Proponi un eventoAccediIl mio viaggio

Certosa di Trisulti

La Certosa di Trisulti si trova in via Trisulti 8, nel territorio di Collepardo (FR), e oggi la gestisce lo Stato: il Ministero della Cultura attraverso la Direzione regionale Musei nazionali Lazio, con la Regione Lazio che cura visite guidate e promozione. Il biglietto costa cinque euro, due il ridotto, gratis la prima domenica del mese. Si compra in loco o con l’app Musei Italiani, e le visite guidate del fine settimana si prenotano per posta elettronica.

Per sei anni il nome di Trisulti è finito sui giornali per motivi che con i certosini avevano poco a che fare. Nel 2018 il complesso fu dato in concessione a un’associazione privata, la concessione venne annullata nel 2019, ne seguirono ricorsi fino al 2026. Qui la vicenda la raccontiamo in ordine, con le date. Ma la ragione per salire fin quassù resta la stessa di prima: la farmacia, la chiesa di San Bartolomeo con i suoi due cori lignei, il giardino di bosso potato a forme strane.

Orari, tariffe, contatti e stato della gestione riportati qui sono stati controllati il 28 settembre 2026 sulle pagine della Direzione regionale Musei nazionali Lazio, del Ministero della Cultura e della Regione Lazio, oltre che sulla stampa locale. La gestione della certosa sta cambiando proprio in questi mesi, con un nuovo soggetto per accoglienza e vigilanza, quindi prima di partire scrivete agli indirizzi ufficiali e fatevi confermare giorno e orario.

Certosa di Trisulti
La Certosa di Trisulti nei monti Ernici. Foto di Francorov, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Dove si trova e che cosa si vede davvero

La certosa si trova sui Monti Ernici, sul fianco del Monte Rotonaria, a circa sei chilometri e mezzo dal paese di Collepardo lungo la provinciale e a una ventina di chilometri dall’Abbazia di Casamari. Le fonti turistiche danno una quota intorno agli ottocentoventicinque metri. Da Roma sono poco più di cento chilometri, ma le ultime curve fra i boschi di castagno e di faggio allungano il viaggio più di quanto dica la mappa.

Il complesso è grande e chiuso in sé stesso, come deve essere una certosa. Si arriva su un piazzale dominato dal Palazzo di Innocenzo III, l’edificio della foresteria con un portico di forme romaniche e gotiche, che oggi ospita la biblioteca statale. Di fronte si apre il percorso verso la chiesa, i chiostri e la farmacia. Tutto il resto, le celle, gli orti e i terreni, si capisce girando intorno e guardando i muri di cinta.

Il percorso di visita tocca la chiesa di San Bartolomeo, con la facciata settecentesca e il busto del santo sopra il portale, la sagrestia con gli armadi in noce, la sala capitolare con i suoi stalli di legno, il refettorio, il chiostro piccolo con il cimitero dei monaci e il chiostro grande. Poi la farmacia con il salottino decorato da Filippo Balbi e il giardino all’italiana. La Direzione indica un’ora di visita, ed è una stima onesta.

Fra i pezzi medievali la Direzione segnala una scultura di leone, che molti visitatori superano senza accorgersene. La biblioteca conserva un fondo librario consistente, ma sul numero dei volumi le fonti non concordano: il Ministero scrive circa venticinquemila, l’accordo di valorizzazione della Regione trentasettemila, altre schede trentaseimila o quarantamila. La biblioteca è un istituto di studio, non una sala espositiva, e chi vuole consultarla deve chiedere a parte.

Che cosa non si vede: le celle dei monaci nella loro forma originaria, gli ambienti di clausura, gran parte dei terreni agricoli che per secoli hanno mantenuto la comunità. La certosa è stata abitata fino a pochi anni fa e alcuni spazi hanno ancora l’aria di una casa lasciata in fretta. Se vi aspettate un museo allestito con pannelli e vetrine su ogni parete resterete sorpresi, nel bene e nel male.

Chi gestisce oggi la certosa

La proprietà è dello Stato. Il complesso fu consegnato al Polo museale del Lazio a metà degli anni Dieci, e il Polo nel dicembre 2019 è diventato Direzione regionale Musei, oggi Direzione regionale Musei nazionali Lazio. Sulla data esatta della consegna le fonti non concordano: l’enciclopedia libera parla di dicembre 2014, la cronologia allegata all’accordo della Regione del 29 luglio 2015. È la Direzione a fissare orari e biglietti e a incassare il ricavato.

Dal 30 agosto 2021 esiste un accordo di valorizzazione fra la Direzione e la Regione Lazio, rinnovato nel 2025 per tre anni. Con quell’accordo la Regione, attraverso la sua società LAZIOcrea, ha garantito personale di accoglienza, presidio, visite guidate e attività culturali. Nel settembre 2025 la Giunta regionale ha approvato un piano strategico per la certosa. È il modello che ha permesso la riapertura dopo la fine della concessione privata.

Il 24 luglio 2026 la Giunta regionale ha approvato un atto integrativo di quell’accordo. Secondo le cronache pubblicate in quei giorni, accoglienza, vigilanza e gestione dei visitatori passano ad ALES, la società in house del Ministero, mentre alla Regione restano la promozione culturale, le visite guidate e le attività didattiche. La nuova ripartizione è in fase di avvio, e il gestore non indica ancora se cambieranno orari o canali di prenotazione.

Va detto per completezza che il passaggio non è stato accolto da tutti allo stesso modo. Un’associazione del territorio, Trisulti Bene Comune, ha lamentato pubblicamente il mancato coinvolgimento delle comunità locali, la chiusura del lunedì introdotta dal 3 agosto 2026 e gli orari ridotti. Sono posizioni che chi arriva da fuori non è tenuto a sposare, ma spiegano perché in paese se ne parli ancora tanto.

La vicenda della concessione, in ordine

Il 28 ottobre 2016 il Ministero pubblicò un bando per affidare la certosa in concessione a enti senza scopo di lucro. I cistercensi di Casamari, che la custodivano dal 1947, avevano deciso di lasciarla per mancanza di vocazioni, e secondo la stampa cattolica il vescovo locale aveva cercato invano un altro ordine religioso disposto a prenderla. Il complesso è grande, isolato e costoso da mantenere: nessuno si fece avanti.

Il 16 giugno 2017 la gara venne aggiudicata al Dignitatis Humanae Institute, un’associazione privata senza scopo di lucro, per diciannove anni. La convenzione fu firmata il 14 febbraio 2018, con un canone riportato dalla stampa in centomila euro l’anno. Il progetto annunciato era una scuola di formazione politica e culturale, e la stampa internazionale lo collegò a Steve Bannon, ex consigliere del presidente statunitense Trump. Il 31 dicembre 2018 circa trecento persone marciarono da Collepardo alla certosa.

Il 31 maggio 2019 il Ministero comunicò l’avvio del procedimento di revoca, dopo un’ispezione e un parere dell’Avvocatura dello Stato che rilevava vizi nell’assegnazione e violazioni degli obblighi contrattuali. Il 16 ottobre 2019 l’aggiudicazione fu annullata. L’associazione presentò ricorso al TAR del Lazio, sezione di Latina, il 19 novembre 2019, e nel maggio 2020 il tribunale amministrativo le diede ragione.

Il Ministero fece appello. Il 15 marzo 2021 il Consiglio di Stato, sesta sezione, riformò la sentenza e confermò l’annullamento: secondo i giudici l’associazione non possedeva, al momento della domanda, i requisiti richiesti dal bando. Il 26 luglio 2021 le chiavi tornarono al Ministero, nelle mani del direttore generale Musei. Il 9 novembre 2021 la certosa riaprì al pubblico con visite gratuite.

L’ultimo capitolo giudiziario è di giugno 2026. Il TAR di Latina ha respinto il ricorso rimasto pendente dell’associazione e l’ha condannata alle spese nei confronti del Ministero e della Regione. Alla fine di giugno la stampa locale ha riportato l’intenzione dell’associazione di valutare un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Alla data della nostra verifica non risultano altre decisioni. La certosa, per quanto riguarda il visitatore, è pubblica e aperta.

Una curiosità sulla Certosa di Trisulti

Il nome non viene da un santo né da una famiglia. Le fonti locali lo fanno derivare dal latino tres saltibus, tre valichi o tre passi, cioè i passaggi di montagna che da qui mettevano in comunicazione le valli ernice. È un toponimo da viandanti e pastori, e dice già perché i monaci scelsero questo posto: lontano da tutto, ma su una via che portava da qualche parte. La solitudine certosina aveva bisogno di strade.

La curiosità vera però si trova nella farmacia. Filippo Balbi, il pittore napoletano che lavorò a lungo alla certosa nell’Ottocento, dipinse nel 1854 una testa anatomica composta da piccoli uomini nudi che, intrecciati fra loro, formano muscoli e lineamenti di un volto. Il quadro fu esposto all’Esposizione universale di Parigi del 1855. A Trisulti ne vedete una copia. L’originale ha preso un’altra strada.

L’originale si trova a Roma, al Museo di storia della medicina della Sapienza. Chi ha tempo può fare il confronto a distanza di qualche settimana: in città vedete la tela nel contesto degli strumenti chirurgici e delle cere, qui la vedete appesa accanto ai vasi dove i monaci conservavano le erbe. Stesso soggetto, due significati diversi. Nel museo è un documento di storia della scienza, nella certosa un ornamento con una punta di ironia.

L’altra curiosità riguarda il giardino accanto alla farmacia. Le siepi di bosso sono potate in forme bizzarre, e le schede turistiche ne attribuiscono l’invenzione ai monaci. Il giardino nasce come orto dei semplici, il terreno dove si coltivavano le piante officinali per i preparati. Oggi le piante medicinali sono poche, il bosso è rimasto. Guardatelo sapendo che era un laboratorio all’aperto e non un’aiuola decorativa.

La farmacia: che cosa c’è davvero

La farmacia è il pezzo per cui la certosa è conosciuta, e la Direzione la descrive come settecentesca, con arredo ottocentesco, vetrine con vasi da farmacia e armadi con le scatole per le erbe. Sulla datazione dell’impianto le fonti non concordano: la scheda del Ministero la colloca nel Seicento. Il dato sicuro è che quello che vedete è il risultato di interventi stratificati in due secoli, non un ambiente nato tutto insieme.

La volta della sala principale porta decorazioni in stile pompeiano attribuite a Giacomo Manco, dipinte alla fine del Settecento, nel momento in cui gli scavi di Pompei ed Ercolano mettevano di moda quel repertorio in tutta Europa. Il corridoio e il salottino di attesa sono invece di Filippo Balbi, con finte architetture, trompe l’oeil e le etichette dei vasi dipinte a muro. Due linguaggi, due epoche, nello stesso percorso di pochi metri.

Nel salottino c’è il ritratto a grandezza naturale di fra Benedetto Ricciardi, che secondo le schede turistiche diresse la farmacia fino al 1863. Il monaco farmacista guarda il visitatore dal muro, circondato dalle sue ampolle. È un ritratto di mestiere, dipinto da un amico, e dice più sulla vita della certosa di molti affreschi devozionali. Fermatevi davanti. È il ritratto di un uomo che lavorava, non di un santo.

Sugli scaffali ci sono vasi in vetro e in ceramica, scatole di faggio con i nomi dei preparati, contenitori per unguenti. Le fonti turistiche raccontano che i monaci producevano rimedi a base di erbe di montagna e anche liquori, e qualcuna cita preparati con veleno di serpe. Su questo punto conviene distinguere: la produzione di medicamenti è documentata dall’arredo stesso, le ricette specifiche circolano per tradizione orale.

Su questa sala la posizione è controcorrente, e netta. La farmacia è bella, ma quasi tutti la guardano come se fosse la bottega originale di uno speziale settecentesco rimasta intatta. Non lo è. È una messa in scena ottocentesca, decorata da un pittore accademico per una comunità che voleva mostrare la propria farmacia ai visitatori. Capito questo, la si apprezza di più, perché diventa il ritratto di come i monaci volevano essere visti.

Chi vuole un confronto con una farmacia conventuale in città ha a Roma l’Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala a Trastevere, legata ai carmelitani, dove il mestiere si è mantenuto fino al Novecento. Per la parte botanica, l’Orto Botanico di Roma aiuta a riconoscere le piante officinali che a Trisulti vedete solo scritte sulle etichette dei barattoli.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Certosa di Trisulti

L’ingresso non è più gratuito, e metà del web continua a dire il contrario. Dopo la riapertura del 2021 la visita era libera, e molte schede turistiche, blog di viaggio e perfino portali di promozione provinciale lo scrivono ancora. Un decreto del direttore della Direzione regionale Musei del 7 marzo 2025 ha introdotto il biglietto, in vigore dal 3 giugno 2025: cinque euro l’intero, due il ridotto, dieci l’abbonamento annuale.

Non è una cifra che cambia la giornata, ma cambia l’organizzazione. Il biglietto si paga con l’app Musei Italiani o al totem, secondo quanto indicato nell’accordo fra Direzione e Regione. In montagna, a sei chilometri dal paese più vicino, il segnale del telefono non è sempre generoso: scaricate l’app e comprate il biglietto prima di lasciare la valle, così non vi trovate a camminare avanti e indietro per il piazzale cercando campo.

Anche gli orari che trovate in rete sono spesso vecchi. Per molto tempo la certosa ha avuto un orario spezzato con la pausa pranzo e nessuna chiusura settimanale. Oggi la Direzione indica apertura continuata e chiusura il lunedì. Le schede che vedete in rete con orario dalle dieci alle tredici e trenta e dalle quattordici e trenta alle diciotto non sono inventate, sono semplicemente state scritte prima degli ultimi cambi.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda il telefono. Il numero storico della certosa, 0775 47024, compare su tutte le guide, ma sulla pagina della Direzione risulta temporaneamente fuori servizio. Il canale che funziona è la posta elettronica: drm-laz@cultura.gov.it per le informazioni generali, prenotazionicertosatrisulti@laziocrea.it per le visite guidate. Scrivete con qualche giorno di anticipo e mettete nell’oggetto la data in cui volete salire.

Terza cosa: non ci sono più monaci. Chi arriva pensando di trovare una comunità religiosa, di ascoltare i vespri o di comprare il liquore dalle mani di un frate resta deluso. La comunità cistercense aveva lasciato la custodia prima della concessione del 2018, e oggi la certosa è un museo statale. Per una comunità cistercense viva la strada giusta porta a Casamari, venti chilometri più a valle.

Il consiglio che ti do per visitare la Certosa di Trisulti

Andate di sabato o di domenica e prenotate la visita guidata. Il piano strategico della Regione indica quattro turni nel fine settimana: in estate alle 10.30, 11.30, 15.30 e 16.30, in inverno alle 10.30, 11.30, 14.30 e 15.00. La Direzione precisa che la visita guidata è compresa nel biglietto. In settimana si gira da soli, e da soli la metà delle stanze resta muta, perché i cartelli sono pochi.

Scegliete il turno delle 10.30. Il motivo è pratico: arrivate con la luce del mattino che entra nel chiostro grande, finite la visita per le undici e mezza e avete il resto della giornata per il paese, le grotte e il Pozzo d’Antullo. Il turno del pomeriggio vi obbliga a scendere dalla montagna col buio in inverno, e le curve della provinciale di notte non sono una passeggiata.

Portate un maglione anche ad agosto. Siamo sopra gli ottocento metri, i chiostri sono in ombra, la chiesa e la farmacia hanno muri spessi e trattengono il freddo. In primavera e autunno la differenza con Roma è di parecchi gradi. Scarpe comode, perché i pavimenti sono irregolari e il giardino ha vialetti di terra. Chi viaggia con un passeggino deve mettere in conto qualche gradino da superare a braccia.

Conviene entrare nella chiesa dopo la farmacia, non prima. La farmacia è colorata, leggera, quasi divertente. La chiesa è scura, con l’iconostasi che separa la zona dei conversi dal coro dei monaci, e dopo la farmacia il contrasto vi fa capire che cosa fosse la vita certosina: lavoro concreto da una parte, silenzio e liturgia dall’altra.

Ultimo consiglio sui gruppi organizzati. La scheda del Ministero indica un massimo di quindici persone più la guida per ogni turno, che salgono a venticinque con i sistemi di amplificazione. Se accompagnate una comitiva più numerosa dovete dividerla, e conviene concordarlo per posta elettronica con largo anticipo. La risposta arriva, ma serve pazienza e la disponibilità ad accettare l’orario che vi propongono.

Orari e biglietti

La pagina della Direzione regionale Musei nazionali Lazio indica questi orari: dal 16 aprile al 15 ottobre dalle 10 alle 19, dal 16 ottobre al 15 aprile dalle 10 alle 16, ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura. Chiuso il lunedì e il 25 dicembre. Su questo punto le fonti non concordano: altre pagine riportano la chiusura estiva alle 18 con pausa pranzo, e la stampa locale di luglio 2026 parla di apertura estiva dalle 10 alle 18.

Il biglietto si compra davvero in due modi: sul posto, al totem, oppure con l’app Musei Italiani del Ministero, indicata sia dalla scheda di cultura.gov.it sia dalla pagina della Direzione regionale Musei nazionali Lazio. Chi invece vuole la certosa dentro un’escursione a piedi con guida, fra Valle dei Santi, eremo di San Domenico e Madonna delle Cese, trova su GetYourGuide un trekking guidato di sei ore da Collepardo.

Le tariffe pubblicate sono cinque euro l’intero, due euro il ridotto, che il piano strategico della Regione riserva ai cittadini dell’Unione europea fra i diciotto e i venticinque anni, e dieci euro per l’abbonamento annuale. Il piano indica la gratuità per i minori di diciotto anni. L’ingresso è gratuito per tutti la prima domenica del mese e nelle giornate del 25 aprile, del 2 giugno e del 4 novembre.

Le visite guidate del fine settimana si prenotano scrivendo a prenotazionicertosatrisulti@laziocrea.it, l’indirizzo che la Direzione pubblica ancora oggi. Con l’atto integrativo di luglio 2026 l’accoglienza passa ad ALES, mentre le visite guidate restano alla Regione: il gestore non indica se l’indirizzo di prenotazione cambierà. Per informazioni generali la mail è drm-laz@cultura.gov.it, e la scheda del Ministero riporta anche drm-laz.certosatrisulti@cultura.gov.it.

Le fotografie sono consentite, lo dice la Direzione in chiaro. La Direzione indica un parcheggio libero nelle vicinanze. La Direzione precisa che la certosa si raggiunge solo con mezzi propri, e su questo torno più avanti. Non risultano pubblicate informazioni dettagliate sull’accessibilità dei singoli ambienti: il piano strategico della Regione cita interventi in programma per le persone con mobilità ridotta, quindi chiedete prima per posta elettronica.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Trisulti non nasce certosina. Prima dei certosini, alla fine del decimo secolo, in questa valle c’era un monastero benedettino fondato da San Domenico, l’abate che la tradizione lega a Sora. L’enciclopedia libera dà la data del 996. Quando Innocenzo III, nel 1204, decise di costruire il complesso nuovo e di affidarlo ai certosini, non partiva da un luogo vuoto ma da una presenza monastica di due secoli.

Il monastero benedettino non si trovava esattamente dove sorge la certosa attuale. Le sue tracce e la memoria di San Domenico sono legate all’eremo che porta il suo nome, più in basso nella valle, raggiungibile con un sentiero. Chi fa il trekking della Valle dei Santi ci passa. Chi arriva in macchina alla certosa di solito non lo sa, e perde il pezzo più antico della storia di questa montagna.

Il secondo fatto poco citato riguarda la Madonna delle Cese, il santuario in grotta a poca distanza. La tradizione locale racconta che nel sesto secolo la Vergine sarebbe apparsa a un eremita lasciando la propria immagine impressa nella roccia. Qui teniamo i tre livelli separati: che la grotta sia stata abitata da eremiti è plausibile e ripetuto dalle fonti, la datazione al sesto secolo è tradizione, l’immagine impressa è leggenda devozionale.

Il terzo fatto è amministrativo e spiega molto. La certosa fu riconosciuta monumento nazionale con decreto ministeriale del 17 luglio 1879 e dichiarata di interesse culturale il 18 gennaio 1963. Sulla prima data le fonti non concordano, perché alcune schede riportano 1873 o 1890, ma l’accordo della Regione cita il decreto del 1879. Il complesso è tutelato come monumento nazionale da quasi un secolo e mezzo, e nel Novecento i monaci lo abitavano da custodi.

La foto giusta da fare alla Certosa di Trisulti

La foto è il giardino di bosso visto dalla porta della farmacia. Vi mettete sulla soglia, con lo stipite in primo piano a sinistra, e lasciate che le siepi potate riempiano i due terzi inferiori dell’immagine, con i muri della certosa e il bosco sullo sfondo. In quella inquadratura ci sono il laboratorio, l’orto e la montagna, cioè tutta la ragione economica del posto.

La seconda foto è il chiostro grande, costruito secondo le schede turistiche intorno al 1700 a un livello più basso della chiesa. Scendete in un angolo e riprendete la fuga delle arcate in diagonale, con la luce del mattino che entra da un lato. Il chiostro è vuoto, pulito, geometrico. In una foto centrale e frontale diventa piatto, in diagonale acquista profondità e fa capire le dimensioni della clausura.

Dentro la farmacia la tentazione è fotografare tutto. Scegliete invece un dettaglio: una fila di vasi con le etichette, o un pezzo di finta architettura del Balbi dove il trompe l’oeil si vede da vicino. La sala è piccola, la luce viene dalle finestre e la volta è bassa. L’insieme in grandangolo deforma tutto e vi restituisce un corridoio storto.

Evitate la foto della facciata dal piazzale in pieno giorno. La facciata della chiesa, che le fonti attribuiscono a Paolo Posi e datano al 1798, con il sole alto e i muri chiari intorno manda in confusione l’esposizione automatica. Se volete la facciata, cercate una luce laterale o una giornata coperta, quando la pietra non riflette e il busto di San Bartolomeo sopra il portale si legge bene.

Un’ultima nota. La montagna intorno è la parte più fotogenica di Trisulti e quasi nessuno la riprende. Lungo la provinciale, quando il bosco si apre, il complesso compare chiuso fra gli alberi con le mura di cinta. È la foto che spiega perché i certosini scelsero questo posto. Fermatevi solo dove c’è uno slargo sicuro, perché la strada è stretta e le curve non perdonano.

Come si arriva da Roma

In auto. È l’unico modo sensato, e lo dice anche la Direzione: la certosa si raggiunge solo con mezzi propri. Da Roma si prende l’autostrada A1 in direzione sud e poi la viabilità provinciale verso Alatri e Collepardo. Le fonti turistiche danno circa centoundici chilometri e fra un’ora e mezza e un’ora e tre quarti di viaggio. Nel fine settimana, con il traffico di uscita da Roma, contate sulla stima più lunga.

L’ultimo tratto, da Collepardo alla certosa, è di circa sei chilometri e mezzo sulla provinciale, con curve e qualche punto stretto. D’inverno la strada può ghiacciare nelle ore più fredde, e la zona non è sempre coperta dal segnale telefonico. Fate benzina a valle prima di salire, per non dover cercare un distributore sulle strade di montagna, e scaricate la mappa sul telefono se usate il navigatore.

Con i mezzi pubblici la giornata diventa complicata. Le fonti turistiche indicano il treno fino a Frosinone, poi un autobus fino a Collepardo, e da lì mancano i sei chilometri e mezzo di salita, che si fanno a piedi su sentiero o in taxi prenotato in anticipo. Alcune guide straniere indicano Sora e Isola del Liri come stazioni più vicine. In tutti i casi, senza un’auto la giornata si allunga molto.

Non indico linee di autobus e orari perché dipendono dalla stagione e dal giorno della settimana: verificateli sul sito di Cotral e di Trenitalia il giorno prima, controllando in particolare le corse di ritorno del pomeriggio. Il rischio vero non è arrivare, è restare a Collepardo alle sei di sera di una domenica senza più una corsa per scendere a valle.

Chi ci arriva a piedi lo fa quasi sempre da Collepardo, con i sentieri che salgono per la Valle dei Santi passando dall’eremo di San Domenico. È un percorso di mezza giornata, segnato, con cascate e ponticelli di legno. Chi non conosce la zona può affidarsi a una guida escursionistica: in quel caso la visita alla certosa si inserisce dentro una giornata di cammino e acquista un senso diverso.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nel 996 San Domenico fonda un primo monastero benedettino nella zona. Nel 1204 papa Innocenzo III avvia la costruzione del complesso attuale e lo affida ai certosini, che vi entrano, secondo la scheda del Ministero, nel 1208. Nel 1211 viene consacrata la chiesa dedicata a San Bartolomeo. Il palazzo che porta il nome del pontefice sul piazzale ricorda questa committenza.

Nel 1564 i maestri certosini realizzano il primo dei due cori lignei della chiesa, attribuito a un mastro Iacobo. Nel 1683 Giuseppe Caci affresca la volta con la Gloria del Paradiso. Nel 1688 un secondo coro esce dalle mani di un fratello Stefano. La chiesa ha quindi due cori, uno per i monaci e uno per i conversi, divisi dall’iconostasi, secondo l’uso certosino che separava le due componenti della comunità.

Fra Seicento e Settecento il complesso cresce: il chiostro grande intorno al 1700, la farmacia, la facciata barocca e neoclassica della chiesa, le decorazioni pompeiane di Giacomo Manco alla fine del secolo. Nell’Ottocento arriva Filippo Balbi. Sui suoi anni di permanenza le fonti non concordano: una biografia indica il periodo dal 1859 al 1863, le schede turistiche dal 1857 al 1865.

Il 17 luglio 1879 la certosa diventa monumento nazionale. Nel 1947 i certosini lasciano il posto ai cistercensi della congregazione di Casamari, che restano fino alla metà degli anni Dieci del nostro secolo. Il 18 gennaio 1963 arriva la dichiarazione di interesse culturale. Poi la consegna al Polo museale, il bando del 2016 e la vicenda della concessione raccontata sopra.

Dal 2021 in poi la cronologia è quella di un museo statale: riapertura il 9 novembre 2021, primo accordo di valorizzazione con la Regione il 30 agosto dello stesso anno, biglietto introdotto dal 3 giugno 2025, nuovo accordo triennale nel 2025, piano strategico approvato dalla Regione nel settembre 2025, sentenza del TAR di Latina a giugno 2026 e atto integrativo del 24 luglio 2026 con il passaggio dell’accoglienza ad ALES.

Chi è passato dalla Certosa di Trisulti

San Domenico, abate benedettino, che secondo le fonti locali era originario di Foligno e la cui memoria è legata a Sora e a questa valle. A lui si deve la prima fondazione monastica, e a lui è intitolato l’eremo sotto la certosa, con un busto di bronzo che le escursioni guidate indicano come tappa. Senza di lui la certosa non avrebbe una preistoria, e la valle si chiamerebbe in un altro modo.

Innocenzo III, il papa che nel 1204 volle il complesso nuovo per i certosini. Veniva dalla famiglia dei conti di Segni e conosceva bene questo pezzo di Lazio meridionale, lo stesso delle cattedrali e dei palazzi papali di Anagni. Il palazzo della foresteria che porta il suo nome è la prima cosa che vedete arrivando, ed è anche la parte più antica che si legge bene dall’esterno.

Filippo Balbi, nato a Napoli nel 1806 e morto ad Alatri nel 1890, pittore di formazione accademica. A Trisulti lasciò la decorazione della farmacia, dipinti nella chiesa fra cui una Strage degli innocenti, lunette, caricature e ritratti. Lavorò anche per Alatri e per Frosinone. È il nome che ritorna più spesso durante la visita, e a ragione: gran parte di quello che resta impresso a chi esce è opera sua.

Giuseppe Caci e Giacomo Manco, i due pittori delle volte: il primo con la Gloria del Paradiso in chiesa e, secondo le schede turistiche, probabilmente con le otto tele della Maddalena nella sala capitolare, il secondo con le decorazioni pompeiane della farmacia. Accanto a loro le fonti citano Vincenzo Manenti per le tele d’altare e Jacopo Lo Duca per il busto di San Bartolomeo sulla facciata.

Fra Benedetto Ricciardi, il monaco farmacista ritratto dal Balbi, che guidò la farmacia fino al 1863. E poi i cistercensi di Casamari, arrivati nel 1947 e rimasti fino all’ultimo, quando secondo la stampa cattolica restava un solo padre a celebrare la messa domenicale. Sono loro che hanno tenuto aperta la certosa per settant’anni, in un periodo in cui nessuno parlava di valorizzazione.

Infine i protagonisti della cronaca recente, che conviene nominare senza aggettivi. L’associazione Dignitatis Humanae Institute con il suo direttore Benjamin Harnwell, concessionaria fra il 2018 e il 2021. I funzionari del Ministero che nel luglio 2021 hanno ripreso le chiavi. Le associazioni del territorio che si erano costituite nei giudizi a sostegno del Ministero. Anche questa è ormai storia del luogo.

Collepardo, le grotte e il Pozzo d’Antullo

La certosa si abbina per forza al paese che le dà il comune. Collepardo è un piccolo centro sui Monti Ernici, noto da secoli per le erbe officinali, e la tradizione locale ci ha costruito sopra il mito del giardino del centauro Chirone, il maestro di medicina della mitologia greca. È leggenda, e lo sanno anche in paese, ma spiega perché la farmacia dei certosini non sia nata per caso.

Le Grotte di Collepardo si chiamavano Grotte dei Bambocci per le forme delle concrezioni, e furono ribattezzate Grotte Regina Margherita dopo la visita della regina nel 1904. Il sito dei gestori delle grotte indica per informazioni il numero 0775 47065 e la mail grottedipastena@gmail.com. Gli orari cambiano con le stagioni e con i gruppi, quindi scrivete prima. Chi ama il genere trova un secondo sistema carsico alle Grotte di Falvaterra.

Il Pozzo d’Antullo è una dolina di crollo, cioè una grotta il cui soffitto è sprofondato lasciando una voragine aperta nel bosco. Il sito del gestore scrive sessanta metri di profondità e trecento di larghezza, l’enciclopedia libera ottanta metri di profondità massima e trecento di circonferenza: le fonti non concordano. Il gestore pubblica un biglietto di due euro, apertura estiva dalle 9 alle 19 e invernale dalle 10 alle 16.25.

Sul Pozzo circola una leggenda che lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius registrò nell’Ottocento: la Vergine avrebbe punito i contadini che battevano il grano nel giorno dell’Assunta facendo sprofondare l’aia. È un racconto popolare, non un fatto, e appartiene alla stessa famiglia di storie che spiegano con un castigo divino le voragini carsiche di mezza Italia. Da sapere prima di scendere, perché ve lo racconteranno comunque.

Quando è chiusa e che cosa non aspettarsi

La certosa è chiusa il lunedì e il 25 dicembre. La chiusura del lunedì è recente, introdotta dal 3 agosto 2026, e molte pagine in rete non la riportano ancora. Possono esserci chiusure straordinarie per manutenzione o per il passaggio di consegne fra i soggetti che gestiscono accoglienza e vigilanza: in questi mesi di transizione conviene scrivere prima di mettersi in strada, soprattutto nei giorni festivi.

Non aspettatevi una bottega di prodotti monastici. I liquori e i preparati che i monaci producevano sono parte della storia del luogo, ma oggi la certosa è un museo statale e non un monastero con spaccio. Chi cerca prodotti a base di erbe li trova nei paesi della zona, a Collepardo in particolare, da produttori locali. Il gestore non indica la presenza di un bookshop o di un punto ristoro interno.

Non aspettatevi pannelli dettagliati in ogni sala. Il percorso è essenziale e molte informazioni passano solo dalla guida del fine settimana. Non aspettatevi neppure di entrare in biblioteca durante la visita ordinaria: è un istituto di studio con regole proprie. E non aspettatevi un luogo di preghiera attivo: la chiesa è visitabile come ambiente museale, le funzioni religiose regolari non risultano pubblicate.

Sul dibattito locale conviene una posizione pragmatica. Chi vive qui chiede orari più lunghi e più coinvolgimento del territorio, e ha le sue ragioni. Chi arriva da fuori deve solo sapere che la certosa è aperta, che costa poco e che il personale fa quello che può con i mezzi che ha. Dopo anni di porte chiuse e di tribunali, una certosa aperta sei giorni su sette è già un risultato.

Mangiare in zona

Intorno alla certosa non c’è quasi niente, e questa è la prima cosa da sapere. Si mangia a Collepardo, ad Alatri, a Veroli o a Fiuggi. La cucina della zona è di montagna e di collina: paste fatte in casa, carni, legumi, formaggi di pecora, erbe spontanee. Nei borghi le trappole turistiche sono meno diffuse che a Roma, ma esistono, soprattutto nei posti di passaggio lungo le strade principali.

Il primo segnale da evitare sono i menu con le fotografie dei piatti, plastificati e tradotti in più lingue. Un posto che deve mostrarvi l’immagine delle fettuccine sta parlando a chi non sa che cosa siano, e prepara quello che quel pubblico si aspetta. Stesso discorso per la signora che tira la sfoglia in vetrina: è un richiamo scenografico. La pasta buona si fa in cucina, al mattino, lontano dalla strada.

Il secondo segnale è la persona sulla porta che vi invita a entrare. Un locale che ha bisogno di fermare i passanti non ha clienti abituali, e i clienti abituali sono l’unica garanzia. Diffidate anche dei posti aperti senza interruzione dal mattino a notte: una cucina vera ha una pausa. E dei tavoli davanti al monumento con voci senza prezzo, o con listini diversi fra dentro e fuori.

I romani non vanno in quei posti, e non per snobismo. Semplicemente sanno che il prezzo si adatta al cliente di passaggio e che la cucina è costruita sul turista che non tornerà. Il criterio è guardare chi è seduto: se a pranzo di un giorno feriale trovate operai, impiegati e famiglie del posto, siete nel posto giusto. Chiedete sempre il prezzo delle voci senza cifra prima di ordinare.

Nei paesi dei Monti Ernici molte trattorie aprono solo a pranzo nei giorni feriali e chiudono presto la sera. Telefonate prima, soprattutto fuori stagione, e non contate sul fatto di trovare un tavolo alle tre del pomeriggio dopo la visita. Per non andare a tentativi, qui c’è la nostra lista dei posti dove mangiamo noi.

Che cosa abbinare in giornata

L’abbinamento naturale è con le abbazie cistercensi. L’Abbazia di Casamari è a una ventina di chilometri, ancora abitata da una comunità, e chiude il discorso aperto a Trisulti: da una parte la certosa ormai museo, dall’altra un monastero vivo. Chi vuole completare il quadro dei cistercensi nel Lazio ha l’Abbazia di Fossanova e l’Abbazia di Valvisciolo nella provincia di Latina.

Chi preferisce le città d’arte ha a mezz’ora Alatri con la sua acropoli dalle mura poligonali, Ferentino con il teatro romano, e Anagni con il Museo della Cattedrale e il Palazzo di Bonifacio VIII. Scegliete una sola città: la certosa più una città d’arte è già una giornata piena, e con due si corre.

Per il versante di montagna, da Collepardo si sale verso Vico nel Lazio, borgo murato dei Monti Ernici, e Guarcino. Più a nord, oltre i monti, ci sono Trevi nel Lazio e Filettino alle sorgenti dell’Aniene, dentro il Parco dei Monti Simbruini. Sono strade di montagna, e vanno fatte con calma.

Chi costruisce un itinerario dei santuari di montagna può legare Trisulti al Santuario della Santissima Trinità sopra Vallepietra e al Santuario della Mentorella. E chi segue la pista benedettina trova a Subiaco il Sacro Speco e il Monastero di Santa Scolastica, e più a sud l’Abbazia di Montecassino.

Per restare sul tema certosino senza lasciare Roma, la città ha la sua certosa dentro le Terme di Diocleziano. La Basilica di Santa Maria degli Angeli nasce come chiesa dei certosini, e il Chiostro di Michelangelo dentro il museo delle Terme di Diocleziano era il loro chiostro grande. Vederlo dopo Trisulti fa capire quanto fosse uniforme la regola, dalla città alla montagna.

Chi viaggia verso la valle del Liri può chiudere la giornata a Isola del Liri, con la cascata in pieno centro, o a Sora, che custodisce la memoria di San Domenico. Per i ragazzi, Fumone con il suo castello funziona meglio di qualunque chiostro. E le famiglie che vogliono stare all’aperto trovano a Fiuggi parchi e passeggiate senza dislivelli.

Domande frequenti

Chi gestisce oggi la Certosa di Trisulti?

La certosa è proprietà dello Stato ed è gestita dal Ministero della Cultura attraverso la Direzione regionale Musei nazionali Lazio. Un accordo di valorizzazione con la Regione Lazio affida alla Regione visite guidate e attività culturali. Con un atto integrativo approvato dalla Giunta regionale il 24 luglio 2026, accoglienza e vigilanza passano ad ALES, società in house del Ministero.

La Certosa di Trisulti è visitabile?

Sì. La certosa è aperta dal martedì alla domenica. Secondo la pagina della Direzione regionale Musei nazionali Lazio l’orario è dalle 10 alle 19 dal 16 aprile al 15 ottobre e dalle 10 alle 16 nel resto dell’anno, con ultimo ingresso mezz’ora prima. Altre fonti riportano la chiusura estiva alle 18, quindi conviene chiedere conferma per posta elettronica prima di partire.

Quanto costa il biglietto?

Il biglietto intero costa cinque euro, il ridotto due euro e l’abbonamento annuale dieci euro. Il ridotto, secondo il piano strategico regionale, vale per i cittadini dell’Unione europea fra i diciotto e i venticinque anni, e i minori di diciotto anni entrano gratis. L’ingresso è libero per tutti la prima domenica del mese, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre.

La farmacia è aperta al pubblico?

Sì, la farmacia fa parte del percorso di visita ordinario e la Direzione la indica come visitabile, con l’arredo ottocentesco, le vetrine con i vasi e gli armadi con le scatole per le erbe. Si visitano la sala principale con la volta decorata e il salottino dipinto da Filippo Balbi, da cui si esce sul giardino di bosso.

Come si prenota la visita guidata?

Le visite guidate si tengono il sabato e la domenica, sono comprese nel biglietto e si prenotano scrivendo a prenotazionicertosatrisulti@laziocrea.it, l’indirizzo pubblicato dalla Direzione. I gruppi hanno un limite di quindici persone più la guida, venticinque con sistemi di amplificazione. Il numero 0775 47024 risulta temporaneamente fuori servizio sulla pagina ufficiale, quindi usate la posta elettronica.

Che cosa è successo con la concessione del 2018?

Nel 2017 il Ministero aggiudicò la certosa per diciannove anni al Dignitatis Humanae Institute, con convenzione firmata nel febbraio 2018. Nell’ottobre 2019 l’assegnazione fu annullata. Il TAR di Latina diede ragione all’associazione nel 2020, il Consiglio di Stato confermò l’annullamento il 15 marzo 2021. A giugno 2026 il TAR ha respinto l’ultimo ricorso pendente.

Si può arrivare con i mezzi pubblici?

La Direzione indica che la certosa si raggiunge solo con mezzi propri. Con il treno si arriva a Frosinone e con l’autobus a Collepardo, ma dal paese restano circa sei chilometri e mezzo di salita, da fare a piedi o in taxi prenotato. Gli orari delle corse vanno controllati sui siti di Trenitalia e Cotral il giorno prima.

Ci sono ancora i monaci a Trisulti?

No. I cistercensi della congregazione di Casamari, che custodivano la certosa dal 1947, l’hanno lasciata per mancanza di vocazioni prima della concessione del 2018. Oggi il complesso è un museo statale. La chiesa si visita come ambiente museale e le funzioni religiose regolari non risultano pubblicate. Una comunità cistercense attiva si trova all’Abbazia di Casamari.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Orari, tariffe e stato della gestione risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura. La gestione della certosa è in fase di passaggio fra soggetti diversi: ricontrollate tutto prima di partire e segnalateci quello che trovate cambiato.

Mettere in fila una giornata fra i Monti Ernici significa incastrare orari di musei statali in transizione, visite guidate solo nel fine settimana, strade di montagna che d’inverno ghiacciano e trattorie che chiudono presto, per sé o per un gruppo di quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di lavoro trova su Tour Leader Pro materiali pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.

Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, noleggi auto, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori da Roma, dalla Ciociaria ai laghi vulcanici del nord fino alla costa pontina e ai borghi dell’Appennino, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

Contact Information

IndirizzoVia per Trisulti 8 Collepardo Collepardo (FR), Borghi e paesini, Vicino Roma 03010

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi