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Caffè Tazza d’Oro

La Casa del Caffè Tazza d’Oro si trova in via degli Orfani 84, nel primo tratto della strada che sale da piazza della Rotonda, con il Pantheon in vista appena si esce dalla porta. La gestisce la società Antigua Tazzadoro della famiglia che l’ha fondata. Si entra liberamente, non c’è niente da prenotare e si paga solo quello che si consuma. Il listino del banco non è pubblicato sul sito del gestore, che indica i numeri 06 6789792 e 06 6792768.

È una torrefazione prima ancora che un bar. Il sito ufficiale colloca la nascita dell’azienda nel 1944 come torrefazione e l’apertura del bar di degustazione nel 1946, con quattro generazioni della stessa famiglia al comando. Chi entra oggi trova un banco lungo, gli scaffali di caffè in grani e macinato, la cassa all’ingresso e una coda che d’estate esce sul marciapiede per la granita di caffè con panna.

Le informazioni pratiche di queste righe corrispondono alla verifica del 28 settembre 2026 sul sito del gestore, sul portale turistico di Roma Capitale e sulla stampa di settore citata più avanti. Il locale non pubblica gli orari sul proprio sito, e quelli che girano sui blog di viaggio non coincidono fra loro. Se arrivate presto al mattino o tardi la sera, una telefonata ai numeri ufficiali vi evita la saracinesca abbassata.

Ingresso della Casa del Caffè Tazza d'Oro vicino al Pantheon
La Casa del Caffè Tazza d'Oro in via degli Orfani. Foto di lienyuan lee, licenza CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.

Dove si trova e che cosa trovate dentro

Via degli Orfani parte dall’angolo nord orientale di piazza della Rotonda e sale verso piazza Capranica. La Tazza d’Oro si trova appena fuori dalla piazza, pochi passi dentro la strada, e dalla soglia si vede il pronao del Pantheon con le sue colonne di granito. Il portale turistico del Comune riporta come indirizzo via dei Pastini 6, il gestore dichiara via degli Orfani 84: fate fede al secondo, la porta è quella.

Dentro l’impianto è quello di una bottega di torrefazione allargata a bar. A destra e sul fondo corrono gli scaffali con le confezioni, i barattoli e i sacchetti, davanti c’è il bancone dove si beve in piedi, all’ingresso la cassa. Le fonti che descrivono gli arredi parlano di un allestimento degli anni Cinquanta mantenuto nel tempo, con le macchine e gli scaffali della torrefazione bene in vista. L’odore di caffè tostato si sente già dalla piazza.

Sulla facciata e su tutte le confezioni compare la seminatrice, una giovane donna che sparge chicchi di caffè sopra i profili dei monumenti di Roma. Il gestore la presenta come il simbolo della propria tradizione artigianale. È l’immagine che vi ritroverete sulle tazzine vendute sugli scaffali, sui sacchetti, sulle insegne, e che molti visitatori fotografano senza sapere che cosa rappresenti. Tenetela a mente, perché ritorna più volte nel seguito.

Il locale ha anche qualche tavolino esterno, indicato dalla guida ai bar del Gambero Rosso, ma il cuore della bottega resta il banco. Il caffè in piedi, alla romana, è il modo in cui è pensato il posto, e chi si siede fuori cerca la vista sulla piazza più che il servizio. Gli spazi interni sono stretti rispetto al flusso che attraversano, soprattutto dalla tarda mattinata al pomeriggio nei mesi caldi.

Che cosa non trovate: una sala da tè elegante con camerieri in giacca, un menu da pranzo, una cucina. La Tazza d’Oro è un bar da banco con vendita di caffè, non un caffè letterario né un ristorante. Chi arriva con l’idea di sedersi a lungo resta deluso, chi arriva per una tazzina, una granita o mezzo chilo di miscela da portare a casa trova esattamente quello che cerca.

Una curiosità sul Caffè Tazza d’Oro

Il nome non viene dalla famiglia. Secondo la ricostruzione pubblicata dal portale romano Sai che a Roma, il fondatore Mario Fiocchetto de Saint Arnaud decise di non usare il proprio cognome e scelse Tazza d’Oro, un nome che doveva dire da solo la qualità del prodotto. Per un torrefattore dell’epoca era una scelta insolita, perché le ditte del caffè si chiamavano quasi sempre con il nome di chi le aveva fondate.

La scelta ha avuto una conseguenza che i romani conoscono poco. Tazza d’Oro è un nome comune, e in Italia lo portano locali che con il bar del Pantheon non hanno niente a che fare. A Rimini, per esempio, un caffè omonimo nato negli anni Cinquanta come torrefazione è stato riconosciuto bottega storica dal proprio Comune nel 2023, senza alcun legame con la ditta del Pantheon.

Per distinguersi, la ditta romana ha puntato su due elementi: la dicitura La Casa del Caffè, che compare nel nome ufficiale, e la seminatrice come marchio grafico. Quando comprate una confezione fuori da Roma, sono quei due segni a dirvi se state prendendo la miscela di via degli Orfani oppure un omonimo. Il nome da solo non basta, e il gestore stesso lo sa bene.

Il secondo dettaglio curioso riguarda la miscela di punta, La Regina dei Caffè. Il gestore la descrive come una ricetta tenuta segreta da oltre cinquant’anni, composta da cinque qualità diverse di caffè dosate fra loro, a tostatura media, con note di pane tostato, nocciola e cacao. Il segreto è dichiarato dal produttore e appartiene al racconto commerciale: le origini precise dei chicchi e le percentuali non sono pubblicate.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Caffè Tazza d’Oro

Le date di nascita non coincidono, e la differenza non è di poco conto. Il sito del gestore dice che la torrefazione nasce nel 1944 e il bar nel 1946. La rivista di settore Comunicaffè, in un articolo dell’11 dicembre 2024, scrive che la caffetteria fu inaugurata in via degli Orfani 84 nel 1944. Sai che a Roma data invece al 1946 la fondazione della torrefazione. Tre fonti, due anni, due attività diverse.

La lettura più ragionevole è quella del gestore, che separa le due cose: prima la tostatura e la vendita, poi il banco dove assaggiare. È anche quella che torna con il resto della storia, perché una torrefazione ha bisogno di clienti che comprano il caffè da portare a casa prima ancora di clienti che lo bevono in piedi. Le fonti non concordano, e questo va detto a chi cita il 1944 come data del bar.

Il 1944, poi, non è un anno qualunque per Roma. Le truppe alleate entrano in città il 4 giugno, e i mesi prima e dopo sono quelli del razionamento, della borsa nera, del caffè vero introvabile e sostituito da surrogati di orzo e cicoria. Aprire una torrefazione in quel momento, a pochi metri dal Pantheon, significava scommettere sul ritorno del caffè importato, cosa che nel 1944 era tutt’altro che scontata.

Il gestore non pubblica il mese esatto dell’apertura, quindi non si può dire se la torrefazione abbia cominciato prima o dopo la Liberazione. Chi racconta la scena del primo caffè servito ai soldati americani sta costruendo un aneddoto, non riportando un documento. Nelle carte pubbliche che si possono consultare c’è l’anno e basta, e con l’anno bisogna accontentarsi finché la famiglia non renderà pubblico qualcosa di più.

Aggiungo una cosa che ai visitatori non dice nessuno: la tostatura quotidiana non avviene più in via degli Orfani. Il gestore indica uno stabilimento produttivo a Formello, in via degli Olmetti 5, e Comunicaffè precisa che nel locale storico funziona ancora la tostatrice originale degli anni Quaranta, usata per piccoli lotti di caffè pregiati. L’odore che sentite in piazza è vero, ma la produzione vera e propria è fuori Roma.

La granita di caffè con panna

La granita è il motivo per cui la coda esce sul marciapiede. Il gestore la elenca fra le proprie specialità con la dicitura granite al caffè, senza pubblicare ricetta, storia né periodo di vendita. Le descrizioni della stampa e dei blog coincidono sulla forma: caffè ghiacciato grattato in cristalli, servito in un bicchiere a strati con la panna montata, sotto e sopra. Si può chiedere anche senza panna.

Sulla stagionalità il gestore non indica nulla. Diverse fonti la descrivono come disponibile tutto l’anno, ma non è un dato ufficiale e va chiesto al banco o al telefono. Nella pratica la richiesta si concentra fra maggio e settembre, quando la piazza diventa un forno e la granita in bicchiere diventa il modo più semplice per sopravvivere a mezzogiorno. D’inverno la fila si accorcia di molto.

La storia della granita al Pantheon non è documentata in nessuna delle fonti aperte che si possono consultare. Il livello documentale dice che oggi il locale la vende e la mette fra le specialità. Il livello della tradizione romana la considera da decenni un rito estivo del centro. La leggenda la vuole inventata qui, e questa affermazione non ha alcun appoggio verificabile: le granite di caffè esistono in tutta Italia da molto prima.

Sul prezzo il locale non pubblica un listino datato sul sito. Circolano cifre riportate da blog e articoli di anni diversi, ma nessuna è una fonte del gestore e i prezzi del centro cambiano spesso. Il consiglio pratico è guardare il cartello alla cassa prima di mettervi in fila per lo scontrino. Come in molti bar storici romani, si paga prima e si consegna lo scontrino al banco dopo.

La posizione della redazione, controcorrente rispetto a quello che leggerete ovunque: la granita è buona, ma il rito che le hanno costruito intorno è sopravvalutato. Mezz’ora di fila sotto il sole di luglio per un bicchiere di plastica da mangiare in piedi sul gradino della fontana non è un’esperienza, è una coda. Se volete capire la Tazza d’Oro, venite alle otto del mattino e prendete un caffè al banco con i romani del quartiere.

Il consiglio che ti do per visitare il Caffè Tazza d’Oro

Andateci presto. La mattina, prima che i gruppi organizzati comincino il giro del Pantheon, il banco è popolato da chi lavora nei palazzi della zona, fra uffici, negozi e istituzioni, e il ritmo è quello di un bar di quartiere: caffè, scontrino, due parole con il barista, uscita. È l’unico momento della giornata in cui la bottega assomiglia a quello che era, cioè un posto per romani.

Pagate alla cassa prima di andare al banco, dicendo esattamente che cosa volete. Il sistema dello scontrino anticipato vale in molti bar storici del centro e mette in difficoltà chi arriva dall’estero, che si mette in fila al banco e viene rimandato indietro. Una volta in mano lo scontrino, appoggiatelo sul bancone e ripetete l’ordinazione. Il barista lo strappa e prepara. È una procedura veloce, se la conoscete.

Se vi interessa il caffè più che la granita, spostate lo sguardo sugli scaffali. La Regina dei Caffè è la miscela storica, la Miscela Americana è la variante a tostatura chiara, e il gestore propone monorigini di pregio, fra cui una Jamaica Blue Mountain citata dal Gambero Rosso nel 2023. Chiedete la macinatura adatta alla vostra macchina di casa: moka, espresso o filtro cambiano molto il risultato.

Evitate le ore centrali delle giornate estive se avete poco tempo. Fra le undici e le sei del pomeriggio la piazza della Rotonda raccoglie chi esce dal Pantheon, chi aspetta di entrarci e chi si ferma alla fontana, e una parte consistente di quel flusso finisce in coda davanti alla Tazza d’Oro. Il servizio resta rapido, ma lo spazio è quello che è e l’esperienza diventa un imbuto.

Ultima indicazione: se viaggiate con un gruppo, non entrate tutti insieme. Mandate una o due persone alla cassa con l’ordinazione di tutti e fate aspettare gli altri fuori, sul lato della piazza. Una comitiva di trenta persone che occupa il locale a mezzogiorno blocca chi deve solo prendere un caffè e tornare al lavoro.

Orari, contatti e come si entra

L’ingresso è libero, come in qualunque bar, e non esiste un biglietto. Non c’è una prenotazione per il banco né per i tavolini esterni, e non ci sono visite organizzate della torrefazione pubblicate dal gestore. Il locale non vende attraverso piattaforme di terzi l’accesso al bar, quindi qualunque offerta di tour con granita inclusa è un prodotto di un operatore esterno, non della Tazza d’Oro.

Gli orari di apertura non sono pubblicati sul sito del gestore, né nella pagina dei contatti né nella presentazione dell’azienda. Il portale turistico di Roma Capitale, nella scheda aggiornata il primo marzo 2025, rimanda al contatto diretto con il locale per gli orari correnti. I blog di viaggio riportano orari diversi fra loro e di anni diversi, e non vanno presi come dato certo.

I contatti ufficiali indicati dal gestore sono due numeri fissi per il bar di Roma, 06 6789792 e 06 6792768, e l’indirizzo di posta info@tazzadorocoffeeshop.com. Per lo stabilimento di Formello il numero pubblicato è 06 90405289, utile solo per richieste commerciali. La ragione sociale che compare sul sito è Antigua Tazzadoro, la società di famiglia che gestisce produzione, bar e vendita online.

Per comprare il caffè a distanza il gestore ha un negozio online sul proprio sito, con miscele, monorigini, capsule, cialde, tè, dolciumi e le tazzine con la seminatrice. È il canale ufficiale. Qui non sono indicati affiliazioni né rivenditori autorizzati, e conviene comprare direttamente dal produttore se volete essere sicuri di avere in mano la miscela di via degli Orfani e non un omonimo.

Sull’accessibilità il gestore non pubblica indicazioni. L’ingresso è a livello della strada, ma lo spazio interno è stretto e nelle ore di punta affollato, e chi si muove in carrozzina o con un passeggino fa fatica a raggiungere il banco. Chi ha esigenze specifiche può chiedere a un accompagnatore di pagare alla cassa e ordinare, e aspettare fuori nella piazza, che è pedonale e in piano.

La torrefazione e la Regina dei Caffè

La parola torrefazione, a Roma, ha un significato preciso: un negozio che tosta il caffè crudo e lo vende a peso, con o senza banco di assaggio. Nel secondo dopoguerra il centro ne contava molte, e quasi tutte hanno chiuso o sono diventate bar qualunque. Il gestore della Tazza d’Oro rivendica di essere l’unica azienda artigianale storica del settore rimasta nel centro della città. È una dichiarazione del produttore, non un censimento ufficiale.

La tostatrice degli anni Quaranta ancora in funzione nel locale, per piccoli lotti, è il dettaglio che distingue la bottega da un semplice bar con un marchio. Il grosso della produzione avviene a Formello, dove la società ha lo stabilimento, e da lì partono le confezioni per il negozio, per la vendita online e per i locali in franchising. Il gestore descrive la propria produzione come artigianale dentro l’industria, orientata alla qualità.

La Regina dei Caffè è la miscela che ha costruito il nome. Il gestore la presenta come la prima miscela da bar della ditta, tramandata per quattro generazioni e aggiornata nel tempo con la selezione dei chicchi. Secondo la ricostruzione di Sai che a Roma, il fondatore viaggiò in Sud America per scegliere personalmente il caffè crudo. È un racconto di famiglia, plausibile per un torrefattore dell’epoca, ma non documentato da carte pubblicate.

Accanto alla miscela storica ci sono la versione americana a tostatura chiara, le miscele biologiche, una selezione di monorigini gourmet e i prodotti per le macchine domestiche. La gamma è quella di una ditta che vende ben oltre la piazza, e il gestore dichiara di esportare nel mondo attraverso il negozio online e i propri franchising. Il bar del Pantheon resta però la vetrina e l’unico posto dove tutto si assaggia al banco.

Un consiglio pratico, visto quante borse piene di pacchi escono dalla bottega: comprate in grani se avete un macinino, e in piccole quantità. Il caffè macinato perde aroma nel giro di pochi giorni una volta aperto, e mezzo chilo di miscela pregiata lasciato in dispensa per due mesi diventa un caffè qualunque. Meglio due confezioni piccole comprate in due visite che una grande da finire a fatica. Chiedete al banco la data di tostatura, se non è stampata sulla confezione.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

La Tazza d’Oro è una bottega storica riconosciuta da Roma Capitale. Il portale turistico del Comune riporta il riconoscimento con la determinazione dirigenziale numero 786 del 23 luglio 2003. L’albo delle botteghe storiche romane raccoglie attività di lunga durata che hanno mantenuto settore e identità nel tempo. Molti visitatori danno per scontato che un bar così antico sia tutelato in qualche modo, pochi sanno che dietro c’è un atto amministrativo preciso, con un numero e una data che chiunque può citare.

Il secondo fatto noto a tutti e raramente scritto è il nome della strada. Via degli Orfani prende il nome dall’orfanotrofio legato alla chiesa di Santa Maria in Aquiro, che si trova in fondo alla via, su piazza Capranica. Secondo le ricostruzioni storiche, nel Cinquecento la chiesa fu affidata alla confraternita degli orfani, e il cardinale Anton Maria Salviati intorno al 1590 la ricostruì e fondò accanto il collegio che porta il suo nome.

Quindi la bottega del caffè più frequentata dai visitatori di questa parte di Roma porta nell’indirizzo il ricordo di un’istituzione di assistenza per bambini senza famiglia. Nessuno ci pensa mentre aspetta la granita, ma basta alzare gli occhi verso la facciata di Santa Maria in Aquiro per capire da dove viene il nome. La strada è corta, meno di duecento metri, e merita di essere percorsa fino in fondo.

Il terzo fatto è che la famiglia è rimasta la stessa. Comunicaffè indica come titolare l’architetta Natalia Fiocchetto, nipote del fondatore e figlia dell’ingegner Carlo Fiocchetto, e parla di oltre ottant’anni di gestione familiare. In un centro storico dove le attività storiche cambiano proprietà di continuo e spesso finiscono a gruppi della ristorazione, la continuità di una famiglia per quattro generazioni è la vera rarità, più ancora dell’arredo.

La foto giusta da fare al Caffè Tazza d’Oro

La foto è quella dell’insegna con il Pantheon nello stesso fotogramma. Mettetevi in piazza della Rotonda, all’altezza della fontana, e cercate un punto da cui l’imbocco di via degli Orfani con l’insegna e la massa del pronao entrino nella stessa inquadratura verticale, la bottega in primo piano e il monumento sullo sfondo. È l’unica foto che racconta dove si trova davvero il locale. Tenete il telefono in verticale: in orizzontale il pronao esce tagliato oppure la bottega diventa un puntino sul bordo.

La luce sulla piazza cambia molto nell’arco della giornata, e l’angolo della bottega passa dal sole pieno all’ombra in poche ore, con contrasti che le fotocamere dei telefoni gestiscono male. Provate in due momenti diversi e tenete la versione in cui insegna e colonne sono illuminate in modo simile. Se volete la piazza vuota, l’orario è prima delle otto: dopo le dieci l’inquadratura si riempie di persone, ombrelli e carretti.

La seconda foto è un dettaglio: la seminatrice. Cercatela sulla facciata o sulle confezioni esposte in vetrina e riprendetela da vicino, riempiendo il fotogramma. È un’illustrazione pensata per la stampa, con i monumenti romani stilizzati sotto la pioggia di chicchi, e funziona meglio del locale intero quando va pubblicata in formato piccolo. Evitate il flash sui vetri della vetrina, che riflettono tutto.

Dentro, se il banco è libero, la foto giusta è il gesto del barista: la tazzina appoggiata, lo scontrino strappato, il bicchiere della granita con la panna che sale. Chiedete il permesso prima di fotografare il personale, perché lavora e non posa. Una foto rapida, di lato, senza fermare il servizio, vale molto più di una sessione con il telefono alzato in mezzo alla coda.

La foto che vi sconsiglio è il selfie con il bicchiere della granita davanti alle colonne del Pantheon. La fanno tutti, il risultato è sempre lo stesso e la luce di mezzogiorno appiattisce il granito delle colonne. Se volete il Pantheon, fotografatelo dal lato di via della Rotonda, dove la parete in mattoni del tamburo mostra la sua struttura, e lasciate la granita per dopo.

Il rapporto con il Pantheon

La Tazza d’Oro esiste dove esiste per il Pantheon. Piazza della Rotonda prende il nome dal soprannome popolare del monumento, la Rotonda, e da secoli è uno dei luoghi di passaggio obbligato del centro. Il gestore ha costruito la propria identità su questa vicinanza, fino a inserirla nel nome ufficiale: La Casa del Caffè al Pantheon. Il monumento vende il caffè, e il caffè vende il monumento.

Il Pantheon che vedete dalla porta del bar porta sul fregio l’iscrizione M AGRIPPA L F COS TERTIUM FECIT, cioè Marco Agrippa figlio di Lucio, console per la terza volta, lo fece. Il tempio attuale è però la ricostruzione di età adrianea, e l’iscrizione riprende quella del primo edificio. Nel 609 papa Bonifacio IV lo consacrò come chiesa di Santa Maria ad Martyres, ed è grazie a questo che è arrivato intatto fino a noi.

Al centro della piazza c’è la fontana progettata da Giacomo Della Porta alla fine del Cinquecento, sulla quale all’inizio del Settecento fu montato l’obelisco Macuteo, uno degli obelischi egizi che i romani riutilizzarono nel Campo Marzio. È lo spazio in cui la coda della granita si mescola con chi si siede sui gradini della fontana. Da qui partono le strade verso tutte le piazze del centro.

Dentro il Pantheon sono sepolti Raffaello e i primi due re d’Italia, e il monumento resta uno dei luoghi più visitati della città, con un ingresso regolato e fasce di afflusso da conoscere prima. Per orari, biglietti e regole di accesso vi rimando alla scheda del Pantheon sul nostro sito, che segue quel capitolo nel dettaglio. Il caffè si prende prima o dopo, non durante.

La regola pratica è semplice: prima il Pantheon, poi il caffè. Chi entra al Pantheon dopo aver bevuto una granita in piedi ha le mani appiccicose, lo zaino aperto e la testa altrove. Chi entra alla prima apertura, con la piazza ancora vuota, vede la luce dell’oculo cadere sul pavimento senza folla, e poi al bar si siede su un gradino con qualcosa da raccontare.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 1944 è l’anno di nascita della torrefazione secondo il gestore. Roma esce dall’occupazione tedesca a giugno e per mesi vive di razionamento, di tessere annonarie, di surrogati. Aprire una ditta che tosta caffè crudo di importazione in quella stagione significava contare sulla riapertura dei traffici marittimi, e la famiglia Fiocchetto lo fece in una strada che dava sul monumento più visitato del centro.

Il 1946 è l’anno del bar, sempre secondo il gestore: il banco nasce come luogo per assaggiare il caffè tostato e poi comprarlo. Nello stesso anno l’Italia vota il referendum istituzionale e diventa una repubblica, e Roma comincia a riempirsi di nuovo di visitatori. Le date coincidono con la ripresa del turismo nel centro, e la posizione sulla piazza della Rotonda si rivela la scelta vincente della famiglia.

Il 23 luglio 2003 Roma Capitale riconosce la Tazza d’Oro come bottega storica, con la determinazione dirigenziale numero 786 riportata dal portale turistico comunale. L’albo comunale nasce per censire le attività commerciali storiche della città e sostenerle contro la sostituzione con catene e negozi di souvenir, che nel centro è il rischio concreto. Per un bar di passaggio turistico come questo, l’iscrizione è anche un argomento di identità che il gestore può spendere con i clienti.

In una data che il gestore non pubblica, la produzione si sposta a Formello, nello stabilimento di via degli Olmetti, mentre nel locale di via degli Orfani resta la tostatrice storica per i piccoli lotti. È il passaggio che trasforma una bottega in un’azienda con vendita online, e che permette alla famiglia di tenere il bar del Pantheon senza sacrificare lo spazio del banco al magazzino.

Nel dicembre 2024 Comunicaffè dà notizia di due nuovi locali in franchising all’estero, uno a Nidri sull’isola greca di Leucade e uno a Seul, in Corea del Sud. Il gestore conferma sul proprio sito di esportare attraverso i franchising, senza pubblicare un elenco delle sedi. Il locale romano compare anche nella guida ai bar del Gambero Rosso.

Chi è passato dal Caffè Tazza d’Oro

Mario Fiocchetto de Saint Arnaud, il fondatore. Secondo Sai che a Roma possedeva già tre caffè su via Nazionale dai primi del Novecento, prima di aprire la torrefazione vicino al Pantheon. Il cognome doppio, italiano e francese, non compare nell’insegna per sua scelta. La stessa fonte gli attribuisce la creazione della miscela Regina dei Caffè e la scelta del nome della ditta, e il gestore attuale ne rivendica la ricetta come eredità di famiglia.

Carlo Fiocchetto, ingegnere, che Comunicaffè indica come padre dell’attuale titolare, e poi Natalia Fiocchetto, architetta, nipote del fondatore, che oggi guida l’azienda. Quattro generazioni, dice il gestore. È una delle poche famiglie del commercio storico del centro rimaste alla guida della propria bottega senza cederla a gruppi esterni, e questo si vede nella coerenza dell’arredo e del marchio.

I clienti celebri sono il punto in cui bisogna fermarsi. Il bar si trova fra Montecitorio e Palazzo Madama, e la tradizione del quartiere lo racconta frequentato da parlamentari, giornalisti e funzionari. È plausibile per geografia. Nessuna fonte aperta documenta però nomi precisi con date e circostanze, e i nomi che girano online vengono ripetuti senza prova.

Quindi i tre livelli, in chiaro. Documentato: il locale è frequentato dal pubblico del centro e dai visitatori del Pantheon da ottant’anni. Tradizione: politici e cronisti del vicino Parlamento ci prendono il caffè fra una seduta e l’altra. Leggenda: il divo del cinema o lo scrittore famoso che avrebbe ordinato la granita al banco, storia che si trova in molte versioni diverse e mai con un documento dietro.

E poi ci sono i baristi, che nessuno cita e che fanno il posto. Chi lavora al banco della Tazza d’Oro serve centinaia di persone l’ora nei mesi estivi, in quattro o cinque lingue, con un sistema di scontrini che va tenuto in ordine a ogni ordinazione. Guardateli lavorare per cinque minuti prima di ordinare: capirete meglio il posto di quanto vi spieghi qualunque storia di clienti celebri.

Tazza d’Oro e Sant’Eustachio, la rivalità che non serve

Ogni guida di Roma mette in fila i due nomi: la Tazza d’Oro al Pantheon e il Caffè Sant’Eustachio nella piazza omonima, a poche centinaia di metri, davanti alla Basilica di Sant’Eustachio. I visitatori chiedono quale sia il migliore, come se fosse una finale di campionato. La posizione è netta: la domanda è sbagliata, perché i due locali fanno cose diverse e si visitano per ragioni diverse.

La Tazza d’Oro è una torrefazione che vende caffè in grani e macinato, con un banco di assaggio e una granita diventata famosa. Il confronto sensato non è fra due tazzine bevute di fretta, ma fra due modi di intendere il caffè romano. Chi vuole capire la differenza deve berle entrambe la stessa mattina, a distanza di un quarto d’ora, e poi decidere da sé senza farsi guidare dalle classifiche.

Niente voti, quindi, e niente migliore di Roma. Le classifiche cambiano ogni anno, dipendono da chi le fa e da che cosa misura, e nessuna ha un valore ufficiale. Quello che si può dire è che entrambi i locali sono vicini, entrambi storici, entrambi presi d’assalto nelle ore centrali. Il giro dei due caffè si fa a piedi in dieci minuti, passando accanto a Sant’Ivo alla Sapienza.

Per chi vuole allargare il confronto, a Roma c’è una rete di caffè e botteghe storiche che vale un itinerario a parte, dall’Antico Caffè Greco in via Condotti alle torrefazioni di quartiere. La nostra guida ai caffè e alle botteghe storiche di Roma li mette in fila con le informazioni pratiche, e aiuta a scegliere senza farsi prendere dalla fama del nome.

Come si arriva

Piazza della Rotonda è pedonale e non ci si arriva in auto. Il Campo Marzio si trova dentro la zona a traffico limitato del centro storico, e parcheggiare nelle vicinanze è impossibile per chi non ha permessi. La soluzione è arrivare a piedi, partendo da una delle fermate dei mezzi pubblici sulle grandi strade di attraversamento, come via del Corso, corso Rinascimento o largo di Torre Argentina.

La metropolitana non arriva nel Campo Marzio. Le stazioni più vicine della linea A sono Spagna e Barberini, entrambe a una ventina di minuti a piedi, passando per le strade del Tridente o per la zona di Fontana di Trevi. Per gli autobus e i tram che fermano su via del Corso e su largo Argentina, consultate il servizio di calcolo percorsi dell’azienda dei trasporti di Roma il giorno stesso.

A piedi dalle piazze vicine i tempi sono brevi. Da Piazza Navona sono cinque minuti passando per Sant’Eustachio, da Piazza Colonna e dalla Colonna di Marco Aurelio altrettanti, attraverso piazza di Pietra o via dei Pastini, da Largo Argentina meno di dieci, risalendo verso nord per via di Torre Argentina e costeggiando il fianco del monumento.

Chi arriva da Fontana di Trevi può seguire via delle Muratte, attraversare via del Corso e proseguire per via di Pietra fino a piazza della Rotonda: un quarto d’ora a passo tranquillo. È il percorso più usato dai gruppi, e nelle ore di punta i vicoli si riempiono. Se preferite l’alternativa più quieta, passate da piazza Capranica e scendete per via degli Orfani, entrando nella piazza dal lato del bar.

Quando è affollato e che cosa non aspettarsi

La Tazza d’Oro è affollata quasi sempre, ma con intensità diverse. Il picco va dalla tarda mattinata al pomeriggio, soprattutto nei mesi fra aprile e ottobre e nei fine settimana, quando il Pantheon raccoglie il flusso più alto. La prima ora di apertura e l’ultima sono le più tranquille. D’inverno, nei giorni feriali, anche la fascia di mezzogiorno si fa sopportare senza problemi.

Non aspettatevi il servizio al tavolo in stile caffè viennese. Non aspettatevi di trovare un posto a sedere dentro nelle ore di punta, né una toilette sempre disponibile: il gestore non pubblica indicazioni sui servizi e nei bar molto affollati del centro l’accesso ai bagni può essere limitato. Chiedete alla cassa se vi serve. Non aspettatevi un menu da pranzo, perché qui si beve e si compra caffè.

Non aspettatevi neppure un museo del caffè. Non ci sono pannelli, vetrine storiche con didascalie o visite organizzate alla tostatrice pubblicate dal gestore. La storia si legge nell’arredo, nell’insegna e nelle confezioni, e va raccontata da chi vi accompagna oppure letta prima. Chi entra aspettandosi una spiegazione trova un bar che lavora a pieno ritmo e non ha tempo per le lezioni.

Infine, attenzione ai tavolini esterni se avete fretta. Stare seduti fuori, con la piazza della Rotonda davanti, è piacevole, ma il servizio al tavolo, dove presente, segue regole e prezzi diversi dal banco, come in quasi tutti i bar del centro. Il gestore non pubblica il listino sul sito, quindi chiedete prima di sedervi se c’è una differenza. È una domanda normale, e nessun barista romano se ne offende.

Mangiare in zona

La zona del Pantheon è una delle più difficili di Roma per mangiare bene senza pagare il panorama. Intorno alla piazza della Rotonda e nei vicoli verso la Minerva i locali lavorano quasi solo con visitatori di passaggio, e il modello economico è quello di chi non rivedrà mai il cliente. Non è un giudizio morale, è una questione di incentivi, e i segnali per riconoscerlo sono sempre gli stessi.

Primo segnale: i menu con le fotografie dei piatti, plastificati e tradotti in cinque lingue. Un posto che deve mostrarvi l’immagine della carbonara sta parlando a chi non sa che cosa sia, e cucina di conseguenza. Secondo segnale: la persona sulla porta che vi ferma per invitarvi a entrare. I locali con clienti abituali non ne hanno bisogno, e i clienti abituali sono l’unica garanzia che esista.

Terzo segnale: la signora che tira la sfoglia in vetrina o sul marciapiede. È una scena studiata per fermare il passante, non un indizio di qualità. La pasta fresca fatta bene si prepara in cucina, la mattina, lontano dalla strada. Quarto segnale: la cucina aperta senza interruzione dalla mattina a notte fonda. Una cucina vera ha una pausa, perché la brigata deve riposare e preparare il servizio successivo.

Quinto segnale, il più costoso: i tavoli davanti ai monumenti con voci senza prezzo sul menu, pesce del giorno a peso senza indicazione, e a volte un listino diverso fra dentro e fuori. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare, e fatevi mostrare il menu completo, non quello ridotto esposto sulla porta. È la regola che vale in tutto il centro storico, e al Pantheon più che altrove.

I romani non mangiano in piazza della Rotonda, e non per snobismo. Ci passano, prendono un caffè al banco, e per sedersi a tavola vanno qualche strada più in là, dove i locali lavorano con il quartiere e con gli uffici. Il criterio più semplice è guardare chi è seduto a pranzo in un giorno feriale: se sentite parlare romanesco e vedete impiegati in pausa, siete nel posto giusto.

Abbiamo raccolto i criteri in una guida su dove mangiare a Roma senza cadere nelle trappole, e per non andare a tentativi teniamo aggiornata una mappa pubblica con gli indirizzi che frequentiamo davvero, a Roma e fuori, senza sponsorizzazioni: la nostra lista dei posti dove mangiamo noi. La lista cambia quando cambiano i posti.

Che cosa abbinare in giornata

La Tazza d’Oro è una tappa di dieci minuti, e si inserisce in qualunque giro del Campo Marzio. Il primo abbinamento è ovvio: il Pantheon di fronte. Il secondo è la Basilica di Santa Maria sopra Minerva, dietro il monumento, con l’unica grande chiesa gotica di Roma e il Cristo di Michelangelo. Davanti, sulla piazza, l’elefantino di Bernini regge l’Obelisco della Minerva.

Chi ama il Seicento ha a portata di mano un concentrato difficile da battere. San Luigi dei Francesi conserva nella Cappella Contarelli tre tele di Caravaggio, la Basilica di Sant’Agostino ne ha un’altra, e Sant’Ignazio offre la finta cupola dipinta da Andrea Pozzo. Per il quadro completo c’è la guida a Caravaggio a Roma.

Chi preferisce le chiese piccole e meno battute può salire per via degli Orfani fino a Santa Maria in Aquiro e poi deviare verso Santa Maria Maddalena, con la sua facciata rococò, e Santa Maria in Campo Marzio. Sono dieci minuti di cammino in tutto, e in queste chiese troverete più silenzio che in qualunque altro punto della zona.

Per costruire la giornata intera, il giro del Pantheon si lega bene a Piazza Navona con la Fontana dei Quattro Fiumi, al Palazzo Doria Pamphilj su via del Corso e alla Chiesa del Gesù. I nostri itinerari su Roma barocca e su Roma in un giorno mettono queste tappe in sequenza con i tempi di percorrenza.

Se il vostro interesse è il cibo e il commercio di quartiere più che i monumenti, abbinate la tazzina al Pantheon con un mercato rionale la mattina dopo. Il Mercato Trionfale vicino ai Musei Vaticani e il Mercato di San Cosimato a Trastevere raccontano la Roma che compra e cucina ogni giorno. Per la sera, la nostra guida a Roma di notte riporta la piazza illuminata.

Domande frequenti

Dove si trova esattamente il Caffè Tazza d’Oro?

Il gestore indica come indirizzo via degli Orfani 84, 00186 Roma. Il locale si trova nel primo tratto della strada, appena fuori da piazza della Rotonda, con il Pantheon in vista. Il portale turistico di Roma Capitale riporta invece via dei Pastini 6: le fonti non concordano sul civico, ma la porta è una sola ed è quella con l’insegna rivolta alla piazza.

Quali sono gli orari di apertura?

Il gestore non pubblica gli orari sul proprio sito, e il portale turistico del Comune rimanda al contatto diretto. I blog riportano orari diversi fra loro e di anni diversi. Per avere l’orario corrente telefonate ai numeri ufficiali del bar, 06 6789792 oppure 06 6792768, o scrivete a info@tazzadorocoffeeshop.com, soprattutto se volete andarci molto presto al mattino o nei giorni festivi.

Quanto costa la granita di caffè con panna?

Il locale non pubblica sul sito un listino datato del banco, quindi il prezzo non si può riportare come dato ufficiale. Le cifre che circolano online vengono da blog e articoli di anni diversi. Il listino è esposto alla cassa, dove si paga prima di ordinare al banco. Chiedete anche se il prezzo cambia fra banco e tavolini esterni, come avviene in molti bar del centro.

La granita si trova tutto l’anno?

Il gestore mette le granite al caffè fra le proprie specialità ma non indica un periodo di vendita. Diverse fonti la descrivono come disponibile anche in inverno, ma non è un dato ufficiale. Chi viaggia fra novembre e marzo e vuole la granita a tutti i costi fa bene a chiedere al telefono prima di attraversare la città apposta. D’estate la disponibilità non è un problema, la coda sì.

In che anno è stato aperto il locale?

Il sito del gestore colloca nel 1944 la nascita della torrefazione e nel 1946 l’apertura del bar di degustazione. Comunicaffè, nel dicembre 2024, scrive che la caffetteria fu inaugurata nel 1944, mentre il portale Sai che a Roma data la fondazione al 1946. Le fonti non concordano, e la versione più coerente resta quella del gestore, che distingue le due attività.

Il caffè viene tostato ancora nel locale?

La produzione principale avviene nello stabilimento della società a Formello, in via degli Olmetti 5, come indica il gestore. Secondo Comunicaffè nel locale di via degli Orfani funziona ancora la tostatrice originale degli anni Quaranta, usata per piccoli lotti di caffè pregiati. Il caffè in vendita sugli scaffali arriva quindi in larga parte da Formello, con la stessa miscela e lo stesso marchio.

Esistono altri locali Tazza d’Oro in Italia e all’estero?

Il gestore dichiara di esportare attraverso il negozio online e i propri franchising, e Comunicaffè nel dicembre 2024 ha dato notizia di locali a Nidri, sull’isola greca di Leucade, e a Seul. Attenzione agli omonimi: in Italia esistono bar chiamati Tazza d’Oro senza alcun legame con la ditta romana, come il caffè storico di Rimini riconosciuto dal suo Comune.

Tazza d’Oro o Sant’Eustachio, quale scegliere?

Non esiste una risposta ufficiale e le classifiche cambiano ogni anno. I due locali sono a pochi minuti a piedi l’uno dall’altro e fanno cose diverse: la Tazza d’Oro è prima di tutto una torrefazione con banco e vendita di caffè in grani, il Caffè Sant’Eustachio ha una sua storia e un suo stile. Il consiglio è provarli entrambi la stessa mattina e decidere da soli.

Chi ha scritto la pagina

La pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Indirizzi, contatti, date e informazioni sulla gestione riportati qui risultano dalle fonti richiamate nel testo alla data indicata in apertura. Trattandosi di un’attività commerciale, orari e listini cambiano senza preavviso: ricontrollateli prima di andare. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Mettere in fila una giornata nel Campo Marzio significa incastrare le aperture delle chiese, che spesso chiudono a metà giornata, le fasce di ingresso del Pantheon, le code dei bar storici nelle ore calde e i tempi di cammino fra piazze che sulla mappa sembrano attaccate e a piedi, in mezzo alla folla, non lo sono. Chi prepara questo tipo di giro trova su Tour Leader Pro materiali pensati per chi accompagna i gruppi e per chi organizza da solo.

Per il quadro più largo, cioè treni regionali e orari stagionali, aeroporti, spostamenti fra una città e l’altra e itinerari di più giorni in Italia, dal Lazio alle altre regioni, una risorsa utile per montare un viaggio completo è Italy Planner. Aiuta a mettere Roma dentro un percorso più ampio senza perdere di vista i tempi reali degli spostamenti.

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Contact Information

IndirizzoVia degli Orfani 84 Centro storico, Roma, Roma Città 00186

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