Terme del Bagnaccio
Le Terme del Bagnaccio si trovano in Strada del Garinei snc, 01100 Viterbo, nella campagna a nord della città, e dal 2 agosto 2025 sono un parco termale a pagamento gestito da Rise S.r.l. in sub-concessione dal Comune di Viterbo: otto euro l’ingresso feriale, dodici nei festivi e prefestivi da maggio a ottobre, dieci nei festivi invernali. Si paga all’ingresso o sul negozio online del gestore, senza prenotazione obbligatoria dichiarata.
Chi ricorda il Bagnaccio di dieci anni fa, con la tessera dell’associazione e le pozze fumanti in mezzo al prato, troverà lo stesso posto e un modello diverso. Le cinque vasche all’aperto sono rimaste, l’acqua sgorga ancora a oltre sessanta gradi e si raffredda scorrendo, la Via Francigena passa ancora a poca distanza. Sono cambiati il cancello, il listino, gli orari, e soprattutto il fatto che adesso c’è un soggetto che risponde di tutto.
Le informazioni pratiche vengono dal sito ufficiale del gestore, dalle pagine di prezzi e orari e dagli atti comunali riportati dalla stampa locale. Tariffe e orari stagionali cambiano con il calendario del parco, e la concessione ha una scadenza fissata a fine 2027: prima di partire da Roma chiamate il numero pubblicato dal gestore e fatevi confermare apertura, ultimo ingresso e condizioni del giorno.

Dove si trova e che cosa si trova davvero
Il parco si trova nella pianura termale che si apre a nord di Viterbo, fra la Cassia e la strada per Castiglione in Teverina, a circa otto chilometri dal centro storico secondo il portale termale cittadino. L’indirizzo ufficiale è Strada del Garinei senza numero civico, ed è l’indirizzo da mettere nel navigatore: le vecchie indicazioni che circolano in rete parlano di Strada Castiglione e portano nella zona giusta ma non al cancello.
Dentro trovate cinque vasche all’aperto, che il gestore numera da B1 a B5, scavate nel terreno e alimentate dalle sorgenti ipertermali della zona. Il gestore dichiara per le vasche temperature comprese fra 36 e 43 gradi e indica circa 63 gradi alla sorgente. L’acqua entra calda nella prima vasca e perde calore passando nelle successive, quindi chi vuole stare a lungo sceglie le vasche più lontane dal punto di immissione.
Intorno alle vasche il gestore ha organizzato tre aree che prima non esistevano in questa forma: un’area agricola con coltivazioni biologiche e un progetto di orto sociale, un giardino botanico termale realizzato con l’Università della Tuscia e con l’Orto Botanico Angelo Rambelli di Viterbo, e un punto dedicato ai pellegrini della Via Francigena. Il fulcro resta l’acqua, il resto serve a riempire le ore fra un bagno e l’altro.
Che cosa non trovate: un centro benessere con cabine, massaggi e piscine coperte, un ristorante interno dichiarato sul sito, un albergo. Il portale termale cittadino segnala che nelle vicinanze del Bagnaccio non ci sono strutture di accoglienza né bar o ristoranti. Chi cerca la spa con accappatoio e tisaneria deve andare altrove, per esempio alle Terme dei Papi, dall’altra parte della città.
Sulla dotazione di spogliatoi, docce e servizi igienici il sito del gestore non entra nei dettagli, e le descrizioni che si leggono in rete si riferiscono spesso alla gestione precedente. Il listino prevede lettini sul prato e postazioni con ombrellone, quindi un minimo di attrezzatura c’è. Per tutto il resto, dall’armadietto alla doccia calda, telefonate prima e non date per scontato niente: in campagna, senza servizi, un dettaglio dimenticato rovina la giornata.
Orari, biglietti e abbonamenti
Il listino pubblicato dal gestore per i giorni feriali è questo: otto euro l’ingresso intero, cinque per i pellegrini con credenziale, quattro per le persone con disabilità, cinque per i bambini sotto i sei anni, sette per gli studenti. Nei festivi e prefestivi l’intero sale a dodici euro dal primo maggio al 31 ottobre e a dieci dal primo novembre al 30 aprile, gli studenti pagano nove euro e le altre riduzioni restano a cinque.
Si compra direttamente dal gestore, in due modi: alla cassa del parco oppure sul negozio online collegato al sito ufficiale del Bagnaccio, dove risultano in vendita l’ingresso feriale, quello festivo, il carnet da cinque e l’abbonamento annuale. Non esistono rivenditori autorizzati su piattaforme di tour e non esiste un biglietto saltafila: il cancello è uno e i prezzi sono quelli del listino ufficiale, senza ricarichi.
Per chi ci torna spesso ci sono due formule. L’abbonamento annuale costa cento euro a persona, vale fino al 31 dicembre 2026 e dà ingresso illimitato, esclusa la postazione con ombrellone. Il carnet da cinque ingressi costa trentacinque euro e vale sei mesi. Per l’accesso serve una key card con deposito cauzionale di cinque euro, da versare solo la prima volta. Il lettino singolo sul prato costa cinque euro, la postazione con due lettini e ombrellone dieci.
Gli orari dipendono dalla stagione. Nel periodo invernale, dal 16 settembre al 15 giugno, il parco apre alle 9 il lunedì e dal mercoledì alla domenica, alle 10.30 il martedì, e chiude alle 20 nei feriali, alle 22 il sabato e alle 21 la domenica. L’ultimo accesso è un’ora prima della chiusura. Oggi, a fine settembre, vale questo calendario, quindi le serate lunghe fino alle 23.30 sono finite fino a giugno.
Nel periodo estivo, dal 16 giugno al 15 settembre, si apre sempre alle 9 tranne il martedì, alle 10.30, e si chiude alle 22 dal lunedì al giovedì e la domenica, alle 23.30 il venerdì e il sabato. Nei fine settimana estivi l’ultimo ingresso è un’ora e mezza prima della chiusura. Il gestore non indica il motivo dell’apertura ritardata del martedì e non pubblica giorni di chiusura fissi durante l’anno.
Un consiglio pratico sugli orari invernali. Il sole tramonta presto, fra novembre e febbraio intorno alle 17, e da quel momento l’aria si raffredda in fretta. Uscire dall’acqua a quaranta gradi con quattro gradi fuori, al buio, per andare a cambiarsi è un’esperienza che vale la pena di evitare. Calcolate di uscire con un po’ di luce, e tenete il cambio asciutto a portata di mano.
Una curiosità sulle Terme del Bagnaccio
Il nome è un peggiorativo affettuoso. Bagnaccio vuol dire bagno brutto, bagno alla buona, ed è il modo in cui i viterbesi hanno sempre chiamato questa distesa di acque calde in mezzo ai campi, senza edifici e senza servizi. Il paradosso è che il posto con il nome più modesto è quello che nel mondo antico aveva un nome sulla carta stradale dell’impero, mentre molte terme dal nome altisonante sono invenzioni recenti.
Le vasche vengono svuotate e riempite ogni notte. Lo scrive il gestore, e spiega una cosa che i frequentatori abituali sanno bene: la mattina l’acqua è limpida e caldissima nella vasca di arrivo, con il passare delle ore si intorbida per il fango sollevato dai piedi e si raffredda leggermente. Chi arriva all’apertura trova le vasche nella condizione migliore della giornata, chi arriva al tramonto ne trova una versione vissuta.
L’altra curiosità riguarda il colore. Il fondo e i bordi delle pozze si coprono di incrostazioni chiare, che sono il travertino depositato dall’acqua mentre si raffredda e perde anidride carbonica. Tutta la pianura intorno a Viterbo è fatta di questa pietra, formata in migliaia di anni dalle stesse sorgenti. Gli edifici del centro storico che vedrete dopo il bagno sono costruiti anche con quella roccia nata dall’acqua calda.
Una cosa che non ti dice nessuno sulle Terme del Bagnaccio
Il sito ufficiale è bagnaccio.com. Il vecchio dominio bagnaccio.it, che per anni è stato il sito dell’associazione e che compare ancora in testa ai motori di ricerca, oggi ospita contenuti promozionali di casinò online accanto a vecchie informazioni sulle terme. Quelle pagine riportano ancora la tessera associativa, orari superati e un regolamento della gestione precedente. Non usatele per organizzare la giornata e non lasciate lì i vostri dati.
Lo stesso problema riguarda molte guide online e molti blog. Buona parte di quello che si legge in giro sul Bagnaccio, cioè ingresso con tessera annuale, contributo libero per gli ospiti occasionali, area camper con sbarra serale, è stato scritto prima della chiusura del 2022 e non è mai stato aggiornato. Il parco di oggi ha un listino a ingresso singolo e un gestore commerciale. Chi arriva con le informazioni vecchie rischia di sbagliare orario e aspettative.
I dati affidabili si trovano in tre posti: il sito bagnaccio.com con le pagine prezzi e orari, il numero di telefono pubblicato dal gestore, cioè 347 282 3452, e l’indirizzo di posta info@bagnaccio.com. Il titolare del sito, secondo l’informativa sulla privacy pubblicata a gennaio 2026, è Rise S.r.l. Se una pagina che state leggendo non riporta questi riferimenti, trattatela come storia, non come informazione pratica.
Un’ultima cosa che nessuno scrive. Chi cerca terme gratuite nel Viterbese finisce spesso al Bagnaccio perché per anni è stato presentato come tale, ma oggi non lo è. Le pozze libere della zona sono altre, e hanno regole e problemi diversi. Per quelle, a Viterbo, il riferimento è la scheda delle Piscine Carletti, che restano ad accesso libero.
Chi gestisce il Bagnaccio oggi e come ci si è arrivati
Il giacimento di acqua termominerale chiamato Bagnaccio è oggetto di una concessione mineraria del Comune di Viterbo, che ne affida lo sfruttamento con una sub-concessione. L’area su cui si trovano le vasche è privata, come ha ricordato l’assessore all’urbanistica Emanuele Aronne parlando di un sito privato di interesse pubblico. È questa doppia natura, acqua pubblica su terreno privato, che ha reso la storia recente così complicata.
Fino al 2022 il parco era gestito da un’associazione di promozione sociale chiamata Il Bagnaccio, che aveva organizzato l’accesso con una tessera annuale. Nel 2022 il parco ha chiuso, fra maggio e giugno secondo la stampa locale, che non concorda sul giorno esatto. Ne è seguito un periodo di oltre tre anni di stop, con contenziosi fra uffici comunali e tribunali amministrativi su obblighi della vecchia convenzione e opere da demolire.
Nel 2025 il Comune ha pubblicato un avviso per individuare il nuovo sub-concessionario. Alla gara ha partecipato una sola società, Rise S.r.l., con sede a Roma, che ha ottenuto un punteggio di 81,67 su cento. La determina di affidamento è del 28 aprile 2025, la sub-concessione dura fino al 31 dicembre 2027 e prevede un canone annuo di circa 24.660 euro al Comune, soggetto ad aggiornamenti.
Il gestore ha dovuto ottenere le autorizzazioni sanitarie, ambientali e urbanistiche prima di riaprire, e la Asl ha fatto i controlli richiesti. L’inaugurazione si è tenuta sabato 2 agosto 2025 alle 10, con la sindaca Chiara Frontini. La scadenza del 2027 è il dato da tenere a mente per chi compra l’abbonamento: oltre quella data le condizioni dipenderanno da un nuovo atto del Comune.
Il consiglio che ti do per visitare le Terme del Bagnaccio
Andateci di mattina in un giorno feriale, all’apertura delle 9, e non di martedì, quando si apre alle 10.30. Pagate otto euro invece di dodici, trovate l’acqua appena rinnovata e il prato quasi vuoto. Il sabato pomeriggio d’estate il parco si riempie di famiglie e di gruppi, le vasche calde diventano affollate e il silenzio che il gestore mette al centro della sua comunicazione non esiste più.
Se lavorate e il feriale è impossibile, la seconda scelta è la domenica mattina d’inverno. Dieci euro, aria fredda, vapore che sale dalle vasche e pochissima gente fino a mezzogiorno. Il contrasto fra l’acqua a quaranta gradi e l’aria a cinque è la ragione per cui i romani fanno quest’ora e mezza di macchina a gennaio, e il Bagnaccio dà il meglio proprio nei mesi freddi.
Portate ciabatte con la suola in gomma. Il fondo delle vasche è naturale, con fango e incrostazioni di travertino, e i bordi sono irregolari. A piedi nudi si scivola e ci si graffia, soprattutto nell’entrata e nell’uscita dalle vasche più calde. Portate anche un telo grande, un cambio completo e una borsa impermeabile per il costume bagnato, perché l’odore di zolfo resta sui tessuti per giorni.
Togliete anelli, catenine e orologi d’argento prima di entrare in acqua. Le acque debolmente solfuree anneriscono l’argento in pochi minuti, e togliere la patina costa più del biglietto. Lo stesso vale per gli occhiali con montatura metallica delicata. Chi ha i capelli trattati o schiariti farebbe bene a non immergere la testa: l’acqua termale li secca e l’odore resiste a più di uno shampoo.
Chiamate prima di partire, sempre. Il parco è all’aperto e vive di meteo, manutenzioni e controlli sanitari, e una chiusura straordinaria può essere comunicata solo sui canali del gestore. Il numero pubblicato è 347 282 3452. Chiedete se sono aperte tutte le vasche, se c’è un evento privato e qual è l’ultimo ingresso del giorno, che in inverno è un’ora prima della chiusura.
Non restate troppo a lungo nelle vasche più calde. La regola che funziona è quella dei venti minuti: si entra, si resta, si esce, si beve acqua, ci si siede all’ombra o al riparo, e solo dopo si rientra. Chi passa due ore di fila nella vasca a quarantatré gradi esce con la testa pesante e il resto della giornata perduto, e la gita finisce in macchina con il finestrino aperto.
L’acqua: che cosa dichiara il gestore
Il gestore descrive le sorgenti come ipertermali, di tipo solfato bicarbonato alcalino-terrose, debolmente solfuree, e indica la temperatura alla sorgente in circa 63 gradi. Il portale termale cittadino riporta per le sorgenti ipertermali della zona valori fra 65 e 66 gradi, la voce enciclopedica sul sito indica 65 gradi. Le fonti non concordano di due o tre gradi, ma il dato comune è che l’acqua esce troppo calda per immergersi.
Sul sito il gestore presenta le acque come note per i loro effetti benefici su pelle, articolazioni e rilassamento muscolare. È la dichiarazione del gestore, non un’indicazione medica. Il gestore non pubblica controindicazioni né avvertenze sanitarie, e non risulta un’etichetta autorizzata per uso terapeutico. Chi ha problemi cardiaci, di pressione, è in gravidanza o segue terapie deve chiedere al proprio medico prima di immergersi in acqua sopra i quaranta gradi.
Il documento dell’ISPRA sulle terme romane di Viterbo, pubblicato nel 2020, descrive le acque del bacino viterbese come ricche di anidride carbonica e di composti dello zolfo, compreso l’idrogeno solforato, cioè il gas che dà l’odore di uova. All’aperto e con il vento la concentrazione resta bassa, ma chi sente capogiri, nausea o mal di testa deve uscire subito dall’acqua e allontanarsi dalla superficie delle vasche.
Lo stesso studio inserisce il Bagnaccio nel più ampio bacino geotermale di Viterbo, dove le sorgenti ad alta temperatura escono fra 52 e 65 gradi e depositano estese formazioni di travertino. È lo stesso sistema che alimenta il Bullicame e gli stabilimenti della città. Le singole sorgenti hanno caratteristiche simili, e le differenze fra un posto e l’altro dipendono più dalla gestione e dalle vasche che dall’acqua.
Regole, sicurezza e che cosa portare
Il regolamento interno della nuova gestione non è pubblicato sul sito ufficiale. Il gestore non indica sul web regole su animali, contenitori di vetro, cibo portato da casa, età minima per le singole vasche o tempi massimi di permanenza. Le regole che circolano online, compreso il divieto per i minori di quattordici anni in alcune vasche, appartengono alla gestione precedente. Chiedete al telefono prima di presentarvi con un cane o con dei bambini.
Di notte il parco è chiuso. Gli orari pubblicati chiudono fra le 20 e le 23.30 secondo il giorno e la stagione, e fuori da quegli orari l’accesso non è consentito. Le foto notturne di bagni sotto le stelle che girano sui social sono per lo più precedenti al 2022 o scattate nelle serate estive entro l’orario. Chi pensa di entrare scavalcando la recinzione commette una violazione e rischia molto più di una multa.
La sicurezza, in un posto così, riguarda tre cose. La prima è il calore: l’acqua al punto di immissione è molto più calda che nel resto della vasca, e ai bambini non va mai lasciato avvicinare il getto. La seconda è il gas, di cui abbiamo già parlato. La terza è il fondo: fango, travertino, dislivelli improvvisi. Entrate piano, con i piedi calzati, e non tuffatevi mai.
Sul parcheggio il gestore non pubblica informazioni sul sito ufficiale, né tariffe né orari. Chiedete al telefono dove lasciare l’auto. Secondo le descrizioni pubblicate l’ultimo tratto della strada di accesso è sterrato, quindi con la pioggia conviene guidare piano e non fidarsi delle pozzanghere. Il vecchio servizio di sosta per camper faceva parte della gestione precedente: se viaggiate in camper chiedete al gestore se è ancora attivo.
Sui rifiuti vale la regola di sempre, e al Bagnaccio pesa di più perché il posto è in mezzo ai campi. Tutto quello che portate dentro lo riportate fuori, compresi mozziconi e tappi. Le zone termali libere del Viterbese hanno avuto negli anni problemi seri di sporcizia, e chi le frequenta lo sa bene. Un parco a pagamento con personale all’ingresso aiuta, ma non sostituisce il comportamento di chi entra, e basta un pomeriggio affollato per lasciare il prato in condizioni pessime.
Nella borsa mettete acqua da bere in abbondanza, perché il caldo dell’immersione disidrata più di quanto si creda, un cappello per l’estate, crema solare, ciabatte, due teli e qualcosa da mangiare se non avete prenotato un pranzo in città. Lasciate a casa bicchieri e bottiglie di vetro in ogni caso: sui bordi di una vasca un vetro rotto è un pericolo per tutti, qualunque cosa dica il regolamento.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Queste acque hanno un nome antico scritto su un documento. La Tabula Peutingeriana, la copia medievale di una carta stradale romana conservata a Vienna, segna lungo la Via Cassia una stazione chiamata Aquae Passeris, e la tradizione degli studi la colloca proprio in questa zona di sorgenti. È la stessa carta che riporta le grandi città dell’impero. Pochi luoghi termali del Lazio hanno un’attestazione di questo peso.
Il problema è che la carta dice il nome e la strada, non il punto preciso. Aquae Passeris indica una stazione di sosta con le sue acque, e nell’area a nord di Viterbo le sorgenti calde e i resti romani sono diversi. Lo studio dell’ISPRA del 2020 collega la statio della Tabula alle Terme del Bacucco, a poca distanza dalle vasche di oggi. Il Bagnaccio è dentro quel paesaggio, non necessariamente il suo centro.
Il fatto poco citato è l’altro capo del filo: la Cassia romana, di cui a nord del Bagnaccio sopravvive un tratto di basolato ben conservato, è diventata nel Medioevo il tracciato della Via Francigena. I pellegrini che scendevano verso Roma passavano davanti alle stesse sorgenti che avevano visto i viaggiatori dell’impero. Il gestore oggi riserva loro un ingresso a cinque euro con la credenziale.
I resti romani della zona: Bacucco e Lettighetta
Nella campagna del Bagnaccio la voce enciclopedica sul sito segnala due complessi termali romani, le Terme del Bacucco e le Terme della Lettighetta. Una ricostruzione locale li descrive quasi uno di fronte all’altro, lungo la strada detta della Commenda. Non fanno parte del parco termale e non sono compresi nel biglietto: si vedono dall’esterno, e chi vuole avvicinarsi deve informarsi sull’accessibilità, perché il dato non è pubblicato.
Il Bacucco è il rudere più grande. Le descrizioni parlano di murature in blocchi di tufo squadrati e mattoni, di grandi nicchie con tubi di laterizio che portavano aria calda, e di ambienti riscaldati identificati come calidari e come una sudatio, la stanza per il bagno di vapore. Sopra una delle volte romane è stato costruito un piccolo casale, che dà il nome a tutto il complesso.
Il Bacucco va guardato con rispetto e con prudenza. Il rudere si trova in campagna, su terreni non sempre pubblici, e le condizioni di visita non sono pubblicate. Non entrate nelle proprietà recintate, non arrampicatevi sulle murature e non staccate frammenti. Una foto dalla strada, con la luce del pomeriggio, restituisce bene la massa dell’edificio e basta per capire che cosa era.
Chi ha interesse archeologico serio trova un quadro d’insieme nello studio sulle terme romane di Viterbo pubblicato nel 2020 dall’ISPRA nelle memorie della Carta geologica d’Italia, che mette in relazione le sorgenti, il travertino e gli impianti antichi del territorio. È un testo tecnico, ma le schede dei singoli siti si leggono anche senza essere geologi e aiutano a capire perché i Romani costruivano proprio qui.
Dal Bacucco, secondo la stessa fonte locale, sono state portate in città nei secoli cinque grandi colonne di granito, oggi riusate in vari punti di Viterbo. E il rudere è entrato nella storia dell’arte: Michelangelo ne fece schizzi, conservati nella collezione Wicar di Lille, con una riproduzione fotografica al museo civico di Viterbo. È un dettaglio che vale la pena ricordare quando si guardano quelle rovine dalla strada.
Per capire la scala di questi impianti bisogna aver visto le grandi terme di città. A Roma le Terme di Caracalla e le Terme di Diocleziano mostrano il modello imperiale. Il Bacucco è una versione di provincia, costruita sopra acque che uscivano già calde dalla terra, quindi senza il problema di scaldarle con i forni.
La foto giusta da fare alle Terme del Bagnaccio
La foto è il vapore. Fatela in una mattina fredda, fra novembre e febbraio, con il sole basso alle spalle delle vasche: il vapore che sale dall’acqua calda si accende di luce e disegna colonne sopra il prato. Mettetevi di lato rispetto al sole, non controluce pieno, e tenete i bordi delle vasche nella parte bassa dell’inquadratura. D’estate, con l’aria calda, il vapore non si vede.
La seconda inquadratura è verso i Cimini. Dal bordo delle vasche più lontane dall’ingresso la vista si apre sulla pianura e sulle colline che chiudono Viterbo a est. Al tramonto, nelle serate estive con apertura lunga, il cielo si colora e l’acqua lo riflette. Aspettate che la gente esca dalle vasche per cena, verso le 20, e avrete l’acqua ferma e la superficie a specchio.
Rispettate chi fa il bagno. Il parco è un luogo dove le persone restano in costume per ore e cercano tranquillità, e nessuno vuole finire nelle storie di uno sconosciuto. Inquadrate l’acqua e il paesaggio, non le persone, e se nella foto c’è qualcuno riconoscibile chiedete il permesso. Il gestore non pubblica regole sulle riprese, ma un eventuale uso commerciale delle immagini va concordato con lui.
Evitate il cellulare vicino all’acqua senza custodia. Vapore, schizzi e zolfo sono nemici dell’elettronica, e le lenti si appannano appena uscite dalla borsa fredda. Lasciate il telefono a temperatura ambiente qualche minuto prima di scattare, pulite la lente con un panno asciutto, e se volete riprendere dentro l’acqua usate una custodia impermeabile vera, non un sacchetto di plastica.
Come si arriva da Roma
In auto è semplice. Da Roma si prende la Cassia bis oppure l’autostrada A1 con uscita Orte e la superstrada per Viterbo, si attraversa la città verso nord e si esce sulla Cassia in direzione Montefiascone, poi si prende la provinciale 7 e un tratto di strada sterrata di circa due chilometri, secondo le descrizioni pubblicate. Contate un’ora e mezza da Roma senza traffico. Mettete nel navigatore Strada del Garinei, Viterbo, e seguite i cartelli nell’ultimo tratto.
Senza auto è difficile, e conviene dirlo chiaramente. Il portale termale cittadino scrive che per il Bagnaccio non esiste servizio di autobus di linea. Da Roma si arriva a Viterbo in treno, con la linea regionale FL3 da Roma Ostiense fino a Viterbo Porta Fiorentina, oppure con la ferrovia Roma Viterbo gestita da Cotral, ma dalla stazione restano circa otto chilometri di campagna.
Dalla stazione l’unica soluzione pratica è il taxi, da prenotare anche per il ritorno, perché in campagna non se ne trovano in circolazione e il segnale del telefono non è sempre buono. In due o tre persone il costo si divide, da soli pesa. Il gestore non indica navette o convenzioni con servizi di trasporto: se ne cercate una, chiedetelo al numero ufficiale prima di partire.
A nostro giudizio, e vale per tutta la Tuscia termale, senza auto conviene cambiare meta. Se arrivate a Viterbo in treno e volete fare il bagno, le Piscine Carletti e gli stabilimenti cittadini sono più vicini e più facili da raggiungere. Il Bagnaccio ha senso con la macchina, oppure a piedi come tappa del cammino. Per tutti gli altri il taxi di andata e ritorno raddoppia il costo della giornata.
A piedi c’è la strada dei pellegrini. La Via Francigena, nella tappa da Montefiascone a Viterbo, passa sul basolato della Cassia e accanto alle sorgenti del Bagnaccio prima di entrare in città da Porta Fiorentina. Chi cammina con la credenziale entra a cinque euro e, secondo il gestore, può anche fermarsi a riposare gratuitamente nel parco. Per la tappa intera servono una giornata e buone scarpe.
In bicicletta il percorso da Viterbo è breve ma senza piste ciclabili dedicate, con un tratto di Cassia trafficata. Chi pedala può seguire le varianti ciclabili della Francigena, che evitano la statale. Per un quadro completo del cammino nel Lazio, con tappe e punti di sosta, c’è la nostra guida alla Via Francigena nel Lazio, da Proceno fino a Roma.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
In età romana la zona è una stazione di sosta lungo la Cassia, con il nome di Aquae Passeris registrato nella carta stradale che oggi conosciamo nella copia medievale chiamata Tabula Peutingeriana. Il gestore attuale fa risalire l’uso delle acque al terzo secolo avanti Cristo, cioè al passaggio fra mondo etrusco e romano. È una datazione divulgativa: i documenti certi sono la carta e i resti degli impianti termali.
Nel Medioevo il tracciato della Cassia diventa la Via Francigena, e il Bagnaccio diventa un luogo di sosta per i pellegrini diretti a Roma. Secondo la tradizione locale le pozze calde erano usate per lavare le ferite dei piedi dopo giorni di cammino. Le fonti scritte su questo uso sono scarse, ma la posizione delle sorgenti sul percorso rende l’uso quasi inevitabile.
Nel Novecento l’area è frequentata dai viterbesi, e secondo le ricostruzioni pubblicate dalla vecchia associazione c’erano attrezzature in legno, scomparse nel dopoguerra, e un progetto del 1919 per nuove terme che non è mai stato realizzato. Nel dopoguerra si trivellano pozzi nella zona. Il sito torna frequentato nell’ultimo decennio del secolo come area di bagno spontanea, e l’associazione ne organizza l’accesso a partire dal 2013.
Nel 2022 il parco chiude, dopo una lunga disputa amministrativa sulla vecchia convenzione e sulle opere realizzate. Seguono più di tre anni senza bagnanti, un avviso pubblico del Comune per trovare un nuovo sub-concessionario e una gara con un solo partecipante. Il 28 aprile 2025 la determina assegna il parco a Rise S.r.l., con scadenza fissata al 31 dicembre 2027.
Il 2 agosto 2025 il parco riapre con un’inaugurazione pubblica, alla presenza della sindaca di Viterbo e dell’assessore all’urbanistica. Da allora il Bagnaccio funziona con ingresso a pagamento, abbonamenti e orari fissi. Il passaggio da un’associazione con tessera a una società con listino e canone al Comune è il cambiamento più grande della sua storia recente.
Chi è passato dalle Terme del Bagnaccio
I viaggiatori romani della Cassia, per primi. Mercanti, funzionari, soldati diretti verso l’Etruria interna e verso nord. Per loro una stazione con acqua calda era un servizio pratico, come oggi un’area di servizio con le docce. Non sappiamo i loro nomi, ma sappiamo che la stazione era abbastanza importante da finire sulla carta stradale ufficiale, e questo dice quanto traffico passasse di qui.
I pellegrini della Via Francigena, per secoli, con i loro bastoni e le loro conchiglie. Molti venivano dal nord Europa e avevano alle spalle mesi di cammino. L’arrivo a Viterbo, ultima grande città prima di Roma, era un momento di sosta e di cura. Oggi i pellegrini sono tornati, meno numerosi ma riconoscibili: zaino, credenziale, piedi segnati. Il gestore li nomina espressamente nella sua comunicazione.
Michelangelo, secondo la fonte locale, si è fermato a disegnare il Bacucco. Non era l’unico artista del Rinascimento interessato alle rovine romane della Tuscia, ma è il nome più grande legato a questa campagna. Gli schizzi di rovine antiche erano materiale di studio per gli architetti del Cinquecento, e le terme romane erano il modello per le grandi aule a volta che progettavano a Roma.
E poi i viterbesi, generazioni di viterbesi. Per loro il Bagnaccio è stato per decenni il bagno della domenica, il posto dove si andava con i nonni e con gli amici, gratis o quasi. È per questo che la chiusura del 2022 è stata vissuta come una perdita cittadina e che la riapertura del 2025 è stata festeggiata. Il pubblico locale resta la base del parco.
Da ultimi sono arrivati i romani. Per chi vive nella capitale le pozze calde nella campagna viterbese sono diventate negli anni una meta da fine settimana, a un’ora e mezza di macchina, alternativa al mare d’inverno. A loro più che ad altri conviene aggiornare le vecchie abitudini: il parco del 2025 ha orari, biglietti e regole, e il cancello chiude all’ora indicata.
Bagnaccio, Bullicame o Carletti: quale scegliere
La posizione controcorrente è questa: chi rimpiange il Bagnaccio selvaggio e gratuito di prima del 2022 sbaglia. Quelle pozze erano sovraffollate nei fine settimana, pulite quando capitava, con regole affidate alla buona volontà. Oggi si pagano otto euro, l’acqua viene cambiata ogni notte, la Asl ha fatto i controlli prima della riapertura e c’è qualcuno che risponde al telefono. Per un bagno termale all’aperto è un prezzo onesto.
Le Piscine Carletti restano la scelta per chi vuole l’accesso libero e accetta affollamento, pulizia irregolare e nessun servizio. Il Bullicame è la sorgente citata da Dante nel quattordicesimo canto dell’Inferno, e vale la visita per la sua storia più che per il bagno. Il Bagnaccio si colloca in mezzo: naturale come le pozze libere, regolato come un impianto.
Chi cerca un centro termale vero, con piscine grandi, spogliatoi e trattamenti, deve guardare altrove. Le Terme dei Papi a Viterbo sono lo stabilimento storico della città. Fuori dal Viterbese ci sono le Terme di Stigliano, le Terme di Cretone vicino a Roma e le Terme di Fiuggi per l’acqua da bere.
Sulla costa, verso Civitavecchia, ci sono le Terme Taurine e la Ficoncella, con resti romani più spettacolari e vasche popolari. Più a nord i Bagni di Sant’Agostino di Tarquinia. Vicino a Roma le Acque Albule di Tivoli e il parco della Mola di Oriolo Romano. Ognuno ha il suo pubblico, e nessuno sostituisce gli altri.
Mangiare in zona
Al Bagnaccio non si mangia, o quasi. Il portale termale cittadino segnala che nei dintorni non ci sono bar né ristoranti, e il gestore non pubblica un servizio di ristorazione interno. Il pranzo si porta da casa oppure si organizza in città, a Viterbo, dieci o quindici minuti di auto. Ed è lì che bisogna stare attenti, soprattutto nelle strade del centro storico più frequentate dai visitatori.
Il primo segnale da evitare è il menu con le fotografie dei piatti, plastificato, tradotto in cinque lingue. Un locale che deve mostrarvi l’immagine della carbonara sta parlando a chi non sa cosa sia, e cucina per chi passa una volta sola. Il secondo segnale è la signora che tira la pasta in vetrina o sulla strada: è uno spettacolo pensato per fermare il passante, non una garanzia sulla cucina.
Il terzo segnale è la persona sulla porta che vi invita a entrare. Un locale che deve procurarsi i clienti fermandoli per strada non ha clienti abituali, e i clienti abituali sono l’unica garanzia che esista. Lo stesso vale per i posti aperti senza interruzione dalla mattina alla notte: una cucina seria ha una pausa, perché chi ci lavora deve riposare e preparare il servizio successivo.
Il quarto segnale riguarda i locali piazzati davanti ai monumenti più fotografati. Tendono ad avere voci senza prezzo sul menu, piatti del giorno detti a voce, a volte un listino diverso fra i tavoli esterni e la sala. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare. I viterbesi non evitano questi posti per snobismo: li evitano perché sanno che a cento metri si mangia meglio e si spende meno.
Il criterio è guardare chi è seduto. Se a pranzo, in un giorno feriale, ci sono impiegati, operai e famiglie del posto che parlano il dialetto della Tuscia, siete nel posto giusto. Per non andare a tentativi, tengo aggiornata la nostra lista dei posti dove mangiamo noi, a Roma e nei dintorni, e la aggiorniamo quando i posti cambiano.
Per il pranzo all’aperto dopo il bagno, la soluzione più semplice è fare la spesa a Viterbo prima di partire: pane, formaggi e salumi della Tuscia, frutta di stagione, acqua. Il parco ha un prato e dei lettini, e un pranzo al sacco fra un bagno e l’altro è la cosa più sensata. Chiedete al gestore dove è consentito mangiare e riportate indietro tutto, anche gli avanzi.
Che cosa abbinare in giornata
La combinazione più naturale è il bagno la mattina e la città il pomeriggio. Viterbo ha un centro medievale compatto, con il quartiere di San Pellegrino e il palazzo papale, e si gira bene a piedi in tre o quattro ore. Se capitate a inizio settembre, informatevi sulla Macchina di Santa Rosa, la torre illuminata portata a spalla per le strade della città.
Chi ha l’auto può andare verso nord. Montefiascone è a pochi chilometri e guarda il Lago di Bolsena, con Bolsena, Marta e Capodimonte sulle rive. Verso est c’è Civita di Bagnoregio, che però merita una giornata a sé e non un pomeriggio dopo il bagno.
A pochi chilometri dal parco si trovano i resti di Ferento, con il teatro romano, e la Villa Lante di Bagnaia, con i suoi giardini d’acqua. Più a est il Parco dei Mostri di Bomarzo e i borghi di Vitorchiano e Celleno. Chi ama la natura sale al Lago di Vico, sotto i Cimini.
Verso ovest la direzione è quella etrusca. Tuscania è a mezz’ora, con le sue chiese romaniche, e più avanti Tarquinia con la Necropoli dei Monterozzi. Tornando verso Roma si può passare da Caprarola e dal Palazzo Farnese, oppure da Sutri con il suo anfiteatro scavato nel tufo.
Chi viaggia per più giorni può costruire un piccolo giro delle terme del Lazio. Una giornata al Bagnaccio e a Viterbo, una sulla costa fra Civitavecchia e Tarquinia, una verso Roma con Tivoli o Cretone. Il Lazio ha più sorgenti termali di quanto si pensi, e ognuna ha un carattere diverso, dalle vasche romane monumentali ai parchi in mezzo ai campi. La Tuscia resta la zona più ricca.
Domande frequenti
Le Terme del Bagnaccio sono gratuite?
No, non più. Dal 2 agosto 2025 il parco è gestito da Rise S.r.l. in sub-concessione dal Comune di Viterbo e l’ingresso è a pagamento: otto euro nei giorni feriali, dodici nei festivi e prefestivi da maggio a ottobre, dieci nei festivi da novembre ad aprile. Sono previste riduzioni per pellegrini, persone con disabilità, bambini sotto i sei anni e studenti.
Serve ancora la tessera dell’associazione?
No. La tessera annuale era il sistema della vecchia associazione di promozione sociale che gestiva il parco fino al 2022. Oggi si paga il singolo ingresso, il carnet da cinque ingressi a trentacinque euro oppure l’abbonamento annuale a cento euro. Per entrare serve una key card con un deposito cauzionale di cinque euro, da versare solo alla prima visita.
Quali sono gli orari di apertura?
Dal 16 settembre al 15 giugno il parco apre alle 9, il martedì alle 10.30, e chiude alle 20 nei feriali, alle 22 il sabato e alle 21 la domenica. Dal 16 giugno al 15 settembre chiude alle 22, e alle 23.30 il venerdì e il sabato. L’ultimo accesso è un’ora prima della chiusura, un’ora e mezza nei fine settimana estivi.
Si può fare il bagno di notte?
No. Il parco è recintato e chiude fra le 20 e le 23.30 secondo il giorno e la stagione, e fuori dagli orari pubblicati dal gestore l’accesso non è consentito. Le serate più lunghe sono il venerdì e il sabato in estate, fino alle 23.30. Chi cerca il bagno sotto le stelle deve venire in quelle sere e rispettare l’ultimo ingresso.
Quanto è calda l’acqua delle vasche?
Il gestore indica per le cinque vasche temperature fra 36 e 43 gradi, con circa 63 gradi alla sorgente. Altre fonti riportano per le sorgenti della zona valori intorno ai 65 gradi. L’acqua è più calda vicino al punto di immissione e si raffredda nelle vasche successive. Evitate di avvicinarvi al getto e non lasciate avvicinare i bambini.
Si arriva al Bagnaccio con i mezzi pubblici?
Con difficoltà. Il portale termale di Viterbo scrive che per il Bagnaccio non esiste servizio di autobus di linea. Da Roma si raggiunge Viterbo in treno, con la FL3 da Roma Ostiense o con la ferrovia Roma Viterbo di Cotral, e dalla stazione servono circa otto chilometri in taxi. I pellegrini della Via Francigena ci arrivano a piedi da Montefiascone.
Si possono portare cani e bambini?
Il regolamento della nuova gestione non è pubblicato sul sito ufficiale, quindi le regole su animali ed età minima vanno chieste al gestore prima di partire, al numero 347 282 3452. Il listino prevede un ingresso ridotto a cinque euro per i bambini sotto i sei anni. Le regole che circolano online sui minori appartengono alla vecchia gestione e possono non valere più.
L’acqua del Bagnaccio fa bene alla salute?
Il gestore descrive le acque come ipertermali, solfato bicarbonato alcalino-terrose e debolmente solfuree, e le presenta come note per effetti benefici su pelle, articolazioni e rilassamento muscolare. È la sua dichiarazione, non un’indicazione medica, e non pubblica controindicazioni. Chi ha problemi cardiaci o di pressione, o è in gravidanza, deve chiedere al medico prima di immergersi.
Chi ha scritto questa pagina
Questa pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e condizioni di accesso riportati qui risultano dal sito del gestore e dagli atti comunali citati, alla data indicata in apertura. Il parco è in sub-concessione con scadenza a fine 2027: ricontrollate tutto prima di partire e segnalateci quello che trovate cambiato.
Organizzare una giornata alle terme della Tuscia significa incastrare orari stagionali che cambiano a metà settembre e a metà giugno, taxi da prenotare in anticipo perché in campagna non passano, pranzi da organizzare in città e un ultimo ingresso che in inverno arriva presto. Chi deve risolvere questo tipo di problemi, per sé o per un gruppo, trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.
Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, noleggi, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai laghi vulcanici del nord alle terme della Tuscia fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
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Noleggio auto
Per borghi, laghi e terme che con treno e bus si raggiungono male.
Treni e orari
Frecce, Italo e regionali a confronto per le gite in giornata.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
