Fara in Sabina (RI)
Fara in Sabina è un borgo medievale della provincia di Rieti, in Lazio, arroccato a 482 metri di quota su un crinale che guarda la valle del Tevere e, di fronte, il Monte San Martino; il centro storico appartiene al comune di Fara in Sabina (indirizzo di riferimento del municipio: Piazza del Duomo, 02032 Fara in Sabina RI). Dalla capitale si arriva in poco meno di un'ora: in auto si prende la A1 fino all'uscita Fiano Romano, poi la Salaria in direzione Passo Corese e la salita al borgo; in treno la stazione è quella di Passo Corese, sulla linea regionale FL1 Roma, Orte, con proseguimento in autobus Cotral verso il centro. Il gioiello del territorio è l'Abbazia di Farfa, che si trova nella frazione omonima ai piedi del colle: la basilica e il museo dell'abbazia si visitano con orari precisi (visite guidate alle 10, 11 e 12 al mattino, alle 15 e 16 nel pomeriggio, con posticipo alle 15:30 e 16:30 nel periodo di ora legale, chiusura il lunedì) e con un biglietto della visita guidata di 6,50 euro intero, gratuito sotto i sei anni e ridotto a 5 euro per i bambini dai 7 ai 12 anni; per gruppi organizzati, scuole e parrocchie la prenotazione è obbligatoria, mentre il singolo visitatore e i gruppi sotto le dieci persone entrano senza prenotare. Il Museo Civico Archeologico, nel borgo alto dentro Palazzo Brancaleoni, ha ingresso e orari propri: conviene verificarli sul sito del comune prima di salire, perché seguono il calendario delle aperture comunali.
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✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Chi vuole mettere in fila le altre mete della campagna romana e della Sabina trova un buon punto di partenza nella pagina delle attrazioni turistiche, dove si possono salvare gli itinerari che interessano dentro Il mio viaggio.

Fara in Sabina (RI): dove si trova e come ci si arriva
Fara in Sabina è la porta della Sabina reatina che si affaccia verso Roma. Il comune è vasto e sparso: gli abitanti superano i tredicimila, ma la maggior parte vive nelle frazioni di pianura, prima fra tutte Passo Corese, il centro più popoloso e la sede della stazione ferroviaria. Il borgo storico in cima al colle conta pochissimi residenti stabili, poche centinaia di persone, e proprio per questo conserva l'aria raccolta di un abitato che non è stato ampliato in altezza né gonfiato dal turismo di massa. Attorno si dispongono le altre frazioni: Coltodino, Canneto Sabino, Talocci, Borgo Quinzio, Borgo Salario, ciascuna con la propria storia agricola.
Arrivare a Fara in Sabina (RI) in auto
Da Roma la via più rapida è l'autostrada A1 in direzione Firenze fino all'uscita Fiano Romano; da lì si imbocca la via Salaria verso nord, si supera il ponte sul Tevere a Passo Corese e si sale al borgo seguendo le indicazioni per il centro storico. Il tragitto complessivo, traffico permettendo, sta sotto l'ora. In alternativa alla Salaria si può usare la ss4 fino a Osteria Nuova e salire per le strade provinciali che attraversano le frazioni. Il centro storico è a traffico limitato e con vicoli stretti: si lascia la macchina nei parcheggi appena fuori le mura e si entra a piedi da Porta Romana. L'Abbazia di Farfa ha un proprio parcheggio ai piedi del borgo abbaziale.
Arrivare a Fara in Sabina (RI) in treno e autobus
La stazione di riferimento è Passo Corese, servita dalla linea regionale FL1 che collega Roma con Orte passando per Fiumicino Aeroporto, Roma Tiburtina e Fara Sabina, Montelibretti. Il nome della fermata ferroviaria, va detto, è proprio Fara Sabina, Montelibretti, e corrisponde all'abitato di Passo Corese, in pianura. Dalla stazione, il borgo alto e Farfa si raggiungono con gli autobus Cotral o con un breve tragitto in taxi, perché il centro storico e l'abbazia sono in collina, a qualche chilometro dai binari. Chi viaggia senza auto conviene che verifichi gli orari delle coincienze in giornata, perché le corse verso il borgo si diradano nel pomeriggio.
Che cosa vedere a Fara in Sabina (RI)
Il territorio offre tre visite distinte e complementari, e sbaglia chi ne fa una sola. C'è l'Abbazia di Farfa, uno dei monasteri più importanti dell'Europa medievale, che merita da sola il viaggio. C'è il borgo storico di Fara, un dedalo di palazzi rinascimentali, porte, torri e chiese che culmina nella piazza del Duomo. E c'è il Museo Civico Archeologico dentro Palazzo Brancaleoni, che dal 2024 espone un reperto tornato a casa dopo mezzo secolo, il Carro del Principe di Eretum. Attorno, la campagna dell'olio Sabina DOP, le riserve naturali del Tevere e del Farfa, i ruderi di antiche abbazie e le necropoli sabine. Vale la pena prendersi una giornata intera e non correre.
L'Abbazia di Farfa, l'abbazia imperiale della Sabina
L'Abbazia benedettina di Santa Maria di Farfa è il monumento che ha reso celebre questo angolo di Sabina ben oltre i confini regionali. Nell'alto Medioevo fu una delle abbazie più potenti e ricche d'Europa, un'abbazia imperiale che al suo apice controllava, secondo le fonti, circa seicento tra chiese e monasteri, centotrentadue tra castelli e piazzeforti e sei città fortificate. Chi entra oggi nella basilica cammina dentro una storia lunga millecinquecento anni. Per approfondire la storia del complesso e le sue opere si può leggere anche la pagina dedicata all'Abbazia di Farfa, mentre il piccolo abitato ai piedi del monastero è raccontato nella pagina del borgo di Farfa.
La fondazione dell'Abbazia di Farfa
La fondazione si colloca, per tradizione, intorno al 560, 570 dopo Cristo, per opera di San Lorenzo Siro, monaco di origine siriana che la tradizione vuole poi vescovo di Forum Novum. Dopo la sua morte, sul finire del sesto secolo, le vicende delle invasioni longobarde portarono all'abbandono del monastero. La rinascita si deve, alla fine del settimo secolo, intorno al 680, a Tommaso di Moriana, che secondo la Constructio monasterii farfensis ricevette a Gerusalemme la visione della Vergine con l'invito a restaurare la chiesa in rovina. Tommaso ebbe la protezione di Faroaldo II, duca di Spoleto, che offrì terreni e fabbricati, resse il monastero per circa quarant'anni e vi fu sepolto alla sua morte, nel 720. È da questa seconda fondazione che parte l'ascesa di Farfa.
Carlo Magno e il periodo imperiale di Farfa
Il salto avviene in epoca carolingia. Nel 774, mentre si consumava lo scontro tra Franchi e Longobardi, l'abate Probato spostò l'alleanza del monastero verso Carlo Magno; l'anno seguente, nel 775, il re dei Franchi concesse a Farfa l'immunità e la protezione regia con appositi diplomi. Carlo Magno visitò personalmente il monastero poco prima della sua incoronazione imperiale a Roma, avvenuta il giorno di Natale dell'800. Divenuta abbazia imperiale, Farfa godette di un'autonomia quasi principesca: possedeva terre in mezza Italia centrale, disponeva persino di una nave mercantile esentata dai dazi nei porti dell'impero carolingio e, tra i suoi beni romani, figurava l'area su cui oggi sorge Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica. All'ombra dell'aquila imperiale il monastero mantenne scuole, botteghe, ospizi per i pellegrini e una farmacia che serviva gratuitamente i più poveri.
Lo scriptorium e il Regesto di Farfa
Farfa non fu solo potenza economica: fu un centro di cultura di primo piano. Il suo scriptorium, tra i più attivi del continente, elaborò una propria scrittura, la cosiddetta romanesca farfense, che distingueva i codici del monastero. Al passaggio tra undicesimo e dodicesimo secolo il monaco Gregorio da Catino, nato intorno al 1062 e morto dopo il 1130, compilò una mole documentaria che pochi archivi europei possono vantare: il Regesto di Farfa, che raccoglie oltre milletrecento documenti, il Chronicon farfense, il Liber largitorius e il Liber floriger. Grazie a lui la storia dell'abbazia e dei suoi possedimenti è conosciuta con un dettaglio raro per il Medioevo. Questa ricchezza di carte è, ancora oggi, uno dei motivi per cui gli storici tornano a Farfa.
L'assedio dei Saraceni
La grandezza attirò anche le sventure. Sul finire del nono secolo i Saraceni risalirono dal sud e strinsero d'assedio il monastero. Farfa, fortificata, resistette per sette lunghi anni prima di cedere; l'abate Pietro guidò i monaci in tre rifugi distinti, a Roma, a Rieti e nel Fermano, portando in salvo reliquie e tesori. Gli assalitori, curiosamente, non distrussero i fabbricati ma ne fecero il proprio quartier generale, e solo un incendio accidentale, durante il saccheggio, danneggiò gli edifici. Dopo la sconfitta saracena presso il fiume Garigliano, nel 915, i monaci tornarono e ricostruirono; la chiesa fu completata nei primi decenni del decimo secolo. La ripresa piena arrivò più tardi, con l'abate Ugo, tra il 997 e il 1038, che riportò disciplina, introdusse le consuetudini cluniacensi e rilanciò Farfa come un piccolo Stato monastico.

La basilica attuale di Farfa
La chiesa che si visita oggi è quella voluta dagli Orsini, abati commendatari del monastero, ed è databile alla fine del Quattrocento: fu consacrata il 25 marzo 1496. La facciata conserva un portale rinascimentale con fregi vegetali e una lunetta con la Vergine e il Bambino. L'interno è a tre navate, divise da due file di eleganti colonne di ordine ionico, e sopra la navata centrale corre un soffitto a cassettoni del 1494 con lo stemma degli Orsini in un riquadro centrale. Nel 1928 l'Abbazia di Farfa fu dichiarata monumento nazionale, riconoscimento che ne fissò la tutela. La comunità benedettina che la abita oggi discende dai monaci tornati nel 1920 da San Paolo fuori le Mura, inviati dall'abate Ildefonso Schuster, poi cardinale di Milano.
Il Giudizio Universale e le opere della basilica
Sulla controfacciata campeggia un grande affresco del Giudizio Universale, datato 1561 e opera di un pittore fiammingo attivo a Roma nel pieno del secolo. Lungo le navate si dispongono cicli affrescati cinque e seicenteschi con storie mariane e santi; alla bottega e ai seguaci di Orazio Gentileschi si legano alcune cappelle della navata sinistra, con Sant'Orsola, la Madonna con il Bambino e la Crocifissione di San Pietro. Nella seconda cappella destra si venera un'icona duecentesca della Madonna di Farfa, ricoperta nell'Ottocento da una lamina di rame sbalzato che lascia scoperti solo i volti. Il coro ligneo dell'abside risale ai primi del Seicento. Davanti a queste opere conviene rallentare: ogni cappella racconta un pezzo della lunga committenza abbaziale.
La cripta e il sarcofago romano di Farfa
Sotto il presbiterio si apre una cripta semicircolare di età altomedievale, tra settimo e ottavo secolo, che custodisce uno dei pezzi più notevoli del complesso: un bellissimo sarcofago romano della fine del secondo secolo dopo Cristo, scolpito con scene di battaglia tra Romani e barbari. È l'esempio di come, a Farfa, la stratificazione dei secoli non sia un modo di dire: un manufatto pagano di età imperiale riusato dentro una chiesa cristiana, a poca distanza dagli affreschi rinascimentali. Chi ama l'archeologia trova qui un dialogo diretto tra la Roma antica e il monastero medievale.
Il campanile e la biblioteca dell'Abbazia di Farfa
Il campanile, elevato tra nono e tredicesimo secolo, conserva alla base affreschi di scuola romana di metà undicesimo secolo con storie bibliche e un'Ascensione, mentre nelle camere superiori compaiono profeti quattrocenteschi. Il chiostro longobardo mostra una bifora romanica duecentesca; il chiostro grande, di fine Seicento, raccoglie sculture ed epigrafi romane. La biblioteca dell'abbazia conserva oltre trentacinquemila volumi e codici preziosi, erede diretta di quello scriptorium che nell'undicesimo secolo era tra i più ricchi d'Europa. Parte degli ambienti, negli anni recenti, ha ospitato collezioni archeologiche e medievali dell'abbazia, dal cippo di Cures ai reperti sabini.
Il borgo di Fara in Sabina (RI): palazzi, porte e piazza del Duomo
Salire nel borgo alto è un'esperienza a sé. Si entra da Porta Romana e si imbocca la trama di vicoli stretti in salita, dove il Rinascimento delle famiglie legate all'abbazia farfense ha lasciato palazzi eleganti innestati su costruzioni più antiche. Lungo il percorso si incontrano il Palazzo Orsini, del quindicesimo secolo, il Palazzo Manfredi (già Foschi) e il Palazzo Martini, fino ad aprirsi sulla piazza del Duomo, cuore del borgo.
Piazza del Duomo e la Collegiata di Sant'Antonino
La piazza del Duomo è la scena teatrale di Fara. Da un lato spicca la Torre campanaria con accanto la Cisterna a edicola, costruita dai Farnese nel 1588 per garantire l'acqua all'abitato in cima al colle. Di fronte si erge l'austera mole del quattrocentesco Palazzo Brancaleoni, oggi sede del Museo Civico Archeologico. A chiudere la piazza, come il fondale di un palcoscenico, è la Collegiata di Sant'Antonino, il Duomo di Fara, attribuito alla scuola del Vignola: dedicato a Sant'Antonino di Pamiers, patrono del paese, festeggiato il 2 settembre. Da qui, tra un palazzo e l'altro, si aprono scorci sulla valle che valgono la salita.
I palazzi nobiliari di Fara in Sabina (RI)
Il borgo è un catalogo di residenze gentilizie. Oltre a Palazzo Orsini, del quindicesimo secolo, e a Palazzo Farnese, del 1585, si segnalano il Palazzo Foschi, poi Manfredi, quattrocentesco, e il Palazzo Castellani, poi Brancaleoni, che ospita il museo. C'è memoria anche degli usi civili di un tempo: il deposito del grano e monte di pietà, del quindicesimo secolo, è oggi sede della Biblioteca comunale. Questi edifici raccontano la stagione in cui le famiglie che avevano incarichi presso l'abbazia trasformarono le vecchie case fortificate in palazzetti eleganti, ridisegnando la struttura urbanistica del borgo e aprendo le due porte di accesso ancora oggi visibili.

Il Museo Civico Archeologico di Fara in Sabina (RI)
Dentro Palazzo Brancaleoni, sulla piazza del Duomo, ha sede il Museo Civico Archeologico, che dal 2024 è diventato una delle ragioni forti per salire nel borgo. Il museo raccoglie i materiali del territorio sabino, dalle necropoli protostoriche ai reperti di Cures, e ha vissuto un ampliamento importante con l'apertura, il 16 marzo 2024, di nuove sale dedicate alla Tomba XI della necropoli di Colle del Forno.
La necropoli di Colle del Forno e l'antica Eretum
La necropoli di Colle del Forno serviva l'antica città sabina di Eretum, che sorgeva nell'area dell'odierna Montelibretti, in posizione strategica lungo la via Salaria, l'antica via del sale che collegava Roma alla costa adriatica. Le sepolture, tra ottavo e sesto secolo avanti Cristo, hanno restituito corredi di grande ricchezza, che documentano una aristocrazia guerriera potente, capace di controllare le rotte commerciali della valle del Tevere. Il territorio di Fara in Sabina, con Cures ed Eretum, si trova al centro della storia della Sabina preromana.
Il Carro del Principe di Eretum
Il pezzo che ha riportato l'attenzione nazionale su Fara è il Carro del Principe, parte del corredo della Tomba XI di Colle del Forno, una sepoltura principesca del sesto secolo avanti Cristo. La sua vicenda è un piccolo romanzo. Il carro fu trafugato da scavatori clandestini negli anni Settanta ed esportato illegalmente, fino a finire nelle collezioni della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen. Individuato dalle autorità italiane e recuperato grazie al lavoro del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, il reperto è stato restituito all'Italia nel 2016 e, dopo il restauro e l'allestimento di Palazzo Brancaleoni, è tornato in esposizione permanente proprio a Fara in Sabina nel marzo 2024. Vedere quel carro nel museo del borgo, e non in una vetrina all'estero, è una piccola vittoria del patrimonio che vale il biglietto.
Cures Sabini, la culla dei Sabini
A pochi chilometri, in località Santa Maria in Arci, sorgeva Cures, la città sabina per eccellenza. Abitata tra il nono e il sesto secolo avanti Cristo, continuò a vivere in età romana, e di quella fase restano resti di terme, di un piccolo teatro e della necropoli. Cures ha un posto d'onore nella storia di Roma: la tradizione la indica come patria di Tito Tazio e di Numa Pompilio, il secondo re di Roma, e persino il nome dei Quiriti, con cui i Romani chiamavano se stessi come cittadini, viene fatto derivare da Cures. Il territorio di Fara custodisce così una delle radici stesse dell'identità romana.
Le architetture religiose di Fara in Sabina (RI)
Oltre alla Collegiata, il borgo e il territorio conservano diverse chiese che raccontano la devozione sabina attraverso i secoli. Vale la pena percorrerle come un piccolo itinerario, dalla piazza fino ai margini dell'abitato.
Le chiese storiche del borgo
La Collegiata di Sant'Antonio risale al sedicesimo secolo. La Chiesa di San Giacomo porta la data del 1619. La Chiesa di Santa Chiara, del 1643, è oggi sconsacrata e utilizzata come sala per cerimonie municipali: un modo intelligente di far vivere un edificio antico senza snaturarlo. Ognuna di queste chiese conserva, nella sobrietà degli interni, tracce della committenza delle famiglie che governarono il borgo.
Il Monastero delle Clarisse Eremite
Sul punto più alto del colle, costruito nel diciassettesimo secolo sulle rovine dell'antico castello, sorge il Monastero delle Clarisse Eremite, fondato nel 1678 dal cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, quando la signoria del borgo passò dalla famiglia Orsini ai Barberini. È tuttora un convento di clausura, abitato da una comunità di monache: non si visita liberamente, ma la sua presenza silenziosa, in cima al paese dove un tempo c'era la fortezza, è parte dell'identità di Fara. Che al posto di un castello di guerra ci sia oggi un luogo di preghiera è una di quelle inversioni che la storia regala.
I dintorni di Fara in Sabina (RI): San Martino, Cures e la Torre Baccelli
Fuori dal borgo, il paesaggio si popola di rovine e di siti archeologici che meritano una deviazione per chi ha tempo e buone scarpe. Di fronte al colle di Fara si erge il Monte San Martino, e proprio lì si concentrano alcune delle memorie più antiche del territorio.
I ruderi dell'Abbazia di San Martino
Sul Monte San Martino restano i ruderi di un'antica abbazia, avvolti dalla vegetazione, che compongono un quadro di grande fascino per chi ama i luoghi abbandonati e la storia monastica minore della Sabina. Il monte era già abitato in epoca protostorica da un vasto insediamento dell'età del Bronzo finale, e le ricerche hanno individuato opere di terrazzamento e cinte murarie a secco. Le rovine dell'abbazia si raggiungono con un breve percorso a piedi e ripagano la salita con il silenzio e con la vista.

Mefula e le mura degli Aborigeni
L'abitato protostorico del Monte San Martino è stato identificato con Mefula, una antica città che le fonti classiche legano agli Aborigeni della zona. Secondo Dionigi di Alicarnasso, Mefula sorgeva a soli cinque chilometri da Suna, l'odierna Toffia, ed era dotata di mura: un dettaglio raro, perché lo storico riferisce questa fortificazione come un caso unico presso il popolo aborigeno. La presenza sul monte di murature a secco attribuibili all'epoca protostorica dà corpo al racconto antico. L'insediamento scomparve già nella prima età del Ferro, forse in relazione alla nascita, in pianura, dei centri sabini come la vicina Cures.

Le ville romane e la Torre Baccelli
Il territorio, in età romana, era coltivato in modo intensivo, coperto da una fitta rete di ville rustiche costruite su terrazzamenti: nel secondo secolo avanti Cristo in opera poligonale, nel primo secolo in opera quasi reticolata. Le fonti ricordano la villa di Grotte di Torri e quelle di Fonteluna, del Mirteto, di Cagnani, di San Lorenzo a Canneto, di Sant'Andrea e di San Pietro presso Borgo Salario. Ai margini dell'abitato restano poi i ruderi della Torre Baccelli, testimonianza dell'antico sistema di torri e case fortificate che, dal dodicesimo secolo, l'aristocrazia locale disseminò sul territorio.
La natura intorno a Fara in Sabina (RI)
La Sabina non è solo pietra e storia: è un paesaggio di olivi, boschi e acque che merita quanto i monumenti. Attorno a Fara in Sabina si aprono aree protette che si prestano a mezze giornate all'aria aperta.
La Riserva naturale Nazzano Tevere, Farfa
La Riserva naturale regionale Nazzano Tevere, Farfa protegge il tratto dove il fiume Farfa confluisce nel Tevere, un ambiente umido di grande interesse per il birdwatching, con un lago formato dalla diga di Nazzano e un centro visite. È la più antica riserva fluviale del Lazio e un punto di riferimento per chi cerca la natura a un passo da Roma; il territorio si può conoscere anche attraverso la pagina di Nazzano Tevere Farfa. Poco lontano, le Gole del Farfa offrono un percorso tra rocce e cascatelle lungo il corso del fiume.
L'Aceretum La Cianfronara
In località Borgo Quinzio si trova l'Aceretum La Cianfronara, un arboreto che raccoglie diverse specie di aceri e altre essenze, pensato per la conoscenza botanica e per passeggiate tranquille. È il genere di posto che piace a chi viaggia con bambini o a chi vuole alternare la visita ai monumenti con una sosta nel verde.
L'olio Sabina DOP, il primo olio a denominazione protetta d'Italia
Non si può capire Fara in Sabina senza parlare di olio. La Sabina è terra di olivi da millenni, e l'olio extravergine di oliva Sabina è stato il primo olio in Italia a ottenere il riconoscimento della denominazione di origine protetta, sancito a livello europeo dal regolamento comunitario del 1996. Un primato che questa terra rivendica con orgoglio. La zona di produzione comprende la provincia di Rieti e la Città metropolitana di Roma, e i frantoi del territorio lavorano cultivar locali che danno un olio dal fruttato equilibrato. Chi visita il borgo in autunno, nel periodo della raccolta, trova nei frantoi e nelle aziende agricole l'occasione per assaggiare e acquistare direttamente. Portarsi a casa una bottiglia di Sabina DOP è il souvenir più onesto che si possa fare qui.
Eventi e folklore a Fara in Sabina (RI)
Il calendario del borgo e dell'abbazia scandisce l'anno con appuntamenti che valgono, da soli, la scelta della data della visita.
Il Fara Music Festival
D'estate a Fara in Sabina si tiene il Fara Music Festival, una delle rassegne legate al mondo del jazz più interessanti del panorama, con concerti nel borgo e, per chi vuole, una summer school dedicata alla formazione musicale. È l'occasione per vedere il paese animarsi nelle sere estive, quando i vicoli medievali diventano platea e i palazzi fanno da quinta.
Il mercatino dell'antiquariato all'Abbazia di Farfa
Nella cornice dell'Abbazia di Farfa si svolge, ogni prima domenica del mese dall'alba al tramonto, il consueto mercatino di antiquariato, artigianato, modernariato e collezionismo vintage, con stand riservati sia ai professionisti del settore sia agli hobbisti che vogliono valorizzare le proprie creazioni. È un appuntamento che porta a Farfa curiosi e collezionisti, e che si combina bene con la visita alla basilica.
La festa di Sant'Antonino e il presepe di Natale
Il 2 settembre il borgo festeggia il patrono, Sant'Antonino di Pamiers, con la festa che anima la piazza del Duomo. Nel periodo natalizio il borgo abbaziale di Farfa, con le sue botteghe artigiane raccolte nei vicoli medievali, diventa una delle mete di riferimento della Sabina per chi cerca l'atmosfera del Natale: conviene verificare le date e il programma delle iniziative sui canali dell'abbazia e del comune prima di mettersi in viaggio.
La storia di Fara in Sabina (RI)
La storia di questo territorio comincia molto prima del Medioevo. L'area del comune era popolata già in epoca preistorica, con resti del Paleolitico medio e dell'età del Bronzo. Sul Monte San Martino, di fronte al borgo, sorse l'insediamento protostorico identificato con Mefula. Tra il nono e il sesto secolo avanti Cristo, in località Santa Maria in Arci, si stabilì l'abitato sabino di Cures, che continuò a vivere in età romana lasciando resti di terme, teatro e necropoli. Attorno, la campagna era organizzata in ville rustiche su terrazzamenti.
Dal nome longobardo al castello del 1006
Le origini dell'attuale abitato risalgono all'epoca longobarda, alla fine del sesto secolo, come indica il toponimo stesso: Fara deriva dal termine longobardo che designava il clan familiare, il gruppo di parentela che si insediava su un territorio; una tradizione alternativa lega il nome alla devozione, anch'essa longobarda, a Santa Fara. Il castello è documentato dal 1006 e dal 1050 passò sotto il controllo dell'Abbazia di Farfa. Dal dodicesimo secolo si afferma un'aristocrazia locale che costruisce le case e le torri ancora leggibili nel tessuto del borgo, e nel Rinascimento le famiglie legate all'abbazia ristrutturano le vecchie costruzioni in eleganti palazzetti, aprono le mura e le due porte.
Dagli Orsini ai Barberini
Fara fu feudo degli Orsini. Dal Quattrocento divenne sede dell'abate commendatario di Farfa, e si succedettero varie famiglie a partire proprio dagli Orsini fino ai Barberini. Fu il cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, a fondare nel 1678, con sede nell'antico castello, il monastero delle Clarisse Eremite. Il passaggio di consegne tra le due grandi famiglie romane segnò gli assetti del borgo per i secoli successivi e lasciò il segno negli edifici e nelle istituzioni religiose.
Una curiosità su Fara in Sabina (RI)
Ecco un dato che spiazza chi arriva pensando a un tranquillo borgo di provincia: l'area su cui oggi sorge Palazzo Madama a Roma, sede del Senato della Repubblica, fu in origine un possedimento dell'Abbazia di Farfa. Nel periodo del suo massimo splendore, tra il nono e l'undicesimo secolo, il monastero della Sabina controllava beni sparsi per mezza Italia centrale, e tra questi anche terreni nel centro stesso di Roma. La stessa abbazia possedeva persino una nave mercantile propria, esentata dai dazi in tutti i porti dell'impero carolingio, il che dà la misura di quanto un monastero di campagna potesse pesare, all'epoca, sull'economia del continente. Quando si dice che Farfa era una delle abbazie più potenti d'Europa non si usa un'iperbole: si legge nei documenti che Gregorio da Catino mise per iscritto, seicento tra chiese e monasteri, centotrentadue castelli, sei città fortificate. Il piccolo borgo che oggi si raggiunge in un'ora da Roma comandava, mille anni fa, un piccolo Stato con un suo esercito, una sua flotta e una rete di possedimenti che arrivava fino alle Marche e all'Abruzzo. È una sproporzione tra il presente sonnolento e il passato imperiale che rende la visita ancora più intrigante.
Una cosa che non ti dice nessuno su Fara in Sabina (RI)
La sorpresa la dà l'anagrafe. Fara in Sabina, come comune, conta più di tredicimila abitanti, un numero che farebbe pensare a un centro vivace e popoloso. Eppure, se si sale nel borgo storico in cima al colle, quello dei palazzi rinascimentali e della piazza del Duomo, ci si accorge che i residenti stabili sono appena qualche centinaio: la stragrande maggioranza della popolazione vive in pianura, nelle frazioni, e soprattutto a Passo Corese, dove si trovano la stazione e i servizi. Questo spiega perché il borgo alto conservi intatto il suo aspetto medievale e rinascimentale, senza le sovrastrutture moderne che hanno alterato tanti centri storici: semplicemente, la crescita del comune è avvenuta altrove, giù al piano, lasciando il colle al suo silenzio. Chi arriva la sera fuori stagione trova spesso i vicoli deserti e le finestre buie, e questa quiete, che a qualcuno può parere spopolamento, è in realtà la ragione per cui Fara è rimasta autentica. Un'altra cosa che pochi sanno: la fermata ferroviaria che porta il nome Fara Sabina, Montelibretti non è affatto in cima al colle, ma a valle, a Passo Corese, a diversi chilometri dal borgo. Chi conta di arrivare in treno e trovarsi già nel centro storico farebbe bene a mettere in conto l'ultimo tratto in autobus o in taxi.
Il consiglio che ti do per visitare Fara in Sabina (RI)
Da chi accompagna gruppi in queste terre da anni, il consiglio è semplice: non fate l'errore di venire solo per l'abbazia e ripartire. Farfa merita la visita guidata, con i suoi orari precisi al mattino e nel pomeriggio, ma se vi fermate solo lì vi perdete metà del territorio. Costruite la giornata su tre tappe. Al mattino la basilica e il museo dell'abbazia, quando la luce entra bene nella navata e il mercatino, se è la prima domenica del mese, riempie il sagrato. A metà giornata la salita al borgo alto, da Porta Romana fino alla piazza del Duomo, con la sosta al Museo Civico Archeologico per vedere il Carro del Principe di Eretum, il reperto tornato dalla Danimarca. Nel pomeriggio, se avete tempo e gambe, la deviazione ai ruderi di San Martino oppure una passeggiata nella riserva del Tevere. Portate scarpe comode: i vicoli del borgo sono in salita e il selciato è antico. Verificate sempre orari e giorni di chiusura del museo civico sul sito del comune, perché seguono il calendario delle aperture comunali e non quello dell'abbazia. E se potete scegliere la stagione, puntate sull'autunno, quando la campagna dell'olio è al suo momento migliore e i frantoi lavorano a pieno ritmo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Lo sanno gli storici, lo dimenticano i visitatori: il territorio di Fara in Sabina custodisce una delle radici stesse di Roma. A pochi chilometri dal borgo, in località Santa Maria in Arci, sorgeva Cures, la città sabina che la tradizione indica come patria di Numa Pompilio, il secondo re di Roma, il sovrano a cui gli antichi attribuivano l'ordinamento religioso e il calendario della città. Da Cures veniva anche Tito Tazio, il re sabino che, secondo il racconto della fusione tra Romani e Sabini seguita al celebre ratto delle Sabine, regnò per un tratto insieme a Romolo. Persino il nome con cui i cittadini romani chiamavano se stessi, Quiriti, viene fatto risalire dagli antichi proprio a Cures. In altre parole, prima che Roma fosse Roma, in questa parte di Sabina viveva un popolo che avrebbe contribuito a fondare l'identità romana. Il fatto è documentato dagli autori classici e ricordato dagli archeologi, ma raramente compare nelle guide, che si fermano all'abbazia. Chi visita Fara sapendo questo guarda la campagna intorno con occhi diversi: non è periferia di Roma, è una delle terre da cui Roma è nata.
La foto giusta da fare a Fara in Sabina (RI)
La cartolina che tutti cercano è l'abbazia con il suo campanile medievale che si staglia contro il verde della campagna, presa dal piazzale ai piedi del borgo abbaziale nella luce del primo pomeriggio, quando il sole illumina la facciata rinascimentale. Ma la foto che porta a casa Fara, quella meno scontata, è un'altra. Salite nel borgo alto fino alla piazza del Duomo e cercate lo scorcio tra due palazzi che apre sulla valle del Tevere: la torre campanaria e la cisterna dei Farnese in primo piano, e sotto, lontano, la pianura con gli olivi. Un'altra inquadratura che vale il viaggio è quella dai ruderi dell'Abbazia di San Martino, sul monte di fronte, da dove si abbraccia il borgo di Fara sul suo crinale, con le rovine coperte di edera in primo piano a fare da cornice naturale. Per l'interno, la foto da non mancare è il grande Giudizio Universale del 1561 sulla controfacciata della basilica di Farfa, se le condizioni di luce e le regole del momento lo consentono. E chi ama i dettagli punti sul sarcofago romano nella cripta, con le sue scene di battaglia scolpite: un pezzo del secondo secolo dopo Cristo che pochi si aspettano di trovare sotto una chiesa medievale.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il territorio di Fara in Sabina ha visto passare la grande storia in più di un'occasione. Alla fine del nono secolo l'Abbazia di Farfa resistette per sette anni all'assedio dei Saraceni prima di essere abbandonata, e i suoi monaci si dispersero tra Roma, Rieti e il Fermano portando in salvo i tesori: uno dei capitoli più drammatici della storia monastica dell'Italia centrale. Poco prima, sul finire dell'ottavo secolo, Carlo Magno in persona aveva sostato nel monastero durante il viaggio verso Roma, dove sarebbe stato incoronato imperatore il giorno di Natale dell'800.
La storia moderna tornò a bussare nel 1867, con la Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma. Dopo la sconfitta di Mentana, Giuseppe Garibaldi raggiunse con i suoi volontari la stazione ferroviaria di Passo Corese, nel territorio di Fara, e da lì ripartì verso il nord. Sempre da Fara, sulla riva del Tevere, era partita con alcune barche la sfortunata spedizione dei fratelli Cairoli, conclusa tragicamente a Villa Glori, alle porte di Roma.
Poi un capitolo cupo: il 10 dicembre 1920 la frazione di Canneto Sabino fu teatro di uno degli eccidi più cruenti del cosiddetto Biennio rosso. Durante una manifestazione organizzata dai braccianti per ottenere migliori condizioni di lavoro, un gruppo di carabinieri aprì il fuoco uccidendo undici persone in località Colle San Lorenzo. E nel 2016, in tempi a noi vicini, un altro avvenimento ha segnato la storia locale: il ritorno in Italia del Carro del Principe di Eretum, trafugato decenni prima e restituito dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, oggi esposto nel museo del borgo.
Chi è passato da Fara in Sabina (RI)
Per un borgo così raccolto, l'elenco dei personaggi legati a questa terra è sorprendente. Nella storia antica, la vicina Cures diede a Roma due figure fondative: Tito Tazio, il re sabino della fusione con i Romani, e soprattutto Numa Pompilio, il secondo re di Roma, l'organizzatore della religione romana. Nell'alto Medioevo passò di qui Faroaldo II, duca di Spoleto, protettore della rinascita del monastero, e vi sostò Carlo Magno, che a Farfa lasciò segni della sua munificenza prima di cingere la corona imperiale a Roma. All'abbazia visse e lavorò Gregorio da Catino, il monaco erudito che tra undicesimo e dodicesimo secolo scrisse il Regesto e il Chronicon farfense, salvando per noi la memoria di quei secoli.
In età moderna la signoria del borgo passò dagli Orsini ai Barberini, e fu il cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, a fondare il monastero delle Clarisse Eremite. Nel Risorgimento Giuseppe Garibaldi e i fratelli Cairoli attraversarono il territorio nelle vicende del 1867. Nel Novecento va ricordato l'abate benedettino Ildefonso Schuster, poi cardinale e arcivescovo di Milano, che nel 1920 inviò a Farfa i monaci di San Paolo fuori le Mura per far rinascere la vita monastica. Un intreccio di re sabini, imperatori franchi, monaci eruditi, cardinali romani e patrioti che dice quanto questo angolo di Sabina abbia contato ben oltre le sue dimensioni.

Come si visita davvero Fara in Sabina (RI): durata, percorso e accessibilità
La visita ideale è a piedi, ma con qualche accortezza. Il borgo storico di Fara è tutto in salita, con vicoli lastricati e gradinate: chi ha difficoltà motorie o si muove in sedia a rotelle troverà l'abitato alto poco agevole, mentre il borgo abbaziale di Farfa, in piano, è più accessibile e adatto anche a chi cammina con lentezza. L'interno della basilica di Farfa si visita con la guida, che accompagna i gruppi lungo un percorso di circa un'ora tra navate, cappelle, cripta e chiostri. Il museo dell'abbazia e il Museo Civico Archeologico nel borgo si aggiungono a questo tempo. Chi vuole vedere tutto senza correre metta in conto, come detto, l'intera giornata; chi ha solo mezza giornata scelga tra l'abbazia e il borgo alto, perché farli entrambi di fretta significa non godersi né l'uno né l'altro.
Quanto si risparmia e come organizzare la spesa a Fara in Sabina (RI)
La visita al territorio non è cara. Il biglietto della visita guidata dell'abbazia, 6,50 euro intero, è la spesa principale, con le riduzioni per bambini, scuole, gruppi e parrocchie. La passeggiata nel borgo alto, tra porte, palazzi e piazza del Duomo, è libera e gratuita; l'ingresso al Museo Civico Archeologico segue le tariffe comunali. Le riserve naturali e i sentieri non hanno costo di accesso. La spesa vera, semmai, la si fa volentieri nei frantoi e nelle aziende agricole, dove l'olio Sabina DOP e i prodotti tipici si comprano a prezzi onesti direttamente dai produttori. Un pranzo in una trattoria del borgo o delle frazioni completa la giornata senza pesare troppo sul portafoglio.
Il borgo abbaziale di Farfa, un abitato dentro l'abbazia
Vale la pena spendere due parole sul piccolo borgo che circonda l'abbazia, perché è un unicum. Le case medievali addossate al monastero, con le loro botteghe artigiane, gli atelier e i laboratori, formano un abitato raccolto che nei secoli è cresciuto all'ombra della potenza benedettina. Passeggiare tra questi vicoli, entrare nelle botteghe, è parte integrante della visita e non un contorno. Nel periodo natalizio il borgo si anima in modo particolare, e in generale la domenica del mercatino porta qui un flusso costante di visitatori. È il genere di luogo dove conviene arrivare senza fretta e lasciare che il ritmo lo detti il passo, non l'orologio.
Fara in Sabina (RI) con i bambini
Il territorio si presta bene a una gita in famiglia, purché si dosino le tappe. Il borgo abbaziale di Farfa, pianeggiante e raccolto, con le botteghe artigiane nei vicoli, è perfetto per una passeggiata tranquilla anche con passeggino. Il Museo Civico Archeologico, con la storia avventurosa del Carro del Principe trafugato e tornato dalla Danimarca, si racconta ai ragazzi come un vero giallo archeologico e cattura la loro attenzione. Per scaricare le energie ci sono l'arboreto della Cianfronara a Borgo Quinzio e i sentieri della riserva del Tevere e del Farfa, con il lago e il birdwatching. La salita al borgo alto, ripida e sul selciato, è meno adatta ai più piccoli in passeggino, ma i bambini più grandi la affrontano senza problemi. Un gelato in piazza del Duomo, alla fine, chiude bene la giornata.
Quando andare a Fara in Sabina (RI)
La stagione migliore è l'autunno, tra ottobre e novembre, quando la campagna dell'olio è nel pieno della raccolta e i frantoi lavorano: è il momento per assaggiare il Sabina DOP appena franto. La primavera è ideale per le passeggiate nelle riserve e per il verde della valle. L'estate porta il Fara Music Festival e le serate nel borgo, ma le ore centrali possono essere calde e assolate sul crinale. L'inverno regala l'atmosfera del Natale nel borgo abbaziale. Qualunque sia la stagione, il consiglio è di puntare sulla prima domenica del mese se si vuole abbinare la visita al mercatino dell'antiquariato di Farfa, e di evitare il lunedì per l'abbazia, giorno di chiusura delle visite guidate.
Cosa c'è intorno a Fara in Sabina (RI)
Fara in Sabina è un ottimo campo base per esplorare la Sabina reatina, una terra di borghi arroccati e uliveti che pochi conoscono. A breve distanza si incontrano Toffia, l'antica Suna citata dalle fonti classiche, e Castelnuovo di Farfa, con il suo museo dell'olio. Verso ovest si aprono Poggio Mirteto e Montebuono, mentre i borghi di Casperia e Bocchignano sono tra i più caratteristici della zona. Chi risale verso il capoluogo trova Poggio Catino, Torri in Sabina e, più lontano, Rieti, il centro geografico d'Italia. Tutti raggiungibili in auto in tempi brevi, per costruire un itinerario di due o tre giorni tra abbazie, olio e paesaggi della Sabina.
Domande veloci su Fara in Sabina (RI)
Dove si trova Fara in Sabina (RI)?
Fara in Sabina è in provincia di Rieti, nel Lazio, a 482 metri di quota su un crinale che guarda la valle del Tevere. Dista poco meno di un'ora d'auto da Roma.
Come si arriva a Fara in Sabina (RI) da Roma?
In auto si prende la A1 fino all'uscita Fiano Romano, poi la via Salaria verso Passo Corese e la salita al borgo. In treno si scende a Passo Corese, sulla linea regionale FL1 Roma, Orte, e si prosegue in autobus o taxi verso il centro storico e Farfa.
Quanto costa visitare l'Abbazia di Farfa?
La visita guidata dell'abbazia ha un biglietto intero di 6,50 euro; è gratuita per i bambini fino a sei anni e ridotta a 5 euro per quelli dai 7 ai 12 anni. Per gruppi, scuole e parrocchie sono previste tariffe dedicate e la prenotazione è obbligatoria.
Quali sono gli orari dell'Abbazia di Farfa?
Le visite guidate si tengono alle 10, 11 e 12 al mattino e alle 15 e 16 nel pomeriggio, con posticipo alle 15:30 e 16:30 nel periodo di ora legale. Il lunedì l'abbazia è chiusa alle visite. Conviene comunque verificare il calendario aggiornato prima di partire.
Serve prenotare per visitare l'Abbazia di Farfa?
La prenotazione è obbligatoria per gruppi organizzati, associazioni, tour operator, parrocchie e scuole. Il singolo visitatore e i gruppi sotto le dieci persone possono presentarsi senza prenotare.
Che cos'è il Carro del Principe di Eretum?
È un carro cerimoniale del sesto secolo avanti Cristo, parte del corredo della Tomba XI della necropoli di Colle del Forno. Trafugato decenni fa ed esportato illegalmente, era finito alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen; è stato restituito all'Italia nel 2016 ed è esposto dal 2024 nel Museo Civico Archeologico di Fara in Sabina.
Dove si trova il Museo Civico Archeologico di Fara in Sabina (RI)?
Il museo ha sede in Palazzo Brancaleoni, sulla piazza del Duomo del borgo storico. Orari e ingresso seguono il calendario delle aperture comunali: conviene verificarli sul sito del comune prima della visita.
Quanto tempo serve per visitare Fara in Sabina (RI)?
Per fare bene le tre tappe principali, l'Abbazia di Farfa, il borgo storico e il Museo Civico Archeologico, conviene mettere in conto una giornata intera. Chi vuole aggiungere i ruderi di San Martino o le riserve naturali farà bene a prevedere due giorni.
Fara in Sabina (RI) è adatta ai bambini?
Sì. Il borgo abbaziale di Farfa è pianeggiante e adatto anche ai passeggini, il museo con la storia del Carro rapisce i ragazzi e attorno ci sono l'arboreto della Cianfronara e i sentieri della riserva del Tevere. La salita al borgo alto è più impegnativa per i più piccoli.
Che differenza c'è tra Fara in Sabina e Farfa?
Fara in Sabina è il comune e comprende il borgo storico in cima al colle e numerose frazioni. Farfa è una di queste frazioni, ai piedi del monte, ed è il piccolo borgo che circonda la celebre abbazia. Molti visitatori confondono i due nomi: l'abbazia è a Farfa, non nel borgo alto di Fara.
Perché Fara in Sabina si chiama così?
Il nome deriva dal termine longobardo fara, che indicava il clan familiare, il gruppo di parentela che si insediava su un territorio. Una tradizione alternativa lega il toponimo alla devozione longobarda a Santa Fara. L'abitato risale infatti all'epoca longobarda, alla fine del sesto secolo.
Che cos'è l'olio Sabina DOP?
È l'olio extravergine di oliva della Sabina, il primo olio in Italia ad avere ottenuto la denominazione di origine protetta, riconosciuta a livello europeo nel 1996. La zona di produzione comprende la provincia di Rieti e la Città metropolitana di Roma.
Quando si tiene il mercatino dell'antiquariato a Farfa?
Ogni prima domenica del mese, dall'alba al tramonto, nella cornice dell'Abbazia di Farfa, con stand di antiquariato, artigianato, modernariato e collezionismo vintage.
Si possono fare foto dentro l'Abbazia di Farfa?
In genere le foto senza flash sono tollerate negli spazi visitabili, ma durante le funzioni e in alcune aree possono valere limitazioni. Conviene chiedere alla guida al momento della visita e rispettare le indicazioni, trattandosi di un luogo di culto attivo.
L'Abbazia di Farfa è un monastero ancora attivo?
Sì. È abitata da una comunità benedettina, erede dei monaci tornati nel 1920 da San Paolo fuori le Mura. Anche il Monastero delle Clarisse Eremite, in cima al borgo di Fara, è un convento di clausura tuttora attivo.
Che cosa si mangia a Fara in Sabina (RI)?
La cucina è quella della Sabina, imperniata sull'olio extravergine Sabina DOP. Non mancano i salumi, i formaggi pecorini, la pasta fatta in casa e i piatti della tradizione contadina. Nei frantoi e nelle aziende agricole del territorio si acquistano olio e prodotti tipici direttamente dai produttori.
Come si raggiunge il borgo alto di Fara in Sabina (RI) dalla stazione?
La stazione, denominata Fara Sabina, Montelibretti, si trova a Passo Corese, in pianura, a diversi chilometri dal borgo storico. Dalla stazione il centro e Farfa si raggiungono con gli autobus Cotral o in taxi, perché entrambi sono in collina.
Qual è il periodo migliore per visitare Fara in Sabina (RI)?
L'autunno, tra ottobre e novembre, è la stagione della raccolta delle olive e dell'olio Sabina DOP appena franto. La primavera è ideale per le riserve naturali, l'estate porta il Fara Music Festival, l'inverno l'atmosfera del Natale nel borgo abbaziale. Da evitare il lunedì, giorno di chiusura delle visite guidate dell'abbazia.
Che rapporto c'è tra Fara in Sabina (RI) e l'antica Roma?
Molto stretto. A pochi chilometri sorgeva Cures, la città sabina che la tradizione indica come patria di Numa Pompilio, secondo re di Roma, e di Tito Tazio, il re sabino della fusione con i Romani. Il territorio di Fara custodisce così una delle radici storiche dell'identità romana, ben prima del Medioevo dell'abbazia.
Quanto era potente l'Abbazia di Farfa?
Al suo apice, tra il nono e l'undicesimo secolo, era una delle abbazie più ricche d'Europa: secondo i documenti compilati da Gregorio da Catino controllava circa seicento tra chiese e monasteri, centotrentadue tra castelli e piazzeforti e sei città fortificate, oltre a possedimenti sparsi in mezza Italia centrale e persino nell'area dell'odierno Palazzo Madama a Roma.
Vale la pena visitare i ruderi dell'Abbazia di San Martino?
Per chi ama i luoghi abbandonati e le camminate, sì. I ruderi sono sul Monte San Martino, di fronte al borgo, e si raggiungono con un breve percorso a piedi; regalano silenzio, vegetazione e una bella vista su Fara sul suo crinale.
In conclusione
Se dovessi dire in una frase perché tornare a Fara in Sabina, direi che qui la storia ha una densità che il paesaggio tranquillo non lascia sospettare: un'abbazia che comandava mezza Italia, una città sabina che ha dato re a Roma, un carro principesco tornato a casa dopo mezzo secolo all'estero. Prendetevi la giornata intera, salite con calma, portate scarpe buone e una bottiglia vuota da riempire di olio prima di tornare a valle. Questa è la Sabina che vale il viaggio.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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