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Solfatara di Nepi – Monte Calderone

In breve. La Solfatara di Nepi, che in paese chiamano semplicemente Monte Calderone, occupa una conca nel settore orientale del Distretto Vulcanico Sabatino, nel territorio comunale di Nepi, in provincia di Viterbo, nella campagna compresa fra la…

La Solfatara di Nepi, che in paese chiamano semplicemente Monte Calderone, occupa una conca nel settore orientale del Distretto Vulcanico Sabatino, nel territorio comunale di Nepi, in provincia di Viterbo, nella campagna compresa fra la Cassia Cimina e la strada che scende verso Sutri. Quota intorno ai 227 metri, nessun indirizzo civico, nessuna biglietteria, nessun orario: il sito non è un parco attrezzato e non ha ingresso regolamentato, si trova su terreni agricoli privati e la strada che lo lambisce è una carrareccia senza nome. Non si paga nulla perché non c'è nulla da pagare, e proprio per questo non c'è nessuno che vigili, nessun cartello che spieghi dove si può camminare e nessun servizio di soccorso a portata di voce. Il riferimento amministrativo è il Comune di Nepi, piazza del Comune 20, 01036 Nepi (VT), telefono 0761 55811; per le camminate accompagnate il riferimento in paese è la Pro Loco, che nel corso dell'anno porta gruppi alla solfatara. Chi arriva in automobile da Roma prende la via Cassia o la Cassia bis fino allo svincolo per Nepi, poi le strade comunali verso la campagna di Carnardo; con i mezzi pubblici si arriva a Nepi con le autolinee regionali Cotral dal terminal di Saxa Rubra, ma dal paese alla conca restano alcuni chilometri che si coprono solo in automobile o a piedi. Gli orari delle corse cambiano spesso: vanno controllati sul sito del vettore prima di partire.

Diciamo subito la cosa che conta più di tutte le altre. La Solfatara di Nepi emette gas dal terreno, in continuazione, da fori larghi pochi centimetri e da tutta la superficie della conca. Il componente principale è anidride carbonica, accompagnata da idrogeno solforato, metano, azoto, gas nobili, mercurio elementare e composti organici volatili: è la lista che i ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno pubblicato dopo la campagna di campionamento condotta qui e alla Caldara di Manziana, con prelievi dei gas interstiziali del suolo a venti e a quaranta centimetri di profondità. Gli stessi ricercatori scrivono, senza giri di parole, che in condizioni meteorologiche sfavorevoli anidride carbonica e idrogeno solforato si accumulano al livello del terreno e raggiungono concentrazioni pericolose per gli animali e per le persone. Non è un avvertimento di facciata: quei gas sono più pesanti dell'aria e il fondo della conca è esattamente il posto dove si raccolgono. Chi ci va deve restare sul bordo alto, con vento, non deve scendere nei punti depressi, non deve infilare la testa vicino ai fori e non deve portarci cani, perché il muso di un cane viaggia a trenta centimetri da terra, cioè dentro lo strato più concentrato.

Solfatara di Nepi - Monte Calderone
Solfatara di Nepi – Monte Calderone

Detto questo, il posto merita il viaggio, e merita di essere raccontato bene. Poche persone lo conoscono per nome, molte lo hanno annusato senza sapere che cosa fosse: l'odore di uovo marcio che arriva addosso guidando fra Nepi e Castel Sant'Elia in una giornata umida esce da qui. È uno dei pochissimi luoghi del Lazio settentrionale dove il vulcanismo si fa ancora sentire in superficie, a cinquanta minuti di automobile dal Grande Raccordo Anulare, e dove un lettore di questa guida può vedere con i propri occhi che cosa significa la parola quiescente applicata a un apparato vulcanico.

Dove si trova davvero la Solfatara di Nepi e come ci si arriva

La conca si apre nella campagna a nord ovest dell'abitato di Nepi, nella fascia di territorio delimitata dalla Cassia Cimina e dalla viabilità minore che porta verso Sutri e verso il lago. In linea d'aria il capoluogo di provincia è a circa ventisette chilometri a nord ovest e Roma a una trentina di chilometri a sud: la posizione è quella classica delle campagne falische, dove il pianoro tufaceo si spacca in forre profonde e le strade, per evitarle, prendono giri lunghi e sorprendenti. Nepi è un comune di poco meno di diecimila abitanti, circa quaranta chilometri da Viterbo e poco più di trenta da Roma.

In automobile verso la Solfatara di Nepi

Da Roma la strada più comoda è la Cassia bis, uscita per Nepi, poi le strade comunali che si diramano nella campagna: l'ultimo tratto è sterrato, con fondo irregolare e polvere in estate, fango in inverno. Non serve un fuoristrada, serve prudenza e un'automobile che non si tema per il sottoscocca. Si arriva fino a un cancello e da lì si prosegue a piedi. Il punto esatto non è segnalato da nessun cartello turistico e i navigatori satellitari indicano posizioni approssimative, spesso spostate di qualche centinaio di metri: chi ci va la prima volta senza qualcuno che conosca la zona rischia una mezza giornata di manovre nei campi. Il parcheggio, nel senso proprio della parola, non esiste: si accosta al margine della carrareccia senza ostruirla, perché quella strada la usano i trattori e nessuno apprezza di trovarsela chiusa.

Con i mezzi pubblici fino a Nepi

Le corse regionali Cotral collegano Nepi con Roma partendo dal terminal di Saxa Rubra, sulla linea ferroviaria Roma Nord, e con Viterbo lungo la direttrice della Cassia. Il viaggio da Saxa Rubra dura in genere poco più di un'ora, con corse più fitte nelle fasce pendolari e diradate la domenica. Arrivati in paese, però, il problema resta: fino alla conca non arriva nessun autobus. O si ha un passaggio, o si mettono in conto alcuni chilometri di strade di campagna a piedi, che d'estate, con il sole alto e senza ombra, non sono una passeggiata. Per questo, a chi non ha l'automobile, consiglio di puntare a una delle camminate organizzate dalla Pro Loco di Nepi, che risolvono in un colpo solo il trasferimento, l'orientamento e la sicurezza.

Quanto tempo serve alla Solfatara di Nepi

La visita in sé è breve: dal cancello alla conca si cammina una ventina di minuti su terreno facile, e per girare intorno al bacino e osservarlo con calma bastano altri quaranta minuti. Chi fotografa ci passa due ore senza accorgersene. Conviene non trattarla come una gita a sé: si abbina alla visita del borgo di Nepi, alla Rocca dei Borgia e all'acquedotto settecentesco, e la giornata si riempie da sola.

Che cosa è davvero la Solfatara di Nepi

Una solfatara è un apparato vulcanico in cui è presente un campo fumarolico più o meno esteso, la cui attività consiste soprattutto nell'emissione di vapore e di gas a forte componente solforosa. È il fenomeno tipico dei vulcani in stato di quiescenza o prossimi all'estinzione: il magma non risale più, ma il calore residuo e i fluidi profondi continuano a farsi strada lungo le fratture della crosta. La Solfatara di Nepi è questo, in scala ridotta e in una versione particolarmente asciutta.

Il Distretto Vulcanico Sabatino e il settore di Nepi

Il Complesso Vulcanico dei Monti Sabatini è l'apparato che ha generato il bacino del lago di Bracciano e quello di Martignano, e la sua attività ha coperto di tufi e ignimbriti un settore vastissimo di campagna romana e falisca. La Solfatara di Nepi occupa il margine orientale di quel distretto, nella zona di contatto con l'apparato vicano, quello che ha prodotto il lago di Vico. È una posizione di frontiera geologica, e si vede: le manifestazioni gassose seguono le fratture che separano i due sistemi e risalgono là dove la copertura è più permeabile.

Come nasce il degassamento della Solfatara di Nepi

Sotto la conca circola acqua profonda mineralizzata, riscaldata e caricata di gas da una camera magmatica che non alimenta più eruzioni. Risalendo, quell'acqua perde pressione e libera i gas disciolti, che raggiungono la superficie attraverso fori di pochi centimetri e attraverso la porosità diffusa del suolo. L'acido solfidrico, reagendo, deposita zolfo elementare: ecco spiegate le venature giallastre che striano il terreno e le croste chiare che si formano intorno alle bocche. Le argille che si vedono in superficie non sono argille di deposito fluviale: sono il prodotto dell'alterazione idrotermale delle rocce vulcaniche, cioè della stessa chimica aggressiva che tiene il posto spoglio.

Perché alla Solfatara di Nepi non cresce quasi niente

Il terreno è arido, acido, saturo di zolfo e attraversato da gas asfissianti: nessuna pianta comune regge quelle condizioni. Il risultato è un'isola calva nel mezzo di una campagna verdissima, con il bosco che si ferma sul ciglio della depressione come se qualcuno avesse tracciato una riga. Questo contrasto è la ragione per cui il posto colpisce chi lo vede la prima volta, ed è anche la ragione per cui va guardato con rispetto: dove non cresce l'erba, di solito, c'è un motivo che riguarda anche i polmoni.

La Solfatara di Nepi e la Caldara di Manziana a confronto

Il paragone con la Caldara di Manziana viene naturale, e serve a capire. La Caldara occupa il settore occidentale dello stesso distretto vulcanico, ha un degassamento molto intenso, polle d'acqua e fango in permanente ebollizione e un bosco di betulle relitto tutto intorno. Il settore di maggiore degassamento della Solfatara di Nepi è più piccolo, e qui mancano le polle gorgoglianti stabili. Chi arriva a Nepi aspettandosi il ribollire continuo di Manziana resta deluso; chi ci arriva sapendo che cosa cercare trova un fenomeno più sottile e, in inverno, altrettanto spettacolare.

Il ritmo delle stagioni alla Solfatara di Nepi

Questo è il punto che cambia completamente la visita, e quasi nessuna guida lo dice con chiarezza: la Solfatara di Nepi ha due facce, e dipendono dal mese.

L'estate asciutta

Da giugno a settembre la conca si presenta completamente asciutta e priva di vegetazione. Il fondo è crepato, biancastro, con le venature di zolfo in evidenza e i fori che soffiano a secco. L'odore è più concentrato perché l'acqua non fa da tampone, e nelle giornate senza vento l'aria nella parte bassa diventa pesante. Dal punto di vista fotografico è la versione lunare del posto: ottima per i dettagli del suolo, meno per il colpo d'occhio d'insieme.

L'inverno gorgogliante

In inverno le piogge ristagnano sui terreni resi impermeabili dalla progressiva deposizione delle argille formate dall'alterazione idrotermale delle rocce vulcaniche. L'acqua non filtra, si ferma, e i gas che salgono dal basso la attraversano generando un esteso gorgogliamento di acqua e fango. È lì che il nome Monte Calderone si spiega da solo: il richiamo al calderone che bolle non è una metafora poetica, è una descrizione. Chi vuole vedere la solfatara al massimo della sua attività visibile deve venire fra dicembre e marzo, dopo qualche giorno di pioggia, in una mattina limpida e ventilata.

Il rumore sotto i piedi

C'è un dettaglio che nessuna fotografia restituisce. Fermandosi sul terreno della conca, in silenzio, si sente scorrere l'acqua sotto il suolo. È un brontolio sordo, discontinuo, che arriva da sotto le suole e che in inverno si somma al gorgoglio in superficie. Vale la pena spegnere tutto e ascoltare per un minuto: è l'unica prova acustica che quel paesaggio immobile, in realtà, lavora.

Sicurezza alla Solfatara di Nepi: le regole che non si discutono

Qui è bene essere categorici. Un'area con emissioni gassose permanenti non è un prato dove stendere il plaid.

I gas della Solfatara di Nepi sono più pesanti dell'aria

Anidride carbonica e idrogeno solforato hanno densità maggiore dell'aria e tendono a raccogliersi nelle depressioni, nelle buche, nei fossi e in qualunque avvallamento riparato dal vento. La conca della solfatara è, per definizione, una depressione. In una giornata di calma di vento, con inversione termica, la concentrazione al livello del suolo può salire a valori pericolosi: è l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia a dirlo, non un eccesso di prudenza. Regola pratica: non si scende nei punti più bassi, non ci si sdraia, non ci si china sui fori per annusare, non si scava. Se l'odore diventa pungente o viene mal di testa o giramento, ci si allontana subito risalendo verso il bordo alto, controvento.

L'idrogeno solforato inganna l'olfatto

L'idrogeno solforato ha un particolare tradimento: a concentrazioni basse puzza in modo inconfondibile, a concentrazioni alte paralizza i recettori olfattivi e smette di essere percepito. Quando l'odore sparisce all'improvviso non è un buon segno, è il segnale opposto. Chi accompagna qualcuno alla Solfatara di Nepi dovrebbe saperlo, e dovrebbe spiegarlo prima di partire, non sul posto.

Bambini e cani alla Solfatara di Nepi

I bambini piccoli e i cani respirano a pochi centimetri dal terreno, dove la concentrazione dei gas pesanti è massima. È la ragione per cui, in siti analoghi, gli incidenti riguardano quasi sempre animali. Il consiglio è secco: i cani restano a casa oppure in automobile con qualcuno, i bambini restano in braccio o per mano sul bordo alto, e la visita al fondo della conca non si fa. Un bambino curioso che corre verso il primo foro fumante è uno scenario da evitare in partenza.

Niente bagni e niente fanghi alla Solfatara di Nepi

Ogni tanto qualcuno racconta di fanghi terapeutici a Monte Calderone. Chiarisco: l'acqua e il fango che si formano in inverno nella conca non sono acque controllate, non c'è nessun controllo sanitario, nessuna analisi periodica pubblica, nessun gestore. Sono acque di ristagno su terreni carichi di zolfo e di composti solforati, in un'area che nessuna autorità certifica come balneabile o termale. Non ci si entra, non ci si immerge, non ci si spalma niente addosso. Chi cerca acque sulfuree fruibili in modo regolare deve rivolgersi agli stabilimenti autorizzati della provincia, dove esiste un gestore che risponde della qualità dell'acqua. Le vasche libere della zona viterbese, come le Piscine Carletti, sono un'altra cosa: hanno una storia, una frequentazione consolidata e comunque vanno affrontate informandosi prima sulle condizioni del momento.

Proprietà privata e buon senso alla Solfatara di Nepi

I terreni della conca e quelli che la circondano sono privati e coltivati. Non esiste un percorso pubblico segnalato, non esiste un'apertura ufficiale al pubblico, non esiste un ente che gestisca le visite. Il fatto che il cancello sia aperto non equivale a un invito: chi entra lo fa in un fondo altrui e si assume ogni responsabilità. La via pulita è una sola, e la ripeto volentieri: andarci con le camminate della Pro Loco di Nepi o con un accompagnatore che conosca i proprietari e la zona. Se trovate un divieto affisso, un cancello chiuso o una recinzione nuova, quello è il messaggio finale e si torna indietro. Nessuna fotografia vale una denuncia per violazione di proprietà privata, e nessuna vale un ricovero.

Solfatara di Nepi - Monte Calderone
Solfatara di Nepi – Monte Calderone

Il paesaggio della Solfatara di Nepi, punto per punto

Chi arriva si trova davanti una radura irregolare che degrada verso il basso. Il percorso naturale attraversa una serie di depressioni sempre più marcate, finché il terreno si stringe in una specie di piccolo canyon che incanala verso la depressione principale. È una progressione quasi teatrale: prima la campagna normale, poi il verde che si dirada, poi il suolo che cambia colore, infine il bacino spoglio.

Il bacino centrale della Solfatara di Nepi

Il bacino ha forma articolata, non circolare, ed è depresso rispetto a tutte le aree circostanti. Il fondo è la parte più attiva: qui la crosta è chiara, le venature di zolfo diventano gialle accese e i fori di emissione si contano a decine. La superficie del settore di maggiore degassamento è contenuta, qualche decina di metri, e questo spiega perché il posto risulti invisibile finché non ci si arriva sopra.

Le bocche gassose e le croste di zolfo

I fori sono piccoli, spesso larghi come una moneta, e il gas esce con un sibilo appena udibile. Intorno alla bocca si deposita una corona di cristalli giallastri, fragile, che basta un piede a distruggere. Va guardata e fotografata, non toccata: oltre al danno al deposito, il contatto con la pelle di composti solforati concentrati non fa piacere a nessuno.

Il lago scomparso di Monte Calderone

Nella conca, un tempo, c'era acqua stabile, un piccolo specchio che copriva buona parte del fondo. Poi il moltiplicarsi delle perforazioni per i pozzi nella campagna intorno ha abbassato progressivamente il livello della falda, e lo specchio d'acqua si è ridotto fino a scomparire. È una vicenda che dice molto sul rapporto fra agricoltura irrigua e acquiferi vulcanici in questo angolo di Tuscia, e che vale come piccola lezione di idrogeologia applicata: l'acqua che si vede in superficie è solo la parte affiorante di un sistema che si governa, o si sperpera, molto più in basso.

Il bosco che si ferma sul bordo

Il margine della conca è una frontiera netta. Da una parte querce, arbusti, rovi; dall'altra il nulla biancastro. Quella linea è il posto migliore per capire quanto sia selettiva la chimica del suolo, ed è anche la posizione consigliata per fermarsi: bordo alto, piedi sull'erba, occhi sul bacino.

Nepi, la città delle acque

Non si capisce la Solfatara di Nepi senza capire Nepi, e Nepi è una città costruita sull'acqua in tutti i sensi possibili.

Il nome di Nepi e il serpente d'acqua

L'antica Nepet, o Nepete, farebbe derivare il proprio nome dalla parola etrusca nepa, che significa acqua. Città falisca fortemente influenzata dalla cultura etrusca e poi da quella latina, Nepi porta dunque nel nome stesso il segno di questo legame ancestrale. La leggenda della fondazione racconta di un serpente acquatico, adorato come divinità dagli antichi abitanti, che uscì allo scoperto mentre il mitico fondatore Termo Larte, o Laerte, tracciava il solco del pomerio del nuovo insediamento: il fatto venne interpretato come presagio favorevole e la città fu consacrata alla divinità che aveva scelto di manifestarsi durante l'atto sacro della fondazione. La tradizione colloca quella fondazione 458 anni prima di Roma, una cifra che appartiene al racconto leggendario e non alla cronologia archeologica: i ritrovamenti nel territorio documentano frequentazioni ben più antiche e più diffuse di quanto la leggenda lasci intendere.

Un'altra lettura del nome

Esiste una seconda interpretazione, che collega il toponimo a una divinità mediorientale dalle fattezze di scorpione, mettendo in relazione quell'animale con la forma che i torrenti disegnano intorno allo sperone tufaceo su cui sorge la città. Serpenti o scorpioni, in ogni caso il riferimento resta l'acqua. Va detto con onestà che si tratta di ipotesi erudite, non di etimologie dimostrate: il legame fra Nepi e l'acqua è invece un fatto, e lo si misura sul terreno.

Sorgenti ferruginose, solforose e minerali

La quantità di torrenti, di fonti, di acque ferruginose, solforose e minerali e di solfatare che punteggiano questo territorio è la caratteristica che lo distingue da tutta la campagna circostante. L'acqua minerale imbottigliata a Nepi è oggi un prodotto conosciuto e distribuito ben oltre i confini regionali, e nasce dallo stesso sistema idrogeologico che alimenta le manifestazioni gassose di Monte Calderone. Il vulcanismo spento, da queste parti, non ha lasciato solo tufo: ha lasciato un motore idrotermale che continua a girare al minimo.

L'acquedotto di Nepi, un'opera che costò due secoli

La storia dell'acquedotto nepesino merita di essere raccontata perché somiglia a una commedia. Portare in città l'acqua della sorgente del Varano fu tentato a partire dalla metà del Cinquecento, e i tentativi fallirono uno dopo l'altro, compreso quello che coinvolse il Vignola. Nel 1673 il cardinale Spinola riuscì a portare l'acqua fino alle mura, senza però vincere il problema del dislivello. La partita si chiuse solo nel 1727, con l'architetto Filippo Barigioni e il patrocinio del cardinale Giuseppe Renato Imperiali. Il condotto corre per circa tre miglia, quasi tutto interrato, ma il tratto monumentale che scavalca la valle del torrente Falisco si regge su una serie di arcate che sfiorano i venti metri di altezza e passa accanto alle fortificazioni sangallesche. È l'immagine che chiunque si porta via da Nepi, ed è figlia della stessa ossessione per l'acqua che dà il nome alla città.

Una curiosità su Solfatara di Nepi – Monte Calderone

La curiosità più bella di questo posto è nascosta nel nome, e quasi nessuno la coglie. Monte Calderone non è un monte: è una conca, una depressione, il contrario topografico di un rilievo. Il toponimo non descrive la forma del terreno, descrive quello che il terreno fa. Calderone rimanda al paiolo che bolle, al gorgoglio dell'acqua sul fuoco, e chi lo coniò lo fece guardando la conca in inverno, quando la pioggia ristagna sulle argille impermeabili e i gas la attraversano facendola ribollire per settimane. È un nome dato dall'orecchio prima che dall'occhio, in un'epoca in cui nessuno sapeva niente di anidride carbonica e di alterazione idrotermale, e in cui il criterio per battezzare un luogo era quello che ci si sentiva e ci si annusava passandoci accanto.

C'è una seconda curiosità che riguarda la nomenclatura locale, e produce confusione ancora oggi. Nelle carte e nella parlata la stessa area compare come solfatara, come solforata e come solfarata, al singolare e al plurale. Le solfarate di Monte Calderone, al plurale, indicano il fatto che i punti di emissione sono più di uno e che l'attività si sposta nel tempo, aprendo bocche nuove e chiudendone altre. Una solfatara non è un monumento fermo: è un organismo che cambia di anno in anno, e due visite a distanza di un decennio non mostrano mai esattamente lo stesso disegno di fori.

Terza curiosità, che vale per chi ama i confronti: la Solfatara di Nepi condivide il meccanismo con un altro luogo laziale molto più frequentato, la Solfatara di Pomezia, che però appartiene a un sistema vulcanico completamente diverso, quello dei Colli Albani, e si trova a una sessantina di chilometri a sud. Sono due siti distinti, con storie geologiche separate: chiamarli entrambi solfatara è corretto, confonderli è un errore che si legge spesso in rete.

Una cosa che non ti dice nessuno su Solfatara di Nepi – Monte Calderone

Eccone una che cambia davvero la giornata: il vento conta più della stagione. Tutte le descrizioni del posto parlano di estate asciutta e inverno gorgogliante, e fanno bene, ma nessuno spiega che la variabile decisiva per la sicurezza e per il comfort della visita è il movimento dell'aria. Con brezza, anche debole, i gas si disperdono e la conca si attraversa senza problemi. In una mattina d'inverno limpida e senza un filo di vento, invece, l'aria fredda ristagna nella depressione, il rimescolamento verticale si azzera e lo strato prossimo al suolo si carica. Sono esattamente le condizioni che i ricercatori descrivono come critiche. Prima di partire vale la pena guardare le previsioni del vento, non solo quelle della pioggia: è un controllo che dura trenta secondi e vale più di qualsiasi consiglio generico.

La seconda informazione poco nota riguarda la ricerca scientifica. Nell'autunno del 2020 la Solfatara di Nepi è stata oggetto, insieme alla Caldara di Manziana, di una campagna di campionamento condotta dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: prelievi di gas interstiziali del suolo a venti e quaranta centimetri, raccolta delle emissioni gassose puntuali dalle acque gorgoglianti, misura dei flussi di anidride carbonica, metano e mercurio elementare, determinazione della concentrazione di radon 222, analisi della frazione organica e inorganica. Tradotto: questa conca dimenticata nella campagna falisca è un laboratorio naturale monitorato, e i dati che produce servono a capire quanto gas geogenico esce dal sottosuolo del Lazio. Quando ci si affaccia sul bordo non si guarda una curiosità paesaggistica, si guarda una stazione di misura.

Terza cosa, prosaica ma utile: non esiste acqua potabile, non esiste un bar, non esiste un bagno e non esiste copertura telefonica affidabile in tutti i punti della campagna intorno. Ci si porta l'acqua da bere, si dice a qualcuno dove si sta andando e non si va da soli. Sembra un'ovvietà, e invece è la ragione per cui in posti come questo i guai, quando capitano, diventano seri.

Il consiglio che ti do per visitare Solfatara di Nepi – Monte Calderone

Il consiglio è uno solo e lo do senza mezzi termini: non trattatela come una meta autonoma, e non andateci improvvisando. La combinazione che funziona è questa. Si parte da Roma presto, si arriva a Nepi verso le nove, si visita il borgo con calma quando è ancora deserto, si scende all'acquedotto per la fotografia d'obbligo, si pranza in paese e si va alla conca nel primo pomeriggio, quando il sole basso dell'inverno taglia il bacino di lato e il terreno restituisce tutte le sue sfumature. In estate si inverte: conca al mattino presto, borgo nel pomeriggio, perché a mezzogiorno nella depressione non c'è un metro d'ombra.

Sul come: scarpe chiuse con suola robusta, mai sandali, perché il fondo è crostoso e in inverno vischioso. Pantaloni lunghi per i rovi del tratto iniziale. Un ricambio nel bagagliaio, perché l'odore di zolfo si attacca ai tessuti e in automobile, al ritorno, ve ne accorgete. Niente sigarette, e non per moralismo: si è dentro un'area con emissioni di metano e non ha senso accendere fiamme. Niente droni senza autorizzazione, perché si vola su fondi privati.

Sul quando: dicembre, gennaio, febbraio e marzo, dopo due o tre giorni di pioggia, con vento e cielo pulito. È in quelle condizioni che la Solfatara di Nepi mostra il fenomeno per cui ha preso il nome. Agosto è il periodo peggiore in assoluto: caldo, odore concentrato, nessuna acqua, luce piatta a mezzogiorno.

Sul con chi: se potete, con la Pro Loco di Nepi o con un accompagnatore della zona. Costa poco o niente, risolve il problema dell'accesso ai fondi privati e vi evita di girare un'ora fra i campi cercando il cancello giusto. Il giudizio è netto: la visita fai da te a questa solfatara è sopravvalutata come esperienza avventurosa e sottovalutata come rischio. Il valore del posto non è nell'arrivarci di nascosto, è nel capirlo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che il Lazio è una regione vulcanica. Lo si ripete a proposito dei laghi di Bracciano, di Vico, di Bolsena, dei Colli Albani, del tufo con cui è costruita mezza Roma. Quello che si cita molto meno è la conseguenza pratica: quel vulcanismo non è finito, è quiescente, e il modo in cui si manifesta oggi è precisamente questo, cioè emissione di gas dal suolo. La Solfatara di Nepi, la Caldara di Manziana, la Riserva di Tor Caldara lungo la costa di Anzio, le mofete dei Colli Albani e le sorgenti sulfuree del Viterbese sono lo stesso fenomeno con nomi diversi. Sono la respirazione lenta di apparati che hanno smesso di eruttare ma non di scaldare.

Il secondo aspetto poco citato è che questo degassamento ha una storia di incidenti reali nel Lazio, quasi sempre a carico di animali e occasionalmente di persone, e quasi sempre nelle stesse condizioni: depressioni del terreno, assenza di vento, curiosità di chi si avvicina troppo. È la ragione per cui in alcune aree della regione esistono recinzioni e cartelli, e in altre, come qui, non esiste ancora niente. L'assenza di un cartello non prova l'assenza di un rischio: prova soltanto che nessuno ha ancora messo il cartello.

Terzo elemento, di ordine storico. Le solfatare del Lazio sono state sfruttate per secoli: lo zolfo serviva alla medicina, alla concia, alla polvere da sparo, alle vigne. Molti di questi siti conservano tracce di cave e di piccoli impianti di raccolta. Nel caso di Monte Calderone non risulta documentazione di impianti industriali, e il dato va verificato negli archivi locali, senza riempire il vuoto con una ricostruzione verosimile. Quello che è documentato è l'uso millenario delle acque minerali e solforose del territorio nepesino, che appartiene alla stessa vicenda.

La foto giusta da fare a Solfatara di Nepi – Monte Calderone

La fotografia da portare a casa non è il primo piano del foro fumante. Quello lo fanno tutti, viene sempre uguale e non racconta niente. La fotografia giusta è il confronto fra i due mondi: si sale sul bordo alto della conca, si tiene il bosco verde nel terzo inferiore dell'inquadratura e si lascia che il bacino biancastro occupi il resto. È quella linea di frontiera, netta come un taglio, a spiegare in un colpo d'occhio che cosa fa la chimica del suolo.

Luce e orario per fotografare la Solfatara di Nepi

La luce migliore è quella radente di una mattina d'inverno, bassa e tagliente, che scolpisce le crepe del fondo e accende il giallo delle venature di zolfo. A mezzogiorno il posto diventa piatto e slavato, e le fotografie sembrano tutte sovraesposte. In inverno, dopo la pioggia, si aggiunge un elemento che a Nepi è raro: il vapore che si alza dal fango nelle prime ore, controluce, con il sole che lo attraversa.

Obiettivi e accorgimenti

Un grandangolo moderato per il colpo d'occhio d'insieme, un teleobiettivo corto per isolare le bocche senza avvicinarsi troppo. Il teleobiettivo, qui, è anche un accessorio di sicurezza: permette di fotografare i dettagli restando sul bordo alto. Attenzione alle attrezzature: i composti solforati in sospensione non fanno bene ai contatti elettrici e alle parti metalliche, quindi niente cambio di obiettivo con la conca sottovento e una pulizia della macchina una volta tornati a casa. Il telefono, che molti usano a testa in giù per riprendere i fori, va tenuto in mano, non appoggiato a terra.

Una fotografia che pochi pensano di fare

Il ritratto del terreno a distanza ravvicinata, dall'alto, con la crosta crepata che riempie tutto il fotogramma e una moneta o una chiave per dare la scala. Sembra un'immagine da manuale di geologia e infatti lo è: mostra la struttura poligonale delle argille essiccate e le incrostazioni gialle nelle fessure. È la fotografia che, mesi dopo, vi farà ricordare il posto meglio di qualsiasi panoramica.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia grande, a Monte Calderone, è passata poco lontano e ha lasciato il segno intorno, più che dentro la conca. Il territorio di Nepi è stato per secoli un nodo strategico fra Roma e l'Etruria interna, e i fatti che lo hanno attraversato si leggono ancora sulle pietre.

Nepi avamposto militare

Le fonti antiche descrivono Nepet come una posizione difensiva chiave del sistema romano verso l'Etruria falisca: uno di quei luoghi che si presidiano perché chi li controlla controlla le strade. Il pianoro tufaceo circondato dalle forre è una fortezza naturale, e l'archeologia del territorio documenta una frequentazione ben più antica della fondazione leggendaria, con necropoli, tagliate e insediamenti sparsi in tutta la campagna, quella stessa campagna che oggi custodisce la solfatara.

Il periodo dei Borgia

Nel 1455 l'elezione al soglio pontificio di Alfonso Borgia apre a Nepi una stagione di trasformazione urbana. Fra il 1479 e il 1483 la rocca viene ampliata sotto la direzione di un maestro fiorentino, con ogni probabilità Antonio da Sangallo il Vecchio: si aggiungono ambienti residenziali e una cinta rettangolare difesa da quattro bastioni circolari. Nel 1499 Alessandro VI investe la figlia Lucrezia Borgia del feudo di Nepi e della rocca. Lucrezia arriva qui dopo l'assassinio del marito Alfonso d'Aragona e vi trascorre un periodo di lutto con il figlio, prima di rientrare a Roma, probabilmente all'inizio del 1501, e partire per Ferrara come sposa di Alfonso d'Este. La morte di Alessandro VI nel 1503 chiude la presenza borgiana a Nepi.

Accolti, i Farnese e la fine di un ducato

Dopo Giulio II la rocca passa al cardinale Ascanio Sforza; nel 1521 ne diventa signore Bernardo Accolti, detto l'Unico, poeta e governatore dai modi eccentrici, che la tiene fino al 1535. Nel 1537 Paolo III crea il ducato di Castro e Nepi e lo affida al figlio Pier Luigi Farnese: comincia allora la stagione che cambia il volto della città, con Antonio da Sangallo il Giovane impegnato nella grande cinta muraria a bastioni poligonali, con gli alloggiamenti per i cannoni, le colubrine e le feritoie per gli archibugi. Dopo il 1545 il complesso passa alla Camera Apostolica e comincia una lunga decadenza, aggravata dall'incendio appiccato alla città dalle truppe francesi nel 1798. La rocca è stata donata al Comune dalla famiglia Sili nel 1962 e restituita alla fruizione da lunghi restauri novecenteschi.

La scomparsa dell'acqua nella conca

L'avvenimento più importante accaduto dentro la conca, in tempi recenti, non ha una data e non ha protagonisti illustri: è la scomparsa progressiva dello specchio d'acqua che occupava il fondo del bacino, conseguenza del moltiplicarsi delle perforazioni di pozzi nella campagna circostante e del conseguente abbassamento della falda. Un paesaggio che esisteva è finito senza che nessuno lo decidesse. Vale la pena tenerlo a mente, perché la stessa pressione sugli acquiferi continua a esercitarsi su tutto il comprensorio.

Chi è passato da Solfatara di Nepi – Monte Calderone

Chi passa di qui, oggi, sono soprattutto tre categorie di persone, e tutte e tre meritano di essere nominate.

I ricercatori

Dall'autunno 2020 il nome di questa conca compare nella documentazione dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che vi ha condotto una campagna di campionamento dei gas del suolo insieme a quella della Caldara di Manziana. Sono i geochimici e i vulcanologi ad aver trasformato Monte Calderone da curiosità paesana a punto di misura, ed è grazie a loro che oggi possiamo dire con precisione che cosa esce da quei fori e perché in certe condizioni diventa pericoloso.

I signori di Nepi

La campagna che circonda la conca è stata terra di dominio dei Borgia e dei Farnese. Lucrezia Borgia ha abitato a poca distanza da qui nel 1500, in una delle stagioni più cupe della sua vita; Cesare Borgia e Alessandro VI hanno legato il proprio nome alla rocca e al feudo; Pier Luigi Farnese vi ha insediato un ducato; Antonio da Sangallo il Giovane ne ha ridisegnato le difese; Bernardo Accolti vi ha tenuto una corte bizzarra. Il cardinale Giuseppe Renato Imperiali e l'architetto Filippo Barigioni hanno chiuso nel 1727 la partita dell'acquedotto che due secoli di tentativi, compreso quello del Vignola, non erano riusciti a vincere. Nessuno di loro, per quanto è documentato, ha lasciato scritto di essere sceso nella solfatara: ma l'acqua e lo zolfo di questo territorio erano esattamente la ragione per cui quel feudo valeva la pena.

Gli abitanti, i fotografi e i camminatori

La frequentazione vera è quella locale: contadini che conoscono la conca da sempre, gruppi della Pro Loco di Nepi che ci portano i curiosi nelle passeggiate sociali, appassionati di escursionismo e di fotografia naturalistica che arrivano dalle province di Roma e di Viterbo, speleologi e cultori del sottosuolo laziale. È un pubblico ristretto, informato e in genere rispettoso. Il rischio, semmai, è il contrario: che la conca diventi improvvisamente popolare per una fotografia fortunata sui social e si riempia di gente senza preparazione. È già successo altrove nel Lazio, e non è finita bene per il posto.

Cosa vedere intorno alla Solfatara di Nepi

Il vero motivo per venire fin quassù è che nel raggio di pochi chilometri si concentra una delle porzioni più dense e meno battute del Lazio. La conca è la scusa geologica; il resto è un programma di due giorni pieni.

Nepi, il borgo e la Rocca dei Borgia

Il borgo di Nepi si visita a piedi in poco più di un'ora e ha due poli. La Rocca dei Borgia, in via Galvaligi, apre con visite guidate a orari fissi: nel periodo estivo, dal primo maggio al 30 settembre, alle 11:30 e alle 16:30; nel periodo invernale, dal primo ottobre al 30 aprile, alle 11:30 e alle 15:00. Il biglietto indicato dal Museo Civico è di 6 euro, con gratuità fino ai dodici anni; il riferimento per informazioni e prenotazioni è il Museo Civico di Nepi, via Falisca 31, telefono 0761 570604. Orari e tariffe cambiano con le stagioni e con le aperture straordinarie: una telefonata prima di partire evita brutte sorprese. Nei sotterranei della rocca si conserva una porta romana con arco a tutto sesto composto da quindici cunei di peperino, che da sola vale la visita.

L'acquedotto e le forre

L'acquedotto settecentesco che scavalca la valle del Falisco, con le sue arcate fino a venti metri, è il luogo più fotografato del comune. Da lì si scende verso il sistema delle forre, le gole profonde scavate dai torrenti nel tufo, che nel territorio nepesino raggiungono profondità notevoli e ospitano una vegetazione di fondovalle completamente diversa da quella del pianoro. Chi vuole vedere lo stesso fenomeno in versione ancora più spettacolare deve spostarsi alle Forre di Corchiano.

Nepi (VT)
Nepi (VT)

I borghi falischi e i laghi a mezz'ora dalla Solfatara di Nepi

Nel giro di pochi chilometri si raggiungono Sutri con il suo anfiteatro scavato nel tufo, Castel Sant'Elia affacciata sulla forra con la basilica romanica in fondo alla valle, Civita Castellana con il portico dei Cosmati e la rocca sangallesca, Calcata appollaiata sul suo sperone, Faleria, Civitella San Paolo, Ronciglione e Capranica. Verso ovest si aprono i due specchi d'acqua che hanno fatto la fortuna turistica della zona: il lago di Vico, il più integro del Lazio, e il lago di Bracciano con i paesi di Bracciano, Trevignano Romano e Anguillara Sabazia. Più a nord il capoluogo, Viterbo, con il quartiere medievale di San Pellegrino e il palazzo dei Papi, e il palazzo Farnese di Caprarola, che è il capolavoro assoluto della zona. Sono davvero tanti i borghi della provincia di Viterbo che meritano una visita, e questo angolo di Agro Falisco ne concentra una quantità sproporzionata rispetto alla sua fama.

Gli altri luoghi vulcanici del Lazio

Chi si appassiona al tema può costruirci un itinerario intero. La Caldara di Manziana è la tappa più simile e la più accessibile; la Riserva di Monterano, con il borgo fantasma di Monterano e la solfatara che le dà il nome, unisce archeologia, cinema e geologia; la Riserva di Tor Caldara porta il fenomeno fino al mare di Anzio; la Solfatara di Pomezia è la manifestazione più nota del versante albano. Per restare in zona, le cascate di Monte Gelato e il Parco di Veio completano il quadro dell'acqua che ha modellato questo territorio.

Quando andare alla Solfatara di Nepi

Il mese perfetto è febbraio. Le piogge invernali hanno riempito la conca, i gas fanno gorgogliare il fango, la luce bassa è al suo meglio e la campagna intorno è verde brillante. Gennaio e marzo seguono a ruota. Aprile e maggio sono buoni per il borgo e per le forre, mediocri per la solfatara, che comincia ad asciugarsi. Da giugno a settembre il bacino è secco e la visita perde il fenomeno che le dà senso, oltre a diventare faticosa per il caldo e per l'odore concentrato. Ottobre e novembre dipendono interamente da quanto ha piovuto.

Le condizioni ideali per la visita

In quattro righe, le condizioni migliori: due o tre giorni dopo una pioggia consistente, cielo sereno, vento leggero da qualunque direzione, temperatura sopra lo zero per evitare il ghiaccio sul fondo argilloso, e orario compreso fra le nove e le undici del mattino oppure fra le quindici e il tramonto. In quelle condizioni la Solfatara di Nepi è uno dei posti più insoliti a un'ora da Roma.

Quando evitarla del tutto

Nelle giornate di afa senza vento, nelle mattine di nebbia ferma, in piena estate a mezzogiorno e dopo temporali violenti che rendono impraticabile la sterrata. E ogni volta che il terreno risulta recintato o segnalato come off limits dai proprietari: in quel caso la visita salta, senza discussioni.

Domande frequenti su Solfatara di Nepi, Monte Calderone

Dove si trova esattamente la Solfatara di Nepi?

La Solfatara di Nepi si trova nella campagna a nord ovest dell'abitato di Nepi, in provincia di Viterbo, fra la Cassia Cimina e la strada minore che porta verso Sutri, a una quota di circa 227 metri. La conca ricade nel settore orientale del Distretto Vulcanico Sabatino, a circa ventisette chilometri da Viterbo e una trentina da Roma. Non ha un indirizzo civico e non è segnalata da cartelli turistici.

Quanto costa il biglietto per entrare alla Solfatara di Nepi?

Non esiste un biglietto per visitare la Solfatara di Nepi, perché è un'area naturale libera e non gestita da un ente che vende ingressi. Non essendoci una biglietteria non ci sono nemmeno orari di apertura fissi: la visita va organizzata con la luce del giorno, tenendo conto delle condizioni di sicurezza legate alle emissioni gassose.

Che cos'è davvero una solfatara?

Una solfatara come quella di Nepi è un apparato vulcanico in cui è presente un campo fumarolico che emette soprattutto vapore e gas a forte componente solforosa. È il fenomeno tipico dei vulcani in stato di quiescenza: il magma non risale più, ma il calore residuo e i fluidi profondi continuano a farsi strada lungo le fratture della crosta terrestre.

La Solfatara di Nepi è pericolosa per i gas che emette?

Sì, la Solfatara di Nepi richiede attenzione perché anidride carbonica e idrogeno solforato sono più pesanti dell'aria e tendono ad accumularsi nelle depressioni, nelle buche e negli avvallamenti riparati dal vento, cioè proprio nella conca principale. Non è un'area dove sostare a lungo o accamparsi: le regole di sicurezza vanno rispettate senza eccezioni, soprattutto nelle giornate senza vento.

Qual è il periodo migliore per visitare la Solfatara di Nepi?

Il mese migliore per visitare la Solfatara di Nepi è febbraio, quando le piogge invernali hanno riempito la conca e i gas fanno gorgogliare il fango, con la luce bassa dell'inverno al suo meglio. Gennaio e marzo seguono a ruota. Da giugno a settembre il bacino è invece completamente asciutto e la visita perde il fenomeno che le dà senso.

Il vento conta più della stagione per la sicurezza della visita?

Sì, alla Solfatara di Nepi il movimento dell'aria è la variabile decisiva per la sicurezza e per il comfort della visita, più della stagione stessa. Con una brezza, anche debole, i gas si disperdono e la conca si attraversa senza problemi; in una mattina d'inverno limpida e senza vento la concentrazione dei gas nella depressione può essere ben maggiore.

Cosa si può vedere intorno alla Solfatara di Nepi?

Intorno alla Solfatara di Nepi si concentra una delle porzioni più dense e meno battute del Lazio, a cominciare dal borgo di Nepi stesso, che si visita a piedi in poco più di un'ora. La Rocca dei Borgia, in via Galvaligi, apre con visite guidate a orari fissi nel periodo estivo, e la città è nota anche come luogo legato all'acqua fin dal nome etrusco di origine, Nepet.

Conviene visitare la Solfatara di Nepi con una guida?

Per gruppi organizzati, scolaresche e viaggi aziendali che vogliono inserire una tappa geologica in un itinerario laziale, affidarsi a un accompagnatore turistico certificato è la scelta più prudente, perché conosce il territorio, i proprietari dei fondi e le condizioni di sicurezza legate alle emissioni gassose della Solfatara di Nepi. La rete di TourLeaderPro organizza itinerari su misura anche in questa zona.

Visitare la Solfatara di Nepi con una guida

Per i gruppi organizzati, le scolaresche e i viaggi aziendali che vogliono inserire una tappa geologica in un itinerario laziale, la strada corretta è affidarsi a professionisti abilitati che conoscano il territorio, i proprietari dei fondi e le condizioni di sicurezza. La rete di TourLeaderPro lavora esattamente su questo, con accompagnatori turistici certificati e con la progettazione di itinerari su misura anche fuori dai circuiti classici: per un gruppo internazionale, abbinare il borgo dei Borgia alla conca fumante è un colpo sicuro, a patto che qualcuno gestisca la parte logistica e la parte di sicurezza. Chi organizza esperienze aziendali o visite riservate a piccoli gruppi trova il quadro dei servizi su Roma e dintorni nella sezione dedicata.

Per i viaggiatori stranieri che preparano un itinerario nel Lazio e vogliono capire che cosa vale il viaggio fuori dal centro di Roma, le guide in inglese di ItalyPlanner sul Lazio e la raccolta delle gite di un giorno inquadrano bene distanze, mezzi e tempi. Chi invece si ferma in città trova l'elenco ragionato delle cose da fare a Roma nella guida principale.

Domande veloci su Solfatara di Nepi – Monte Calderone

Dove si trova esattamente la Solfatara di Nepi?

Nella campagna del comune di Nepi, in provincia di Viterbo, nel settore orientale del Distretto Vulcanico Sabatino, nella fascia compresa fra la Cassia Cimina e la strada che porta verso Sutri, a una quota intorno ai 227 metri. Non ha un indirizzo civico e non è segnalata da cartelli turistici.

Quanto costa entrare alla Solfatara di Nepi?

Non esiste un biglietto perché non esiste un ingresso regolamentato. Il sito si trova su terreni privati e non è gestito da nessun ente: la gratuità significa assenza di servizi e di vigilanza, non libero accesso garantito.

La Solfatara di Nepi è pericolosa?

Sì, in determinate condizioni. Le emissioni di anidride carbonica e idrogeno solforato possono accumularsi al livello del terreno con tempo calmo e raggiungere concentrazioni pericolose per persone e animali, come documentato dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Ci si tiene sul bordo alto, con vento, e non si scende nelle parti più depresse.

Si possono portare i cani alla Solfatara di Nepi?

Meglio di no. Il muso di un cane resta a pochi centimetri dal suolo, cioè nello strato dove i gas pesanti si concentrano. È la categoria più esposta in assoluto in questo tipo di siti.

Ci si può fare il bagno o usare i fanghi?

No. Le acque e i fanghi che si formano in inverno nella conca non sono controllati, non sono analizzati, non sono autorizzati e non hanno alcun gestore sanitario. Chi cerca acque sulfuree deve rivolgersi a stabilimenti regolarmente autorizzati.

Qual è il periodo migliore per visitare la Solfatara di Nepi?

L'inverno, fra dicembre e marzo, qualche giorno dopo le piogge, quando l'acqua ristagna sulle argille e i gas la fanno gorgogliare. In estate la conca è completamente asciutta.

Quanto dura la visita alla Solfatara di Nepi?

Dal punto in cui si lascia l'automobile servono una ventina di minuti di cammino; per osservare la conca con calma bastano quaranta minuti. Con le fotografie si arriva facilmente a due ore.

Come si arriva alla Solfatara di Nepi da Roma?

In automobile, via Cassia o Cassia bis fino allo svincolo per Nepi e poi sulle strade comunali della campagna: circa un'ora dal Grande Raccordo Anulare. L'ultimo tratto è sterrato.

Si arriva alla Solfatara di Nepi con i mezzi pubblici?

Fino a Nepi sì, con le autolinee regionali Cotral da Saxa Rubra o da Viterbo. Dal paese alla conca non arriva nessun servizio pubblico: servono un passaggio, una bicicletta o diversi chilometri a piedi.

La Solfatara di Nepi è adatta ai bambini?

Solo con adulti attenti, restando sul bordo alto e rinunciando alla discesa nel bacino. Come lezione di geologia dal vivo è impagabile; come terreno di gioco libero è del tutto inadatta.

È accessibile a chi ha difficoltà motorie?

No. Il percorso è su terreno naturale irregolare, con tratti in pendenza, fondo fangoso in inverno e polveroso in estate, senza passerelle e senza corrimano.

Serve una guida per visitare la Solfatara di Nepi?

Non è obbligatoria, ma la consiglio senza esitazione: risolve il problema dell'accesso ai fondi privati, dell'orientamento e della sicurezza. Le passeggiate della Pro Loco di Nepi sono la via più semplice.

Che differenza c'è fra la Solfatara di Nepi e la Caldara di Manziana?

La Caldara occupa il settore occidentale dello stesso distretto vulcanico, ha un degassamento più intenso, polle d'acqua e fango in ebollizione permanente e un bosco di betulle relitto. A Nepi l'area di degassamento è più piccola, mancano le polle gorgoglianti stabili e il fenomeno dipende molto dalla stagione.

La Solfatara di Nepi è la stessa cosa della Solfatara di Pomezia?

No, sono due luoghi diversi e distanti. Quella di Pomezia appartiene al sistema vulcanico dei Colli Albani, a sud di Roma; questa appartiene ai Monti Sabatini, a nord. Il fenomeno è analogo, la geologia no.

Perché si chiama Monte Calderone se è una conca?

Perché il nome descrive il gorgoglio dell'acqua e del fango che l'attività dei gas produce in inverno, non la forma del rilievo. Il richiamo è al calderone che bolle.

Che gas escono dalla Solfatara di Nepi?

Anidride carbonica come componente principale, poi idrogeno solforato, metano, azoto, gas nobili, mercurio elementare e composti organici volatili, oltre al radon misurato nel suolo.

La Solfatara di Nepi è un vulcano attivo?

È la manifestazione superficiale di un apparato vulcanico quiescente, cioè non in eruzione ma non estinto. Il magma non risale, i fluidi caldi e i gas sì.

Si possono fare fotografie e volare con il drone?

Le fotografie sì, e il posto le merita. Il drone no, se non con l'autorizzazione dei proprietari dei terreni e nel rispetto della normativa sul volo: si sopravvolano fondi privati.

C'è un bar, un bagno o acqua potabile alla Solfatara di Nepi?

Niente di tutto questo. Il servizio più vicino è nel borgo di Nepi. Acqua da bere e scarpe adeguate si portano da casa.

Cosa si può visitare vicino alla Solfatara di Nepi in un giorno?

Il borgo di Nepi con la Rocca dei Borgia e l'acquedotto, Sutri, Castel Sant'Elia, Civita Castellana, Calcata, il lago di Vico e, allungando un poco, Caprarola con il palazzo Farnese.

Esiste una mappa ufficiale dei sentieri?

Il Comune di Nepi pubblica una carta dei sentieri del territorio nell'ambito del progetto integrato territoriale: è il riferimento più affidabile per muoversi nella campagna intorno, e va consultata prima di partire.

Un'ultima parola. La Solfatara di Nepi non è un posto da conquistare: è un posto da capire, e la differenza si vede tutta nel modo in cui ci si comporta sul bordo della conca. Andateci in inverno, con il vento, con qualcuno del luogo, restate in alto, guardate la linea dove il bosco si arrende alla chimica del suolo e ascoltate l'acqua che scorre sotto i vostri piedi. Poi risalite in macchina, scendete a Nepi, prendetevi il caffè in piazza e andate a guardare l'acquedotto. Avrete capito in una giornata perché questa città si chiama come l'acqua e perché il vulcano, qui, non ha mai smesso davvero di respirare.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoSolfatara di Nepi - Monte Calderone - 01036 Nepi VT, Italia
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