Fiume Farfa – Nazzano (RM)

La foce del fiume Farfa nel Tevere è dentro la Riserva Naturale Regionale Nazzano, Tevere-Farfa, la cui sede operativa è sulla Strada Provinciale Tiberina al chilometro 28,100, a Nazzano (RM), CAP 00060, telefono 0765 332795, posta info@teverefarfa.it. L'accesso ai sentieri è libero e gratuito, tutti i giorni dall'alba al tramonto, e non serve prenotare per camminare: si prenotano invece le uscite in battello e le visite guidate, che non hanno un orario fisso. Da Roma in automobile si risale la valle del Tevere lungo la Via Tiberina per una quarantina di chilometri, oppure si prende l'A1 in direzione Firenze e si esce a Fiano Romano seguendo poi le indicazioni per Nazzano o per Torrita Tiberina. In treno la linea è la FL1 Roma-Fiumicino-Orte, fermata Poggio Mirteto Scalo, dalla quale partono autobus verso i centri della riserva. Gli accessi sul versante di Nazzano sono l'ingresso di Via del Porto (42.2272033, 12.5958226), il parcheggio di Via del Porto (42.2214328, 12.6012526), l'ingresso di Via Vecchia Fornace (42.2153348, 12.6034401) e l'approdo del battello (42.2267797, 12.6025202); c'è inoltre il parcheggio di Meana, presso gli uffici dell'ente. Sul versante di Torrita Tiberina si entra da Via Montorso (42.2357292, 12.6267294), con parcheggio a due passi (42.2347128, 12.629188), approdo (42.2349506, 12.6292135) e un secondo ingresso in Via del Ponticello (42.2349138, 12.6312896). Cani ammessi al guinzaglio, fuochi vietati fuori dalle aree attrezzate, raccolta di piante e fiori vietata ovunque, pesca sportiva consentita solo nei termini del disciplinare dell'ente. Orari e tariffe del Museo del Fiume di Nazzano cambiano con la stagione: conviene chiedere ai recapiti ufficiali della riserva prima di mettersi in macchina.

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Chi volesse inquadrare il contesto generale trova il quadro della riserva nella pagina dedicata alla Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa; qui si parla del fiume, del suo corso e del punto esatto in cui smette di esistere come Farfa.

Che cosa è il fiume Farfa e perché conta a Nazzano

Il Farfa è un affluente di sinistra del Tevere. Nasce sui rilievi sabini, al margine settentrionale dei Monti Lucretili, dalla riunione di più fossi e dal contributo del sistema sorgivo delle Capore, e finisce la sua corsa poco più di cinquanta chilometri dopo, in un'ansa larga del Tevere fra Nazzano e Torrita Tiberina. Detto così sembra la carta d'identità di un corso d'acqua qualunque. Non lo è per due ragioni molto concrete: la prima è che l'acqua delle sue sorgenti, quasi tutta, non arriva mai alla foce perché viene captata e mandata a Roma; la seconda è che il poco che arriva trasporta sedimenti sufficienti ad aver costruito, negli ultimi settant'anni, gli isolotti su cui oggi nidificano gli aironi.

Il Farfa, in altre parole, è un fiume a cui è stato tolto il corpo e lasciato il mestiere. Continua a fare il lavoro geologico di un fiume, deposita, erode, costruisce banchi di ghiaia, e lo fa con una portata ridotta all'osso. Chi arriva alla foce aspettandosi una confluenza spettacolare resta deluso. Chi ci arriva sapendo che cosa guarda vede una delle lezioni di idrografia applicata più leggibili del Lazio, a quaranta minuti dal Grande Raccordo Anulare.

Il regime del fiume Farfa

Il regime è quasi torrentizio: magre estive severe e piene rapide dopo le piogge autunnali e invernali. L'alveo lo dichiara subito, perché la componente di sassi e ciottoli è largamente prevalente sulle sabbie. Un alveo così è un alveo giovane e mobile, che dopo ogni piena si riorganizza: le barre di ghiaia cambiano posto, i guadi che c'erano l'anno prima si spostano di venti metri, i salici pionieri colonizzano le barre nuove e vengono spazzati via dalla piena successiva. Ai fini della visita questo significa una cosa sola, e vale la pena scriverla in chiaro: il letto del Farfa non è un sentiero. Si percorre con la testa, non per abitudine.

Le acque fredde del fiume Farfa

Le acque del Farfa sono fredde, molto più di quanto ci si aspetti in Sabina ad agosto, perché provengono in larga parte da un sistema carsico profondo e non da deflusso superficiale. Quando la corrente accelera fra i ciottoli, l'inglobamento d'aria produce una schiuma bianchissima che in certe luci fa sembrare l'acqua opaca, quasi lattea. È un fenomeno fisico banale, l'aerazione di una corrente turbolenta su fondo grossolano, e in Sabina ha prodotto nei secoli l'immagine popolare del fiume di latte. La freddezza dell'acqua, unita a rive ampie e ciottolose, ha reso il medio corso del Farfa un luogo di balneazione fluviale conosciuto ben oltre i confini del Lazio. Dentro la riserva, però, valgono le norme dell'ente: il tratto di foce non è una spiaggia e non va trattato come tale.

Il corso del fiume Farfa, dalle sorgenti alla foce

Vale la pena seguirlo per intero, perché il tratto di Nazzano si capisce solo conoscendo quello che il fiume ha attraversato prima.

Le sorgenti e il sistema delle Capore

Le sorgenti che alimentano il ramo principale sono nel territorio di Frasso Sabino, in provincia di Rieti, e portano il nome collettivo di Le Capore. Sono sorgenti carsiche di grande portata, e da qui viene il primo dato che spiega tutto il resto: quell'acqua, in larghissima parte, non scende più nel fiume. Viene captata e immessa nell'acquedotto del Peschiera-Capore, la principale infrastruttura idrica che alimenta Roma. Il nome dell'acquedotto contiene letteralmente il nome del luogo di nascita del Farfa, il che è una delle ironie toponomastiche più eleganti della regione: la Capitale beve il fiume prima che il fiume diventi fiume.

I fossi che formano il fiume Farfa

Il ramo di testata si compone dei fossi che scendono dal versante sabino, fra i quali il Fosso della Mola, noto localmente anche come Rumeano, e il Fosso delle Mole. I due nomi, entrambi costruiti sulla radice della mola, cioè della macina, raccontano da soli la funzione economica che questi corsi d'acqua hanno avuto per secoli: muovere ruote idrauliche. Non è un dettaglio erudito. La toponomastica della valle del Farfa è un catasto mascherato, e chi cammina qui leggendo i nomi dei fossi sa in anticipo dove trovare i ruderi.

I comuni attraversati dal fiume Farfa

Sceso dalla testata, il Farfa bagna Monteleone Sabino, Frasso Sabino, Casaprota, Poggio Nativo, Mompeo, Salisano, Castelnuovo di Farfa, Fara in Sabina e Montopoli di Sabina, dove per un tratto fa da confine amministrativo. Poi entra nella Città Metropolitana di Roma attraversando brevemente i territori di Torrita Tiberina e di Nazzano, e finisce. Cinquanta chilometri scarsi di corso che attraversano l'intera Sabina storica: la stessa che ha dato il nome all'olio, all'abbazia e a mezza toponomastica laziale.

Il Ponte Sfondato di Montopoli

Nel territorio di Montopoli di Sabina, non lontano dalla frazione di Bocchignano, il fiume ha compiuto per millenni un lavoro da manuale di geomorfologia: ha scavato una galleria dentro i depositi fluvio-lacustri quaternari, sabbie e conglomerati cementati, fino a produrre un vero ponte naturale. Si chiamava Ponte Sfondato e il nome, oggi, è la sua epigrafe: l'arco è crollato. Resta il toponimo e restano i fianchi della forra. È il documento più chiaro di che cosa sapesse fare il Farfa quando aveva ancora tutta la sua acqua.

Le dighe e la portata ridotta

Oltre alle captazioni sorgive, sul corso è presente un invaso in territorio di Salisano che sottrae ulteriore acqua quasi a monte. Il risultato, sommato al prelievo delle Capore, è una portata alla foce molto inferiore a quella naturale. Va detto senza drammi e senza reticenze: il Farfa che si vede a Nazzano non è il Farfa storico. È la sua versione amministrata. Capire questo è la differenza fra una passeggiata e una visita.

La foce del fiume Farfa nel Tevere

La confluenza è il punto che dà senso a tutto il resto, ed è anche una delle cinque tappe del sentiero interattivo della riserva, segnalata con il nome che merita: La Foce del Farfa. Ci si arriva dai sentieri di fondovalle, camminando su terreno piatto, e il punto si riconosce prima con l'orecchio che con l'occhio, perché la corrente del Farfa entra rumorosa in un Tevere che qui è invece lentissimo.

Perché il Tevere qui rallenta

Il Tevere, in questo tratto, disegna anse larghe e meandri, e scorre con una lentezza che non ha più nulla di fluviale. La ragione è a valle: la diga costruita dall'ENEL fra il 1953 e il 1955 in località Meana, frazione di Nazzano, ha rialzato il livello e trasformato il corso in uno specchio d'acqua poco profondo di circa trecento ettari, con fondali che oscillano fra i venti e i cento centimetri. Il cosiddetto Lago di Nazzano non è un lago: è un tratto di fiume rallentato. La distinzione conta, perché spiega la temperatura dell'acqua, la torbidità, la vegetazione sommersa e soprattutto la quantità di uccelli.

Gli isolotti costruiti dal fiume Farfa

Quando una corrente veloce entra in un corpo d'acqua fermo, perde di colpo la capacità di trasporto e scarica il suo carico solido. È esattamente quello che il Farfa fa da settant'anni alla propria foce. Le fotografie storiche della riserva documentano la trasformazione con una chiarezza che vale più di qualunque descrizione: nel 1944 l'area mostrava ancora il corso naturale del fiume; nel 1980, un anno dopo l'istituzione della riserva, la zona umida era già formata; nel 2008 gli isolotti erano cresciuti in modo evidente grazie al materiale depositato dal Farfa. Chi guarda la foce sta guardando un cantiere geologico attivo, non un paesaggio finito.

Che cosa si vede davvero alla confluenza

Niente di scenografico, e lo dico per evitare delusioni. Si vede una bocca d'acqua larga pochi metri, una barra di ghiaia chiara, una fascia di salici e pioppi, e al di là lo specchio lento del Tevere con gli isolotti bassi. Il valore è tutto nel funzionamento: è uno dei pochissimi punti del basso corso del Tevere in cui si può osservare a piedi asciutti l'interazione fra un affluente a regime torrentizio e un corpo d'acqua rallentato da uno sbarramento. Nelle mattine di gennaio, con l'acqua ferma e la nebbia bassa, il posto diventa memorabile. Ad agosto a mezzogiorno è una pozza calda con le zanzare. È la stessa foce: cambia l'ora.

Riserva naturale di Nazzano Tevere - Farfa
Riserva naturale di Nazzano Tevere – fiume Farfa

La qualità delle acque del fiume Farfa

Questa è la parte che nessuno racconta e che invece è la ragione per cui il Farfa è studiato più di quanto la sua taglia farebbe pensare.

Il monitoraggio con ACEA Ato 2

Dal 2017 la riserva conduce insieme ad ACEA Ato 2 un programma di monitoraggio della qualità delle acque del Farfa con un obiettivo dichiarato e per nulla generico: verificare gli effetti delle captazioni delle sorgenti delle Capore sull'ecosistema fluviale a valle. Tradotto: si misura che cosa succede a un fiume a cui si toglie l'acqua alla nascita. È una domanda scientifica seria, ed è anche una domanda politica, perché la risposta riguarda il rubinetto di Roma.

Chi misura che cosa

Il programma è distribuito fra enti diversi, ciascuno sul proprio indicatore. La componente ittica è seguita dall'Università di Tor Vergata. Il gambero di fiume, indicatore classico di acque fredde e ben ossigenate, è seguito da ARPA Lazio. Macrofite, macroinvertebrati, diatomee e habitat prioritari sono affidati all'Istituto Superiore di Sanità. Sono quattro finestre diverse sullo stesso corso d'acqua, e messe insieme restituiscono una radiografia che una singola analisi chimica non darebbe mai.

Perché le diatomee dicono la verità

Una considerazione da guida, non da laboratorio. L'analisi chimica di un'acqua fotografa l'istante del prelievo; le comunità biologiche, invece, integrano nel tempo. Le diatomee, alghe unicellulari con guscio siliceo, cambiano composizione a seconda dei nutrienti e della qualità dell'acqua e restano lì come un registratore. Per questo un monitoraggio che le include è molto più difficile da ingannare di uno che si limita ai parametri chimico-fisici. Il fatto che la riserva abbia scelto questa strada dice parecchio sulla serietà dell'ente.

Il gambero della Louisiana e il contenimento

Dal 2019 è attivo, con il CREA di Monterotondo, un piano di monitoraggio e contenimento del gambero della Louisiana, crostaceo alloctono invasivo che nelle zone umide italiane fa danni notevoli a uova di anfibi, vegetazione e argini. Il piano prevede il riutilizzo del materiale prelevato in logica di economia circolare, il che è più intelligente del semplice smaltimento. Chi passeggia lungo i canali di scolo e vede una trappola cilindrica ancorata alla riva ora sa che cos'è, e sa che non va toccata.

Gli altri filoni di ricerca

Sullo stesso territorio lavorano il Censimento Internazionale degli Uccelli Acquatici, uno studio sull'avifauna nidificante e sui rapaci rupicoli, un progetto sulle garzaie e sulle specie aliene, una campagna di fototrappolaggio che ha documentato gatto selvatico e lupo, ricerche sull'erpetofauna e sui molluschi dulciacquicoli condotte dalla Sapienza e dall'Università della Tuscia, uno studio sugli anfibi e sugli insetti dei fontanili curato dal Museo del Fiume di Nazzano, un monitoraggio satellitare delle acque del Tevere con CNR e ASI e uno studio ISPRA sulla sinergia fra le direttive europee Habitat, Acque e Uccelli. Per un fiume di cinquanta chilometri è una mole di attenzione fuori scala.

La vegetazione lungo il fiume Farfa

Gli habitat riconosciuti nel territorio della foce sono quattro e si attraversano quasi tutti in un'ora di cammino: zone umide e canneti, boschi ripariali, boschi misti e prati, e un bosco allagato che è fra i più rari d'Italia.

Il bosco ripariale del fiume Farfa

Lungo gli argini, e in particolare sulla riva destra del Tevere, sopravvive una delle poche formazioni ripariali mature dell'intero basso corso del fiume: pioppi bianchi e neri, allori, ontani e qualche farnia. Detta così sembra una lista. Guardata dal vero è una struttura a tre piani, con le chiome alte dei pioppi, un piano intermedio di ontani e un sottobosco umido, e ogni piano ospita specie diverse. Le cime dei pioppi sono il dormitorio e il nido di garzetta, airone bianco maggiore e airone cenerino, la cui nidificazione qui è documentata.

Il bosco allagato

È l'ambiente più raro e il più difficile da vedere altrove in Italia: un bosco che per buona parte dell'anno ha i piedi nell'acqua. La riserva lo ha reso visitabile con una passerella sopraelevata lunga circa ottocento metri, che è anche la quarta tappa del sentiero interattivo. Camminarci dentro in febbraio, con l'acqua ferma fra i tronchi e il riflesso dei rami, è la cosa più bella che si possa fare in questa riserva, e lo dico avendo accompagnato gruppi qui in tutte le stagioni. In piena estate l'effetto svanisce e resta un bosco umido qualunque.

Il canneto e le piante acquatiche

Il canneto è formato soprattutto da cannuccia di palude e tifa, ed è il filtro biologico dell'intero sistema: trattiene sedimenti, assorbe nutrienti, offre copertura per la nidificazione. Nelle acque ferme, dove il canneto si dirada, compaiono il potamogeto, l'azolla americana e la lenticchia d'acqua, che d'estate può coprire interi specchi di verde brillante. Sui terreni argillosi si trovano la bardana e l'equiseto fra le radici di salici bianchi e rossi. In primavera la fioritura gialla dell'iris di palude segnala le zone più stabilmente allagate; sempre in primavera compaiono gigli di palude e orchidee selvatiche, e con loro le piante aromatiche che portano gli impollinatori.

I boschi misti e i versanti collinari

La valle fluviale, alluvionale, con depositi di argille, sabbie e ghiaie, è delimitata da colline modeste formate da sedimenti di origine marina. Su quei versanti, dove la pendenza è maggiore, dominano le chiome scure del leccio; dove il suolo è più profondo compaiono le querce a foglia caduca, roverella e cerro. Completano il quadro l'albero di Giuda, riconoscibilissimo per la fioritura violacea che precede le foglie, l'orniello, il carpino nero, l'acero campestre, e fra gli arbusti il lentisco, il viburno e la fillirea dai piccoli fiori bianchi e profumati. È un bosco mediterraneo di transizione, non una lecceta pura: la varietà è il suo pregio.

I pesci del fiume Farfa

La fauna ittica è il punto in cui il Farfa si distingue nettamente dal Tevere in cui sfocia, ed è la ragione per cui i biologi lo tengono d'occhio.

Le specie autoctone del fiume Farfa

Nel Farfa sono presenti specie autoctone come il ghiozzo di ruscello e la lampreda. Sono due indicatori pesanti. Il ghiozzo di ruscello vive sul fondo, fra i ciottoli, e non tollera l'interramento dell'alveo; la lampreda ha un ciclo vitale che richiede tratti a substrato fine per gli stadi larvali e acque ben ossigenate per gli adulti. Trovarle entrambe nello stesso corso d'acqua significa che il fiume ha ancora la varietà di fondali di un torrente sano.

Vairone, trota fario e i crostacei

Nel medio corso, in particolare nel tratto delle gole, le acque limpide ospitano il vairone e la trota fario, che dividono il fiume con gamberi e granchi di fiume. La presenza del gambero autoctono è il certificato di qualità più difficile da falsificare che esista in un corso d'acqua italiano: dove arriva l'inquinamento organico, o la peste del gambero, sparisce per primo.

Il contrasto con il Tevere

Nel Tevere, invece, alle specie autoctone si sommano ormai numerose specie alloctone, introdotte nei decenni per pesca sportiva o per rilasci incontrollati. La foce del Farfa è quindi anche un confine ecologico: da una parte un popolamento ancora largamente indigeno, dall'altra un fiume profondamente alterato nella sua comunità ittica. Osservare i due sistemi a dieci metri di distanza è, per chi abbia un minimo di curiosità, molto più istruttivo di qualunque acquario.

Anfibi, rettili e invertebrati del fiume Farfa

Fra gli anfibi si segnalano la salamandrina dagli occhiali, endemismo italiano legato ai ruscelli boschivi puliti, il tritone crestato, il tritone punteggiato e la rana verde. Fra i rettili la testuggine palustre, la natrice dal collare, innocua e acquatica, e nelle fasce più asciutte il biacco, il serpente nero e veloce che chiunque frequenti la campagna laziale ha visto attraversare una strada bianca. Gli invertebrati acquatici, meno vistosi, sono la base della catena: macroinvertebrati bentonici sui ciottoli, libellule sui bordi, e i già citati gamberi e granchi di fiume nei tratti più freschi.

Perché la salamandrina è la specie chiave

La salamandrina dagli occhiali non vive quasi da nessun'altra parte al mondo: è endemica dell'Appennino. Ha bisogno di acqua corrente pulita, fredda e ombreggiata, e depone poche uova attaccate sotto le pietre. È una specie che non perdona. Se c'è, il ruscello è in ordine; se sparisce, qualcosa è cambiato a monte molto prima che se ne accorga l'analisi chimica. Nel sistema del Farfa è segnalata: è una delle notizie migliori che questo fiume possa dare.

Gli uccelli della foce del fiume Farfa

La ricchezza di uccelli è il motivo principale per cui la maggior parte dei visitatori arriva fin qui, e la foce del Farfa è uno dei punti migliori per osservarli perché concentra acqua corrente, acqua ferma, ghiaie scoperte e canneto in poche decine di metri.

I rapaci

Sulla zona umida si osservano il falco pescatore e il nibbio bruno; sulle rive e sui coltivi il falco di palude. Il falco pescatore è quello che vale il viaggio: si ferma in migrazione, staziona su un ramo secco sopra l'acqua e pesca in tuffo, con un gesto che dura meno di due secondi. Sulle pareti rocciose del comprensorio nidificano inoltre rapaci rupicoli, oggetto di uno studio specifico dell'ente, e nel bacino del Farfa a monte sono segnalati il falco pellegrino e il gufo reale.

La garzaia

Dal 2008 nella riserva è attiva una garzaia importante, con centinaia di individui. Una garzaia è una colonia riproduttiva mista di ardeidi, aironi e garzette, installata sugli alberi alti di un'isola o di una fascia ripariale inaccessibile. È un fenomeno rumoroso, maleodorante e straordinario. Che si sia formata proprio sugli isolotti costruiti dai sedimenti del Farfa è la migliore dimostrazione di quanto sia stato detto sopra: il fiume, pur privato della sua portata, ha costruito il substrato di una colonia di centinaia di uccelli.

Gli anatidi e gli svernanti

In inverno lo specchio d'acqua si riempie di anatidi: germano reale, alzavola, fischione e moretta fra i più regolari. Con loro lo svasso maggiore, la folaga e il cormorano, che nella riserva è ormai presenza costante. Il periodo migliore per contarli è gennaio, ed è anche il mese in cui si svolge il censimento internazionale a cui l'ente partecipa. Chi arriva in agosto e si aspetta questo spettacolo torna a casa deluso per un motivo semplice: gli uccelli sono altrove, a nidificare a nord.

Il martin pescatore e la foce

Il martin pescatore è la specie simbolo della confluenza, ed è anche il nome di uno dei due battelli della riserva. Caccia da posatoi bassi sopra l'acqua ferma, il che rende la foce del Farfa uno dei punti più favorevoli per vederlo: acqua limpida in arrivo, acqua calma a valle, rami sporgenti. Non serve fortuna, serve immobilità. Chi si siede su una pietra e aspetta venti minuti in silenzio lo vede quasi sempre; chi cammina parlando non lo vedrà mai.

Gli uccelli del canneto

Nel canneto vivono il cannareccione, dal canto ruvido e ripetitivo che in maggio si sente da duecento metri, la cannaiola, il porciglione, difficilissimo da vedere e facile da sentire, e la gallinella d'acqua. Sono uccelli che si osservano poco e si ascoltano molto: il birdwatching nel canneto è, in buona sostanza, un esercizio di orecchio.

Gli uccelli dei coltivi e dei prati

Le zone coltivate e i pascoli della piana di Nazzano sono territorio di corvidi, ed è lì che si osserva più facilmente l'allodola. Nel bosco misto, di notte, cacciano il barbagianni e altri rapaci notturni, che trovano nei piccoli roditori la preda principale. Il quadro completo, dalla ghiaia del fiume al coltivo, è ciò che rende questo comprensorio molto più ricco di quanto la sua superficie suggerisca.

Le Gole del Farfa - Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa
Le Gole del FarfaRiserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa

I mammiferi lungo il fiume Farfa

Le fototrappole della riserva hanno documentato la presenza di gatto selvatico e, in tempi recenti, del lupo. Sono due notizie che a quaranta chilometri da Roma pesano. Il gatto selvatico non è un gatto domestico inselvatichito: è una specie distinta, con coda tozza ad anelli e pelame grigio bruno, che richiede boschi continui e poco disturbo. Il lupo indica invece che il corridoio ecologico della valle del Tevere funziona ancora, collegando l'Appennino alla campagna romana.

Gli altri mammiferi

Sono presenti volpe, istrice, cinghiale, tasso, donnola e martora, oltre a numerosi piccoli roditori. Nel tratto delle gole, più fresco e boscoso, tasso, volpe, istrice e donnola sono le presenze più segnalate. Nelle acque ferme vive infine la nutria, roditore alloctono di origine sudamericana ormai naturalizzato in gran parte delle zone umide italiane, e la sua presenza non è una buona notizia: scava gli argini e consuma il canneto.

Che cosa si vede davvero, e quando

Diciamolo francamente: di questi mammiferi, a piedi e in pieno giorno, non si vede quasi nulla. Si vedono le tracce. Le impronte di volpe e di cinghiale sul fango delle rive dopo una piena, gli aculei di istrice caduti sui sentieri, le rosicchiature dei roditori sui rami. Chi vuole vedere l'animale deve accettare alba, silenzio e una buona dose di fortuna. Chi si accontenta delle tracce porta a casa molto più di quanto immagina.

Il sentiero interattivo e le cinque tappe del fiume Farfa

La riserva ha allestito un percorso con cinque pannelli informativi collocati nei punti più significativi, ciascuno dotato di codice QR che apre immagini, audio, approfondimenti scientifici e curiosità. Non è un gadget: i contenuti sono seri e cambiano completamente il valore della camminata per chi non ha una guida.

La zona di protezione integrale

Il percorso comincia lungo la strada Alzaia, in una zona di protezione integrale dove la natura è lasciata ai propri ritmi senza interventi. È la tappa che chiede più autodisciplina: si guarda, si ascolta, non si esce dal tracciato.

L'Altana

Punto panoramico affacciato sugli isolotti formatisi negli anni Cinquanta dopo la costruzione della diga. Da qui si capisce a colpo d'occhio la geografia della zona umida: dove il Tevere si allarga, dove il sedimento si è accumulato, dove la vegetazione ha colonizzato. È il punto giusto per un binocolo e mezz'ora di tempo.

La foce del Farfa

La seconda tappa del percorso segnalato sul posto è dedicata proprio al punto in cui il Farfa incontra il Tevere. Il pannello spiega che cosa accade al carico solido quando la corrente rallenta, ed è la chiave di lettura di tutta la riserva.

Il bosco allagato

La passerella sopraelevata di circa ottocento metri attraversa uno degli ambienti più rari d'Italia. È anche il tratto più fotografato e quello in cui conviene fermarsi di più: da fermi, il bosco allagato si popola di suoni che camminando non si sentono.

Il capanno della palude

Ultima tappa, dedicata all'osservazione dell'avifauna. I capanni sono distribuiti anche lungo la Via Alzaia, nei pressi dello specchio d'acqua. Si entra piano, si chiudono le feritoie alle spalle, si aspetta. Se si arriva in dieci parlando, gli uccelli se ne sono già andati.

Il sentiero della Fornace

Fra i tracciati segnalati dall'ente compare anche il sentiero della Fornace, che parte dall'omonimo ingresso di Via Vecchia Fornace, sul versante di Nazzano. È il collegamento più diretto fra il paese e il fondovalle, e il nome ricorda la fornace che sfruttava le argille della piana.

Come si visita il fiume Farfa a Nazzano

I sentieri e la rete CAI

La riserva è attraversata da una rete di sentieri naturalistici e da percorsi CAI adatti a livelli diversi, tutti di fondovalle nel tratto della foce e quindi pianeggianti. Le distanze sono brevi, l'impegno è nullo, e questo rende la zona adatta anche a chi non cammina abitualmente. Quello che serve davvero sono scarpe che possano bagnarsi e, da maggio a settembre, un repellente per gli insetti che funzioni.

Il battello davanti alla foce del fiume Farfa

L'ente dispone di due battelli ecologici, l'Airone e il Martin Pescatore, che partono dalla sede lungo la Tiberina e risalgono lo specchio d'acqua. Vedere la foce del Farfa dall'acqua, e non dalla riva, cambia la prospettiva: si coglie la larghezza dell'ansa, la bassezza dei fondali e la struttura degli isolotti. Le uscite si prenotano sempre in anticipo e non hanno un calendario fisso: sono legate alla stagione, al livello dell'acqua e alla disponibilità del personale.

La bicicletta e i percorsi sugli argini

Gli argini si prestano al cicloturismo, con tracciati pianeggianti e fondo per lo più compatto. È un modo intelligente di coprire in mezza giornata la distanza fra gli accessi di Nazzano e quelli di Torrita Tiberina, che a piedi richiederebbero molto più tempo. A Torrita Tiberina, in Via Cannaro, opera inoltre un centro dedicato agli sport fluviali, con canoa, kayak, dragon boat, biciclette, uscite guidate ed eventi estivi.

Aree picnic e servizi

Nella riserva sono presenti aree attrezzate per la sosta e percorsi fitness. I barbecue sono consentiti soltanto nelle aree attrezzate; accendere fuochi altrove è vietato senza eccezioni, e in una zona umida con canneto secco non è una regola formale ma una questione di sopravvivenza dell'habitat.

Quanto tempo serve

Per la sola foce del Farfa e il tratto di sentiero interattivo che la comprende bastano due ore camminando con calma. Per fare anche il bosco allagato, un capanno e l'Altana serve mezza giornata. Per aggiungere il Museo del Fiume e una visita a Nazzano paese serve la giornata intera. Chi mette in conto anche le Gole del Farfa a monte deve prevedere un secondo giorno: sono a più di quaranta chilometri, in un'altra provincia, e non si liquidano in un pomeriggio.

Il Museo del Fiume di Nazzano

Il Museo del Fiume è il centro di interpretazione dell'intero sistema e funziona da centro visita della riserva. Racconta la storia del Tevere e della riserva attraverso reperti, immagini e installazioni interattive, e non è un museo da mezz'ora: è il luogo in cui si capisce la geologia della valle, il rapporto fra uomo e fiume e il funzionamento della zona umida. Il museo è anche soggetto attivo nella ricerca: cura uno studio sugli anfibi e sugli insetti dei fontanili del territorio, che è esattamente il tipo di lavoro di base su cui si costruisce la conoscenza di un ambiente. Ospita inoltre iniziative culturali durante l'anno. Orari, tariffe e calendario delle aperture vanno chiesti ai recapiti ufficiali della riserva o del Comune di Nazzano, in Via Giuseppe Mazzini 4, telefono 0765 332002.

Perché vale la pena entrarci prima di camminare

Un consiglio che do sempre ai gruppi: il museo va fatto prima del sentiero, non dopo. Chi arriva al bosco allagato sapendo che cos'è una zona umida di importanza internazionale, che cosa sono gli isolotti e perché il Tevere qui non scorre, vede il doppio delle cose. Chi lo visita alla fine, stanco, lo attraversa in venti minuti e non gli serve a nulla.

Le Gole del Farfa, il fiume a monte di Nazzano

Il tratto più spettacolare del fiume non è alla foce: è a metà corso, dove il Farfa si incassa in una forra dai versanti rivestiti di bosco. Quel tratto è tutelato come Monumento Naturale Gole del Farfa, area protetta di 64,48 ettari istituita nel 2007 con decreto del Presidente della Regione Lazio del 21 giugno, numero 428. Ricade nel comune di Mompeo, in provincia di Rieti, ed è gestito dal Comune stesso, telefono 0765 469028. Il quadro completo del monumento è nella pagina dedicata alle Gole del Farfa.

Che cosa si vede nelle gole

Dentro i confini del monumento il corso d'acqua scorre in una gola stretta, con pareti rocciose e copertura forestale continua. È l'ambiente in cui il Farfa mostra ancora il carattere di torrente appenninico: acqua verde e trasparente, pozze, salti, massi. Qui vivono il falco pellegrino e il gufo reale sulle pareti, la rondine montana, il picchio verde e il merlo acquaiolo, che è l'uccello più tipico dei torrenti e si riconosce perché cammina sul fondo sott'acqua controcorrente. Nelle acque, vairone e trota fario con gamberi e granchi di fiume. Nel bosco, leccio, cerro e carpino sui versanti, salici, pioppi e ontani sulle rive.

I sentieri delle gole

Sul comprensorio insistono più tracciati CAI. Il 351E è quello propriamente dedicato alle Gole del Farfa; il 352 percorre la media valle del Farfa; il 352B collega la Granica alla Fonte Cannavina; il 351 disegna l'anello fra Ornaro Alto e Fara Sabina. Non sono passeggiate: sono sentieri di montagna bassa, con tratti esposti e fondo scivoloso quando piove. Chi non ha esperienza vada con una guida o resti sui tratti facili di fondovalle.

I mulini del fiume Farfa

Lungo il fiume, e soprattutto nel tratto delle gole e alla confluenza con il torrente Montenero, sopravvivono i ruderi di antichi mulini ad acqua, testimoni di un'economia idraulica durata secoli. La toponomastica li anticipa, come si è visto: Fosso della Mola, Fosso delle Mole. Erano mulini da grano e frantoi, alimentati da canali di derivazione scavati nel versante, e la loro rovina ha una data precisa nel senso lato del termine: il momento in cui il fiume ha perso la portata necessaria a farli girare e l'energia elettrica ha reso conveniente abbandonare la ruota. Camminare fra quelle pietre è il modo più concreto di capire che un fiume, prima di essere un paesaggio, era un motore.

Tre siti della rete europea

L'area delle gole rientra in siti riconosciuti dall'Unione Europea come Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale. Anche la riserva di Nazzano è dentro la Rete Natura 2000: l'ente gestisce complessivamente quattro siti fra Zone Speciali di Conservazione e Zone di Protezione Speciale, per circa 3.612 ettari.

L'acquedotto del Peschiera-Capore e il fiume Farfa

Questo è il capitolo che spiega perché a Nazzano arriva poca acqua, ed è anche quello che collega il fiume alla vita quotidiana di ogni romano.

Che cosa è il Peschiera-Capore

Il Peschiera-Capore è il grande sistema acquedottistico che alimenta Roma e altri 54 comuni, con una portata erogata dell'ordine dei 14.000 litri al secondo e un'estensione complessiva di circa 130 chilometri. Attinge da due sistemi sorgivi: le sorgenti del fiume Peschiera, in provincia di Rieti, e Le Capore, la cui connessione al sistema risale al 1975.

Quattordicimila litri al secondo

Vale la pena fermarsi su quel numero, perché è difficile da immaginare. Quattordicimila litri al secondo significano una vasca da bagno piena ogni decimo di secondo, ininterrottamente, giorno e notte, da cinquant'anni. È l'ordine di grandezza di un fiume vero. Quando si guarda il filo d'acqua che entra nel Tevere a Nazzano, il confronto è impietoso e istruttivo: la parte grossa del Farfa non è mai in alveo, è in condotta.

Il raddoppio e il futuro del fiume

Sul Peschiera-Capore è in corso un programma di realizzazione di una seconda linea, motivato dall'esigenza di garantire la fornitura alla città di Roma. Che cosa comporterà per il regime del Farfa a valle delle captazioni è esattamente la domanda a cui prova a rispondere il monitoraggio avviato nel 2017 con ACEA Ato 2. Non tocca a una guida turistica dare la risposta; tocca però dire che la domanda esiste, che è seria, e che il posto dove la si può vedere con i propri occhi è la foce del Farfa a Nazzano.

Riserva naturale di Nazzano Tevere - Farfa
Riserva naturale di Nazzano Tevere – Farfa

Il fiume Farfa e i borghi della Sabina

Il fiume dà il nome a un intero comprensorio, e i paesi che lo circondano meritano almeno mezza giornata ciascuno.

Nazzano

Nazzano ha origini romane ma si sviluppa nel Medioevo come punto di controllo strategico sul Tevere, e le sue strutture in pietra e le torri ne conservano la memoria militare. Il borgo è piccolo, compatto, affacciato sulla valle, e dal paese partono sentieri che scendono al fiume con punti panoramici e osservatori naturalistici. Il porto fluviale è il punto di partenza delle escursioni.

Torrita Tiberina

Torrita Tiberina nasce come fortificazione dei monaci di Farfa, e il nome viene dalle torri che ancora oggi ne disegnano il profilo. Si visitano il centro storico con le mura medievali, il Palazzo Baronale, sede di mostre ed eventi, e l'Archivio e Casa Museo di Aldo Moro, dedicato alla memoria dello statista. Sul fiume, il Tevere Point di Via Cannaro organizza attività sportive fluviali.

Montopoli di Sabina e Bocchignano

Montopoli di Sabina è di origine medievale e faceva parte delle terre dell'Abbazia di Farfa. Sorge su una collina fra olivi e querce secolari, a pochi chilometri dal cuore della riserva. Si vedono la Torre Ugonesca, simbolo del paese, il centro storico con chiese ed edifici signorili e il Museo della Civiltà Contadina; in autunno si celebra la Festa dell'Olio Nuovo. La frazione di Bocchignano, arroccata e silenziosa, è uno dei borghi meglio conservati della bassa Sabina.

Castelnuovo di Farfa e Fara in Sabina

A Castelnuovo di Farfa il tema è l'olio, con il museo dedicato; a Fara in Sabina il tema è l'abbazia. L'Abbazia di Farfa, fondazione benedettina di rilievo europeo, è a pochi chilometri dal fiume che le ha dato il nome, ed è la ragione per cui quel nome è finito su una biblioteca, su un archivio e su mezza storiografia medievale italiana.

Che cosa c'è intorno

Nel raggio di mezz'ora di automobile si raggiungono il Monte Soratte, gestito oggi dallo stesso ente della riserva, i borghi tiberini di Filacciano e Civitella San Paolo, e più a est il versante sabino con Montebuono e Collalto Sabino. Verso Roma, sulla Salaria, si passa da Monterotondo. Chi volesse restare sul tema delle zone umide reatine trovi mezza giornata per la Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile, che chiude il quadro delle acque ferme della Sabina.

Come arrivare al fiume Farfa a Nazzano da Roma

In automobile

La via più semplice è l'A1 in direzione Firenze con uscita a Fiano Romano, poi le indicazioni per Nazzano o Torrita Tiberina. L'alternativa panoramica, e a mio parere migliore, è la Via Tiberina: si esce da Roma a nord e si risale la valle per una quarantina di chilometri, attraversando il paesaggio agricolo che il fiume ha costruito. Ci si mette venti minuti in più e si capisce il doppio. I parcheggi sono agli accessi: Via del Porto e Via Vecchia Fornace sul versante di Nazzano, Via Montorso su quello di Torrita Tiberina, più il parcheggio di Meana presso gli uffici dell'ente.

In treno

La linea è la FL1 Roma-Fiumicino-Orte, con fermata a Poggio Mirteto Scalo. Dalla stazione partono autobus verso Nazzano e gli altri centri della riserva. È una soluzione praticabile, ma va organizzata: le coincidenze non sono frequenti come in città e l'ultimo rientro va verificato prima di partire, non dopo.

Quanto ci vuole

Da Roma nord si è alla riserva in tre quarti d'ora scarsi con traffico normale; dal centro, mettendone in conto un'ora. È una delle gite fuori porta più rapide che il Lazio offra, e questo spiega perché nei fine settimana primaverili gli accessi si riempiano. Chi vuole silenzio vada di lunedì.

Quando andare a vedere il fiume Farfa

L'inverno

Da novembre a febbraio la zona umida dà il meglio: acqua alta, anatidi in numero, nebbie mattutine, bosco allagato al massimo del suo effetto e vegetazione spoglia che permette di vedere attraverso. È la stagione che consiglio senza esitazione a chi viene per la prima volta, e a chi porta una macchina fotografica.

La primavera

Marzo, aprile e maggio sono i mesi della fioritura, delle orchidee selvatiche, dell'iris di palude e dei canti nel canneto. Il cannareccione si sente ovunque, la garzaia è in piena attività, la luce è lunga. In compenso arrivano le zanzare e arrivano i gruppi.

L'estate

Luglio e agosto sono i mesi peggiori per la foce: portata minima, acqua calda, uccelli assenti, insetti al massimo. Il Farfa estivo va cercato a monte, nel tratto sabino, dove la balneazione fluviale ha una tradizione consolidata e l'acqua è fredda sul serio. Dentro la riserva, in estate, conviene limitarsi alle prime ore del mattino.

L'autunno

Settembre e ottobre sono la stagione più sottovalutata. Le prime piene rimettono in moto il fiume, i migratori tornano a passare, i colori del bosco ripariale virano e i visitatori sono pochissimi. Se dovessi indicare la settimana perfetta direi la prima di novembre, con la nebbia sul Tevere e le anatre già arrivate.

Il fiume Farfa con i bambini

È una delle mete più adatte ai bambini di tutto il Lazio, per tre ragioni pratiche: i sentieri sono pianeggianti, le distanze sono brevi e c'è sempre qualcosa che si muove. La passerella sul bosco allagato funziona benissimo con i più piccoli, perché camminare sospesi sull'acqua è di per sé un'avventura. I codici QR del sentiero interattivo trasformano la camminata in una caccia al tesoro. Il Museo del Fiume, con le sue installazioni interattive, è pensato anche per loro, e la riserva partecipa al sistema regionale di educazione ambientale con laboratori, visite e attività pratiche per scuole, famiglie e associazioni.

Che cosa portare

Scarpe chiuse che possano infangarsi, un cambio, repellente per insetti da maggio a settembre, acqua, e se possibile un binocolo anche economico: un dieci per venticinque basta a trasformare un airone lontano in un airone vero. Il passeggino regge sui tratti principali di fondovalle ma non ovunque: con un bambino molto piccolo conviene lo zaino porta bimbo.

Le regole spiegate ai bambini

Le tre che funzionano davvero: non si raccoglie niente, nemmeno un fiore; non si corre nei capanni; non si urla. La terza è la più difficile e la più utile, perché è quella che decide se gli uccelli si vedranno o no. Un bambino che dopo dieci minuti di silenzio vede il martin pescatore ha capito il birdwatching meglio di molti adulti.

Accessibilità, regole e buon senso lungo il fiume Farfa

L'accesso è consentito tutti i giorni dall'alba al tramonto. I cani sono ammessi al guinzaglio e, dove richiesto, con museruola. È vietato accendere fuochi all'aperto fuori dalle aree attrezzate. È vietato raccogliere piante, fiori, funghi o prelevare qualunque elemento naturale in ogni parte della riserva. La pesca sportiva è consentita solo secondo il disciplinare ufficiale dell'ente. Chi ha esigenze particolari di accessibilità, o vuole sapere quali tratti siano percorribili con una carrozzina, chieda direttamente alla sede: le condizioni dei fondi naturali cambiano con la stagione e una risposta data a tavolino sarebbe inaffidabile.

Il comportamento nei capanni

Regola che nessun cartello scrive e che ogni birdwatcher conosce: nel capanno si entra in silenzio, si chiudono le feritoie dietro di sé, non si sporge la mano fuori, non si usa il flash, non si parla. Chi arriva per primo ha il diritto di stare al centro, chi arriva dopo si sistema ai lati. Chi tiene il telefono con la suoneria accesa dentro un capanno di osservazione andrebbe cortesemente riaccompagnato al parcheggio.

Volontariato e giornate ecologiche

Ogni anno cittadini, studenti, scout e associazioni partecipano a giornate ecologiche, pulizia dei sentieri, manutenzione dei pannelli e censimenti della fauna; fra le iniziative ricorrenti c'è Puliamo il Mondo con Legambiente. Dal 2025 l'ente accoglie inoltre giovani del Servizio Civile Universale per azioni di tutela e valorizzazione del patrimonio naturale. Chi vive in zona e vuole rendersi utile ha dove farlo.

Gruppi, scuole e visite accompagnate

Domande frequenti su Fiume Farfa, Nazzano (RM)

Dove si trova esattamente la foce del fiume Farfa?

La foce del fiume Farfa si trova nel tratto di Tevere compreso fra Nazzano e Torrita Tiberina, dentro la Riserva Naturale Regionale Nazzano Tevere-Farfa, in Città Metropolitana di Roma. La sede dell'ente è sulla Strada Provinciale Tiberina al chilometro 28,100, a Nazzano (RM), CAP 00060.

Si paga per visitare la foce del fiume Farfa a Nazzano?

No, l'accesso ai sentieri della Riserva Nazzano Tevere-Farfa è libero e gratuito. È previsto un pagamento solo per il Museo del Fiume, il centro visita della riserva che racconta la storia del Tevere e della zona umida attraverso reperti e installazioni interattive.

Come si arriva al fiume Farfa a Nazzano da Roma?

In automobile la via più semplice per raggiungere il fiume Farfa a Nazzano è l'A1 in direzione Firenze con uscita a Fiano Romano, seguendo poi le indicazioni per Nazzano o Torrita Tiberina. L'alternativa panoramica è la Via Tiberina, che risale la valle per una quarantina di chilometri attraversando il paesaggio agricolo costruito dal fiume.

Il fiume Farfa a Nazzano è adatto a una gita con i bambini?

Sì, è una delle mete più adatte ai bambini di tutto il Lazio, perché i sentieri sono pianeggianti, le distanze sono brevi e c'è sempre qualcosa che si muove. La passerella sul bosco allagato funziona benissimo con i più piccoli, perché camminare sospesi sull'acqua è di per sé un'avventura, e i codici QR del sentiero interattivo trasformano la camminata in una caccia al tesoro.

Perché il Lago di Nazzano non è davvero un lago?

Il Lago di Nazzano non è un lago naturale: è un tratto di Tevere rallentato da uno sbarramento costruito dall'ENEL fra il 1953 e il 1955 in località Meana, frazione di Nazzano, che ha rialzato il livello a monte creando uno specchio d'acqua di circa trecento ettari con fondali che oscillano fra i venti e i cento centimetri.

Che animali si possono osservare lungo il fiume Farfa a Nazzano?

Lungo il fiume Farfa a Nazzano si osservano rapaci come il falco pescatore, il nibbio bruno e il falco di palude, oltre a numerosi anatidi svernanti. Fra i mammiferi le fototrappole della riserva hanno documentato la presenza del gatto selvatico e, in tempi recenti, del lupo. Fra i pesci sono presenti specie autoctone come il ghiozzo di ruscello e la lampreda.

Quando è il periodo migliore per visitare il fiume Farfa a Nazzano?

L'inverno, da novembre a febbraio, è il periodo in cui la zona umida del fiume Farfa a Nazzano dà il meglio: acqua alta, anatidi in numero, nebbie mattutine e bosco allagato al massimo del suo effetto. È la stagione consigliata a chi viene per la prima volta e a chi porta una macchina fotografica. La primavera, con marzo, aprile e maggio, è invece il periodo delle fioriture e delle orchidee selvatiche.

Per un gruppo, la differenza fra una giornata riuscita e una giornata sprecata alla foce del Farfa la fa il coordinamento: orari del battello, punti di ritrovo, tempi di percorrenza, gestione del silenzio nei capanni. Chi organizza itinerari fuori porta con gruppi organizzati può appoggiarsi a professionisti dell'accompagnamento turistico, che di questo mestiere vivono, oppure guardare ai servizi su Roma e dintorni per costruire una giornata che tenga insieme la riserva e la Sabina. Per i visitatori stranieri, la logica delle gite in giornata dalla Capitale è raccontata nelle guide inglesi dedicate ai day trips in Italia e alle mete di natura e montagna.

Una curiosità su Fiume Farfa – Nazzano (RM)

Il Farfa è probabilmente l'unico fiume del Lazio il cui luogo di nascita compare nel nome di un'infrastruttura idrica della Capitale. L'acquedotto che disseta Roma e altri 54 comuni si chiama Peschiera-Capore, e Le Capore sono il sistema sorgivo che alimenta il Farfa nel territorio di Frasso Sabino, in Sabina. La connessione di quelle sorgenti al sistema risale al 1975. Da allora, ogni volta che un romano apre un rubinetto, sta bevendo acqua che, senza l'intervento umano, sarebbe scesa lungo la valle del Farfa e sarebbe arrivata nel Tevere proprio qui, a Nazzano.

La conseguenza è un paradosso che vale la pena guardare con i propri occhi. Il sistema eroga nell'ordine dei quattordicimila litri al secondo: una portata da fiume vero. Il Farfa che si vede alla confluenza, in una giornata di agosto, è un filo d'acqua che si attraversa con gli stivali. La parte grossa del fiume esiste ancora, ma scorre dentro centotrenta chilometri di condotte, sotto terra, verso sud.

C'è di più, e riguarda il nome. La stessa parola Farfa indica il fiume, l'abbazia benedettina che fu uno dei centri di potere più importanti dell'Italia medievale, il monumento naturale delle gole e mezza toponomastica della bassa Sabina. Pochi idronimi italiani hanno avuto una fortuna simile. Un corso d'acqua di cinquanta chilometri scarsi ha prestato il proprio nome a una biblioteca monastica di fama europea, a un'area protetta regionale e all'acquedotto della capitale. Chi arriva alla foce pensando di vedere un torrentello minore dovrebbe tenere presente che sta guardando il fiume più citato dell'intera Sabina.

Una cosa che non ti dice nessuno su Fiume Farfa – Nazzano (RM)

Il Lago di Nazzano non è un lago. È un tratto di Tevere rallentato da uno sbarramento, e la differenza non è una pedanteria lessicale: cambia tutto quello che si vede. La diga fu costruita dall'ENEL fra il 1953 e il 1955 in località Meana, frazione di Nazzano, e ha rialzato il livello a monte creando uno specchio d'acqua di circa trecento ettari con fondali che oscillano fra i venti e i cento centimetri. Venti centimetri. In gran parte del cosiddetto lago si camminerebbe.

Quella profondità ridicola è esattamente la ragione della ricchezza ornitologica del posto. Gli aironi guadano, le anatre di superficie arrivano al fondo semplicemente capovolgendosi, la luce raggiunge il substrato e permette alla vegetazione sommersa di crescere, e il canneto colonizza le sponde basse. Un lago profondo dieci metri non avrebbe nulla di tutto questo. La zona umida di Nazzano deve la propria esistenza a un errore di prospettiva collettivo: la si chiama lago, ma è una palude fluviale perfettamente funzionante.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda il ruolo del Farfa in questa storia. Senza il carico solido che l'affluente scarica entrando nell'acqua ferma, gli isolotti non esisterebbero, e senza isolotti non esisterebbe la garzaia che dal 2008 ospita centinaia di ardeidi. Il fiume a cui è stata tolta l'acqua ha costruito, con quel poco che gli è rimasto, il pezzo di territorio più prezioso della riserva. Chi guarda la foce da vicino vede la ghiaia chiara depositata dall'ultima piena: quello è il materiale con cui, fra trent'anni, ci sarà un'isola in più.

Il consiglio che ti do per visitare Fiume Farfa – Nazzano (RM)

Venite in gennaio, all'alba, e mettete in conto il freddo. Non è un consiglio poetico, è una questione di resa. In gennaio l'acqua è alta, gli anatidi svernanti sono al massimo numerico, il bosco è spoglio e si vede attraverso, la nebbia si alza dallo specchio d'acqua e il bosco allagato è davvero allagato. La stessa camminata fatta in agosto a mezzogiorno restituisce un decimo delle cose.

Secondo consiglio, più operativo: il Museo del Fiume prima, il sentiero dopo. Chi arriva alla foce sapendo che cosa succede al carico solido di un affluente quando incontra acqua ferma guarda la barra di ghiaia e capisce; chi non lo sa guarda la stessa barra di ghiaia e vede dei sassi. Il museo è il manuale di istruzioni di questo territorio e costa pochissimo tempo.

Terzo: il battello si prenota, sempre, e con anticipo. L'Airone e il Martin Pescatore non fanno servizio continuo a orario fisso, dipendono dalla stagione e dal livello dell'acqua. Presentarsi alla sede sperando di salire è il modo più efficace per tornare a casa a mani vuote.

Quarto, e me ne assumo la responsabilità: non venite qui per fare il bagno. La balneazione fluviale sul Farfa è una tradizione reale e consolidata, ma riguarda il medio corso sabino, dove l'acqua è fredda e le rive sono ampie e ciottolose. Alla foce, dentro la riserva, l'acqua è ferma, calda e torbida, e vigono le norme dell'ente. Chi confonde le due cose sbaglia fiume e sbaglia quaranta chilometri.

Quinto: portate un binocolo, anche mediocre. In un ambiente dove il novanta per cento di ciò che vale è a duecento metri, il binocolo non è un accessorio da appassionati, è la condizione minima perché la giornata abbia senso.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il Farfa sia un fiume pulito lo sanno tutti in Sabina. Quello che quasi nessuno sa è quanta scienza gli stia addosso. Dal 2017 la riserva conduce insieme ad ACEA Ato 2 un programma di monitoraggio della qualità delle acque del Farfa il cui obiettivo dichiarato è verificare gli effetti delle captazioni delle sorgenti delle Capore. Non è un monitoraggio di routine: è una verifica sul campo delle conseguenze del prelievo idrico che alimenta Roma, condotta su un fiume che quel prelievo lo subisce per intero.

Il programma è ripartito fra istituzioni diverse. La fauna ittica è affidata all'Università di Tor Vergata. Il gambero di fiume, indicatore di acque fredde e ossigenate, ad ARPA Lazio. Macrofite, macroinvertebrati, diatomee e habitat prioritari all'Istituto Superiore di Sanità. Accanto a questo, dal 2019, il CREA di Monterotondo segue il piano di monitoraggio e contenimento del gambero della Louisiana, con riutilizzo del materiale prelevato in logica di economia circolare.

E non finisce lì. Sullo stesso territorio lavorano il censimento internazionale degli uccelli acquatici, studi sull'avifauna nidificante e sui rapaci rupicoli, un progetto sulle garzaie e sulle specie aliene, una campagna di fototrappolaggio che ha documentato gatto selvatico e lupo, ricerche su erpetofauna e molluschi dulciacquicoli della Sapienza e dell'Università della Tuscia, uno studio del Museo del Fiume su anfibi e insetti dei fontanili, un monitoraggio satellitare delle acque del Tevere condotto con CNR e ASI e uno studio ISPRA sulla sinergia fra le direttive europee Habitat, Acque e Uccelli. Per un affluente di cinquanta chilometri è una concentrazione di attenzione scientifica che non ha molti paragoni in Italia centrale. Chi cammina qui cammina dentro un laboratorio a cielo aperto, e farebbe bene a comportarsi di conseguenza.

La foto giusta da fare a Fiume Farfa – Nazzano (RM)

La fotografia che porta a casa questo posto è una sola: la passerella sopraelevata del bosco allagato, presa in controluce all'alba, in gennaio o febbraio, con l'acqua ferma fra i tronchi e i riflessi che raddoppiano i rami. Ottocento metri di camminamento sospeso sopra uno degli ambienti più rari d'Italia, in una luce radente che disegna il vapore sull'acqua. Serve arrivare prima che il sole superi le colline: mezz'ora dopo la stessa scena è banale.

La seconda inquadratura che vale è dall'Altana, il punto panoramico affacciato sugli isolotti nati dopo la costruzione della diga. Da lì si fotografa la geografia, non il dettaglio: l'ansa larga del Tevere, le isole basse, la fascia di canneto, e con un teleobiettivo gli ardeidi sugli alberi della garzaia. È la foto che spiega il funzionamento del luogo a chi non c'è stato.

La terza, la più difficile, è la confluenza vera: il filo del Farfa che entra nel Tevere, con la barra di ghiaia chiara in primo piano. Funziona con tempi lunghi e cavalletto, in modo che l'acqua corrente diventi seta e resti evidente il contrasto con lo specchio immobile a valle. Chi ci riesce ha fotografato, letteralmente, la differenza fra due regimi idraulici.

Due avvertenze da chi ha visto commettere l'errore molte volte. Dentro i capanni di osservazione niente flash, mai, per nessun motivo: si rovina la giornata a tutti e si disturbano gli animali. E sulle rive non si scende fuori dai tracciati per cercare l'angolazione migliore: il substrato è fragile, la vegetazione ripariale è protetta e il rischio di calpestare nidi al suolo in primavera è concreto. La foto migliore si fa stando fermi al posto giusto, non muovendosi al posto sbagliato.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia recente della foce del Farfa è scandita da date precise, e ognuna ha cambiato il paesaggio in modo misurabile.

Il primo documento è una fotografia. Nel 1944 l'area mostrava ancora il corso naturale del fiume, senza zona umida e senza isolotti: il Tevere scorreva e il Farfa entrava in una confluenza ordinaria. È l'unica immagine del paesaggio prima dell'intervento, e la riserva la conserva come termine di paragone.

Fra il 1953 e il 1955 l'ENEL costruì la diga in località Meana, frazione di Nazzano, per scopi idroelettrici. Fu l'atto che cambiò tutto: il rialzo del livello a monte trasformò un tratto di fiume in uno specchio d'acqua di circa trecento ettari, profondo fra venti e cento centimetri, e in pochi anni la zona umida cominciò a formarsi.

Nel 1975 le sorgenti delle Capore furono connesse al sistema acquedottistico del Peschiera-Capore. Da quel momento la portata naturale del Farfa alla foce si ridusse drasticamente, e il fiume assunse la fisionomia che ha oggi.

Nel 1979 la Regione Lazio istituì la riserva naturale per proteggere l'ambiente creatosi dopo la costruzione della diga. È un caso raro e istruttivo: un'area protetta nata per tutelare un ecosistema artificiale, prodotto da un'opera industriale. La zona umida è inoltre riconosciuta di importanza internazionale ai sensi della convenzione di Ramsar.

Nel 1980, appena un anno dopo l'istituzione, la documentazione fotografica mostra la zona umida già formata e gli isolotti in crescita. Nel 2008 lo stesso confronto mostra isole molto più estese, costruite dal materiale depositato dal Farfa, e proprio in quell'anno si insedia la garzaia che oggi ospita centinaia di individui.

Nel 2007, a monte, un decreto del Presidente della Regione Lazio del 21 giugno, numero 428, istituisce il Monumento Naturale Gole del Farfa, 64,48 ettari nel comune di Mompeo: il tratto incassato del fiume entra formalmente sotto tutela.

Nel 2017 parte il monitoraggio della qualità delle acque del Farfa con ACEA Ato 2, nel 2018 la riserva viene ampliata alla sua estensione attuale di circa ottocento ettari su cinque comuni e due province, nel 2019 comincia il piano sul gambero della Louisiana con il CREA di Monterotondo e dal 2025 l'ente accoglie giovani del Servizio Civile Universale. Settant'anni di storia in cui un fiume è stato svuotato, uno sbarramento ha creato una palude e la palude è diventata una delle zone umide più studiate del Lazio.

Chi è passato da Fiume Farfa – Nazzano (RM)

La prima presenza organizzata, e la più duratura, è quella benedettina. I monaci di Farfa controllarono per secoli questo pezzo di valle: Torrita Tiberina si sviluppò nel Medioevo come fortificazione dei monaci di Farfa, e Montopoli di Sabina faceva parte delle terre dell'Abbazia di Farfa. Nazzano, dal canto suo, ha origini romane e crebbe nel Medioevo come punto di controllo strategico lungo il Tevere, con strutture in pietra e torri che ne raccontano ancora la funzione militare. Chi cammina sul fondovalle sta attraversando un territorio che per mezzo millennio fu governato da un'abbazia il cui nome viene dal fiume.

Il Novecento porta una figura diversa: gli ingegneri dell'ENEL che fra il 1953 e il 1955 costruirono la diga di Meana. Non sono nomi che la memoria collettiva conserva, ma il loro lavoro ha modificato questo paesaggio più di qualunque altro intervento umano degli ultimi mille anni. Senza di loro non ci sarebbe la zona umida, non ci sarebbero gli isolotti e non ci sarebbe la riserva.

A pochi chilometri dalla foce, a Torrita Tiberina, si trovano l'Archivio e la Casa Museo di Aldo Moro, dedicati alla memoria dello statista. Il paese conserva questo legame con una delle vicende più drammatiche della storia repubblicana italiana, e chi visita la riserva ha a disposizione, nello stesso comune, un luogo di memoria civile che merita rispetto e una sosta.

Poi ci sono quelli che passano di qui ogni anno e non compaiono in nessuna guida: i ricercatori. L'Università di Tor Vergata sui pesci, ARPA Lazio sul gambero di fiume, l'Istituto Superiore di Sanità su macrofite, macroinvertebrati e diatomee, il CREA di Monterotondo sul gambero della Louisiana, la Sapienza e l'Università della Tuscia su erpetofauna e molluschi, il CNR e l'ASI sul monitoraggio satellitare delle acque del Tevere, l'ISPRA sulle direttive europee. Con loro gli ornitologi del censimento internazionale degli uccelli acquatici, che ogni gennaio contano uno per uno gli anatidi sullo specchio d'acqua.

E infine i volontari. Ogni anno cittadini, studenti, scout e associazioni locali partecipano a giornate ecologiche, pulizia dei sentieri, manutenzione dei pannelli e censimenti della fauna, con Legambiente fra i partner ricorrenti. Se il bosco allagato oggi è attraversabile e i pannelli del sentiero interattivo sono leggibili, lo si deve in buona parte a gente che è passata di qui con un paio di guanti e un sacco, senza che nessuno ne scrivesse il nome da nessuna parte.

Domande veloci su Fiume Farfa – Nazzano (RM)

Dove si trova esattamente la foce del fiume Farfa

Nel tratto di Tevere compreso fra Nazzano e Torrita Tiberina, dentro la Riserva Naturale Regionale Nazzano, Tevere-Farfa, in Città Metropolitana di Roma. La sede dell'ente è sulla Strada Provinciale Tiberina al chilometro 28,100, a Nazzano (RM), CAP 00060.

Si paga per vedere il fiume Farfa a Nazzano

No. L'accesso ai sentieri della riserva è libero e gratuito. Sono a pagamento, e vanno prenotate, le uscite in battello e le visite guidate; il Museo del Fiume ha una propria biglietteria, i cui termini vanno chiesti ai recapiti ufficiali.

Quali sono gli orari di accesso

Tutti i giorni, dall'alba al tramonto. Non ci sono cancelli con orario fisso: il vincolo è la luce.

Serve prenotare per camminare lungo il fiume Farfa

No, per i sentieri non serve. Serve invece per il battello, per le visite guidate e per le attività didattiche con le scuole.

Come arrivo al fiume Farfa da Roma senza automobile

Con la linea ferroviaria FL1 Roma-Fiumicino-Orte fino a Poggio Mirteto Scalo, poi con gli autobus che collegano la stazione ai centri della riserva. Va organizzato in anticipo, verificando le coincidenze e l'ultimo rientro.

Quanto dista il fiume Farfa da Roma

Una quarantina di chilometri lungo la Via Tiberina, poco meno prendendo l'A1 con uscita a Fiano Romano. In condizioni normali si è sul posto in tre quarti d'ora da Roma nord.

Dove si parcheggia

Agli accessi: Via del Porto e Via Vecchia Fornace sul versante di Nazzano, Via Montorso su quello di Torrita Tiberina, più il parcheggio di Meana presso gli uffici dell'ente.

Si può fare il bagno nel fiume Farfa

La balneazione fluviale sul Farfa è una tradizione del medio corso sabino, dove l'acqua è fredda e le rive sono ciottolose. Alla foce, dentro la riserva, l'ambiente è tutt'altro e valgono le norme dell'ente: non è un luogo di balneazione.

Perché l'acqua del fiume Farfa è così fredda

Perché viene in larga parte da sorgenti carsiche profonde e non da deflusso superficiale. La temperatura resta bassa anche in piena estate, ed è una delle ragioni della ricchezza biologica del corso.

Perché il fiume Farfa a volte sembra bianco

Per l'aerazione della corrente: su un fondo di ciottoli, con pendenza e turbolenza, l'acqua ingloba aria e produce una schiuma bianchissima che la rende opaca. Da qui l'immagine popolare del fiume di latte.

Il Lago di Nazzano è un lago naturale

No. È un tratto di Tevere rallentato dalla diga costruita fra il 1953 e il 1955 in località Meana. Copre circa trecento ettari e ha fondali fra i venti e i cento centimetri.

Quanto è grande la riserva

Circa ottocento ettari dopo l'ampliamento del 2018, su cinque comuni, Nazzano, Torrita Tiberina, Montopoli di Sabina, Fara in Sabina e Castelnuovo di Farfa, e due province, Roma e Rieti.

Si possono portare i cani lungo il fiume Farfa

Sì, al guinzaglio, e con museruola dove richiesto. In prossimità dei capanni di osservazione e delle aree di nidificazione il buon senso consiglia di tenerli a distanza.

Si può pescare nel fiume Farfa

La pesca sportiva è consentita soltanto secondo quanto previsto dal disciplinare ufficiale dell'ente, che va consultato prima di presentarsi con la canna.

Si può accendere il fuoco o fare un barbecue

Accendere fuochi all'aperto è vietato. I barbecue sono ammessi soltanto nelle aree attrezzate.

Si possono raccogliere fiori, piante o funghi

No. È vietato raccogliere piante, fiori, funghi o prelevare qualunque elemento naturale in ogni parte della riserva.

Quanto dura la visita alla foce del fiume Farfa

Due ore per la sola confluenza e il tratto di sentiero interattivo che la comprende. Mezza giornata aggiungendo bosco allagato, Altana e un capanno. Una giornata intera con il Museo del Fiume e il borgo di Nazzano.

Qual è il periodo migliore per visitare il fiume Farfa

Da novembre a febbraio per la zona umida e gli uccelli svernanti, marzo e aprile per fioriture e canti, settembre e ottobre per il ritorno dei migratori e la tranquillità. Luglio e agosto sono i mesi meno interessanti alla foce.

Il percorso è adatto ai bambini

Molto. Sentieri pianeggianti, distanze brevi, passerella sopraelevata sul bosco allagato e codici QR lungo il sentiero interattivo che trasformano la camminata in una caccia al tesoro.

È accessibile con una carrozzina

Alcuni tratti di fondovalle sono pianeggianti e regolari, altri hanno fondo naturale che cambia con la stagione. Per una risposta affidabile conviene chiedere direttamente alla sede della riserva prima della visita.

Che uccelli si vedono alla foce del fiume Farfa

Aironi, garzette, cormorani, svassi, anatidi come germano reale, alzavola, fischione e moretta, folaga, martin pescatore, e rapaci come falco pescatore, nibbio bruno e falco di palude. Nel canneto cannareccione, cannaiola, porciglione e gallinella d'acqua.

Che cosa è la garzaia della riserva

Una colonia riproduttiva di ardeidi insediata sugli alberi degli isolotti. È attiva dal 2008 e conta centinaia di individui. Si osserva da lontano, con il binocolo, senza avvicinarsi.

Ci sono capanni di osservazione

Sì, distribuiti lungo la Via Alzaia nei pressi dello specchio d'acqua, e uno costituisce la quinta tappa del sentiero interattivo. Si entra in silenzio e senza flash.

Come funziona il sentiero interattivo

Cinque pannelli nei punti più significativi, ciascuno con un codice QR che apre immagini, audio e approfondimenti. Le tappe sono la zona di protezione integrale, l'Altana, la foce del Farfa, il bosco allagato e il capanno della palude.

Quanto è lunga la passerella del bosco allagato

Circa ottocento metri di camminamento sopraelevato sopra uno degli ambienti più rari d'Italia.

Come si prenota il battello sul Tevere

Contattando l'ente gestore ai recapiti ufficiali. I battelli sono due, l'Airone e il Martin Pescatore, partono dalla sede e non hanno un calendario fisso.

Che differenza c'è fra il fiume Farfa e le Gole del Farfa

Sono lo stesso fiume in due tratti diversi. Le gole sono il tratto incassato di metà corso, tutelato come monumento naturale di 64,48 ettari nel comune di Mompeo, in provincia di Rieti; la foce è il tratto terminale, dentro la riserva di Nazzano, a più di quaranta chilometri di distanza.

Il fiume Farfa ha a che fare con l'Abbazia di Farfa

Sì, per il nome e per la geografia. L'abbazia benedettina è nel territorio di Fara in Sabina, a pochi chilometri dal fiume, e i monaci controllarono per secoli i borghi della valle fino al Tevere.

Perché il fiume Farfa ha così poca acqua

Perché le sue sorgenti principali sono captate e immesse nell'acquedotto del Peschiera-Capore, che alimenta Roma e altri 54 comuni, e perché sul corso insiste un ulteriore invaso in territorio di Salisano.

Si può andare in bicicletta lungo il fiume

Sì, gli argini si prestano al cicloturismo con percorsi pianeggianti. A Torrita Tiberina, in Via Cannaro, opera inoltre un centro per gli sport fluviali con canoa, kayak e dragon boat.

Ci sono aree per il picnic

Sì, la riserva dispone di aree attrezzate per la sosta e di percorsi fitness. I barbecue solo nelle aree attrezzate.

Che cosa si vede al Museo del Fiume di Nazzano

La storia del Tevere e della riserva raccontata con reperti, immagini e installazioni interattive. Il museo cura anche uno studio sugli anfibi e sugli insetti dei fontanili del territorio.

Si può visitare il fiume Farfa in mezza giornata partendo da Roma

Sì, ed è anzi la formula più sensata per una prima volta: partenza presto, due o tre ore sui sentieri, rientro per pranzo. Chi vuole aggiungere museo e borgo metta in conto la giornata intera.

La mia chiusura sul fiume Farfa

Di tutti i posti che si raggiungono da Roma in meno di un'ora, questo è quello che premia di più chi arriva preparato e delude di più chi arriva a caso. Non c'è una cascata, non c'è un castello sull'acqua, non c'è un panorama da cartolina. C'è un fiume a cui è stata tolta quasi tutta l'acqua e che continua, con il poco che gli resta, a costruire isole su cui nidificano centinaia di aironi. Se questa frase vi dice qualcosa, verrete via da Nazzano con una giornata che vi resta addosso. Se non vi dice niente, andate ai Castelli.

Un'ultima cosa, detta da chi accompagna gruppi da molti anni: il valore di questo posto non si misura in chilometri percorsi. Si misura in minuti passati fermi. Sedetevi venti minuti su una pietra alla confluenza, senza parlare, e il posto comincia a funzionare.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoFiume Farfa - Nazzano (RM) - 00060 Nazzano RM, Italia
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