Castel San Pietro Romano (RM)
Castel San Pietro Romano è un comune della Città metropolitana di Roma Capitale, arroccato sulla cima del Monte Ginestro, sui Monti Prenestini, a poco più di quaranta chilometri dal centro di Roma e a meno di due chilometri dal centro storico di Palestrina, che si distende ai suoi piedi. Il municipio si trova in via Vittorio Veneto, telefono 06 9535811; il Centro Visitatori di Palazzo Mocci, che funziona da punto informazioni per il borgo e per il museo diffuso comunale, risponde allo 06 9538481. Le fonti ufficiali indicano una quota fra i 763 e i 765 metri sul livello del mare e una popolazione che oscilla intorno alle novecento anime: è uno dei comuni più piccoli dell'area romana e uno dei più alti. Il borgo si visita a piedi e gratuitamente: strade, piazze, belvedere, il piazzale della Rocca dei Colonna e il percorso lungo le mura poligonali non hanno biglietteria. Per gli ambienti chiusi, cioè il Centro Visitatori di Palazzo Mocci e gli spazi interni della Rocca, orari e modalità di apertura vanno chiesti al Comune o al Centro Visitatori, perché seguono la stagione e le aperture straordinarie degli eventi. Ci si arriva in automobile dalla via Prenestina o dalla via Casilina passando per Palestrina, e con gli autobus regionali Cotral che collegano Roma a Palestrina, da cui si sale al borgo. Chi vuole abbinare la visita al monumento maggiore del territorio troverà a valle il santuario della Fortuna Primigenia e il museo archeologico di Palestrina.
Basilica di San Pietro e Grotte Vaticane: tour guidato
Con una guida capisci cosa stai guardando, e le Grotte sotto la basilica sono fresche anche a luglio.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Questa guida al borgo dei Monti Prenestini fa parte delle pagine dedicate ai dintorni di Roma, insieme a quelle su Palestrina e sul parco dei Castelli Romani.

Come arrivare a Castel San Pietro Romano
La geografia qui conta più del navigatore. Castel San Pietro Romano occupa la sommità di un rilievo che si vede da lontano, e qualunque strada scelga chi arriva, l'ultimo tratto è sempre una salita a tornanti stretti sopra Palestrina. Non esistono scorciatoie e non esiste una strada larga: chi guida un camper o un mezzo lungo faccia i conti prima di partire, perché le curve sopra il paese non perdonano.
In automobile da Roma a Castel San Pietro Romano
Dal Grande Raccordo Anulare si prende la via Prenestina, la statale che ripercorre il tracciato dell'antica strada consolare verso Praeneste, e si prosegue fino a Palestrina; in alternativa si esce sulla via Casilina, si passa per Zagarolo e si risale. In entrambi i casi si conta circa un'ora di guida senza traffico, molto di più nelle ore di punta feriali, quando la Prenestina fra Roma e Gallicano diventa una coda unica. Arrivati a Palestrina si segue l'indicazione per Castel San Pietro Romano e si sale lungo la strada che passa davanti alla chiesetta dell'Addolorata. Consiglio da chi ha portato quassù molti gruppi: in estate conviene partire da Roma presto, verso le otto, non tanto per il traffico quanto per la luce. Alle nove del mattino il belvedere del borgo guarda verso ovest con l'aria ancora pulita e il profilo della città si legge; a mezzogiorno la foschia della valle inghiotte tutto.
Con i mezzi pubblici fino a Castel San Pietro Romano
Il collegamento pubblico è quello degli autobus regionali Cotral, che servono Palestrina in partenza da Roma. Da Palestrina si prosegue verso l'alto con il servizio locale oppure a piedi: sono meno di due chilometri di dislivello continuo dal centro storico prenestino al borgo, un'ora scarsa di cammino per chi ha gambe allenate, con il vantaggio di attraversare il fianco della montagna e di vedere le mura poligonali affiorare fra gli orti. Orari e frequenze delle corse vanno verificati sul sito del vettore regionale, perché cambiano fra periodo scolastico ed estate e perché la domenica il servizio si dirada parecchio. Chi viaggia senza automobile e vuole visitare tutto in giornata faccia una scelta chiara: o il santuario a valle o il borgo in alto, non entrambi, a meno di non fermarsi a dormire in zona.
Parcheggiare a Castel San Pietro Romano
Il centro storico è un dedalo di vicoli in pendenza dove l'automobile non entra e non deve entrare. Si lascia il mezzo negli spazi lungo la strada che sale e nei piazzali all'ingresso dell'abitato, e si prosegue a piedi. Nelle domeniche di primavera e nei fine settimana di agosto, quando il borgo si riempie, gli spazi finiscono presto: chi arriva dopo le undici passa venti minuti a girare. La soluzione pratica è salire presto o salire tardi, verso le sedici e trenta, quando la comitiva del pranzo se ne va e la luce comincia a diventare quella buona per le fotografie.
Che cosa è Castel San Pietro Romano: il borgo nato sull'acropoli di Praeneste
Per capire il borgo bisogna dimenticare per un momento il Medioevo. Il crinale su cui sorge Castel San Pietro Romano non è una collina qualsiasi scelta da contadini in fuga: è l'arx, l'acropoli fortificata dell'antica città latina di Praeneste, il punto più alto e più difendibile di un sistema urbano che si distendeva a scalini fino alla pianura. Le ricerche archeologiche condotte sulla sommità del Monte Ginestro hanno restituito materiali ceramici riferibili alla tarda età del Bronzo, fra il XV e il XIV secolo avanti Cristo. Significa che qui esisteva un nucleo abitato prima che esistesse Roma, e di parecchi secoli.
Quel primo insediamento non era soltanto un villaggio di altura. La cima ospitò un luogo di culto dedicato a Giove, ricordato dalle fonti con l'epiteto Arcano o Arkanus, e vi si praticavano i riti divinatori che i Latini chiamavano augurium e auspicium: l'osservazione del volo degli uccelli e dei segni celesti, la disciplina che a Roma sarebbe diventata materia di collegi sacerdotali. Chi sale oggi al piazzale della Rocca e guarda l'orizzonte capisce perché proprio qui: da questa quota si controlla tutto il quadrante che va dai Monti Prenestini alla valle del Sacco, e il cielo si legge senza ostacoli in ogni direzione.
La città bassa, Praeneste, divenne poi celebre nel mondo antico per il grande santuario della Fortuna Primigenia, il complesso a terrazze costruito sul finire del II secolo avanti Cristo che è uno dei capolavori dell'architettura romana repubblicana. Il santuario e l'acropoli erano due poli dello stesso organismo, tenuti insieme da un anello di fortificazioni in opera poligonale lungo circa quattro chilometri e mezzo. Castel San Pietro Romano è quello che rimane in vita, oggi abitato e con le finestre aperte, del vertice di quel sistema.
Nel Medioevo il rapporto si rovesciò. Quando la città bassa divenne insicura, gli abitanti di Praeneste risalirono verso l'alto cercando un luogo più facilmente difendibile, e il borgo si consolidò attorno alla fortezza. Il toponimo attuale è recente: il paese assunse la denominazione di Castel San Pietro Romano nel 1872. Prima si chiamava semplicemente Castel San Pietro, e prima ancora, nei documenti medievali, la fortezza era la Rocca di Preneste.

La Rocca dei Colonna, il monumento simbolo di Castel San Pietro Romano
La Rocca è il motivo per cui la maggior parte dei visitatori sale fin quassù, ed è anche il monumento che racconta meglio ottocento anni di storia del Lazio. Occupa il punto più elevato dell'antica acropoli, cioè il posto migliore che il terreno offriva, e da lì domina un panorama che nelle giornate limpide arriva fino alla pianura romana.
Le origini della Rocca: il X secolo
La fondazione della fortezza si colloca nel 970 dopo Cristo. La tradizione erudita locale ne attribuisce l'iniziativa a Stefania dei Conti di Tuscolo, sorella di papa Giovanni XIII: un'attribuzione che la letteratura sul borgo ripete da generazioni e che va presa per quello che è, una tradizione consolidata più che un dato d'archivio. L'edificio primitivo era essenziale e severo, a pianta quadrata con torrioni angolari anch'essi quadrati, e racchiudeva un torrione cilindrico destinato a funzioni carcerarie. Nessuna concessione all'eleganza: era una macchina difensiva, e le rocche del X secolo non avevano altro scopo.
I Colonna, i papi e le distruzioni
Intorno al 1100 la fortezza passò a Pietro de Columna, il capostipite da cui la famiglia Colonna prende il nome, e da quel momento la storia della Rocca coincide con quella del casato. I Colonna la tennero fino al 1630, quando il feudo passò ai Barberini. In mezzo ci sono cinque secoli di attriti con il papato, e la Rocca li ha pagati tutti.
Il colpo più duro arrivò sul finire del Duecento, quando le truppe di Bonifacio VIII rasero al suolo Praeneste insieme alle sue fortificazioni: le fonti collocano la distruzione fra il 1298 e il 1299, nel pieno dello scontro fra il pontefice e i cardinali Colonna. Ricostruita, la fortezza fu di nuovo colpita durante l'invasione del 1436 e 1437 guidata dal cardinale Giovanni Vitelleschi per conto di papa Eugenio IV. Nel 1436 il papa ordinò ai Vitelleschi di cacciare i Colonna da Preneste, e l'anno seguente il territorio subì l'ennesimo scempio armato. Soltanto nel 1448 Lorenzo Colonna, riconciliatosi con papa Niccolò V, ottenne il permesso di ricostruire la città e parte delle fortificazioni.
La ricostruzione del 1482 e l'iscrizione di Stefano Colonna
Il vero atto di rinascita è del 1482. La ristrutturazione della Rocca in quell'anno è ricordata dall'iscrizione posta sulla torretta del ponticello, che recita magnificus dominus Stephanus Columna readificavit civitatem cum monte et arte MCDLXXXII: il magnifico signore Stefano Colonna riedificò la città con il monte e con arte, nel 1482. Il dettaglio interessante di quella formula è cum monte, con il monte. Non si ricostruiva un castello: si ricostruiva un sistema, il borgo in basso e la fortezza in alto, considerati un corpo solo. Da quella ricostruzione nacque lo sviluppo dell'abitato moderno e l'antico castrum cominciò a essere impiegato anche per attività civili e amministrative.
I prigionieri illustri della Rocca di Castel San Pietro Romano
Il torrione cilindrico interno serviva da carcere, e la memoria locale ha legato a quelle celle alcuni nomi molto grossi. Il più solido dal punto di vista storico è quello di Berardo dei Marsi, vescovo e poi santo, che fu imprigionato da Pietro Colonna, signore di Cave, Preneste e Zagarolo, nemico dichiarato del papato: la vicenda si colloca all'inizio del XII secolo, quando Berardo era governatore pontificio della provincia di Campagna, e il vescovo morì il 3 novembre 1130.
Più delicati sono gli altri due nomi che la tradizione locale associa alla Rocca. Il primo è Jacopone da Todi, il poeta francescano catturato nel settembre 1298 dopo la caduta di Palestrina e rimasto in carcere fino al dicembre 1303, quando fu liberato da Benedetto XI: la letteratura documentaria colloca la sua prigionia nel carcere sotterraneo del convento di San Fortunato a Todi, e a Castel San Pietro Romano lo lega la memoria del paese più che le carte. Il secondo è Corradino di Svevia: catturato a Torre Astura nel 1268, fu portato a Napoli e rinchiuso a Castel dell'Ovo, e lì fu condannato prima della decapitazione a Campo Moricino il 29 ottobre di quell'anno. Chi racconta il borgo cita spesso il suo passaggio dalla Rocca; è un racconto affascinante, ed è onesto presentarlo per quello che è, tradizione locale.
La Rocca oggi: dal rudere al belvedere
Nel corso dei secoli la fortezza fu distrutta più volte e nell'Ottocento venne definitivamente abbandonata, riducendosi a rudere. Il recupero è recente: agli inizi degli anni Duemila la Rocca è stata restaurata e restituita all'uso pubblico, e oggi è lo spazio civico più importante del paese. Nel periodo invernale ospita un presepe artistico con personaggi a grandezza naturale che richiama visitatori da tutto il quadrante prenestino. La mia opinione, netta: la Rocca non si visita per gli interni, che sono quello che il tempo ha lasciato, ma per il rapporto fra la muratura e il vuoto che le si apre davanti. Salite all'ultimo livello accessibile, voltatevi verso ovest e restate fermi cinque minuti. Vale il viaggio più di qualsiasi sala.

Le mura poligonali dell'antica Praeneste a Castel San Pietro Romano
Se c'è una cosa che il visitatore medio sottovaluta, sono le mura. Il borgo è cinto da un anello di fortificazioni in opera poligonale, quella che la manualistica ottocentesca chiamava ciclopica per via delle dimensioni dei blocchi, e che è fatta di grandi conci di calcare locale squadrati sommariamente e messi in opera a secco, senza malta, incastrati per accostamento delle facce.
Come sono fatte le mura poligonali
La tecnica è antica e la datazione corrente le colloca fra il VI e il V secolo avanti Cristo, con qualche fonte che spinge il primo impianto ancora più indietro. I blocchi sono enormi, lavorati sul posto e sistemati in modo che il peso stesso della pietra garantisca la stabilità del paramento: è architettura senza leganti, che tiene per geometria e per attrito. Nei tratti meglio conservati si vedono le facce di contatto ancora combacianti dopo venticinque secoli, e si riconoscono i punti in cui le murature medievali e moderne si sono appoggiate all'antico riusando la base romana come fondazione gratuita.
Il circuito di quattro chilometri e mezzo
L'anello che cinge l'acropoli non è un monumento autonomo: è il segmento sommitale di un circuito lungo circa quattro chilometri e mezzo che scendeva ad abbracciare anche la città bassa di Palestrina. Guardare le mura a Castel San Pietro Romano e poi ritrovarne i tratti nel tessuto urbano prenestino significa leggere un unico progetto difensivo, concepito quando Praeneste era una potenza regionale in grado di trattare da pari con Roma. Il salto di scala è quello che rende questo borgo diverso da tutti gli altri borghi collinari del Lazio.
Dove si vedono meglio le mura a Castel San Pietro Romano
Il percorso che costeggia la cinta è segnalato e si fa a piedi, con calzature chiuse. I tratti più fotogenici sono quelli sul versante che guarda Palestrina, dove il paramento antico affiora sotto le case e dove la differenza fra la pietra del VI secolo avanti Cristo e la muratura medievale si legge a occhio nudo. Un consiglio pratico che risparmia delusioni: le mura si apprezzano con il sole radente del primo mattino o del tardo pomeriggio, quando le ombre disegnano i giunti fra i blocchi. A mezzogiorno diventano una superficie piatta e grigia e la fotografia non racconta nulla.
Le chiese di Castel San Pietro Romano
Il patrimonio religioso del borgo è concentrato ma tutt'altro che minore: una parrocchiale barocca di impianto ambizioso, una chiesa legata a una beata francescana, due edifici rurali che segnano il territorio.
La chiesa di San Pietro Apostolo
La chiesa domina la piazza principale del paese e sorge sui resti di una precedente costruzione di età romana, distrutta nell'VIII secolo. Dopo un recupero duecentesco e dopo un progetto di restauro di Pietro da Cortona rimasto sulla carta, l'edificio fu ricostruito nel corso del principato barberiniano, alla metà del Seicento, e assunse la configurazione attuale nel 1732, quando per volontà di papa Clemente XII fu ingrandito e ristrutturato su progetto di Nicola Michetti. A quella fase appartengono il porticato esterno e la quasi totalità dell'apparato decorativo interno.
Dentro si conservano opere che meritano il tempo che nessuno dedica loro. C'è una statua di Paolo Benaglia, scultore attivo a Roma nella prima metà del Settecento, e c'è la pala d'altare di Giacinto Gimignani datata 1633, pittore pistoiese formatosi nell'orbita di Pietro da Cortona e attivo nei cantieri romani protetti dai Barberini: la sua presenza qui non è casuale, è la firma del passaggio del feudo alla famiglia del papa Urbano VIII. Nella parete di sinistra sono conservate le spoglie di un martire cristiano rinvenuto nel cimitero detto di San Calepodio, a cui fu dato il nome di Clemente. Nella chiesa riposano inoltre le spoglie della beata Margherita Colonna.
La chiesa di Santa Maria della Costa e la beata Margherita Colonna
Qui la storia è bellissima e quasi nessuno la conosce. Margherita Colonna nacque a Palestrina nel 1255, in una delle famiglie più potenti d'Italia, e rimase orfana presto, cresciuta dai fratelli Giovanni e Giacomo, quest'ultimo cardinale dal 1278. Destinata a un matrimonio di rango, nel 1273 scelse la via opposta: si ritirò a Castel San Pietro Romano, presso Santa Maria della Costa, adottando la regola francescana e dedicandosi ai poveri e ai malati. Usò l'intero patrimonio personale per le opere di carità e per l'istruzione delle comunità locali. Morì il 30 dicembre 1280, dopo una malattia che la letteratura agiografica descrive con una ferita ulcerosa al fianco, e fu subito circondata da fama di miracoli. Papa Pio IX la proclamò beata nel 1847 e il calendario la ricorda il 30 dicembre.
Le sue reliquie ebbero una storia mossa: traslate nel 1285 nel monastero romano di San Silvestro in Capite, vi rimasero fino al 1871, e oggi tornano dove tutto era cominciato, nella chiesa del borgo. La chiesa di Santa Maria della Costa sorge nel punto dove era l'eremo e il piccolo monastero fondato dalla beata, già in rovina all'epoca della costruzione dell'edificio attuale, che risale al 1700.
La chiesa di Santa Maria del Montirolo
Piccola chiesa rurale, collocata all'incrocio fra le strade che collegano Castel San Pietro Romano, Palestrina e Capranica Prenestina. Sono edifici che non finiscono nelle guide e che invece raccontano moltissimo: nascevano ai bivi perché il bivio era il luogo dove il viandante si fermava, e la loro posizione fissa la rete dei percorsi antichi meglio di qualsiasi carta.
La chiesetta dell'Addolorata e la lapide di Orazio Marucchi
All'inizio della strada che sale al borgo da Palestrina si incontra una piccola costruzione dei primi del Novecento in stile neogotico, la chiesetta dell'Addolorata. Al suo interno è murata una lapide posta da Orazio Marucchi, archeologo cristiano fra i più noti del suo tempo, che riassume la storia di Castel San Pietro Romano. Fermarsi a leggerla richiede tre minuti e cambia il modo in cui si guarda tutto il resto della salita: è la sintesi che il paese ha voluto dare di se stesso, incisa nella pietra all'ingresso del proprio territorio.

Palazzo Mocci e il museo diffuso di Castel San Pietro Romano
Palazzo Mocci è l'edificio civile più importante del borgo, costruito nel XVIII secolo accanto alla chiesa parrocchiale quando l'abitato aveva ormai preso la forma che conserva. Oggi ospita il Centro Visitatori del sistema museale comunale, cioè il punto da cui si organizza la visita all'intero territorio: il museo di Castel San Pietro Romano non è una raccolta chiusa in tre sale, è un museo diffuso che tiene insieme archeologia, arte, natura, storia e cinema, e che usa il paese stesso come spazio espositivo.
Il percorso del Centro Visitatori racconta l'evoluzione del territorio comunale dall'età protostorica fino ai giorni nostri, e serve da chiave di lettura per tutto il resto: la Rocca dei Colonna, la chiesa di San Pietro Apostolo con i suoi capolavori seicenteschi, la passeggiata lungo le mura poligonali che cingevano l'acropoli dell'antica città latina. A questi si aggiungono due itinerari che valgono da soli la salita: il percorso fra i vicoli alla scoperta dei set del cinema italiano del secondo dopoguerra, e i sentieri naturalistici del Monte Ginestro e della valle delle Cannuccete, fra acquedotti antichi e alberi monumentali. Orari e biglietti vanno chiesti direttamente al Centro Visitatori allo 06 9538481 o al Comune, perché cambiano con la stagione.
Opinione da professionista: se avete due ore sole, dedicate quaranta minuti al Centro Visitatori prima di uscire in paese, non dopo. Il borgo visto senza contesto sembra un grazioso paesino panoramico come altri cento; visto dopo aver capito che si cammina sull'acropoli di Praeneste diventa un'altra cosa.
Castel San Pietro Romano e il cinema italiano
Negli anni Cinquanta questo paese di poche centinaia di abitanti divenne uno dei set più riconoscibili del cinema italiano, e la ragione ha un nome e un cognome.
Adolfo Porry-Pastorel, il sindaco che portò il cinema in paese
Adolfo Porry-Pastorel, nato a Vittorio Veneto il 1 gennaio 1888 e morto a Roma il 1 aprile 1960, è considerato il padre del fotogiornalismo italiano e un precursore dei fotoreporter d'assalto. Nel 1908 fondò l'agenzia VEDO, sigla di Visioni Editoriali Diffuse Ovunque, e per mezzo secolo fotografò l'Italia con uno stile che cercava il momento spontaneo invece della posa ufficiale: sue sono immagini celebri di Mussolini in situazioni private e pubbliche e un reportage storico sul ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti. Nel 1937 attrezzò un furgone come camera oscura mobile per sviluppare le fotografie sul posto, un'idea che oggi si direbbe da inviato di guerra. Dopo la guerra si trasferì nel borgo prenestino e ne fu sindaco dal 1952 fino alla morte. Fu lui, nel 1953, a convincere Luigi Comencini ad ambientare qui il film che avrebbe cambiato il destino turistico del paese.
Pane, amore e fantasia e il paese chiamato Sagliena
Pane, amore e fantasia uscì nel 1953, diretto da Luigi Comencini, con Vittorio De Sica nel ruolo del maresciallo Antonio Carotenuto, Gina Lollobrigida in quello di Maria De Ritis detta la Bersagliera, Marisa Merlini come Annarella la levatrice e Roberto Risso nei panni del carabiniere Stelluti. Le riprese si svolsero nell'estate del 1953 proprio qui, e nella finzione il paese si chiama Sagliena. Il film fu un fenomeno: Nastro d'argento alla migliore attrice protagonista per la Lollobrigida, Orso d'argento al Festival di Berlino del 1954, candidatura all'Oscar 1955 per il miglior soggetto, inserimento nella lista dei migliori film stranieri del National Board of Review. In Italia incassò oltre un miliardo e quattrocento milioni di lire e portò al cinema 10.632.926 spettatori, cifra che ne fa uno dei film italiani più visti di sempre; in Francia sfiorò i quattro milioni di biglietti.
Chi cammina oggi per la piazza riconosce le inquadrature senza sforzo. La scala, il portico della chiesa, l'imbocco dei vicoli: la scenografia era il paese, senza ricostruzioni. Ed è esattamente il motivo per cui il percorso cinematografico di Castel San Pietro Romano funziona meglio di tanti musei del cinema: qui il set esiste ancora e ci abita la gente.
Pane, amore e gelosia e il seguito della saga
L'anno successivo, nel 1954, Comencini tornò con Pane, amore e gelosia, stesso cast e stessi esterni, girati di nuovo nel borgo dei Monti Prenestini. La serie proseguirà poi altrove, ma i due capitoli che hanno costruito il mito sono quelli girati qui. Al filone appartiene anche Tuppe tuppe, Marescià, del 1958, che il paese rivendica fra le proprie pellicole insieme alle riprese iniziali del terzo capitolo della saga e a Liolà.
Il federale, I due marescialli e gli altri film girati a Castel San Pietro Romano
Nel 1961 il borgo compare in due commedie di peso. Il federale, diretto da Luciano Salce con Ugo Tognazzi nella parte del milite fascista Primo Arcovazzi incaricato di catturare il professor Bonafè e di riportarlo a Roma nel maggio del 1944, fu girato fra Castel San Pietro Romano, Palestrina, Giulianello, Genzano di Roma e i quartieri romani di Trastevere e Testaccio. Nello stesso anno uscì I due marescialli di Sergio Corbucci, con Totò e Vittorio De Sica, la storia dei due uomini che si scambiano identità durante un bombardamento alla stazione l'8 settembre 1943: le riprese si svolsero in buona parte quassù.
Nel 1965 la piazza del paese compare in una breve scena di Menage all'italiana di Franco Indovina, ancora con Tognazzi. Nel 1970 vi furono girate alcune scene di Le castagne sono buone di Pietro Germi. Nel 1982 la stessa piazza, camuffata da villaggio alpino, appare nel sesto episodio dello sceneggiato televisivo Verdi di Renato Castellani, dove i personaggi interpretati da Ronald Pickup e Carla Fracci arrivano per sposarsi. Un paese che in trent'anni fa il maresciallo, il federale, il villaggio alpino e il set di Germi ha una versatilità scenografica che nessuno gli ha mai riconosciuto abbastanza.
Gina Lollobrigida cittadina onoraria di Castel San Pietro Romano
Il 12 ottobre 2018 il paese ha conferito la sua prima cittadinanza onoraria a Gina Lollobrigida, sessantacinque anni dopo l'estate in cui la Bersagliera aveva reso famosi questi vicoli. Non è stato un atto formale: per il borgo quel film è l'evento che lo ha tirato fuori dall'anonimato dei paesi di montagna del Lazio e lo ha trasformato in un luogo che la gente cerca.

Il monumento naturale Valle delle Cannuccete
A pochi chilometri dall'abitato, il territorio comunale di Castel San Pietro Romano custodisce un'area protetta di circa venti ettari, istituita come monumento naturale con decreto del Presidente della Repubblica del 13 novembre 1995 e gestita nel sistema delle aree protette regionali. È un bosco relitto, e la ragione per cui è sopravvissuto è pratica: per secoli quelle sorgenti alimentavano l'antica città e quindi il bosco intorno era protetto per legge locale. La tutela dell'acqua ha salvato gli alberi.
Il bosco e la fauna
Dentro l'area crescono esemplari annosi soprattutto di aceri, cerri e carpini, con un sottobosco che nella stagione umida diventa fittissimo. La fauna è quella dei boschi maturi, ed è soprattutto ornitologica: il picchio verde e il picchio rosso maggiore, il torcicollo, il picchio muratore, le cince, e fra i rapaci notturni l'allocco e l'assiolo. Chi arriva all'alba di maggio e sa ascoltare li sente tutti; chi arriva alle undici di agosto sente le cicale e basta. La visita si fa lungo i sentieri segnalati che attraversano il monumento naturale.
La quercia detta del Palestrina
L'albero più celebre dell'area è una quercia monumentale che raggiunge i ventidue metri di altezza con una circonferenza del tronco di 6,23 metri. La tradizione locale vuole che sia stato l'albero sotto cui si riposava Giovanni Pierluigi da Palestrina, il compositore nato nella città bassa fra il 1525 e il 1526 e morto nel 1594, fra i massimi polifonisti della storia della musica sacra: si sarebbe spinto nella macchia delle Cannuccete a cercare ispirazione e ristoro dalla calura. Se la tradizione avesse fondamento, l'albero avrebbe più di cinquecento anni. Le dimensioni non lo escludono; la prova documentaria non esiste, e il racconto va tenuto per quello che è.
L'acquedotto preromano a doppio cunicolo
Poco più a valle affiorano i resti di un antico acquedotto, un condotto in parte sotterraneo che dalla sorgente portava l'acqua fino alla fontana del Borgo, nel centro storico di Palestrina. La costruzione si data al VI secolo avanti Cristo, in concomitanza con la realizzazione delle mura poligonali: acqua e mura sono lo stesso progetto, la stessa decisione politica di trasformare un insediamento in una città. La struttura presenta un doppio cunicolo, soluzione tipica della manodopera greca, e la presenza di maestranze elleniche è confermata dal ritrovamento di alcune lettere dell'alfabeto greco incise sulle pareti del condotto. Un dettaglio che dice moltissimo sulla Praeneste del VI secolo avanti Cristo: una comunità che poteva permettersi di chiamare tecnici stranieri e di pagarli.
Il Monte Ginestro e i Monti Prenestini
Il rilievo su cui sorge il borgo appartiene ai Monti Prenestini, il gruppo calcareo che chiude a oriente la campagna romana e che si salda ai Monti Ruffi e ai Monti Lucretili verso nord e ai Monti Lepini verso sud. Attorno a Castel San Pietro Romano le quote salgono rapidamente: il colle Perrazzo raggiunge i 973 metri, la Montagnozza gli 894, il colle Cervino gli 874. Sono altezze modeste sulla carta, ma il dislivello rispetto alla valle sottostante è netto e il clima lo si sente: la classificazione climatica colloca il comune in zona E, con 2652 gradi giorno, il che in pratica significa inverni veri, con neve possibile, e estati più respirabili di quelle romane.
Questa è anche la ragione per cui il borgo funziona come meta estiva per chi vive in città. Ad agosto, quando Roma tocca i trentotto gradi, quassù se ne contano diversi in meno e la sera si respira senza sudare. Chi cerca altre escursioni nello stesso quadrante trova il castagneto prenestino, il borgo di Genazzano con la selva che lo circonda, e più a est Olevano Romano, che gli artisti nordici del Grand Tour dipinsero per un secolo intero.
La storia di Castel San Pietro Romano dall'età del Bronzo a oggi
Vale la pena rimettere in fila i passaggi, perché è una storia lunga e non lineare.
Dalla preistoria all'acropoli latina
Le ricerche archeologiche hanno riportato alla luce sulla sommità del monte materiali ceramici della tarda età del Bronzo, XV e XIV secolo avanti Cristo, riferibili al primo nucleo abitato. Da quel nucleo, secondo la ricostruzione corrente, ebbe origine la città che i Latini chiamarono Praeneste. La sommità divenne sede dell'acropoli, del culto di Giove e delle pratiche divinatorie dell'augurium e dell'auspicium. Fra il VI e il V secolo avanti Cristo furono costruite le mura poligonali e l'acquedotto: la città era ormai una potenza regionale.
L'età romana e il santuario
Sotto Roma, Praeneste conservò un ruolo di primo piano grazie al culto della Fortuna Primigenia. Il grande santuario a terrazze, edificato alla fine del II secolo avanti Cristo sulle pendici del monte, ha restituito un impianto su sei livelli con vasche lustrali, rampe porticate, la celebre terrazza degli emicicli con il portico ionico interrotto da due esedre coperte da volte anulari, e in alto una piazza a U cinta da un doppio portico corinzio con al centro una cavea teatrale. Il culto era oracolare: le sortes, tavolette incise, venivano estratte da un bambino che simboleggiava Iupiter Puer da un'arca di legno d'ulivo sacro. Gli scavi hanno documentato la presenza del culto già fra il IV e il III secolo avanti Cristo, prima quindi della monumentalizzazione tardo repubblicana.
Il monastero benedettino e il Medioevo
Nel VI secolo dopo Cristo il sito divenne sede di un monastero benedettino, nel quale secondo le fonti soggiornò papa Gregorio Magno. Secondo la tradizione su questi rilievi predicò l'apostolo Pietro, ed è da quella memoria che deriva il nome del paese. Le origini dell'abitato attuale sono però medievali: furono gli abitanti di Praeneste, in cerca di un luogo più difendibile, a trasferirsi in alto e a stringersi attorno alla fortezza.
I Colonna, i Barberini e l'età moderna
La signoria dei Colonna segnò secoli di vicende alterne, con la costruzione del castrum sullo sperone calcareo più elevato come estremo baluardo difensivo, le distruzioni di fine Duecento e del 1436 e 1437, la ricostruzione del 1482 e il conseguente sviluppo del borgo. Nel Seicento la vendita del feudo ai Barberini portò consistenti trasformazioni urbanistiche: l'abitato si organizzò definitivamente attorno alla rocca e alla chiesa di San Pietro Apostolo, ricostruita a metà del secolo, e nel Settecento si aggiunse Palazzo Mocci. Nel 1872 il comune assunse il nome attuale.
Il Risorgimento e la battaglia di Palestrina
Il 9 maggio 1848 il territorio fu teatro di alcune fasi di quella che passò alla storia come battaglia di Palestrina, combattuta fra i soldati della Repubblica Romana guidati da Giuseppe Garibaldi e le truppe del Regno delle Due Sicilie. Chi vuole approfondire il contesto di quella stagione trova a Roma il museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, sul Gianicolo, dove la stessa vicenda si chiuse l'anno dopo.
Il Novecento, il cinema e i riconoscimenti
Il Novecento del borgo è quello dell'emigrazione e poi del cinema. Negli ultimi anni sono arrivati i riconoscimenti: nel 2017 l'ingresso nel club dei Borghi più belli d'Italia e dal 2019 il titolo di borgo più bello del Mediterraneo, che il paese espone con un certo orgoglio all'ingresso dell'abitato.

Una curiosità su Castel San Pietro Romano (RM)
La curiosità vera di questo posto non è la Rocca e non è il panorama: è il rovesciamento che ha subito nel tempo il rapporto con la città che si distende ai suoi piedi. Oggi Castel San Pietro Romano è un piccolo comune di meno di novecento abitanti e Palestrina ne conta oltre ventiduemila; ma tremilacinquecento anni fa il rapporto era invertito, perché il primo nucleo abitato nacque proprio quassù, sulla cima del Monte Ginestro, e da quel nucleo scese a valle la città che sarebbe diventata Praeneste. I materiali ceramici della tarda età del Bronzo, XV e XIV secolo avanti Cristo, rinvenuti sulla sommità del monte lo dicono con chiarezza. Il borgo che oggi sembra una dependance panoramica di Palestrina è in realtà il luogo dove Palestrina è cominciata.
C'è un secondo strato in questa curiosità, ed è linguistico. Il nome attuale, Castel San Pietro Romano, è stato assunto soltanto nel 1872; nei documenti medievali la fortezza compare come Rocca di Preneste, cioè con il nome della città antica, e non con quello del paese. Per secoli, insomma, questo luogo non ha avuto un'identità toponomastica propria: era la parte alta di un'altra città. L'autonomia del nome è recentissima, più recente dell'unità d'Italia. Il paese ha duemila anni di storia e centocinquanta di nome.
Chi visita il borgo con questa chiave in testa guarda le cose in modo diverso. Le mura poligonali non sono il muro di cinta di un paese: sono la parte alta della cinta di una città che non c'è più. La Rocca non è il castello del borgo: è la fortezza dell'acropoli. E la piazza dove Comencini piazzò la macchina da presa nel 1953 è il punto in cui, per venticinque secoli, si è concentrato il potere di un intero territorio.
Una cosa che non ti dice nessuno su Castel San Pietro Romano (RM)
Che il posto migliore per capire il borgo non è il borgo, ma la strada che ci sale. Quasi tutti arrivano in automobile, parcheggiano e cominciano dalla piazza; e in questo modo si perdono l'unico punto di vista da cui il sistema Praeneste diventa evidente. Salendo da Palestrina lungo i tornanti si attraversa il fianco della montagna e si vede, uno sopra l'altro, il santuario a terrazze, il tessuto medievale della città bassa, il salto di quota e infine la Rocca sulla cima. Sono tre epoche impilate verticalmente, e si leggono in cinque minuti di salita. Chi arriva dall'altro versante o chi guarda soltanto lo schermo del navigatore non le vede mai.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda la chiesetta dell'Addolorata, quella piccola costruzione neogotica dei primi del Novecento che si incontra all'inizio della strada e davanti alla quale passano tutti senza fermarsi. Dentro c'è una lapide posta da Orazio Marucchi, uno dei maggiori archeologi cristiani del suo tempo, che riassume la storia del paese. Non è un cartello turistico: è un testo scritto da uno studioso serio, all'ingresso del territorio, per chi arrivava a piedi o in carrozza. Vale una sosta di tre minuti, e cambia il tono di tutta la visita.
Terza cosa, la più pratica. Il borgo si gira in due ore, ma il territorio comunale no. Il monumento naturale Valle delle Cannuccete, la quercia monumentale, i resti dell'acquedotto a doppio cunicolo e i sentieri del Monte Ginestro non sono a due passi dalla piazza: richiedono uno spostamento e almeno mezza giornata in più. Molti visitatori scoprono la loro esistenza soltanto quando sono già in macchina per tornare a Roma. Chi vuole vedere davvero Castel San Pietro Romano metta in conto una giornata intera, non una mattinata.
Il consiglio che ti do per visitare Castel San Pietro Romano (RM)
Il consiglio principale è uno e non è negoziabile: non venite a mezzogiorno. Questo è un paese che vive di luce radente e di panorama, e a mezzogiorno la luce è verticale, la foschia della valle è al massimo e il caldo estivo sul piazzale della Rocca è notevole, perché l'ombra quassù scarseggia. Le due finestre giuste sono la mattina presto, dalle otto alle dieci e trenta, e il tardo pomeriggio, dalle diciassette fino al tramonto. In quelle ore le mura poligonali mostrano i giunti, il paesaggio si apre fino alla pianura e la temperatura è civile.
Il secondo consiglio riguarda l'ordine della visita. Cominciate dal Centro Visitatori di Palazzo Mocci, poi la chiesa di San Pietro Apostolo, poi la Rocca, poi la passeggiata lungo le mura, e tenete il belvedere per ultimo. Fare il contrario, cioè cominciare dal panorama, è l'errore più comune: dopo il colpo d'occhio dall'alto tutto il resto sembra minore, e si finisce per liquidare in dieci minuti una chiesa che contiene una pala del 1633 e le spoglie di una beata del Duecento.
Terzo, le scarpe. Il borgo è tutto in pendenza, il selciato è irregolare e il percorso lungo le mura ha tratti sconnessi. Scarpe chiuse con suola scolpita, sempre, anche ad agosto. Chi sale con i sandali da città rinuncia alla metà interessante della visita.
Quarto, il tempo. Due ore bastano per il borgo, mezza giornata per il borgo più il monumento naturale, una giornata intera per il borgo, il monumento naturale e Palestrina con il santuario e il museo archeologico. Se dovete scegliere una sola combinazione, prendete la terza: sono i due poli dello stesso sistema antico e visitarne uno solo è come leggere mezzo libro.
Quinto e ultimo, la stagione. Aprile, maggio, la prima metà di giugno, settembre e ottobre sono i mesi giusti. In inverno il paese ha il fascino del presepe artistico dentro la Rocca ma le giornate sono corte e il freddo in quota è vero. In pieno agosto il borgo è fresco rispetto a Roma, questo sì, ma è anche il periodo delle feste e della maggiore affluenza: bello se cercate la festa, meno se cercate il silenzio.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che le mura di Palestrina e di Castel San Pietro Romano sono ciclopiche. Quasi nessuno tiene a mente che sono un unico circuito lungo circa quattro chilometri e mezzo, e che il tratto che oggi si vede quassù non è il muro di un borgo ma il coronamento sommitale di una fortificazione urbana che scendeva ad abbracciare l'intera città bassa. Questo cambia completamente la scala del monumento. Un paese di novecento abitanti non costruisce quattro chilometri e mezzo di mura in blocchi da tonnellate: li costruisce una città che nel VI secolo avanti Cristo poteva mobilitare manodopera, tecnici e risorse su un progetto pluridecennale.
Il fatto poco citato che ne discende è ancora più istruttivo: le mura e l'acquedotto sono coetanei. Entrambi si datano al VI secolo avanti Cristo, e il condotto che portava l'acqua dalle sorgenti delle Cannuccete fino alla fontana del Borgo, nel centro di Palestrina, presenta un doppio cunicolo di tipo greco, con lettere dell'alfabeto greco incise sulle pareti dagli operai. Una comunità latina che nel VI secolo avanti Cristo ingaggia maestranze greche per scavare un acquedotto non è un villaggio di pastori: è un nodo di scambi inserito nei circuiti del Mediterraneo. Praeneste, del resto, ha restituito nelle tombe principesche corredi di lusso di importazione orientale che raccontano la stessa storia.
C'è una terza implicazione che di solito sfugge. Le mura non sono soltanto un'opera militare: sono anche la ragione per cui il bosco delle Cannuccete esiste ancora. Difendendo per secoli le sorgenti che alimentavano il condotto, la comunità ha protetto anche il bosco che le circondava, e per questo motivo dentro quei venti ettari sono sopravvissuti aceri, cerri e carpini di età ragguardevole mentre tutto intorno il paesaggio veniva trasformato. L'archeologia e la botanica, qui, raccontano lo stesso fatto.
La foto giusta da fare a Castel San Pietro Romano (RM)
La fotografia che quasi tutti scattano è il panorama dal belvedere: valle sotto, cielo sopra, e nulla in primo piano. È una fotografia che non funziona quasi mai, perché senza un elemento vicino l'occhio non ha scala e il paesaggio si appiattisce. La foto giusta a Castel San Pietro Romano è un'altra, e ha bisogno di due ingredienti: un pezzo di muratura antica in primo piano e la valle sullo sfondo.
Il punto si trova lungo il percorso delle mura poligonali, sul versante che guarda verso Palestrina. Mettete in basso a sinistra o in basso a destra un blocco di calcare della cinta antica, riempendo un buon terzo del fotogramma, e lasciate che il resto si apra sul salto di quota e sulla pianura. In questo modo la fotografia racconta due cose insieme: che siete su una fortificazione del VI secolo avanti Cristo e che quella fortificazione domina un territorio intero. L'ora è il tardo pomeriggio, con il sole basso alle spalle: la luce radente fa emergere i giunti fra i blocchi e la pietra passa dal grigio piatto a un colore caldo.
La seconda fotografia da portare a casa è la Rocca dal basso, ripresa dalla strada che sale, con la muratura che chiude il fotogramma in alto e il pendio in ombra sotto. In controluce al mattino la sagoma diventa nera e leggibile, e per una volta il cielo bruciato aiuta invece di rovinare.
La terza è cinematografica. Piazzatevi nella piazza principale, davanti alla chiesa di San Pietro Apostolo, e inquadrate come inquadrava Comencini nel 1953: campo largo, il portico e la scala a destra, l'imbocco del vicolo a sinistra, la gente che passa. Non è una fotografia spettacolare, è una fotografia che riconosce chiunque abbia visto Pane, amore e fantasia, ed è quella che a casa fa la differenza fra un panorama qualunque e un luogo con un nome.
Ultima raccomandazione, e vale come opinione: lasciate perdere il drone. Il borgo è piccolo, il paesaggio dall'alto perde proprio la verticalità che lo rende straordinario, e la fotografia aerea di Castel San Pietro Romano assomiglia a quella di qualunque paese di crinale del Lazio. Quello che rende unico questo posto si vede da terra, guardando in su o guardando in giù.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è anche il più remoto e il meno raccontabile: la nascita dell'insediamento fra XV e XIV secolo avanti Cristo, documentata dai frammenti ceramici della tarda età del Bronzo raccolti sulla cima del monte. Da quel gruppo di capanne discende tutto il resto, compresa la città che sarebbe stata rivale e poi alleata di Roma.
Il secondo è la costruzione, fra VI e V secolo avanti Cristo, della cinta in opera poligonale e dell'acquedotto a doppio cunicolo. Non è un episodio ma un cantiere di decenni, e segna il passaggio di Praeneste dallo stato di insediamento a quello di città organizzata, capace di ingaggiare tecnici greci.
Il terzo è il VI secolo dopo Cristo, quando il sito divenne sede di un monastero benedettino nel quale, secondo le fonti, soggiornò papa Gregorio Magno. Il passaggio dalla funzione militare a quella religiosa è il momento in cui l'acropoli pagana diventa un luogo cristiano.
Il quarto è il 970, anno in cui fu eretta la fortezza sul punto più alto dell'acropoli. Il quinto è l'inizio del XII secolo, con il passaggio a Pietro de Columna e l'ingresso del sito nella lunghissima orbita dei Colonna.
Il sesto è la distruzione di fine Duecento. Fra il 1298 e il 1299 le truppe di Bonifacio VIII rasero al suolo Praeneste e le sue fortificazioni nel corso dello scontro con i cardinali Colonna. È l'episodio più violento della storia locale e uno dei più noti conflitti fra papato e aristocrazia romana. Nello stesso 1298, dopo la caduta di Palestrina, fu catturato Jacopone da Todi, che sarebbe rimasto in carcere fino al dicembre 1303.
Il settimo è l'invasione del 1436 e 1437 guidata dal cardinale Giovanni Vitelleschi per conto di Eugenio IV, con la nuova devastazione del territorio. L'ottavo è il 1448, quando Lorenzo Colonna, riconciliato con Niccolò V, ottenne di ricostruire. Il nono è il 1482, la ricostruzione della Rocca ricordata dall'iscrizione di Stefano Colonna, da cui nacque il borgo moderno.
Il decimo è il 1630, con la vendita del feudo ai Barberini e le trasformazioni urbanistiche del Seicento, fra cui la ricostruzione della chiesa di San Pietro Apostolo. L'undicesimo è il 1732, l'ampliamento della parrocchiale voluto da Clemente XII su progetto di Nicola Michetti.
Il dodicesimo è il 9 maggio 1848, quando il territorio fu teatro di alcune fasi della battaglia di Palestrina fra i garibaldini della Repubblica Romana e le truppe borboniche. Il tredicesimo è il 1872, l'assunzione del nome attuale. Il quattordicesimo è l'estate del 1953, con le riprese di Pane, amore e fantasia, l'evento che ha cambiato il destino turistico del paese. Il quindicesimo è il 13 novembre 1995, l'istituzione del monumento naturale Valle delle Cannuccete. Il sedicesimo è il 2017, l'ingresso nel club dei Borghi più belli d'Italia, seguito nel 2019 dal titolo di borgo più bello del Mediterraneo.
Chi è passato da Castel San Pietro Romano (RM)
La lista è sorprendente per un comune di novecento abitanti. Il nome più antico appartiene alla tradizione: secondo il racconto tramandato localmente, su questi rilievi predicò l'apostolo Pietro, e da quella memoria deriva il nome del paese. Documentato dalle fonti è invece il soggiorno di papa Gregorio Magno nel monastero benedettino insediato qui nel VI secolo.
Nel XII secolo passò di qui, non da ospite, Berardo dei Marsi: vescovo e governatore pontificio della provincia di Campagna, fu imprigionato da Pietro Colonna, signore di Cave, Preneste e Zagarolo, e morì il 3 novembre 1130. È il prigioniero illustre meglio ancorato alle fonti fra quelli che la memoria locale associa alla Rocca.
Nel 1273 arrivò Margherita Colonna, che aveva diciotto anni e un patrimonio enorme, e scelse di ritirarsi a Santa Maria della Costa per vivere secondo la regola francescana. Morì qui il 30 dicembre 1280 e in questa terra sono tornate le sue reliquie dopo il lungo soggiorno romano a San Silvestro in Capite. Della stessa famiglia passarono da qui, con ruoli molto diversi, Lorenzo Colonna nel 1448 e Stefano Colonna nel 1482, che la Rocca la ricostruirono.
Alla fine del Duecento il territorio vide le truppe di Bonifacio VIII, e a metà del Quattrocento quelle del cardinale Giovanni Vitelleschi. Nel 1848 fu la volta di Giuseppe Garibaldi e dei volontari della Repubblica Romana, impegnati nelle fasi della battaglia di Palestrina.
Ma i passaggi che il paese ricorda con più affetto sono novecenteschi. Adolfo Porry-Pastorel, padre del fotogiornalismo italiano, venne ad abitarci dopo la guerra e ne fu sindaco dal 1952 al 1960. Luigi Comencini vi girò due film. Vittorio De Sica, Gina Lollobrigida, Marisa Merlini e Roberto Risso ci lavorarono nelle estati del 1953 e del 1954. Ugo Tognazzi ci tornò almeno tre volte, con Il federale nel 1961 e con Menage all'italiana nel 1965. Totò ci girò I due marescialli nel 1961, sempre accanto a De Sica. Sergio Corbucci, Luciano Salce e Pietro Germi ci portarono la troupe. Renato Castellani ci fece arrivare Ronald Pickup e Carla Fracci nel 1982, trasformando la piazza in un villaggio alpino. E il 12 ottobre 2018 Gina Lollobrigida è tornata per ricevere la prima cittadinanza onoraria del paese.
Che cosa si mangia a Castel San Pietro Romano
La cucina è quella prenestina, di montagna bassa: paste all'uovo tirate a mano, carni alla brace, erbe di campo, olio del versante. Il prodotto che identifica il territorio, però, è dolce e ha una storia riconosciuta: il giglietto, biscotto tradizionale dell'area di Palestrina, è presidio Slow Food, e nel borgo lo si degusta nelle manifestazioni estive, in particolare a luglio. È un biscotto secco, semplicissimo negli ingredienti, che si conserva a lungo e che va bene tanto con il caffè quanto con il vino dolce. Portatevene una scatola: sono fra i pochi souvenir alimentari che a distanza di un mese hanno ancora senso.
Le feste di Castel San Pietro Romano
Il calendario del borgo ruota attorno alla metà di agosto, quando si celebrano le feste patronali di San Rocco con rievocazioni storiche e fuochi d'artificio. Sono giorni in cui il paese si riempie, i vicoli diventano percorsi di festa e la piazza torna a essere quello che era negli anni Cinquanta, cioè il centro di tutto. Nel periodo invernale la Rocca dei Colonna ospita un presepe artistico con personaggi a grandezza naturale, allestimento che negli anni è diventato un appuntamento fisso per il territorio prenestino. Date e programmi cambiano di anno in anno e vanno verificati sui canali del Comune.
Castel San Pietro Romano con i bambini e questioni di accessibilità
Con i bambini il borgo funziona bene a una condizione: che siano in età da camminare. Il paese è tutto in salita e in discesa, con gradini e selciato irregolare, e il passeggino qui è un problema serio, non un fastidio. Dai sei anni in su, invece, è una piccola avventura: la fortezza, il torrione, il camminamento lungo le mura giganti, la storia dei prigionieri. Il presepe a grandezza naturale dentro la Rocca, nel periodo invernale, funziona con qualsiasi età.
Sul fronte dell'accessibilità bisogna essere onesti: un centro storico medievale arroccato su un'acropoli non è un ambiente facile per chi ha difficoltà motorie. La piazza principale e la zona della chiesa sono raggiungibili in automobile fino a distanza ravvicinata e presentano pendenze contenute; il percorso lungo le mura e i livelli alti della Rocca no. Chi ha esigenze specifiche faccia una telefonata al Centro Visitatori di Palazzo Mocci prima di partire, per farsi indicare quali punti sono raggiungibili nella giornata scelta.
Che cosa vedere intorno a Castel San Pietro Romano
Il territorio prenestino regge senza problemi due o tre giornate. La prima sosta, per prossimità e per logica storica, è la città bassa: il santuario della Fortuna Primigenia con le sue terrazze e, nel Palazzo Colonna Barberini che ne occupa la sommità, il museo archeologico, sede dal 1956 delle raccolte prenestine, dove si conservano il grande mosaico nilotico databile intorno all'80 avanti Cristo e la Triade Capitolina.
Nel raggio di venti chilometri si trovano Genazzano con il castello Colonna e la selva che la circonda, il castagneto prenestino per chi cerca i boschi, e Olevano Romano, capitale del paesaggio dipinto fra Sette e Ottocento. Spingendosi più a nord si arriva a Tivoli, con villa Adriana e villa d'Este, e ai Monti Lucretili; verso sud si aprono il parco dei Castelli Romani e i Monti Lepini. Chi ha interesse per la famiglia che ha dominato questo territorio per cinque secoli troverà a Roma la galleria Colonna e, per i loro rivali e successori, palazzo Barberini.
Visitare Castel San Pietro Romano con una guida
Il borgo si gira benissimo da soli, ma il territorio prenestino letto da chi lo conosce è un'altra cosa: senza qualcuno che spieghi il rapporto fra acropoli, mura e santuario, la giornata rischia di diventare una serie di belle vedute senza filo. Gruppi privati, comitive aziendali e viaggi organizzati possono appoggiarsi ai professionisti del network di TourLeaderPro a Roma, che coprono anche le escursioni fuori porta, e al servizio di accompagnamento turistico per gli itinerari di più giorni. Chi organizza il viaggio dall'estero o prepara un itinerario nel Lazio trova le guide in inglese su ItalyPlanner dedicate al Lazio e la selezione delle cose da fare a Roma per costruire i giorni in città prima o dopo la gita sui Monti Prenestini.
Domande veloci su Castel San Pietro Romano (RM)
Quanto dista Castel San Pietro Romano da Roma
Circa quaranta chilometri dal centro di Roma, che in automobile significano poco più di un'ora fuori dalle ore di punta, lungo la via Prenestina o la via Casilina passando per Palestrina.
Quanto costa visitare Castel San Pietro Romano
Il borgo, le piazze, i belvedere, il piazzale della Rocca dei Colonna e il percorso lungo le mura poligonali non hanno biglietto. Per gli ambienti chiusi del Centro Visitatori di Palazzo Mocci e per eventuali visite guidate le condizioni si chiedono al Comune o al Centro Visitatori, allo 06 9538481.
Quanto tempo serve per visitare Castel San Pietro Romano
Due ore per il centro storico e la Rocca. Mezza giornata se si aggiunge il monumento naturale Valle delle Cannuccete. Una giornata intera se si abbina Palestrina con il santuario della Fortuna Primigenia e il museo archeologico.
Come si arriva a Castel San Pietro Romano con i mezzi pubblici
Con gli autobus regionali Cotral fino a Palestrina e poi in salita verso il borgo, con il servizio locale oppure a piedi, meno di due chilometri di forte pendenza. Orari e frequenze si verificano sul sito del vettore regionale.
A che altitudine si trova Castel San Pietro Romano
Sulla cima del Monte Ginestro, a una quota che le fonti ufficiali indicano fra 763 e 765 metri sul livello del mare. È uno dei comuni più alti dell'area metropolitana romana.
Quanti abitanti ha Castel San Pietro Romano
Meno di novecento residenti, con rilevazioni che indicano circa 849 abitanti e stime locali intorno alle novecento unità.
Si può visitare la Rocca dei Colonna
La Rocca è stata restaurata agli inizi degli anni Duemila e restituita all'uso pubblico. Il piazzale è liberamente accessibile; per gli spazi interni e per gli allestimenti stagionali, come il presepe artistico invernale, conviene informarsi al Centro Visitatori.
Quali film sono stati girati a Castel San Pietro Romano
Pane, amore e fantasia nel 1953 e Pane, amore e gelosia nel 1954 di Luigi Comencini, Tuppe tuppe Marescià nel 1958, Il federale di Luciano Salce e I due marescialli di Sergio Corbucci nel 1961, Menage all'italiana di Franco Indovina nel 1965, Le castagne sono buone di Pietro Germi nel 1970, e nel 1982 alcune scene dello sceneggiato Verdi di Renato Castellani.
Come si chiama il paese in Pane, amore e fantasia
Nel film il borgo si chiama Sagliena. Il nome è di invenzione: gli esterni sono quelli veri di Castel San Pietro Romano, girati nell'estate del 1953.
Perché Castel San Pietro Romano è famoso
Per tre ragioni che si sommano: le mura poligonali dell'acropoli dell'antica Praeneste, la Rocca dei Colonna con il suo panorama, e la stagione cinematografica degli anni Cinquanta e Sessanta che ne ha fatto uno dei set più riconoscibili della commedia italiana.
Castel San Pietro Romano fa parte dei Borghi più belli d'Italia
Sì, il borgo è entrato nel club nel 2017, e dal 2019 porta anche il titolo di borgo più bello del Mediterraneo.
Che differenza c'è fra Castel San Pietro Romano e Palestrina
Sono due comuni distinti ma un unico organismo antico: Castel San Pietro Romano occupa l'acropoli, il punto alto e fortificato, Palestrina la città bassa con il santuario della Fortuna Primigenia. Le mura poligonali che si vedono in entrambi i luoghi appartengono allo stesso circuito, lungo circa quattro chilometri e mezzo.
Dove sono le mura poligonali a Castel San Pietro Romano
Cingono la sommità del borgo e si seguono lungo un percorso pedonale segnalato; i tratti più leggibili sono sul versante che guarda verso Palestrina, dove il paramento antico affiora sotto le costruzioni successive.
Che cosa si vede dal belvedere di Castel San Pietro Romano
La valle sottostante, il tessuto urbano di Palestrina immediatamente sotto, la campagna prenestina e, nelle giornate limpide e con aria pulita, la pianura verso Roma. La visibilità migliore si ha nelle prime ore del mattino e dopo un temporale.
Castel San Pietro Romano è adatto ai bambini
Da sei anni in su sì, ed è anzi molto divertente per via della fortezza e del camminamento sulle mura. Con i passeggini è complicato: il selciato è irregolare e le pendenze sono continue.
Il borgo è accessibile in sedia a rotelle
Solo in parte. La zona della piazza e della chiesa è raggiungibile con pendenze contenute; il percorso delle mura e i livelli alti della Rocca presentano gradini e fondi sconnessi. Conviene telefonare al Centro Visitatori prima di partire.
Si possono fare fotografie a Castel San Pietro Romano
All'aperto senza problemi, in tutto il borgo. Per gli interni della chiesa e degli spazi museali valgono le indicazioni esposte sul posto, ed è buona norma evitare il flash davanti alle opere.
Quando conviene visitare Castel San Pietro Romano
Aprile, maggio, inizio giugno, settembre e ottobre. In estate il borgo resta più fresco di Roma ma è anche più affollato, soprattutto a metà agosto per le feste patronali di San Rocco. In inverno le giornate sono corte e il freddo in quota si sente.
Che cosa è il giglietto
Un biscotto tradizionale dell'area di Palestrina, presidio Slow Food, che nel borgo si degusta nelle manifestazioni estive, in particolare nel mese di luglio.
Dove si trova la Valle delle Cannuccete
Nel territorio comunale, a pochi chilometri dall'abitato. È un monumento naturale di circa venti ettari istituito il 13 novembre 1995, con sentieri segnalati, una quercia monumentale alta ventidue metri e i resti di un acquedotto del VI secolo avanti Cristo.
Chi era Margherita Colonna
Una nobildonna nata a Palestrina nel 1255 che nel 1273 rinunciò al matrimonio per ritirarsi a Castel San Pietro Romano presso Santa Maria della Costa seguendo la regola francescana. Morì il 30 dicembre 1280 e fu proclamata beata da Pio IX nel 1847; le sue reliquie sono conservate nella chiesa del borgo.
Chi era Adolfo Porry-Pastorel
Il fondatore dell'agenzia fotografica VEDO nel 1908 e il padre del fotogiornalismo italiano. Dopo la guerra si stabilì nel borgo e ne fu sindaco dal 1952 fino alla morte, nel 1960. Fu lui a portare qui la troupe di Pane, amore e fantasia.
Si mangia bene a Castel San Pietro Romano
La ristorazione è quella di un paese piccolo: poche insegne, cucina prenestina, porzioni serie. Nei fine settimana di primavera e nei giorni di festa conviene prenotare, perché i posti a sedere con vista sono pochi e finiscono subito.
Serve prenotare per visitare Castel San Pietro Romano
Per girare il borgo no. Per le visite guidate, per gli spazi interni e per gli eventi stagionali sì, conviene sentire in anticipo il Centro Visitatori di Palazzo Mocci.
Un'ultima cosa, e poi vi lascio alla salita. Di paesi panoramici a un'ora da Roma ce ne sono decine, e quasi tutti si somigliano: la piazza, la chiesa, il belvedere, il bar. Castel San Pietro Romano no, e la differenza non è estetica ma di profondità storica. Qui si cammina sulla cima da cui è nata una delle città più importanti del Lazio antico, dentro un anello di blocchi calcarei messi in opera venticinque secoli fa, sotto una fortezza che ha visto i Colonna combattere quattro papi, in una piazza che nel 1953 ha fatto ridere e commuovere dieci milioni di italiani. Se avete tempo per una sola gita fuori porta questo mese, prendete la Prenestina la mattina presto, salite fin quassù e datele l'intera giornata: Palestrina sotto, il borgo sopra, e il bosco delle Cannuccete nel mezzo. È uno dei pochi itinerari del Lazio in cui archeologia, storia dell'arte, natura e cinema convivono nello stesso raggio di tre chilometri.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Contact Information
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
Dove dormire a Roma: confronta gli hotel
Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.
Transfer dall aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.





