Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano
In breve. Il Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano è l’area protetta che tiene insieme i due laghi vulcanici a nord di Roma, le colline che li circondano e una decina di comuni fra la provincia di Roma e quella di Viterbo.
Il Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano è l’area protetta che tiene insieme i due laghi vulcanici a nord di Roma, le colline che li circondano e una decina di comuni fra la provincia di Roma e quella di Viterbo. Chi arriva qui la prima volta commette quasi sempre lo stesso errore: pensa di andare a vedere un lago. In realtà si entra in un sistema, e il sistema comprende crateri spenti, faggete che crescono a quote assurdamente basse, una sorgente sulfurea che ribolle in mezzo a un bosco, castagneti, pascoli, un castello che domina la riva e una rete di strade secondarie che, se si ha la pazienza di percorrerle piano, raccontano più di qualsiasi pannello informativo.
Il parco venne istituito dalla Regione Lazio con la legge regionale 25 novembre 1999, n. 36, che riunì sotto un’unica gestione un territorio già in parte tutelato da provvedimenti precedenti. La superficie complessiva dell’area protetta si aggira sui sedicimila e seicento ettari, e i comuni interessati risultano dieci: Anguillara Sabazia, Bassano Romano, Bracciano, Campagnano di Roma, Manziana, Monterosi, Oriolo Romano, Roma, Sutri e Trevignano Romano. La presenza di Roma nell’elenco sorprende sempre chi la legge per la prima volta, e invece ha una spiegazione precisa che vedremo più avanti. La gestione è affidata a un ente parco regionale con sede amministrativa nell’area del lago di Bracciano.
Due terzi dell’interesse naturalistico ruotano intorno all’acqua. Il lago di Bracciano e il lago di Martignano insieme coprono da soli circa il quaranta per cento dell’intera superficie protetta: seimila ettari di specchio d’acqua, che per un parco regionale del centro Italia è una proporzione fuori scala. Tutto il resto, boschi, coltivi, monumenti naturali, borghi, vive in relazione con quei due bacini. Capito questo, si capisce anche perché una visita organizzata male qui delude, e una visita organizzata bene resta in mente per anni.
Parco Naturale Regionale di Bracciano – Martignano: il paesaggio vulcanico tipico della fascia collinare a nord della Capitale, con la sponda che digrada verso lo specchio d’acqua e i rilievi dell’antico apparato sabatino sullo sfondo
Dove si trova il Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano e come ci si arriva davvero
Il parco occupa la porzione di Lazio compresa fra la via Cassia a est e la via Braccianese a ovest, con il margine settentrionale che sfiora Sutri e Monterosi e quello meridionale che scende verso la campagna romana dell’Olgiata e di Osteria Nuova. In linea d’aria il centro del lago di Bracciano si trova a poco più di trenta chilometri dal Grande Raccordo Anulare, il che in teoria significa mezz’ora di macchina e in pratica significa qualsiasi cosa fra i quaranta minuti e le due ore, a seconda del giorno e dell’ora.
Chi arriva in automobile ha essenzialmente tre porte d’ingresso. La prima è la via Braccianese, che si stacca dall’Aurelia all’altezza di Cerveteri e sale verso Bracciano attraversando la zona di Manziana: percorso comodo, ma che nei fine settimana estivi si intasa nel tratto finale. La seconda è la via Claudia Braccianese, che risale da Roma nord passando per La Storta e Osteria Nuova e arriva ad Anguillara Sabazia: è la strada che usano i romani e per questo è anche quella che si blocca prima. La terza è la Cassia bis fino a Campagnano di Roma e poi la discesa verso Trevignano attraverso la campagna di Sacrofano e Formello: più lunga, molto più bella, e quasi sempre più veloce nelle giornate di grande afflusso. Il consiglio pratico è di entrare da una parte e uscire dall’altra, perché il parco si legge meglio se lo si attraversa invece di limitarsi a raggiungerlo.
Il treno è un’opzione seria e sottovalutata. La linea ferroviaria regionale che parte da Roma Ostiense e Roma Valle Aurelia serve le stazioni di Anguillara, Bracciano e Manziana con una frequenza che nei giorni feriali si aggira sulla mezz’ora e nei festivi si dirada. La stazione di Anguillara Sabazia si trova a qualche chilometro dal centro storico, con un dislivello da affrontare a piedi o con il bus locale; quella di Bracciano invece è relativamente vicina al paese e consente di raggiungere il castello camminando in salita per una ventina di minuti. Chi vuole vedere il lago senza automobile deve mettere in conto che le sponde non sono servite da un trasporto pubblico circolare continuo: esistono collegamenti fra i paesi, ma non una linea che gira intorno al lago con la frequenza che uno si immagina.
Il lago di Martignano è un caso a parte e merita di essere detto subito, perché è la principale fonte di malintesi. Non si arriva in automobile fino alla riva. La strada asfaltata termina in un’area di sosta a pagamento sull’altopiano, e da lì si scende a piedi lungo una carrareccia per circa un chilometro e mezzo, con un dislivello che in salita, al ritorno, con il sole delle tre del pomeriggio, si fa sentire eccome. Nei periodi di maggiore affluenza è attivo un servizio navetta gestito dagli operatori della zona. Chi arriva con il costume, l’ombrellone, il frigo portatile e due bambini piccoli, e non lo sa, passa il resto della giornata a rimpiangere la scelta. Chi lo sa, parte leggero e trova uno dei posti più belli del Lazio.
Che cosa è davvero il Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano: dieci comuni, due crateri, un sistema
La prima cosa da chiarire riguarda la parola parco. Nella testa di molti visitatori italiani il parco naturale è un recinto con un cancello, un biglietto e un sentiero segnato. Qui non funziona così. Il Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano è un’area protetta a gestione regionale che insiste su un territorio abitato, coltivato, percorso da strade provinciali e popolato da decine di migliaia di residenti. Non si paga un ingresso al parco, perché il parco comprende paesi interi, campi di grano, vigneti, ville private, campeggi, ristoranti e aziende agricole. Si paga semmai il parcheggio in alcune aree di sosta, o l’accesso a determinati stabilimenti e servizi privati sulla riva, che è una cosa completamente diversa.
Il territorio nasce da un apparato vulcanico che i geologi chiamano distretto Sabatino, attivo fra circa seicentomila e quarantamila anni fa. Le eruzioni, prevalentemente esplosive, svuotarono le camere magmatiche e provocarono il collasso della superficie: da questi collassi nacquero le depressioni che oggi contengono i due laghi. Il lago di Bracciano occupa la caldera principale, con una forma quasi circolare di circa nove chilometri di diametro e una profondità massima che supera i centosessanta metri. Il lago di Martignano, molto più piccolo, occupa un cratere secondario ed è profondo circa sessanta metri. Fra i due corre un breve crinale che, dall’alto, mostra la cosa in modo evidente: due buche nel terreno, una grande e una piccola, riempite d’acqua piovana e di falda.
Attorno a queste due depressioni si dispone tutto il resto. A ovest, verso Manziana e Canale Monterano, si aprono i boschi più interessanti e le manifestazioni del vulcanismo secondario: fumarole, sorgenti sulfuree, terreni che emanano un odore di uova marce riconoscibile a decine di metri di distanza. A nord, verso Oriolo Romano e Sutri, il paesaggio diventa quello della tuscia meridionale, con le faggete depresse e i tagli nel tufo. A est, fra Campagnano e Formello, il parco sfuma nella campagna romana e confina con il Parco di Veio. A sud si scende verso la piana dell’Arrone, il torrente emissario che dal lago di Bracciano porta l’acqua fino al mare, nei pressi di Fregene.
Parco Naturale Regionale di Bracciano – Martignano: la cintura di colline che circonda le sponde, con i coltivi e i pascoli che disegnano una campagna ancora a misura d’uomo alle spalle della riva
I due laghi: che cosa si può fare e che cosa conviene sapere prima
Il lago di Bracciano non è un lago come gli altri, e la ragione è amministrativa prima ancora che naturalistica. Costituisce una riserva idrica strategica per la città di Roma, alla quale è collegato attraverso un’opera di presa e un acquedotto dedicato. Questa funzione, che risale alla fine dell’Ottocento con la costruzione dell’acquedotto Paolo Tosi Nuovo, ha condizionato tutta la storia recente del bacino e continua a condizionarne la gestione. Roma compare fra i comuni del parco anche per questo: una porzione del territorio comunale della Capitale si estende fin qui, nell’area che comprende il lago di Martignano e i terreni circostanti.
La conseguenza pratica è che le regole sull’uso dell’acqua sono più severe di quanto la maggior parte dei visitatori si aspetti. La balneazione nel lago di Bracciano risulta regolamentata: è consentita nei tratti individuati e monitorati dalle autorità sanitarie, con controlli periodici sulla qualità delle acque, mentre in altri settori della sponda vige il divieto. Ogni stagione la Regione e i comuni pubblicano i tratti idonei, e non è detto che coincidano da un anno all’altro. Affermare che nel lago di Bracciano si possa fare il bagno ovunque è falso, e affermare che non si possa fare il bagno da nessuna parte è altrettanto falso. Chi organizza una giornata qui farebbe bene a verificare la situazione aggiornata presso il comune della sponda che intende frequentare, perché le ordinanze cambiano e i cartelli in loco sono l’unico riferimento che conta davvero.
Il capitolo del livello dell’acqua merita parole misurate. Il lago di Bracciano ha attraversato nel corso degli anni fasi di abbassamento significativo del livello, con una crisi particolarmente acuta nell’estate del 2017, quando la combinazione fra una siccità prolungata e i prelievi per l’approvvigionamento idrico della Capitale portò lo specchio d’acqua a ritirarsi visibilmente dalle rive. In quella occasione la Regione Lazio intervenne con provvedimenti di limitazione dei prelievi, e la vicenda finì sulle prime pagine dei giornali nazionali. Da allora il livello ha conosciuto risalite e nuove flessioni, in relazione all’andamento delle precipitazioni e alle scelte gestionali. Non riporto qui una quota, perché sarebbe un dato destinato a essere sbagliato entro poche settimane: chi vuole il numero esatto lo trova nei bollettini idrologici regionali. Quello che si può dire con certezza è che il visitatore attento riconosce sulle sponde la fascia di terreno emersa negli anni di magra, riconoscibile per la vegetazione pioniera che la colonizza e per la differenza di colore dei ciottoli.
Sulle attività consentite, il quadro è questo. La navigazione a motore endotermico risulta soggetta a limitazioni severe sul lago di Bracciano, con l’obiettivo di proteggere la qualità dell’acqua destinata al consumo umano: circolano imbarcazioni a vela, canoe, kayak, tavole da surf a remi, barche elettriche e piccole unità autorizzate. Questa è la ragione per cui il lago è diventato uno dei centri della vela romana, con circoli storici distribuiti fra Bracciano, Anguillara e Trevignano, e per cui d’estate le sue acque restano straordinariamente silenziose rispetto a qualunque altro specchio d’acqua a distanza simile da una grande città. La pesca è regolata da licenze e da calendari che stabiliscono periodi, attrezzi e misure minime. Le immersioni subacquee sono praticate, con visibilità che varia molto a seconda della stagione e della zona.
Il lago di Martignano, essendo molto più piccolo e quasi interamente privo di edificazione sulle rive, ha una fisionomia diversa. La sponda è in larga parte occupata da prati che scendono direttamente nell’acqua, senza costruzioni, e questo gli ha dato la fama di lago selvaggio. La fama è in parte meritata e in parte no: nelle giornate di grande afflusso estivo il prato principale si riempie al punto da rendere difficile trovare uno spazio, e i chioschi presenti sulla riva erogano un servizio commerciale a tutti gli effetti. La differenza rispetto al lago maggiore è che qui, se si cammina venti minuti lungo la sponda allontanandosi dal punto di arrivo della navetta, si ritrova il silenzio quasi ovunque. Anche per Martignano vale il principio di verificare cartelli e ordinanze sulla balneazione prima di entrare in acqua.
C’è infine il capitolo delle attività a terra. Il perimetro del lago di Bracciano è percorso da un anello ciclabile e pedonale che nel corso degli anni è stato oggetto di progetti di completamento; alcuni tratti risultano attrezzati e segnalati, altri obbligano a percorrere brevi porzioni di strada provinciale. L’equitazione ha una tradizione consolidata, con maneggi distribuiti in tutta l’area e itinerari che salgono verso i Sabatini. Il birdwatching, nelle aree umide del parco e in particolare nel settore delle Pantane di Trevignano, è una pratica seria che porta qui ornitologi da tutta Italia nei mesi invernali.
Una curiosità sul Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano
La curiosità riguarda un albero che non dovrebbe esistere qui. Nella Caldara di Manziana, dentro il perimetro del parco, cresce un bosco di betulle. La betulla è una specie del nord, che in Italia si trova normalmente sulle Alpi e in qualche stazione appenninica d’alta quota. Trovarla a poco più di trecento metri sul livello del mare, a un’ora da Roma, in un’area dove d’estate si superano i trentacinque gradi, è una contraddizione apparente.
La spiegazione unisce la glaciazione e il vulcano. Durante l’ultima fase glaciale la betulla occupava vaste porzioni della penisola, compreso il Lazio. Con il riscaldamento postglaciale la specie si ritirò verso nord e verso l’alto, e scomparve da quasi tutto il centro Italia. In alcuni punti però le condizioni locali le hanno permesso di resistere, e la Caldara è uno di questi punti: il suolo acido, saturo di composti solforati emessi dalle fumarole, risulta tossico per le specie mediterranee che altrimenti avrebbero soppiantato la betulla. In pratica il gas che esce dal terreno tiene lontani i concorrenti, e la betulla, che tollera quelle condizioni meglio di altri, sopravvive in un’isola ecologica di poche decine di ettari. È un relitto glaciale mantenuto in vita da un vulcano addormentato: due forze opposte che si equilibrano da diecimila anni.
Camminare nella Caldara richiede attenzione. Il gas che affiora è più pesante dell’aria e tende a ristagnare nelle depressioni del terreno, quindi le indicazioni dell’ente gestore parlano chiaro sui punti da non avvicinare e sul divieto di sdraiarsi al suolo o di lasciare che i cani infilino il muso nelle pozze. Nessun allarmismo, ma è uno dei pochi posti del Lazio dove le regole di comportamento hanno una base chimica e non estetica. Il fondo del bosco, in primavera, si riempie di orchidee selvatiche, e il contrasto fra la delicatezza dei fiori e il fondo bianco dell’acqua solforosa è la cosa che i visitatori ricordano di più.
I borghi del parco: Bracciano, Anguillara Sabazia, Trevignano Romano
Tre paesi si affacciano direttamente sul lago maggiore, e hanno tre caratteri diversi al punto che sceglierne uno significa scegliere una giornata completamente diversa.
Bracciano è il centro più grande e quello con il monumento più celebre. Il paese si dispone su un terrazzo a un centinaio di metri sopra il livello del lago, il che gli dà una vista magnifica e gli toglie il rapporto diretto con l’acqua: dal centro storico alla riva della Marmorata ci sono tre chilometri di discesa. Il Castello Odescalchi domina l’abitato con i suoi cinque torrioni cilindrici ed è uno dei castelli rinascimentali meglio conservati d’Italia, ancora di proprietà privata e visitabile con percorso guidato. Costruito dagli Orsini fra la metà e la fine del Quattrocento, passò nel 1696 agli Odescalchi, famiglia di origine comasca che aveva dato alla Chiesa papa Innocenzo XI. Le sale conservano affreschi degli Zuccari, armature, arazzi e un apparato decorativo che restituisce l’idea di una residenza fortificata e insieme signorile. Il camminamento di ronda sulla sommità offre il punto di vista più alto sul lago accessibile al pubblico.
Anguillara Sabazia ha la posizione più teatrale dei tre. Il borgo antico occupa un promontorio che entra nel lago, e visto dall’acqua o dalla strada che arriva da sud sembra una nave ormeggiata. Si entra da una porta con orologio, si sale per vicoli stretti fino alla collegiata di Santa Maria Assunta e si esce su una terrazza che guarda a nord verso Trevignano. La parte bassa, lungo la riva, è quella dei ristoranti e del passeggio serale. Anguillara ha anche il vantaggio pratico di essere il centro più vicino a Roma e il più facile da raggiungere in treno, motivo per cui nelle sere d’estate si riempie di romani che arrivano per cena e ripartono a notte.
Trevignano Romano è il più tranquillo e per molti il più bello. Il paese si allunga lungo la sponda settentrionale sotto i resti della rocca degli Orsini, con un lungolago pedonale che d’estate diventa il salotto di tutta l’area e una serie di locali che hanno alzato il livello della ristorazione lacustre negli ultimi anni. La chiesa dell’Assunta conserva un’abside affrescata di scuola raffaellesca che quasi nessuno si aspetta di trovare in un paese di cinquemila abitanti. Dietro Trevignano si sale verso il crinale che separa i due laghi e verso le Pantane, la zona umida che ospita la maggiore concentrazione di avifauna del parco.
Fuori dalla corona lacustre ci sono gli altri comuni, meno frequentati e spesso più interessanti per chi cerca sostanza. Canale Monterano, al margine occidentale, custodisce le rovine dell’antica Monterano, un borgo abbandonato nell’Ottocento dove si riconoscono una fontana e una chiesa progettate da Gian Lorenzo Bernini, e dove sono stati girati decine di film. Sutri, a nord, conserva l’anfiteatro scavato nel tufo, il mitreo e la necropoli etrusca, riuniti nel Parco Naturale Regionale dell’Antichissima Città di Sutri. Nepi e Calcata restano appena fuori dal perimetro ma appartengono allo stesso mondo di forre e tufo. Oriolo Romano ha un palazzo Altieri con una galleria di ritratti papali e, alle spalle, la faggeta che ne ha fatto la fama, oltre al complesso della Mola di Oriolo Romano.
Parco Naturale Regionale di Bracciano – Martignano: la riva bassa con la vegetazione ripariale, uno degli ambienti che il parco tutela insieme ai boschi e ai monumenti naturali del settore occidentale
Una cosa che non ti dice nessuno sul Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano
Quasi tutte le guide raccontano il parco come una destinazione estiva. È l’errore più diffuso e il più costoso in termini di esperienza. Da metà giugno a fine agosto questo territorio dà il peggio di sé: le strade di accesso si intasano, i parcheggi si esauriscono entro le dieci del mattino nei fine settimana, i prati di Martignano si riempiono, i ristoranti del lungolago lavorano sotto pressione e la qualità del servizio ne risente, il caldo sul lago è umido e appiccicoso perché l’acqua evapora e l’aria ristagna nella conca. Chi viene in agosto vede una versione peggiorata di quello che il parco può offrire, e spesso torna a casa convinto che sia un posto sopravvalutato.
La stagione vera qui va da ottobre a maggio, e il mese migliore in assoluto è novembre. Il motivo è la luce. La conca lacustre, circondata da rilievi bassi, genera in autunno e in inverno un fenomeno ottico che chi frequenta il posto conosce bene: nelle mattine fredde dopo una notte serena si forma una nebbia sottile che resta sospesa a mezzo metro dall’acqua, e quando il sole la buca da est il lago diventa una superficie di metallo bianco con i profili dei paesi che emergono come isole. Dura un’ora, forse due, e poi finisce. Nessuno la fotografa perché nessuno è lì a quell’ora in quel mese.
Terza cosa, più tecnica. Il perimetro del parco comprende porzioni di territorio che appartengono a proprietà private di dimensioni notevoli, tenute storiche che coprono centinaia di ettari e che non sono accessibili liberamente. La più discussa è la tenuta di Vicarello, sulla sponda occidentale del lago, un complesso con sorgenti termali note fin dall’età romana, oggetto negli anni scorsi di passaggi di proprietà che hanno alimentato un dibattito pubblico locale sul destino delle grandi tenute lacustri. Il visitatore che consulta una mappa e vede una strada che sembra portare alla riva deve mettere in conto che potrebbe trovare un cancello chiuso: essere dentro un’area protetta non significa avere diritto di passaggio ovunque, e questa è una delle differenze principali fra un parco italiano e un parco nazionale statunitense.
Il consiglio che ti do per visitare il Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano
Il consiglio è uno solo e va contro l’istinto di tutti: non passare la giornata sulla riva. Il lago si guarda meglio da sopra che da dentro, e il parco si capisce solo salendo.
La giornata che consiglio comincia presto, verso le otto, da Trevignano Romano. Si lascia l’automobile nel parcheggio alto del paese e si sale a piedi fino ai ruderi della rocca: mezz’ora di salita, panorama completo sul lago da nord, con Bracciano e il castello sulla destra e Anguillara in fondo. Da lì si prosegue sul crinale verso est in direzione di Martignano, seguendo la sterrata che attraversa i campi. In un’ora e mezza di cammino si arriva al punto in cui si vedono contemporaneamente i due laghi, uno per parte, e quello è il momento in cui il paesaggio si spiega da solo: la grande caldera e il piccolo cratere, separati da una lama di terra larga poche centinaia di metri.
Per chi ha due giorni, il secondo va speso interamente nel settore occidentale: Macchia Grande di Manziana la mattina, Caldara nel tardo mattino, pranzo a Canale Monterano, pomeriggio fra le rovine dell’antica Monterano e la cascata della Diosilla. È una giornata senza lago e senza nemmeno un punto panoramico celebre, ed è la giornata che si ricorda più a lungo.
Flora e fauna del Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano
La cintura di colline che circonda le sponde arricchisce la varietà del parco in un modo che l’osservatore distratto non coglie. Pascoli e coltivi disegnano una campagna ancora a misura d’uomo, in particolare in alcuni settori dell’area protetta come nella zona della tenuta di Vicarello, e questa alternanza fra ambiente aperto e ambiente chiuso è esattamente ciò che moltiplica il numero di specie. Un bosco continuo ospita meno vita di un mosaico di bosco, prato, siepe e specchio d’acqua, perché ogni margine è un habitat in più.
La presenza contemporanea di laghi, boschi, pascoli e coltivi fa sì che la fauna del parco risulti particolarmente ricca, e il dato che colpisce di più riguarda gli uccelli.
Il territorio del parco costituisce la seconda zona umida del Lazio per quantità di uccelli acquatici svernanti, dopo il Parco Nazionale del Circeo. Sono state individuate 162 specie di uccelli, 79 delle quali nidificanti, un numero che per un’area protetta regionale di queste dimensioni risulta molto alto. Fra le specie più significative si segnala il fistione turco, Netta rufina, una rara anatra tuffatrice di origine orientale, presente soprattutto nel lago di Martignano con valori elevati anche a livello nazionale: è un’anatra vistosa, con il capo rossastro e il becco rosso corallo nel maschio, che si osserva bene con un binocolo dalle sponde nei mesi freddi. Accanto a essa la moretta tabaccata, Aythya nyroca, specie di interesse conservazionistico europeo, e la strolaga mezzana, Gavia arctica, che sverna sullo specchio d’acqua maggiore e che si riconosce per la sagoma bassa e per l’abitudine di sparire sott’acqua per lunghi tratti.
Sul versante dei mammiferi la popolazione risulta particolarmente significativa per la presenza del gatto selvatico, Felis sylvestris, e della lepre italica, Lepus corsicanus, due specie autoctone di grande interesse e di osservazione difficilissima: il gatto selvatico è notturno e schivo, e la lepre italica si distingue da quella europea per caratteri che servono un occhio esperto. Notevole è anche la presenza di specie introdotte, come il daino, Dama dama, il muflone, Ovis musimon, e soprattutto il cinghiale, Sus scrofa, tutte e tre possibili prede del lupo, Canis lupus, di cui è stata più volte segnalata nelle zone limitrofe al territorio del parco una popolazione stabile nei comuni di Vejano, Barbarano Romano e Civitella Cesi. Il ritorno del lupo nell’area tirrenica a nord di Roma è uno dei fenomeni faunistici più rilevanti degli ultimi decenni e riguarda direttamente il collegamento ecologico fra i Sabatini, i monti della Tolfa e i Cimini.
Parco naturale regionale lago di Bracciano e lago di Martignano visti dall’alto: la grande caldera e il cratere minore separati dal crinale, la conformazione che spiega in un’immagine sola la storia vulcanica di tutta l’area protetta
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che Roma beve l’acqua del lago di Bracciano. Lo sanno quasi tutti i romani, almeno vagamente. Quello che quasi nessuno collega a questa informazione è la conseguenza politica e paesaggistica: metà delle regole che governano questo territorio esistono per proteggere una condotta idrica, non per proteggere una biodiversità.
La vicenda comincia nel 1870, quando la città appena diventata capitale si trova con una rete idrica insufficiente. Nel 1885 entra in funzione un acquedotto che capta l’acqua dal lago di Bracciano e la porta a Roma: da allora quella riserva costituisce il serbatoio di emergenza al quale la Capitale attinge quando le sorgenti dell’Appennino non bastano. Il divieto di navigazione a motore endotermico, le limitazioni sugli scarichi, i controlli sulla depurazione dei comuni rivieraschi, la severità nella regolamentazione della balneazione, la difficoltà a ottenere concessioni sulle rive: tutto questo discende da lì. Un lago che alimenta un acquedotto è un’infrastruttura, e le infrastrutture hanno regole diverse dai luoghi di svago.
Il rovescio della medaglia è che questo vincolo ha salvato il lago. Basta confrontare la sponda di Bracciano con quella di altri specchi d’acqua italiani a distanza simile da una grande città per rendersi conto di che cosa sarebbe successo senza. Qui non ci sono motoscafi, non ci sono moto d’acqua, non c’è la cortina continua di edilizia turistica che altrove ha cancellato la riva. Il silenzio del lago di Bracciano d’estate, quando ci si allontana di duecento metri dai punti di accesso, è una condizione rara, e non è dovuta a una scelta ambientalista: è dovuta a un tubo.
Il secondo lato del fatto è quello meno confortante. Un lago che serve come riserva idrica è un lago sotto pressione, e la crisi del 2017 lo ha reso visibile a tutti. Quando il livello cala, cala la capacità di diluizione dei nutrienti, aumenta la concentrazione delle sostanze presenti, si accorciano le fasce di canneto che filtrano le acque, emergono i fondali e la vegetazione ripariale si ritira. Il dibattito fra chi chiede di garantire l’approvvigionamento della Capitale e chi chiede di garantire l’equilibrio del bacino è aperto da decenni e non ha una soluzione semplice, perché entrambe le esigenze sono legittime. Il visitatore che cammina sulla riva e vede una striscia di ciottoli bianchi larga qualche metro sta guardando la traccia fisica di quella discussione.
La foto giusta da fare al Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano
La fotografia che tutti fanno è il castello di Bracciano con il lago dietro, ripresa dal belvedere del paese. È una bella immagine ed è anche la più inflazionata dell’intero Lazio settentrionale. La fotografia giusta è un’altra e richiede due ore di cammino.
Si tratta dell’inquadratura dal crinale fra i due laghi, nel punto in cui il sentiero che va da Trevignano verso Martignano raggiunge la quota massima. Da lì si vede il lago di Bracciano che occupa tutta la metà sinistra del campo visivo e il lago di Martignano che occupa un angolo della metà destra, con il pianoro coltivato in mezzo. La luce buona arriva nella prima mattina, quando il sole basso da est accende la superficie del lago maggiore e lascia in ombra la conca di Martignano, oppure nell’ultima ora del giorno, con la situazione rovesciata. Serve un obiettivo grandangolare per tenere dentro entrambi, oppure la scelta più intelligente, che è rinunciare al grandangolo e fare due scatti separati con un’ottica normale: la foto panoramica appiattisce le distanze e toglie proprio la cosa che rende interessante il punto, cioè la differenza di scala fra i due crateri.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di questo territorio comincia molto prima dei Romani, e comincia sott’acqua. Nel corso di lavori sul fondale della sponda meridionale del lago di Bracciano, in località La Marmotta, nel comune di Anguillara Sabazia, sono stati individuati i resti di un villaggio neolitico sommerso databile intorno alla metà del sesto millennio avanti Cristo. Il contesto, conservato dall’acqua e dai sedimenti, ha restituito strutture lignee, utensili, semi, tessuti e soprattutto piroghe monossili ricavate da singoli tronchi di quercia, fra le più antiche imbarcazioni conosciute del Mediterraneo. Una di queste piroghe è esposta in museo a Roma. Il ritrovamento ha modificato la comprensione della diffusione dell’agricoltura nella penisola italiana e ha dimostrato che queste sponde erano abitate stabilmente ottomila anni fa.
In età augustea fu costruita l’Aqua Alsietina, l’acquedotto che derivava dal lago di Martignano e che alimentava la naumachia di Augusto in Trastevere. Nel 109 dopo Cristo l’imperatore Traiano inaugurò l’Aqua Traiana, che captava le sorgenti della conca occidentale del lago di Bracciano: un’opera di ingegneria idraulica di grande scala, con cunicoli e pozzi ancora oggi in parte percorribili, che rifornì Roma per secoli. Nella stessa epoca funzionavano le terme di Vicarello, le Aquae Apollinares, frequentate per le acque termali e note per un deposito votivo eccezionale: migliaia di monete, dalle più antiche di età preromana fino a quelle imperiali, gettate nella sorgente da generazioni di frequentatori.
Il Medioevo portò l’incastellamento. Fra il decimo e il dodicesimo secolo i borghi si arroccarono sui promontori e sui costoni, e nacquero i nuclei di Anguillara, Trevignano e Bracciano nella forma che riconosciamo. La famiglia degli Anguillara e poi quella degli Orsini si contesero e infine spartirono il controllo delle sponde. Fra il 1470 e il 1485 Napoleone Orsini e il figlio Gentil Virginio fecero costruire il castello di Bracciano, progettato per resistere alle armi da fuoco e insieme per fare da residenza signorile.
Nel 1496 il castello subì l’assedio delle truppe di papa Alessandro VI, in guerra con gli Orsini: la rocca resistette, e l’episodio consolidò la fama dell’edificio come una delle fortificazioni più solide dello Stato della Chiesa. Nel Cinquecento il castello ospitò il passaggio di personaggi di primo piano e fu teatro, nel 1576, di una vicenda che ha alimentato per secoli la letteratura popolare: la morte di Isabella de Medici, moglie di Paolo Giordano Orsini, avvenuta nella villa di Cerreto Guidi in Toscana ma raccontata in molte versioni successive che la legarono al castello braccianese e alla figura del marito. La leggenda del fantasma di Isabella nel castello nasce da questo intreccio fra cronaca e narrazione.
Nel 1696 gli Orsini, indebitati, cedettero il feudo e il castello agli Odescalchi, famiglia lombarda arricchita con il commercio e salita al vertice della Chiesa con Innocenzo XI. La proprietà, con una parentesi ottocentesca, è rimasta alla stessa famiglia fino a oggi, il che è la ragione per cui il castello si è conservato come complesso unitario invece di essere smembrato.
L’Ottocento portò due trasformazioni. La prima fu l’arrivo dell’acquedotto moderno, con la captazione dal lago per rifornire Roma capitale. La seconda fu la ferrovia: la linea Roma Viterbo, aperta nell’ultimo quarto del secolo, collegò i paesi del lago alla città e avviò il fenomeno della villeggiatura lacustre, con la costruzione di ville e di alberghi lungo le sponde.
Il Novecento lasciò segni pesanti. Durante la seconda guerra mondiale l’area fu interessata dal passaggio del fronte nel giugno 1944, con bombardamenti sui nodi ferroviari e sui ponti e con la ritirata tedesca verso nord; il campo di aviazione di Vigna di Valle, sulla sponda meridionale, ebbe un ruolo militare. Quel campo ha una storia che comincia molto prima: nel 1908 vi fu impiantato il primo cantiere aeronautico italiano per dirigibili, e il lago servì come specchio d’acqua per le prove degli idrovolanti. Oggi Vigna di Valle ospita il museo storico dell’Aeronautica Militare, con una collezione di velivoli fra le più importanti d’Europa, affacciata direttamente sull’acqua.
Nel dopoguerra, con la motorizzazione di massa, il lago divenne la meta domenicale dei romani, con tutte le conseguenze del caso: edificazione diffusa, seconde case, pressione sulle rive. La reazione istituzionale maturò lentamente e sfociò nella creazione dell’area protetta con la legge regionale del 1999, preceduta da provvedimenti di tutela parziale. Nel 2017 la crisi idrica riportò il lago al centro del dibattito nazionale. Negli anni successivi il tema della gestione dei prelievi, della depurazione dei comuni rivieraschi e del contenimento del consumo di suolo è rimasto il nodo principale della politica locale.
Chi è passato dal Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano
L’elenco è lungo e curiosamente sbilanciato verso il cinema.
Fra i personaggi storici, il castello di Bracciano registra ospiti di primo piano: Carlo VIII di Francia durante la discesa in Italia del 1494, secondo la tradizione locale; papi, cardinali e condottieri nel corso del Cinquecento; la regina Cristina di Svezia, che nel Seicento frequentò l’ambiente romano e i suoi feudi. Paolo Giordano Orsini e Isabella de Medici restano le due figure che il racconto popolare ha legato più strettamente alle mura.
Il capitolo più ricco però è quello novecentesco. Il territorio del parco è stato uno dei set privilegiati del cinema italiano e internazionale. Le rovine dell’antica Monterano, nel comune di Canale Monterano, hanno ospitato decine di produzioni fra western all’italiana, film storici e pellicole d’autore: il paesaggio di ruderi e vegetazione ha funzionato di volta in volta da Messico, da Terrasanta, da città fantasma. Fra i titoli più citati dalla memoria locale ci sono film di genere degli anni sessanta e settanta e produzioni successive che hanno sfruttato la chiesa diroccata e l’acquedotto.
Il castello Odescalchi ha ospitato riprese cinematografiche e televisive, ed è entrato nella cronaca mondana internazionale per i matrimoni celebrati nelle sue sale e nei suoi giardini: il più noto è quello di Tom Cruise e Katie Holmes nel novembre 2006, che portò a Bracciano una quantità di stampa internazionale senza precedenti per un paese di quelle dimensioni. Altri matrimoni di personaggi dello spettacolo e dello sport hanno seguito negli anni successivi, consolidando la fama del castello come location di lusso.
C’è infine una categoria di passaggio che vale la pena citare e che riguarda i pellegrini. La Via Francigena, l’itinerario che dall’Europa settentrionale porta a Roma, attraversa il settore settentrionale del parco passando per Sutri e scendendo verso Campagnano di Roma e la Storta. Migliaia di camminatori all’anno percorrono queste tappe, e nei mesi di primavera e autunno i paesi lungo il tracciato vedono un flusso costante di viandanti con zaino e bastone, esattamente come mille anni fa.
Quando andare nel Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano e quando evitarlo
Il calendario ideale ha una forma precisa.
Da metà marzo a fine maggio è il periodo migliore per chi cammina. I boschi si riempiono di fioriture, le orchidee spontanee dei crinali raggiungono il massimo in aprile, le temperature consentono percorsi lunghi e la visibilità è ottima perché l’aria è ancora lavata dalle piogge. Gli svassi compiono la parata nuziale sul lago maggiore e l’attività ornitologica è intensa. L’unico inconveniente è il fango sui sentieri dopo le piogge, che nel settore occidentale, dove il suolo è argilloso, può rendere impraticabili alcuni tratti.
Luglio e agosto sono i mesi da evitare, salvo che si venga esclusivamente per il bagno e si sia disposti ad arrivare presto e ripartire tardi. Nei fine settimana di questi mesi l’area di sosta di Martignano si esaurisce entro la metà della mattina, il traffico sulla Braccianese e sulla Claudia si blocca, i lungolago di Trevignano e Anguillara diventano impraticabili e i ristoranti richiedono prenotazione con giorni di anticipo. Il caldo, come si diceva, è di tipo umido e pesante. Chi proprio deve venire in agosto scelga un martedì o un mercoledì e punti sui settori interni, dove l’ombra dei boschi rende tutto sopportabile.
Ottobre e novembre sono la stagione dei boschi e delle sagre. Castagne, funghi, nocciole, vendemmia tardiva: l’economia agricola del parco lavora e si mostra. Macchia Grande in questo periodo è un altro posto rispetto all’estate, e la Caldara con l’aria fredda produce il massimo di visibilità delle esalazioni. Novembre porta la nebbia mattutina sul lago, che come si è detto è la cosa più bella che questo territorio offra.
Dicembre, gennaio e febbraio sono i mesi del birdwatching. Gli svernanti sono presenti in numero massimo, il fistione turco a Martignano si osserva con facilità, il lago maggiore ospita strolaghe e anatre tuffatrici. Le giornate sono corte e molte attività turistiche riducono l’orario o chiudono, ma chi viene per la fauna trova la condizione migliore dell’anno. Il freddo nella conca è sensibile, con gelate notturne frequenti e umidità alta.
Cosa c’è intorno al Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano
Il parco funziona bene come base per un’area molto più ampia, perché si trova al centro di un quadrante ricco e poco battuto.
Verso nord si entra nella Tuscia. Sutri con l’anfiteatro nel tufo si raggiunge in venti minuti da Monterosi; Nepi con le sue forre e le sue acque è poco oltre; Calcata, arroccata su uno sperone sopra la valle del Treja, è uno dei borghi più fotografati del Lazio. Proseguendo si arriva a Viterbo con il quartiere medievale di San Pellegrino e il palazzo dei Papi, e più a nord al Lago di Vico, l’altro grande cratere lacustre del Lazio, tutelato dalla Riserva naturale del Lago di Vico, e al Lago di Bolsena.
Verso ovest si scende al mare in quaranta minuti. Cerveteri con la necropoli della Banditaccia è la tappa obbligata per chi si interessa agli Etruschi; Ladispoli e la spiaggia di Santa Severa con il castello di Santa Severa offrono l’alternativa marina; il Bosco di Palo conserva un lembo di foresta planiziale costiera che era la vegetazione originaria di tutto il litorale. Salendo sui monti della Tolfa si trovano Tolfa e Allumiere, con il Faggeto di Allumiere e una storia mineraria legata all’allume che ha condizionato per secoli l’economia dello Stato della Chiesa.
Verso est e verso sud il parco confina con il Parco di Veio, che protegge le forre del settore nord di Roma e l’area archeologica della città etrusca, e più giù con la campagna romana e l’Oasi di Castel di Guido. Nell’area immediatamente a ridosso del perimetro, verso Cerveteri, vale la deviazione alle Cascatelle di Fosso del Norcino, e verso Bassano Romano il territorio di Barbarano Romano con il parco Marturanum.
Chi vuole restare dentro il parco ma fuori dai laghi ha tre mete che valgono la giornata: il Bosco Macchia Grande di Manziana, la Caldara di Manziana e il Monte Lagusiello, ai quali si aggiunge, verso nord, la Faggeta di Oriolo Romano con il complesso della Mola di Oriolo Romano.
Domande veloci sul Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano
Si paga un biglietto per entrare nel parco?
No. L’area protetta comprende paesi, strade pubbliche e campagna, e l’accesso è libero. Si pagano eventualmente i parcheggi in alcune aree di sosta, gli stabilimenti privati sulla riva, i servizi navetta e l’ingresso ai monumenti come il castello di Bracciano o il museo dell’Aeronautica.
Si può fare il bagno nel lago di Bracciano?
La balneazione risulta regolamentata: è consentita nei tratti individuati e monitorati dalle autorità competenti e vietata altrove. I tratti idonei vengono stabiliti stagionalmente e possono variare da un anno all’altro, quindi la verifica presso il comune della sponda interessata e la lettura dei cartelli in loco sono indispensabili prima di entrare in acqua.
Quanto sono grandi i due laghi?
Il lago di Bracciano ha forma quasi circolare, con un diametro nell’ordine dei nove chilometri e una profondità massima superiore ai centosessanta metri. Il lago di Martignano è molto più piccolo, con profondità massima intorno ai sessanta metri. Insieme coprono circa il quaranta per cento della superficie del parco.
Si arriva in automobile fino al lago di Martignano?
No. La strada asfaltata termina in un’area di sosta sull’altopiano e si scende alla riva a piedi lungo una carrareccia di circa un chilometro e mezzo, con dislivello. Nei periodi di maggiore afflusso è attivo un servizio navetta. Conviene arrivare leggeri.
Ci sono sentieri segnati?
Sì, esiste una rete di percorsi escursionistici gestita dall’ente parco, con anelli intorno al lago maggiore, itinerari di crinale fra i due bacini e sentieri nei boschi del settore occidentale. La manutenzione della segnaletica non è ovunque allo stesso livello, quindi una traccia scaricata in anticipo sul telefono resta utile, anche perché la copertura di rete è discontinua.
Quanti comuni comprende il parco?
Dieci: Anguillara Sabazia, Bassano Romano, Bracciano, Campagnano di Roma, Manziana, Monterosi, Oriolo Romano, Roma, Sutri e Trevignano Romano, distribuiti fra la provincia di Roma e quella di Viterbo. La superficie complessiva si aggira sui sedicimila e seicento ettari.
Quando è stato istituito?
Con la legge regionale del Lazio 25 novembre 1999, n. 36, che ha riunito sotto un’unica gestione un territorio già interessato da forme di tutela precedenti.
A nostro giudizio il Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano è l’area protetta del Lazio che paga il prezzo più alto alla propria vicinanza a Roma. Viene consumata come spiaggia d’acqua dolce da chi ha un pomeriggio libero, e quasi mai letta come sistema. Chi fa lo sforzo di salire sul crinale, di entrare nel bosco di Manziana in novembre, di scendere nella Caldara con la calma necessaria a capire perché ci crescano le betulle, trova un territorio di una densità rara: vulcanologia, archeologia neolitica, acquedotti imperiali, castelli rinascimentali, avifauna svernante e una questione idrica aperta, tutto dentro sedicimila ettari. Non è un posto da guardare per un’ora dal belvedere. È un posto che chiede tempo e restituisce in proporzione.
Domande frequenti sul Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano
Si paga un biglietto per entrare nel Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano?
No, il Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano non ha un biglietto d’ingresso: l’area protetta comprende paesi, strade pubbliche e campagna, e l’accesso è libero. Si pagano eventualmente i parcheggi in alcune aree di sosta, gli stabilimenti privati sulla riva, i servizi navetta e l’ingresso a monumenti come il castello di Bracciano o il museo dell’Aeronautica.
Si può fare il bagno nel lago di Bracciano?
La balneazione nel lago di Bracciano, all’interno del Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano, risulta in linea generale consentita, ma il lago costituisce anche una riserva idrica strategica per Roma, collegata tramite l’acquedotto Paolo Tosi Nuovo dalla fine dell’Ottocento. Questa funzione ha condizionato molte delle regole che governano il territorio circostante.
Quanto dista il Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano da Roma?
Il centro del lago di Bracciano si trova a poco più di trenta chilometri dal Grande Raccordo Anulare, il che in teoria significa mezz’ora d’auto dalla capitale. Il parco occupa la porzione di Lazio compresa fra la via Cassia a est e la via Braccianese a ovest.
Quale borgo conviene scegliere per visitare il Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano?
Tre borghi si affacciano sul lago maggiore del Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano, ciascuno con un carattere diverso: Bracciano è il centro più grande, con il monumento più celebre, il castello, ma su un terrazzo che toglie il rapporto diretto con l’acqua; Anguillara Sabazia e Trevignano Romano offrono esperienze diverse, più legate al lungolago.
Qual è il periodo migliore per visitare il Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano?
Da metà marzo a fine maggio è il periodo migliore per chi cammina nel Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano: i boschi si riempiono di fioriture, le orchidee spontanee dei crinali raggiungono il massimo in aprile e le temperature consentono percorsi lunghi. Da metà giugno a fine agosto, invece, il territorio dà il peggio di sé, con strade e parcheggi congestionati nei fine settimana.
Che curiosità botanica si trova nel Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano?
Nella Caldara di Manziana, dentro il perimetro del Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano, cresce un bosco di betulle, una specie che in Italia si trova normalmente sulle Alpi o in qualche stazione appenninica d’alta quota. Trovarla a poco più di trecento metri sul livello del mare, a un’ora da Roma, è un fatto insolito che merita una tappa.
Cosa vedere vicino al Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano?
Verso nord, dal Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano si entra nella Tuscia: Sutri con l’anfiteatro nel tufo si raggiunge in venti minuti da Monterosi, Nepi con le sue forre è poco oltre, e Calcata, arroccata su uno sperone sopra la valle del Treja, è uno dei borghi più fotografati del Lazio.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una giornata organizzata sui laghi a nord di Roma, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari nel Lazio interno trovano invece il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com. Per chi ragiona in giornate fuori città c’è la guida alle migliori gite di un giorno da Roma.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più. Come funzionano
Dormire a Anguillara Sabazia
Case vacanza e B&B a Anguillara Sabazia e dintorni, per fermarsi una notte dopo la gita.
Treni e orari
Frecce, Italo e regionali a confronto per le gite in giornata.
Noleggio auto
Per borghi, laghi e terme che con treno e bus si raggiungono male.




