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Piazza di Sant’Ignazio

La Piazza di Sant'Ignazio si trova nel centro storico di Roma, fra via del Corso e il Pantheon, davanti alla chiesa di Sant'Ignazio di Loyola. È suolo pubblico di Roma Capitale: si attraversa gratis, a qualsiasi ora, senza biglietto e senza prenotazione. La disegnò Filippo Raguzzini per i gesuiti a partire dal 1727. Nel palazzo centrale, al civico 152, ha sede il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che è un ufficio e non si visita.

È una piazza piccola, quasi un cortile, chiusa su un lato dalla facciata alta della chiesa e sull'altro da tre palazzine con le pareti curve, che i romani chiamano burrò. Chi arriva dal Corso o dal Pantheon ci entra da vicoli stretti e se la trova davanti di colpo, come un palcoscenico montato davanti a un teatro. È il pezzo di architettura del Settecento romano più riuscito in così poco spazio, e si guarda in dieci minuti.

Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul portale del Ministero della Cultura, per la sede del Comando Carabinieri e per la storia del Collegio Romano, sul Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani, per Filippo Raguzzini e Angelo Secchi, e sulle pagine della Camera di Commercio di Roma, per il Tempio di Adriano. Nessuna fonte indica orari per la piazza, perché non ce ne sono. La chiesa ha invece orari propri, riportati nella scheda dedicata.

Facciata di Sant'Ignazio vista fra i palazzetti di Raguzzini
La facciata di Sant'Ignazio incorniciata dai palazzetti di Filippo Raguzzini. Foto di NateBergin, licenza CC BY 4.0, via Wikimedia Commons.

In breve: indirizzo, orari, biglietto

  • Indirizzo: piazza di Sant'Ignazio, Roma, fra via del Corso, piazza di Pietra e il Pantheon.
  • Gestore: suolo pubblico di Roma Capitale, il palazzo centrale ospita il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (civico 152).
  • Come si entra: non c'è un ingresso, la piazza si raggiunge a piedi dai vicoli che la circondano.
  • Prezzo: gratuito, nessun biglietto e nessuna prenotazione.
  • Orari: sempre accessibile, giorno e notte. La chiesa ha orari propri.
  • Come si arriva: a piedi dal Pantheon, da via del Corso o da piazza di Pietra, autobus secondo il calcolatore di percorso ATAC.
  • Accessibilità: il dato non è pubblicato da Roma Capitale, la piazza è in piano e la chiesa ha una scalinata d'ingresso.

Dove si trova e che cosa si vede davvero

La piazza occupa uno slargo nel reticolo di vicoli fra via del Corso e il Pantheon. Da un lato si alza la facciata della chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, dall'altro si chiudono le tre palazzine di Raguzzini. Alle spalle della chiesa si trova il Collegio Romano, oggi sede del Ministero della Cultura. A poche decine di metri, dietro le palazzine, si apre piazza di Pietra con le colonne del Tempio di Adriano.

La prima cosa che si nota è la sproporzione. La facciata della chiesa è enorme e verticale, a due ordini, con una scalinata davanti. Le palazzine di fronte sono basse, color intonaco caldo, con finestre regolari e angoli smussati. Fra le due cose c'è uno spazio che sembra troppo piccolo per la chiesa, e infatti lo è. Il risultato è che la facciata non si vede mai per intero da lontano, perché la piazza non concede la distanza.

Le palazzine sono tre. Quella centrale ha una pianta triangolare e la facciata concava, le due laterali seguono curve più ampie. Fra un edificio e l'altro si aprono i vicoli, che partono dagli angoli come le quinte di un palcoscenico. Il Dizionario Biografico della Treccani descrive pareti concave e angoli smussati raccordati da cerniere cilindriche, e parla esplicitamente di una scena teatrale costruita davanti alla chiesa. Chi si mette sui gradini della chiesa lo vede subito.

Nel palazzo centrale, al civico 152, il Ministero della Cultura indica la sede del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. È il reparto che dal 1969 si occupa della prevenzione e della repressione delle violazioni alle leggi di tutela dei beni culturali e paesaggistici, e che il Ministero definisce ufficio di diretta collaborazione del Ministro. Non è un museo e non ha sportelli per turisti. Il portone si guarda dalla piazza, come il resto della facciata.

Per il resto la piazza ha la vita di un angolo del centro storico. Gli altri edifici ospitano abitazioni, uffici e attività al piano terra, e una parte dello spazio è occupata dai tavolini all'aperto. La piazza si trova dentro la zona a traffico limitato del centro, e le auto che passano sono poche. Di giorno passano soprattutto visitatori diretti alla chiesa e impiegati della zona. La sera, quando la facciata è in ombra e le palazzine sono illuminate dalle finestre, la piazza prende un tono più raccolto.

Il valore del luogo non dipende da un singolo monumento. Nessuna delle palazzine ha una facciata notevole presa da sola: sono edifici di abitazione, senza marmi e senza statue. Contano per come sono messe, per come le curve rispondono alla facciata e per come i vicoli entrano nella piazza. Chi guarda un solo palazzo trova poco. Chi guarda l'insieme, dai gradini della chiesa, capisce perché gli storici dell'architettura la citano come esempio del Settecento romano.

Una curiosità sulla Piazza di Sant'Ignazio

Le palazzine hanno un soprannome che viene dai mobili. I romani le chiamano burrò, una storpiatura del francese bureaux, cioè le scrivanie e i cassettoni. Il paragone è con i canterani, i cassettoni panciuti con il fronte curvo che nel Settecento arredavano le case di chi poteva permetterseli. Guardate le facciate concave e gli angoli arrotondati pensando a un mobile di quell'epoca, e il nome diventa evidente.

Il soprannome è finito anche sulla toponomastica. Una delle strade che partono dalla piazza si chiama via de' Burrò, e porta verso piazza di Pietra. Lungo quella strada, al civico 147, la Camera di Commercio di Roma indica uno degli accessi della Sala del Tempio di Adriano, ricavata dentro il tempio antico. Così un nomignolo popolare nato per prendere in giro dei palazzi nuovi è diventato l'indirizzo ufficiale di un monumento del secondo secolo.

La seconda curiosità riguarda la geometria. Le ricostruzioni storiche descrivono il disegno di Raguzzini come un accostamento di ovali: un'ellisse per lato e un semicerchio al centro, con le palazzine che seguono le curve. Sulla carta è un esercizio di compasso. Sul posto non si percepisce nessuna figura regolare, perché lo spazio è troppo piccolo per vederla tutta. Si percepisce invece un movimento, come se le facciate si piegassero verso chi entra.

Il nome ufficiale, infine, viene dalla chiesa, non dal santo in persona. Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, non vide mai né la piazza né la chiesa, iniziata settant'anni dopo la sua morte. Il suo corpo si trova al Gesù, la chiesa madre dei gesuiti. Qui la dedica nasce dal Collegio Romano, la scuola dei gesuiti, che aveva bisogno di una grande chiesa per i suoi studenti e docenti.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Piazza di Sant'Ignazio

Prima della piazza, in quel punto, c'erano case d'abitazione. Le palazzine di Raguzzini furono costruite per i gesuiti su un'area resa libera demolendo gli edifici preesistenti, e il Dizionario Biografico della Treccani specifica che si trattava di fabbricati di proprietà della Nazione bergamasca, la comunità dei bergamaschi a Roma. La scena teatrale davanti alla chiesa nacque quindi sulle macerie di un piccolo quartiere di immigrati lombardi, di cui oggi non resta nulla di visibile.

Il secondo dettaglio che quasi nessuno dice riguarda la vista. La piazza è progettata per impedire di vedere la facciata della chiesa per intero, non per mostrarla. Le fonti che la descrivono parlano di un restringimento dello spazio visivo: la facciata si fotografa per intero solo di scorcio, dagli angoli. Chi cerca il punto frontale perfetto non lo trova, perché non esiste. È una scelta, non un difetto dovuto alla fretta o alla mancanza di spazio.

La terza cosa riguarda la chiesa che la piazza serve. Chi entra in Sant'Ignazio per la finta cupola dipinta da Andrea Pozzo nel 1685, la tela prospettica di circa diciassette metri di diametro che simula la cupola mai costruita, ripete dentro un gioco simile a quello della piazza fuori. Pozzo inganna l'occhio con la prospettiva, Raguzzini con le curve. Fra le due illusioni passano circa quarant'anni, e si leggono meglio insieme.

L'ultimo dettaglio è sopra i tetti. Il Dizionario Biografico racconta che nel 1852 padre Angelo Secchi trasferì l'osservatorio del Collegio Romano in locali ricavati sulla crociera della chiesa, sfruttando i quattro pilastri che avrebbero dovuto reggere la cupola. Il vuoto lasciato dalla cupola mai fatta, coperto dentro dall'illusione di Pozzo, diventò così uno dei luoghi della scienza romana dell'Ottocento. Dalla piazza non si vede, ma si trova proprio lì sopra.

Chi ha disegnato la piazza e perché proprio così?

L'architetto è Filippo Raguzzini, nato a Napoli il 19 luglio 1690 e morto a Roma il 21 febbraio 1771, secondo il Dizionario Biografico degli Italiani. Arrivò a Roma negli anni 1723 e 1724, chiamato da papa Benedetto XIII, Pietro Francesco Orsini, che lo proteggeva. Grazie al cardinale Niccolò Coscia, uomo di fiducia del papa, ottenne numerosi incarichi pubblici. La piazza è considerata la sua opera principale, e il suo nome resta legato soprattutto a questo angolo di città.

Sulle date le fonti non concordano del tutto. Diverse ricostruzioni storiche indicano la realizzazione fra il 1727 e il 1728, altre parlano genericamente del 1728. Il Dizionario Biografico della Treccani colloca invece l'intervento tra il 1727 e il 1735, con un cantiere quindi più lungo. La lettura più probabile è un progetto definito e avviato nel biennio 1727 e 1728, con i lavori di completamento delle palazzine proseguiti negli anni successivi.

Il committente diretto furono i gesuiti della chiesa di Sant'Ignazio, che volevano uno spazio adeguato davanti alla facciata. Dietro di loro c'era la volontà di Benedetto XIII, papa dal 1724 al 1730, che le ricostruzioni storiche indicano come promotore di una scenografia degna della chiesa. Lo spazio disponibile era poco, e demolire l'intero isolato non era possibile. La soluzione di Raguzzini fu lavorare con la curva invece che con la distanza.

Il problema era questo. Una facciata così alta, in una piazza rettangolare così stretta, sarebbe apparsa come un muro sopra la testa di chi passava. Raguzzini piegò le facciate di fronte, arrotondò gli angoli e aprì i vicoli in diagonale, così che lo sguardo di chi entra scivoli lungo le curve invece di sbattere contro la chiesa. Il Dizionario Biografico dice che risolse brillantemente una questione compositiva non facile.

Lo stile viene chiamato barocchetto romano, o rococò, a seconda delle fonti. È un'architettura più leggera di quella del Seicento, senza il peso dei grandi ordini di colonne, fatta di intonaci, cornici sottili e superfici curve. Raguzzini lavorava negli stessi anni anche a Trastevere, all'ospedale di San Gallicano, costruito fra il 1724 e il 1726 e definito dalla Treccani la prima struttura ospedaliera di concezione moderna a Roma.

Le altre opere romane dell'architetto aiutano a capire la piazza. La Treccani ricorda il battistero e alcune cappelle della basilica di Santa Maria sopra Minerva, fra il 1724 e il 1726, la chiesa di Santa Maria della Quercia per la confraternita dei macellai, fra il 1727 e il 1731, e i restauri di San Sisto Vecchio e di Santa Maria in Domnica. Minerva si trova a pochi minuti a piedi, e si può abbinare alla piazza nella stessa passeggiata.

Il consiglio che ti do per visitare la Piazza di Sant'Ignazio

Il consiglio è entrare nella piazza da uno dei vicoli laterali e non dal lato della chiesa. Arrivando da via de' Burrò o dal vicolo che viene dal Pantheon, la facciata compare di colpo, grande e ravvicinata, e le palazzine restano alle spalle. Poi conviene salire sui gradini della chiesa e voltarsi. Da lì si vede lo spettacolo al contrario: le tre facciate curve, i vicoli che si aprono fra loro, la piazza come un palcoscenico.

La seconda regola è non fermarsi alla piazza. Entrate in chiesa, quando è aperta secondo gli orari riportati nella scheda dedicata, e cercate la finta cupola di Pozzo e il punto sul pavimento da cui l'illusione funziona meglio. Poi uscite e riguardate le palazzine. Dentro e fuori lo stesso tema, l'occhio ingannato dall'architettura, viene trattato in due modi diversi, a quarant'anni di distanza. Separare le due visite è l'errore più comune.

L'ora migliore è la mattina presto o il tardo pomeriggio. A metà giornata la piazza si riempie di persone in coda per la chiesa e di tavolini, e le facciate hanno una luce piatta. La mattina, prima che aprano i locali, lo spazio è libero e si legge bene la geometria. La sera tardi la facciata è in ombra e le palazzine illuminate dalle finestre e dai lampioni. A nostro giudizio, dieci minuti bastano, se fatti con attenzione.

Un'ultima regola riguarda il rispetto. Le palazzine sono abitate e il palazzo centrale ospita un comando dei Carabinieri, con un via vai di personale durante tutta la giornata. Non sedetevi sui gradini dei portoni, non bloccate gli ingressi per una foto e non provate a entrare nei cortili. I gradini della chiesa si usano per guardare la piazza, non per mangiare o bivaccare, anche perché sono l'accesso a un luogo di culto con funzioni in corso.

Serve un biglietto o una prenotazione?

No. La piazza è una strada pubblica, aperta a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza biglietto e senza prenotazione. Nessuna fonte ufficiale indica accessi riservati o visite a pagamento, e non esiste un servizio di prenotazione per vederla. Anche la chiesa di Sant'Ignazio si visita secondo le regole indicate dalla rettoria, che trovate nella scheda dedicata. Il Comando Carabinieri, al civico 152, è un ufficio e non riceve visitatori.

Si paga invece qualcosa nei dintorni. La Camera di Commercio di Roma, che ha sede nel palazzo costruito sul Tempio di Adriano a piazza di Pietra, pubblica sul proprio sito una proiezione multimediale sul tempio, chiamata Hadrianeum, con orari e prenotazione sulla pagina ufficiale della Camera di Commercio. Le sale possono chiudere per eventi istituzionali, e conviene controllare prima di andare.

Diffidate di chi vende biglietti o tour per vedere la piazza. È uno spazio pubblico all'aperto, e nessuna fonte ufficiale prevede un accesso a pagamento. Le visite guidate di terzi possono includerla come tappa di un percorso più lungo nel centro storico, e in quel caso si paga il servizio della guida abilitata, non l'ingresso. Chi vuole una lista di luoghi gratuiti del centro trova la nostra pagina su Roma gratis.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che dentro Sant'Ignazio la cupola è finta. Pochi collegano quel vuoto con la piazza e con la scienza. La chiesa appartiene al complesso del Collegio Romano, la grande scuola dei gesuiti inaugurata il 28 ottobre 1584 sotto papa Gregorio XIII, come ricorda il Ministero della Cultura. Per quasi tre secoli la piazza è stata l'anticamera di un'università, frequentata da studenti e docenti prima ancora che da visitatori.

Il secondo fatto poco citato riguarda l'ora di Roma. Il Dizionario Biografico della Treccani racconta che padre Angelo Secchi migliorò il servizio dell'ora per il segnale di mezzogiorno, introducendo al Collegio Romano la palla oraria sul modello dell'osservatorio di Greenwich. Per anni la città regolò gli orologi su un segnale che partiva da questo isolato. Dalla piazza quel dispositivo non si vedeva, e oggi nessuna traccia visibile lo ricorda a chi passa.

Il terzo fatto riguarda la biblioteca. Il Ministero della Cultura ricorda che nel palazzo del Collegio Romano ebbe sede la Biblioteca Nazionale, fondata dal ministro Ruggero Bonghi, dal 1876 al 1975, quando si trasferì nella sede attuale. Negli stessi locali si trovava il Museo Kircheriano, costituito dal gesuita Athanasius Kircher, trasferito all'EUR nel 1962. Chi attraversava la piazza nell'Ottocento passava davanti a una delle maggiori concentrazioni di libri e collezioni della città.

L'ultimo fatto riguarda la scuola. Dal 1871, secondo il Ministero della Cultura, nel Collegio Romano ha sede il liceo Ennio Quirino Visconti, uno dei licei classici più antichi della capitale. Dal 1975 lo stesso palazzo ospita gli uffici centrali del Ministero. Così, a pochi metri dalla piazza, convivono ancora oggi una scuola e un ministero, nello stesso edificio che i gesuiti costruirono per insegnare, in un rapporto con la chiesa che dura da oltre quattro secoli.

La foto giusta da fare alla Piazza di Sant'Ignazio

La foto più bella non è quella della chiesa. È quella delle palazzine, fatta dai gradini della chiesa, con le tre facciate curve e i vicoli che si aprono fra loro. Salite fino all'ultimo gradino, voltate le spalle alla porta e inquadrate l'insieme con un obiettivo normale o leggermente grandangolare. Il palcoscenico di Raguzzini si legge solo da quel punto, e sembra costruito apposta per essere guardato da lì.

La facciata della chiesa si fotografa invece di scorcio. Mettetevi in un angolo della piazza, allo sbocco di via de' Burrò o del vicolo opposto, e riprendetela in diagonale, con una delle palazzine a fare da quinta nel primo piano. Una ripresa frontale richiede un grandangolo spinto e deforma le linee verticali. Accettare lo scorcio significa accettare il progetto: la piazza non concede la distanza, e la foto migliore rispetta questo limite.

La luce cambia molto durante la giornata. La facciata della chiesa è investita dal sole in alcune ore e resta in ombra nelle altre, mentre le palazzine ricevono luce a strisce, filtrata dai vicoli. La mattina presto e la sera sono le ore più facili, con meno persone e meno tavolini nell'inquadratura. Di notte l'illuminazione pubblica dà alle facciate un colore caldo, e chi ha un treppiede leggero può fare scatti lunghi senza disturbare nessuno.

Come si arriva dal centro di Roma?

A piedi, perché la piazza si trova in un reticolo di vicoli dove gli autobus non entrano. Dal Pantheon bastano pochi minuti, passando per le strade che si aprono a est di piazza della Rotonda. Da via del Corso si entra dalle traverse all'altezza di piazza Colonna e della Galleria Alberto Sordi. Da piazza di Pietra si passa per via de' Burrò, la strada più breve e più diretta.

Per i mezzi pubblici la scelta più sicura è il calcolatore di percorso di ATAC, perché le linee di superficie del centro cambiano spesso per cantieri, cortei e deviazioni. I nodi più vicini sono via del Corso, piazza Venezia e largo Argentina, dove passano molte linee di autobus e il tram. La metropolitana non arriva vicino: le fermate della linea A più comode restano a circa un chilometro di distanza.

Dalla Fontana di Trevi si arriva in una decina di minuti, attraversando via del Corso e proseguendo verso piazza di Pietra. Da piazza Navona si passa davanti al Pantheon e poi si prende uno dei vicoli verso est. Da piazza Venezia si risale via del Corso e si svolta verso il Collegio Romano, passando accanto a Palazzo Doria Pamphilj. Tutti i percorsi sono in piano.

In auto non ha senso. La piazza si trova dentro la zona a traffico limitato del centro storico, i parcheggi sono pochi e gli accessi riservati ai residenti e ai mezzi autorizzati. Chi arriva da fuori Roma fa prima a lasciare l'auto in un parcheggio di scambio e proseguire con i mezzi pubblici fino al centro. Taxi e auto con conducente si fermano sulle strade principali vicine, e l'ultimo tratto va comunque fatto a piedi.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia dell'area comincia con i gesuiti. Il Ministero della Cultura ricorda che nel 1558 Vittoria Frangipane donò alla Compagnia di Gesù le sue proprietà nel Campo Marzio. Dal 1581, con i finanziamenti di Gregorio XIII, cominciò il grande ampliamento, e dal 1582 l'architetto gesuita Giuseppe Valeriano progettò il palazzo del Collegio Romano, inaugurato il 28 ottobre 1584. La chiesa sarebbe arrivata soltanto quarant'anni dopo, accanto alla scuola già in funzione.

Nel 1626 venne posta la prima pietra di Sant'Ignazio, e le ricostruzioni storiche ricordano che i gesuiti fecero demolire le casupole davanti al cantiere. La chiesa aprì al pubblico in via provvisoria nel 1650. Nel 1685 Andrea Pozzo dipinse la finta cupola, e il Ministero indica in quell'anno il completamento dei lavori. La consacrazione arrivò nel 1722. Solo allora, con la chiesa finita, si pose il problema di che cosa mettere davanti alla facciata.

Fra il 1723 e il 1724 Raguzzini arrivò a Roma al seguito di Benedetto XIII. Nel 1727 cominciò il progetto della piazza, realizzata nelle sue forme principali entro il 1728 secondo diverse fonti, con un cantiere proseguito fino al 1735 secondo la Treccani. Nel 1787, sempre secondo il Ministero, venne costruita la Torre Calandrelli del Collegio Romano, ancora attiva per rilevamenti meteorologici. Nel 1852 Secchi trasferì l'osservatorio sulla crociera della chiesa.

L'Ottocento portò lo Stato italiano. Dal 1871 nel Collegio Romano si insediò il liceo Visconti. Nel 1873, ricorda la Treccani, la legge di confisca dei beni ecclesiastici a Roma mise a rischio l'osservatorio di Secchi, che riuscì a difenderlo, anche grazie a un decreto del ministro Bonghi del 1876. Nello stesso 1876 nel palazzo nacque la Biblioteca Nazionale. La piazza rimase uguale, mentre gli edifici intorno cambiavano funzione uno dopo l'altro.

Nel Novecento cambiò la vita degli uffici. Il Museo Kircheriano lasciò il Collegio Romano nel 1962 per l'EUR. Nel 1969 nacque il reparto dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, che oggi ha il suo comando nel palazzo centrale della piazza. Nel 1975 la Biblioteca Nazionale si trasferì e gli uffici centrali del Ministero presero posto nel Collegio Romano. Da allora la piazza è, di fatto, circondata da istituzioni che si occupano di beni culturali.

Chi è passato dalla Piazza di Sant'Ignazio

Il primo nome è quello di Filippo Raguzzini, che qui firmò l'opera per cui è più ricordato. Con lui Benedetto XIII, il papa che lo portò a Roma, e il cardinale Niccolò Coscia, che secondo la Treccani gli valse numerosi incarichi pubblici. Il pontificato di Benedetto XIII durò poco, dal 1724 al 1730. Resta però la piazza, che a quasi tre secoli di distanza porta ancora il segno di quella breve stagione.

Prima di lui erano passati i gesuiti che avevano costruito la chiesa. Le ricostruzioni storiche indicano padre Orazio Grassi come responsabile del cantiere, con contributi progettuali di altri architetti per la facciata. Poi arrivò Andrea Pozzo, gesuita, pittore e maestro della prospettiva, che dipinse la volta e la finta cupola. Senza di lui la chiesa avrebbe avuto al centro della crociera un soffitto piatto e spoglio, al posto dell'illusione che richiama ogni giorno i visitatori.

Nel Collegio Romano, alle spalle della piazza, lavorò Athanasius Kircher, il gesuita vissuto fra il 1602 e il 1680 che costituì la collezione da cui nacque il museo che portava il suo nome, secondo il Ministero della Cultura. Quel museo rimase nel palazzo per secoli, fino al trasferimento all'EUR del 1962. Nell'Ottocento, sugli stessi tetti, lavorò Angelo Secchi, nato a Reggio Emilia nel 1818 e morto a Roma nel 1878, secondo la Treccani.

Secchi è il personaggio che lega di più la piazza alla storia della scienza. Il suo osservatorio, sistemato sulla crociera della chiesa sopra i pilastri della cupola mai costruita, fu uno dei centri dell'astronomia italiana dell'Ottocento. Il segnale di mezzogiorno partiva da lì. Chi alza lo sguardo dalla piazza verso il tetto della chiesa non vede nulla di tutto questo, ma si trova esattamente sotto il punto in cui quel lavoro si svolgeva.

Poi c'è Ruggero Bonghi, ministro dell'Istruzione, che volle la Biblioteca Nazionale nel Collegio Romano e firmò il decreto che salvò l'osservatorio. E ci sono le generazioni di studenti del liceo Visconti, che dal 1871 entrano ogni mattina nel palazzo alle spalle della chiesa. La piazza, per loro, è stata ed è ancora un luogo di passaggio quotidiano, il posto dove si aspetta l'inizio delle lezioni e ci si ferma all'uscita.

Oggi i nomi sono quelli degli uffici. Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, guidato secondo il Ministero della Cultura da un generale di brigata, lavora nel palazzo centrale, e da qui vengono coordinate le attività di tutela dei beni culturali in tutta Italia. Il Ministero della Cultura ha la sua sede a pochi metri. Poche piazze di Roma concentrano in così poco spazio tanti uffici dedicati al patrimonio.

Che cosa dicono i documenti e che cosa si racconta?

I documenti, qui intesi come le voci del Dizionario Biografico e le pagine del Ministero della Cultura, dicono chi disegnò la piazza, per chi, su quale area e con quale idea. Raguzzini lavorò per i gesuiti su un terreno liberato dalle case della Nazione bergamasca, e costruì una scena teatrale davanti alla chiesa. Su questi punti le fonti sono chiare. Sulle date del cantiere, invece, le fonti non concordano, fra il 1728 e il 1735.

La tradizione aggiunge un'intenzione precisa. Secondo un racconto diffuso fra i romani, riportato dalle ricostruzioni storiche sulla chiesa, le palazzine furono costruite con quella forma per attirare l'attenzione del passante e distoglierla dalla facciata della chiesa, giudicata troppo alta. È un'interpretazione ironica, ma non del tutto sbagliata. La piazza lavora davvero sullo sguardo di chi entra, e lo porta sulle curve prima che sulla chiesa.

Anche il soprannome burrò appartiene alla tradizione, non ai documenti. Nessun atto ufficiale del Settecento chiama così le palazzine. È un nome nato per strada, dal confronto con i cassettoni panciuti delle case, e poi entrato nella toponomastica con via de' Burrò. La tradizione popolare romana ha fatto spesso questa operazione, prendendo in giro un'opera nuova con un nomignolo che poi, col tempo, è diventato il nome di tutti.

Poi c'è la leggenda della cupola. Sul perché la chiesa non abbia mai avuto la sua cupola circolano spiegazioni diverse, dalla mancanza di denaro ai contrasti con i vicini. Le fonti ufficiali si limitano a dire che non fu realizzata e che Pozzo la sostituì con una tela dipinta. Il resto va letto come racconto. Quello che è documentato è che i pilastri pensati per reggerla, nell'Ottocento, sostennero l'osservatorio di Secchi.

Infine c'è la lettura degli storici dell'architettura, che non è né documento né leggenda. Molti descrivono la piazza come l'anticipo di un modo moderno di guardare, in cui lo spazio nasce dallo sguardo di chi lo attraversa più che dalla forma degli edifici. È un'interpretazione critica, non un fatto. Ma sul posto funziona: se ci si ferma in punti diversi, la piazza cambia davvero forma, e nessuno dei punti di vista è quello giusto.

Come funziona il rapporto teatrale fra piazza e chiesa?

Il rapporto funziona al contrario rispetto al solito. Nelle piazze barocche la chiesa è il palcoscenico e la piazza la platea. Qui succede il contrario, perché le palazzine sono disegnate come quinte e fondale, con i vicoli al posto delle entrate laterali, e la chiesa, con la sua scalinata, diventa la platea da cui guardare. Chi si siede sui gradini della chiesa si trova esattamente nel posto dello spettatore.

La facciata della chiesa, a due ordini, fu costruita circa un secolo prima delle palazzine, con un'idea di spazio diversa. Quando fu disegnata, davanti c'erano ancora le case da demolire, e alla fine si trovò davanti uno slargo stretto. Raguzzini non poteva allargare la piazza. Poteva solo cambiare il modo di percepirla, e lo fece con le curve. Il risultato è un dialogo fra due epoche: il Seicento verticale e solenne della chiesa, il Settecento leggero e mosso delle case di fronte.

La nostra posizione, contraria a molte guide, è netta: la facciata di Sant'Ignazio è la parte meno riuscita del complesso. È alta, piatta, costruita per essere vista da lontano in una piazza che non lo permette. La piazza di Raguzzini, fatta con intonaco e curve, vale più della facciata monumentale. Chi arriva solo per la chiesa e la finta cupola tratta la piazza come un corridoio, e perde metà del luogo.

Il confronto con le altre piazze del barocco romano aiuta. A piazza Navona la Fontana dei Quattro Fiumi e la chiesa di Sant'Agnese in Agone dominano uno spazio vasto e aperto. Qui tutto è compresso, e il teatro si fa con le case invece che con le fontane. Chi segue il percorso della Roma barocca trova in questa piazza la fine di quella stagione, e l'inizio di un gusto più domestico.

Anche Borromini aveva lavorato con le curve pochi decenni prima, in facciate come quella di Sant'Ivo alla Sapienza, a pochi minuti da qui. Raguzzini porta quella lezione dalla singola facciata alla piazza intera, e la applica a edifici comuni, senza ordini architettonici e senza marmi. Sul sito trovate l'itinerario su Borromini a Roma, che si abbina bene a questa piazza per capire da dove venga il gusto per le pareti che si piegano.

Il contesto urbano fa il resto. La piazza è un nodo di vicoli fra via del Corso, il Pantheon e piazza di Pietra, e da ogni vicolo la si vede in un modo diverso. Chi arriva da piazza di Pietra passa dalle colonne romane del Tempio di Adriano alle curve del Settecento in pochi passi. Chi arriva dal Pantheon esce dall'architettura antica più celebre di Roma e trova davanti una scenografia teatrale. Sono salti di scala che solo il centro di Roma permette.

Che cosa c'è intorno, fra piazza di Pietra e il Collegio Romano?

A pochi passi, oltre via de' Burrò, si apre piazza di Pietra. Qui le colonne del Tempio di Adriano, dedicato all'imperatore e a sua moglie Vibia Sabina, sono inglobate nella facciata del palazzo che oggi ospita la sede istituzionale della Camera di Commercio di Roma. Si guardano gratis dalla piazza, a qualsiasi ora. Dentro, la Camera di Commercio usa le sale per eventi e per la proiezione multimediale che racconta il tempio.

Dall'altro lato, alle spalle della chiesa, si trova il Collegio Romano, con l'indirizzo ufficiale del Ministero della Cultura in via del Collegio Romano 27. Il palazzo non è un museo e la pagina del Ministero non indica modalità di visita pubblica. Si guarda dall'esterno, dalla piazza del Collegio Romano, dove si apre la facciata principale. Davanti si trova il fianco di Palazzo Doria Pamphilj, con la sua galleria.

Verso est la piazza si collega a via del Corso, la strada rettilinea che va da piazza del Popolo a piazza Venezia. Sul Corso, a pochi minuti, si trovano piazza Colonna con la colonna di Marco Aurelio e, più avanti, piazza di Montecitorio con il suo obelisco. È il quartiere della politica, dei palazzi del Parlamento e del Governo, a contatto diretto con i vicoli di Sant'Ignazio.

Verso ovest ci sono il Pantheon e piazza della Minerva. Davanti al Pantheon si trova l'obelisco Macuteo, sulla fontana di piazza della Rotonda, e accanto a Santa Maria sopra Minerva l'obelisco della Minerva, retto dall'elefante. Proseguendo si arriva a Palazzo Madama, sede del Senato, e poi a piazza Navona. Tutto si trova entro un raggio di pochi minuti a piedi.

La piazza fa parte di un sistema di spazi piccoli e collegati, che nel centro storico si attraversano uno dopo l'altro senza mai uscire dall'ombra dei vicoli. Chi vuole capire come sono organizzati i quartieri del centro, dove finisce un rione e comincia l'altro, trova sul sito la pagina sui 22 rioni di Roma. La zona di Sant'Ignazio si trova al confine fra rioni diversi, e i vicoli ne sono la cucitura.

Quando è chiusa e che cosa non aspettarsi?

La piazza non chiude mai. Può capitare che una parte sia transennata per lavori sulle facciate, per manutenzioni della pavimentazione o per esigenze di sicurezza legate agli uffici che vi hanno sede. Nessuna fonte ufficiale pubblica un calendario di questi interventi. Anche con una recinzione, comunque, la piazza resta attraversabile, e la facciata della chiesa e le palazzine si vedono da ogni angolo.

Non aspettatevi un museo all'aperto. Non ci sono pannelli esplicativi dedicati a Raguzzini, non ci sono panchine pubbliche e non ci sono punti di osservazione segnalati. L'unico posto dove sedersi senza consumare sono i gradini della chiesa, da usare con rispetto. Non aspettatevi nemmeno di entrare nelle palazzine: sono abitazioni e uffici, e il comando dei Carabinieri non riceve visitatori per curiosità.

Non aspettatevi una piazza vuota. Una parte dello spazio è occupata dai tavolini all'aperto, soprattutto nelle ore dei pasti e nelle sere d'estate, e questo cambia la percezione del disegno. Nelle ore dei pasti il disegno delle curve si perde fra ombrelloni e sedie. Chi vuole vedere la geometria di Raguzzini senza ingombri deve passarci la mattina presto, quando i locali sono ancora chiusi e le sedie sono accatastate.

Non aspettatevi infine di trovare la chiesa sempre aperta. La chiesa segue orari propri, con pause e funzioni religiose durante le quali la visita turistica non è consentita. Gli orari aggiornati si trovano nella scheda sulla chiesa di Sant'Ignazio di Loyola. Se la trovate chiusa, la piazza resta comunque visitabile, e la finta cupola di Pozzo può aspettare un altro passaggio nella zona.

Mangiare in zona

La zona fra il Pantheon, piazza di Pietra e Sant'Ignazio è piena di locali pensati per chi passa una volta sola. I segnali sono sempre gli stessi: il buttadentro con il menù in mano, i menù con le fotografie dei piatti, le voci senza prezzo, i locali aperti di continuo senza pausa della cucina, la pasta fresca fatta in vetrina come spettacolo. Nelle piazze più fotografate il prezzo segue la vista, non la qualità.

I romani non evitano questi posti per snobismo. Li evitano perché un locale che vive di passaggio non ha bisogno di clienti che tornano, e si comporta di conseguenza. Il menù esposto fuori può essere diverso da quello consegnato al tavolo, e il coperto o il servizio compaiono solo nel conto. La regola pratica è allontanarsi di qualche strada dalle piazze principali e guardare dove mangiano gli impiegati dei ministeri a pranzo.

Un'attenzione particolare va ai tavolini all'aperto con vista sulla chiesa o sul Pantheon. Il prezzo di un caffè o di un piatto seduti lì può essere molto più alto di quello al banco o in una strada laterale, e non sempre il listino esposto lo chiarisce. Prima di sedervi, chiedete il menù con i prezzi e controllate se sono indicati il coperto e il servizio al tavolo. Per bere acqua gratis ci sono i nasoni e le fontanelle rionali.

Il quartiere è pieno di uffici pubblici, e la sua cucina di tutti i giorni si trova nelle strade laterali, lontano dalle facciate più note. Per scegliere senza affidarsi al caso, c'è la lista di indirizzi su Google Maps, con indirizzi selezionati in tutta Roma e nei dintorni. Nessun locale della piazza o dei vicoli intorno viene nominato qui, per scelta, anche quando i tavolini occupano metà dello spazio.

Che cosa abbinare in giornata

La combinazione più naturale è la chiesa, subito. Entrate in Sant'Ignazio per la volta e la finta cupola di Pozzo, poi uscite e riguardate la piazza dai gradini. Da lì si passa a piazza di Pietra per le colonne del Tempio di Adriano, e si scende verso il Pantheon. In mezz'ora a piedi si attraversano sedici secoli di architettura, dal tempio antico al Settecento, senza mai prendere un mezzo.

Il secondo itinerario è quello delle chiese barocche. Dal Pantheon si va a Santa Maria sopra Minerva, dove Raguzzini lavorò al battistero, poi a Sant'Ivo alla Sapienza e a piazza Navona. Per chi segue Caravaggio, a pochi minuti ci sono le chiese con le sue tele, raccolte nel percorso Caravaggio a Roma. Per chi segue Bernini, c'è il percorso dedicato a Bernini a Roma.

Il terzo verso nord e verso Trevi. Dalla piazza si attraversa via del Corso, si passa accanto alla Galleria Sciarra, con il suo cortile decorato, e si arriva alla Fontana di Trevi, con la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio davanti alla vasca. Da lì si può salire verso il Quirinale o proseguire fino a piazza di Spagna. È una giornata tutta a piedi, quasi sempre in piano.

Il quarto verso sud, per chi ama i musei. Dal Collegio Romano si arriva in pochi minuti alla Galleria Colonna e al Museo Nazionale del Palazzo Venezia, a piazza Venezia. Più in basso, verso largo Argentina, si trovano la Crypta Balbi e il Teatro Argentina. Chi vuole spendere poco trova sul sito la pagina sui musei gratis a Roma.

Chi viaggia con bambini può trasformare la piazza in un gioco. Chiedete ai più piccoli di trovare le curve dei cassettoni nelle facciate, poi entrate in chiesa a cercare la cupola che non c'è. È un modo semplice per spiegare che cosa sia un'illusione ottica senza un museo. Sul sito trovate altri spunti nella pagina su Roma con i bambini, e i racconti delle statue parlanti per proseguire la giornata nel centro.

Dalla piazza al Pantheon sono pochi minuti a piedi. Chi preferisce comprare prima l'ingresso trova online un biglietto del Pantheon con accesso rapido e guida audio digitale. È un link affiliato Tiqets: se acquistate da lì Estate Romana riceve una piccola commissione, mentre il prezzo per voi resta quello del venditore. La piazza di Sant'Ignazio, invece, resta gratuita e sempre aperta.

Domande frequenti

Si paga per vedere la Piazza di Sant'Ignazio?

No. La piazza è uno spazio pubblico di Roma Capitale, aperto a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza biglietto e senza prenotazione. Nessuna fonte ufficiale indica accessi riservati o visite a pagamento. La chiesa di Sant'Ignazio ha orari propri, riportati nella scheda dedicata. Il palazzo centrale ospita il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che è un ufficio e non riceve visitatori per curiosità turistica.

Chi ha progettato la piazza e quando?

Filippo Raguzzini, architetto napoletano nato nel 1690 e morto a Roma nel 1771, chiamato in città da papa Benedetto XIII. Lavorò per i gesuiti della chiesa di Sant'Ignazio. Sulle date le fonti non concordano del tutto: diverse ricostruzioni indicano il biennio 1727 e 1728, mentre il Dizionario Biografico della Treccani colloca l'intervento tra il 1727 e il 1735. Il progetto nasce comunque in quegli anni, come scena teatrale davanti alla chiesa.

Perché i palazzi si chiamano burrò?

Perché ai romani ricordavano i mobili. Burrò è la storpiatura del francese bureaux, e il paragone è con i canterani, i cassettoni panciuti con il fronte curvo che arredavano le case del Settecento. Le facciate concave e gli angoli arrotondati delle palazzine richiamano proprio quelle forme. Il soprannome è rimasto anche nella toponomastica, con via de' Burrò, la strada che dalla piazza porta verso piazza di Pietra e il Tempio di Adriano.

Che cosa c'è nel palazzo centrale della piazza?

Al civico 152 ha sede il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, come indica il Ministero della Cultura. È il reparto che dal 1969 si occupa di furti d'arte, scavi clandestini e traffici di beni culturali, inserito funzionalmente nel Ministero come ufficio di diretta collaborazione del Ministro. Non è aperto al pubblico come museo. Per segnalazioni il Ministero pubblica telefono ed email ufficiali del Comando sulla propria pagina dedicata.

Dalla piazza si vede la finta cupola di Andrea Pozzo?

No. La finta cupola è una tela prospettica dipinta da Andrea Pozzo nel 1685, di circa diciassette metri di diametro, e si trova dentro la chiesa, sopra la crociera. Dalla piazza si vede solo la facciata. Per vederla bisogna entrare in chiesa negli orari di apertura e cercare il punto sul pavimento da cui l'illusione funziona meglio. Tutti i dettagli sono nella scheda sulla chiesa di Sant'Ignazio di Loyola.

Quanto dista la piazza dal Pantheon?

Pochi minuti a piedi, attraverso i vicoli che partono da piazza della Rotonda verso est. È una delle passeggiate più brevi del centro storico, tutta in piano. Dalla piazza si raggiungono con la stessa facilità piazza di Pietra con il Tempio di Adriano, via del Corso e piazza Colonna. Per chi vuole un percorso più lungo, la Fontana di Trevi si trova a circa dieci minuti e piazza Navona a poco di più.

Che cosa si vede a piazza di Pietra, lì accanto?

Le colonne del Tempio di Adriano, dedicato all'imperatore e alla moglie Vibia Sabina, inglobate nella facciata del palazzo che oggi ospita la sede istituzionale della Camera di Commercio di Roma. Si guardano gratis dalla piazza. All'interno la Camera di Commercio propone una proiezione multimediale sulla storia del tempio, con orari e prenotazione indicati sul proprio sito. Le sale possono chiudere per eventi istituzionali, quindi conviene controllare prima di andare.

Qual è il momento migliore per vedere la piazza?

La mattina presto, prima che aprano i locali e che la piazza si riempia di tavolini. A quell'ora lo spazio è libero e la geometria delle palazzine si legge bene dai gradini della chiesa. Nelle ore centrali la piazza è affollata e la luce è piatta. La sera tardi le facciate illuminate danno un'immagine più raccolta, e chi vuole fotografare senza persone nell'inquadratura trova le condizioni migliori all'alba o dopo cena.

Chi ha scritto e su quali fonti

Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: il portale del Ministero della Cultura, il Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani, le pagine della Camera di Commercio di Roma e il sito di ATAC. Segnalateci quello che trovate cambiato.

La piazza si inserisce facilmente in una giornata a piedi fra Pantheon, Corso e Trevi, ma ha un limite pratico: lo spazio è piccolo, occupato in parte dai tavolini, e i portoni degli uffici vanno lasciati sempre liberi. Chi organizza una visita, per sé o per altri, fa bene a scegliere le ore del mattino e a usare i gradini della chiesa come punto di osservazione. Per chi organizza viaggi di gruppo, una risorsa utile è Tour Leader Pro.

La piazza è una tappa di un viaggio più ampio a Roma e nel Lazio, fra il barocco del centro, le ville dei Castelli Romani e i borghi della Sabina e della Tuscia. Un paio di giorni nel centro storico bastano per le piazze, le chiese e i musei principali, ma il resto della regione chiede tempo e un programma ordinato. Una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

Prepara la visita

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IndirizzoPiazza di Sant'Ignazio Roma Centro storico, Roma, Roma Città 00186

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