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Gole del Farfa

Il Monumento Naturale Gole del Farfa si trova nel territorio del Comune di Mompeo, in provincia di Rieti, e protegge il tratto di forra scavato dal fiume Farfa fra le colline della Sabina tiberina. L'area protetta copre 64,48 ettari, è stata istituita con il decreto del Presidente della Regione Lazio del 21 giugno 2007, numero 428, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio del 30 luglio 2007, ed è affidata in gestione al Comune di Mompeo, raggiungibile al numero 0765 469028. L'ingresso è libero e gratuito, non esistono biglietteria, tornelli né orari di apertura: si tratta di un ambiente fluviale aperto, non di un sito museale. Il punto di partenza del sentiero segnato che scende nella gola si trova alle coordinate 42.246818, 12.758951, lungo la viabilità minore che dal paese di Mompeo porta verso la valle del Farfa. Da Roma si sale per la via Salaria fino all'altezza di Passo Corese e poi si prosegue per la Sabina interna: la percorrenza in automobile supera abbondantemente l'ora, e l'automobile resta l'unico mezzo realistico, perché il trasporto pubblico su gomma che serve questi paesi non è calibrato su chi arriva per camminare. Un avvertimento che viene prima di ogni descrizione: il sentiero che percorre la forra vera e propria, il CAI 351E, è classificato EEA, cioè escursionismo in ambiente attrezzato. Non è una passeggiata. Chi non ha esperienza di tratti attrezzati, imbrago e casco non deve entrarci, e nessuno deve entrarci con il fiume in piena.

Se cercate un quadro d'insieme della zona, la pagina dedicata alla Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa racconta il tratto di valle a valle delle gole, dove il Farfa incontra il Tevere.

Dove si trovano esattamente le Gole del Farfa

La confusione geografica su questo luogo è più diffusa di quanto meriterebbe. Il Monumento Naturale ricade nel territorio comunale di Mompeo, un paese di poche centinaia di abitanti arroccato a 457 metri di quota, a una trentina di chilometri da Rieti. La gola, però, incide un tratto di valle che confina con i territori di Salisano e di Castelnuovo di Farfa, e la rete escursionistica regionale collega il fondovalle a entrambi i versanti. Ecco perché in rete si leggono indicazioni contrastanti: chi scrive Mompeo ha ragione sul perimetro dell'area protetta, chi scrive Castelnuovo di Farfa si riferisce di solito al punto di accesso scelto per l'escursione ad anello. La formulazione corretta è questa: il Monumento Naturale è a Mompeo, le Gole del Farfa si visitano da più di un versante.

Un chiarimento che conviene fare subito, perché un errore ricorrente manda fuori strada chi imposta il navigatore: Castelnuovo di Farfa, in provincia di Rieti, e Castelnuovo di Porto, sulla Flaminia a nord di Roma, sono due comuni diversi e distanti fra loro. Chi digita il secondo si ritrova sotto la rocca Colonna a quaranta chilometri dalle gole.

Come arrivare alle Gole del Farfa in automobile

Da Roma la via più diretta passa per l'autostrada A1 in direzione Firenze con uscita a Fiano Romano, oppure per la via Salaria fino a Passo Corese. Da lì si imbocca la viabilità provinciale della Sabina in direzione Fara in Sabina e Farfa, si prosegue verso Castelnuovo di Farfa e si sale infine verso Mompeo. L'ultima parte è fatta di strade strette a due sensi, con muretti e curve cieche: chi guida un mezzo largo lo scoprirà negli ultimi chilometri. Il tempo di percorrenza reale da Roma, traffico del raccordo compreso, si aggira attorno all'ora e mezza. Non fidatevi delle stime ottimistiche: la media oraria nella Sabina interna crolla.

Il parcheggio, alle Gole del Farfa, non esiste come struttura. Si lascia l'automobile negli slarghi della strada comunale, in modo da non ostruire il passaggio dei mezzi agricoli, che qui passano davvero e non sono un'ipotesi teorica. Nei fine settimana di maggio e di settembre, quando la valle si riempie, gli spazi finiscono presto. Chi arriva dopo le dieci del mattino in una bella domenica di primavera troverà file di automobili parcheggiate lungo la carreggiata, e non è una bella immagine né una situazione sicura.

Come arrivare alle Gole del Farfa con i mezzi pubblici

Sarò netto: non ci si arriva comodamente. I paesi della Sabina reatina sono serviti da autolinee extraurbane con corse pensate per i residenti, concentrate al mattino presto e nel tardo pomeriggio dei giorni feriali, e la fermata più vicina lascia comunque un tratto a piedi su strada asfaltata senza marciapiede. La linea ferroviaria FL1 arriva a Fara Sabina-Montelibretti, ma da lì al fondovalle del Farfa restano parecchi chilometri. Chi non ha un'automobile ha due strade ragionevoli: unirsi a un'escursione organizzata con accompagnatore, oppure combinare treno e taxi locale prenotato in anticipo. Gli orari delle autolinee vanno verificati sul sito del gestore del trasporto pubblico del Lazio prima di partire, perché cambiano con il calendario scolastico.

Che cosa protegge il Monumento Naturale Gole del Farfa

I monumenti naturali, nell'ordinamento delle aree protette del Lazio, sono la categoria dei piccoli perimetri con un valore specifico e circoscritto: una grotta, una forra, un bosco relitto, una formazione geologica. Non hanno la struttura amministrativa di un parco regionale, e la gestione viene affidata a un ente locale. Nel caso delle Gole del Farfa l'ente gestore è il Comune di Mompeo, e i 64,48 ettari di superficie raccontano bene la natura dell'area: una striscia stretta e allungata che segue il corso d'acqua e sale sui due versanti quanto basta a proteggere la vegetazione rupicola e il bosco che li riveste.

La proporzione va capita per non arrivare con aspettative sbagliate. Sessantaquattro ettari sono meno di un chilometro quadrato. Per confronto, la Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa, poco più a valle, ne conta circa ottocento. Le Gole del Farfa non sono un territorio da esplorare per giorni: sono un episodio geologico e paesaggistico concentrato, che si legge bene in mezza giornata di cammino e che va guardato da vicino, roccia per roccia, salto d'acqua per salto d'acqua.

Il decreto istitutivo delle Gole del Farfa

Il provvedimento è il decreto del Presidente della Regione Lazio numero 428 del 21 giugno 2007, pubblicato sul Bollettino Ufficiale regionale del 30 luglio dello stesso anno, numero 21. Nell'elenco dei documenti normativi che la Regione pubblica per quest'area protetta compare un solo atto, l'atto istitutivo con le eventuali modifiche e integrazioni successive. È un dettaglio che dice qualcosa: l'area vive di un impianto normativo essenziale, e la regolamentazione di dettaglio delle attività passa dal Comune gestore. Chi vuole organizzare un'uscita di gruppo, una ripresa video, un'attività didattica o qualunque cosa esca dalla semplice camminata individuale deve rivolgersi al Comune di Mompeo prima di mettersi in moto.

Chi gestisce le Gole del Farfa e a chi si chiede

Il recapito che la Regione Lazio indica per il Monumento Naturale Gole del Farfa è lo 0765 469028. È un numero comunale, non un ufficio informazioni turistiche con operatore dedicato: chi chiama il lunedì mattina troverà risposta più facilmente che chi chiama il sabato pomeriggio. Vale la pena usarlo per due domande precise, che nessuna pagina web può risolvere in anticipo: come è messo il sentiero dopo le ultime piogge, e se ci sono limitazioni temporanee all'accesso. Sono le uniche due informazioni che cambiano di settimana in settimana e che fanno la differenza fra un'uscita riuscita e una giornata da dimenticare.

Le Gole del Farfa - Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa
Le Gole del Farfa, il tratto di forra scavato dal fiume nella Sabina reatina

La sicurezza alle Gole del Farfa: quello che va letto prima di partire

Metto questo capitolo prima della parte bella, e lo faccio con intenzione. Le Gole del Farfa sono un ambiente di forra, e le forre hanno regole proprie che non somigliano a quelle di un sentiero di crinale. Le tre cose che fanno male qui sono la roccia bagnata, l'acqua che sale in fretta e la sopravvalutazione delle proprie capacità. Non aggiungo drammi: aggiungo il dato ufficiale, che è più eloquente di qualunque avvertenza generica.

Il sentiero CAI 351E delle Gole del Farfa è classificato EEA

Nella rete escursionistica regionale il percorso che porta il nome esatto del luogo, il CAI 351E Gole del Farfa, è schedato dalla Regione Lazio con difficoltà EEA. La sigla, nella scala del Club Alpino Italiano, indica escursionismo in ambiente attrezzato: un itinerario che presenta passaggi protetti da cavi, catene o infissi fissi, da affrontare con casco, imbracatura e set da ferrata, e con la tecnica per usarli. Non è un dettaglio burocratico. È la differenza fra un percorso su cui si porta un bambino di otto anni e un percorso su cui non si porta.

I numeri del tracciato aiutano a capire perché una difficoltà tecnica alta convive con una lunghezza modesta: 2,7 chilometri, 120 metri di dislivello in salita e 150 in discesa, un'ora e quaranta minuti di percorrenza indicata. Meno di tre chilometri in quasi due ore significa che il tempo non lo consuma la distanza, lo consumano i passaggi. Chi legge soltanto la riga dei chilometri e conclude che si tratta di una passeggiata breve ha capito male la scheda.

La posizione è semplice. Chi non ha mai fatto una via ferrata non deve affrontare il 351E da solo e non deve affrontarlo in gruppo improvvisato. Ci sono due alternative serie: rivolgersi a un accompagnatore di media montagna o a una guida ambientale escursionistica che lavori su questo tratto, oppure scegliere uno degli altri percorsi della zona, classificati E, che consentono di vedere la valle del Farfa senza entrare nei passaggi attrezzati. Non c'è nessuna vergogna nella seconda scelta. C'è invece parecchia stupidità nell'entrare in una forra con le scarpe da ginnastica perché in una fotografia sembrava facile.

L'acqua delle Gole del Farfa cambia tutto

Il Farfa ha un regime quasi torrentizio. Significa che la portata oscilla in modo violento fra i mesi secchi e i mesi piovosi, e che una pioggia intensa a monte può gonfiare il corso d'acqua anche quando nella gola il cielo è sereno. Dentro una forra questo comportamento è pericoloso per un motivo geometrico: le pareti ravvicinate non lasciano vie di fuga laterali, e il livello sale in verticale. La regola che si applica in tutti gli ambienti di questo tipo vale anche qui: non si entra in forra con pioggia in corso, con pioggia prevista nelle ore successive o dopo giorni di precipitazioni abbondanti, e non si valuta la situazione guardando il cielo sopra la testa ma il bacino a monte.

C'è poi il fattore meno spettacolare e più frequente: la roccia levigata. I fondi calcarei modellati dall'acqua diventano scivolosi in modo sorprendente, e i tratti coperti di alghe o di muschio umido non perdonano. Le suole lisce qui non tengono. Serve una calzatura da trekking con tassellatura profonda, e serve la consapevolezza che una caduta in questo contesto non produce una sbucciatura ma una frattura in un posto dove l'ambulanza non arriva e dove il telefono prende male.

Si può fare il bagno alle Gole del Farfa

Questa è la domanda che ricevo più spesso, ed è quella su cui conviene essere prudenti. Il fiume Farfa è noto in tutto il Centro Italia per le sue acque fredde e per le pozze che si formano lungo il corso, e da decenni ci sono punti della valle frequentati d'estate da chi cerca frescura. Dentro il perimetro del Monumento Naturale, però, valgono le disposizioni dell'ente gestore, e non tutti i tratti del fiume Farfa sono equivalenti sotto il profilo delle regole e della sicurezza. Il comportamento corretto è chiedere al Comune di Mompeo, rispettare la cartellonistica sul posto e non considerare implicito nulla.

Due osservazioni che aggiungo per esperienza, e che valgono in qualunque punto del corso. La prima: l'acqua del Farfa è fredda anche ad agosto, e i tuffi in acqua fredda dopo ore di sole producono ogni estate incidenti da congestione in tutta Italia. La seconda: nelle pozze di forra il fondo non si vede e cambia forma dopo ogni piena, per cui saltare da una roccia dentro una pozza è un gesto che chi conosce questi ambienti non fa mai. Guardare, camminare, immergere i piedi: tutto ragionevole. Tuffarsi al buio: no.

Il telefono, il soccorso e il buonsenso

La copertura della rete mobile nelle gole è discontinua, e questo va messo nel conto. Le tre precauzioni minime sono sempre le stesse e costano poco: lasciare detto a qualcuno dove si va e a che ora si prevede di rientrare, portare una torcia frontale anche per un'uscita diurna, uscire dalla forra con largo anticipo sul tramonto, perché sul fondo di una gola buia prima che altrove. Il numero unico per le emergenze è il 112. Chi ha il dubbio di trovarsi su un tratto oltre le proprie capacità torni indietro finché tornare indietro è ancora facile: in ambiente attrezzato il punto di non ritorno arriva sempre prima di quanto sembri.

Il fiume Farfa, protagonista delle Gole del Farfa

La gola non si capisce senza il fiume che l'ha scavata, e il Farfa merita un capitolo per conto suo. È uno degli affluenti di sinistra più importanti del Tevere in territorio reatino, nasce nei Monti Lucretili dalla confluenza del Fosso della Mola, detto anche Rumeano, e del Fosso delle Mole, e riceve il contributo delle sorgenti chiamate Le Capore, nel territorio comunale di Frasso Sabino. Il suo alveo è dominato dalla componente di sassi e ciottoli, segno di un corso d'acqua che lavora per trasporto e non per deposito fine.

Le sorgenti delle Capore e l'acquedotto che disseta Roma

Qui si trova uno dei nodi che spiegano il Farfa di oggi. Le acque delle sorgenti Capore sono in gran parte captate e convogliate nell'acquedotto Peschiera-Capore, l'infrastruttura che rifornisce la Capitale. Il nome dell'acquedotto porta dentro quello della sorgente del Farfa, e il risultato idrologico è che la portata del fiume risulta oggi molto inferiore a quella naturale. A questo si aggiunge la diga costruita a Salisano, che intercetta l'acqua quasi alla fonte.

La conseguenza, per chi cammina, è concreta e va detta senza retorica ambientalista: il Farfa che si vede nelle gole è un fiume ridotto rispetto a quello che ha scavato la forra. Le pareti, le marmitte e i gradoni di roccia raccontano una portata storica che non c'è più. Quando si guarda un salto d'acqua modesto incassato dentro una gola larga, si sta leggendo la differenza fra il fiume che modellò quella roccia e il fiume che ci passa adesso. È una lezione di geografia che vale l'uscita da sola.

I paesi bagnati dal Farfa

Il fiume attraversa un rosario di comuni della Sabina interna: Monteleone Sabino, Frasso Sabino, Casaprota, Poggio Nativo, Mompeo, Salisano, Castelnuovo di Farfa, Fara in Sabina e Montopoli di Sabina, dove per un tratto segna il confine amministrativo. Poi scende brevemente nei territori di Torrita Tiberina e Nazzano, già nella Città Metropolitana di Roma, e lì termina la sua corsa nel Tevere.

È un elenco che vale la pena leggere con una carta davanti, perché disegna esattamente la Sabina che i romani conoscono poco: paesi di crinale, uliveti terrazzati, valli strette. La frazione di Bocchignano, nel comune di Montopoli, è uno dei borghi più integri di tutto il bacino e si abbina bene a una giornata nelle gole.

Il Ponte Sfondato, la meraviglia perduta del Farfa

Nel territorio di Montopoli di Sabina il Farfa scavò nei secoli un ponte naturale dentro i depositi fluvio-lacustri quaternari, sabbiosi e conglomeratici, della valle. Era il cosiddetto Ponte Sfondato, un arco di roccia prodotto dall'erosione, e oggi risulta distrutto. Lo cito perché serve a inquadrare il comportamento di questo fiume: il Farfa non si limita a incidere, sa perforare e sa costruire architetture naturali. Le Gole del Farfa sono l'episodio superstite e visitabile di quella stessa capacità.

Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa
Il fiume Farfa nel tratto verso Nazzano, poco prima della confluenza nel Tevere

Come si è formata la forra delle Gole del Farfa

La gola è il risultato di un'incisione fluviale: il corso d'acqua ha eroso il substrato lungo linee di debolezza, approfondendo il letto più rapidamente di quanto i versanti riuscissero ad arretrare. Il risultato è una valle a V strettissima, con pareti che si alzano vicine e con un fondo occupato per intero dal fiume. In questa parte della Sabina il paesaggio dominante è fatto di colline modellate su sedimenti teneri, e l'apparizione improvvisa di una forra rocciosa dentro un panorama di uliveti e seminativi è quello che rende il luogo memorabile.

Marmitte, gradoni e salti d'acqua

Le forme che si osservano sul fondo sono quelle classiche dell'erosione torrentizia. Le marmitte, chiamate anche marmitte dei giganti, sono cavità cilindriche scavate nella roccia dal movimento rotatorio di ciottoli trascinati dalla corrente: l'acqua fa girare il sasso, il sasso lima la roccia, e in decenni si forma una vasca perfettamente tornita. Sono la firma dei torrenti a forte energia, e nelle Gole del Farfa se ne trovano lungo tutto il tratto inciso.

Accanto alle marmitte si leggono i gradoni: la roccia cede a blocchi lungo i piani di frattura e il fiume scende per salti successivi invece che su un profilo continuo. Ogni salto produce una pozza a valle, scavata dall'urto dell'acqua. È il motivo per cui, risalendo la gola, si incontra una sequenza di vasche e cascatelle invece di un unico spettacolo isolato. Chi arriva aspettandosi una cascata monumentale sul modello della Cascata delle Marmore resterà deluso: qui la bellezza è seriale e minuta, va cercata a pochi metri di distanza e premia chi cammina piano.

Il fiume che diventa bianco

Una particolarità del Farfa che merita di essere raccontata riguarda il colore delle sue acque. Per via del letto costituito essenzialmente da ciottoli e della notevole impetuosità della corrente, in certe circostanze il torrente assume una colorazione quasi bianca, prodotta dall'inglobamento dell'aria e dalla spuma che ne deriva, al punto da sembrare un fiume di latte. Il fenomeno si osserva nelle fasi di portata sostenuta, quando l'acqua accelera fra i massi e si carica di bolle.

Vale la pena capirlo, perché è anche un indicatore. Un Farfa spumeggiante è un Farfa con energia, e un fiume con energia dentro una forra è un fiume con cui non si scherza. La stessa immagine che fa la fotografia più bella è quella che consiglia di restare sul sentiero alto.

I sentieri delle Gole del Farfa e della media valle

La rete escursionistica ufficiale intorno alle Gole del Farfa è più ricca di quanto si immagini, e conoscerne i quattro tracciati principali permette di scegliere quello giusto per le proprie gambe invece di improvvisare. I dati che seguono sono quelli pubblicati dalla Regione Lazio nel catalogo degli itinerari delle aree protette.

CAI 351E, il sentiero delle Gole del Farfa

È il percorso che porta il nome del monumento naturale ed è il più impegnativo: 2,7 chilometri, 120 metri di salita, 150 di discesa, un'ora e quaranta di percorrenza, difficoltà EEA. Parte dalle coordinate 42.246818, 12.758951. È il tracciato che entra nella forra e che richiede attrezzatura e competenza da ambiente attrezzato. Per un escursionista allenato e abituato alle ferrate rappresenta la parte più intensa della giornata; per chiunque altro è il tratto da guardare dall'alto e da rimandare.

CAI 352, Media Valle del Farfa

Questo è il grande percorso di riferimento per chi vuole vedere l'ambiente del Farfa senza passaggi attrezzati: 13 chilometri, 180 metri di dislivello positivo e 450 negativo, difficoltà E, circa quattro ore e mezza. Parte da via Pantani, in prossimità della centrale idroelettrica di Farfa, e termina sulla strada vicinale dei Campi di Mompeo. Lungo il tracciato si incontrano pannelli informativi su fauna e flora e un'area attrezzata per la sosta; acqua potabile è disponibile alla fontana degli uffici della riserva. Il periodo consigliato dalla Regione è settembre, ottobre, aprile e maggio: una raccomandazione seria, che tiene conto sia del caldo estivo sia del fondo scivoloso invernale.

Il dislivello negativo molto superiore a quello positivo dice una cosa pratica che spesso si trascura: il 352 è un percorso in discesa netta, non un anello. Chi lo affronta deve avere risolto in anticipo il problema del rientro, con due automobili o con qualcuno che venga a prendere il gruppo all'arrivo. È l'errore organizzativo più comune su questo itinerario.

CAI 352B, da Granica a Fonte Cannavina

Un raccordo di 5,5 chilometri con 255 metri di salita e 65 di discesa, difficoltà E, circa due ore. Parte da via Mirtense, in località Granica, e arriva a Fonte Cannavina, collegando il 352 con il 351. Tocca il tratto delle Gole del Farfa e passa nei pressi dei Carpeni, del ponte romano di Mompeo e della chiesa della Natività di Maria. Lungo il tracciato si trovano pannelli su fauna e flora e punti di ristoro fra agriturismi e trattorie locali; il periodo suggerito è la primavera fra aprile e maggio o l'autunno fra settembre e ottobre. È l'opzione che consiglio a chi vuole una mezza giornata equilibrata, con un po' di storia e un po' di fiume.

CAI 351, la traversata lunga della Sabina

Il 351 è un itinerario di ampio respiro: 29 chilometri, 1055 metri di salita e 700 di discesa, difficoltà E, dodici ore di percorrenza. Parte da Ornaro Alto, alle coordinate 42.272982, 12.854591, e arriva alle Sterparelle passando per Montenero Sabino, le Gole del Farfa, Castelnuovo di Farfa, l'Abbazia di Farfa e Fara Sabina. Dodici ore significano che non è un itinerario giornaliero per la maggior parte delle persone: si spezza in due tappe, oppure se ne percorre una sezione. Ha il pregio di cucire in un unico filo la natura della forra e la storia monastica della Sabina, che sono i due motivi per cui si viene quassù.

L'anello classico intorno alle Gole del Farfa

Fra le escursioni proposte nel circuito delle aree protette del Lazio compare un anello di circa dieci chilometri con dislivello attorno ai 350 metri, difficoltà E, durata indicativa di sei ore comprese le soste. Il tracciato combina la discesa verso il fiume, i resti delle antiche mole lungo il corso d'acqua, gli antichi ponti e un boschetto di alberi ricoperti di licheni, e si chiude con una passeggiata nei vicoli del paese. Sei ore per dieci chilometri sono un rapporto che dice tutto: il terreno è lento, le soste sono frequenti, e chi punta il cronometro sbaglia gita.

Le Gole del Farfa - Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa
Le pareti e le pozze delle Gole del Farfa lungo il corso del fiume

Le mole, i ponti e l'archeologia dell'acqua nelle Gole del Farfa

La forra non è mai stata un luogo vuoto. Un corso d'acqua veloce, dentro una valle stretta, per secoli è stato prima di tutto energia, e la valle del Farfa porta i segni di un'economia idraulica che oggi si legge come archeologia industriale. Le mole, cioè i mulini ad acqua, si allineavano lungo il fiume dove il salto era sufficiente a muovere una ruota.

La Mola Naro Patrizi

Fra i ruderi che si incontrano lungo il corso del Farfa il più citato è quello del mulino ad acqua noto come Mola Naro Patrizi. Il nome unisce due casate che hanno contato molto da queste parti: i Naro, marchesi di Mompeo, e i Patrizi, famiglia romana con vastissimi possedimenti nella Sabina. Un mulino con il nome dei signori del luogo dice esattamente che cosa era il molino d'acqua nell'economia di antico regime: un impianto signorile, un monopolio, una fonte di reddito che passava per le mani di chi possedeva il corso d'acqua. I contadini portavano il grano, il mulino tratteneva la sua quota.

Dei ruderi oggi restano murature, tracce di canalizzazioni e gli invasi che convogliavano l'acqua. Guardateli con attenzione: il tratto in muratura che corre parallelo al fiume, quando si riesce a distinguerlo fra i rovi, è il canale di derivazione, la parte più intelligente di tutto l'impianto. Senza quel canale il mulino non avrebbe avuto né la quota né la portata costante necessarie a lavorare.

La centrale idroelettrica di Farfa

L'ultimo capitolo di questa storia idraulica è la centrale idroelettrica di Farfa, che la Regione Lazio indica come punto di riferimento per la partenza del sentiero 352, all'altezza di via Pantani. Il passaggio dal mulino alla turbina è il passaggio dal Medioevo al Novecento senza cambiare risorsa: sempre lo stesso fiume, sempre lo stesso salto, un rendimento diverso di parecchi ordini di grandezza. Poi è arrivata la captazione dell'acquedotto e la partita si è spostata altrove, verso Roma.

Il ponte romano di Mompeo e gli antichi ponti sul Farfa

Fra i punti di interesse segnalati lungo il sentiero 352B compare il ponte romano di Mompeo. È uno di quei manufatti che nella Sabina si incontrano senza cartelli e senza folla, e che raccontano come la viabilità antica risolvesse il problema di attraversare una valle incisa. Accanto a questo, gli itinerari delle gole citano genericamente antichi ponti lungo il percorso: strutture di epoche diverse, ricostruite e rimaneggiate, che servivano ai mulini, ai pastori e ai collegamenti fra i paesi dei due versanti. Attraversarne uno a piedi, con il Farfa che rumoreggia sotto, è uno dei momenti migliori dell'escursione.

La flora delle Gole del Farfa

La vegetazione della gola si organizza per fasce, e riconoscerle rende la camminata molto più interessante. Sul fondo, a contatto con l'acqua, domina la vegetazione ripariale; sui versanti si sviluppa il bosco; sulle pareti rocciose sopravvive una flora rupicola specializzata, che vive di poco suolo e di molta umidità.

Il bosco dei versanti

Entro i confini del monumento naturale il corso d'acqua scorre in una gola dai versanti rivestiti di bosco. Le specie segnalate sono il leccio, il cerro e il carpino, una combinazione che racconta bene la doppia natura climatica di questi luoghi: il leccio è una specie mediterranea sempreverde, che occupa i versanti caldi e ripidi, mentre il cerro e il carpino appartengono al bosco caducifoglio delle quote più fresche e dei versanti in ombra. In una gola profonda i due mondi si toccano nel giro di poche decine di metri, perché il versante esposto a sud e quello esposto a nord ricevono quantità di sole radicalmente diverse.

Salici, pioppi e ontani lungo il fiume Farfa

Sulle rive crescono salici, pioppi e ontani. Sono le tre specie che in Italia formano quasi ovunque il bosco ripariale, e ognuna ha una funzione. Il salice consolida le sponde con un apparato radicale fittissimo e ricaccia dopo ogni piena; il pioppo cresce in fretta e sfrutta la disponibilità d'acqua; l'ontano sopporta il suolo saturo e ospita nelle radici batteri capaci di fissare l'azoto atmosferico, arricchendo un terreno che il fiume dilava di continuo. Una fascia ripariale integra è ciò che tiene insieme una sponda: quando la si taglia, il fiume comincia a mangiarsi il terreno.

Gli alberi barbuti delle Gole del Farfa

Fra i motivi di interesse dell'escursione ad anello viene segnalato un boschetto di alberi che i frequentatori chiamano barbuti, per via dei licheni che ne rivestono rami e tronchi fino a farli sembrare coperti di barbe grigie. Il fenomeno ha una spiegazione precisa e una conseguenza felice: i licheni fruticosi che assumono questo portamento pendulo hanno bisogno di umidità atmosferica costante e sono estremamente sensibili all'inquinamento dell'aria, tanto da essere usati come bioindicatori. Un bosco barbuto, in altre parole, è la prova visibile che in quella valle si respira bene. Il paragone con le foreste delle fiabe nordiche viene naturale, ma il dato biologico è più interessante della suggestione letteraria.

La fauna delle Gole del Farfa

L'elenco faunistico segnalato per l'area protetta è quello tipico di un ambiente di forra con acque pulite, ed è sorprendentemente ricco per una superficie di sessantaquattro ettari. Vale la pena leggerlo per gruppi.

Gli uccelli delle Gole del Farfa

In questo territorio si trovano il falco pellegrino e il gufo reale, due rapaci che scelgono le pareti rocciose per nidificare e che nella gola hanno esattamente l'habitat che cercano. Il pellegrino è il predatore diurno più veloce d'Europa in picchiata e caccia altri uccelli in volo; il gufo reale è il più grande rapace notturno europeo e ha bisogno di cenge inaccessibili. Trovare entrambi in una forra di poche decine di ettari è la conferma che le pareti sono davvero verticali e davvero indisturbate.

Accanto a loro sono segnalati la rondine montana, che caccia insetti radente alle rocce, il picchio verde, la cui risata sonora è il richiamo più riconoscibile dei boschi italiani, e il merlo acquaiolo. Quest'ultimo è l'animale che consiglio di cercare con più insistenza: un passeriforme tozzo, marrone scuro con il petto bianco, capace di camminare sul fondo del torrente sott'acqua per cercare larve, contrastando la corrente con le ali. Vive soltanto su acque limpide, veloci e ossigenate. Vederlo significa che il fiume è sano.

Anfibi, pesci e invertebrati del Farfa

Nelle acque del Farfa sono segnalati la salamandrina dagli occhiali, il vairone e la trota fario, insieme a gamberi e granchi di fiume. La salamandrina dagli occhiali merita una nota: è un anfibio endemico dell'Italia peninsulare, non esiste in nessun altro paese al mondo, e depone le uova in acque correnti fredde e pulitissime. Il vairone è un ciprinide di torrente, la trota fario è la trota autoctona dei corsi d'acqua appenninici, e il gambero di fiume è l'indicatore di qualità per eccellenza, perché scompare al primo peggioramento chimico.

Tradotto: la lista delle specie segnalate nel Farfa è un bollettino di buona salute ambientale. Quando un fiume ospita contemporaneamente salamandrina, gambero e merlo acquaiolo, chi lo studia smette di fare analisi e si fida degli animali.

I mammiferi delle Gole del Farfa

Fra i mammiferi sono segnalati il tasso, la volpe, l'istrice e la donnola. Sono tutte specie schive e in gran parte notturne: la probabilità di incontrarle di giorno è bassa, la probabilità di trovarne le tracce è alta. L'istrice lascia aculei lungo i sentieri e scavi caratteristici ai piedi delle radici; il tasso apre gallerie con cumuli di terra all'ingresso e latrine scavate a poca distanza; la volpe lascia impronte allineate e un odore inconfondibile vicino alle tane. Camminare guardando il terreno, in una giornata alle Gole del Farfa, restituisce molto più di quanto restituisca camminare guardando l'orizzonte.

Le lucciole di giugno

Fra le iniziative che l'area protetta ha ospitato compare un'escursione serale dedicata alle lucciole, con partenza alle venti e rientro verso le ventitré, costruita intorno alla domanda di come questi insetti producano la loro luce e di dove vivano. L'indicazione è preziosa per il visitatore: significa che nella valle del Farfa la popolazione di lucciole è ancora consistente. La bioluminescenza dei coleotteri lampiridi serve al corteggiamento, richiede prati e margini boschivi non trattati e sparisce dove arrivano i pesticidi e l'illuminazione artificiale. Una valle piena di lucciole a inizio estate è un privilegio che nell'hinterland romano si è quasi perso.

Mompeo, il paese che custodisce le Gole del Farfa

Chi arriva alle Gole del Farfa e riparte senza salire in paese perde metà della giornata. Mompeo è un centro abitato gradevole, posto a 457 metri di altitudine e a circa trenta chilometri da Rieti. Secondo la tradizione locale sarebbe sorto dove un generale romano di nome Gneo Pompeo edificò la sua villa residenziale, e da quel nome deriverebbe quello dell'abitato. Va presa per quello che è, cioè una tradizione erudita di origine toponomastica e non un dato archeologico documentato: le etimologie che spiegano un paese con un personaggio famoso vanno quasi sempre maneggiate con le pinze. Resta che il nome è antico e che la Sabina di età romana era fittamente punteggiata di ville.

Il periodo di massimo splendore di Mompeo cade nel Seicento, sotto il dominio dei marchesi Naro di Roma. A quella stagione appartengono i monumenti principali del paese: il Palazzo Baronale Orsini-Naro, la chiesa parrocchiale della Natività di Maria Santissima e la porta di accesso al centro storico. Il palazzo è l'elemento che colpisce di più, perché in un borgo di queste dimensioni una residenza signorile barocca introduce una scala urbanistica inattesa: una famiglia romana che investe qui, in un feudo della Sabina, e ci porta il linguaggio architettonico della Capitale.

Il collegamento con il fiume è diretto e passa proprio dal nome della mola che si incontra lungo il corso d'acqua. I Naro, signori di Mompeo, e i Patrizi possedevano il salto d'acqua, e il mulino portava il loro nome. Il paese in alto, il mulino in basso, la stessa famiglia su entrambi: è la geografia del potere feudale sintetizzata in un pomeriggio di cammino.

Una giornata a Mompeo dopo le Gole del Farfa

Il giro del centro storico richiede meno di un'ora. Consiglio di farlo alla fine, con gli scarponi ancora addosso, all'ora in cui la luce si abbassa sugli uliveti. I vicoli sono stretti, in gran parte in pendenza, e la vista si apre a tratti sulla valle. Non ci sono grandi servizi turistici, e questo è precisamente il punto: chi cerca la Sabina cerca posti dove il turismo non ha ancora riscritto la scenografia.

Dalle Gole del Farfa alla Riserva Nazzano Tevere-Farfa

Il Farfa, dopo aver inciso la sua forra, prosegue verso ovest e finisce nel Tevere. Nel punto di confluenza si trova un'altra area protetta, molto più grande e di natura completamente diversa, che vale la pena conoscere perché completa il racconto del fiume: la Riserva naturale regionale Nazzano Tevere-Farfa, istituita con legge regionale del 4 aprile 1979 numero 21 e considerata la prima riserva naturale regionale d'Italia. Copre circa ottocento ettari nei territori di Nazzano, Torrita Tiberina, Montopoli di Sabina, Fara in Sabina e Castelnuovo di Farfa. La sede si trova in via Tiberina al chilometro 28,100, a Nazzano, telefono 0765 332795, con indirizzo di posta elettronica info@teverefarfa.it.

La riserva nacque dopo la costruzione della diga di Meana e la formazione del Lago di Nazzano, cioè dall'allagamento di un tratto di valle tiberina che produsse una zona umida artificiale poi diventata un habitat di rilievo internazionale per l'avifauna. È un caso raro di natura nata da un'opera idraulica.

La morfologia della valle tiberina

Il paesaggio della riserva è definito dalla morfologia del Tevere, che in questo tratto scorre lentamente formando ampie anse e meandri. La valle fluviale, tipicamente alluvionale con depositi di argille, sabbie e ghiaie, è delimitata da colline di modeste dimensioni costituite da sedimenti di origine marina. Il contrasto con le Gole del Farfa è totale e istruttivo: là un fiume veloce che incide la roccia, qui un fiume lento che deposita e divaga. Vedere i due ambienti nella stessa giornata è la migliore lezione di geografia fluviale che si possa fare nel Lazio.

Gli uccelli acquatici del Lago di Nazzano

La ricca presenza di uccelli nell'ambiente lacustre costituisce uno dei motivi di maggior interesse per i visitatori. Oltre agli anatidi come il germano reale, l'alzavola, il fischione e la moretta, si osservano lo svasso maggiore, la folaga, il martin pescatore e rapaci come il falco di palude e il falco pescatore. Sono specie che in gran parte si vedono nella stagione fredda, quando la zona umida accoglie i migratori svernanti: il periodo migliore per il birdwatching qui è l'inverno, l'esatto contrario del periodo migliore per camminare nella forra.

Il canneto e le sue specie

Il canneto, costituito prevalentemente dalla cannuccia di palude e dalla tifa, è talvolta impreziosito dalla gialla fioritura dell'iris di palude, mentre sui terreni argillosi si trovano la bardana e l'equiseto fra le radici di salici bianchi e rossi. È il regno di moltissimi uccelli come il cannareccione, la cannaiola, il porciglione e la gallinella d'acqua, ma anche della nutria, mammifero alloctono di origine americana naturalizzatosi da alcuni decenni in molte zone umide italiane. La nutria merita una precisazione onesta: è una specie introdotta, sfuggita agli allevamenti da pelliccia, e il suo scavo indebolisce gli argini. È simpatica da guardare e problematica da gestire.

Dove il canneto si dirada, nelle zone con acqua stagnante, si osservano il potamogeto, l'azolla americana e la lenticchia d'acqua dalle minuscole foglie tondeggianti. Questo habitat è molto importante per la riproduzione di pesci, insetti e anfibi come il tritone punteggiato e la rana verde.

Campagne, argini e bosco ripariale

Le zone coltivate e i pascoli dell'ampia piana di Nazzano sono frequentati prevalentemente da corvidi, e sono anche i luoghi dove è più facile osservare l'allodola, il tasso e rettili come il biacco. Sugli argini del fiume, in particolare sulla riva destra, sopravvive uno dei pochi lembi di bosco ripariale dell'intero basso corso del Tevere, formato da pioppi bianchi e neri, allori, ontani e qualche farnia. Le cime di questi alberi rappresentano un ottimo rifugio per la garzetta, l'airone bianco maggiore e l'airone cenerino, di cui è stata documentata la nidificazione.

I versanti collinari sulla valle del Tevere

Sui versanti che si affacciano sulla valle tiberina si riconoscono le chiome scure del leccio, soprattutto dove il pendio è più acclive, e le querce a foglia caduca come la roverella e il cerro. Contribuiscono a formare questo bosco di elevato interesse naturalistico l'albero di Giuda, riconoscibile per le vivaci fioriture violacee primaverili, l'orniello, il carpino nero, l'acero campestre, oltre a specie arbustive come il lentisco, il viburno e la fillirea dai piccoli fiori bianchi e profumati. In questo ambiente boschivo è stata documentata la presenza dell'istrice, della martora, del gatto selvatico e di numerosi piccoli roditori, prede preferite del barbagianni e di altri rapaci notturni.

I sentieri della riserva e gli avvisi in corso

La rete escursionistica della riserva comprende undici itinerari segnati, fra cui l'Anello di Meana, il CAI 292, percorribile in una ventina di minuti, il Sentiero della Fornace, CAI 293, di circa un'ora e quaranta, e il breve CAI 352D che collega le Piscine di Farfa al Castelluzzo. Il Museo del Fiume a Nazzano funziona da centro di interpretazione dell'ecosistema fluviale. Un avviso da tenere presente per chi programma una visita: sulla Strada Alzaia risulta disposta una chiusura temporanea al transito pedonale per rischio di dissesto, comunicata dall'ente gestore nel febbraio 2026. Prima di incamminarsi su quel tratto conviene chiamare la sede della riserva.

L'area del Farfa, fra la forra e la confluenza, ricade inoltre in siti della rete Natura 2000 riconosciuti a livello europeo, con la doppia designazione di zona speciale di conservazione e zona di protezione speciale. È la ragione formale per cui certe attività, dai prelievi alle manifestazioni, richiedono autorizzazioni specifiche.

Riserva naturale di Nazzano Tevere - Farfa
La Riserva naturale di Nazzano Tevere-Farfa, dove il Farfa confluisce nel Tevere

Una curiosità su Gole del Farfa

La curiosità più bella di questo luogo riguarda il nome del fiume e l'acqua che esce dai rubinetti di Roma. Le sorgenti che alimentano il Farfa sono quelle chiamate Le Capore, nel territorio di Frasso Sabino, e da quelle sorgenti prende nome uno dei due tronchi dell'acquedotto Peschiera-Capore, l'infrastruttura che rifornisce la Capitale. In altre parole: il fiume che ha scavato le Gole del Farfa e l'acqua che un romano beve a colazione hanno la stessa origine geologica. Il nome della sorgente è dentro il nome dell'acquedotto.

La conseguenza è quasi paradossale e nessuno la racconta ai visitatori. La portata del Farfa risulta oggi molto inferiore a quella originale, perché la sua acqua viene prelevata e convogliata verso Roma, e a monte la diga di Salisano ne intercetta una parte quasi alla fonte. Chi cammina dentro le Gole del Farfa sta osservando una forra scavata da un fiume che non c'è più nelle sue dimensioni storiche. La roccia porta la firma di portate che oggi non passano di lì: quelle portate ora scorrono in un tubo, sotto la Sabina, verso i serbatoi della città.

C'è un secondo livello di curiosità, per chi ama le coincidenze toponomastiche. Il nome Capore, alla lettera, rimanda a una testa d'acqua, cioè a una scaturigine. I romani antichi avevano una sensibilità fortissima per questo tipo di nomi, e l'intero sistema idrico della città, dall'Anio Vetus in poi, è stato costruito risalendo alle teste delle sorgenti appenniniche. Le Gole del Farfa, in questo senso, appartengono a una storia lunghissima: quella di una città che da duemilatrecento anni va a cercare l'acqua in Sabina. La differenza è che nell'antichità l'acqua arrivava per gravità dentro condotti di muratura, e oggi arriva dentro un acquedotto industriale, ma il gesto è lo stesso. Vale la pena pensarci mentre si ascolta il rumore del Farfa fra le rocce: il fiume che si sente è quello che è rimasto.

Una cosa che non ti dice nessuno su Gole del Farfa

Quello che non viene detto quasi mai, e che invece dovrebbe essere la prima riga di ogni pagina su questo luogo, riguarda la classificazione tecnica del sentiero. Nel catalogo ufficiale degli itinerari delle aree protette del Lazio il percorso intitolato Gole del Farfa, il CAI 351E, porta la sigla EEA: escursionismo in ambiente attrezzato. Non E, non T. EEA. È la categoria che il Club Alpino Italiano riserva agli itinerari con tratti protetti da cavi e infissi metallici, da percorrere con casco, imbracatura e set da ferrata.

Il motivo per cui questa informazione circola poco è semplice e un po' scoraggiante: il tracciato è lungo appena 2,7 chilometri con 120 metri di dislivello, e questi numeri finiscono nelle schede divulgative senza la sigla di difficoltà accanto. Chiunque legga tre chilometri scarsi pensa a una passeggiata dopo pranzo. La percorrenza ufficiale, un'ora e quaranta, dovrebbe già insospettire: un'ora e quaranta per 2,7 chilometri significa una media di poco più di un chilometro e mezzo all'ora, cioè il passo di chi supera ostacoli, non di chi cammina.

C'è una seconda cosa che non viene detta e che riguarda l'organizzazione della giornata. Il grande itinerario della media valle, il CAI 352, perde 450 metri di quota e ne guadagna soltanto 180: parte dalla centrale idroelettrica e arriva alla strada vicinale dei Campi di Mompeo. Non è un anello. Ogni anno decine di gruppi lo affrontano senza pensare al rientro e si ritrovano a dodici chilometri dall'automobile, alle sei del pomeriggio, in una valle dove il taxi non esiste. La navetta tra i due capi va risolta prima di partire, con due automobili o con qualcuno che venga a recuperare il gruppo. È un dettaglio logistico banale che rovina più escursioni di qualunque difficoltà tecnica.

Il consiglio che ti do per visitare Gole del Farfa

Il consiglio è uno solo e vale più di tutti gli altri messi insieme: scegliete il percorso in base a quello che sapete fare davvero, non in base a quello che avete visto in una fotografia. Le Gole del Farfa offrono quattro tracciati ufficiali con difficoltà molto diverse, e solo uno richiede competenze da ambiente attrezzato. Il CAI 352B, cinque chilometri e mezzo di difficoltà E con 255 metri di salita, tocca il tratto delle gole, passa vicino al ponte romano di Mompeo e alla chiesa della Natività di Maria, e si chiude in due ore. È l'itinerario da consigliare alla grande maggioranza di chi chiede delle gole: dà il senso del luogo, si fa in mezza giornata e non chiede niente che non sia un paio di scarponi seri.

Sulla stagione sono altrettanto netto. La Regione indica come periodi consigliati settembre, ottobre, aprile e maggio, e sottoscrivo senza riserve. Luglio e agosto qui sono la scelta peggiore: caldo, portata minima, vegetazione che chiude le visuali e affollamento nei punti d'acqua. L'inverno ha il problema opposto, cioè fondo scivoloso e giornate corte. La primavera resta la finestra migliore in assoluto, perché il fiume ha ancora acqua, il bosco non ha chiuso del tutto la volta e le fioriture dell'albero di Giuda accendono i versanti di viola.

Il terzo pezzo di consiglio riguarda l'orario. Partite presto, ma non prestissimo. Dentro una gola stretta il sole arriva tardi, e prima delle nove e mezza del mattino il fondovalle resta in ombra profonda: si cammina al freddo e si fotografa male. La finestra ideale, in primavera, va dalle dieci alle quattro del pomeriggio. Dopo le cinque la luce se ne va dal fondo e conviene essere già risaliti. Una regola: in forra si esce con un'ora di margine, non con dieci minuti.

Ultima raccomandazione, la più pratica. Portate acqua con voi. La fontana segnalata dalla Regione si trova alla sede degli uffici lungo il 352 e non lungo tutti i percorsi, i punti di ristoro sono agriturismi e trattorie dei paesi, non chioschi lungo il fiume, e l'acqua del torrente non si beve. Due litri a testa in primavera, tre in estate.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto è questo: il Farfa, in certe condizioni, diventa bianco. Per via del suo letto costituito essenzialmente da ciottoli e della notevole impetuosità della corrente, le acque del torrente possono assumere una colorazione quasi bianca, dovuta alla spumosità che si crea fra i massi, al punto da sembrare un fiume di latte. Nella zona lo sanno tutti, ed è un dettaglio che chiunque abbia visto il Farfa in piena ricorda. Fuori dalla valle, invece, non lo cita quasi nessuno.

Il meccanismo fisico è quello dell'aerazione: la corrente veloce urta gli ostacoli, ingloba aria e produce una schiuma bianca di microbolle che riflette la luce in tutte le direzioni. Non c'è nulla di chimico e nulla di inquinante. È la stessa ragione per cui la neve, che è ghiaccio trasparente, appare bianca: superfici numerosissime che diffondono la luce.

Il secondo fatto risaputo e poco citato riguarda la temperatura. Le acque del Farfa sono particolarmente fredde, e per questa frescura, insieme alla presenza di ampie sponde a ciottoli, in estate il torrente è diventato un luogo di balneazione noto in tutto il Centro Italia. La notorietà è antica e non ha niente a che vedere con i social network: intere generazioni di famiglie della Sabina e del reatino hanno passato agosto su queste ghiaie. Va però distinto il fiume nel suo complesso dal perimetro del Monumento Naturale, dove valgono le disposizioni dell'ente gestore e dove non ogni tratto è equivalente. Prima di programmare una giornata in acqua conviene sentire il Comune di Mompeo allo 0765 469028 e leggere la cartellonistica sul posto.

C'è infine un terzo elemento che sorprende chi arriva da Roma: l'area del Farfa è compresa in siti riconosciuti dall'Unione Europea nell'ambito della rete Natura 2000, con designazione sia come zona speciale di conservazione sia come zona di protezione speciale. Una valletta della Sabina che un romano medio non sa collocare sulla carta gode di uno status di tutela europea. Non è una formalità: è la ragione per cui certe cose qui non si possono fare.

La foto giusta da fare a Gole del Farfa

La fotografia che funziona alle Gole del Farfa non è la panoramica. Una forra stretta, vista da lontano, sparisce dentro il verde dei versanti e produce immagini piatte in cui non si capisce niente. La fotografia giusta è quella ravvicinata su un salto d'acqua, fatta con tempi lunghi.

Il motivo tecnico lo conoscono i fotografi di paesaggio e lo spiego per chi non lo sa: su un corso d'acqua veloce, un tempo di posa fra mezzo secondo e due secondi trasforma la corrente in una massa setosa e continua, staccandola dalla roccia immobile. Serve un treppiede, perché a mano libera è impossibile, e in pieno giorno serve un filtro a densità neutra per tagliare la luce in eccesso. Chi non ha nessuna delle due cose ha una scappatoia onesta: appoggiare la macchina su un masso stabile e usare l'autoscatto per evitare il micromosso della pressione sul pulsante.

Il secondo soggetto forte sono le marmitte, le vasche cilindriche scavate dai ciottoli in rotazione. Vanno fotografate dall'alto, con un riferimento di scala dentro l'inquadratura, altrimenti chi guarda non capisce se la cavità misura venti centimetri o due metri. Un cappello, uno scarpone, una mano sul bordo: basta poco.

Il terzo soggetto è quello che consiglio a chi viene in primavera e che nessuno pensa a cercare: gli alberi coperti di licheni, i cosiddetti alberi barbuti del boschetto lungo il percorso. Con una luce laterale del mattino e uno sfondo scuro, quelle barbe grigio-verdi diventano uno spettacolo grafico. Un'avvertenza: mettete la macchina fotografica in uno zaino impermeabile e non appoggiatela mai sulle rocce bagnate vicino all'acqua. Ogni anno qualcuno si porta a casa un obiettivo pieno di acqua del Farfa e una giornata rovinata. E una raccomandazione di metodo: la fotografia non giustifica mai uno spostamento su terreno instabile. Nessuna immagine vale una caviglia rotta in fondo a una gola.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di questo tratto di valle si misura in secoli di lavoro sull'acqua più che in battaglie e date celebri, e conviene raccontarla per passaggi.

Il primo passaggio documentato in modo solido è quello feudale. Il Seicento è il secolo in cui Mompeo conosce il suo periodo di massimo splendore sotto il dominio dei marchesi Naro, famiglia romana, e a quella stagione risalgono il Palazzo Baronale Orsini-Naro, la chiesa della Natività di Maria Santissima e la porta del centro storico. Nello stesso periodo il controllo del corso d'acqua produce l'impianto che ancora oggi dà il nome ai ruderi lungo il fiume, la mola indicata come Mola Naro Patrizi. Il possesso di un salto d'acqua, in quell'economia, valeva quanto il possesso di un feudo agricolo.

Il secondo passaggio è industriale e riguarda l'arrivo dell'elettricità. La centrale idroelettrica di Farfa, che la Regione Lazio indica come riferimento per l'imbocco del sentiero 352, segna il momento in cui l'energia del fiume smette di far girare macine e comincia a produrre corrente. È il salto tecnologico che ha cambiato tutta l'Italia appenninica fra fine Ottocento e primo Novecento, e qui lo si può toccare con mano.

Il terzo passaggio è quello idraulico, e ha cambiato il fiume più di ogni altro evento. La costruzione della diga a Salisano e la captazione delle sorgenti Capore dentro l'acquedotto Peschiera-Capore hanno ridotto in modo netto la portata del Farfa. Il fiume che scorre oggi nella forra è il residuo di un corso d'acqua ben più potente, e la scelta di dare priorità all'approvvigionamento idrico della Capitale è uno degli episodi meno noti e più incisivi della storia ambientale del Lazio.

Il quarto passaggio riguarda la valle a valle delle gole, e porta una data precisa: 1979. Con la legge regionale del 4 aprile 1979, numero 21, nasce la Riserva naturale Nazzano Tevere-Farfa, considerata la prima riserva naturale regionale d'Italia. È un primato che il Lazio si porta dietro da quasi mezzo secolo e che riguarda proprio il fiume di cui parliamo, nel punto in cui si getta nel Tevere.

Il quinto e ultimo passaggio è la tutela della forra: il decreto del Presidente della Regione Lazio numero 428 del 21 giugno 2007, pubblicato sul Bollettino Ufficiale il 30 luglio dello stesso anno, istituisce il Monumento Naturale Gole del Farfa su 64,48 ettari e ne affida la gestione al Comune di Mompeo. Ventotto anni separano la riserva della confluenza dal monumento della forra: due pezzi dello stesso fiume, protetti a distanza di una generazione.

Chi è passato da Gole del Farfa

Il personaggio che dà più lustro a questa valle è anche il più antico, e la citazione è riportata dalla documentazione della Regione Lazio: il fiume Farfa è quello decantato da Ovidio nelle Metamorfosi. Publio Ovidio Nasone, nato a Sulmona nel 43 avanti Cristo e morto in esilio a Tomi attorno al 17 dopo Cristo, nel poema che raccoglie il repertorio mitologico del mondo antico inserisce anche i fiumi dell'Italia centrale, e il corso d'acqua della Sabina entra in quella geografia poetica. Per un torrente di provincia è una patente di nobiltà letteraria che pochi possono esibire.

La seconda presenza è legata alla tradizione locale più che alla documentazione: il paese di Mompeo sarebbe sorto dove un generale romano di nome Gneo Pompeo edificò la propria villa residenziale, e dal suo nome deriverebbe quello dell'abitato. Lo riporto come tradizione, perché tale risulta nella descrizione ufficiale del borgo, e non come fatto archeologico accertato. Va comunque detto che la Sabina di età romana era piena di ville di senatori e di generali, e che il fondovalle del Farfa, fresco d'estate e ricco d'acqua, era esattamente il tipo di posto che un romano benestante cercava.

La terza presenza è quella dei marchesi Naro, famiglia romana che nel Seicento domina Mompeo e ne firma i monumenti: il palazzo baronale che oggi porta il doppio nome Orsini-Naro, la chiesa parrocchiale, la porta del centro storico. Accanto a loro compaiono i Patrizi, altra casata romana con interessi nella Sabina, e il mulino sul Farfa conserva entrambi i nomi. Sono i signori che hanno lasciato la traccia materiale più visibile in tutta la valle.

La quarta presenza è collettiva e monastica. A pochi chilometri dalle gole, lungo il tracciato del sentiero CAI 351, si trova l'Abbazia di Farfa, uno dei grandi centri benedettini dell'Europa medievale, e il borgo di Farfa che le cresce attorno. Per secoli i monaci hanno governato terre, acque e strade di questa parte di Sabina, e il nome del fiume e quello dell'abbazia sono la stessa parola. Chi vuole capire il rapporto fra la comunità monastica e il territorio trova nelle pagine dedicate all'abbazia e al borgo il racconto che qui non ripeto.

La quinta presenza, infine, è quella degli escursionisti e dei naturalisti che dagli anni Settanta in poi hanno costruito il riconoscimento di questo luogo: i soci del Club Alpino Italiano che hanno tracciato e numerato i sentieri 351, 351E, 352 e 352B, e gli operatori delle aree protette che accompagnano le uscite serali dedicate alle lucciole. Non sono nomi che finiscono nei libri di storia, ma senza di loro la forra sarebbe rimasta un posto di cui parlano soltanto quattro paesani.

Quando andare alle Gole del Farfa

Il calendario, qui, conta quanto la preparazione. La Regione indica per gli itinerari della valle i mesi di aprile, maggio, settembre e ottobre, e l'indicazione ha ragioni precise che vale la pena esplicitare.

La primavera alle Gole del Farfa

Aprile e maggio sono i mesi migliori in assoluto. Il fiume conserva ancora la portata delle piogge invernali, il bosco si sta riaprendo e la fioritura violacea dell'albero di Giuda punteggia i versanti. Le temperature nel fondovalle restano fresche anche a metà giornata, il che rende piacevole una camminata che in estate sarebbe faticosa. È anche il periodo in cui gli anfibi sono attivi e in cui la salamandrina dagli occhiali frequenta le acque correnti.

L'estate alle Gole del Farfa

Luglio e agosto sono il periodo di massima frequentazione e di minima soddisfazione escursionistica. La portata scende ai minimi, i salti d'acqua perdono forza, la vegetazione chiude le visuali e i punti d'acqua accessibili si riempiono. Se dovete venire d'estate, venite di mattina presto e in giorno feriale, e considerate l'idea di cambiare obiettivo: la valle del Farfa a giugno, con le lucciole, offre una serata migliore di quanto offra un pomeriggio di agosto.

L'autunno e l'inverno

Settembre e ottobre sono la seconda finestra buona: le prime piogge rimettono acqua nel torrente, il bosco cambia colore e il caldo si ritira. Da novembre a marzo il discorso cambia: giornate corte, fondo scivoloso, foglie marce sulle rocce, piene possibili. Un escursionista esperto può fare cose bellissime anche in inverno, ma il margine di errore si riduce e l'ingresso in forra è sconsigliabile. In compenso è la stagione giusta per la parte bassa del sistema, cioè per il birdwatching sul lago di Nazzano, dove svernano anatidi e rapaci acquatici.

Le Gole del Farfa con i bambini

Domanda seria, risposta netta: dentro la forra attrezzata i bambini non ci vanno. Il CAI 351E è classificato EEA e non è un ambiente per minori non addestrati, punto. Chi porta i figli, però, ha alternative valide nella stessa giornata.

La prima è il tratto di media valle lungo il 352 o il 352B, su fondo escursionistico normale, scegliendo una sezione breve e tornando indietro sullo stesso percorso. I pannelli didattici su fauna e flora installati lungo i tracciati funzionano bene con i bambini dai sei anni in su, e l'area attrezzata per la sosta risolve il problema del pranzo. La seconda alternativa è il Museo del Fiume a Nazzano, pensato proprio per far capire l'ecosistema fluviale, abbinato a una passeggiata sugli argini con i capanni di osservazione. La terza è il borgo di Mompeo, che con i suoi vicoli e il palazzo baronale regge mezz'ora di curiosità infantile.

Un consiglio: con bambini piccoli il rapporto fra chilometri e soddisfazione crolla. Meglio tre chilometri fatti bene, con due soste lunghe sul fiume a girare i sassi in cerca di larve, che dieci chilometri di marcia. Alle Gole del Farfa il valore è nel dettaglio, e i bambini nel dettaglio sono più bravi degli adulti.

Accessibilità delle Gole del Farfa

Va detto con franchezza: il Monumento Naturale Gole del Farfa non è un ambiente accessibile a persone con ridotta mobilità. Si tratta di sentieri su terreno naturale, con tratti rocciosi, radici, fondo irregolare e, nella forra, passaggi attrezzati. Non esistono percorsi pavimentati né passerelle nel perimetro dell'area protetta.

Chi ha esigenze di accessibilità trova risposte migliori a valle, nella Riserva Nazzano Tevere-Farfa, dove esistono percorsi pianeggianti sugli argini, un centro visite e strutture di osservazione, e dove alcuni tratti sono percorribili con più facilità. Anche lì, però, conviene telefonare prima allo 0765 332795 per farsi descrivere le condizioni reali del tracciato, tenendo conto della chiusura temporanea della Strada Alzaia comunicata dall'ente gestore. Una telefonata di tre minuti evita una trasferta inutile di due ore.

Domande frequenti su Gole del Farfa

Dove sono esattamente le Gole del Farfa?

Il Monumento Naturale Gole del Farfa ricade nel territorio del Comune di Mompeo, in provincia di Rieti, nella Sabina, a una trentina di chilometri da Rieti. La gola incide la valle del fiume Farfa al confine con i territori di Salisano e Castelnuovo di Farfa, e la rete escursionistica regionale collega il fondovalle a diversi paesi vicini.

Quanto costa entrare alle Gole del Farfa?

Niente: l'accesso al Monumento Naturale Gole del Farfa è libero e gratuito, non esiste una biglietteria, non ci sono tornelli e non ci sono orari di apertura fissi. Le voci di spesa reali di una giornata sono altre, come il carburante, il pranzo negli agriturismi della zona e l'eventuale compenso di una guida ambientale escursionistica.

Le Gole del Farfa sono adatte ai bambini?

Dentro la forra attrezzata i bambini non ci vanno: il sentiero CAI 351E è classificato EEA, escursionismo in ambiente attrezzato, e non è un percorso per minori non addestrati. Chi porta i figli ha comunque alternative valide nella stessa giornata, come il tratto di media valle lungo il sentiero 352 o il 352B, su fondo escursionistico normale, scegliendo una sezione breve.

Le Gole del Farfa sono accessibili con la sedia a rotelle?

No, il Monumento Naturale Gole del Farfa non è un ambiente accessibile a persone con ridotta mobilità: si tratta di sentieri su terreno naturale, con tratti rocciosi, radici, fondo irregolare e, nella forra, passaggi attrezzati, senza percorsi pavimentati né passerelle. Chi ha esigenze di accessibilità trova risposte migliori a valle, nella Riserva Nazzano Tevere-Farfa.

Serve esperienza per percorrere le Gole del Farfa?

Dipende dal sentiero scelto: il percorso principale, il CAI 351E che porta il nome del Monumento Naturale, è classificato EEA, la categoria che il Club Alpino Italiano riserva agli itinerari da affrontare con attrezzatura ed esperienza. Le Gole del Farfa offrono però quattro tracciati ufficiali con difficoltà molto diverse, e solo uno richiede competenze da ambiente attrezzato: conviene scegliere il percorso in base a quello che si sa fare davvero.

Quando è il periodo migliore per visitare le Gole del Farfa?

La Regione Lazio indica per gli itinerari delle Gole del Farfa i mesi di aprile, maggio, settembre e ottobre. La primavera, in particolare aprile e maggio, è considerata il momento migliore in assoluto: il fiume conserva ancora la portata delle piogge invernali e il bosco si sta riaprendo con la fioritura violacea dell'albero di Giuda.

Cosa si può abbinare a una visita alle Gole del Farfa?

Una giornata alle Gole del Farfa si combina bene con il resto della Sabina, in particolare con l'Abbazia di Farfa, uno dei complessi monastici più importanti d'Europa nel Medioevo, con il borgo di Farfa che le si stringe attorno: un abbinamento naturale, dedicando la mattina al fiume e il resto della giornata all'abbazia.

Quanto costa una giornata alle Gole del Farfa

L'accesso al Monumento Naturale è gratuito: non c'è biglietto, non c'è prenotazione obbligatoria per la visita individuale, non ci sono orari di apertura. Le voci di spesa reali sono altre. Il carburante e l'eventuale pedaggio autostradale da Roma; il pranzo, che negli agriturismi e nelle trattorie della Sabina resta onesto; l'eventuale compenso di una guida ambientale escursionistica o di un accompagnatore, indispensabile per chi vuole affrontare il tratto attrezzato senza esperienza propria.

Su quest'ultima voce la posizione è chiara. Spendere per un accompagnatore in un ambiente di forra non è un lusso, è la parte del budget che fa la differenza fra un'escursione e un problema. Chi organizza uscite di gruppo, giornate aziendali o esperienze private in questa parte del Lazio può rivolgersi ai professionisti di TourLeaderPro, che lavorano con accompagnatori turistici abilitati e gestiscono la logistica dei gruppi. Per chi invece vuole costruirsi la giornata da solo, la sezione dedicata ai servizi su Roma e dintorni aiuta a capire quali figure professionali servono davvero e quali no.

Cosa vedere intorno alle Gole del Farfa

Una giornata nella forra si combina benissimo con il resto della Sabina, che è una delle aree del Lazio con il miglior rapporto fra bellezza e affollamento.

L'abbazia e il borgo di Farfa

A poca distanza si trova l'Abbazia di Farfa, uno dei complessi monastici più importanti d'Europa nel Medioevo, con il borgo di Farfa che le si stringe attorno. È l'abbinamento naturale con le gole: la mattina il fiume, il pomeriggio l'abbazia. Il tratto del sentiero CAI 351 collega fisicamente i due luoghi, per chi voglia farlo a piedi.

I borghi della Sabina

Nel raggio di venti chilometri si allineano paesi che valgono la deviazione: Fara in Sabina con il suo belvedere sulla valle tiberina, Castelnuovo di Farfa con il museo dedicato all'olio, Toffia e Poggio Catino, la frazione di Bocchignano, e più a nord Casperia, Torri in Sabina e Montebuono. È il territorio dell'olio extravergine Sabina a denominazione di origine protetta, e il pranzo, da queste parti, fa parte della gita quanto il sentiero.

Le altre mete naturalistiche a portata di mano

Chi vuole allungare la trasferta su due giorni ha di che scegliere. Verso sud si alzano i Monti Lucretili, dove il Farfa nasce, con il loro parco regionale e i borghi di Orvinio e Collalto Sabino. Verso est si aprono il Lago del Turano e il Lago del Salto. A nord, oltre il confine regionale, c'è la Cascata delle Marmore, che è l'esatto opposto delle gole: grandiosa, attrezzata, a orari. Verso ovest, sull'altra sponda del Tevere, si alza il Monte Soratte, e poco distanti sono le Cascate di Monte Gelato nel Parco Valle del Treja, ottima alternativa per famiglie con bambini piccoli. Più a nord-est, nel reatino, la Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile e il Terminillo completano il quadro delle possibilità.

Se arrivate dall'estero

Chi organizza il viaggio in inglese, o accompagna amici e parenti che non parlano italiano, trova un inquadramento della regione nella guida Lazio di ItalyPlanner, mentre la sezione dedicata alle montagne e alla natura italiana e quella sulle gite di un giorno aiutano a incastrare una giornata fuori porta dentro un itinerario romano già pieno.

Domande veloci su Gole del Farfa

Dove sono esattamente le Gole del Farfa

Il Monumento Naturale Gole del Farfa ricade nel territorio del Comune di Mompeo, in provincia di Rieti, nella Sabina. La forra incide la valle del fiume Farfa al confine con i territori di Salisano e Castelnuovo di Farfa.

Quanto costa entrare alle Gole del Farfa

Niente. L'accesso è libero e gratuito: non esiste una biglietteria, non ci sono tornelli e non ci sono orari di apertura, perché si tratta di un'area naturale aperta e non di un sito museale.

Quanto è grande il Monumento Naturale Gole del Farfa

La superficie tutelata è di 64,48 ettari, meno di un chilometro quadrato: una striscia stretta che segue il corso d'acqua e risale i due versanti.

Quando sono state istituite le Gole del Farfa come area protetta

Con decreto del Presidente della Regione Lazio numero 428 del 21 giugno 2007, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio del 30 luglio 2007, numero 21.

Chi gestisce le Gole del Farfa

La gestione è affidata al Comune di Mompeo. Il recapito indicato dalla Regione Lazio per il monumento naturale è lo 0765 469028.

Le Gole del Farfa sono pericolose

Il sentiero che percorre la forra, il CAI 351E, è classificato EEA, cioè escursionismo in ambiente attrezzato: richiede casco, imbracatura, set da ferrata e la capacità di usarli. Gli altri percorsi della valle sono classificati E e non presentano passaggi attrezzati. La pericolosità dipende interamente dal tracciato che si sceglie e dalle condizioni dell'acqua.

Serve una guida per visitare le Gole del Farfa

Per i percorsi di difficoltà E non è obbligatoria, anche se aiuta. Per il tratto attrezzato, chi non ha esperienza specifica di vie ferrate non deve entrarci senza un professionista qualificato. Non è una formalità burocratica: è la differenza fra un'uscita e un incidente.

Quanto dura il sentiero delle Gole del Farfa

Il CAI 351E misura 2,7 chilometri con 120 metri di salita e 150 di discesa, e la percorrenza indicata è di un'ora e quaranta minuti. La lentezza rispetto alla distanza dipende dai passaggi tecnici.

Qual è il percorso più facile per vedere le Gole del Farfa

Il CAI 352B, da Granica a Fonte Cannavina: 5,5 chilometri, 255 metri di salita, 65 di discesa, difficoltà E, circa due ore. Tocca il tratto delle gole, il ponte romano di Mompeo e la chiesa della Natività di Maria.

Il sentiero CAI 352 Media Valle del Farfa è un anello

No, ed è l'errore organizzativo più comune. Sono 13 chilometri con 180 metri di salita e 450 di discesa, da via Pantani presso la centrale idroelettrica di Farfa fino alla strada vicinale dei Campi di Mompeo. Il rientro va organizzato con due automobili o con un recupero all'arrivo.

Qual è il periodo migliore per andare alle Gole del Farfa

La Regione Lazio indica per questi itinerari i mesi di aprile, maggio, settembre e ottobre. La primavera è la finestra migliore, perché il fiume ha ancora portata e il caldo non è arrivato.

Si può fare il bagno nelle Gole del Farfa

Il fiume Farfa è noto da decenni come luogo di balneazione estiva per la frescura delle sue acque e per le ampie sponde a ciottoli, ma dentro il perimetro del Monumento Naturale valgono le disposizioni dell'ente gestore e non tutti i tratti sono equivalenti. Prima di programmare una giornata in acqua conviene chiedere al Comune di Mompeo e attenersi alla cartellonistica sul posto.

L'acqua del Farfa è fredda

Molto, anche in piena estate. È proprio la sua temperatura ad averne fatto una meta di frescura conosciuta in tutto il Centro Italia. La conseguenza pratica è che i tuffi dopo ore di sole sono da evitare.

Si può portare il cane alle Gole del Farfa

Nelle aree protette il cane va sempre tenuto al guinzaglio, per la tutela della fauna selvatica e per la sicurezza dell'animale. Sui tratti attrezzati della forra il cane non ha alcuna possibilità di passare. Per le regole specifiche del monumento naturale il riferimento è il Comune di Mompeo.

Le Gole del Farfa sono adatte ai bambini

Il percorso attrezzato no, in modo assoluto. I tratti di media valle a difficoltà E sì, scegliendo sezioni brevi. Il Museo del Fiume a Nazzano e i pannelli didattici lungo i sentieri funzionano bene con i più piccoli.

Le Gole del Farfa sono accessibili in sedia a rotelle

No. Il fondo è naturale e irregolare, con tratti rocciosi e passaggi attrezzati, e non esistono percorsi pavimentati. Chi ha esigenze di accessibilità trova risposte migliori negli argini pianeggianti della Riserva Nazzano Tevere-Farfa, telefonando prima allo 0765 332795.

Come si arriva alle Gole del Farfa da Roma

In automobile, per la A1 con uscita a Fiano Romano oppure per la via Salaria fino a Passo Corese, poi per la viabilità provinciale della Sabina verso Fara in Sabina, Farfa, Castelnuovo di Farfa e Mompeo. Il tempo reale di percorrenza supera l'ora e mezza.

Si arriva alle Gole del Farfa con i mezzi pubblici

Non comodamente. Le autolinee extraurbane che servono i paesi della Sabina hanno corse pensate per i residenti e lasciano comunque un tratto a piedi su strada. La stazione utile più vicina sulla FL1 è Fara Sabina-Montelibretti, ma resta parecchia distanza da coprire.

Dove si parcheggia alle Gole del Farfa

Non esiste un parcheggio attrezzato. Si utilizzano gli slarghi lungo la viabilità comunale, lasciando libero il passaggio dei mezzi agricoli. Nei fine settimana di primavera e di inizio autunno gli spazi finiscono presto.

C'è acqua potabile lungo i sentieri delle Gole del Farfa

Lungo il CAI 352 è segnalata una fontana presso la sede degli uffici. Non contate su altro: portate due litri a testa in primavera e tre in estate, e non bevete l'acqua del torrente.

C'è campo per il telefono nelle Gole del Farfa

La copertura è discontinua e sul fondo della forra può mancare del tutto. Lasciate detto a qualcuno dove andate e a che ora rientrate, e portate una torcia frontale anche di giorno. Il numero per le emergenze è il 112.

Che animali si vedono alle Gole del Farfa

Fra gli uccelli sono segnalati il falco pellegrino, il gufo reale, la rondine montana, il picchio verde e il merlo acquaiolo. Nelle acque la salamandrina dagli occhiali, il vairone, la trota fario, gamberi e granchi di fiume. Fra i mammiferi il tasso, la volpe, l'istrice e la donnola, tutti difficili da avvistare di giorno.

Che alberi crescono nelle Gole del Farfa

Sui versanti leccio, cerro e carpino; lungo il fiume salici, pioppi e ontani. Lungo uno dei percorsi si attraversa un boschetto di alberi ricoperti di licheni, i cosiddetti alberi barbuti, indicatori di aria pulita.

Perché il fiume Farfa a volte sembra bianco

Per via del letto di ciottoli e della forte impetuosità della corrente, l'acqua ingloba aria e produce una spuma bianca che la fa sembrare un fiume di latte. È un fenomeno fisico, non un segnale di inquinamento.

Perché il Farfa ha così poca acqua rispetto a un tempo

Perché le sorgenti Capore sono in gran parte captate e convogliate nell'acquedotto Peschiera-Capore che rifornisce Roma, e perché a Salisano una diga intercetta l'acqua quasi alla fonte. La portata attuale è molto inferiore a quella originale.

Che differenza c'è fra le Gole del Farfa e la Riserva di Nazzano

Sono due aree protette diverse sullo stesso fiume. Le Gole del Farfa sono un monumento naturale di 64,48 ettari a Mompeo, istituito nel 2007, e tutelano una forra. La Riserva Nazzano Tevere-Farfa copre circa ottocento ettari alla confluenza con il Tevere, è nata nel 1979 e tutela una zona umida.

Le Gole del Farfa hanno a che fare con l'Abbazia di Farfa

Condividono il nome del fiume e il territorio, ma sono cose distinte: l'abbazia è un complesso monastico benedettino, le gole sono un'area naturale protetta. Il sentiero CAI 351 collega i due luoghi a piedi.

Quanto tempo serve per visitare le Gole del Farfa

Mezza giornata basta per il percorso breve di difficoltà E. L'anello lungo proposto nel circuito delle aree protette richiede circa sei ore con le soste per una decina di chilometri e 350 metri di dislivello. Una giornata intera permette di aggiungere Mompeo o l'abbazia.

Si possono vedere le lucciole alle Gole del Farfa

La valle ha ospitato escursioni serali dedicate proprio alle lucciole, con partenza alle venti e rientro verso le ventitré. Il periodo utile è l'inizio dell'estate, e le uscite vanno cercate fra le iniziative dell'ente gestore.

Che cosa sono le marmitte che si vedono nelle Gole del Farfa

Cavità cilindriche scavate nella roccia dal movimento rotatorio dei ciottoli trascinati dalla corrente. Sono la firma tipica dei torrenti a forte energia e si trovano lungo tutto il tratto inciso.

Ci sono ruderi o edifici storici lungo le Gole del Farfa

Sì. Lungo il corso d'acqua si incontrano i resti di antiche mole, fra cui il mulino noto come Mola Naro Patrizi, antichi ponti, il ponte romano di Mompeo e, all'imbocco del sentiero 352, la centrale idroelettrica di Farfa.

Che cosa vedere a Mompeo dopo le Gole del Farfa

Il Palazzo Baronale Orsini-Naro, la chiesa parrocchiale della Natività di Maria Santissima e la porta del centro storico, tutti legati al Seicento dei marchesi Naro. Il paese è a 457 metri di quota, a una trentina di chilometri da Rieti.

Le Gole del Farfa sono un sito europeo protetto

L'area del Farfa è compresa in siti della rete Natura 2000, con designazione come zona speciale di conservazione e come zona di protezione speciale riconosciute a livello comunitario.

Un'ultima cosa. Le Gole del Farfa non sono un luogo da spuntare in un pomeriggio fra un borgo e l'altro: sono una lezione di come funziona un fiume, e chiedono in cambio due cose, tempo e prudenza. Chi arriva con le scarpe giuste, il fiato per sei ore e la disponibilità a fermarsi venti minuti davanti a una marmitta per capire come si è formata, torna a casa con una giornata che vale il doppio di una domenica ai Castelli. Chi arriva con l'idea di scendere in forra perché in una fotografia sembrava facile, faccia un favore a sé stesso e ai soccorritori: scelga il 352B, cammini fino al ponte romano, si sieda sui ciottoli ad ascoltare l'acqua. La montagna e i fiumi, prima o poi, presentano il conto a chi li sottovaluta. Qui il conto arriva in fretta.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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