di dieci o quindici metri. Il caso più estremo è quello di un colle antico che non esiste proprio più.

La Velia, il colle cancellato nel 1932

La Velia era un’altura di circa 40 metri fra il Palatino e l’Oppio, citata nell’elenco antico del Septimontium, attraversata dalla Via Sacra e occupata dalla Basilica di Massenzio. Fu sbancata negli anni Trenta per aprire via dell’Impero, oggi via dei Fori Imperiali, inaugurata il 28 ottobre 1932 nel decennale della marcia su Roma: rettificare il tracciato serviva a fare del Colosseo il fondale prospettico della strada. I lavori demolirono anche il quartiere Alessandrino, impianto tardocinquecentesco, e tre chiese minori. Quello che restava del rilievo rimase tagliato in due e trattenuto da muraglioni in laterizio, ancora visibili. Chi cammina oggi su via dei Fori Imperiali passa alla quota di una collina che è stata portata via.

Quanto è salito il piano di calpestio

Non tutto è stato tolto: molto è stato aggiunto. Le vallette fra i colli sono state colmate da macerie, alluvioni e ricostruzioni, e i dati di scavo lo misurano: in piazza Barberini il terreno vergine si incontra a quasi dodici metri di profondità, lungo via Nazionale il piano antico giace circa diciassette metri sotto la strada attuale. Un colle alto cinquanta metri che ha i piedi sepolti sotto quindici metri di riporto si legge, in superficie, come un rilievo di trentacinque: è esattamente quello che succede al Quirinale e al Viminale. A questo si aggiunge l’urbanistica di fine Ottocento, che livellò l’Esquilino attorno a piazza Vittorio, rettificò il versante settentrionale del Viminale con via Nazionale, ne tagliò il fianco orientale con la stazione Termini e asportò una porzione del versante settentrionale del Campidoglio con il cantiere dell’Altare della Patria.

Dove il dislivello si sente ancora, punto per punto

Chi vuole camminare sui sette colli e sentirli davvero deve cercare i tratti giusti, che sono pochi e precisi. Sull’Aventino, il Clivo di Rocca Savella dal lungotevere al Giardino degli Aranci, stradina acciottolata fra due muraglioni medievali che consuma quasi tutto il dislivello in poche centinaia di metri, e il Clivo dei Publicii dal Circo Massimo. Sul Palatino, il Clivo Palatino e il fronte di sostruzioni verso il Circo Massimo. Sul Campidoglio, i 124 gradini dell’Aracoeli e la rampa della rupe Tarpea verso il Foro Boario. Sul Celio, il Clivo di Scauro sotto gli archi medievali. Sull’Esquilino, la Salita dei Borgia e la rampa dal Colosseo a Colle Oppio. Sul Quirinale, la Salita del Grillo da largo Magnanapoli. Sul Viminale, la quota della chiesa di San Vitale rispetto al marciapiede di via Nazionale.

Itinerario a piedi sui sette colli: percorso, tempi e dislivello

I sette colli di Roma si percorrono tutti a piedi in una sola giornata: il tracciato più efficiente misura fra gli otto e i nove chilometri e richiede circa due ore e mezzo di cammino effettivo, alle quali vanno aggiunte le soste. Il dislivello positivo complessivo, sommando le sette salite, si aggira attorno ai duecento metri: poco in assoluto, ma distribuito in strappi brevi e ripetuti, che a fine giornata si sentono. Le misure che seguono sono stime a passo normale e vanno prese come ordini di grandezza, non come dati cronometrati. Con soste brevi e nessuna visita a pagamento serve una mezza giornata piena, quattro o cinque ore; aggiungendo Palatino, Foro Romano e le basiliche dell’Esquilino serve l’intera giornata, e chi vuole anche i Musei Capitolini e la Domus Aurea deve spezzare il percorso su due giorni.

L’ordine giusto delle tappe

L’ordine che riduce al minimo i ritorni sui propri passi è questo: Campidoglio, Palatino, Aventino, Celio, Esquilino, Viminale, Quirinale. Si parte dal punto più basso e si chiude su quello più settentrionale, con la luce migliore sul Palatino e sull’Aventino nella prima parte della giornata e con il maggior numero di fermate della metropolitana all’arrivo.

Prima tappa: Campidoglio, circa 45 minuti

Si comincia da piazza d’Aracoeli. Si sale per la Cordonata Capitolina, i cui gradini bassi e lunghi furono pensati per essere percorsi a cavallo (una decina di metri di dislivello, cinque minuti), si attraversa piazza del Campidoglio e si gira dietro Palazzo Senatorio per la terrazza che guarda il Foro Romano. Chi ha tempo aggiunge i 124 gradini della scalinata di Santa Maria in Aracoeli, costruita nel 1348 come voto alla Vergine dopo la peste, o i Musei Capitolini, che da soli richiedono almeno due ore.

Seconda tappa: Palatino, circa 20 minuti di cammino

Si scende in via dei Fori Imperiali, si costeggiano la Colonna Traiana e i Fori fino al Colosseo, si gira in via di San Gregorio e si entra al Palatino dal Clivo Palatino: circa 1,3 chilometri e venticinque o trenta metri di dislivello in salita. L’attraversamento del colle fino all’uscita verso il Circo Massimo richiede almeno un’ora e mezzo, molto di più con il Museo Palatino.

Terza tappa: Aventino, circa 20 minuti di cammino

Dall’uscita verso il Circo Massimo si attraversa la valle, il punto più basso dell’intero percorso, e si sale per il Clivo dei Publicii: circa un chilometro, con trentacinque metri di dislivello concentrati in trecento, il tratto più ripido della giornata. In cima si arriva al Giardino degli Aranci e a Santa Sabina. Il giro fino a piazza dei Cavalieri di Malta e ritorno richiede quaranta minuti, coda al buco della serratura esclusa.

Quarta tappa: Celio, circa 30 minuti di cammino

Si scende verso viale Aventino, si attraversa piazzale Numa Pompilio e si sale sul Celio da via di San Gregorio oppure, allungando di dieci minuti, davanti alle Terme di Caracalla: circa due chilometri con una trentina di metri di risalita. Sul colle il tratto da fare a piedi è il Clivo di Scauro verso i Santi Giovanni e Paolo, con eventuale deviazione a Villa Celimontana e a Santo Stefano Rotondo.

Quinta tappa: Esquilino, circa 25 minuti di cammino

Si scende dal Celio verso il Colosseo, si attraversa via Labicana e si sale nel parco di Colle Oppio, da dove si vede l’anfiteatro dall’alto e dove si apre l’ingresso della Domus Aurea. Si prosegue per San Pietro in Vincoli e, per via Cavour o per le strade di Monti, si arriva a Santa Maria Maggiore sul Cispio: circa 1,6 chilometri con due saliscendi brevi, che attraversano due delle tre alture esquiline.

Sesta e settima tappa: Viminale e Quirinale, circa 25 minuti di cammino

Da Santa Maria Maggiore si scende per via Agostino Depretis o via Urbana e si risale sul Viminale fino al Teatro dell’Opera e al Palazzo del Viminale: seicento metri, con un dislivello che quasi non si avverte. Da qui si raggiunge il Quirinale per via Nazionale e via Milano, oppure per via delle Quattro Fontane passando davanti a San Carlo alle Quattro Fontane e a Sant’Andrea al Quirinale: altri ottocento metri, con una ventina di metri di risalita. L’arrivo è piazza del Quirinale, davanti all’obelisco e ai Dioscuri. Da lì si scende in cinque minuti alla Fontana di Trevi.

Consigli pratici

Il fondo è quasi sempre selciato romano, sconnesso e scivoloso con la pioggia: servono scarpe chiuse con suola rigida, e il percorso non è adatto ai passeggini leggeri né accessibile a chi usa la sedia a rotelle, perché tre delle sette salite sono scalinate o rampe acciottolate. Le fontanelle pubbliche sono numerose. Da giugno a settembre conviene partire all’alba o spostare tutto al tardo pomeriggio: Palatino, Circo Massimo e Colle Oppio sono quasi privi di ombra. Il Palatino e il Palazzo del Quirinale vanno prenotati con orario, quindi l’itinerario si costruisce attorno a quei due appuntamenti. Chi ha un secondo giorno lo dedica alle due alture escluse dall’elenco: la terrazza del Pincio, che si raggiunge da piazza di Spagna salendo la scalinata di Trinità dei Monti, e il Gianicolo, che si raggiunge da Trastevere salendo a San Pietro in Montorio e alla Fontana dell’Acqua Paola.

Domande frequenti sui sette colli di Roma

Quali sono i sette colli di Roma?

I sette colli di Roma sono Palatino, Campidoglio, Aventino, Celio, Esquilino, Viminale e Quirinale. Si trovano tutti sulla riva sinistra del Tevere e sono le alture comprese nella città delimitata dalle mura repubblicane. Le quote oscillano fra i 46,6 metri dell’Aventino e i circa 57 del Viminale, con il Campidoglio che ne ha tre distinte fra 35,9 e 48 metri.

Perché il Gianicolo non è uno dei sette colli di Roma?

Il Gianicolo non rientra fra i sette colli di Roma perché si trova sulla riva destra del Tevere, fuori dalla città antica e dal pomerio, il confine sacro dell’abitato. Restò escluso dalle mura serviane ed entrò nel perimetro urbano solo con le Mura Aureliane del III secolo dopo Cristo, quando l’elenco era già consolidato. Con i suoi 88 metri è comunque più alto di tutti e sette.

Il Pincio è uno dei sette colli?

No, il Pincio non è uno dei sette colli di Roma, pur essendo alto 61 metri, più di ciascuno di essi. In antico era il collis Hortulorum, il colle dei giardini privati, e restava fuori dalla città repubblicana: fu incluso solo nelle Mura Aureliane. Oggi ospita il giardino disegnato da Valadier fra il 1810 e il 1818 e una delle terrazze panoramiche più note della città.

Qual è il colle più alto di Roma?

Il colle più alto del territorio di Roma è Monte Mario, che raggiunge 139 metri sul livello del mare, ma non fa parte dei sette colli perché si trova fuori dalla città antica, sulla riva destra del Tevere. Fra i sette colli canonici il più elevato è il Viminale, intorno ai 57 metri, mentre il punto più basso è la piazza del Campidoglio, a circa 35,9 metri.

Che differenza c’è fra i sette colli e il Septimontium?

Il Septimontium era un’antica festa romana legata a un gruppo di sette alture che non coincidono con i sette colli canonici. L’elenco che Festo attribuisce ad Antistio Labeone comprende Palatium, Velia, Fagutal, Subura, Cermalus, Oppius, Caelius e Cispius: due sommità del Palatino e tre dell’Esquilino, ma né Campidoglio, né Aventino, né Quirinale, né Viminale. Varrone invece lo riferisce ai sette colli canonici, e il dibattito non è risolto.

Si possono visitare tutti e sette i colli di Roma a piedi in un giorno?

Sì, i sette colli di Roma si percorrono a piedi in una sola giornata: il tracciato più efficiente misura fra gli otto e i nove chilometri, richiede circa due ore e mezzo di cammino effettivo e comporta attorno ai duecento metri di dislivello positivo. Con le soste servono quattro o cinque ore senza visite a pagamento, l’intera giornata aggiungendo Palatino, Foro Romano e le basiliche dell’Esquilino.

Quanto costa visitare il Palatino?

Il Palatino si visita con il biglietto del Parco archeologico del Colosseo, che nella formula ordinaria costa 18 euro, vale 24 ore e comprende Colosseo, Foro Romano e Palatino, con permanenza massima di 75 minuti dentro l’anfiteatro. Esistono tariffe ridotte per i cittadini dell’Unione Europea fra i 18 e i 24 anni e per chi ha la Roma Pass. Prezzi e formule cambiano spesso: conviene verificarli sul sito ufficiale.

Quali dei sette colli si visitano gratis?

Quattro dei sette colli di Roma si percorrono senza pagare alcun biglietto: il Campidoglio (piazza, Cordonata e scalinata dell’Aracoeli), l’Aventino con il Giardino degli Aranci e Santa Sabina, il Celio con Villa Celimontana, e il Viminale. Sull’Esquilino il parco di Colle Oppio e le basiliche sono liberi mentre la Domus Aurea è a pagamento; il Palatino richiede il biglietto del Parco archeologico e sul Quirinale la piazza è libera ma il palazzo si visita su prenotazione.

Una nota per chi mette insieme l’itinerario

I sette colli non sono una meta unica ma una chiave di lettura: servono a capire perché certe chiese sono in cima a una scalinata e certe altre sotto il livello della strada, perché un quartiere finisce e un altro comincia. Chi li percorre tutti in un giorno porta a casa meno monumenti di chi si concentra su uno solo, ma una mappa mentale della città che non si ottiene altrimenti. Chi ha un solo pomeriggio farà bene a sceglierne uno, l’Aventino o il Celio, e a camminarlo con calma.

Chi costruisce un itinerario più ampio nel centro di Roma, incrociando questo percorso con le altre tappe del centro storico e dell’area archeologica, può trovare utili strumenti di pianificazione su Tour Leader Pro, mentre per un quadro più ampio sui trasporti e sulle mete del Lazio è una buona risorsa Italy Planner.

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