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Casa di Augusto e Casa di Livia

In breve. Le due case sono sul fianco sud occidentale del Palatino, nella zona alta che guarda verso il Circo Massimo, a pochi passi dal Museo Palatino.

Dove sono la Casa di Augusto e la Casa di Livia e come ci si arriva

Le due case sono sul fianco sud occidentale del Palatino, nella zona alta che guarda verso il Circo Massimo, a pochi passi dal Museo Palatino. Non si entra da una porta propria: si entra nel Parco archeologico del Colosseo e poi si sale. L’ingresso che consiglio a chi punta dritto qui è quello di via di San Gregorio 30, perché immette subito nella salita del Palatino senza attraversare tutto il Foro Romano.

Affresco con Apollo e la cetra dalla Casa di Augusto sul Palatino
Affresco con Apollo seduto e la cetra, dalle stanze della Casa di Augusto sul Palatino. Foto di ArchaiOptix, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Il recapito ufficiale del Parco è piazza di Santa Maria Nova 53, che corrisponde all’ingresso vicino all’Arco di Tito. Da lì alle case affrescate si cammina una decina di minuti in salita, con un tratto acciottolato. Chi arriva dal Colosseo con il biglietto combinato passa davanti all’Arco di Costantino e poi imbocca la stessa salita.

Metro, autobus e tram verificati

La metro B ferma a Colosseo, ed è la fermata di riferimento per tutti e tre gli ingressi del Parco. Dal 2025 il Parco indica anche la metro C, stazione Colosseo/Fori Imperiali, aperta al pubblico sulla stessa banchina di interscambio. In superficie il sito del Parco elenca le linee di autobus 51, 75, 81, 85, 87 e 118, più il tram 3. La 118 è quella che passa da via di San Gregorio e scende verso le Terme di Caracalla.

A piedi la distanza inganna. Dalla fermata del tram alla Casa di Augusto ci sono cinquecento metri scarsi in pianta, ma quaranta metri di dislivello. Con un gruppo di sessantenni servono venti minuti buoni, non dieci. In estate quella salita, a mezzogiorno, non ha ombra: è la parte del Palatino che soffre di più, e chi la sottovaluta arriva alle stanze affrescate già cotto e con poca voglia di guardare i dettagli.

Biglietti, orari e regime di accesso: come si entra davvero

Serve il biglietto del Parco archeologico del Colosseo, e non un biglietto a parte. Alla data del 28 settembre 2026 il sito ufficiale elenca la Casa di Augusto fra i siti cosiddetti SUPER compresi sia nel Forum Pass SUPER, sia nel biglietto Colosseo, Foro Romano e Palatino, sia in tutte le varianti Full Experience. Chi vi racconta che occorre pagare un supplemento dedicato sta ripetendo una cosa che oggi non regge.

Il Forum Pass SUPER costa 18 euro intero e 2 euro ridotto per i cittadini dell’Unione Europea fra i 18 e i 24 anni. Vale per un solo accesso all’area archeologica, comprende Foro Romano, Palatino e Fori Imperiali, e non comprende il Colosseo. Il biglietto Colosseo, Foro Romano e Palatino costa anch’esso 18 euro intero e 2 euro ridotto, con tariffa 11,50 euro per chi ha la Roma Pass e 14 euro per i soci RAP.

Le formule Full Experience valgono due giorni consecutivi e cambiano prezzo secondo la variante scelta, che sia quella con arena, con i sotterranei, con l’attico o con il passaggio di Commodo. Il listino di queste varianti non compare sulla pagina degli orari e va letto sulla biglietteria ufficiale: non lo riporto a memoria perché cambia, e un numero sbagliato in tasca vale meno di nessun numero.

Prenotazione: quando serve e quando no

La prenotazione oraria è obbligatoria per entrare al Colosseo, non per salire al Palatino. Il Forum Pass SUPER, dice la pagina ufficiale, non richiede prenotazione oraria. Questa è la differenza che manda in confusione mezzo internet: il turno prenotato riguarda l’anfiteatro, mentre le case affrescate si raggiungono liberamente dentro l’orario del Parco, fin quando c’è capienza.

Capienza, però, è la parola giusta. Gli ambienti SUPER hanno accesso contingentato, cioè entra un numero limitato di persone per volta, e sono raggiungibili dalle 9:30 fino a un’ora prima della chiusura del Parco. In pratica il personale fa entrare piccoli scaglioni e chiude quando dentro c’è troppa gente. Nei sabati di aprile e maggio l'attesa sulla soglia può arrivare a venti minuti.

Orari, giorni di chiusura, domeniche gratuite

Il Foro Romano e il Palatino aprono alle 9:00, il Colosseo alle 8:30. Dal 29 marzo al 30 settembre 2026 la chiusura è alle 19:15 con ultimo ingresso alle 18:15. Dal 1 al 24 ottobre 2026 l’ultimo ingresso scala alle 17:30. Dal 25 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 l’ultimo ingresso è alle 15:30. Il Parco resta chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio.

La Casa di Augusto è chiusa il lunedì, mentre il resto del Palatino è aperto. Questo è il dato che rovina più visite: si sale con il biglietto in mano, si arriva davanti alle stanze e si trova il cancello serrato. Il Ministero della cultura indica inoltre la chiusura nella prima domenica del mese, cioè proprio nella giornata a ingresso gratuito, e il Forum Pass SUPER in quella data non è utilizzabile.

Le fonti divergono sul giorno di riposo della Casa di Livia. La scheda ministeriale del sito riporta apertura dalle 9:30 alle 17:30 con chiusura il martedì, mentre la pagina del biglietto SUPER segnala il lunedì come giorno di chiusura degli ambienti augustei. Fino a quando il restauro non finisce la questione resta teorica, ma quando riapriranno conviene ricontrollare, perché i due dati ufficiali non coincidono.

La Casa di Livia oggi è chiusa, e questo cambia tutto

Dal lunedì 24 agosto 2026 la Casa di Livia è chiusa al pubblico. L’avviso è sul sito del Parco archeologico del Colosseo e parla di avvio di importanti attività di restauro. Non c’è una data di riapertura: il Parco scrive che la comunicherà appena possibile e che nei mesi successivi valuterà una modalità di visita capace di tenere insieme il cantiere e l’accesso del pubblico.

La beffa è recente. La Casa di Livia era stata riaperta il 22 luglio 2024 dopo un lungo restauro, con un allestimento multimediale che illumina una stanza per volta mentre una voce spiega le pitture. Ha funzionato per poco più di due anni. Chi ha visto quelle sale in quella finestra ha avuto fortuna, e chi ci arriva adesso trova una transenna.

Villa di Livia a Prima Porta è un’altra cosa e sta altrove, nonostante il nome faccia pensare a un doppione. Gli affreschi del giardino dipinto che venivano da quella villa si vedono a Palazzo Massimo alle Terme, staccati e rimontati in una sala apposta. Chi resta a bocca asciutta sul Palatino ha lì il ripiego migliore, e per pittura parietale romana è un ripiego che vale il biglietto.

Metto le mani avanti su una cosa. Le date di chiusura e riapertura di questi ambienti cambiano con un preavviso corto, a volte di due giorni. Prima di salire, la telefonata al numero del Parco o un occhio alla pagina degli avvisi risparmiano una salita a vuoto: il dato riportato qui risale al 28 settembre 2026 e ha la vita breve di tutti i dati di cantiere.

Che cosa si vede, stanza per stanza, nella Casa di Augusto

Il percorso visitabile riguarda una porzione piccola di un complesso enorme. Ottaviano comprò e unì case preesistenti, fra cui secondo la tradizione quella dell’oratore Ortensio, e arrivò a un’area che le ricostruzioni stimano attorno ai ventiduemila metri quadrati verso il 28 avanti Cristo, con il tempio di Apollo, i portici e le biblioteche. Di tutto questo si visitano quattro o cinque ambienti affrescati.

Lo studiolo

Lo studiolo è la stanza al piano superiore, raggiungibile da una scala metallica moderna. Le fonti lo indicano come lo studio privato di Augusto, e la decorazione è di secondo stile tardo: cigni, calici, grifi alati, candelabri e fiori di loto su fondi rossi, gialli e neri, con inserti di stucco. È piccolo, si vede in quattro minuti, e la luce vi arriva filtrata: portatevi gli occhiali se leggete male da vicino.

La sala delle maschere

La sala delle maschere è la stanza più fotografata del gruppo. Sulle pareti corre una finta architettura teatrale, con colonne dipinte che aprono finestre su fondali scenici, e sopra le cornici a mezza altezza compaiono le maschere che le danno il nome. Il pavimento è a mosaico bianco e nero, geometrico, sobrio rispetto alla ricchezza delle pareti.

La stanza dei festoni di pino

La stanza dei festoni di pino sta accanto alla precedente e appartiene allo stesso appartamento privato. Il nome viene dai festoni vegetali dipinti, rami di pino che scendono lungo le partiture della parete. Il mosaico pavimentale ripete l’impianto in bianco e nero. È l’ambiente che i visitatori guardano meno, quasi sempre perché arrivano già saturi dalla sala delle maschere.

La rampa e l’oecus

La rampa è il passaggio in salita che collegava la casa alla piazza del tempio di Apollo, e conserva un soffitto a cassettoni con pitture di età augustea. L’oecus, la grande sala di ricevimento, è l’ambiente più ampio della zona pubblica e ha la pittura di secondo stile tardo fra le migliori conservate a Roma. Entrambi vanno guardati con calma: sono la parte che i gruppi saltano per primi.

Il secondo stile, spiegato senza gergo

Secondo stile vuol dire una cosa semplice: il muro finge di non esserci. I pittori romani della seconda metà del primo secolo avanti Cristo dipingono colonne, architravi, porte socchiuse e paesaggi che sfondano la parete e regalano profondità a stanze piccole. Nella Casa di Augusto e nella Casa di Livia la datazione corrente porta questi cicli attorno al 30 avanti Cristo, cioè agli anni in cui Ottaviano diventa Augusto.

Le quattro categorie stilistiche della pittura romana nascono nell’Ottocento su materiale campano e a Roma funzionano meno bene. Sul Palatino la sequenza serve come orientamento, non come sentenza: gli studiosi discutono se certi ambienti vadano nella fase matura o in quella tarda del secondo stile, e la differenza di quindici o vent’anni cambia il racconto storico. Chi vi dà date al decennio secco è più sicuro delle fonti.

Il confronto utile, per capire davvero, si fa altrove. A Palazzo Massimo alle Terme ci sono sale intere staccate e rimontate, con luce da museo e distanze corrette. Sul Palatino la pittura si guarda dietro un vetro, da un percorso stretto, con il riflesso della giornata addosso. Le due esperienze sono complementari e chi le fa nello stesso fine settimana capisce il doppio.

La Casa di Livia: le stanze e le pitture che oggi non si vedono

La casa si organizza intorno a un cortile centrale, con il tablino come sala di rappresentanza, il triclinio per i pranzi e due alae laterali. Il tablino conserva le pitture migliori: quadri mitologici inseriti in finte architetture, fra cui la scena di Polifemo che insegue la ninfa Galatea, copiata da modelli greci. È il pezzo che compare in tutti i manuali di pittura romana.

L’ala destra ha un fregio monocromo raro, un paesaggio continuo con scene di rito di ambiente egizio, dipinto a una sola tinta come fosse un bassorilievo. Il triclinio ha pareti di rosso pompeiano con paesaggi sacri e pastorali. Il livello complessivo di questa decorazione è più alto, per stato di conservazione, di quello che si vede nella Casa di Augusto.

Gli ambienti più antichi della struttura risalgono al periodo fra il 75 e il 50 avanti Cristo, quindi precedono di parecchio sia Livia sia Augusto. La casa che vediamo è il risultato di un riuso: muri repubblicani, decorazione augustea, rimaneggiamenti successivi. Leggerla come una villa costruita per una persona sola è il primo errore che si fa arrivando.

Di chi era davvero la Casa di Livia

L’attribuzione a Livia è discussa, e va detto subito. Poggia su un solo indizio materiale: una conduttura di piombo trovata negli scavi con il nome di Iulia Augusta. Livia assunse quel nome dopo l’adozione nella gens Iulia, alla morte di Augusto nel 14 dopo Cristo, quindi il tubo dimostra semmai una proprietà tarda, non che la casa fosse sua quando fu decorata.

C’è anche un’altra candidata. Il nome Iulia Augusta appartiene pure a Giulia, figlia dell’imperatore Tito, e la letteratura archeologica segnala questa possibilità come reale, non come cavillo. In più le fistule di piombo viaggiavano, venivano reimpiegate, e trovarne una in un punto non prova che quel punto fosse la residenza intestata a quel nome.

La lettura che oggi convince di più è che questi ambienti fossero un appartamento privato dentro il grande complesso del marito, e non una casa autonoma. Il nome resta per abitudine, come resta Casa di Romolo per una capanna che con Romolo non ha niente a che fare. Quando sentite una guida dire senza esitazione la casa di Livia, sappiate che sta usando un’etichetta di comodo.

Una curiosità sulla Casa di Augusto e Casa di Livia

Augusto dormì nella stessa camera da letto per oltre quarant’anni, d’inverno e d’estate. Lo racconta Svetonio nella biografia, insieme al dettaglio del mobilio modesto, dei letti bassi e delle stanze senza marmi preziosi. Poi si sale allo studiolo, si guardano i grifi alati e i candelabri su fondo nero, e la parola modestia smette di significare quello che significa per noi.

Il punto è politico. Augusto costruì un’immagine di cittadino fra i cittadini mentre viveva in un complesso che inglobava sei o sette case comprate una dopo l’altra, un tempio di stato e due biblioteche. La sobrietà dei letti serviva al racconto, il lusso della pittura serviva agli ospiti che entravano. Le due cose stavano nello stesso edificio senza contraddirsi agli occhi di un romano del tempo.

Curiosità nella curiosità: la casa era in parte terreno pubblico. Dopo il 36 avanti Cristo un fulmine colpì una parte della proprietà, e l’area fu dichiarata di pertinenza di Apollo, quindi consacrata. Il tempio di Apollo Palatino nasce così, con l’abitazione del principe attaccata al santuario e collegata da quella rampa che oggi si percorre in dieci secondi.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Casa di Augusto e Casa di Livia

Quasi tutti i siti che trovate online ripetono che qui serve un biglietto separato, prenotabile a parte, con turni a numero chiuso. Alla verifica del 28 settembre 2026 quella descrizione non corrisponde al regime attuale. Il supplemento dedicato non esiste, la prenotazione oraria riguarda il Colosseo, e l’accesso agli ambienti dipende dalla capienza in quel momento, non da un turno acquistato.

Il malinteso nasce da una storia vera ma vecchia. Per anni le due case si aprivano a giorni alterni, con ingressi accompagnati e in numero ridotto, e chi scrisse allora quelle righe le ha lasciate in rete. Il Parco ha cambiato più volte formula dal 2019 in poi, la pagina dei biglietti è stata riscritta, e i testi vecchi non si aggiornano da soli.

La conseguenza pratica è concreta. C’è chi compra la variante Full Experience più cara convinto che sia l’unica che apre queste stanze, e spende di più per una cosa che il Forum Pass SUPER da 18 euro già comprende. Se il Colosseo non vi interessa, il biglietto giusto per le case affrescate è il più economico dei due, non il più caro.

Il consiglio che ti do per visitare la Casa di Augusto e Casa di Livia

Salite appena aprono gli ambienti SUPER, cioè alle 9:30, e andate prima qui che al Foro. Il Parco apre alle 9:00 e il flusso dei gruppi organizzati arriva in massa fra le 10:30 e le 12:30, quando i pullman scaricano al Colosseo e i percorsi guidati risalgono. Nella prima ora dentro le stanze affrescate siete in cinque o sei, e la differenza è enorme.

Evitate il lunedì. La Casa di Augusto è chiusa e il resto del Palatino no, quindi il rischio di salire per niente è alto e nessuno vi ferma al tornello. Evitate anche la prima domenica del mese: l’ingresso gratuito riempie il Parco e gli ambienti SUPER, secondo la scheda ministeriale, in quella giornata restano chiusi.

Che cosa portarsi e come vestirsi

Scarpe chiuse con suola che tiene, perché il Palatino è tutto acciottolato, terra battuta e gradini irregolari. Acqua da casa: dentro il Parco i punti di ristoro sono pochi e cari, e le fontanelle non sono dove servono. Un cappello da aprile a ottobre, perché l’ombra scarseggia. Il treppiede lasciatelo a casa, nelle stanze affrescate non lo fanno usare.

Quanto tempo mettere in conto

Per le sole stanze affrescate della Casa di Augusto bastano trenta minuti, quaranta se vi fermate a leggere i pannelli. Con il Museo Palatino e un giro sulla terrazza verso il Circo Massimo si arriva a due ore. L’intero Palatino con il Foro Romano è una mezza giornata piena, e chi ci aggiunge il Colosseo nello stesso giorno arriva a sera con le gambe rotte e i ricordi mescolati.

La posizione che fa discutere

Dico una cosa impopolare: la Casa di Augusto, per come si visita oggi, è sopravvalutata rispetto a quello che promette. Si guarda da un percorso stretto, attraverso vetri che riflettono, con una luce che nelle giornate chiare appiattisce i fondi rossi e neri. Il nome del proprietario fa metà del lavoro emotivo, e molti escono convinti di aver visto più di quello che hanno visto.

A nostro giudizio la gerarchia giusta è opposta a quella dei depliant. Prima la rampa con il soffitto a cassettoni, che quasi nessuno guarda. Poi l’oecus. La sala delle maschere per terza, perché è bellissima ma la si vede peggio delle altre. E se il Palatino vi concede un’ora sola, il Museo Palatino e gli Orti Farnesiani rendono di più.

Il Lupercale che non è il Lupercale

Nel gennaio 2007 fece il giro del mondo l’annuncio di una grotta scoperta sotto la Casa di Augusto e identificata con il Lupercale, la caverna dove la lupa avrebbe allattato Romolo e Remo. L’annuncio venne dall’archeologa Irene Iacopi durante i lavori di consolidamento. Le immagini del vano a volta con mosaici e conchiglie girarono su tutti i telegiornali.

La comunità scientifica reagì male e in fretta. Adriano La Regina, già soprintendente archeologico di Roma, Fausto Zevi della Sapienza e Henner von Hesberg dell’Istituto Archeologico Germanico contestarono l’identificazione su basi topografiche e stilistiche. Per loro quel vano è un ninfeo o un triclinio sotterraneo di età neroniana, non un santuario arcaico.

La posizione oggi prevalente è che la grotta non sia il Lupercale e che il santuario vada cercato più in basso, sul versante sud occidentale, verso l’area di Sant’Anastasia al Palatino. Il vano comunque non si visita e non è mai stato aperto al pubblico. Se qualcuno vi promette il Lupercale dentro il biglietto, vi sta vendendo aria.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il Palatino diventa palazzo per una scelta privata, non per un piano urbanistico. Ottaviano si stabilisce sul colle dove la tradizione colloca la capanna di Romolo, e da quel gesto discende tutto il resto: Tiberio, i Flavi, i Severi costruiscono sopra e attorno, e il nome del colle finisce per indicare in mezza Europa la residenza del sovrano. Palazzo viene da Palatium.

Quello che si dice meno è il prezzo archeologico. Ogni imperatore che costruisce cancella il precedente, e la casa di Augusto la vediamo perché fu interrata e sepolta sotto le strutture successive, non perché fu conservata con riguardo. Le stanze affrescate si sono salvate da quello che le ha seppellite: senza la Domus Tiberiana sopra, oggi qui non ci sarebbe un metro di intonaco dipinto.

La stessa logica spiega la Domus Aurea sul colle Oppio, murata e riempita dai cantieri delle Terme di Traiano. Roma conserva per sepoltura, quasi mai per volontà. Chi cammina sul Palatino guarda una collina che è per tre quarti riempimento artificiale, e i livelli che calpesta sono terrapieni costruiti per reggere palazzi che non ci sono più.

Gli scavi: chi ha tirato fuori queste stanze

La Casa di Livia riemerge con gli scavi che Pietro Rosa avvia dal 1869 per conto di Napoleone III, proprietario allora della parte centrale del colle. È in quel cantiere che salta fuori la conduttura con il nome di Iulia Augusta, quindi anche l’etichetta con cui la chiamiamo nasce lì, sul campo, in pieno Ottocento.

Gli ambienti della Casa di Augusto si devono invece a Gianfilippo Carettoni. Sulle date le fonti divergono: una parte della letteratura divulgativa colloca i suoi scavi negli anni Cinquanta, altre ricostruzioni li distendono fino agli anni Settanta con le campagne sul tempio di Apollo. Carettoni lavorò con metodo planimetrico e lasciò poca stratigrafia, e questo pesa ancora sulla discussione.

Negli anni Novanta Irene Iacopi e Giovanna Tedone rifecero indagini stratigrafiche e riconobbero tre fasi costruttive distinte. Il risultato è che la casa definitiva fu costruita sopra una struttura precedente più grande, obliterandola. Quello che il percorso di visita mostra è quindi la terza casa, montata sulle macerie della seconda, dentro un cantiere antico che durò decenni.

Le coperture moderne fanno parte della storia. Gli ambienti affrescati sono protetti da strutture contemporanee progettate come teche, con vetri e passerelle, e questo spiega la sensazione di visitare un museo dentro uno scavo. Piaccia o no, senza quelle coperture le pitture di secondo stile sarebbero andate perse in due inverni.

La foto giusta da fare alla Casa di Augusto e Casa di Livia

Dentro le stanze la foto buona è una sola e va costruita. Mettetevi di tre quarti rispetto alla parete, non frontali, così il vetro riflette di lato e non vi restituisce la vostra faccia in mezzo ai grifi. Appoggiate il telefono al montante della passerella per tenerlo fermo, alzate gli ISO invece di usare il flash, che sul vetro rimbalza e brucia tutto.

Il flash, fra l’altro, è vietato sulle superfici dipinte e il personale interviene. Il treppiede pure. Chi vuole il dettaglio dei fondi neri con i candelabri deve accettare un po’ di rumore digitale: preferite una foto grigia e leggibile a una foto pulita con un lampo bianco al centro della parete.

La foto che vale più di quelle dentro

Uscite dagli ambienti e andate al parapetto che guarda il Circo Massimo. Da lì entra nel fotogramma l’intera valle allungata della pista, l’Aventino di fronte con i campanili di Santa Sabina e di Sant’Alessio, e in basso a destra le arcate della Domus Severiana. La luce migliore è quella del tardo pomeriggio da ottobre a marzo, quando il sole taglia da destra.

D’estate quella stessa inquadratura, a mezzogiorno, è piatta e sovraesposta. Se ci andate a luglio scendete invece verso il lato del Foro e fotografate l’Arco di Tito dall’alto, con la Basilica di Massenzio sullo sfondo: il controluce del mattino lavora meglio di qualunque filtro.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 63 avanti Cristo nasce sul Palatino Gaio Ottavio, il futuro Augusto. Il dato viene dalle fonti antiche e dal Parco archeologico, ed è la ragione per cui il colle diventa il suo indirizzo anche da adulto. Non è un trasloco di prestigio: torna dove era nato, e su quella continuità costruisce parte del proprio racconto pubblico.

Nel 36 avanti Cristo, tornato dalla guerra in Sicilia, Ottaviano avvia l’acquisto e l’unificazione delle case del versante. Il fulmine che colpisce l’area porta alla consacrazione del terreno ad Apollo e alla costruzione del tempio, inaugurato nel 28 avanti Cristo insieme alle due biblioteche, la greca e la latina. Casa privata e santuario di stato diventano un corpo solo.

Nel 14 dopo Cristo muore Augusto e Livia, per testamento, entra nella gens Iulia con il nome di Iulia Augusta. Da quel momento in poi il nome che comparirà sulla conduttura di piombo trovata nell’Ottocento ha un senso giuridico preciso. La casa passa nella disponibilità imperiale e resta parte del complesso palatino.

In età flavia gli ambienti vengono rimaneggiati e poi progressivamente interrati per fare posto alle costruzioni superiori. È l’atto che condanna la casa e insieme la salva. Dal secondo secolo in poi, di quello che era stata la residenza del primo imperatore resta solo il nome del colle, che intanto si è trasformato in nome comune.

Nel 1869 Pietro Rosa apre il grande cantiere ottocentesco per conto di Napoleone III e riporta alla luce la Casa di Livia. Fra anni Cinquanta e Settanta del Novecento Gianfilippo Carettoni scava gli ambienti della Casa di Augusto. Nel 2007 arriva l’annuncio contestato del Lupercale. Nel luglio 2024 la Casa di Livia riapre con il nuovo allestimento, e il 24 agosto 2026 richiude per restauro.

Chi è passato dalla Casa di Augusto e Casa di Livia

Augusto ci visse dal 36 avanti Cristo fino alla morte, e qui ricevette senatori, ambasciatori e clienti nella parte pubblica della casa. Livia ci abitò accanto, con un appartamento suo dentro il complesso del marito. Tiberio crebbe in questo giro di stanze prima di costruirsi il proprio palazzo, la Domus Tiberiana, che oggi sovrasta il versante verso il Foro.

Svetonio è il testimone letterario più citato per la vita domestica di Augusto, e la sua descrizione della camera da letto usata per quarant’anni continua a orientare la lettura del sito. Cassio Dione e Ovidio forniscono il contorno sul tempio di Apollo e sulle biblioteche. Sono fonti tarde o interessate, e vanno maneggiate come tali.

Pietro Rosa, archeologo di scuola ottocentesca, lavora qui con i soldi di Napoleone III, che aveva comprato la parte centrale del colle. La vicenda spiega perché una porzione del Palatino si chiamò a lungo Orti Farnesiani e poi passò di mano fra dinastie e stati: questa collina è stata proprietà privata di famiglie e di sovrani fino a pochissimo tempo fa.

Gianfilippo Carettoni è il nome legato alla riscoperta degli ambienti augustei, Irene Iacopi e Giovanna Tedone quelli delle indagini stratigrafiche degli anni Novanta e del contestato annuncio del 2007. Di passaggio, in senso più prosaico, ci sono passati milioni di visitatori: la Casa di Augusto è uno dei siti SUPER con la maggior pressione di pubblico di tutto il Parco.

Mangiare in zona senza farsi spennare

La zona fra il Palatino, il Celio e il Circo Massimo è una delle più difficili di Roma per mangiare bene. Uscendo dal Parco vi trovate in mezzo a un corridoio turistico che vive di passaggio e non di clienti che tornano, e il passaggio non premia la cucina. La regola è semplice: più il locale vede il monumento, più il conto mente.

I segnali che dicono di girare al largo

Il menu con le fotografie dei piatti è il primo segnale, e vale ovunque in Italia. Serve a chi non sa leggere la lingua e non tornerà mai, quindi dichiara il modello di business prima ancora della cucina. Dove le foto sono plastificate, tradotte in sei lingue ed esposte sul marciapiede, il rapporto fra quello che pagate e quello che mangiate è già deciso, e non a vostro favore.

La signora che tira la sfoglia in vetrina o direttamente sul marciapiede è un richiamo scenico, non un indizio di cucina. Funziona, la gente si ferma e fotografa, e il fatto che quella pasta finisca davvero nei piatti di quel locale resta da dimostrare. Nelle trattorie dove la pasta si fa sul serio, la si fa dietro, la mattina presto, lontano dagli occhi dei passanti.

La persona all’ingresso che vi invita a sedervi è il terzo segnale. Un posto che lavora con clientela abituale non ha bisogno di fermare per strada nessuno: ha i tavoli pieni e semmai vi dice di aspettare. Dove qualcuno vi rincorre con il menu in mano, state entrando in un locale che deve riempire la sala oggi, perché domani quelle stesse persone saranno in un’altra città.

Poi c’è l’orario continuato. Il locale aperto dalle dieci del mattino a mezzanotte senza pausa fra pranzo e cena non ha una cucina che riposa, prepara e riparte: ha una linea che scalda. La cucina romana ha due servizi e un intervallo, e quell’intervallo non è pigrizia, è il tempo in cui si tagliano, si cuociono e si montano le cose che poi mangiate.

Davanti ai monumenti famosi funziona un’ultima trappola, la più scivolosa. Voci non prezzate sul menu, pesce o carne al peso senza il peso indicato, coperti che compaiono al conto, listini diversi fra il tavolo dentro e il tavolo fuori. Il prezzo viene adeguato al cliente che si ha davanti, e contestarlo dopo, con la valigia e il treno alle sei, non funziona quasi mai.

Le catene a insegna ripetuta

Nel centro di Roma esistono catene con la stessa insegna ogni trecento metri, dal Colosseo al Vaticano. Non le nomino, ma le riconoscete: arredo identico, carta identica, personale che cambia ogni stagione. Funzionano come attrazione turistica, con la stessa logica di un servizio a ciclo continuo, e su quel piano fanno il loro mestiere in modo prevedibile e ordinato.

Il punto non è il disprezzo. Un romano in quei locali non ci va, e non per snobismo: ci va dove si mangia la stessa cosa che si mangia a casa, spendendo meno, in posti che non hanno bisogno di insegne ripetute. Se siete con bambini stanchi e piove, una catena risolve la serata senza drammi. Se avete due giorni a Roma, spendereste male una delle quattro occasioni che avete.

Il criterio unico che funziona sempre

Guardate chi è seduto e in che lingua ordina. Se alle otto e mezza di sera i tavoli hanno famiglie che parlano italiano, gente che saluta il cameriere per nome, qualcuno che ordina senza aprire il menu, siete nel posto giusto. Se alle sette di sera la sala è piena di stranieri con gli zaini, siete in un posto che campa sul turno anticipato e sul passaggio.

Il secondo criterio è geografico e vale in tutta la città: allontanatevi di quattrocento metri dal monumento. Da qui vuol dire scendere verso Testaccio, salire verso l’Aventino per la parte alta, o imboccare la salita del Celio dietro la Basilica di San Clemente. Quattrocento metri di camminata valgono dieci euro di conto e due categorie di qualità.

Una lista di posti dove mangiare a Roma e in Italia è qui, aggiornata quando qualcosa cambia: la lista Google Maps di Daniele. Non è una classifica e non è sponsorizzata.

Come incastrare la visita in una giornata sensata

La combinazione che funziona meglio parte dal basso e sale. Entrata da via di San Gregorio alle 9:00, salita diretta agli ambienti affrescati alle 9:30, poi Museo Palatino e terrazza sul Circo Massimo, discesa verso il Foro Romano a metà mattina quando il sole è ancora basso sulla Via Sacra.

Nel Foro il percorso naturale tocca l’Arco di Tito, la Basilica di Massenzio, il Tempio di Antonino e Faustina, la Curia Iulia, i Rostri e l’Arco di Settimio Severo. Chi ha il Forum Pass SUPER può infilare anche Santa Maria Antiqua, che di pittura ne regala quanto il Palatino.

Con il pomeriggio libero e le gambe ancora buone, l’uscita verso il Velabro apre un pezzo di città che quasi nessuno percorre: l’Arco di Giano, l’Arco degli Argentari, la Basilica di San Giorgio in Velabro, il Foro Boario con i due templi e la coda alla Bocca della Verità.

Chi vuole restare sul tema della pittura romana ha due seguiti seri. Il primo è Palazzo Massimo alle Terme, con il giardino dipinto della villa di Prima Porta e gli affreschi della Farnesina. Il secondo è la Domus Aurea, aperta solo da venerdì a domenica e con turni ogni quindici minuti, dove la pittura si guarda dentro un cantiere vero.

Se invece vi interessano le case romane conservate sotto il livello di strada, il confronto giusto sono le Case romane del Celio e le Domus romane di Palazzo Valentini. Sono edilizia privata di altro rango e altra epoca, ma chiariscono per contrasto che cosa fosse la residenza di un principe rispetto a quella di un ricco qualsiasi.

Domande frequenti sulla Casa di Augusto e Casa di Livia

Serve un biglietto separato per la Casa di Augusto?

No. Alla data del 28 settembre 2026 il Parco archeologico del Colosseo elenca la Casa di Augusto fra gli ambienti SUPER compresi nel Forum Pass SUPER da 18 euro, nel biglietto Colosseo, Foro Romano e Palatino da 18 euro e in tutte le varianti Full Experience. Il supplemento dedicato che molti siti citano non corrisponde al regime attuale.

La Casa di Livia è visitabile adesso?

No. Il Parco ha annunciato la chiusura al pubblico a partire da lunedì 24 agosto 2026 per avviare attività di restauro, senza indicare una data di riapertura. L’avviso dice che la riapertura sarà comunicata appena possibile e che nei mesi seguenti verrà valutata una modalità di visita compatibile con il cantiere. Prima di salire conviene controllare gli avvisi.

Bisogna prenotare un orario?

La prenotazione oraria obbligatoria riguarda l’ingresso al Colosseo. La pagina ufficiale del Forum Pass SUPER dichiara che quel titolo non richiede prenotazione oraria. Gli ambienti SUPER hanno però ingresso contingentato e sono accessibili dalle 9:30 fino a un’ora prima della chiusura, quindi nei giorni di punta si entra a scaglioni e può toccarvi una coda breve sulla soglia.

Che giorno conviene evitare?

Il lunedì, perché la Casa di Augusto è chiusa mentre il resto del Palatino resta aperto. Anche la prima domenica del mese va evitata da chi punta a questi ambienti: è la giornata a ingresso gratuito, il Forum Pass SUPER non è utilizzabile e la scheda del Ministero della cultura indica la chiusura della Casa di Augusto proprio in quella data.

Quanto costa il biglietto e quali riduzioni ci sono?

Il Forum Pass SUPER costa 18 euro intero e 2 euro ridotto per i cittadini dell’Unione Europea fra 18 e 24 anni. Il biglietto Colosseo, Foro Romano e Palatino costa 18 euro intero, 2 euro ridotto, 11,50 euro con Roma Pass e 14 euro per i soci RAP. Il prezzo delle varianti Full Experience va letto sulla biglietteria ufficiale, perché cambia secondo la formula.

Quanto tempo serve per vedere gli ambienti affrescati?

Trenta o quaranta minuti bastano per le stanze della Casa di Augusto, perché il percorso è breve e gli ambienti sono pochi. Aggiungendo il Museo Palatino, gli Orti Farnesiani e la terrazza sul Circo Massimo si arriva a due ore. Il Palatino con il Foro Romano occupa una mezza giornata piena.

La casa era davvero di Livia?

L’attribuzione è discussa e si regge su una conduttura di piombo con il nome di Iulia Augusta trovata negli scavi ottocenteschi. Quel nome può indicare Livia dopo il 14 dopo Cristo, ma anche Giulia figlia di Tito. La lettura oggi più diffusa vede questi ambienti come appartamento privato dentro il complesso di Augusto, non come residenza autonoma di sua moglie.

Si possono fare fotografie dentro?

Le fotografie senza flash sono ammesse, il flash sulle superfici dipinte no e il treppiede nemmeno. Le pareti si guardano attraverso vetri protettivi, quindi conviene mettersi di tre quarti per evitare i riflessi e alzare la sensibilità invece di illuminare. Per un risultato pulito la pittura romana si fotografa molto meglio a Palazzo Massimo alle Terme.

È adatta a chi ha difficoltà motorie?

Il percorso presenta difficoltà serie. La salita al Palatino è lunga e in pendenza, il fondo è acciottolato e irregolare, e lo studiolo della Casa di Augusto si raggiunge da una scala metallica. Chi si muove in carrozzina o fatica con i gradini deve chiedere in anticipo al Parco quali ambienti siano raggiungibili, perché la risposta cambia secondo il cantiere in corso.

Che cosa vedere nei dintorni se resta tempo?

Dal Palatino si scende in dieci minuti al Carcere Mamertino e al Campidoglio, con i Musei Capitolini in cima. Sul lato opposto ci sono il Foro di Traiano, i Mercati di Traiano e la Colonna Traiana, oppure il Teatro di Marcello verso il fiume.

Chi ha scritto questa pagina

La pagina è curata dalla redazione di Tour Leader Pro, il project office romano che progetta e coordina visite, itinerari ed eventi culturali a Roma e nel Lazio. Tariffe, orari e condizioni di accesso riportati qui risalgono al 28 settembre 2026 e vengono dalle fonti ufficiali citate nel testo. In un sito con cantieri aperti cambiano in fretta: un controllo prima di partire evita brutte sorprese, e se trovate un dato superato segnalatecelo.

Chi costruisce un itinerario romano deve far quadrare biglietti che cambiano formula ogni due anni, ambienti a capienza ridotta che aprono a scaglioni, chiusure per restauro annunciate con pochi giorni di preavviso e salite che sulla carta misurano poco e sulle gambe misurano il doppio. Per sé o per un gruppo, gli strumenti di pianificazione e i materiali pensati per chi accompagna visite e per chi organizza da solo stanno su Tour Leader Pro.

Per il quadro largo su treni, noleggi, collegamenti con Fiumicino e Ciampino e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi fino a Ostia Antica e a Villa Adriana, una risorsa utile è Italy Planner.

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