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Terme dei Papi

Le Terme dei Papi si trovano in largo Socrate Sensi 1, a Viterbo, e sono uno stabilimento privato gestito dalla società Terme dei Papi S.p.A.: l’ingresso giornaliero alla piscina monumentale all’aperto costa diciotto euro nei feriali secondo il listino del gestore, otto euro per i bambini dai due ai dodici anni, e non serve prenotare. Il biglietto si compra alla cassa oppure sul negozio online dello stabilimento, con voucher inviato per posta elettronica.

Il richiamo è l’acqua del Bullicame, la sorgente sulfurea che il gestore indica come unica alimentazione della vasca e che Dante ha messo nell’Inferno. La piscina misura oltre duemila metri quadrati secondo lo stabilimento, l’acqua esce dalle bocche di pietra a cinquantotto gradi e in vasca si assesta intorno ai trentasei. Accanto c’è la grotta naturale, un bagno di vapore scavato nella roccia, riservato ai maggiorenni.

Prezzi, orari, turni di chiusura e condizioni riportati qui risultano dalle pagine ufficiali del gestore consultate il 28 settembre 2026. Lo stabilimento pubblica tabelle che in qualche punto non coincidono fra una pagina e l’altra, soprattutto sulle chiusure serali e sul prezzo festivo, e cambia le formule con le stagioni: prima di partire da Roma telefonate al centralino allo 0761 3501 e fatevi confermare la tariffa del giorno.

Logo di Terme dei Papi dalla pagina Facebook ufficiale
Il logo di Terme dei Papi, dalla pagina Facebook ufficiale.

Dove si trova e che cosa si trova davvero

Lo stabilimento si trova fuori dalle mura di Viterbo, nella fascia termale a ovest della città, lungo la strada che i viterbesi chiamano ancora strada Bagni. Il recapito ufficiale del gestore è largo Socrate Sensi 1, 01100 Viterbo, ed è quello da mettere nel navigatore. Intorno ci sono campi, capannoni, qualche casale, le altre sorgenti. Non è un parco termale alpino con prati curati: è campagna vulcanica con l’odore di zolfo che arriva prima dell’insegna.

La parte che interessa a chi viene per la giornata è una sola: la piscina monumentale all’aperto. Una vasca enorme, di forma allungata, con l’acqua che entra calda da bocche in pietra e si raffredda lentamente allontanandosi dal punto di immissione. Intorno ci sono spazi per sdraiarsi, lettini a noleggio a cinque euro, un bar e una tavola calda. Il resto del complesso, cioè reparti di cura, spa, albergo e ristorante, ha una logica diversa e si paga a parte.

Il reparto cure lavora anche in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale e propone inalazioni, fanghi, balneoterapia, un percorso vascolare e la grotta. L’albergo interno si chiama Hotel Niccolò V e porta il nome del papa che nel Quattrocento fece costruire il Bagno del Papa. La spa vende massaggi e trattamenti. Chi arriva da Roma per nuotare nella vasca calda può ignorare tutto questo senza perdere niente.

Che cosa non trovate: rovine romane da visitare, vasche medievali, un museo. Il nome evoca i pontefici, la struttura che vedete è moderna, rifatta alla fine degli anni Ottanta secondo il portale nazionale del turismo, con una vasca scavata negli anni Trenta. Chi si aspetta il Bagno del Papa quattrocentesco con le merlature resta deluso. Chi vuole acqua calda in quantità, spazio per muoversi e docce funzionanti trova esattamente quello.

Una nota su chi gestisce. La società Terme dei Papi S.p.A. amministra insieme piscina, reparto cure, spa e albergo, con un centralino unico allo 0761 3501 e l’indirizzo info@termedeipapi.it. Non esiste una biglietteria comunale separata né un ente pubblico che venda gli ingressi. Qualunque intermediario che proponga un biglietto della piscina a prezzo maggiorato sta rivendendo un servizio che si compra direttamente, alla cassa o sul sito.

Una curiosità sulle Terme dei Papi

La piscina non si riempie con il rubinetto. L’acqua esce dalla sorgente a cinquantotto gradi, una temperatura che scotta la pelle, e arriva in vasca dalle bocche di pietra lungo il bordo. Il gestore dichiara per la piscina una temperatura costante di trentasei gradi, che è il risultato della massa d’acqua, della superficie esposta e del ricambio continuo. Nessuno la riscalda. Semmai il problema, d’estate, è il contrario.

Questo produce un effetto che si capisce solo nuotando. Vicino alle bocche l’acqua è sensibilmente più calda, lontano è più tiepida, e in inverno la differenza si sente sul collo appena si esce dal filo dell’acqua. Chi entra a gennaio con dieci gradi d’aria vede la vasca fumare come una pentola. È lo spettacolo che giustifica il viaggio nei mesi freddi più di qualunque trattamento in cabina.

La seconda curiosità è chimica. Il gestore classifica l’acqua come sulfurea, solfato, bicarbonato, alcalino terrosa. Tradotto per chi non è idrologo: odore di uovo sodo che vi resta addosso fino al giorno dopo, costume che si scolorisce se è di cotone chiaro, gioielli d’argento che anneriscono in pochi minuti. Toglieteli prima di entrare, perché lo zolfo non perdona e la pulitura costa più del biglietto.

Terza curiosità, sul nome. Le Terme dei Papi non sono un titolo antico. È un marchio commerciale che richiama la frequentazione pontificia delle sorgenti viterbesi fra Due e Quattrocento, documentata dalle fonti locali. I papi hanno usato i bagni del Bullicame, questo sì. Che abbiano fatto il bagno esattamente dove oggi si trova la vasca è un’altra faccenda, e nessuna fonte disponibile lo sostiene.

Orari, prezzi e biglietti

La pagina della piscina monumentale pubblica il listino completo. Nei feriali l’ingresso di tre ore costa dodici euro, il giornaliero diciotto, i bambini dai due ai dodici anni otto euro, il lettino cinque, l’abbonamento da dieci ingressi centoventi. Nei prefestivi e festivi le tre ore salgono a diciotto, il giornaliero a venticinque, i bambini restano a otto. Sotto i due anni si entra gratis. L’ingresso notturno del sabato costa venti euro.

Il biglietto si compra davvero in due posti soli: alla cassa dello stabilimento oppure sul negozio online delle Terme dei Papi, che invia un voucher digitale entro trenta minuti. Le prenotazioni online per il giorno stesso chiudono alle 15, i biglietti non usati valgono dodici mesi ma non si rimborsano, e la disdetta si fa solo per posta elettronica entro le 13 del giorno prima. Sui grandi portali di attività non risulta un biglietto d’ingresso dedicato.

Una nota sul prezzo festivo. Nel negozio online, alla data di consultazione, il giornaliero adulto risultava diciotto euro anche nella variante festiva, mentre la tabella della pagina piscina indica venticinque. Le fonti del gestore non concordano. Tenete per buona la cifra più alta se venite di domenica, e se il negozio vi mostra quella più bassa al momento dell’acquisto comprate lì e conservate la ricevuta con la tariffa.

Gli orari della piscina, secondo la pagina informazioni del negozio: lunedì dalle 9 alle 19, martedì chiusa per manutenzione ordinaria, dal mercoledì al venerdì dalle 9 alle 20, sabato dalle 9 all’una di notte con il bagno serale dalle 21, domenica dalle 9 alle 20. La pagina della piscina sul sito principale indica invece chiusura alle 19 per mercoledì, giovedì e domenica. Il centro termale dichiara apertura tutti i giorni dell’anno.

La chiusura del martedì è la regola da ricordare. Il gestore precisa che quando il martedì cade in un giorno festivo il turno di manutenzione viene anticipato o posticipato, quindi un martedì di Pasquetta o di Ferragosto la vasca è aperta e il giorno di chiusura slitta. In quei casi telefonate, perché l’avviso compare sul sito con poco anticipo e il centralino è l’unica conferma affidabile.

I pacchetti giornalieri servono a chi vuole anche la grotta. Terme Romane Base costa venticinque euro nei feriali e trentacinque nei festivi e comprende un ingresso in grotta più la piscina per tutto il giorno. Terme Romane Completo, quaranta o cinquanta euro, aggiunge il percorso vascolare. Il Day Spa, 90 euro nei feriali e 100 nei festivi, richiede prenotazione telefonica allo 0761 3501. Per la sola piscina non serve prenotare.

Una cosa che non ti dice nessuno sulle Terme dei Papi

La grande vasca che tutti chiamano bagno dei papi è un’opera del Novecento. La ricostruzione storica pubblicata dallo studioso viterbese Vincenzo Ceniti racconta che negli anni Trenta il Comune affidò le terme all’Opera Nazionale Dopolavoro, e fu il Dopolavoro a scavare la grande piscina natatoria alimentata dal Bullicame, di circa milleottocento metri quadrati. Oggi il gestore dichiara oltre duemila metri quadrati. La differenza non è spiegata dalle fonti pubbliche.

Questo è il nostro giudizio controcorrente: il nome è la parte meno onesta del posto. Chi arriva convinto di immergersi dove si immergeva Niccolò V nuota in una piscina del ventennio rimodernata. Il Bagno del Papa quattrocentesco, con le mura merlate e le finestre a croce descritte dalle fonti, non si visita qui. Il marchio vende il Quattrocento, la vasca è degli anni Trenta.

Detto questo, la cosa non toglie niente all’esperienza. Anzi, cambia la domanda giusta da farsi. La domanda non è se sia autentico, perché come bagno pontificio non lo è. La domanda è se una vasca pubblica di questa taglia, con acqua sorgiva a temperatura naturale, valga diciotto euro. Per me sì, e la ragione non ha niente a che vedere con i papi.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda la grotta. Molti la immaginano come una caverna dove ci si immerge. È invece un ambiente di vapore, con l’aria fra quarantacinque e quarantotto gradi e umidità satura secondo il gestore, dove si sta seduti e si suda. Ci vuole il colloquio preliminare con il medico termale, gratuito, e sotto i diciotto anni non si entra. Con i figli al seguito, la grotta la fate a turno.

La grotta naturale e il reparto cure

La grotta costa tredici euro e cinquanta come ingresso singolo sul negozio online, oppure entra nei pacchetti Terme Romane. Il gestore la presenta come un bagno turco naturale: la sorgente esce a cinquantotto gradi, le cascatelle d’acqua scaldano la roccia, il vapore sulfureo satura l’aria. L’accesso è consentito dai diciotto anni e richiede una visita medica preliminare gratuita, dopo la quale il medico può indicare trattamenti diversi.

Sulle proprietà dell’acqua ci si limita a riferire. Il gestore indica l’acqua della piscina come antiossidante, lenitiva e rigenerante e ne dichiara indicazioni per vie respiratorie, apparato locomotore, patologie cutanee croniche, apparato ginecologico e circolazione venosa e linfatica. Per la grotta parla di supporto nelle malattie reumatiche, articolari, cutanee e delle prime vie aeree. Sono dichiarazioni dello stabilimento. Per qualunque uso di cura, decide il vostro medico.

Le cure in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale richiedono la ricetta del medico con la diagnosi corretta e la tessera sanitaria, consegnate al desk il primo giorno. Il gestore indica un ticket di cinquantacinque euro a persona per un ciclo di dodici sedute consecutive. Il ciclo comprende, secondo il tipo di prescrizione, inalazioni, fanghi, grotta, percorso vascolare, irrigazioni o bagni terapeutici. Nella struttura operano otorini, dermatologi, ginecologi, cardiologi e angiologi.

Il gestore pubblica anche un elenco di controindicazioni per le cure, fra cui asma in fase avanzata, enfisema grave complicato, forme dermatologiche acute vescicolari e psoriasi nelle forme pustolose o eritrodermiche. Non è un elenco completo e non sostituisce il parere medico. Chi ha problemi cardiaci o di pressione dovrebbe parlarne con il proprio medico prima di passare un pomeriggio in acqua calda sulfurea, grotta o non grotta.

Il consiglio che ti do per visitare le Terme dei Papi

Andateci in inverno, in un giorno feriale, e comprate il biglietto delle tre ore. D’estate, con trentacinque gradi all’ombra, trentasei gradi in vasca sono un brodo, e la folla del fine settimana riempie i bordi. Da novembre a marzo, con l’aria fredda e il vapore che sale, la vasca diventa il posto dove ogni romano sensato vorrebbe stare un mercoledì di febbraio. Dodici euro per tre ore bastano e avanzano.

Evitate il martedì, che è il giorno di manutenzione, e la domenica, che costa di più e porta mezza provincia. Il mercoledì e il giovedì mattina sono i momenti più tranquilli. Arrivate all’apertura delle 9: la prima ora con poca gente e la luce bassa sulla vasca vale da sola la sveglia presto e il treno da Roma.

Portatevi tutto da casa. Il gestore chiede costume, ciabatte e accappatoio o telo, che in caso di dimenticanza si comprano nel negozio interno a prezzo di negozio interno. Non è consentito portare cibo dall’esterno, quindi il panino resta in macchina. Mettete in borsa un costume vecchio e scuro, un paio di ciabatte che non vi dispiace buttare e un sacchetto chiuso per i vestiti bagnati che puzzeranno di zolfo.

Sulla cuffia il gestore non indica un obbligo nelle pagine della piscina. Portatene comunque una in borsa, perché le regole dei bordi vasca cambiano con il personale di turno e comprarla sul posto costa. Portate anche una bottiglia d’acqua da bere: stare un’ora nell’acqua calda disidrata più di quanto sembri, e il bar interno non è economico come una fontanella.

L’ultimo consiglio riguarda il tempo in vasca. Uscite ogni venti o trenta minuti, sedetevi, bevete. L’acqua a trentasei gradi non dà la sensazione di calore eccessivo e per questo inganna. Ogni stagione vedo qualcuno che si alza di colpo dopo un’ora e mezza di ammollo e deve sedersi sul bordo con la testa che gira. Con bambini e anziani la regola vale il doppio.

Chi viene con un gruppo organizzato deve ragionare in modo diverso. Il gestore non pubblica tariffe di gruppo nelle pagine consultate, quindi le condizioni per comitive, scuole o associazioni vanno chieste direttamente al centralino o per posta elettronica. Conviene muoversi con qualche settimana di anticipo, soprattutto per le date invernali del fine settimana, e farsi confermare per iscritto orario di ingresso e disponibilità di spogliatoi per tutto il gruppo.

Terme dei Papi o pozze libere: il confronto onesto

A pochi chilometri dallo stabilimento ci sono le Piscine Carletti, vasche termali all’aperto a ingresso libero, aperte giorno e notte tutto l’anno, con un grande parcheggio gratuito non custodito. Ci sono le vasche del Bullicame, anch’esse gratuite, e più fuori il Bagnaccio, che dal 2025 è un parco termale a pagamento con prezzi più bassi dei nostri. Molti romani vi diranno che pagare è da turisti.

A nostro giudizio non è così, almeno non sempre. Alle pozze libere non ci sono spogliatoi, docce, bagni, custodia, illuminazione notturna. L’acqua esce a cinquantotto gradi e la temperatura nelle vasche dipende dalla distanza dalla sorgente, dal meteo e da come qualcuno ha spostato le pietre. Si esce bagnati, al freddo, in un parcheggio sterrato, e ci si cambia in macchina. D’inverno, con i bambini, fa tutta la differenza.

Alle Terme dei Papi pagate proprio questo: spogliatoio, doccia, asciugacapelli, una vasca grande dove la temperatura è costante e il fondo è regolare, un bar. Diciotto euro per una famiglia con due bambini diventano cinquantadue, che non è poco. Per una coppia di adulti che viene da Roma in treno una volta l’anno, è la scelta ragionevole. Per chi vive a Viterbo e va a bagnarsi ogni settimana, ovviamente no.

C’è poi una questione di convivenza. Le pozze libere sono aree pubbliche senza personale fisso, e la convivenza quotidiana è affidata al buon senso di chi le frequenta, con i limiti che si possono immaginare. Rifiuti, vetro, cani, musica a volume alto la sera sono i problemi ricorrenti. Chi cerca silenzio nel fine settimana d’estate, paradossalmente, lo trova più facilmente pagando il biglietto.

La regola: pozze libere in primavera e autunno, di mattina presto nei feriali, con scarpe da scoglio e un telo in più. Terme dei Papi d’inverno, con il freddo vero, e ogni volta che viaggiano bambini piccoli o persone che hanno bisogno di un bagno vero e di una doccia calda. Non è una gara fra autentico e commerciale. Sono due servizi diversi con due prezzi diversi.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Dante il Bullicame lo cita, e lo cita all’Inferno. Nel canto XIV il fiume di sangue bollente del settimo cerchio viene paragonato proprio alla sorgente viterbese: «Quale del Bulicame esce ruscello / che parton poi tra lor le peccatrici». Il paragone è con un ruscello di acqua calda che le peccatrici si dividono fra loro, e i commentatori antichi leggono in quei versi le prostitute che usavano acque separate del Bullicame.

È il fatto che tutti conoscono a Viterbo, ed è quello che nessuna pubblicità delle terme riporta per intero. Si scrive che Dante citò il Bullicame, e ci si ferma lì. Il contesto è meno elegante: un paragone infernale e un riferimento all’uso delle acque da parte delle donne di malaffare, confinate in vasche proprie. Che un marchio che si chiama Terme dei Papi eviti la seconda metà del verso si capisce.

Il secondo fatto poco citato riguarda i fanghi. Secondo il portale nazionale del turismo, il fango che lo stabilimento usa nei trattamenti viene dal lago vulcanico del Bagnaccio, cioè da una delle aree che oggi sono anche vasche aperte al pubblico con un biglietto d’ingresso. Lo stesso territorio fornisce l’acqua gratis a chi la cerca nei campi e il fango a pagamento a chi lo cerca in cabina. È il riassunto dell’economia termale viterbese.

Il terzo fatto è una cronaca medievale. Le fonti locali raccontano che il 28 maggio 1320 una tromba d’aria colpì Viterbo e che i cronisti videro schiere di corvi uscire dalla sorgente sulfurea del Bullicame e sorvolare la città. È materiale da cronaca cittadina medievale, da leggere come racconto di un evento meteorologico violento interpretato con gli occhi del tempo. Il vapore e il fumo della sorgente facevano il resto.

La foto giusta da fare alle Terme dei Papi

La foto giusta si fa d’inverno, di mattina, dal lato corto della vasca. Con l’aria fredda il vapore sale in colonne dalla superficie dell’acqua e la vasca sparisce a metà. Mettetevi in piedi sul bordo, con la vasca che si allunga davanti, e aspettate che una persona attraversi il vapore a una ventina di metri. È l’immagine che racconta il posto meglio di qualunque cartolina estiva con il cielo blu.

La seconda inquadratura è sulle bocche di pietra da cui entra l’acqua. Stringete sul getto, con il fondo della vasca fuori fuoco, e sottoesponete un poco: l’acqua sulfurea ha riflessi lattiginosi e azzurri che l’automatismo tende a spegnere. Il dettaglio della pietra incrostata di concrezioni biancastre dice più sulla chimica dell’acqua di qualunque analisi appesa al muro.

Attenzione al telefono. Il vapore sulfureo appanna l’obiettivo in un attimo e lo zolfo non fa bene a nessuna elettronica. Tenete il telefono nella busta impermeabile e tiratelo fuori solo per lo scatto. Il gestore chiede di evitare i telefoni nelle aree trattamenti, e in piscina vale il rispetto di chi fa il bagno: niente sconosciuti in primo piano senza il loro permesso.

Evitate la foto da cartolina d’agosto con la vasca piena, i lettini in fila e il cielo bianco di calura. È quella che fanno tutti ed è la meno fedele al posto, che dà il meglio con il freddo. Se venite al bagno serale del sabato, lasciate stare i colori e cercate le luci che si riflettono sull’acqua fumante: meno dettaglio, molta più atmosfera.

Come si arriva da Roma

In treno il gestore indica la tratta da Roma Ostiense verso Viterbo Porta Fiorentina, cioè la ferrovia regionale FL3 che parte anche da Roma Tiburtina e da San Pietro. Oltre Bracciano i treni per Viterbo passano circa una volta all’ora, e il viaggio completo richiede intorno alle due ore secondo l’orario del giorno. Controllate sull’app di Trenitalia che la corsa arrivi davvero a Viterbo e non si fermi a Cesano o Bracciano.

Dalla stazione allo stabilimento restano alcuni chilometri. Negli ultimi anni Trenitalia ha proposto il servizio combinato treno e bus chiamato Terme link, con un autobus in partenza dal piazzale della stazione di Porta Fiorentina e un biglietto unico che si acquista scegliendo come destinazione Viterbo Terme. Verificate sull’app se la destinazione è disponibile nel giorno che vi interessa. In alternativa, taxi dalla stazione o autobus urbani.

Il trasporto urbano di Viterbo è gestito dalla società Francigena. Il gestore delle terme non pubblica quale linea urbana fermi davanti all’ingresso, quindi controllate percorsi e orari sul sito di Francigena prima di partire, tenendo conto che i festivi hanno corse ridotte. Chi viaggia con bambini e borse bagnate, al ritorno, tende a pentirsi di non aver preso un taxi fino al treno.

In auto il gestore indica la Cassia bis fino a Vetralla, poi la superstrada Orte Viterbo fino all’uscita Viterbo Terme. Chi arriva da nord o dall’A1 esce a Orte e prende la stessa superstrada verso Viterbo fino alla stessa uscita. Da Roma nord, senza traffico, si arriva in poco più di un’ora. Il gestore non pubblica condizioni e tariffe del parcheggio: chiedetele al centralino.

Chi arriva da lontano ha come riferimento l’aeroporto di Fiumicino, a circa ottanta chilometri secondo il gestore, e il porto di Civitavecchia, a circa cinquanta. Da Civitavecchia molti gruppi delle crociere arrivano in pullman per una mezza giornata, e questo spiega certe mattine affollate nei giorni di scalo. Chi vuole evitarli chieda allo stabilimento se ci sono gruppi prenotati.

Il ritorno in treno richiede un minimo di pianificazione. Dopo tre ore in acqua calda la stanchezza arriva tutta insieme, e la corsa che avevate scelto la mattina può sembrare troppo presto o troppo tardi. Scaricate sul telefono l’orario del giorno della FL3 da Viterbo Porta Fiorentina, individuate almeno due treni possibili e calcolate il tempo dal bordo vasca alla stazione, compresi doccia, asciugacapelli e attesa del taxi o dell’autobus.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

In età romana l’area del Bullicame era già frequentata come zona termale, e le fonti locali ricordano autori come Tibullo, Marziale e il medico Scribonio Largo fra quelli che citano le acque della zona. Le tracce di impianti termali antichi si distribuiscono lungo il tracciato della Cassia intorno a Viterbo. Nessuna di queste tracce si visita dentro lo stabilimento di oggi, che occupa un’area moderna.

Nel Medioevo, secondo la ricostruzione di Ceniti, i bagni conobbero un lungo periodo di abbandono, perché la morale del tempo guardava con sospetto alle abitudini termali pagane. La ripresa passa per i papi. Nel 1235 Gregorio IX soggiornò a Viterbo e si curò alle acque, secondo la tradizione per il mal della pietra, cioè i calcoli. Le fonti locali ricordano anche Bonifacio IX, che nel 1404 cercò sollievo dai reumatismi.

Il salto arriva con Niccolò V, papa dal 1447 al 1455. Il pontefice fece costruire il Bagno del Papa, un edificio termale con mura merlate, finestre a croce e ambienti di pregio, descritto dalle fonti locali come un vero centro termale personale. È da qui che nasce la memoria su cui lo stabilimento moderno ha costruito il proprio nome, e che l’albergo interno richiama intitolandosi a Niccolò V.

Intorno al 1549 Michelangelo, ormai settantenne, si fermò a Viterbo per curarsi con le acque sulfuree. Ceniti riferisce che fece schizzi delle terme e scrisse di suo pugno la didascalia pianta del bagno di Viterbo. Chi segue le tracce dell’artista a Roma può leggere l’episodio insieme a Michelangelo a Roma, perché fa parte della stessa vecchiaia operosa degli ultimi cantieri romani.

Negli anni Trenta del Novecento il Comune affidò le terme all’Opera Nazionale Dopolavoro, che scavò la grande piscina alimentata dal Bullicame. Alla fine degli anni Ottanta, secondo il portale nazionale del turismo, lo stabilimento fu rinnovato e prese la forma di centro termale e benessere che vediamo oggi. L’albergo Niccolò V, secondo le fonti del settore, è della famiglia Sensi, lo stesso nome del largo in cui si trova l’ingresso.

Chi è passato dalle Terme dei Papi

Dante Alighieri, se non come bagnante almeno come lettore del paesaggio. Il paragone del canto XIV presuppone che il suo pubblico conoscesse il Bullicame, le sue acque fumanti e il suo uso diviso. Viterbo nel Duecento era città pontificia, sede di conclavi, e chi frequentava la curia passava da qui. Il verso sul Bulicame è la prova che la sorgente era un luogo noto in tutta l’Italia centrale.

Gregorio IX, il papa che dal 1235 soggiornò a Viterbo con regolarità, secondo le fonti locali. È il pontefice che apre la lunga stagione viterbese del papato, quella che porterà ai conclavi del Duecento nel palazzo papale. Per lui le acque del Bullicame erano una terapia concreta, non un marchio. Chi vuole capire quella Viterbo guardi il centro storico e la Macchina di Santa Rosa.

Niccolò V, al secolo Tommaso Parentucelli, il papa umanista che fondò la Biblioteca Vaticana e avviò la ricostruzione di Roma. A Viterbo lasciò il Bagno del Papa, e il suo nome resta sull’albergo dello stabilimento. È curioso che il pontefice che progettava la nuova San Pietro avesse tempo e denaro per un palazzo termale in provincia. Racconta quanto contassero le acque nella medicina del Quattrocento.

Michelangelo Buonarroti, vecchio e malato di calcoli, secondo la ricostruzione di Ceniti, venne a curarsi intorno al 1549 e disegnò la pianta del bagno. Chi ama l’artista trova a Roma il Chiostro di Michelangelo alle Terme di Diocleziano, cioè l’artista che lavora dentro un impianto termale antico. Il collegamento con il Bullicame è una di quelle coincidenze che fanno la gioia di chi racconta la città.

E poi i viterbesi, generazioni intere, che hanno imparato a nuotare nella vasca del Dopolavoro e poi in quella rinnovata. Ancora oggi, nei feriali d’inverno, la maggior parte dei bagnanti è gente della provincia che viene per le proprie articolazioni e per la chiacchiera. Sono loro il pubblico vero dello stabilimento, più dei gruppi in pullman, ed è con loro che conviene scambiare due parole sul bordo.

Quando andare, stagione per stagione

Da dicembre a febbraio la vasca dà il meglio. L’aria fredda fa salire il vapore, il contrasto fra acqua e aria è netto e le mattine feriali sono tranquille. L’unico problema è l’uscita: fra la vasca e lo spogliatoio ci sono alcuni metri all’aperto che a gennaio si percorrono di corsa. Accappatoio pesante e ciabatte chiuse diventano indispensabili, e un berretto di lana per la testa bagnata non è un’esagerazione.

In primavera e in autunno la temperatura dell’aria è gentile e si può alternare vasca e solarium senza patire. Sono anche le stagioni migliori per abbinare le terme a una visita lunga, perché la luce dura e le strade della Tuscia sono libere. In estate, invece, trentasei gradi in acqua con altrettanti fuori sono pesanti: meglio la sera del sabato o le primissime ore del mattino, prima che arrivino i gruppi.

Il bagno notturno del sabato

Il sabato la piscina resta aperta fino all’una di notte, con il bagno serale che il gestore chiama Bagno sotto le stelle dalle 21. L’ingresso notturno costa venti euro per gli adulti e otto per i bambini dai due agli undici anni sul negozio online. Il gestore segnala anche serate di spettacolo il venerdì nei mesi estivi, con orario dalle 21 all’una: controllate il calendario, perché cambiano di anno in anno.

Esiste poi la formula cena e bagno, sempre il sabato: due portate alla carta più il dolce, bevande escluse, in uno dei locali interni, con accesso alla piscina notturna, docce, spogliatoi e bar aperto fino alla chiusura. La prenotazione passa da un modulo online, da WhatsApp o dalla posta elettronica indicati sulla pagina. Il prezzo, alla data di consultazione, non era visibile: chiedetelo quando prenotate.

Il bagno notturno d’inverno è la cosa migliore che lo stabilimento offre. L’aria a cinque gradi, l’acqua a trentasei, il vapore che sale sotto i fari: è la ragione per cui vale la pena dormire a Viterbo invece di tornare a Roma. D’estate la stessa formula diventa una festa affollata con musica, e chi cerca calma farebbe meglio a scegliere una mattina feriale.

Un avviso pratico. L’ultimo treno per Roma parte molto prima dell’una di notte, quindi il bagno serale ha senso solo con l’auto o con una notte in città. Chi dorme in albergo interno esce dalla vasca e sale in camera. Chi dorme nel centro storico di Viterbo deve organizzare il rientro in taxi, e il sabato notte conviene prenotarlo prima.

La mappa delle acque calde intorno a Viterbo

Per orientarsi conviene sapere che le Terme dei Papi sono solo un punto di una fascia termale più ampia, a ovest della città. Le fonti locali ricordano che già in età romana le aree principali erano tre, Aquae Passeris, Paliano e il Bullicame, con quest’ultimo come sorgente più importante. Oggi quella fascia ospita stabilimenti privati, pozze libere, aree gestite da associazioni e campi coltivati, spesso a poche centinaia di metri gli uni dagli altri.

Le Piscine Carletti si trovano lungo strada Terme, a circa due chilometri e mezzo dal centro secondo le guide locali, con diverse vasche alimentate da due sorgenti e un parcheggio gratuito non custodito. Il Bullicame, sulla strada omonima, ha due vasche a ingresso libero. Sono aree pubbliche ad accesso libero, senza cancelli né biglietteria, frequentate a ogni ora del giorno e della notte da viterbesi e visitatori.

Più lontano, a circa otto chilometri dal centro lungo strada Castiglione, il Bagnaccio raccoglie cinque vasche con sorgenti molto calde e altre quasi fredde. Per anni lo ha gestito un’associazione con tessera, ma dal 2 agosto 2025 è un parco termale a pagamento affidato dal Comune a una società privata, con biglietto feriale da otto euro. È una formula a metà strada fra la pozza libera e lo stabilimento, e ha regole proprie che conviene leggere prima di andare.

Questa geografia spiega un equivoco frequente. Molti visitatori scrivono sui social di essere stati alle terme dei papi quando in realtà si sono bagnati alle Carletti o al Bullicame, gratis e senza biglietto. Il nome dello stabilimento è diventato un modo generico per indicare le acque di Viterbo. Quando qualcuno vi racconta com’era, chiedete se ha pagato il biglietto: capirete subito di quale posto sta parlando.

La stessa fascia continua verso l’interno con altre sorgenti minori e con strutture alberghiere che hanno piscine proprie alimentate da pozzi termali. Non sono accessibili liberamente e ognuna ha tariffe e condizioni sue, spesso legate al soggiorno. Chi cerca un bagno termale in giornata da Roma ha davanti, in pratica, tre scelte: lo stabilimento grande con servizi, le pozze pubbliche gratuite, il parco del Bagnaccio a biglietto ridotto.

Che cosa non aspettarsi

Non aspettatevi una spa di design. Lo stabilimento ha un’impostazione da centro termale italiano di tradizione, con reparti di cura convenzionati, medici, cabine per i fanghi, e una piscina esterna che è prima di tutto un grande bagno pubblico. Gli spogliatoi sono funzionali, non lussuosi. Chi arriva abituato ai centri benessere alpini con saune panoramiche e tisaneria compresa rischia di restare perplesso già alla cassa.

Non aspettatevi silenzio nei fine settimana d’estate. Con il caldo la vasca si riempie di famiglie, ragazzi, gruppi organizzati, e il bordo diventa rumoroso come quello di qualunque piscina pubblica. Il silenzio si trova nelle mattine feriali d’inverno, quando il pubblico è fatto soprattutto di pensionati della provincia che vengono per le articolazioni. È la stessa vasca, ma sono due posti diversi.

Non aspettatevi informazioni pubblicate su tutto. Il gestore non pubblica, nelle pagine consultate, le condizioni del parcheggio, una dichiarazione sull’accessibilità del percorso per chi si muove in carrozzina, un regolamento completo della vasca con obblighi di cuffia o limiti di età per la piscina. Per queste domande l’unico canale è il centralino allo 0761 3501 oppure la posta elettronica info@termedeipapi.it.

Non aspettatevi, infine, che l’odore sparisca con la doccia. Lo zolfo resta nei capelli, sulla pelle, nei costumi e nei teli per almeno una giornata, e in macchina si sente anche il giorno dopo. Chi deve andare a cena fuori o tornare al lavoro la sera stessa lo metta in conto. È il prezzo di un’acqua vera, e i viterbesi lo pagano volentieri da secoli.

Mangiare in zona

Dentro lo stabilimento non si può portare cibo dall’esterno, quindi per una giornata intera avete due strade: il bar e la tavola calda interni, oppure uscire e rientrare, sapendo che il biglietto giornaliero non prevede espressamente il rientro. Chiedete alla cassa prima di uscire. Il ristorante interno lavora anche con prenotazione, e il sabato sera è legato alla formula cena e bagno.

Chi mangia in città trova a Viterbo una cucina di terra seria, con zuppe, legumi, carne e le paste locali. Il problema sono i soliti segnali. Il menù con le foto plastificate dei piatti, tradotto in cinque lingue, parla a chi non sa che cosa sta ordinando. La signora che tira la sfoglia in vetrina è un richiamo scenico, non un indizio di qualità: la pasta seria si fa in cucina, la mattina, lontano dalla strada.

Diffidate del locale con la persona sulla porta che vi invita a entrare. Un posto che deve fermare i passanti per strada non ha clienti abituali, e i clienti abituali sono la sola garanzia che esista. Vale lo stesso per le cucine aperte senza interruzione dalla mattina a notte fonda: una brigata vera ha una pausa, perché deve riposare e preparare la cena.

Nei punti più battuti del centro storico, davanti ai monumenti, qualche locale adatta il prezzo al cliente: voci senza cifra sulla carta, formule vaghe come pesce del giorno, menù diversi fra i tavoli fuori e la sala interna. Chiedete il prezzo prima di ordinare, sempre. I viterbesi in quei posti non ci vanno, e non per snobismo: sanno dove si mangia la stessa cosa fatta meglio a metà prezzo.

Il criterio è guardare chi è seduto a tavola alle due di un giovedì. Se ci sono impiegati, operai e famiglie del posto, avete trovato. Per non andare a tentativi, tengo una selezione pubblica di indirizzi che frequento davvero: la nostra lista dei posti dove mangiamo noi. Non è sponsorizzata e cambia quando cambiano i posti.

Che cosa abbinare in giornata

La combinazione più semplice è la mattina nel centro storico di Viterbo e il pomeriggio in vasca, quando le gambe chiedono riposo. Dal centro si esce verso la frazione della Quercia, con il suo santuario rinascimentale, e poi verso Bagnaia e Villa Lante, che il gestore colloca a undici chilometri dallo stabilimento. I giardini d’acqua della villa e la vasca calda stanno bene nella stessa giornata.

Con l’auto si sale al Lago di Vico e nella Riserva naturale del Lago di Vico, oppure si va a Caprarola per il Palazzo Farnese. Verso est, a ventidue chilometri secondo il gestore, c’è il Parco dei Mostri di Bomarzo, che con i ragazzi funziona benissimo prima di un bagno caldo.

Verso nord il giro classico porta a Civita di Bagnoregio e al Lago di Bolsena, passando per Montefiascone. Chi ama l’archeologia ha vicino le rovine di Ferento e le necropoli rupestri di Castel d’Asso e Norchia, dove si cammina parecchio e la vasca, la sera, diventa una ricompensa.

Verso il mare si scende a Tuscania e a Tarquinia con la Necropoli dei Monterozzi. Lì vicino ci sono anche i Bagni di Sant’Agostino, pozze termali sulla costa. Nei borghi dei Cimini, Soriano nel Cimino e Vitorchiano sono mezze giornate che si legano bene a un pomeriggio in acqua.

Per chi colleziona acque calde, il Lazio offre un itinerario intero. Oltre alle pozze viterbesi ci sono le Terme Taurine e la Ficoncella a Civitavecchia, le Terme di Stigliano verso Canale Monterano, le Terme di Cretone in Sabina, le Acque Albule a Tivoli e più a sud le Terme di Fiuggi. Ognuna ha un’acqua diversa e un pubblico diverso.

Chi vuole capire da dove viene l’idea romana del bagno pubblico può fare il percorso al contrario, partendo da Roma. Le Terme di Caracalla mostrano la scala imperiale dell’impianto termale, con vasche riscaldate artificialmente. A Viterbo il calore lo mette la terra. Nel Viterbese altre acque particolari si vedono alle Cascate dell’Acquarossa e alla Solfatara di Nepi.

Domande frequenti

Quanto costa l’ingresso alle Terme dei Papi?

Secondo il listino della piscina monumentale, nei feriali l’ingresso di tre ore costa dodici euro e il giornaliero diciotto, nei prefestivi e festivi diciotto e venticinque. I bambini dai due ai dodici anni pagano otto euro, sotto i due anni entrano gratis. Il lettino costa cinque euro, l’ingresso notturno del sabato venti. Il negozio online può mostrare tariffe diverse per il festivo.

Serve prenotare la piscina?

Per la sola piscina monumentale la prenotazione non è richiesta: il biglietto si compra alla cassa oppure sul negozio online, che per il giorno stesso vende fino alle 15 e invia un voucher per posta elettronica. La prenotazione telefonica allo 0761 3501 è obbligatoria per il pacchetto Day Spa e consigliata per i trattamenti più lunghi. La cena con bagno del sabato si prenota a parte.

Qual è il giorno di chiusura?

La piscina esterna chiude il martedì per manutenzione ordinaria. Quando il martedì coincide con un giorno festivo, il gestore anticipa o posticipa la chiusura a un altro giorno della settimana. Il centro termale dichiara apertura tutti i giorni dell’anno per il resto dei servizi. Nei periodi di festa conviene telefonare prima di partire per avere conferma del turno.

La piscina è alimentata davvero dal Bullicame?

Il gestore dichiara che la piscina monumentale è alimentata esclusivamente dall’acqua della sorgente del Bullicame, che esce a cinquantotto gradi e raggiunge la vasca dalle bocche in pietra. In piscina la temperatura indicata è di circa trentasei gradi costanti. Il gestore classifica l’acqua come sulfurea, solfato, bicarbonato, alcalino terrosa, da cui l’odore intenso di zolfo.

I bambini possono entrare?

In piscina i bambini entrano con un biglietto ridotto da otto euro dai due ai dodici anni, gratis sotto i due anni. La grotta naturale invece è riservata ai maggiorenni e richiede una visita medica preliminare gratuita. Per le famiglie conviene il biglietto delle tre ore e un pomeriggio feriale, con pause frequenti fuori dall’acqua e molta acqua da bere.

Che cosa bisogna portare?

Il gestore chiede di portare costume, ciabatte e accappatoio o telo, acquistabili anche nel negozio interno. Non è consentito introdurre cibo dall’esterno. Spogliatoi, docce e asciugacapelli sono compresi nel biglietto. Conviene aggiungere un costume vecchio e scuro, un sacchetto per i vestiti bagnati e togliere i gioielli d’argento, che lo zolfo annerisce in pochi minuti.

Come si arriva da Roma con i mezzi pubblici?

Si prende la ferrovia regionale FL3 da Roma Ostiense, Tiburtina o San Pietro verso Viterbo Porta Fiorentina, in circa due ore. Dalla stazione si prosegue in taxi, con gli autobus urbani della società Francigena oppure, quando attivo, con il servizio combinato treno e bus Terme link di Trenitalia, acquistabile indicando come destinazione Viterbo Terme. Verificate orari e disponibilità il giorno prima.

È meglio andare alle pozze libere?

Le Piscine Carletti e le vasche del Bullicame sono gratuite e aperte a ogni ora, ma non hanno spogliatoi, docce, custodia né illuminazione, e la temperatura cambia da vasca a vasca. Le Terme dei Papi costano, ma offrono una vasca grande a temperatura costante, servizi completi e un bar. D’inverno e con i bambini lo stabilimento conviene, in primavera molti preferiscono le pozze.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e condizioni riportati qui risultano dalle pagine ufficiali del gestore richiamate nel testo alla data indicata in apertura: uno stabilimento privato cambia listini e formule con le stagioni, quindi ricontrollateli prima di partire. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Organizzare una giornata alle terme nel Viterbese significa incastrare treni regionali che passano una volta all’ora, chiusure del martedì che si spostano con le feste, pozze libere senza servizi e stabilimenti con regole diverse, per sé o per un gruppo di quaranta persone con i costumi bagnati. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.

Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, noleggi, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dalla Tuscia termale ai laghi vulcanici del nord fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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IndirizzoLargo Socrate Sensi 1 Viterbo Viterbo (VT), Borghi e paesini, Vicino Roma 01100
CategorieTerme

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