Rhinoceros – Fondazione Alda Fendi
Rhinoceros è aperto e l'ingresso è gratuito: la galleria della Fondazione Alda Fendi Esperimenti riceve il pubblico in via del Velabro 9A, fra l'Arco di Giano e la piazza della Bocca della Verità, tutti i giorni dalle 11 alle 19 per tutta la durata della mostra in corso, che chiude il 31 ottobre 2026. Non serve prenotare per le sale espositive. Il palazzo è la sede della fondazione creata da Alda Fendi ed è stato trasformato dagli Ateliers Jean Nouvel.
La mostra aperta a fine settembre 2026 si intitola «Solo le cose fragili resistono in eterno» ed è un'installazione di Raffaele Curi, direttore artistico della fondazione, distribuita su quattro piani della galleria. Dentro lo stesso edificio convivono spazi per l'arte, appartamenti per soggiorni e una terrazza panoramica con un'attività di ristorazione privata. Sono tre mondi con porte, orari e regole diversi, e conviene tenerli separati già prima di arrivare, per evitare aspettative sbagliate.
Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul portale turistico di Roma Capitale, sulle schede evento di Arte.it e di OggiRoma, sulla pagina del progetto degli Ateliers Jean Nouvel e sulla stampa citata più avanti nel testo. La fondazione non pubblica una pagina di orari fissi: gli orari valgono per la mostra in corso e cambiano da un allestimento all'altro. Per domande pratiche i canali indicati dalle schede evento sono il telefono +39 340 6430435 e l'indirizzo gallery@rhinocerosroma.com.

In breve: indirizzo, orari, biglietto
- Indirizzo: via del Velabro 9A, Roma, fra Arco di Giano e Bocca della Verità (il portale di Roma Capitale indica per la fondazione via dei Cerchi 21).
- Gestore: Fondazione Alda Fendi Esperimenti, fondazione privata senza scopo di lucro, email info@fondazionealdafendi-esperimenti.it.
- Come si entra: ingresso libero alle mostre della rhinoceros gallery, senza prenotazione indicata.
- Prezzo: gratuito per la mostra «Solo le cose fragili resistono in eterno».
- Orari: tutti i giorni dalle 11 alle 19 fino al 31 ottobre 2026, poi fa fede il calendario della fondazione.
- Come si arriva: metro B fermata Circo Massimo, poi a piedi lungo il Circo verso la Bocca della Verità.
- Accessibilità: il gestore non pubblica informazioni, conviene chiedere al telefono +39 340 6430435.
Dove si trova e che cosa si vede davvero
Il palazzo occupa l'angolo del Velabro, la valle fra Campidoglio e Palatino che in età antica scendeva verso il Tevere. Davanti ci sono l'Arco di Giano e la chiesa di San Giorgio in Velabro. Pochi passi più in là si apre la piazza con la Bocca della Verità, il portico di Santa Maria in Cosmedin e i templi del Foro Boario.
Da fuori il palazzo non dichiara quasi nulla. Gli Ateliers Jean Nouvel hanno conservato le facciate, con gli intonaci consumati e le finestre di un edificio popolare romano. Il segno contemporaneo si nota solo guardando bene gli scuri: secondo la stampa dell'inaugurazione sono stampati con le fotografie degli appartamenti com'erano prima del cantiere. Chi passa distratto vede una casa vecchia. Chi alza gli occhi vede una casa vecchia che mostra la propria memoria sulle persiane.
Dentro, la rhinoceros gallery occupa circa ottocento metri quadrati secondo il portale turistico di Roma Capitale. La mostra in corso si sviluppa su quattro piani, mentre l'allestimento del 2024 dedicato a Fortunato Depero ne usava sei. Gli interni sono essenziali, con elementi tecnici in acciaio inox per i servizi, e il percorso sale di piano in piano. Il cavedio interno, il pozzo di luce del palazzo, viene usato come spazio espositivo verticale: nella mostra in corso ospita le sculture di nebbia proiettate di Fujiko Nakaya.
Quello che non si vede, nella visita normale, sono gli appartamenti e la terrazza. La pagina del progetto degli Ateliers Jean Nouvel elenca venticinque unità residenziali, caffè e un ristorante all'ultimo piano con vista a trecentosessanta gradi sul centro storico. Sono spazi commerciali con ingressi e regole propri. La fondazione non li presenta come parte del percorso gratuito, e chi entra per la mostra resta nelle sale della galleria.
Il resto lo fa la posizione. Uscendo, l'Arco di Giano si trova davanti alla porta, il Circo Massimo comincia poco oltre la piazza e il Teatro di Marcello si raggiunge in pochi minuti lungo via Petroselli. Poche gallerie d'arte contemporanea al mondo hanno un intorno del genere. Il rischio, per il visitatore, è di trattare la galleria come una pausa fresca fra un monumento e l'altro, e di attraversarla in dieci minuti.
Una curiosità su Rhinoceros – Fondazione Alda Fendi
Il nome non ha niente a che vedere con il Velabro. Secondo Artribune, che ne scrisse all'apertura nell'ottobre 2018, la fondazione lo scelse per evocare la potenza di Roma, e il primo anno di programmazione ruotò proprio attorno all'animale. Il rinoceronte, massiccio e corazzato, diventava così il simbolo di un palazzo che si presenta dimesso da fuori e pieno di sorprese dentro. La fondazione scrive il nome quasi sempre in minuscolo, rhinoceros, anche nei propri materiali.
Un secondo dettaglio curioso riguarda gli scuri. Le fotografie stampate sulle persiane ritraggono le stanze com'erano prima della ristrutturazione, quando il palazzo era ancora un caseggiato popolare. Quando le finestre sono chiuse, il palazzo espone sulla strada il proprio passato recente, come un album aperto sul Velabro. È un'idea semplice, facile da non notare, che dice molto sul metodo di Nouvel: niente gesto clamoroso in facciata, la trasformazione resta dentro.
La terza curiosità è l'illuminazione dell'Arco di Giano. Il portale turistico di Roma Capitale collega alla fondazione l'illuminazione permanente del monumento, firmata da Vittorio Storaro e Francesca Storaro. Il direttore della fotografia di tanti film italiani e internazionali ha quindi disegnato la luce notturna del quadrifronte che si trova davanti al palazzo. Di sera l'arco e le facciate di Rhinoceros si leggono insieme, e la scena è costruita apposta perché succeda.
Una cosa che non ti dice nessuno su Rhinoceros – Fondazione Alda Fendi
Molti arrivano convinti di trovare un museo della moda. Il cognome Fendi porta lì, e il palazzo si trova a poca distanza da vie frequentate da turisti che cercano i marchi del lusso. La Fondazione Alda Fendi Esperimenti, invece, è un ente senza scopo di lucro nato nel 2001 per l'arte contemporanea, il teatro e la performance. Nelle sale non ci sono borse né abiti in vetrina. Ci sono installazioni, spesso immersive, con musica e luci.
La seconda cosa che si tace è che l'arte, qui, ha una regia precisa. Raffaele Curi firma da anni gli allestimenti come direttore artistico, e la programmazione ha un tono riconoscibile: testi poetici, citazioni letterarie, colonne sonore d'opera, oggetti sospesi. Chi ama la pittura da cavalletto o le mostre didascaliche con pannelli lunghi può restare spiazzato. Chi accetta un percorso più teatrale che museale trova invece un'esperienza che poche gallerie romane offrono gratis.
La terza cosa riguarda il tempo. Le mostre di Rhinoceros restano aperte a lungo, spesso diversi mesi, ma fra un allestimento e l'altro la galleria può restare chiusa. Il gestore non pubblica un calendario annuale con le date delle pause. Chi arriva a novembre, dopo la chiusura della mostra di Curi, potrebbe trovare le sale vuote o in allestimento. Il consiglio è di cercare le date della mostra successiva sulle pagine evento aggiornate prima di passare dal Velabro apposta.
Che cosa c'era prima e che cosa ha cambiato Nouvel?
Secondo la stampa dell'inaugurazione, l'edificio era malridotto e in passato aveva ospitato case popolari, con famiglie che vi abitavano quando la proprietà era del Comune. Artribune descrive un complesso formato da tre corpi di fabbrica, con la prua d'angolo come parte più antica. Il sito Wanted in Rome parla di parti che risalgono al Seicento. Si tratta dunque di un insieme cresciuto nei secoli, non di un palazzo nobiliare progettato in un unico momento.
Le misure cambiano secondo la fonte. Artribune riportava all'apertura sei piani e 3.500 metri quadrati, mentre la pagina del progetto degli Ateliers Jean Nouvel indica 2.800 metri quadrati abitabili e 3.800 complessivi. Anche il numero degli appartamenti oscilla: venticinque per lo studio di Nouvel, ventiquattro per altre ricostruzioni giornalistiche. Le fonti non concordano sui dettagli, ma concordano sul punto essenziale: un palazzo stratificato, adattato a un uso misto di arte, residenza e ospitalità.
Il cantiere è stato lungo. La pagina degli Ateliers Jean Nouvel data il progetto dal 2012 al 2018 e ricorda la consulenza archeologica e il restauro come parte del lavoro. Al Velabro non si scava senza sorprese: il terreno conserva livelli di età romana e medievale, e ogni intervento sulle fondazioni passa per la tutela. L'apertura arrivò nell'ottobre 2018, sei anni dopo l'inizio della progettazione, con una serata su invito l'11 e l'apertura al pubblico il 13.
Dentro, due cortili raccontano la chiave del progetto. Secondo Artribune, uno è nero e richiama le carceri immaginarie di Piranesi, l'altro è bianco e ricorda le case di ringhiera milanesi. Sulle porte metalliche delle stanze furono incise poesie concepite da Raffaele Curi. L'intervento contemporaneo usa l'acciaio per i servizi, mentre all'esterno le facciate restano quelle di prima. Il contrasto è voluto: fuori il tempo passato si vede tutto, dentro la tecnica nuova si dichiara come tale.
Resta da capire perché l'architettura di Nouvel quasi non si veda, una sorpresa per chi arriva aspettandosi un edificio firmato da un grande architetto contemporaneo, con vetrate o volumi nuovi. A Rhinoceros non c'è niente di simile. La pagina degli Ateliers Jean Nouvel parla di semplicità rigorosa come risposta ai vincoli di Roma e di facciate che si integrano nel tessuto urbano. La scelta è precisa: nel Velabro nessun segno nuovo avrebbe retto il confronto con l'Arco di Giano e San Giorgio.
La firma di Nouvel si trova quindi dentro, e soprattutto nel modo in cui il nuovo convive con il vecchio. Gli spazi interni sono ridotti all'essenziale, gli impianti e i servizi sono concentrati in elementi di acciaio inox che si dichiarano come oggetti contemporanei. I due cortili, quello nero e quello bianco, sono lo spazio in cui il progetto si mostra di più. Il gestore non indica se rientrino nel percorso delle mostre, e conviene chiederlo all'ingresso.
A nostro giudizio questa discrezione è il merito maggiore del progetto e insieme il motivo per cui molti lo sottovalutano. Chi guarda il palazzo dalla piazza non capisce che dentro c'è un intervento importante. Chi entra per la mostra si concentra sull'installazione e dimentica l'edificio. Vale la pena, almeno una volta, dedicare qualche minuto alle superfici, ai cavedi e alle finestre, per vedere come un palazzo popolare è stato trasformato senza cancellarne la storia.
Il consiglio che ti do per visitare Rhinoceros – Fondazione Alda Fendi
Il consiglio è di entrare a metà pomeriggio, fra le 16 e le 18, quando la piazza della Bocca della Verità ha ancora la sua coda ma il sole sul Velabro si fa radente. La galleria chiude alle 19. Salite fino all'ultimo piano espositivo e scendete con calma, perché gli allestimenti di Curi sono pensati come un racconto che procede per stanze, e la musica cambia da una sala all'altra. Contate almeno quaranta minuti, meglio un'ora.
Un secondo suggerimento pratico: leggete prima il titolo della mostra e cercate le fonti che la presentano. Le installazioni della fondazione citano poeti, compositori, artisti del Novecento, e senza qualche riferimento il percorso rischia di sembrare una successione di stanze buie. Per la mostra in corso, sapere che l'opera è il secondo tempo di un lavoro dedicato al poeta Francis Jammes e agli asini cambia molto la lettura delle sale.
Terzo punto: non trattate l'ingresso libero come una scusa per una visita frettolosa. È facile entrare per curiosità, dare uno sguardo al piano terra e uscire convinti di aver visto tutto. Le sale migliori sono spesso in alto, e il cavedio si capisce solo girando attorno. A nostro giudizio la galleria merita lo stesso tempo che si dedica a un museo a pagamento del centro, anche perché gli allestimenti non restano per sempre.
Infine, combinate la visita con l'Arco di Giano. Dal novembre 2021 l'area del monumento è stata riaperta al pubblico dopo una chiusura durata dal 1993, secondo Arte.it, con aperture in giornate stabilite dalla Soprintendenza. Gli orari del 2021 prevedevano il sabato mattina. Il dato attuale va chiesto alla Soprintendenza Speciale di Roma. Se lo trovate aperto, vale la pena entrare nel recinto prima o dopo la galleria.
La galleria torna utile anche come rifugio. D'estate e nelle prime settimane d'autunno la zona fra Circo Massimo e Bocca della Verità offre poca ombra, e le code davanti al mascherone si fanno sotto il sole. Nei giorni di pioggia, invece, i monumenti all'aperto del Foro Boario perdono gran parte del loro interesse. In entrambi i casi un'ora dentro Rhinoceros, gratis, permette di spezzare la giornata senza allontanarsi dall'itinerario e senza dover sedere per forza a un tavolino.
Quanto costa e come si prenota?
L'ingresso alla mostra «Solo le cose fragili resistono in eterno» è gratuito e le schede evento di Arte.it e OggiRoma non indicano alcuna prenotazione obbligatoria. La galleria è aperta tutti i giorni dalle 11 alle 19. Le fonti non concordano sulla data di apertura: OggiRoma indica il 30 luglio 2026, Arte.it il 1° agosto 2026. Entrambe fissano la chiusura al 31 ottobre 2026. Per gruppi numerosi o scuole conviene scrivere prima alla galleria.
Il canale ufficiale per le informazioni è la fondazione stessa: il sito fondazionealdafendi-esperimenti.it e il sito del palazzo rhinocerosroma.com, oltre al telefono +39 340 6430435 e all'indirizzo gallery@rhinocerosroma.com indicati nelle schede evento. Non esiste un biglietto da comprare, quindi diffidate di chi vende un ingresso a Rhinoceros. Gli appartamenti e il ristorante sulla terrazza hanno canali propri e non fanno parte dell'offerta gratuita della fondazione.
| Voce | Dato per la mostra in corso |
|---|---|
| Periodo | dal 30 luglio o 1° agosto al 31 ottobre 2026 |
| Giorni | tutti i giorni |
| Orario | 11-19 |
| Ingresso | gratuito |
Per le mostre passate l'orario è cambiato più volte. All'apertura del 2018 Artribune indicava dalle 10 alle 19, mentre la scheda del portale di Roma Capitale sulla mostra «futurBella» del 2024 riportava tutti i giorni dalle 12 alle 20. La regola è quindi semplice: l'orario vale per la singola mostra. Prima di una visita dopo il 31 ottobre 2026, controllate le pagine evento aggiornate o scrivete alla galleria per sapere che cosa è in programma.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Alda Fendi appartenga alla famiglia della celebre maison romana lo sanno quasi tutti. Meno citato è che la sua fondazione lavorava sul teatro e sulla performance da molti anni prima dell'apertura di Rhinoceros. Wanted in Rome la descrive come fondazione d'arte senza scopo di lucro nata nel 2001 sotto la direzione creativa di Raffaele Curi, con mostre e spettacoli gratuiti che toccano musica, danza, cinema, teatro, opera e arti visive.
Il legame con i monumenti del Velabro è l'altro fatto che si ricorda poco. La fondazione non si è limitata a restaurare il proprio palazzo. Secondo Arte.it, nel novembre 2021 ha collaborato con la Soprintendenza alla riapertura dell'area dell'Arco di Giano, chiusa dal 1993, quando un attentato di matrice mafiosa danneggiò la vicina San Giorgio al Velabro. La serata inaugurale fu una performance di Curi, «Nu-Shu. Le parole perdute delle donne».
Quella performance usava settanta kimono bianchi di seta e musica tratta da «Roméo et Juliette» di Gounod, secondo Arte.it. È un esempio del modo di lavorare della fondazione: poche immagini forti, un monumento antico come quinta, una colonna sonora operistica. Chi conosce questo precedente legge meglio anche le installazioni della galleria, dove la struttura è la stessa, soltanto spostata dentro le sale del palazzo invece che all'aperto sotto l'arco.
La foto giusta da fare a Rhinoceros – Fondazione Alda Fendi
La foto che racconta il luogo si fa dall'esterno, con l'Arco di Giano in primo piano e le facciate di Rhinoceros dietro. Mettetevi sul lato dell'arco verso San Giorgio in Velabro e cercate l'inquadratura che tiene insieme il marmo del quadrifronte e l'intonaco consumato del palazzo. Di giorno funziona con la luce del tardo pomeriggio. Dopo il tramonto l'illuminazione degli Storaro cambia completamente la scena.
Il secondo scatto utile riguarda gli scuri. Con le persiane chiuse, le fotografie stampate degli interni di un tempo si leggono dalla strada, e un teleobiettivo o lo zoom del telefono basta a isolarne una. È l'immagine che spiega il progetto meglio di qualunque didascalia. Fotografate dal marciapiede pubblico, senza avvicinarvi alle porte degli appartamenti e senza inquadrare le persone affacciate alle finestre, che sono ospiti o residenti.
Dentro la galleria il gestore non pubblica un regolamento sulle fotografie. Il consiglio è di chiedere all'ingresso prima di scattare, soprattutto nelle sale buie con proiezioni. Il cavedio, dove la mostra in corso proietta le sculture di nebbia di Fujiko Nakaya, offre la prospettiva più insolita, con lo sguardo verticale attraverso i piani. Senza flash, la luce dell'installazione basta. Evitate i video lunghi con audio, perché la colonna sonora fa parte dell'opera.
Come si arriva dal centro di Roma?
La fermata della metropolitana più comoda è Circo Massimo, sulla linea B. Uscendo si segue il Circo verso la valle, lungo via dei Cerchi o sul lato del Palatino, fino alla piazza della Bocca della Verità, e da lì si entra in via del Velabro verso l'Arco di Giano. Per le linee di autobus conviene usare il calcolatore di percorso di ATAC, perché le deviazioni in questa zona cambiano spesso.
A piedi, da piazza Venezia si scende lungo via del Teatro di Marcello, si supera il teatro e si prosegue verso la Bocca della Verità: è una passeggiata di circa venti minuti, tutta in piano. Da Trastevere si attraversa il Tevere all'altezza dell'Isola Tiberina o del ponte Palatino. Chi arriva dal Campidoglio può scendere lungo via di San Teodoro, sul fianco del Palatino, e sbuca praticamente davanti al palazzo.
In auto la zona è scomoda. I parcheggi sulla strada attorno al Velabro sono pochi e contesi, soprattutto nei fine settimana, e i varchi della zona a traffico limitato del centro vanno controllati sul sito di Roma Mobilità prima di partire. La scelta più sensata è lasciare l'auto fuori dal centro e usare la metro. Chi arriva dalla stazione Termini ha la linea B diretta fino a Circo Massimo, senza cambi.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
In età antica la valle del Velabro era il passaggio fra il porto sul Tevere, il mercato del Foro Boario e il Foro Romano. Nel IV secolo vi fu innalzato l'Arco di Giano, a quattro fronti, su un incrocio di strade frequentate da mercanti. Nel Medioevo la chiesa di San Giorgio prese il nome dalla valle. Sono secoli di storia che il palazzo di Rhinoceros ha ereditato come vicini, e che spiegano la prudenza con cui è stato condotto il cantiere.
Il Novecento ha lasciato qui una ferita. Nel 1993 un'autobomba danneggiò la vicina chiesa di San Giorgio al Velabro, e l'area dell'arco rimase chiusa da allora. Per quasi trent'anni il monumento si è visto solo da fuori, oltre una cancellata. La riapertura, il 5 novembre 2021, è arrivata con la performance di Raffaele Curi e la collaborazione della fondazione, che dal 2018 lega il proprio nome anche alla luce notturna dell'arco.
Per il palazzo, le date chiave sono recenti. La fondazione nasce nel 2001. Nel 2012 comincia la progettazione con gli Ateliers Jean Nouvel. L'11 ottobre 2018 Rhinoceros apre su invito e il 13 ottobre al pubblico, con ingresso libero. Nel 2024 la mostra «futurBella», curata da Curi, occupa tutti i sei piani con opere di Fortunato Depero. Nell'estate 2026 arriva «Solo le cose fragili resistono in eterno», in programma fino al 31 ottobre.
La trasformazione ha avuto anche un peso urbanistico. Un edificio di case popolari, in una delle aree archeologiche più delicate della città, è diventato un contenitore misto di arte, residenze per soggiorni e ristorazione. Chi lo abitava prima non c'è più, e il palazzo ha cambiato pubblico. Resta il fatto che il Velabro, fino ad allora zona di passaggio fra monumenti, ha oggi un edificio aperto gratuitamente a chi cerca arte contemporanea, tutti i giorni durante le mostre.
Chi è passato da Rhinoceros – Fondazione Alda Fendi
Il nome più noto legato al palazzo è quello di Jean Nouvel, l'architetto francese che ha firmato la trasformazione con i suoi Ateliers e con Jean Nouvel Design per gli interni. Accanto a lui Alda Fendi, che ha creato la fondazione e ne porta il nome, e Raffaele Curi, direttore artistico, autore di quasi tutte le installazioni presentate nella galleria. Vittorio Storaro e Francesca Storaro hanno firmato la luce permanente dell'Arco di Giano, collegata al progetto dal portale di Roma Capitale.
Fra gli artisti presentati nelle mostre c'è Fortunato Depero, protagonista di «futurBella» nel 2024, con opere e materiali che coprivano tutti i sei piani del palazzo. Nella stessa stagione sono arrivati a Roma i costumi del film «Povere creature!» di Yorgos Lanthimos, disegnati da Holly Waddington, premiata con l'Oscar per quel lavoro. Futurismo e cinema contemporaneo sotto lo stesso tetto: un accostamento tipico della regia di Curi, che ama far dialogare epoche lontane.
Nella mostra del 2026 compaiono, attraverso proiezioni, sagome e musica, altri nomi importanti. Le sculture di nebbia dell'artista giapponese Fujiko Nakaya vengono proiettate nel cavedio. Le sagome delle Amalassunte di Osvaldo Licini, sospese e illuminate con i sette colori dell'arcobaleno, riprendono un soggetto del pittore marchigiano. La colonna sonora usa brani di Nicola Porpora interpretati da Cecilia Bartoli, secondo OggiRoma. Nessuno di questi artisti è presente fisicamente: sono citazioni dentro l'opera di Curi.
Che cosa si vede nella mostra in corso e in quelle passate?
«Solo le cose fragili resistono in eterno» è definita dalla fondazione un action set, formula che Curi usa per installazioni a metà fra mostra e spettacolo. Secondo Arte.it e OggiRoma, il percorso si sviluppa su quattro piani della galleria e rappresenta il secondo tempo di un lavoro precedente dedicato al poeta francese Francis Jammes e agli asini, animali che nella poesia di Jammes incarnano la bontà semplice. Il tema generale è la fragilità come forza.
Il percorso comincia con una citazione di Shakespeare e prosegue con una grande fotografia dei Pirenei, paesaggio legato a Jammes. Poi arrivano le sagome sospese delle Amalassunte di Licini, illuminate dai colori dell'arcobaleno, e nel cavedio le proiezioni delle sculture di nebbia di Fujiko Nakaya. La chiusura è affidata a tre uova timbrate con la scritta «Pirenei». La musica di Porpora nella voce di Cecilia Bartoli attraversa tutti i piani.
Chi arriva senza sapere nulla trova un percorso più vicino a una messa in scena che a una mostra con opere appese. Non ci sono sezioni cronologiche, né un catalogo di opere da riconoscere. Conta la sequenza, la luce, il suono. La posizione contraria, a nostro giudizio, è questa: la galleria viene spesso presentata come uno spazio di arte contemporanea come un altro, ma il suo linguaggio è teatrale e d'autore, e chi cerca pittura o scultura tradizionale resta deluso.
Ogni allestimento ridisegna gli spazi. Nel 2024 «futurBella», secondo la scheda del portale di Roma Capitale, occupava tutti i sei piani dell'edificio con materiali di Fortunato Depero: la bottiglia del Campari Soda disegnata nel 1932, campagne pubblicitarie, automi ricostruiti dai suoi esperimenti per il teatro d'avanguardia. Accanto c'erano i costumi del film «Povere creature!» e un'installazione di Curi con sessanta paia di mutandoni d'epoca sospesi al soffitto.
Nel 2026 la mostra usa invece quattro piani e punta su immagini più rarefatte, con luce colorata, nebbia proiettata e musica barocca. Il palazzo resta lo stesso, ma la percezione cambia molto: nel primo caso una sequenza fitta di oggetti, nel secondo poche presenze in stanze quasi vuote. Chi è già stato a Rhinoceros per una mostra precedente non deve pensare di conoscere il luogo. Ogni visita è un'esperienza diversa, legata all'allestimento del momento.
Il filo comune è la regia. Nelle due mostre citate, come nella performance del 2021 sotto l'Arco di Giano, Raffaele Curi mescola arte del Novecento, letteratura, cinema e opera lirica, con un gusto per l'accostamento spiazzante. È il motivo per cui la programmazione della fondazione viene spesso descritta come sperimentale, coerentemente con la parola Esperimenti presente nel nome. A nostro giudizio la formula funziona meglio quando il tema è semplice e le immagini sono poche, come nella mostra di quest'anno.
Che cosa dicono i documenti e che cosa si racconta?
Sul Velabro circolano tre livelli di racconti, e conviene tenerli distinti. I documenti e l'archeologia parlano di una valle bassa e umida fra Campidoglio e Palatino, bonificata già in età arcaica, attraversata da strade commerciali e dalla Cloaca Massima, che la drenava verso il fiume. Questo è il livello solido, confermato dagli scavi e dai testi antichi. Il palazzo di Rhinoceros si trova sopra questi strati, e per questo il cantiere ha richiesto consulenza archeologica.
Il secondo livello è quello della tradizione romana antica: la valle come luogo dell'arrivo dei gemelli fondatori, portati dalla corrente del Tevere fino ai piedi del Palatino. Gli autori latini ne parlavano come di un racconto delle origini, e la tradizione ha continuato a legare questo angolo della città alla nascita di Roma. Il terzo livello è la leggenda moderna sul nome del Velabro, spiegato con le vele delle barche o con i traghetti: un'etimologia popolare, senza prove.
Anche sul palazzo esistono piccoli racconti non confermati. Si legge a volte che l'edificio sia antichissimo o che nasconda ambienti romani visitabili. Le fonti pubblicate parlano di parti seicentesche e di una consulenza archeologica durante il cantiere, non di resti antichi aperti al pubblico. Nessuna fonte ufficiale indica percorsi sotterranei dentro Rhinoceros. Chi cerca la Roma sotto la superficie deve rivolgersi ai siti dedicati, raccolti nella pagina sulla Roma sotterranea.
Che cosa c'è attorno al palazzo e come si colloca a Roma?
Il Velabro è un concentrato di monumenti in poche centinaia di metri. Davanti a Rhinoceros si trova l'Arco di Giano, il grande arco a quattro fronti del IV secolo. Accanto, la chiesa di San Giorgio in Velabro conserva sul fianco il piccolo arco dedicato dagli argentari e dai commercianti di bestiame a Settimio Severo e alla sua famiglia. Poco più in alto, verso il Campidoglio, si trova la chiesa di San Giovanni Decollato, legata alla confraternita che assisteva i condannati.
Scendendo verso il fiume si arriva alla piazza della Bocca della Verità. Il mascherone sotto il portico di Santa Maria in Cosmedin attira code quasi tutto il giorno, anche per la fama che gli ha dato il cinema, raccontata nella pagina su Roma nei film. Dall'altra parte della piazza, sul prato, i due templi repubblicani del Foro Boario ricordano che qui c'era il mercato del bestiame e il primo porto della città, accanto all'ansa del Tevere.
Oltre il fiume comincia Trastevere, raccontato nella pagina su Trastevere. Verso nord, superato il Teatro di Marcello, si entra nel Ghetto con il Museo Ebraico di Roma e la Fontana delle Tartarughe. Ancora oltre si arriva alla Crypta Balbi e a Largo Argentina. Tutto si raggiunge a piedi, in una mattinata senza mezzi pubblici.
Questa densità spiega perché Rhinoceros funzioni meglio come tappa che come meta. Pochi visitatori attraversano Roma solo per la galleria, mentre molti la incontrano per caso passando dall'Arco di Giano. Il consiglio è di rovesciare la logica: decidere prima di entrare, inserirla nell'itinerario della giornata con un orario preciso e non lasciarla all'improvvisazione. Con le code della Bocca della Verità, infatti, si rischia di arrivare al Velabro quando le sale stanno per chiudere.
Roma ha pochi luoghi per l'arte contemporanea con ingresso libero e aperti tutti i giorni. I grandi musei pubblici come il MAXXI e la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea hanno biglietti e orari propri, mentre le gallerie private aprono spesso solo in settimana. Rhinoceros si trova in una posizione a metà: fondazione privata, programmazione d'autore, ingresso gratuito, orari ampi durante le mostre.
Il confronto più utile è con gli spazi espositivi del centro che ospitano mostre temporanee, come il Palazzo delle Esposizioni o il Chiostro del Bramante. Qui però non c'è una successione di curatori e temi diversi: la galleria è in gran parte il laboratorio di un solo direttore artistico. Chi apprezza quel linguaggio torna a ogni mostra. Chi non lo apprezza difficilmente cambierà idea da un allestimento all'altro.
Rhinoceros resta comunque una tappa fra le tante proposte gratuite della città. Per un quadro più ampio delle proposte gratuite in città, le pagine su Roma gratis e sui musei gratis a Roma aiutano a costruire una giornata senza biglietti. L'elenco dei musei di Roma serve invece a chi vuole affiancare una collezione permanente.
Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi?
La galleria è chiusa fra una mostra e l'altra, e il gestore non pubblica in anticipo le date di queste pause. Dopo il 31 ottobre 2026, data di chiusura dell'installazione di Curi, non risulta confermato da una fonte ufficiale che cosa verrà allestito né quando. Chi pianifica un viaggio a Roma a novembre o dicembre deve cercare notizie sulla mostra successiva, oppure scrivere a gallery@rhinocerosroma.com per sapere se le sale saranno aperte.
Non aspettatevi un museo con collezione permanente. Non ci sono opere fisse da vedere in qualsiasi periodo dell'anno, e il palazzo di per sé non è visitabile come monumento fuori dalle mostre. Non aspettatevi neppure l'accesso libero alla terrazza: la pagina degli Ateliers Jean Nouvel la descrive come sede di un ristorante con vista, gestito come attività commerciale. Gli appartamenti, infine, sono spazi privati per chi vi soggiorna, e nessuna fonte indica visite pubbliche.
Il gestore non pubblica informazioni sull'accessibilità per persone con mobilità ridotta. La mostra si sviluppa su più piani di un palazzo antico, e la presenza di ascensori o percorsi senza gradini va chiesta prima, al telefono indicato nelle schede evento. Lo stesso vale per passeggini e bagagli: non esiste un deposito dichiarato. Chi arriva con valigie, magari prima di un treno, farebbe bene a organizzarsi altrove, perché le sale sono pensate per un pubblico che si muove leggero.
Un ultimo avvertimento riguarda le fonti online. Alcune schede di aggregatori riportano ancora gli orari delle mostre passate, come le 10-19 dell'apertura o le 12-20 del 2024, e alcuni portali indicano indirizzi diversi per la stessa fondazione. Le pagine evento datate della mostra in corso sono il riferimento più affidabile. Quando i dati non coincidono, la regola è fidarsi del contatto diretto con la galleria, al telefono o per email, piuttosto che della prima pagina trovata in rete.
Mangiare in zona
La zona fra Bocca della Verità, Circo Massimo e Teatro di Marcello è una delle più battute dai turisti, e i locali lungo le vie principali lo sanno. I segnali da riconoscere sono sempre gli stessi: il buttadentro sul marciapiede, i menù con le fotografie dei piatti in quattro lingue, le voci senza prezzo, le cucine aperte di continuo dalla mattina alla notte. I romani evitano questi posti perché il rapporto fra prezzo e qualità è sbilanciato.
Altro segnale da tenere d'occhio: la vetrina con una signora che tira la pasta fresca a mano, messa lì per attirare lo sguardo dei passanti. Non sempre è un cattivo segno, ma spesso è scenografia. Allo stesso modo, diffidate dei locali davanti ai monumenti con menù diversi dentro e fuori, o con prezzi che cambiano secondo l'aspetto del cliente. Chiedete il menù completo prima di sedervi, controllate il coperto e il prezzo dell'acqua, e non fermatevi al primo tavolo libero.
Le scelte migliori si trovano spostandosi di qualche strada, verso il Ghetto, Testaccio o Trastevere, dove i locali vivono di clientela di quartiere oltre che di turisti. Le pagine su Testaccio e sul Ghetto ebraico di Roma aiutano a orientarsi fra le zone. Per nomi e indirizzi precisi, selezionati con criteri di qualità e prezzo onesto, c'è la lista di indirizzi su Google Maps, da consultare prima di uscire.
Che cosa abbinare in giornata
Il giro più naturale parte dalla piazza della Bocca della Verità. Dopo la foto al mascherone, entrate in Santa Maria in Cosmedin, guardate da vicino il Tempio di Ercole Vincitore e il tempio di Portuno sul lato del fiume, poi risalite in via del Velabro verso l'Arco di Giano e San Giorgio. Rhinoceros si inserisce qui, a metà percorso, come pausa al coperto nelle ore più calde o nelle giornate di pioggia.
Dal Velabro la passeggiata può proseguire in due direzioni. Verso nord, lungo via di San Teodoro, si arriva al Foro Romano e ai Musei Capitolini, passando accanto al Carcere Mamertino. Verso ovest si raggiungono il Teatro di Marcello, San Nicola in Carcere con i suoi templi inglobati e il Portico d'Ottavia, porta d'ingresso del Ghetto.
Chi ha ancora energie può salire all'Aventino. Dal Circo Massimo il clivo porta a Santa Sabina, al Giardino degli Aranci e alla Villa del Priorato di Malta, con il buco della serratura. La pagina sull'Aventino raccoglie il resto. Per chi ama i luoghi sotterranei c'è il Mitreo del Circo Massimo, con modalità di visita indicate nella sua pagina. Più a sud, le Terme di Caracalla chiudono bene la giornata.
Per una giornata tutta dedicata all'arte contemporanea, invece, si può abbinare Rhinoceros alla Centrale Montemartini sulla via Ostiense, dove statue antiche e macchinari industriali convivono in un contrasto simile a quello del palazzo di Nouvel. Il tragitto richiede qualche fermata di metro B verso sud o una lunga passeggiata lungo il Tevere. Il tema comune, l'antico dentro un contenitore che non era nato per ospitarlo, rende la coppia più interessante di quanto sembri.
Una variante per famiglie: la galleria può incuriosire i ragazzi grazie alle luci, alla musica e alle proiezioni, ma il percorso è breve e poco didascalico. Conviene inserirla fra la Bocca della Verità, che ai bambini piace sempre, e una corsa sul prato del Circo Massimo. Sulla stessa strada, le fontanelle rionali di Roma e i nasoni permettono di riempire le borracce senza spendere. D'estate, con il caldo del Velabro, la sosta all'acqua fa comodo.
Domande frequenti
Quanto costa entrare a Rhinoceros?
Per la mostra «Solo le cose fragili resistono in eterno» l'ingresso è gratuito, secondo le schede evento di Arte.it e OggiRoma. Non esiste un biglietto da acquistare e non risulta una prenotazione obbligatoria. La gratuità riguarda le sale della galleria. Gli appartamenti e il ristorante sulla terrazza sono attività commerciali separate, con prezzi e regole propri che la fondazione non pubblica fra le informazioni sulle mostre, e vanno contattati attraverso i loro canali.
Quali sono gli orari della galleria?
Fino al 31 ottobre 2026 la galleria è aperta tutti i giorni dalle 11 alle 19, secondo le schede evento della mostra in corso. Gli orari cambiano da un allestimento all'altro: nel 2018 si entrava dalle 10 alle 19, nel 2024 per «futurBella» dalle 12 alle 20. Fra una mostra e l'altra le sale possono restare chiuse, quindi dopo la fine di ottobre conviene scrivere a gallery@rhinocerosroma.com prima di andare.
Dove si trova esattamente l'ingresso?
Le schede evento della mostra in corso indicano via del Velabro 9A, sul tratto fra l'Arco di Giano e la piazza della Bocca della Verità. Il portale turistico di Roma Capitale riporta per la fondazione l'indirizzo di via dei Cerchi 21. All'apertura del 2018 la stampa parlava di un accesso dal lato della piazza. Chi arriva dalla Bocca della Verità imbocca via del Velabro e cerca il civico 9A, vicino all'arco.
Si può salire sulla terrazza panoramica?
La terrazza all'ultimo piano ospita un ristorante con vista a trecentosessanta gradi, secondo la pagina del progetto degli Ateliers Jean Nouvel. Non fa parte del percorso gratuito della galleria e la fondazione non la presenta come spazio espositivo. Chi vuole salirci deve rivolgersi direttamente all'attività di ristorazione, alle sue condizioni. Per una vista libera sulla città, il Giardino degli Aranci sull'Aventino resta la scelta più semplice e gratuita.
Si può dormire a Rhinoceros?
Sì, il palazzo contiene appartamenti per soggiorni. Il portale di Roma Capitale parla di uno spazio abitativo integrato con l'arte, e la pagina degli Ateliers Jean Nouvel indica venticinque unità residenziali, mentre alcune ricostruzioni giornalistiche ne contano ventiquattro. Sono gestiti come attività di ospitalità separata dalla fondazione. Tariffe, disponibilità e condizioni non sono pubblicate dalla fondazione e vanno chieste alla struttura che gestisce gli appartamenti.
Quanto tempo serve per la visita?
Per la mostra in corso, su quattro piani, bastano in genere quaranta minuti, ma un'ora permette di seguire la colonna sonora e di fermarsi nel cavedio con le proiezioni. Chi aggiunge uno sguardo agli esterni, agli scuri fotografati e all'Arco di Giano arriva facilmente a un'ora e mezza. La visita si incastra bene in un itinerario più ampio fra Bocca della Verità, Foro Boario e Circo Massimo, senza richiedere mezza giornata dedicata.
La galleria è adatta ai bambini?
Dipende dai bambini. Le installazioni di Curi usano luci, colori, musica e proiezioni, elementi che possono incuriosire anche i più piccoli, ma mancano pannelli didattici o attività pensate per le famiglie. Il gestore non pubblica indicazioni su passeggini o percorsi per l'infanzia. La scelta più sensata è una visita breve, inserita fra la Bocca della Verità e il prato del Circo Massimo, per non chiedere troppa pazienza a chi ha meno anni.
Si possono fare fotografie dentro la galleria?
Il gestore non pubblica un regolamento sulle fotografie nelle sale. Il consiglio è di chiedere al personale all'ingresso, soprattutto nelle stanze con proiezioni e musica, dove la luce è parte dell'opera. Senza flash e senza cavalletto, in genere, uno scatto discreto non disturba nessuno. Fuori, dal marciapiede pubblico, si possono fotografare liberamente l'Arco di Giano e le facciate, evitando di inquadrare da vicino le finestre degli appartamenti abitati da ospiti.
Rhinoceros è un museo della moda Fendi?
No. La Fondazione Alda Fendi Esperimenti è un ente senza scopo di lucro dedicato all'arte contemporanea, al teatro e alla performance, nato nel 2001 per iniziativa di Alda Fendi. Nelle sale non ci sono abiti, accessori o archivi della maison. Il cognome crea spesso questo equivoco. Chi cerca la storia della moda romana deve guardare altrove, mentre qui trova installazioni d'autore firmate quasi sempre dal direttore artistico Raffaele Curi.
Chi ha scritto e su quali fonti
Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: portale turistico di Roma Capitale, pagina del progetto degli Ateliers Jean Nouvel, schede evento di Arte.it e OggiRoma, stampa sull'apertura del 2018 e sulla riapertura dell'Arco di Giano. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Organizzare una sosta a Rhinoceros, per sé o per un gruppo, richiede soprattutto di incrociare le date: la galleria vive di mostre temporanee, e l'orario cambia a ogni allestimento. Per gruppi numerosi conviene scrivere prima alla galleria e chiedere se esistono limiti di capienza nei piani. Per chi costruisce viaggi di gruppo a Roma, con tempi e spostamenti da far tornare, una risorsa utile è Tour Leader Pro, che raccoglie strumenti e riferimenti per il mestiere.
Rhinoceros è una tappa breve dentro una delle zone più dense di Roma, fra Palatino, Circo Massimo, Foro Boario e Tevere. Il quadro largo del viaggio, fra città e Lazio, chiede di scegliere bene le giornate, di alternare musei a pagamento e luoghi gratuiti, e di lasciare spazio alle mostre temporanee che cambiano di stagione in stagione. Per mettere insieme un programma di più giorni fra Roma e i dintorni, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
Prepara la visita
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Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.