Frosinone
Frosinone si visita liberamente: il centro storico sul colle, le piazze, la cattedrale e il monumento a Nicola Ricciotti non hanno biglietto, e l'unico ingresso a pagamento che conta è quello del Museo Archeologico di Frosinone, che ha una scheda tutta sua. Il Comune ha sede in piazza VI Dicembre, telefono 0775 2651, PEC pec@pec.comune.frosinone.it. Da Roma si arriva in treno sulla linea Roma-Cassino, con i regionali della relazione FL6, alla stazione dello scalo, nella parte bassa della città.
È il capoluogo della Ciociaria e della provincia istituita nel 1927, una città di circa 43.000 abitanti costruita su un colle che domina la valle del Sacco. Chi la conosce solo dall'autostrada o dalla stazione ne ha un'idea sbagliata. La parte alta, rifatta quasi per intero dopo la guerra, si gira in una mattina. In basso c'è la città moderna. Il suo valore, per chi arriva da Roma, è la posizione: da qui si raggiungono Anagni, Alatri, Veroli, Ferentino, Fiuggi e le abbazie.
Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul sito del Comune di Frosinone, sulla pagina di RFI dedicata alla stazione, sull'avviso comunale sui lavori allo scalo ferroviario e sulle voci enciclopediche dedicate alla città, alla stazione e al carnevale cittadino, per la parte storica. Orari delle chiese e della Villa Comunale non risultano pubblicati in forma stabile: chi ha bisogno di una certezza per una data precisa fa bene a chiamare il centralino del Comune prima di partire, soprattutto nei giorni festivi e d'estate.

In breve: indirizzo, orari, biglietto
- Comune: piazza VI Dicembre, Frosinone, telefono 0775 2651, PEC pec@pec.comune.frosinone.it.
- Come si entra: centro storico, piazze, belvedere e Villa Comunale sono spazi pubblici ad accesso libero.
- Prezzo: nessun biglietto per la città. Il Museo Archeologico ha tariffe proprie, riportate nella sua scheda.
- Orari: il Comune non pubblica orari di apertura per le chiese del centro né per la Villa Comunale.
- In treno: stazione di Frosinone sulla linea Roma-Cassino, regionali Trenitalia della relazione FL6, orari su trenitalia.com.
- Autobus: allo scalo fermano le autolinee urbane e le linee interurbane Cotral, orari su cotralspa.it.
- Accessibilità della stazione secondo RFI: quattro binari viaggiatori, percorso a raso solo per il binario 1, nessun ascensore, assistenza su richiesta.
Dove si trova e che cosa si vede davvero
Frosinone occupa un colle affacciato sulla valle del Sacco, dentro la Valle Latina, con i monti Ernici a nord e i Lepini a ovest e a sud. In città si distinguono da sempre una Frosinone alta e una Frosinone bassa. La prima è il nucleo antico, raccolto intorno alla cattedrale e alla prefettura. La seconda è cresciuta nel Novecento verso la stazione, aperta nell'Ottocento, e verso l'autostrada Roma-Napoli, il cui tratto locale risale al 1962.
Che cosa si vede davvero, salendo sul colle? Una città ricostruita. I bombardamenti alleati fra il settembre 1943 e il maggio 1944 hanno raso al suolo circa l'ottanta per cento degli edifici, secondo le ricostruzioni storiche, e Frosinone risulta il capoluogo di provincia più devastato in rapporto agli abitanti. Chi cerca un borgo medievale intatto come Alatri o Anagni resta deluso. Chi cerca di capire come si vive un capoluogo di provincia del Lazio trova invece una città vera.
I punti fermi del colle sono pochi e chiari. La cattedrale di Santa Maria Assunta, sul punto più alto, con il campanile romanico di sessantotto metri. Il Palazzo della Prefettura, costruito fra il 1825 e il 1840 dove sorgeva la rocca medievale. Piazza della Libertà, con il monumento a Nicola Ricciotti. Il Palazzo della Provincia, degli anni Trenta. Intorno, strade in salita, scalinate e affacci verso la valle, che nelle giornate limpide si aprono fino ai monti.
La parte bassa ha altro da offrire. Qui si trovano la Villa Comunale intitolata alla contessa De Matthaeis, inaugurata nel 2002, il Palazzo Tiravanti, sede dell'Accademia di belle arti, il grattacielo Edera e la zona dello scalo ferroviario. Non è la parte da fotografare, ma è quella dove si arriva, si parcheggia e si prende il treno o l'autobus per i borghi. Conviene considerarla il punto di partenza e non il motivo del viaggio.
Il clima conta più di quanto si pensi. Frosinone ha inverni freddi per il Lazio, con una media di gennaio intorno ai cinque gradi, estati calde con agosto oltre i ventiquattro di media e piogge abbondanti, più di 1.200 millimetri l'anno. La neve non è rara: nel febbraio 2012 ne caddero più di sessanta centimetri nella parte alta. Primavera e inizio autunno sono le stagioni migliori per salire al colle e girare i borghi intorno senza fatica.
Una curiosità su Frosinone
Frosinone ha dato alla Chiesa due papi che erano padre e figlio. Ormisda, papa all'inizio del VI secolo, e Silverio, suo figlio, salito al soglio pochi anni dopo, sono entrambi indicati come originari della città e ne sono i santi patroni. È un caso unico nella storia del papato, citato in tutte le ricostruzioni sulla città. Ormisda era stato sposato prima di entrare nel clero, ed è questo che rende possibile la successione, senza alcuno scandalo per l'epoca.
La memoria dei due patroni si ritrova anche nelle chiese. Nella chiesa di San Magno, detta anche della Madonna della Delibera, di impianto ottagonale e con origini che le fonti fanno risalire al IX secolo, la pala d'altare affrescata mostra san Magno con sant'Ormisda e, fra i due santi, un'immagine della città. È uno dei rari ritratti di Frosinone precedenti alle distruzioni della guerra, e per questo merita una sosta più lunga di quanto suggeriscano le dimensioni della chiesa.
Una cosa che non ti dice nessuno su Frosinone
L'edificio più alto della città non è il campanile ma il grattacielo Edera, inaugurato il 18 maggio 1968: ventuno piani, novanta metri dalle fondazioni, fra i più alti del Lazio. I calcoli strutturali portano la firma di Riccardo Morandi, uno dei maggiori ingegneri italiani del Novecento. Pochi lo sanno, e ancora meno sanno che dentro il grattacielo ha sede l'Archivio di Stato di Frosinone, con pergamene che vanno dal X al XVIII secolo.
L'Archivio di Stato, istituito nel 1956, conserva documenti dei territori che furono dello Stato pontificio e del Regno di Napoli, perché la provincia è nata nel 1927 unendo comuni tolti alla provincia di Roma e a quella di Terra di Lavoro. Fra i fondi c'è l'archivio della Confraternita del Santo Spirito di Ferentino. Per chi studia la storia della Ciociaria è una tappa più utile di molti monumenti. Per consultare i fondi serve rivolgersi all'Archivio, che fissa le proprie regole di accesso.
Un altro edificio del Novecento che passa inosservato è il Palazzo Tiravanti. Nato come scuola elementare, fu cominciato nel gennaio 1925 e finito il 15 giugno 1929, ed è ricordato come uno dei primi palazzi italiani di quelle dimensioni costruiti in cemento armato antisismico. Porta il nome della medaglia d'oro Pietro Tiravanti, caduto in Libia. Dal 2014 è la sede dell'Accademia di belle arti, e dal 2015 ospita il MACA, il museo di arte contemporanea della città.
Nel centro storico, in piazza Valchera, c'è poi il Teatro delle Vittorie, una sala unica da circa 350 posti ricavata in un antico spazio sotterraneo del colle. In origine si chiamava Cinema Teatro Vittoria, in onore della vittoria nella prima guerra mondiale, e cambiò nome negli anni del regime. Nella parte bassa, in viale Mazzini, il Nestor, costruito fra il 1957 e il 1960, ha una sala grande da oltre mille posti. Per spettacoli e programmazione valgono i canali delle singole sale.
Che cosa vedere, dalla parte alta alla parte bassa?
La cattedrale di Santa Maria Assunta è il primo riferimento. L'interno è stato rifatto nel Settecento sul modello della chiesa romana di Sant'Andrea della Valle, mentre il campanile romanico, a tre ordini di bifore, è considerato il monumento più rappresentativo della città. La chiesa è cattedrale dal 1986, anno in cui è nata la diocesi attuale. Gli orari non sono pubblicati dal Comune: conviene salire la mattina, quando le chiese del centro hanno più probabilità di essere aperte.
Poco sotto si trova il Palazzo della Prefettura, nato come sede della Delegazione apostolica pontificia e danneggiato più volte: dal terremoto della Marsica del 1915, da un incendio nel 1927 e dalla guerra. Conserva un portale che la tradizione orale attribuiva a Michelangelo. Nessun documento sostiene l'attribuzione, e le ricostruzioni storiche la riportano solo come voce popolare. È un edificio pubblico ancora in funzione, quindi si guarda dalla piazza e non si visita.
Piazza della Libertà ospita il monumento a Nicola Ricciotti, bronzo dello scultore Ernesto Biondi inaugurato nel 1910. Intorno alla figura del patriota compaiono altri protagonisti del Risorgimento, fra cui Pietro Sterbini, Luigi Angeloni e Francesco Arquati. Più in basso, il Palazzo della Provincia, costruito fra il 1930 e il 1933, custodisce la statua bronzea della Danzatrice di Amleto Cataldi. La facciata si vede liberamente, l'interno segue gli orari degli uffici provinciali.
Scendendo verso la parte bassa si incontrano le chiese di San Benedetto, eretta nel 1134 e ricostruita in forme tardobarocche fra il 1750 e il 1797, con tele fra il Seicento e l'Ottocento, e di Santa Maria delle Grazie, del Settecento, con un affresco trecentesco della Madonna che allatta il Bambino. Il santuario della Madonna della Neve, demolito e ricostruito negli anni Cinquanta dopo i bombardamenti, custodisce la memoria di un evento ritenuto miracoloso del 1675.
La storia del santuario è ben scandita. Una prima chiesa risaliva al 1586. Il 10 maggio 1675 si verificò quella che la devozione chiama la sudorazione della Madonna, e sul posto di una cappella rurale venne costruito in poco più di un anno un nuovo edificio con sagrestia e campanile, consacrato solennemente l'8 maggio 1678. Quello che si vede oggi è la ricostruzione del dopoguerra, ma la festa e la devozione sono rimaste legate a quelle date.
Nella stessa piazza della Madonna della Neve si trova la fontana disegnata da Alessandro Specchi nel 1711, voluta dal marchese Livio de Carolis, generale delle Poste pontificie. Chi conosce Roma noterà le analogie con la fontana Clementina del porto di Ripetta, sul Tevere, legato anch'esso al nome di Specchi. È uno dei pochi elementi barocchi arrivati fino a noi, e da solo racconta il legame stretto fra la città e la Roma dei papi.
Più nascosta, sotto il viadotto di viale Roma, c'è la fontana Bussi, databile al 1774 ma con origini molto più antiche, ritenuta fra le costruzioni più vecchie della città. Nei pressi è stato ritrovato un cippo lapideo datato all'epoca di Gaio Mario, fra il 104 e il 101 avanti Cristo. Poco lontano, il ponte della Fontana, rifatto nel 1665 sopra i resti di un ponte romano, segnava l'attraversamento del fiume Cosa da parte della via Latina, la strada che da Porta Latina scendeva verso la Campania.
La Villa Comunale Contessa De Matthaeis è il parco più esteso della parte bassa: un ingresso sistemato a giardino all'italiana e poi un bosco misto di querce, aceri e carpini. È il posto dove i frusinati camminano e portano i bambini, e funziona bene come pausa prima di riprendere il treno. Esistono anche il Parco delle Colline, inaugurato nel 2007 su circa un ettaro terrazzato con un'area archeologica, e il Giardino dei Cinque Sensi, in corso Lazio. Orari di apertura non pubblicati.
L'anfiteatro romano si può vedere davvero?
L'anfiteatro romano di Frosinone è stato costruito fra la fine del I e l'inizio del II secolo, in opera laterizia, con una pianta ellittica il cui asse maggiore misura circa ottanta metri e una capienza stimata in circa duemila spettatori. Venne scoperto nel 1965, durante gli scavi per costruire alcune palazzine, che sono poi sorte sopra i resti. È questo il punto da sapere prima di partire: non si tratta di un monumento isolato come il Colosseo.
Il Comune non pubblica un'area archeologica dell'anfiteatro con orari di visita. Chi vuole capire com'era l'edificio trova la risposta nel museo archeologico cittadino, che espone un plastico ricostruttivo dell'anfiteatro insieme ai reperti della città. La scelta più sensata è quindi fare il museo prima, e poi cercare dall'esterno i resti visibili. A Roma, un confronto utile per dimensioni e materiali è l'Anfiteatro Castrense, anch'esso in laterizio e inglobato in strutture successive.
Frosinone romana non si esaurisce nell'anfiteatro. La città, che Silio Italico chiamò Bellator Frusino per la resistenza ad Annibale, fu municipio e poi colonia, e il suo territorio era attraversato dalla via Latina. Una statua di Marte trovata nel 1744 nella zona chiamata Colle Marte si trova oggi nella collezione di Villa Albani Torlonia a Roma. Le ricostruzioni storiche ricordano anche che Cicerone possedeva un fondo nel territorio frusinate.
Il consiglio che ti do per visitare Frosinone
Il consiglio è di non trattare Frosinone come una gita a sé, ma come mezza giornata dentro un soggiorno in Ciociaria. Si arriva la mattina in treno, si sale al colle, si vede la cattedrale, piazza della Libertà e il museo archeologico, e dopo pranzo ci si sposta verso uno dei borghi vicini. Chi dorme in città per due o tre notti ha il vantaggio della stazione e dei servizi di un capoluogo, con prezzi spesso più bassi rispetto ai centri più turistici.
La posizione contraria, a nostro giudizio, è questa. Frosinone viene spesso descritta come città d'arte da scoprire, ma come meta in sé non regge il confronto con Anagni, Alatri o Veroli, e chi la presenta così fa un cattivo servizio sia alla città sia ai borghi. L'errore opposto, però, è saltarla del tutto: come base logistica, con la ferrovia per Roma e gli autobus per la provincia, è la scelta più pratica per chi non ha l'auto.
Scarpe comode sono indispensabili. Fra lo scalo e il centro storico il dislivello è sensibile, e anche dentro la parte alta le strade salgono e scendono di continuo. Chi ha difficoltà di movimento farebbe bene a raggiungere il colle in auto o in autobus e a limitarsi alla zona fra la cattedrale e piazza della Libertà. D'estate le ore centrali sono calde anche qui, e la visita del colle rende meglio la mattina presto o verso sera.
Sul giorno della settimana conviene ragionare. Nei giorni feriali la città è viva, le attività del centro sono aperte e gli autobus verso i borghi hanno più corse. La domenica i regionali e le linee interurbane si diradano, e chi conta sui mezzi pubblici rischia attese lunghe. Il martedì grasso, invece, è il giorno in cui la parte storica si riempie per la Radeca: bello da vivere, meno adatto a chi vuole vedere i monumenti con calma.
Quanto costa e che cosa si prenota?
Per la città non c'è nulla da prenotare. Strade, piazze, belvedere e parchi sono pubblici e gratuiti, e le chiese seguono gli orari delle parrocchie. L'unica visita con biglietto è quella del Museo Archeologico: tariffe, orari e modalità di prenotazione sono riportati nella scheda del museo e sul sito ufficiale del museo, che il Comune indica come riferimento. Non risultano prodotti specifici su Frosinone nei grandi portali di biglietteria.
Dove si compra davvero quello che serve? Il biglietto del treno si acquista sui canali di Trenitalia o nella biglietteria della stazione. Gli autobus interurbani verso i borghi della provincia sono gestiti da Cotral, che pubblica orari e tariffe sul proprio sito. Per il museo il canale è quello ufficiale già indicato. Nessun intermediario vende pacchetti che valgano la pena per una città che si visita a piedi e gratis.
Per le chiese, gli orari si chiedono alle parrocchie. Per il carnevale e la Radeca non c'è un biglietto: si tratta di una festa di strada nel rione Giardino, a partecipazione libera. Il programma dell'anno viene diffuso dagli organizzatori, l'Associazione culturale Rione Giardino, e dai canali del Comune nelle settimane precedenti. Chi vuole essere sicuro della data e dell'ora di partenza dei cortei fa bene a controllare a ridosso del martedì grasso.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Frosinone sia stata bombardata è noto. Meno spesso si ricorda quanto: le ricostruzioni parlano di cinquantasei bombardamenti alleati fra l'11 settembre 1943 e la fine di maggio 1944, a partire da un'incursione della RAF alle dieci di sera e da un attacco americano con i B-17 il giorno dopo. Il censimento successivo contò 3.050 vani completamente distrutti, 4.880 gravemente danneggiati e 8.500 persone senza casa. Le prime truppe alleate entrarono in città il 31 maggio 1944.
Questo spiega l'aspetto del centro storico. Molte chiese, dalla Santissima Annunziata al santuario della Madonna della Neve, sono ricostruzioni degli anni Cinquanta. Il paesaggio urbano che si vede passeggiando è quindi quasi tutto del dopoguerra, con qualche facciata e qualche portale sopravvissuti. Chi arriva sapendolo guarda la città in un altro modo: non come un centro storico mancato, ma come una città che ha dovuto rifarsi da capo in pochi anni.
In corso della Repubblica, alla curva Zallocco, un cippo inaugurato il 31 maggio 2009, nel sessantacinquesimo anniversario della liberazione, ricorda Everett M. Simm, indicato come il primo militare alleato canadese caduto nella liberazione della città. È un segno piccolo, facile da non notare in auto. Chi segue le tracce della guerra nel Lazio meridionale può collegarlo alle vicende della linea Gustav, più a sud verso Cassino, e ai luoghi della memoria a Roma.
La foto giusta da fare a Frosinone
La foto che racconta la città è quella del campanile romanico della cattedrale, preso dal basso, dalle strade che salgono verso il punto più alto del colle. I sessantotto metri della torre, con i tre ordini di bifore, reggono l'inquadratura verticale meglio di qualsiasi altro edificio del centro. La luce migliore arriva nel tardo pomeriggio, quando il sole scende verso i Lepini e illumina la pietra da ovest. Di mattina il lato più visibile resta spesso in ombra.
La seconda foto è verso fuori. Dai belvedere del centro storico lo sguardo si apre sulla valle del Sacco e sui monti Ernici, e nelle giornate terse si riconoscono i crinali dietro cui si trovano Alatri, Veroli e Collepardo. In inverno, dopo una perturbazione, le cime possono essere innevate. La terza, per chi ama i contrasti, è il grattacielo Edera visto dalla parte alta, con le case ricostruite del dopoguerra in primo piano.
Chi preferisce i dettagli ai panorami trova il soggetto giusto in piazza della Madonna della Neve, con la fontana di Alessandro Specchi davanti al santuario. L'inquadratura funziona meglio dal lato opposto della piazza, con la vasca in primo piano e la facciata sullo sfondo. In piazza della Libertà, invece, il bronzo di Ernesto Biondi va fotografato di tre quarti, per leggere le figure dei patrioti intorno a Ricciotti. In entrambi i casi la mattina presto evita auto e passanti.
Come si arriva da Roma in treno o in auto?
In treno si parte da Roma Termini con i regionali Trenitalia della relazione FL6 Roma-Cassino, che fermano a Frosinone. La linea passa per le fermate dei Castelli orientali, come Colonna, e per la valle del Sacco. Tempi di percorrenza e frequenze cambiano a seconda del treno e della fascia oraria: il riferimento è l'orario ufficiale sul sito di Trenitalia, da controllare il giorno prima, soprattutto la domenica e nei festivi.
La stazione si trova nella parte bassa della città. Secondo RFI dispone di biglietteria, sala d'attesa, servizi igienici, bar, edicola, tabacchi e posto di Polizia ferroviaria. A gennaio 2025 il Comune annunciava lavori di riqualificazione dell'intero complesso condotti da RFI, con la chiusura al traffico di piazzale Kambo e parcheggi spostati: lunga sosta nell'area ex Frasca, sosta breve in piazza Giovanni XXIII e in via Licinio Refice. Per aggiornamenti sulla viabilità il Comune indica la Polizia locale, 0775 2656265.
Per chi ha bisogno di assistenza, RFI indica che la stazione rientra nel servizio per le persone con disabilità, con la Sala Blu di riferimento a Roma: il servizio si chiede fino a dodici ore prima della partenza. I binari viaggiatori sono quattro, ma solo il binario 1 ha un percorso a raso o con rampe, non ci sono ascensori e non ci sono marciapiedi rialzati per salire in piano sul treno. Conviene segnalarlo al momento della richiesta.
Dalla stazione al centro storico il tratto è in salita. Allo scalo fermano le autolinee urbane e quelle interurbane Cotral, e il taxi ha uno stallo dedicato. Chi arriva in auto da Roma usa l'autostrada Roma-Napoli, uscita Frosinone, oppure la via Casilina, che parte a Roma da Porta Maggiore e attraversa la valle del Sacco. Nel centro storico la sosta è limitata: meglio lasciare l'auto nei parcheggi della parte bassa.
La ferrovia ha cambiato la forma della città. Le fonti non concordano sull'anno esatto di apertura della stazione, indicato nel 1862 o nel 1863, ma sono d'accordo sul fatto che il quartiere Stazione sia cresciuto proprio intorno allo scalo. Per questo la città moderna si allunga verso valle, lontano dal colle. Chi arriva in treno lo capisce subito: la prima Frosinone che si incontra è quella del Novecento, e il centro storico si scopre solo dopo la salita.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Le origini si collocano fra i Volsci e gli Ernici: la tradizione parla di città volsca, ipotesi più recenti la considerano ernica, con il nome di Frusna o Frusino. Roma la sottomise nel 386 avanti Cristo. Nel 306 partecipò alla ribellione della Lega Ernica, e la punizione fu dura: territorio ridotto di un terzo, città saccheggiata, capi deportati a Roma e decapitati nel 303. Poi il municipio, iscritto alla tribù Ufentina, e in età imperiale la colonia.
Nel Medioevo Frosinone fu capitale di un ducato assegnato ai Caetani nel Duecento e subì il terremoto del 1349. Nel 1527, durante il Sacco di Roma, fu devastata dai Lanzichenecchi e da truppe francesi e fiorentine. Nel 1556 la occuparono gli Spagnoli in guerra contro Paolo IV, e dopo il trattato di Cave del 1557 divenne stabilmente sede dei governatori pontifici. Da qui nasce il ruolo amministrativo che la città conserva fino a oggi.
Anche il Novecento, prima della guerra, lasciò segni pesanti. Il terremoto della Marsica del 1915 danneggiò il Palazzo della Prefettura, che nel 1927 fu colpito anche da un incendio, nello stesso anno in cui la città diventava capoluogo di provincia. Fra le due guerre si costruirono gli edifici che ancora oggi segnano la città amministrativa, dal Palazzo Tiravanti al Palazzo della Provincia. Molti di questi furono poi danneggiati di nuovo dai bombardamenti del 1943 e del 1944.
Intorno al 1798 la città si ribellò alle truppe francesi e fu messa a ferro e fuoco. Il 17 settembre 1870, tre giorni prima della breccia di Porta Pia, venne annessa al Regno d'Italia, e l'anno dopo ebbe il primo sindaco dell'Italia unita. Nel 1927 divenne capoluogo della nuova provincia. Nel 1943 e nel 1944 i bombardamenti la distrussero quasi per intero. Il 4 febbraio 2012 una nevicata eccezionale lasciò oltre mezzo metro di neve nella parte alta.
Ci sono poi eventi minori ma rivelatori. Pio IX visitò la città nel maggio 1863 e promise il finanziamento di un acquedotto, inaugurato l'8 dicembre 1869. Nel giugno 1982 il Palazzo della Provincia ospitò quella che le fonti indicano come la prima celebrazione italiana del Bloomsday, la giornata dedicata all'Ulisse di Joyce. Nel 2014 il Palazzo Tiravanti, nato come scuola elementare negli anni Venti, divenne sede dell'Accademia di belle arti, e dal 2015 ospita il museo di arte contemporanea.
Chi è passato da Frosinone
Il nome più legato alla città è quello di Nicola Ricciotti, patriota frusinate morto nel 1844 in Calabria insieme ai fratelli Bandiera. Il monumento in piazza della Libertà lo celebra dal 1910. Accanto a lui, nella memoria risorgimentale cittadina, compaiono Giuseppe De Matthaeis e Luigi Angeloni, tribuni della Repubblica Romana del 1849. Chi vuole seguire il filo romano di quella stagione trova a Roma il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina.
Anche due papi successivi passarono di qui. Il futuro Benedetto XIII visitò il santuario della Madonna della Neve nel 1675, l'anno dell'evento ritenuto miracoloso, e Pio IX vi si fermò il 14 maggio 1863, durante la sua visita alla città. Nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, affidata dal 1776 ai padri redentoristi, celebrò la sua prima messa san Clemente Maria Hofbauer, poi proclamato santo.
Nel giugno 1873 morì improvvisamente a Frosinone Urbano Rattazzi, già presidente del Consiglio, mentre era ospite di un amico in un casale di via Armando Fabi, oggi abbandonato. Più vicino a noi, la città ha intitolato il nuovo ospedale a Fabrizio Spaziani, medico frusinate e medaglia d'oro al merito civile, morto nell'agosto 2009 sul monte Cristallo durante un intervento di soccorso alpino. Due storie diverse, entrambe poco conosciute fuori dalla provincia.
Ai margini della storia cittadina restano i due papi Ormisda e Silverio, originari di Frosinone secondo la tradizione ecclesiastica, e il primo sindaco dopo l'Unità, Domenico Diamanti, eletto nel 1871. Anche questi nomi si ritrovano nelle strade e nelle chiese del centro. Chi visita la città con un minimo di preparazione riconosce così, fra targhe e monumenti, i passaggi principali di una storia che la guerra ha reso poco visibile negli edifici ma che resta scritta nei nomi dei luoghi.
Il carnevale e la Radeca: che cosa dicono documenti, tradizione e leggenda?
La festa della Radeca si svolge il martedì grasso, dal primo pomeriggio, nel rione Giardino, una delle zone più antiche della città, fra piazza Garibaldi, viale Roma e via Ferrarelli. Il nome viene dalla radeca, in dialetto la grande foglia di agave che i partecipanti agitano al ritmo della musica. I cortei arrivano dai quattro rioni storici, con costumi d'epoca, banda, saltarello e distribuzione di vino e di piatti tradizionali. L'organizzazione è dell'Associazione culturale Rione Giardino.
Al centro della festa c'è un carro trainato da cavalli con il fantoccio di un generale francese ubriaco, identificato con Jean Étienne Championnet, che reca un piatto di fini fini, il piatto della tradizione legato alla festa. A fine giornata il fantoccio viene bruciato, dopo la lettura satirica del suo testamento, e la festa si chiude. Chi partecipa lo fa per strada, senza biglietti e senza posti riservati, e conviene arrivare presto per trovare un punto da cui vedere i cortei.
Il rione Giardino deve il nome al colle omonimo, un tempo coperto di frutteti e orti, ed è considerato il centro della vita culturale cittadina. Oltre alla Radeca, qui si tiene a giugno la manifestazione Cantine Aperte, con le antiche cantine del rione aperte al pubblico. La sede della cosiddetta casa di Carnevale si trova presso la chiesa di Santa Elisabetta, da cui parte l'organizzazione della festa. Chi passa in città in un giorno qualunque può comunque percorrere il rione e vedere dove si svolge tutto.
Che cosa è documentato? Le ricostruzioni storiche riportano che intorno al 1798 Frosinone si ribellò all'occupazione francese e che la città fu saccheggiata come punizione. Che cosa dice la tradizione? Che l'anno seguente i frusinati celebrarono comunque il carnevale per farsi beffe dei potenti, invitando Championnet in città, e che il generale, capito lo scherzo, partecipò alla festa. Questo passaggio non risulta confermato da una fonte ufficiale e va preso come racconto popolare, trasmesso di generazione in generazione.
E la leggenda? Riguarda le foglie di agave, che secondo le ricostruzioni rimandano ad antichissimi riti di fertilità e del ciclo della vita, e che solo alla fine del Settecento avrebbero preso il significato della ribellione e della cacciata dei francesi. È un'interpretazione suggerita, non un dato. Per chi ama le feste popolari del Lazio, un confronto interessante è con la Macchina di Santa Rosa a Viterbo, anche se lo spirito è opposto.
Frosinone funziona come base per Anagni, Alatri, Veroli e le abbazie?
Sì, con una condizione: avere un piano per gli spostamenti. Anagni, la città dei papi con il Palazzo di Bonifacio VIII, e Ferentino, con le mura e l'acropoli, si trovano lungo la stessa direttrice verso Roma. Per entrambe conviene verificare sull'orario Trenitalia se il treno ferma nella loro stazione, prima di passare per Frosinone e tornare indietro. Alatri e Veroli si trovano invece sulle colline a nord-est, fuori dalla ferrovia, e si raggiungono in auto o con gli autobus Cotral.
Le abbazie sono un capitolo a parte. L'Abbazia di Casamari, nel territorio di Veroli, e la Certosa di Trisulti, sopra Collepardo, sono le due mete che giustificano da sole un giorno in Ciociaria. Senza auto diventano complicate: gli autobus esistono per alcune direttrici, ma con corse poco frequenti. Chi non guida fa bene a controllare gli orari Cotral la sera prima e a tenere un margine per il rientro.
Fiuggi, con le sue terme, e i paesi degli Ernici come Trevi nel Lazio si trovano più a nord, verso i Monti Simbruini. Da lì la strada prosegue verso Subiaco e il Sacro Speco, e verso la Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano. È un itinerario da auto, che da Frosinone si fa in giornata solo scegliendo due tappe al massimo.
Verso sud-ovest, oltre i Lepini, si scende invece nella provincia di Latina, con l'Abbazia di Fossanova, Priverno e Sermoneta. Casamari e Fossanova sono le due grandi abbazie cistercensi del Lazio meridionale, e metterle a confronto in due giorni diversi è uno degli itinerari più sensati della regione. Da Frosinone però Fossanova richiede l'auto e un attraversamento dei monti che non va sottovalutato.
Quanti giorni servono? Una formula realistica, per chi dorme a Frosinone, è di tre giorni: uno per Anagni e Ferentino, uno per Alatri, Veroli e Casamari, uno per Collepardo, Trisulti e Fiuggi. Chi ha solo un giorno e arriva da Roma in treno fa meglio a scegliere una sola città, Anagni o Frosinone con il museo, piuttosto che rincorrere tre borghi fra coincidenze e salite. La Ciociaria premia chi rallenta.
Dormire a Frosinone ha senso soprattutto per chi viaggia in treno. Chi ha l'auto può scegliere di pernottare direttamente in uno dei borghi, a Veroli, ad Alatri o ad Anagni, e guadagnare serate più tranquille in centri storici conservati. Chi invece arriva senza auto trova nel capoluogo la combinazione più comoda di stazione, autobus interurbani, servizi e negozi aperti. La scelta dipende da questo, non dalla bellezza del posto: su quel piano i borghi vincono.
Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi?
La città non chiude mai, ma molti suoi luoghi sì. Le chiese seguono gli orari delle funzioni e non pubblicano aperture turistiche stabili. Il Palazzo della Prefettura e il Palazzo della Provincia sono sedi di uffici e non musei. Il museo archeologico ha i suoi giorni di chiusura, riportati nella sua scheda. Nelle ore centrali della giornata e la domenica pomeriggio il centro storico può sembrare deserto, con poche attività aperte.
Che cosa non aspettarsi? Un centro medievale integro, perché la guerra lo ha cancellato quasi del tutto. Un anfiteatro romano visitabile come area archeologica attrezzata, perché i resti sono in gran parte sotto e accanto a edifici moderni. Un ufficio turistico con orari lunghi: il sito del Comune non indica uno sportello informazioni dedicato. E una città costruita per il turismo: Frosinone è un capoluogo che lavora, e va presa per quello che è.
Alcuni luoghi citati nelle ricostruzioni storiche non sono in condizioni da visita. Il laghetto di Maniano, una tenuta documentata già nel 959, quando il vescovo di Veroli la concesse a un console, e con un permesso di pesca attestato nel 1854, risulta in stato di degrado. Il casale di via Armando Fabi dove morì Urbano Rattazzi è in completo abbandono. Sono luoghi che interessano la storia locale, ma non vanno inseriti in un itinerario come se fossero tappe attrezzate.
Anche lo scalo ferroviario va messo in conto. Con i lavori di RFI annunciati dal Comune a gennaio 2025, piazzale e viabilità hanno subito modifiche per fasi, e chi arriva in auto per prendere il treno può trovare percorsi e parcheggi diversi da quelli che ricordava. Il consiglio è di arrivare in stazione con un margine di tempo, e di controllare le informazioni aggiornate del Comune o chiamare la Polizia locale al numero pubblicato.
Mangiare in zona
In un capoluogo che non vive di turismo le trappole sono meno numerose che a Roma, ma esistono, soprattutto vicino alla stazione e lungo le strade di passaggio. I segnali sono sempre gli stessi: menù con le foto dei piatti, un buttadentro sulla porta, cucina aperta a tutte le ore senza pausa, voci senza prezzo o con la dicitura s.q., un menù diverso fra quello esposto fuori e quello consegnato al tavolo. Chi vede due di questi segnali insieme fa bene a proseguire.
La cucina ciociara ha piatti precisi, e i fini fini della festa della Radeca ne sono un esempio. Un locale che propone la stessa lista di piatti romani e internazionali che si trova ovunque difficilmente ha qualcosa da dire sulla cucina della zona. I frusinati mangiano dove il menù cambia con la stagione e dove i piatti del territorio sono pochi e ben fatti. Per trovare indirizzi scelti senza sorprese c'è la lista di indirizzi su Google Maps.
Che cosa abbinare in giornata
L'abbinamento più semplice, senza auto, è Frosinone con Anagni. Si parte presto da Roma, si visita Anagni la mattina, con la cattedrale e il Palazzo di Bonifacio VIII, e si arriva a Frosinone nel primo pomeriggio per il museo archeologico e una passeggiata sul colle. Il rientro a Roma si fa dalla stazione dello scalo. Chi ha l'auto può sostituire Anagni con Fiuggi o con Ferentino, a seconda di quello che interessa di più.
Chi ama l'archeologia può costruire una giornata sulle città sulla strada per Roma. Palestrina, con il Museo Archeologico Nazionale di Palestrina e il santuario della Fortuna Primigenia, apre idealmente la giornata, Ferentino e Frosinone la chiudono. È una giornata densa, che funziona solo in auto. In alternativa, Alatri con l'acropoli e le mura poligonali si abbina bene a Frosinone nello stesso giorno, con la visita al museo nel pomeriggio.
Chi viene per la spiritualità può legare Frosinone a Casamari e Trisulti in un giorno pieno, oppure scegliere una sola delle due abbazie e completare con Veroli o con Collepardo. Chi invece cerca il mare può spingersi, in un soggiorno più lungo, verso il Parco Nazionale del Circeo, Sabaudia e il Lido di Latina, anche se dal capoluogo ciociaro non è un'uscita da fare in poche ore.
Chi rientra a Roma in treno può anche spezzare il viaggio. La linea per Cassino attraversa la valle del Sacco e i Castelli orientali, e una sosta di un paio d'ore a Colonna, con il centro raccolto sul colle, si incastra bene in un rientro pomeridiano. In alternativa, chi ha l'auto può rientrare lungo la Casilina e fermarsi a Castel San Pietro Romano, sopra Palestrina, per il tramonto sulla campagna romana prima di tornare in città.
Domande frequenti
Frosinone merita una visita?
Merita mezza giornata, a nostro giudizio, e merita soprattutto come base per la Ciociaria. Il centro storico è piccolo e in gran parte ricostruito dopo la guerra, ma la cattedrale con il campanile romanico, piazza della Libertà, le vedute sulla valle del Sacco e il museo archeologico giustificano la sosta. Chi cerca un borgo medievale conservato fa meglio a scegliere Anagni, Alatri o Veroli e a usare Frosinone per dormire e spostarsi.
Quanto costa visitare Frosinone?
Il centro storico, le piazze, i belvedere e la Villa Comunale sono gratuiti e ad accesso libero. Le chiese non hanno biglietto e seguono gli orari delle parrocchie. L'unica spesa per la visita culturale è il biglietto del Museo Archeologico di Frosinone, con tariffe e orari riportati nella scheda dedicata e sul sito ufficiale del museo. A queste voci si aggiungono il treno o l'autobus da Roma e, per chi arriva in auto, eventuali parcheggi a pagamento.
Come si arriva a Frosinone da Roma senza auto?
In treno da Roma Termini con i regionali Trenitalia della relazione FL6 Roma-Cassino, che fermano alla stazione di Frosinone, nella parte bassa della città. Tempi di percorrenza e frequenze variano con il tipo di treno e la fascia oraria, e si controllano sull'orario ufficiale di Trenitalia. Dalla stazione al centro storico il percorso è in salita, e allo scalo fermano sia le autolinee urbane sia le linee interurbane Cotral dirette ai borghi della provincia.
Si può visitare l'anfiteatro romano di Frosinone?
L'anfiteatro, costruito fra la fine del I e l'inizio del II secolo e scoperto nel 1965 durante la costruzione di alcune palazzine, si trova in gran parte sotto e accanto a edifici moderni. Il Comune non pubblica un'area archeologica con orari di visita. Il modo migliore per capirlo è il plastico ricostruttivo esposto nel Museo Archeologico di Frosinone, dove si trovano anche i reperti della città romana. Per sopralluoghi specifici conviene chiedere al Comune.
Quando si svolge la festa della Radeca?
La festa della Radeca si svolge il martedì grasso, con inizio nel primo pomeriggio, nel rione Giardino, nella parte storica della città. I cortei dei quattro rioni sfilano con costumi d'epoca, banda e foglie di agave, e la giornata si chiude con il rogo del fantoccio del generale francese. La data cambia ogni anno con il calendario del carnevale: il programma viene diffuso dall'Associazione culturale Rione Giardino e dai canali del Comune a ridosso della festa.
Da Frosinone si raggiungono Casamari e Trisulti con i mezzi pubblici?
Con difficoltà. Le linee interurbane Cotral partono anche dallo scalo di Frosinone, ma per le abbazie le corse sono poche e non sempre adatte a una visita con rientro nello stesso giorno. Per Casamari, nel territorio di Veroli, la situazione è migliore che per Trisulti, isolata sopra Collepardo. Chi non guida fa bene a verificare gli orari sul sito Cotral la sera prima, oppure a valutare un taxi per il tratto finale.
Quanti giorni servono per Frosinone e dintorni?
Per la sola città basta mezza giornata. Per usarla come base e vedere i luoghi principali della Ciociaria servono almeno tre giorni: uno per Anagni e Ferentino, uno per Alatri, Veroli e Casamari, uno per Collepardo, la Certosa di Trisulti e Fiuggi. Con un giorno in più si possono aggiungere i paesi degli Ernici o una deviazione verso Subiaco. Senza auto conviene ridurre le tappe e scegliere quelle servite meglio dai mezzi.
La stazione di Frosinone è accessibile?
Secondo RFI la stazione rientra nel servizio di assistenza alle persone con disabilità, con la Sala Blu di riferimento a Roma e richiesta fino a dodici ore prima del viaggio. Dei quattro binari viaggiatori solo il binario 1 ha un percorso a raso o con rampe, non ci sono ascensori e i marciapiedi non consentono la salita in piano sul treno. Sono disponibili servizi igienici accessibili e posti auto riservati. Conviene segnalare le proprie esigenze al momento della prenotazione.
Chi ha scritto e su quali fonti
Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: il sito del Comune di Frosinone e il suo avviso sui lavori allo scalo, la pagina di RFI sulla stazione, i siti di Trenitalia e Cotral. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Organizzare qualche giorno a Frosinone per sé o per un gruppo significa fare i conti con un centro in salita, chiese senza orari pubblicati, una stazione senza ascensori e autobus per le abbazie con poche corse. Conviene fissare prima la visita al museo, controllare treni e autobus la sera precedente e tenere un'auto o un transfer per Casamari e Trisulti. Una risorsa utile per chi organizza viaggi di gruppo nel Lazio è Tour Leader Pro.
Frosinone rende di più dentro un itinerario sulla Ciociaria che come gita isolata: le città erniche e le mura poligonali, le abbazie cistercensi, la città dei papi, le terme e i monti raccontano insieme un Lazio diverso da quello dei Castelli e della costa. Chi ha una settimana può dividerla fra la Ciociaria e la provincia di Latina. Una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
Prepara la visita
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Noleggio auto
Per borghi, laghi e terme che con treno e bus si raggiungono male.
Treni e orari
Frecce, Italo e regionali a confronto per le gite in giornata.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
