Ischia di Castro
Ischia di Castro si visita liberamente, a piedi, in qualsiasi giorno. Il punto fisso è il Museo civico archeologico Pietro e Turiddo Lotti, in piazza Cavalieri di Vittorio Veneto 5, aperto dal martedì alla domenica con fasce orarie diverse e chiuso il lunedì. Il sito del museo non pubblica la tariffa. La Rocca Farnese è una dimora privata e apre soltanto in occasione di manifestazioni. Le rovine di Castro, la città distrutta nel 1649, sono un'area archeologica di proprietà del Comune.
Il paese si trova nella Tuscia viterbese, verso il confine con la Toscana, fra la valle del Fiora e la Selva del Lamone. Il centro storico poggia su uno sperone di tufo e vi si entra dalla porta del Palazzo Ducale, secondo la voce enciclopedica sul Comune. Sotto si allunga il borgo cresciuto fra Settecento e Ottocento, più in alto la parte residenziale recente. Fino al 1872 si chiamava soltanto Ischia, e fino al 1927 apparteneva alla provincia di Roma.
Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul sito del Museo civico archeologico, sulla scheda del Comune pubblicata dalla Provincia di Viterbo, sulla Rete delle dimore storiche del Lazio, sul portale dei parchi regionali e sulle altre fonti citate più avanti. Il museo non indica prezzi né modalità di prenotazione, e il Comune non pubblica orari per l'area archeologica di Castro. Per tutti e tre i luoghi il riferimento è il centralino comunale, 0761 425455, che risponde anche per il museo.

In breve: indirizzo, orari, biglietto
- Indirizzo: Museo civico archeologico, piazza Cavalieri di Vittorio Veneto 5, 01010 Ischia di Castro (VT). Municipio in via San Rocco 2.
- Gestore: museo civico del Comune di Ischia di Castro, nel sistema museale Simulabo secondo la Regione Lazio. La Rocca Farnese è di proprietà privata.
- Come si entra: borgo libero, museo negli orari di apertura, Rocca solo durante eventi, area di Castro con modalità di accesso non pubblicate dal Comune.
- Prezzo: tariffa del museo non pubblicata, informazioni allo 0761 425455 o a museo@museoarcheologicoischiadicastro.it.
- Orari del museo: martedì e giovedì 16-19, mercoledì 10-13, venerdì 9-13, sabato 8-13 e 16-19, domenica 9-13, lunedì chiuso.
- Come si arriva: autobus Cotral da Viterbo, Valentano, Farnese, Capodimonte, Marta, Montefiascone, Piansano e Manciano, secondo il museo.
- Accessibilità: il gestore non pubblica informazioni su rampe, ascensori o percorsi senza barriere.
Dove si trova e che cosa si vede davvero
Ischia di Castro occupa l'estremo nord occidentale della provincia di Viterbo, in un territorio di poco più di cento chilometri quadrati attraversato dal Fiora e dal suo affluente Olpeta. Il rilievo più alto è il Monte Bellino, 515 metri, sul confine toscano. Le strade provinciali collegano il paese a Valentano e a Farnese da un lato, a Montalto di Castro dall'altro. Non è un borgo di passaggio: ci si arriva perché lo si è scelto.
Che cosa si vede in paese? La mole della Rocca Farnese, chiamata anche Palazzo Farnese o Palazzo Ducale, con il fossato scavato nel tufo. La piazza principale ridisegnata sotto i Farnese, che la Provincia di Viterbo descrive come una grande evoluzione architettonica per l'epoca. Il centro storico sullo sperone, con vicoli stretti e case di tufo. Il borgo più basso, cresciuto fra Settecento e Ottocento lungo la strada. Qualche chiesa, di cui si parla più sotto. È un paese da girare a piedi in meno di un'ora, senza fretta.
Poi c'è il museo civico, che a nostro giudizio è la ragione più solida per fermarsi qui. Raccoglie reperti dal territorio comunale, dalla preistoria al Rinascimento: la grotta di Settecannelle, i corredi etruschi, la villa romana e la necropoli longobarda della Selvicciola, i dipinti dell'eremo di Poggio Conte, gli elementi architettonici dell'antica Castro. Senza questa visita le rovine nel bosco restano pietre difficili da leggere.
Fuori dal paese il territorio conta più del centro abitato. Le rovine di Castro, il santuario del Santissimo Crocifisso costruito nel 1871 sul luogo della cappella risparmiata dalla distruzione, gli eremi rupestri di Poggio Conte e di Ripatonna Cicognina, la Selva del Lamone, riserva del vicino Comune di Farnese. Servono un'auto o buone gambe, scarpe da sterrato e una giornata intera, non un paio d'ore fra un pranzo e l'altro.
La chiesa principale è il Duomo di Sant'Ermete. Accanto, secondo la voce enciclopedica sul Comune, si trovano la chiesa di San Rocco, di impianto romanico, con affreschi datati fra il Trecento e il Cinquecento, la Madonnella del Giglio e la chiesetta della Madonna della Neve, costruita all'inizio del Seicento. Orari di apertura e delle messe non risultano pubblicati da una fonte ufficiale consultabile: conviene chiedere in parrocchia o in Comune, e rispettare le funzioni in corso.
Una storia a parte riguarda la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo con il convento delle Adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento. Secondo la voce enciclopedica, qui Maria Maddalena dell'Incarnazione ebbe una visione nel febbraio 1789, e nel 1807 fondò l'ordine. La stessa fonte riporta un miracolo della moltiplicazione del pane nel giorno del Corpus Domini del 1802. Sono fatti della tradizione religiosa locale, tramandati dal convento e dalla devozione popolare, non verificabili su documenti d'archivio consultabili online.
Fra le feste, la voce enciclopedica segnala il Palio del gallinaccio, che si celebra ancora ad agosto. Il Comune non pubblica un programma ufficiale consultabile, quindi date e modalità vanno chieste alla segreteria comunale. Per chi è legato alla memoria di Castro, l'appuntamento è invece il pellegrinaggio al santuario del Santissimo Crocifisso, l'ultima domenica di giugno. Il 21 settembre 2024, secondo il sito del museo, una giornata di lavori ha celebrato il 375° anniversario della distruzione della città.
Una curiosità su Ischia di Castro
Il nome. Secondo la voce enciclopedica sul Comune, Ischia sembra derivare da una parola longobarda, eisch, che significherebbe quercia. È un'etimologia proposta, non una certezza, ma si accorda con quello che si vede: boschi di cerro e roverella tutto intorno, e una presenza longobarda documentata dagli scavi della Selvicciola, dove è emersa una necropoli di quell'epoca. Molte località del territorio, aggiunge la stessa fonte, portano ancora nomi di origine longobarda.
La seconda curiosità riguarda il cognome del paese. Il complemento di Castro arriva solo il 18 agosto 1872, dopo l'Unità, quando il Comune assume la denominazione attuale. Non è un caso isolato. Secondo la voce enciclopedica su Castro, quattro comuni aggiunsero allora il nome della città distrutta: Montalto di Castro, Ischia di Castro, Grotte di Castro e Arlena di Castro. Una capitale cancellata più di due secoli prima tornava così sulle carte geografiche.
Terza curiosità, meno nota fuori dalla Tuscia: Antonio Canova fu marchese d'Ischia. Il titolo gli venne conferito nel 1816, e il museo civico dedica allo scultore un'esposizione fotografica permanente, secondo il sito del museo. Le fonti consultate non indicano opere di Canova in paese, e il titolo va letto come un riconoscimento onorifico. Chi conosce le sue statue a Roma troverà qui una pagina minore della sua biografia, legata a un paese che dopo il 1649 dipendeva direttamente dallo Stato della Chiesa.
Una cosa che non ti dice nessuno su Ischia di Castro
Castro non è Ischia di Castro. Sembra ovvio, ma molti arrivano in paese convinti di trovare la città distrutta alle spalle della piazza. Le rovine si trovano invece in aperta campagna, nel territorio comunale ma lontano dal centro abitato, in un'area boscosa. È la posizione contraria che conviene mettere in chiaro subito: la famosa città scomparsa, per chi non ha un mezzo proprio e informazioni aggiornate sull'accesso, resta quasi irraggiungibile.
Seconda cosa poco detta: a nostro giudizio le rovine di Castro sono sopravvalutate da chi si aspetta una città fantasma con strade e case in piedi. L'ordine di Innocenzo X, secondo le fonti storiche, fu di distruggere tutto, chiese comprese. Restano tratti di muri, basamenti, pavimenti, scavi e vegetazione. Chi arriva preparato, dopo aver visto al museo i frammenti architettonici della città, ci legge la pianta di una capitale rinascimentale. Chi arriva senza preparazione vede soprattutto un bosco.
Terza cosa: la Rocca Farnese, che domina il paese, non è un monumento pubblico. Secondo la Rete delle dimore storiche del Lazio appartiene a un privato, Stefano Aluffi Pentini, e apre soltanto in occasione di particolari manifestazioni. La si guarda dall'esterno, dal fossato e dalla piazza. Dentro si entra quando il proprietario aderisce a iniziative come la Giornata nazionale delle dimore storiche o a festival musicali, e le date vanno cercate di volta in volta.
Rocca Farnese e Palazzo Farnese sono due edifici diversi?
No, è lo stesso complesso chiamato in modi diversi. L'Associazione dimore storiche italiane lo presenta come Palazzo Farnese, detto anche Rocca Farnese, e lo definisce la prima residenza esistente della famiglia Farnese. Altri testi usano Palazzo Ducale. La fortezza originaria risale al Duecento, secondo la Rete delle dimore storiche del Lazio. La voce enciclopedica sul Comune aggiunge che era dotata di tre torri, fossato e ponte levatoio a protezione dell'unico lato scoperto del paese.
Nel Cinquecento la rocca doveva diventare un palazzo nobiliare. Il progetto è attribuito ad Antonio da Sangallo il Giovane, che secondo l'Associazione dimore storiche avviò la trasformazione intorno al 1525. Nel 1527 Pierluigi Farnese menzionava già il palazzo in una lettera. Il cantiere però non fu mai completato, e l'edificio è rimasto incompiuto per secoli, con un aspetto a metà fra una rocca e un palazzo, come scrive la Rete delle dimore storiche.
Dopo la fine del ducato, nel 1649, la proprietà passò alla Camera Apostolica, poi ai Capranica e più tardi ai Piermartini, sempre secondo la Rete delle dimore storiche del Lazio. Dal 2008, secondo l'Associazione dimore storiche, appartiene a Stefano Aluffi Pentini. Il restauro recente delle facciate ha riportato alla luce le forme originarie e ha riaperto una loggia rinascimentale murata da secoli. È il cambiamento più visibile nel paese degli ultimi anni.
Gli indirizzi indicati sono due: piazza Eraclio Stendardi 35 e piazza Regina Margherita 1. Nella Giornata nazionale del 26 maggio 2024, secondo l'Associazione dimore storiche, la visita era gratuita dalle 9 alle 13, su prenotazione, con accesso al cortile, al piano nobile, alla loggia e ai giardini. Per le aperture future il canale indicato dalla Rete è l'indirizzo info@apvoi.com. Senza un evento annunciato, il portone resta chiuso.
Che cosa si vede nel museo civico, sala per sala?
Il percorso segue la cronologia. La prima sala è dedicata al professor Ferrante Rittatore Vonwiller ed espone i reperti della grotta di Settecannelle, dal Paleolitico al Neolitico, all'età del Rame e del Bronzo, secondo il sito del museo. La voce enciclopedica sul Comune ricorda strumenti in selce paleolitici, segno di una presenza umana molto più antica degli Etruschi. È la sala che spiega perché questo territorio è stato abitato così a lungo.
Il corridoio e il primo piano raccolgono la fase etrusca: materiali ceramici, corredi funerari e le statue della Tomba a Casa e della Tomba dei Bronzi, secondo il museo. La voce enciclopedica sul Comune ricorda statue in nenfro del sesto secolo avanti Cristo. Al piano superiore, secondo il sito, sono esposti anche materiali scultorei da Vulci, con sfingi etrusche e reperti legati al culto di Mitra. Il rapporto con la grande città sul Fiora è evidente.
Poi la Selvicciola. Una sala raccoglie i reperti di età romana, con ceramiche, un lapidario e oggetti di uso quotidiano. La sala successiva espone i materiali della necropoli longobarda dello stesso sito, con la ricostruzione di alcune tombe e delle loro coperture. La villa rustica romana, secondo la voce enciclopedica, fu scoperta nel 1982. A nostro giudizio è la sala più istruttiva per chi conosce poco l'alto Medioevo nel Lazio.
L'ultima sala è quella che collega il museo al resto della visita. Espone i dipinti dell'eremo di Poggio Conte, sede di una comunità monastico eremitica del Duecento, e gli elementi architettonici dell'antica Castro, progettata da Antonio da Sangallo il Giovane e distrutta nel 1649, secondo il museo. C'è anche l'esposizione fotografica permanente dedicata a Canova marchese d'Ischia. Il museo non pubblica una durata consigliata, ma un'ora basta per un giro attento.
Il consiglio che ti do per visitare Ischia di Castro
Organizzate la giornata intorno agli orari del museo, non il contrario. Il museo è l'unico luogo con un calendario pubblicato, e le fasce sono strette: la mattina il mercoledì, il venerdì, il sabato e la domenica, il pomeriggio il martedì, il giovedì e il sabato. Il sabato è l'unico giorno con doppia apertura, dalle 8 alle 13 e dalle 16 alle 19, e permette di mettere la campagna fra le due visite.
L'ordine giusto è museo prima e rovine dopo. Nella sala dedicata al Medioevo e al Rinascimento sono esposti gli elementi architettonici dell'antica città di Castro, progettata da Antonio da Sangallo il Giovane e distrutta nel 1649, secondo il sito del museo. Vedere capitelli, stemmi e frammenti da vicino, in una sala, aiuta a immaginare la città quando ci si trova davanti ai ruderi coperti di vegetazione.
Prima di mettersi in strada verso Castro, telefonate in Comune. Il Comune non pubblica orari, percorsi o regole di accesso all'area archeologica, e le condizioni di sentieri e cancelli possono cambiare con le stagioni e con i lavori. Il numero è lo 0761 425455, la mail della segreteria è segreteria@comune.ischiadicastro.vt.it. Chiedere prima costa una telefonata e risparmia chilometri di sterrato fatti per niente.
Infine scegliete la stagione. Il territorio di Ischia di Castro è bosco, forra e campagna aperta. In estate le ore centrali sono pesanti, e i sentieri della Selva del Lamone e dell'area di Castro richiedono acqua, cappello e scarpe chiuse. La primavera e l'autunno sono i periodi più adatti per camminare. In inverno le giornate corte riducono il margine fra la chiusura del museo e il tramonto.
Quanto costa il museo e quando si entra?
Il sito del Museo civico archeologico Pietro e Turiddo Lotti pubblica indirizzo, contatti e orari settimanali, ma non indica la tariffa d'ingresso, eventuali riduzioni né l'obbligo di prenotare. Per saperlo prima di partire conviene chiamare lo 0761 425455, con gli interni 0 o 1 indicati dal museo, oppure scrivere a museo@museoarcheologicoischiadicastro.it. Durante le Giornate FAI di Primavera del 2025, secondo il museo, l'ingresso era gratuito negli orari di apertura.
Il canale ufficiale è il sito del Museo civico archeologico di Ischia di Castro, alla pagina delle informazioni utili, dove si trovano orari e recapiti aggiornati. Non risulta un biglietto del museo in vendita su piattaforme online, e non risultano tour a pagamento specifici di Ischia di Castro da segnalare. Il consiglio è pagare sul posto, dopo aver chiesto la tariffa, e controllare la sezione notizie del sito per chiusure straordinarie.
| Giorno | Orario del museo |
|---|---|
| Lunedì | Chiuso |
| Martedì | 16:00-19:00 |
| Mercoledì | 10:00-13:00 |
| Giovedì | 16:00-19:00 |
| Venerdì | 9:00-13:00 |
| Sabato | 8:00-13:00 e 16:00-19:00 |
| Domenica | 9:00-13:00 |
Gli orari in tabella sono quelli della pagina ufficiale del museo. Il sito segnala di volta in volta le chiusure straordinarie: l'ultima comunicata, sabato 11 luglio 2026, era motivata da esigenze organizzative, con riapertura il martedì successivo. Per le giornate speciali gli orari possono cambiare. Nelle Giornate FAI del 2025 il sabato pomeriggio era indicato dalle 15 alle 18, quindi conviene non dare per scontata la tabella nei giorni di evento.
La Rocca Farnese non ha una biglietteria. Si entra solo nelle aperture straordinarie decise dal proprietario, che in passato sono state gratuite con prenotazione, come nella Giornata nazionale del 2024 indicata dall'Associazione dimore storiche italiane. L'area archeologica di Castro non ha un biglietto pubblicato. Chi organizza un'uscita con una scuola, un'associazione o un gruppo di amici deve chiedere al Comune modalità e permessi con largo anticipo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che la Biga di Castro sia etrusca lo sanno in molti. Pochi sanno dove si trova. Secondo la voce enciclopedica sul Comune, la Tomba della Biga fu scoperta nel 1967 nel territorio di Castro e il carro, datato fra il 530 e il 520 avanti Cristo, fa parte delle collezioni del Museo nazionale etrusco della Rocca Albornoz di Viterbo. Nel 2023 è tornato temporaneamente a Ischia di Castro, per la mostra del museo civico intitolata Il Ritorno della Biga.
La mostra, secondo il sito del museo, è rimasta aperta dal 5 agosto al 31 dicembre 2023 e metteva insieme carri etruschi da Castro, da Vulci e da Tarquinia. Oggi la biga non è esposta in paese. Chi vuole vederla deve andare a Viterbo, e conviene verificarlo prima con il museo statale. A Ischia di Castro resta il contesto: il territorio, le necropoli, i corredi che raccontano chi abitava queste colline prima dei Romani.
Secondo fatto noto agli studiosi e poco citato: le campane del Duomo di Castro non furono distrutte con la città. Secondo la voce enciclopedica su Castro, vennero trasferite a Roma, a Sant'Agnese in Agone, la chiesa su piazza Navona legata alla famiglia di Innocenzo X. Chi passa davanti alla facciata di Borromini a Roma non immagina che sopra la piazza suoni un pezzo della capitale farnesiana cancellata dal papa.
Terzo fatto: la sede vescovile di Castro non sparì con la città. Dopo la distruzione, secondo la stessa voce, fu trasferita ad Acquapendente insieme all'archivio diocesano, mentre la capitale di quello che restava del ducato passò a Valentano. La distruzione non fu quindi un vuoto amministrativo improvviso. Fu una redistribuzione di funzioni fra i centri vicini, che cambiò per sempre la geografia di questa parte della Tuscia.
La foto giusta da fare a Ischia di Castro
La foto che racconta il paese è quella della Rocca Farnese vista dall'esterno, con il fossato nel tufo in primo piano. Secondo la stampa locale alla Rocca si accede attraverso la Porta di sopra, detta anche porta dell'Orologio, con un ponte che supera il fossato. Funziona in orizzontale, con la luce laterale del mattino o del tardo pomeriggio che fa emergere la differenza fra la muratura medievale e le facciate restaurate.
La seconda immagine utile è quella della piazza principale, con la Rocca sullo sfondo, che mostra il lavoro dei Farnese sul centro storico. Evitate il mezzogiorno d'estate, quando la luce piatta schiaccia i volumi. Le persone del paese vanno lasciate fuori dall'inquadratura o riprese solo con il loro consenso. La Rocca è una proprietà privata: si fotografa dalla strada, senza salire sui muri e senza entrare nei cortili chiusi.
A Castro la foto giusta non è un panorama, perché il bosco chiude la vista. Meglio concentrarsi sui dettagli: una soglia, un basamento, un pavimento emerso dagli scavi. Il santuario del Santissimo Crocifisso, costruito nel 1871 sul luogo della cappella risparmiata, offre un punto di riferimento riconoscibile. Restate sui sentieri, non salite sui ruderi e non spostate pietre per migliorare la composizione: sono reperti, anche quando sembrano sassi.
Sul calendario l'autunno dà i risultati migliori, con i colori della cerreta e il sole basso fra i tronchi. La primavera funziona per le fioriture dei prati e per le orchidee spontanee che la voce enciclopedica segnala nel sito di interesse comunitario di Vallerosa. D'estate la luce del primo mattino è l'unica davvero utile. In ogni stagione portate una batteria di scorta, perché in campagna le prese sono lontane.
Come si arriva da Roma con i mezzi e in auto?
Con i mezzi pubblici si passa da Viterbo. Da Roma la ferrovia Roma Civita Castellana Viterbo parte dall'area della stazione Flaminio, accanto a Porta del Popolo, e arriva a Viterbo, secondo il sito di Cotral. Sulla tratta fra Fabrica di Roma e Vignanello sono in corso lavori, con alcune corse serali feriali sostituite da autobus. Il numero di Cotral per informazioni è l'800 174 471.
Da Viterbo a Ischia di Castro si prosegue in autobus Cotral. Il museo civico indica collegamenti da e per Viterbo, Valentano, Farnese, Capodimonte, Marta, Montefiascone, Piansano e Manciano, senza precisare numero di linea e frequenza. Gli orari vanno cercati il giorno stesso con il motore di ricerca sul sito di Cotral. Nelle zone interne le corse extraurbane possono essere poche, quindi conviene controllare prima anche l'ultima corsa di ritorno.
In auto il paese è raggiungibile dalla rete delle strade provinciali della Tuscia. Secondo la voce enciclopedica sul Comune, la provinciale 47 del Lamone lo collega a Valentano e a Farnese, la provinciale 106 della Doganella a Montalto di Castro, sull'Aurelia. Il gestore non indica un parcheggio dedicato al museo. Per le rovine di Castro e la Selva del Lamone servono strade bianche: conviene un'auto con una buona altezza da terra e chiedere le condizioni prima di partire.
A nostro giudizio l'auto è quasi indispensabile. Con i mezzi pubblici si arriva in paese e si visita il museo, ma le rovine di Castro, il santuario e la Selva restano fuori portata senza un mezzo proprio. Chi viaggia senza auto può combinare la visita con Viterbo o con il lago di Bolsena, centri più grandi da cui organizzare gli spostamenti con più margine.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Nel dodicesimo secolo il castello di Ischia apparteneva al conte Ranieri di Bartolomeo, e nel 1168 i suoi possedimenti furono posti sotto la protezione di Orvieto, secondo la voce enciclopedica sul Comune. Alla fine del Duecento il castello passò ai Farnese. Nel luglio 1395 gli ischiani si ribellarono ai loro signori. Sono le date di un castello di confine, fra l'orbita di Orvieto, le terre della Chiesa e i feudi della Maremma, prima che i Farnese ne facessero la base della loro ascesa.
Il 31 ottobre 1537 papa Paolo III Farnese istituì il ducato di Castro per il figlio Pier Luigi, con capitale Castro, secondo il FAI e la voce enciclopedica su Castro. Ischia entrò nel nuovo stato. Nel 1545 lo stesso papa assegnò ai Farnese il ducato di Parma e Piacenza, molto più grande, e i cantieri di Castro rallentarono. Nel 1630 una relazione di Benedetto Zucchi descriveva Ischia con 250 fuochi e circa 1.300 anime.
Le guerre di Castro segnarono il Seicento. La prima, fra il 1641 e il 1644, finì con il trattato di Roma del 31 marzo 1644, che ristabilì la situazione precedente. Nel 1649, dopo l'assassinio del vescovo Cristoforo Giarda, le truppe pontificie invasero il ducato. Castro capitolò il 2 settembre e a dicembre fu distrutta. Ischia venne incamerata definitivamente dalla Camera Apostolica, secondo la voce enciclopedica sul Comune.
Nel 1788 il territorio fu concesso in enfiteusi a Giuliano Capranica. Nel 1816 il titolo di marchese d'Ischia fu conferito ad Antonio Canova. Nel settembre 1867 un gruppo di garibaldini ischiani assaltò la caserma dei gendarmi pontifici, e il 4 ottobre ci fu uno scontro con gli zuavi pontifici arrivati da Valentano. Nel 1870 il paese entrò nel Regno d'Italia, nel 1872 prese il nome attuale e nel 1927 passò alla nuova provincia di Viterbo.
Chi è passato da Ischia di Castro
I primi nomi sono quelli dei Farnese. Signori del castello dalla fine del Duecento, divennero una delle famiglie più potenti d'Italia con Alessandro Farnese, eletto papa nel 1534 con il nome di Paolo III. Suo figlio Pier Luigi fu il primo duca di Castro nel 1537. Chi conosce Palazzo Farnese a Roma o il Palazzo Farnese di Caprarola trova qui la radice della famiglia, nella sua residenza più antica.
Poi l'architetto. Antonio da Sangallo il Giovane ridisegnò Castro come città ideale rinascimentale, con mura, palazzi pubblici, strade e case, secondo la voce enciclopedica su Castro, e a lui è attribuito il progetto che doveva trasformare la rocca di Ischia in palazzo. A Castro, secondo il FAI, realizzò anche un pozzo simile a quello di San Patrizio a Orvieto. Il suo lavoro in paese rimase incompiuto, e quello a Castro fu cancellato un secolo dopo.
Il Seicento porta i nomi della guerra. Urbano VIII, che entrò in conflitto con i Farnese per debiti non pagati. Innocenzo X, che ordinò la distruzione di Castro. Il vescovo barnabita Cristoforo Giarda, nominato da Innocenzo X e ucciso a Monterosi il 16 marzo 1649. Il colonnello Sansone Asinelli, che firmò la resa per i Farnese, e Davide Vidman per le truppe pontificie, secondo la voce enciclopedica su Castro.
Gli ultimi nomi sono più vicini a noi. Antonio Canova, marchese d'Ischia dal 1816. Maria Maddalena dell'Incarnazione, legata al convento dei Santi Filippo e Giacomo, dove secondo la voce enciclopedica sul Comune ebbe una visione nel febbraio 1789, prima di fondare nel 1807 l'ordine delle Adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento. La famiglia Stendardi Lotti, la cui donazione al Comune ha dato origine al museo civico, secondo il sito del museo.
Che cosa è successo davvero a Castro nel 1649?
Quello che dicono i documenti. Castro era una città di origine etrusca, sede vescovile dal settimo secolo, entrata nel Patrimonio di San Pietro nel 1154 sotto Adriano IV, secondo la voce enciclopedica su Castro. Nel 1537 divenne capitale del ducato farnesiano. La zecca, aperta nel 1538, coniò monete fino al 1546. La piazza maggiore era lastricata in laterizi a spina di pesce e il Palazzo Ducale aveva un porticato di tredici arcate.
La fine è documentata con precisione. Dopo l'uccisione del vescovo Giarda, il 16 marzo 1649, le truppe pontificie invasero il ducato il 19 luglio. Castro capitolò il 2 settembre. I patti di resa prevedevano soltanto lo smantellamento delle fortificazioni. A dicembre fu invece ordinata l'evacuazione totale, e Innocenzo X ordinò la distruzione completa, chiese e luoghi sacri compresi. La città doveva sparire del tutto.
Quello che dice la tradizione. Si racconta che sulle macerie fu posta una colonna con la scritta Qui fu Castro, e la frase è diventata il motto della città scomparsa. Nessuna fonte ufficiale descrive oggi dove si trovi quella colonna né il testo esatto dell'iscrizione, quindi va presa come memoria tramandata. Sui mandanti dell'omicidio del vescovo Giarda circolano versioni diverse, e le fonti ufficiali consultabili non danno una risposta definitiva.
Quello che è leggenda. L'unico edificio risparmiato fu una piccola cappella del Santissimo Crocifisso. La leggenda vuole che i soldati incaricati di abbatterla restassero paralizzati da una forza misteriosa e che le mine non riuscissero a farla crollare, secondo la voce enciclopedica su Castro. Sul luogo nel 1871 fu costruito il santuario, meta di pellegrinaggio l'ultima domenica di giugno. Stendhal ambientò a Castro La badessa di Castro.
Che cosa resta oggi? L'area archeologica, istituita negli anni Sessanta, è di proprietà del Comune di Ischia di Castro, secondo il FAI, che la inserisce fra i luoghi segnalati nel censimento I Luoghi del Cuore del 2020, del 2022 e del 2024. Gli scavi hanno permesso di riconoscere i principali luoghi della città. Nel 1997, secondo la voce enciclopedica su Castro, è emersa la chiesa di Santa Maria intus civitatem, con affreschi medievali di santi.
Che cosa c'è intorno al paese, fra Selva del Lamone, eremi e lago?
La Selva del Lamone confina con il territorio di Ischia di Castro, ma la riserva naturale regionale ricade nel Comune di Farnese, che ne è l'ente gestore secondo il portale dei parchi del Lazio. Istituita nel 1994, copre 2.030 ettari di plateau lavico, con cumuli di lava grigia chiamati murce, crateri di collasso e forre. Circa cinquanta chilometri di strade sterrate la attraversano.
La voce enciclopedica sul Comune segnala anche una zona di protezione speciale chiamata Selva del Lamone e Monti di Castro, e diversi siti di interesse comunitario: Crostoletto, Vallerosa, Monti di Castro e il sistema fluviale Fiora Olpeta. C'è poi la Macchia dei Buoi, un'area comunale di circa quaranta ettari con bosco d'alto fusto. È un territorio da camminare, non da guardare dal finestrino dell'auto.
Da settembre a novembre 2026, secondo il sito del museo civico, il Sistema museale del Lago di Bolsena propone AGER 3.0, sei percorsi esperienziali sul territorio. Uno, dedicato alle antiche pratiche pastorali, si è svolto nella Selva del Lamone domenica 27 settembre. Per le prossime date conviene controllare la sezione notizie del museo. Sono iniziative di terzi, con programmi e prenotazioni gestiti dai promotori.
Verso est il paese guarda al lago di Bolsena, con Capodimonte e Marta sulla sponda più vicina e Montefiascone più lontano, tutti collegati dalle corse Cotral indicate dal museo. Verso sud ovest il territorio scende verso la Maremma laziale, con Canino e Vulci. Ischia di Castro è uno degli otto comuni della Strada dell'olio DOP di Canino, secondo la voce enciclopedica, e gli uliveti segnano la strada verso la costa.
Gli eremi rupestri sono luoghi di preghiera ricavati nel tufo, nelle forre intorno al paese. Il più noto è l'eremo di Poggio Conte, documentato già nel 1027 secondo la voce enciclopedica sul Comune, con affreschi e decorazioni. Il museo civico parla di una comunità monastico eremitica del Duecento e ne espone i dipinti nell'ultima sala. Le due indicazioni riguardano momenti diversi: la prima menzione del luogo e la fase della comunità documentata dagli affreschi.
L'eremo di Ripatonna Cicognina, secondo la stessa voce enciclopedica, è disposto su tre piani ricavati nella roccia e conserva affreschi di scuola senese del Quattrocento. La Provincia di Viterbo, nella scheda del Comune, cita i romitori di Ischia di Castro fra i luoghi di interesse del territorio. Sono testimonianze di una vita religiosa appartata, lontana dai centri abitati, che in questa parte della Tuscia ha lasciato tracce in molte pareti di tufo.
Il Comune non pubblica orari, percorsi o condizioni di accesso agli eremi. Si trovano in campagna, nelle forre, e i sentieri che li raggiungono possono essere ripidi, franosi o chiusi. Prima di mettersi in cammino conviene chiedere al Comune, allo 0761 425455, quali siano raggiungibili e con quale percorso. Mai entrare in cavità transennate, mai toccare gli affreschi, mai accendere fuochi nelle grotte.
A nostro giudizio chi ha tempo per una sola uscita in campagna dovrebbe scegliere fra Castro e un eremo, non provare a fare tutto in un pomeriggio. Le distanze sembrano brevi sulla mappa, ma le strade bianche e i sentieri allungano i tempi. Il museo, con i dipinti di Poggio Conte e i frammenti di Castro, resta il modo più semplice per vedere entrambe le storie in un'ora, al coperto e con orari certi.
Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi?
Il museo è chiuso il lunedì e, negli altri giorni, fuori dalle fasce indicate in tabella. Il martedì e il giovedì apre solo il pomeriggio, il mercoledì, il venerdì e la domenica solo la mattina. Chi arriva il martedì mattina trova le porte chiuse. Le chiusure straordinarie vengono pubblicate sul sito del museo con pochi giorni di anticipo, come quella dell'11 luglio 2026, quindi conviene controllarle la sera prima.
La Rocca Farnese è chiusa al pubblico nei giorni ordinari. Le aperture dipendono dal proprietario e dagli eventi, e non esiste un calendario fisso pubblicato. Le rovine di Castro non hanno un orario di apertura comunicato dal Comune. In caso di pioggia forte, vento o allerta meteo i sentieri nel bosco possono diventare scivolosi e pericolosi, e le strade bianche difficili da percorrere con un'auto normale.
Che cosa non aspettarsi? Un centro visite con biglietteria a Castro: il Comune non ne indica uno. Pannelli e segnaletica ovunque: non date per scontato di trovarli. Una città in piedi: i ruderi sono bassi e sparsi. La biga etrusca in paese: si trova a Viterbo. La Rocca aperta il giorno che capitate: capita solo nelle date annunciate. Negozi e servizi aperti tutto il giorno: in un paese piccolo la pausa pomeridiana è lunga.
Non aspettatevi neppure una rete di trasporti comoda. Le corse Cotral vanno verificate in anticipo, e senza auto la visita si limita al centro e al museo. Nei giorni festivi fuori stagione il paese è tranquillo, e chi cerca calma lo apprezza. Chi cerca invece un borgo con percorsi segnalati, botteghe e visite organizzate ogni giorno troverà, a nostro giudizio, un'offerta più strutturata a Tuscania o a Civita di Bagnoregio.
Mangiare in zona
Ischia di Castro è un paese piccolo, lontano dai grandi flussi turistici, e le trappole tipiche dei centri affollati qui sono rare. La cucina di questo angolo di Tuscia segue i prodotti del territorio: l'olio extravergine della DOP di Canino, i prodotti della pastorizia, che la voce enciclopedica sul Comune elenca fra le attività tradizionali, e quelli della campagna fra lago e Maremma. Il consiglio è chiedere quali piatti sono di stagione e fidarsi di un menù breve.
Le trappole esistono comunque nei centri più battuti della zona, soprattutto sui lungolago nei fine settimana d'estate. I segnali sono sempre gli stessi: il buttadentro sul marciapiede, il menù con le fotografie dei piatti, le voci senza prezzo, un menù diverso fuori e dentro, la cucina aperta di continuo senza una pausa. Chi abita qui evita questi posti perché la qualità dipende dal passaggio e non dai clienti abituali.
In paese e nei borghi vicini gli orari contano più che in città. Molte cucine chiudono presto a pranzo e riaprono tardi la sera, e nei giorni feriali fuori stagione può essere difficile trovare un posto aperto nel pomeriggio. Conviene organizzarsi prima di partire per la campagna, con acqua e qualcosa da mangiare nello zaino. Per trovare indirizzi selezionati con criterio c'è la lista di indirizzi su Google Maps, utile per tutta la Tuscia.
Chi preferisce un picnic trova spazio nei boschi del territorio, ma deve rispettare le regole delle aree protette. Nella Selva del Lamone e nei siti di interesse comunitario niente fuochi, niente rifiuti lasciati sul posto e attenzione alla fauna, che il portale dei parchi regionali descrive con specie come il biancone, il falco pecchiaiolo e la testuggine comune. Fra i ruderi di Castro non si mangia seduti sui muri: sono resti archeologici, non panchine.
Che cosa abbinare in giornata
L'abbinamento naturale è Vulci, il grande sito etrusco lungo il Fiora, verso la costa. Nel museo di Ischia di Castro sono esposte sfingi e reperti legati al culto di Mitra provenienti proprio da Vulci, secondo il sito del museo. Vedere i due luoghi nella stessa giornata aiuta a capire la rete di città etrusche della valle. Sulla stessa strada si trova Canino, centro dell'olio DOP.
Verso il lago si possono unire Grotte di Castro, altro paese che porta il nome della città distrutta, e Bolsena. Più a nord, Acquapendente, dove fu trasferita la sede vescovile di Castro. Chi ha tempo per una giornata farnesiana può salire a Caprarola, sul versante del lago di Vico, per vedere il palazzo che la stessa famiglia completò.
Verso Viterbo, la città dei papi offre musei, chiese e il quartiere medievale, con la Macchina di Santa Rosa a settembre e il Monastero di Santa Rosa. Nei dintorni si trovano la Villa Lante a Bagnaia e il Parco dei Mostri di Bomarzo. È la giornata da scegliere se il museo di Ischia di Castro è chiuso e si vuole restare nella Tuscia.
Sulla strada del ritorno verso Roma si incontrano Sutri, con l'anfiteatro nel tufo, e Civita Castellana, sulla linea ferroviaria per Viterbo. Chi scende invece lungo l'Aurelia può fermarsi al Castello di Santa Severa. A Roma, per completare il quadro etrusco, c'è il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, con materiali da tutta l'Etruria meridionale.
Domande frequenti
Il museo di Ischia di Castro è aperto oggi?
Dipende dal giorno. Il Museo civico archeologico Pietro e Turiddo Lotti è chiuso il lunedì. Martedì e giovedì apre dalle 16 alle 19, mercoledì dalle 10 alle 13, venerdì dalle 9 alle 13, sabato dalle 8 alle 13 e dalle 16 alle 19, domenica dalle 9 alle 13, secondo il sito del museo. Le chiusure straordinarie vengono pubblicate nella sezione notizie. Per conferma si chiama lo 0761 425455.
Quanto costa l'ingresso al museo civico?
Il sito ufficiale del museo non pubblica la tariffa d'ingresso né le riduzioni. Durante le Giornate FAI di Primavera del 2025 l'ingresso era gratuito, secondo il museo, ma si trattava di un'iniziativa straordinaria. Per il prezzo ordinario conviene chiedere allo 0761 425455, interni 0 o 1, oppure scrivere a museo@museoarcheologicoischiadicastro.it prima di partire, specie se si viaggia con una classe o un'associazione.
Si può visitare la Rocca Farnese di Ischia di Castro?
Solo durante le aperture straordinarie. La Rocca Farnese, detta anche Palazzo Farnese, è di proprietà privata e apre in occasione di particolari manifestazioni, secondo la Rete delle dimore storiche del Lazio. Nella Giornata nazionale delle dimore storiche del 26 maggio 2024 la visita era gratuita su prenotazione. Negli altri giorni si guarda dall'esterno, dalla piazza e dal fossato. Per informazioni la Rete indica info@apvoi.com.
Dove si trovano le rovine di Castro e come si visitano?
Le rovine di Castro si trovano nel territorio comunale di Ischia di Castro, in aperta campagna, e l'area archeologica è di proprietà del Comune, secondo il FAI. Il Comune non pubblica orari, percorsi o regole di accesso. Prima di andare conviene chiamare lo 0761 425455 o scrivere a segreteria@comune.ischiadicastro.vt.it. Servono un'auto adatta alle strade bianche, scarpe chiuse e acqua, soprattutto d'estate.
Perché Castro fu distrutta nel 1649?
La distruzione chiude la seconda guerra di Castro fra il papato e i Farnese. Dopo l'uccisione del vescovo Cristoforo Giarda a Monterosi, il 16 marzo 1649, le truppe di Innocenzo X invasero il ducato. Castro capitolò il 2 settembre. I patti prevedevano solo lo smantellamento delle fortificazioni, ma a dicembre il papa ordinò di evacuare e radere al suolo la città, chiese comprese, secondo la voce enciclopedica su Castro.
La Biga di Castro si vede a Ischia di Castro?
No, non in modo permanente. Il carro etrusco, scoperto nel 1967 nella Tomba della Biga e datato fra il 530 e il 520 avanti Cristo, fa parte delle collezioni del Museo nazionale etrusco della Rocca Albornoz di Viterbo, secondo la voce enciclopedica sul Comune. Il museo civico di Ischia di Castro lo ha ospitato nel 2023 per la mostra Il Ritorno della Biga, chiusa il 31 dicembre di quell'anno.
Si arriva a Ischia di Castro da Roma senza auto?
Sì, ma con pazienza. Da Roma si raggiunge Viterbo, per esempio con la ferrovia Cotral che parte dall'area di Flaminio, e da Viterbo si prende un autobus Cotral per Ischia di Castro, secondo il museo. Numero di linea e frequenza vanno controllati il giorno stesso sul sito di Cotral o all'800 174 471. Senza auto restano però fuori portata le rovine di Castro e la Selva del Lamone.
Che cosa c'entra la Selva del Lamone con Ischia di Castro?
La Selva del Lamone confina con il territorio di Ischia di Castro, ma la riserva naturale regionale ricade nel Comune di Farnese, che la gestisce secondo il portale dei parchi del Lazio. Una zona di protezione speciale, chiamata Selva del Lamone e Monti di Castro, unisce però i due territori. La provinciale 47, chiamata del Lamone, collega il paese a Farnese, e le strade sterrate della riserva si percorrono anche in auto.
Chi ha scritto e su quali fonti
Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di accesso riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: per Ischia di Castro fanno fede il sito del Museo civico archeologico, la Rete delle dimore storiche del Lazio e il Comune. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Organizzare una giornata a Ischia di Castro per un gruppo significa lavorare sugli incastri: far coincidere la visita con le fasce orarie del museo, chiedere al Comune le condizioni di accesso a Castro, verificare le date di apertura della Rocca e prevedere mezzi adatti alle strade bianche. Per chi progetta uscite di questo tipo, una risorsa utile per chi organizza viaggi di gruppo è Tour Leader Pro, con strumenti pensati per coordinare visite e itinerari.
Ischia di Castro è anche una porta verso la Tuscia meno battuta, fatta di necropoli etrusche, eremi rupestri, boschi vulcanici e borghi farnesiani fra il lago di Bolsena e la Maremma. Mettere insieme Vulci, Castro, la Selva del Lamone, il lago e Viterbo richiede qualche giorno e un minimo di pianificazione, e una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
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Noleggio auto
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Treni e orari
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Visite guidate
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