Bullicame
Il Bullicame si trova in strada Bulicame, senza numero civico, nella campagna a ovest di Viterbo verso la Tuscanese. È un parco termale del Comune di Viterbo: l’ingresso è gratuito, non si prenota niente e non esiste una biglietteria. Dentro ci sono la sorgente calda recintata, con l’acqua che esce intorno ai 58 gradi, e due vasche libere dove ci si bagna. Servizi quasi assenti, orari brevi, chiusura nel pomeriggio.
Il nome lo conosce anche chi non è mai passato per la Tuscia, perché Dante lo usa nell’Inferno come termine di paragone per un ruscello rosso e bollente. Per questo i viterbesi trattano il Bullicame come un pezzo della loro città, e lo difendono anche quando il parco è tenuto male. Il bagno è la ragione per cui ci vanno loro. La sorgente e la letteratura sono la ragione per cui dovreste andarci voi.
Le informazioni pratiche riportate qui risultano dalle fonti consultate alla data del 28 settembre 2026: gli avvisi del Comune di Viterbo, la concessione regionale sul bacino termale, le cronache locali sugli interventi alla sorgente. Il Comune non pubblica un orario ufficiale del parco in una pagina dedicata, e negli ultimi dieci anni l’acqua calda nelle vasche è mancata per lunghi periodi. Prima di partire da Roma controllate gli avvisi sul portale del Comune di Viterbo.

Dove si trova e che cosa si vede davvero
Il parco occupa un pianoro di campagna fra la strada Tuscanese e la zona delle terme, a una distanza dal centro storico di Viterbo che le guide danno fra i due chilometri e mezzo e i quattro, secondo il punto da cui si misura. L’accesso è da una strada sterrata, la segnaletica è scarsa, e chi usa il navigatore fa prima a impostare l’Orto Botanico dell’Università della Tuscia, che si trova proprio di fronte.
Superato il cancello si vede prima di tutto il cratere: un laghetto di acqua che fuma, con i bordi incrostati, chiuso da una protezione trasparente. Da lì l’acqua scende in canalette di pietra calcarea che lei stessa ha costruito nei secoli, depositando il calcare che porta disciolto. È la parte più interessante del parco, quella che Dante descrive, e l’unica che non si può toccare.
Le vasche sono due. Una piccola e rotonda, vicina alla sorgente, riceve l’acqua più calda. L’altra è più grande e allungata, e l’acqua si raffredda man mano che ci si allontana dal punto in cui entra. Sotto la piccola cascata con cui la canaletta si getta nella vasca la gente si mette a farsi massaggiare le spalle. La temperatura delle vasche il Comune non la pubblica, e cambia molto con la portata.
Accanto al cratere c’è la stele con i versi di Dante, il pezzo che tutti fotografano. Intorno, un prato con qualche albero, un parcheggio sterrato piccolo e non custodito, bagni chimici quando ci sono. Niente bar, niente docce, niente spogliatoi, niente ombrelloni. Chi arriva aspettandosi uno stabilimento ha sbagliato indirizzo: lo stabilimento è un altro, si chiama Terme dei Papi e ha una pagina a parte.
Come si entra, chi gestisce e quanto costa
L’ingresso è libero e gratuito. Il parco appartiene al Comune di Viterbo, che è anche titolare della concessione regionale sull’intero bacino termale del Bullicame, rinnovata nel 2017 per trent’anni, fino al 25 ottobre 2047, su un’area di quasi 148 ettari. È il Comune che apre e chiude il cancello, che decide gli interventi alla sorgente e che firma le chiusure straordinarie quando servono.
Sugli orari le fonti non concordano, e un orario ufficiale non è pubblicato in una pagina del Comune. Le guide locali indicano la chiusura alle 17 d’inverno e alle 18 d’estate, altre parlano di apertura dal mattino fino al tramonto, e le recensioni dei visitatori raccontano di cancelli trovati chiusi in orari diversi da quelli del cartello. La regola pratica è una sola: arrivate la mattina.
Dentro il parco la sorveglianza è affidata a volontari, che controllano i bagnanti e, secondo le guide locali, avvisano mezz’ora prima della chiusura. Negli anni il Comune ha annunciato guardiania, videosorveglianza, illuminazione perimetrale e allacciamento all’acqua potabile, in un programma da centoventimila euro. Quanto di quel programma sia oggi operativo il Comune non lo indica in una pagina dedicata, e sul posto il parco resta spartano.
Non esistono biglietti, prevendite o pacchetti da comprare per il Bullicame, e chi ve li propone vi sta vendendo un trasporto o una guida, non l’ingresso. Il canale per le notizie ufficiali, comprese chiusure e lavori, è il portale istituzionale del Comune di Viterbo, dove escono gli avvisi. Lì, per esempio, è stata annunciata la chiusura dell’intera giornata del 13 gennaio 2025 per la manutenzione della sorgente.
Il Bullicame non è una sorgente isolata. È la più celebre fra le molte emergenze calde del bacino termale viterbese, che comprende fra le altre le sorgenti Carletti, San Sisto, Bagnaccio, Zitelle e Piazza d’Armi. Sono acque sorelle, che risalgono dal sottosuolo vulcanico della zona dei Cimini, e ogni pozzo aperto per un albergo o uno stabilimento toglie pressione a tutte le altre. È il motivo per cui le cronache sul Bullicame parlano sempre di pozzi.
Una curiosità sul Bullicame
Il Bullicame ha un omonimo su un satellite di Giove. Sulla superficie di Io, la luna con l’attività vulcanica più intensa del sistema solare, c’è una regione chiamata Bulicame Regio. Per battezzare i dettagli di Io gli astronomi hanno attinto a divinità del fuoco e a luoghi dell’Inferno dantesco, e una sorgente che Dante usa come immagine dei fiumi infernali aveva tutte le carte in regola per finire lassù.
Il nome viene dal verbo bulicare, cioè bollire, gorgogliare, e descrive quello che si vede al cratere: bolle che salgono in superficie in un’acqua che fuma anche d’estate. Dante scrive Bulicame con una sola elle, la grafia moderna del parco ne usa due, e sui cartelli e nei documenti trovate entrambe, spesso nella stessa pagina. La strada di accesso, per esempio, si chiama strada Bulicame.
La seconda curiosità riguarda l’acqua e non le parole. Il Bullicame è anche la sorgente che alimenta le Terme dei Papi, lo stabilimento che dichiara di usare esclusivamente acqua ipertermale della sorgente Bullicame. Chi fa il bagno gratis nella vasca comunale e chi paga l’ingresso allo stabilimento attingono in sostanza allo stesso bacino, con pozzi, portate e trattamenti molto diversi fra loro.
La terza è un dettaglio da naturalisti. Le guide descrivono il parco come habitat del rospo smeraldino, un anfibio che frequenta pozze e zone umide aperte. Chi arriva in primavera, al mattino presto, prima che il prato si riempia, può sentirne il canto intorno ai canali di scolo. È un buon motivo in più per non lasciare rifiuti e per non versare saponi o shampoo nelle vasche.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Bullicame
Per anni le vasche libere sono rimaste senza acqua termale. Le cronache locali fissano l’inizio al 25 novembre 2014 e collegano il problema al pozzo San Valentino, che deviava l’acqua verso un albergo termale della zona. La concessione regionale del 2017 prevedeva già la chiusura mineraria di quel pozzo, ma perché l’acqua calda tornasse nelle vasche del parco ci sono voluti circa cinque anni.
Il pozzo è stato chiuso durante il mandato del sindaco Giovanni Arena, con l’albergo passato a un altro pozzo dentro la propria proprietà, il Sant’Albino. Poco dopo un secondo intervento ha chiuso la perdita del pozzo delle Zitelle, che secondo il Comune disperdeva quindici litri al secondo dal 1952. La stampa locale ha raccontato allora il ritorno dell’acqua termale nel bacino principale del parco.
La portata della sorgente, in ogni caso, è in calo dalla fine del Novecento, e basta poco perché la vasca si raffreddi. In un periodo successivo al ritorno dell’acqua una gobba di calcare depositata all’imbocco della canaletta ha impedito all’acqua della sorgente di arrivare alla vasca, che è rimasta piena di acqua fredda. È lo stesso calcare che l’acqua deposita da sola: senza manutenzione ordinaria il sistema si tappa.
Quello che non vi dice nessuno, quindi, è questo: il bagno caldo al Bullicame non è un dato di natura. È il risultato di scelte sui pozzi, di concessioni e di pulizie periodiche. Il bacino è uno solo e se lo dividono la sorgente libera, lo stabilimento e gli alberghi. Quando le cronache parlano di vasche tiepide o vuote, il motivo raramente è la sorgente in sé.
Dante e il Bullicame: che cosa dice il testo
Il passo è nel canto XIV dell’Inferno, versi 79-81. Dante e Virgilio camminano nel terzo girone del settimo cerchio, fra i violenti contro Dio, su un sabbione dove piovono fiamme, e arrivano a un fiumicello rosso che esce dalla selva dei suicidi. Per descriverlo il poeta usa un paragone che i suoi lettori potevano verificare: «Quale del Bulicame esce ruscello / che parton poi tra lor le peccatrici».
Il senso letterale è chiaro. Come dal Bulicame esce un ruscello che le peccatrici poi si spartiscono fra loro, così quel rivo scende per la sabbia. Nei versi successivi Dante aggiunge due osservazioni da testimone: il colore rosso dell’acqua, che lo fa ancora rabbrividire, e il fatto che il fondo e gli argini del rivo sono diventati di pietra. Chi guarda le canalette del parco capisce subito di che cosa parla.
Il Bullicame torna, forse, anche due canti prima. Nel canto XII, fra i violenti contro il prossimo immersi nel sangue bollente del Flegetonte, Dante usa bulicame come nome comune, per indicare la massa che ribolle da cui i dannati emergono fino alla gola. Alcuni commentatori ci leggono un richiamo alla sorgente viterbese, altri solo il senso generico della parola. La citazione esplicita e sicura resta quella del canto XIV.
Chi sono le peccatrici? Qui entrano i commentatori. Quelli antichi spiegano che le prostitute di Viterbo avevano bagni propri, alimentati con condotti dall’acqua della sorgente, e Benvenuto da Imola, nel Trecento, trova il paragone azzeccato per il rossore, il colore e il fetore. Una seconda lettura, proposta da studiosi più recenti, vede nelle peccatrici le lavoranti che mettevano a macerare la canapa, per la quale la Viterbo medievale era nota.
Esiste anche l’ipotesi di un errore di copista, pettatrici al posto di peccatrici, cioè le donne che pettinavano la fibra. Sui documenti comunali le fonti non concordano: una tradizione di studi cita un editto viterbese del 1469 che riservava il Bulicame alle prostitute, tenendole lontane dai bagni delle donne oneste, un’altra riporta un editto che invece vietava loro l’accesso. In entrambi i casi il legame fra sorgente e meretrici ha una base scritta.
Resta la domanda che tutti fanno: Dante è stato qui? Nessun documento lo dice. La tradizione locale lo dà per certo e lo collega ai viaggi fra Firenze e Roma lungo la Francigena intorno al 1300, e nel 2021 il Comune di Viterbo ha costruito un itinerario dantesco con cartelli nei luoghi della città citati nella Commedia. La precisione del paragone fa pensare a un testimone oculare, ma rimane un’ipotesi.
Il consiglio che ti do per visitare il Bullicame
Andateci di mattina presto in un giorno feriale fuori stagione, da ottobre a marzo. Con l’aria fredda il vapore sul cratere si vede bene, la vasca calda è un piacere vero invece che una pentola, e il parcheggio piccolo e non custodito ha posto. Nei fine settimana di primavera e d’estate il prato si riempie, la vasca rotonda diventa una fila e il senso del posto si perde.
Portatevi tutto, perché dentro non c’è niente. Asciugamano, ciabatte di gomma per i bordi incrostati e scivolosi, una tanica o qualche bottiglia di acqua dolce per sciacquarvi, visto che docce non ce ne sono e l’odore di zolfo resta addosso per ore. Un costume vecchio, perché i composti solforati macchiano i tessuti chiari e anneriscono l’argento. Anelli e catenine lasciateli a casa.
Tenete conto dell’orario di chiusura prima di partire da Roma. Chi esce di casa dopo pranzo arriva verso le 16, trova parcheggio a fatica e ha un’ora scarsa prima che i volontari comincino a chiamare fuori. Il Bullicame non è un posto da tramonto, il cancello si chiude prima. Una mattina piena, con pranzo in città e pomeriggio dedicato a un altro luogo della Tuscia, è la giornata giusta.
Il consiglio controcorrente è questo: non venite per il bagno, venite per la sorgente. La vasca comunale, anche nei periodi buoni, è una vasca di campagna con manutenzione a singhiozzo, e chi cerca il bagno caldo libero come esperienza principale resta spesso deluso. Il cratere che fuma, le canalette di pietra e la stele con i versi di Dante valgono il viaggio. Il bagno è un di più.
Se il bagno vi interessa davvero, controllate le notizie il giorno prima. Negli ultimi anni il Comune ha chiuso il parco per manutenzione della sorgente, e le cronache locali segnalano a periodi vasche fredde o sporche. A marzo 2026 un sito di informazione locale ha documentato rifiuti, ciabatte abbandonate e bottiglie di plastica all’ingresso del parco. Una ricerca veloce sugli avvisi comunali evita la delusione e il viaggio a vuoto.
Un’avvertenza sull’attrezzatura d’inverno. Il Bullicame d’inverno è bellissimo, ma uscire dall’acqua calda con cinque gradi e nessuno spogliatoio è un’esperienza da mettere in conto. Accappatoio pesante, cappello di lana, un telo da stendere sul prato per cambiarsi e una borsa impermeabile per il costume bagnato fanno la differenza fra una mattina piacevole e un raffreddore. In macchina tenete una coperta per il ritorno.
Sicurezza: acqua bollente, gas e fondali
La sorgente esce intorno ai 58 gradi, una temperatura che ustiona in pochi secondi. È per questo che il cratere è chiuso da una protezione trasparente, e la recinzione va rispettata sempre, anche quando vedete qualcuno che si sporge per una foto. I bambini vanno tenuti per mano vicino al cratere e alle canalette, dove l’acqua scorre ancora molto calda e i bordi sono scivolosi.
Nella vasca piccola, e nella vasca grande vicino al getto, l’acqua può essere molto calda. Entrate piano, provate prima con il piede, restate poco e uscite ogni tanto. Chi ha problemi di cuore o di pressione, chi è in gravidanza, chi porta bambini piccoli farebbe bene a sentire il proprio medico prima di bagni caldi prolungati: per le vasche libere del Bullicame nessun gestore pubblica indicazioni sanitarie o controindicazioni.
L’odore di uova marce che sentite arrivando è quello dei composti solforati disciolti nell’acqua. Il Comune non pubblica misure sui gas nel parco. Nelle zone termali del Lazio vulcanico la risalita di gas dal sottosuolo è un fenomeno noto, quindi valgono le prudenze di sempre: non sdraiatevi a lungo in avvallamenti, non tenete la testa a pelo d’acqua vicino al cratere, allontanatevi se arrivano mal di testa o capogiri.
I fondali delle vasche sono irregolari e coperti di depositi e di fanghi scivolosi. Non si salta, non ci si tuffa, non si corre sui bordi. Il vetro è la cosa più pericolosa in un posto dove si cammina scalzi: portate bevande in plastica o in borraccia e riportatevi via i rifiuti. Il regolamento del parco non risulta pubblicato online, ma su questo non serve un regolamento, basta il buon senso.
Su cani e animali il dato non è pubblicato, e in ogni caso un cane in una vasca calda e affollata non è una buona idea. Di notte il parco è chiuso: il Bullicame non è una pozza aperta a qualunque ora, e chi scavalca la recinzione non ha nessuna assistenza. Il telefono, secondo diversi visitatori, a volte non prende. Andateci in due, e dite a qualcuno dove siete.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il Bullicame era una tappa della Via Francigena già alla fine del primo millennio. Nell’itinerario di Sigerico, l’arcivescovo di Canterbury che verso il 990 tornò da Roma annotando le soste, la sesta mansio in uscita dalla città è registrata come Sce Valentine, San Valentino, il nome della località delle sorgenti. Lo stesso nome che portava il pozzo chiuso per restituire l’acqua alle vasche.
Il dettaglio dice due cose. La prima: la sosta annotata non porta il nome della città ma quello delle acque, dove chi camminava da giorni poteva lavarsi e curarsi i piedi. La seconda: il nome San Valentino accompagna il posto da oltre mille anni e sopravvive oggi nella toponomastica dei pozzi. Chi percorre la Via Francigena nel Lazio passa ancora da queste parti.
Il terzo fatto riguarda la durata. Le fonti concordano nel dire che la zona fu usata per i bagni dagli Etruschi fino al Settecento, con impianti romani, bagni medievali e stabilimenti di età moderna che si sono succeduti intorno alle sorgenti. Il Bullicame di oggi, con le sue due vasche di campagna, è quello che resta dopo secoli in cui la stessa acqua ha alimentato impianti ben più grandi.
Chi vuole vedere che cosa fossero le terme pubbliche su scala imperiale trova il confronto a Roma, alle Terme di Caracalla e alle Terme di Diocleziano. Più vicine al Bullicame per tipo d’acqua sono le Acque Albule di Tivoli, anche queste sulfuree e frequentate fin dall’antichità. Là però lo stabilimento ha inglobato tutto, qui la sorgente si vede ancora a cielo aperto.
Il Bullicame è anche una tappa dell’itinerario dantesco che il Comune di Viterbo ha segnalato in città con cartelli dedicati. Gli altri luoghi sono in centro: porta Romana, piazza del Gesù dove nel 1271 fu ucciso Enrico di Cornovaglia, la piazza del duomo legata ai papi citati nella Commedia, la chiesa di San Francesco con le tombe di Clemente IV e Adriano V. Chi ha una giornata può seguirlo dopo il bagno.
Leggende del Bullicame: documenti, tradizione e racconto
Sul Bullicame circolano storie di tre tipi diversi, e conviene tenerle separate. Ci sono i documenti: il testo di Dante, l’itinerario di Sigerico, gli atti comunali sulle prostitute, la concessione regionale. C’è la tradizione: Dante che passa di qui e vede la sorgente con i propri occhi, i bagni delle meretrici alimentati con i condotti. E c’è la leggenda vera e propria, quella del cavallo del Sole.
La leggenda racconta che uno dei cavalli che tiravano il carro del Sole cadde nella terra dove oggi c’è la sorgente. Intrappolato sottoterra e incapace di uscire, l’animale si agita furioso, e la bava calda e schiumosa che produce è l’acqua che sale dal cratere. Secondo la tradizione locale il cavallo aveva anche un nome, Animoso, e la storia è riportata nella cronaca quattrocentesca di Niccola della Tuccia.
Il livello dei documenti, in questo caso, è minimo: esiste una cronaca che registra la leggenda, non un fatto. Il livello della tradizione è più ricco, perché i viterbesi collegano il racconto all’idea antica che la schiuma dei cavalli avesse virtù curative. Il livello della leggenda è puro racconto mitologico, con il carro solare della tradizione classica trapiantato nella campagna di Viterbo.
Anche su Dante conviene fare lo stesso esercizio. Documento: i versi del canto XIV e il paragone esplicito. Tradizione: il poeta che attraversa Viterbo e vede le donne ai bagni. Leggenda: chi vi indica il punto preciso in cui si sarebbe fermato. Un dantista dell’Ottocento ha proposto di riconoscere il bagno delle peccatrici nei ruderi del Bagno di Ser Paolo Benigno, un’ipotesi rimasta tale.
La foto giusta da fare al Bullicame
La foto è il cratere con il vapore, in una mattina fredda, controluce. Mettetevi dal lato opposto al sole, lasciate che la nuvola di vapore si stacchi sullo sfondo scuro degli alberi, e riprendete la superficie dell’acqua con le bolle che salgono. D’estate il vapore quasi non si vede e la foto diventa un laghetto qualunque. Fra novembre e febbraio è un’altra cosa.
La seconda inquadratura sono le canalette. Abbassatevi all’altezza dell’acqua e riprendete il letto di pietra che l’acqua stessa si è costruita, con le incrostazioni chiare e le striature di colore. È l’immagine che spiega meglio di qualunque pannello il passo in cui Dante descrive fondo e argini fatti di pietra. Un grandangolo e un tempo di scatto lento danno all’acqua l’effetto seta.
La stele con i versi va fotografata di lato, con la luce radente del mattino che fa leggere le lettere incise. Frontale e in pieno sole viene piatta e illeggibile. Se volete il testo leggibile e il cratere nella stessa immagine, cercate un punto più arretrato e usate la stele come primo piano, accettando che il vapore sullo sfondo resti sfocato.
Una regola di rispetto, prima della tecnica: nelle vasche ci sono persone in costume che non vi hanno chiesto di finire in una foto. Evitate le panoramiche con i bagnanti riconoscibili e chiedete sempre se volete riprendere qualcuno. Il posto è piccolo, la gente si conosce, e il fotografo che gira con il teleobiettivo intorno alla vasca viene notato subito, e non in bene.
Bullicame, Piscine Carletti, Bagnaccio e Terme dei Papi
Intorno a Viterbo le acque calde libere e a pagamento sono diverse, e i nomi si confondono. Il Bullicame è il parco comunale con la sorgente storica, due vasche e la stele di Dante. Le Piscine Carletti sono un’altra area libera comunale, con una pagina propria. Il Comune le tratta spesso insieme: nel marzo 2020 l’ordinanza del sindaco per il Coronavirus le chiuse entrambe.
Il Bagnaccio è un’altra area di vasche calde nella stessa campagna, con una storia di gestione diversa e periodi di chiusura, e anche questo ha una pagina a parte dove trovate lo stato aggiornato. Le Terme dei Papi, infine, sono uno stabilimento a pagamento, con piscina, trattamenti e una propria linea cosmetica, alimentato dall’acqua della sorgente Bullicame.
La scelta dipende da che cosa cercate. Se volete vedere il posto di Dante e la sorgente che fuma, il Bullicame è l’unico. Se volete stare a mollo a lungo, con docce, servizi e un orario certo, lo stabilimento è la risposta, a pagamento. Le altre aree libere hanno condizioni che cambiano di stagione in stagione, e vanno controllate sulle rispettive pagine prima di partire.
Nel resto del Lazio le terme libere o quasi sono poche. A Tarquinia ci sono i Bagni di Sant’Agostino, sul mare, verso Civitavecchia le Terme Taurine e la Ficoncella, vicino a Canale Monterano le Terme di Stigliano, in Sabina le Terme di Cretone. Le Terme di Fiuggi sono un’altra storia, fatta di acqua da bere.
Per una giornata d’acqua più tranquilla, senza bagni caldi, ci sono anche la Mola di Oriolo Romano e le Cascate dell’Acquarossa, a pochi chilometri da Viterbo. Nessuna di queste sostituisce il Bullicame, ma chi viaggia con bambini che non reggono l’acqua calda trova lì un’alternativa sensata. Controllate sempre gli accessi, perché anche in queste aree le regole cambiano con la stagione.
Come si arriva da Roma
In treno si prende la linea regionale FL3 di Trenitalia, che parte da Roma Ostiense e ferma a Trastevere e a San Pietro, fino al capolinea di Viterbo Porta Fiorentina. Il viaggio dura intorno all’ora e mezza, anche di più per alcune corse, con treni circa ogni ora sulla tratta viterbese. La linea ha fama di ritardi frequenti: controllate l’orario del ritorno prima di partire, non quando siete in vasca.
Dalla stazione al Bullicame restano alcuni chilometri di strada senza marciapiede, che a piedi non conviene fare. La soluzione più semplice è il taxi da Porta Fiorentina, concordando anche il ritorno, perché in campagna non se ne trovano. Una fermata dell’autobus urbano si trova a circa duecento metri dalla sorgente, ma linee e frequenze vanno chieste al gestore del trasporto urbano di Viterbo.
In alternativa c’è la ferrovia Roma-Viterbo che parte da piazzale Flaminio, gestita da Cotral: più lenta, con tratti in cui il servizio negli ultimi anni è stato ridotto o sostituito. Cotral pubblica sul proprio sito la ricerca degli orari anche per le corse in autobus e ha un numero verde, 800 174 471. Con due cambi la giornata si allunga parecchio, e conviene partire presto.
In auto da Roma si sale per la Cassia oppure per l’A1 con uscita a Orte e la superstrada per Viterbo, in poco più di un’ora senza traffico. Da Viterbo si prende la strada Tuscanese verso ovest, in direzione di Tuscania, si supera il comando dell’Aeronautica Militare e poco dopo si imbocca la strada sterrata del Bullicame. Il parcheggio è piccolo, gratuito e non custodito: non lasciate niente in vista.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Fra l’età etrusca e il Settecento l’area delle sorgenti ospita bagni di ogni epoca. I Romani costruiscono impianti termali nella campagna a ovest dell’attuale Viterbo, nel Medioevo i bagni diventano un servizio della città e una sosta per i pellegrini. La lunga durata di questo uso è il dato più solido, mentre le date dei singoli edifici restano, nella maggior parte dei casi, incerte.
Verso il 990 Sigerico di Canterbury annota la sosta di Sce Valentine nel suo itinerario di ritorno da Roma, la sesta dopo la città. Nel Duecento Viterbo è una delle sedi più frequentate dai papi, e nei primi anni del Trecento Dante scrive il canto XIV dell’Inferno, dove il Bulicame diventa il paragone per il rivo rosso. Da quel momento la sorgente ha una fama letteraria che nessun’altra acqua della Tuscia può reclamare.
Nel Trecento Fazio degli Uberti, nel poema geografico Dittamondo, descrive un’acqua così calda da cuocere una pecora in un tempo brevissimo, e ne loda le virtù contro il mal della pietra, cioè i calcoli. Nel 1469, secondo gli studi danteschi, un editto comunale regola l’accesso delle prostitute ai bagni del Bulicame, e le fonti non concordano su quale fosse la regola.
Nel Novecento la portata comincia a calare, e i pozzi scavati nel bacino termale per alberghi e stabilimenti pesano sulla sorgente. Nel 1952 si apre la perdita del pozzo delle Zitelle, che il Comune chiuderà solo decenni dopo. Il 25 novembre 2014 l’acqua termale sparisce dalle vasche libere, e per anni al Bullicame arriva poco o niente, fra ricorsi, polemiche e promesse.
Nel 2017 la Regione rinnova al Comune di Viterbo la concessione sul bacino del Bullicame per trent’anni, estendendola a oltre 147 ettari e fissando le portate massime dei pozzi autorizzati: sei litri al secondo per il Sant’Albino, fra ventitré e ventiquattro per il pozzetto delle Terme dei Papi, dieci per il Gigliola. La stessa concessione prevede la chiusura mineraria del pozzo San Valentino.
Nel marzo 2020 il sindaco Giovanni Arena chiude con un’ordinanza il parco del Bullicame e le Piscine Carletti per l’emergenza Coronavirus. Nello stesso periodo il pozzo San Valentino viene tappato e l’acqua torna nelle vasche, con un programma di riqualificazione da centoventimila euro. Il 13 gennaio 2025 il parco resta chiuso per un’intera giornata per un intervento di manutenzione alla sorgente.
Nella primavera del 2026 la stampa locale ha dato conto di uno studio su un possibile affidamento del parco a una gestione privata. Alla data di verifica di queste informazioni la gestione resta comunale e l’ingresso gratuito. Se il modello cambierà, cambieranno anche orari, servizi e forse costi, ed è il primo dato da ricontrollare nei prossimi mesi prima di mettersi in viaggio.
Il resto, per ora, è cronaca. Le discussioni sul Bullicame tornano a ogni stagione con gli stessi argomenti: la portata che cala, i pozzi privati, la manutenzione delle vasche, i rifiuti, il rischio che il parco diventi un servizio a pagamento. Chi arriva da Roma non deve prendere posizione, ma sapere che il posto che vede è il risultato di questo equilibrio instabile aiuta a capire perché cambia così tanto da una visita all’altra.
Chi è passato dal Bullicame
Sigerico, arcivescovo di Canterbury, di ritorno da Roma dove aveva ricevuto il pallio, alla fine del X secolo. Il suo diario di viaggio è poco più di un elenco di tappe, ma è il documento su cui si fonda la Via Francigena come la percorriamo oggi. Che abbia registrato come sosta le acque di San Valentino dice quanto il posto contasse per chi camminava.
Dante Alighieri, per certo come conoscitore del luogo, forse di persona. Il paragone del canto XIV funziona solo se chi legge ha presente la sorgente, i canali di pietra e le donne ai bagni, e Dante scriveva per lettori che quella strada la facevano. Che il poeta abbia visto il Bulicame con i propri occhi è tradizione, non documento. Chi scrive con quella precisione, però, di solito c’è stato.
Fazio degli Uberti, fiorentino esule come Dante, che nel Dittamondo racconta in versi un viaggio attraverso il mondo conosciuto e si sofferma anche su questa sorgente, colpito dal calore dell’acqua. E Benvenuto da Imola, commentatore della Commedia nel Trecento, che spiega ai suoi lettori chi fossero le peccatrici del verso dantesco e perché il paragone fosse così adatto.
Le donne dei bagni, prostitute o lavoranti della canapa che fossero, sono le frequentatrici più citate e meno conosciute del Bullicame. Nessuna ha lasciato un nome. Sappiamo di loro solo quello che scrivevano i commentatori e i magistrati comunali, cioè uomini che ne parlavano per regolarne l’accesso o per spiegare un verso. È una storia che resta ancora da scrivere.
Nel Novecento e oggi il Bullicame è il posto dei viterbesi. Famiglie, anziani del quartiere, gruppi di ragazzi, camperisti che fanno il giro delle terme libere del centro Italia, pellegrini moderni della Francigena che si concedono un’ora in vasca. I papi del Duecento, che a Viterbo tennero corte per decenni, li trovate invece nel centro storico della città, fra il palazzo papale e la cattedrale.
Da ultimo, i viaggiatori stranieri. Il Bullicame compare da anni nelle guide internazionali alle terme libere italiane, e capita di trovare in vasca tedeschi, olandesi e americani arrivati in camper. Per loro, come per chiunque, il consiglio è lo stesso: niente saponi, niente vetro, niente musica ad alto volume, e il rispetto delle persone del posto che considerano la vasca un bene della città. Sono le regole non scritte che tengono vivo il parco.
Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi
Il parco è chiuso di notte, e la chiusura pomeridiana arriva presto, fra le 17 e le 18 secondo la stagione, con le incertezze di cui si è detto. Il Comune lo chiude anche per gli interventi alla sorgente, con avvisi pubblicati sul proprio portale di solito pochi giorni prima. In caso di emergenze sanitarie o di ordine pubblico possono arrivare ordinanze del sindaco, come è successo nel 2020.
Non aspettatevi servizi. Niente docce, niente spogliatoi, niente bar, niente ombra organizzata. Bagni chimici ci sono stati, ma diversi visitatori li descrivono come minimi o non sempre accessibili. Non c’è assistenza sanitaria né bagnino. Il personale presente, quando c’è, è fatto di volontari che controllano l’area e segnalano la chiusura. Tutto il resto dipende da voi.
Non aspettatevi un’acqua sempre uguale. La temperatura delle vasche dipende dalla portata della sorgente, dalla pulizia delle canalette e dalla stagione, e negli anni i visitatori hanno trovato di tutto, dalla vasca piacevolmente calda a quella fredda. Non aspettatevi nemmeno un parco curato: le segnalazioni di rifiuti all’ingresso, l’ultima a marzo 2026, sono ricorrenti.
Non aspettatevi, infine, indicazioni sanitarie. Molti siti attribuiscono all’acqua del Bullicame benefici per la pelle, le articolazioni o la respirazione, ma per le vasche libere nessun gestore pubblica analisi, indicazioni o controindicazioni. Chi cerca un’acqua termale usata a fini di cura, con un medico e dei controlli, deve rivolgersi a uno stabilimento autorizzato, non a un parco comunale.
Mangiare in zona
Dentro il parco non si mangia niente e nei dintorni c’è solo campagna: i primi locali si trovano lungo la strada Tuscanese, a un paio di chilometri, oppure in città. Se passate la mattina alle vasche, portatevi acqua e qualcosa da mangiare, poi pranzate in centro a Viterbo. Lì la scelta è ampia, ma il centro storico ha le sue trappole, uguali a quelle di Roma.
Primo segnale: le fotografie dei piatti sul menù esposto fuori. Un locale che deve mostrarvi l’immagine della carbonara o degli gnocchi sta parlando a chi non sa che cosa siano, e quel pubblico non torna. Le carte plastificate, tradotte in cinque lingue, con le porzioni fotografate sotto una luce gialla, raccontano una cucina costruita per chi passa una volta e non si rivede più.
Secondo segnale: la signora che tira la sfoglia in vetrina o sul marciapiede. È teatro, non una garanzia. La pasta fresca fatta bene si prepara in cucina, al mattino, lontano dalla polvere della strada. Terzo segnale: la persona sulla porta che vi ferma e vi invita a entrare. Un posto che deve procurarsi i clienti per strada non ha clienti abituali, e sono proprio quelli la sola garanzia.
Quarto segnale: la cucina aperta senza pausa dalla mattina a notte, che vuol dire piatti pronti e riscaldati. Quinto: i locali davanti ai monumenti con le voci senza prezzo, il pesce del giorno a peso non dichiarato, a volte un menù diverso fra la sala interna e i tavoli fuori. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare, e se la risposta è vaga alzatevi.
I viterbesi, come i romani, in quei posti non ci vanno, e non per snobismo: sanno che a cento metri si mangia meglio e si spende meno, in trattorie con la pausa fra pranzo e cena e il menù scritto a mano. Per non andare a tentativi, qui c’è la nostra lista dei posti dove mangiamo noi, aggiornata quando cambiano i posti.
Che cosa abbinare in giornata
L’abbinamento naturale è il centro di Viterbo, con il quartiere medievale, il palazzo dei papi e le fontane a fuso. Se capitate a inizio settembre, la sera del 3 la città porta in processione la Macchina di Santa Rosa. A pochi chilometri, sul lato opposto della città, Villa Lante a Bagnaia è il giardino d’acqua più riuscito della Tuscia, e con il Bullicame fa una coppia di acque molto diverse.
Chi preferisce gli Etruschi ha le necropoli rupestri a portata di mano. Castel d’Asso è la più vicina, Norchia la più scenografica, e Ferento aggiunge il teatro romano. Proseguendo sulla Tuscanese, la stessa strada del Bullicame, si arriva a Tuscania e alla Riserva naturale di Tuscania.
Verso i Cimini c’è il Lago di Vico con la sua riserva naturale, e oltre il crinale Caprarola con Palazzo Farnese. San Martino al Cimino e Soriano nel Cimino sono mezze giornate facili, con boschi di castagno e faggio a portata di strada.
Verso nord il Lago di Bolsena è a mezz’ora, con Montefiascone sul bordo del cratere e i paesi di riva, Marta e Capodimonte. Verso est ci sono il Parco dei Mostri di Bomarzo, Vitorchiano sul suo sperone di peperino e, un po’ più in là, Civita di Bagnoregio.
Chi ha tempo per una giornata lunga può scendere verso il mare e chiudere a Tarquinia, con la Necropoli dei Monterozzi e le tombe dipinte, e magari le Saline di Tarquinia al tramonto. Mattina al Bullicame, pomeriggio sugli Etruschi: è una delle giornate fuori Roma più consigliate, e funziona in ogni stagione.
Domande frequenti
Il Bullicame è gratuito?
Sì. Il Bullicame è un parco termale del Comune di Viterbo con ingresso libero e gratuito, senza biglietteria e senza prenotazione. Non esistono biglietti ufficiali da comprare in rete. L’unico costo è quello del viaggio, più eventualmente il taxi dalla stazione di Viterbo Porta Fiorentina, perché dentro il parco non ci sono servizi a pagamento né punti di ristoro.
Ci si può fare il bagno nella sorgente?
No. La sorgente esce intorno ai 58 gradi e il cratere è chiuso da una protezione trasparente proprio per evitare ustioni. Il bagno si fa nelle due vasche alimentate dalla canaletta che scende dalla sorgente: una piccola e più calda vicino al getto, una più grande e allungata dove l’acqua si raffredda man mano che ci si allontana.
Che temperatura ha l’acqua delle vasche?
Il Comune non pubblica la temperatura delle vasche, che dipende dalla portata della sorgente e dalla pulizia delle canalette. Vicino al getto l’acqua è molto calda, nella parte lontana della vasca grande è tiepida. In alcuni periodi, per problemi ai pozzi o per il calcare che ostruisce l’afflusso, i visitatori hanno trovato le vasche fredde o quasi vuote.
Quali sono gli orari del parco?
Un orario ufficiale non è pubblicato in una pagina del Comune e le fonti non concordano. Le guide locali indicano apertura al mattino e chiusura alle 17 d’inverno e alle 18 d’estate, altre parlano di chiusura al tramonto. Di notte il parco è chiuso. Arrivate la mattina e controllate gli avvisi sul portale del Comune di Viterbo prima di partire.
Dove cita Dante il Bullicame?
Nel canto XIV dell’Inferno, versi 79-81, dove il ruscello rosso che attraversa il sabbione dei violenti contro Dio è paragonato al ruscello che esce dal Bulicame e che le peccatrici si dividono fra loro. Nel canto XII la parola bulicame compare come nome comune per il sangue bollente del Flegetonte. Accanto al cratere una stele riporta i versi.
Che differenza c’è con le Terme dei Papi e le Piscine Carletti?
Il Bullicame è il parco comunale gratuito con la sorgente storica e due vasche. Le Terme dei Papi sono uno stabilimento privato a pagamento, con servizi e trattamenti, alimentato dall’acqua della sorgente Bullicame. Le Piscine Carletti sono un’altra area libera comunale poco distante. Tutti e tre i luoghi hanno una pagina dedicata, con le rispettive regole di accesso.
Come si arriva senza automobile?
Con il treno regionale FL3 da Roma Ostiense, Trastevere o San Pietro fino a Viterbo Porta Fiorentina, in circa un’ora e mezza, poi in taxi fino al parco, concordando il ritorno. Una fermata dell’autobus urbano si trova a circa duecento metri dalla sorgente. In alternativa c’è la ferrovia Roma-Viterbo da piazzale Flaminio, gestita da Cotral, più lenta.
Ci sono docce, spogliatoi e bagni?
No. Il parco non ha docce, spogliatoi, bar né ombrelloni. Negli anni sono stati installati bagni chimici, che i visitatori descrivono come essenziali e non sempre disponibili. Portate asciugamano, ciabatte di gomma, acqua dolce per sciacquarvi dallo zolfo e qualcosa da mangiare. Il parcheggio sterrato è piccolo, gratuito e non custodito.
Chi ha scritto questa pagina
Questa pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Gestione, accesso e orari riportati qui risultano dalle fonti richiamate nel testo alla data indicata in apertura: essendo un parco comunale con interventi frequenti alla sorgente, ricontrollateli prima di partire. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Mettere in fila una giornata nella Tuscia significa incastrare treni regionali che si fermano a Viterbo, cancelli che chiudono nel pomeriggio, necropoli senza custode e musei con orari ridotti, per sé o per un gruppo di quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.
Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, noleggi, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dalla Tuscia ai laghi vulcanici fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
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