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Pasqua a Roma: Settimana Santa, Via Crucis e Urbi et Orbi

La Pasqua è la settimana in cui Roma lavora al massimo della sua capacità: quattro celebrazioni papali in sei giorni, una Via Crucis al Colosseo che blocca mezzo centro storico, decine di migliaia di pellegrini insieme ai turisti di primavera e una città che chiude buona parte dei negozi per due giorni. Non è una settimana difficile, ma non perdona l’improvvisazione: i biglietti delle celebrazioni si chiedono con settimane di anticipo e sono gratuiti, alla Via Crucis non serve nessun biglietto ma serve essere sul posto molto prima, e il Lunedì dell’Angelo mezza Roma si sposta fuori porta lasciando il centro stranamente respirabile. Le righe che seguono mettono in fila il meccanismo reale, giorno per giorno, con la procedura ufficiale dei biglietti della Prefettura della Casa Pontificia e le indicazioni pratiche per stare nel posto giusto all’ora giusta.

Una premessa: qui non trovi date, perché la Pasqua è mobile e il programma delle celebrazioni papali lo pubblica ogni anno la Santa Sede poche settimane prima. Quello che resta stabile è il meccanismo, ed è quello che raccontiamo. Gli orari citati come ricorrenti sono indicazioni ricavate dai calendari passati, non impegni: l’orario che conta è quello del bollettino della Sala Stampa vaticana dell’anno in cui parti.

Quando cade la Pasqua e dove si trova il calendario dell’anno

La Pasqua cattolica cade sempre in una domenica compresa fra il 22 marzo e il 25 aprile, perché la regola fissata dal Concilio di Nicea la colloca nella prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera. Da questa unica regola discende tutto il resto: la Settimana Santa occupa i sei giorni precedenti, il Lunedì dell’Angelo è il giorno dopo, e la catena di festività che dipende dalla Pasqua (Ascensione, Pentecoste, Corpus Domini) slitta insieme a lei. Chi programma un viaggio a Roma in primavera ha quindi bisogno di una sola informazione per capire in quale scenario si troverà: in che domenica cade la Pasqua quell’anno.

Benedizione Urbi et Orbi in piazza San Pietro
La benedizione Urbi et Orbi in piazza San Pietro, il rito che chiude la mattina di Pasqua. Foto di Florentin27, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

La regola di Nicea, spiegata senza formule

Il Concilio di Nicea del 325 stabilì che la Pasqua cristiana si celebrasse la domenica successiva al primo plenilunio che segue l’equinozio di primavera, e fissò convenzionalmente l’equinozio al 21 marzo. La conseguenza pratica è che l’intervallo possibile va dal 22 marzo, quando il plenilunio cade proprio sull’equinozio di sabato, al 25 aprile, quando il plenilunio arriva appena prima dell’equinozio e bisogna aspettare quello successivo. Nel calcolo non si usa la Luna vera osservata in cielo, ma una Luna convenzionale detta ecclesiastica, ricavata da tavole: per questo capita che la data liturgica e il plenilunio astronomico non coincidano al giorno.

Dove si legge il calendario ufficiale dell’anno in corso

Il programma delle celebrazioni presiedute dal Papa nella Settimana Santa viene pubblicato dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice e diffuso dal Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede e da L’Osservatore Romano, di norma nelle settimane che precedono la Domenica delle Palme. È l’unica fonte che vale: indica giorno, ora e luogo di ciascuna celebrazione, e va riletta anche a ridosso della partenza, perché gli spostamenti dell’ultimo momento esistono. Le stesse informazioni finiscono poi nel calendario delle attività pubblicato su vatican.va e nelle pagine di Vatican News.

I biglietti delle celebrazioni papali: come si chiedono davvero

I biglietti per le celebrazioni liturgiche presiedute dal Papa e per le udienze generali sono sempre gratuiti e si richiedono alla Prefettura della Casa Pontificia: la Santa Sede lo scrive esplicitamente sulle proprie pagine ufficiali. Chiunque proponga di venderli, di garantirli a pagamento o di includerli in un pacchetto sta vendendo altro, di solito un accompagnamento o una prenotazione di comodo. Questa è la prima cosa da sapere, perché intorno alla Settimana Santa il mercato dei finti biglietti papali è vivace e colpisce soprattutto chi prenota all’ultimo.

Il portale della Prefettura della Casa Pontificia

La richiesta dei biglietti gratuiti passa oggi dal portale della Prefettura della Casa Pontificia, raggiungibile dal sito della Santa Sede: si crea un account, si sceglie la celebrazione dal calendario disponibile e si indica il numero di persone. Il canale è unico per le udienze generali del mercoledì e per le celebrazioni liturgiche, e resta gratuito in ogni sua fase. Esiste un canale separato, gestito dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche, riservato ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi che intendono concelebrare: non è la strada per un fedele laico. Per i gruppi, la via più semplice resta spesso la parrocchia o la diocesi di provenienza, che inoltra la richiesta come pellegrinaggio organizzato.

Per quali celebrazioni serve il biglietto e per quali no

Il biglietto serve per le celebrazioni a posti regolati: la Messa della Domenica delle Palme, la Messa del Crisma, la Celebrazione della Passione del Signore, la Veglia pasquale e la Messa del giorno di Pasqua. Non serve invece alcun biglietto per la Via Crucis al Colosseo, che è a ingresso libero, né per seguire la benedizione Urbi et Orbi dalle aree di piazza San Pietro e di via della Conciliazione aperte al pubblico. È una distinzione che confonde molti: la Via Crucis è l’appuntamento più cercato della settimana ed è anche l’unico grande evento papale per cui non c’è niente da prenotare.

Il ritiro, i controlli, l’ora di arrivo

Storicamente i biglietti si ritirano al Portone di Bronzo, all’estremità destra del colonnato guardando la basilica, nel pomeriggio precedente la celebrazione o la mattina stessa; con il passaggio al portale online le modalità di emissione e ritiro possono cambiare, quindi vanno lette sulla conferma della Prefettura e non date per scontate. Il biglietto, in ogni caso, non è un posto numerato: indica un settore, e dentro il settore vale l’ordine di arrivo. Per una celebrazione in piazza in Settimana Santa, presentarsi ai varchi due o tre ore prima non è eccesso di zelo, è la norma.

Gli errori che fanno perdere il posto

Gli errori ricorrenti sono tre. Arrivare con zaini grandi o bagagli: i controlli sono di tipo aeroportuale, non ci sono depositi nelle vicinanze e chi si presenta con un trolley resta fuori. Sottovalutare la fila ai metal detector, che in Settimana Santa supera facilmente l’ora. Vestirsi per il meteo del mezzogiorno: le celebrazioni serali di primavera finiscono con parecchi gradi in meno, e la piazza è in pietra. Per chi entra poi in basilica di San Pietro valgono comunque le regole ordinarie di abbigliamento: spalle e ginocchia coperte, senza eccezioni per le grandi occasioni.

La Domenica delle Palme in piazza San Pietro

La Domenica delle Palme apre la Settimana Santa e a Roma si celebra in piazza San Pietro, con la benedizione dei rami di palma e di ulivo, la processione e poi la Messa con la lettura della Passione, seguita dall’Angelus. È una delle celebrazioni per cui serve il biglietto gratuito della Prefettura, ed è anche la più lunga del ciclo: fra processione, lettura integrale della Passione e omelia si superano tranquillamente le due ore in piedi o seduti sulle sedie della piazza. In casi eccezionali, per maltempo o per ragioni particolari, la celebrazione può essere spostata all’interno della basilica, come è accaduto negli anni delle restrizioni sanitarie.

Dove mettersi in piazza

Chi ha il biglietto entra dai varchi di via della Conciliazione e di piazza Pio XII e viene indirizzato ai settori; chi non lo ha può comunque sostare nelle aree libere all’imbocco della piazza e lungo la Conciliazione, dove i maxischermi rendono la celebrazione seguibile. Il colonnato del Bernini offre ombra la mattina sul lato sinistro guardando la basilica, dettaglio che conta più di quanto sembri in una domenica di aprile senza nuvole. L’obelisco vaticano al centro della piazza è il riferimento che tutti usano per darsi appuntamento, ed è l’unico punto davvero riconoscibile una volta che i settori si riempiono.

Il Giovedì Santo: la Coena Domini e i sepolcri

Il Giovedì Santo a Roma ha due celebrazioni papali distinte e una tradizione popolare serale che è forse la cosa più autenticamente romana della settimana. Al mattino la Messa del Crisma si celebra nella basilica di San Pietro, con la benedizione degli oli sacri e il rinnovo delle promesse sacerdotali, e la basilica resta chiusa alle visite; nel tardo pomeriggio la Messa vespertina in Coena Domini apre il Triduo. La terza cosa, la visita ai sepolcri, non è nel calendario ufficiale di nessuno: succede dopo cena, per le strade del centro.

La Messa in Coena Domini e la lavanda dei piedi

La Messa vespertina in Coena Domini commemora l’ultima cena e comprende il rito della lavanda dei piedi. Il luogo in cui il Papa la celebra è cambiato nel tempo, e qui vale la pena essere precisi: per anni è stata celebrata fuori dal Vaticano, in carceri, centri di accoglienza e istituti, con accesso riservato e senza pubblico esterno; in altri periodi è tornata nella basilica lateranense, cattedrale di Roma, dove il rito ha una collocazione storica. Chi vuole assistervi deve quindi guardare il calendario dell’anno prima di organizzarsi: se la celebrazione è in una struttura chiusa, non è accessibile al pubblico e la si segue solo in diretta; se è a San Giovanni in Laterano, vale il meccanismo ordinario dei biglietti gratuiti.

I sepolcri, la sera romana da non perdere

Dopo la Messa in Coena Domini il Santissimo viene deposto nell’altare della reposizione, che la devozione popolare chiama sepolcro: le chiese restano aperte fino a tarda sera e la tradizione vuole che se ne visitino sette, o comunque un numero dispari, passando dall’una all’altra a piedi. È una tradizione popolare, non un obbligo liturgico: una passeggiata devozionale che a Roma funziona perché le chiese sono vicine. Un giro classico nel centro tiene insieme il Gesù, Santa Maria sopra Minerva, Santa Maria in Aracoeli e le chiese intorno a piazza Navona; un giro di rione, più raccolto, si fa a Trastevere passando da Santa Maria in Trastevere a Santa Cecilia. Gli allestimenti con il grano germogliato al buio, bianco perché cresciuto senza luce, sono la parte più caratteristica.

Il Venerdì Santo: la Passione e la Via Crucis al Colosseo

Il Venerdì Santo a Roma è il giorno con il maggior impatto pratico sulla città: nel pomeriggio si celebra in San Pietro la Passione del Signore, e in serata la Via Crucis al Colosseo comporta la chiusura del Colosseo e del Foro nel primo pomeriggio, lo stop di una parte della metropolitana e la deviazione di una decina di linee di autobus. È anche il giorno in cui digiuno e astinenza sono prescritti per i cattolici, e in cui molte chiese romane restano spoglie, senza fiori e con le campane mute. Chi arriva a Roma senza sapere niente di tutto questo si ritrova con mezza giornata di programma saltata.

Il pomeriggio: la Celebrazione della Passione del Signore

La Celebrazione della Passione del Signore si tiene nel pomeriggio nella basilica di San Pietro: non è una Messa, perché il Venerdì Santo non si celebra l’Eucaristia, ma una liturgia in tre parti con la lettura della Passione, la preghiera universale, l’adorazione della Croce e la comunione. È una delle celebrazioni con biglietto gratuito della Prefettura e si svolge dentro la basilica, quindi con capienza molto più ridotta rispetto alle celebrazioni in piazza: le richieste superano largamente i posti. Il predicatore della Casa Pontificia tiene l’omelia, e la celebrazione si chiude in silenzio, senza benedizione finale e senza congedo.

La Via Crucis al Colosseo: che cos’è e da quando esiste

La Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo è una processione di quattordici stazioni con meditazioni lette fra una stazione e l’altra, nell’anfiteatro Flavio e lungo il percorso che sale verso il Palatino. La prima Via Crucis al Colosseo risale al 1750, voluta da Benedetto XIV per l’anno giubilare; la pratica proseguì per oltre un secolo e si interruppe dopo il 1870. Giovanni XXIII la riportò all’anfiteatro nel 1959 e con Paolo VI, dal 1965, è diventata appuntamento annuale, oltre che una delle prime grandi dirette televisive religiose in Eurovisione. Le meditazioni sono affidate ogni anno a un autore diverso, scelto dal Papa: negli anni sono stati cardinali, teologi, ma anche famiglie, detenuti, medici e studenti.

Qui va corretta una convinzione diffusa: la sede non cambia

Si sente dire spesso che la Via Crucis del Papa cambi luogo di continuo. Non è così: in tutta la storia recente il rito si è svolto altrove soltanto in due occasioni, quando fu spostato in piazza San Pietro durante le restrizioni sanitarie, e in entrambi i casi per ragioni straordinarie. Quello che è cambiato più volte, e questo è vero, è la presenza fisica del Papa: in diversi anni il Pontefice ha seguito la celebrazione dalla propria residenza per motivi di salute o di freddo, mentre al Colosseo la Via Crucis si svolgeva regolarmente presieduta in sua vece. Nell’edizione più recente il Papa ha invece presieduto di persona e ha portato la croce in tutte e quattordici le stazioni. Tradotto in termini pratici: la Via Crucis al Colosseo si fa comunque, la presenza del Papa si sa con certezza solo nei giorni immediatamente precedenti.

Serve il biglietto? No, ma serve arrivare presto

Alla Via Crucis al Colosseo si accede liberamente e gratuitamente, senza biglietto e senza prenotazione: è l’unico grande appuntamento papale della settimana per cui non c’è nulla da richiedere. L’accesso avviene attraverso varchi con controlli di sicurezza che vengono attivati nel pomeriggio, e le aree destinate al pubblico si riempiono molto prima dell’inizio. L’orario consueto è la prima serata, intorno alle 21, ma l’ora esatta la fissa ogni anno il calendario della Santa Sede e va verificata: negli ultimi anni l’inizio è stato collocato anche un quarto d’ora dopo l’ora tonda. Chi vuole un posto in prima fila deve arrivare nel tardo pomeriggio e restare in piedi per diverse ore.

Dove ci si mette davvero

Il pubblico non entra nell’anfiteatro: le prime stazioni si svolgono nell’arena, dove accedono solo i partecipanti al rito, le successive all’esterno lungo il percorso verso il colle. Le aree per i fedeli sono quindi quelle esterne, su piazza del Colosseo e lungo il tratto che guarda l’Arco di Costantino e l’imbocco di via di San Gregorio. I posti migliori, in termini di visibilità reale, sono quelli davanti ai maxischermi e non quelli più vicini alle transenne: da vicino si vede poco e si sente peggio, mentre dalla zona dei maxischermi si segue tutta la celebrazione. Chi arriva per la prima volta faccia bene i conti con questo: individuare i maxischermi e scegliere di conseguenza.

Come si arriva e che cosa chiude

Il piano viabilità del Venerdì Santo si ripete con poche variazioni: dal primo pomeriggio chiudono al traffico via dei Fori Imperiali, piazza del Colosseo, via Nicola Salvi, via Celio Vibenna, via di San Gregorio e via degli Annibaldi, con divieti di sosta dalla notte precedente; le stazioni della metropolitana che servono il Colosseo chiudono nel primo pomeriggio e una decina di linee di autobus vengono deviate, con decine di fermate soppresse. Anche noleggi di bici e monopattini nell’area sono sospesi. La conseguenza operativa è semplice: al Colosseo quella sera si arriva a piedi, scendendo dal rione Monti o risalendo dal Circo Massimo, e si mette in conto di tornare a piedi fino a una fermata lontana. Il provvedimento esatto viene pubblicato ogni anno dal Comune e da Roma Mobilità pochi giorni prima.

Il Colosseo di giorno: orari ridotti e monumenti chiusi

Il Venerdì Santo il Parco archeologico del Colosseo lavora a orario ridotto: negli anni recenti il Colosseo ha aperto solo in mattinata, con ultimo ingresso attorno a mezzogiorno, uscita del pubblico entro il primo pomeriggio e percorso limitato ai primi due anelli; lo stesso vale per Foro Romano e Palatino, con i percorsi speciali sospesi. Nei giorni precedenti restano chiusi, per gli allestimenti, il Tempio di Venere e Roma e le Terme di Elagabalo. Chi ha un biglietto pomeridiano per quel giorno deve cambiarlo: il parco pubblica l’avviso sul proprio sito con qualche settimana di anticipo.

Com’è davvero, detto senza retorica

Chi ci va si trova in una piazza molto grande, al buio, con decine di migliaia di persone, un impianto audio che diffonde meditazioni e canto, e un’attesa lunga prima dell’inizio. Fa freddo: è una sera di marzo o di aprile, il rito dura oltre un’ora e mezza e si sta fermi. Non è adatto a bambini piccoli né a chi non regge a lungo la stazione eretta, e i servizi igienici non sono sufficienti. Chi cerca raccoglimento lo trova più facilmente nelle Via Crucis parrocchiali della stessa sera.

Le altre Via Crucis romane

La sera del Venerdì Santo decine di parrocchie romane organizzano la propria Via Crucis per le strade del quartiere, e alcune hanno percorsi di forte impatto: sull’Appia Antica nei pressi della chiesa del Domine Quo Vadis, lungo le mura del Gianicolo, nei vicoli di Trastevere o intorno al Giardino degli Aranci sull’Aventino. Gli orari li pubblicano le singole parrocchie e il Vicariato di Roma nei giorni precedenti. Per chi vuole capire che cosa sia davvero il Venerdì Santo romano, queste processioni di quartiere valgono quanto il Colosseo, e non chiedono quattro ore di attesa.

Il Sabato Santo e la Veglia pasquale

Il Sabato Santo a Roma non si celebra nulla fino a sera: la Chiesa resta in silenzio, gli altari sono spogli e il Santissimo non è esposto. Sul piano pratico è il giorno più normale del Triduo, con musei e negozi aperti, ed è il momento migliore per vedere le basiliche senza celebrazioni in corso. In serata comincia la Veglia pasquale, la celebrazione più importante dell’anno liturgico, che in Vaticano si tiene nella basilica di San Pietro: si apre al buio nell’atrio con la benedizione del fuoco e l’accensione del cero, prosegue con le letture e la liturgia battesimale, dura spesso oltre due ore e mezza e richiede il biglietto gratuito della Prefettura.

Le veglie nelle basiliche romane

Tutte le parrocchie e tutte le basiliche romane celebrano la propria Veglia pasquale la stessa sera, di norma senza biglietti e senza prenotazione. Chi resta fuori da San Pietro ha quindi alternative molto serie a poca distanza: la Veglia a San Paolo fuori le mura, sotto il mosaico absidale e il quadriportico, quella a Santa Maria Maggiore, o quella in una chiesa antica come Santa Sabina, dove il rito del fuoco all’aperto, con il Giardino degli Aranci accanto, ha una forza che le dimensioni ridotte non tolgono. Gli orari li pubblica ciascuna basilica: quasi tutte cominciano fra il tramonto e le ore successive.

La Messa di Pasqua e la benedizione Urbi et Orbi

La domenica di Pasqua la Messa del giorno si celebra in mattinata in piazza San Pietro e a seguire, dalla loggia centrale della basilica, il Papa pronuncia il messaggio pasquale e imparte la benedizione Urbi et Orbi, tradizionalmente verso mezzogiorno. Sono due momenti distinti nello stesso luogo: per la Messa serve il biglietto gratuito della Prefettura, mentre per la benedizione le aree libere della piazza e di via della Conciliazione restano aperte al pubblico. Il sagrato è rivestito dall’allestimento floreale donato ogni anno dai floricoltori olandesi, tradizione che si ripete dal 1986 con decine di migliaia fra tulipani, narcisi e giacinti trasportati a Roma in camion refrigerati. È, con il Natale, il giorno di massima affluenza dell’anno in Vaticano.

Che cos’è esattamente l’Urbi et Orbi

La benedizione Urbi et Orbi, cioè alla città e al mondo, è una benedizione solenne che il Papa imparte dalla loggia centrale della basilica di San Pietro in poche occasioni all’anno, fra cui la Pasqua, il Natale e il giorno dell’inizio del pontificato. È preceduta dal messaggio pasquale, che tocca di norma le crisi internazionali del momento, e dai saluti nelle varie lingue. Alla benedizione è legata la concessione dell’indulgenza plenaria alle condizioni ordinarie previste dalla Chiesa, estesa anche a chi la segue in radio, in televisione o attraverso i media telematici.

Seguirla senza biglietto

Chi non ha il biglietto per la Messa può presentarsi in piazza nella tarda mattinata e sistemarsi nelle aree libere: non si arriva vicino alla loggia, ma i maxischermi coprono bene la piazza e la Conciliazione, dove il deflusso a fine celebrazione è più agevole rispetto ai varchi di piazza Pio XII. Per il rientro la zona si svuota lentamente: Castel Sant’Angelo e il ponte omonimo sono il collo di bottiglia della domenica di Pasqua, mentre risalendo verso Borgo Pio il traffico pedonale è minore.

Il pellegrinaggio delle Sette Chiese

Il pellegrinaggio delle Sette Chiese è il cammino devozionale romano per eccellenza: circa venti chilometri a piedi, in una o due giornate, che toccano le quattro basiliche papali maggiori e tre basiliche minori. Gli diede forma san Filippo Neri dal 1552, riprendendo una pratica più antica e proponendola come alternativa devota ai giorni del carnevale. Non è un rito della Settimana Santa in senso stretto, ma nei giorni che precedono la Pasqua è particolarmente frequentato.

Quali sono le sette chiese

Le sette tappe classiche sono San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le mura, San Sebastiano fuori le mura, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le mura e Santa Maria Maggiore. Dal Giubileo del 2000 la tappa di San Sebastiano è stata sostituita, nell’elenco giubilare, dal Santuario della Madonna del Divino Amore: le due versioni convivono, e chi cammina oggi sceglie quale seguire. San Sebastiano sorge sopra le catacombe omonime, e il tratto fra Porta San Sebastiano e la basilica è fra i più belli del percorso.

Il percorso, i chilometri, il tempo reale

Il giro completo misura una ventina di chilometri e in origine si faceva in una sola giornata, con partenza all’alba; venne poi diviso in due giornate, la prima dedicata alla sola San Pietro. Oggi camminarlo tutto richiede fra le sei e le otto ore effettive, più le soste nelle basiliche. I tratti più impegnativi sono quelli fra San Paolo e San Sebastiano e fra San Sebastiano e il Laterano, su strade di scorrimento. La Congregazione dell’Oratorio organizza il cammino in forma collettiva e notturna un paio di volte l’anno.

Una variante più corta che funziona

Chi non ha una giornata intera può tenere il blocco orientale del percorso, che è anche il più denso e il meno faticoso: Santa Maria Maggiore, San Lorenzo fuori le mura con l’adiacente cimitero del Verano, Santa Croce in Gerusalemme e San Giovanni in Laterano con la Scala Santa. Sono quattro tappe in poco più di cinque chilometri, tutte servite dai mezzi, e coprono le reliquie della Passione conservate a Santa Croce e la cattedrale di Roma. Chi vuole capire come muoversi fra una tappa e l’altra trova il quadro dei mezzi in come muoversi a Roma.

I riti nelle basiliche romane, fuori dal Vaticano

Concentrarsi solo sul Vaticano è l’errore più comune di chi passa la Pasqua a Roma: le quattro basiliche papali e decine di chiese minori celebrano il Triduo in forma solenne, senza biglietti, senza file e con una qualità liturgica e musicale spesso altissima. Per chi non ha ottenuto i biglietti della Prefettura, o preferisce una celebrazione in cui si veda l’altare, sono la risposta ovvia. Gli orari li pubblicano le singole basiliche e il Vicariato di Roma.

San Giovanni in Laterano e la Scala Santa

La basilica di San Giovanni in Laterano è la cattedrale di Roma e la prima per dignità fra le basiliche papali: nel Triduo ospita celebrazioni solenni e, quando il Papa vi celebra la Messa in Coena Domini, diventa il centro della sera del Giovedì Santo. Di fronte, al di là della piazza, si trova la Scala Santa, ventotto gradini che la tradizione identifica con quelli del pretorio di Pilato, rivestiti di legno di noce nel 1724 per proteggere il marmo sottostante e che si salgono soltanto in ginocchio. È il luogo romano più frequentato della Quaresima e del Venerdì Santo; il santuario è affidato ai Passionisti, la salita è libera e la visita al Sancta Sanctorum, la cappella papale medievale in cima, è invece a pagamento. Gli orari variano fra periodo estivo e invernale, quindi conviene verificarli prima di presentarsi.

San Paolo fuori le mura e le basiliche periferiche

La basilica di San Paolo fuori le mura è la più grande dopo San Pietro e la più facile da raggiungere in metropolitana, con il vantaggio che anche nei giorni di punta non si formano code paragonabili a quelle vaticane. Le sue celebrazioni del Triduo sono solenni e il quadriportico consente di gestire i flussi senza ressa. Sul versante opposto della città, San Lorenzo fuori le mura offre una dimensione più raccolta, e l’abbazia delle Tre Fontane, nel luogo che la tradizione indica come quello del martirio di Paolo, ha celebrazioni trappiste con canto gregoriano che sono fra le più belle da ascoltare a Roma.

Il Lunedì dell’Angelo e la Pasquetta romana

Il Lunedì dell’Angelo, che tutti chiamano Pasquetta, è giorno festivo in Italia a tutti gli effetti e a Roma significa una cosa sola: gita fuori porta. Il nome liturgico richiama l’annuncio dell’angelo alle donne davanti al sepolcro vuoto, ma la festa civile è un’istituzione del dopoguerra, pensata per allungare il fine settimana pasquale. In città l’effetto è paradossale e vale la pena sfruttarlo: il centro storico si svuota di romani mentre parchi, ville e strade consolari si riempiono di famiglie con il cestino.

L’Appia Antica, la scampagnata classica

Il Parco dell’Appia Antica è la destinazione romana per eccellenza del Lunedì dell’Angelo, e nella giornata festiva il tratto storico della via è chiuso alle auto, il che lo rende percorribile a piedi e in bicicletta senza problemi. Si parte in genere dalla chiesa del Domine Quo Vadis, si passa davanti alle catacombe di San Callisto e a quelle di San Sebastiano, si arriva al mausoleo di Cecilia Metella e, se si ha gamba, si prosegue fino alla Villa dei Quintili. Le catacombe seguono calendari propri e chiudono un giorno a settimana ciascuna, quindi la visita sotterranea va verificata prima. Il punto di partenza naturale è Porta San Sebastiano, lungo le mura aureliane.

Il Parco degli Acquedotti

Il Parco degli Acquedotti è il prato più fotografato di Roma nei giorni di festa: un’area verde attraversata dalle arcate dell’acquedotto Claudio e dell’Acqua Felice, raggiungibile in metropolitana e adatta a una giornata all’aperto senza organizzazione. A Pasquetta è molto frequentato, con partite di pallone, coperte stese e famiglie numerose, e questo va messo in conto: non è il posto dove cercare solitudine. Non ci sono chioschi in quantità sufficiente, quindi acqua e cibo si portano da casa, e non ci sono zone d’ombra vere se non sotto le arcate.

La Caffarella e le ville storiche

Il Parco della Caffarella è la versione più agreste della stessa idea, incuneato fra l’Appia Antica e la Tuscolana, con pecore al pascolo, ruderi e sentieri di terra battuta. Chi preferisce restare dentro le mura ha Villa Doria Pamphilj, il parco pubblico più grande di Roma e forse la scelta più comoda per una Pasquetta in città, Villa Ada con i suoi boschi e Villa Borghese, che però nel giorno festivo è la più affollata delle tre. Nelle ville comunali il picnic sul prato è consentito, mentre l’uso di fornelli e barbecue non lo è: è una regola che a Pasquetta viene controllata.

I Castelli Romani

La gita fuori porta storica dei romani punta ai Castelli Romani, i paesi sui Colli Albani a sud est della città. Frascati è il più immediato, con le ville tuscolane e le cantine; Ariccia è la capitale della porchetta e ospita il Palazzo Chigi; Castel Gandolfo affaccia sul lago Albano e conserva il Palazzo Pontificio, oggi visitabile; Nemi guarda dall’alto il lago omonimo ed è nota per le fragole. Completano il quadro Grottaferrata con l’abbazia greca di San Nilo, dove la liturgia pasquale segue il rito bizantino, Marino, Genzano, Albano Laziale e Rocca di Papa. A Pasquetta, però, la via Appia Nuova e la Tuscolana si intasano, i treni regionali per Frascati e Albano viaggiano con orario festivo ridotto e i ristoranti dei Castelli lavorano solo su prenotazione.

Le mete oltre i Castelli

Chi vuole allontanarsi di più ha Ostia Antica, che nel giorno festivo apre regolarmente ed è una delle aree archeologiche più estese d’Europa, Tivoli con Villa Adriana, Palestrina con il santuario della Fortuna Primigenia e Subiaco con i monasteri benedettini. Tutte richiedono però l’auto o un tempo di viaggio più lungo, e nel giorno di Pasquetta il ritorno verso Roma nel tardo pomeriggio è il momento peggiore della giornata sul piano del traffico. Chi arriva in auto tenga presente anche il quadro delle limitazioni cittadine, spiegato in ZTL di Roma e auto in città.

Che cosa è aperto e che cosa è chiuso

La regola generale a Roma è che i musei statali e civici restano aperti sia la domenica di Pasqua sia il Lunedì dell’Angelo, mentre chiudono il commercio e gran parte dei servizi. Le eccezioni riguardano soprattutto il Vaticano e il Venerdì Santo. Il quadro aggiornato lo pubblicano ogni anno il portale turistico di Roma Capitale e i singoli musei.

Musei statali e musei civici

Il Colosseo, il Foro Romano, il Palatino e le altre aree del Parco archeologico aprono regolarmente sia a Pasqua sia a Pasquetta, con la sola eccezione degli orari ridotti del Venerdì Santo. Lo stesso vale per i musei civici di Roma Capitale, dai Musei Capitolini in cima al Campidoglio ai Mercati di Traiano, che nel giorno di Pasquetta aprono con orario ordinario. La prenotazione, nei due giorni festivi, non è un consiglio ma una necessità: i biglietti a fascia oraria del Colosseo si esauriscono con settimane di anticipo.

I Musei Vaticani

I Musei Vaticani e la Cappella Sistina seguono un calendario proprio, pubblicato ogni anno: sono chiusi la domenica, con l’eccezione dell’ultima domenica del mese a ingresso gratuito, e chiudono inoltre in una serie di date festive che il calendario annuale elenca in modo esplicito. Il giorno di Pasqua rientra fra le chiusure, e anche l’ultima domenica gratuita del mese salta quando coincide con la Pasqua. Prima di programmare la visita ai Musei nella settimana pasquale, quindi, la cosa da fare è una sola: scaricare il calendario dell’anno dal sito dei Musei Vaticani e verificare giorno per giorno.

Negozi, mercati, ristoranti

La domenica di Pasqua la grande maggioranza dei negozi romani è chiusa, compresi i supermercati di quartiere, e il Lunedì dell’Angelo la situazione è simile anche se alcune catene del centro aprono. I mercati rionali, compreso il Nuovo Mercato Testaccio, sono chiusi in entrambi i giorni festivi. I ristoranti lavorano invece a pieno regime a Pasqua, quasi sempre con menu fisso e solo su prenotazione, mentre a Pasquetta molti locali del centro chiudono perché la clientela si è spostata fuori città. Chi conta di cenare fuori la domenica di Pasqua senza aver prenotato è quasi sempre destinato a un ripiego.

Trasporti

Nei due giorni festivi il trasporto pubblico romano viaggia con orario festivo, cioè con frequenze ridotte rispetto ai giorni feriali, e i treni regionali del Lazio adottano lo stesso schema: nella mattinata di Pasquetta le corse verso i Castelli e verso il litorale sono meno numerose di quanto ci si aspetti, con un effetto concreto sulle attese. Il Venerdì Santo la questione è diversa e riguarda il pomeriggio e la sera, quando la chiusura della zona del Colosseo modifica una parte consistente della rete di superficie. Il quadro generale dei mezzi e dei titoli di viaggio è in come muoversi a Roma, mentre per gli arrivi vale quanto indicato in dagli aeroporti al centro di Roma.

La tavola romana della Pasqua

A Roma il pasto identitario della Pasqua non è il pranzo ma la colazione: uova sode, corallina (il salame pasquale, che si affetta spesso), pizza sbattuta o pizza di Pasqua salata, fave e pecorino, il tutto consumato la mattina della domenica e capace di tenere occupata buona parte della giornata. Il pranzo porta poi l’abbacchio, cioè l’agnello da latte, di norma al forno con le patate o a scottadito, e la coratella d’abbacchio con i carciofi, piatto di frattaglie tipico esattamente di questa stagione, quando i carciofi romaneschi sono al loro momento migliore. Il dolce è la colomba, che però è un’invenzione industriale del Novecento e non una tradizione romana antica.

Una precisazione su una tradizione che riguarda un’altra festa

Capita spesso di leggere che a Pasqua dall’oculo del Pantheon piovano petali di rosa. La pioggia di petali al Pantheon esiste davvero, ma appartiene alla solennità di Pentecoste, che cade cinquanta giorni dopo la Pasqua, non alla domenica pasquale: chi organizza il viaggio contando su quell’immagine sbaglia festa di quasi due mesi.

Come sopravvivere a Roma piena

La settimana di Pasqua è, con il Natale, il momento di massima pressione turistica su Roma. Le regole che funzionano sono sempre le stesse: prenotare con largo anticipo tutto ciò che è prenotabile, visitare nelle fasce orarie che gli altri non usano e accettare che nei giorni del Triduo alcune cose non si possono fare.

Prenotare, e prenotare prima

Biglietti a fascia oraria per Colosseo e Musei Vaticani, ristorante per la domenica di Pasqua, treni regionali per i Castelli e alloggio: tutto si esaurisce con settimane di anticipo, e i prezzi degli hotel nella settimana pasquale si allineano a quelli dell’alta stagione estiva. Chi cerca indicazioni su quale zona scegliere trova il quadro in dove dormire a Roma. I primi tre giorni della settimana sono ancora feriali e restano i migliori per la visita della città, impostata magari sulla falsariga di Roma in un giorno: dal pomeriggio del Giovedì Santo in poi il centro si irrigidisce fra chiusure e transenne. Il consiglio operativo è di evitare la zona immediatamente attorno al Vaticano se non si è interessati alle celebrazioni: nei giorni di punta uscire dall’albergo e attraversare Borgo può richiedere molto più tempo del previsto.

Un’alternativa se la folla è il problema

Se il motivo del viaggio non è religioso, la settimana di Pasqua non è la settimana giusta per vedere Roma, e non c’è strategia che lo cambi. In quel caso conviene spostare il baricentro fuori dal centro storico: Ostia Antica, la Villa dei Quintili, le catacombe di Priscilla sulla Salaria, San Saba o il Gianicolo restano praticabili anche nei giorni di punta. Il panorama dal Gianicolo e quello dal Giardino degli Aranci sono, in quei giorni, i due modi meno faticosi di guardare la città.

Domande frequenti sulla Pasqua a Roma

Servono i biglietti per la Via Crucis al Colosseo?

No: la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo è a ingresso libero e gratuito, senza biglietto e senza prenotazione. Si accede alle aree per il pubblico attraverso varchi con controlli di sicurezza attivati nel pomeriggio, e i posti si occupano per ordine di arrivo. Chi vuole stare davanti deve presentarsi diverse ore prima. Il pubblico resta all’esterno dell’anfiteatro: le prime stazioni si svolgono nell’arena, riservata ai partecipanti al rito.

Come si ottengono i biglietti per le celebrazioni papali di Pasqua?

I biglietti per le celebrazioni papali a Roma sono sempre gratuiti e si richiedono alla Prefettura della Casa Pontificia, oggi attraverso il suo portale online raggiungibile dal sito della Santa Sede. Servono per la Domenica delle Palme, la Messa del Crisma, la Passione del Signore, la Veglia pasquale e la Messa di Pasqua. Nessuno può venderli legittimamente: chi li propone a pagamento vende un servizio di accompagnamento, non l’accesso.

A che ora comincia la Via Crucis al Colosseo?

La Via Crucis al Colosseo si tiene in prima serata, negli ultimi anni intorno alle 21, ma l’orario esatto viene fissato di anno in anno dal calendario delle celebrazioni pubblicato dalla Santa Sede e va verificato lì. Il rito dura circa un’ora e mezza e si svolge al buio, in una serata che a Roma fra marzo e aprile può essere fredda. Conviene arrivare nel tardo pomeriggio, prima che scattino le chiusure stradali.

Il Papa è sempre presente alla Via Crucis al Colosseo?

La Via Crucis al Colosseo si svolge ogni anno, ma la presenza fisica del Papa non è garantita: in più occasioni recenti il Pontefice l’ha seguita dalla propria residenza per motivi di salute, mentre la celebrazione proseguiva regolarmente presieduta in sua vece. La sede, invece, cambia molto raramente: il rito si è tenuto in piazza San Pietro solo negli anni delle restrizioni sanitarie. La conferma arriva pochi giorni prima dalla Sala Stampa vaticana.

Quando cade la Pasqua e come si calcola?

La Pasqua cattolica cade nella prima domenica dopo il primo plenilunio successivo all’equinozio di primavera, secondo la regola del Concilio di Nicea, e può quindi collocarsi in qualsiasi domenica fra il 22 marzo e il 25 aprile. L’equinozio è fissato convenzionalmente al 21 marzo e il plenilunio usato nel calcolo è quello delle tavole ecclesiastiche, non quello astronomico. La Pasqua ortodossa, calcolata sul calendario giuliano, cade quasi sempre in un’altra domenica.

Il Colosseo è aperto il Venerdì Santo?

Il Colosseo il Venerdì Santo apre solo in mattinata e chiude nel primo pomeriggio per l’allestimento della Via Crucis, con percorso limitato ai primi due anelli; lo stesso vale per Foro Romano e Palatino, con i percorsi speciali sospesi e alcuni monumenti dell’area chiusi nei giorni precedenti. Chi ha un biglietto a fascia oraria pomeridiana per quel giorno deve cambiarlo. Il Parco archeologico pubblica l’avviso sul proprio sito con qualche settimana di anticipo.

Che cosa è aperto a Roma a Pasqua e a Pasquetta?

A Roma nei giorni di Pasqua e Pasquetta i musei statali e civici restano aperti, Colosseo e Musei Capitolini compresi, mentre i Musei Vaticani chiudono il giorno di Pasqua e seguono un calendario proprio da verificare ogni anno. Negozi e mercati rionali sono in gran parte chiusi in entrambi i giorni, i ristoranti lavorano su prenotazione la domenica e molti chiudono il lunedì. Il trasporto pubblico viaggia con orario festivo.

Dove vanno i romani a Pasquetta?

A Pasquetta i romani escono dalla città: le mete classiche sono il Parco dell’Appia Antica, chiuso alle auto nei giorni festivi, il Parco degli Acquedotti, il Parco della Caffarella e i Castelli Romani, da Frascati ad Ariccia fino a Castel Gandolfo e Nemi. Chi resta in città ripiega su Villa Doria Pamphilj o Villa Ada. Il picnic sul prato è consentito nelle ville comunali, i barbecue no, e il rientro del tardo pomeriggio è il momento peggiore per il traffico.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina è curata dalla redazione di Tour Leader Pro, il project office romano che progetta e coordina visite, itinerari ed eventi culturali a Roma e nel Lazio. Orari, tariffe e condizioni di accesso riportati qui sono verificati alla data di pubblicazione sulle fonti ufficiali indicate nel testo: prima di partire conviene ricontrollarli, perché cambiano spesso. Se trovi un dato non aggiornato, segnalacelo.

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