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Ceri

In breve. Ceri è una frazione abitata del Comune di Cerveteri, costruita su una rupe di tufo, e si visita liberamente: nel borgo si entra a piedi, senza biglietto, dalla porta ricavata nella roccia.

Ceri è una frazione abitata del Comune di Cerveteri, costruita su una rupe di tufo, e si visita liberamente: nel borgo si entra a piedi, senza biglietto, dalla porta ricavata nella roccia. La chiesa della Madonna di Ceri, santuario diocesano della diocesi di Porto-Santa Rufina in piazza Immacolata, è aperta per le messe, con gli orari pubblicati dalla parrocchia. Il palazzo Torlonia, detto Castello di Ceri, si visita solo su prenotazione secondo la Rete delle dimore storiche del Lazio.

Il borgo è piccolo e si gira in meno di un'ora. Il motivo per venire è la chiesa, con un ciclo di affreschi di epoca romanica che la voce enciclopedica sul santuario data al XII secolo, recuperati in gran parte dopo il 1989. Intorno ci sono la piazza aperta dai Torlonia nell'Ottocento, il palazzo con il giardino affacciato sulla valle e le stradine scavate nel tufo descritte dal portale turistico della Regione Lazio.

Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul sito ufficiale del santuario, sulla pagina giubilare della Città metropolitana di Roma Capitale, sul portale Visit Lazio e sulla scheda della Rete delle dimore storiche del Lazio citate più avanti. La parrocchia pubblica gli orari delle messe e i contatti, non un orario di visita fuori dalle celebrazioni. Per informazioni il riferimento è il telefono del santuario, 06 9920 7028, o il cellulare indicato sul sito, 389 0170858.

Affreschi medievali nella chiesa della Madonna di Ceri
Affreschi medievali nella chiesa della Madonna di Ceri. Foto di Mauro.salvatore, in pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

In breve: indirizzo, orari, biglietto

  • Indirizzo: santuario in piazza Immacolata, chiesa parrocchiale in piazza Alessandrina 9, 00052 Ceri, Cerveteri (RM), secondo il sito del santuario.
  • Gestore: parrocchia e santuario della diocesi di Porto-Santa Rufina, telefono 06 9920 7028.
  • Come si entra: borgo a libero accesso, chiesa aperta durante le messe, palazzo Torlonia solo su prenotazione.
  • Prezzo: nessun biglietto per il borgo e per la chiesa.
  • Messe da ottobre ad aprile: feriali e prefestive alle 17, festive alle 8.30, alle 11 e alle 17. Da maggio a settembre la messa della sera è alle 19.
  • Come si arriva: nessuna delle fonti ufficiali pubblica un percorso con i mezzi fino al borgo, per gli autobus il riferimento è Cotral, numero verde 800 174 471.
  • Accessibilità: il gestore non pubblica informazioni, il borgo si trova in cima a una rupe con accesso da una porta nella roccia.

Dove si trova e che cosa si vede davvero

Ceri si trova nell'entroterra di Cerveteri, nella campagna fra il mare e i Monti Ceriti, in cima a uno sperone di tufo. La pagina giubilare della Città metropolitana di Roma Capitale la descrive come una frazione che sorge su una rupe tufacea caratteristica di queste zone. Arrivando, prima del borgo si vede la parete di roccia. Le case si trovano sopra, strette sul pianoro, e l'unico modo naturale di entrare è salire verso la porta.

Il portale turistico della Regione Lazio indica come accesso principale una porta ricavata nella roccia, con le viuzze scavate nel tufo e una piccola piazza. È la sequenza che si percorre a piedi in pochi minuti: la salita, il varco nella roccia, le case basse, e poi lo spazio aperto su cui si affacciano la chiesa e il palazzo. Il borgo è abitato e ha una vita di paese, con residenti e auto parcheggiate lungo le strade.

La piazza è ottocentesca, anche se non sembra. Secondo la storia pubblicata dal santuario, nel 1833 Alessandro Torlonia acquistò Ceri dagli Odescalchi e demolì molte case per ricavare una piazza centrale, ristrutturò il castello trasformandolo in palazzo con giardino all'italiana e fece costruire un arco d'ingresso. Quello che oggi sembra il centro antico del borgo è quindi un intervento di un principe romano dell'Ottocento su un tessuto medievale.

La chiesa è il motivo della visita. Fuori è semplice, dentro conserva affreschi di epoca romanica che coprivano la navata, recuperati a partire dal 1989 e restaurati di nuovo nel 2010 secondo la voce enciclopedica dedicata alla chiesa. Visit Lazio parla di scene tratte dall'Antico Testamento e di storie della vita di San Silvestro. Sull'acquasantiera si trova l'immagine della Madonna di Ceri, un dipinto di scuola senese collocato intorno al 1400, secondo la stessa voce.

Il palazzo Torlonia, detto Castello di Ceri, occupa il lato della piazza e il ciglio della rupe. La Rete delle dimore storiche del Lazio lo descrive con una pianta a elle, le facciate sulla piazza e sulla strada d'accesso, un ampio giardino alberato con vista sulla valle e un piano nobile con affreschi decorativi del Cinquecento e dell'Ottocento. Dall'esterno si vede la mole dell'edificio e la cinta merlata del giardino pensile. Per gli interni serve una prenotazione.

Una curiosità su Ceri

Il nome antico del borgo era un nome di ripiego. Chi lasciò l'antica Caere per salire sulla rupe portò con sé il nome della città, e il nuovo insediamento fu chiamato Caere Novum, cioè Caere nuova, mentre il vecchio centro diventava Caere Vetus, la futura Cerveteri. La voce enciclopedica sul borgo riporta questa distinzione, e la bolla papale del 1236 citata dal santuario parla già di pievi e chiese in Caere nova.

Il paradosso è evidente anche sulla mappa. Cerveteri, che nel nome porta la parola vetus, cioè vecchia, è oggi il capoluogo del Comune e la città più grande. Ceri, la Caere nuova, è una frazione di poche strade. Il nome di Cerveteri si spiega solo con l'esistenza di Ceri: senza la città nuova sulla rupe non ci sarebbe stato bisogno di chiamare vecchia quella rimasta vicino alle necropoli etrusche.

La seconda curiosità riguarda l'immagine venerata. Il santuario mariano diocesano, istituito il 7 dicembre 1986, prende il titolo di Santuario della Madonna di Ceri dall'icona della Madonna con Bambino, scrive la parrocchia. Il 7 aprile 1999 si aggiunse il titolo di Madre di Misericordia, e con esso la festa della patrona della diocesi, fissata per il sabato che segue l'8 settembre. È un titolo recente per un culto molto più antico.

Terza curiosità: le scene più insolite degli affreschi non si trovano in alto. Secondo la voce enciclopedica sulla chiesa, sullo zoccolo della parete destra, all'altezza delle gambe di chi entra, ci sono scene di cucina, diavoli in lotta e una chimera. Sono immagini di vita quotidiana e di mostri, messe nella fascia più bassa della decorazione, sotto le storie sacre. Chi guarda solo verso l'alto le perde.

Una cosa che non ti dice nessuno su Ceri

A nostro giudizio il castello è sopravvalutato come motivo della gita. Molti arrivano a Ceri pensando di visitare una fortezza medievale e trovano un palazzo ottocentesco privato, che si apre solo su prenotazione. La rocca degli Orsini, nata nel 1470 secondo la Rete delle dimore storiche, è stata trasformata dai Torlonia in residenza con giardino. La parte medievale che si visita davvero senza appuntamento è la chiesa, ed è lì che conviene spendere il tempo.

Seconda cosa poco detta: la chiesa non ha un orario di museo. La parrocchia pubblica gli orari delle messe e non indica aperture per la visita fuori dalle celebrazioni. La pagina giubilare della Città metropolitana la indica invece come sempre aperta. Le fonti non concordano, e chi arriva a metà pomeriggio in un giorno feriale può trovare la porta chiusa. La soluzione pratica è arrivare un po' prima della messa oppure telefonare al santuario prima di partire.

Terza cosa: Ceri non è Cerveteri. Chi imposta sul navigatore il nome del Comune arriva nel capoluogo, vicino al mare e alle necropoli, e non sulla rupe. Il borgo è una frazione separata, raggiunta da strade di campagna, e fra i due centri c'è un tratto da percorrere in auto. Per chi viaggia con i mezzi pubblici la distinzione conta ancora di più, perché arrivare a Cerveteri non significa essere arrivati a Ceri.

Quarta cosa: durante le messe la chiesa non si visita. Gli affreschi coprono le pareti della navata, e girare per guardarli mentre è in corso una celebrazione disturba chi prega. Le domeniche, con tre messe fra mattina e sera, il margine per osservare con calma è stretto. Un giorno feriale, un po' prima della messa della sera, è a nostro giudizio il momento più adatto, avvisando il santuario se si arriva in più persone.

Che cosa raccontano gli affreschi della chiesa?

La voce enciclopedica sulla chiesa di Santa Maria Immacolata di Ceri data gli affreschi più antichi all'epoca romanica, nel XII secolo, e scrive che ricoprivano tutta la chiesa fino al crollo parziale del Cinquecento. Il portale Visit Lazio parla di scene tratte dall'Antico Testamento e di storie della vita di San Silvestro. Le storie si leggono in fasce sovrapposte, parete per parete, e conviene seguirle con calma invece di cercare il singolo capolavoro.

Nella cappella della navata sinistra la stessa voce segnala affreschi databili intorno al 1365, con la crocifissione di Cristo, la crocifissione di San Pietro, la decapitazione di San Paolo, il battesimo di Gesù e un Cristo Pantocratore tra santi. Nell'abside è dipinta la Madonna in trono con il Bambino fra i santi Antonio abate, Giuseppe, Felice II e Tommaso d'Aquino. Le prime cappelle laterali hanno invece dipinti del Seicento con i miracoli di sant'Antonio.

Gli affreschi della navata sono tornati visibili di recente. Secondo la voce enciclopedica, nel 1989 furono recuperati quelli della parte destra della navata, e nel 2010 un nuovo restauro ha interessato la navata. Negli anni Ottanta fu demolita la volta a botte che copriva la navata centrale, ornata da un pavimento cosmatesco. Molto di quello che si vede oggi, in altre parole, era nascosto fino a una generazione fa.

La bibliografia della voce cita tre studi che aiutano a capire l'importanza del ciclo. Antonio Cadei ne scrisse nel 1982 sulla rivista Storia dell'arte. Nino Zchomelidse pubblicò nel 1996 un volume che lega queste pitture al tempo della riforma gregoriana. John Osborne, nel 2004, ha messo a confronto le immagini dello zoccolo di Ceri con quelle della chiesa inferiore della Basilica di San Clemente a Roma.

Il confronto con San Clemente è la chiave più utile per chi arriva da Roma. Le due chiese appartengono allo stesso mondo figurativo, quello della pittura romana fra XI e XII secolo, con le storie sacre in alto e le fasce decorative in basso. Chi ha visto la basilica inferiore di San Clemente riconosce a Ceri un linguaggio simile. Chi vede prima Ceri, a nostro giudizio, capisce meglio San Clemente al ritorno in città.

Per orientarsi dentro l'edificio aiuta conoscerne la forma. Il sito del santuario scrive che la struttura originaria era con ogni probabilità a tre navate, con copertura a capriata. La voce enciclopedica indica l'abside come la parte più antica, anteriore al 1300, e ricorda le tre cappelle laterali costruite intorno al Cinquecento dopo la distruzione della parte sinistra, collegate fra loro da tre piccole porte e decorate con dipinti del Settecento. Ogni parete appartiene a un secolo diverso.

Il consiglio che ti do per visitare Ceri

Organizzate la giornata intorno all'orario della messa della sera. Da ottobre ad aprile la messa feriale è alle 17, da maggio a settembre alle 19, secondo il sito del santuario. Arrivando un'ora prima si ha il tempo di salire dalla porta nella roccia, fare il giro del borgo, affacciarsi dal ciglio della rupe e poi entrare in chiesa quando è aperta, prima che cominci la celebrazione, con la luce ancora buona per guardare le pareti.

Telefonate prima. Il numero fisso del santuario, 06 9920 7028, e il cellulare 389 0170858 sono quelli pubblicati sul sito ufficiale. Una chiamata serve a sapere se la chiesa sarà aperta nell'ora in cui pensate di arrivare, se ci sono funzioni straordinarie, matrimoni o pellegrinaggi, e se è possibile vedere gli affreschi con calma. Nei giorni della festa di settembre il borgo è molto più frequentato del solito.

Dentro la chiesa, guardate in basso oltre che in alto. Lo zoccolo della parete destra, con le scene di cucina, i diavoli e la chimera descritti nella voce enciclopedica, è la parte che più sorprende. Poi l'abside, con la Madonna in trono fra i santi, e la cappella della navata sinistra, con le crocifissioni e il battesimo. Infine l'immagine della Madonna di Ceri sopra l'acquasantiera, quella che dà il nome al santuario.

Se volete vedere anche il palazzo, prenotate con anticipo. La Rete delle dimore storiche del Lazio indica la visita su prenotazione e pubblica i contatti del Castello di Ceri. Senza appuntamento il palazzo resta un edificio da guardare dalla piazza. In ogni caso rispettate il borgo abitato: niente auto nelle stradine, voce bassa vicino alle case, e nessuna fotografia alle finestre private.

Chi arriva con una classe, un'associazione o una parrocchia deve organizzarsi diversamente da chi viaggia da solo. La chiesa è piccola, e per entrare in molti conviene concordare l'orario con il santuario, lontano dalle messe. Il palazzo va prenotato con i contatti della Rete delle dimore storiche. Per il pranzo, nei fine settimana, la prenotazione è indispensabile. E l'autobus o le auto vanno lasciati prima della salita, perché le stradine del borgo non sono fatte per i mezzi grandi.

Si paga qualcosa e quando si entra in chiesa?

Il borgo è una frazione abitata a libero accesso, senza biglietto. Per la chiesa la parrocchia non indica un biglietto né una prenotazione per la visita individuale, e il riferimento pratico sono gli orari delle messe pubblicati sul sito del santuario di Nostra Signora di Ceri. Il 29 settembre 2026 è in vigore l'orario estivo, che vale fino alla fine del mese. Da ottobre si passa all'orario invernale riportato nella tabella.

MesseDa ottobre ad aprileDa maggio a settembre
Feriali, dal lunedì al venerdì1719
Prefestivo1719
Festivi8.30, 11, 178.30, 11, 19

Dove si prenota davvero? Per la chiesa non serve prenotare, ma per visite di più persone, pellegrinaggi o richieste particolari il canale è la parrocchia, ai numeri pubblicati sul sito del santuario. Per il palazzo Torlonia la Rete delle dimore storiche del Lazio indica la visita su prenotazione, con i numeri 06 5783698 e 340 1181261 e l'indirizzo di posta castellodiceri@libero.it. Un prodotto di visita a Ceri da acquistare online non risulta confermato.

Le tariffe del palazzo non sono pubblicate dalla Rete delle dimore storiche. Vanno chieste al momento della prenotazione, insieme alla durata della visita, agli spazi aperti al pubblico e alla possibilità di vedere il giardino. Lo stesso vale per eventuali aperture straordinarie in occasione di giornate nazionali dedicate alle dimore storiche: il calendario cambia di anno in anno e va controllato sui canali della Rete regionale.

Chi vuole unire Ceri alle necropoli etrusche di Cerveteri deve tenere conto che la Banditaccia ha orari e biglietti propri, pubblicati dal gestore del sito archeologico. Sono due visite diverse, con logiche diverse: il borgo e la chiesa sono gratuiti e legati agli orari della parrocchia, la necropoli è un sito a pagamento con i suoi orari. Conviene fissare prima l'orario della necropoli e poi incastrare Ceri nel pomeriggio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Cesare Borgia abbia assediato Ceri è un fatto noto. Meno citato è quanto durò. Il sito del santuario scrive che il Duca Valentino assediò il borgo per 36 giorni e che Giulio Orsini si arrese il 6 aprile 1503, con danni gravi al castello e alle mura. La Rete delle dimore storiche parla invece di 38 giorni e di un borgo raso al suolo. Le fonti non concordano sul numero, ma entrambe descrivono una distruzione pesante.

Quell'assedio si legge ancora nella chiesa. Secondo la parrocchia, i bombardamenti e le distruzioni del 1503 resero molto probabilmente necessaria la ricostruzione completa della navata meridionale dell'edificio. La voce enciclopedica ricorda il crollo parziale del Cinquecento, che interruppe il ciclo di affreschi della navata, e le tre cappelle laterali costruite dopo la distruzione della parte sinistra. Le lacune nelle pareti dipinte sono anche il segno di quella guerra.

Il secondo fatto poco citato riguarda Cola di Rienzo. Nel 1347, scrive il santuario, Ceri fu assegnata a Cola di Rienzo, il tribuno che in quell'anno governava Roma. Nel 1356 passò ai Bonaventura di Trastevere e nel 1428 agli Orsini di Anguillara. Il borgo sulla rupe entrò così, per un breve momento, nella storia politica della città, come una delle rocche della campagna romana contese fra baroni e governi cittadini.

Terzo fatto: Ceri servì da rifugio durante la Seconda guerra mondiale. Il sito del santuario scrive che il borgo ospitò rifugiati da Cerveteri e da Ladispoli. La posizione che nel Medioevo lo rendeva difendibile, in cima alla rupe e lontano dalla costa, tornò utile quando la guerra arrivò sul litorale. È una storia che i pannelli del borgo raccontano poco, e che spiega il legame fra Ceri e i paesi della costa.

La foto giusta da fare a Ceri

La foto che racconta Ceri si fa dal basso, prima di entrare: la parete di tufo con le case sopra, presa dalla strada che sale al borgo. È l'immagine che spiega in un colpo solo perché il paese si trova lì, sulla roccia, lontano dalla pianura. Funziona meglio con la luce radente del tardo pomeriggio, quando il tufo prende colore, oppure al mattino presto con la campagna ancora in ombra.

La seconda immagine è la porta ricavata nella roccia, indicata da Visit Lazio come accesso principale al borgo. Va ripresa in verticale, dal basso verso l'alto, con la strada in primo piano e l'apertura sullo sfondo. Evitate di bloccare il passaggio mentre fotografate: è l'ingresso usato ogni giorno dai residenti, anche in auto. Una fotografia fatta di lato, lasciando libera la carreggiata, rende lo stesso e non crea problemi.

Dentro la chiesa la regola è chiedere. Gli affreschi sono in una chiesa aperta al culto, e prima di fotografare conviene domandare al sacerdote o a chi custodisce l'edificio, senza flash e mai durante le messe. Se il permesso c'è, la foto più interessante non è la panoramica ma il dettaglio dello zoccolo, con le scene di cucina e i diavoli, che nessuno si aspetta sotto le storie sacre.

L'ultima immagine è quella della piazza con il palazzo Torlonia, meglio al mattino, quando c'è meno movimento. Inquadrando la facciata del palazzo e il lato della chiesa si mostra il rapporto fra potere civile e religioso che ha disegnato il borgo. Dal ciglio della rupe, vicino al giardino, lo sguardo si apre sulla valle: la vista è buona nelle giornate limpide d'autunno e di primavera, meno nella foschia estiva.

Come si arriva da Roma?

Il sito del santuario, la pagina giubilare della Città metropolitana e il portale Visit Lazio non pubblicano un percorso con i mezzi pubblici fino al borgo. Per gli autobus extraurbani fra Roma e Cerveteri il riferimento è Cotral, che sul proprio sito mette a disposizione la ricerca degli orari e risponde al numero verde 800 174 471. Conviene chiedere espressamente se esiste una corsa o una fermata per la frazione di Ceri, e con quali orari.

In auto la destinazione da impostare è piazza Immacolata, Ceri, Cerveteri, e non il solo nome del Comune, che porta nel capoluogo. Il borgo si trova in cima alla rupe e le stradine interne sono strette e abitate. Il gestore non indica un parcheggio dedicato ai visitatori. Il consiglio è lasciare l'auto prima della salita, dove è consentito, e percorrere a piedi l'ultimo tratto fino alla porta nella roccia.

Per il treno, nessuna delle fonti ufficiali indica una stazione di riferimento per Ceri né un collegamento dalla stazione al borgo, che si trova nell'entroterra, in cima alla rupe. Dalla stazione servirebbe comunque un altro mezzo per l'ultimo tratto. Prima di scegliere il treno conviene verificare il percorso completo sul sito di Trenitalia e le eventuali coincidenze con gli autobus di Cotral, calcolando bene l'orario del ritorno, soprattutto la domenica.

Chi arriva a piedi o in bicicletta dalla campagna deve tenere conto della salita finale verso la rupe. Il gestore non pubblica informazioni sull'accessibilità, e l'ingresso dalla porta nella roccia, con le strade in pendenza, può essere difficile per chi ha problemi di mobilità. Chi viaggia con una persona in carrozzina farebbe bene a chiedere alla parrocchia se esiste un accesso alla chiesa senza gradini e dove è possibile fermarsi con l'auto.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Le origini del luogo sono molto più antiche del borgo. Il sito del santuario ricorda che sulla rupe e intorno a essa si trovano sepolture di età protostorica ed etrusca, fra cui la Necropoli delle Fornaci, dell'Età del Ferro, datata all'XI e X secolo avanti Cristo, e la Tomba delle Statue, del VII e VI secolo avanti Cristo. Secondo la parrocchia da quest'ultima vengono le più antiche sculture etrusche conosciute.

Il borgo attuale nasce, secondo la parrocchia, alla metà dell'XI secolo, quando abitanti di Caere si trasferirono sulla rupe, probabilmente per sfuggire alla malaria o alle incursioni saracene. Il 2 agosto 1236 una bolla di papa Gregorio IX cita pievi e chiese in Caere nova. Visit Lazio pone invece la fondazione proprio nel 1236, su un insediamento precedente. Le fonti non concordano sulla data, ma tutte collegano il borgo agli abitanti dell'antica Caere.

Nel XII secolo Ceri diventò un castello della famiglia Alberteschi, secondo il santuario. Nel 1347 fu assegnata a Cola di Rienzo, nel 1356 ai Bonaventura di Trastevere, nel 1428 agli Orsini di Anguillara. Nel 1484, per custodire le reliquie di San Felice, nella chiesa fu costruita un'edicola a pianta rettangolare con quattro colonne ioniche. Nel 1503 l'assedio di Cesare Borgia si chiuse con la resa di Giulio Orsini, il 6 aprile.

Dopo gli Orsini vennero i Cesi di Acquasparta, poi nel 1657 i Borromeo, con la dote di Giovanna Cesi. Il 6 maggio 1678 Ceri fu comprata dal principe Livio Odescalchi, nel 1712 tornò ai Borromeo, quattro anni dopo passò al duca Giuseppe Serra e nel 1721 di nuovo agli Odescalchi. Nel 1833 la acquistò Alessandro Torlonia. Il 7 dicembre 1986 la chiesa divenne santuario mariano diocesano, e nel 1999 ricevette il titolo di Madre di Misericordia.

Chi è passato da Ceri

I primi nomi sono quelli delle famiglie baronali. Gli Alberteschi, che nel XII secolo fecero di Ceri un castello, secondo il santuario. I Normanni di Trastevere, citati dalla voce enciclopedica sul borgo fra XIII e XIV secolo. Poi Cola di Rienzo, a cui Ceri fu assegnata nel 1347, i Bonaventura di Trastevere nel 1356 e gli Orsini di Anguillara dal 1428, che secondo la Rete delle dimore storiche edificarono la rocca nel 1470.

Nel 1503 arrivò Cesare Borgia, il Duca Valentino, con l'assedio che distrusse castello e mura. Dall'altra parte delle mura c'era Giulio Orsini, che si arrese il 6 aprile, scrive il santuario. Nei secoli seguenti il borgo passò di mano fra grandi casate: i Cesi di Acquasparta, i Borromeo attraverso Giovanna Cesi, il principe Livio Odescalchi nel 1678, il duca Giuseppe Serra, di nuovo gli Odescalchi dal 1721.

L'Ottocento porta il nome di Alessandro Torlonia, che nel 1833 comprò Ceri e ne cambiò il volto con la piazza, il palazzo e l'arco d'ingresso. È lo stesso cognome della villa sulla Nomentana, a Roma, raccontata nella pagina su Villa Torlonia, e di Villa Albani Torlonia sulla via Salaria. La famiglia stava allora costruendo un patrimonio di residenze e tenute fra la città e la campagna.

Ci sono poi i santi e i pellegrini. San Felice II, che secondo la tradizione riportata dalla parrocchia fu martirizzato a Ceri, e le cui reliquie ebbero un'edicola nel 1484. I pellegrini della diocesi di Porto-Santa Rufina, che salgono al santuario per la festa della patrona. E, nel Novecento, i rifugiati arrivati da Cerveteri e da Ladispoli durante la Seconda guerra mondiale, accolti nel borgo sulla rupe secondo il sito del santuario.

San Felice II fu davvero ucciso a Ceri?

Quello che dicono i documenti: il sito del santuario scrive che nel 1484, per contenere le reliquie di San Felice II, fu costruita nella chiesa un'edicola a pianta rettangolare con quattro colonne ioniche. La voce enciclopedica sulla chiesa ricorda un ciborio del 1365 con una pala d'altare che raffigura il santo in trono, con la croce arcivescovile e la tiara papale, e riporta che nel 1980 il baldacchino con le spoglie fu spostato in una cappella del transetto.

Le due fonti parlano di due momenti diversi e non spiegano del tutto il rapporto fra il ciborio trecentesco e l'edicola del 1484. Il dato certo è che a Ceri il culto di San Felice ha lasciato strutture e immagini precise, ancora visibili nella chiesa. San Felice compare anche nell'abside, fra i santi che circondano la Madonna in trono, secondo la stessa voce enciclopedica. Il culto locale del santo è quindi documentato da secoli.

Quello che dice la tradizione: secondo la parrocchia, Felice II fu papa dal 355 al 357 e venne martirizzato a Ceri il 22 novembre 365. Sempre secondo la tradizione locale riportata dalla voce enciclopedica, la chiesa sarebbe stata dedicata a lui intorno al 370. Sono date che la parrocchia presenta come tradizione, non come dato d'archivio, e così vanno lette. Il martirio a Ceri non risulta confermato da una fonte documentaria ufficiale.

Quello che è leggenda: il portale Visit Lazio scrive che la chiesa occupa il luogo dove anticamente si venerava la dea Vesta. È una notizia di tradizione, non confermata da una fonte archeologica ufficiale fra quelle aperte, e va presa con prudenza. La sovrapposizione fra un culto pagano e una chiesa cristiana è un racconto frequente nei borghi del Lazio. Nel caso di Ceri, finché uno scavo non la documenta, resta un racconto.

Che cos'è il palazzo Torlonia e si può visitare?

Il palazzo Torlonia, detto Castello di Ceri, si trova in piazza Immacolata 36, secondo la Rete delle dimore storiche del Lazio. La scheda della Rete lo descrive con una pianta a elle, facciate sulla piccola piazza e sulla strada d'accesso al borgo, interni affacciati su un ampio giardino alberato con vista sulla valle, e un piano nobile con affreschi decorativi del XVI e del XIX secolo. È la dimora che domina il borgo.

La sua storia è quella della rocca. La Rete delle dimore storiche scrive che la rocca fu edificata dagli Orsini nel 1470, data che coincide con la nascita del palazzo attuale. Dopo l'assedio del 1503 e i passaggi di proprietà fra Borromeo, Odescalchi e Serra, nel 1833 Alessandro Torlonia avviò i rinnovamenti più importanti, con la piazza centrale e il giardino pensile chiuso da una cinta muraria merlata. Quello che si vede è la rocca riletta dall'Ottocento.

Le due fonti descrivono il giardino in modo diverso. Il sito del santuario parla di un giardino all'italiana creato da Alessandro Torlonia insieme al palazzo, la Rete delle dimore storiche di un giardino pensile chiuso da una cinta muraria merlata e di un ampio giardino alberato con vista sulla valle. Non sono descrizioni in contrasto: il giardino si trova sul ciglio della rupe, sostenuto dalle mura, e dalla strada di accesso se ne vede soprattutto la cinta.

La visita è su prenotazione, secondo la Rete. I contatti pubblicati sono i numeri 06 5783698 e 340 1181261, l'indirizzo di posta castellodiceri@libero.it e il sito castellodiceri.it. La Rete non pubblica tariffe, durata della visita né giorni di apertura. Vanno chiesti direttamente al momento della prenotazione. Senza appuntamento il palazzo si guarda dall'esterno, dalla piazza e dalla strada, senza entrare nel giardino.

Il palazzo appartiene a una famiglia di luoghi simili nel Lazio: rocche medievali trasformate in residenze dai grandi casati romani. Sul sito trovate anche il Castello Odescalchi a Bracciano e il Castello Palo Odescalchi a Ladispoli, legati alla stessa famiglia che possedette Ceri nel Seicento e nel Settecento, e il Palazzo Chigi di Ariccia, un altro palazzo baronale affacciato sulla piazza del paese.

Come si lega Ceri a Cerveteri e alle necropoli etrusche?

Ceri è figlia di Caere. Il sito del santuario scrive che furono gli abitanti di Caere a trasferirsi sulla rupe alla metà dell'XI secolo, e la voce enciclopedica sul borgo ricorda la distinzione fra Caere Novum e Caere Vetus. La storia dei due centri va quindi letta insieme: la città etrusca e romana con le sue necropoli da una parte, la città medievale arroccata dall'altra, a pochi chilometri di campagna.

La Necropoli della Banditaccia, a Cerveteri, è patrimonio dell'UNESCO dal 2004 e, secondo il portale Visit Lazio, è la più vasta tra quelle esistenti del mondo antico. Visit Lazio segnala anche, nella zona dei Vignali, la Porta Coperta che conduce alla necropoli di Cava della Pozzolana. Ceri stessa ha le sue sepolture antiche, con la Necropoli delle Fornaci e la Tomba delle Statue ricordate dal santuario. Il territorio è un unico paesaggio di tombe.

Chi vuole vedere a Roma i reperti delle città etrusche del Lazio trova il riferimento nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il museo statale dedicato agli Etruschi. Più a nord, nella Tuscia, il sito di Vulci e i borghi di Canino, Ischia di Castro e Tuscania completano il quadro delle città etrusche e medievali costruite sul tufo.

Ceri è anche un esempio della Roma sotterranea allargata alla campagna: tombe, cavità e strade scavate nella roccia. Chi ha già visto le necropoli di Roma, dalla Necropoli Vaticana alle catacombe di Roma, e la pagina dedicata a Roma sotterranea, trova qui la stessa logica di un territorio costruito nella pietra tenera. A nostro giudizio il confronto rende più chiara la visita.

Il legame fra Ceri e la Chiesa di Roma è riconosciuto anche oggi. La Città metropolitana di Roma Capitale ha inserito la Madonna di Ceri fra i siti del suo portale dedicato al Giubileo, accanto ad altri santuari della provincia, con la storia della chiesa dal 1054 alla bolla del 1236 e il riconoscimento come santuario diocesano. Chi percorre gli itinerari giubilari del territorio trova qui una tappa fuori dai circuiti più affollati, a poca distanza dalla costa.

Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi?

Il borgo non chiude: è una frazione abitata, e le sue strade sono pubbliche. La chiesa, invece, secondo gli orari pubblicati dalla parrocchia, è aperta con certezza per le messe. Fuori da quei momenti le fonti non concordano, perché la pagina giubilare della Città metropolitana la indica come sempre aperta. Nei giorni di matrimoni, funerali e pellegrinaggi la visita agli affreschi può non essere possibile, e il santuario non pubblica un calendario delle chiusure.

Che cosa non aspettarsi? Un museo con biglietteria: la chiesa è un luogo di culto, senza pannelli di percorso o audioguide indicate dal gestore. Un castello medievale aperto: il palazzo Torlonia è una dimora che si visita solo su prenotazione. Una vista sulla necropoli: la Banditaccia si trova a Cerveteri, non a Ceri. Un grande paese: Ceri si attraversa in pochi minuti, e il tempo della visita va dato soprattutto alla chiesa.

Non aspettatevi neppure silenzio sempre. Nei fine settimana di bel tempo e nei giorni della festa della patrona, il sabato dopo l'8 settembre, il borgo si riempie di visitatori e di fedeli, e il parcheggio intorno alla rupe diventa difficile. I giorni feriali fuori stagione sono i più tranquilli. D'inverno la messa della sera anticipa alle 17, e il buio arriva presto: conviene calcolare la visita al borgo con la luce del primo pomeriggio.

Per la festa della patrona il calcolo è semplice. Nel 2026 il sabato che segue l'8 settembre è già passato, era il 12 settembre. Nel 2027 cadrà l'11 settembre. Chi vuole vedere il borgo nel giorno della festa deve mettere in conto più persone, più auto e celebrazioni in corso. Chi invece vuole guardare gli affreschi con calma farebbe meglio a evitare quel fine settimana e a scegliere un giorno feriale di ottobre o di primavera.

Mangiare in zona

Ceri e la campagna intorno vivono anche di turismo del fine settimana, con locali pensati per chi arriva da Roma e dal litorale. Il portale Visit Lazio ricorda i prodotti del territorio, fra vini bianchi, carciofi, pesche, miele, tartufi dei Monti Ceriti e olio. In un borgo così piccolo la pressione dei visitatori è concentrata in poche ore, soprattutto la domenica a pranzo, e la qualità dipende molto da quanto il locale lavora con clienti abituali.

Le trappole sono le stesse di ogni luogo molto fotografato vicino a Roma. Il menù con le fotografie dei piatti, le voci senza prezzo, il buttadentro davanti all'ingresso, un menù diverso fuori e dentro, la cucina aperta di continuo senza una pausa. I romani le evitano perché segnalano un locale che vive del passaggio e non del ritorno dei clienti. In campagna vale un segnale in più: il menù identico in ogni stagione, senza traccia dei prodotti del momento.

La regola pratica è scegliere un menù breve, legato alla stagione, con prezzi chiari scritti per ogni voce, e prenotare nei fine settimana, perché i posti si esauriscono presto. Nei giorni feriali la scelta è più facile e i tempi più distesi. Per trovare indirizzi selezionati con criterio fra Roma e il Lazio c'è la lista di indirizzi su Google Maps, utile anche per organizzare il resto della giornata.

Che cosa abbinare in giornata

L'abbinamento naturale è Cerveteri con la Necropoli della Banditaccia, patrimonio UNESCO dal 2004. La mattina si dedica alle tombe etrusche, con gli orari e i biglietti del gestore del sito archeologico, il pomeriggio si sale a Ceri per la chiesa e la messa della sera. Il percorso racconta in un giorno la storia di Caere dalla città dei morti etrusca al borgo medievale sulla rupe, che ne ha ereditato il nome.

Chi preferisce la costa trova lungo il litorale il Castello di Palo a Ladispoli e, più a nord, il Castello di Santa Severa, affacciato sul mare. Verso l'interno c'è il lago di Bracciano, con il Castello Odescalchi, il borgo di Trevignano Romano e l'area naturale delle Pantane di Trevignano. Sono tappe da scegliere in base alla stagione.

Per chi ama i borghi su roccia di tufo, sul sito trovate anche Civita di Bagnoregio, Sutri e Civita Castellana, nella Tuscia, e Caprarola con il Palazzo Farnese. Dall'altra parte di Roma, fra i borghi con castello, Castel Madama ha la sua rocca degli Orsini, la stessa casata che difese Ceri contro Cesare Borgia.

Chi torna in città con gli affreschi di Ceri negli occhi può cercare a Roma la stessa pittura medievale. La chiesa inferiore della Basilica di San Clemente è il confronto indicato dagli studi. Ai Santi Quattro Coronati ci sono altre storie di papa Silvestro dipinte nel Medioevo. I pavimenti cosmateschi si ritrovano a Santa Maria in Cosmedin e a Santa Maria in Trastevere.

Fuori Roma, i cicli di affreschi medievali più noti del Lazio sono quelli del Sacro Speco di Subiaco, e un'altra chiesa di grande tradizione è l'Abbazia di Farfa, in Sabina. Per altri borghi arroccati raggiungibili in giornata, fra le nostre schede ci sono Palombara Sabina, Anticoli Corrado, Castel San Pietro Romano e Nemi. Per le visite a costo zero c'è la pagina Roma gratis.

Domande frequenti

Si paga per entrare a Ceri?

No. Ceri è una frazione abitata del Comune di Cerveteri, e le sue strade sono pubbliche. Anche per la chiesa della Madonna di Ceri la parrocchia non indica un biglietto. Si paga, eventualmente, solo la visita al palazzo Torlonia, che secondo la Rete delle dimore storiche del Lazio si fa su prenotazione. Le tariffe del palazzo non sono pubblicate e vanno chieste al momento della prenotazione, ai contatti indicati dalla Rete.

A che ora è aperta la chiesa della Madonna di Ceri?

La parrocchia pubblica gli orari delle messe. Da ottobre ad aprile le messe feriali e prefestive sono alle 17, quelle festive alle 8.30, alle 11 e alle 17. Da maggio a settembre la messa della sera passa alle 19. Fuori dalle messe le fonti non concordano sull'apertura, quindi conviene arrivare un po' prima della celebrazione o telefonare al santuario, allo 06 9920 7028, prima di partire.

Di quando sono gli affreschi della chiesa?

Secondo la voce enciclopedica sulla chiesa, gli affreschi più antichi sono di epoca romanica, del XII secolo, e ricoprivano tutta la navata prima del crollo parziale del Cinquecento. Nella cappella della navata sinistra ci sono affreschi databili intorno al 1365. Quelli della parte destra della navata furono recuperati nel 1989, e nel 2010 la navata ha avuto un nuovo restauro. Visit Lazio cita scene dell'Antico Testamento e storie di San Silvestro.

Si può visitare il castello di Ceri?

Il castello di Ceri è oggi il palazzo Torlonia, in piazza Immacolata 36. La Rete delle dimore storiche del Lazio indica la visita su prenotazione, con i numeri 06 5783698 e 340 1181261 e l'indirizzo castellodiceri@libero.it. Non sono pubblicati giorni fissi di apertura né tariffe. Senza prenotazione il palazzo si guarda dall'esterno, dalla piazza. La parte medievale visitabile senza appuntamento è la chiesa.

Che differenza c'è fra Ceri e Cerveteri?

Cerveteri è il capoluogo del Comune, vicino al mare e alle necropoli etrusche. Ceri è una sua frazione nell'entroterra, su una rupe di tufo. Nel Medioevo gli abitanti dell'antica Caere si trasferirono sulla rupe, e il nuovo borgo fu chiamato Caere Novum. Il vecchio centro divenne Caere Vetus, da cui il nome di Cerveteri. Sul navigatore conviene impostare piazza Immacolata, Ceri, per non finire nel capoluogo.

Come si arriva a Ceri con i mezzi pubblici?

Le fonti ufficiali del santuario e della Città metropolitana non indicano un percorso con i mezzi fino al borgo. Per gli autobus extraurbani fra Roma e Cerveteri il riferimento è Cotral, con la ricerca degli orari sul sito e il numero verde 800 174 471. Conviene chiedere se esiste una fermata per la frazione di Ceri e quali corse la servono, e calcolare con attenzione l'orario del ritorno, soprattutto nei giorni festivi.

Quando è la festa della Madonna di Ceri?

Il 7 aprile 1999 il santuario ricevette il titolo di Madre di Misericordia, e la festa della patrona della diocesi di Porto-Santa Rufina fu fissata per il sabato che segue l'8 settembre, secondo il sito del santuario. In quei giorni il borgo è molto frequentato da fedeli e pellegrini. Il programma delle celebrazioni cambia di anno in anno e va controllato sul sito del santuario, nelle sezioni avvisi ed eventi.

Quanto tempo serve per visitare Ceri?

Il borgo si attraversa in pochi minuti, e un'ora basta per la salita dalla porta nella roccia, il giro delle stradine, la piazza e una sosta in chiesa. Chi vuole guardare con calma gli affreschi, lo zoccolo con le scene di cucina e la cappella della navata sinistra deve aggiungere tempo. Con la visita al palazzo su prenotazione e un pasto, la mezza giornata è la misura giusta.

Si possono fotografare gli affreschi della chiesa?

La parrocchia non pubblica regole sulle fotografie. La chiesa è un luogo di culto aperto alle celebrazioni, quindi la regola è chiedere prima al sacerdote o a chi custodisce l'edificio, non usare il flash e non fotografare mai durante le messe. Se il permesso c'è, conviene cercare i dettagli dello zoccolo della parete destra e l'abside con la Madonna in trono fra i santi, più che la panoramica della navata.

Chi ha scritto e su quali fonti

Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Orari e modalità di accesso riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: per la chiesa fa fede il sito del santuario di Nostra Signora di Ceri, per il palazzo la Rete delle dimore storiche del Lazio. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Organizzare una giornata fra Ceri e Cerveteri per un gruppo significa lavorare sugli incastri: l'orario della necropoli, la messa della sera che regola l'apertura della chiesa, la prenotazione del palazzo, il parcheggio sotto la rupe e il pranzo nei fine settimana affollati. Per chi progetta uscite di questo tipo, una risorsa utile per chi organizza viaggi di gruppo è Tour Leader Pro, con strumenti pensati per coordinare visite e itinerari.

Ceri è anche una porta verso il Lazio etrusco e medievale, fatto di rupi di tufo, necropoli, rocche baronali e chiese dipinte. Mettere insieme Cerveteri, il lago di Bracciano, la costa di Santa Severa e i borghi della Tuscia richiede qualche giorno e un po' di pianificazione, e una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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