Terme Taurine e Ficoncella
Le Terme Taurine e la Ficoncella si trovano sulla provinciale 7b che sale da Civitavecchia verso Tolfa, a quattro o cinque chilometri dal centro, e sono due posti diversi. Le Terme Taurine, in via Terme di Traiano, sono l’area archeologica romana affidata dal Comune alla Direzione regionale Musei nazionali Lazio: nelle domeniche 4 e 11 ottobre 2026 aprono gratis dalle 14 alle 18. La Ficoncella, in strada della Ficoncella, è lo stabilimento termale comunale: sei euro la mezza giornata per chi non risiede, dieci la giornata intera.
Chi arriva da Roma confonde quasi sempre le due cose, e il motivo è il nome. Le Terme Taurine si chiamano anche Terme di Traiano, e a Roma esistono altre Terme di Traiano sul Colle Oppio che non hanno niente a che fare con queste. La Ficoncella invece è acqua calda vera, in vasche all’aperto dove ci si immerge. Nel primo posto si cammina fra muri antichi, nel secondo si entra in costume.
Dati verificati il 28 settembre 2026 sulle pagine del Comune di Civitavecchia dedicate ai due luoghi, sugli avvisi della Direzione regionale Musei nazionali Lazio riportati dalla stampa locale e sulle altre fonti richiamate nel testo. La situazione del sito archeologico è in movimento dopo i restauri e il cambio di gestione, e la Ficoncella ha appena riaperto con un’ordinanza nuova: telefonate prima di partire, perché orari e regole possono cambiare da una settimana all’altra.

Dove si trovano e perché sono due posti diversi
Uscite dall’autostrada A12 a Civitavecchia Nord e girate verso Tolfa sulla provinciale 7b: dopo circa un chilometro siete già nella zona delle acque. È una collina bassa, verde d’inverno e bruciata d’agosto, che guarda il Tirreno e il porto. Da qui il centro di Civitavecchia si vede in basso, con le gru delle banchine e le navi da crociera ormeggiate come palazzi.
Le Terme Taurine occupano un’area di circa due ettari. Sono un impianto termale romano in muratura, con vasche, corridoi, ambienti riscaldati e un giardino botanico chiamato Horti Traianei. L’acqua non si usa più: è un sito da visitare, non da vivere. La pagina del Comune le descrive come uno dei complessi termali romani meglio leggibili dell’Etruria meridionale, e il giudizio regge anche dopo tante visite.
La Ficoncella è l’opposto. Qui non si guarda, ci si bagna. Il Comune indica cinque vasche naturali alimentate da una sorgente calda, con temperature che vanno dai trenta ai cinquantasei gradi, e alcuni punti che toccano i sessanta. Intorno ci sono un solarium e un parcheggio riservato. È un posto frequentato dai civitavecchiesi tutto l’anno, con la loro routine, i loro orari e le loro abitudini.
Il legame fra i due luoghi è la sorgente. Le fonti antiche e quelle moderne concordano sul fatto che quella zona di colline fosse ricca di acque calde e sulfuree, e che la Ficoncella, in età romana, funzionasse come alternativa o complemento del complesso monumentale. Oggi la gerarchia si è rovesciata: l’impianto grande è muto, la polla piccola è quella che richiama più gente.
Una precisazione che risparmia errori ai navigatori. Per le Terme Taurine la pagina del Comune indica il giardino botanico sulla provinciale 7b, la stampa locale scrive via Terme di Traiano, e un numero civico il gestore non lo indica. Per la Ficoncella l’indirizzo è strada della Ficoncella. Impostate il nome del luogo, non la via, e fidatevi dei cartelli marroni negli ultimi cento metri.
Una curiosità sulle Terme Taurine e Ficoncella
La Ficoncella deve il nome a un albero. La pagina del Comune racconta che l’area prese il nome da un grande fico che faceva ombra alle vasche, e il diminutivo è rimasto anche quando l’albero non c’era più. È un toponimo contadino, nato dall’uso e non da un decreto, e dice molto sul rapporto che la città ha sempre avuto con queste acque: un posto di casa, non di rappresentanza.
Il nome delle Terme Taurine ha invece una storia letteraria e più complicata. Il riferimento è al toro, taurus in latino, e alla leggenda che il poeta Rutilio Namaziano mise per iscritto all’inizio del quinto secolo. Esiste poi una seconda ipotesi, più prosaica, che lega il nome a un luogo chiamato Aquae Tauri, e una terza che pensa a una famiglia romana. Ne parlo più avanti, capitolo per capitolo.
Il terzo nome, Terme di Traiano, è quello che crea più guai. Nasce dal fatto che l’imperatore ingrandì il porto di Centumcellae, la Civitavecchia antica, e che il grande ampliamento del complesso termale cade nel secondo secolo. A Roma però le Terme di Traiano sul Colle Oppio sono un’altra cosa, un impianto pubblico cittadino sopra la Domus Aurea. Se cercate su un motore di ricerca, controllate sempre la città nel risultato.
Ultima curiosità, e riguarda le tariffe della Ficoncella. Il Comune pratica due listini, uno per i residenti e uno per tutti gli altri, con una differenza che arriva al triplo: due euro la mezza giornata per chi vive a Civitavecchia, sei per chi arriva da fuori. È una scelta politica dichiarata, perché le vasche sono considerate un servizio alla cittadinanza prima che un’attrazione. Chi viene da Roma paga il prezzo del turista.
Le Terme Taurine: che cosa si vede nell’area archeologica
Il complesso è la somma di due impianti costruiti a distanza di più di due secoli. Il primo, di età repubblicana, risale al primo secolo avanti Cristo e la pagina del Comune lo colloca nel periodo sillano. Il secondo, molto più grande, è di età imperiale: nasce sotto Traiano e raggiunge la forma massima sotto Adriano, con i lavori datati dalle fonti moderne fra il 123 e il 136 dopo Cristo.
Del settore repubblicano si riconoscono un peristilio d’ingresso, un tepidario, un laconico per i bagni di sudore secco e un calidario, con gli ambienti di servizio. Le murature sono in opera reticolata, quella trama di piccoli blocchetti di tufo disposti a rete che si riconosce al primo sguardo. È la parte più piccola e più antica, e chi ha l’occhio allenato la distingue subito dal laterizio imperiale.
Il settore imperiale raddoppia gli ambienti e aggiunge funzioni. Ci sono il calidario con le volte, il frigidario, le vasche, un heliocaminus che sfruttava il sole per scaldare un ambiente, un criptoportico, sale per i massaggi, spogliatoi, piccole stanze chiamate cubicula, una palestra e una biblioteca. Le latrine vengono attribuite alla fase adrianea. I pavimenti conservano tratti di mosaico a tessere bianche e nere.
Accanto ai ruderi c’è il giardino botanico, gli Horti Traianei, dove sono coltivate specie vegetali note nel mondo antico. Non aspettatevi un orto botanico universitario: è un giardino didattico, curato a ondate secondo le forze disponibili, che serve a dare un’idea del paesaggio vegetale di un impianto termale romano. D’estate l’area ospita concerti, spettacoli e manifestazioni che le associazioni locali organizzano nelle serate calde.
La cosa che colpisce di più, entrando, è la leggibilità. In molti siti termali romani, a partire dalle Terme di Caracalla, la scala è talmente grande che si perde il filo del percorso. Qui il circuito si capisce camminando: si passa dal fresco al tiepido al caldo e si vedono ancora le sospensure dei pavimenti riscaldati. È una lezione di architettura termale in miniatura.
Che cosa non vedrete. Le decorazioni in marmo, le statue e buona parte dei mosaici sono stati asportati o spostati nel corso dei secoli, e il visitatore trova muri, pavimenti e volte, non ambienti arredati. Chi arriva aspettandosi Pompei resta deluso. Chi sa leggere una pianta esce contento. La differenza la fa la preparazione, e mezz’ora di lettura prima di salire cambia l’esperienza.
Una cosa che non ti dice nessuno sulle Terme Taurine e Ficoncella
Le informazioni pratiche che girano online sulle Terme Taurine sono per lo più vecchie. Orari del mattino, tariffe di cinque o otto euro, numeri di cellulare della Pro Loco: tutto questo descrive una gestione che nel frattempo è cambiata. Il 16 ottobre 2025 il Comune di Civitavecchia e la Direzione regionale Musei nazionali Lazio hanno firmato una convenzione che affida allo Stato la gestione e la valorizzazione del complesso.
La convenzione prevede la concessione in uso gratuito dell’area comunale alla Direzione regionale, che si occupa di manutenzione, amministrazione e fruizione pubblica. Poche settimane dopo il sito è stato chiuso per lavori: il servizio di informazione del porto indica una chiusura dal 7 novembre 2025 al 30 giugno 2026. La stampa locale ha poi dato conto della riapertura dopo i restauri, presentata come un modello di rilancio culturale per la città.
Nel dicembre 2025 la Direzione regionale ha pubblicato un avviso per un partenariato speciale pubblico privato che copre le Terme Taurine e il Museo archeologico nazionale di Civitavecchia. La durata prevista è di tre anni rinnovabili per altri tre, e i soggetti ammessi sono associazioni, fondazioni, enti del terzo settore e operatori con esperienza nel patrimonio. La scadenza, prima fissata al 17 marzo 2026, è stata prorogata al 15 maggio.
Che cosa significa per voi. Che le aperture ordinarie del sito dipendono da chi ha vinto quel partenariato e da come verranno organizzate, e il gestore non pubblica ancora un orario stabile per l’autunno 2026. La pagina del Comune, ferma a marzo, riporta ancora l’orario della Pro Loco dalle 9.30 alle 13. Prima di salire telefonate e chiedete se in quel giorno c’è davvero qualcuno al cancello.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda la Ficoncella. Nell’estate 2026 è rimasta chiusa per circa cinquanta giorni, fra luglio e agosto, dopo i controlli della Asl Roma 4 e dei Carabinieri. La stampa locale ha riportato le carenze rilevate: mancava l’assistente bagnanti, la cartellonistica era insufficiente, non c’era personale formato per la rianimazione né una postazione attrezzata di primo soccorso. La riapertura è arrivata ai primi di settembre.
La Ficoncella: vasche, temperature e regole
Lo stabilimento è di proprietà del Comune di Civitavecchia, e la stampa locale indica Civitavecchia Servizi Pubblici, la società partecipata del Comune, come soggetto che cura manutenzione e valorizzazione. Le vasche sono cinque, all’aperto, scavate e rivestite, con l’acqua che scende da una vasca all’altra e perde calore lungo il percorso. Le più calde sono quelle vicine alla sorgente, le più tiepide quelle in basso.
Il Comune indica una temperatura compresa fra trenta e cinquantasei gradi, con punti che possono arrivare a sessanta. La nuova ordinanza del sindaco vieta l’immersione nelle vasche sopra i quarantacinque gradi e impone di indicare la temperatura di ciascuna. Il dato conta: cinquanta gradi non sono un bagno caldo, sono acqua che scotta. Nelle vasche più alte si mettono al massimo i piedi, e per poco.
Sull’acqua, la pagina del Comune la descrive limpida e incolore, dal sapore leggermente amarognolo, ricca di solfati e minerali, e senza l’odore forte di altre sorgenti sulfuree. Il Comune indica anche benefici per la pelle, le vie respiratorie, le articolazioni e altro ancora. Sono affermazioni del gestore, non diagnosi. Chi ha una condizione di salute chieda al proprio medico prima di immergersi in acqua così calda.
Il Comune non pubblica un elenco di controindicazioni. L’ordinanza però fissa alcune regole che valgono come avvertenze: i ragazzi sotto i sedici anni possono entrare in vasca solo con la sorveglianza continua di un adulto, sono vietati tuffi e corse, è vietato bere alcolici prima e durante il bagno, e a ogni ingresso si firma una dichiarazione di assunzione di responsabilità. C’è un punto di primo soccorso fuori dalle vasche.
Le altre regole pubblicate sono poche e precise. Lo scontrino si conserva e si mostra all’uscita, perché la tariffa dipende dalla fascia oraria. I cani sono ammessi solo nell’area del parcheggio, al guinzaglio e con la museruola, mai vicino alle vasche. Il servizio di informazione del porto aggiunge che la doccia prima del bagno è obbligatoria e che ci sono bar, spogliatoi, sedie e lettini: portatevi comunque ciabatte e asciugamano.
Una nota sul fondo. Le vasche della Ficoncella sono rivestite e non sono pozze libere nel fango, ma i bordi bagnati scivolano e il calcare depositato dall’acqua calda crea superfici irregolari. Il vetro in vasca è una pessima idea anche dove non c’è un divieto scritto. Chi viene con persone anziane o con bambini piccoli scelga le vasche basse e più tiepide, e resti vicino.
Orari, tariffe e come si entra
Terme Taurine. Le date confermate sono le aperture straordinarie di domenica 4 e domenica 11 ottobre 2026, dalle 14 alle 18, con ingresso libero e visita libera. Domenica 27 settembre, per le Giornate europee del patrimonio, l’apertura era dalle 14.30 alle 18.30. Per gli altri giorni il gestore non indica ancora un orario ordinario, e la tariffa stabile dopo la riapertura non è pubblicata.
Il canale ufficiale per il sito archeologico è la pagina del Comune sulle Terme Taurine, insieme alla sezione dei luoghi della Direzione regionale Musei nazionali Lazio. Per la Ficoncella c’è la pagina del Comune sulla Ficoncella. Non esistono biglietti online sui portali di rivendita per nessuno dei due luoghi: i prodotti che si trovano sono giri in autobus della città che passano davanti al sito, non ingressi.
Per completezza, la pagina del Comune riporta ancora le tariffe della gestione precedente: cinque euro sopra i venticinque anni, tre euro fra i diciotto e i venticinque anni e per gli insegnanti, gratis sotto i diciotto anni con il nucleo familiare, otto euro con la visita guidata domenicale. Se al cancello trovate un listino diverso, vale quello. Il recapito indicato dalla stessa pagina è il 351 3440202.
Ficoncella. Dal 14 settembre 2026 è in vigore l’orario invernale, con apertura continuata tutti i giorni dalle 8 alle 20. D’estate, dal 12 giugno a fine agosto, l’orario è diviso in due turni, dalle 8 alle 14 e dalle 18 a mezzanotte, con la pausa pomeridiana dedicata a manutenzione, pulizia e sanificazione delle vasche. Nel 2026 l’orario estivo è stato prolungato fino al 14 settembre.
Le tariffe per chi non risiede a Civitavecchia sono sei euro per la mattina, dalle 8 alle 14, sei euro per il pomeriggio, dalle 14 alle 20, e dieci euro per l’intera giornata. La fascia serale estiva, dalle 20 a mezzanotte, costa dieci euro. Per i residenti i prezzi sono due, due, tre e cinque euro. Entrano gratis i bambini sotto i sei anni e le persone con disabilità, solo nelle ore diurne.
Il parcheggio si paga a parte. Il Comune indica cinquanta centesimi l’ora per tutti, oppure una tariffa giornaliera di quattro euro per chi non risiede. I recapiti pubblicati per la Ficoncella sono il 366 6323146 e i numeri del Comune 0766 590241, 590242 e 590212, con la posta dell’ufficio relazioni con il pubblico, urp@comune.civitavecchia.rm.it. Sulla chiusura settimanale le fonti non concordano: chiedete al telefono.
Il consiglio che ti do per visitare le Terme Taurine e Ficoncella
Fate le due cose nello stesso giorno, nell’ordine giusto: prima i ruderi, poi l’acqua. La visita alle Terme Taurine chiede testa e gambe, e il bagno alla Ficoncella le toglie tutte e due. Chi fa il contrario arriva al sito archeologico rilassato, accaldato e con la pelle che tira, e i muri romani gli scivolano addosso. Il bagno viene meglio come ricompensa, alla fine.
Con le aperture di ottobre questo significa pranzo presto a Civitavecchia, sito archeologico dalle 14, poi mezza giornata pomeridiana alla Ficoncella fino alle 20. Con i biglietti a fascia oraria il conto è semplice: sei euro per il pomeriggio, e il parcheggio a ore. Ricordate che la fascia pomeridiana comincia alle 14: entrare alle 17 costa come entrare alle 14.
Portate due cambi. Uno per il sito, con scarpe chiuse, perché fra i ruderi ci sono ghiaia, erba alta e scalini irregolari, e uno per le vasche, con ciabatte di gomma che non scivolano. Un asciugamano grande e uno piccolo, acqua da bere in borraccia di plastica o metallo, niente vetro. L’acqua calda disidrata più di quanto si pensi, soprattutto dopo un’ora in vasca.
Ascoltate chi c’è già. Alla Ficoncella i frequentatori abituali conoscono ogni vasca e vi diranno volentieri dove entrare e dove no, a che ora c’è meno gente, quando è appena stata pulita. È l’unico caso in cui il consiglio del vicino di vasca vale più di qualsiasi guida. Chiedete con garbo, in italiano se potete: la risposta arriva sempre.
Non restate a lungo nelle vasche più calde. Dieci minuti, poi fuori a sedersi all’aria, poi di nuovo dentro. È la regola che applicano i civitavecchiesi da generazioni, e la nuova ordinanza la mette per iscritto con il limite dei quarantacinque gradi per l’immersione. Se vi gira la testa uscite subito e avvisate il personale: il punto di primo soccorso esiste proprio per questo.
La leggenda del toro: documento, tradizione, leggenda
Il documento. Nel 416 dopo Cristo il poeta Rutilio Claudio Namaziano, già prefetto di Roma, lascia la città per tornare nella sua Gallia e racconta il viaggio in un poemetto in distici, il De reditu suo. Nel primo libro, dopo la descrizione del porto di Centumcellae, scrive che vale la pena conoscere le terme dette del Toro, a tre miglia, e spiega da dove viene il nome.
Il testo di Rutilio presenta due versioni e non sceglie fra le due. Nella prima un toro, sfregando le corna contro un tronco e raspando il terreno prima di uno scontro, avrebbe scoperto la sorgente calda. Nella seconda un dio avrebbe preso l’aspetto e le armi di un giovenco per rivelare il dono dell’acqua. Il poeta paragona la scena alla fonte Ippocrene, aperta dallo zoccolo di un cavallo per le Muse.
Rutilio aggiunge un dettaglio concreto: sul posto erano affissi versi di un poeta di nome Messalla, che nobilitavano il campo e che, scrive, trattenevano chi entrava e chi usciva. Questo è l’elemento più interessante del passo, perché descrive un’iscrizione poetica esposta nell’impianto termale all’inizio del quinto secolo. Il testo di quei versi non si è conservato. Resta solo la notizia che esistevano.
La tradizione. A Civitavecchia la storia si racconta in una forma più semplice: un toro raspa la terra prima di una lotta e fa sgorgare una polla d’acqua calda e sulfurea. È la versione che trovate sulla pagina del Comune e nei materiali turistici. Toglie il dio, toglie Messalla, toglie la fonte delle Muse, e tiene l’immagine forte dell’animale che scava. Funziona benissimo con i bambini.
La leggenda, cioè la parte che nessun documento sostiene, riguarda le proprietà miracolose dell’acqua e i racconti di guarigioni prodigiose legati al toro. Su questo il testo antico non dice nulla: Rutilio loda l’odore puro e il sapore delicato dell’acqua, al punto che il bagnante esita fra berla e bagnarsi, ma non promette miracoli. Tutto il resto è aggiunta successiva.
Accanto alla leggenda ci sono le ipotesi degli studiosi. Una lega il nome a un luogo o a uno specchio d’acqua chiamato Aquae Tauri, a circa un chilometro, da cui sarebbe venuta l’acqua termale. Un’altra pensa a Tito Statilio Tauro, generale di Augusto e costruttore del primo anfiteatro in pietra di Roma. Nessuna delle due è dimostrata. Il toro di Rutilio resta la spiegazione più antica scritta.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Le terme non si capiscono senza il porto. Traiano, all’inizio del secondo secolo, fece costruire a Centumcellae un grande scalo artificiale che doveva alleggerire il traffico dei porti di Roma, e intorno al porto nacque la città. L’impianto termale sulla collina è parte dello stesso progetto imperiale: un luogo di cura e di ozio a poca distanza dal cantiere e dalla villa dell’imperatore.
Plinio il Giovane, in una sua lettera, racconta di essere stato convocato da Traiano nella villa di Centumcellae per un consiglio e descrive il porto in costruzione. Alcuni studiosi hanno proposto di collegare le terme a quella villa imperiale, ma è un’ipotesi. Per vedere la scala dei progetti portuali di quegli anni andate ai Porti imperiali di Claudio e Traiano a Fiumicino.
Il secondo fatto poco citato è che il nome di Traiano, a Civitavecchia, è ovunque e spesso a sproposito. La città si considera fondata dall’imperatore, e in parte è vero, ma le terme esistevano già da quasi due secoli quando Traiano arrivò. Il settore repubblicano è più vecchio di lui. Chiamarle Terme di Traiano è comodo, non è corretto, e confonde con i monumenti romani.
Chi vuole il Traiano vero lo trova a Roma, nel Foro di Traiano e nei Mercati di Traiano, oppure nella villa di Arcinazzo Romano. E chi vuole l’Adriano costruttore, quello a cui si deve la fase più ricca del complesso di Civitavecchia, ha una sola destinazione obbligata: Villa Adriana a Tivoli, con le sue terme grandi e piccole.
Sicurezza, ordinanza del 2026 e chiusure
La chiusura estiva della Ficoncella è nata da un episodio concreto: il malore di un bagnante anziano nelle vasche ha fatto emergere le carenze di sicurezza, e i controlli successivi hanno portato allo stop. La riapertura di settembre è accompagnata da una nuova ordinanza del sindaco e da due documenti, uno sulla gestione dei rischi per gli utenti e un regolamento sulla sicurezza degli utenti dei Bagni della Ficoncella.
Le regole più importanti sono già elencate: niente immersione sopra i quarantacinque gradi, temperatura indicata vasca per vasca, minori di sedici anni solo con un adulto che sorveglia, niente tuffi, niente alcol, firma della dichiarazione a ogni ingresso. Il testo completo dell’ordinanza si consulta sul sito del Comune. Leggetelo prima di andare, perché al cancello nessuno ha tempo di spiegarlo a ogni visitatore.
La Ficoncella resta chiusa quando il Comune lo decide per manutenzione o per motivi di sicurezza, e le chiusure vengono annunciate sulla pagina del Comune e sui canali social dello stabilimento. Il servizio di informazione del porto indica una chiusura il lunedì, la pagina del Comune parla di apertura tutti i giorni. Le fonti non concordano, quindi il lunedì telefonate prima di mettervi in macchina.
Per le Terme Taurine vale il discorso opposto: il sito è chiuso tranne quando è aperto. Le aperture dipendono dalla Direzione regionale e dal soggetto che gestisce le visite, e dopo i lavori il calendario è ancora in costruzione. Non contate di trovare il cancello aperto un martedì mattina qualsiasi. Contate sulle date annunciate e, per le altre, sul telefono.
Sul sito archeologico le avvertenze sono quelle di ogni area di scavo all’aperto. Il terreno è irregolare, alcuni ambienti hanno dislivelli senza parapetto, d’estate non c’è ombra fra i muri e il sole picchia sulle superfici chiare. Portate acqua e cappello. Chi si muove in carrozzina chieda in anticipo quali percorsi sono praticabili, perché una dichiarazione di accessibilità del sito non risulta pubblicata.
La foto giusta da fare alle Terme Taurine e Ficoncella
La foto delle Terme Taurine si fa dal lato alto dell’area, guardando verso il mare. Mettete in primo piano un muro in laterizio con le sue arcate, lasciate i ruderi nel piano medio e fate entrare in fondo la linea del Tirreno. È l’immagine che spiega il posto: un impianto termale costruito per guardare il mare, non per chiudersi fra i muri. Funziona con il sole basso di ottobre.
La seconda inquadratura è un dettaglio: le pilae delle sospensure, le colonnine di mattoni che reggevano il pavimento riscaldato. Abbassatevi, mettetevi di lato e lasciate che la fila di pilastrini tiri la prospettiva. È la foto che fa capire il riscaldamento romano a chi non l’ha mai visto, e con il cellulare in modalità ritratto viene bene anche senza attrezzatura.
Alla Ficoncella la regola è un’altra, e viene prima della fotografia: le persone in costume sono persone, non paesaggio. Chiedete sempre prima di riprendere qualcuno in vasca, e se volete la foto delle vasche fumanti fatela all’apertura delle 8 o poco prima della chiusura, quando c’è meno gente. D’inverno il vapore sull’acqua calda con l’aria fredda del mattino dà l’immagine migliore.
Evitate lo scatto dall’alto con il telefono sopra le vasche. Il vapore appanna la lente, l’umidità entra dove non dovrebbe, e un cellulare che cade in acqua a cinquanta gradi non si recupera. Tenete il telefono in una busta impermeabile se proprio volete fotografare dall’acqua. Meglio ancora, lasciatelo nello zaino e fate le foto quando siete asciutti.
Come si arriva da Roma
In treno si prende un regionale della linea FL5 per Civitavecchia. Si parte da Roma Termini, e lungo la linea si può salire anche a Ostiense, Trastevere e San Pietro, comodi per chi dorme fuori dal centro. I regionali impiegano intorno a un’ora e venti minuti fino a Civitavecchia e partono per tutta la giornata, dalla prima mattina fino a sera tardi. Controllate orari e tariffa sul sito di Trenitalia.
Dalla stazione di Civitavecchia alle terme mancano quattro o cinque chilometri in salita. Il servizio di informazione del porto indica la linea urbana B, con tre corse al mattino dalla stazione, alle 9.10, alle 11.10 e alle 12.10, e un tragitto fra i trentacinque e i quaranta minuti. Il trasporto urbano è gestito da Civitavecchia Servizi Pubblici: chiedete conferma degli orari prima, perché nei festivi e d’estate le corse cambiano.
Per il ritorno il problema è evidente: se le corse urbane sono solo al mattino, al pomeriggio l’autobus non c’è. La soluzione realistica è il taxi, che si trova alla stazione di Civitavecchia e che si può chiamare anche tramite l’applicazione indicata dal servizio del porto. Concordate il ritorno con lo stesso tassista all’andata, e fatevi lasciare un numero diretto.
In auto da Roma si prende l’autostrada A12 verso Civitavecchia e si esce a Civitavecchia Nord, poi si gira verso Tolfa sulla provinciale 7b. Dopo circa un chilometro si arriva alla zona delle terme. Da Roma il viaggio richiede circa un’ora senza traffico. Nei fine settimana d’estate il rientro verso Roma sull’autostrada si intasa nel tardo pomeriggio: partite presto oppure dopo cena.
Chi arriva in crociera ha un punto a favore e un rischio. Il punto a favore è la distanza: dal porto sono pochi chilometri. Il rischio è l’orario: le aperture delle Terme Taurine sono rare e al pomeriggio, e il bagno alla Ficoncella dopo pranzo lascia poco margine prima dell’imbarco. Contate i minuti e tenete un’ora di sicurezza per il rientro al terminal.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Prima di Roma ci sono gli Etruschi. La pagina del Comune attribuisce a loro il primo insediamento termale sulla collina, e la zona fa parte dello stesso territorio delle grandi città etrusche della costa, da Tarquinia a Cerveteri. Dell’uso etrusco delle sorgenti restano poche tracce leggibili dal visitatore, ma il dato spiega perché i Romani trovarono il posto già noto.
Nel primo secolo avanti Cristo, nel periodo che il Comune collega a Silla, viene costruito il primo impianto romano, in opera reticolata. Fra la fine del primo e l’inizio del secondo secolo dopo Cristo, con Traiano, la città di Centumcellae prende forma intorno al nuovo porto. Fra il 123 e il 136, sotto Adriano, il complesso termale raggiunge la sua estensione massima.
Nel 416 Rutilio Namaziano visita le terme e ne scrive. Nella seconda metà del sesto secolo, durante e dopo la guerra fra Goti e Bizantini, il complesso smette di funzionare e viene abbandonato. Le fonti moderne riportano una menzione delle terme in una lettera di papa Gregorio Magno del 593. Poi il silenzio, per più di mille anni, con i ruderi usati come cava.
Dalla metà del Settecento lo Stato pontificio avvia i primi scavi e sistema intorno ai resti un giardino all’italiana. Gli scavi proseguono a ondate nell’Ottocento. Nel 1922 lavora qui Raniero Mengarelli, lo stesso archeologo che ha scavato la Necropoli della Banditaccia. Dagli anni Cinquanta i restauri si concentrano sulle volte del calidario, sull’heliocaminus, sul criptoportico e sul laconico.
Nel 2020 il sito riapre al pubblico dopo un restauro. Il 16 ottobre 2025 arriva la convenzione fra Comune e Direzione regionale Musei nazionali Lazio, a novembre la chiusura per nuovi lavori, a dicembre l’avviso per il partenariato. Nel settembre 2026 le prime aperture straordinarie gratuite. Sul fronte della Ficoncella, l’estate 2026 è quella della chiusura dopo i controlli e della nuova ordinanza.
Chi è passato dalle Terme Taurine e Ficoncella
Rutilio Claudio Namaziano, gallo romano, funzionario imperiale, prefetto di Roma negli anni dopo il sacco di Alarico. Lascia la città nel 416 e scende lungo la costa tirrenica verso nord, fermandosi nei porti. Il suo poemetto è uno degli ultimi sguardi pagani sull’Italia romana, e il passaggio sulle terme del Toro è l’unica descrizione antica del luogo arrivata fino a noi.
Traiano, l’imperatore del porto. Secondo la pagina del Comune avrebbe fatto il bagno anche alla Ficoncella, e la tradizione cittadina lo dà per certo. Di sicuro c’è che a Centumcellae aveva una villa e un cantiere portuale, e che passava qui del tempo. Il resto, il bagno imperiale nella polla del fico, è racconto locale piacevole e senza documenti.
Adriano, il costruttore della fase più grande. Non esiste un racconto di sue visite, ma la mano del suo tempo si riconosce nella qualità delle murature e nelle soluzioni tecniche come l’heliocaminus. Chi conosce le grandi terme adrianee di Tivoli ritrova qui la stessa idea di benessere organizzato, in formato ridotto e di provincia.
Giuseppe Garibaldi compare nella lista dei frequentatori illustri della Ficoncella che il Comune riporta. Non ci sono dettagli sulla data o sulla durata del soggiorno, e il dato va preso come tradizione cittadina. Garibaldi, negli ultimi anni, soffriva di dolori articolari e frequentò varie località termali italiane: una sosta a Civitavecchia è plausibile, ma il Comune non indica documenti.
E poi i civitavecchiesi, in massa, da generazioni. La Ficoncella è il posto dove i nonni portavano i nipoti, dove i pensionati si ritrovano al mattino presto, dove i portuali andavano dopo il turno. Questa frequentazione popolare continua è la vera storia del posto, più di qualunque visita illustre, e spiega perché la città abbia difeso le tariffe basse per i residenti.
Mangiare in zona
Civitavecchia è una città di porto con milioni di crocieristi l’anno, e questo si vede nella ristorazione vicino alle banchine e alla stazione. Accanto ai posti seri, che esistono e che i civitavecchiesi frequentano, c’è una fascia di locali costruiti per chi scende dalla nave e ha due ore di tempo. Distinguerli è facile se si sa che cosa guardare.
Primo segnale: il menu con le fotografie dei piatti, plastificato, tradotto in cinque lingue. Un locale che deve mostrarvi l’immagine degli spaghetti alle vongole sta parlando a chi non sa che cosa siano. Secondo segnale: la persona sulla porta che vi ferma per strada e vi invita a entrare. Un posto che deve procurarsi i clienti sul marciapiede non ha clienti abituali, e i clienti abituali sono la garanzia vera.
Terzo segnale: la signora che tira la pasta fresca in vetrina o davanti all’ingresso. È scena, pensata per fermare il passante. La pasta fatta bene si prepara in cucina al mattino. Quarto segnale: la cucina aperta senza pausa dalla mattina a notte. Una brigata vera si ferma nel pomeriggio, perché deve riposare e preparare il servizio della sera.
Quinto segnale, tipico delle zone di porto: le voci senza prezzo, il pesce del giorno a peso senza indicazione del costo al chilo, i listini diversi fra i tavoli fuori e la sala interna, il conto che cambia secondo il cliente. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare il pesce. I romani e i civitavecchiesi in quei posti non ci vanno, e non per snobismo: sanno come finisce.
Alla Ficoncella il bar dello stabilimento copre il necessario per una pausa. Per un pasto vero scendete in città o salite verso Tolfa, dove le trattorie lavorano con la carne dei Monti della Tolfa. Il criterio resta uno: guardare chi è seduto e in che lingua ordina. Per orientarvi senza tentativi c’è la nostra lista dei posti dove mangiamo noi.
Che cosa abbinare in giornata
Il primo abbinamento è la città stessa. Civitavecchia ha un centro storico ricostruito dopo i bombardamenti della guerra, il forte che chiude il porto e il Museo archeologico nazionale, che la stessa Direzione regionale gestisce e che fa parte del partenariato con le terme. Una mattina in città e un pomeriggio in collina è la giornata più sensata.
Il secondo è la costa. Verso nord, oltre la Frasca, ci sono i Bagni di Sant’Agostino e le Saline di Tarquinia. Verso sud, Santa Marinella, Santa Severa con il castello, il santuario di Pyrgi e la riserva di Macchiatonda.
Il terzo è l’interno. La provinciale 7b che passa davanti alle terme sale verso Tolfa e Allumiere, i paesi dell’allume, con il faggeto di Allumiere che d’autunno cambia colore. Venti minuti di curve e il paesaggio passa dal porto industriale ai pascoli dei cavalli. È il contrasto migliore che la zona sappia offrire.
Il quarto è archeologico. A mezz’ora c’è Tarquinia con la necropoli dei Monterozzi e le tombe dipinte. Più a sud, Cerveteri e la Banditaccia. Chi vuole restare sul tema delle terme romane può fare il confronto con Ostia Antica, dove i complessi termali sono tanti e in città.
Il quinto è un giro delle acque calde del Lazio. Le altre schede di questa serie coprono le Terme dei Papi e il Bullicame a Viterbo, con le Piscine Carletti, e poi le Terme del Bagnaccio, le Terme di Stigliano, le Terme di Cretone e le Terme di Fiuggi. Vicino a Roma ci sono anche le Acque Albule.
Chi preferisce l’acqua fredda e i boschi ha la Caldara di Manziana, con le sue polle gassose, e la Mola di Oriolo Romano, entrambe nell’entroterra verso il lago di Bracciano. Sono gite diverse, meno organizzate e più libere, che si combinano male con la Ficoncella nella stessa giornata ma bene in un fine settimana.
L'opinione controcorrente è questa: quasi tutti vengono qui per la Ficoncella e trattano le Terme Taurine come un’aggiunta. È un errore di prospettiva. Di vasche calde il Lazio ne ha parecchie, e alcune sono più comode e meglio attrezzate. Un impianto termale romano così leggibile, invece, sulla costa non ce l’ha nessun altro. Se dovete scegliere, scegliete i ruderi.
Domande frequenti
Terme Taurine e Ficoncella sono la stessa cosa?
No. Le Terme Taurine sono un’area archeologica romana, in via Terme di Traiano, dove si visitano i resti di un grande impianto termale senza fare il bagno. La Ficoncella è uno stabilimento termale comunale, in strada della Ficoncella, con cinque vasche di acqua calda in cui ci si immerge. Si trovano sulla stessa provinciale per Tolfa, a poca distanza fra loro, e hanno gestori, orari e tariffe separati.
Quando sono aperte le Terme Taurine nell’autunno 2026?
Le date confermate sono domenica 4 e domenica 11 ottobre 2026, dalle 14 alle 18, con ingresso libero. Il sito è gestito dalla Direzione regionale Musei nazionali Lazio in base alla convenzione con il Comune firmata nel 2025, e dopo i restauri il gestore non pubblica ancora un orario ordinario. Per le altre date conviene contattare il Comune o la Direzione regionale prima di partire.
Quanto costa entrare alla Ficoncella?
Per chi non risiede a Civitavecchia l’ingresso costa sei euro la mattina, dalle 8 alle 14, sei euro il pomeriggio, dalle 14 alle 20, e dieci euro la giornata intera. D’estate la fascia serale fino a mezzanotte costa dieci euro. I residenti pagano due, due, tre e cinque euro. Entrano gratis i bambini sotto i sei anni e le persone con disabilità nelle ore diurne. Il parcheggio si paga a parte.
Che orari ha la Ficoncella in inverno?
Dal 14 settembre 2026 vale l’orario invernale, con apertura continuata dalle 8 alle 20 tutti i giorni. D’estate l’orario si divide in due turni, dalle 8 alle 14 e dalle 18 a mezzanotte, con la pausa del pomeriggio dedicata a pulizia e sanificazione delle vasche. Su un’eventuale chiusura il lunedì le fonti non concordano, quindi conviene telefonare ai numeri del Comune prima di partire.
L’acqua della Ficoncella fa bene alla salute?
Il Comune descrive l’acqua come limpida, ricca di solfati e minerali, e le attribuisce benefici per pelle, respirazione e articolazioni. Sono indicazioni del gestore, non prescrizioni mediche, e il Comune non pubblica un elenco di controindicazioni. L’ordinanza vieta l’immersione nelle vasche sopra i quarantacinque gradi e l’alcol prima del bagno. Chi ha problemi di salute dovrebbe chiedere al proprio medico prima di immergersi.
Si può andare alla Ficoncella con i bambini e con il cane?
I bambini sotto i sei anni entrano gratis e i ragazzi sotto i sedici anni possono stare in vasca solo sotto la sorveglianza continua di un adulto, come prevede l’ordinanza del 2026. Con i più piccoli conviene usare le vasche più basse e tiepide. I cani sono ammessi solo nell’area del parcheggio, al guinzaglio e con la museruola, e non possono avvicinarsi alle vasche.
Come si arriva senza auto dalla stazione di Civitavecchia?
Da Roma si prende il regionale FL5 fino a Civitavecchia, circa un’ora e venti da Termini. Dalla stazione il servizio di informazione del porto indica la linea urbana B con tre corse al mattino, alle 9.10, 11.10 e 12.10, verso la zona delle terme. Al pomeriggio l’alternativa realistica è il taxi, che si trova alla stazione. Conviene verificare gli orari degli autobus con il gestore del trasporto urbano.
Le Terme Taurine sono le stesse Terme di Traiano di Roma?
No. A Civitavecchia le Terme Taurine vengono chiamate anche Terme di Traiano perché l’imperatore ampliò la città e il porto, ma sono un impianto diverso e molto più antico nella sua prima fase. Le Terme di Traiano di Roma si trovano sul Colle Oppio, sopra la Domus Aurea, e appartengono a un altro sistema di monumenti. Quando cercate orari online, controllate sempre la città.
Chi ha scritto questa pagina
Questa pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e regole riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: con un sito archeologico appena passato di gestione e uno stabilimento termale che ha appena cambiato regolamento, ricontrollateli prima di partire. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Mettere in fila una giornata sulla costa a nord di Roma significa incastrare aperture archeologiche che escono con pochi giorni di preavviso, turni di pulizia delle vasche, autobus urbani che corrono solo al mattino e taxi da prenotare per il ritorno, per sé o per un gruppo di quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.
Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, noleggi, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici del nord fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
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