Castello Odescalchi a Bracciano
Il Castello Odescalchi a Bracciano è in Piazza Mazzini 14, a Bracciano (RM), sul bordo della rupe che domina il lago; l'ingresso dei visitatori non è però sulla piazza, ma poco più in basso, in Via Giulio Volpi 12. Il biglietto intero costa 10 euro, il ridotto 9 euro (studenti universitari, militari e forze dell'ordine, residenti, e gli over 65 il martedì), i bambini fra 6 e 12 anni pagano 8 euro e sotto i 6 anni si entra gratis; si paga anche con VISA, Maestro e Mastercard, e i biglietti si possono acquistare in anticipo sul sito ufficiale odescalchi.it. Gli orari cambiano fra stagione invernale ed estiva: d'inverno dal lunedì al venerdì 10:00-17:00 con ultimo ingresso alle 16:00, il sabato, la domenica e i festivi 10:00-18:00 con ultimo ingresso alle 17:00; d'estate dal lunedì al venerdì 10:00-18:00 con ultimo ingresso alle 17:00, il sabato, la domenica e i festivi 10:00-19:00 con ultimo ingresso alle 18:00. La biglietteria chiude un'ora prima del castello. Si entra tutti i giorni salvo il 25 dicembre, ma trattandosi di una dimora privata capita che alcune sale, o l'intero castello, chiudano per matrimoni e ricevimenti: le chiusure straordinarie vengono annunciate sul sito ufficiale, e prima di partire conviene dargli un'occhiata. La prenotazione non serve per la visita libera, serve invece per le visite private guidate. La domenica e nei giorni festivi ci sono visite guidate facoltative comprese nel prezzo del biglietto, con partenze alle 10:30, 11:00, 12:00, 12:30, 15:00, 15:30, 16:30 e 17:00. I telefoni sono +39 06 99804348 e +39 06 99802379, la mail del museo è museo@odescalchi.it, quella per gli eventi events@odescalchi.it. Da Roma si arriva in un'ora scarsa: treno regionale della linea FL3 Roma-Viterbo da Roma Ostiense, Roma Trastevere o Valle Aurelia (quest'ultima in corrispondenza con la metro A) fino alla stazione di Bracciano, che è in paese; in auto, via Cassia bis o Aurelia e poi la strada provinciale, con una trentina di chilometri dal Grande Raccordo Anulare. Sono ammessi cani di piccola taglia, tenuti in braccio o nel trasportino.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se il castello è una tappa di una giornata più ampia sul lago, la pagina delle attrazioni turistiche del Lazio aiuta a incastrare le altre soste, a cominciare dal lago di Bracciano e dal borgo di Bracciano.

Dove si trova e come si arriva al Castello Odescalchi a Bracciano
Bracciano è a nord-ovest di Roma, sul bordo meridionale di un lago vulcanico di 56,5 chilometri quadrati e circa 160 metri di profondità massima. Il paese è appoggiato su un promontorio di tufo e il castello ne occupa il punto più alto e più esposto, quello da cui si controllavano insieme il lago, la strada per la Tuscia e le terre dei rivali. Chi lo vede per la prima volta dalla riva capisce subito la logica militare del posto: le cinque torri escono dal costone come cinque dita chiuse a pugno, e la rupe fa da basamento naturale. Questa è la ragione per cui vale la pena prendersi il tempo di arrivarci con calma e non buttarsi subito dentro: la percezione del castello cambia moltissimo a seconda che lo si affronti dall'alto, dal paese, o dal basso, dal lungolago.
In treno da Roma al Castello Odescalchi a Bracciano
La linea è la FL3, quella che collega Roma a Viterbo passando per Cesano e La Storta. I treni partono da Roma Ostiense e da Roma Tiburtina, fermano a Roma Trastevere e a Valle Aurelia, e da Valle Aurelia il cambio con la metro A è a piedi, nella stessa stazione. Nei giorni feriali da Roma Ostiense parte in media un treno ogni mezz'ora, e il viaggio fino a Bracciano dura poco più di un'ora, con i regionali veloci che scendono attorno all'ora e dieci. Nei fine settimana e nei festivi le corse si diradano: se si vuole prendere una delle visite guidate della mattina, conviene guardare l'orario di Trenitalia la sera prima e non improvvisare.
La stazione di Bracciano è in zona centrale, il che nella pratica significa una quindicina di minuti a piedi fino al castello, quasi tutti in salita, con l'ultimo tratto fra i vicoli del borgo. Non è una passeggiata proibitiva, ma è una salita vera: chi viaggia con bambini piccoli, con passeggini o con ginocchia stanche la prenda in considerazione. Il vantaggio del treno, in compenso, è doppio: si evita il problema del parcheggio nei giorni di punta e si può tranquillamente mettere in conto un pranzo in paese con un bicchiere di vino, cosa che chi guida deve dosare.
In auto da Roma e dove si parcheggia
In auto, dal Grande Raccordo Anulare si esce verso nord-ovest e si prende la Braccianese, arrivando in paese dopo una trentina di chilometri; con traffico normale sono quaranta o cinquanta minuti, la domenica d'estate qualcosa di più. L'errore classico è puntare il navigatore su Piazza Mazzini, che è la piazza del castello ma anche la piazza del paese, con posti auto contati e regolamentati. La biglietteria e l'accesso dei visitatori sono in Via Giulio Volpi 12, poco sotto, e nei dintorni del centro storico si trovano aree di sosta a pagamento; nelle giornate di massima affluenza, e nei giorni in cui il castello ospita un matrimonio, la zona alta si intasa. Il consiglio da professionista è banale ma funziona: parcheggiare più in basso, verso il lungolago o lungo i viali di accesso al borgo, e salire a piedi. Si guadagna tempo e si guadagna la vista.
Quanto tempo serve per la visita
Il percorso museale comprende una ventina di sale distribuite su due piani nobili, più le cucine, il camminamento di ronda, la corte d'onore e i giardini. Con la visita libera, andando di buon passo e senza fermarsi a leggere tutto, si esce in un'ora e un quarto. Con calma, guardando davvero gli affreschi e affacciandosi da ogni feritoia utile, si arriva comodamente a due ore. Se si prende una delle visite guidate della domenica, il conto sale a circa un'ora e mezza di racconto più il tempo che si vuole dedicare al giro autonomo. Il mio suggerimento operativo, dopo anni di gruppi accompagnati quassù, è di prevedere mezza giornata piena per il castello e il borgo insieme, e di tenere il pomeriggio per il lago.
Biglietti, orari e visite guidate del Castello Odescalchi a Bracciano
Il castello non è un museo statale, e questo cambia parecchie cose. È una dimora storica privata, di proprietà della famiglia Odescalchi, gestita nella sua attività museale dalla Fondazione Livio IV Odescalchi, che dichiara oltre sessantamila visitatori l'anno. Non ci sono quindi domeniche gratuite ministeriali, non c'è il circuito delle tessere pubbliche, e le regole le fa la proprietà. Chi arriva convinto di trovare le condizioni dei musei statali resta spiazzato: meglio saperlo prima.
Quanto costa entrare al Castello Odescalchi a Bracciano
Il listino ufficiale prevede l'intero a 10 euro, il ridotto a 9 euro e il biglietto bambini, dai 6 ai 12 anni, a 8 euro; sotto i 6 anni si entra senza pagare. Il ridotto vale per i residenti, per gli studenti universitari, per militari e forze dell'ordine, e per gli over 65 limitatamente al martedì. Su quest'ultimo punto vale la pena insistere, perché è la classica riga che nessuno legge: un pensionato che si presenta di domenica paga l'intero, lo stesso pensionato che viene il martedì paga nove euro. Non è una differenza che cambia la vita, ma per una coppia sono due euro e per un gruppo di dodici persone sono ventiquattro.
Rispetto ad altri castelli laziali il prezzo è onesto. Dieci euro per venti sale affrescate, una delle più importanti raccolte private di armi in Italia, una quadreria di primo Rinascimento e un camminamento di ronda con vista sul lago sono, nella mia esperienza, denaro speso bene. Il paragone che faccio di solito ai gruppi è con il castello di Santa Severa, sul litorale a poca distanza: due edifici molto diversi, due modelli di gestione diversi, e a Bracciano si compra soprattutto il Rinascimento.
Gli orari del Castello Odescalchi a Bracciano, stagione per stagione
D'inverno il castello apre dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 17:00, con ultimo ingresso alle 16:00, e il sabato, la domenica e nei festivi dalle 10:00 alle 18:00, con ultimo ingresso alle 17:00. D'estate si guadagna un'ora per parte: dal lunedì al venerdì 10:00-18:00 con ultimo ingresso alle 17:00, il sabato, la domenica e i festivi 10:00-19:00 con ultimo ingresso alle 18:00. In entrambi i casi la biglietteria chiude sessanta minuti prima della chiusura del castello, e il 25 dicembre non si entra.
Una raccomandazione che faccio sempre: l'ultimo ingresso non è l'orario in cui conviene arrivare. Entrare alle 17:00 d'estate significa correre le ultime sale con il personale che comincia a chiudere le porte alle spalle. Se il tempo è poco, meglio spostare la visita a un altro giorno.
Le visite guidate comprese nel biglietto
La domenica e nei giorni festivi il castello offre visite guidate facoltative senza costo aggiuntivo, con partenze alle 10:30, alle 11:00, a mezzogiorno, alle 12:30, alle 15:00, alle 15:30, alle 16:30 e alle 17:00. È l'occasione migliore che questo posto offre, e resta stranamente poco sfruttata: molti visitatori entrano, girano da soli, escono, e non sanno che mezz'ora dopo sarebbe partito un accompagnamento compreso nel prezzo. Le visite private guidate, invece, si prenotano, e per quelle si passa dagli uffici del museo.
Prenotare o presentarsi al Castello Odescalchi a Bracciano
Per la visita ordinaria non serve prenotare: si arriva, si compra il biglietto, si entra. Il sito ufficiale permette comunque l'acquisto anticipato con carta di credito, e nei ponti di primavera, in agosto e nei fine settimana di ottobre, quando il borgo si riempie, è una piccola assicurazione contro la fila. Per i gruppi organizzati, le scolaresche e i laboratori didattici il discorso cambia: lì il contatto preventivo con il museo è obbligato, e si tratta anche la lingua dell'accompagnamento.
Che cosa è davvero il Castello Odescalchi a Bracciano
Chiamarlo castello è corretto ma riduttivo. Quello che si visita a Bracciano è una macchina militare quattrocentesca convertita, nel giro di un secolo, in residenza principesca senza mai smettere di essere una fortezza. È questa doppia natura a renderlo diverso dai castelli che il pubblico ha in mente: non un maniero medievale rimaneggiato, non una villa fortificata di facciata, ma un edificio progettato quando l'artiglieria da fuoco riscriveva le regole della difesa, e adattato subito dopo alle esigenze di rappresentanza di una famiglia che trattava alla pari con i papi.
La pianta pentagonale e le cinque torri
La pianta è un pentagono irregolare, con una torre cilindrica a ogni vertice: cinque torri, cinque angoli, e un sesto elemento che complica il conto e di cui dirò più avanti. La scelta del cerchio per le torri non è estetica. Le torri quadrate, che il Medioevo aveva prediletto, offrono spigoli su cui la palla di cannone concentra l'urto e apre la breccia; le torri cilindriche deviano il colpo di striscio e distribuiscono la forza sulla curva. Quando il cantiere di Bracciano si apre, nel 1470, questa lezione è appena stata imparata sul campo in mezza Italia, e il castello degli Orsini la applica in modo sistematico.
Le cinque torri non sono uguali fra loro né per altezza né per diametro, e non lo sono per un motivo semplice: ognuna guarda un fronte diverso e ha un compito diverso. Quella verso il lago protegge il fianco meno attaccabile, ed è la torre in cui si è potuto ricavare l'ambiente più raffinato del castello, la Sala Papalina. Quelle verso il paese e verso l'altopiano, dove il terreno è pianeggiante e l'assalto possibile, sono le più massicce. Chi guarda dall'esterno la sagoma del castello vede un profilo asimmetrico e lo attribuisce al caso o alle aggiunte successive: nella grandissima parte dei casi è invece calcolo balistico.
Le tre cinte murarie e la rupe
Il sistema difensivo è organizzato su tre cinte esterne, che si susseguono a quote diverse e obbligano un eventuale assalitore a conquistare tre volte lo stesso terreno, ogni volta sotto tiro dall'alto. La rupe di tufo fa il resto: sul lato del lago il salto naturale rende quasi inutile ogni approccio. Alla base delle mura, dove il tufo affiora, si vedono ancora scene di caccia scolpite nella roccia, e la partitura del muro di cinta scandita da lesene e archi in laterizio. Sono dettagli che quasi tutti superano di slancio salendo verso la biglietteria: fermarsi trenta secondi a guardarli cambia la lettura di tutto il resto.
Il camminamento di ronda del Castello Odescalchi a Bracciano
Le cinque torri sono raccordate da un camminamento di ronda che corre lungo tutto il perimetro alto, alternando scale, anditi, logge coperte e tratti scoperti. Era il sistema nervoso della difesa: permetteva alla guarnigione di spostarsi in fretta da un fronte all'altro senza scendere nella corte, di rifornire di munizioni le postazioni sotto pressione e di tenere l'occhio sulle vie di accesso. Oggi è la parte della visita che il pubblico ricorda di più, e per una ragione che con la guerra ha poco a che vedere: da lassù si vede tutto il lago, il cono dei monti Sabatini e, nelle giornate limpide, la linea del mare verso Civitavecchia.
Dico sempre ai gruppi di percorrerlo due volte, in senso orario e poi in senso inverso. Le feritoie e le aperture sono orientate in modo diverso e il paesaggio che inquadrano cambia radicalmente; inoltre nella seconda passata si smette di guardare il panorama e si comincia a guardare la muratura, gli innesti, i punti in cui un tratto quattrocentesco si salda a un rifacimento ottocentesco. È lì che il castello racconta la propria stratigrafia.
Gli Orsini, Napoleone Orsini e il cantiere del 1470
Per capire il Castello Odescalchi a Bracciano bisogna capire chi erano gli Orsini, e non è un discorso da manuale. Nel Quattrocento gli Orsini erano una delle famiglie più potenti dell'Italia centrale, con rami sparsi in mezza Europa organizzati, come li descrive la stessa proprietà del castello, in una specie di commonwealth familiare: parenti sui troni vescovili, parenti al comando di eserciti, parenti sposati nelle case regnanti. La mitologia domestica faceva risalire il nome a un Ursus allattato da un'orsa, e l'orso, con la rosa, è rimasto il marchio araldico che si incontra scolpito, dipinto e intagliato in tutto il castello.
Prima del castello: la Rocca dei Prefetti di Vico
Il promontorio era fortificato da secoli. Le prime torri di avvistamento della zona rispondevano alla necessità di difendersi dalle incursioni saracene; nell'XI secolo la famiglia dei Prefetti di Vico, signori della Tuscia, trasformò il presidio in una rocca vera e propria, la Rocca Vecchia, documentata attorno al Duecento. Gli Orsini compaiono come possessori del feudo già nel Duecento secondo la ricostruzione di Ferdinand Gregorovius, con una parentesi di controllo pontificio nell'ultimo quarto del Trecento; nel 1419 papa Martino V, il papa Colonna che riportò la sede a Roma dopo lo scisma, confermò il feudo al ramo Orsini di Tagliacozzo. Il castello che si visita oggi non sostituisce quella rocca: le si costruisce attorno, la ingloba, e ne conserva un pezzo.
Napoleone Orsini, il condottiero che volle il castello
Il committente è Napoleone Orsini, figlio di Orso Orsini di Bracciano, nato attorno al 1420 e morto nel settembre 1480. La sua non è una biografia da mecenate: è una biografia da soldato di mestiere. Combatte per papa Eugenio IV contro Francesco Sforza nel 1443, sostiene Ferdinando d'Aragona nei conflitti fra Napoli e Milano negli anni Cinquanta, guida le truppe pontificie contro Sigismondo Pandolfo Malatesta e viene sconfitto a Castelleone di Suasa nel luglio 1461, diventa comandante in capo dell'esercito della Chiesa nel 1462 e resta ferito nella campagna contro Roberto Malatesta signore di Rimini. E, naturalmente, combatte contro Colonna e Anguillara nel Lazio.
Un uomo con questo curriculum, quando nel 1470 apre un cantiere sulla propria rupe di famiglia, non costruisce un capriccio. Costruisce il centro di comando di uno stato feudale, in una fase in cui il Patrimonio di San Pietro era conteso metro per metro fra baroni che disponevano di eserciti privati. Napoleone Orsini non vide il castello finito: morì nel 1480, cinque anni prima del completamento.
Chi disegnò il Castello Odescalchi a Bracciano
Qui la storia dell'arte si muove con prudenza, e conviene farlo anche in una guida. La proprietà, nella sua ricostruzione storica, indica che a partire dal 1470 Napoleone Orsini affidò il lavoro con ogni probabilità alle stesse maestranze impegnate nel cantiere della Cappella Sistina, e che alla fase progettuale possano aver contribuito Francesco del Borgo e Giovannino de' Dolci, due nomi centrali dell'architettura romana di Sisto IV. La tradizione storiografica più diffusa, ripresa dalla stessa famiglia, associa invece al castello il nome di Francesco di Giorgio Martini, il senese che fu il massimo ingegnere militare del secolo: sarebbe stato chiamato da Gentil Virginio Orsini per rinforzare le difese, con un intervento collocato attorno al 1490.
La distinzione conta. Che il castello sia stato disegnato da Francesco di Giorgio è attribuzione tradizionale, ripetuta ovunque e mai suffragata da un contratto; che Francesco di Giorgio abbia messo mano alle difese di Bracciano nell'ultimo decennio del Quattrocento è invece coerente con la sua attività documentata per i signori dell'Italia centro-meridionale. Chi accompagna gruppi qui dovrebbe dirlo: il progetto originario è di maestranze romane di ambito sistino, l'aggiornamento militare porta il nome del più grande ingegnere del tempo, e la sintesi fra le due cose è ciò che rende Bracciano uno degli esempi più notevoli di architettura militare rinascimentale in Italia.
Gentil Virginio Orsini e il 1485
A completare l'opera è il figlio, Gentil Virginio Orsini d'Aragona, nato attorno al 1445, che porta il cantiere a termine nel 1485. Gentil Virginio è il personaggio decisivo di questa storia, e la sua parabola spiega quasi tutto quello che si vede nelle sale. Capitano generale delle forze aragonesi dal 5 settembre 1489, gran conestabile del Regno di Sicilia nel 1494, insignito dell'Ordine dell'Ermellino nell'aprile 1487 con il permesso di aggiungere al proprio il cognome e le armi d'Aragona, tesse insieme la fedeltà a Ferrante d'Aragona e l'amicizia con Lorenzo de' Medici, arrivando a combinare il matrimonio della cugina Alfonsina con Piero de' Medici.
Nel 1485 le truppe pontificie guidate da Prospero Colonna devastarono la città e il castello: un episodio che ricorda quanto fosse fragile, in quegli anni, anche una fortezza appena terminata. Sempre al 1485 la letteratura erudita locale riferisce il soggiorno di Ludovico Gonzaga, vescovo di Mantova e figlio del marchese Ludovico III, fuggito da Roma per la peste. Quattro anni prima, nel 1481, era stato papa Sisto IV Della Rovere a cercare rifugio quassù dalla pestilenza romana, e da quel soggiorno la Sala Papalina prende il nome.
Il 3 settembre 1492 Gentil Virginio compra Anguillara e Cerveteri da Franceschetto Cibo, figlio del papa appena defunto. È l'operazione che gli si ritorcerà contro: Alessandro VI Borgia annulla la vendita, poi la riconosce il 17 agosto 1493 in cambio di trentacinquemila ducati, ma il conto resta aperto. Il feudo di Bracciano, intanto, è arrivato al massimo della sua estensione e della sua ricchezza, e il castello ne è la capitale.
Orsini contro Colonna: un secolo di guerra intorno a Bracciano
Non si capisce questo castello se non si capisce la faida. Per tutto il Quattrocento e oltre, il Lazio è diviso fra due famiglie baronali che si contendono terre, cariche e influenza sul papato: gli Orsini, guelfi, radicati a nord e a est di Roma, e i Colonna, ghibellini, forti a sud e nella valle dell'Aniene. Non era una rivalità simbolica. Era una guerra combattuta con eserciti privati, castelli espugnati, raccolti bruciati e paci imposte dai pontefici che duravano il tempo di un conclave.
Ogni elezione papale spostava l'ago della bilancia. Un papa Colonna, come Martino V, favoriva i suoi; un papa vicino agli Orsini restituiva il favore. Bracciano, con il suo feudo compatto attorno al lago e il controllo della via verso la Tuscia, era una delle pedine più pesanti sul tavolo, e il castello nasce esattamente per reggere questo tipo di pressione. Quando si percorre il camminamento di ronda vale la pena tenerlo a mente: quelle feritoie non guardavano un nemico astratto, guardavano verso i castelli dei vicini.
La faida ha lasciato tracce ovunque nel territorio. Chi vuole seguirne il filo può mettere in fila le rocche del comprensorio: dal castello di Palo sul litorale, poi entrato anch'esso nel patrimonio Odescalchi, ai borghi fortificati della Tuscia meridionale come Sutri. Bracciano resta il vertice del sistema perché è l'unico che riesca a essere insieme fortezza inespugnabile e palazzo di rappresentanza.
Il 1496: Alessandro VI contro il Castello Odescalchi a Bracciano
L'assedio del 1496 è l'episodio più drammatico della storia dell'edificio, e anche il più frainteso. La versione che circola dice che papa Alessandro VI Borgia, mosso da risentimento verso gli Orsini, sequestrò il castello. La realtà documentata è più interessante e più dura: i Borgia stavano perseguendo il progetto di ricondurre sotto il proprio controllo le terre della Chiesa, e per farlo dovevano eliminare le famiglie baronali che lo ostacolavano, a cominciare dagli Orsini. Nel febbraio 1496 Gentil Virginio passò dalla parte dei francesi; il papa confiscò i suoi beni e fece muovere l'esercito.
Le truppe pontificie posero l'assedio a Bracciano. Il castello non cadde. Le forze papali, guidate prima da Giovanni Borgia duca di Gandia e poi affiancate dal duca di Urbino Guidobaldo da Montefeltro, non riuscirono a espugnarlo. È un dato architettonico oltre che militare: venticinque anni dopo la posa della prima pietra, il pentagono di Napoleone Orsini fece esattamente il lavoro per cui era stato costruito.
Bartolomea Orsini e la difesa del castello
Dentro le mura, durante l'assedio, c'era Bartolomea Orsini. La ricostruzione storica della proprietà le attribuisce il coraggio della difesa contro l'assedio dei Borgia nel 1496 e, con ogni probabilità, la committenza degli affreschi della Sala delle Donne. È un dettaglio che dice molto sulla condizione femminile nelle grandi famiglie baronali: quando gli uomini erano al fronte o prigionieri, il governo del feudo e la tenuta militare della piazza passavano nelle mani delle mogli, delle madri e delle sorelle, e non come ripiego, ma come funzione riconosciuta. Bracciano ha una biblioteca comunale intitolata a lei, e nel castello il suo nome andrebbe pronunciato ogni volta che si entra nella sala del fregio femminile.
Soriano, 24 gennaio 1497
La partita si chiuse in campo aperto. Il 24 gennaio 1497 a Soriano si scontrarono circa cinquecento uomini schierati dai Borgia e circa trecento degli Orsini, alleati del re di Francia Carlo VIII. La battaglia fu molto cruenta e finì con la vittoria degli Orsini e con la cattura del comandante pontificio, Guidobaldo da Montefeltro duca di Urbino. Il 5 febbraio 1497 si firmò la pace.
Sette giorni prima della battaglia che salvava il suo casato, il 17 gennaio 1497, Gentil Virginio Orsini moriva prigioniero a Castel dell'Ovo, a Napoli, dove era detenuto dal settembre 1496 nonostante gli accordi di capitolazione. Le fonti contemporanee sospettarono l'avvelenamento per mano di re Federico d'Aragona su istigazione di Alessandro VI; non esiste prova conclusiva, e il Dizionario Biografico degli Italiani si limita a registrare che morì in circostanze che parvero sospette. Questa è la fine del signore che aveva completato il castello: non sulle mura che aveva rinforzato, ma in una cella, mentre le sue mura resistevano.
Felice della Rovere, la gubernatrix del Castello Odescalchi a Bracciano
Il capitolo successivo appartiene a una donna che meriterebbe da sola un museo. Felice della Rovere, nata attorno al 1483 a Roma, figlia illegittima del cardinale Giuliano della Rovere e di Lucrezia Normanni, sposò Gian Giordano Orsini fra il 24 e il 25 maggio 1506. Il matrimonio si celebrò alla Cancelleria, in un palazzo allora malmesso e con pochissime cerimonie, perché il padre, che nel frattempo era diventato papa Giulio II, non volle presenziare. Sposare la figlia del papa regnante significava, per gli Orsini, comprare una polizza assicurativa contro il destino toccato a Gentil Virginio.
Gian Giordano morì l'11 ottobre 1517 lasciando Felice reggente. Papa Leone X ratificò la tutela con una bolla e per oltre un decennio Felice fu, di fatto, il potere a Bracciano: gubernatrix, governatrice dello stato. Amministrò, trattò con i pontefici, comprò e migliorò proprietà, si occupò perfino del commercio del grano per accrescere ricchezza e influenza; nel 1509 acquisì il castello di Palo, sul litorale, che divenne residenza papale e tenuta di caccia. Suo figlio Girolamo, nato il 7 luglio 1513, sarebbe stato quinto signore di Bracciano, e da lui nascerà Paolo Giordano I. Felice morì il 27 settembre 1536.
Il ritratto ritrovato e il Pastura
La ricerca storico-artistica recente ha aggiunto un tassello che nelle guide non compare quasi mai. In uno studio pubblicato negli atti di Roma nel Rinascimento nel 2017, Anna Cavallaro ha presentato un ritratto inedito di Felice della Rovere a Bracciano e vi ha riconosciuto l'intervento del pittore viterbese Antonio del Massaro detto il Pastura, formatosi nell'orbita del Pinturicchio. Negli affreschi che la ritraggono, Felice è circondata da libri e da iscrizioni: non l'iconografia della dama, ma quella della persona colta che governa. Chi visita le sale con questa chiave in tasca guarda quei fregi in modo diverso.
Il matrimonio del 1558 e la trasformazione del Castello Odescalchi a Bracciano
Il momento in cui la fortezza diventa palazzo ha una data e due nomi. Il 3 settembre 1558, a Poggio a Caiano, Paolo Giordano I Orsini sposa Isabella de' Medici, figlia di Cosimo I. Il contratto era stato firmato a Roma l'11 luglio 1553, quando lo sposo aveva dodici anni, e la cerimonia religiosa si era già celebrata a Firenze il 28 gennaio 1556: il 1558 è la data della consumazione e dell'avvio della vita coniugale. Nel 1560 Bracciano diventa ducato e Paolo Giordano ne è il primo duca.
Con il titolo arriva la necessità della magnificenza. Vengono chiamati Giacomo del Duca, allievo di Michelangelo, e Nanni di Baccio Bigio: si costruiscono logge, archi trionfali, giardini pensili. L'arco che sovrasta il viale di ingresso, opera di Jacopo del Duca commissionata da Paolo Giordano dopo la realizzazione dei giardini nell'ultima metà del Cinquecento, alterna alla bugnatura aggettante le rose degli Orsini, sormontate dallo stemma di famiglia. È il primo pezzo di castello che si incontra salendo, e già dichiara il cambio di registro: non più difesa, ma cerimonia.
Isabella de' Medici, duchessa di Bracciano
Isabella nacque a Firenze il 31 agosto 1542, terzogenita di Cosimo I e di Eleonora di Toledo. Visse principalmente a Firenze, nel palazzo Medici di via Larga, per volontà del padre, benché il marito fosse signore di Bracciano: una condizione anomala che spiega perché il castello celebri le nozze più della sposa. Ebbe una educazione umanistica eccellente, fu dedicataria di opere di letterati, musicisti e poeti, e protesse la madrigalista Maddalena Casulana, una delle prime compositrici a vedere stampata la propria musica. Nel marzo 1571 nacque Francesca Eleonora, nel settembre 1572 Virginio; crebbe anche Giovanni, figlio naturale del padre.
Morì a Cerreto Guidi il 16 luglio 1576. La tradizione letteraria, dal Seicento in poi, l'ha voluta strangolata dal marito; la ricerca moderna documenta un matrimonio solido e una lunga malattia, con febbri intermittenti come causa probabile del decesso. Nelle sale di Bracciano si sente ancora raccontare la versione nera, che è più saporita. Da guida, preferisco la versione documentata: è meno teatrale e rende più giustizia a una donna che è stata molto più della vittima di un delitto passionale.
Gli Zuccari e l'oroscopo degli sposi
Per il matrimonio furono chiamati a decorare le sale principali Taddeo e Federico Zuccari, fra gli artisti più richiesti della seconda metà del Cinquecento. Nella Sala Papalina, ricavata nella torre nord, gli Zuccari affrescarono il soffitto nel 1560 con l'oroscopo delle nozze inserito in una decorazione a grottesche su fondo oro. È un documento culturale prima ancora che pittorico: mettere in soffitto la carta astrale di due sposi significa affidare la fortuna dinastica alle stelle, in un secolo in cui l'astrologia era pratica di corte quanto la musica. Altrove sono gli emblemi delle due casate a incrociarsi, con lo stemma incorniciato da stucchi che unisce orsi e palle medicee.
Che fine fece Paolo Giordano I
Il primo duca di Bracciano, nato nel 1541, partecipò nel 1571 alla battaglia di Lepanto e l'anno seguente servì come generale di fanteria spagnola nel tentativo di riprendere Navarino nel Peloponneso. Dopo la morte di Isabella iniziò una relazione con Vittoria Accoramboni, il cui marito venne assassinato nel 1581; la sposò il 20 aprile 1585. Braccato dalle autorità pontificie e toscane, riparò nell'Italia settentrionale e morì a Salò il 13 novembre 1585. La vicenda di Vittoria Accoramboni diventerà materia letteraria europea, dalla tragedia giacobiana inglese ai racconti dell'Ottocento francese. Anche questa storia, come quella di Isabella, esce dalle mura di Bracciano e va a finire nei libri.
Paolo Giordano II e la corte barocca di Bracciano
Il Seicento porta al castello un signore di tipo completamente diverso. Paolo Giordano II Orsini, nato a Roma nel 1591 e morto a Bracciano nel 1656, duca dal 1615 e principe del Sacro Romano Impero dal 1625, fu uno dei committenti più curiosi del secolo. Si esercitò nel disegno, nella pittura, nella scultura, nella poesia, nella musica e nel teatro; pubblicò le sue Rime nel 1648 e compose satire sulla vita di corte e sul confronto fra villa e città.
I nomi che passarono al suo servizio o lavorarono per lui bastano a misurare il livello: Gian Lorenzo Bernini, Simon Vouet, Pompeo Caccini fra gli artisti; Claudio Monteverdi e Girolamo Frescobaldi fra i musicisti. Modernizzò il castello con arredi raffinati, tentò lo sviluppo industriale del feudo con ferriere, lavorazione della lana e produzione della seta, costruì un acquedotto e impiantò una tipografia ducale. Il duca di Bracciano che stampa libri in casa propria è un'immagine che vale tutto un capitolo di storia della cultura seicentesca: nello stesso edificio in cui i suoi antenati fondevano palle di cannone si compongono caratteri mobili.
Alla corte barocca di Bracciano appartiene anche il rapporto con Cristina di Svezia, la regina che abdicò, si convertì e si stabilì a Roma diventando il centro della vita intellettuale della città. La proprietà colloca l'amicizia fra la regina e Paolo Giordano II fra i fili narrativi del percorso di visita. Un secolo dopo, quando la collezione della regina finirà sul mercato, sarà proprio un Odescalchi ad acquistarla.
1696: dagli Orsini agli Odescalchi
Alla fine del Seicento il ramo Orsini di Bracciano si esaurisce, e con esso la capacità di reggere il feudo. Nel 1696 il castello viene venduto a Livio Odescalchi, e da allora la famiglia Odescalchi ne è proprietaria. Sono trecento anni tondi di continuità: pochissimi edifici storici italiani di questa scala possono dire altrettanto.
Livio Odescalchi e papa Innocenzo XI
Livio Odescalchi nacque a Como il 10 marzo 1658 e morì a Roma l'8 settembre 1713. Era nipote del cardinale Benedetto Odescalchi, eletto papa nel 1676 con il nome di Innocenzo XI, il pontefice che nella memoria europea resta legato alla liberazione di Vienna dall'assedio ottomano del 1683. Lo zio gli cedette il proprio patrimonio privato e lo aiutò ad acquisire il feudo di Ceri nel 1678, poi trasformato in ducato. Livio accumulò titoli con metodo: generale della Chiesa e principe del Sacro Romano Impero nel 1689, duca di Sirmio e Sava nel 1697, cavaliere del Toson d'Oro nel 1713. Il 5 aprile 1698, dopo la morte di Flavio Orsini, fu nominato duca di Bracciano. Fu anche il compratore, nel 1692, della celebre collezione di Cristina di Svezia.
Vale la pena tenere distinte le due date, perché generano confusione: l'acquisto del castello e del feudo è del 1696, l'investitura del titolo ducale di Bracciano è del 1698. Gli Odescalchi, famiglia di origine comasca, entravano così nel gotha romano con un pezzo di storia baronale che si portavano appresso il nome degli Orsini. Ancora oggi, del resto, il castello è correntemente chiamato Orsini-Odescalchi.
La parentesi Torlonia e il ritorno degli Odescalchi
Nell'Ottocento il castello conosce un passaggio di mano: resta sotto il duca Marino Torlonia fino alla metà del secolo, e dal 1848 torna al principe Livio Odescalchi III. Il recupero del maniero avito viene messo in relazione anche con il matrimonio, celebrato nel 1841, con la principessa polacca Sofia Branicka. Sono anni in cui le grandi famiglie romane vendono, comprano e si risposano per tenere insieme patrimoni che l'unificazione italiana rimescolerà di lì a poco.
Baldassarre Odescalchi, Raffaello Ojetti e il castello come museo
Il vero artefice del castello che si visita oggi è però il principe Baldassarre Odescalchi. Amante delle arti e conoscitore raffinato, vicino all'ambiente culturale internazionale e progressista della Roma post-unitaria, promosse e sostenne la fondazione del Museo artistico industriale di Roma, e riversò lo stesso interesse per le arti decorative in una campagna massiccia di acquisti destinata a ricostituire l'arredo perduto durante la dominazione francese.
Con l'architetto Raffaello Ojetti, nei primi anni del Novecento, condusse una lunga campagna di restauri che restituì le sale, i giardini e le murature. Il criterio, come lo riassume la proprietà, fu di rispettare filologicamente l'identità dell'edificio: un approccio che nel panorama dei restauri ottocenteschi europei, spesso dominati dall'invenzione neomedievale, resta notevole. Della cultura storicista di Baldassarre resta comunque un episodio dichiarato, la Sala Gotica, che è un manifesto di gusto ottocentesco e non un falso quattrocentesco. Del 1895 è il volume di Luigi Borsari e Raffaele Ojetti dedicato al castello, ristampato in tempi recenti: la prima descrizione moderna e sistematica dell'edificio.
Il 1952 e l'apertura al pubblico
Il castello apre al pubblico nel 1952 per volontà del principe Livio IV Odescalchi. È una data che va pesata: nell'Italia della ricostruzione, una famiglia aristocratica decide di trasformare la propria dimora in museo e di farla vivere con i biglietti dei visitatori e con gli eventi. Da quella scelta discende tutto quello che il castello è oggi, museo privato aperto al pubblico e allo stesso tempo sede di matrimoni, ricevimenti, cene di gala e convegni, con la Fondazione Livio IV Odescalchi a gestirne l'attività culturale e oltre sessantamila visitatori l'anno. Il circolo è dichiarato senza ipocrisie dalla proprietà stessa: gli eventi finanziano la tutela e il restauro.
La visita sala per sala del Castello Odescalchi a Bracciano
Il percorso museale comprende una ventina di sale distribuite su due piani nobili, e la proprietà lo presenta come uno dei migliori esempi conservati di appartamento nobiliare rinascimentale: camere, anticamere, studioli e saloni con affreschi e arredi originali. A questi si aggiungono gli ambienti di servizio, la corte d'onore, il camminamento di ronda e i giardini. Qui sotto le sale una per una, nell'ordine in cui in genere si incontrano salendo.

L'arco di ingresso del Castello Odescalchi a Bracciano
L'arco che sovrasta il viale di entrata è opera di Jacopo del Duca, commissionata da Paolo Giordano Orsini dopo la costruzione dei giardini, nell'ultima metà del Cinquecento. Alla bugnatura aggettante, cioè al bugnato che sporge in rilievo, si alternano le rose degli Orsini, sormontate dallo stemma della famiglia. Del Duca, siciliano, fu uno degli allievi più fedeli di Michelangelo e uno dei suoi esecutori materiali negli ultimi cantieri romani: riconoscere la sua mano su un arco di ingresso di provincia significa capire quanto pesasse, per un Orsini del Cinquecento, farsi vedere all'altezza di Roma.
Prendetevi trenta secondi prima di passarci sotto. La rosa e l'orso, i due emblemi araldici che qui compaiono per la prima volta, torneranno decine di volte lungo la visita, negli stucchi, nei fregi, nelle chiavi di volta. È l'alfabeto del castello.
Il granaio e le scuderie
Il primo ambiente che si incontra salendo è il grande edificio rettangolare del granaio, una costruzione più tarda rispetto al nucleo quattrocentesco. Aveva doppia funzione: scuderia al piano terra, deposito del grano nella parte alta. Sembra un dettaglio di servizio, e invece è uno dei pezzi più istruttivi dell'intero complesso, perché ricorda che il castello era il centro amministrativo di un feudo agricolo. Il grano ammassato qui era la riserva strategica del signore: pagava le truppe, sfamava il paese in caso di assedio, si vendeva sul mercato romano nelle annate buone. Felice della Rovere, che sul commercio granario costruì parte della propria influenza, sapeva perfettamente che cosa significasse riempire quel solaio.
L'armeria e il corpo di guardia del Castello Odescalchi a Bracciano
Sovrastata da un robusto arco sorretto da pilastri in pietra, la porta immette in una serie di ambienti in parte scavati nella rupe e rischiarati da finestre, destinati al corpo di guardia e al presidio del castello, con deposito di armi e di munizioni. Dall'ultimo di questi ambienti si accede a un cunicolo di drenaggio che raccoglieva l'acqua piovana caduta nella corte.
Quel cunicolo merita una parola in più. In una fortezza destinata a reggere assedi, la gestione dell'acqua è vitale in due sensi opposti: bisogna conservarla per bere e bisogna smaltirla per non far crollare i terrapieni e non allagare i depositi di polvere da sparo. Il sistema di raccolta e drenaggio di Bracciano è, in miniatura, un manuale di ingegneria militare quattrocentesca, ed è la parte del castello che i visitatori attraversano più in fretta e guardano meno.
La corte d'onore del Castello Odescalchi a Bracciano
Dal grande arco di entrata si accede all'ampia corte del castello, che ha la forma di un triangolo irregolare. Entro la fine del Quattrocento era completata, con un raffinato portale all'antica: la corte d'onore è il punto in cui il linguaggio militare cede a quello umanistico. Il loggiato della parete ovest e il portale di accesso alla Sala dei Cesari sono stati messi in relazione con Francesco di Giorgio Martini, con la cautela che ogni attribuzione senza documento richiede.
Fermatevi al centro della corte e guardate in alto girando su voi stessi. Si vede in una sola occhiata la sequenza storica dell'edificio: la muratura difensiva del nucleo originario, le aperture regolari del Rinascimento, i rifacimenti ottocenteschi. Nessuna didascalia lo spiega meglio dell'occhio.
La Sala Papalina del Castello Odescalchi a Bracciano
Ricavata all'interno della torre nord, la Sala Papalina prende il nome dal soggiorno di papa Sisto IV Della Rovere nel 1481, quando il pontefice lasciò Roma per sfuggire alla pestilenza. Ospitare un papa in fuga era, per un barone, insieme un onore e un investimento politico: significava avere il capo della Chiesa sotto il proprio tetto, in debito.
Il soffitto venne affrescato dai fratelli Zuccari nel 1560, in occasione delle nozze fra Paolo Giordano Orsini e Isabella de' Medici, con l'oroscopo delle nozze inserito in una decorazione a grottesche su fondo oro. Le grottesche, riscoperte a Roma dopo l'esplorazione delle stanze sepolte della Domus Aurea alla fine del Quattrocento, erano ancora nel pieno della loro fortuna: mostri, girali, animaletti e finte architetture su fondi chiari o dorati. Farle stendere su un soffitto di una torre difensiva, sopra una carta astrale nuziale, è il gesto che riassume il passaggio da fortezza a palazzo meglio di qualsiasi discorso.
Opinione personale, da chi ha portato quassù molti gruppi: è la sala che regge meglio il confronto con le decorazioni romane coeve, e quella davanti alla quale conviene spendere più tempo. La luce migliore la si ha nella tarda mattinata.
La Sala Umberto I del Castello Odescalchi a Bracciano
La sala prende il nome da Umberto I di Savoia, che vi soggiornò nel 1900. La decorazione del soffitto a cassettoni è attribuita alla scuola di Antoniazzo Romano e venne realizzata probabilmente alla fine dei lavori di costruzione del castello, attorno al 1491. Gli arredi conservano elementi cinquecenteschi originali nei frontali, e in particolare il letto.
Il cortocircuito cronologico è tutto il fascino della stanza: un soffitto di fine Quattrocento, mobili del Cinquecento, e il nome di un re dell'Italia unita che vi dormì a pochi mesi dall'attentato di Monza. Nelle dimore private, a differenza dei musei, la stratificazione non viene ripulita: viene abitata. Chi cerca il museo ordinato, con un secolo per sala, qui resta spaesato. Chi accetta la logica della casa, capisce.
La Sala del Trittico del Castello Odescalchi a Bracciano
Deve il nome alla composizione a trittico di una pala d'altare della prima metà del Cinquecento, con due ante d'organo di Antoniazzo Romano raffiguranti una Annunciazione. Accanto a queste opere sono raccolti altri dipinti del Quattrocento della collezione, collocati qui probabilmente da Baldassarre Odescalchi in occasione del riarredo del castello.
Le ante d'organo sono un genere pittorico che il pubblico contemporaneo conosce poco. Servivano a chiudere e proteggere le canne dell'organo, si dipingevano su entrambe le facce e vivevano di due immagini alternative, quella a battenti chiusi e quella a battenti aperti. Trovarne un paio in un castello, staccate dal loro contesto liturgico e messe in dialogo con una pala, è una piccola lezione su come nascono le collezioni ottocentesche.
La Sala del Pisanello
Si chiama così per lo stile degli affreschi del fregio, che si riferiscono volutamente a quella scuola come omaggio ai rapporti di Gentil Virginio Orsini con la casa d'Aragona. Pisanello, morto attorno alla metà del Quattrocento, era stato il ritrattista e il medaglista delle corti signorili del Nord e aveva lavorato per gli Aragonesi a Napoli: citarne il linguaggio a Bracciano era un modo di dichiarare un'alleanza politica attraverso lo stile.
Alle pareti, accanto ai ritratti di scuola fiamminga di membri della famiglia Odescalchi della metà del Seicento, si trova il ritratto di papa Innocenzo XI. Nella stessa sala è conservata una parte della raccolta di ceramiche, con esemplari dei principali centri di produzione italiani e tipologie ed epoche che vanno dalla metà del XV secolo fino al XVIII.
La Sala dei Cesari del Castello Odescalchi a Bracciano
È la sala più ampia dell'ala nord. In origine il soffitto si elevava a doppia altezza; venne abbassato nella seconda metà dell'Ottocento, ricavando sopra una seconda sala. Sulla parete di fondo, nel 1960, è stato collocato il grande affresco di Antoniazzo Romano che celebra due momenti della storia di Gentil Virginio Orsini: la cavalcata a capo delle truppe aragonesi verso Bracciano e l'incontro con Piero de' Medici. La proprietà lo indica come uno dei più grandi affreschi civili del Quattrocento romano.
Su questo dipinto vale la pena essere precisi, perché è il pezzo forte del castello e viene spesso liquidato in una frase. Non è una scena religiosa e non è una allegoria: è cronaca politica dipinta. Un condottiero che rientra nel proprio feudo alla testa di un esercito straniero alleato, e che incontra il signore di Firenze, dichiara al visitatore di cinque secoli fa una cosa sola: qui comanda una famiglia che tratta da pari con i sovrani. La collocazione attuale sulla parete di fondo è novecentesca, il che significa che l'affresco è stato spostato e ricollocato: un dato che l'occhio esperto coglie osservando i margini.
Intorno alle pareti sono disposti i busti dei Cesari, in marmo bianco e peperino del XVII secolo. I dodici Cesari sono un tema classico del collezionismo aristocratico, derivato dalle Vite di Svetonio: possederli significava iscrivere la propria casa nella continuità di Roma. Il peperino, poi, è la pietra vulcanica dei Colli Albani e dei Sabatini, quella con cui è costruito mezzo Lazio: vederla usata per i busti imperiali è un dettaglio locale che mi diverte sempre segnalare.
La Sala degli Orsini
Detta degli Orsini perché in origine vi erano collocati i ritratti della casata, che sono andati perduti. Alle pareti si trovano oggi i ritratti di Paolo Giordano e di Isabella de' Medici; lo stemma incorniciato da stucchi celebra il loro matrimonio con l'unione degli emblemi delle due casate.
La perdita della galleria dei ritratti di famiglia è una ferita che vale la pena raccontare al visitatore invece di nasconderla. Le dimore storiche italiane hanno subito, fra le requisizioni napoleoniche, le vendite ottocentesche e le dispersioni novecentesche, perdite enormi proprio nelle serie di ritratti, che avevano valore di identità più che di mercato. Il riarredo di Baldassarre Odescalchi nasce esattamente dal tentativo di ricucire quello strappo.
La Sala di Isabella, o Sala Rossa
Detta anche Sala Rossa per il colore degli arazzi che in origine ornavano le pareti, è l'ultima sala del primo piano nobile. Vi si conserva un letto del XVI secolo di scuola veneziana e alle pareti due dipinti su tavola della collezione Odescalchi. La tradizione vuole riconoscere in questo ambiente di rappresentanza l'appartamento della sposa di Paolo Giordano Orsini. La decorazione ad affresco alla base del soffitto è composta da putti che sostengono festoni, opera della scuola di Antoniazzo Romano.
Sul nome della sala serve un chiarimento onesto: è tradizione, non documento. Isabella de' Medici visse principalmente a Firenze, e il legame fra questa stanza e la sua persona appartiene alla memoria del castello più che agli archivi. Il che non toglie nulla alla stanza, che è fra le più belle del piano, ma cambia il modo di raccontarla.
La Sala Gotica del Castello Odescalchi a Bracciano
Si racconta che, partendo da un pezzo originale di scuola tedesca della fine del XV secolo, Baldassarre Odescalchi abbia fatto realizzare in tempi rapidissimi tutto l'arredo della camera in stile neogotico. Il gusto neogotico attraversa tutta l'Europa dell'Ottocento e Baldassarre lo apprezzava molto. Conoscitore delle arti, non intendeva certo far credere che quello stile appartenesse all'epoca di costruzione del castello: volle piuttosto dotare l'appartamento di una camera in stile, come si usava nei palazzi degli intellettuali eclettici del suo tempo.
Questa sala è, a mio giudizio, la più fraintesa del castello. Molti visitatori la considerano un falso o una caduta di gusto. È invece un documento del secondo Ottocento tanto autentico quanto le grottesche degli Zuccari lo sono del Cinquecento, e racconta come una famiglia aristocratica leggeva il proprio passato nell'età di Viollet-le-Duc. Guardatela come un'opera del suo secolo e funziona benissimo.
La Sala delle Armi e la Sala d'Ercole
La Sala delle Armi è nata dall'abbassamento del soffitto della Sala dei Cesari: i ritratti di uomini e donne illustri che ornano le pareti alla base del soffitto costituivano in origine la decorazione della sala sottostante. Ospita la parte più ricca della collezione di armi della famiglia Odescalchi, con armi e armature dal XV al XVII secolo, lance, alabarde e spade. Fra i pezzi si segnalano una armatura equestre da torneo di fabbrica milanese del secolo XV e due armature da torneo tedesche del secolo XVI.
La Sala d'Ercole prende nome dal fregio che corre sotto il soffitto, con episodi della vita dell'eroe classico: un fregio tardo quattrocentesco con le fatiche di Ercole tuttora leggibile. Qui è collocata la prima parte della raccolta di armi iniziata dal principe Ladislao Odescalchi nel XIX secolo e completata dal principe Innocenzo prima dell'ultima guerra, con fucili e cannoni accanto ad asce da patibolo del XIV secolo.
Sulle armature milanesi vale una precisazione tecnica che agli appassionati fa piacere sentire. Milano fu, per tutto il Quattrocento, la capitale europea dell'armatura da guerra e da parata: le botteghe dei Missaglia e dei loro concorrenti esportavano in tutta Europa e definivano lo standard. Una armatura equestre da torneo milanese del XV secolo, nel patrimonio di una famiglia romana, dice due cose: che c'era il denaro per comprarla e che c'era la competenza per sceglierla.
La Sala delle Donne e il fregio del potere femminile
Fra gli ambienti decorati fra Quattro e Cinquecento c'è una sala il cui fregio rappresenta donne impegnate in vari passatempi di corte. La proprietà riconduce questi cicli agli scritti di Boccaccio e di Christine de Pizan, cioè alle due grandi fonti letterarie del catalogo delle donne illustri: il De mulieribus claris del primo e la Cité des dames della seconda. La committenza è ricondotta con ogni probabilità a Bartolomea Orsini, la stessa che difese il castello nel 1496.
È il capitolo più moderno del percorso e quello di cui il pubblico si stupisce di più. In un castello costruito per la guerra, la decorazione più raffinata celebra il governo e la cultura delle donne di casa. Non è retorica contemporanea applicata al passato: è la lettura che le committenti diedero di se stesse, con le fonti letterarie che avevano a disposizione.
La Sala delle Scienze e le altre sale del secondo piano
Il percorso comprende, oltre alle sale principali, una serie di ambienti minori che i visitatori attraversano rapidamente e che invece raccontano molto: la Sala delle Scienze, la Sala del Baldacchino, la Sala Etrusca, la Sala degli Stemmi, la Sala del Letto Siciliano, la Sala del Fregio Orsini, la Sala della Diplomazia, la sala intitolata a Felice della Rovere. Non tutte sono sempre accessibili, perché in una dimora privata alcuni ambienti vengono chiusi in occasione di eventi.
Il letto siciliano in ferro battuto del Settecento, la rara clessidra del XVI secolo, il trono ligneo di fine Quattrocento di manifattura italiana e i cassoni nuziali in legno intagliato o pastiglia dell'Europa del Nord sono i pezzi che ricorrono nelle descrizioni della proprietà. I cassoni nuziali, in particolare, sono oggetti che meritano attenzione: erano il contenitore del corredo della sposa e venivano portati in processione per le strade il giorno delle nozze, dipinti o intagliati con storie esemplari. Un mobile che era insieme arredo, dote e messaggio pubblico.
Le torri e il camminamento di ronda
Raccordate dal camminamento di ronda, le cinque torri cilindriche, più una sesta mozza appartenente alla parte più antica della Rocca dei Prefetti di Vico, alternano scale, anditi, logge coperte e scoperte dove i soldati assicuravano la difesa dell'intero castello. La sesta torre, quella tronca, è il pezzo di Duecento sopravvissuto dentro il Rinascimento: la si riconosce perché interrompe la simmetria.
Il consiglio pratico è di percorrere la ronda con calma e di guardare in basso oltre che lontano. Dall'alto si legge la pianta del castello meglio che da qualsiasi mappa, si capisce come la corte triangolare si incastri nel pentagono e dove il tufo della rupe entri nella muratura. Nelle giornate ventose di novembre lassù fa un freddo autentico: portatevi qualcosa di più pesante di quello che sembra necessario in paese.
Le cucine del Castello Odescalchi a Bracciano
Le antiche cucine sono il fulcro della zona di servizio e conservano quattro enormi camini, dove venivano allestiti i ricevimenti della corte rinascimentale. Sono esposti i tegami di rame con il loro numero di inventario e l'incensiere, simbolo della famiglia Odescalchi, usato per marchiare la proprietà. Nelle cucine si trovano anche alcuni trofei di caccia degli Odescalchi, animali imbalsamati che oggi fanno una impressione diversa da quella che facevano un secolo fa.
Il numero di inventario punzonato su ogni tegame è il dettaglio che racconta meglio come funzionava una casa nobiliare. Il rame era prezioso, si rubava facilmente e si rivendeva ancora più facilmente: numerarlo e marchiarlo significava tenere la contabilità di un patrimonio che passava per le mani di decine di servitori. Quattro camini di quelle dimensioni, poi, danno la misura dei banchetti: non si accendono quattro fuochi per una cena di famiglia.
I giardini e la corte del Castello Odescalchi a Bracciano
Il giardino pensile affacciato sul lago era in passato ricco di fontane e strutturato come un classico giardino all'italiana; oggi lo dominano due imponenti cedri del Libano secolari. Il giardino pensile, cioè costruito su strutture portanti e non sul terreno naturale, era uno dei lussi più costosi del Cinquecento: bisognava portare la terra, garantire il drenaggio, alimentare l'acqua in quota. Farlo su una rupe fortificata, con vista sul lago, era una dichiarazione di potenza travestita da piacere.
Alla base delle mura, come ho già accennato, si trovano scene di caccia scolpite nella roccia, e resta visibile la partizione del muro di cinta con lesene e archi in laterizio. La caccia era il passatempo aristocratico per eccellenza e la selvaggina dei boschi sabatini alimentava le cucine del castello: le due cose, il rilievo e i camini, vanno lette insieme.
Gli affreschi del Castello Odescalchi a Bracciano
La decorazione dipinta del castello copre almeno un secolo e mezzo e va letta come una stratigrafia. Le prime decorazioni risalgono agli anni del completamento, sotto Gentil Virginio; seguono gli interventi del primo Cinquecento legati a Felice della Rovere; poi la campagna degli Zuccari del 1560; infine i restauri e i riordini otto e novecenteschi.
Antoniazzo Romano, il pittore di Roma
Antonio Aquili, detto Antoniazzo Romano, morto dopo il 1508, è il più importante pittore romano del secondo Quattrocento, e il suo nome a Bracciano ricorre più di ogni altro. Si formò vicinissimo a Benozzo Gozzoli, assorbì poi Piero della Francesca, il Ghirlandaio, con cui collaborò nel 1475, e Melozzo da Forlì, fondendo tutto in un linguaggio pacato e semplice, per nulla privo di personalità. Fra le sue opere si contano la Madonna col Bambino del 1464 al Museo civico di Rieti, gli affreschi nella chiesa dei Santi Apostoli a Roma, le storie di santa Francesca Romana del 1468 al monastero di Tor de' Specchi, l'Annunciazione in Santa Maria sopra Minerva.
Diresse una bottega numerosa e produttiva, e questo spiega perché a Bracciano si parli tanto di scuola di Antoniazzo: le opere dei suoi allievi sono state a lungo attribuite direttamente a lui. Al maestro in prima persona la letteratura riconduce il grande affresco celebrativo di Gentil Virginio nella Sala dei Cesari e le ante d'organo con l'Annunciazione della Sala del Trittico; alla scuola vengono attribuiti il soffitto a cassettoni della Sala Umberto I, databile attorno al 1491, e i putti con festoni della Sala di Isabella. La distinzione fra maestro e bottega è precisamente il tipo di sfumatura che una guida seria deve mantenere.
La scuola del Pinturicchio e Antonio del Massaro detto il Pastura
Accanto ad Antoniazzo, a Bracciano opera l'ambiente del Pinturicchio. Il tramite è Antonio del Massaro da Viterbo, detto il Pastura, pittore formatosi nell'orbita pinturicchiesca e attivo fra Viterbo, Roma e la Tuscia fra Quattro e Cinquecento. Lo studio di Anna Cavallaro pubblicato nel 2017 negli atti di Roma nel Rinascimento gli attribuisce un intervento a Bracciano, in relazione con un ritratto inedito di Felice della Rovere.
Il Pinturicchio, umbro, aveva portato a Roma negli anni di Alessandro VI una decorazione fatta di ori, stucchi rilevati, paesaggi minuti e grottesche: la si vede negli appartamenti Borgia in Vaticano. Ritrovarne il riflesso in un castello baronale a trenta chilometri dalla città significa capire quanto rapidamente le mode decorative della corte papale si propagassero nel territorio. Chi conosce gli affreschi della Tuscia riconosce subito la mano viterbese.
Il ciclo della donna medievale
Fra le prime decorazioni figura il ciclo dedicato alla vita di corte del tardo Medioevo, con le sue figure femminili impegnate in occupazioni cortesi. È un genere che nel Quattrocento italiano ha pochi confronti conservati: cicli profani di questo tipo esistevano in molti castelli, ma sono andati distrutti nella grande maggioranza dei casi, perché le sale profane venivano ridipinte più spesso delle cappelle. La sopravvivenza a Bracciano è quindi, in sé, una notizia.
Le grottesche degli Zuccari
Taddeo Zuccari, morto giovane nel 1566, e il fratello Federico furono gli interpreti principali della decorazione a grottesche nella seconda metà del Cinquecento, fra Roma, Caprarola e la Toscana. Il loro intervento del 1560 a Bracciano, con l'oroscopo nuziale su fondo oro nella Sala Papalina, appartiene alla stessa stagione dei cantieri farnesiani della Tuscia. Chi ha visto il Palazzo Farnese a Caprarola ritrova qui, in scala ridotta e in una torre difensiva, la stessa grammatica decorativa.
Le collezioni del Castello Odescalchi a Bracciano
Le sale conservano una ricca raccolta di oggetti d'arte messa insieme dal principe Baldassarre Odescalchi a partire dalla seconda metà dell'Ottocento. L'obiettivo dichiarato era fare della propria dimora storica un vero museo, in cui gli oggetti dialogassero con l'architettura che li ospita, restituendo al visitatore il gusto, gli usi e i fasti di un castello del XV secolo. Il criterio, per l'epoca, era avanzato: non accumulare capolavori isolati, ma ricostruire un ambiente.
Le armi e le armature
La collezione di armi occupa buona parte del secondo piano e per l'importanza dei pezzi colloca il castello Orsini-Odescalchi accanto alle grandi raccolte pubbliche italiane, come quelle del Museo Stibbert di Firenze e del Museo nazionale di Palazzo Venezia a Roma, quest'ultima peraltro di provenienza Odescalchi. La proprietà la presenta come una delle più prestigiose raccolte italiane, con pezzi dal XIV al XVII secolo.
Il nucleo fu avviato dal principe Ladislao Odescalchi nell'Ottocento e completato dal principe Innocenzo prima della seconda guerra mondiale. Il collezionismo di armi antiche fu una passione tipicamente ottocentesca, nutrita di romanzo storico e di orgoglio nazionale; a Bracciano, però, ha un fondamento in più, perché la famiglia che colleziona armature è la stessa che, tre secoli prima, comandava eserciti. Chi visita il Museo Nazionale del Palazzo Venezia a Roma dovrebbe sapere che parte di quel patrimonio ha la stessa origine.
Le ceramiche
La raccolta di ceramiche testimonia l'attenzione rivolta alla maiolica italiana, in particolare cinquecentesca, e offre un panorama rappresentativo dei principali centri di produzione, attraverso tipologie d'uso e sontuosi esemplari da pompa o devozionali. Le epoche rappresentate vanno dalla metà del XV secolo al XVIII.
Per orientarsi davanti alle vetrine conviene sapere che cosa distingue i centri: Deruta e Gubbio in Umbria, Faenza in Romagna, Casteldurante e Urbino nelle Marche, Montelupo in Toscana, ciascuno con un repertorio di colori e di soggetti riconoscibile. Gli esemplari da pompa non servivano a mangiare: erano piatti da esposizione, il pezzo che si metteva in vista sulla credenza per far vedere che in casa si conosceva la pittura.
I mobili
Gli arredi scelti per le sale rivelano un gusto particolare per la mobilia quattro e cinquecentesca dell'Europa del Nord, rappresentata dai cassoni nuziali in legno intagliato o pastiglia, benché non manchino esemplari di manifattura italiana, come il pregevole trono ligneo della fine del XV secolo. La Sala Gotica testimonia invece il gusto storicista della seconda metà dell'Ottocento, con il severo arredamento realizzato nello stile che ha dato il nome alla sala.
I dipinti
La quadreria offre una selezione di pittura del primo Rinascimento, per lo più dell'Italia centrale. Ne fanno parte una Crocifissione, un Sant'Antonio da Padova e una Maddalena che, attribuita alla scuola di Crivelli, guarda invece all'arte veneta del Quattrocento. Carlo Crivelli, veneziano di nascita e marchigiano di adozione, è uno dei pittori più riconoscibili del secolo, con i suoi contorni taglienti e le sue ghirlande di frutta: un dipinto che oscilla fra la sua scuola e l'ambito veneto è esattamente il genere di problema attributivo che rende interessante una quadreria privata.
Il Castello Odescalchi a Bracciano e il suo lago
Il castello e il lago sono la stessa storia. Il lago di Bracciano occupa una depressione di origine vulcanica e tettonica, formatasi con lo svuotamento della camera magmatica del complesso vulcanico sabatino: 56,5 chilometri quadrati di superficie, circa 160 metri di profondità massima, tre comuni rivieraschi, Bracciano, Anguillara Sabazia e Trevignano Romano. L'unico emissario è il fiume Arrone, che nasce sulla costa sud-orientale e arriva al Tirreno.

Dal 1999 il lago fa parte di un'area naturale protetta, il Parco naturale regionale di Bracciano-Martignano, e una legge regionale vieta la navigazione a motore, con l'eccezione dei pescatori muniti di licenza e del servizio pubblico di motonave. È la ragione per cui il lago di Bracciano ha un aspetto e un suono diversi da quelli di qualsiasi altro specchio d'acqua vicino a una metropoli: niente motoscafi, niente scie, acqua ferma. Dal camminamento di ronda si sente il vento e basta.
C'è poi un legame che risale ai romani e arriva a oggi: da queste acque parte, dall'antichità, il rifornimento idrico della città. L'acquedotto costruito in età traianea e ripreso in età moderna alimenta ancora la parte occidentale di Roma. Chi guarda il lago dalla ronda del castello guarda anche, letteralmente, una riserva d'acqua della capitale. Per approfondire il tema conviene passare dalla pagina del lago di Bracciano e da quella del parco di Bracciano e Martignano.
Il lago visto dal castello e il castello visto dal lago
Sono due esperienze distinte e chi ha tempo dovrebbe farle entrambe nella stessa giornata. Dalla ronda si domina il bacino per intero, con Trevignano sulla sponda nord e Anguillara sulla punta sud-orientale; dal lungolago, invece, il castello appare come una massa compatta issata sul costone di tufo, ed è da lì che si capisce perché nessun esercito del Quattrocento sia riuscito a espugnarlo. Il tratto di riva sotto Bracciano si raggiunge a piedi dal centro in una ventina di minuti in discesa, e la risalita è più impegnativa dell'andata: nelle giornate calde è saggio prevederla al tramonto.
La Caldara di Manziana, il fuoco sotto il lago
A pochi chilometri dal castello, in comune di Manziana, esiste un posto che spiega geologicamente tutto il resto: la Caldara di Manziana, monumento naturale con paesaggi lunari, geyser, solfatare e torbiere. È la prova visibile che il vulcanismo sabatino, quello che ha scavato il bacino del lago, non si è spento del tutto: le acque sotterranee continuano a essere riscaldate e a risalire, e l'aria odora di zolfo.
Il dettaglio botanico è ancora più raro del dettaglio geologico: nella Caldara cresce un bosco di betulle, albero tipicamente nordico, relitto dell'ultima era glaciale sopravvissuto qui grazie alle condizioni particolari del suolo. Una betulleta a mezz'ora da Roma è una anomalia che vale il viaggio. La visita richiede prudenza, perché il terreno è instabile e le esalazioni sono reali: le escursioni accompagnate promosse dal parco sono la modalità più sensata, e non sono adatte a chi ha problemi di mobilità.
Chi vuole costruirsi una giornata piena può abbinare al castello la Caldara di Manziana e il vicino bosco di Macchia Grande, con i suoi cerri secolari. Il mio ordine preferito è castello al mattino, pranzo in paese, Caldara nel pomeriggio: la luce bassa sul vapore delle solfatare è la cosa più bella di tutta la zona.
Una curiosità su Castello Odescalchi a Bracciano
Le torri del castello sono cinque, una per ogni vertice del pentagono, e chiunque ve lo dirà. Poi però, percorrendo il camminamento di ronda, si incontra una sesta torre, tronca, più bassa delle altre, fuori dallo schema. Non è un errore di progetto e non è un crollo: è il pezzo di castello che c'era prima del castello. Quella torre mozza appartiene alla parte più antica della Rocca dei Prefetti di Vico, la fortificazione duecentesca che gli Orsini trovarono sulla rupe e attorno alla quale, dal 1470, costruirono il pentagono. Il Rinascimento, invece di raderla al suolo, se l'è mangiata dentro.
È una scelta che dice molto sul modo di costruire di quel secolo. Abbattere e ricominciare costava denaro, tempo e, soprattutto, esponeva la rupe indifesa per mesi in un territorio in guerra permanente fra Orsini e Colonna. Inglobare la vecchia rocca permetteva di continuare a presidiare il sito mentre il cantiere avanzava. Il risultato è un edificio che ha dentro di sé il proprio antenato, come certe chiese romane hanno nel sottosuolo la casa in cui si riuniva la prima comunità.
C'è un secondo strato di curiosità, ed è araldico. La rosa e l'orso che si incontrano ovunque nel castello, sull'arco di Del Duca, negli stucchi, nei fregi, non sono decorazioni: sono il cognome della famiglia tradotto in immagine. Gli Orsini facevano risalire il proprio nome a un Ursus allattato da un'orsa, una mitologia domestica costruita a tavolino che serviva a dare radici antichissime a un potere che, in realtà, si era consolidato nel Duecento. Imparate a riconoscere la rosa a cinque petali e l'orso e vi accorgerete che il castello è firmato in ogni stanza. È la cosa che dico sempre ai gruppi il primo minuto di visita, e funziona: dopo mezz'ora sono loro a segnalarmi gli stemmi che io non avevo notato.
Aggiungo la mia opinione, che vale quel che vale dopo vent'anni di gruppi accompagnati quassù: la torre mozza è il punto più emozionante dell'intero castello, e non ha nessun affresco. Serve solo saperla vedere.
Una cosa che non ti dice nessuno su Castello Odescalchi a Bracciano
Il castello di Bracciano è una dimora privata, e questo ha una conseguenza pratica che nessuna guida mette in evidenza: le sale possono chiudere, tutte o in parte, quando c'è un matrimonio o un ricevimento. Non è un capriccio, è il modello economico dichiarato dalla proprietà, per cui l'attività di eventi finanzia la tutela e il restauro dell'edificio. Ma per il visitatore significa che presentarsi un sabato di maggio o di settembre senza aver controllato può voler dire trovare porte chiuse su parte del percorso. Il sito ufficiale segnala le variazioni di orario e le chiusure straordinarie: una occhiata prima di mettersi in strada evita una giornata storta.
La seconda informazione che quasi nessuno sfrutta riguarda le visite guidate. La domenica e nei giorni festivi il castello offre accompagnamenti gratuiti, compresi nel prezzo del biglietto, con partenze scaglionate dalle 10:30 alle 17:00. In una dimora così stratificata la differenza fra girare da soli e farsi raccontare le sale è enorme: senza qualcuno che spieghi la differenza fra il fregio quattrocentesco e il neogotico ottocentesco, metà del castello resta muta. Eppure la maggior parte dei visitatori entra, cammina e esce, ignorando che mezz'ora dopo sarebbe partito un giro compreso nel biglietto già pagato.
Terza cosa, e qui parlo da professionista che ha visto tanti pensionati pagare più del dovuto: il ridotto per gli over 65 vale soltanto il martedì. Non la domenica, non nei festivi, non sempre. Il martedì. Se avete la libertà di scegliere il giorno e nel gruppo ci sono persone sopra i 65 anni, il martedì è il giorno giusto: si risparmia, si trova il castello quasi vuoto e si gira con una calma che nel fine settimana è impensabile. Il prezzo da pagare è la rinuncia alla visita guidata gratuita, che opera la domenica e nei festivi. Fra le due, per un gruppo alla prima visita consiglio la domenica; per chi torna, o per chi conosce già la storia, il martedì batte tutto.
Quarta e ultima: l'ingresso dei visitatori non è dove pensate. L'indirizzo ufficiale è Piazza Mazzini 14, ma l'accesso per le visite è in Via Giulio Volpi 12, poco sotto la piazza. Ogni anno decine di persone girano attorno alla piazza cercando una biglietteria che è altrove.
Il consiglio che ti do per visitare Castello Odescalchi a Bracciano
Arrivate all'apertura, alle dieci in punto, e fate il percorso al contrario rispetto a come lo fanno tutti. La maggior parte dei visitatori entra e si butta subito nelle sale affrescate, lasciando la ronda e i camminamenti per la fine, quando le gambe sono stanche e la luce del mezzogiorno appiattisce il paesaggio. Fate l'inverso: salite prima sul camminamento di ronda, quando il lago ha ancora la foschia bassa e il sole radente disegna le sponde, e scendete poi nelle sale, che essendo al chiuso hanno una luce costante tutto il giorno. Il guadagno, in termini di fotografie e di comprensione del posto, è enorme.
Secondo consiglio, sulla stagione. Il momento migliore per il castello di Bracciano è la primavera fra la fine di marzo e la prima metà di maggio, e poi l'autunno da fine settembre a metà novembre. In estate il tufo accumula calore, le sale non sono climatizzate come un museo moderno e i fine settimana sono affollati; in inverno il castello è splendido e vuoto ma il vento sulla ronda taglia, e con le giornate corte l'ultimo ingresso alle 16:00 comprime tutto. Se dovete scegliere un solo giorno dell'anno, prendete un martedì o mercoledì di ottobre: luce ferma, castagne in paese, lago immobile.
Terzo consiglio, sul tempo. Non venite a Bracciano solo per il castello. È l'errore che vedo fare più spesso: gruppi che arrivano alle undici, escono all'una e ripartono per Roma senza aver visto né il borgo né l'acqua. Il castello è il pezzo forte, ma è il vertice di un sistema, e senza il lago sotto perde metà del senso. Mezza giornata per il castello e il borgo, mezza giornata per la riva, ed eventualmente la Caldara: questa è la giornata giusta.
Quarto, sulle scarpe e sulle scale. Il percorso comprende scale, anditi stretti, tratti di camminamento con pavimentazione irregolare e passaggi ricavati nella roccia. Non è il posto per le suole lisce e non è il posto per i tacchi, per quanto il castello sia pieno di spose. Portate scarpe chiuse con una suola che tenga, e mettete in conto qualche centinaio di gradini nell'arco della visita.
Quinto, la mia opinione più netta: se potete venire una sola volta, venite di domenica mattina e prendete la visita guidata delle 10:30. Costa quanto il biglietto, cioè niente in più, ed è il modo migliore per capire un edificio che da solo, senza un racconto, rischia di ridursi a una sequenza di stanze belle.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Isabella de' Medici, duchessa di Bracciano, fece una brutta fine, e in castello capita ancora di sentirla raccontare come la nobildonna strangolata dal marito geloso. È una delle storie nere più durature del Rinascimento italiano, ha alimentato romanzi, opere e film, e ha il difetto di non essere sostenuta dai documenti.
I fatti accertati sono questi. Isabella, nata a Firenze il 31 agosto 1542, terzogenita di Cosimo I e di Eleonora di Toledo, morì a Cerreto Guidi il 16 luglio 1576. La tradizione letteraria, che comincia a costruirsi già nel Seicento, attribuì l'uccisione al marito Paolo Giordano I Orsini. La ricerca moderna, che ha lavorato sulla corrispondenza e sui documenti di corte, documenta invece un matrimonio solido e una lunga malattia, con febbri intermittenti indicate come causa probabile del decesso. Il Dizionario Biografico degli Italiani registra questa lettura.
Perché la leggenda ha vinto lo stesso? Perché il marito, nove anni dopo, ebbe una seconda vicenda coniugale che sembrava fatta apposta per confermarla: la relazione con Vittoria Accoramboni, l'assassinio del marito di lei nel 1581, il matrimonio celebrato il 20 aprile 1585, la fuga da Roma braccato dalle autorità pontificie e toscane, la morte a Salò il 13 novembre 1585. Con un curriculum simile, attribuirgli anche la morte della prima moglie fu inevitabile. Ma inevitabile non vuol dire vero.
Da guida, dico sempre ai gruppi che sostituire la leggenda con i documenti non toglie niente al castello, anzi. La Isabella documentata, colta, protettrice della madrigalista Maddalena Casulana, dedicataria di opere letterarie e musicali, è un personaggio molto più interessante della vittima di un delitto passionale. E il fatto che la sua sala a Bracciano si chiami così per tradizione e non per documento, dato che visse principalmente a Firenze, è un'altra di quelle sfumature che rendono onesto un racconto.
La foto giusta da fare a Castello Odescalchi a Bracciano
Ce ne sono tre, e sono diverse fra loro. La prima è quella che fanno tutti e che va fatta bene: il castello dal basso, dal lungolago o dalla strada che scende verso la riva, con la mole del pentagono issata sul costone di tufo. È l'unica inquadratura che restituisce la vera natura militare dell'edificio, perché mostra il salto di quota che nessun assalitore riuscì a colmare. La luce migliore è quella del tardo pomeriggio, quando il sole gira a ovest e illumina di taglio il fronte verso il lago. Al mattino, dal basso, il castello è in controluce e viene piatto.
La seconda foto si fa dal camminamento di ronda ed è l'opposto: non il castello, ma quello che il castello guardava. Il bacino del lago per intero, con Trevignano di fronte, Anguillara a sinistra e i monti Sabatini a chiudere. Qui il momento buono è la prima ora dopo l'apertura, quando la foschia bassa indugia sull'acqua e i colori sono freddi. Un consiglio tecnico che do sempre: includete nell'inquadratura un pezzo di merlatura o di feritoia in primo piano, altrimenti la foto diventa un paesaggio qualunque e si perde il fatto che è stata scattata da una fortezza del Quattrocento.
La terza è la foto che quasi nessuno fa e che è la migliore delle tre: la corte d'onore dal basso, obiettivo puntato in alto, prendendo insieme il loggiato, le finestre rinascimentali e un pezzo di cielo incorniciato dalle murature. È la fotografia che racconta la trasformazione dell'edificio, perché nella stessa inquadratura entrano il muro difensivo e la loggia di rappresentanza. Va fatta a metà mattina, quando la luce entra nella corte senza creare contrasti impossibili.
Due avvertenze pratiche. Il castello è una proprietà privata e per foto e riprese di carattere professionale, o per servizi fotografici, le regole le stabilisce la proprietà: chi ha esigenze diverse dal semplice ricordo personale contatti prima il museo. E, seconda cosa, evitate il flash nelle sale affrescate. Non è solo una questione di regolamento: è che il flash frontale su una superficie dipinta a distanza ravvicinata restituisce una immagine peggiore di quella che avreste con la sola luce ambiente.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo evento in ordine di tempo è la fondazione stessa: nel 1470 Napoleone Orsini apre il cantiere attorno alla vecchia rocca duecentesca dei Prefetti di Vico. Undici anni dopo, nel 1481, papa Sisto IV Della Rovere si rifugia a Bracciano per sfuggire alla pestilenza che infuria a Roma, e da quel soggiorno la Sala Papalina prende nome e prestigio. Nel 1485 il castello viene completato dal figlio del fondatore, Gentil Virginio Orsini; nello stesso anno le truppe pontificie di Prospero Colonna devastano città e castello, e la letteratura erudita locale ricorda il soggiorno del vescovo di Mantova Ludovico Gonzaga, anche lui in fuga dalla peste romana.
Il 1494 porta a Bracciano la grande politica europea: le truppe di Carlo VIII di Francia, scese in Italia, fanno tappa qui, e l'ospitalità offerta dagli Orsini al re di Francia costa alla famiglia la scomunica. È l'inizio delle Guerre d'Italia, il quarantennio che riscriverà gli equilibri della penisola, e Bracciano si trova esattamente sulla linea di faglia.
Il 1496 è l'anno decisivo. Alessandro VI Borgia confisca i beni di Gentil Virginio, passato dalla parte francese, e manda l'esercito. L'assedio del castello, condotto dalle forze pontificie con Giovanni Borgia duca di Gandia e poi con Guidobaldo da Montefeltro duca di Urbino, fallisce. Dentro le mura la difesa è retta da Bartolomea Orsini. Il 17 gennaio 1497 Gentil Virginio muore prigioniero a Castel dell'Ovo, a Napoli, in circostanze che parvero sospette ai contemporanei; sette giorni dopo, il 24 gennaio 1497, gli Orsini vincono la battaglia di Soriano e catturano il duca di Urbino. Il 5 febbraio si firma la pace.
Nel Cinquecento gli avvenimenti sono di altro tipo. Il 3 settembre 1558 Paolo Giordano I Orsini e Isabella de' Medici avviano la vita coniugale, dopo il contratto del 1553 e la cerimonia fiorentina del 1556; nel 1560 Bracciano diventa ducato e il castello si riempie di cantieri, con Giacomo del Duca, Nanni di Baccio Bigio e gli Zuccari al lavoro. Nel 1571 il primo duca combatte a Lepanto.
Il Seicento vede la corte barocca di Paolo Giordano II, con Bernini, Vouet, Monteverdi e Frescobaldi nell'orbita del duca, una tipografia ducale impiantata nel feudo e i tentativi di industrializzazione con ferriere, lana e seta. Nel 1696 il castello viene venduto a Livio Odescalchi, che il 5 aprile 1698, morto Flavio Orsini, viene nominato duca di Bracciano.
Nell'Ottocento il maniero passa sotto i Torlonia e nel 1848 torna al principe Livio Odescalchi III; fra fine Ottocento e primo Novecento Baldassarre Odescalchi e l'architetto Raffaello Ojetti conducono la grande campagna di restauri e di riarredo, mentre nel 1900 Umberto I di Savoia soggiorna nella sala che oggi porta il suo nome. Nel 1952 il principe Livio IV Odescalchi apre il castello al pubblico. Nel 1960 il grande affresco di Antoniazzo Romano viene collocato sulla parete di fondo della Sala dei Cesari. E il 18 novembre 2006 il castello finisce sulle prime pagine di mezzo mondo per il matrimonio di Tom Cruise e Katie Holmes.
Chi è passato da Castello Odescalchi a Bracciano
La lista dei personaggi che hanno attraversato questo cortile è sproporzionata rispetto alle dimensioni del paese. Si comincia con un papa: Sisto IV Della Rovere, il pontefice della Cappella Sistina, ospite nel 1481 in fuga dalla peste. Prosegue con un re: Carlo VIII di Francia, le cui truppe fanno tappa qui nel 1494, all'inizio delle Guerre d'Italia. E con un imperatore mancato ma un condottiero vero, Guidobaldo da Montefeltro duca di Urbino, che passò da queste parti da assediante nel 1496 e da prigioniero nel 1497.
Fra gli artisti, il nome più importante è quello di Antoniazzo Romano, il maggiore pittore romano del secondo Quattrocento, presente qui con il grande affresco celebrativo di Gentil Virginio e con le ante d'organo del trittico, oltre che con la sua bottega. Attorno al 1490 arriva Francesco di Giorgio Martini, senese, il massimo ingegnere militare del secolo, chiamato per aggiornare le difese. Nel Cinquecento passano Giacomo del Duca, allievo di Michelangelo, e Nanni di Baccio Bigio per i cantieri delle logge e dei giardini, e i fratelli Taddeo e Federico Zuccari per gli affreschi delle sale di rappresentanza. Un secolo dopo, nell'orbita di Paolo Giordano II, gravitano Gian Lorenzo Bernini, Simon Vouet e Pompeo Caccini, mentre fra i musicisti al servizio del duca compaiono Claudio Monteverdi e Girolamo Frescobaldi.
Le donne che sono passate di qui contano quanto gli uomini e spesso di più. Bartolomea Orsini regge la difesa nel 1496 e con ogni probabilità commissiona il fregio della sala delle donne. Felice della Rovere, figlia di papa Giulio II, sposa Gian Giordano Orsini nel 1506 e dal 1517 governa lo stato di Bracciano come gubernatrix per oltre un decennio, comprando castelli, trattando con i papi e facendosi ritrarre circondata da libri. Isabella de' Medici dà il nome alla sala più elegante del primo piano nobile. Nel Seicento la corte del duca incrocia Cristina di Svezia, la regina che aveva abdicato per venire a vivere a Roma.
Poi ci sono i sovrani dell'Italia unita: Umberto I di Savoia soggiorna al castello nel 1900. E ci sono i visitatori del nostro tempo, che appartengono a un'altra categoria di celebrità ma hanno portato quassù un'attenzione mondiale: il 18 novembre 2006 Tom Cruise e Katie Holmes si sono sposati nel castello, con una cerimonia seguita da oltre centocinquanta invitati e da un numero imprecisato di fotografi appostati sulla strada. Fra gli altri matrimoni ricordati nella storia recente dell'edificio compaiono quello di Martin Scorsese e Isabella Rossellini nel 1979, quello di Eros Ramazzotti e Michelle Hunziker nel 1998 e quello di Petra Ecclestone e James Stunt nel 2011.
Vale la pena chiudere l'elenco con una osservazione. Un edificio che nell'arco di cinquecento anni ospita un papa in fuga, un re invasore, un ingegnere militare, due generazioni di pittori, una regina abdicataria, un re d'Italia e una coppia di divi di Hollywood non è un museo: è un pezzo di storia europea che ha continuato a funzionare senza mai chiudere. Questo, e non gli affreschi, è quello che ai gruppi resta impresso alla fine della visita.
Il castello privato che si visita: eventi, matrimoni e cinema
Il Castello Odescalchi a Bracciano è un museo e insieme un luogo di lavoro. La proprietà lo dichiara apertamente: nel ventunesimo secolo il castello concilia la vocazione museale con una intensa attività di organizzazione di eventi, che alimenta un circolo virtuoso e permette di finanziare la tutela e il restauro. Matrimoni e cerimonie, ricevimenti e cene di gala, convegni: sono queste le voci che tengono in piedi un edificio di quella scala, perché il biglietto da dieci euro moltiplicato per sessantamila visitatori non basta a manutenere un pentagono di pietra su una rupe.
I matrimoni celebri al Castello Odescalchi a Bracciano
Il matrimonio che ha reso il castello famoso in tutto il mondo è quello di Tom Cruise e Katie Holmes, celebrato sabato 18 novembre 2006 con rito di Scientology davanti a oltre centocinquanta fra parenti e amici. La stampa internazionale lo definì il matrimonio del secolo, il paese fu blindato, la strada che sale al castello venne presidiata per giorni, e Bracciano scoprì di essere improvvisamente sulle prime pagine da Los Angeles a Tokyo. Nella memoria degli abitanti quella settimana è rimasta come uno spartiacque: il numero di visitatori stranieri, da allora, non è più tornato indietro.
Non fu però il primo. La storia recente del castello elenca fra le cerimonie celebrate qui quella di Martin Scorsese e Isabella Rossellini nel 1979, quella di Eros Ramazzotti e Michelle Hunziker nel 1998 e quella di Petra Ecclestone e James Stunt nel 2011. Il richiamo del posto è facile da capire: una corte d'onore rinascimentale, un giardino pensile con due cedri del Libano affacciato su un lago vulcanico, e la possibilità di privatizzare tutto. Per chi organizza un evento, il contatto è la mail dedicata agli eventi del castello.
Un consiglio da chi lavora con i gruppi: se il vostro viaggio a Bracciano cade in un sabato da fine aprile a metà ottobre, controllate le comunicazioni della proprietà. È la stagione dei matrimoni, e nelle giornate in cui il castello è privatizzato il percorso museale può essere ridotto o sospeso.
Il castello come set cinematografico
Le sale e la corte sono state usate più volte dal cinema e dalla televisione. Fra i titoli che ricorrono negli elenchi delle produzioni girate qui compaiono Il tormento e l'estasi, il film sul cantiere della Sistina, Venere imperiale, e più di recente la serie televisiva sui Medici; a questi si aggiungono documentari e programmi. Chi arriva sperando di riconoscere una scena precisa resterà probabilmente deluso, perché le riprese in castello si mescolano quasi sempre con quelle di altre location: la corte di Bracciano diventa il cortile di un palazzo fiorentino, la ronda diventa un bastione qualsiasi. Il vero motivo per cui il cinema torna qui è banale e tecnico: è uno dei pochi castelli rinascimentali europei con gli interni integri, arredati e a mezz'ora dagli studi di Roma.
Visitare il Castello Odescalchi a Bracciano con i bambini
È uno dei posti del Lazio che funziona meglio con i bambini, e lo dico dopo avercene portati parecchi. Il motivo non sono gli affreschi, che a otto anni interessano relativamente: sono le armature, i camminamenti, le scale a chiocciola nelle torri, i quattro camini delle cucine grandi come stanze, i cannoni. Un castello con dentro le armi vere batte qualsiasi allestimento didattico.
Il biglietto ridotto per i bambini fra 6 e 12 anni costa 8 euro, sotto i 6 anni si entra gratis. Il museo propone anche visite dedicate ai più piccoli e laboratori didattici, che si organizzano contattando direttamente gli uffici. Per i gruppi scolastici il percorso va concordato in anticipo.
Le avvertenze pratiche sono due. La prima riguarda i passeggini: fra scale, anditi stretti e camminamenti irregolari, il passeggino diventa un ostacolo, e per i più piccoli conviene lo zaino porta-bambino. La seconda riguarda i parapetti: siamo su una fortezza vera, non su un parco a tema, e in alcuni tratti della ronda i bambini vanno tenuti per mano senza discutere. Detto questo, il giro delle torri resta una delle esperienze più belle che si possano regalare a un bambino a mezz'ora da Roma.
Accessibilità e servizi del Castello Odescalchi a Bracciano
Qui serve chiarezza, perché è il punto su cui più spesso si creano aspettative sbagliate. Un castello quattrocentesco costruito su una rupe, con due piani nobili collegati da scale storiche, camminamenti di ronda e ambienti scavati nella roccia, presenta limiti oggettivi per chi si muove in sedia a rotelle o ha difficoltà motorie importanti. Chi ha esigenze specifiche di accessibilità dovrebbe contattare il museo prima della visita ai recapiti ufficiali, ai numeri +39 06 99804348 e +39 06 99802379 o alla mail museo@odescalchi.it, e farsi dire quali parti del percorso siano praticabili nel proprio caso.
Sui servizi, il quadro è quello di una dimora storica privata: si paga con le principali carte di credito, VISA, Maestro e Mastercard, si possono acquistare i biglietti online sul sito ufficiale, e sono ammessi cani di piccola taglia purché tenuti in braccio o nel trasportino. Per bar, bookshop, guardaroba e altri servizi conviene informarsi al momento dell'acquisto del biglietto, perché in una struttura che ospita eventi la disponibilità varia. Il paese, in compenso, ha bar e ristoranti a due passi dalla piazza: nessuno resta a digiuno.
Quando andare e quando evitare il Castello Odescalchi a Bracciano
La primavera è la stagione migliore: da fine marzo a metà maggio il lago è pieno, i boschi sabatini sono verdi, la luce è lunga e il caldo non morde ancora. L'autunno è il suo pari: da fine settembre a metà novembre il colore dei boschi intorno al lago vale da solo il viaggio, e il castello si svuota. L'estate è la stagione più affollata e la meno confortevole, perché nelle sale non c'è il clima di un museo moderno e la salita dal paese al castello, con trenta gradi, si sente. L'inverno regala il castello quasi vuoto, ma con giornate corte, ultimo ingresso alle 16:00 e vento gelido sulla ronda.
Sui giorni della settimana la regola è semplice. Il martedì è il giorno più tranquillo, e per gli over 65 anche il più economico. La domenica è il giorno delle visite guidate comprese nel biglietto, quindi il giorno con il rapporto qualità-prezzo migliore, ma anche il più frequentato. Il sabato, nella stagione dei matrimoni, è il giorno con il rischio più alto di trovare limitazioni al percorso. Se dovessi scegliere per un cliente esigente direi: domenica mattina alle 10:30 per la prima visita, martedì mattina per la seconda.
Sugli orari della giornata, evitate l'ultima ora. Entrare a un'ora dall'ultimo ingresso significa correre, e questo castello non si corre.
Che cosa vedere intorno al Castello Odescalchi a Bracciano
Il castello occupa il punto più alto del borgo, e il borgo comincia esattamente sotto le sue mura. Vale la pena percorrerlo senza fretta: vicoli stretti, scalinate, scorci sul lago fra le case, e il perimetro delle vecchie difese che riaffiora nelle murature delle abitazioni. Una passeggiata di quaranta minuti basta per farsi un'idea, e la pagina dedicata a Bracciano aiuta a mettere in ordine le cose da vedere.
Il lungolago e gli altri paesi del lago
Sulla stessa sponda, a nord, c'è Trevignano Romano, con la sua rocca in rovina che domina il paese e un lungolago fra i più piacevoli del Lazio; a sud-est c'è Anguillara Sabazia, il borgo che si allunga su un promontorio come una prua. Chi ha una giornata intera può fare il giro completo del lago in auto in poco più di un'ora, senza contare le soste, e il risultato è uno dei migliori itinerari da mezza giornata a nord di Roma. Chi cerca natura vera cerchi le pantane di Trevignano o si spinga al vicino lago di Martignano, il fratello piccolo e senza strade asfaltate sulla riva.
Nel raggio di mezz'ora dal castello
Verso l'interno si aprono i boschi dei Sabatini: la faggeta di Oriolo Romano, una faggeta depressa che cresce a quote insolitamente basse, e le forre di Canale Monterano, con i ruderi della città abbandonata e le architetture attribuite al Bernini in mezzo alla campagna. Verso il mare, in mezz'ora si arriva a Cerveteri e alle sue necropoli etrusche. È il modo migliore per capire che il castello di Bracciano non è un episodio isolato ma il vertice di un territorio abitato e conteso da tremila anni.
Domande veloci su Castello Odescalchi a Bracciano
Quanto costa il biglietto per il Castello Odescalchi a Bracciano
Il biglietto intero costa 10 euro. Il ridotto è di 9 euro e vale per residenti, studenti universitari, militari e forze dell'ordine, e per gli over 65 limitatamente al martedì. I bambini fra 6 e 12 anni pagano 8 euro, sotto i 6 anni l'ingresso è gratuito.
Quali sono gli orari di apertura del castello
In stagione invernale dal lunedì al venerdì 10:00-17:00 con ultimo ingresso alle 16:00, il sabato, la domenica e i festivi 10:00-18:00 con ultimo ingresso alle 17:00. In stagione estiva dal lunedì al venerdì 10:00-18:00 con ultimo ingresso alle 17:00, il sabato, la domenica e i festivi 10:00-19:00 con ultimo ingresso alle 18:00. La biglietteria chiude un'ora prima.
Il Castello Odescalchi a Bracciano è aperto tutti i giorni
Sì, con l'eccezione del 25 dicembre. Essendo una dimora privata che ospita eventi, possono verificarsi chiusure straordinarie o riduzioni del percorso: le variazioni vengono comunicate sul sito ufficiale odescalchi.it.
Serve prenotare la visita
Per la visita libera no, si acquista il biglietto in loco. La prenotazione è necessaria per le visite private guidate, per i gruppi, per le scolaresche e per i laboratori didattici. I biglietti si possono comunque acquistare in anticipo online sul sito ufficiale, con carta di credito.
Ci sono visite guidate comprese nel biglietto
Sì. La domenica e nei giorni festivi il castello propone visite guidate facoltative senza costo aggiuntivo, con partenze alle 10:30, 11:00, 12:00, 12:30, 15:00, 15:30, 16:30 e 17:00.
Quanto dura la visita al Castello Odescalchi a Bracciano
Con la visita libera, da un'ora e un quarto a due ore a seconda del passo. Con la visita guidata, circa un'ora e mezza di accompagnamento più il tempo che si vuole dedicare al giro autonomo. Per il castello e il borgo insieme conviene calcolare mezza giornata.
Quante sale si visitano
Il percorso comprende una ventina di sale distribuite su due piani nobili, oltre alle cucine, alla corte d'onore, al camminamento di ronda e ai giardini. Alcuni ambienti possono essere chiusi in occasione di eventi privati.
Dove si trova l'ingresso del castello
L'indirizzo è Piazza Mazzini 14, 00062 Bracciano (RM), ma l'accesso per le visite è in Via Giulio Volpi 12, poco sotto la piazza. È l'errore più comune di chi arriva la prima volta.
Come si arriva al Castello Odescalchi a Bracciano da Roma in treno
Con la linea regionale FL3 Roma-Viterbo, da Roma Ostiense, Roma Tiburtina, Roma Trastevere o Valle Aurelia, che è in corrispondenza con la metro A. Nei feriali da Roma Ostiense parte in media un treno ogni mezz'ora e il viaggio dura poco più di un'ora. Dalla stazione di Bracciano al castello sono circa quindici minuti a piedi in salita.
Come si arriva in auto e dove si parcheggia
Dal Grande Raccordo Anulare si prende la direzione nord-ovest e si percorre la Braccianese, per una trentina di chilometri. La sosta nella zona alta del paese è limitata e regolamentata: conviene parcheggiare più in basso e salire a piedi, soprattutto nei fine settimana e nelle giornate di eventi.
Il castello è accessibile in sedia a rotelle
Si tratta di una fortezza del Quattrocento costruita su una rupe, con scale storiche, camminamenti irregolari e ambienti scavati nella roccia: i limiti sono oggettivi. Chi ha esigenze di accessibilità contatti il museo prima della visita ai numeri +39 06 99804348 e +39 06 99802379 o all'indirizzo museo@odescalchi.it per sapere quali parti del percorso siano praticabili.
Si possono fare fotografie all'interno
Il castello è una proprietà privata e le regole su fotografie e riprese le stabilisce la proprietà; per servizi professionali o riprese occorre contattare in anticipo il museo. Per il ricordo personale, evitate comunque il flash davanti agli affreschi: rovina la fotografia oltre che la cortesia.
Si può entrare con il cane
Sono ammessi cani di piccola taglia, tenuti in braccio o nel trasportino.
Il Castello Odescalchi a Bracciano è adatto ai bambini
Molto. Armature, cannoni, torri, scale a chiocciola e le grandi cucine con quattro camini fanno il resto del lavoro. Il museo organizza visite per bambini e laboratori didattici su prenotazione. Attenzione ai passeggini, poco compatibili con scale e camminamenti, e ai tratti esposti della ronda.
Si può pagare con la carta
Sì, sono accettate VISA, Maestro e Mastercard, e i biglietti si possono acquistare online sul sito ufficiale con carta di credito.
Ci sono ingressi gratuiti la prima domenica del mese
No. Il castello non è un museo statale ma una dimora storica privata aperta al pubblico, gestita nella parte museale dalla Fondazione Livio IV Odescalchi, quindi non rientra nelle iniziative di gratuità ministeriali. L'unica gratuità prevista dal listino riguarda i bambini fino a 5 anni.
Chi ha costruito il Castello Odescalchi a Bracciano
Il cantiere fu avviato nel 1470 per volontà di Napoleone Orsini e concluso nel 1485 dal figlio Gentil Virginio Orsini, attorno alla precedente rocca duecentesca dei Prefetti di Vico. La proprietà indica il probabile coinvolgimento delle maestranze attive nel cantiere della Cappella Sistina, con possibili apporti progettuali di Francesco del Borgo e Giovannino de' Dolci; la tradizione storiografica associa al castello anche Francesco di Giorgio Martini, chiamato attorno al 1490 per rinforzare le difese.
Perché si chiama Odescalchi se lo costruirono gli Orsini
Perché nel 1696 il castello e il feudo furono venduti a Livio Odescalchi, nipote di papa Innocenzo XI, che il 5 aprile 1698, dopo la morte di Flavio Orsini, fu nominato duca di Bracciano. La famiglia Odescalchi ne è proprietaria ancora oggi, e per questo l'edificio viene correntemente chiamato castello Orsini-Odescalchi.
Il castello è ancora abitato dalla famiglia
È una dimora storica privata di proprietà degli Odescalchi, aperta al pubblico dal 1952 e utilizzata anche per matrimoni, ricevimenti, cene di gala e convegni. La parte museale è gestita dalla Fondazione Livio IV Odescalchi e accoglie oltre sessantamila visitatori l'anno.
Dove si sono sposati Tom Cruise e Katie Holmes
Proprio qui, sabato 18 novembre 2006, con una cerimonia di rito scientologico davanti a oltre centocinquanta invitati. È il matrimonio che ha portato il nome di Bracciano sui giornali di tutto il mondo.
Ci si può sposare al Castello Odescalchi a Bracciano
Sì, il castello ospita matrimoni e cerimonie, ricevimenti e cene di gala. Le informazioni e le prenotazioni per gli eventi passano dagli uffici dedicati della proprietà, all'indirizzo events@odescalchi.it.
Che differenza c'è fra il castello di Bracciano e il castello di Santa Severa
Sono due cose diverse. Bracciano è una fortezza rinascimentale privata con interni integri, arredi e collezioni originali; Santa Severa è un complesso pubblico sul mare, con museo del mare e della navigazione antica, ostello e spiaggia. Bracciano si visita per il Rinascimento, Santa Severa per il rapporto fra castello e litorale.
Si vede il lago dal castello
Sì, e dal camminamento di ronda si domina l'intero bacino, con Trevignano di fronte e Anguillara sulla punta sud-orientale. È la ragione principale per cui vale la pena salire fin quassù.
Quali affreschi si vedono al Castello Odescalchi a Bracciano
Il grande affresco celebrativo di Gentil Virginio Orsini di Antoniazzo Romano nella Sala dei Cesari, le ante d'organo con l'Annunciazione dello stesso pittore nella Sala del Trittico, il soffitto a cassettoni attribuito alla sua scuola nella Sala Umberto I, i putti con festoni della Sala di Isabella, il fregio con le fatiche di Ercole di fine Quattrocento, il ciclo delle donne di corte e le grottesche con l'oroscopo nuziale dipinte dai fratelli Zuccari nel 1560 nella Sala Papalina.
Quanto è grande la collezione di armi
Occupa buona parte del secondo piano e comprende pezzi dal XIV al XVII secolo: armi bianche, lance, alabarde, spade, fucili, cannoni, armature da torneo di fabbrica milanese e tedesca. La proprietà la presenta come una delle più prestigiose raccolte italiane, paragonabile a quelle del Museo Stibbert di Firenze e del Museo nazionale di Palazzo Venezia a Roma.
Che cosa vedere vicino al castello in una giornata
Il borgo di Bracciano, il lungolago, e a scelta Trevignano Romano o Anguillara Sabazia sulla stessa acqua. Chi ha ancora energia può aggiungere la Caldara di Manziana con le sue solfatare e il bosco di Macchia Grande, oppure spingersi verso Cerveteri e le necropoli etrusche.
Qual è il periodo migliore per visitare il Castello Odescalchi a Bracciano
La primavera fra fine marzo e metà maggio e l'autunno fra fine settembre e metà novembre. In estate fa caldo e c'è più gente, in inverno le giornate sono corte e l'ultimo ingresso feriale è alle 16:00.
C'è la fila per entrare
Di norma no, e la prenotazione per la visita libera non è richiesta. Nei ponti di primavera, ad agosto e nei fine settimana di ottobre può formarsi qualche coda alla biglietteria: l'acquisto anticipato online riduce l'attesa.
Alla fine di ogni visita, quando i gruppi mi chiedono che cosa portarsi via da Bracciano, rispondo sempre la stessa cosa. Non gli affreschi, per quanto Antoniazzo Romano meriti il viaggio da solo. Non le armature, per quanto siano fra le migliori d'Italia. Quello che rende unico il Castello Odescalchi a Bracciano è che non ha mai smesso di essere abitato: è passato dalla guerra alla corte, dalla corte al museo, dal museo agli eventi, senza mai diventare una rovina né un contenitore vuoto. Salite sulla ronda al mattino presto, quando il lago è ancora immobile, e provate a pensare che qualcuno faceva quel giro cinquecento anni fa con una balestra in mano. Poi scendete in paese e prendetevi il tempo di un pranzo lento. Il castello ve lo siete meritato.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Contact Information
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
Dove dormire a Roma: confronta gli hotel
Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.
Transfer dall aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.






