Piazza Barberini
Piazza Barberini si trova a Roma, codice postale 00187, all'incrocio fra via del Tritone, via Sistina, via Veneto, via Barberini e via delle Quattro Fontane. È uno spazio pubblico all'aperto: si attraversa a qualsiasi ora, senza biglietto, senza prenotazione e senza orari. Le due fontane di Gian Lorenzo Bernini che la segnano, quella del Tritone al centro e quella delle Api all'angolo di via Veneto, sono tutelate dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale.
Per il resto è un grande incrocio in salita, con il traffico che gira intorno alla vasca centrale e la fermata Barberini della metro A sotto i marciapiedi. Palazzo Barberini, che dà il nome alla piazza, non vi si affaccia: si trova più in alto, lungo via delle Quattro Fontane. Chi arriva aspettandosi una piazza da passeggio come piazza Navona resta deluso. Chi cerca Bernini trova invece due opere diverse fra loro, a pochi metri l'una dall'altra.
Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sulle pagine della Sovrintendenza Capitolina dedicate alla Fontana del Tritone e alla Fontana delle Api, sul portale turistico di Roma Capitale, sui comunicati di ATAC e sul sito del cinema Barberini per la storia dell'edificio. Nessuna fonte indica orari, perché non ce ne sono. Nessuna pubblica un calendario delle manutenzioni: le fontane possono restare senz'acqua o recintate per lavori senza preavviso, come è successo più volte negli ultimi decenni.

In breve: indirizzo, orari, biglietto
- Indirizzo: piazza Barberini, 00187 Roma, fra via del Tritone, via Veneto, via Sistina e via delle Quattro Fontane.
- Gestore: la piazza è suolo pubblico di Roma Capitale, le due fontane sono tutelate dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
- Come si entra: non c'è un ingresso, la piazza si attraversa a piedi dai marciapiedi e dagli attraversamenti pedonali.
- Prezzo: gratuito, nessun biglietto e nessuna prenotazione.
- Orari: sempre accessibile, giorno e notte.
- Come si arriva: metro A, fermata Barberini, con le uscite sulla piazza.
- Accessibilità: il portale turistico di Roma rimanda alla sezione Roma accessibile, ATAC pubblica i servizi accessibili delle stazioni.
Dove si trova e che cosa si vede davvero
La piazza occupa il fondo di una valle fra il Quirinale e il Pincio. Da ovest sale via del Tritone, che arriva da piazza Colonna e dal Corso. Da nord scende via Veneto, che prosegue in salita fino a Porta Pinciana e a Villa Borghese. Da nord ovest arriva via Sistina, la strada di Trinità dei Monti. Dal lato opposto salgono via delle Quattro Fontane, verso il Quirinale, e via Barberini, verso Termini.
Al centro si trova la Fontana del Tritone, in travertino, con il dio marino inginocchiato su una grande conchiglia sorretta da quattro delfini. È l'unico elemento della piazza che fermi davvero lo sguardo, e anche l'unico che non sia stato spostato. All'angolo con via Veneto, sul marciapiede all'imbocco della strada, si trova la piccola Fontana delle Api, una conchiglia aperta con tre api scolpite.
Intorno, i palazzi sono in gran parte fra Ottocento e Novecento. Uno dei lati ospita l'edificio del cinema Barberini, progettato da Marcello Piacentini e costruito nel 1930 secondo il sito dello stesso cinema. Gli altri lati sono occupati da alberghi, uffici e negozi, con l'ingresso della metropolitana sui marciapiedi. Di barocco, a parte le fontane, resta poco a vista. Il portale turistico del Comune ricorda che l'aspetto moderno della piazza nasce fra fine Ottocento e inizio Novecento, con l'apertura di via Veneto e via Barberini.
Il dislivello è la prima cosa che si nota a piedi. Via Sistina e via Veneto scendono verso la piazza, via delle Quattro Fontane sale verso il Quirinale, via del Tritone scende ancora verso il centro. Chi arriva da piazza di Spagna per via Sistina ha la fontana davanti dall'alto, ed è la vista migliore. Chi esce dalla metro la trova invece di lato, già dentro il traffico, e rischia di passarle accanto senza fermarsi.
Il rumore è costante. Le auto, i taxi e gli autobus girano intorno alla vasca senza sosta, e il getto della buccina del Tritone si sente solo avvicinandosi al bordo. Non ci sono panchine attorno alla fontana. La sosta si fa in piedi, sul marciapiede o sul bordo dell'isola centrale quando il semaforo lo consente. Dieci minuti bastano per vedere entrambe le fontane con calma, prima di proseguire verso i palazzi e le chiese della zona.
Ogni lato della piazza porta verso un pezzo diverso di Roma. Via Veneto sale verso i quartieri umbertini e i ministeri, via Sistina verso la scalinata e il Pincio, via delle Quattro Fontane verso il Quirinale e i palazzi dei papi, via del Tritone verso il Corso e piazza Colonna, via Barberini verso Termini. Per questo la piazza funziona meglio come punto di partenza che come meta, e va usata così.
Una curiosità su Piazza Barberini
La piazza non si è sempre chiamata così. Nel Cinquecento era nota come piazza Grimana, dal nome del cardinale Domenico Grimani, patriarca di Aquileia, che vi possedeva proprietà. Verso il 1625 il nome cambiò in piazza Sforza a Capo le Case. Solo dopo che Urbano VIII Barberini ebbe costruito il palazzo di famiglia sulla collina e commissionato le fontane, la piazza prese il nome della casata, e da allora non lo ha più perso.
Le api sparse ovunque sono la firma di quella casata. Sono il simbolo araldico dei Barberini, come ricorda la Sovrintendenza Capitolina nelle pagine sulle due fontane. Sulla Fontana del Tritone compaiono negli stemmi papali fra le code dei delfini, sulla Fontana delle Api sono tre, ben visibili sotto la valva superiore. Chi comincia a cercarle a Roma le trova su portali, soffitti e altari, perché Urbano VIII firmò in questo modo buona parte dei suoi cantieri.
Anche il nome della strada che scende verso il centro viene dalla fontana. Via del Tritone prende il nome dal dio marino di Bernini, e chi la percorre in salita da piazza Colonna vede comparire la fontana in fondo, come un punto di arrivo. È uno dei pochi casi in cui una scultura barocca ha dato il nome a una strada aperta molto tempo dopo, nella Roma capitale del Regno.
Anche via Veneto ha un nome più lungo di quello che si usa. La Sovrintendenza, nella pagina sulla Fontana delle Api, la chiama via Vittorio Veneto, il nome che ricorda la battaglia del 1918 con cui per l'Italia si chiuse la Prima guerra mondiale. Nell'uso quotidiano quasi nessuno lo pronuncia per intero. Curiosamente, la ricostruzione della fontana all'imbocco della strada avvenne proprio negli anni della guerra, fra il 1915 e il 1916.
Che cosa rappresenta la Fontana del Tritone?
La Sovrintendenza Capitolina data la fontana fra la fine del 1642 e la prima metà del 1643. Il committente fu Urbano VIII, che affidò a Bernini l'opera come pubblico ornamento della città. Il materiale è il travertino, l'acqua arrivava dall'Acquedotto Felice, lo stesso che alimenta la Fontana del Mosè, la mostra monumentale di quell'acquedotto, raggiungibile a piedi salendo per via Barberini.
Il soggetto è un tritone, creatura marina metà uomo e metà pesce, con il busto eretto e le gambe squamose. Si trova inginocchiato sulle valve di un'enorme conchiglia e soffia in una buccina, una conchiglia tortile da cui esce il getto che bagna tutta la scultura. Alla base, al posto del classico piede a balaustro, quattro delfini con le code intrecciate reggono la conchiglia e incorniciano gli stemmi papali con le api.
Guardando da vicino gli stemmi si riconoscono le chiavi incrociate e la tiara, i segni del papato, sopra lo scudo con le api dei Barberini. Le code dei delfini si avvolgono una nell'altra e sostengono la conchiglia senza un vero piedistallo, come se la scultura galleggiasse sull'acqua della vasca. La vasca stessa è bassa e larga, a filo della strada, e questo rende la figura più alta di quanto sia in realtà quando la si guarda dal marciapiede.
Il gesto del Tritone è il centro dell'opera. La testa è rovesciata all'indietro, le guance gonfie, le braccia sollevate a reggere la buccina. L'acqua esce verso l'alto e ricade sul corpo, sulla conchiglia e sui delfini, e da lì nella vasca. Senza acqua la fontana perde movimento, e chi la vede spenta per lavori ha davanti una scultura immobile e un po' rigida. Con il getto in funzione il travertino sembra bagnato da un'onda continua.
La novità, per l'epoca, è la forma. Prima di Bernini le fontane pubbliche romane erano quasi sempre vasche architettoniche, con catini sovrapposti e profili geometrici. Qui la scultura diventa la fontana intera, e l'acqua scorre sulle figure come su una roccia. La Sovrintendenza parla di una nuova concezione barocca dello spazio urbano. Chi ha visto la Fontana dei Quattro Fiumi a piazza Navona riconosce qui il primo passo di quel percorso.
I restauri documentati dalla Sovrintendenza sono numerosi: 1987 e 1988, 1990, 1991 e 1992, 1998 e 2013. Il travertino è una pietra porosa, e l'acqua che scorre di continuo lascia depositi di calcare e patine scure. Il traffico aggiunge lo smog. Per questo la superficie cambia colore nel giro di pochi anni dopo ogni pulitura, e chi la vede in foto d'archivio la trova spesso più chiara o più scura di quanto appaia dal vivo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Piazza Barberini
Palazzo Barberini non si vede dalla piazza. Molti visitatori arrivano convinti di trovarselo davanti, con la facciata sulla fontana, e girano attorno alla vasca cercandolo. Il palazzo si trova invece più in alto, lungo via delle Quattro Fontane, arretrato rispetto alla strada e preceduto da una cancellata e da un giardino. Dalla piazza si sale a piedi in pochi minuti, e solo arrivati al cancello si capisce la sua scala.
Il motivo è storico. Il palazzo fu costruito dai Barberini sulla pendice del Quirinale, in una zona ancora di ville e giardini, e la piazza sotto era uno slargo di servizio sulla strada. La fontana fu pensata come segnale della famiglia verso la città bassa, non come ornamento di un cortile. Oggi il palazzo ospita le Gallerie Nazionali di Arte Antica, e sul sito trovate la pagina su Palazzo Barberini e la Galleria Nazionale d'Arte Antica.
La seconda cosa che pochi notano riguarda la Fontana delle Api. La Sovrintendenza spiega che Bernini la concepì come fontanile pubblico e che in origine funzionava da bottino, cioè raccoglieva l'acqua di ritorno della Fontana del Tritone. Le due fontane erano quindi un solo impianto. La grande serviva a rappresentare il papa, la piccola a far bere persone e animali con la stessa acqua, prima che la città la spostasse e ne perdesse la funzione.
La terza sorpresa è la pendenza sotto i piedi. La piazza sembra piana perché la si attraversa sulle strisce, ma è il fondo di un avvallamento naturale fra due colli, e le strade che vi arrivano scendono tutte. Chi arriva dalla metro non se ne accorge, perché esce già sul fondo. Chi cammina da Trinità dei Monti al Quirinale lo attraversa in discesa e poi in salita.
Perché la Fontana delle Api si trova all'angolo di via Veneto?
Perché non è il suo posto originale. La Sovrintendenza Capitolina colloca la fontana, progettata da Bernini nel 1644, all'angolo fra piazza Barberini e via Sistina, presso palazzo Soderini. Il portale turistico del Comune conferma la collocazione iniziale all'angolo di via Sistina. Lì rimase per oltre due secoli, finché nell'Ottocento fu smontata. La data dello smontaggio non è uguale in tutte le fonti: la Sovrintendenza indica il 1865, altre ricostruzioni storiche parlano del 1867.
Per mezzo secolo la fontana non esistette più, e di Bernini sopravvissero solo alcuni frammenti. Fra il 1915 e il 1916, sempre secondo la Sovrintendenza, venne ricostruita nell'angolo verso via Vittorio Veneto, dove si trova oggi. La ricostruzione fu in larga parte una copia. Dell'opera di Bernini restano originali solo frammenti dell'ape centrale e di una porzione della valva. Il resto è travertino nuovo, lavorato sul modello dell'originale da chi curò la ricostruzione novecentesca.
La forma è quella di una conchiglia bivalve aperta. La valva inferiore fa da catino, quella superiore si alza come uno schienale e porta alla base tre api, lo stemma dei Barberini ridotto al suo simbolo. Un'iscrizione ricordava l'intervento del papa per costruire la fontana come pubblico ornamento della città, con la stessa formula usata per il Tritone. Nel 2000 la fontana è stata restaurata, e nel 2004 la testa di un'ape, perduta per vandalismo, è stata sostituita con una copia.
La posizione attuale ha un difetto evidente: la fontana è bassa, isolata sul marciapiede e circondata da pali, cartelli e tavolini. Molti passano senza vederla. A maggio 2026 la stampa nazionale ha documentato lavori stradali con una ruspa a pochi centimetri dal catino, con la fontana lasciata senza protezioni durante il cantiere. È un monumento piccolo e fragile in un angolo molto trafficato, e ogni lavoro sul marciapiede lo mette a rischio.
La funzione originale di fontanile spiega anche la forma bassa. La fontana era pensata per l'uso quotidiano, per riempire secchi e far bere cavalli e animali da tiro, che passavano numerosi lungo la strada verso Trinità dei Monti. Oggi quel ruolo lo svolgono i nasoni, le fontanelle in ghisa sparse in tutta la città, e la Fontana delle Api è rimasta come monumento, senza più il traffico di carri che la giustificava.
Il consiglio che ti do per visitare Piazza Barberini
Il consiglio è arrivare dall'alto, da via Sistina, e non dalla metro. Scendendo da Trinità dei Monti la fontana del Tritone compare davanti, frontale, con la piazza intera sotto gli occhi. Chi esce invece dalla fermata Barberini si trova subito dentro il traffico, di lato alla vasca, e ha una visione frammentata. Se siete già alla metro, conviene salire qualche decina di metri su via Sistina e poi tornare giù a piedi, guardando.
La seconda regola è non fermarsi al Tritone. La Fontana delle Api si trova all'angolo con via Veneto, bassa e isolata sul marciapiede, e va cercata. Guardatela da vicino, abbassandovi all'altezza della valva, perché le api si leggono solo così. Poi salite per via delle Quattro Fontane verso Palazzo Barberini e l'incrocio delle Quattro Fontane, con San Carlo alle Quattro Fontane di Borromini all'angolo.
L'ora migliore è la mattina presto, prima delle otto, quando il traffico è più leggero e la luce arriva di lato sul travertino. Nel pomeriggio la piazza è piena di auto, autobus turistici e persone in attesa ai semafori. La sera la fontana è illuminata, ma il rumore resta. A nostro giudizio la piazza non merita una sosta lunga: merita dieci minuti attenti e poi una salita a piedi verso il Quirinale o verso via Veneto.
Un'ultima regola riguarda la sicurezza. La piazza è un incrocio con molte corsie e semafori lunghi, e gli autobus girano stretti attorno alla vasca. Non attraversate fuori dalle strisce per avvicinarvi alla fontana e non salite sul bordo della vasca per una foto. Chi viaggia con bambini piccoli fa meglio a guardare il Tritone dal marciapiede e lasciare le fotografie ravvicinate alle ore di traffico più leggero, la mattina presto o la domenica.
Serve un biglietto o una prenotazione?
No. La piazza è una strada pubblica e le due fontane si guardano dal marciapiede, senza biglietto, senza prenotazione e senza orari. Nessuna fonte ufficiale indica visite o accessi riservati, e non esiste un servizio di prenotazione per vederle. L'ingresso gratuito vale a qualsiasi ora del giorno e della notte, salvo recinzioni temporanee per lavori o manifestazioni. Non ci sono biglietti da comprare e non ci sono prodotti a pagamento legati alle fontane.
Si pagano invece i musei della zona. Il più vicino è Palazzo Barberini, sede delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, con biglietto e orari pubblicati sul sito ufficiale barberinicorsini.org. Il Mitreo Barberini, il santuario di Mitra legato al complesso del palazzo, si apre solo in date stabilite e su prenotazione. Per entrambi vale solo il canale ufficiale indicato nelle schede dedicate.
Diffidate di chi vende tour o biglietti per vedere le fontane. Sono monumenti pubblici all'aperto, e nessuna delle fonti ufficiali prevede un accesso a pagamento o riservato. Le visite guidate di terzi possono includere la piazza come tappa di un percorso più lungo, e in quel caso si paga il servizio della guida abilitata, non l'accesso. Se qualcuno sulla piazza propone un biglietto per il Tritone o per le Api, il biglietto non esiste.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che la piazza prende il nome dai Barberini. Pochi ricordano che il terreno era già famoso in età antica. Il portale turistico di Roma Capitale indica che la piazza occupa l'area dell'antico circo di Flora, dove a maggio si svolgevano i giochi floreali in onore della primavera. Del circo non resta nulla di visibile. La memoria del luogo è sopravvissuta nei testi e nei toponimi, non nelle pietre, e chi attraversa la piazza oggi non ne trova traccia.
Il secondo fatto poco citato riguarda la strada che arriva da nord ovest. Il portale del Comune ricorda che l'area si trasformò in centro urbano dopo che Sisto V aprì nel 1586 la Strada Felice, l'attuale via Sistina. Fu quella strada rettilinea, disegnata per collegare Trinità dei Monti a Santa Maria Maggiore, a trasformare uno slargo di campagna in un nodo. Senza Sisto V, Urbano VIII non avrebbe avuto una piazza da decorare.
Il terzo fatto riguarda lo spettacolo, molto prima del cinema. Le ricostruzioni storiche sulla piazza ricordano che nel 1634 i Barberini aprirono accanto al loro palazzo un teatro di corte, con una capienza indicata in duemila posti, rimasto in funzione fino al 1873. Il dato non compare nelle fonti ufficiali, ma aiuta a leggere la continuità del luogo: circa tre secoli dopo, affacciato sulla piazza, sarebbe nato il grande cinema di Piacentini.
La foto giusta da fare a Piazza Barberini
La foto del Tritone si fa dal basso, avvicinandosi al bordo della vasca quando il semaforo lo consente, con la buccina contro il cielo e il getto d'acqua in controluce. Un obiettivo normale basta. Evitate le inquadrature larghe dal marciapiede: comprendono auto, cartelli e pali, e la fontana diventa un dettaglio in mezzo al traffico. Meglio stringere sulla figura e sui delfini, dove si vedono gli stemmi con le api.
La seconda foto è la Fontana delle Api, presa di tre quarti e ad altezza di catino. Da in piedi la valva superiore nasconde le api, abbassandosi compaiono tutte e tre insieme all'iscrizione. Conviene farla la mattina presto, prima che il marciapiede si riempia di passanti e di tavolini. Per una foto d'insieme, invece, il punto più alto di via Sistina offre la piazza vista dall'alto, con la fontana centrale e le strade che vi convergono.
Di sera la fontana è illuminata e il getto si stacca bene dallo sfondo scuro. Il problema sono i fari delle auto, che entrano nell'inquadratura da ogni lato. Una soluzione è cercare un punto sul marciapiede dove un'isola spartitraffico o un palo coprano la corsia più vicina, e scattare quando il semaforo è rosso. La domenica mattina presto, con il traffico al minimo, la piazza offre le condizioni più facili di tutta la settimana.
Come si arriva dal centro di Roma?
Con la metro A, fermata Barberini, che ha le uscite direttamente sulla piazza. ATAC ha comunicato la riapertura completa della stazione in ingresso e in uscita dopo le chiusure degli anni scorsi per le scale mobili. Da Termini sono due fermate, verso Battistini. Per gli autobus la scelta più sicura è il calcolatore di percorso di ATAC, perché le linee di superficie su via del Tritone cambiano spesso per cantieri e deviazioni.
A piedi la piazza si raggiunge facilmente da molti punti del centro. Dalla Fontana di Trevi si sale per le strade verso via del Tritone in pochi minuti. Da piazza di Spagna si passa per Trinità dei Monti e si scende lungo via Sistina. Dalla piazza della Repubblica si prende via Barberini o via Vittorio Emanuele Orlando. Per ascensori e scale mobili delle stazioni vale la pagina dei servizi accessibili di ATAC.
In auto non ha senso. Il centro storico è in gran parte a traffico limitato, i parcheggi in zona sono pochi e cari, e il traffico nelle ore di punta rallenta tutto. Chi arriva da fuori Roma fa prima a lasciare l'auto in un parcheggio di scambio della metro A e scendere a Barberini. Taxi e auto con conducente possono fermarsi ai margini della piazza, ma non lungo le corsie degli autobus.
Da Villa Borghese la strada è tutta in discesa. Si esce da Porta Pinciana e si scende per via Veneto, passando davanti ai grandi alberghi e alle sedi diplomatiche, fino all'angolo della Fontana delle Api. Sono circa dieci minuti a passo tranquillo. È anche il modo migliore per arrivare alla piazza senza passare dal traffico di via del Tritone, e per vedere la fontana piccola prima della grande, nell'ordine inverso rispetto a quello consueto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
In età romana l'area ospitava, secondo il portale turistico del Comune, il circo di Flora, legato alle feste di primavera. Nel 1586 Sisto V aprì la Strada Felice, l'attuale via Sistina, che trasformò la zona in un nodo della città nuova. Nella prima metà del Seicento i Barberini costruirono il loro palazzo sulla collina e fra il 1642 e il 1643 Bernini realizzò la Fontana del Tritone. Nel 1644, l'anno della morte di Urbano VIII, fu progettata la Fontana delle Api.
Nell'Ottocento la città cambiò la piazza. La Fontana delle Api fu smontata, nel 1865 secondo la Sovrintendenza, e i suoi pezzi finirono nei depositi. Fra fine Ottocento e inizio Novecento l'apertura di via Veneto e di via Barberini, come ricorda il portale del Comune, diede alla piazza l'aspetto di oggi, con i palazzi della Roma umbertina e il traffico dei quartieri nuovi che scendeva verso il Corso.
Nel Novecento arrivarono la ricostruzione e il cinema. Fra il 1915 e il 1916 la Fontana delle Api tornò in piazza, nell'angolo verso via Veneto. Nel 1930 fu costruito il cinema Barberini su progetto di Marcello Piacentini. Poi la metropolitana, con la fermata sotto la piazza, e i restauri del Tritone fino a quello del 2013. Nel 2004 la testa di un'ape della fontana piccola, perduta per vandalismo, è stata sostituita con una copia.
Gli anni più recenti hanno portato soprattutto cantieri. I restauri del Tritone elencati dalla Sovrintendenza si sono susseguiti a pochi anni di distanza fra gli anni Ottanta e il 2013, segno di quanto il travertino soffra il traffico e il calcare. Nel 2022 il cinema ha completato la sua ristrutturazione. A maggio 2026 i lavori stradali all'angolo di via Veneto, con la ruspa a ridosso della Fontana delle Api, sono finiti sulle pagine della stampa nazionale.
Chi è passato da Piazza Barberini
Il primo nome è quello di Gian Lorenzo Bernini, che sulla piazza lasciò due opere a pochi anni di distanza. Con lui Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, che volle le fontane come pubblico ornamento della città e come segno della sua famiglia. Prima di loro, il cardinale Domenico Grimani, patriarca di Aquileia, che aveva dato alla piazza il suo primo nome. E Sisto V, che con la sua strada ne aveva deciso il destino urbano.
Urbano VIII morì nel 1644, lo stesso anno in cui fu progettata la Fontana delle Api, e la Sovrintendenza indica il suo pontificato dal 1623 al 1644. Le due fontane della piazza sono quindi fra le ultime opere pubbliche del suo lungo regno. Ogni romano che ci passava davanti, per bere o per far bere il cavallo, vedeva le api della sua famiglia, e il messaggio era proprio questo: l'acqua della città arrivava per volontà del papa.
Nel Novecento il nome più legato alla piazza è quello del padre di Roberto Rossellini, che secondo il sito del cinema realizzò l'edificio del cinema Barberini su progetto di Marcello Piacentini. L'archivio storico dell'Istituto Luce conserva una fotografia di Mussolini che esce dal cantiere del futuro cineteatro insieme a Piacentini e ad altre personalità. Chi passa sotto quell'edificio attraversa quindi un pezzo della storia del cinema romano, oltre che dell'architettura fra le due guerre.
L'edificio del cinema chiude uno dei lati della piazza. Secondo il sito del cinema fu costruito nel 1930, e nacque come cinema e teatro insieme, con una grande sala unica. Piacentini negli stessi anni lavorava ai grandi progetti urbani di Roma, e qui firmò un palazzo di servizio allo spettacolo, con la facciata rivolta alla fontana. Si legge bene dal marciapiede opposto, accanto alle uscite della metro, guardando le linee della parte alta.
La storia della sala segue quella dei cinema italiani. Nel 1991 la sala unica fu divisa in tre, e il gestore lo definisce il primo cinema multisala di Roma. Nel 1999 le sale diventarono cinque, e con la ristrutturazione completata nel 2022 sono salite a sei, con spazi commerciali aggiunti. È uno dei pochi grandi cinema del centro rimasti in attività nello stesso edificio per quasi un secolo, mentre altre sale storiche della città hanno chiuso o cambiato funzione.
Poi ci sono i passanti famosi di via Veneto. La strada che sale dalla piazza verso Porta Pinciana è stata negli anni Cinquanta e Sessanta il luogo della vita notturna del cinema internazionale a Roma, raccontata dai film di quegli anni. Sul sito trovate il percorso dedicato a Roma nei film. Più in su, a pochi minuti dalla piazza, si trova anche la chiesa dei Cappuccini con la sua cripta.
Che cosa dicono i documenti e che cosa si racconta?
I documenti, cioè le schede della Sovrintendenza Capitolina, danno le date delle fontane, i materiali, l'acquedotto, i restauri e lo spostamento della Fontana delle Api. Su questo le fonti ufficiali sono chiare. Il portale turistico del Comune riporta per la Fontana del Tritone una datazione diversa, anticipata di dieci anni rispetto a quella della Sovrintendenza: su questo punto le fonti non concordano, e la datazione della Sovrintendenza, che segue i restauri, resta la più dettagliata.
La tradizione racconta altro. Secondo una storia diffusa fra i romani, sulla piazza, davanti alla Fontana del Tritone, venivano esposti i corpi delle persone trovate morte e non riconosciute, perché qualcuno potesse identificarle. Un'altra tradizione ricorda il trionfo delle fragole, un corteo di carri addobbati che partiva dalla piazza con i contadini che distribuivano fragole fresche. Nessuna delle due storie compare nelle fonti ufficiali, e vanno lette come memoria popolare.
Poi c'è la leggenda dell'iscrizione della Fontana delle Api. Si racconta che la data incisa indicasse un anno di pontificato che Urbano VIII non raggiunse, perché morì pochi giorni prima, e che i romani vi leggessero un cattivo presagio. Il racconto circola in molte versioni, con anni e dettagli diversi. Le fonti ufficiali si limitano a dire che l'iscrizione ricordava la costruzione della fontana come pubblico ornamento, senza confermare la storia.
Anche il circo di Flora va letto con prudenza. Il portale turistico del Comune lo colloca nell'area della piazza e lo lega ai giochi floreali di maggio, ma sul posto non esiste alcun resto visibile e le fonti ufficiali non indicano scavi o strutture documentate sotto l'incrocio. È un dato della topografia antica tramandato dagli studi e dalle guide, utile per capire la vocazione del luogo alle feste, non qualcosa che si possa vedere.
C'è infine la memoria del nome. Che la piazza si chiamasse piazza Grimana e poi piazza Sforza a Capo le Case è riportato dalle ricostruzioni storiche sulla toponomastica romana, mentre le pagine della Sovrintendenza sulle fontane non trattano il tema. Il nome attuale, invece, non ha bisogno di documenti: basta guardare le api scolpite sulle due fontane per capire a chi fosse dedicato questo incrocio nel Seicento.
Come si inserisce la piazza nella Roma barocca?
Piazza Barberini è il punto più basso di un percorso barocco che sale verso il Quirinale. Da qui si arriva al palazzo dei Barberini, all'incrocio delle Quattro Fontane, a San Carlo di Borromini e a Sant'Andrea al Quirinale di Bernini, fino alla piazza del Quirinale. In mezzo chilometro di salita si vedono insieme le opere dei due grandi rivali del Seicento romano, a poche decine di metri l'una dall'altra.
Per chi segue Bernini a Roma, la piazza è una tappa quasi obbligata. Sul sito trovate il percorso dedicato a Bernini a Roma, quello sulla Roma barocca e quello su Borromini a Roma. Le due fontane si leggono bene insieme alle altre fontane barocche del centro, dalla Barcaccia di piazza di Spagna al Moro di piazza Navona.
Il confronto più utile è con la Fontana dei Quattro Fiumi. Al Tritone Bernini lavora con una sola figura, una conchiglia e quattro delfini, in uno spazio di passaggio. A piazza Navona, pochi anni dopo, moltiplica le figure, aggiunge la roccia, gli animali e l'obelisco, e occupa il centro di una piazza da cerimonia. Vedere prima il Tritone e poi Navona aiuta a capire come la stessa idea, la scultura che diventa fontana, sia cresciuta in pochi anni.
La piazza fa parte anche del sistema delle fontane dell'Acqua Felice. Il Tritone e le Api erano alimentati da quell'acquedotto, lo stesso della mostra del Mosè a pochi minuti di salita. Chi vuole capire come l'acqua arrivava nei quartieri alti di Roma nel Seicento può seguire l'acquedotto a ritroso fino al Parco degli Acquedotti, dove le arcate della Felice corrono accanto a quelle antiche della Claudia.
Dall'incrocio delle Quattro Fontane parte anche via XX Settembre, che corre dritta fino a Porta Pia, la porta disegnata da Michelangelo. È l'antica Strada Pia, aperta nel Cinquecento, che incrocia ad angolo retto la Strada Felice di Sisto V proprio alle Quattro Fontane. Piazza Barberini si trova all'estremità bassa di questo sistema di rettifili, ed è da qui che conviene cominciare per leggerlo in salita, un incrocio alla volta.
Quando si trova in cantiere e che cosa non aspettarsi?
La piazza non chiude mai, ma le fontane possono essere spente o recintate per lavori. Nessuna fonte ufficiale pubblica un calendario delle manutenzioni. Negli anni la Fontana del Tritone è stata circondata da ponteggi durante i restauri, e a maggio 2026 i lavori stradali all'angolo di via Veneto hanno lambito la Fontana delle Api. Se trovate una recinzione, la fontana si vede comunque, ma senza acqua perde metà del senso.
Non aspettatevi una piazza pedonale. Non ci sono panchine, zone d'ombra o spazi per sedersi attorno alla fontana. Il traffico è continuo e gli attraversamenti vanno fatti sulle strisce, con attenzione agli autobus che girano stretti. Non aspettatevi nemmeno il palazzo dei Barberini sulla piazza, né resti del circo di Flora. La posizione contraria è chiara: come piazza è sopravvalutata, come luogo di due fontane di Bernini è sottovalutata.
Durante le manifestazioni e i grandi eventi del centro, la piazza può essere chiusa al traffico o attraversata da cortei, con deviazioni degli autobus di superficie. La metro può avere uscite chiuse per lavori o per sicurezza. Prima di partire conviene controllare gli avvisi di ATAC, che pubblica le chiusure delle stazioni e le deviazioni delle linee. Il resto della visita, all'aperto, non richiede alcuna organizzazione.
Non aspettatevi infine la Fontana delle Api al suo posto originale, né intatta. Quella che si vede all'angolo di via Veneto è in larga parte la ricostruzione del Novecento, e l'ape che appare più nuova delle altre parti non è un'illusione. È il risultato dello smontaggio ottocentesco, della ricostruzione e degli atti vandalici degli ultimi decenni. Guardarla sapendo questo la rende più interessante, non meno.
Mangiare in zona
La zona fra piazza Barberini, via Veneto e via del Tritone è piena di locali pensati per chi passa una volta sola. I segnali sono sempre gli stessi: il buttadentro con il menù in mano, i menù con le fotografie dei piatti, le voci senza prezzo, i locali aperti di continuo senza pausa della cucina, la pasta fresca fatta in vetrina come spettacolo. Nei tratti più turistici di via Veneto i prezzi seguono il nome della strada, non la qualità.
I romani non evitano questi posti per snobismo. Li evitano perché sanno che un locale che vive di passaggio non ha bisogno di clienti che tornano, e si comporta di conseguenza. Il menù esposto fuori può essere diverso da quello consegnato al tavolo, e il coperto o il servizio compaiono solo nel conto. La regola pratica è allontanarsi di qualche strada dalle vie principali e guardare dove mangiano gli impiegati della zona a pranzo.
Un'attenzione particolare va ai tavolini all'aperto sui marciapiedi più larghi, con vista sulla fontana o su via Veneto. Il prezzo di un caffè o di un piatto seduti lì può essere molto più alto di quello al banco o in una strada laterale, e non sempre il listino esposto lo chiarisce. Prima di sedervi, chiedete il menù con i prezzi e controllate se sono indicati il coperto e il servizio al tavolo.
Il quartiere è pieno di uffici, ministeri e alberghi, e la sua cucina di tutti i giorni si trova nelle strade laterali, lontano dalle facciate più note. Per scegliere senza affidarsi al caso, c'è la lista di indirizzi su Google Maps, con indirizzi selezionati in tutta Roma e nei dintorni. Nessun locale della piazza o di via Veneto viene nominato qui, per scelta.
Che cosa abbinare in giornata
La combinazione più naturale è salire verso il Quirinale. Da piazza Barberini si prende via delle Quattro Fontane, si passa davanti a Palazzo Barberini e si arriva all'incrocio delle Quattro Fontane, con San Carlo di Borromini. Si prosegue per via del Quirinale fino a Sant'Andrea di Bernini e alla piazza del Quirinale, con l'obelisco e le Scuderie. Da lì si scende alla Fontana di Trevi.
Il secondo itinerario va verso nord. Si sale per via Veneto fino a Porta Pinciana, nelle Mura Aureliane, e si entra in Villa Borghese. Da lì si raggiunge la Galleria Borghese, dove si vedono alcune delle sculture più note di Bernini, oppure il Pincio, da cui si scende a piazza del Popolo. È una giornata tutta a piedi, con una salita all'inizio e una lunga discesa alla fine.
Il terzo verso est, lungo via Barberini. Si arriva in pochi minuti alla Fontana del Mosè e a piazza della Repubblica, con la Fontana delle Naiadi, la basilica di Santa Maria degli Angeli e le Terme di Diocleziano. È il percorso delle mostre d'acqua: dalla Felice del Seicento alla Marcia dell'Ottocento, in meno di un chilometro.
Chi ha solo mezza giornata può invece scendere verso il centro barocco. Da via Sistina si sale a Trinità dei Monti e si passa accanto a Villa Medici, poi si scende la scalinata fino a piazza di Spagna. In alternativa, lungo via del Tritone si raggiunge piazza Colonna, la colonna di Marco Aurelio e la Galleria Sciarra, poco nota ai visitatori.
Dalla parte di Trevi la passeggiata continua con il retro della fontana, cioè Palazzo Poli, su cui la mostra dell'Acqua Vergine è addossata, e con la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio davanti alla vasca. Chi sale invece verso Trinità dei Monti trova l'obelisco Sallustiano in cima alla scalinata. In entrambi i casi la piazza resta alle spalle, come punto di partenza.
Per abbinare la piazza a una visita al coperto, le due più vicine si prenotano anche online: il biglietto d'ingresso di Palazzo Barberini e Galleria Corsini, a pochi passi dalla Fontana del Tritone, e l'ingresso alla Cripta dei Cappuccini in via Veneto, con tour o audioguida. Sono link affiliati Tiqets: se acquistate da lì Estate Romana riceve una piccola commissione, mentre il prezzo per voi resta quello del venditore.
Domande frequenti
Si paga per vedere piazza Barberini e le sue fontane?
No. La piazza è una strada pubblica e le due fontane di Bernini si guardano dal marciapiede senza biglietto e senza prenotazione. Sono tutelate dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, che non indica orari o accessi riservati. Si pagano invece i musei della zona, come le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini, con biglietto e orari sul sito ufficiale. Per l'elenco dei luoghi gratuiti c'è la nostra pagina su Roma gratis.
Chi ha fatto la Fontana del Tritone e quando?
Gian Lorenzo Bernini, su commissione di papa Urbano VIII Barberini. La Sovrintendenza Capitolina data l'opera fra la fine del 1642 e la prima metà del 1643, e la descrive in travertino, alimentata in origine dall'Acquedotto Felice. Il portale turistico del Comune riporta date diverse, anticipate di circa dieci anni. Il soggetto è un tritone inginocchiato su una conchiglia sorretta da quattro delfini, che soffia in una buccina da cui esce il getto d'acqua.
La Fontana delle Api è ancora quella originale di Bernini?
Solo in piccola parte. Bernini la progettò nel 1644 per l'angolo di via Sistina, presso palazzo Soderini. Nell'Ottocento fu smontata e fra il 1915 e il 1916 venne ricostruita nell'angolo verso via Veneto. Secondo la Sovrintendenza Capitolina restano originali solo frammenti dell'ape centrale e di una porzione della valva. Nel 2000 è stata restaurata e nel 2004 la testa di un'ape, perduta per vandalismo, è stata sostituita con una copia.
Dove si trova esattamente la Fontana delle Api?
All'angolo fra piazza Barberini e via Veneto, sul marciapiede all'imbocco della strada, in posizione isolata. È bassa e piccola, e chi arriva dalla metro rischia di non vederla. Non è la sua collocazione originale: Bernini la progettò per l'angolo di via Sistina, presso palazzo Soderini, e la ricostruzione del 1915 e 1916 la portò nel punto attuale. Si guarda gratis, a qualsiasi ora, dal marciapiede.
Palazzo Barberini si affaccia sulla piazza?
No, ed è l'errore più comune. Il palazzo si trova più in alto, lungo via delle Quattro Fontane, arretrato rispetto alla strada e preceduto da una cancellata e da un giardino. Dalla piazza si raggiunge a piedi in pochi minuti di salita. Ospita le Gallerie Nazionali di Arte Antica, una delle grandi pinacoteche statali di Roma. Biglietto, orari e mostre temporanee si trovano sul sito ufficiale del museo, che è anche l'unico canale da usare per l'acquisto.
Quale fermata della metro serve piazza Barberini?
La fermata Barberini della metro A, con le uscite direttamente sulla piazza. ATAC ha comunicato la riapertura completa della stazione in ingresso e in uscita dopo le chiusure legate alle scale mobili. Dalla stazione Termini sono due fermate in direzione Battistini. Per ascensori e scale mobili conviene consultare la pagina dei servizi accessibili di ATAC, e per gli autobus il calcolatore di percorso aziendale, perché le deviazioni sono frequenti.
Si può vedere il Mitreo Barberini passando dalla piazza?
No. Il Mitreo Barberini fa parte del complesso del palazzo, non della piazza, e si apre solo in date stabilite e su prenotazione attraverso i canali ufficiali. Dalla strada non si vede nulla. Chi vuole visitarlo deve organizzarsi in anticipo e seguire le indicazioni della scheda dedicata sul sito. Per altri luoghi simili sotto la città c'è la nostra pagina sulla Roma sotterranea.
Qual è il momento migliore per vedere le fontane?
La mattina presto, prima delle otto, quando il traffico è più leggero e la luce arriva di lato sul travertino. Nel pomeriggio la piazza è piena di auto e di persone ai semafori, la sera la fontana è illuminata ma il rumore resta. Nelle ore centrali d'estate la piazza è esposta al sole e non ci sono zone d'ombra per sostare, quindi conviene passarci all'inizio o alla fine di un giro a piedi.
Perché ci sono api dappertutto?
Perché le api sono il simbolo araldico dei Barberini, la famiglia di papa Urbano VIII. Sulla Fontana del Tritone compaiono negli stemmi papali fra le code dei delfini, sulla Fontana delle Api sono tre, sotto la valva superiore. Le stesse api si trovano su molti altri cantieri voluti da quel papa in tutta la città. Chi visita la basilica di San Pietro le ritrova sotto la cupola, nel baldacchino di bronzo.
Chi ha scritto e su quali fonti
Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: le pagine della Sovrintendenza Capitolina sulle due fontane, il portale turistico di Roma Capitale, i comunicati di ATAC e il sito del cinema Barberini. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Piazza Barberini è uno dei nodi più usati per organizzare una giornata a piedi fra Quirinale, via Veneto e Trevi. Il punto delicato è la sosta: la piazza non ha spazi dove un gruppo possa fermarsi senza intralciare il passaggio, e i punti di ritrovo più comodi sono il marciapiede alto di via Sistina o lo slargo davanti al cancello del palazzo. Per chi organizza viaggi di gruppo, una risorsa utile per pianificare tempi, soste e trasferimenti è Tour Leader Pro.
La piazza si inserisce in un viaggio più ampio a Roma e nel Lazio, fra il barocco del centro, le ville dei Castelli Romani e i borghi della Sabina e della Tuscia. Un paio di giorni nel centro storico bastano per le fontane e i musei principali, ma il resto della regione chiede tempo e un programma ordinato. Una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
