Fontana delle Api
La Fontana delle Api si trova all'angolo fra piazza Barberini e via Vittorio Veneto, nel rione Ludovisi, sul marciapiede all'imbocco della strada. Si vede gratis, a qualsiasi ora, senza biglietto e senza prenotazione. La tutela spetta alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, che la attribuisce a Gian Lorenzo Bernini e la data al 1644, con una seconda data, 1915-1916, per la ricostruzione che si vede adesso.
Quella seconda data conta più della prima. La fontana fu smontata nel 1865 e rimontata cinquant'anni dopo in un altro punto della piazza, e secondo la Sovrintendenza le sole parti originali sono frammenti dell'ape centrale e della porzione di valva su cui poggia. Il resto è una ricostruzione novecentesca in travertino. Chi arriva aspettandosi una scultura barocca intatta trova una conchiglia bassa, a filo del traffico, con tre api e molta storia addosso.
Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sulla pagina della Sovrintendenza Capitolina dedicata alla fontana, sul portale Turismo Roma di Roma Capitale, sulle comunicazioni di Roma Servizi per la Mobilità sui lavori di via Veneto e sulla stampa nazionale per gli episodi recenti. Il Comune indica lavori di riqualificazione dei marciapiedi fra largo Federico Fellini e piazza Barberini fino al 17 ottobre 2026: in queste settimane l'angolo della fontana può essere recintato o ingombro di mezzi.

In breve: indirizzo, orari, biglietto
- Indirizzo: via Vittorio Veneto, angolo piazza Barberini, 00187 Roma, rione Ludovisi. Non c'ĆØ un numero civico.
- Gestore: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Roma Capitale.
- Come si entra: non si entra. La fontana si guarda dal marciapiede, senza recinzioni fisse.
- Prezzo: gratuita. Nessuna fonte ufficiale prevede biglietti o visite a pagamento.
- Orari: sempre visibile, giorno e notte. Il gestore non pubblica un calendario delle manutenzioni.
- Come si arriva: metropolitana linea A, fermata Barberini, oppure a piedi da via del Tritone, via Sistina o via Veneto.
- AccessibilitĆ : si trova a livello del marciapiede. Dati specifici di accessibilitĆ non sono pubblicati dal gestore.
Dove si trova e che cosa si vede davvero
Uscendo dalla metropolitana su piazza Barberini, la fontana grande al centro ĆØ il Tritone. Quella delle Api va cercata sul lato alto della piazza, dove comincia via Veneto. La Sovrintendenza la colloca all'angolo della piazza verso via Vittorio Veneto, in posizione isolata. Significa che oggi la fontana non ĆØ appoggiata a un palazzo, come era in origine, ma si regge da sola sul marciapiede, con la strada che sale alle spalle.
La forma è quella di una conchiglia bivalve aperta. La valva inferiore fa da catino e raccoglie l'acqua, quella superiore si alza come uno schienale. Alla base della valva superiore si trovano tre api, il simbolo araldico dei Barberini, la famiglia di papa Urbano VIII. Il portale Turismo Roma racconta che in origine le api versavano l'acqua in sottili zampilli. Tutto il pezzo è piccolo, più vicino alle dimensioni di un lavatoio che a quelle di una fontana monumentale.
Turismo Roma aggiunge un dettaglio che si nota solo sapendolo: nella ricostruzione la valva inferiore è stata rialzata su una base di massi, mentre quella superiore non poggia più contro un edificio. à la differenza fra il progetto del Seicento e la sistemazione del Novecento. Il Bernini aveva disegnato una conchiglia che si apriva dall'angolo di un palazzo, quasi uscisse dal muro. Oggi si vede un oggetto isolato, circondato da pali, cartelli e passanti.
Intorno c'è una delle zone più trafficate del centro. Alle spalle salgono i marciapiedi di via Veneto, davanti si apre la piazza con il Tritone, dall'altra parte scende via del Tritone verso il Corso. A pochi minuti a piedi si trovano Palazzo Barberini, la Fontana di Trevi e la salita verso Porta Pinciana. La fontana è una sosta di pochi minuti dentro una passeggiata più lunga, non una meta a sé.
Il rione ĆØ Ludovisi, come indica la Sovrintendenza, anche se la fontana si guarda quasi sempre come un pezzo di piazza Barberini. Ć un confine utile da tenere a mente. Alle spalle della conchiglia comincia la Roma costruita dopo il 1870 sui terreni delle grandi ville nobiliari, con i palazzi umbertini, gli alberghi e i ministeri. Davanti, verso il Tritone e il Quirinale, resta la cittĆ dei papi. La fontana si trova esattamente sulla linea che separa le due epoche.
Una curiositĆ sulla Fontana delle Api
La fontana nacque come impianto di servizio. La Sovrintendenza spiega che il Bernini la concepì come fontanile pubblico e che in un locale al pianterreno dell'edificio vicino aveva progettato un bottino, cioè un sistema per raccogliere l'acqua di ritorno della Fontana del Tritone. In pratica l'acqua che aveva già fatto spettacolo nella fontana grande veniva recuperata e rimessa a disposizione della gente nella fontana piccola.
Era un modo di lavorare comune nella Roma del Seicento, dove l'acqua degli acquedotti papali passava da una mostra monumentale a fontane minori, abbeveratoi e lavatoi. Il Bernini però trasformò un catino di servizio in una conchiglia con le api di famiglia. La Sovrintendenza lo dice con una formula precisa: la fantasia dell'artista diede a una struttura di servizio l'insolita forma di una conchiglia bivalve aperta. Il punto è tutto lì.
Le due fontane della piazza, quindi, erano un unico sistema idraulico, pensato insieme nel giro di pochi mesi e per lo stesso committente. Il Tritone rappresentava il papa, la fontana delle Api serviva i cittadini con la stessa acqua. Separarle, come successe nell'Ottocento, ha cancellato quel legame. Chi oggi le guarda come due monumenti distinti, uno grande e uno piccolo, vede la metĆ del progetto originale.
Il legame si legge ancora nella forma. Anche il Tritone poggia su una grande conchiglia, sorretta dai delfini, e soffia l'acqua da una conchiglia più piccola. La fontana delle Api riprende lo stesso motivo in scala ridotta, senza figure, con le api al posto del dio marino. Chi guarda le due opere una dopo l'altra, dal centro della piazza all'angolo di via Veneto, riconosce il tema comune: la conchiglia come contenitore d'acqua e come firma dello stesso cantiere.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Fontana delle Api
La fontana che si vede all'angolo di via Veneto non si trova dove l'aveva messa il Bernini. La Sovrintendenza indica come collocazione originaria l'angolo di palazzo Soderini, fra piazza Barberini e via Sistina, cioè sul lato opposto della piazza rispetto a oggi. Turismo Roma precisa che la valva superiore aderiva all'angolo di un edificio sulla via Felice, l'attuale via Sistina, che porta a Trinità dei Monti e alla scalinata di piazza di Spagna, vicino alla proprietà di Nicolò Soderini.
Per capirlo basta mettersi al centro della piazza e guardare verso l'imbocco di via Sistina. Lì, nel 1644, chi saliva verso Trinità dei Monti trovava la conchiglia appoggiata all'angolo di un palazzo. Nel 1915-1916, quando la fontana tornò in piazza, fu sistemata sull'angolo opposto, all'inizio della nuova via Veneto. Nessuno dei due punti è casuale: il primo era sulla strada papale del Seicento, il secondo sulla strada simbolo della Roma umbertina.
Chi la incontra per caso, uscendo dalla metropolitana, la dà per nata in quel punto, e sul posto niente suggerisce il contrario. Lo spostamento non è un dettaglio da eruditi. Aiuta a capire perché la fontana, isolata sul marciapiede, sembri un po' fuori scala e fuori posto: è un pezzo pensato per un muro, rimontato senza il suo muro.
Anche il nome della strada di partenza racconta qualcosa. Turismo Roma chiama la strada su cui si affacciava la fontana via Felice, e la identifica con l'attuale via Sistina. Il nome veniva da Felice Peretti, cioè Sisto V, il papa che alla fine del Cinquecento aprì quel rettifilo e portò sui colli l'acquedotto che ne porta ancora il nome. La fontana delle Api, in origine, era quindi un piccolo terminale d'acqua su una strada papale costruita per l'acqua.
Originale o copia: che cosa resta del Bernini?
La risposta ufficiale ĆØ breve. La Sovrintendenza scrive che frammenti dell'ape centrale e della porzione di valva su cui poggia costituiscono le uniche parti originarie dell'opera. Tutto il resto, cioĆØ la gran parte della conchiglia, le altre due api e la base, appartiene alla ricostruzione del 1915-1916. Il materiale indicato dal gestore per la fontana attuale ĆØ il travertino.
Turismo Roma aggiunge due elementi. Il primo: quando la fontana fu ricostruita, nel 1915, la maggior parte dei pezzi smontati cinquant'anni prima era andata perduta. Il secondo: la copia fu affidata allo scultore Adolfo Apolloni, che la realizzò in travertino e non in marmo. Il cambio di materiale spiega il colore e la superficie porosa della conchiglia, lontana dalla pietra levigata che si immagina pensando al Bernini.
Sulla data dello smontaggio le fonti non concordano. La Sovrintendenza e Turismo Roma indicano il 1865 e le ragioni di viabilità . Altre ricostruzioni storiche diffuse in rete parlano del 1880. Qui si segue la data delle fonti ufficiali. Sul punto di fondo, invece, tutte le versioni coincidono: i pezzi furono portati nei magazzini comunali e lì, in parte, si persero, come accadde a molti elementi di arredo urbano rimossi nella Roma di fine Ottocento.
La ricostruzione ha poi avuto una sua storia di restauri. La Sovrintendenza ne registra uno nel 2000 e un intervento nel 2004, quando la testa di un'ape, andata perduta per un atto vandalico, fu sostituita con una copia. Nel giugno del 2017 l'ANSA ha dato notizia dell'inaugurazione di un nuovo restauro, di circa sessanta giorni, finanziato da mecenati olandesi. Ogni intervento ha aggiunto qualcosa a un insieme giĆ fatto di originale, copia e integrazioni.
A nostro giudizio la Fontana delle Api ĆØ sopravvalutata come opera del Bernini e sottovalutata come documento della cittĆ . Chi la presenta come un capolavoro barocco la carica di un peso che la pietra attuale non regge. Chi la guarda sapendo che ĆØ una copia del Novecento con pochi frammenti antichi, invece, vede un caso concreto di come Roma ha trattato il proprio patrimonio fra l'UnitĆ e la Grande guerra.
Il consiglio che ti do per visitare la Fontana delle Api
Non fate della fontana la meta di un'uscita. à una sosta di cinque minuti, da inserire in un giro più ampio fra la piazza del Tritone, via Veneto e il Quirinale. Il consiglio è arrivarci a piedi dall'alto, scendendo da Porta Pinciana lungo via Veneto: la fontana compare alla fine della discesa, prima del Tritone, e il rapporto fra le due opere si capisce meglio in questo ordine.
Una volta davanti, abbassatevi. La fontana ĆØ bassa e le api si trovano sotto la valva superiore, all'altezza del catino. Da in piedi, a un metro di distanza, si vede soprattutto la conchiglia. Chinandosi compaiono le tre api, e con un po' di attenzione si riconosce quella centrale, l'unica che conserva frammenti del Seicento secondo la Sovrintendenza. Confrontatela con le due laterali: la differenza di superficie aiuta a leggere la storia del pezzo.
Guardate anche la base. Turismo Roma spiega che nella ricostruzione la valva inferiore fu rialzata su una cornice di massi, un elemento che nel progetto del Seicento non c'era. à la parte più novecentesca di tutta la fontana, e anche quella che più ne cambia la lettura: la conchiglia, sollevata da terra, diventa un oggetto da guardare più che un catino da usare. Chi conosce le fontanelle rionali degli anni Venti riconoscerà lo stesso gusto.
Poi fate un esperimento: attraversate la piazza e mettetevi all'imbocco di via Sistina, dove si trovava in origine. Da lì guardate il Tritone e immaginate la conchiglia appoggiata all'angolo alle vostre spalle. Si capisce perché il Bernini l'avesse messa lì, sulla strada che dal palazzo di famiglia portava verso Trinità dei Monti. à un esercizio di due minuti, ma cambia il modo di vedere la piazza.
Infine, controllate lo stato dei lavori prima di andare. Fino al 17 ottobre 2026 Roma Servizi per la Mobilità segnala il cantiere dei marciapiedi fra largo Federico Fellini e piazza Barberini. Con i mezzi al lavoro l'angolo può essere transennato, e la fontana si guarda da qualche metro più lontano. Nelle domeniche mattina il traffico è più leggero e l'angolo più tranquillo, anche nei periodi senza cantiere.
Si paga qualcosa e bisogna prenotare?
No. La fontana si trova su suolo pubblico, all'aperto, e si guarda dal marciapiede senza biglietto, senza prenotazione e senza orari. NƩ la pagina della Sovrintendenza nƩ il portale Turismo Roma, che la indica ad accesso libero, prevedono un pagamento o una prenotazione. Non esiste un biglietto della Fontana delle Api, e chi lo propone per strada vende qualcos'altro.
Per informazioni sulla tutela e sugli interventi di restauro il riferimento ĆØ la pagina della Sovrintendenza Capitolina sulla Fontana delle Api, mentre la descrizione turistica ufficiale si legge sul portale Turismo Roma. Non ci sono biglietti online e non servono. Le visite guidate di terzi che passano da piazza Barberini possono includere la fontana come tappa, senza costi aggiuntivi per l'accesso.
Chi vuole un racconto sul posto può scegliere una visita a piedi di terzi sulla Roma barocca, condotta da guide turistiche abilitate, che in genere unisce le fontane del Bernini fra Barberini, Trevi e piazza Navona. In quel caso si paga il servizio della guida, non l'accesso alla fontana. Per un giro autonomo basta una mappa, e sul sito trovate anche la pagina dedicata a Bernini a Roma, con le sue opere in ordine di percorso.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Nel febbraio del 2015 un gruppo di tifosi del Feyenoord, a Roma per una partita di calcio, danneggiò la Fontana della Barcaccia in piazza di Spagna. L'episodio ebbe grande eco sulla stampa italiana e olandese. Meno ricordato è il seguito: secondo l'ANSA, nel giugno del 2017 fu inaugurato il restauro della Fontana delle Api, finanziato da un gruppo di mecenati olandesi come gesto simbolico nei confronti della città .
La scelta aveva una sua logica. La Barcaccia, sotto la scalinata, è legata allo stesso papa, Urbano VIII, e alla stessa bottega dei Bernini. Restaurare la piccola fontana delle Api fu un modo per rispondere a un danno fatto a un'opera barberiniana con la cura di un'altra opera barberiniana. L'ANSA riferisce che i lavori durarono circa sessanta giorni e che alla cerimonia partecipò l'amministrazione capitolina.
Oggi, passando davanti alla conchiglia, niente sembra ricordare questo episodio: sul posto non risulta una targa che lo racconti. à un pezzo di storia recente che si aggiunge a quella antica: una fontana nata per la generosità di un papa, rimontata dal Comune un secolo fa e restaurata con i soldi di cittadini stranieri dopo un atto di vandalismo commesso altrove. Poche fontane di Roma hanno una biografia così lunga in così poco spazio.
C'è anche una lezione pratica. Le fontane basse, a livello del marciapiede, sono le più esposte: ai vandali, ai mezzi dei cantieri, alle auto in manovra. La Barcaccia, sotto la scalinata di piazza di Spagna, fu danneggiata proprio perché accessibile a tutti. La fontana delle Api ha perso la testa di un'ape nel 2004 e ha rischiato di peggio nel maggio 2026. Guardarla da vicino è un diritto, toccarla o sedersi sul bordo no.
La foto giusta da fare alla Fontana delle Api
La foto che funziona ĆØ di tre quarti, dal basso, con l'obiettivo all'altezza del catino. Da quella posizione la valva superiore si stacca contro lo sfondo e le tre api compaiono insieme, invece di restare nascoste sotto il bordo. Con uno smartphone basta accovacciarsi a mezzo metro dalla vasca. Evitate il flash: sulla pietra umida riflette la luce e appiattisce i rilievi.
Con la pioggia leggera la fontana cambia colore. Il travertino bagnato diventa più scuro e le api risaltano sulla superficie della valva, mentre la piazza si svuota di passanti. Di sera la resa dipende dai lampioni della strada, perché il gestore non segnala un'illuminazione dedicata al monumento. Il progetto di via Veneto annuncia una nuova illuminazione pubblica, ma la comunicazione del Comune non dice se riguarderà anche la fontana.
Il dettaglio da non tralasciare è l'ape centrale, la più interessante per la storia del pezzo. Una foto ravvicinata, stretta sulle api e sull'acqua del catino, quando la fontana è in funzione, racconta la fontana meglio di un'inquadratura larga. Le inquadrature d'insieme dal marciapiede opposto, invece, raccolgono auto, cartelli e passanti, e la conchiglia diventa un dettaglio in mezzo al traffico di via Veneto.
La luce migliore ĆØ quella del mattino presto, quando il sole ĆØ ancora basso e il marciapiede ĆØ vuoto. Nelle ore centrali la luce dall'alto schiaccia i volumi e l'angolo si riempie di passanti. Se volete una foto che metta in relazione le due fontane, salite di qualche metro lungo via Veneto e inquadrate la conchiglia in primo piano con il Tritone sullo sfondo, al centro della piazza.
Come si arriva dal centro di Roma?
La fermata più vicina è Barberini, sulla linea A della metropolitana gestita da ATAC. Si esce direttamente su piazza Barberini e la fontana è sul lato che sale verso via Veneto. Da Termini sono poche fermate, da Spagna una sola. Gli autobus che passano per via del Tritone e via Veneto cambiano spesso percorso per i lavori in corso: conviene controllarli sul sito dell'ATAC il giorno stesso.
A piedi le strade sono molte. Dalla zona di Trevi si sale per via del Tritone in una decina di minuti. Da piazza di Spagna si passa per TrinitĆ dei Monti e via Sistina, la strada che corrisponde alla collocazione originale della fontana. Dal Quirinale si scende per via delle Quattro Fontane, passando davanti a Palazzo Barberini.
Da Villa Borghese la strada ĆØ in discesa. Si esce dalla villa a Porta Pinciana e si scende per via Veneto fino in fondo: la fontana ĆØ l'ultima cosa che si incontra prima della piazza. Fino al 17 ottobre 2026 una parte dei marciapiedi ĆØ interessata dai lavori di riqualificazione, e i percorsi pedonali possono essere deviati su un lato solo della strada.
Per chi si muove in sedia a rotelle o con un passeggino la fontana si raggiunge a livello del marciapiede, senza gradini, ma il gestore non pubblica indicazioni specifiche sull'accessibilità . Il progetto di riqualificazione di via Veneto, secondo Roma Servizi per la Mobilità , comprende percorsi per persone con disabilità visive e con mobilità ridotta. Durante i lavori, però, transenne e passaggi provvisori possono rendere l'angolo meno comodo del solito.
In auto non conviene. Piazza Barberini ĆØ un nodo di traffico intenso a ogni ora e i posti per la sosta, nelle strade intorno, sono pochissimi. Durante il cantiere di via Veneto Roma Servizi per la MobilitĆ ha istituito divieti di sosta con rimozione su entrambi i lati del tratto interessato e ha sospeso le corsie riservate a bus e taxi. Chi arriva da fuori Roma fa meglio a lasciare l'auto vicino a una stazione della metropolitana.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Nel 1644, l'ultimo anno del pontificato di Urbano VIII, il Bernini progetta la fontana come fontanile pubblico, pochi mesi dopo il Tritone. La Sovrintendenza indica il pontificato del papa dal 1623 al 1644 e il Bernini fra il 1598 e il 1680. La fontana viene collocata all'angolo di palazzo Soderini, sulla strada che porta verso TrinitĆ dei Monti, e alimentata con l'acqua di ritorno della fontana grande attraverso un bottino al pianterreno.
Nello stesso 1644, secondo il racconto di Turismo Roma, scoppia la polemica sull'iscrizione, che indicava il ventiduesimo anno di pontificato quando quell'anno non era ancora cominciato. La cifra viene cancellata. Il 29 luglio Urbano VIII muore, otto giorni prima della ricorrenza. Con lui finisce la stagione dei grandi cantieri barberiniani, e la famiglia perde in pochi anni gran parte del suo potere a Roma.
Nel 1865, con Roma ancora sotto il governo pontificio, la fontana viene smontata per ragioni di viabilitĆ e i pezzi finiscono nei magazzini comunali. Pochi anni dopo, con Roma capitale del Regno, la zona cambia volto: la villa dei Ludovisi viene lottizzata, nasce il quartiere che oggi porta il suo nome e si apre via Veneto, la strada che sale dalla piazza verso le mura e la porta del Pincio.
Nel 1915-1916, mentre l'Italia entra nella Prima guerra mondiale, la fontana torna in piazza. Secondo Turismo Roma la maggior parte dei pezzi era perduta e lo scultore Adolfo Apolloni ne realizza una copia in travertino. La Sovrintendenza la registra all'angolo verso via Vittorio Veneto, in posizione isolata. Ć la sistemazione che si vede ancora, con la valva inferiore rialzata su una base di massi.
Nei decenni successivi la fontana diventa un pezzo fisso di uno degli angoli più noti della Roma moderna. Via Veneto cresce con gli alberghi, i caffè e le sedi di rappresentanza, e la piccola conchiglia resta all'imbocco, fra il traffico che sale e quello che scende. Nessuna fonte ufficiale registra interventi importanti fra la ricostruzione e il restauro del 2000: per quasi un secolo la fontana è rimasta dov'era, con il suo travertino esposto allo smog della piazza.
Gli ultimi decenni sono una sequenza di restauri e incidenti. Nel 2000 un restauro generale, nel 2004 la sostituzione con una copia della testa di un'ape distrutta da un vandalo, nel 2017 il restauro finanziato da mecenati olandesi. L'11 e il 12 maggio 2026 ANSA e Il Fatto Quotidiano hanno diffuso le immagini di una ruspa al lavoro a pochi centimetri dalla fontana, durante il rifacimento del manto stradale di via Veneto, senza protezioni visibili sull'opera.
Chi ĆØ passato dalla Fontana delle Api
Il primo nome è quello del committente, Maffeo Barberini, papa con il nome di Urbano VIII dal 1623 al 1644. Le api sono il suo stemma, e la fontana è una delle sue ultime opere pubbliche. Poi c'è il Bernini, che per lo stesso papa aveva già lavorato al baldacchino di San Pietro e al palazzo di famiglia sulla collina, e che in questa piazza lasciò due fontane nel giro di pochi mesi.
Nella Roma del Seicento dalla fontana passava soprattutto gente comune. Il fontanile era pensato per l'uso quotidiano, e la strada su cui si affacciava portava verso TrinitĆ dei Monti e i quartieri alti. Turismo Roma riferisce che l'iscrizione parlava di una fontanella fatta per l'uso dei cittadini, accanto alla fontana grande fatta per il pubblico ornamento. Chi riempiva secchi e brocche era il vero destinatario del pezzo.
Nel Novecento il nome da ricordare è quello di Adolfo Apolloni, lo scultore che secondo Turismo Roma firmò la copia del 1915. Dietro di lui c'era l'amministrazione comunale che decise di riportare la fontana in piazza, all'imbocco di una strada nuova che stava diventando il salotto della capitale. Nel secondo dopoguerra via Veneto conobbe la stagione del cinema e dei fotografi, e la fontana si trovò all'ingresso di quella scena.
Negli ultimi anni i passaggi più documentati sono quelli dei cantieri. Nel 2000 e nel 2004 la fontana è passata per le mani dei restauratori seguiti dalla Sovrintendenza, nel 2017 per quelle del cantiere finanziato dai mecenati olandesi. Nel 2026 sono passati gli operai del cantiere di via Veneto, con la ruspa ripresa dai video. Ogni giorno, poi, passano migliaia di persone dirette alla metropolitana, la maggior parte senza guardare la conchiglia.
L'iscrizione e l'anno mancato: che cosa ĆØ documento e che cosa ĆØ leggenda?
Il livello dei documenti ĆØ sobrio. La Sovrintendenza scrive che un'iscrizione ricordava l'intervento del papa per la costruzione della fontana e del fontanile come pubblico ornamento della cittĆ . Turismo Roma ne riporta il senso completo: il pontefice Urbano VIII, dopo aver costruito una fontana per il pubblico ornamento della cittĆ , aveva fatto fare questa fontanella per l'uso dei cittadini, nell'anno 1644, ventiduesimo del suo pontificato.
Il livello della tradizione riguarda proprio quel numero. Secondo Turismo Roma il ventiduesimo anno di pontificato non era ancora cominciato quando l'iscrizione fu scolpita, e i romani ci videro un eccesso di zelo. Il nipote del papa fece cancellare la cifra, e la gente malignò che non volesse vedere lo zio arrivare a quell'anniversario. Urbano VIII morì il 29 luglio 1644, otto giorni prima della ricorrenza.
Il livello della leggenda è quello delle pasquinate. Turismo Roma riporta che la statua parlante di Pasquino commentò l'iscrizione accusando i Barberini, dopo aver prosciugato il mondo, di voler prosciugare anche il tempo. Un'altra battuta popolare paragonava le api, che ricevevano molta acqua dal Tritone e ne restituivano poca, al governo che incassava molte tasse e dava pochi servizi. Sulle statue parlanti di Roma il sito ha una pagina dedicata.
Le fonti non concordano sul numero esatto. Turismo Roma parla del ventiduesimo anno, alcune ricostruzioni in rete del ventunesimo, probabilmente perché riportano il testo dopo la cancellazione. Il racconto del malaugurio resta tradizione, non documento. Quello che è certo, invece, è che il papa morì nel 1644 e che la sua famiglia, subito dopo, dovette affrontare anni difficili sotto il successore.
Il consiglio pratico è leggere la storia dell'iscrizione come un ritratto dei rapporti fra i romani e i Barberini più che come un fatto sulla fontana. Il pontificato di Urbano VIII fu lungo, costoso e pieno di cantieri, e la città lo ricordava anche per le tasse. La conchiglia con le api, piccola e piena di stemmi, si prestava bene alla satira. Che la battuta sia nata davvero lì o sia stata attaccata alla fontana dopo, resta una questione aperta.
PerchƩ una fontana cosƬ piccola accanto al Tritone?
La risposta sta nell'uso dell'acqua a Roma prima dell'Ottocento. Le grandi mostre d'acqua, come il Tritone o la Fontana del Mosè dell'Acqua Felice, servivano a celebrare il papa e l'acquedotto. L'acqua che ne usciva, però, spesso non si sprecava: veniva raccolta e mandata a fontane minori, abbeveratoi, lavatoi, dove la gente e gli animali la usavano davvero. La fontana delle Api era uno di questi terminali.
La pagina del gestore indica come alimentazione originaria l'Acqua Felice, l'acquedotto voluto da Sisto V alla fine del Cinquecento per portare l'acqua sui colli del Quirinale e del Viminale. Chi vuole seguire quell'acqua a ritroso, fino alle arcate fuori cittĆ , trova nel Parco degli Acquedotti il tratto dove la Felice corre accanto agli acquedotti antichi. Ć il modo migliore per capire da dove arrivava l'acqua di piazza Barberini.
Oggi la funzione del fontanile l'hanno presa altri oggetti. Dal 1874 la cittĆ ha i nasoni, le fontanelle in ghisa da cui si beve gratis in tutti i quartieri. Negli anni Venti del Novecento arrivarono le fontanelle rionali in travertino, ognuna con il simbolo del suo rione. La fontana delle Api ne ĆØ in qualche modo l'antenata: un pezzo d'uso quotidiano con un'identitĆ precisa.
Il confronto con le fontanelle rionali ĆØ istruttivo. Quelle degli anni Venti nascono come arredo urbano di quartiere, con libri, botti, timoni e tavolozze. La fontana delle Api nasce come arredo urbano di un papa, con lo stemma di famiglia al posto del simbolo del rione. In entrambi i casi l'acqua ĆØ pubblica, ma chi paga la fontana vuole che si sappia. Nel Seicento lo si faceva con le api, nel Novecento con i simboli civici.
Per vedere come cambia la scala, basta confrontare la fontana delle Api con le grandi mostre d'acqua della cittĆ . Sul Gianicolo la Fontana dell'Acqua Paola celebra l'acquedotto di Paolo V con una facciata intera, in piazza della Repubblica la Fontana delle Naiadi segna l'arrivo dell'Acqua Marcia nella Roma capitale. La conchiglia di via Veneto si colloca all'altro capo della gerarchia: acqua giĆ usata, rimessa a disposizione dei passanti.
Dove si ritrovano le api dei Barberini a Roma?
Una volta imparato a riconoscerle, le api dei Barberini compaiono ovunque. Sono il simbolo araldico della famiglia, e Urbano VIII le mise su buona parte dei cantieri del suo pontificato. Nella stessa piazza sono scolpite negli stemmi papali della Fontana del Tritone, fra le code dei delfini. Salendo per via delle Quattro Fontane si trovano sul palazzo di famiglia, oggi sede delle Gallerie Nazionali di Arte Antica.
Dentro la basilica di San Pietro le api di bronzo si trovano sul baldacchino dell'altare maggiore, opera dello stesso Bernini per lo stesso papa. In piazza di Spagna la Barcaccia porta i simboli dei Barberini sulla prua e sulla poppa. Chi gira la cittĆ con questo occhio trova api anche su portali, soffitti e altari meno noti, spesso in chiese restaurate durante quel pontificato.
Sulla fontana di via Veneto le api sono tre, come nello stemma di famiglia, e sono disposte alla base della valva superiore, quasi stessero per bere. La scelta del Bernini fu di usare lo stemma come soggetto e non come decorazione aggiunta: senza api la fontana sarebbe solo una conchiglia. Ć lo stesso procedimento del Tritone, dove lo stemma papale ĆØ inserito fra le code dei delfini e fa parte della struttura, non della cornice.
Un gioco semplice, con i ragazzi, ĆØ contare le api lungo un percorso. Da piazza Barberini a San Pietro, passando per Trevi, il Pantheon e piazza Navona, le occasioni sono molte. Il sito raccoglie altre idee per chi visita la cittĆ con i figli nella pagina su Roma con i bambini, e la fontana delle Api, bassa e vicina alla metropolitana, ĆØ un buon punto di partenza.
Quando si vede male e che cosa non aspettarsi?
La fontana non chiude mai, ma può essere spenta, recintata o circondata da mezzi. Il gestore non pubblica un calendario delle manutenzioni. Nel 2026 la situazione dipende dal cantiere di via Veneto: Roma Servizi per la Mobilità indica lavori dal 13 aprile e fino al 17 ottobre, con una prima fase fra piazza Barberini e via Boncompagni e una seconda, da luglio, fra Porta Pinciana e via Boncompagni.
Il progetto, finanziato da Roma Capitale con 4,5 milioni di euro secondo Roma Servizi per la MobilitĆ , prevede il rifacimento completo dei marciapiedi, nuovi cordoli in granito, percorsi per persone con disabilitĆ visive e motorie, nuova illuminazione pubblica, dissuasori contro la sosta e nuove piante. Per la fontana significa che l'angolo potrebbe cambiare aspetto a lavori finiti. La comunicazione del Comune non cita la fontana tra gli interventi previsti.
Il precedente di maggio 2026 va tenuto presente. Il Fatto Quotidiano, il 12 maggio, ha riportato il video di una ruspa a pochi centimetri dalla fontana lasciata senza protezioni, durante il rifacimento del manto stradale, con solo gli operai sul posto. Se passate durante il cantiere e trovate la fontana esposta ai mezzi, la segnalazione va alla Sovrintendenza Capitolina attraverso i canali indicati sul suo sito.
Non aspettatevi una fontana isolata dal traffico, né una piazzetta raccolta. Le auto passano a pochi metri e l'angolo è uno dei più frequentati della zona. Non aspettatevi nemmeno una fontana grande: chi la vede per la prima volta la trova quasi sempre più piccola di come la immaginava. E non aspettatevi l'originale del Bernini: la conchiglia che si vede è una ricostruzione del Novecento.
Non aspettatevi infine pannelli esplicativi. Sul posto non risultano cartelli che raccontino lo spostamento, la copia o i restauri. Per questo conviene arrivare sapendo giĆ che cosa si guarda: la storia della fontana si capisce solo con la piazza intera sotto gli occhi, dal Tritone all'imbocco di via Sistina, e con in testa le date del gestore, 1644 e 1915-1916.
Mangiare fra piazza Barberini e via Veneto
La zona intorno alla fontana vive di passaggio: turisti diretti a Trevi, uffici, alberghi di via Veneto. I prezzi lo riflettono. I segnali di un locale che lavora sul turista di passaggio si riconoscono in fretta: menù fotografici in quattro lingue, buttadentro sul marciapiede, voci senza prezzo, cucina aperta dalla mattina alla notte senza pausa, menù diverso fra dentro e fuori. Messi insieme dicono che il locale conta sul fatto che non tornerete.
Altri segnali valgono qui come davanti a ogni monumento famoso: la vetrina con la signora che tira la pasta fresca davanti ai passanti, che è scena più che cucina, i tavolini con vista sulla fontana dove il prezzo si adatta al cliente, i conti senza scontrino dettagliato. I romani che lavorano in zona mangiano altrove, nelle strade laterali verso via Veneto alta o verso il Quirinale, dove i locali contano sui clienti di ogni giorno.
La regola è semplice: più ci si allontana dalla piazza e dalle vie dei grandi flussi, più il rapporto fra prezzo e qualità migliora. Per l'acqua, i nasoni della zona bastano e sono gratuiti. Per scegliere un pranzo o una cena senza sorprese, una base di partenza è la lista di indirizzi su Google Maps, con locali selezionati fra Roma e il Lazio.
Che cosa abbinare in giornata
L'abbinamento naturale ĆØ con il resto della piazza e con il palazzo di famiglia. Si comincia dal Tritone e dalla fontana delle Api, si sale per via delle Quattro Fontane fino a Palazzo Barberini, dove sotto il giardino si trova anche il Mitreo Barberini, e si arriva all'incrocio delle Quattro Fontane, con San Carlo alle Quattro Fontane del Borromini all'angolo.
Un secondo percorso segue le fontane del Bernini. Dalla fontana delle Api si scende a Trevi, che non è del Bernini ma ne porta l'eredità , si passa per Sant'Andrea delle Fratte, che conserva due angeli berniniani, e si arriva alla Barcaccia. Da lì si prosegue verso piazza Navona e la Fontana dei Quattro Fiumi, e per chi ha ancora gambe la Fontana del Moro sulla stessa piazza.
Chi ha poco tempo può fare un giro breve e compatto. Dalla fontana delle Api si scende per via del Tritone fino a Trevi, si risale verso piazza del Quirinale per il panorama sui tetti e si torna a piazza Barberini per via delle Quattro Fontane. In un paio d'ore si vedono tre fontane monumentali, due palazzi legati ai papi e la piccola conchiglia da cui tutto è partito, senza mai prendere un mezzo.
Un terzo percorso sale invece verso nord. Si risale via Veneto fino a Porta Pinciana, lungo le Mura aureliane, e si entra in Villa Borghese, con la Galleria Borghese per chi ha prenotato i capolavori giovanili del Bernini. Poco lontano da via Veneto, nel rione Ludovisi, si trova la Christuskirche, la chiesa evangelica luterana di via Sicilia, una delle architetture meno conosciute della zona.
Chi ama le fontane piccole può farne un tema. Oltre ai nasoni e alle fontanelle rionali, il centro conserva la Fontana delle Tartarughe in piazza Mattei, la Fontana del Mascherone in via Giulia, la Fontanella degli innamorati a Trevi. Per chi vuole spendere poco, la pagina su Roma gratis raccoglie le soste senza biglietto, e quella sulla Roma barocca il quadro più largo.
Salendo via Veneto per pochi passi si arriva alla chiesa di Santa Maria della Concezione e alla sua cripta. L'ingresso alla Cripta dei Cappuccini, con tour o audioguida, si prenota online, e dall'altra parte della piazza c'è il biglietto di Palazzo Barberini e Galleria Corsini. Sono link affiliati Tiqets: se acquistate da lì Estate Romana riceve una piccola commissione, mentre il prezzo per voi resta quello del venditore.
Domande frequenti
Dove si trova esattamente la Fontana delle Api?
All'angolo fra piazza Barberini e via Vittorio Veneto, sul marciapiede all'imbocco della strada, nel rione Ludovisi. Non ha un numero civico. Uscendo dalla metropolitana Barberini, la fontana grande al centro della piazza ĆØ il Tritone, e quella delle Api si trova sul lato alto, dove comincia via Veneto. Ć bassa e si nota poco, quindi conviene cercarla a colpo sicuro invece di aspettare di vederla da lontano.
Quanto costa vedere la Fontana delle Api?
Niente. Ć un monumento pubblico all'aperto, tutelato dalla Sovrintendenza Capitolina, e si guarda dal marciapiede senza biglietto, senza prenotazione e senza orari. Nessuna delle fonti ufficiali prevede un accesso a pagamento. Se qualcuno vi propone un biglietto o un ingresso per la fontana, non esiste. Le visite guidate di terzi possono includerla in un percorso a pagamento, ma si paga il servizio, non la fontana.
La Fontana delle Api ĆØ davvero del Bernini?
Il progetto sì, la pietra in gran parte no. La Sovrintendenza la attribuisce a Gian Lorenzo Bernini e la data al 1644, ma precisa che le uniche parti originarie sono frammenti dell'ape centrale e della porzione di valva su cui poggia. Il resto è la ricostruzione del 1915-1916, che Turismo Roma attribuisce allo scultore Adolfo Apolloni, in travertino invece che in marmo. à una copia fedele all'idea, non all'oggetto.
PerchƩ la fontana ha le api?
Perché le api sono il simbolo araldico dei Barberini, la famiglia di papa Urbano VIII, che commissionò la fontana. Sono tre, alla base della valva superiore, e secondo Turismo Roma in origine versavano l'acqua in sottili zampilli. Le stesse api si ritrovano negli stemmi della Fontana del Tritone, al centro della piazza, e su molti altri monumenti voluti da quel papa, dal palazzo di famiglia alla basilica di San Pietro.
La fontana ĆØ sempre stata in quel punto?
No. Secondo la Sovrintendenza la collocazione originaria era all'angolo di palazzo Soderini, fra piazza Barberini e via Sistina, sul lato opposto della piazza. Nel 1865 fu smontata per ragioni di viabilità e i pezzi finirono nei magazzini comunali. Fra il 1915 e il 1916 fu ricostruita all'angolo verso via Vittorio Veneto, in posizione isolata, cioè non più appoggiata a un edificio come nel progetto del Seicento.
Si può bere l'acqua della Fontana delle Api?
Il gestore non indica l'acqua della fontana come potabile, e la fontana non è pensata per bere. In origine era un fontanile pubblico alimentato con l'acqua di ritorno del Tritone, ma oggi è un monumento. Per bere conviene usare i nasoni, le fontanelle pubbliche in ghisa di cui è piena la città , segnalate anche dall'app gratuita del gestore del servizio idrico. La mappa del gestore idrico indica quelli più vicini alla piazza.
Ci sono lavori in corso vicino alla fontana?
Sì, fino a metà ottobre 2026. Roma Servizi per la Mobilità indica lavori di riqualificazione dei marciapiedi di via Vittorio Veneto dal 13 aprile al 17 ottobre 2026, con un primo tratto fra largo Federico Fellini e piazza Barberini. Nel maggio 2026 la stampa ha riportato le immagini di una ruspa a pochi centimetri dalla fontana. Durante il cantiere l'angolo può essere transennato, ma la fontana resta visibile dal marciapiede.
Che differenza c'ĆØ fra la Fontana delle Api e la Fontana del Tritone?
Sono due fontane del Bernini per lo stesso papa, fatte a pochi mesi di distanza, ma con ruoli diversi. Il Tritone, al centro della piazza, è la mostra monumentale, con il dio marino che soffia nella conchiglia. La fontana delle Api era il fontanile di servizio che ne raccoglieva l'acqua di ritorno attraverso un bottino. Oggi la differenza più grande è un'altra: delle Api restano originali solo frammenti dell'ape centrale e della valva.
Quanto tempo serve per vederla?
Cinque minuti per la fontana, un quarto d'ora se volete capire la piazza intera, con il Tritone al centro e l'angolo di via Sistina dove si trovava in origine. Da sola non giustifica un'uscita. Conviene inserirla in un giro più ampio, con Palazzo Barberini, le Quattro Fontane, Trevi o via Veneto fino a Porta Pinciana. Con la luce del mattino presto le foto vengono meglio e il marciapiede è libero.
Chi ha scritto e su quali fonti
Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalitĆ di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: la pagina della Sovrintendenza Capitolina sulla fontana, il portale Turismo Roma e le comunicazioni di Roma Servizi per la MobilitĆ sul cantiere di via Veneto. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Organizzare una sosta alla Fontana delle Api, per sé o per un gruppo, vuol dire soprattutto scegliere l'ora giusta per il traffico, tenere conto del cantiere di via Veneto e legarla alle altre fontane del Bernini o al percorso fra Palazzo Barberini e Villa Borghese. Per chi organizza viaggi di gruppo a Roma, con itinerari tematici sulla città barocca e sulle sue acque, una risorsa utile è Tour Leader Pro.
Le fontane di Roma sono solo un capitolo della storia dell'acqua nel Lazio, che continua con gli acquedotti della campagna romana, le ville dei Castelli con i loro giochi d'acqua e le sorgenti dei Monti Simbruini da cui partivano gli acquedotti antichi. Chi vuole allargare lo sguardo oltre la città trova nella regione molto altro da vedere. Per mettere insieme un viaggio di più giorni, una risorsa utile per montare un itinerario è Italy Planner.
Prepara la visita
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Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in cittĆ e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
