Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

La Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa ha la sua sede operativa lungo la Strada Provinciale Tiberina al chilometro 28,100, a Nazzano (RM), CAP 00060, telefono 0765 332795, indirizzo di posta info@teverefarfa.it. L'ingresso ai sentieri è libero e gratuito, tutti i giorni dall'alba al tramonto, dai diversi accessi distribuiti fra Nazzano e Torrita Tiberina. In auto da Roma si prende la Via Tiberina e si risale la valle del Tevere per una quarantina di chilometri, oppure l'A1 in direzione Firenze con uscita a Fiano Romano; la stazione ferroviaria più vicina è Poggio Mirteto Scalo, sulla riva sinistra, dalla quale però serve comunque un mezzo per raggiungere gli accessi. Il Museo del Fiume, che funziona da centro visita, è in Via Mazzini 4 a Nazzano, ai piedi del castello Savelli, telefono 0765 332002 e 335 6880515, posta museodelfiume@libero.it: orari e tariffe cambiano con la stagione e con le aperture scolastiche, conviene telefonare o consultare il sito ufficiale della riserva prima di mettersi in macchina. Le escursioni in battello e le visite guidate si prenotano sempre in anticipo: non sono un servizio continuo a orario fisso.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Se volete inquadrarla nel contesto della bassa Sabina, la riserva confina con i territori di Farfa e con il massiccio del Monte Soratte, oggi gestito dallo stesso ente.

Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa
Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa

Che cos'è davvero la Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

È la prima area naturale protetta istituita dalla Regione Lazio: legge regionale 4 aprile 1979, numero 21. Prima di quella data il Lazio tutelava per via statale e per via privata, con le oasi delle associazioni ambientaliste; da quel momento in poi comincia il sistema regionale che oggi conta decine di parchi e riserve. Nazzano è il capostipite, e la cosa non è un dettaglio burocratico: significa che qui si è sperimentato per la prima volta il modello di gestione, il rapporto con i comuni, l'educazione ambientale nelle scuole, la vigilanza. Molte pratiche che oggi sembrano ovvie nei parchi laziali sono nate in questo tratto di valle tiberina.

La superficie attuale si aggira sugli 800 ettari, distribuiti su due province, Roma e Rieti, e su cinque comuni: Nazzano, Torrita Tiberina, Montopoli di Sabina, Fara in Sabina e Castelnuovo di Farfa. All'origine il perimetro era più contenuto, intorno ai 700 ettari fra Nazzano, Torrita Tiberina e Montopoli; l'ampliamento è arrivato nel 2018 ed è andato a prendersi il corso del Farfa. Il nome lungo e un po' scomodo che tutti fanno fatica a pronunciare per intero descrive con precisione i tre ingredienti del posto: il Tevere, il suo affluente Farfa, e il paese di Nazzano che li guarda dall'alto.

La riserva è riconosciuta come Sito di Interesse Comunitario e Zona a Protezione Speciale con codice IT6030012, ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE e della Direttiva Uccelli 2009/147/CE che ha aggiornato la precedente 79/409/CEE, ed è inserita nella Rete Natura 2000 all'interno della regione biogeografica mediterranea. Dal 1977 figura inoltre nell'elenco delle zone umide di importanza internazionale tutelate dalla convenzione di Ramsar, con un decreto del Ministero dell'agricoltura e foreste: il perimetro Ramsar riguarda una porzione più ristretta, poco più di 260 ettari, quella strettamente palustre.

Perché una riserva in pianura e non in montagna

La tutela naturalistica italiana ha un vizio antico: proteggere quello che è già difficile da raggiungere. Le vette, i valloni, le isole. Nazzano rovescia lo schema. Qui si protegge un fondovalle agricolo a quaranta chilometri da Roma, attraversato da una strada provinciale, da una ferrovia e da un'autostrada, con i tralicci in vista e i capannoni a poca distanza. È una scelta lungimirante e, quando fu fatta, coraggiosa: le zone umide di pianura sono gli ambienti che l'Italia ha distrutto con più metodo nell'ultimo secolo e mezzo, bonificandoli per guadagnare terra. Salvare 300 ettari di acqua ferma alle porte della capitale valeva più di mille ettari di bosco già inaccessibile.

Il lago che non è un lago: la diga di Meana

Qui viene il punto che cambia la lettura di tutto il paesaggio. Lo specchio d'acqua che i cartelli e la gente del posto chiamano lago di Nazzano non è un lago naturale e non ha nulla di antico. Fra il 1953 e il 1955 l'ENEL costruì uno sbarramento sul Tevere in località Meana, frazione di Nazzano, poco a valle della confluenza con il torrente Farfa, per la produzione di energia idroelettrica. A monte della diga il livello dell'acqua si alzò, i terreni golenali finirono sott'acqua e si formò un invaso esteso per circa 300 ettari, con rive basse, fondali poco profondi e correnti quasi nulle.

Quella che sulla carta era un'opera industriale si rivelò, nel giro di pochi anni, una delle zone umide più importanti dell'Italia centrale. Gli uccelli acquatici in migrazione lungo la penisola trovarono improvvisamente un punto di sosta dove prima c'era un fiume veloce e stretto. Il canneto colonizzò le sponde, i salici e i pioppi si adattarono ai piedi bagnati, il fango si popolò di invertebrati. Oltre settant'anni dopo, il risultato è un ecosistema che nessun progetto ambientale avrebbe saputo costruire a tavolino.

La mia opinione, da chi accompagna gruppi qui da parecchie stagioni: raccontare questa origine industriale non toglie nulla al posto, gli aggiunge il pezzo più interessante. Un ambiente naturale nato per sbaglio da una centrale elettrica e poi difeso da una legge regionale è una storia più istruttiva di qualunque paesaggio incontaminato. Chi arriva convinto di trovare un residuo di natura vergine rimane spiazzato, e fa bene a rimanerci.

Che cosa significa per chi visita

Il livello dell'acqua dipende dalla gestione dello sbarramento e dalle piene del Tevere. Non è un lago con una riva stabile: dopo settimane di pioggia le passerelle possono essere parzialmente allagate, in estate le secche scoprono fango e barre di sabbia. Questo influisce molto su quello che vedrete. I limicoli, gli uccelli che sondano il fango con il becco, compaiono quando l'acqua si ritira; gli anatidi si concentrano quando il pelo dell'acqua è alto. Nessuna delle due situazioni è la migliore in assoluto, sono semplicemente diverse.

La storia della Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa, passo per passo

1968: l'oasi di protezione della fauna

Tredici anni dopo la chiusura della diga l'importanza ornitologica del bacino era già evidente a chi osservava gli uccelli. Nel 1968 nacque un'oasi di protezione della fauna grazie a un'intesa fra ENEL, Comune di Nazzano e WWF Italia: un accordo fra un ente elettrico, un municipio di poche migliaia di abitanti e un'associazione ambientalista giovanissima. Era un modo per vietare la caccia sull'invaso senza aspettare una legge. Funzionò: il numero di uccelli svernanti crebbe in modo misurabile.

1977: la convenzione di Ramsar

L'aumento dell'avifauna rese l'area candidabile al riconoscimento internazionale. Con decreto del Ministero dell'agricoltura e foreste il lago di Nazzano entrò nell'elenco delle zone umide di importanza internazionale previste dalla convenzione firmata a Ramsar, in Iran, nel 1971. È un elenco selettivo: ci si entra dimostrando numeri, non buone intenzioni.

1979: la legge regionale numero 21

Il 4 aprile 1979 la Regione Lazio istituì la Riserva naturale Tevere-Farfa, includendo l'area della vecchia oasi e alcune zone limitrofe occupate da boschi, campi coltivati e pascoli, sui territori di Nazzano e Torrita Tiberina. Fu la prima area protetta regionale del Lazio. Da lì in avanti tutto il sistema regionale ha preso questa come riferimento procedurale.

1997 e 1999: il riordino

Con la legge regionale 29 del 1997, che ha riorganizzato le aree naturali protette del Lazio, la riserva è diventata area di interesse regionale e il suo perimetro ha inglobato anche una parte del territorio del comune di Montopoli di Sabina. La legge regionale 27 del 5 ottobre 1999 è intervenuta a sua volta sull'assetto dell'ente.

2018: l'ampliamento lungo il Farfa e il Soratte

La legge regionale 22 ottobre 2018 numero 7, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio del 23 ottobre 2018 numero 86, ha allargato il perimetro per tutelare l'intera asta del fiume Farfa, dalla confluenza nel Tevere fino alla località Granica, frazione di Montopoli di Sabina. La ragione è idrica prima ancora che paesaggistica: lungo quel tratto c'è una risorgiva che alimenta l'approvvigionamento della zona, e ci sono specie di flora e fauna legate all'acqua corrente fredda, del tutto diverse da quelle della palude. Con la stessa legge la direzione della riserva ha ricevuto in gestione anche il Parco Naturale del Monte Soratte, che prima dipendeva dalla Città metropolitana di Roma. Oggi lo stesso ente amministra quindi una zona umida di fondovalle e una montagna isolata di calcare: due mondi opposti a dodici chilometri di distanza.

Una curiosità su Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

La curiosità più bella non riguarda un uccello raro né un albero monumentale: riguarda il fatto che questa palude ha un compleanno preciso e un atto di nascita industriale. Nel 1953 qui non c'era nulla di quello che oggi si protegge. C'erano campi, un fiume incassato che correva veloce verso Roma, qualche filare di pioppi. Un ingegnere dell'ENEL tracciò una linea attraverso il Tevere a Meana, i lavori andarono avanti due anni, e nel 1955 la valle cominciò lentamente a riempirsi. Nessuno, in quegli anni, pensava alle anatre.

Il rovesciamento è totale. Trentanove anni dopo la chiusura delle paratoie, la Regione Lazio proteggeva con una legge quello che una centrale elettrica aveva prodotto come effetto collaterale. In mezzo, un'associazione ambientalista aveva firmato un accordo proprio con l'ente elettrico per vietare la caccia sull'invaso. Ne esce una lezione che vale ben oltre Nazzano: gli ambienti naturali non sono soltanto quelli che l'uomo non ha toccato, sono anche quelli che l'uomo ha creato senza volerlo e ha poi avuto il buon senso di lasciar stare.

C'è un secondo strato di curiosità, più tecnico. Il nome ufficiale con il trattino, Nazzano Tevere-Farfa, mette insieme un toponimo di paese e due idronimi. Nazzano compare nei documenti dell'abbazia di Farfa già nel 948 come insediamento rurale; il Tevere è il fiume che dà il nome alla regione storica; il Farfa è un torrente di poche decine di chilometri che ha però dato il nome a una delle abbazie più potenti dell'Europa altomedievale. Tre scale diverse di importanza incastrate in una sola denominazione amministrativa. Poche riserve italiane hanno un nome che racconta tanto.

I sentieri della Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

La rete dei percorsi si divide in due categorie molto diverse fra loro, e confonderle è il primo errore di chi arriva impreparato. Ci sono i due sentieri natura attrezzati, brevi, pianeggianti, adatti a chiunque; e ci sono i sentieri escursionistici numerati dal CAI, che salgono sui versanti collinari e richiedono scarponi e un minimo di allenamento.

Il sentiero natura La Fornace

È il percorso simbolo della riserva. Circa un chilometro e mezzo, percorribile in quaranta minuti di passo tranquillo, realizzato in buona parte su passerelle e traversine di legno che attraversano il canneto e arrivano ai capanni di osservazione affacciati sull'acqua. Il fondo di legno serve a due cose: non compattare il suolo umido e obbligare chi cammina a restare sul tracciato, perché un passo fuori dalla passerella nel periodo di nidificazione può costare una covata. Sul sentiero La Fornace l'accesso in bicicletta e a cavallo è severamente vietato. Non è un capriccio: le passerelle non reggono i carichi concentrati e il disturbo acustico di una ruota sul legno si propaga sull'acqua molto più di quanto immaginiate.

Il sentiero di Meana

Più corto, intorno al chilometro, venti minuti scarsi, corre lungo la riva e si conclude presso una torretta di avvistamento che permette di guardare dall'alto la superficie dell'acqua. La torretta cambia radicalmente il tipo di osservazione: dal capanno si guarda l'acqua di taglio e si vedono bene gli uccelli che nuotano, dalla torretta si domina lo specchio e si contano gli stormi. Chi ha poco tempo e vuole una sola sosta, scelga questa.

I sentieri CAI

La riserva è attraversata da una rete di sentieri segnati dal Club Alpino Italiano che portano i numeri 292, 293, 294, 295, 352 con le sue diramazioni 352A, 352B, 352C e 352D, e 391 con le varianti 391A e 391B. Il 293 corrisponde al sentiero della Fornace. Gli altri risalgono i versanti, collegano i borghi e in qualche caso si agganciano ai percorsi di lunga percorrenza della Sabina. Sono itinerari di mezza giornata o di giornata intera, con dislivelli modesti ma con tratti esposti al sole: d'estate, dalle undici alle cinque, meglio lasciar perdere.

In bicicletta lungo il Tevere

Esiste un tracciato ciclopedonale lungo il fiume, ma il suo stato cambia nel tempo e alcuni tratti possono essere chiusi al transito per lavori o per dissesto. Prima di caricare le bici in macchina, una telefonata alla sede della riserva risparmia una giornata storta. Dove si può pedalare, il fondo è sterrato e compatto, i dislivelli sono nulli e il paesaggio scorre lento: è ciclismo contemplativo, non sportivo.

Le Gole del Farfa - Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa
Le Gole del Farfa – Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa

I capanni di avvistamento e il birdwatching alla Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

Il birdwatching è la ragione per cui questa riserva esiste e resta la ragione per cui la maggior parte dei visitatori ci torna. Lungo i sentieri sono distribuiti capanni di legno con feritoie orizzontali affacciate sull'acqua e almeno una torretta sopraelevata. Il capanno funziona perché elimina la sagoma umana: gli uccelli acquatici non temono il rumore, temono il profilo verticale che si muove sulla riva. Dentro un capanno, in silenzio, a dieci metri da un airone, si assiste a comportamenti che dalla riva aperta non si vedrebbero mai.

Quando andare per vedere davvero qualcosa

Le prime due ore dopo l'alba e le ultime due prima del tramonto. Non è un luogo comune, è fisiologia: gli uccelli acquatici si alimentano all'alba e al crepuscolo e passano le ore centrali immobili, spesso nascosti nel canneto. In mezzo, fra le undici e le quindici, si vedono poche sagome ferme e si torna a casa delusi. Se dovete scegliere fra i due momenti, scegliete l'alba: la luce è migliore, il vento è più debole e la superficie dell'acqua è uno specchio.

Quanto alla stagione, il picco è invernale. Da novembre a febbraio l'invaso ospita i contingenti svernanti di anatidi e folaghe, e i numeri sono quelli che hanno fatto guadagnare al sito il riconoscimento internazionale. Marzo e aprile sono i mesi del passo migratorio, con specie che si fermano pochi giorni e poi ripartono verso nord; maggio e giugno sono i mesi delle nidificazioni, con meno individui ma comportamenti più interessanti. Luglio e agosto sono i mesi peggiori e ve lo dico chiaramente: fa caldo, l'acqua è bassa, le zanzare sono padrone del canneto e gli uccelli sono pochi.

Cosa portare, cosa lasciare a casa

Un binocolo 8x42 o 10x42 è lo strumento giusto: più ingrandimento significa campo visivo più stretto e immagine più ballerina. Chi possiede un cannocchiale da osservazione con treppiede lo usi, alla torretta fa la differenza. Portate acqua, repellente per gli insetti nella stagione calda e scarpe che possano sporcarsi. Lasciate a casa i colori accesi, il telefono con la suoneria attiva e i cani, che non sono ammessi liberi e in molte aree non sono ammessi affatto. Un'ultima raccomandazione da professionista: non richiamate gli uccelli con registrazioni di canto. È una pratica che disturba la nidificazione ed è vietata in molte aree protette.

Una cosa che non ti dice nessuno su Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

Che questa non è una riserva da visitare una volta sola, ed è progettata male per chi cerca il colpo d'occhio immediato. Nessuno ve lo dice perché nessuno ha interesse a scoraggiarvi, ma la verità pratica è questa: chi arriva a mezzogiorno di una domenica di luglio, cammina venti minuti su una passerella, guarda un canneto verde e piatto e torna in macchina, avrà visto niente e penserà che il posto sia sopravvalutato. Avrà ragione, per quella mezz'ora.

Il secondo elemento che quasi nessuno spiega riguarda la rumorosità del contesto. La valle del Tevere in questo tratto è un corridoio infrastrutturale: la ferrovia Roma-Firenze corre vicina, l'autostrada del Sole non è lontana, la provinciale porta traffico. Dentro i capanni, in certe ore, il sottofondo non è quello di una foresta remota. Chi si aspetta il silenzio assoluto resta deluso; chi accetta il contesto capisce meglio il valore della cosa, perché una zona umida che sopravvive dentro un corridoio del genere è un risultato di conservazione, non un incidente.

Terzo elemento, il più utile in pratica: le condizioni cambiano da un giorno all'altro in funzione del livello dell'acqua, che dipende dalla gestione della diga e dalle piene. Dopo una settimana di pioggia intensa alcuni tratti bassi possono essere allagati e certi accessi chiusi per sicurezza. Non esiste un bollettino automatico: l'unico modo serio è telefonare alla sede al numero 0765 332795 il giorno prima. Trenta secondi di telefonata valgono un'ora e mezza di viaggio.

Quarto, e qui rompo un tabù: il periodo migliore per vedere gli uccelli coincide con quello in cui il paesaggio è meno fotogenico. Gennaio ha alberi spogli, cieli grigi, fango ovunque e una luce piatta. Ma è a gennaio che il conteggio degli anatidi raggiunge i suoi massimi. Chi viene per gli uccelli e chi viene per le foto dovrebbero scegliere due mesi diversi, e quasi nessuno lo dice.

L'avifauna acquatica della Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

La ricchezza ornitologica è il motivo per cui questo lembo di valle è entrato negli elenchi internazionali. Vale la pena andare per gruppi, perché sapere dove guardare cambia tutto.

Gli anatidi

Il germano reale è la specie di riferimento, presente tutto l'anno e nidificante. Con la stagione fredda arrivano l'alzavola, la più piccola anatra europea, rapidissima nel volo e capace di alzarsi in verticale dall'acqua; il fischione, riconoscibile a distanza dal richiamo sibilante da cui prende il nome e dalla fronte crema del maschio; la moretta, anatra tuffatrice dal ciuffo nero e dal fianco bianchissimo. Osservarli insieme sullo stesso specchio d'acqua è una lezione di ecologia: le anatre di superficie brucano e sbattono il becco nel fango basso, le tuffatrici spariscono sotto e riemergono a decine di metri di distanza. Occupano lo stesso lago senza farsi concorrenza.

Svassi, folaghe e martin pescatore

Lo svasso maggiore è l'uccello più elegante della riserva, con il collo lungo, il ciuffo auricolare e la parata nuziale primaverile in cui i due partner si alzano petto contro petto sull'acqua tenendo un ciuffo di alghe nel becco. La folaga, nera con lo scudo frontale bianco, è la più abbondante e la più rumorosa: i suoi litigi territoriali sono continui. Il martin pescatore è la scommessa di ogni visita. Piccolissimo, azzurro elettrico, passa come una freccia a pochi centimetri dal pelo dell'acqua e spesso lo si sente prima di vederlo, per via del fischio acuto. Chi vuole avere una possibilità reale di osservarlo deve cercare i rami secchi sporgenti sull'acqua vicino ai capanni e avere pazienza.

I rapaci

Il falco di palude è il rapace simbolo delle zone umide italiane e qui lo si osserva mentre perlustra il canneto a volo basso, con le ali tenute a V, pronto a piombare su una gallinella distratta. Il falco pescatore compare soprattutto nei passi migratori e la sua tecnica di caccia, il tuffo a zampe avanti con l'uscita dall'acqua carica di pesce, è uno degli spettacoli più memorabili che si possano vedere in un'area protetta italiana. Alla riserva sono segnalati anche il falco pellegrino, che caccia in picchiata sugli stormi di storni e di colombi, e la poiana, il rapace più comune, che si vede volteggiare sui versanti collinari. Fra i notturni, il barbagianni caccia i piccoli roditori del bosco e dei coltivi.

Gli aironi

Sulle cime dei pioppi del bosco ripariale della riva destra si concentra la presenza degli ardeidi: la garzetta, bianca e piccola, con le zampe nere e i piedi gialli; l'airone bianco maggiore, grande quanto un airone cenerino ma di un bianco abbagliante; l'airone cenerino, grigio, immobile per minuti interi sul bordo dell'acqua. Per questi grandi trampolieri è documentata la nidificazione all'interno della riserva, che è un fatto naturalistico di peso: la nidificazione richiede tranquillità continuativa, non solo cibo abbondante.

Gli uccelli del canneto

Il canneto è un ambiente che si ascolta prima di guardarlo. Il cannareccione canta con una voce sgraziata e potente, tutta scatti, aggrappato in cima a una canna. La cannaiola, più minuta, ripete una frase più dolce e continua. Il porciglione, quasi impossibile da vedere, emette un verso simile a un grugnito di maiale, da cui il nome. La gallinella d'acqua cammina sulle foglie galleggianti con le dita lunghissime, muovendo la coda in continuazione. Questo è il regno acustico della riserva: chi si siede dieci minuti in silenzio dentro un capanno con gli occhi chiusi impara più di chi cammina un'ora guardandosi intorno.

La flora della Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

Il canneto e le piante acquatiche

Il canneto è formato prevalentemente da cannuccia di palude e da tifa, la pianta dalle infiorescenze scure a forma di sigaro. In primavera la monotonia del verde viene interrotta dalla fioritura gialla dell'iris di palude, uno dei momenti cromatici migliori dell'anno. Sui terreni argillosi, fra le radici dei salici bianchi e rossi, crescono la bardana dalle brattee uncinate e l'equiseto, pianta primitiva che ripete forme identiche da centinaia di milioni di anni. Dove il canneto si dirada e l'acqua ristagna si osservano il potamogeto, sommerso e nastriforme, l'azolla americana, felce acquatica introdotta che in certe stagioni arrossa intere superfici, e la lenticchia d'acqua, minuscole foglie tondeggianti che formano un tappeto verde continuo.

Il bosco ripariale

Sugli argini, in particolare sulla riva destra, sopravvive uno dei pochi lembi di bosco ripariale dell'intero basso corso del Tevere. È formato da pioppi bianchi e neri, allori, ontani e qualche farnia, la quercia delle pianure umide, ormai rarissima nel Lazio. Il valore di questo bosco è sproporzionato rispetto alla sua estensione: fra Roma e il confine umbro il fiume ha perso quasi ovunque la sua fascia arborea, sostituita da coltivi che arrivano fino all'argine. Qui c'è ancora, e serve da dormitorio agli aironi e da corridoio ecologico per i mammiferi.

I versanti collinari

Salendo sui pendii che si affacciano sulla valle tiberina il paesaggio cambia in modo netto. Compaiono le chiome scure del leccio, soprattutto dove il versante è più acclive e il suolo più sottile, e le querce a foglia caduca come la roverella e il cerro. Il sottobosco e il margine sono occupati dall'albero di Giuda, che in aprile si copre di fiori violacei prima ancora di mettere le foglie, dall'orniello, dal carpino nero e dall'acero campestre. Fra gli arbusti si riconoscono il lentisco dall'odore resinoso, il viburno e la fillirea dai piccoli fiori bianchi e profumati. In poche centinaia di metri di dislivello si passa dalla palude alla macchia mediterranea: è questa compressione di ambienti a spiegare i numeri della biodiversità locale.

Mammiferi, anfibi e rettili

Il mammifero che tutti vedono è la nutria, roditore alloctono di origine sudamericana naturalizzatosi da decenni in gran parte delle zone umide italiane. È simpatica da guardare e problematica da gestire: scava le rive, mangia il canneto e distrugge i nidi degli uccelli acquatici. Non è un animale da fotografare con entusiasmo, è un problema di conservazione con una faccia da peluche.

Nel bosco residuo è documentata la presenza dell'istrice, il grande roditore notturno dagli aculei bianchi e neri, della martora, mustelide arboricolo elusivo, del gatto selvatico e di numerosi piccoli roditori che costituiscono la preda preferita del barbagianni e degli altri rapaci notturni. Nelle aree coltivate e nei pascoli della piana di Nazzano si osservano soprattutto i corvidi, ma sono anche i luoghi dove è più facile incontrare l'allodola e il tasso, e fra i rettili il biacco, il serpente nero e velocissimo che in Italia centrale spaventa molte più persone di quante ne meriti, essendo del tutto innocuo. La riserva segnala inoltre volpi e cinghiali.

Gli ambienti di acqua ferma sono decisivi per la riproduzione di pesci, insetti e anfibi. Fra questi ultimi si contano il tritone punteggiato e la rana verde, il cui coro serale primaverile è uno dei suoni che definiscono la riserva. Gli anfibi sono la classe di vertebrati in declino più rapido a livello globale: una pozza che li ospita vale, in termini di conservazione, quanto un capanno pieno di anatre.

Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa
Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa

Il battello sul Tevere

La riserva dispone di due imbarcazioni a impatto ridotto, chiamate Airone e Martin Pescatore, con una capienza di ventitré passeggeri ciascuna. Navigano il tratto di fiume compreso nell'area protetta lungo quello che viene chiamato il sentiero del fiume. Le formule più comuni sono due: un percorso breve di circa un'ora fra Nazzano e Torrita Tiberina, e uno più lungo che si spinge verso Sant'Oreste. Il servizio non è continuo, si svolge su prenotazione e con un numero minimo di partecipanti, e le partenze sono legate al livello dell'acqua.

Vale la pena farlo? Sì, e per una ragione precisa. Dalla riva si guarda il canneto di fronte, quindi si vede la barriera; dall'acqua si guarda il canneto di fianco, quindi si vedono le aperture, i canali interni, i punti dove gli aironi si posano. La prospettiva dal pelo dell'acqua è la stessa degli animali che ci vivono e restituisce le dimensioni reali della zona umida, che dalla passerella si sottovalutano sempre. Se avete già camminato sui sentieri in una visita precedente, la seconda volta imbarcatevi.

Il consiglio che ti do per visitare Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

Il consiglio è uno solo e lo formulo senza giri di parole: venite d'inverno, all'alba, in un giorno feriale, dopo aver telefonato il giorno prima. Ogni pezzo di questa frase ha un motivo.

D'inverno perché è la stagione in cui l'invaso ospita i numeri che hanno fatto di questo posto una zona umida di importanza internazionale. Da novembre a febbraio la concentrazione di anatidi e folaghe è al massimo, il canneto è secco e trasparente, le zanzare non esistono e il bosco spoglio lascia vedere i nidi degli aironi sulle cime dei pioppi. Il freddo si combatte con un piumino e un thermos, la noia di un canneto estivo vuoto non si combatte in alcun modo.

All'alba perché gli uccelli acquatici si alimentano nelle prime ore di luce e poi si immobilizzano. Arrivare alle sette di mattina in gennaio significa essere sul posto con la luce giusta; arrivare alle undici significa vedere sagome ferme in lontananza. Aggiungo che nelle mattine fredde e senza vento la nebbia che si alza dall'acqua vale da sola il viaggio.

In un giorno feriale perché la domenica di bel tempo qui arrivano famiglie, gruppi, ciclisti, e per quanto tutti si comportino correttamente il rumore di cinquanta persone su una passerella di legno vuota il campo visivo dei capanni. Non è snobismo, è acustica.

Dopo aver telefonato perché il livello dell'acqua e lo stato dei percorsi cambiano, alcuni tratti possono essere chiusi e certe aperture dipendono dalla stagione. Il numero della sede è 0765 332795.

Aggiungo un consiglio di organizzazione della giornata, che è quello che do sempre ai gruppi che accompagno. Mattina presto sui sentieri e nei capanni; verso le dieci e mezza salita al borgo di Nazzano e visita al Museo del Fiume, che è compatto e si fa in un'ora abbondante; pranzo in paese o al sacco in una delle aree attrezzate; pomeriggio a Torrita Tiberina o all'abbazia di Farfa, a una ventina di minuti di auto. È una giornata piena che non stanca nessuno e che alterna natura, museo e borghi. Se preferite dedicare l'intera giornata all'ambiente, sostituite il pomeriggio con l'escursione in battello, prenotata in anticipo.

Il Museo del Fiume di Nazzano, il centro visita della riserva

Il Museo del Fiume è in Via Mazzini 4 a Nazzano, ricavato negli ambienti recuperati alla base del castello Savelli, nelle vecchie stalle e nei granai della rocca. È un museo piccolo e fatto bene, che ha il pregio raro di essere costruito intorno a una domanda precisa invece che intorno a una collezione: che cos'è un fiume, e che rapporto ha avuto con la gente che gli è vissuta accanto.

Le sezioni del museo

Il percorso affronta il rapporto geologico fra il fiume e il territorio, spiegando come la valle tiberina si sia formata e quali sedimenti la compongano: argille, sabbie e ghiaie di origine alluvionale, delimitate da colline modeste costituite da depositi di origine marina. Segue la sezione dedicata alla flora e alla fauna del corso d'acqua, con le ricostruzioni degli habitat fluviali e la cosiddetta carta d'identità del Tevere, un pannello che riassume lunghezza, portata, bacino e affluenti del fiume. Una sezione è dedicata agli uccelli acquatici, ed è quella che conviene guardare prima di scendere ai capanni, perché mette in fila le sagome e i nomi. Un'altra affronta l'inquinamento e le pressioni ambientali sul corso d'acqua, senza consolazioni.

Le parti interattive e la grotta

Il museo dispone di microscopi con cui si osservano campioni di sabbia ingranditi e gocce d'acqua popolate di microrganismi. È l'attrazione che funziona meglio con i bambini e, francamente, anche con gli adulti: vedere che una goccia d'acqua di palude è un affollamento di esseri viventi cambia il modo in cui si guarda il lago un'ora dopo. C'è inoltre un percorso in grotta ricostruito, che introduce il tema del carsismo e degli ambienti ipogei del territorio. Il museo comprende anche una sezione archeologica e ospita mostre temporanee.

Il Museo del Fiume fa parte del sistema museale territoriale RESINA, che riunisce diverse strutture della Sabina e della bassa valle del Tevere, e appartiene alla rete dei musei della Regione Lazio. Per orari, giorni di apertura e tariffe conviene contattare direttamente il museo ai numeri 0765 332002 e 335 6880515 oppure all'indirizzo museodelfiume@libero.it: le aperture variano con la stagione e con le attività didattiche.

Il borgo di Nazzano e il castello Savelli

Nazzano è un paese di poche migliaia di abitanti arroccato su uno sperone che domina la valle. Si visita in un'ora, ha vicoli stretti, scalinate e un paio di affacci che ripagano la salita. La documentazione medievale lo cita già nel 948 nelle carte dell'abbazia di Farfa, come insediamento rurale sotto il controllo dell'abbazia stessa. Nel 1081 un documento di papa Gregorio VII attesta l'esistenza di un castello, donato al monastero romano di San Paolo fuori le Mura.

La rocca

Il castello passò poi attraverso diverse famiglie nobili romane fino ad arrivare ai Savelli, fra la fine del Trecento e i primi del Quattrocento: da loro prende il nome con cui è conosciuto oggi. Furono successivamente i monaci di San Paolo a intervenire in modo sostanziale sulla struttura, completandola nella forma attuale entro i primi anni del Cinquecento. La rocca sembra emergere dalla roccia su cui è costruita e domina il profilo del paese da qualunque direzione lo si guardi. Alla sua base sono stati ricavati gli ambienti del Museo del Fiume.

La chiesa di San Valentino

La chiesa parrocchiale fu edificata nel 1665 e conserva una pavimentazione in esagoni rossi. Sotto l'edificio la tradizione locale colloca una cripta di dimensioni notevoli. Il culto di San Valentino a Nazzano è però molto più antico della chiesa seicentesca: le carte dell'abbazia di Farfa menzionano cappelle dedicate al santo almeno dal 904. È un caso interessante di continuità cultuale su un millennio abbondante, con l'edificio che cambia e la dedicazione che resta.

Torrita Tiberina, l'altro paese della riserva

Torrita Tiberina occupa la riva opposta rispetto agli accessi principali e fa parte del perimetro protetto fin dalla legge istitutiva del 1979. È un borgo piccolo, silenzioso, con una piazza e uno sguardo lungo sulla valle. Chi arriva in battello dalla parte di Nazzano lo vede comparire dall'acqua.

La tomba di Aldo Moro

Nel cimitero comunale di Torrita Tiberina è sepolto Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, cinque volte presidente del Consiglio, rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 in Via Fani a Roma e ucciso il 9 maggio dello stesso anno. La famiglia aveva una casa di campagna in questo territorio e la scelta del luogo di sepoltura fu una scelta di riservatezza, lontana dalle cerimonie ufficiali. La tomba è sobria e non ha nulla di monumentale. Ogni anno, in prossimità dell'anniversario, delegazioni politiche e cittadini salgono al cimitero per una commemorazione.

È un pezzo di storia repubblicana incastonato dentro una riserva naturale, e la combinazione è spiazzante: si passa dalle anatre svernanti alla pagina più buia degli anni di piombo nel raggio di tre chilometri. Ai gruppi che accompagno lo dico sempre prima, perché il contrasto merita di essere preparato e non subito.

Gli altri comuni della Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

Con il riordino del 1997 e con l'ampliamento del 2018 la riserva ha assunto la fisionomia attuale, che coinvolge cinque municipi su due province.

Montopoli di Sabina e la località Granica

Il territorio di Montopoli di Sabina è entrato nel perimetro con il riordino del 1997 e ha visto ampliare la propria porzione protetta nel 2018, quando la tutela è stata estesa fino alla località Granica, sua frazione, lungo il corso del Farfa. Il motivo dell'estensione è idrogeologico: in quel tratto si trova una risorgiva importante per l'approvvigionamento idrico locale.

Fara in Sabina e l'abbazia di Farfa

Il comune di Fara in Sabina è entrato nel perimetro con l'ampliamento del 2018. Nel suo territorio si trova l'abbazia di Farfa, uno dei complessi monastici più importanti dell'alto Medioevo europeo, per secoli un potere territoriale autonomo che controllava una parte consistente della Sabina, compresa Nazzano. Le carte farfensi che citano Nazzano nel 948 e le cappelle di San Valentino nel 904 vengono da quell'archivio. Visitare l'abbazia il pomeriggio dopo una mattinata nella riserva chiude il cerchio storico e ambientale.

Castelnuovo di Farfa e le Gole del Farfa

Anche Castelnuovo di Farfa è entrato nel 2018. Nel suo territorio il torrente incide le Gole del Farfa, un ambiente completamente diverso da quello palustre: acqua corrente fredda e ossigenata, pareti rocciose, vegetazione di forra. È la faccia opposta della stessa riserva, ed è la ragione tecnica per cui l'ampliamento è stato fatto: proteggere un bacino idrografico significa proteggere sia la foce sia la sorgente.

Il Monte Soratte, sotto la stessa direzione

Dal 2018 lo stesso ente gestisce il Parco Naturale del Monte Soratte, la montagna isolata di calcare che si vede da tutta la valle e che Orazio citò nelle Odi con l'immagine del vertice coperto di neve. Non fa parte della riserva in senso stretto, ma è amministrato dalla stessa direzione ed è la gita naturale del giorno dopo. Poco distanti, sulla stessa sponda, i borghi di Filacciano e, risalendo verso la Sabina, Poggio Mirteto e Toffia completano il quadro.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il Tevere, a Nazzano, è ancora navigabile e che per secoli lo è stato in modo commerciale. Lo sanno in molti e quasi nessuno lo racconta quando descrive la riserva, eppure è la chiave per capire perché lungo queste rive ci siano castelli, porti, dogane e abbazie.

Prima della ferrovia il Tevere era la strada principale fra l'alta valle umbra e Roma. Le merci scendevano a valle con la corrente su imbarcazioni a fondo piatto e risalivano trainate da buoi o da uomini lungo gli alzaie, i sentieri di riva. Grano, legname, olio, calce, carbone: tutto quello che la capitale consumava passava anche di qui. I borghi arroccati sui due lati non sono lì per il panorama, sono lì per controllare il traffico fluviale e per stare al sicuro dalle piene. La rocca di Nazzano guarda il fiume perché il fiume era ricchezza e rischio insieme.

Questa vocazione non è finita del tutto. Sul tratto compreso fra il ponte di Torrita Tiberina e gli uffici del parco si svolge la tappa laziale della Discesa Internazionale del Tevere, la manifestazione sportiva che scende da Città di Castello a Roma con partecipanti in canoa, in stand up paddle, in bicicletta e a piedi. Le date e le modalità cambiano di anno in anno e vanno verificate sul sito degli organizzatori. Anche i battelli Airone e Martin Pescatore appartengono a questa continuità: cambiano i carichi, resta la via d'acqua.

C'è un corollario che interessa chi viene a camminare. Molti dei sentieri di riva ricalcano tracciati di servizio antichi, e la loro pendenza quasi nulla non è un caso: erano percorsi pensati per il traino. Camminare lì sopra con questa consapevolezza cambia la passeggiata da esercizio fisico a lettura di un paesaggio stratificato. Chi organizza itinerari professionali lungo il Tevere lo sa bene, ed è uno dei temi su cui si costruiscono le escursioni guidate della valle: il gruppo di professionisti di TourLeaderPro imposta le giornate nella valle tiberina proprio incrociando ambiente e storia della navigazione.

La foto giusta da fare a Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

La foto giusta non è quella dell'airone. Ve lo dico subito perché è la trappola in cui cadono tutti: si arriva con il teleobiettivo, si insegue un uccello lontano, si torna a casa con un puntino grigio sfocato su uno sfondo verde. Per fotografare gli uccelli di questa riserva servono attrezzature serie, molte ore e molta fortuna. Se avete un telefono o una macchina con l'obiettivo standard, puntate su un'altra immagine.

La foto giusta è l'ansa del Tevere vista dall'alto, dal borgo di Nazzano o dalla strada che ci sale, in una mattina d'inverno con la nebbia bassa sull'acqua. Si ottiene un'immagine a strati: il fondovalle bianco di nebbia, la linea scura del bosco ripariale che emerge, le colline dietro e, se il cielo è pulito, il profilo del Monte Soratte sullo sfondo a chiudere la composizione. È una foto che racconta che cos'è questo posto, cioè un fiume rallentato dentro una valle, e non ha bisogno di nessun animale per funzionare.

La seconda immagine da portare a casa è la passerella di legno del sentiero della Fornace che entra nel canneto. Inquadratela bassa, quasi all'altezza delle traversine, con le canne che si chiudono ai lati: le linee prospettiche fanno tutto il lavoro. Funziona in ogni stagione, ma in ottobre e novembre, quando le canne ingialliscono, il risultato è nettamente migliore.

La terza è la torretta di avvistamento del percorso di Meana fotografata dal basso contro il cielo del tramonto. Se ci sono nuvole basse e luce radente vi porterete a casa un'immagine grafica e pulita.

Gli orari e le regole per fotografare

La luce migliore è nella prima mezz'ora dopo l'alba e nell'ultima ora prima del tramonto, le stesse in cui gli animali sono attivi. A mezzogiorno la superficie dell'acqua diventa uno specchio bianco e il canneto perde qualunque dettaglio. Il flash è da escludere in prossimità dei capanni. Il drone non si fa volare in un'area protetta senza autorizzazione, e in una zona di nidificazione è una pessima idea anche quando l'autorizzazione ci fosse: il ronzio in quota viene interpretato dagli uccelli come la presenza di un rapace e provoca abbandoni di nido.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento in ordine di peso è la costruzione della diga fra il 1953 e il 1955. Fu un cantiere di quelli che cambiano per sempre la forma di una valle: uno sbarramento sul Tevere in località Meana, a poca distanza a valle della confluenza del Farfa, pensato per produrre energia elettrica in un'Italia che ne aveva una fame enorme. L'allagamento dei terreni golenali che ne seguì fu vissuto dai proprietari come una perdita e dai naturalisti, qualche anno dopo, come una scoperta.

Il secondo avvenimento è l'intesa del 1968 fra ENEL, Comune di Nazzano e WWF Italia per l'istituzione dell'oasi di protezione della fauna. Per capirne il valore bisogna ricordare che cosa fosse il 1968 in Italia in fatto di caccia: una pratica diffusissima, socialmente accettata ovunque e praticamente priva di limiti spaziali al di fuori dei parchi nazionali. Che un'azienda elettrica di Stato accettasse di vietare la caccia sul proprio invaso su richiesta di un'associazione ambientalista nata pochi anni prima è un fatto che, nella storia della conservazione italiana, merita più righe di quante gliene siano state dedicate.

Il terzo è l'inserimento nell'elenco Ramsar nel 1977, con decreto del Ministero dell'agricoltura e foreste. È il momento in cui una palude di provincia entra in un elenco internazionale insieme alle grandi zone umide europee, e acquisisce un peso che nessuna amministrazione locale può più ignorare.

Il quarto è l'istituzione della riserva con la legge regionale 4 aprile 1979 numero 21, primo atto del sistema regionale di aree protette del Lazio. Da quel giorno esiste un ente, un bilancio, un personale, una vigilanza.

Il quinto, nella storia del territorio più che in quella della riserva, è la sepoltura di Aldo Moro nel cimitero di Torrita Tiberina nel maggio 1978. Il funerale di Stato si celebrò a Roma senza la salma, per volontà della famiglia; la sepoltura avvenne qui, in un paese di poche centinaia di abitanti, in forma privata. È uno degli episodi più commentati della storia repubblicana e ha legato per sempre il nome di questo borgo a quella vicenda.

Il sesto è l'ampliamento del 2018 lungo il corso del Farfa, con la legge regionale 22 ottobre 2018 numero 7, e il contestuale passaggio del Parco Naturale del Monte Soratte sotto la direzione della riserva. Non è un avvenimento spettacolare, ma è quello che ha trasformato un'area protetta di fondovalle in un sistema che copre l'intero bacino.

Vanno ricordati infine gli eventi che oggi animano il calendario della riserva e che hanno una loro continuità: nel 2026 si sono svolti il Farfestival dal 15 al 17 maggio, il Tevere Book Festival dal 12 al 14 giugno e la serata di osservazione astronomica Un Fiume di Stelle il 13 settembre. Le date variano di anno in anno e si trovano sul sito ufficiale dell'ente.

Chi è passato da Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

Bisogna essere onesti sulla natura di questo luogo: non è un monumento davanti al quale si sono fermati imperatori e papi in visita ufficiale. È un tratto di valle, e i personaggi che lo hanno attraversato lo hanno fatto perché di qui si passava per andare altrove. Il che, a pensarci, è più interessante.

Il primo nome documentato è quello di papa Gregorio VII, il pontefice della lotta per le investiture e di Canossa, il cui documento del 1081 attesta l'esistenza del castello di Nazzano e la sua donazione al monastero di San Paolo fuori le Mura. Non risulta che ci sia venuto di persona, ma il suo atto è la prima pagina scritta della storia della rocca.

Prima ancora, dalla metà del decimo secolo, sono i monaci dell'abbazia di Farfa a governare queste terre: Nazzano compare nelle loro carte nel 948. Gli abati farfensi furono per due secoli fra i signori territoriali più potenti dell'Italia centrale, con rapporti diretti con gli imperatori germanici. La documentazione farfense è una delle fonti più ricche dell'alto Medioevo europeo, e questo pezzo di valle ci compare dentro con nomi di campi, di mulini e di guadi.

Poi arrivano i Savelli, la famiglia baronale romana che diede alla Chiesa i papi Onorio III e Onorio IV e che fra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento tiene il castello di Nazzano. Il loro nome è rimasto attaccato alla rocca fino a oggi. Successivamente sono ancora i monaci di San Paolo fuori le Mura a intervenire sulla struttura, completandola nella forma che vediamo entro i primi del Cinquecento.

Nella letteratura latina il protagonista assoluto della zona è il Monte Soratte, oggi sotto la stessa direzione della riserva, che Orazio pone all'inizio di una delle sue odi più celebri con l'immagine della cima bianca di neve vista da lontano. Chiunque abbia fatto il liceo classico riconosce quel profilo dalla valle con un piccolo sussulto.

Nel Novecento il nome che segna il territorio è quello di Aldo Moro, sepolto a Torrita Tiberina dal maggio 1978, in un cimitero di campagna a pochi chilometri dai capanni di avvistamento. Ogni anno delegazioni politiche e semplici cittadini vi si recano in occasione dell'anniversario.

Infine, i passaggi più numerosi e meno celebri: i naturalisti e gli ornitologi che dagli anni Sessanta in poi hanno censito questo bacino stagione dopo stagione, riempiendo taccuini di conteggi. Sono loro ad aver costruito i numeri che hanno portato al riconoscimento Ramsar del 1977 e alla legge del 1979. Nessuno ne ricorda i nomi. Senza il loro lavoro paziente, qui oggi ci sarebbe un invaso industriale senza tutele e con i capanni di caccia al posto di quelli di osservazione.

La Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa con i bambini

È una delle mete migliori del Lazio per una giornata con i figli, a patto di calibrare le aspettative. I due sentieri natura sono brevi, pianeggianti e su fondo sicuro, quindi adatti anche a chi cammina da poco; i capanni piacciono perché hanno la qualità del nascondiglio; il Museo del Fiume ha i microscopi, che sono la parte che funziona meglio in assoluto con i ragazzini. La combinazione ideale è museo prima e sentiero dopo: se hanno visto al microscopio che cosa contiene una goccia d'acqua, guarderanno il lago in un altro modo.

Quello che non funziona è chiedere silenzio prolungato a un bambino piccolo dentro un capanno. Meglio spiegare prima la regola del gioco, restare cinque minuti concentrati e poi uscire, piuttosto che imporre mezz'ora di immobilità. Portate un binocolo anche per loro, anche economico: guardare con lo strumento dell'adulto è metà del divertimento. Nella riserva sono presenti aree attrezzate per il picnic, e nel perimetro c'è un agriturismo dove fermarsi a mangiare, con un recinto di cavalli che è sempre la sosta più apprezzata dai più piccoli.

Accessibilità, picnic e servizi

I percorsi natura sono sostanzialmente pianeggianti e realizzati con traversine e passerelle in legno, il che li rende molto più agevoli della media dei sentieri laziali. Questo però non equivale a un'accessibilità garantita in carrozzina su tutto il tracciato: la larghezza delle passerelle, la presenza di gradini e lo stato del fondo dopo le piogge variano. Chi si muove in sedia a rotelle, o accompagna una persona con difficoltà motorie, faccia una telefonata alla sede prima di partire e chieda quale accesso sia praticabile in quel periodo.

Lungo i percorsi si trovano aree di sosta attrezzate per il pranzo al sacco, raggiungibili con brevi deviazioni, e zone attrezzate per l'attività fisica all'aperto. I rifiuti si riportano a casa: nelle aree protette il cestino pieno attira animali e ne altera il comportamento. L'acqua va portata da casa, non contate su fontanili lungo il percorso.

Quando andare alla Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa, stagione per stagione

Inverno

La stagione migliore, senza discussione. Da novembre a febbraio l'invaso raccoglie i contingenti svernanti e i numeri sono ai massimi. Il canneto secco è trasparente, gli alberi spogli lasciano vedere i nidi, non ci sono insetti. Le mattine di nebbia sono le più belle dell'anno. Serve abbigliamento davvero caldo: dentro un capanno immobile a due gradi il freddo arriva in fretta.

Primavera

Marzo e aprile sono i mesi del passo migratorio, con specie di transito che si fermano pochi giorni. In aprile fiorisce l'albero di Giuda sui versanti e a maggio l'iris di palude accende il canneto di giallo. Da aprile comincia la stagione riproduttiva: meno individui, più comportamenti da osservare, canti in abbondanza. È il periodo migliore per chi ama ascoltare più che contare.

Estate

La stagione peggiore per l'osservazione e lo dico senza mezzi termini. Caldo umido, zanzare, vegetazione chiusa, livello dell'acqua basso, uccelli pochi e nascosti. Se venite comunque, venite all'alba e basta, e mettete in conto il repellente. In compenso la sera del 13 settembre 2026 la riserva ha ospitato un'osservazione astronomica sul fiume: iniziative simili tornano ogni anno e sfruttano proprio le notti estive e di inizio autunno.

Autunno

Ottobre e novembre sono il periodo più fotogenico. Le canne ingialliscono, i pioppi virano, la luce si abbassa e l'aria si pulisce. Cominciano ad arrivare i primi svernanti. Per chi vuole un compromesso fra bellezza del paesaggio e presenza di fauna, è la finestra giusta.

Riserva naturale di Nazzano Tevere - Farfa
Riserva naturale di Nazzano Tevere – Farfa

Cosa vedere intorno alla Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

La riserva si combina bene con mezza giornata di borghi. L'abbazia di Farfa è a una ventina di minuti di auto ed è la visita complementare più ovvia, perché spiega chi comandava su questo territorio prima dei Savelli. Il Monte Soratte occupa una giornata intera fra sentieri, eremi e le gallerie del bunker militare novecentesco. Sulla riva destra Filacciano è un affaccio minuscolo sulla valle; risalendo verso la Sabina interna si incontrano Poggio Mirteto, Toffia, Roccantica e Casperia, fra i borghi meglio conservati del Lazio.

Chi ha preso gusto alle zone umide può proseguire il tema in altre direzioni: la riserva dei laghi Lungo e Ripasottile nella piana reatina è l'altro grande sito ornitologico dell'entroterra laziale, mentre l'oasi WWF del lago di Alviano, poco oltre il confine umbro, è ancora una volta un invaso artificiale sul Tevere diventato paradiso per l'avifauna: la stessa storia di Nazzano, ripetuta più a monte. Restando vicino a Roma, il parco di Veio offre un contesto etrusco e forre boscose a una trentina di chilometri.

Chi viaggia dall'estero e vuole inserire una giornata di natura in un itinerario romano trova le indicazioni in inglese nella guida alle gite in giornata in Italia di ItalyPlanner, costruita intorno ai collegamenti ferroviari e ai tempi di rientro.

Domande veloci su Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

Quanto costa entrare nella Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

L'accesso ai sentieri della riserva è libero e gratuito. Si pagano invece il biglietto del Museo del Fiume, le escursioni in battello e le visite guidate, che hanno tariffe proprie e vanno prenotate.

Quali sono gli orari della Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

I sentieri sono percorribili tutti i giorni dall'alba al tramonto. Gli uffici, il museo e i servizi a pagamento hanno orari propri, variabili con la stagione: conviene verificarli telefonando allo 0765 332795 o consultando il sito ufficiale dell'ente.

Dove si trova esattamente la sede della riserva

La sede operativa è sulla Strada Provinciale Tiberina al chilometro 28,100, 00060 Nazzano, in provincia di Roma.

Come si arriva alla Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa da Roma in auto

Si risale la valle del Tevere lungo la Via Tiberina fino al chilometro 28,100, oppure si prende l'A1 in direzione Firenze uscendo a Fiano Romano e si prosegue sulla viabilità locale. Dal centro di Roma il viaggio richiede indicativamente un'ora, più in caso di traffico sul Grande Raccordo Anulare.

Si può arrivare alla riserva con i mezzi pubblici

La stazione ferroviaria più vicina è Poggio Mirteto Scalo, sulla linea che risale la valle del Tevere. Dalla stazione agli accessi della riserva resta però un tratto che non si copre a piedi in modo comodo, quindi serve un autobus locale, un taxi o un passaggio. La visita senza automobile è possibile ma va organizzata in anticipo.

Quanto dura la visita alla Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

I due sentieri natura si percorrono in quaranta e in venti minuti, ma il tempo reale dipende dalle soste nei capanni. Una visita seria all'ambiente richiede due o tre ore. Aggiungendo il Museo del Fiume e il borgo di Nazzano si occupa comodamente una giornata.

Qual è il periodo migliore per il birdwatching

L'inverno, da novembre a febbraio, quando l'invaso ospita i contingenti svernanti di anatidi e folaghe. Il passo migratorio di marzo e aprile è il secondo momento per interesse.

A che ora conviene arrivare

Nelle due ore successive all'alba o nelle due che precedono il tramonto. Nelle ore centrali della giornata l'attività degli uccelli acquatici crolla.

Serve prenotare per visitare la riserva

Per camminare sui sentieri no. Per il battello, per le visite guidate e per le attività didattiche sì, sempre.

Si possono portare i cani nella Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

In un'area protetta con nidificazioni a terra il cane libero è incompatibile con la tutela. Le regole di dettaglio e le eventuali eccezioni sono indicate nel regolamento dell'ente e nella cartellonistica agli accessi: conviene informarsi prima di partire con l'animale.

Si può andare in bicicletta

Sul sentiero natura La Fornace la bicicletta è severamente vietata, così come il cavallo. Esistono tracciati ciclabili lungo il fiume, ma alcuni tratti possono essere chiusi al transito: la situazione va verificata prima.

La riserva è accessibile in sedia a rotelle

I percorsi sono pianeggianti e in parte su passerelle di legno, quindi più agevoli della media, ma non esiste una garanzia di accessibilità continua su tutto il tracciato. Una telefonata preventiva alla sede chiarisce quale accesso sia praticabile.

Che cos'è il lago di Nazzano

È l'invaso di circa 300 ettari formatosi dopo la costruzione della diga ENEL a Meana fra il 1953 e il 1955. Non è un lago naturale.

Perché la riserva si chiama Nazzano Tevere Farfa

Perché mette insieme il paese di Nazzano, il fiume Tevere e il suo affluente Farfa, i tre elementi che definiscono il territorio protetto.

Quanto è grande la Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

La superficie attuale si aggira sugli 800 ettari, su cinque comuni e due province. Prima dell'ampliamento del 2018 era di circa 700 ettari.

Quali comuni fanno parte della riserva

Nazzano, Torrita Tiberina, Montopoli di Sabina, Fara in Sabina e Castelnuovo di Farfa, fra la Città metropolitana di Roma Capitale e la Provincia di Rieti.

È vero che è la prima area protetta del Lazio

Sì. È stata istituita con la legge regionale 4 aprile 1979 numero 21 ed è la prima area naturale protetta creata dalla Regione Lazio.

Che cos'è la convenzione di Ramsar e perché riguarda questa riserva

È l'accordo internazionale sulle zone umide firmato a Ramsar nel 1971. Il lago di Nazzano vi è stato inserito nel 1977 con decreto del Ministero dell'agricoltura e foreste, per l'importanza dei suoi contingenti di uccelli acquatici.

Quali animali si vedono più facilmente

Germani reali, folaghe, gallinelle d'acqua, aironi cenerini e garzette sono osservabili in quasi ogni visita. Martin pescatore, falco di palude e falco pescatore richiedono più fortuna e più tempo nei capanni.

Ci sono zanzare

Da maggio a settembre sì, in quantità, soprattutto all'alba e al tramonto vicino al canneto. Il repellente non è un optional.

Si può fare il bagno nel Tevere dentro la riserva

No. La balneazione nel fiume non è consentita e sarebbe comunque imprudente per correnti, fondali e qualità delle acque.

Ci sono aree per il picnic

Sì, lungo i percorsi si trovano aree di sosta attrezzate raggiungibili con brevi deviazioni. Nel perimetro della riserva è inoltre presente un agriturismo dove fermarsi a mangiare.

Il Museo del Fiume è compreso nella visita

No, il museo ha ingresso e orari propri. Si trova in Via Mazzini 4 a Nazzano, alla base del castello Savelli; i recapiti sono 0765 332002 e 335 6880515.

Quanto dura l'escursione in battello

Il percorso breve fra Nazzano e Torrita Tiberina dura indicativamente un'ora; esiste una versione più lunga che si spinge verso Sant'Oreste. Le imbarcazioni Airone e Martin Pescatore portano ventitré passeggeri ciascuna e il servizio richiede prenotazione.

La riserva è adatta ai bambini

Molto. Percorsi brevi e pianeggianti, capanni che funzionano come nascondigli, microscopi al Museo del Fiume e aree picnic. L'unica accortezza è non pretendere lunghi silenzi.

Che differenza c'è fra la Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa e le altre oasi del Lazio

Nazzano è una zona umida fluviale di fondovalle, nata da una diga e riconosciuta a livello internazionale, con il vantaggio della vicinanza a Roma. Le riserve dei laghi Lungo e Ripasottile nel Reatino sono lacustri e più estese; le oasi costiere hanno avifauna marina e migratoria diversa. Qui il punto di forza sono gli svernanti e la facilità di accesso.

Si può visitare la riserva in mezza giornata partendo da Roma

Sì, purché si parta presto. Un'ora di viaggio, due ore di sentieri e capanni, un'ora di rientro: si torna a Roma per pranzo. Chi vuole aggiungere museo e borgo deve mettere in conto la giornata intera. Per chi organizza la trasferta per un gruppo, i servizi di accompagnamento e la logistica sono il mestiere della squadra di TourLeaderPro a Roma.

Ci sono visite guidate

Sì, l'ente organizza escursioni, visite guidate e attività di educazione ambientale, in particolare per le scuole. Si prenotano contattando la sede.

Si possono usare i droni

No, non senza autorizzazione, e in una zona di nidificazione il drone è comunque una pratica dannosa: gli uccelli lo percepiscono come un rapace e possono abbandonare il nido.

Come si chiamano i sentieri principali

Il sentiero natura La Fornace, circa un chilometro e mezzo su passerelle di legno, e il sentiero di Meana, circa un chilometro, con torretta di avvistamento. La rete escursionistica comprende inoltre i sentieri CAI 292, 293, 294, 295, 352 con le sue varianti e 391 con le sue diramazioni.

La riserva gestisce anche il Monte Soratte

Sì. Con la legge regionale 22 ottobre 2018 numero 7 la direzione della riserva ha ricevuto in gestione il Parco Naturale del Monte Soratte, prima amministrato dalla Città metropolitana di Roma.

Dove si trova la tomba di Aldo Moro

Nel cimitero comunale di Torrita Tiberina, uno dei comuni della riserva. La sepoltura risale al maggio 1978 e la tomba è di forma sobria.

Esiste una guida in inglese per chi viene dall'estero

Per inquadrare Roma e le sue escursioni in lingua inglese si può partire dalla guida alle cose migliori da fare a Roma di ItalyPlanner, che dedica una parte alle uscite fuori città.

Il mio giudizio sulla Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa

Porto gruppi in questa valle da molti anni e ho visto due tipi di visitatori. Il primo arriva con l'idea della gita domenicale, cammina mezz'ora, fotografa un canneto e conclude che non c'era granché da vedere. Il secondo arriva presto, si siede in un capanno e dopo venti minuti smette di parlare. La differenza fra i due non è l'attrezzatura né la competenza ornitologica: è il tempo che accettano di perdere.

Questo è un posto che non si concede al primo colpo d'occhio e non prova nemmeno a farlo. Non ha una cascata, non ha una vetta, non ha un monumento da cartolina. Ha un fiume rallentato da una diga di settant'anni fa, un canneto, una manciata di aironi sulle cime dei pioppi e una legge del 1979 che ha impedito che diventasse un'altra golena coltivata fino all'argine. Se vi fermate abbastanza da far passare il vostro orologio interno da quello cittadino a quello dell'acqua ferma, ve ne andrete convinti che valga più di posti molto più famosi. Se avete un'ora e la fretta addosso, andate altrove e tornate d'inverno, presto, con il binocolo. Ve lo dico da professionista: questo è uno di quei luoghi che si guadagnano.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

RiassuntoRiserva naturale di Nazzano Tevere Farfa - 00060 Nazzano RM, Italia
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