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Centocelle

In breve. Centocelle si visita senza biglietto. Il Parco archeologico di Centocelle, lungo via Casilina fra via di Centocelle e viale Palmiro Togliatti, è un parco pubblico a ingresso libero: si cammina sui prati dell'ex aeroporto, ma le tre…

Centocelle si visita senza biglietto. Il Parco archeologico di Centocelle, lungo via Casilina fra via di Centocelle e viale Palmiro Togliatti, è un parco pubblico a ingresso libero: si cammina sui prati dell'ex aeroporto, ma le tre ville romane scavate negli anni Novanta si trovano in aree recintate e non hanno un percorso di visita aperto al pubblico. Piazza dei Mirti, le strade del quartiere e il murale di piazza San Felice da Cantalice si guardano dalla via pubblica.

Il quartiere si trova nel Municipio V, a est di Torpignattara e del Pigneto, fra la via Prenestina a nord e la via Casilina a sud. Il Forte Prenestino, in via Federico Delpino, è un centro sociale occupato dal 1° maggio 1986: si entra quando è aperto per le sue attività pubbliche, non come in un monumento. La Villa dei Gordiani, sulla Prenestina, è un parco archeologico comunale con resti di età imperiale e una torre medievale.

Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sulle pagine della Sovrintendenza Capitolina e del portale turistico di Roma Capitale dedicate al parco, sulla scheda dell'Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros, sul sito di Roma Servizi per la Mobilità per i trasporti e sul sito del Forte Prenestino. La ferrovia Termini-Centocelle, che portava il nome del quartiere, è ferma dal 4 marzo 2026 e non tornerà in servizio. Per le aree archeologiche il riferimento istituzionale è la Sovrintendenza Capitolina, in piazza Lovatelli 35.

Cipressi nel Parco archeologico di Centocelle
Il Parco di Centocelle. Foto di Paola Pittori, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

In breve: indirizzo, orari, biglietto

  • Dove: quartiere Centocelle, Municipio V. Il Parco archeologico si apre su via Casilina, fra via di Centocelle, viale Palmiro Togliatti e via Papiria. L'Ecomuseo Casilino indica l'indirizzo via Casilina 700.
  • Gestore: Roma Capitale. Le tre ville romane fanno capo alla Sovrintendenza Capitolina, piazza Lovatelli 35, 00186 Roma.
  • Come si entra: parco a ingresso libero dagli accessi su via Casilina. Aree archeologiche recintate, senza visite pubblicate a calendario.
  • Prezzo: gratis per il parco, le strade, piazza dei Mirti e i murales. Forte Prenestino secondo le attività annunciate dal centro sociale.
  • Orari del parco: l'Ecomuseo Casilino indica 7-20 tutti i giorni. La Sovrintendenza non pubblica un orario.
  • Come si arriva: metro C, fermate Parco di Centocelle e Mirti. Sulla Casilina il bus 105 e la navetta 105L. Ferrovia Termini-Centocelle sospesa dal 4 marzo 2026.
  • Accessibilità: il gestore non pubblica indicazioni. Il parco è in gran parte a prato, con fondo irregolare.

Dove si trova e che cosa si vede davvero

Centocelle è la zona urbanistica 7A del Municipio V. Confina con Torpignattara e il Casilino a ovest, con il Gordiani a nord-ovest, con l'Alessandrino a est e, oltre la Casilina, con l'area del Centro Direzionale Centocelle. Il nome, per chi arriva da fuori, indica due cose diverse: il quartiere abitato, a nord della Casilina, e il grande parco archeologico che si stende a sud della consolare, sui terreni dell'ex aeroporto.

Il quartiere è fatto di palazzine e case basse, con strade dai nomi di piante e fiori: via dei Castani, via dei Glicini, piazza dei Mirti, via delle Gardenie. Negli anni Quaranta il centro era piazza dei Mirti, con via dei Castani come asse principale fiancheggiato da case basse. Oggi quella struttura si legge ancora: la piazza è il punto di incontro, via dei Castani la strada dei negozi.

Il parco è un'altra cosa. È una distesa di prati, alberi sparsi e piste in terra battuta, con qualche traccia della vecchia pista d'atterraggio. Le fonti non concordano sull'estensione: la Wikipedia italiana parla di circa 120 ettari, l'Ecomuseo Casilino di 136, il comitato di cittadini PAC Libero di 126. Tutte le fonti concordano invece su un punto: la parte sistemata e aperta al pubblico misura circa 33 ettari, una frazione del totale.

Sotto quei prati si trovano tre ville romane. La Sovrintendenza Capitolina le chiama villa ad duas lauros, Villa della Piscina e Villa delle Terme. Sono state indagate con gli scavi degli anni Novanta, che hanno documentato un'occupazione dell'area dal VI secolo avanti Cristo al VI secolo dopo Cristo. Chi entra nel parco però non vede un'area archeologica attrezzata: le ville si trovano in zone recintate e non esiste un percorso di visita pubblicato.

Il terzo elemento è il Forte Prenestino, una fortificazione di fine Ottocento sulla via Prenestina, oggi centro sociale autogestito con cinema, palestra popolare, biblioteca, laboratori e un calendario fitto di concerti e festival. Il quarto è la Villa dei Gordiani, poco più a ovest, con una grande aula ottagonale del III secolo e la torre medievale detta Tor de' Schiavi. Sono i quattro punti fermi di una visita, da collegare a piedi o con la metro C.

Quello che si vede davvero, soprattutto, è un quartiere vissuto. Scuole, parrocchie, mercati di vicinato, ragazzi seduti sulle panchine di piazza dei Mirti, famiglie nel parco la domenica. Centocelle non ha monumenti da cartolina e non ha un percorso turistico segnalato. Chi arriva con queste aspettative trova quello che cerca: la Roma est del Novecento, con la sua storia antica sotto i piedi e la sua storia recente scritta sui muri e nelle lapidi.

Una curiosità su Centocelle

Il nome del quartiere viene da una villa romana. Secondo la Wikipedia italiana e la pagina del parco, la grande proprietà imperiale che sorgeva qui era identificata con la residenza di Elena, madre di Costantino, e veniva chiamata Centum Cellae per l'estensione delle sue rovine. Il toponimo Centocelle, secondo la stessa fonte, è attestato dal 1523. Le cento celle sarebbero quindi le stanze di un complesso così grande da restare riconoscibile per secoli dopo l'abbandono.

Conviene tenere distinti i livelli del racconto. Documentato è l'uso del nome Centocelle dal Cinquecento e la presenza di una villa imperiale tardo-antica, scavata e descritta dalla Sovrintendenza. Tradizione è il collegamento diretto fra il toponimo e le rovine della villa, riportato concordemente dalle fonti locali. Più incerta è l'interpretazione delle cellae: stanze, magazzini o scuderie. Su questo punto nessuna fonte ufficiale propone una risposta definitiva.

C'è poi un filo che lega Centocelle a Torpignattara. La villa del parco si chiama ad duas lauros, ai due allori, lo stesso toponimo latino delle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro e del Mausoleo di Sant'Elena, sulla Casilina. Secondo l'Ecomuseo Casilino, la villa apparteneva a Flavia Giulia Elena Augusta, madre di Costantino. Il sepolcro di Elena e la sua residenza si trovavano quindi sulla stessa grande tenuta imperiale, oggi divisa fra due quartieri.

Un'altra curiosità è ecclesiastica. La Wikipedia italiana ricorda che in questa zona la Chiesa istituì la diocesi suburbicaria Subaugusta, un nome che richiama la presenza della corte imperiale. Il vescovato è scomparso da secoli. È uno di quei dettagli che spiegano quanto fosse importante questa campagna fra Casilina e Prenestina nel IV secolo, ben prima che diventasse periferia.

Infine i nomi delle strade. Il quartiere ha una toponomastica in gran parte botanica: mirti, castani, glicini, gardenie. Le stazioni della metro C ne hanno ereditato due, Mirti e Gardenie. Chi si orienta la prima volta a Centocelle scopre presto che i nomi delle piante sono il modo più rapido per capire in che parte del quartiere si trova, e che via dei Castani fa da spina dorsale.

Una cosa che non ti dice nessuno su Centocelle

Il Parco archeologico di Centocelle viene presentato spesso come uno dei grandi parchi archeologici di Roma, alla pari dell'Appia o degli acquedotti. A nostro giudizio è una promessa che il parco, per ora, non mantiene. Chi arriva aspettandosi colonne, mosaici o muri romani da osservare trova prati, alberi giovani, piste per correre e qualche recinzione. Le ville ci sono, ma non si vedono. Il nome del parco descrive quello che c'è sotto, non quello che si visita.

Non è un giudizio sul parco, che per il quartiere conta moltissimo. È un avvertimento per chi arriva da fuori con l'idea di un'area archeologica. Il comitato PAC Libero, che raccoglie cittadini e associazioni, ricorda sul proprio sito che il parco avrebbe dovuto esistere già dal 2006 e documenta anni di battaglie su bonifiche, autodemolitori e incendi. Il parco che si vede oggi è il risultato di quelle battaglie, ancora a metà strada.

Un secondo equivoco riguarda i confini. Secondo la Wikipedia italiana, il parco archeologico si trova fuori dalla zona urbanistica di Centocelle, separato dal quartiere dalla via Casilina. L'Ecomuseo Casilino aggiunge che l'area verde si estende fra il Municipio V e il Municipio VII. Chi cerca il parco camminando in piazza dei Mirti deve quindi scendere fino alla Casilina e attraversarla: non è un giardino di quartiere, è un'area a sé, grande quanto un piccolo comune.

C'è infine un errore pratico. Molte mappe e molte guide indicano ancora il trenino della Casilina, la ferrovia Termini-Centocelle, come il modo più semplice per arrivare. Il servizio è fermo dal 4 marzo 2026, dopo il contatto fra due convogli, e Roma Servizi per la Mobilità ha annunciato ad aprile che la linea non tornerà in servizio. Chi non lo sa rischia di aspettare a una fermata chiusa. La metro C resta la soluzione più comoda.

Chi vuole capire che cosa sia oggi il parco deve venire di domenica. Il comitato PAC Libero descrive sul proprio sito un afflusso di sportivi, famiglie, ciclisti, gruppi di musicisti che suonano all'aperto, picnic, feste di bambini e cani a passeggio, e segnala un'area di circa trecentocinquanta metri dedicata allo sport, il playground del parco. È questa la funzione reale dell'area, per ora: un grande spazio aperto di quartiere, più che un luogo di visita archeologica.

Che cosa resta delle tre ville romane del parco?

La villa più nota è quella chiamata ad duas lauros. Secondo la Sovrintendenza Capitolina è un complesso tardo-antico di circa due ettari, con un giardino decorato da sculture e una struttura funeraria costruita nei primi decenni del III secolo. L'Ecomuseo Casilino aggiunge che la villa fu individuata già negli anni Venti, durante la costruzione dell'aeroporto, e che fu abitata dall'età repubblicana fino al V e VI secolo dopo Cristo.

La Villa della Piscina si trova circa quattrocento metri più a ovest, secondo l'Ecomuseo. Deve il nome a una grande vasca della fine del I secolo o dell'inizio del II, che la Sovrintendenza definisce spettacolare. L'Ecomuseo stima che potesse contenere mezzo milione di litri d'acqua e che fosse usata anche come peschiera. È un dato che dice molto sul tenore di vita dei proprietari e sulla quantità d'acqua che arrivava in questa parte della campagna romana.

La Villa delle Terme si trova verso viale Palmiro Togliatti. La Sovrintendenza la descrive ben conservata anche in alzato, cioè con muri che salgono sopra il livello dei pavimenti, nonostante i danni provocati dalle moderne cave di pozzolana. Conserva ambienti termali, resti di pavimenti e un mosaico con la raffigurazione di un pettirosso. L'Ecomuseo ricorda anche sepolture di lusso nell'area della villa, legate alla fase più tarda del complesso.

Nessuna delle tre ville ha oggi un'apertura ordinaria. L'Ecomuseo Casilino indica le aree archeologiche come recintate, e la Sovrintendenza non pubblica orari, prezzi o modalità di visita per il parco. Chi vuole sapere se sono previste aperture straordinarie può scrivere alla Sovrintendenza Capitolina, in piazza Lovatelli 35, oppure seguire i calendari delle iniziative culturali del Municipio e delle associazioni del territorio, che periodicamente organizzano passeggiate e incontri nel parco.

Chi vuole vedere una villa romana della periferia di Roma con resti leggibili e un percorso attrezzato trova risposte migliori altrove: la Villa dei Quintili sull'Appia, la Villa dei Sette Bassi e la Villa di Massenzio. Il valore di Centocelle è un altro: capire, camminando su prati apparentemente vuoti, quanto sia grande la città antica che si nasconde sotto la periferia moderna.

Un dettaglio da ricordare: il vincolo archeologico sull'area arriva nel 1992, e secondo la Sovrintendenza è proprio quel vincolo a salvare il terreno dall'edificazione. Nel 1995 l'amministrazione comunale destinò il sito a parco urbano, e nello stesso anno, secondo l'Ecomuseo, si aggiunse il vincolo paesistico. Senza quelle due decisioni, al posto dei prati ci sarebbero probabilmente palazzine, come nel resto del quadrante est della città.

Il consiglio che ti do per visitare Centocelle

Il consiglio è di arrivare con la metro C alla fermata Parco di Centocelle, entrare nel parco dagli accessi di via Casilina e camminare un'ora sui prati, con lo sguardo alla pista dell'ex aeroporto e alle recinzioni delle aree archeologiche. Poi si risale verso nord, si attraversa la Casilina e si entra nel quartiere, fino a piazza dei Mirti. La mattina di un giorno feriale è il momento più tranquillo per il parco, la domenica il più vivo.

Da piazza dei Mirti conviene proseguire a piedi lungo via dei Castani fino a piazza San Felice da Cantalice, dove si trovano la chiesa omonima e il murale dedicato a Claudio Baglioni. È una passeggiata di quartiere senza monumenti, ma racconta Centocelle meglio di qualsiasi pannello. Chi ha ancora energie può spingersi verso nord fino alla Prenestina, al Forte Prenestino e alla Villa dei Gordiani, che si raggiunge in una ventina di minuti di cammino.

Il Forte Prenestino va trattato a parte. Non ha orari da museo, e l'accesso dipende da quello che il centro sociale annuncia sul proprio sito: concerti, festival, mercati contadini, corsi, proiezioni. Chi vuole vederlo dentro deve scegliere una data con un'attività aperta al pubblico e rispettare le regole del luogo. Chi si accontenta dell'esterno può guardare il fossato e le mura da via Federico Delpino, senza entrare nelle aree non aperte.

Due cautele pratiche. D'estate il parco ha poche zone d'ombra e le ore centrali sono pesanti: acqua e cappello servono più della macchina fotografica. Il comitato PAC Libero ricorda che nel parco non ci sono cestini e che i rifiuti vanno riportati fuori e conferiti agli ingressi. Nei giorni di pioggia i prati diventano fangosi, e la passeggiata conviene limitarla ai viali principali o rimandarla.

Una giornata completa a Centocelle, con parco, quartiere, Forte e Villa dei Gordiani, richiede cinque o sei ore a piedi. Chi ha meno tempo sceglie: parco e piazza dei Mirti in una mattina, oppure quartiere e Villa dei Gordiani in un pomeriggio. Chi arriva la sera per un evento al Forte può abbinare prima una passeggiata in piazza dei Mirti, quando le panchine si riempiono e il quartiere mostra il suo lato più sociale.

Si paga qualcosa e come si entra nel parco?

Non si paga nulla. Il Parco archeologico di Centocelle è un parco pubblico di Roma Capitale, e l'ingresso è libero. Secondo il comitato PAC Libero gli accessi sono passati negli anni da uno solo a dodici, cinque dei quali su via Casilina, con un sesto previsto. L'Ecomuseo Casilino indica come indirizzo via Casilina 700 e un orario dalle 7 alle 20 tutti i giorni, con le aree archeologiche recintate.

Non esiste un canale di vendita di biglietti, perché non c'è niente da comprare. Non esistono nemmeno visite ufficiali alle ville con prenotazione, pubblicate dalla Sovrintendenza. Per informazioni istituzionali il riferimento resta la pagina della Sovrintendenza Capitolina sul parco, mentre il portale turistico di Roma Capitale rimanda alla stessa pagina e al sito del comitato. Chi propone biglietti per il parco online va ignorato.

Anche il resto del quartiere è libero. Piazza dei Mirti, via dei Castani, piazza San Felice da Cantalice e il murale di Maupal si guardano dalla strada, a qualsiasi ora. La Villa dei Gordiani è un parco pubblico gestito dalla Sovrintendenza Capitolina, con i ruderi visibili dai viali. Le chiese del quartiere seguono gli orari delle parrocchie, da controllare sui rispettivi siti o nella bacheca all'ingresso prima di entrare fuori dalle funzioni.

Il Forte Prenestino funziona in modo diverso. Il sito del centro sociale lo dichiara aperto al pubblico e pubblica un calendario di eventi: per fine settembre 2026 annunciava un'assemblea pubblica il 16, un concerto punk il 25 e il nono festival del peperoncino il 27. Le modalità di accesso e l'eventuale sottoscrizione cambiano da evento a evento e vanno lette sul sito del Forte prima di partire.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Sotto il parco corre una galleria che avrebbe potuto cambiare la storia dei trasporti romani. L'Ecomuseo Casilino ricorda che negli anni Trenta fu scavato un tunnel pensato come primo tentativo di metropolitana, fra Porta Maggiore e Torre Spaccata. I lavori si fermarono con la guerra e l'opera non fu mai completata. Nel dopoguerra la galleria venne usata come fungaia, e oggi non fa parte di alcun percorso di visita pubblicato.

Il fatto è noto a chi si occupa della storia del quadrante est, e quasi mai compare nelle pagine sul parco. Eppure spiega molto. Ottant'anni dopo, la metro C ha seguito una direttrice simile, fra la Casilina e il centro, con le fermate Parco di Centocelle e Mirti inaugurate fra il 2014 e il 2015. Il sogno di una linea sotterranea verso est, rimasto a metà negli anni Trenta, si è realizzato solo nel nuovo secolo.

Un secondo fatto poco citato riguarda la guerra. Il 22 novembre 2017 il quartiere di Centocelle ha ricevuto la medaglia d'oro al merito civile. La motivazione, pubblicata dalla Presidenza della Repubblica, ricorda che dopo l'armistizio la comunità locale si distinse per lo straordinario impegno profuso, al fianco dei militari italiani, nella strenua difesa del locale aeroporto militare. Pochi quartieri romani hanno ricevuto un riconoscimento collettivo di questo tipo.

La foto giusta da fare a Centocelle

La foto più riuscita è quella del parco al tramonto, dalla parte della vecchia pista. Il terreno piatto, i prati bassi e il cielo largo sono una rarità a Roma, e al tramonto la luce radente disegna le ondulazioni del terreno, dove si intuiscono le tracce delle strutture sepolte. Un'inquadratura larga, con le palazzine dei quartieri intorno sullo sfondo, racconta bene il rapporto fra la città moderna e la campagna antica che resiste in mezzo.

La seconda è il murale di Claudio Baglioni in piazza San Felice da Cantalice 20, sul muro di Casa San Felice. Secondo Leggo, che lo raccontava il 16 maggio 2021, è opera di Mauro Palotta, in arte Maupal, e rappresenta un primo piano del cantautore da giovane con note e parole di una sua canzone del 1981. Va fotografato dal marciapiede opposto: la struttura è una casa famiglia, e le persone che ci vivono non sono parte dell'inquadratura.

La terza è l'aula ottagonale della Villa dei Gordiani, con i fori circolari della cupola che lasciano passare la luce. Chi vuole un dettaglio può cercare nella volta le anfore inserite per alleggerire la struttura, la stessa tecnica del Mausoleo di Sant'Elena. Le foto si fanno dai viali del parco, senza scavalcare le recinzioni intorno ai ruderi e senza salire sulle murature, che sono fragili e tutelate.

Dove si trovava il primo aeroporto d'Italia?

Proprio qui. Il 15 aprile 1909 Wilbur Wright arrivò a Centocelle per una serie di voli dimostrativi con il suo aereo, e secondo l'Ecomuseo Casilino quella data segna la nascita del primo aeroporto d'Italia. La Wikipedia italiana indica la stessa data come entrata in funzione ufficiale del campo. Lo scalo divenne presto una scuola di aeronautica e, secondo l'Ecomuseo, fu aperto al traffico civile nel 1926.

L'aeroporto fu intitolato all'aviatore Francesco Baracca, asso della Prima guerra mondiale. Durante la Seconda guerra mondiale, secondo la Wikipedia italiana, diventò obiettivo di numerosi e violenti bombardamenti. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, come ricorda la motivazione della medaglia d'oro al merito civile, la popolazione di Centocelle affiancò i militari italiani nella difesa del campo contro le truppe tedesche.

Nel parco di oggi una parte della pista si vede ancora, secondo la Wikipedia italiana. Non ci sono pannelli che la segnalino in modo sistematico, e serve un po' di attenzione per riconoscerla fra i prati. È il dettaglio più facile da leggere per chi visita: una linea dritta nel verde, lunga, che non ha nulla a che fare con la campagna romana e tutto a che fare con i primi anni dell'aviazione.

Chi è interessato alla storia del volo trova qui un luogo simbolico, più che un museo. Non ci sono hangar visitabili né aerei esposti nel parco, e la memoria dell'aeroporto passa soprattutto dai nomi, dalle fotografie d'epoca raccolte dalle associazioni del territorio e dalla forma del terreno. È un caso raro di luogo storico che si capisce meglio da una mappa che da una visita, e conviene arrivare sapendolo.

Come si arriva dal centro di Roma?

La soluzione più semplice è la metro C. Secondo la Wikipedia italiana, la tratta fra Pantano e Parco di Centocelle è stata aperta il 9 novembre 2014, quella verso Lodi, con la fermata Mirti, il 29 giugno 2015. Chi parte dalla linea A cambia a San Giovanni e prende la C in direzione Pantano. Parco di Centocelle serve il parco archeologico, Mirti la piazza e il cuore commerciale del quartiere.

Sulla Casilina, lungo il lato nord del parco, passa il bus 105. Roma Servizi per la Mobilità, nell'articolo dell'8 aprile 2026, ha annunciato il potenziamento della linea e una navetta 105L nelle ore di punta, per compensare la chiusura della ferrovia. Le fermate esatte e le deviazioni per lavori vanno controllate sul sito dell'ATAC nel giorno della visita, perché sulla consolare i cantieri cambiano spesso.

La ferrovia Termini-Centocelle, il trenino a scartamento ridotto che per decenni ha servito la Casilina, è ferma dal 4 marzo 2026, dopo che due convogli in direzioni opposte sono venuti a contatto nel tratto a binario unico fra Ponte Casilino e piazzale Labicano. L'assessorato alla mobilità ha comunicato che la linea non riaprirà e sarà trasformata in una tranvia Termini-Tor Vergata, con una gara da 252 milioni di euro che comprende anche un nuovo deposito a Centocelle.

In auto il quartiere si raggiunge dalla Casilina, dalla Prenestina o da viale Palmiro Togliatti, ma il parcheggio nelle strade interne è difficile, soprattutto intorno a piazza dei Mirti. A piedi, da Torpignattara, si arriva seguendo la Casilina verso est o, meglio, passando per le strade interne. In bicicletta il parco è piacevole, con le sue piste in terra battuta, mentre i grandi viali intorno sono trafficati e poco protetti.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Gli scavi degli anni Novanta, secondo l'Ecomuseo Casilino, hanno documentato un'occupazione dell'area dal VI secolo avanti Cristo al VI secolo dopo Cristo. Fra la fine del I e l'inizio del II secolo viene costruita la grande piscina della villa omonima. Nei primi decenni del III secolo sorge la struttura funeraria della villa ad duas lauros. Nel IV secolo la tenuta imperiale è legata a Elena, madre di Costantino, sepolta poco lontano nel mausoleo della Casilina.

Il nome Centocelle, secondo la Wikipedia italiana, è attestato dal 1523. Per secoli l'area resta campagna. Il 15 aprile 1909 Wilbur Wright vola sui prati e nasce il primo aeroporto d'Italia. Nel 1926 lo scalo si apre al traffico civile. Negli anni Trenta si scava il tunnel della metropolitana mai completata. Intanto a nord della Casilina cresce il quartiere, con piazza dei Mirti come centro già negli anni Quaranta.

Fra il settembre 1943 e il giugno 1944 Centocelle vive l'occupazione tedesca. La popolazione affianca i militari italiani nella difesa dell'aeroporto dopo l'armistizio, e il quartiere partecipa alla Resistenza romana. Il 31 gennaio 1944 viene fucilato a Forte Bravetta il partigiano Paolo Renzi, arrestato in via Valmontone. La Wikipedia italiana ricorda che nei primi mesi del 1944 Centocelle diventò di fatto una zona liberata.

Nel dopoguerra l'area dell'ex aeroporto diventa, secondo l'Ecomuseo, un grande vuoto urbano, con insediamenti spontanei fra gli anni Sessanta e Ottanta, compresi i campi Casilino 700, sgomberato nel 2000, e Casilino 900, sgomberato nel 2010. Nel 1992 arriva il vincolo archeologico, nel 1995 quello paesistico. Il parco apre al pubblico nel 2006, chiude per sicurezza dal settembre 2008 al gennaio 2010, poi riapre. Nel 2017 il quartiere riceve la medaglia d'oro al merito civile.

Gli ultimi anni hanno portato la metro C, con le fermate aperte nel 2014 e nel 2015, e la chiusura della ferrovia Termini-Centocelle nel marzo 2026. Il comitato PAC Libero documenta sul proprio sito una serie di incendi di materiali tossici nell'estate del 2018 e la lunga vertenza sulla delocalizzazione degli autodemolitori dalle aree vincolate. Sono vicende ancora aperte, che decidono che cosa diventerà il parco nei prossimi anni.

Chi è passato da Centocelle

La prima presenza legata al luogo è quella di Elena, madre di Costantino, alla quale l'Ecomuseo Casilino attribuisce la villa ad duas lauros. Con lei, idealmente, c'è la corte costantiniana che possedeva queste terre. Molto più tardi, il 15 aprile 1909, arrivò Wilbur Wright, uno dei due fratelli che avevano fatto volare il primo aereo a motore. I suoi voli dimostrativi sui prati di Centocelle segnano l'inizio dell'aviazione in Italia.

Nel Novecento il quartiere è stato attraversato dalla Resistenza. Paolo Renzi, partigiano arrestato in via Valmontone e fucilato a Forte Bravetta il 31 gennaio 1944, fu decorato nel 1975 con la medaglia d'argento al valor militare, e secondo la Wikipedia italiana una pietra d'inciampo ne conserva il ricordo. Per un percorso più ampio sui luoghi della Resistenza romana c'è la pagina sui luoghi della memoria a Roma.

Nell'aprile 1951, secondo la Wikipedia italiana, la futura regina Elisabetta II visitò il Borgo Ragazzi Don Bosco, l'opera salesiana sulla via Prenestina nata nel dopoguerra per accogliere ragazzi in difficoltà. Pier Paolo Pasolini citò via Tor de' Schiavi in Ragazzi di vita e girò in piazza San Felice da Cantalice una scena di Accattone, con il protagonista e Stella. Per altri luoghi del cinema romano c'è la pagina su Roma nei film.

Claudio Baglioni ha trascorso l'adolescenza a Centocelle. Secondo Leggo, il murale di Maupal dedicato ai suoi settant'anni si trova sul muro di Casa San Felice, la struttura dove il cantautore racconta di essere salito per la prima volta su un palco. La Wikipedia italiana ricorda anche un concerto improvvisato che Baglioni tenne il 23 aprile 2007 dal balcone di un'amica, nel quartiere dove era cresciuto.

Che cosa si vede fra piazza dei Mirti e San Felice da Cantalice?

Piazza dei Mirti è il centro del quartiere da ottant'anni. La fermata della metro C ha dato alla piazza un nuovo ruolo di snodo, e le strade intorno, via dei Castani in testa, raccolgono negozi, bar, forni e mercatini di vicinato. Non ci sono monumenti da visitare: la piazza vale per quello che succede, soprattutto la sera e nel fine settimana, quando si riempie di famiglie, ragazzi e persone anziane che la usano come salotto.

Via dei Castani è la strada da percorrere a piedi per capire il quartiere. Le case basse della prima Centocelle si alternano a palazzine più recenti, e i negozi di vicinato raccontano un quartiere che ha conservato una vita propria, senza dipendere dal centro. Chi cammina con attenzione nota come le vetrine cambino di isolato in isolato, fra botteghe storiche, attività nuove e servizi per chi abita la zona.

Più a nord, piazza San Felice da Cantalice ospita la chiesa omonima e, al civico 20, Casa San Felice, con il murale di Maupal dedicato a Claudio Baglioni. È l'opera di street art del quartiere documentata con più precisione: autore, data e committenza risultano da un articolo di Leggo del maggio 2021. La piazza è anche il luogo di una scena di Accattone, secondo la Wikipedia italiana, e unisce così due memorie popolari di Roma est.

Per il resto la street art di Centocelle non ha un catalogo ufficiale paragonabile a quelli di Torpignattara, del Quadraro o di Tor Marancia. Ci sono murales su muri di scuole, cavalcavia e facciate cieche, ma autori, date e stato di conservazione non risultano raccolti da una fonte istituzionale. Chi cerca un percorso strutturato di opere documentate trova risposte migliori a Torpignattara, all'ex Porto Fluviale e sulle strade dell'Ostiense.

Il quartiere è abitato, e le regole sono quelle di qualsiasi zona residenziale. Si guarda dalla strada, non si entra nei cortili o nei portoni per inquadrare un murale, non si fotografano con insistenza le persone sedute sulle panchine o affacciate ai balconi. Casa San Felice, in particolare, è una casa famiglia: il murale appartiene alla strada, la vita di chi ci abita no.

Che cos'è il Forte Prenestino e come si entra?

Il Forte Prenestino è una fortificazione costruita fra il 1880 e il 1884, al quarto chilometro della via Prenestina, secondo la Wikipedia italiana. Faceva parte del campo trincerato di Roma, i quindici forti edificati fra il 1877 e il 1891 per difendere la capitale del nuovo Regno. Come gli altri forti, è una struttura bassa e interrata, circondata da un fossato, pensata per resistere all'artiglieria e non per essere vista da lontano.

Nel 1977 il Comune di Roma ne prese possesso, lasciandolo poi in abbandono. Dal 1° maggio 1986 il forte è occupato dal centro sociale autogestito CSOA Forte Prenestino. In quarant'anni il centro sociale ha trasformato le casematte in sale per concerti, un cinema, una biblioteca con infoshop, una palestra popolare con decine di corsi, laboratori di musica, serigrafia e riparazione di biciclette, un mercato contadino e diversi spazi di ristoro.

Il sito del Forte lo dichiara aperto al pubblico e pubblica un calendario di attività che nel settembre 2026 comprendeva un'assemblea pubblica, un concerto punk e un festival dedicato al peperoncino. Fra le rassegne ospitate o promosse il sito elenca Crack!, Babel, Electrode, Weird, Interiora e Occhi Rossi. Chi vuole visitarlo sceglie una di queste occasioni, verifica sul sito orari e modalità d'ingresso e arriva sapendo di entrare in uno spazio autogestito, con le sue regole.

Il Forte Prenestino è un'occupazione, e la sua situazione giuridica non è quella di un monumento aperto al pubblico da un ente. Non ha biglietteria, non ha visite istituzionali, non ha orari fissi da museo. Non va raccontato come un'attrazione turistica, né come un luogo da evitare. È un centro sociale attivo da quarant'anni, con una storia che interessa chi studia la città, e la visita ha senso solo partecipando a ciò che il centro stesso propone.

Dall'esterno, lungo via Federico Delpino, si vedono il fossato e le murature del forte. Non si scavalcano recinzioni, non si entra negli spazi chiusi e non si scende nel fossato. Per chi vuole approfondire il sistema dei forti di Roma, gli altri quattordici sono sparsi lungo le consolari, ciascuno con una storia e una destinazione diverse. Il Prenestino si vede dentro solo alle condizioni del centro sociale.

Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi?

Il quartiere non chiude mai: piazza dei Mirti, via dei Castani e piazza San Felice da Cantalice si attraversano a qualsiasi ora. Il parco segue l'orario indicato dall'Ecomuseo Casilino, dalle 7 alle 20, dato che la Sovrintendenza non pubblica. Le aree archeologiche delle ville restano chiuse al pubblico, salvo iniziative straordinarie annunciate di volta in volta. Il Forte Prenestino apre secondo il suo calendario, e fuori dagli eventi è normale trovarlo chiuso.

Non aspettatevi un parco archeologico attrezzato. Non ci sono biglietterie, percorsi segnalati di visita alle ville, pannelli sistematici o servizi come quelli dei grandi parchi dell'Appia. Non aspettatevi nemmeno un centro visite, bagni pubblici diffusi o punti di ristoro dentro il parco: chi passa qualche ora sui prati porta con sé acqua e quello che serve, e riporta fuori i rifiuti, come chiede il comitato PAC Libero.

Non aspettatevi, infine, un quartiere turistico. Centocelle non ha uffici informazioni, non ha itinerari segnalati, non ha negozi di souvenir. Ha una vita propria, fatta di scuole, mercati, parrocchie e associazioni, e chi arriva da fuori è un ospite in mezzo a chi ci abita. È proprio questo il suo interesse: vedere una parte di Roma dove il visitatore non condiziona nulla e la città funziona per chi la vive.

Sull'accessibilità il gestore del parco non pubblica indicazioni. I prati e le piste in terra battuta sono piani ma irregolari, e dopo la pioggia diventano fangosi. Il comitato PAC Libero segnala attraversamenti pedonali con semaforo su viale Palmiro Togliatti e su viale Primavera e un sottopasso che viene pulito periodicamente. Per chi si muove in carrozzina o con un passeggino, il consiglio è di restare sui viali principali vicino agli accessi di via Casilina.

Mangiare in zona

Centocelle non ha le trappole tipiche del centro storico. Non ci sono buttadentro davanti ai monumenti, perché non ci sono monumenti con folle di turisti, né menù fotografici tradotti in cinque lingue. Intorno a piazza dei Mirti e lungo via dei Castani si trovano molte trattorie, pizzerie, forni e gelaterie, e la sera il quartiere richiama anche chi abita altrove. Il rischio vero, qui, è la moda.

Quando un quartiere diventa di tendenza, alcuni locali alzano i prezzi senza alzare la qualità, e altri puntano sull'arredamento più che sulla cucina. Le regole di buon senso valgono anche a Centocelle: diffidare dei posti senza prezzi esposti, dei menù diversi fra dentro e fuori, delle cucine aperte di continuo senza pausa fra pranzo e cena. I romani scelgono dove a pranzo, nei giorni feriali, mangia gente del quartiere.

Chi viene per il parco la domenica può anche fare come molti residenti: un pranzo al sacco sui prati, con quello che si compra nei forni e negli alimentari del quartiere prima di entrare. È un modo per usare il parco come lo usa chi ci abita, e ricordarsi di riportare fuori tutto quello che si porta dentro. Per qualche indirizzo selezionato in città c'è la lista di indirizzi su Google Maps.

Che cosa abbinare in giornata

L'abbinamento più vicino è la Villa dei Gordiani, al terzo miglio della via Prenestina, un parco pubblico gestito dalla Sovrintendenza Capitolina. Dentro si trovano una grande aula ottagonale del III secolo, con la cupola alleggerita da anfore, sulla quale nel XIII secolo fu costruita la torre detta Tor de' Schiavi, una cisterna a due piani del II secolo e un colombario scoperto nel 1958, datato fra il I secolo avanti Cristo e il I dopo Cristo.

La villa è più antica della famiglia imperiale dei Gordiani, da cui prende il nome. La Historia Augusta, citata dalla Wikipedia italiana, le attribuisce un portico di duecento colonne di marmi diversi. Nel 1347 le truppe dei Colonna si accamparono nell'area, e la stessa famiglia acquistò la torre nel 1422. Il parco fu previsto dal piano regolatore del 1931 e sistemato negli anni Sessanta. Si raggiunge dalle fermate dei bus sulla Prenestina.

Verso ovest, a piedi o con la metro C, si passa a Torpignattara, con il Mausoleo di Sant'Elena e i murales documentati, e poi al Pigneto, con il Nuovo Cinema Aquila per chiudere la giornata con una proiezione. Più vicino alle mura ci sono Porta Maggiore e la Basilica sotterranea, da cui partiva il tunnel mai finito verso Torre Spaccata.

Chi segue il filo dell'acqua può proseguire verso l'Alessandrino, dove corrono le arcate dell'acquedotto di Alessandro Severo, e poi verso sud fino al Parco degli Acquedotti, sulla Tuscolana, con le grandi arcate nel verde. Il confronto con Centocelle è utile: due grandi aree verdi della periferia est, una dove l'antico si vede benissimo, l'altra dove si nasconde sotto i prati. Più a sud c'è il Parco dell'Appia Antica.

Verso est, lungo la Casilina, si arriva al Castelletto di Torre Angela. Lungo la Prenestina, fuori città, ci sono l'area archeologica di Gabii, il Castello di Lunghezza e, più lontano, Colonna, Zagarolo e Palestrina. Sono uscite che richiedono l'auto o i bus extraurbani, e vanno pianificate controllando gli orari.

Chi preferisce restare in città trova altri quartieri del Novecento da percorrere a piedi: San Lorenzo, con il Verano, la Garbatella e l'Esquilino. Per chi viaggia con bambini il parco di Centocelle, con i suoi prati, si abbina bene ai suggerimenti della pagina su Roma con i bambini, e per le uscite senza spesa c'è Roma gratis.

Chi segue il filo della memoria della guerra può collegare Centocelle ad altri luoghi della Resistenza e dell'occupazione: il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, Porta San Paolo, dove nel settembre 1943 si combatté contro le truppe tedesche, e il Museo della Shoah. La Casa della memoria e della storia raccoglie archivi e iniziative sul periodo.

Domande frequenti

Il Parco archeologico di Centocelle è aperto?

Sì, come parco pubblico a ingresso libero. Si entra dagli accessi di via Casilina, e l'Ecomuseo Casilino indica un orario dalle 7 alle 20 tutti i giorni. Le tre ville romane, però, si trovano in aree recintate e non hanno visite ordinarie. Per informazioni istituzionali il riferimento è la Sovrintendenza Capitolina, piazza Lovatelli 35, che non pubblica orari o modalità di visita per le aree archeologiche.

Si vedono le ville romane nel parco?

No, non con una visita ordinaria. La villa ad duas lauros, la Villa della Piscina e la Villa delle Terme sono state scavate negli anni Novanta e descritte dalla Sovrintendenza Capitolina, ma si trovano in zone recintate. Chi cerca resti romani leggibili in un percorso attrezzato trova risposte migliori alla Villa dei Quintili o alla Villa dei Gordiani, che si trova poco lontano sulla Prenestina.

Perché si chiama Centocelle?

Il nome viene dalla grande proprietà imperiale che sorgeva qui, chiamata Centum Cellae per l'estensione delle sue rovine e identificata con la residenza di Elena, madre di Costantino. Secondo la Wikipedia italiana il toponimo Centocelle è attestato dal 1523. Il significato preciso delle cellae resta incerto, e le fonti non propongono una lettura definitiva: stanze, magazzini o altri ambienti della villa.

È vero che a Centocelle c'era il primo aeroporto d'Italia?

Sì. Il 15 aprile 1909 Wilbur Wright arrivò sui prati di Centocelle per una serie di voli dimostrativi, e quella data è indicata dall'Ecomuseo Casilino come la nascita del primo aeroporto d'Italia. Lo scalo, intitolato a Francesco Baracca, divenne una scuola di aeronautica e dal 1926 si aprì al traffico civile. Nel parco una parte della pista si vede ancora.

Come si arriva a Centocelle con i mezzi?

Con la metro C, fermate Parco di Centocelle per il parco e Mirti per la piazza, raggiungibili dalla linea A con il cambio a San Giovanni. Sulla Casilina passa il bus 105, rinforzato nelle ore di punta dalla navetta 105L secondo Roma Servizi per la Mobilità. La ferrovia Termini-Centocelle è ferma dal 4 marzo 2026 e non tornerà in servizio.

Si può entrare al Forte Prenestino?

Sì, ma solo quando il centro sociale apre per le sue attività. Il Forte, in via Federico Delpino, è occupato dal 1° maggio 1986 dal CSOA Forte Prenestino, che pubblica sul proprio sito concerti, festival, corsi e mercati. Non ci sono orari da museo né biglietteria: modalità di accesso ed eventuale sottoscrizione cambiano da evento a evento e vanno verificate prima di partire.

Dove si trova il murale di Claudio Baglioni?

In piazza San Felice da Cantalice 20, sul muro di Casa San Felice. Secondo Leggo, che lo raccontava il 16 maggio 2021, è opera di Mauro Palotta, in arte Maupal, ed è stato realizzato per i settant'anni del cantautore, cresciuto nel quartiere. Si guarda dal marciapiede opposto, senza entrare nella struttura, che è una casa famiglia abitata.

Quanto tempo serve per vedere Centocelle?

Una mattina basta per il parco e piazza dei Mirti. Una giornata intera permette di aggiungere via dei Castani, piazza San Felice da Cantalice, il Forte Prenestino dall'esterno e la Villa dei Gordiani, con cinque o sei ore di cammino complessive. Chi vuole entrare al Forte deve scegliere una data con un'attività aperta al pubblico, spesso la sera o nel fine settimana.

Chi ha scritto e su quali fonti

Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di accesso riportati qui risultano dalle fonti richiamate nel testo alla data indicata in apertura: la Sovrintendenza Capitolina, il portale turistico di Roma Capitale, l'Ecomuseo Casilino, Roma Servizi per la Mobilità, la Presidenza della Repubblica e il sito del Forte Prenestino. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Organizzare una visita a Centocelle, per sé o per un gruppo, vuol dire soprattutto scegliere il giorno giusto per il parco, sapere che le ville non si visitano, usare la metro C invece del trenino chiuso e, per il Forte, controllare il calendario del centro sociale. Per chi organizza viaggi di gruppo a Roma con itinerari sui quartieri meno battuti e sulla loro storia, una risorsa utile è Tour Leader Pro.

Il quadrante est di Roma, fra Porta Maggiore, Pigneto, Torpignattara e Centocelle, è una parte della città che i viaggiatori scoprono tardi, spesso dopo aver visto il centro storico più volte. Qui si incontrano ville imperiali sepolte, il primo aeroporto d'Italia, forti di fine Ottocento e quartieri popolari, e da qui partono la Casilina e la Prenestina verso i Castelli e la valle del Sacco. Per mettere insieme un viaggio di più giorni fra Roma e il Lazio, una risorsa utile per montare un itinerario è Italy Planner.

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IndirizzoVia Casilina 700, Parco archeologico di Centocelle Roma Centocelle, Roma, Roma Città 00172

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