AccediIl mio viaggio

Sulle tracce di Francesco. Arte, restauro e contemporaneità al Museo del Corso — dal 7 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027

La mostra Sulle tracce di Francesco. Arte, restauro e contemporaneità è aperta al Museo del Corso, nel Palazzo Sciarra Colonna (Via Marco Minghetti 22, Roma), dal 7 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027. Gli orari ufficiali sono: dal mercoledì al venerdì 11-19 (ultimo ingresso alle 18); sabato e domenica 10-20 (ultimo ingresso alle 19); lunedì e martedì chiuso. L'ingresso avviene a fasce orarie con posti limitati. Il sito del museo indica l'ingresso al palazzo come gratuito, con audioguida; la visita guidata ufficiale costa 7 euro a persona e richiede la prenotazione. Nello stesso palazzo, nell'Archivio storico, resta aperta per le stesse date la mostra collegata Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà. Le fasce orarie si scelgono e si prenotano sulla biglietteria ufficiale del museo, raggiungibile dal sito museodelcorso.com, oppure al telefono 06 87153157 (lunedì-sabato, 9.30-17.30). Per arrivare, il museo indica la fermata di autobus Corso/Minghetti a circa un minuto a piedi e le fermate metro Barberini o Spagna (linea A) a circa dieci minuti; per costruire il percorso dal proprio punto di partenza conviene usare il calcolatore percorsi di ATAC.

Palazzo Sciarra Colonna su via del Corso
Palazzo Sciarra Colonna su via del Corso. Foto: Lalupa, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

La mostra in breve

Che cosa si vede

Il progetto è un percorso per immagini che attraversa sette secoli, dal tardo Duecento ai giorni nostri, intorno alla figura di Francesco d'Assisi. Si parte da manoscritti miniati e si arriva a sculture in vetro e a pastelli di artisti viventi, passando per i grandi nomi della pittura dal Cinquecento al Settecento e per due voci del Novecento. L'organizzatrice è Fondazione Roma, proprietaria del palazzo e del museo, e il curatore è Alessandro Zuccari, Accademico dei Lincei e professore emerito della Sapienza.

Perché a Roma e perché adesso

L'occasione dichiarata è l'ottocentesimo anniversario della morte del santo. Francesco morì la sera del 3 ottobre 1226 alla Porziuncola, a quarantaquattro anni: la mostra apre quindi pochi giorni dopo l'anniversario e proprio a ridosso della memoria liturgica del 4 ottobre. I temi scelti dal museo sono la pace, la fratellanza universale, l'armonia con la natura e la cura del creato, quelli che la tradizione lega al Cantico delle creature.

Le tre ambizioni dichiarate

Il museo presenta l'esposizione come uno strumento per promuovere nuove ricerche, per valorizzare soggetti rimasti fino a oggi poco noti e per sostenere il restauro di opere da parte della Fondazione. Il titolo contiene perciò tre parole di lavoro, arte, restauro e contemporaneità, e il percorso prova a farle dialogare invece di separarle in sezioni stagne.

Francesco a ottocento anni dalla morte

Una vita in poche date

Le date essenziali, quelle che la mostra dà per presupposte, sono note. Francesco nacque ad Assisi nel 1181 o nel 1182 (le fonti storiche riportano entrambe le ipotesi). La conversione viene collocata nel 1205, nell'episodio del Crocifisso nella chiesa di San Damiano; nel gennaio o febbraio del 1206 avvenne la rinuncia pubblica ai beni paterni davanti al vescovo. Il 24 febbraio 1208 è ricordato come il giorno del Vangelo della Porziuncola, da cui prese forma la vocazione alla predicazione.

Regola, presepe e stimmate

L'approvazione orale della regola da parte di papa Innocenzo III si colloca tra il 1209 e il 1210. La regola definitiva fu confermata da papa Onorio III con la bolla Solet annuere del 29 settembre 1223. Al Natale dello stesso anno risale il presepe di Greccio, mentre le stimmate sul monte della Verna sono datate al 17 settembre 1224. Sono tre momenti che l'arte ha ripreso senza sosta e che, nella mostra, tornano nelle opere dei secoli successivi.

Morte e canonizzazione

Il Testamento è del giugno 1226, scritto alle Celle di Cortona; la morte seguì il 3 ottobre. La canonizzazione fu pronunciata da Gregorio IX il 16 luglio 1228 con la bolla Mira circa nos. Molti secoli dopo, il 18 giugno 1939, Pio XII lo proclamò patrono principale d'Italia insieme a santa Caterina da Siena. Questa lunga sequenza spiega perché l'iconografia francescana sia una delle più vaste dell'arte occidentale.

La curatela e l'idea del percorso

Alessandro Zuccari e la scelta di un taglio lungo

Affidare la mostra a Zuccari significa mettere al centro la storia dell'arte in senso pieno, con un percorso che corre dal Medioevo all'oggi invece di fermarsi all'età barocca, dove l'iconografia francescana ha avuto la sua stagione più famosa. Il museo precisa che l'itinerario è organizzato per immagini, e questo condiziona la lettura: ciò che conta è come ogni epoca ha raffigurato il medesimo uomo e che cosa ha scelto di mostrare.

Il ruolo di Fondazione Roma

Fondazione Roma nacque dalla Cassa di Risparmio di Roma, fondata nel 1836 con l'autorizzazione di papa Gregorio XVI; nel 1992 la sua personalità giuridica fu trasformata in fondazione e nel 2007 prese il nome attuale. L'ente è anche la continuazione storica e giuridica del Monte di Pietà di Roma, i cui fondi sono custoditi nell'Archivio storico. Questa storia spiega perché la Fondazione abbia voluto affiancare a una mostra di arte una seconda mostra di documenti: francescanesimo e credito solidale sono due fili che nel palazzo si incontrano.

Il percorso: le opere e gli artisti

I manoscritti miniati

L'apertura è affidata ai manoscritti miniati dei secoli XIV e XV. Il museo cita in particolare un raro Speculum humanae salvationis conservato nella Biblioteca dell'Accademia dei Lincei e Corsiniana. Il titolo latino significa Specchio della salvezza umana ed è un testo illustrato in cui scene dell'Antico e del Nuovo Testamento sono messe a confronto. La presenza in apertura segnala che il racconto parte dal libro, dalla parola e dalla miniatura, ben prima dei grandi teleri.

Cinquecento e Seicento: misticismo e stimmate

La sezione sui due secoli centrali riunisce Tiziano, El Greco, Federico Barocci, Ludovico Carracci, Caravaggio e Murillo, con un'attenzione dichiarata al misticismo e alla scena delle stimmate. Di Caravaggio il museo cita il San Francesco in preghiera, descritto come una rappresentazione intensamente umana e contemplativa. Del soggetto esistono due versioni note. Secondo un comunicato del 2015 sulla tela ritrovata nel 1968 a Carpineto Romano, oggi in deposito a Palazzo Barberini, l'attribuzione a Caravaggio fu confermata nel 2009; una seconda versione, a Roma in Santa Maria della Concezione, è ritenuta forse non autografa. Quale esemplare sia esposto in questa mostra va verificato sui pannelli di sala.

Il Settecento: Labruzzi, Miniera e Piazzetta

Per il Settecento sono nominati Carlo Labruzzi, Biagio Miniera e Giovan Battista Piazzetta. Di Piazzetta è esposta l'Estasi di san Francesco, che il museo descrive come il momento immediatamente successivo alle stimmate, con una religiosità più intima rispetto alla teatralità barocca. Il confronto con le tele del secolo precedente è uno dei passaggi in cui il percorso fa vedere con chiarezza lo spostamento del gusto.

Il Novecento: Cambellotti e De Dominicis

Il secolo scorso è rappresentato da Duilio Cambellotti, con rondini, allodole e altri motivi naturali scelti come simboli del legame tra Francesco e il creato, e da Gino De Dominicis. Il museo non indica in modo dettagliato quali opere di De Dominicis siano in mostra, quindi conviene verificare in sala. L'accostamento è comunque eloquente: dal santo delle stimmate si passa al santo degli uccelli, tema che Cambellotti affronta con un linguaggio decorativo molto riconoscibile.

L'arte contemporanea

Quattro nomi chiudono il percorso: Stefano Di Stasio, con l'incontro tra il santo e il lupo ambientato in una città moderna; Omar Galliani, con un pastello in cui l'amore di Francesco per il creato trova un riflesso attuale; Fatinha Ramos, con Scar, scultura in vetro di Murano con due alberi uniti dalle radici; e Jaume Plensa. Il sito del museo scrive il nome dell'artista portoghese in due forme, Fatinha e Fathina: nel testo si adotta la prima, che compare anche nella scheda di Turismo Roma.

Restauro e ricerca su Francesco e Roma

Il restauro come atto di cura

Nel titolo il restauro è una voce a sé. Il museo lo presenta come atto di cura e di conservazione del patrimonio promosso da Fondazione Roma. Il testo ufficiale non elenca però quali opere siano state restaurate: è un'informazione da chiedere ai pannelli di sala o al personale, e per questo qui non si attribuiscono interventi a singole opere.

Il Mosaico Colonna

Uno degli elementi di ricerca annunciati è la ricostruzione del dossale musivo del cosiddetto Mosaico Colonna, del XIII secolo. Dalle informazioni ufficiali sulle visite guidate si ricava che il mosaico proviene da Santa Maria in Aracoeli e che nel Seicento fu trasferito a Palazzo Colonna ai Santi Apostoli. Il legame con la famiglia è il motivo per cui il racconto dell'esposizione torna spesso sui Colonna, la famiglia di cui i Sciarra erano un ramo, proprietari del palazzo che oggi ospita la mostra.

Una mappa dei luoghi francescani di Roma

La mostra offre infine una mappa dedicata ai primi luoghi e alle più antiche testimonianze francescane a Roma. È un complemento utile a chi voglia proseguire fuori dal museo: la basilica di Santa Maria in Aracoeli, che dal 1249-1250 fu affidata ai francescani e per secoli ospitò la curia generale dell'ordine, è una delle tappe più naturali.

La mostra nell'Archivio storico: dai predicatori ai Monti di Pietà

Una seconda mostra, stesse date

Dal 7 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, nell'Archivio storico del Museo del Corso, si tiene Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà, organizzata da Fondazione Roma sempre per gli ottocento anni dalla morte del santo. Il curatore è Lorenzo Turchi. La pagina del museo è stata pubblicata il 23 settembre 2026 e aggiornata il 7 ottobre.

Che cosa racconta

Il percorso ricostruisce le origini e la diffusione del movimento francescano e il suo contributo a una civiltà fondata su carità, solidarietà e dignità della persona. Particolare attenzione è dedicata al rapporto tra la predicazione dei Frati Minori e la nascita dei Monti di Pietà, istituzioni sorte nell'Italia del Quattrocento per contrastare l'usura e promuovere il credito solidale.

I Monti di Pietà in breve

Il primo Monte di Pietà viene ricordato a Perugia nel 1462, per l'opera del frate minore Barnaba da Terni e del giurista Fortunato Coppoli, con il sostegno di facoltosi perugini. Altri frati francescani ne diffusero poi il modello in altre città. L'archivio Monspietatis registra per Perugia un'attività dal 1462 al 1938 e per Orvieto, Gubbio, Terni e Cascia date che si collocano tra il 1463 e il 1467 come inizio, a ulteriore prova della rapida diffusione.

Documenti e prestiti

L'esposizione valorizza il fondo archivistico del Monte di Pietà di Roma, custodito da Fondazione Roma, e include prestiti dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, dalla Biblioteca storico-francescana e picena di Falconara Marittima e da altre istituzioni culturali nazionali, che il museo non nomina. Un percorso collegato nella Collezione permanente propone inoltre testimonianze iconografiche su san Francesco, sui suoi principali seguaci e sulla diffusione della spiritualità francescana tra Medioevo ed età moderna.

Orari e accesso della mostra storica

La pagina della mostra non riporta prezzi né orari propri: l'ingresso rientra nelle modalità di visita di Palazzo Sciarra Colonna descritte alla pagina Visita del museo, con le stesse fasce orarie. La prenotazione online resta consigliata.

Il Palazzo Sciarra Colonna: storia di un edificio

I Colonna di Sciarra e le origini

Il palazzo fu promosso nella seconda metà del Cinquecento dal ramo Sciarra della famiglia Colonna, titolare del principato di Carbognano. L'edificio nacque sull'area di due complessi distinti già dei Colonna, chiamati il «palazzo imperfetto» e il «palazzetto». L'area, per giunta, ospitava già nei primi secoli del cristianesimo alcune delle più antiche chiese di Roma e, dal Quattrocento, importanti residenze nobiliari.

Ponzio e Torrioni

Nel 1610 l'architetto milanese Flaminio Ponzio fu incaricato di unire i due corpi. Nel 1641 Orazio Torrioni (il nome compare anche come Torriani) rilevò il cantiere e realizzò la facciata, con cantonali a bugnato, cornice a mensole e tre ordini di finestre. Il portale, con due colonne scanalate dai capitelli compositi su alti plinti a sostegno del balcone balaustrato del primo piano, ha rilievi di colonne che ricordano la parentela Sciarra-Colonna.

Una delle «quattro meraviglie di Roma»

Proprio per il portale il palazzo fu annoverato tra le «quattro meraviglie di Roma», insieme al clavicembalo Borghese, al dado Farnese e alla scala Caetani-Ruspoli. Il fatto è riportato dalle fonti del museo e della stessa Fondazione.

Vanvitelli e il cardinale Prospero

Nel Settecento il cardinale Prospero Colonna di Sciarra aggiornò il palazzo al gusto dell'epoca. Luigi Vanvitelli, amico del cardinale, progettò gli interventi e partecipò alla decorazione architettonica e dipinta. Il museo indica gli anni 1743-1750 per la decorazione rococò dell'appartamento al secondo piano, con la partecipazione del pittore romano Stefano Pozzi. Ne nacquero la Libreria domestica, la piccola Galleria e il Gabinetto degli Specchi.

L'Ottocento e il principe Maffeo

Tra il 1871 e il 1898 il palazzo fu notevolmente ridotto. Il principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra incaricò l'architetto Giulio De Angelis di aprire Via Minghetti e di costruire, sul retro del complesso, il Teatro Quirino e la Galleria Sciarra. Francesco Settimi restaurò gli edifici circostanti, ampliò l'ala destra e ricostruì il cortile; per il piano nobile il museo ricorda un restauro dello stesso Settimi alla fine dell'Ottocento.

La Galleria Sciarra, a due passi

Un passaggio in ferro e vetro

Dietro al palazzo si apre la Galleria Sciarra, un cortile pedonale coperto da una volta in ferro e vetro, costruito tra il 1885 e il 1888. Ha colonne in ghisa agli ingressi e collega Via Marco Minghetti, Vicolo Sciarra e Piazza dell'Oratorio. È uno dei pochi esempi di architettura Liberty a Roma, insieme alla più nota Galleria Alberto Sordi.

Gli affreschi sulla donna

Le pareti furono dipinte a encausto da Giuseppe Cellini, su un programma iconografico del letterato Giulio Salvatori, e propongono una Glorificazione della donna, con figure che incarnano la prudenza, la pazienza, la fede, l'umiltà e altre virtù. Le iniziali CSS sugli scudi degli ingressi ricordano Carolina Colonna Sciarra, madre del principe. Una leggenda locale vuole che l'uomo della scena di conversazione galante sia Gabriele D'Annunzio: resta una leggenda.

Come la si visita

Le fonti la descrivono come un cortile privato aperto al pubblico negli orari d'ufficio, con ingressi su Via Marco Minghetti e su Piazza dell'Oratorio. Un orario ufficiale di accesso non è pubblicato: conviene regolarsi sul posto.

La Collezione permanente e l'Appartamento del Cardinale

Il piano nobile

La collezione è riordinata negli spazi del piano nobile, con un allestimento ripensato di spazi e opere dopo lavori di ristrutturazione. Il primo nucleo storico proviene dal Monte di Pietà di Roma, e una sala è dedicata all'Imago Pietatis. Tra gli artisti citati dalle visite guidate figurano Ciampelli, Gherardo delle Notti, Régnier, Batoni, Maratti, Van Wittel, Domenichino, Orazio Gentileschi e Jusepe de Ribera: gli ultimi tre sono entrati da poco in collezione.

Il Gabinetto degli Specchi e la Biblioteca

Gli appartamenti cardinalizi sono opera di Vanvitelli. Il Gabinetto degli Specchi e la Biblioteca del cardinale Prospero Colonna sono esempi di stile rococò e rocaille. Il museo descrive arredi disegnati da Vanvitelli, allegorie, cineserie e specchiere dipinte con trionfi floreali. Gli appartamenti sono ambienti normalmente non accessibili al pubblico, e la biglietteria li elenca fra ciò che si trova dentro le sale del palazzo.

Dal Quattrocento al Novecento

La biglietteria ufficiale descrive la collezione come un insieme di opere dal Quattrocento al Novecento che dialoga con gli ambienti storici e con le mostre temporanee. Per chi arriva per Francesco, la visita completa costruisce una piccola catena di significati: la mostra, la collezione con le sue immagini devozionali e l'archivio con i documenti del Monte di Pietà.

Le visite guidate ufficiali del museo

Due itinerari di circa un'ora

Ogni fine settimana il museo propone visite guidate, il sabato alle 16.30 e la domenica alle 11.30, di circa 60 minuti e con un massimo di 25 partecipanti. La prenotazione è obbligatoria e il costo è di 7 euro a persona.

La devozione di Francesco, la pietà del Monte, la gloria dell'arte

Il primo itinerario copre mostra e Collezione permanente nel secondo, quarto e quinto fine settimana del mese. Segue la vita del santo insieme alla storia dei Colonna, incluso il cardinale Giovanni, sostenitore della regola francescana, e parte dal mosaico del XIII secolo proveniente dall'Aracoeli. Date indicate dal museo: in ottobre 10, 11, 24, 25 e 31; in novembre 1, 14, 15, 28 e 29; in dicembre 12, 13, 26 e 27; in gennaio 9 e 10.

I segreti di famiglia

Il secondo itinerario unisce mostra e Appartamento del Cardinale nel primo e terzo fine settimana. Racconta la storia di Francesco e quella dei Colonna di Sciarra, che abitarono il palazzo dal Cinquecento alla fine dell'Ottocento, fino alla crisi finanziaria che disperse una delle più importanti raccolte d'arte di Roma. Date: ottobre 17 e 18; novembre 7, 8, 21 e 22; dicembre 5, 6, 19 e 20; gennaio 2 e 3.

Informazioni pratiche

Orari

Da mercoledì a venerdì 11-19 con ultimo ingresso alle 18; sabato e domenica 10-20 con ultimo ingresso alle 19; chiuso lunedì e martedì. Aperture straordinarie riportate da Turismo Roma: 1 novembre e 8 dicembre 2026 dalle 10 alle 20; 25 dicembre dalle 14.30 alle 20; 26 dicembre dalle 10 alle 20; 31 dicembre dalle 10 alle 15; 1 gennaio 2027 dalle 14.30 alle 20; 6 gennaio dalle 10 alle 20. Per queste date l'ultimo ingresso è un'ora prima della chiusura, con eccezione del 31 dicembre, quando secondo la stessa fonte è alle 14.

Biglietti e fasce orarie

L'ingresso è a fasce orarie con posti limitati. La biglietteria ufficiale propone la prenotazione a data fissa: si sceglie la data, la fascia oraria e il numero di biglietti, ed è possibile inserire un codice sconto. Sulla pagina ufficiale non compaiono prezzi di ingresso. Il sito del museo scrive che l'ingresso è gratuito con audioguida.

Accessibilità

Il museo dichiara che l'ingresso è accessibile a persone con mobilità ridotta. L'ascensore è riservato a chi ha difficoltà motorie e a chi le accompagna; per esigenze specifiche si consiglia di contattare il museo in anticipo.

Auto e ZTL

La zona rientra nella ZTL del Centro Storico, con accesso regolamentato in determinate fasce orarie: prima di muoversi in auto conviene controllare le regole aggiornate.

Contatti

Telefono 06 87153157 (lunedì-sabato, 9.30-17.30), e-mail info@museodelcorso.com. Per le scuole è previsto un laboratorio sul tema «San Francesco e le meraviglie del creato», con prenotazione obbligatoria; il costo indicato è di 135 euro, ma il testo non specifica se sia per classe o per gruppo.

Nei dintorni del museo

Via del Corso e Piazza Colonna

Il palazzo si affaccia su Via del Corso, la antica via Lata, costruita secondo la tradizione da Gaio Flaminio nel 220 a.C. per collegare Roma all'Adriatico. Il nome attuale deriva dalla corsa dei cavalli del Carnevale romano nel Quattrocento. Della stessa zona fa parte Piazza Colonna.

Palazzo Cipolla e Palazzo Doria Pamphilj

L'altra sede del Museo del Corso è Palazzo Cipolla, al civico 320 di Via del Corso. Sulla stessa strada si trova anche Palazzo Doria Pamphilj, per chi voglia costruire una giornata di palazzi nobiliari e gallerie.

Fontana di Trevi e Piazza di Spagna

La Fontana di Trevi è molto vicina, e Piazza di Spagna dà il nome a una delle due fermate metro che il museo indica, a circa dieci minuti a piedi. Il museo indica Barberini e Spagna (linea A) come fermate di riferimento.

Altre mostre su Francesco

Per un confronto, San Francesco 800 anni al Museo Crocetti propone un altro sguardo sull'anniversario. Per l'opera di Caravaggio, il Palazzo Barberini conserva in deposito una tela del soggetto: si veda Palazzo Barberini; la collocazione attuale delle opere va però controllata sul sito del museo.

Una curiosità sul Museo del Corso

Un indirizzo che ha ospitato anche i giornali

Il complesso di Palazzo Sciarra Colonna non è stato soltanto residenza nobiliare. Le fonti sulla Galleria Sciarra ricordano che l'edificio ospitò la redazione del quotidiano La Tribuna e, in seguito, quella della rivista letteraria Cronaca Bizantina, diretta da Gabriele D'Annunzio. Il principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra era deputato del Regno d'Italia ed editore: il palazzo di un mecenate diventò per qualche tempo un luogo di carta stampata.

Il portale che entrò nella leggenda cittadina

Il portale seicentesco valse al palazzo un posto tra le «quattro meraviglie di Roma». Una curiosità nella curiosità: le altre tre sono un clavicembalo, un dado e una scala, cioè oggetti e dettagli più che edifici interi, e il portale Sciarra è la sola voce che si guarda dalla strada.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Museo del Corso

Dentro ci sono due istituzioni che parlano tra loro

Quasi tutti arrivano per la mostra, ma il palazzo ospita anche l'Archivio storico di Fondazione Roma, che conserva i fondi del Monte di Pietà e della Cassa di Risparmio di Roma. Il primo nucleo storico della Collezione permanente proviene dal Monte di Pietà. Significa che la mostra su Francesco e quella sui Monti di Pietà non sono affiancate per caso: il museo fa vedere come una banca dei poveri di origine francescana sia diventata, nei secoli, una raccolta d'arte.

Gli ambienti normalmente chiusi

Gli Appartamenti del Cardinale sono descritti come ambienti normalmente non accessibili al pubblico. Nei fine settimana indicati dal museo il secondo itinerario guidato, I segreti di famiglia, li include nel percorso. Chi si limita alla mostra rischia di non vederli mai.

Il consiglio che ti do per visitare il Museo del Corso

Prenota una fascia oraria e lascia tempo a tutto il palazzo

Il mio consiglio è di non trattare la mostra come una visita da mezz'ora. Gli ingressi sono a fasce orarie con posti limitati, quindi conviene prenotare prima la data e l'ora; poi tenere libera una mattinata o un pomeriggio per vedere la mostra principale, l'Archivio storico con la seconda mostra e la Collezione permanente. Nel weekend gli ultimi ingressi sono alle 19, nei giorni feriali alle 18.

Scegli bene il giorno

Se vuoi un racconto sulla famiglia Colonna e sul mosaico dell'Aracoeli, guarda le date del primo itinerario; per gli appartamenti del cardinale, quelle del secondo. Le visite hanno prenotazione obbligatoria e un massimo di 25 persone. Se invece preferisci la visita libera, il museo propone l'audioguida.

Parti dalle date, non dagli artisti

Chi cerca soltanto i nomi celebri, Caravaggio, Tiziano, El Greco, trova nel testo ufficiale un elenco, ma non un'indicazione precisa delle singole opere. Leggi i pannelli di sala e lascia che sia il percorso per secoli a guidarti.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Quanta storia c'è tra la morte e la festa

Che Francesco sia morto nel 1226 e venga ricordato il 4 ottobre lo sanno quasi tutti. Meno citato è l'intervallo: la canonizzazione arrivò solo il 16 luglio 1228, con Gregorio IX, e il titolo di patrono d'Italia soltanto il 18 giugno 1939. Un anniversario di ottocento anni è la somma di questi gradini.

La curia francescana a Roma

Un altro fatto poco ricordato è che Santa Maria in Aracoeli fu affidata ai francescani con una bolla del 1249-1250 e rimase sede della curia generale dell'ordine fino al 1798. Lì è sepolto frate Ginepro, uno dei primi compagni di Francesco. Il Mosaico Colonna oggetto della ricerca in mostra proviene proprio da quella basilica.

La foto giusta da fare al Museo del Corso

Prima di tutto, le regole

Il regolamento sulle fotografie in sala non è pubblicato nelle pagine consultate: conviene chiedere al personale all'ingresso prima di scattare.

Fuori dalla mostra

Il soggetto più sicuro è architettonico: il portale con le colonne scanalate sui plinti, la facciata a bugnato su Via del Corso, o la volta in ferro e vetro della Galleria Sciarra con i suoi affreschi Liberty. Se la luce è buona, cerca l'inquadratura dal basso, perché è la volta con gli scudi CSS sopra gli ingressi la cosa che il visitatore distratto non vede.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Dal Cinquecento all'Ottocento

Seconda metà del Cinquecento: i Sciarra Colonna promuovono il palazzo. 1610: Flaminio Ponzio progetta l'unione dei due edifici. 1641: Orazio Torrioni realizza la facciata. 1743-1750: la decorazione rococò dell'appartamento per il cardinale Prospero Colonna, con Vanvitelli. 1871-1898: la riduzione del palazzo, l'apertura di Via Minghetti, la costruzione del Teatro Quirino e della Galleria Sciarra. 1885-1888: la forma attuale della Galleria.

La storia dell'ente proprietario

1836: nasce la Cassa di Risparmio di Roma, autorizzata da Gregorio XVI il 20 giugno e aperta al pubblico il 14 agosto a Palazzo Borghese. 1992: la sua personalità giuridica diventa fondazione. 2007: prende il nome di Fondazione Roma, oggi proprietaria del palazzo.

Le date francescane

1226: morte di Francesco. 1228: canonizzazione. 1462: a Perugia il primo Monte di Pietà ricordato dalle fonti. 2026: l'ottocentesimo anniversario, motivo della mostra.

Chi è passato dal Museo del Corso

Committenti e architetti

I Colonna di Sciarra, Flaminio Ponzio, Orazio Torrioni, Luigi Vanvitelli, Francesco Settimi e Giulio De Angelis sono i nomi che le fonti collegano alla costruzione e alle trasformazioni del palazzo. Il cardinale Prospero Colonna di Sciarra e il principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra ne furono i committenti più noti, rispettivamente nel Settecento e nell'Ottocento.

Artisti e letterati

Il pittore romano Stefano Pozzi partecipò alla decorazione dell'appartamento settecentesco. Giuseppe Cellini dipinse gli affreschi della Galleria Sciarra, su un programma di Giulio Salvatori. Gabriele D'Annunzio è legato alla redazione di Cronaca Bizantina ospitata nel complesso.

I protagonisti della mostra attuale

Oggi in sala passano, attraverso le opere, Tiziano, El Greco, Barocci, Ludovico Carracci, Caravaggio, Murillo, Piazzetta, Cambellotti, De Dominicis, Di Stasio, Galliani, Ramos e Plensa, oltre ai testimoni documentari dell'Archivio storico.

Domande frequenti su Sulle tracce di Francesco

Quando si può visitare la mostra?

La mostra è aperta dal 7 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027. Si può entrare dal mercoledì al venerdì dalle 11 alle 19, con ultimo ingresso alle 18, e il sabato e la domenica dalle 10 alle 20, con ultimo ingresso alle 19. Il lunedì e il martedì il museo è chiuso. Per festività come il 1 novembre o il 31 dicembre esistono orari straordinari.

Quanto costa il biglietto?

Il sito del museo dichiara l'ingresso gratuito, con audioguida, ma l'accesso avviene a fasce orarie con posti limitati. La pagina della biglietteria ufficiale non riporta prezzi di ingresso. Ha invece un costo di 7 euro a persona la visita guidata ufficiale, che richiede prenotazione obbligatoria.

Dove si prenotano i biglietti?

Si prenota sulla biglietteria ufficiale del museo, raggiungibile dal sito museodelcorso.com, scegliendo la data a data fissa, la fascia oraria e il numero di biglietti. In alternativa si può telefonare al 06 87153157 dal lunedì al sabato, dalle 9.30 alle 17.30, oppure scrivere a info@museodelcorso.com.

Chi ha curato la mostra?

La mostra principale è organizzata da Fondazione Roma e curata da Alessandro Zuccari, Accademico dei Lincei e professore emerito della Sapienza. La mostra collegata nell'Archivio storico, Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà, è curata da Lorenzo Turchi ed è organizzata dalla stessa Fondazione per lo stesso anniversario.

Quali artisti sono in mostra?

Tra i nomi citati dal museo ci sono Tiziano, El Greco, Barocci, Ludovico Carracci, Caravaggio, Murillo, Labruzzi, Miniera, Piazzetta, Cambellotti, De Dominicis, Di Stasio, Galliani, Fatinha Ramos e Jaume Plensa. Il percorso comprende anche manoscritti miniati dei secoli XIV e XV, tra cui un raro Speculum humanae salvationis.

Come si arriva al museo?

Il museo indica la fermata di autobus Corso/Minghetti a circa un minuto a piedi e le fermate metro Barberini o Spagna, sulla linea A, a circa dieci minuti. Per scegliere il percorso più adatto da dove ci si trova è utile il calcolatore percorsi di ATAC. Il palazzo è in zona ZTL del Centro Storico.

Che cosa racconta la mostra sui Monti di Pietà?

Ricostruisce le origini e la diffusione del movimento francescano e il rapporto tra la predicazione dei Frati Minori e la nascita dei Monti di Pietà, istituzioni del Quattrocento sorte per contrastare l'usura e promuovere il credito solidale. Espone documenti del fondo del Monte di Pietà di Roma e prestiti dalla Biblioteca Apostolica Vaticana e da altre istituzioni.

Il consiglio finale su Sulle tracce di Francesco

La mostra funziona meglio se la si legge come una storia di sguardi: Francesco visto dai miniatori, dai maestri del Seicento, da Piazzetta, da Cambellotti e da artisti che lavorano oggi. Il palazzo che la ospita, con il suo Monte di Pietà, i Colonna e gli specchi del cardinale, aggiunge un secondo livello di racconto. Prenota la fascia oraria, riserva tempo anche per l'Archivio storico e verifica sempre gli orari aggiornati sul sito ufficiale del museo prima di partire.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

Contact Information

Data Evento7 Ottobre 2026 — 10 Gennaio 2027
IndirizzoVia Marco Minghetti 22, 00187 Roma Centro storico, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi