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Torpignattara

Torpignattara si gira a piedi e senza biglietto: strade, archi dell'acquedotto Alessandrino e murales si guardano dalla via pubblica. L'unico luogo a pagamento è il Mausoleo di Sant'Elena, in via Casilina 641, gestito dalla Soprintendenza Speciale di Roma, con le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro che fanno capo alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. È aperto tutti i giorni tranne il giovedì: 3 euro per mausoleo e antiquarium, 13 euro l'intero con le catacombe, che si vedono solo con visita guidata prenotata.

Il quartiere, scritto anche Tor Pignattara, si trova nel Municipio V, fra la via Casilina e la via Prenestina, subito a est del Pigneto. Non è un rione monumentale e non ha un centro storico da percorrere in fila. Ha un grande monumento costantiniano, un acquedotto del III secolo che affiora fra i palazzi, una stagione di murales nata a metà degli anni Dieci e una delle comunità più varie di Roma, che si legge nelle insegne e nei luoghi di preghiera.

Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul portale del Ministero della Cultura, sulla locandina della Soprintendenza Speciale di Roma dedicata al mausoleo e alle catacombe, sul portale turistico di Roma Capitale e su Roma Servizi per la Mobilità per i trasporti. Il trenino Termini-Centocelle, che correva lungo la Casilina, è sospeso dal 4 marzo 2026 e non tornerà in servizio. Per le visite al mausoleo e alle catacombe i recapiti ufficiali sono santimarcellinoepietro@gmail.com, 339 6528887 e 06 2419446.

Mausoleo di Sant'Elena sulla via Casilina a Tor Pignattara
Il Mausoleo di Sant'Elena sulla via Casilina, a Tor Pignattara. Foto di Mario1952, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

In breve: indirizzo, orari, biglietto

  • Dove: quartiere Torpignattara, Municipio V, fra via Casilina e via Prenestina. Il Mausoleo di Sant'Elena è in via Casilina 641, 00177 Roma.
  • Gestore del mausoleo: Soprintendenza Speciale di Roma. Le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro fanno capo alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
  • Come si entra: strade, archi dell'acquedotto e murales liberi, dalla via pubblica. Catacombe solo con visita guidata e prenotazione.
  • Prezzo: mausoleo e antiquarium 3 euro. Biglietto con le catacombe 13 euro intero, 10 euro ridotto.
  • Orari del mausoleo: dal 1° aprile al 31 ottobre 10-13 e 16-19, dal 1° novembre al 31 marzo 10-13 e 15-18. Chiuso il giovedì.
  • Come si arriva: metro C, fermata Malatesta, oppure bus 105 lungo la Casilina. Il trenino Termini-Centocelle è sospeso dal 4 marzo 2026.
  • Accessibilità: rampe e pannelli tattili al mausoleo dopo i lavori conclusi nel novembre 2025, secondo il portale turistico di Roma Capitale.

Dove si trova e che cosa si vede davvero

Torpignattara comincia dove la Casilina, uscita da Porta Maggiore, supera la ferrovia e si allarga verso est. A nord la chiude la Prenestina, a ovest il Pigneto, a est i prati di Villa De Sanctis e poi Centocelle. Le strade che contano per chi arriva da fuori sono poche: la Casilina, via della Marranella, via di Tor Pignattara, via dell'Acqua Bullicante e le traverse dove si trovano i murales documentati.

Quello che si vede davvero, prima di tutto, è un quartiere abitato. Palazzine di quattro o cinque piani, case basse con cortile, negozi di vicinato, scuole, parrocchie, qualche capannone rimasto dagli anni in cui la zona era un distretto di piccole industrie. Chi arriva aspettandosi un museo all'aperto resta spiazzato. Chi arriva sapendo che le opere sono sparse fra le case e che il pezzo forte è antico, invece, trova quello che cerca.

Il pezzo forte è il Mausoleo di Sant'Elena, sulla Casilina all'altezza del civico 641. È una rotonda in muratura di oltre venti metri di diametro, costruita nel IV secolo per la famiglia di Costantino e usata come sepolcro della madre, Elena. Sotto e intorno si aprono le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro. Il complesso si vede anche da fuori, ma l'interno, l'antiquarium e le gallerie sotterranee richiedono un biglietto.

Il secondo elemento è l'acquedotto Alessandrino, voluto dall'imperatore Alessandro Severo nel 226 dopo Cristo. Secondo l'Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros, le sue arcate sono ancora visibili sui fossi della zona fino a via di Tor Pignattara, e l'arco più ampio, di circa quindici metri, scavalca viale Palmiro Togliatti. Sono resti all'aperto, fra giardini pubblici, strade e palazzi, e si guardano senza biglietto e senza orari.

Il terzo elemento sono i murales. Dal 2014 in poi artisti italiani e stranieri hanno dipinto facciate cieche, muri di scuole e fianchi di palazzine, spesso con progetti promossi dal comitato di quartiere e dall'Ecomuseo Casilino. L'opera più discussa è Hostia di Nicola Verlato, dedicata a Pier Paolo Pasolini, in via Galeazzo Alessi. Le altre sono sparse in un raggio che si copre a piedi in un paio d'ore, con qualche tratto di Casilina poco piacevole da percorrere.

L'ultimo elemento non si fotografa. Torpignattara è uno dei quartieri romani con la quota più alta di residenti nati all'estero, e la comunità bengalese è la più numerosa. Si capisce dalle insegne, dai negozi di alimentari, dalle sale di preghiera ricavate in ex garage, dalle lingue che si sentono all'uscita delle scuole. È la parte del quartiere che i visitatori notano di più e che conviene osservare con discrezione, senza trasformarla in uno spettacolo.

Una curiosità su Torpignattara

Il nome del quartiere viene da un dettaglio di cantiere. Per alleggerire la cupola del mausoleo, i costruttori inserirono nel calcestruzzo anfore vuote, chiamate popolarmente pignatte, e il monumento diventò per i romani la torre delle pignatte. Il portale turistico di Roma Capitale precisa che le anfore sono ancora visibili nella struttura. Da quel soprannome viene Tor Pignattara, che nell'uso di tutti i giorni si è fuso in una parola sola.

Conviene tenere distinti i tre livelli del racconto. Documentato è l'uso di anfore vuote nella volta, una tecnica romana per ridurre il peso delle coperture, visibile ancora oggi nel monumento. Tradizione è il passaggio dal soprannome del rudere al nome della zona, riportato concordemente dalle fonti locali e dal portale di Roma Capitale. Leggenda, infine, non ce n'è: nessun racconto con personaggi o miracoli si è attaccato al nome, che resta la descrizione ironica di un rudere pieno di cocci.

Le due grafie convivono senza problemi. L'Ecomuseo Casilino e molti documenti usano Tor Pignattara staccato, la stampa e le insegne preferiscono Torpignattara attaccato. Anche la fermata della metro C che serve il quartiere porta un altro nome, Malatesta, dalla piazza sotto cui si trova. Chi cerca informazioni in rete fa bene a provare entrambe le grafie, perché alcuni progetti di street art e alcune associazioni compaiono solo con una delle due.

Un'altra curiosità riguarda il nome antico della zona. Le fonti archeologiche chiamano l'area ad duas lauros, ai due allori, e con questo nome la conoscono ancora le catacombe e l'Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros, che ha fatto del toponimo latino la propria insegna. Lo stesso toponimo latino compare nel nome del sito ufficiale delle catacombe, che si presenta come Catacombe Santi Marcellino e Pietro ad duas lauros.

Il mausoleo, infine, forse non era pensato per Elena. Il portale turistico di Roma Capitale lo descrive come concepito probabilmente per la famiglia imperiale, prima che vi fosse sepolta la madre di Costantino. Il sarcofago in porfido che la conteneva non si trova più qui: è stato trasferito al Laterano fra XI e XII secolo, secondo la Soprintendenza, e oggi si conserva ai Musei Vaticani.

Una cosa che non ti dice nessuno su Torpignattara

Molti articoli e blog di viaggio presentano Torpignattara come un quartiere della street art, un museo a cielo aperto da percorrere come si percorre una galleria. A nostro giudizio è la lettura sbagliata. Le opere ci sono e alcune sono notevoli, ma sono poche rispetto alla fama, sparse su un'area larga, e alcune invecchiano più in fretta di quanto le foto in rete lascino pensare. Venire solo per i murales porta spesso a una mezza delusione.

Il motivo vero per venire è un altro, ed è più vecchio di diciassette secoli. Il Mausoleo di Sant'Elena è uno dei grandi sepolcri imperiali di Roma, collegato a una catacomba con decine di ambienti dipinti, e resta fuori dai percorsi di quasi tutti i visitatori. Chi organizza la giornata partendo dal mausoleo e aggiungendo i murales come contorno torna a casa con un'idea del quartiere più solida di chi fa il contrario.

C'è poi un errore pratico che si ripete. Molti pensano di arrivare con il trenino della Casilina, la vecchia ferrovia Termini-Centocelle, perché le mappe più datate la indicano ancora. Il servizio è sospeso dal 4 marzo 2026 e Roma Capitale ha deciso di non riattivarlo, in attesa della nuova tranvia verso Tor Vergata. Chi non lo sa rischia di aspettare a una fermata chiusa.

Infine, Torpignattara non va raccontata come un quartiere difficile da visitare con cautela. È un quartiere popolare, abitato da famiglie, studenti, lavoratori italiani e stranieri, con i problemi e le risorse di tutte le periferie consolidate di Roma. Il rispetto richiesto è lo stesso di qualsiasi zona residenziale: niente foto insistenti alle persone, niente ingressi nei cortili privati per inquadrare un murale, niente sguardi da safari davanti ai luoghi di preghiera.

Un altro equivoco riguarda il confine con il Pigneto. Molti articoli e molte mappe usano i due nomi come se fossero la stessa cosa, e alcuni murales di Torpignattara compaiono in rete come opere del Pigneto. Il Pigneto è il quartiere a ridosso della ferrovia, con l'isola pedonale e la vita serale. Torpignattara comincia più a est e più a sud, verso la Casilina, ed è più residenziale, più tranquilla la sera, più varia nella popolazione.

Che cosa resta del mausoleo e delle catacombe?

Il mausoleo è una grande rotonda formata da due cilindri sovrapposti. Nel cilindro inferiore, secondo il portale turistico di Roma Capitale, si aprivano otto nicchie alternate, rettangolari e semicircolari, destinate ai sarcofagi. Il diametro supera i venti metri. Nella parte alta si riconoscono ancora le anfore che hanno dato il nome al quartiere. È il dettaglio da cercare durante la visita, prima ancora delle nicchie, perché spiega in un colpo solo la tecnica costruttiva romana e l'origine del toponimo moderno.

Accanto al mausoleo sorgeva una basilica costruita in onore dei Santi Marcellino e Pietro fra il 315 e il 326, secondo la Soprintendenza. Elena vi fu sepolta intorno al 329. I due santi morirono durante la persecuzione di Diocleziano e diedero il nome al cimitero sotterraneo. La Soprintendenza chiama l'area ad duas lauros, o inter duas lauros, e la colloca in una tenuta imperiale: il sepolcro della famiglia di Costantino sorgeva quindi su un terreno di proprietà della dinastia.

La locandina della Soprintendenza conta nelle catacombe circa 87 ambienti affrescati e stima intorno alle 15.000 le sepolture riferibili al III secolo. Sono numeri che collocano il complesso fra i cimiteri cristiani importanti della città. La visita alle gallerie si fa solo con un operatore del sito, in turni prenotati, e non è possibile scendere da soli. Per un confronto con gli altri cimiteri cristiani della città c'è la pagina sulle catacombe di Roma.

Nel 1632 dentro il mausoleo fu ricavata una chiesa, ampliata nel 1764. Nel 1769 venne scavato un passaggio sotterraneo verso le catacombe. Secondo il portale turistico di Roma Capitale, i lavori conclusi nel novembre 2025 hanno riaperto proprio quel passaggio settecentesco, che collega l'antiquarium alle gallerie, e hanno aggiunto rampe e pannelli tattili. L'antiquarium espone modelli ricostruttivi e materiali dall'area funeraria imperiale, ed è compreso nel biglietto base.

Il complesso fa parte di una famiglia di monumenti costantiniani sparsi fuori dalle mura. Il più vicino per tipologia è il Mausoleo di Santa Costanza sulla Nomentana, costruito per la figlia di Costantino accanto alla basilica di Sant'Agnese. Visitarli entrambi aiuta a capire come la dinastia costantiniana usasse i grandi sepolcri accanto ai santuari dei martiri, lungo le consolari appena fuori città.

Accanto al mausoleo si estende Villa De Sanctis, parco pubblico del Municipio V noto anche come parco Casilino Labicano. Il verde intorno al monumento aiuta a immaginare la campagna dove sorgevano la basilica e il sepolcro imperiale, prima che il quartiere li circondasse. Chi visita il mausoleo con bambini o con persone che hanno bisogno di pause trova nel parco un posto dove fermarsi prima o dopo la visita, senza tornare sulla Casilina.

Il consiglio che ti do per visitare Torpignattara

Il consiglio è di cominciare dal mausoleo, la mattina, in un giorno qualsiasi tranne il giovedì. L'apertura è alle 10 tutto l'anno. Chi vuole scendere nelle catacombe scrive prima a santimarcellinoepietro@gmail.com o telefona al 339 6528887, perché le gallerie si vedono solo con visita guidata e prenotazione. Chi si accontenta di mausoleo e antiquarium può presentarsi direttamente, ma conviene comunque controllare le chiusure straordinarie sul sito ufficiale.

Nella mail di prenotazione conviene indicare subito la data preferita e un'alternativa, il numero di persone, la lingua desiderata e l'eventuale presenza di bambini o di persone con difficoltà motorie. Sono le informazioni che servono al sito per assegnare un turno. Chi viaggia in un gruppo organizzato o con una scuola fa bene a scrivere con più anticipo, perché i turni delle catacombe hanno un numero limitato di posti e le date più richieste si riempiono presto.

Dopo il mausoleo, il percorso naturale risale verso nord, dentro il quartiere, fino ai murales di via Galeazzo Alessi, via Ciro da Urbino e via della Marranella, e poi verso via di Tor Pignattara, dove affiorano gli archi dell'acquedotto. È un giro di qualche chilometro, piano, senza salite, che si fa bene in tre o quattro ore con una pausa. Le scarpe comode contano più della macchina fotografica.

Il pomeriggio può finire al Pigneto, a piedi, con una proiezione al Nuovo Cinema Aquila o una passeggiata nell'isola pedonale. In alternativa si prende la metro C a Malatesta e si torna verso San Giovanni. Chi ha tempo per un secondo monumento può fermarsi a Porta Maggiore e alla Basilica sotterranea, che ha aperture limitate da verificare prima di partire.

Due cautele pratiche. D'estate le ore centrali sulla Casilina sono pesanti, con poco riparo e molto traffico, e conviene spostarsi nelle traverse interne. D'inverno il mausoleo chiude alle 18 e la luce cala presto, quindi i murales vanno visti prima. In tutte le stagioni è meglio evitare i giorni di pioggia forte per le catacombe, soprattutto se fra chi visita ci sono persone con difficoltà a camminare su pavimenti irregolari.

Quanto costa e come si prenota la visita al mausoleo?

Il portale del Ministero della Cultura indica due livelli di biglietto. Il primo, da 3 euro, comprende mausoleo e antiquarium. Il secondo comprende anche le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro: 13 euro l'intero, 10 euro il ridotto. Il portale non elenca le categorie che hanno diritto al ridotto o alla gratuità, e per saperlo il canale giusto è la mail del sito o il telefono 06 2419446.

Voce Dato pubblicato
Mausoleo e antiquarium 3 euro
Mausoleo, antiquarium e catacombe, intero 13 euro
Mausoleo, antiquarium e catacombe, ridotto 10 euro
Orario dal 1° aprile al 31 ottobre 10-13 e 16-19
Orario dal 1° novembre al 31 marzo 10-13 e 15-18
Giorno di chiusura Giovedì

Il biglietto si compra sul posto o prenotando attraverso i canali del sito santimarcellinoepietro.it, che è il riferimento ufficiale indicato dalla Soprintendenza e dal Ministero. La locandina della Soprintendenza definisce obbligatoria la prenotazione per le visite guidate alle catacombe, mentre il portale del Ministero la presenta come facoltativa per il mausoleo. Per non sbagliare, la prenotazione via mail conviene sempre. Il canale ufficiale basta: non serve passare da rivenditori o piattaforme di terzi.

Altri recapiti utili: il cellulare 339 6528887, indicato anche dal portale turistico di Roma Capitale, e l'indirizzo istituzionale della Soprintendenza, ss-abap-rm@cultura.gov.it, per questioni che riguardano il monumento più che la singola visita. Il sito della Soprintendenza Speciale di Roma pubblica anche le aperture straordinarie, come le aperture serali al mausoleo, annunciate di volta in volta con date e modalità di accesso.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Chi ha visitato i Musei Vaticani può aver visto il sarcofago di Elena, una grande cassa monumentale di porfido. Quasi nessuno collega quel sarcofago a un quartiere popolare della Casilina. Eppure viene da qui: fu tolto dal mausoleo e portato al Laterano fra XI e XII secolo, secondo la Soprintendenza, e solo più tardi entrò nelle collezioni pontificie, dove si trova ancora.

Il collegamento con il Laterano non stupisce. Nel Medioevo la basilica di San Giovanni in Laterano e il palazzo accanto erano il centro della Chiesa di Roma, la destinazione naturale per un oggetto di quel valore. A poca distanza sorge anche Santa Croce in Gerusalemme, che la tradizione lega a Elena e alle reliquie della Passione. Mettere insieme i tre luoghi aiuta a leggere la presenza di Elena a Roma fuori dai soliti percorsi.

Un secondo fatto noto agli archeologi e quasi mai raccontato ai visitatori riguarda l'acqua. L'acquedotto Alessandrino, che attraversa il quartiere, portava ogni giorno circa 21.632 metri cubi d'acqua, secondo l'Ecomuseo Casilino, per alimentare le terme di Nerone in Campo Marzio, rinnovate dall'imperatore e ribattezzate Terme Alessandrine. L'acqua che passava sopra Torpignattara finiva quindi nella zona fra il Pantheon e Piazza Navona.

Dove si vedono gli archi dell'acquedotto Alessandrino?

L'acquedotto fu costruito nel 226 dopo Cristo per volontà di Alessandro Severo, imperatore dal 222 al 235. Captava l'acqua a Pantano Borghese, lungo l'antica via Prenestina, circa tre chilometri a nord dell'abitato di Colonna, e correva per circa ventidue chilometri. Nel tratto verso Roma passava sottoterra fino a Torre Angela, dove oggi si trova il Castelletto, poi riemergeva su arcate per superare i fossi.

A Torpignattara le arcate si vedono in più punti, fra i fossi della zona e via di Tor Pignattara. L'arco più largo, circa quindici metri, scavalca viale Palmiro Togliatti, e si vede bene anche dall'auto o dal bus. Altri tratti emergono fra giardini e palazzine, e la loro lettura richiede un po' di attenzione: sono frammenti, non una fila continua come quella che si vede nei parchi della Tuscolana.

È importante non confondere questo acquedotto con quelli del Parco degli Acquedotti. Lì, sul lato della Tuscolana, corrono le arcate di altri condotti, antichi e cinquecenteschi, in un parco aperto e continuo. L'Alessandrino segue un'altra direttrice, fra Prenestina e Casilina, e si attraversa a pezzi, dentro la città costruita. Chi vuole vedere una fila di archi intatta nel verde va alla Tuscolana, chi vuole capire come la città si è costruita intorno all'acqua viene qui.

Intorno all'acquedotto, nel Novecento, sono cresciuti insediamenti spontanei. L'Ecomuseo Casilino ricorda il Borghetto Alessandrino e un'alluvione del 1942 che mostrò quanto la zona fosse fragile. Un articolo di Confronti del dicembre 2022 ricorda le baracche costruite a ridosso delle arcate dagli immigrati arrivati dal resto d'Italia, demolite negli anni Ottanta. Oggi gli archi si trovano fra strade e aree verdi, e si guardano senza biglietto.

Per seguirlo a piedi conviene partire da via di Tor Pignattara e procedere verso est, in direzione di viale Palmiro Togliatti, dove si trova l'arco più largo. Oltre il viale le arcate continuano sui fossi dei quartieri successivi, fino alla zona che dall'acquedotto ha preso il nome di Alessandrino. Il percorso completo è lungo e passa per strade trafficate: per una prima visita bastano il tratto di Torpignattara e l'arco sul viale, con una mappa sul telefono.

La foto giusta da fare a Torpignattara

La foto più riuscita è quella del mausoleo visto dal suo lato meno ovvio. Dalla Casilina il monumento appare come un grande rudere circolare, ma avvicinandosi durante la visita si leggono nella parte alta le anfore murate, le pignatte che danno il nome al quartiere. Un obiettivo che stringe su quel dettaglio racconta la storia del luogo meglio di un'inquadratura larga della rotonda intera.

La seconda foto è Hostia di Nicola Verlato, in via Galeazzo Alessi. L'opera è alta dieci metri e larga quasi sei, secondo l'Ecomuseo Casilino, e va fotografata dal marciapiede opposto, con un grandangolo o in verticale. Conviene evitare le ore centrali delle giornate estive, quando il sole appiattisce i colori. Le finestre e i balconi intorno sono case abitate: si inquadra il murale, non le persone affacciate.

La terza è l'arco dell'acquedotto su viale Palmiro Togliatti, con il traffico che passa sotto. È un'immagine che mette insieme il III secolo e la Roma dei grandi viali del Novecento, e spiega più di molte parole come la città abbia inglobato le sue rovine. La si fa dal marciapiede, senza scendere in carreggiata. Nelle ore di punta il viale è molto trafficato e la sicurezza viene prima dell'inquadratura.

Quali murales sono documentati e dove si trovano?

L'opera più documentata è Hostia di Nicola Verlato, in via Galeazzo Alessi 215, dipinta nell'aprile 2015 con acrilico su intonaco. Secondo l'Ecomuseo Casilino, la curatela è di David Diavù Vecchiato e il progetto ha avuto il sostegno di Sky Arte, Level 33 e I Love Torpignart, iniziativa del comitato di quartiere e dell'Ecomuseo. Rappresenta la discesa del corpo di Pier Paolo Pasolini nel momento della morte, con una costruzione allegorica piena di figure.

In alto compaiono Pelosi, il presunto assassino, e alcuni giornalisti. Pasolini scende verso un'isola allegorica dove incontra sé stesso bambino in braccio alla madre e Petrarca. In basso a destra c'è una figura nuda di Ezra Pound, inserita, secondo la scheda dell'Ecomuseo, per indicare ideali rivoluzionari comuni ai due poeti nonostante le ideologie opposte. Sky TG24, nel marzo 2021, riportava per l'opera il soprannome di «Cappella Sistina di Torpignattara».

Lo stesso articolo di Sky TG24 segnala a Torpignattara Okurimono di Fin Dac, in via degli Ortenzi, un ritratto iperrealista di geisha del 2014 che mescola cultura giapponese, pop e punk. Un articolo di Immobiliare.it dell'ottobre 2024 aggiunge altre opere con il civico: un omaggio al gruppo Assalti Frontali firmato da Pepsy in via della Marranella 110, e un gatto, un uccello e il volto di un anziano di C215 in via Ciro da Urbino 12-14.

Lo stesso articolo indica figure del cinema italiano di Diavù in via dell'Acqua Bullicante 121, una creatura fantastica metà panda e metà volpe di Dulk in via Antonio Tempesta 215, e un grande murale del collettivo Etam Cru in via Ludovico Pavoni 118, presentato come il più alto di Roma con circa trentadue metri. Sono dati di stampa, non un catalogo ufficiale: le opere all'aperto si scoloriscono e a volte vengono coperte.

Tutti questi murales si guardano dalla strada. Alcuni si trovano su facciate di condomini, altri su muri di cortili visibili dal marciapiede, e nessuno richiede di entrare in spazi privati. Non si suona ai citofoni, non si scavalcano cancelli, non si entra nei cortili delle scuole. Chi vuole un percorso completo e aggiornato può rivolgersi all'Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros, che pubblica sul proprio sito schede e percorsi dedicati alle opere del quartiere.

Per organizzare il giro conviene segnare tutti i civici su una mappa prima di partire e disporli in un anello, invece di inseguirli uno alla volta. Le distanze sono brevi, ma le strade del quartiere si incrociano in modo irregolare e senza una mappa si torna facilmente sui propri passi. Alcune opere si vedono meglio la mattina, altre nel pomeriggio, a seconda di come la facciata prende la luce: è un dettaglio che si scopre sul posto.

Il progetto I Love Torpignart compare nella scheda dell'Ecomuseo Casilino fra i promotori di Hostia, come iniziativa del comitato di quartiere di Tor Pignattara e dell'Ecomuseo stesso, accanto a Sky Arte e Level 33. A nostro giudizio si vede nei soggetti scelti: Pasolini, il cinema italiano, un gruppo musicale romano. Sono riferimenti locali, lontani dai grandi murales decorativi che si trovano uguali in qualsiasi città europea.

Il quartiere vicino con una concentrazione di opere più alta è il Quadraro, sulla Tuscolana, dove il progetto M.U.Ro. ha raccolto, secondo Sky TG24, opere di Diavù, Lucamaleonte, Ron English, Alice Pasquini e altri. Per un confronto con altri quartieri della street art romana ci sono Tor Marancia, l'ex Porto Fluviale all'Ostiense e le strade dell'Ostiense.

Come si arriva dal centro di Roma?

La soluzione più semplice è la metro C. La fermata Malatesta, sotto piazza Roberto Malatesta, si trova dentro il quartiere, e da lì le strade dei murales si raggiungono a piedi. Chi parte dalla linea A cambia a San Giovanni, chi parte dalla stazione Termini prende la metro A fino a San Giovanni e poi la C verso est. Orari e chiusure serali della linea C vanno controllati sul sito dell'ATAC.

Per il mausoleo, sulla Casilina, la linea più diretta è il bus 105, che percorre la consolare. Roma Servizi per la Mobilità, nell'aprile 2026, ha annunciato il potenziamento del 105 e una navetta 105L nelle ore di punta, per compensare la chiusura della ferrovia. La fermata più vicina al civico 641 va verificata sul percorso ATAC del giorno, perché percorsi e fermate possono cambiare per lavori o deviazioni temporanee.

La ferrovia Termini-Centocelle, il trenino a scartamento ridotto che per decenni ha collegato la Casilina al centro, è sospesa dal 4 marzo 2026, dopo uno scontro fra due convogli nel tratto a binario unico fra Ponte Casilino e piazzale Labicano. L'8 aprile 2026 l'assessorato alla mobilità ha comunicato che la linea non tornerà in servizio e sarà trasformata in una tranvia Termini-Tor Vergata, con una gara da 252 milioni di euro pubblicata a fine marzo.

A piedi, da Porta Maggiore, si segue la Casilina o, meglio, si passa dal Pigneto e si scende verso sud fra le traverse. È una camminata piana, piacevole nelle strade interne e rumorosa sulla consolare. In auto il quartiere è raggiungibile, ma le strade sono strette, il parcheggio è difficile quasi a ogni ora: per una visita culturale il mezzo pubblico resta la scelta più sensata.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nel 226 dopo Cristo Alessandro Severo fece costruire l'acquedotto che porta il suo nome, e le arcate cominciarono a segnare la campagna a est di Roma. Fra il 315 e il 326, secondo la Soprintendenza, sorse la basilica in onore dei Santi Marcellino e Pietro, sopra un cimitero sotterraneo già molto esteso nel secolo precedente. Intorno al 329 Elena, madre di Costantino, fu sepolta nel mausoleo accanto alla basilica.

Fra XI e XII secolo il sarcofago di porfido fu trasferito al Laterano. Il mausoleo, spogliato, rimase un rudere nella campagna, riconoscibile per le anfore della volta. Nel 1632 al suo interno fu ricavata una chiesa, ampliata nel 1764, e nel 1769 fu aperto il passaggio sotterraneo verso le catacombe, lo stesso che i lavori conclusi nel novembre 2025 hanno reso di nuovo percorribile ai visitatori.

Il Novecento cambiò tutto. Fra gli anni Venti e il secondo dopoguerra, secondo Confronti, Torpignattara diventò un distretto industriale che attirava immigrati dal resto d'Italia, e intorno all'acquedotto crebbero baracche e borghetti. Nel 1942 un'alluvione colpì la zona dell'Alessandrino, come ricorda l'Ecomuseo Casilino. Negli anni Ottanta le baracche furono demolite, e il quartiere prese la forma di palazzine e case popolari che si vede ancora.

Dagli anni Novanta arrivò la comunità bengalese, oggi la più numerosa del Municipio V. Nel 2014 e nel 2015 cominciò la stagione dei grandi murales, con Okurimono di Fin Dac e Hostia di Nicola Verlato. Nel novembre 2025 al mausoleo si sono conclusi i lavori di accessibilità, e il 4 marzo 2026 la ferrovia Termini-Centocelle si è fermata, con la decisione di aprile di non riattivarla.

Chi è passato da Torpignattara

La prima presenza documentata è quella di Elena, madre di Costantino, sepolta qui intorno al 329. Con lei, idealmente, c'è Costantino, che fece costruire il mausoleo per la propria famiglia e la basilica per i due martiri. Marcellino e Pietro, morti durante la persecuzione di Diocleziano, sono i santi che danno il nome alle catacombe e a una parrocchia romana. Prima di tutti, Alessandro Severo aveva lasciato il suo segno con l'acquedotto.

Nel Novecento sono passati da qui molti lavoratori arrivati dalle regioni italiane, che hanno costruito il quartiere con le proprie mani, spesso in modo spontaneo. Dagli anni Novanta sono arrivate famiglie dal Bangladesh e da molti altri paesi, che hanno aperto negozi, associazioni e luoghi di preghiera. Sono loro, più dei monumenti, ad aver dato a Torpignattara l'aspetto che ha oggi.

Poi sono arrivati gli artisti. Nicola Verlato ha dipinto Hostia con la curatela di David Diavù Vecchiato, Fin Dac ha lasciato la sua geisha in via degli Ortenzi. Secondo la stampa, hanno lavorato qui anche C215, Pepsy, Dulk e il collettivo Etam Cru. Nei loro muri compaiono a loro volta altri nomi: Pier Paolo Pasolini, Ezra Pound, Petrarca, il gruppo Assalti Frontali, volti del cinema italiano.

Pasolini merita una nota a parte. Il legame fra lo scrittore e le borgate orientali di Roma è noto, e il Pigneto conserva molti luoghi dei suoi film. Hostia non ricorda un episodio avvenuto a Torpignattara, ma la morte del poeta all'Idroscalo di Ostia nel 1975, trasformata in allegoria. Per un percorso sui luoghi del cinema a Roma c'è la pagina su Roma nei film.

Perché si parla di Torpignattara come quartiere multiculturale?

Secondo un articolo di Confronti del dicembre 2022, circa il 22 per cento dei residenti di Torpignattara è di origine straniera, e la comunità bengalese, presente dagli anni Novanta, pesa per circa il 6 per cento. Per questo la stampa ha parlato a volte di Banglatown. Un articolo di Piuculture del settembre 2021 riportava 9.661 residenti bengalesi nel Municipio V al 1° gennaio 2020, pari al 22,5 per cento degli stranieri del municipio.

La stessa inchiesta di Confronti elenca i luoghi di culto del quartiere: tre chiese cattoliche, fra cui San Barnaba Apostolo alla Marranella, parrocchia istituita nel 1932, cinque moschee ricavate in garage e negozi con insegne in bengalese o in arabo, tre chiese pentecostali, due templi induisti e un tempio buddista. Le moschee, ricorda l'articolo, risultano registrate come associazioni culturali, perché l'islam in Italia non ha un'intesa con lo Stato.

Per chi visita, questo significa due cose. La prima: il quartiere si capisce meglio camminando nelle strade commerciali, via della Marranella e le traverse della Casilina, osservando negozi, insegne e ritmi della giornata. La seconda: i luoghi di preghiera non sono attrazioni. Non si entra per curiosità durante le funzioni, non si fotografano le persone che pregano, non si chiede di visitare come si farebbe in una basilica del centro.

Il confronto più utile, a Roma, è con l'Esquilino, l'altro grande quartiere multiculturale della città, con il Nuovo Mercato Esquilino e Piazza Vittorio. L'Esquilino è centrale, monumentale, attraversato dai turisti. Torpignattara è periferica, residenziale, attraversata soprattutto da chi ci vive. Sono due modi diversi di essere città plurale, e vederli entrambi aiuta a non ridurre nessuno dei due a uno stereotipo.

Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi?

Il quartiere non chiude mai: strade, archi e murales sono accessibili a qualsiasi ora. Chiude invece il mausoleo, ogni giovedì dell'anno. Nel 2026 il portale del Ministero della Cultura ha indicato anche due chiusure per manutenzione, dal 1° al 15 agosto e dal 1° al 15 settembre. Per le chiusure degli anni successivi conviene controllare il sito ufficiale prima di partire, soprattutto nei mesi estivi e nei ponti festivi.

Non aspettatevi un percorso segnalato. A Torpignattara non ci sono cartelli turistici che collegano i murales, e alcune opere si trovano in strade che non hanno altro motivo di interesse. Non aspettatevi nemmeno un museo della street art con orari e biglietteria: la mappa delle opere la curano associazioni di quartiere, non un ente con un ufficio aperto al pubblico. Gli spostamenti vanno preparati prima, con una mappa sul telefono.

Non aspettatevi, infine, di vedere le catacombe senza prenotazione. Il biglietto base da 3 euro apre il mausoleo e l'antiquarium, ma le gallerie sotterranee si visitano solo con un operatore del sito e in orari fissati. Chi arriva senza aver scritto prima rischia di trovare i turni completi. Chi viaggia con bambini piccoli fa bene a chiedere, al momento della prenotazione, se ci sono indicazioni particolari per la visita alle gallerie.

Sul fronte dell'accessibilità, il portale turistico di Roma Capitale riferisce che con i lavori conclusi nel novembre 2025 il mausoleo ha ricevuto rampe e pannelli tattili. Il gestore non pubblica però una descrizione dettagliata dei percorsi accessibili nelle catacombe, che per natura hanno scale e passaggi stretti. Per sapere che cosa si riesce a vedere in carrozzina o con un passeggino, la strada è telefonare allo 06 2419446 o al 339 6528887 prima di prenotare.

Mangiare in zona

Torpignattara non ha le trappole tipiche del centro. Non ci sono buttadentro davanti ai monumenti, menù fotografici per turisti o locali che adattano il prezzo al cliente, semplicemente perché i turisti sono pochi. Ci sono trattorie di quartiere, pizzerie al taglio, forni, alimentari delle diverse comunità e locali dove mangiano i residenti. Il rischio vero è un altro: arrivare nell'orario sbagliato e trovare le cucine chiuse fra il pranzo e la cena.

Il quartiere offre anche un'altra esperienza, più vicina alla vita quotidiana che alla ristorazione. Nelle strade commerciali intorno a via della Marranella e alla Casilina si trovano alimentari e botteghe delle diverse comunità, con spezie, verdure, dolci e prodotti che nel centro di Roma si cercano a fatica. Si entra da clienti, si chiede se non si conosce un prodotto, si paga quello che è scritto. Nessuna di queste botteghe è pensata per i turisti, ed è proprio questo il loro valore.

Le regole di buon senso valgono comunque. Conviene diffidare dei locali senza prezzi esposti, dei menù diversi fra dentro e fuori, dei posti aperti di continuo senza una vera pausa in cucina, e al Pigneto, la sera, dei locali dell'isola pedonale che puntano più sul bancone che sulla tavola. I romani scelgono dove c'è gente del quartiere a pranzo nei giorni feriali. Per qualche indirizzo selezionato c'è la lista di indirizzi su Google Maps.

Che cosa abbinare in giornata

L'abbinamento più naturale è il Pigneto, confinante a ovest, con il Nuovo Cinema Aquila e le strade legate a Pasolini. Si passa da un quartiere all'altro a piedi, senza accorgersi del confine. Chi arriva da Porta Maggiore può cominciare dalla porta e dalla Basilica sotterranea, poi proseguire verso est. Più vicino alle mura ci sono l'Anfiteatro Castrense e le Mura aureliane del tratto di Santa Croce.

Chi ha costruito la giornata sulle catacombe può aggiungere, in un altro giorno, i grandi cimiteri cristiani della zona dell'Appia e dell'Ardeatina, come le catacombe di San Callisto o quelle di Domitilla, oppure le catacombe di Priscilla sulla Salaria. Il confronto con Marcellino e Pietro, meno note al grande pubblico, è istruttivo. Una panoramica sulla città sotto la città è nella pagina su Roma sotterranea.

Chi segue il filo degli acquedotti può proseguire verso sud-est fino al Parco degli Acquedotti, oppure lungo la Casilina fino a Torre Angela. Chi vuole restare sulla direttrice antica della Prenestina trova, fuori città, l'area archeologica di Gabii e, più lontano, Palestrina. Sono uscite che richiedono l'auto o i bus extraurbani, e vanno pianificate con attenzione agli orari.

Chi preferisce restare in città trova nei quartieri vicini altri percorsi a piedi: San Lorenzo, con il Verano e la basilica di San Lorenzo, oppure la Garbatella, altro quartiere popolare nato nel Novecento. Per chi cerca uscite senza spesa, la pagina su Roma gratis raccoglie luoghi liberi come le strade e gli archi di Torpignattara.

Domande frequenti

Torpignattara è gratis da visitare?

Quasi tutto sì. Strade, murales e archi dell'acquedotto Alessandrino si vedono dalla via pubblica, senza biglietto e senza orari. L'unico luogo a pagamento è il Mausoleo di Sant'Elena in via Casilina 641: 3 euro per mausoleo e antiquarium, 13 euro l'intero e 10 il ridotto per il biglietto che comprende anche le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, secondo il portale del Ministero della Cultura.

Il Mausoleo di Sant'Elena è aperto?

Sì, tutti i giorni tranne il giovedì. Dal 1° aprile al 31 ottobre l'orario è 10-13 e 16-19, dal 1° novembre al 31 marzo 10-13 e 15-18. Nel 2026 ci sono state due chiusure per manutenzione in agosto e settembre. Prima di partire conviene scrivere a santimarcellinoepietro@gmail.com o chiamare il 339 6528887 per le aperture straordinarie e per le chiusure non previste.

Le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro si visitano da soli?

No. La locandina della Soprintendenza Speciale di Roma indica visite guidate con prenotazione obbligatoria, via mail a santimarcellinoepietro@gmail.com o ai numeri 339 6528887 e 06 2419446. La visita alle gallerie è compresa nel biglietto da 13 euro intero. Il sito di riferimento è santimarcellinoepietro.it, che resta il canale da usare per richieste, turni e conferme.

Perché si chiama Torpignattara?

Il nome viene dal Mausoleo di Sant'Elena. Per alleggerire la volta, i costruttori romani inserirono nel calcestruzzo anfore vuote, le pignatte, e il rudere prese il nome di torre delle pignatte. Il portale turistico di Roma Capitale ricorda che le anfore sono ancora visibili nel monumento. Il toponimo si scrive in due modi, Tor Pignattara e Torpignattara, ed entrambi sono corretti.

Quali sono i murales più noti di Torpignattara?

Il più documentato è Hostia di Nicola Verlato, in via Galeazzo Alessi 215, dipinto nell'aprile 2015 e dedicato a Pier Paolo Pasolini. La stampa segnala anche Okurimono di Fin Dac in via degli Ortenzi, opere di C215 in via Ciro da Urbino, di Pepsy in via della Marranella, di Diavù in via dell'Acqua Bullicante e di Dulk in via Antonio Tempesta. Tutti si guardano dalla strada.

Come si arriva a Torpignattara con i mezzi?

Con la metro C, fermata Malatesta, raggiungibile dalla linea A con il cambio a San Giovanni. Lungo la Casilina passa il bus 105, rinforzato nelle ore di punta dalla navetta 105L secondo Roma Servizi per la Mobilità. La ferrovia Termini-Centocelle è sospesa dal 4 marzo 2026 e non tornerà in servizio: le mappe che la indicano ancora come attiva non sono aggiornate.

L'acquedotto Alessandrino è lo stesso del Parco degli Acquedotti?

No. Il Parco degli Acquedotti si trova sul lato della Tuscolana e mostra le arcate di altri condotti. L'Alessandrino fu costruito nel 226 dopo Cristo da Alessandro Severo, captava l'acqua vicino a Colonna e correva per circa ventidue chilometri fra Prenestina e Casilina. A Torpignattara si vede a tratti, fino a via di Tor Pignattara, con un grande arco su viale Palmiro Togliatti.

Quanto tempo serve per vedere Torpignattara?

Una mezza giornata ben organizzata basta per il mausoleo con le catacombe, i murales principali e un tratto di acquedotto. Chi aggiunge il Pigneto e una proiezione serale al Nuovo Cinema Aquila arriva a una giornata intera. Chi vuole vedere solo i murales se la cava in due ore a piedi, ma rischia di perdere il motivo più solido per venire, cioè il complesso costantiniano.

Il mausoleo apre anche di sera?

In alcuni periodi sì, ma solo come apertura straordinaria. La Soprintendenza Speciale di Roma ha organizzato negli ultimi anni aperture serali al Mausoleo di Sant'Elena, e altre aperture straordinarie si tengono in occasione delle giornate nazionali dedicate al patrimonio. Date, orari e modalità cambiano ogni volta e vengono pubblicati sul sito della Soprintendenza e su quello del complesso: fuori da queste occasioni l'orario resta quello ordinario, con chiusura alle 18 o alle 19.

Chi ha scritto e su quali fonti

Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: il portale del Ministero della Cultura, la Soprintendenza Speciale di Roma, il portale turistico di Roma Capitale e Roma Servizi per la Mobilità, con l'Ecomuseo Casilino e la stampa per murales e quartiere. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Organizzare una visita a Torpignattara, per sé o per un gruppo, vuol dire soprattutto prenotare per tempo le catacombe, evitare il giovedì, scegliere un percorso a piedi fra mausoleo, murales e acquedotto, e decidere se chiudere la giornata al Pigneto o a Porta Maggiore. Per chi organizza viaggi di gruppo a Roma con itinerari sui quartieri meno battuti e sulla loro storia, una risorsa utile è Tour Leader Pro.

Il quadrante est di Roma, fra Porta Maggiore, Pigneto, Torpignattara e Centocelle, è una parte della città che i viaggiatori scoprono tardi, spesso dopo aver visto il centro storico più volte. Qui si incontrano sepolcri imperiali, catacombe, acquedotti, case popolari e murales, e da qui partono le consolari verso i Castelli e la Valle del Sacco. Per mettere insieme un viaggio di più giorni fra Roma e il Lazio, una risorsa utile per montare un itinerario è Italy Planner.

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IndirizzoVia Casilina 641, Mausoleo di Sant'Elena Roma Tor Pignattara, Roma, Roma Città 00177

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