Latina
Latina si visita liberamente, a piedi, senza biglietto: le piazze e gli edifici degli anni Trenta si guardano dalla strada, e molti sono uffici pubblici in uso, dal Comune in piazza del Popolo 1 alla Prefettura in piazza della Libertà. L'interno con un orario fisso è il Museo Civico Duilio Cambellotti, in piazza San Marco 1, gestito dai musei civici del Comune di Latina: ingresso gratuito, aperto dal martedì alla domenica, chiuso il lunedì e il sabato.
Che cosa si trova, in concreto: il capoluogo dell'Agro Pontino, fondato nel 1932 con il nome di Littoria dentro il programma di bonifica integrale delle paludi, disegnato dall'architetto Oriolo Frezzotti intorno a due piazze centrali. Intorno, un anello di edifici pubblici costruiti in pochi anni, una stazione ferroviaria lontana dal centro, una dozzina di borghi rurali sparsi nella pianura e, a circa sette chilometri, la costa con il lido.
Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul sito ufficiale del Museo Cambellotti, sugli itinerari turistici pubblicati dallo stesso museo, sul portale del Comune di Latina e sulle altre fonti citate più avanti nel testo. Gli orari del museo possono variare in occasione di mostre ed eventi: prima di partire conviene una telefonata allo 0773 652626 o allo 0773 652379.

In breve: indirizzo, orari, biglietto
- Indirizzo: centro storico intorno a piazza del Popolo, sede del Comune in piazza del Popolo 1, 04100 Latina. Museo Cambellotti in piazza San Marco 1.
- Gestore: Comune di Latina, centralino 0773 6521, urp@comune.latina.it. Musei civici: museicivici@comune.latina.it.
- Come si entra: piazze e strade ad accesso libero, edifici pubblici visibili dall'esterno, Museo Cambellotti con orario fisso e prenotazione facoltativa dal sito.
- Prezzo: ingresso gratuito al Museo Cambellotti secondo il sito ufficiale.
- Orari del museo: martedì e giovedì 9-13.30 e 15-17.30, mercoledì e venerdì 9-13.30, domenica 10-13.30 e 14.30-18, chiuso lunedì e sabato.
- Come si arriva: treno regionale della linea Roma-Formia-Napoli fino alla stazione di Latina, a Latina Scalo, poi autobus urbano linea FS verso corso della Repubblica.
- Accessibilità: il percorso del museo si sviluppa al piano terra, per esigenze specifiche conviene scrivere ai musei civici prima della visita.
Dove si trova e che cosa si vede davvero
Latina si trova nella pianura pontina, a circa sette chilometri dal mar Tirreno e a quindici o venti chilometri dai monti Lepini, che chiudono l'orizzonte verso est. Con poco meno di centotrentamila abitanti è il secondo comune del Lazio dopo Roma. Il centro progettato negli anni Trenta occupa una superficie piccola rispetto alla città di oggi, cresciuta molto nel dopoguerra, e si gira a piedi in mezza giornata.
Il piano di Oriolo Frezzotti, approvato da Marcello Piacentini, lo stesso architetto della Città universitaria a Roma, prevedeva una forma ottagonale con strade che girano intorno a due piazze principali: piazza del Popolo, con il municipio e la torre civica, e piazza della Libertà, con il Palazzo del Governo. Da lì partono gli assi verso le altre piazze minori, ognuna costruita intorno a un edificio pubblico e a una funzione precisa.
In piazza del Popolo si vede il municipio a due piani con il portico e la torre civica alta 32 metri, rivestita interamente di travertino e dotata di orologio. Nel giardino interno si trova una statua in bronzo di Dafne, opera di Elisabetta Mayo del 1923, donata alla città nel 1933. Al centro della piazza, dal 1939, c'è una fontana in travertino. L'insieme è compatto, leggibile, pensato per essere visto frontalmente.
Poco lontano, piazza San Marco raccoglie la cattedrale di San Marco, con un campanile di 37 metri, e l'edificio curvo dell'ex Opera Balilla, oggi sede del Museo Cambellotti. Poco oltre si apre piazza del Quadrato, con la sede dell'ex Opera Nazionale Combattenti e i gruppi di statue dedicati alla famiglia rurale. Verso piazzale dei Bonificatori c'è il Palazzo delle Poste di Angiolo Mazzoni, a nostro giudizio l'edificio più originale della città.
Che cosa non si vede: gli interni degli uffici pubblici. Il municipio, la Prefettura, il Palazzo M, che ospita il comando provinciale della Guardia di Finanza, e il Palazzo delle Poste sono edifici in uso, non spazi museali. Si osservano dalla strada, con rispetto per chi ci lavora. Il Comune non pubblica un calendario di visite agli interni, per cui chi cerca le sale decorate deve informarsi presso l'ufficio relazioni con il pubblico.
Piazza Dante e piazza Bruno Buozzi, sul percorso che parte da piazza del Popolo, completano il quadro. Piazza Dante ha al centro un cippo del 1933 decorato con spighe e vanghe, dono dei mutilati di Treviso, ed è chiusa da due edifici INCIS del 1934 con corte e giardino. In piazza Buozzi si trova il Palazzo di Giustizia, inaugurato il 18 dicembre 1936, con il colonnato a tutta altezza rivestito di travertino. Al centro della piazza c'è la statua del Seminatore, arrivata dalla demolita Casa del Contadino.
Una curiosità su Latina
Il 29 settembre 1944, secondo la ricostruzione riportata dalla voce enciclopedica sulla città, Littoria cambiò nome e diventò per breve tempo Latinia, prima di assumere la forma definitiva di Latina. Il passaggio ufficiale arrivò solo con il decreto luogotenenziale del 9 aprile 1945, numero 270. Per qualche mese, in pratica, la città visse con un nome provvisorio, in attesa che il governo rendesse definitiva la scelta.
La scelta di Latina ebbe anche ragioni pratiche. La stessa fonte ricorda che il nuovo nome teneva conto della terminazione in «-inia» di quasi tutti i toponimi delle città fondate in quegli anni, e che permetteva di lasciare invariata la sigla automobilistica della provincia, LT. Un dettaglio amministrativo, quasi burocratico, che però spiega perché il nuovo nome conservi la stessa iniziale del vecchio.
C'è poi un edificio che è più vecchio della città stessa. Nel quartiere progettato dall'ingegnere Giuseppe Nicolosi, secondo l'itinerario del museo, si trova la Casa dei Cursori, costruita nel 1929, tre anni prima della fondazione di Littoria. È tutelata come bene culturale e ospita la Casa dell'Architettura di Latina. Nello stesso itinerario compare anche un progetto mai realizzato: una biblioteca comunale disegnata dall'architetto britannico James Stirling fra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta.
Anche i nomi delle piazze sono cambiati. Piazza della Libertà, dove si trova la Prefettura, si chiamava piazza XXIII Marzo, data della fondazione dei Fasci di combattimento. Il parco Falcone e Borsellino era intitolato ad Arnaldo Mussolini, fratello del capo del governo. Piazza San Marco, sede del museo, era piazza Savoia. Leggere le vecchie denominazioni negli itinerari del museo aiuta a capire le fotografie d'epoca e i documenti, dove compaiono sempre i nomi originari.
Una cosa che non ti dice nessuno su Latina
I due edifici residenziali e commerciali che affiancano la sede dell'ex Opera Nazionale Combattenti in piazza del Quadrato hanno, secondo l'itinerario pubblicato dal Museo Cambellotti, degli anelli per legare il bestiame. È il dettaglio che dice meglio di qualsiasi lapide che cosa doveva essere Littoria all'inizio: un centro di servizi per i coloni dei poderi, dove chi arrivava dalla campagna poteva farlo anche con gli animali.
Il secondo dettaglio riguarda la sede del museo. Durante la Seconda guerra mondiale, secondo la storia dell'edificio pubblicata dal museo, l'ex Opera Balilla fu usata come luogo di culto nel periodo dei bombardamenti alleati e come rifugio per gli sfollati. Una palestra costruita per l'educazione fisica e militare dei ragazzi diventò chiesa e dormitorio. Poi, fra gli anni Cinquanta e Settanta, tornò palestra per le scuole della città.
Il terzo riguarda il campanile della cattedrale. Sul campanile di San Marco, alto 37 metri, si trova una copia della Madonnina del Duomo di Milano, donata alla città nel 1933. Una statua lombarda sopra una chiesa dedicata al patrono di Venezia, in una città popolata da famiglie venete, friulane ed emiliane: la mappa delle provenienze dei primi abitanti si legge anche nei simboli religiosi.
Come nasce Littoria e perché oggi si chiama Latina?
Latina nasce dalla bonifica integrale dell'Agro Pontino condotta durante il ventennio fascista. Prima dei lavori il territorio, secondo la voce enciclopedica sulla città, comprendeva zone paludose e macchia, luogo di riproduzione della zanzara anofele e quindi della malaria. Le ultime aree umide sopravvissute alla bonifica si conservano oggi dentro il Parco Nazionale del Circeo, e danno un'idea di che cosa fosse la pianura prima dei canali.
La prima pietra fu posata il 30 giugno 1932. L'inaugurazione avvenne il 18 dicembre dello stesso anno, dopo neanche sei mesi di lavori, con una cerimonia alla quale partecipò Mussolini. Il nome Littoria veniva dal fascio littorio, l'emblema del regime. I poderi creati dall'Opera Nazionale Combattenti furono assegnati a coloni arrivati in gran parte dal Veneto, dal Friuli, dall'Emilia e dalla Romagna.
Due anni dopo, il 18 dicembre 1934, fu istituita la provincia e Littoria ne diventò il capoluogo. Nello stesso giorno fu inaugurato il Palazzo del Governo in piazza della Libertà, allora piazza XXIII Marzo, secondo l'itinerario del museo. La città crebbe così da centro di servizi agricoli a sede amministrativa, con uffici, scuole, caserme e il nuovo stadio comunale, inaugurato nel 1935 su progetto dello stesso Frezzotti.
Latina appartiene al gruppo delle città di fondazione dell'Agro Pontino, insieme a Sabaudia, Pontinia e Aprilia. Il tono giusto per visitarla è quello di chi legge un documento: edifici, piazze e decorazioni raccontano un progetto politico e urbanistico preciso, con i suoi scopi dichiarati e le sue esclusioni. La storia della bonifica, dei coloni e della guerra non si esaurisce nell'estetica delle facciate.
La bonifica, del resto, cominciò prima della città. Secondo gli itinerari del museo, il primo nucleo abitativo della bonifica integrale fu il villaggio operaio di Sessano, nato nel 1927 dove oggi si trova Borgo Podgora, con dispensa, oratorio, infermeria, scuola, caserma dei carabinieri e dopolavoro. Nel 1929 il Consorzio della Bonifica di Piscinara costruì il villaggio operaio di Passo Genovese, l'attuale Borgo Sabotino, per i lavori alla foce del canale delle Acque Alte. Littoria arrivò dopo, come centro di servizi di una pianura già in trasformazione.
Il consiglio che ti do per visitare Latina
Il consiglio è partire da piazza del Quadrato, non da piazza del Popolo. La piazza dell'ex Opera Nazionale Combattenti spiega la funzione originaria della città, con le statue della famiglia rurale e gli anelli per il bestiame, e dà il contesto per capire tutto il resto. Da lì si passa al Palazzo delle Poste, poi si raggiungono piazza del Popolo, piazza San Marco con il museo e infine piazza della Libertà.
A nostro giudizio è sopravvalutata l'idea che basti una foto della torre civica per dire di aver visto Latina. La piazza principale è la più ordinata e la più fotografata, ma anche la meno eloquente: il municipio racconta l'amministrazione, non la bonifica. Chi si ferma lì e riparte verso il mare perde proprio i luoghi che spiegano perché la città esiste, e il museo che ne conserva le immagini più forti.
Scegliete bene il giorno. Il Museo Cambellotti è chiuso il lunedì e il sabato, e il sabato è proprio il giorno in cui molti partono da Roma per una gita. La domenica è l'unico giorno festivo con apertura sia al mattino sia al pomeriggio. Il martedì e il giovedì il museo apre in due fasce, mattina e pomeriggio, il mercoledì e il venerdì il museo chiude alle 13.30.
Prima di partire, scaricate o aprite sul telefono gli itinerari turistici pubblicati dal Museo Cambellotti. Sono cinque percorsi a piedi nel centro, da piazza del Popolo a piazza San Marco, dal Palazzo delle Poste a piazza del Quadrato, da piazza Roma al quartiere Nicolosi, fino a piazza Dante e piazza della Libertà, più quattro itinerari in auto nel territorio. Sul posto i pannelli sono pochi, e senza questi testi molti edifici restano facciate senza nome.
Un ordine pratico, per chi arriva in treno la domenica mattina: autobus dalla stazione fino a corso della Repubblica, museo subito, finché è aperto, poi piazza San Marco e piazza del Popolo, pausa, e nel pomeriggio piazza del Quadrato, il Palazzo delle Poste e piazza della Libertà con il parco. Chi arriva in auto in un giorno feriale può invertire il giro e tenere il museo per il pomeriggio del martedì o del giovedì.
Quanto costa entrare al Museo Cambellotti e quando è aperto?
L'ingresso al Museo Civico Duilio Cambellotti è gratuito, secondo la pagina di visita del sito ufficiale. Il sito mette a disposizione un modulo di prenotazione, che conviene usare soprattutto per classi e comitive, oltre agli orari di apertura ordinari. Le visite e le attività dei servizi educativi vanno concordate con il museo, che risponde allo 0773 652626 e allo 0773 652379.
| Giorno | Orario del Museo Cambellotti |
|---|---|
| Lunedì | Chiuso |
| Martedì | 9-13.30 e 15-17.30 |
| Mercoledì | 9-13.30 |
| Giovedì | 9-13.30 e 15-17.30 |
| Venerdì | 9-13.30 |
| Sabato | Chiuso |
| Domenica | 10-13.30 e 14.30-18 |
Dove si prenota davvero: sul modulo di prenotazione del Museo Cambellotti, oppure scrivendo a museicivici@comune.latina.it. Non esistono biglietti da comprare in anticipo. Diffidate di chi vende un ingresso: l'accesso è gratuito negli orari pubblicati. Per le mostre temporanee e gli eventi le condizioni possono cambiare, e vanno controllate caso per caso sul sito.
Il resto della città non richiede biglietti. Piazze, portici, giardini pubblici come il parco Falcone e Borsellino e il parco San Marco sono ad accesso libero. La Galleria civica d'arte moderna, nel Palazzo della Cultura, e il Museo della Terra Pontina, nell'ex sede dell'Opera Nazionale Combattenti, hanno orari propri: per entrambi conviene chiedere al centralino del Comune, 0773 6521, prima di mettersi in viaggio.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
La stazione ferroviaria di Latina non si trova a Latina, o almeno non nella città progettata. Si trova nella frazione di Latina Scalo, sulla tratta Campoleone-Formia della linea Roma-Napoli, aperta nel 1922. Il nuovo centro fu costruito altrove, e la stazione, progettata da Angiolo Mazzoni con il nome di Littoria Scalo, restò separata. Chi arriva in treno deve sempre mettere in conto un tratto in autobus.
Anche la data della stazione ha due versioni. La voce enciclopedica sulla stazione indica l'inaugurazione il 26 novembre 1932, con il nome di Stazione di Littoria, e ricorda una fermata precedente, attivata il 17 luglio 1922 in località Villaggio Cupido. L'itinerario del museo colloca invece la costruzione fra il 1932 e il 1935 e fa risalire al 19 gennaio 1929 l'atto che la rese ufficiale. Le fonti non concordano sui dettagli, ma la sostanza è la stessa.
Il secondo fatto riguarda il tema che ritorna ovunque in città: la Redenzione dell'Agro. Oltre al grande lavoro di Cambellotti conservato nel museo, lo stesso soggetto decora l'aula magna dell'Istituto tecnico commerciale Vittorio Veneto, completato nel 1936 su progetto dell'ingegnere Ernesto Caldarelli, con affreschi di Rapanà e Ravaglia. E Cambellotti firma anche l'altorilievo del Ciclo della Giustizia nell'aula della Corte d'Assise del Palazzo di Giustizia. La città raccontava se stessa sui muri dei propri uffici e delle proprie scuole.
La foto giusta da fare a Latina
La foto che racconta meglio la città è quella della torre civica vista dall'asse centrale di piazza del Popolo, con la fontana in travertino in primo piano. La luce migliore arriva nel tardo pomeriggio, quando il travertino si scalda di colore e le ombre del portico disegnano il ritmo delle arcate. Evitate il mezzogiorno d'estate: la pietra chiara riflette troppo e la piazza diventa piatta.
La seconda foto da fare è in piazza del Quadrato, stringendo l'inquadratura sui gruppi di statue del 1932, opera dello scultore vicentino Egisto Caldana, con la fontana del Genio della bonifica di Pasquale Rizzoli al centro. Per il Palazzo delle Poste serve un obiettivo largo e un punto di vista laterale: il volume in cotto di Mazzoni e l'ampliamento in cemento degli anni Sessanta convivono, e conviene mostrarli entrambi.
Una terza foto meno ovvia si trova in piazza Roma, dove gli edifici curvi della Questura, costruiti nel 1936 su progetto di Olindo Ricci, disegnano una quinta continua. Qui conviene fotografare di lato, lungo la curva, per far lavorare le ombre sulle finestre ripetute. In ogni caso, niente foto dentro cortili, portoni o uffici: molti edifici del centro sono abitazioni private o sedi di polizia, prefettura e tribunale.
Come si arriva a Latina da Roma e dalla stazione al centro?
Il treno è il mezzo più semplice. La stazione di Latina, a Latina Scalo, si trova sulla linea Roma-Formia-Napoli ed è servita dai treni regionali di Trenitalia e da alcuni Intercity. Da Roma si parte da Roma Termini. Tempi di percorrenza e orari variano secondo il tipo di treno e la fascia oraria: conviene controllarli sul sito di Trenitalia il giorno prima, soprattutto la domenica.
Dalla stazione al centro serve l'autobus urbano. Secondo le indicazioni del Museo Cambellotti, dalla stazione di Latina Scalo si prende la linea FS e si scende in corso della Repubblica 116, da dove si prosegue a piedi verso piazza San Marco. Il trasporto urbano è gestito da CSC Mobilità: frequenze, tariffe e orari festivi vanno controllati sul sito del gestore prima di partire.
Alla stazione fermano anche gli autobus extraurbani Cotral, che collegano Latina con il resto della regione. Le linee da e per Roma e i relativi orari si consultano sul sito di Cotral. Il bus diretto evita il cambio fra treno e autobus urbano, ma risente del traffico, soprattutto nelle ore di punta e nei fine settimana estivi.
In auto, le indicazioni pubblicate dal museo prevedono da nord la strada statale 148 in direzione Latina, uscita Borgo Piave, e da sud l'autostrada A1 fino all'uscita di Frosinone, poi la statale 156. Il Museo Cambellotti si raggiunge con l'auto, perché la piazza non rientra nella zona a traffico limitato. Per il resto del centro vale la regola di sempre: lasciate l'auto ai margini e proseguite a piedi.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il 30 giugno 1932 fu posata la prima pietra di Littoria, il 18 dicembre 1932 la città fu inaugurata. Il 18 dicembre 1934 nacque la provincia, con l'inaugurazione del Palazzo del Governo. Negli anni successivi arrivarono le opere che trasformarono il centro agricolo in capoluogo: il Consorzio di Bonifica nel 1936, lo zuccherificio di Latina Scalo nello stesso anno, l'aeroporto nel 1938, oggi sede del 70° Stormo dell'Aeronautica Militare.
Fra gennaio e maggio del 1944 la città fu gravemente danneggiata dai bombardamenti, coinvolta prima nello sbarco di Anzio e poi nella battaglia di Cisterna. Il Palazzo M perse la torre centrale rivestita di marmo, distrutta da un bombardamento nel 1944 secondo l'itinerario del museo. Nell'autunno dello stesso anno cominciò il cambio di nome, completato con il decreto del 9 aprile 1945. Lo sbarco avvenne sulla costa di Anzio, dove oggi si visita la riserva di Tor Caldara.
Nel dopoguerra la città crebbe molto oltre il perimetro progettato. Nel 1959 fu collocato nel parco oggi intitolato a Falcone e Borsellino, un tempo intitolato ad Arnaldo Mussolini, il Monumento ai Caduti, un monolite alto 15 metri su una fontana altare disegnata da Frezzotti. Il 15 ottobre 2005, secondo il sito del museo, fu inaugurato il Museo Civico Duilio Cambellotti nell'ex Opera Balilla, con l'allestimento dell'architetto Franco Ziliotto.
La storia del territorio, però, è molto più antica della città. Borgo Faiti corrisponde all'antico Forum Appii, sulla via Appia, e lungo la stessa strada, a Tor Tre Ponti, sopravvive il ponte romano a tre archi sul fiume Ninfa-Sisto, il Tripontium, con un cippo che ricorda il completamento dei lavori sotto Traiano, dopo l'avvio con Nerva. All'Epitaffio, al chilometro 65 dell'Appia, un monumento celebra la bonifica tentata da Pio VI nel Settecento, secondo gli itinerari del museo.
Chi è passato da Latina
Il primo nome è Oriolo Frezzotti, autore del piano e di molti edifici pubblici, dall'Opera Balilla al Consorzio di Bonifica, dallo stadio al Monumento ai Caduti. Alla progettazione dell'Opera Balilla collaborò anche Renato Ricci, allora direttore dell'Opera Nazionale Balilla. Angiolo Mazzoni firmò il Palazzo delle Poste e la stazione. Marcello Piacentini approvò il piano. Il 18 dicembre 1932 Mussolini partecipò alla cerimonia d'inaugurazione della città.
Poi Duilio Cambellotti, nato a Roma nel 1876 e morto a Roma nel 1960, che fra il 1934 e il 1937 realizzò i grandi cicli decorativi del Palazzo del Governo di Littoria. Il sito del museo ricorda il suo legame con la campagna romana, nato dalle escursioni con l'artista Alessandro Marcucci. Il Palazzo M ospita due suoi bronzi. Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del futurismo, indicò il Palazzo delle Poste come esempio di architettura futurista.
E poi le migliaia di persone senza nome che popolarono la pianura: i coloni veneti, friulani, emiliani e romagnoli dei poderi dell'Opera Nazionale Combattenti. Nella parlata della città, secondo la voce enciclopedica, il romanesco è diventato la lingua comune, ma conserva tratti di pronuncia più arcaici di quelli del romanesco di Roma. Anche questo è un segno di una comunità nata da provenienze diverse e fusa in pochi decenni.
Per secoli, prima della bonifica, questa pianura fu soprattutto terra dei Caetani, la famiglia di Sermoneta. Secondo gli itinerari del museo, Villa Fogliano passò ai Caetani nel 1302 e rimase loro fino al 1925, la torre costiera di Foceverde fu costruita a loro spese e, a Tor Tre Ponti, un altare del 1752 fu donato dal principe Gaetano Caetani. Nel Novecento arrivarono gli architetti della bonifica, da Guido Tirelli, autore delle chiese di Borgo Grappa e Borgo San Michele, a Giuseppe Nicolosi, Giulio Pediconi e Mario Paniconi.
Che cosa c'è dentro il Museo Cambellotti?
L'edificio fu progettato da Frezzotti nel 1932 come Opera Balilla della nuova città, su quella che allora si chiamava piazza Savoia. Ha due piani nella parte frontale, articolati a semicerchio, e una palestra lunga 40 metri e alta 12. Dal 1937 fu caserma della Gioventù Italiana del Littorio, negli anni Ottanta sede distaccata del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. L'edificio conserva i rilievi dei fasci scolpiti.
Il percorso espositivo si sviluppa al piano terra, in cinque aree. La prima sala è dedicata all'opera grafica e all'illustrazione libraria, con il lavoro per il concorso Alinari sulla Divina Commedia, che il sito del museo colloca fra il 1900 e il 1901. La seconda raccoglie disegni e bozzetti preparatori delle opere decorative, delle sculture e delle scenografie, con un'attenzione costante al mondo contadino e alla campagna.
Le sale successive espongono sculture, medaglie, pitture e xilografie. La sala finale, ricavata nell'ex palestra, ospita la grande opera preparatoria della Redenzione dell'Agro, il racconto per immagini della trasformazione della palude, legato ai cicli del Palazzo del Governo. Tra le opere più note della collezione c'è anche la Fonte della Palude, in bronzo. Per una visita attenta bastano un'ora o un'ora e mezza.
Il museo ha una storia lunga dietro l'apertura. Nel 1984 una mostra dedicata a Cambellotti scultore e all'Agro Pontino riunì oltre trenta sculture. Circa dieci anni dopo le opere trovarono posto nella Galleria civica d'arte moderna e contemporanea, grazie alle donazioni degli eredi e agli acquisti del Comune. Il museo vero e proprio nacque nel 2005. La pagina principale del sito ufficiale riporta inoltre che il museo è aperto dal 1° agosto 2021.
Chi era Cambellotti? Nato a Roma il 10 maggio 1876, si formò nella bottega del padre Antonio, incisore e decoratore, e nel 1897 ottenne il diploma per insegnare nelle scuole di arti applicate. Il sito del museo ricorda le illustrazioni per il Sillabario del 1912 e per i Fioretti di San Francesco del 1926, le scenografie per gli spettacoli classici di Siracusa fra il 1914 e il 1939 e il contributo al film Il cielo sulla palude, del 1948. Morì a Roma il 31 gennaio 1960.
Dove sono le architetture degli anni Trenta, piazza per piazza?
Piazza del Popolo è il punto zero: municipio con portico, torre civica di 32 metri in travertino, giardino con la Dafne di Elisabetta Mayo, fontana del 1939. Qui ha sede il Comune, in piazza del Popolo 1. Poco distante si trova il Palazzo del Consorzio di Bonifica, costruito nel 1936 su progetto di Frezzotti, che sotto la copertura dell'atrio espone un rilievo verticale con lo stato della bonifica integrale al 1937.
Piazza della Libertà ospita il Palazzo del Governo, oggi Prefettura, con un ordine di archi e pilastri e il travertino nel corpo centrale. Il parco Falcone e Borsellino, poco oltre, conserva il Monumento ai Caduti di Frezzotti. Piazza San Marco unisce la cattedrale, costruita sul modello di una basilica romanica con portico e vetrate artistiche, e l'ex Opera Balilla. Frezzotti disegnò anche dettagli interni della chiesa, come il pavimento e l'altare.
Il Palazzo M, voluto dal regime con la pianta a forma di M, doveva far parte di un complesso chiamato Foro Mussolini, mai completato. Il Palazzo delle Poste di Mazzoni, in piazzale dei Bonificatori, era rivestito in cotto con finiture in travertino, una scala esterna e grate metalliche semicilindriche. Fu ampliato nel 1934 con un corpo absidato e, negli anni Sessanta, una parte dell'ala originale fu demolita per far posto a un'espansione in cemento armato.
Chi conosce il razionalismo romano troverà a Latina gli stessi linguaggi in scala ridotta. A Roma i confronti più immediati sono il Foro Italico, con lo Stadio Olimpico, e l'EUR, con il Palazzo dei Congressi e la basilica dei Santi Pietro e Paolo. La differenza è che Latina non è un quartiere di rappresentanza: è una città intera, pensata per essere abitata da contadini e impiegati.
Il centro però non è fatto solo di edifici di rappresentanza. In piazza Roma, accanto alla Questura del 1936, si trovano l'edificio della ex Società Romana di Elettricità, del 1939, e le case INA della fine degli anni Trenta, progettate da Giulio Pediconi e Mario Paniconi, con logge e pensilina. In piazza Celli c'è l'ex sede dell'OMNI, del 1932, un piccolo edificio a due piani con un alto portale di tufo e tondi simmetrici dedicati alla maternità.
Poco oltre si apre il quartiere delle vecchie case popolari, costruito fra il 1934 e il 1936 su progetto dell'ingegnere Giuseppe Nicolosi, da cui prende il nome. L'itinerario del museo lo descrive come una piccola città nella città, con case a corte, in linea e a ballatoio, negozi e ampi cortili interni. È il pezzo di Latina più vicino alla vita quotidiana degli anni Trenta, e anche il più abitato: si guarda dalla strada, senza entrare nei cortili.
Chi ha ancora tempo può cercare la scuola elementare del 1932, articolata intorno a un cortile interno e riconoscibile per la torre dell'orologio, con sculture in travertino, teste di giovani, libri aperti e bassorilievi allegorici su viale Mazzini. Lungo lo stesso viale si affrontano due interventi INCIS del 1936. Sono edifici minori, senza la retorica delle piazze principali, ma aiutano a capire come la città fosse pensata anche per scuole, famiglie di impiegati e servizi.
Che cosa c'è fuori dal centro, fra Latina Scalo e i borghi?
A Latina Scalo, oltre alla stazione di Mazzoni, l'itinerario del museo segnala il Villaggio Cupido, costruito fra l'agosto 1933 e il 1934 come centro di servizi per i coloni: il magazzino antimalarico, una palazzina adibita a presidio sanitario e una scuola per i figli dei contadini, oggi sede della biblioteca comunale. Poco lontano c'è lo zuccherificio del 1936, la prima industria dell'Agro Pontino, trasformato negli anni Novanta in piattaforma logistica.
Il territorio comunale comprende una dozzina di borghi rurali nati con la bonifica: Borgo Sabotino, Borgo Isonzo, Borgo San Michele, Borgo Faiti, Borgo Grappa, Borgo Carso, Borgo Podgora, Borgo Bainsizza, Borgo Santa Maria, Borgo Le Ferriere, Borgo Piave e Borgo Montello. Molti portano nomi di luoghi del fronte della Prima guerra mondiale, dal Piave al Carso, un richiamo ai reduci ai quali era destinata l'Opera Nazionale Combattenti. Nel territorio comunale si trova anche il Museo di Piana delle Orme.
Per chi viaggia in auto, gli itinerari del museo propongono anche un percorso lungo l'Appia verso la città e uno sulla costa, da Borgo Grappa all'Acciarella. La via Appia, che parte dal Parco dell'Appia Antica a Roma e scende attraverso i Castelli, attraversa anche il territorio comunale di Latina. È la strada giusta per chi vuole unire la visita ai borghi collinari dei Lepini.
A nord del capoluogo, l'itinerario dei borghi porta a Le Ferriere, una località che secondo il museo racchiude una storia lunga cinquecentomila anni, dal paleolitico inferiore alla bonifica. Qui dal 1116 i monaci dell'abbazia di San Nilo, quella di Grottaferrata, avviarono una ferriera che diventò la più importante del Lazio, trasformata in cartiera nel 1910. Borgo Montello nasce accanto a un castrum medievale e conserva la chiesa della Santissima Annunziata, del Seicento.
Lungo l'Appia, al chilometro 63, il Casale delle Palme, antica porcareccia dei Caetani, ospitò la prima stazione sanitaria e nel 1910 la prima scuola per i contadini delle paludi. Nel 1921 vi fu costruita una scuola elementare e agricola su progetto dell'ingegnere Mario Egidi De Angelis, con la collaborazione di Duilio Cambellotti. È la prova che l'artista lavorava sul tema della palude già dieci anni prima della fondazione di Littoria, quando la malaria era ancora la regola.
Latina e il mare: che cosa c'è fra il lido e la costa?
La costa del comune, a circa sette chilometri dal centro, prende il nome di Marina di Latina e comprende le spiagge di Capoportiere, Foce Verde e Rio Martino. Il Lido di Latina è il riferimento estivo per chi vive in città, e tra le nostre proposte ha una pagina dedicata alla spiaggia e alla stagione balneare. Per chi arriva da Roma solo per il mare, conviene comunque passare dal centro.
Verso sud la costa prosegue fino a Sabaudia e al promontorio del Circeo, dentro il Parco Nazionale del Circeo, dove si conservano le ultime zone umide della vecchia palude. Chi scende ancora trova la spiaggia della Fontana a Sperlonga e la Villa di Tiberio con il museo archeologico. Per una giornata sola, però, meglio scegliere fra la città e il mare, senza provare a fare tutto.
Lungo la costa, l'itinerario litoraneo del museo segnala altri luoghi della bonifica e della storia più antica. Rio Martino, le cui sponde segnano il confine con il comune di Sabaudia, è il tratto finale del canale delle Acque Medie, sistemato negli anni Venti e Trenta con moli e banchine per le barche. A Capoportiere si trova un impianto idrovoro costruito nel 1933. La torre costiera di Fogliano, eretta fra Cinquecento e Seicento per difendere lo Stato Pontificio, fu distrutta dai bombardamenti del 1943.
Villa Fogliano, dentro il Parco Nazionale del Circeo, occupa 120 ettari di parco e 400 di lago. Secondo il museo il complesso risale all'epoca romana, fu dei Caetani dal 1302 al 1925 ed è bene demaniale dal 1984, con il casino di caccia del 1742 e una palazzina del 1877. Le regole di accesso alla villa e ai sentieri del lago sono stabilite dal Parco: prima di andare conviene controllare sul sito dell'ente, senza improvvisare percorsi lungo le sponde.
Anche Borgo Grappa, sulla strada della costa, ha una storia più lunga del suo nome. L'itinerario del museo ricorda che si chiamava Porcareccia, poi Archi di San Donato e Casal dei Pini, e che corrisponde a un insediamento romano con un acquedotto riportato alla luce nel Settecento. Il villaggio operaio fu costruito fra il 1929 e il 1931, all'incrocio fra la Litoranea e la strada Migliara 45, con alloggi, torre dell'acquedotto, scuola rurale, magazzino e una chiesa progettata da Guido Tirelli.
Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi?
Il Museo Cambellotti è chiuso il lunedì e il sabato, e il mercoledì e il venerdì apre solo al mattino. La pagina di visita del museo non indica le chiusure festive, che vanno quindi verificate per telefono prima di Natale, Capodanno, Pasqua e Ferragosto. Gli uffici pubblici del centro, municipio compreso, seguono gli orari degli uffici: nei giorni festivi le piazze restano accessibili, gli edifici no.
Non aspettatevi un centro storico nel senso tradizionale, con vicoli e chiese medievali. Latina è una città novecentesca, con strade larghe, portici e traffico. L'interesse risiede nella coerenza del disegno e nella qualità di alcuni edifici, non nella densità dei monumenti. Non aspettatevi nemmeno pannelli esplicativi su ogni facciata: conviene arrivare con gli itinerari del museo già scaricati sul telefono.
Ultima avvertenza: molte delle decorazioni più importanti, come i cicli di Cambellotti nel Palazzo del Governo, si trovano dentro edifici non aperti al pubblico con orario regolare. Il Comune non pubblica un calendario di visite. Chi vuole vederli deve seguire le aperture straordinarie annunciate dal Comune o dalla Prefettura, e intanto accontentarsi della grande opera preparatoria della Redenzione dell'Agro esposta nel museo.
Il clima conta più di quanto sembri. Latina è una città di pianura con strade larghe e poca ombra fuori dai portici e dai parchi, e d'estate le ore centrali della giornata sono le meno adatte a un giro a piedi. La primavera e l'autunno sono le stagioni migliori per il centro. In estate conviene visitare le piazze la mattina presto o nel tardo pomeriggio, e usare le ore calde per il museo, compatibilmente con i suoi orari.
Che cosa abbinare in giornata
L'abbinamento più coerente è con le altre città di fondazione. Sabaudia, costruita subito dopo Littoria, completa il quadro dell'architettura degli anni Trenta e aggiunge il lago e le dune. In una giornata si possono vedere il centro di Latina al mattino, il museo prima della pausa delle 13.30, e Sabaudia nel pomeriggio, magari con una passeggiata sul lungomare del Lido di Latina al ritorno.
Verso i monti Lepini, a pochi chilometri di distanza, cambia completamente il paesaggio. Sermoneta è un borgo medievale arroccato che guarda dall'alto la pianura della bonifica. L'abbazia di Fossanova, a sud, e Priverno portano nel mondo cistercense e in un centro storico antico. Guardare la pianura da Sermoneta dopo aver visto Latina è il modo più chiaro per capire la bonifica.
Chi arriva da Roma in auto può scendere lungo l'Appia, passando da Albano Laziale, Ariccia e Genzano di Roma, dentro il Parco dei Castelli Romani, con una sosta al lago di Nemi. Verso la Ciociaria, invece, Latina si abbina a Frosinone e al suo museo archeologico, o alle città erniche come Anagni e Alatri.
Per chi resta sul tema del Novecento, il confronto più utile a Roma è con i quartieri costruiti negli stessi anni, come la Garbatella, dove l'edilizia pubblica prende una strada diversa, più varia e meno monumentale. Chi ha tempo per due giorni nel Lazio del sud può aggiungere Ferentino e l'abbazia di Casamari, verso l'autostrada del Sole.
Sul lato nord, Latina si abbina bene anche con la costa di Anzio e Nettuno. L'itinerario litoraneo del museo si spinge fino a Torre Astura, nel comune di Nettuno, una struttura medievale costruita su resti del primo secolo, dove nel 1268 si rifugiò Corradino di Svevia prima di essere consegnato a Carlo d'Angiò. Poco più a nord, la riserva di Tor Caldara conserva un tratto di macchia e di costa protetta, adatto a una passeggiata.
Domande frequenti
Quanto costa visitare Latina?
Nulla. Piazze, strade, parchi ed esterni degli edifici degli anni Trenta sono ad accesso libero. Il Museo Civico Duilio Cambellotti, in piazza San Marco 1, ha ingresso gratuito secondo il sito ufficiale. Si spende solo per il viaggio: il treno regionale da Roma, il biglietto dell'autobus urbano dalla stazione di Latina Scalo al centro, oppure il carburante e il parcheggio per chi arriva in auto.
Quando è aperto il Museo Cambellotti?
Secondo il sito ufficiale il museo apre martedì e giovedì dalle 9 alle 13.30 e dalle 15 alle 17.30, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 13.30, domenica dalle 10 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18. È chiuso il lunedì e il sabato. Per le festività e per eventuali variazioni legate alle mostre conviene chiamare lo 0773 652626 o lo 0773 652379 prima di partire.
Perché Latina si chiamava Littoria?
Il nome Littoria derivava dal fascio littorio, il fascio di bastoni legati intorno a una scure che era l'emblema del regime fascista. La città fu inaugurata con quel nome il 18 dicembre 1932. Dopo la guerra fu ribattezzata, prima brevemente Latinia nell'autunno del 1944, poi Latina, con il decreto luogotenenziale del 9 aprile 1945. Il nuovo nome permise anche di conservare la sigla automobilistica LT.
Quanto tempo serve per vedere Latina?
Per il centro progettato negli anni Trenta bastano due o tre ore a piedi, comprese le soste nelle piazze principali. Il Museo Cambellotti richiede un'ora o un'ora e mezza. Con mezza giornata si vede l'essenziale, con una giornata intera si aggiunge il lido oppure uno dei borghi collinari dei monti Lepini, come Sermoneta. Latina Scalo e i borghi rurali della pianura richiedono invece l'auto.
La stazione di Latina è in centro?
No. La stazione di Latina si trova nella frazione di Latina Scalo, sulla linea Roma-Formia-Napoli, fuori dalla città progettata negli anni Trenta. Per raggiungere il centro serve l'autobus urbano: il museo indica la linea FS, con discesa in corso della Repubblica 116. Il trasporto urbano è gestito da CSC Mobilità, sul cui sito si controllano orari e tariffe, in particolare quelli festivi.
Si può salire sulla torre civica di piazza del Popolo?
Il Comune non pubblica visite alla torre civica, che fa parte della sede municipale in piazza del Popolo 1. La torre, alta 32 metri e rivestita di travertino, si osserva dalla piazza. Per eventuali aperture straordinarie, per esempio durante manifestazioni cittadine, conviene rivolgersi all'ufficio relazioni con il pubblico del Comune, all'indirizzo urp@comune.latina.it, oppure chiamare il centralino allo 0773 6521.
Latina si può abbinare al mare in giornata?
Sì. Il Lido di Latina si trova a circa sette chilometri dal centro, lungo la costa di Marina di Latina, fra Capoportiere, Foce Verde e Rio Martino. Il consiglio è vedere il centro e il museo al mattino e scendere al mare nel pomeriggio. D'estate il traffico verso la costa cresce nei fine settimana, e chi viaggia con i mezzi pubblici deve controllare gli autobus in anticipo.
Dove si vedono le opere di Cambellotti a Latina?
Il nucleo principale si trova nel Museo Civico Duilio Cambellotti, in piazza San Marco 1, con grafica, bozzetti, sculture, medaglie, xilografie e la grande opera preparatoria della Redenzione dell'Agro. Il Palazzo M, sede della Guardia di Finanza, ospita due bronzi dell'artista secondo l'itinerario del museo. I cicli decorativi realizzati fra il 1934 e il 1937 per il Palazzo del Governo, oggi Prefettura, non hanno un orario di visita pubblicato.
A Latina c'è qualcosa di più antico degli anni Trenta?
Sì, nel territorio comunale. Borgo Faiti corrisponde all'antico Forum Appii, sulla via Appia, e a Tor Tre Ponti resta il ponte romano a tre archi chiamato Tripontium. Le Ferriere conserva tracce che partono dal paleolitico e una ferriera medievale avviata nel 1116 dai monaci di San Nilo. Borgo Montello nasce accanto a un castrum medievale. Per tutti questi luoghi serve l'auto, e gli itinerari del museo aiutano a orientarsi.
Chi ha scritto e su quali fonti
Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: il sito del Museo Cambellotti con i suoi itinerari turistici, il portale del Comune di Latina e le voci enciclopediche sulla città e sulla stazione. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Organizzare una visita a Latina, per sé o per un gruppo, significa soprattutto far quadrare gli orari: quelli del museo, chiuso il sabato, quelli dei treni regionali e quelli dell'autobus urbano fra Latina Scalo e il centro. Per una comitiva conviene prenotare il museo in anticipo attraverso il modulo ufficiale. Una risorsa utile per chi organizza viaggi di gruppo è Tour Leader Pro.
Latina funziona bene come tappa di un viaggio più largo nel Lazio del sud, fra le città di fondazione, i borghi dei monti Lepini, le abbazie cistercensi e la costa fino al Circeo e a Sperlonga. Chi ha diversi giorni può usare Roma come base oppure dormire nella provincia pontina, alternando città, mare e colline. Per mettere insieme le tappe con tempi realistici, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
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