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Colonna (RM)

Colonna è un piccolo comune dei Castelli Romani, adagiato sulle pendici settentrionali dei Colli Albani fra l'autostrada A1 e la via Casilina, e si visita liberamente: non c'è un biglietto, non c'è un percorso a pagamento. Il Municipio si trova in piazza Vittorio Emanuele II, 00030 Colonna, telefono 06 97859938. La chiesa di San Nicola di Bari, in piazza Duca di Gallese 3, secondo il Comune apre dal lunedì al sabato dalle 17 alle 20 e la domenica dalle 9 alle 19.

È il più piccolo dei Castelli Romani per estensione, circa 3,55 chilometri quadrati secondo la stampa locale, con circa 4.400 abitanti. Il nome è lo stesso di una delle grandi famiglie della Roma medievale, e il legame è reale: fu Pietro dei Conti di Tuscolo, erede di questo castello, a prendere il cognome dal luogo. Chi però arriva cercando il castello dei Colonna non lo trova. Papa Bonifacio VIII lo fece radere al suolo alla fine del Duecento.

Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul sito del Comune di Colonna, sul portale Visit Castelli Romani, sul portale turistico della Regione Lazio, sulla pagina di RFI dedicata alla fermata di Colonna Galleria e sulla scheda del Ministero della cultura sulla Ferrovia-Museo della Stazione di Colonna. Il programma della sagra d'autunno 2026 viene dalla stampa locale. Gli orari della chiesa dipendono dalla parrocchia e possono cambiare nelle feste, quindi per una visita mirata conviene scrivere prima alla parrocchia.

Colonna vista da Monte Porzio Catone
Colonna vista da Monte Porzio Catone. Foto di Croberto68, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

In breve: indirizzo, orari, biglietto

  • Indirizzo del Comune: piazza Vittorio Emanuele II, 00030 Colonna (RM), telefono 06 97859938, PEC info@pec.comunedicolonna.it.
  • Come si entra: il centro storico è pubblico e a ingresso libero. Il Comune non pubblica orari di visita per gli interni del Palazzo baronale.
  • Prezzo: nessun biglietto per il paese e per la chiesa di San Nicola di Bari.
  • Chiesa di San Nicola di Bari: piazza Duca di Gallese 3, dal lunedì al sabato 17-20, domenica 9-19, contatti 06 62278336 e parrocchiacolonna@gmail.com.
  • In treno: fermata Colonna Galleria sulla linea Roma-Cassino, servita dai regionali della FL6, circa 25 minuti da Roma Termini secondo il Comune.
  • In autobus: linee Cotral dalla stazione Anagnina della metro A lungo la Casilina, fermata a circa 800 metri dal centro secondo il Comune.
  • Accessibilità: la chiesa di San Nicola è indicata come accessibile. La fermata ferroviaria non ha ascensori e un solo binario ha un percorso senza barriere.

Dove si trova e che cosa si vede davvero

Il portale Visit Castelli Romani colloca Colonna sulle pendici settentrionali dei Colli Albani, fra l'autostrada e la via Casilina, la strada che segna il confine fra i Castelli Romani e la Valle Latina. È una posizione di passaggio. A differenza di Rocca di Papa o di Nemi, qui non c'è un lago sotto il paese, e il paesaggio intorno è fatto di vigne, frutteti e case sparse lungo le provinciali.

Il centro storico occupa la sommità di una piccola altura di origine vulcanica, come la descrive il portale turistico della Regione Lazio. In cima si trova il Palazzo baronale, costruito dai Colonna sul luogo di un primitivo castrum romano, con un grande portale bugnato. Nel centro si apre anche piazza Duca di Gallese, con la chiesa di San Nicola di Bari. Tutto il nucleo antico si gira a piedi in meno di un'ora, e anche con calma resta una visita breve.

La presenza che si nota prima di ogni altra, arrivando, è il dindarolo. Così i colonnesi chiamano il serbatoio dell'acqua costruito fra il 1953 e il 1956, con la forma di un salvadanaio, che secondo il portale Visit Castelli Romani domina il centro storico. Non è un monumento antico e nessuno lo spaccia per tale. È però il segno che identifica il paese anche da lontano, più della chiesa e più del palazzo, e la prima sagoma che resta in mente dopo la visita.

Oltre alla chiesa principale, la pagina storica del Comune elenca altri edifici religiosi legati alla storia del territorio: la chiesa di San Salvatore, Santa Maria in Oliveto, San Lorenzo in Mormorio e la chiesa di San Rocco, del Seicento. Il Comune non pubblica per queste chiese orari di apertura. Chi vuole vederle dall'interno fa bene a chiedere alla parrocchia di San Nicola, che è il riferimento pubblicato per le celebrazioni in paese.

Nelle strade del centro, da qualche anno, compaiono i murales del progetto Serrande d'autore. Secondo un articolo della stampa locale del dicembre 2024, li firma lo street artist Gofy, al secolo David De Angelis, che dal 2020 dipinge sulle serrande dei negozi mestieri antichi e tradizioni del paese. È un dettaglio che cambia la passeggiata: il centro di Colonna si legge anche attraverso le saracinesche, e il colpo d'occhio è diverso a negozi aperti o chiusi.

Intorno al paese il territorio è agricolo, e si vede. Il portale turistico della Regione Lazio indica fra i prodotti del territorio l'uva Italia, il kiwi della denominazione Latina e le pesche, oltre al vino della denominazione Montecompatri-Colonna. Il portale Visit Castelli Romani aggiunge che, accanto all'agricoltura e all'artigianato, oggi la risorsa economica principale del paese è il turismo. Arrivando in auto dalla provinciale di Frascati, filari e frutteti fiancheggiano la strada fino alle prime case.

Una curiosità su Colonna (RM)

Si tende a pensare che il paese abbia preso il nome dalla famiglia. È il contrario. Il portale Visit Castelli Romani lo dice in modo esplicito: nel 1101 Pietro dei Conti di Tuscolo ereditò il territorio di Colonna e diventò Petrus de Columna. La pagina storica del Comune aggiunge che il toponimo Columna compare per la prima volta in un documento del 1047. Il luogo esisteva con quel nome prima che la famiglia lo portasse a Roma.

La seconda curiosità riguarda il dindarolo. Nel romanesco di casa, il dindarolo è il salvadanaio di coccio dei bambini, e il serbatoio ne riprende la sagoma panciuta. Il portale turistico della Regione Lazio lo presenta fra le cose da vedere, accanto al Palazzo baronale e alla Ferrovia-Museo. È raro che un'opera idraulica degli anni Cinquanta diventi il simbolo di un paese medievale, ma a Colonna è successo, e il nome dialettale ha finito per contare più di quello tecnico.

Anche la fermata ferroviaria ha una storia di nomi. Secondo la ricostruzione pubblicata dall'enciclopedia online, quando fu attivata nel 1941 si chiamava Colonna Littorio, un nome che rifletteva il clima del regime. Nel 1946, a guerra finita e con la Repubblica appena nata, diventò Colonna Galleria. Il cambio di nome è uno dei tanti segni lasciati dal passaggio dal fascismo alla democrazia nella toponomastica minore del Lazio, spesso ignorato da chi prende il treno ogni giorno.

Terza curiosità, meno nota: secondo la pagina storica del Comune, nel 1871 quasi il trenta per cento della popolazione di Colonna veniva dalle Marche, in particolare dalla provincia di Ancona. Agli inizi dell'Ottocento il borgo contava circa 160 abitanti. È un dato che spiega molto dei Castelli Romani dell'Ottocento, terre di vigna che richiamavano famiglie da altre regioni e le trattenevano, cambiando la composizione dei paesi.

Una cosa che non ti dice nessuno su Colonna (RM)

Colonna ha due stazioni, e non sono la stessa cosa. La fermata ferroviaria in uso, Colonna Galleria, si trova sulla linea Roma-Cassino ed è servita dai regionali della FL6. La Ferrovia-Museo della Stazione di Colonna è un'altra stazione: quella della vecchia linea Roma-Fiuggi-Frosinone, oggi dismessa, che secondo la scheda del Ministero della cultura ricade nel territorio di San Cesareo, in via Casilina 17. Chi confonde le due rischia di scendere dal treno nel posto sbagliato.

C'è poi il caso del Palazzo baronale. I portali turistici lo presentano come il monumento principale del paese, costruito dai Colonna sul luogo di un castrum romano, e chi legge si aspetta di poterlo visitare. Il Comune, però, non pubblica orari di apertura, biglietti o modalità di prenotazione per gli interni. Quello che si vede con certezza è l'esterno, con il grande portale bugnato. Per sapere se e quando si entra bisogna chiedere agli uffici comunali.

Un'altra cosa che si dice poco è che il paese non si trova sulla Casilina. La strada statale passa in basso, e la fermata Cotral indicata dal Comune è a circa 800 metri dal centro. Anche la fermata ferroviaria non è in piazza: il Comune non pubblica la distanza a piedi, ma nelle giornate della sagra d'autunno organizza navette gratuite con partenza anche dalla stazione, segno che la salita non è banale per tutti.

La nostra opinione, controcorrente rispetto a come Colonna viene presentata, è che il richiamo alla culla dei Colonna sia il motivo più sopravvalutato per venire. Del castello che dette il nome alla famiglia non resta nulla di leggibile: Bonifacio VIII lo fece distruggere e ne vietò la ricostruzione. Il Palazzo baronale che si vede è posteriore. Le ragioni vere per salire sono altre: la sagra di ottobre, il vino, la passeggiata breve e la vicinanza con Frascati e Monte Compatri.

Che cosa c'entra la famiglia Colonna con questo paese?

La pagina storica del Comune ricostruisce la vicenda così. Nell'XI secolo Pietro, figlio di Gregorio II di Tuscolo, ereditò il castello di Colonna e ne assunse il cognome. I Conti di Tuscolo erano la famiglia che dominava i colli a sud-est di Roma, con la loro città sulla cima dell'attuale Tusculum. I Colonna nascono quindi come ramo di quella casata, e il castello sul colle fu il loro primo possesso con un nome proprio.

Le fonti non concordano sulla data dell'eredità. Il Comune parla dell'XI secolo e cita il 1047 come prima attestazione del nome, il portale Visit Castelli Romani indica il 1101. Concordano invece sul seguito: nel 1105, sempre secondo il Comune, Pietro della Colonna perse il castello durante la lotta per le investiture contro papa Pasquale II. È il primo di una lunga serie di scontri fra la famiglia e il papato, che a Colonna ebbero conseguenze molto concrete.

Il portale Visit Castelli Romani legge quegli scontri in chiave politica: i Colonna erano schierati con i ghibellini, dalla parte dell'impero, e per questo entrarono in conflitto con l'autorità papale. Il castello di un piccolo colle a pochi chilometri da Roma diventava così una pedina di una partita molto più grande. Ogni volta che la famiglia perdeva il favore del pontefice, il castello rischiava di passare di mano o di sparire, come accadde nel 1105 e poi alla fine del Duecento.

Lo scontro più duro fu con Bonifacio VIII. Il Comune scrive che il papa ordinò la distruzione completa del castello, costringendo gli abitanti a disperdersi e proibendone la ricostruzione. Il portale Visit Castelli Romani data la distruzione al 1298 e aggiunge che circa dieci anni dopo papa Clemente V restituì il feudo alla famiglia. Chi vuole seguire l'altra faccia di quella guerra può andare ad Anagni, al Palazzo di Bonifacio VIII.

A Roma il nome della famiglia resta legato al palazzo ai Santi Apostoli e alla sua quadreria, oggi la Galleria Colonna. Da non confondere con Piazza Colonna, che invece prende il nome dalla Colonna di Marco Aurelio e non dalla casata. È un equivoco facile: il nome è lo stesso, la storia no, e il paese dei Castelli c'entra solo con la famiglia.

Il consiglio che ti do per visitare Colonna (RM)

Il consiglio è di non trattare Colonna come una meta da giornata intera. È un paese piccolo, e il centro si esaurisce in fretta. Funziona benissimo invece come tappa di un giro più largo sui Castelli orientali: una mattina a Frascati fra le ville, poi la salita a Colonna nel tardo pomeriggio, quando la chiesa di San Nicola è aperta e la luce taglia le facciate del centro.

Chi ha poco tempo può anche fare il contrario: pranzo a Colonna, pomeriggio a Monte Compatri o a Grottaferrata. L'importante è non arrivare in paese nelle ore centrali di un giorno feriale aspettandosi di entrare in chiesa, perché la chiesa di San Nicola apre al pubblico nel pomeriggio. La mattina resta il paese esterno, con il palazzo, il dindarolo e i murales, che si vedono comunque bene.

Se il calendario lo permette, conviene scegliere il fine settimana della sagra dell'Uva Italia e delle Pincinelle, che nel 2026 si tiene dal 9 all'11 ottobre. È il momento in cui il paese si mostra per quello che è: una comunità agricola che festeggia il proprio raccolto. Fuori da quei giorni Colonna è tranquilla, quasi silenziosa nelle ore centrali, con i negozi chiusi nel primo pomeriggio come nella maggior parte dei paesi dei Castelli.

Per chi arriva in treno, il consiglio pratico è di controllare prima sul sito di Trenitalia il regionale di ritorno. La fermata di Colonna Galleria non ha biglietteria segnalata sulla pagina di RFI, e nelle ore serali le corse si diradano: secondo un orario pubblicato online, l'ultimo diretto da Roma Termini parte poco prima delle 21.30. Meglio avere il biglietto già acquistato in digitale e sapere a che ora scendere a piedi dal paese.

Quanto costa e come si entra nei luoghi del paese?

Il paese è gratuito in ogni sua parte pubblica: strade, piazze, scorci lungo il bordo dell'abitato. La chiesa di San Nicola di Bari è a ingresso libero negli orari pubblicati dal Comune, dal lunedì al sabato dalle 17 alle 20 e la domenica dalle 9 alle 19. Durante le celebrazioni la visita va sospesa. Per richieste particolari, come vedere da vicino il dipinto del Maratta, la parrocchia risponde al 06 62278336 o a parrocchiacolonna@gmail.com.

Il Palazzo baronale si guarda dall'esterno. Il Comune non pubblica un orario di visita per gli interni né una modalità di prenotazione, e il dato va chiesto direttamente agli uffici comunali di piazza Vittorio Emanuele II, al 06 97859938. Non risulta un biglietto cumulativo né una rivendita ufficiale di visite a Colonna pubblicata dal Comune. Per questo qui non si segnala nessun canale a pagamento, e chi propone un biglietto per il paese vende in realtà un servizio suo.

Discorso diverso per la Ferrovia-Museo della Stazione di Colonna, gestita dall'omonima fondazione. La scheda del Ministero della cultura indica l'apertura dal venerdì alla domenica, dalle 9 alle 13 e dalle 14.30 alle 18.30, con prenotazione obbligatoria. Un articolo della stampa locale riporta invece l'apertura il venerdì e il sabato dalle 9 alle 13. Le fonti non concordano, e il prezzo non è pubblicato: il canale da usare è la mail info@ferroviamuseo.it.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Colonna ha perso il proprio castello per mano di un papa, e ha ottenuto l'autonomia comunale per mano di un altro. La pagina storica del Comune ricorda che con il Motu Proprio di Pio VII del 1816 Colonna diventò comune del Distretto di Frascati. Il potere dei baroni però rimase in piedi ancora per decenni, e il passaggio vero arrivò solo a metà Ottocento, con la rinuncia dei principi ai diritti feudali.

Il 12 dicembre 1849, secondo il Comune, il principe Giulio Cesare Rospigliosi rinunciò ai diritti baronali su Colonna. Il portale Visit Castelli Romani parla della rinuncia dei principi Pallavicini nello stesso anno. Non è una contraddizione vera: lo stesso portale presenta Giovanni Battista Rospigliosi come principe Pallavicini, segno che i due nomi indicavano ormai la stessa casata. Il 24 novembre 1870, due mesi dopo la presa di Roma, il primo Consiglio comunale dell'Italia unita elesse sindaco Ercole Tofanelli.

Il fatto noto, dunque, è che Colonna è la culla dei Colonna. Quello che si cita poco è che per circa due secoli, dal Seicento all'Ottocento, il paese non appartenne affatto ai Colonna. Secondo il Comune Pier Francesco Colonna lo vendette ai Ludovisi, e il feudo passò poi ai Rospigliosi insieme al Ducato di Zagarolo. La parte più lunga della storia moderna del paese si è svolta sotto altre famiglie.

C'è un secondo fatto conosciuto ma raramente messo in evidenza: durante la seconda guerra mondiale Colonna diventò sede di un comando militare tedesco, secondo il portale Visit Castelli Romani, e per questo fu bombardata più volte. Il portale non precisa gli anni né l'entità dei danni, che vanno cercati negli archivi locali. La stampa locale collega a quegli anni anche un voto dei colonnesi, legato alla chiesa di San Nicola.

La foto giusta da fare a Colonna (RM)

La foto da portare a casa è quella del dindarolo visto dal basso, dalle strade che salgono al centro, con la sagoma del serbatoio che sovrasta i tetti. È l'immagine che dice Colonna meglio di ogni altra, perché è quella che si riconosce da lontano. Nel tardo pomeriggio la luce arriva di lato e dà volume alla forma tondeggiante, mentre a mezzogiorno il serbatoio diventa una macchia chiara senza rilievo.

Seconda inquadratura: il portale bugnato del Palazzo baronale, da una distanza che permetta di includere anche un pezzo della strada in salita. Il bugnato rende bene con la luce radente, di mattina o verso sera. Chi cerca invece i murales di Serrande d'autore deve ricordare un dettaglio pratico: le opere sono dipinte sulle saracinesche, quindi si vedono solo a negozi chiusi, per esempio nella pausa del primo pomeriggio o la domenica.

Durante la sagra d'autunno le fotografie migliori sono quelle della domenica pomeriggio. Nel 2026, secondo la stampa locale, domenica 11 ottobre alle 15 è prevista la sfilata degli sbandieratori e dei carri allegorici. Conviene cercare un punto lungo il percorso con la chiesa di San Nicola sullo sfondo e arrivare con anticipo, perché nei paesi piccoli i marciapiedi si riempiono subito. Per ritrarre persone in primo piano, chiedete sempre il permesso.

Un'ultima inquadratura, per chi ama i dettagli: la facciata della chiesa di San Nicola di Bari nella piazza intitolata al Duca di Gallese, ripresa nel momento in cui il sagrato si svuota, dopo una funzione o prima dell'apertura pomeridiana. La chiesa è settecentesca, costruita fra il 1756 e il 1771 secondo il Comune, e la sua facciata si presta a una foto frontale pulita. Evitate il flash all'interno, e durante le funzioni lasciate la macchina fotografica nello zaino.

Come si arriva da Roma in treno o in auto?

In treno si scende alla fermata Colonna Galleria, sulla linea Roma-Cassino. Secondo la ricostruzione pubblicata dall'enciclopedia online, la fermata fu attivata il 28 ottobre 1941 con il nome di Colonna Littorio, cambiato nel 1946. È servita dai regionali della FL6, che collegano Roma con Frosinone e Cassino. Il Comune indica una percorrenza di circa 25 minuti dalla Stazione Termini. Gli orari vanno controllati sul sito di Trenitalia.

La pagina di RFI dedicata a Colonna Galleria segnala due binari, uno solo con percorso senza barriere, nessun ascensore, nessun servizio di assistenza per le persone con disabilità e nessun marciapiede rialzato. Per chi si muove in carrozzina o con difficoltà motorie il treno, qui, è una soluzione complicata. Meglio valutare l'auto o farsi lasciare in paese, e comunque chiedere informazioni al gestore del servizio prima della partenza.

Chi sceglie il treno nei giorni della sagra ha un vantaggio concreto: secondo la stampa locale, nel 2026 una delle navette gratuite parte proprio dalla stazione ferroviaria. È la combinazione più semplice per evitare il problema del parcheggio e per bere un bicchiere di vino senza pensieri. Fuori da quei giorni, invece, l'ultimo tratto fra la fermata e il paese va fatto con mezzi propri o a piedi, e il Comune non indica il percorso consigliato.

In autobus il Comune indica le linee extraurbane Cotral in partenza dalla stazione Anagnina della metro A, che percorrono la via Casilina. La fermata utile è a circa 800 metri dal centro. Il Comune non indica i numeri delle linee: vanno cercati sul sito di Cotral con il calcolo del percorso, indicando Colonna come destinazione. Tenete conto dell'ultimo tratto a piedi, in salita, nel conto dei tempi.

In auto il Comune propone tre strade. Dall'autostrada A1 si esce al casello di Monte Porzio Catone arrivando da Roma, o a quello di San Cesareo arrivando da sud. In alternativa si percorre la via Casilina, la statale 6, per circa 26 chilometri da Roma. La terza strada è la via Tuscolana fino a Frascati, poi circa 7 chilometri sulla provinciale Frascati-Colonna. È quella più comoda per chi abbina i due paesi.

Il Comune non pubblica un elenco dei parcheggi né indica zone a traffico limitato nel centro storico. Il nucleo antico è piccolo e raccolto sulla sommità, quindi conviene lasciare l'auto fuori dal centro e salire a piedi. Nei giorni della sagra la scelta più comoda è raggiungere il campo sportivo, da cui partono le navette gratuite annunciate dalla stampa locale per l'edizione 2026.

La Casilina merita due parole. Nella parte romana ricalca in lunghi tratti il percorso di una strada più antica, e il Comune ricorda che i Labicani si stabilirono presso la statio ad Quintanas, sulla via Labicana. Uscendo da Roma si passa accanto a Porta Maggiore, al Pigneto, a Torpignattara e al Mausoleo di Sant'Elena: chi viaggia in auto può fermarsi all'andata o al ritorno.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Le origini sono antichissime. Il Comune e il portale Visit Castelli Romani ricordano ritrovamenti dell'età del Bronzo. Il primo nucleo di rilievo, per il portale, nacque in età romana con Labici Quintanense, dopo la conquista della città latina di Labicum da parte dei Romani nel 414 avanti Cristo. Sulla posizione di Labicum le fonti antiche non sono chiare: il Comune, citando lo storico Giuseppe Tomassetti, la colloca probabilmente a Monte Compatri.

Il Medioevo è il secolo del nome. Il toponimo Columna compare in un documento del 1047, secondo il Comune. Pietro dei Conti di Tuscolo eredita il castello, nel 1101 secondo Visit Castelli Romani, e diventa Petrus de Columna. Nel 1105 perde il castello nella guerra contro Pasquale II. Alla fine del Duecento Bonifacio VIII ordina la distruzione totale del castello, il portale indica il 1298, e circa dieci anni dopo Clemente V restituisce il feudo alla famiglia.

L'età moderna è il tempo delle vendite. Pier Francesco Colonna cede il feudo ai Ludovisi: il Comune scrive 1622, il portale Visit Castelli Romani 1662, e le due date non si conciliano. Seguono i Rospigliosi, con il Ducato di Zagarolo, e i Pallavicini, che mantengono i diritti baronali fino all'Ottocento. Fra il 1756 e il 1771, secondo il Comune, viene costruita la chiesa di San Nicola, inaugurata nel 1771.

L'Ottocento porta il comune: il Motu Proprio di Pio VII nel 1816, la rinuncia di Giulio Cesare Rospigliosi ai diritti baronali il 12 dicembre 1849, il primo consiglio dell'Italia unita il 24 novembre 1870. Il Novecento porta la ferrovia, prima con la stazione della linea Roma-Fiuggi, poi nel 1941 con la fermata di Colonna Galleria. E porta la guerra: secondo Visit Castelli Romani il paese fu sede di un comando militare tedesco e per questo venne bombardato più volte.

Il dopoguerra è quello della ricostruzione e dell'acqua. Il dindarolo, il serbatoio a forma di salvadanaio, fu costruito fra il 1953 e il 1956 secondo il portale turistico della Regione Lazio. Nel 2026 la sagra dell'Uva Italia arriva alla sessantaquattresima edizione. Dal 2020, secondo la stampa locale, le serrande del centro si riempiono di murales. Sono avvenimenti piccoli, ma raccontano un paese che ha cambiato pelle senza perdere la sua misura.

Chi è passato da Colonna (RM)

Il primo nome è quello di Pietro, figlio di Gregorio II di Tuscolo, che secondo il Comune ereditò il castello e prese il nome dal luogo, diventando il capostipite della casata. Da quel momento il nome del paese viaggia con la famiglia: cardinali, condottieri, papi e principi che nella Roma dei secoli successivi portarono il cognome Colonna, lontano da questo colle. È un caso raro di borgo che ha prestato il nome a una dinastia.

Poi i papi, che qui hanno lasciato il segno più con i decreti che con la presenza. Pasquale II, contro cui Pietro della Colonna perse il castello nel 1105. Bonifacio VIII, che ne ordinò la distruzione. Clemente V, che restituì il feudo. Pio VII, che con il Motu Proprio del 1816 fece di Colonna un comune. E il cardinale Ludovico Ludovisi, che secondo il portale Visit Castelli Romani acquistò il feudo dai Colonna.

Nell'Ottocento compaiono i Rospigliosi e i Pallavicini, con il principe Giulio Cesare Rospigliosi che nel 1849 rinunciò ai diritti baronali, ed Ercole Tofanelli, primo sindaco dell'Italia unita. Secondo il portale turistico della Regione Lazio soggiornò a Colonna anche Gabriele d'Annunzio, dopo il matrimonio con la duchessa Maria Hardouin di Gallese. Il portale non indica la durata né il luogo preciso del soggiorno, e nessuna lapide in paese risulta documentata da una fonte ufficiale.

Nella chiesa di San Nicola è passata, con le sue opere, la mano di Carlo Maratta: secondo il Comune la chiesa conserva un suo dipinto raffigurante il Santissimo Salvatore. Un articolo della stampa locale attribuisce inoltre a Duilio Cambellotti affreschi con l'Annunciazione e scene della vita di San Nicola, legati a un voto dei colonnesi durante la seconda guerra mondiale. La pagina del Comune non cita Cambellotti. Più di recente, sulle serrande, è passato lo street artist Gofy.

E sono passati, soprattutto, i colonnesi arrivati da fuori. La pagina storica del Comune ricorda le famiglie venute dalle Marche nell'Ottocento, al punto da formare quasi un terzo della popolazione nel 1871. Il Comune cita anche lo storico Giuseppe Tomassetti, secondo cui in questo territorio si stabilirono i Labicani, presso la statio ad Quintanas. Sono presenze meno illustri dei principi, ma hanno fatto il paese di oggi.

Quali sagre e feste si tengono durante l'anno?

L'appuntamento più noto è la sagra dell'Uva Italia, l'uva da tavola coltivata nel territorio. Nel 2026, secondo la stampa locale, si svolge dal 9 all'11 ottobre come sessantaquattresima edizione, insieme alla trentaduesima sagra delle Pincinelle, la pasta fresca di acqua e farina tipica del paese. La organizzano il Comune di Colonna e l'Associazione Pro Loco. Il portale regionale colloca la sagra delle Pincinelle a settembre: nel 2026 le due feste sono state unite.

Giorno Che cosa prevede il programma 2026 secondo la stampa locale
Venerdì 9 ottobre Inaugurazione alle 18, musica dal vivo dalle 19 e spettacolo in piazza alle 21.30
Sabato 10 ottobre Animazione per adulti e bambini dalle 16, concerti dalle 18.30, serata con dj alle 22
Domenica 11 ottobre Raduno bandistico alle 10.30, musica folk, sfilata di sbandieratori e carri allegorici alle 15, spettacolo serale alle 20.30

Nei giorni della sagra, secondo lo stesso articolo, è attivo un servizio navetta gratuito con partenze dal campo sportivo e dalla stazione ferroviaria, ed è previsto un percorso enogastronomico a 25 euro con menù fisso e degustazioni in tre cantine del territorio. Il programma ufficiale va confrontato con il sito del Comune di Colonna nella settimana dell'evento, perché orari e ospiti possono cambiare fino all'ultimo.

L'altra data del calendario è religiosa. Il portale turistico della Regione Lazio indica a dicembre la festa di San Nicola di Bari, patrono del paese, a cui è dedicata la chiesa principale. La liturgia cade il 6 dicembre, ma il programma delle celebrazioni e delle eventuali processioni non risulta pubblicato con anticipo. Chi vuole assistere deve chiedere alla parrocchia, via mail a parrocchiacolonna@gmail.com, qualche settimana prima.

La Ferrovia-Museo della Stazione di Colonna: dove si trova davvero?

La scheda del Ministero della cultura colloca la Ferrovia-Museo in via Casilina 17, 00030 San Cesareo. Conserva un tratto di binario della vecchia linea Roma-Fiuggi-Frosinone, gli edifici centenari della stazione di Colonna, oggi in territorio di San Cesareo, alcuni rotabili storici e una raccolta di attrezzi e documenti d'epoca. La gestisce la Fondazione Ferrovia-Museo della Stazione di Colonna. È quindi una visita legata al paese per nome e per storia, non per confini comunali.

Il portale turistico della Regione Lazio indica che la stazione fu progettata nel 1907, sulla linea che collegava Roma a Fiuggi e Frosinone. La stampa locale parla di circa 500 metri di binario conservati e di un locomotore del 1916. Chi è appassionato di treni trova qui un pezzo della storia dei trasporti dei Castelli, legato a una linea secondaria che oggi non esiste più. Per i bambini, un binario vero con i rotabili fa spesso più effetto di un museo in vetrina.

Le informazioni pratiche vanno chieste prima alla fondazione, scrivendo a info@ferroviamuseo.it, perché le fonti non concordano sugli orari e il prezzo non è pubblicato. Il sito ufficiale indicato dal Ministero è ferroviamuseo-colonna.it. La prenotazione, secondo il Ministero, è obbligatoria. Presentarsi senza aver scritto significa correre il rischio di trovare il cancello chiuso, soprattutto fuori dai fine settimana.

La colonna del nome: documenti, tradizione, leggenda

Quello che dicono i documenti è poco e preciso. Il toponimo Columna compare nel 1047, secondo la pagina storica del Comune, e nel 1101 un Pietro dei Conti di Tuscolo risulta Petrus de Columna, secondo il portale Visit Castelli Romani. Il nome del luogo, dunque, precede la famiglia. Non esiste invece un documento che spieghi da dove venga quel nome, né quale colonna, se mai c'è stata, lo abbia originato.

Quello che dice la tradizione è riportato dal portale turistico della Regione Lazio: il nome deriverebbe probabilmente dall'unica colonna superstite di un insediamento antico. È una spiegazione ragionevole, perché nel territorio sono documentate presenze romane, da Labici Quintanense al castrum su cui sorge il Palazzo baronale. Ma nessuna fonte ufficiale indica dove fosse quella colonna, né se sia ancora visibile, e in paese non c'è un reperto segnalato con questo ruolo.

Quello che è leggenda è il salto successivo: la colonna che compare nello stemma della famiglia Colonna sarebbe la stessa del paese. È un'associazione suggerita dal nome e dall'araldica, non da un documento. La colonna dello stemma è un'arma parlante, che richiama il cognome, e il cognome viene dal luogo. Il resto è racconto. Chi visita Colonna fa bene a tenere separati i tre livelli, e a godersi la storia senza pretendere di vedere la colonna.

Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi?

Il paese non chiude, ma i suoi luoghi sì. La chiesa di San Nicola, negli orari pubblicati dal Comune, nei giorni feriali apre solo il pomeriggio, dalle 17 alle 20: la mattina, dal lunedì al sabato, è chiusa. Il Palazzo baronale non ha orari di visita pubblicati. La Ferrovia-Museo è chiusa dal lunedì al giovedì secondo il Ministero. Chi arriva un martedì mattina trova un paese vivo ma nessun interno da vedere.

Anche il clima conta. D'estate le ore centrali sono calde e le strade in salita del centro si fanno faticose, mentre in inverno le giornate corte lasciano poco margine dopo l'apertura pomeridiana della chiesa. I mesi più adatti sono la primavera e l'autunno, con ottobre in testa per via della sagra e della vendemmia. Un giorno feriale di novembre, per contro, può rivelarsi fin troppo tranquillo per chi non conosce il paese e cerca qualcosa da fare.

Non aspettatevi un castello visitabile, un museo civico con biglietteria o un belvedere attrezzato con cannocchiali e pannelli. Colonna non ha nulla di tutto questo. Non aspettatevi nemmeno i grandi panorami sui laghi che offrono Castel Gandolfo o Nemi: il paese guarda a nord, verso la campagna della Casilina e la Valle Latina. Il fascino, se così lo si vuole chiamare, è quello di un borgo agricolo raccolto, con la sua chiesa settecentesca e il suo serbatoio buffo.

Anche nei giorni della sagra ci sono limiti da mettere in conto. Il centro è piccolo e si riempie in fretta, il parcheggio va cercato fuori dal nucleo antico e il traffico sulle provinciali rallenta. Le navette gratuite annunciate dalla stampa per il 2026 partono dal campo sportivo e dalla stazione ferroviaria: conviene usarle. Chi soffre la folla fa meglio a scegliere il venerdì pomeriggio, quando la festa comincia e la gente è ancora poca.

Mangiare in zona

La cucina di Colonna ha piatti propri, e questo aiuta a riconoscere i posti seri. Il portale turistico della Regione Lazio cita le pincinelle, pasta fresca di acqua e farina, i cuori di carciofo alla maggiorana e i mostaccioli. La stampa locale aggiunge le fettuccine alla papalina. Il vino è quello della denominazione Montecompatri-Colonna. Un menù che non propone nulla di tutto questo, e offre invece carbonara e amatriciana come in centro a Roma, dice già molto.

Le trappole ai Castelli sono diverse da quelle di Roma, ma esistono. Diffidate dei menù fissi con prezzo solo a voce, dei cartelli con le foto dei piatti, dei locali lungo le statali aperti a tutte le ore con la cucina sempre accesa. Anche il vino della casa senza indicazione di provenienza è un segnale. I colonnesi mangiano dove il menù cambia con la stagione, dove i prezzi sono scritti e dove le pincinelle arrivano in tavola solo quando c'è chi le fa.

Sul vino vale una regola semplice. La denominazione Montecompatri-Colonna esiste e compare sulle etichette: se al tavolo arriva una caraffa senza alcuna indicazione, chiedete che cosa state bevendo. Nei giorni della sagra, secondo la stampa locale, tre cantine del territorio partecipano al percorso enogastronomico con degustazioni. Fuori dalla festa, un elenco ufficiale delle cantine visitabili non risulta pubblicato dal Comune, e orari e condizioni vanno chiesti direttamente a ciascuna azienda.

Durante la sagra la scelta si semplifica: la festa organizzata con la Pro Loco e il percorso enogastronomico da 25 euro annunciato dalla stampa sono il modo più diretto per assaggiare i piatti del paese. Fuori dai giorni di festa conviene prenotare, perché i locali dei piccoli paesi chiudono presto o fanno turno di riposo infrasettimanale. Per scegliere dove sedersi, fra Colonna e i Castelli, c'è la lista di indirizzi su Google Maps.

Che cosa abbinare in giornata

L'abbinamento più naturale è Frascati, a circa 7 chilometri sulla provinciale. Lì la mattina si spende bene fra Villa Aldobrandini, il parco di Villa Torlonia e, per chi riesce a combinare le date, Villa Falconieri. Sopra Frascati c'è Tusculum, la città dei conti da cui discendono i Colonna: salire lassù prima di arrivare in paese dà un senso alla storia del nome.

Monte Compatri è il vicino più stretto. Condivide con Colonna la denominazione del vino e, secondo lo storico citato dal Comune, anche la memoria dell'antica Labicum. Da lì si prosegue verso Monte Porzio Catone, con il Museo dell'Osservatorio e Villa Mondragone, visitabile solo nelle date fissate dall'università. È un anello di pochi chilometri che si fa bene in auto in una giornata.

Verso est la direzione è la Prenestina. Zagarolo, che con il suo ducato ebbe per secoli un destino legato a quello di Colonna, si raggiunge in pochi minuti. Più avanti c'è Palestrina, con il Museo Archeologico Nazionale, e Castel San Pietro Romano sopra la città. Sulla via del ritorno verso Roma, nelle date di apertura, si può aggiungere Gabii, un'altra città latina.

Chi vuole restare sui Castelli ha molte alternative a portata di auto: Grottaferrata con la sua abbazia, Marino, Ariccia con Palazzo Chigi, il Lago di Albano. Per orientarsi fra sentieri e riserve c'è il Parco dei Castelli Romani. Sul sito trovate anche altri paesi della provincia, da Palombara Sabina a Vicovaro.

Domande frequenti

Colonna è davvero il paese d'origine della famiglia Colonna?

Sì, secondo la pagina storica del Comune e il portale Visit Castelli Romani. Pietro dei Conti di Tuscolo ereditò il castello di Colonna e ne prese il nome, diventando Petrus de Columna. Le fonti non concordano sulla data, XI secolo per il Comune e 1101 per il portale. Del castello originario non resta nulla di leggibile, perché Bonifacio VIII lo fece distruggere alla fine del Duecento.

Si paga per visitare Colonna?

No. Il centro storico è pubblico e la chiesa di San Nicola di Bari è a ingresso libero negli orari pubblicati dal Comune: dal lunedì al sabato dalle 17 alle 20, la domenica dalle 9 alle 19. Il Palazzo baronale si guarda dall'esterno. L'unico luogo con un gestore autonomo è la Ferrovia-Museo, in territorio di San Cesareo, di cui il prezzo non è pubblicato.

Qual è la stazione ferroviaria di Colonna?

È la fermata Colonna Galleria, sulla linea Roma-Cassino, servita dai regionali della FL6. Il Comune indica circa 25 minuti da Roma Termini. Non va confusa con la stazione di Colonna della vecchia linea Roma-Fiuggi, oggi Ferrovia-Museo in via Casilina 17 a San Cesareo. La fermata in uso non ha ascensori, e solo uno dei due binari ha un percorso senza barriere secondo RFI.

Si arriva a Colonna con i mezzi pubblici senza treno?

Sì, con gli autobus extraurbani Cotral che partono dalla stazione Anagnina della metro A e percorrono la via Casilina. Il Comune indica che la fermata utile è a circa 800 metri dal centro del paese, con un ultimo tratto in salita. I numeri delle linee e gli orari non sono pubblicati dal Comune: vanno cercati sul sito di Cotral con il calcolo del percorso.

Quando si tiene la sagra dell'uva a Colonna?

Nel 2026 la sessantaquattresima sagra dell'Uva Italia si svolge dal 9 all'11 ottobre, insieme alla trentaduesima sagra delle Pincinelle, secondo la stampa locale. La organizzano il Comune e la Pro Loco. Sono annunciate navette gratuite dal campo sportivo e dalla stazione ferroviaria. Il programma definitivo va controllato sul sito del Comune nei giorni precedenti, perché può cambiare.

Che cos'è il dindarolo?

È il serbatoio dell'acqua costruito fra il 1953 e il 1956, con la forma di un salvadanaio, che in romanesco si chiama appunto dindarolo. Secondo il portale Visit Castelli Romani domina il centro storico, e il portale turistico della Regione Lazio lo inserisce fra le cose da vedere. Non è un monumento antico, ma è il segno che rende riconoscibile il paese da lontano.

Che cosa si vede nella chiesa di San Nicola di Bari?

La chiesa fu costruita fra il 1756 e il 1771 e inaugurata nel 1771, secondo il Comune, che segnala un dipinto di Carlo Maratta raffigurante il Santissimo Salvatore e un restauro recente completo. La stampa locale attribuisce a Duilio Cambellotti affreschi interni, un dato che la pagina del Comune non riporta. Si trova in piazza Duca di Gallese 3 ed è indicata come accessibile.

Colonna si visita bene con i bambini?

Sì, con aspettative giuste. Il centro è piccolo e si gira a piedi senza fatica, il dindarolo a forma di salvadanaio incuriosisce i più piccoli, i murales sulle serrande si trasformano in una caccia al tesoro. La Ferrovia-Museo, con binari e rotabili veri, è la tappa più adatta, ma va prenotata. Per altre idee c'è la nostra pagina su Roma con i bambini.

Quanto dista Colonna da Roma?

Le fonti non concordano. Il Comune indica circa 25 chilometri nella pagina storica e circa 26 chilometri lungo la via Casilina nella pagina su come arrivare, il portale turistico della Regione Lazio parla di circa 35 chilometri. In pratica il treno regionale da Roma Termini a Colonna Galleria impiega circa 25 minuti secondo il Comune, e in auto, fuori dalle ore di punta, il viaggio dura poco di più.

Chi ha scritto e su quali fonti

Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: il sito del Comune di Colonna, i portali turistici dei Castelli Romani e della Regione Lazio, le pagine di RFI e del Ministero della cultura. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Organizzare una giornata a Colonna per un gruppo significa fare i conti con un centro raccolto, nessuna area di sosta per pullman indicata dal Comune, una fermata ferroviaria senza ascensori e una chiesa aperta solo il pomeriggio nei giorni feriali. Conviene scrivere prima alla parrocchia e al Comune, e costruire il resto della giornata fra Frascati e Monte Compatri. Una risorsa utile per chi organizza viaggi di gruppo nel Lazio è Tour Leader Pro.

Colonna rende di più dentro un itinerario sui Castelli Romani orientali e sulla Prenestina che come gita isolata: i Conti di Tuscolo, le ville di Frascati, le città latine di Gabii e Palestrina raccontano insieme come le grandi famiglie romane siano nate nei paesi intorno alla capitale. Chi ha qualche giorno può dedicarne uno ai Castelli e uno alla Prenestina. Una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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IndirizzoPiazza Vittorio Emanuele II Colonna Vicino Roma 00030

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