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Gabii

Il Parco archeologico di Gabii, in via Prenestina Nuova al chilometro 19,300, 00132 Roma, è ordinariamente chiuso al pubblico e si visita soltanto nelle aperture straordinarie o su prenotazione per gruppi e scuole. Fino a domenica 15 novembre 2026 apre il sabato e la domenica dalle 9.30 alle 13, con ultimo ingresso alle 12, e l'accesso è libero e gratuito. Lo gestisce l'istituto autonomo Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii del Ministero della cultura.

Che cosa si trova, in concreto: i resti di una delle città latine più antiche, sul bordo meridionale di un cratere vulcanico dove un tempo c'era il lago di Castiglione, oggi prosciugato. Si cammina lungo il tracciato antico della via Prenestina, si arriva al Santuario di Giunone con il suo podio e la gradinata, si vedono tratti di abitato, terme e i ruderi di una chiesa medievale. Quasi tutto il resto della città è ancora sotto i campi.

Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul sito dei Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii, sul portale del Ministero della cultura e sull'avviso di Roma Servizi per la Mobilità dedicato alla navetta 052D. Il calendario delle aperture cambia di stagione in stagione e il gestore lo pubblica a blocchi. Prima di partire conviene controllare la pagina ufficiale la settimana stessa della visita, perché un sabato senza apertura significa trovare il cancello chiuso in mezzo alla campagna.

Resti in blocchi di tufo del santuario nel Parco archeologico di Gabii
I resti del santuario nel Parco archeologico di Gabii, lungo la via Prenestina. Foto di Carlomorino, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

In breve: indirizzo, orari, biglietto

  • Indirizzo: via Prenestina Nuova km 19,300, 00132 Roma, nel territorio del Municipio VI di Roma Capitale.
  • Gestore: istituto autonomo Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii, Ministero della cultura, contatti mupa-prae-gabi@cultura.gov.it e +39 06 9538100.
  • Come si entra: nelle aperture straordinarie a ingresso libero, negli altri giorni solo gruppi organizzati e scuole con prenotazione obbligatoria a mupa-prae-gabi.prenotazionigabii@cultura.gov.it.
  • Prezzo: gratuito nelle aperture straordinarie del 2026. Visita guidata a pagamento su GetYourGuide, canale indicato dal gestore.
  • Orari: sabato e domenica dalle 9.30 alle 13, ultimo ingresso alle 12, dal 19 settembre al 15 novembre 2026, poi domenica 6 dicembre.
  • Come si arriva: navetta ATAC 052D dalla stazione Pantano della metro C nelle domeniche 4 ottobre, 1 novembre e 6 dicembre 2026.
  • Accessibilità: il gestore non pubblica informazioni sui percorsi per chi ha difficoltà motorie, da chiedere via mail.

Dove si trova e che cosa si vede davvero

Gabii si trova a circa venti chilometri a est del centro, al dodicesimo miglio della via Prenestina antica, la strada che da Porta Maggiore portava a Praeneste, l'attuale Palestrina. Amministrativamente è ancora Roma: il codice postale è quello di un quartiere periferico della capitale. Intorno ci sono campi, casali, capannoni e i quartieri cresciuti negli ultimi decenni lungo la Prenestina Nuova e la Casilina.

La città antica occupava il bordo meridionale di un cratere quasi perfettamente circolare, largo circa 1,3 chilometri secondo l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Dentro il cratere c'era un lago, il lago di Castiglione, che le fonti medievali e moderne chiamano anche lago di Santa Prassede o lacus Buranus. Oggi il fondo è piatto e coltivato. Capire questa forma è la chiave della visita: la città guardava l'acqua, e la strada la tagliava in due.

Il cuore del percorso di visita è il tracciato antico della via Prenestina, riconoscibile nei tratti dove affiora il basolato. Ai due lati si leggono le fondazioni di case e botteghe dell'abitato fra quarto e secondo secolo avanti Cristo, un complesso termale con pavimenti a mosaico e più a ovest il Santuario di Giunone, il monumento più leggibile di tutto il sito. Sono resti bassi, spesso a livello delle fondazioni, dentro un paesaggio aperto e molto esposto.

Sul lato orientale si trovano i resti di un santuario extraurbano, frequentato secondo le ricostruzioni pubblicate fra il settimo e il secondo secolo avanti Cristo. Sull'acropoli, la rocca della città antica, le indagini dell'Università di Roma Tor Vergata hanno riportato alla luce le strutture più antiche. Più tardi, nel Medioevo, sulle rovine sorsero una chiesa dedicata a San Primitivo e una fortificazione, di cui restano muri spezzati che danno un'idea della lunga vita del luogo.

L'estensione dell'area archeologica è di circa settanta ettari, secondo quanto riportato dalla stampa in occasione dei concerti del settembre 2026. È una superficie grande, e la parte scavata e resa visitabile ne rappresenta una frazione. Chi si aspetta una Pompei laziale, con strade intere e case in alzato, resta deluso. Chi arriva sapendo di camminare sopra una città ancora sepolta, e guarda il terreno con quella chiave, trova una visita molto più interessante.

Le mura della città, in opera quadrata di tufo, sono note in lunghi tratti, e le campagne di Tor Vergata ne hanno indagato due settori. Non sono una cinta monumentale da percorrere come le Mura aureliane, ma chi conosce le Mura serviane di Roma riconosce la stessa tecnica a grandi blocchi squadrati. È un confronto utile, perché ricorda che Gabii e Roma crescevano nello stesso momento e con le stesse tecniche.

Una curiosità su Gabii

Una delle statue antiche più riprodotte al mondo viene da questi campi. È l'Artemide chiamata Diana di Gabii, copia romana del primo secolo dopo Cristo di un originale greco, ritrovata nel 1792 durante gli scavi di Gavin Hamilton. Oggi è al Louvre, a Parigi, insieme a un busto di Marco Vipsanio Agrippa di età augustea uscito dallo stesso scavo.

Come ci sono arrivate, a Parigi, è una storia romana. Il principe Marcantonio Borghese, proprietario dei terreni, espose i reperti di Gabii in un piccolo museo dentro Villa Borghese, nel casino che fu chiamato Casino di Gabii, noto anche come Casina dell'Orologio. Nel 1807 quel museo fu smantellato e le opere vendute a Napoleone insieme a buona parte della collezione di famiglia. È lo stesso passaggio che ha svuotato di tante antichità la Galleria Borghese.

Una seconda curiosità riguarda l'acqua. Il lago che dava senso alla posizione della città non è sparito per cause naturali. Secondo la ricostruzione pubblicata dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia fu bonificato una prima volta nel Seicento, per ricavarne terreni agricoli, e di nuovo all'inizio dell'Ottocento. Il cratere, invece, è antichissimo: si sarebbe formato con un'eruzione esplosiva circa 350 mila anni fa, secondo le ricerche più recenti citate dallo stesso istituto.

Una cosa che non ti dice nessuno su Gabii

Il parco non ha un orario ordinario. Molti siti turistici e molte mappe lo presentano come un'area archeologica aperta, e qualche pagina riporta ancora orari generici validi tutto l'anno. La pagina del gestore dice il contrario: il Parco archeologico di Gabii è ordinariamente chiuso e apre per blocchi di aperture straordinarie, eventi e visite prenotate. Chi arriva in un giorno qualunque, anche di fine settimana, rischia di trovare il cancello chiuso.

La seconda cosa che si dice poco è che le aperture dipendono anche dai trasporti. La navetta 052D, che collega la metro C al sito, non corre in tutti i fine settimana di apertura ma solo in alcune domeniche fissate da Roma Servizi per la Mobilità. Negli altri sabati e domeniche il parco è aperto ma arrivarci senza auto diventa molto più complicato. Il calendario da incrociare, quindi, è doppio: quello del parco e quello della navetta.

La nostra opinione, controcorrente rispetto a come Gabii viene spesso raccontata, è che il Santuario di Giunone non sia il motivo migliore per venire. È il monumento più fotografato, ma da solo non giustifica il viaggio. Quello che rende Gabii diversa da altri siti del Lazio è la città intera: il rapporto fra strada, cratere, rocca e santuari, e il fatto che qui si studia come nasce una città latina prima di Roma, o accanto a Roma.

Chi gestisce oggi il parco e perché apre così di rado?

Oggi Gabii fa capo all'istituto autonomo Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii, che riunisce il Museo Archeologico Nazionale di Palestrina, le aree archeologiche di Praeneste e il parco di Gabii. Nel giugno 2024 la stampa locale annunciava l'arrivo alla guida dell'istituto della dirigente del Ministero Martina Almonte, indicata come direttrice anche sul sito ufficiale. Prima, l'area era di competenza della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma.

La riapertura al pubblico è recente. Il 6 giugno 2021 la Soprintendenza Speciale di Roma, allora guidata da Daniela Porro, aprì il sito con il progetto Gabiinsieme, dopo quattro anni di lavori, insieme al Municipio VI e all'Università di Roma Tor Vergata. Il programma prevedeva visite guidate, spettacoli e laboratori gratuiti fino al 10 ottobre 2021. Da allora il modello è rimasto quello delle aperture stagionali, senza un servizio di biglietteria quotidiano.

Il gestore non spiega le ragioni, ma a nostro giudizio il motivo è pratico. Il parco è un'area vasta in aperta campagna, lontana dai servizi, e un'apertura quotidiana richiede personale di custodia, sicurezza e manutenzione del verde tutto l'anno. Il gestore ha scelto di concentrare le forze nei fine settimana di primavera e autunno, nelle serate estive con eventi e nelle domeniche gratuite del Ministero. Chi organizza una visita per un gruppo ha invece la strada della prenotazione, con qualche giorno di anticipo.

Il calendario del 2026 mostra anche un altro uso del parco, quello delle giornate nazionali ed europee. Domenica 27 settembre, per le Giornate europee del patrimonio, il gestore ha previsto un'apertura pomeridiana e serale dalle 16.30 alle 20, fuori dall'orario del mattino. Sono le occasioni in cui il sito si vede con una luce diversa e con più persone intorno, e conviene tenerle d'occhio anche negli anni successivi sul sito dell'istituto.

Nel 2026 il parco ha ospitato per la prima volta una rassegna musicale, dentro il festival Fortuna in Musica dell'istituto. Per l'occasione il collettivo GRRIZ e lo studio Cactus hanno progettato un teatro campestre temporaneo, costruito anche con balle di fieno e pensato per non lasciare segni permanenti sul terreno. I concerti dell'11 e 12 settembre 2026 costavano un euro. È un segnale di come il gestore voglia far vivere il sito anche fuori dalle visite classiche.

Il Santuario di Giunone: che cosa resta del tempio?

Il santuario fu costruito intorno alla metà del secondo secolo avanti Cristo, e la data più citata è il 150 avanti Cristo. Il tempio sorgeva su un alto podio con l'altare davanti, circondato da colonne sulla fronte e sui lati ma non sul retro, secondo il tipo che gli archeologi chiamano periptero sine postico. Il materiale è la pietra locale, il lapis Gabinus, un tufo compatto grigio scuro che vedrete dappertutto nel sito.

Intorno al tempio correva un grande portico a tre bracci, disposto a ferro di cavallo, con una serie di ambienti che forse erano botteghe. Nello spazio fra il portico e il tempio sono state riconosciute le fosse scavate nel banco di roccia per piantare gli alberi del bosco sacro. Davanti, verso la strada, una gradinata a forma di cavea accoglieva i fedeli durante le cerimonie. Insieme, tempio, portico, alberi e gradinata componevano un unico progetto scenografico.

Gli scavi del santuario sono stati condotti fra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento dalla Scuola spagnola di Roma. È per questo che il tempio di Gabii è citato spesso negli studi sull'architettura sacra di età repubblicana: è uno dei casi meglio documentati di santuario con cavea teatrale, un modello che, a nostro giudizio, trova il confronto più istruttivo proprio a Palestrina, nel santuario della Fortuna Primigenia.

Sul posto il santuario si legge meglio dall'alto della gradinata, dove si capisce il rapporto fra il podio e lo spazio che lo circondava. Le colonne non ci sono più in piedi, e chi cerca un tempio ricostruito non lo trova. Il valore del luogo è nella pianta, che si coglie con un po' di attenzione, e nella posizione, rivolta verso la strada principale della città. Una guida, o una lettura fatta prima di partire, aiuta molto a rimettere le cose al loro posto.

Il consiglio che ti do per visitare Gabii

Il consiglio è scegliere una delle domeniche servite dalla navetta, se non avete l'auto, e arrivare con la prima corsa del mattino. In autunno il parco apre solo dalle 9.30 alle 13, con ultimo ingresso alle 12, e il tempo vola in fretta su un sito così largo. Una visita tranquilla richiede almeno un'ora e mezza, di più se seguite una guida o vi fermate a lungo sul santuario.

Portate acqua, cappello e scarpe chiuse. Il parco è in aperta campagna, con poca ombra, terreno irregolare e basoli sconnessi lungo la strada antica. Dopo una giornata di pioggia i sentieri in terra battuta diventano fangosi. Il gestore non indica punti di ristoro all'interno dell'area, quindi è meglio non contare su un bar sul posto. Chi arriva con bambini piccoli farà bene a considerare un marsupio al posto del passeggino.

Prima di partire, a nostro giudizio, vale la pena passare dal Foro Romano e dare un'occhiata alla Regia, oppure guardare le immagini dell'edificio tripartito scoperto sull'acropoli di Gabii. Il confronto fra le due costruzioni, molto simili nella pianta, trasforma una passeggiata fra muri bassi in una lezione su come nascevano le città del Lazio. Senza una minima preparazione Gabii rischia di sembrare solo un campo con qualche rudere.

Un'alternativa pratica è la visita guidata che il gestore stesso segnala sul proprio sito, venduta su GetYourGuide. Ha il vantaggio di un orario fissato e di un racconto continuo, che aiuta a leggere un sito difficile. Se preferite la visita libera, consultate prima il sito dell'istituto e segnatevi i punti principali: la strada antica, il santuario di Giunone, le terme, l'acropoli e i ruderi medievali.

Quanto costa e come si prenota?

Nelle aperture straordinarie del 2026 il parco è visitabile liberamente e gratuitamente, senza prenotazione per il singolo visitatore. Il sito ufficiale colloca queste giornate nell'ambito delle domeniche gratuite del Ministero e delle Giornate europee dell'archeologia. Per i gruppi organizzati e le scuole la prenotazione è obbligatoria anche fuori dalle aperture: si scrive a mupa-prae-gabi.prenotazionigabii@cultura.gov.it almeno tre giorni prima della data scelta, per gruppi fino a trenta persone.

Il canale ufficiale è il sito dei Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii, che pubblica le date e rimanda alla piattaforma museiitaliani.it per i biglietti dei luoghi a pagamento dell'istituto. Per chi vuole una guida, lo stesso sito segnala il tour guidato del Parco archeologico di Gabii su GetYourGuide, di circa un'ora e mezza in italiano o in inglese, frutto di un accordo fra il Ministero e la piattaforma.

Il calendario 2026 pubblicato dal gestore, riassunto qui sotto, mostra bene la logica delle aperture: blocchi di fine settimana in primavera e in autunno, pomeriggi e serate all'inizio dell'estate, alcune domeniche isolate. Le date già passate restano utili per capire che cosa aspettarsi negli anni successivi, quando il gestore pubblicherà il nuovo programma. Per le date future, controllate sempre la pagina ufficiale: gli eventi possono annullare un'apertura, come è successo il 21 giugno 2026.

Periodo 2026 Giorni Orario
11 aprile - 14 giugno sabato e domenica 9.30-13, ultimo ingresso 12
20 giugno - 5 luglio sabato e domenica, escluso il 21 giugno 16.30-20, ultimo ingresso 19
19 settembre - 15 novembre sabato e domenica 9.30-13, ultimo ingresso 12
27 settembre Giornate europee del patrimonio 16.30-20
6 dicembre domenica 9.30-13, ultimo ingresso 12

Per un gruppo, la mail di prenotazione deve contenere la data, il numero dei partecipanti, l'età se si tratta di una scuola e il nome del responsabile del gruppo. Il gestore non pubblica tariffe per le visite prenotate fuori dalle aperture straordinarie né un elenco di guide autorizzate. Sono dati da chiedere per iscritto nella stessa mail. Il portale del Ministero indica per il parco anche il telefono +39 06 2261887, il sito dell'istituto il centralino +39 06 9538100.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Una parte della Roma antica che vedete ancora oggi è fatta con la pietra di Gabii. Il lapis Gabinus, il tufo grigio scuro estratto dalle cave intorno al cratere, secondo l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia fu usato nel Tabularium, l'archivio di Stato sul Campidoglio che oggi si attraversa dentro i Musei Capitolini, e nel grande muro che separava il Foro di Augusto dal quartiere popolare della Suburra.

La stessa fonte elenca fra le opere costruite con questa pietra il ponte Fabricio, che porta all'Isola Tiberina, il ponte Emilio, il Ponte Milvio, il Teatro di Pompeo, i cui resti si trovano nella zona di Largo Argentina, e la Cloaca Maxima. È un elenco che cambia la prospettiva: le cave di Gabii erano un fornitore strategico della capitale.

Quel muro del Foro di Augusto, secondo la stessa fonte, era alto 33 metri, una misura che dà l'idea delle quantità di pietra partite da queste cave verso la capitale. Quando camminate fra i basoli di Gabii e vedete affiorare la roccia grigia, state guardando lo stesso materiale che regge alcuni dei monumenti più visitati della città, dal Campidoglio ai ponti sul Tevere.

A Gabii la stessa pietra la trovate nel Santuario di Giunone, costruito in lapis Gabinus, un materiale che in età repubblicana veniva usato anche a Roma. È un dettaglio che si nota poco e che, a nostro giudizio, cambia la lettura del sito: il tempio era anche la vetrina di una risorsa che la città esportava. Guardate il colore e la grana dei blocchi del podio, poi cercate lo stesso grigio nel Tabularium, dal lato del Foro.

La foto giusta da fare a Gabii

La fotografia che racconta meglio Gabii tiene insieme il sito e il cratere. Salite sulla gradinata del Santuario di Giunone e cercate un'inquadratura che comprenda il podio del tempio in primo piano e, sullo sfondo, la conca piatta e coltivata dove un tempo c'era il lago. È l'unico modo per mostrare in un solo scatto perché la città nacque proprio qui, sul bordo di un bacino d'acqua lungo una strada.

La seconda foto da fare è la strada antica. Mettetevi al centro del basolato, abbassate l'obiettivo quasi a terra e lasciate che la linea della via Prenestina tagli l'immagine in diagonale. Le pietre levigate dai carri, con la campagna intorno, raccontano più di qualunque rudere. Chi usa lo smartphone può sfruttare la modalità grandangolare, ma attenzione alle distorsioni sui bordi, che rendono la strada più curva di quello che è.

La luce conta. In autunno il parco apre solo al mattino, e nelle prime ore il sole è basso e radente, ideale per far risaltare i rilievi dei muri e le giunture dei blocchi. Verso mezzogiorno la luce diventa piatta e le foto perdono profondità. Se l'apertura estiva del pomeriggio torna anche negli anni prossimi, le ultime ore prima delle 20 danno i colori più caldi sulla pietra grigia.

Un consiglio pratico: non scavalcate le delimitazioni per trovare l'angolo migliore e non salite sui muri antichi. Il sito è fragile e la sorveglianza, giustamente, lo ricorda. Le immagini più belle di Gabii non richiedono di entrare nelle zone di scavo: bastano la gradinata, la strada e un po' di pazienza per aspettare che il gruppo davanti a voi si sposti fuori dall'inquadratura.

Come si arriva senza auto dal centro di Roma?

Senza auto l'unico collegamento dedicato è la navetta ATAC 052D, che nell'autunno 2026 funziona solo nelle domeniche 4 ottobre, 1 novembre e 6 dicembre. Secondo l'avviso di Roma Servizi per la Mobilità il capolinea è alla stazione Pantano della metro C e le partenze sono alle 9, alle 10.20, alle 11.30 e alle 12.45. Il percorso passa per la Casilina, via di Rocca Cencia e la Prenestina Nuova, poi torna a Pantano.

Dal centro si raggiunge la metro C a San Giovanni o nelle stazioni lungo la Casilina, e si scende al capolinea di Pantano. Il tragitto in metro è lungo, quindi calcolate con larghezza i tempi per prendere la prima o la seconda navetta. Visto che l'ultimo ingresso al parco è alle 12, la corsa delle 12.45 serve in pratica per il ritorno. Gli orari di passaggio davanti al parco non sono pubblicati: conviene chiederli all'autista all'andata.

Il percorso della navetta non è fisso da una stagione all'altra. Nella primavera e all'inizio dell'estate 2026, secondo il portale Turismo Roma, la 052D veniva deviata il sabato e la domenica per collegare al parco la stazione Finocchio della metro C, fino al 5 luglio. In autunno il capolinea indicato è invece Pantano. Prima di uscire di casa controllate l'avviso più recente sul sito di Roma Servizi per la Mobilità o di ATAC.

Negli altri fine settimana di apertura la navetta non è prevista, e il sito diventa difficile da raggiungere con i mezzi pubblici. Il gestore non indica linee ordinarie consigliate. Chi vuole provarci deve usare il calcolatore di percorso di ATAC o di Cotral il giorno prima e mettere in conto un tratto a piedi lungo la Prenestina Nuova, una strada trafficata e con pochi marciapiedi. A nostro giudizio non è una buona idea con bambini.

In auto si esce dal Grande Raccordo Anulare sulla Prenestina e si prosegue verso est lungo la Prenestina Nuova fino al chilometro indicato dal gestore. È la soluzione più comoda per chi non abita vicino alla metro C, ma il gestore non pubblica informazioni sul parcheggio. Chi viene in gruppo con un pullman deve chiedere nella mail di prenotazione dove fermarsi, perché la strada non offre molte piazzole sicure.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La frequentazione del luogo comincia molto presto. Secondo l'Università del Michigan l'area fu abitata dal decimo secolo avanti Cristo fino al declino della città fra il secondo e il terzo secolo dopo Cristo. Poco lontano, a Osteria dell'Osa, la necropoli scavata a partire dalla fine degli anni Settanta ha restituito circa seicento sepolture fra il nono e il sesto secolo avanti Cristo, e i reperti sono esposti alle Terme di Diocleziano, nella sezione di protostoria.

Fra i materiali di Osteria dell'Osa c'è un frammento di vaso con un'iscrizione in greco dell'ottavo secolo avanti Cristo, letta come EULIN o EUOIN, considerata fra le più antiche scritture ritrovate in Italia. È un dato che conta: dimostra che la scrittura circolava qui già nell'ottavo secolo, l'epoca in cui la tradizione colloca la fondazione di Roma. E dà una base concreta, anche se indiretta, alla tradizione che collegava Gabii all'insegnamento delle lettere.

All'inizio del sesto secolo avanti Cristo sull'acropoli fu costruito un grande edificio tripartito, decorato con lastre architettoniche raffinate e parti dipinte. Secondo il dipartimento di storia di Tor Vergata richiama da vicino la Regia di Roma. Nel quinto secolo fu smontato con cura e sepolto sotto un cumulo di pietre alto almeno quattro metri. Proprio quel cumulo ha protetto i muri, conservati in alcuni punti fino a quasi due metri.

Nel periodo arcaico Gabii fu per lungo tempo rivale di Roma, fino alla conquista attribuita dalla tradizione a Tarquinio il Superbo e al trattato che ne seguì. Durante la marcia di Annibale verso Roma, nella seconda guerra punica, le truppe cartaginesi passarono nel territorio di Gabii senza riuscire a sorprendere la capitale. Nel 41 avanti Cristo la città fu scelta come luogo d'incontro fra Ottaviano e Lucio Antonio, un incontro che non avvenne per timore di un tradimento.

Dopo l'età arcaica la città perse peso e si ridusse a un piccolo centro lungo la strada. Silla assegnò terre ai propri veterani, e Cicerone la ricordava come un semplice municipio. Una diocesi di Gabii è documentata fino al nono secolo, poi dall'undicesimo secolo il sito fu abbandonato e restò ai campi. Nel 1792 lo scavo di Gavin Hamilton riportò alla luce il foro con le sue statue. Nel giugno 2021, dopo quattro anni di lavori, il parco è stato aperto al pubblico.

Chi è passato da Gabii

Il primo nome che la tradizione lega a Gabii è quello di Sesto Tarquinio, figlio del re Tarquinio il Superbo. Si presentò alla città come un esule in fuga dal padre, ottenne fiducia e comando, e la consegnò a Roma. Anni dopo, quando i Tarquini furono cacciati, Sesto non seguì il padre ma si rifugiò proprio a Gabii, dove secondo il racconto gli abitanti, memori dell'inganno, lo uccisero.

Fra i nomi dell'età classica c'è il poeta elegiaco Albio Tibullo, che secondo una tradizione sarebbe nato a Gabii nel 54 avanti Cristo. Orazio, nelle Epistole, e Lucano, nella Pharsalia, citano la città fra i centri antichi del Lazio ridotti a rovine. Dionigi di Alicarnasso la descrive abitata solo lungo la via Prenestina, con ampie zone ormai deserte. Nel secondo secolo dopo Cristo la tradizione cristiana colloca qui la nascita del martire San Getulio.

Nell'età moderna arrivano gli scavatori. L'antiquario scozzese Gavin Hamilton ottenne dal principe Marcantonio Borghese il permesso di scavare e fra il 1791 e il 1792 portò alla luce il foro, con una piazza porticata su tre lati aperta sulla via Prenestina. Le fonti non concordano sul numero delle statue: l'Università del Michigan parla di quasi quaranta, altre ricostruzioni di oltre duecento pezzi, di cui soltanto quarantanove restaurati.

Nel Novecento a Gabii sono passati gli archeologi della Scuola spagnola, che hanno scavato il santuario di Giunone, e le squadre dell'Università di Roma Tor Vergata, attive fra il 2007 e il 2012 e di nuovo dal 2021. Dal 2007 lavora sul sito anche il Gabii Project dell'Università del Michigan, diretto da Nicola Terrenato, e più di recente un gruppo dell'Università del Missouri guidato da Marcello Mogetta, che nel 2025 ha annunciato la scoperta di una grande vasca.

Tarquini, Romolo e Remo: documenti, tradizione, leggenda

Quello che dicono i documenti è poco ma solido. Gabii era una città latina importante, abitata dal decimo secolo avanti Cristo, rivale e poi alleata di Roma, con una scrittura già attestata nell'ottavo secolo nella sua necropoli. Gli scavi confermano una città organizzata, con mura in opera quadrata e un edificio pubblico di età arcaica che somiglia molto alla Regia romana. Tutto il resto, dai re ai gemelli, appartiene al racconto.

Quello che dice la tradizione storica romana è la guerra con Roma e la conquista con l'inganno. Nel racconto tramandato da Tito Livio e ripreso dalle ricostruzioni moderne, dopo che Roma aveva sconfitto Alba Longa, Gabii rifiutò di riconoscerne il ruolo nella Lega latina. Tarquinio il Superbo e il figlio Sesto architettarono lo stratagemma dell'esule. La pace fu sancita da un trattato, il foedus Gabinum, che secondo la tradizione concedeva pari diritti ai cittadini delle due città.

Il testo di quel trattato, sempre secondo la tradizione, era scritto su una pelle di bue sacrificato per l'occasione, tesa su uno scudo di legno e conservata a Roma nel tempio di Semo Sanco, sul colle del Quirinale. Nessuno oggi può verificarlo: il tempio è scomparso e la pelle con esso. Resta un documento raccontato, non un documento ritrovato.

Quello che è leggenda riguarda Romolo e Remo. Plutarco riferisce che i gemelli sarebbero stati mandati a Gabii per essere educati e per imparare le lettere. Una tradizione minore attribuiva invece la fondazione della città a due fratelli siculi. Alla stessa sfera appartiene l'episodio dei papaveri: interrogato dal figlio su che cosa fare a Gabii, secondo il racconto Tarquinio avrebbe risposto in silenzio decapitando i papaveri più alti del giardino. Sesto capì, ed eliminò i notabili della città.

Chi scava a Gabii e che cosa ha trovato?

Il Gabii Project dell'Università del Michigan nasce nel 2007 con un obiettivo preciso: capire come si sviluppava e come era organizzata una città arcaica dell'Italia centrale, fra architettura pubblica e case private. In pochi luoghi è possibile, perché molte città del Lazio antico sono sepolte sotto centri abitati moderni. Gabii, abbandonata nel Medioevo e rimasta ai campi, offre invece un tessuto urbano libero da costruzioni successive.

Le ricerche americane hanno messo in luce, fra l'altro, un grande complesso a terrazze, noto negli studi come edificio dell'Area F, e hanno indagato le case e gli spazi pubblici dell'abitato. Nell'ottobre 2025 la stampa ha dato notizia di una vasca monumentale scoperta da un gruppo dell'Università del Missouri vicino al principale incrocio della città, forse nell'area del foro: costruita intorno al 250 avanti Cristo e chiusa ritualmente intorno al 50 dopo Cristo.

Nei livelli di abbandono della vasca sono stati trovati vasi, lucerne, contenitori per profumi e tazze con iscrizioni. Gli archeologi la leggono come un'opera pubblica di prestigio, una dimostrazione di potere politico legata alla gestione dell'acqua. Resta da capire che cosa sia un'anomalia individuata con le indagini termografiche nelle vicinanze, che potrebbe corrispondere a un tempio. Il sito, insomma, è ancora un cantiere di ricerca aperto.

Accanto alla città c'è il capitolo della necropoli di Osteria dell'Osa, esplorata dalla fine degli anni Settanta e pubblicata nel 1992. Il sepolcreto, legato a Gabii, fu usato per più di tre secoli, dal nono al sesto secolo avanti Cristo, con sepolture in gran parte a inumazione e in numero minore a incinerazione. Oltre all'iscrizione greca, ha restituito un'iscrizione latina del settimo secolo, letta probabilmente come un saluto rivolto a una donna di nome Tita.

L'Università di Roma Tor Vergata ha lavorato soprattutto sul santuario orientale, su due tratti delle mura e sull'acropoli. Qui sono emerse una capanna protostorica fra le più grandi conosciute nel Lazio antico, una residenza del settimo secolo con frammenti di ceramica iscritta e l'edificio tripartito del sesto secolo. Nel 2026 l'istituto ha dedicato alla città la mostra Gabii: le origini, allestita al Foro di Praeneste, con un ciclo di conferenze fra febbraio e giugno.

Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi?

Il parco è chiuso in tutti i giorni feriali e nei fine settimana fuori dai blocchi di apertura straordinaria. Dopo il 15 novembre 2026 l'unica data già annunciata dal gestore è domenica 6 dicembre, dalle 9.30 alle 13. Per il 2027 il calendario non è ancora pubblicato. Chi vuole andarci in inverno deve quindi prenotare come gruppo o aspettare le nuove date, di solito annunciate sul sito dell'istituto e sui suoi canali social.

Non aspettatevi un museo sul posto. I reperti più importanti sono dispersi fra il Louvre, le Terme di Diocleziano e i depositi, e nel parco si vedono soprattutto strutture murarie. Non aspettatevi nemmeno bagni pubblici, bar o biglietterie come nei grandi siti della città: il gestore non indica servizi di questo tipo. È un parco archeologico in campagna, e la visita va organizzata come una breve escursione.

Un errore frequente è pensare che la navetta funzioni in tutti i giorni di apertura. Come si è visto, nell'autunno 2026 corre solo in tre domeniche. Un altro errore è arrivare a metà mattina senza calcolare l'ultimo ingresso alle 12: la corsa delle 11.30 da Pantano lascia un margine ristretto, perché il tempo di percorrenza non è pubblicato. In caso di maltempo il gestore può modificare le aperture, e conviene controllare i canali ufficiali la mattina stessa.

Infine, non aspettatevi di vedere gli scavi in corso. Le campagne delle università si svolgono di solito nei mesi estivi e le aree di scavo restano recintate. In occasione di eventi o aperture speciali capita che gli archeologi raccontino il lavoro in corso, ma non è un servizio garantito. Chi è interessato a questo aspetto deve seguire i canali dell'istituto e dei gruppi di ricerca, che annunciano le iniziative aperte al pubblico.

Mangiare in zona

Nel parco il gestore non indica punti di ristoro, e intorno al sito la Prenestina Nuova offre soprattutto attività di passaggio. La soluzione più semplice è pianificare il pranzo dopo la visita, visto che in autunno il parco chiude alle 13. Chi torna verso Roma trova i quartieri lungo la Prenestina e la Casilina, chi prosegue verso est arriva ai paesi dei monti Prenestini e a Palestrina.

A Palestrina e nei centri storici vicini le trappole sono quelle tipiche delle piazze frequentate dai visitatori: menù fotografici esposti in più lingue, buttadentro sulla porta, voci senza prezzo e cucine aperte a tutte le ore senza pausa. I romani ci vanno poco per un motivo semplice: in quei posti si paga il passaggio, non la cucina. Meglio le vie laterali e i locali che osservano gli orari del pranzo e della cena.

Chi pensa di portarsi il pranzo al sacco deve chiedere al gestore se l'area consente soste per mangiare: il dato non è pubblicato e si tratta comunque di un'area archeologica, con regole più strette di un parco pubblico. In ogni caso riportate indietro i rifiuti. Per indirizzi a Roma e nei dintorni una risorsa utile è la lista di indirizzi su Google Maps, che raccoglie locali selezionati.

Che cosa abbinare in giornata

L'abbinamento più naturale è Palestrina, l'antica Praeneste, a cui porta la stessa via Prenestina. Il Museo Archeologico Nazionale di Palestrina fa parte dello stesso istituto che gestisce Gabii, che nel 2026 ha allestito a Palestrina la mostra dedicata alle origini della città. Confrontare il santuario di Giunone con quello della Fortuna, lungo la stessa strada, è il modo migliore per capire l'architettura sacra del Lazio repubblicano.

Da Palestrina si sale in pochi minuti a Castel San Pietro Romano, il paese sopra la città antica, con la rocca e il panorama sulla valle. Nel territorio comunale si trovano anche i resti della Villa di Adriano a Palestrina. Chi ha ancora tempo può spingersi fino a Castagneto Prenestino, fra i castagni dei monti.

Tornando verso Roma, la Prenestina e le strade vicine offrono altre soste legate al territorio. Il Castello di Lunghezza, nella valle dell'Aniene, è una tappa per le famiglie. Il Castelletto di Torre Angela si trova nel quartiere omonimo, servito dalla metro C. La Riserva naturale Valle dell'Aniene completa la giornata con una passeggiata lungo il fiume.

Chi arriva o riparte dal centro in metro può dedicare il pomeriggio alla via Prenestina urbana. Da Porta Maggiore, da dove partiva la strada antica, si raggiunge la Basilica sotterranea di Porta Maggiore, con aperture da controllare in anticipo, e poco più avanti il quartiere del Pigneto. Verso sud, il Parco degli Acquedotti offre la stessa campagna romana, ma raggiungibile in metro.

Per chi segue il filo delle città latine, un confronto diretto è il Tusculum, sui colli sopra Frascati, altra città antica rimasta senza abitato moderno. Chi preferisce le grandi ville imperiali può puntare su Villa Adriana e Villa d'Este a Tivoli. Sono però giornate diverse: mettere Gabii e Tivoli insieme significa correre, e sacrificare una delle due visite.

Sul fronte della campagna romana archeologica, il Parco dell'Appia Antica con la Villa dei Quintili e, a nord, la Villa di Livia offrono esperienze simili: grandi spazi aperti, poca folla, resti leggibili con un po' di preparazione. Per altre idee sui siti statali c'è la nostra pagina sui musei statali di Roma, e per le mete gratuite la pagina Roma gratis.

Domande frequenti

Quanto costa entrare a Gabii?

Nelle aperture straordinarie del 2026 l'ingresso è libero e gratuito, secondo il sito dell'istituto Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii. Non serve prenotare come singoli visitatori. A pagamento c'è solo la visita guidata segnalata dal gestore su GetYourGuide. Per i gruppi organizzati e le scuole che prenotano fuori dalle aperture, il gestore non pubblica tariffe: vanno chieste nella mail di prenotazione.

Quando è aperto il Parco archeologico di Gabii?

Il parco è ordinariamente chiuso e apre per blocchi di aperture straordinarie. Nell'autunno 2026 è aperto il sabato e la domenica dalle 9.30 alle 13, con ultimo ingresso alle 12, dal 19 settembre al 15 novembre. Dopo quella data è annunciata solo domenica 6 dicembre, con lo stesso orario. Il calendario del 2027 non è ancora pubblicato sul sito del gestore.

Chi gestisce Gabii?

Il parco fa parte dell'istituto autonomo Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii del Ministero della cultura, che gestisce anche il museo archeologico nazionale di Palestrina. In precedenza l'area era di competenza della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, che nel 2021 l'aveva aperta al pubblico con il Municipio VI e l'Università di Roma Tor Vergata.

Si può arrivare con i mezzi pubblici?

Sì, ma solo in alcune domeniche. La navetta ATAC 052D parte dalla stazione Pantano della metro C alle 9, alle 10.20, alle 11.30 e alle 12.45, nell'autunno 2026 il 4 ottobre, il 1 novembre e il 6 dicembre. Negli altri giorni di apertura non c'è un collegamento dedicato e il gestore non indica linee ordinarie. Controllate sempre gli avvisi di Roma Servizi per la Mobilità.

Come si prenota una visita per un gruppo o una scuola?

Si scrive a mupa-prae-gabi.prenotazionigabii@cultura.gov.it almeno tre giorni prima della data scelta. Il portale del Ministero indica un massimo di trenta persone per gruppo. Nella mail conviene indicare il numero dei partecipanti, l'età degli studenti, il mezzo con cui arrivate e chiedere dove parcheggiare il pullman. Per informazioni generali c'è anche l'indirizzo mupa-prae-gabi@cultura.gov.it.

Che cosa si vede nel parco?

Il tracciato antico della via Prenestina con il basolato, le fondazioni dell'abitato di età repubblicana, un complesso termale con mosaici, il Santuario di Giunone del secondo secolo avanti Cristo con podio, portico e gradinata, il santuario orientale e i resti medievali della chiesa di San Primitivo e della rocca. Le strutture più antiche sono sull'acropoli, indagate dall'Università di Roma Tor Vergata.

È vero che Romolo e Remo furono educati a Gabii?

È una leggenda, riferita da Plutarco, secondo cui i gemelli sarebbero stati mandati a Gabii per imparare le lettere. Non esiste un documento che la confermi. È però interessante che nella vicina necropoli di Osteria dell'Osa sia stata trovata un'iscrizione greca dell'ottavo secolo avanti Cristo, fra le più antiche d'Italia: la scrittura, qui, circolava davvero molto presto.

La visita è adatta ai bambini?

Sì, se si prepara il racconto prima: la strada antica, il tempio con la gradinata e la storia dell'inganno di Sesto Tarquinio funzionano bene con i ragazzi. Il sito è all'aperto, con poca ombra e terreno irregolare, quindi servono scarpe comode, acqua e cappello. Il passeggino è poco pratico. Per altre idee c'è la nostra pagina su Roma con i bambini.

Chi ha scritto e su quali fonti

Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: il sito dei Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii, il portale del Ministero della cultura e l'avviso di Roma Servizi per la Mobilità sulla navetta 052D. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Organizzare una visita a Gabii per un gruppo significa fare i conti con un sito che apre a blocchi, una navetta attiva solo in alcune domeniche e una strada statale poco adatta alle soste dei pullman. Conviene fissare prima la prenotazione con il gestore, poi costruire il resto della giornata, magari con Palestrina nel pomeriggio. Una risorsa utile per chi organizza viaggi di gruppo nel Lazio è Tour Leader Pro.

Gabii rende di più dentro un itinerario sul Lazio antico che come gita isolata: le città latine, i santuari repubblicani di Palestrina, i colli del Tuscolo e le ville di Tivoli raccontano insieme come Roma sia cresciuta in mezzo a vicini potenti. Chi ha qualche giorno può dedicarne uno alla Prenestina e uno ai Castelli. Una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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Contact Information

IndirizzoVia Prenestina Nuova km 19,300 Roma Vicino Roma 00132

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