I punti panoramici di Roma
I punti panoramici di Roma che valgono davvero sono quasi tutti gratuiti e all’aperto: la terrazza del Pincio sopra piazza del Popolo, che la Sovrintendenza capitolina indica sempre aperta, il piazzale Garibaldi sul Gianicolo, il Giardino degli Aranci sull’Aventino, aperto dalle 7 alle 18 da ottobre a febbraio. Si paga per salire sui monumenti: diciotto euro per la terrazza delle Quadrighe del Vittoriano, diciotto per Castel Sant’Angelo, prenotazione online sul portale vaticano per la cupola di San Pietro.
Abbiamo messo in fila dodici luoghi pubblici con tre criteri semplici. Si devono poter raggiungere senza consumare niente, la vista deve essere vera e non una fessura fra due pini, e chi li gestisce deve pubblicare orari e condizioni. Niente terrazze di bar, di ristoranti o di alberghi: ce ne sono parecchie, tutte a pagamento, e non le consigliamo per nome. Non esiste una classifica oggettiva. Esistono ore giuste e ore sbagliate per ciascun posto.
Orari, tariffe e condizioni di accesso riportati qui corrispondono alla verifica del 29 settembre 2026 sui siti dei gestori: Sovrintendenza capitolina, VIVE per il Vittoriano, Fabbrica di San Pietro, Direzione Musei nazionali della città di Roma, Musei Capitolini, RomaNatura. C’è un cambio vicino da tenere a mente: dal 26 ottobre la cupola di San Pietro passa all’orario invernale e chiude un’ora prima. Prima di salire, un controllo sul sito del gestore vi evita la sorpresa.

Dove si trovano e che cosa si vede davvero
Roma si guarda da due rive. Sulla destra del Tevere ci sono il Gianicolo e la collina di Monte Mario, che guardano verso est e prendono la città di fronte. Sulla sinistra ci sono il Pincio, l’Aventino, il Campidoglio e il Colle Oppio, che guardano verso ovest o di traverso. Questa geografia decide la luce, la foto e l’ora in cui conviene salire, molto più della fama del posto.
I dodici luoghi sono questi. Gratuiti e all’aperto: la terrazza del Pincio, la scalinata di Trinità dei Monti, il piazzale Garibaldi, il Giardino degli Aranci, la piazza dei Cavalieri di Malta con il suo buco della serratura, la piazza del Campidoglio, il belvedere di Monte Mario, il Colle Oppio, Villa Celimontana. A pagamento: il Vittoriano, la cupola di San Pietro, Castel Sant’Angelo.
Che cosa si riconosce, in concreto. Le cupole prima di tutto: San Pietro, che domina da quasi ogni punto, poi Sant’Andrea della Valle, la calotta bassa del Pantheon, la cupola quadrata della Sinagoga vicino al Tevere. Il bianco del Vittoriano, che si vede da tutte le parti e divide i romani da un secolo. Il Quirinale con la torretta. Sullo sfondo, nelle giornate pulite, i Colli Albani a sud-est e i monti della Sabina a nord-est.
Roma ha uno skyline basso e orizzontale, senza grattacieli fino all’EUR, e questo spiazza chi arriva da Parigi o da Londra. Non c’è un punto da cui la città si apre tutta come una cartolina. Ci sono tagli diversi, ognuno con i suoi monumenti in primo piano. Chi ne vede tre in un giorno capisce la forma della città meglio che con una settimana passata a camminare nei vicoli del centro.
I limiti li diciamo subito. I pini crescono e chiudono le viste, e in alcuni belvedere comunali la potatura non tiene il passo. Le terrazze a pagamento hanno code, controlli di sicurezza e vetri che riflettono. I belvedere gratuiti al tramonto sono affollati, con venditori ambulanti e musicisti amplificati. Nessuno di questi difetti basta a rinunciare, ma cambia l’ora in cui andarci, e ne parliamo luogo per luogo.
Il Pincio, la terrazza su piazza del Popolo e Trinità dei Monti
La terrazza del Pincio è il piazzale Napoleone I, sul bordo occidentale di Villa Borghese, sopra piazza del Popolo. La Sovrintendenza capitolina indica la passeggiata come sempre aperta e l’ingresso è libero. Gli accessi pubblicati sono via Gabriele d’Annunzio, cioè la rampa che sale dalla piazza, viale di Villa Medici e viale delle Magnolie. Dalla piazza a piedi sono dieci minuti di salita dolce.
La vista va verso ovest. La cupola di San Pietro domina l’orizzonte, Monte Mario chiude a destra, il Quirinale resta a sinistra, e in fondo si riconosce il Gianicolo con il monumento equestre a Garibaldi. Sotto, piazza del Popolo con l’obelisco e le chiese gemelle funziona come un teatro visto dal loggione. È il panorama più ordinato di Roma, perché è stato disegnato apposta per essere guardato da qui.
La storia la racconta la stessa Sovrintendenza. La passeggiata nasce con l’amministrazione napoleonica, insediata a Roma dal 1810, che voleva sistemare piazza del Popolo come porta della città e dare ai romani uno spazio pubblico per camminare. Il progetto iniziale di Louis Martin Berthault fu ripreso da Giuseppe Valadier dopo il 1814, con lavori che proseguirono fino al 1834. Nel 1849 arrivarono i primi cinquanta busti di uomini illustri, oggi sono 229.
Lungo i viali si incontrano l’obelisco del Pincio e l’idrocronometro, l’orologio ad acqua costruito fra il 1873 e il 1880, che i bambini adorano. Chi continua verso sud arriva a Villa Medici e poi alla sommità della scalinata. Chi invece entra nel parco trova la parte meno frequentata, con il laghetto e le sue architetture da giardino romantico.
Il momento migliore non è il tramonto, anche se tutti ci vanno a quell’ora. Guardando a ovest, con il sole che cala dietro San Pietro, si vedono sagome in controluce e poco altro. Meglio la mattina presto, quando la luce arriva alle spalle e colpisce le facciate, oppure l’ora blu dopo il tramonto, quando si accendono i lampioni della piazza. A metà pomeriggio d’estate la terrazza è un forno senz’ombra.
La scalinata di Trinità dei Monti è strada pubblica, senza biglietto e senza orari. Collega piazza di Spagna, con la Barcaccia, alla chiesa che le dà il nome. Fu costruita negli anni Venti del Settecento su progetto di Francesco De Sanctis, finanziata con un lascito francese, e da allora è un luogo dove Roma va a farsi vedere più che a vedere.
Dall’alto, accanto all’obelisco, la vista è media e va detto. Si vedono l’asse di via Condotti, i tetti del Tridente, qualche campanile e, sullo sfondo, la cupola di San Pietro. Non è un belvedere a trecentosessanta gradi. Il valore è la scena sotto di voi, la piazza e la fontana. Ricordate che il regolamento di polizia urbana vieta di sedersi sui gradini: la multa arriva, e i vigili la fanno davvero.
Ai piedi della scalinata, sulla destra salendo, c’è la Keats-Shelley House, la casa in cui morì il poeta inglese. Dall’alto, percorrendo viale della Trinità dei Monti, in dieci minuti si torna al Pincio con una passeggiata che ha la città a sinistra per tutto il tempo. È il modo più semplice di unire due punti panoramici senza mezzi e senza fatica.
Una curiosità sui punti panoramici di Roma
Le viste migliori di Roma non vengono dai sette colli. Il Gianicolo, sulla riva destra, non è uno dei sette. Monte Mario nemmeno, ed è il punto più alto della città, intorno ai 139 metri secondo RomaNatura. Il Pincio, che gli antichi chiamavano Colle degli Orti per i giardini delle famiglie ricche, stava fuori dal conto tradizionale. I tre belvedere più frequentati sono quindi colli di serie B nella geografia classica.
Dei sette colli canonici, pochi offrono un panorama degno. L’Aventino ha il Giardino degli Aranci. Il Campidoglio ha i balconi sul Foro e la terrazza di Palazzo Caffarelli. L’Esquilino ha il Colle Oppio, che guarda il Colosseo. Il Palatino ha viste stupende sul Foro e sul Circo Massimo, ma si trova dentro un parco archeologico con biglietto. Quirinale e Viminale, costruiti fitti, non hanno belvedere pubblici di rilievo.
Il motivo è semplice e si capisce con una mano sulla mappa. I sette colli sono modesti, erosi da tremila anni di città costruita sopra, e le valli fra l’uno e l’altro sono state riempite di macerie e di edifici. Gianicolo e Monte Mario, al contrario, sono dorsali vere, ripide, rimaste in parte verdi, e guardano la città dall’altra parte del fiume.
La conseguenza pratica è che il visitatore che vuole salire sui sette colli per vedere Roma dall’alto resta deluso, mentre quello che attraversa il Tevere trova le viste larghe. Va detto prima della partenza: il colle sacro non coincide con il colle panoramico. La Roma antica guardava verso l’interno, fra i colli. La Roma moderna ha scoperto il panorama dalle alture che gli antichi lasciavano ai giardini e alle tombe.
Il Gianicolo, dal piazzale Garibaldi al faro
Il Gianicolo è una passeggiata pubblica, senza cancelli, senza biglietto e senza orari di chiusura. Il punto centrale è il piazzale Giuseppe Garibaldi, con il monumento equestre all’eroe dei due mondi, e la strada prosegue verso nord fino a Sant’Onofrio. Chi sale da Trastevere a piedi mette in conto una ventina di minuti di rampe e scalette, con il fiato che si fa sentire nell’ultimo tratto.
La vista guarda verso est e prende tutto il centro storico di fronte. Da sinistra a destra si riconoscono il Quirinale, la cupola di Sant’Andrea della Valle, la calotta del Pantheon, il Vittoriano bianco, la cupola della Sinagoga, e nelle giornate limpide i Colli Albani a chiudere l’orizzonte. È la veduta più completa di Roma a livello di tetti, perché la distanza permette di abbracciare la città senza schiacciarla.
Sotto il piazzale, sul lato della città, a mezzogiorno spara il cannone. Il colpo avviene tutti i giorni, a salve, ed è il segnale orario che da quasi due secoli regola i campanili di Roma. Arrivate alle 11.45 e mettetevi sul parapetto sopra la postazione: il rumore è forte, i bambini si spaventano la prima volta e vogliono tornare la seconda. La storia del cannone la raccontiamo più avanti.
Scendendo verso Trastevere si incontra la Fontana dell’Acqua Paola, che i romani chiamano il Fontanone, con un piazzale davanti da cui la vista è quasi la stessa del piazzale Garibaldi ma più bassa e più vicina ai tetti. Poco sotto si trovano San Pietro in Montorio e il Tempietto del Bramante, che è una ragione sufficiente per salire anche senza il panorama.
Lungo la passeggiata ci sono i busti dei garibaldini, il monumento ad Anita Garibaldi, il faro donato dagli italiani d’Argentina, che la sera si accende con i colori della bandiera. Più in basso, verso Porta San Pancrazio, il Mausoleo Ossario Gianicolense raccoglie i resti dei caduti per Roma capitale. Tutto il colle è un racconto del Risorgimento, e il panorama ne è la scenografia.
Il momento migliore è il tardo pomeriggio fino al tramonto, perché il sole cala alle vostre spalle e illumina di fronte le facciate e le cupole. Nelle sere d’estate il piazzale si riempie, con i venditori e le auto parcheggiate ovunque. La mattina presto è vuoto ma la luce è contro. Chi ha un’ora sola e vuole la vista migliore della città gratis e senza coda, sceglie il Gianicolo alle sei del pomeriggio.
Una cosa che non ti dice nessuno sui punti panoramici di Roma
L’orientamento conta più dell’altezza. Gianicolo e Monte Mario guardano verso est: al tramonto il sole è dietro di voi e la città si accende d’oro davanti. Pincio, Giardino degli Aranci, terrazza Caffarelli guardano verso ovest o nord-ovest: al tramonto avete il sole in faccia e vedete sagome scure contro il cielo arancione. Sono due spettacoli diversi. Il guaio è che quasi tutti scelgono il posto sbagliato per quello che vogliono vedere.
Se volete riconoscere i monumenti, leggere le facciate, contare le cupole, al tramonto andate sulla riva destra. Se volete il cielo che cambia colore e la silhouette di San Pietro, andate sulla riva sinistra, sapendo che vedrete poco altro. E la mattina funziona al contrario: Pincio e Aventino hanno la luce alle spalle e diventano i posti giusti per le foto nitide, con la città illuminata di fronte.
Seconda cosa che si dice poco: le altezze dichiarate non coincidono. Per la terrazza delle Quadrighe del Vittoriano il gestore, VIVE, scrive settanta metri, mentre il portale turistico di Roma Capitale ne indica ottanta. Le fonti non concordano, e la differenza dipende probabilmente dal punto da cui si misura, la piazza o la base del monumento. Per il visitatore non cambia niente, ma è un buon esempio di come i numeri girino senza controllo.
Terza cosa, la più utile. Il vento conta quanto la luce. Nei giorni di tramontana, il vento freddo da nord che spesso segue la pioggia, l’aria di Roma si pulisce e da qualunque belvedere si vedono i Colli Albani, i Monti Lucretili e a volte le cime innevate in inverno. Con lo scirocco, al contrario, una foschia gialla appiattisce tutto. Controllate il vento prima di pagare una salita.
L’Aventino: il Giardino degli Aranci e il buco della serratura
Il Giardino degli Aranci è il nome comune del Parco Savello, sull’Aventino. Gli ingressi indicati dalla Sovrintendenza sono piazza Pietro d’Illiria, via di Santa Sabina e il clivo di Rocca Savella. L’ingresso è libero. Gli orari pubblicati sono dalle 7 alle 18 da ottobre a febbraio, dalle 7 alle 20 a marzo e settembre, dalle 7 alle 21 da aprile ad agosto. Il giardino misura circa 7.800 metri quadrati.
La Sovrintendenza ricostruisce la storia del luogo. Il parco occupa l’area del fortilizio che la famiglia Savelli costruì fra il 1285 e il 1287 accanto alla basilica di Santa Sabina. L’area fu a lungo l’orto dei padri domenicani e il giardino attuale fu disegnato nel 1932 da Raffaele De Vico, con un’impostazione simmetrica e un viale centrale che punta dritto al belvedere. Gli aranci richiamano la tradizione domenicana del convento.
Dal belvedere si vede la città dall’ansa del Tevere fino a San Pietro. In primo piano i tetti di Trastevere e l’Isola Tiberina poco più a destra, in fondo il Gianicolo e la cupola vaticana. La terrazza guarda a nord-ovest, quindi al tramonto è in pieno controluce. La mattina, con il parco appena aperto e la luce alle spalle, i colori sono netti e i visitatori pochi.
Duecento metri più avanti, lungo via di Santa Sabina, dopo la chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio, si apre la piazza dei Cavalieri di Malta, disegnata da Giovan Battista Piranesi nel 1765. Il portone verde della Villa del Priorato di Malta ha una serratura attraverso la quale si vede la cupola di San Pietro incorniciata dalle siepi del giardino. È gratis ed è una piazza pubblica.
Sul buco della serratura conviene separare i livelli. Documentato è il progetto di Piranesi per la piazza e per la chiesa del Priorato. Tradizione locale è l’idea che l’allineamento fra serratura, viale e cupola sia stato cercato apposta. Leggenda turistica è la frase dei tre stati in un colpo d’occhio: la villa è proprietà dell’Ordine di Malta con uno statuto speciale, ma non è uno stato, e il giardino si trova a Roma.
Adesso la posizione contraria, che difendo con qualunque gruppo. Il buco della serratura è sopravvalutato. Nei fine settimana si fanno venti o trenta minuti di coda per cinque secondi di cupola piccola in fondo a un tunnel verde, e la foto col telefono viene quasi sempre sfocata. Se c’è coda, andate oltre: il Giardino degli Aranci, duecento metri indietro, vi dà la stessa cupola dieci volte più grande e senza attese.
Chi scende dal giardino lungo il clivo di Rocca Savella, una scalinata medievale in pendenza, arriva al lungotevere in cinque minuti. Chi resta in alto può completare il giro dell’Aventino con Santa Balbina, oppure scendere verso il Circo Massimo. Il colle è residenziale e silenzioso, e per camminare è il quartiere più riposante del centro.
Il consiglio che ti do per visitare i punti panoramici di Roma
Non cercate di fare tutto al tramonto. È l’errore più comune di chi arriva la prima volta. Costruite la giornata sull’orientamento: la mattina i belvedere che guardano a ovest, cioè Pincio, Giardino degli Aranci, terrazza del Campidoglio, con il sole alle spalle. Il pomeriggio tardi quelli che guardano a est, cioè Gianicolo e Monte Mario. Le terrazze a pagamento in mezzo, quando la luce è piatta e conta la quota.
Per le salite a pagamento guardate gli orari di chiusura prima di tutto. La cupola di San Pietro chiude alle 18 fino al 25 ottobre e alle 17 dal giorno dopo, secondo il sito della Basilica: il tramonto da lassù non si vede quasi mai. Il Vittoriano chiude alle 19.30 con ultimo ingresso alle 19. Castel Sant’Angelo chiude alle 19.30 con ultimo ingresso alle 18.30 e di lunedì è chiuso.
Comprate i biglietti a pagamento solo sui siti ufficiali e fatelo per un orario preciso. La Basilica vende la cupola online con codice QR e non rimborsa i biglietti, salvo annullamenti per esigenze liturgiche. Il Vittoriano ha un biglietto che vale sette giorni per tutte le aree del complesso. Castel Sant’Angelo e il Vittoriano sono gratuiti la prima domenica del mese, con file lunghe e scarsa possibilità di godersi la terrazza.
Portate acqua, scarpe chiuse e una giacca leggera anche in estate. Sulla cupola i gradini sono 551 in tutto, 320 se prendete l’ascensore fino alle terrazze, e la Basilica sconsiglia la salita a chi soffre di cuore, vertigini o claustrofobia e alle donne in gravidanza. Sulle terrazze alte del Vittoriano e di Castel Sant’Angelo il vento sale di colpo, e le sere di ottobre lassù fanno quasi freddo.
Ultimo consiglio, il più importante per i gruppi. Non mettete più di tre punti panoramici nella stessa giornata. Dopo il terzo, la città vista dall’alto comincia a somigliarsi e la stanchezza delle salite si somma. Meglio due viste a orari giusti, con il tempo di riconoscere quello che si guarda, che cinque terrazze fatte di corsa con il telefono alzato. Il panorama si capisce restando fermi dieci minuti.
Il Vittoriano e la terrazza delle Quadrighe
La terrazza panoramica del Vittoriano si trova in cima al monumento a Vittorio Emanuele II, su piazza Venezia, e si raggiunge con un ascensore vetrato. Il gestore è VIVE, l’istituto del Ministero della cultura che amministra il Vittoriano e Palazzo Venezia. Orario pubblicato: tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, ultimo ingresso alle 19, biglietteria fino alle 18.45. Intero diciotto euro, ridotto cinque per i cittadini europei fra i 18 e i 25 anni.
Il biglietto si compra sul sito ufficiale di VIVE, nella pagina informazioni e orari della terrazza, oppure in biglietteria. Il gestore indica l’ingresso gratuito sotto i 18 anni, per le persone con disabilità e per altre categorie di legge, e la gratuità per tutti la prima domenica del mese con biglietti validi solo nel giorno di emissione. Il biglietto intero include la mostra temporanea in corso e vale sette giorni per tutte le aree del complesso.
Dall’alto la vista è a trecentosessanta gradi, e questo è il vero vantaggio del Vittoriano rispetto a tutti gli altri belvedere. Da un lato il Colosseo e i Fori Imperiali lungo l’asse della via, dall’altro il Campidoglio e i tetti del Ghetto, verso nord il Quirinale, e in lontananza il quartiere dell’EUR. Nessun altro punto di Roma vi mette sotto gli occhi insieme la città antica e quella barocca.
Le due quadrighe di bronzo che danno il nome alla terrazza celebrano l’Unità e la Libertà d’Italia e furono collocate sui propilei nel 1927, sedici anni dopo l’inaugurazione del monumento. Il gestore parla di un ascensore che sembra sospeso nel vuoto e impiega circa un minuto. Il portale turistico di Roma Capitale ricorda che gli ascensori furono inaugurati nel 2007. Sotto di voi c’è l’Ala Brasini, che ospita le mostre.
La battuta che i romani ripetono da decenni è che il Vittoriano ha la vista migliore di Roma perché è l’unico posto da cui non si vede il Vittoriano. È una battuta, ma dice una cosa vera. Il monumento è enorme, bianchissimo, fuori scala rispetto al resto del centro, e da lassù sparisce. Resta la città com’era prima che lo costruissero, con il Campidoglio di Michelangelo che torna protagonista.
I limiti. La coda per l’ascensore nelle ore centrali dei fine settimana può superare la mezz’ora. La terrazza ha parapetti in vetro che riflettono le luci del pomeriggio e rovinano le foto. Il controllo di sicurezza all’ingresso rallenta tutto. L’ora migliore è l’ultima prima della chiusura: in estate la luce è calda e laterale, e la folla del primo pomeriggio se n’è già andata.
La cupola di San Pietro
La cupola si trova sopra la Basilica di San Pietro e la gestisce la Fabbrica di San Pietro. Il sito ufficiale indica l’orario estivo dalle 7 alle 18 fino al 25 ottobre 2026 e quello invernale dalle 7.30 alle 17 a partire dal 26 ottobre, con variazioni possibili per le celebrazioni. I gradini sono 551 in tutto. Con l’ascensore, che arriva solo al livello delle terrazze, ne restano 320.
La salita si prenota soltanto online sul sito ufficiale della Basilica di San Pietro, con due formule, ascensore o a piedi, entrambe comprensive dell’accesso alla basilica con audioguida digitale. Le tariffe compaiono nel portale di acquisto e non nelle pagine informative. Il gestore dichiara che i biglietti non sono rimborsabili né modificabili, e che per clero, scuole e gruppi le riduzioni vanno chieste direttamente all’Ufficio Visite.
La procedura pubblicata prevede il controllo di sicurezza in piazza San Pietro e l’assegnazione di uno dei due percorsi di accesso, chiamati Sobieski e Lambertini, con il codice QR. Sono vietati zaini grandi, trolley e animali, e servono spalle e ginocchia coperte. La visita dura in media un’ora. L’orario della basilica viene assegnato un’ora prima o un’ora dopo quello della cupola, secondo l’affluenza prevista.
La vista dalla lanterna è la più alta di Roma accessibile al pubblico. Sotto si apre la piazza con il colonnato del Bernini e l’obelisco vaticano, dritto davanti l’asse di via della Conciliazione fino a Castel Sant’Angelo, dietro i Giardini Vaticani con le loro palazzine. La città è lontana e si legge come una mappa. Il panorama sul Vaticano, invece, è unico: da nessun altro punto si capisce come è fatto lo stato più piccolo del mondo.
Prima della lanterna c’è l’anello interno, affacciato sulla navata. È il momento che quasi tutti dimenticano di raccontare e che a me piace di più: i mosaici del tamburo visti da vicino, con le tessere grandi come un pollice, e sotto il baldacchino ridotto a un giocattolo. Poi l’ultimo tratto, stretto, con le pareti inclinate che seguono la curva della calotta. Chi soffre di spazi chiusi lo deve sapere prima.
Il momento giusto dipende da che cosa volete. Aprire la giornata alle 7 significa code corte e piazza vuota, ma la luce viene da est e vi arriva in faccia guardando verso la città. Nel pomeriggio la luce è migliore sulla piazza e su Roma, ma la fila si allunga. Per un gruppo scelgo sempre il primo turno. Per un fotografo il penultimo, sapendo di pagare in attesa quello che si guadagna in colore.
Un appunto di storia per chi sale. Il disegno della cupola è di Michelangelo, che morì nel 1564 con il tamburo concluso. La calotta fu voltata fra il 1588 e il 1590 da Giacomo Della Porta con Domenico Fontana, con un profilo più slanciato di quello michelangiolesco. Chi vuole completare la visita del complesso sotterraneo trova le informazioni nella scheda della Necropoli Vaticana.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il cannone del Gianicolo spari a mezzogiorno lo sanno tutti. Che abbia cambiato casa più volte lo sanno in pochi. Le ricostruzioni pubblicate dalla stampa romana fissano l’inizio al 1 dicembre 1847, per volontà di Pio IX, che voleva un segnale unico per mettere d’accordo i campanili della città, fino ad allora ciascuno con la sua ora. Il primo cannone sparava da Castel Sant’Angelo, poi fu spostato su Monte Mario.
Il trasferimento definitivo al Gianicolo risale al 24 gennaio 1904. Il colpo si interruppe con la seconda guerra mondiale e riprese il 21 aprile 1959, nel giorno del Natale di Roma. Il pezzo di oggi, secondo le stesse fonti, è un assemblaggio: una bocca da fuoco da 105/22 montata su un affusto da 88/27, entrambi usati durante la guerra. A sparare è personale dell’Esercito.
Il dettaglio più interessante riguarda il segnale. Oggi l’ordine arriva per telefono. In origine arrivava con un sistema ottico dall’osservatorio del Collegio Romano, che misurava il mezzogiorno vero con gli strumenti astronomici e lo trasmetteva alla postazione. Un colpo di cannone come terminale di un osservatorio: la Roma pontificia usava i panorami anche per sincronizzare il tempo, e questo spiega perché la postazione sia sempre stata in alto.
C’è un secondo fatto risaputo e poco raccontato, e riguarda tutte le terrazze a pagamento. Castel Sant’Angelo e il Vittoriano sono gratuiti la prima domenica del mese, lo dicono entrambi i gestori. Quasi nessuno aggiunge che proprio quel giorno le terrazze sono le più affollate dell’anno. Se vi interessa la vista e non il risparmio, la prima domenica è il giorno da evitare.
Castel Sant’Angelo e la terrazza dell’Angelo
Castel Sant’Angelo si trova in lungotevere Castello 50 ed è gestito dalla Direzione Musei nazionali della città di Roma. Orario pubblicato: dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19.30, ultimo ingresso alle 18.30, chiuso il lunedì, il 1 gennaio e il 25 dicembre. Dal 1 luglio 2026 il biglietto intero costa diciotto euro, il ridotto per i cittadini europei fra i 18 e i 25 anni due euro. La prima domenica del mese l’ingresso è libero senza prenotazione.
Il biglietto si acquista attraverso il sito della Direzione Musei nazionali della città di Roma o alla biglietteria del castello. Fino al 31 dicembre 2026, secondo il gestore, lo stesso biglietto dà diritto a un ingresso gratuito alla Casa Museo Hendrik Christian Andersen e alla Casa Museo Boncompagni Ludovisi, nel giorno della visita o nei due successivi. Per informazioni il telefono pubblicato è 06 6819111.
La terrazza è in cima al percorso e ospita l’angelo di bronzo di Pietro van Verschaffelt, del 1752, che ricorda la visione dell’arcangelo Michele riferita a papa Gregorio Magno. Per arrivarci si attraversa tutto il monumento: l’ambulacro circolare, la rampa del dromos che sale dentro il mausoleo di Adriano, il cortile dell’Angelo, le sale rinascimentali. Calcolate almeno un’ora e mezza. Non esiste un accesso diretto alla terrazza.
La vista è la più vicina a San Pietro fra quelle a pagamento, e la più legata al fiume. Sotto si vede ponte Sant’Angelo con le statue degli angeli, il Tevere che piega, il quartiere di Prati con il Palazzo di Giustizia, e verso est le cupole del centro storico. San Pietro si presenta di fianco, lungo via della Conciliazione, con una prospettiva che dalla piazza non si ha.
La luce funziona al contrario rispetto al Gianicolo. La mattina il sole illumina di fronte la facciata e la cupola vaticana, il pomeriggio le mette in controluce ma accende il centro storico dall’altro lato della terrazza. Per chi ha una sola scelta consiglio la tarda mattinata, quando le scolaresche hanno già lasciato le sale alte. Nel tardo pomeriggio d’estate la terrazza si riempie e diventa difficile avvicinarsi al parapetto.
Il lunedì il castello è chiuso secondo l’orario ordinario. Il gestore ha però pubblicato un’iniziativa dedicata ai lunedì, con una tariffa propria, fra agosto e dicembre 2026: le date e il percorso aperto vanno controllati sul sito prima di presentarsi. Un’altra occasione legata al castello è la Girandola, lo spettacolo pirotecnico storico che si guarda dal basso, lungo il fiume.
Il Campidoglio e la terrazza Caffarelli
La piazza del Campidoglio è pubblica e sempre accessibile, e ci si arriva dalla Cordonata che sale da piazza d’Aracoeli. I belvedere gratuiti sono ai lati del Palazzo Senatorio: scendendo a destra o a sinistra dell’edificio si arriva ai balconi affacciati sul Foro Romano, con l’arco di Settimio Severo in primo piano e il Colosseo in fondo. È la veduta del Foro più famosa, e non costa niente.
La terrazza di Palazzo Caffarelli fa parte invece del complesso dei Musei Capitolini. Il museo la presenta sul suo sito come il panorama dalla terrazza di Palazzo Caffarelli e la mette a disposizione anche per eventi privati, ma nelle pagine informative non precisa le condizioni di accesso dei visitatori. Prima di contare su quella vista, chiedete al contact center di Roma Capitale, il 060608, se la terrazza è aperta nel giorno scelto.
Il biglietto dei Musei Capitolini si compra sul sito ufficiale dei Musei Capitolini. Tariffa ordinaria quindici euro l’intero e nove e cinquanta il ridotto per i non residenti, sedici e cinquanta e undici euro con la mostra in corso fino al 1 novembre. I residenti a Roma e nella città metropolitana entrano gratis con documento. Aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, ultimo ingresso un’ora prima, chiuso il 1 maggio e il 25 dicembre.
Dentro il museo, la vista che vale il biglietto è quella dal Tabularium, la galleria sotterranea che collega il Palazzo dei Conservatori al Palazzo Nuovo passando sotto il Senatorio. Dalle aperture si vede il Foro dall’alto, inquadrato dagli archi antichi, con una prospettiva che i balconi esterni non danno. Per me è il punto panoramico più emozionante di Roma, e quasi nessuno ci arriva perché è a metà percorso.
Dalla terrazza Caffarelli, quando è aperta, la vista va verso ovest: le cupole di Sant’Andrea della Valle e di San Pietro, i tetti del Ghetto, il Gianicolo sull’orizzonte. Al tramonto è controluce pieno. Accanto al Campidoglio, la scalinata di Santa Maria in Aracoeli offre un’altra vista gratuita su piazza Venezia, dalla porta della chiesa, in cima a una scalinata ripida che scoraggia quasi tutti.
La foto giusta da fare ai punti panoramici di Roma
La foto giusta si fa dal Gianicolo, nell’ultima ora di luce, con un teleobiettivo medio o con lo zoom del telefono al massimo della qualità ottica, non digitale. Puntate sulle cupole del centro: la distanza le schiaccia l’una sull’altra e il risultato sembra un presepe di pietra. Il grandangolo, al contrario, allontana tutto e trasforma San Pietro in uno spillo sull’orizzonte. Roma dall’alto si racconta per piani sovrapposti.
Dal Vittoriano la foto da portare a casa è l’asse dei Fori Imperiali con il Colosseo in fondo, presa dal lato della terrazza che guarda a sud-est. Appoggiate l’obiettivo al vetro, con la mano a coppa intorno, per eliminare i riflessi. Evitate le ore centrali, quando il sole cade dall’alto e appiattisce il travertino. L’ultima ora prima della chiusura, in estate, dà ombre lunghe dentro i fori.
Dal buco della serratura la foto riesce solo con qualche trucco. Il telefono va appoggiato alla piastra, la messa a fuoco va toccata sulla cupola e l’esposizione va abbassata, altrimenti il cielo brucia e le siepi diventano nere. Se c’è coda, rinunciate e non fate aspettare gli altri. La foto della serratura esiste già in milioni di copie, e non migliora con la vostra.
Dal Pincio la foto migliore non è quella della cupola ma quella della piazza. Mettetevi all’angolo della balaustra e riprendete piazza del Popolo dall’alto, con l’obelisco al centro e le due chiese gemelle che aprono il Tridente. All’ora blu, con i lampioni accesi e il cielo ancora chiaro, la geometria della piazza di Valadier si legge meglio che in qualunque altra ora.
La foto da non fare, o almeno da non fare soltanto, è il panorama orizzontale con la modalità automatica del telefono. Il risultato è una striscia di tetti uguale da qualunque belvedere. Scegliete un soggetto in primo piano, un pino, una statua, la balaustra, e mettete la città dietro. È il principio che i pittori del Grand Tour applicavano già due secoli fa, e che funziona ancora.
Monte Mario, Colle Oppio e Villa Celimontana: i belvedere dei romani
Monte Mario è il punto più alto della città, intorno ai 139 metri secondo RomaNatura, l’ente regionale che gestisce la Riserva naturale di Monte Mario. Gli accessi pubblicati sono piazzale Maresciallo Giardino, via dei Casali di Santo Spirito, via del Parco della Vittoria e viale del Parco Mellini. L’accesso è libero. Il gestore non indica orari sulla pagina dei sentieri: il riferimento pubblicato è la sede di via dei Casali di Santo Spirito 40, telefono 06 35491587.
Il belvedere che i romani conoscono da generazioni si trova lungo viale del Parco Mellini, in cima alla collina. La vista va verso est e sud-est e prende la città da nord: il Foro Italico e lo stadio sotto, poi la cupola di San Pietro, il centro storico e nelle giornate pulite i Colli Albani. Al tramonto la luce arriva da ovest e illumina di fronte. Ci sono terrazze private nei dintorni, non le consigliamo per nome.
Chi preferisce arrivarci a piedi può usare i sentieri della riserva. RomaNatura descrive tre percorsi, tra cui il sentiero verso la collina dell’Osservatorio di Monte Mario, un chilometro in circa quaranta minuti, con aperture sulla città, sul Foro Italico e su Villa Madama. È l’unico belvedere di Roma che si guadagna con una vera camminata nel bosco, e la sera d’estate è frequentato quasi solo da romani.
Il Colle Oppio è parte dell’Esquilino e oggi è un parco pubblico aperto dalle 7 al tramonto, secondo la Sovrintendenza, con ingressi da viale del Monte Oppio, via delle Terme di Traiano, via Mecenate, via Labicana, via Nicola Salvi e via delle Terme di Tito. Il parco misura circa undici ettari. Raffaele De Vico disegnò la prima parte fra il 1928 e il 1932, Antonio Muñoz il settore archeologico alto fra il 1935 e il 1936.
La vista dal Colle Oppio non è larga ma è la più vicina al Colosseo. Dal bordo del parco verso via delle Terme di Tito l’anfiteatro appare di tre quarti, dall’alto, con le arcate che si contano una per una. Sotto i prati si trovano la Domus Aurea e le Terme di Traiano. La mattina, con la luce da est, il travertino è caldo e dorato.
Villa Celimontana apre dalle 7 al tramonto, secondo la Sovrintendenza, con ingressi da via della Navicella e da piazza dei Santi Giovanni e Paolo. Nata come giardino della famiglia Mattei alla fine del Cinquecento, è aperta al pubblico dal 1928 e conserva un obelisco egizio. La mettiamo in lista con una riserva: non è un vero belvedere, e fra gli alberi le aperture sulla città sono brevi.
Quello che si vede, dal lato meridionale, sono scorci verso le Terme di Caracalla e verso l’Aventino, più un’impressione di verde che un panorama. Vale come pausa fra una salita e l’altra, all’ombra, dopo la basilica dei Santi Giovanni e Paolo e prima di Santo Stefano Rotondo. Chi arriva al Celio cercando la vista larga resta deluso, chi cerca un’ora tranquilla la trova.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Nel 590, secondo il racconto tramandato, papa Gregorio Magno guidava una processione contro la peste quando vide l’arcangelo Michele rinfoderare la spada sulla cima del mausoleo di Adriano. I documenti attestano la peste e il pontificato. La tradizione attesta la processione. La visione è leggenda devota, ed è quella che ha dato il nome al castello e la statua alla terrazza, rifatta più volte fino al bronzo del 1752.
Nel maggio del 1527 le truppe imperiali saccheggiarono Roma e papa Clemente VII si rifugiò a Castel Sant’Angelo, raggiungendolo dal Vaticano attraverso il passetto di Borgo, il corridoio fortificato sopra le mura. Dalla terrazza il papa vide la città devastata. È il momento in cui il castello dimostrò la sua funzione di fortezza pontificia, quella per cui era stato trasformato nei secoli precedenti.
Fra il 1588 e il 1590 si chiuse la calotta della cupola di San Pietro, e da allora il profilo di Roma ha un centro. Tutti i belvedere qui descritti si orientano rispetto a quella sagoma. Nel 1765 Piranesi ridisegnò la piazza dei Cavalieri di Malta sull’Aventino. Fra il 1811 e il 1834 Valadier costruì la passeggiata del Pincio, il primo belvedere pensato per il pubblico cittadino e non per un committente privato.
Nel 1849 il Gianicolo fu teatro della difesa della Repubblica Romana contro le truppe francesi, con i combattimenti intorno a Porta San Pancrazio e alle ville vicine. I busti dei difensori lungo la passeggiata, il monumento a Garibaldi e il Mausoleo Ossario ricordano quei giorni. Chi vuole capire la battaglia trova il racconto nel Museo della Repubblica Romana, dentro Porta San Pancrazio.
Nel 1911 il Vittoriano fu inaugurato per il cinquantenario dell’Unità, ancora incompleto. Il 4 novembre 1921 vi fu tumulato il Milite Ignoto. Nel 1927 arrivarono le quadrighe. Nel 1932 De Vico disegnò il Giardino degli Aranci, e negli stessi anni il Colle Oppio divenne parco pubblico. In poco più di vent’anni Roma si diede quasi tutti i belvedere pubblici che usiamo oggi, con un disegno politico preciso.
Chi è passato dai punti panoramici di Roma
Michelangelo, prima di tutti, perché ha disegnato due dei luoghi da cui si guarda Roma: la piazza del Campidoglio, con la Cordonata e il disegno del pavimento, e la cupola di San Pietro, che non vide finita. Giacomo Della Porta ha portato avanti entrambi i cantieri dopo di lui. Chi sale sulla cupola e poi scende al Campidoglio nella stessa giornata cammina dentro due idee dello stesso uomo.
Giuseppe Valadier, architetto romano, che ha dato al Pincio la forma che conosciamo e ha lavorato per anni a piazza del Popolo. Giovan Battista Piranesi, incisore e architetto veneziano, che ha firmato la piazza dei Cavalieri di Malta e la chiesa del Priorato, dove è sepolto. Raffaele De Vico, architetto dei giardini comunali fra le due guerre, autore del Giardino degli Aranci e della prima parte del Colle Oppio.
Giuseppe e Anita Garibaldi, che nel 1849 difesero la Repubblica Romana sul Gianicolo e oggi vi hanno due monumenti, uno di fronte all’altro. Torquato Tasso, il poeta della Gerusalemme liberata, che morì nel 1595 nel convento di Sant’Onofrio, sulla stessa passeggiata. Quello che resta della quercia sotto la quale, secondo la tradizione, amava sedersi, è ancora indicato ai visitatori.
John Keats, che morì nel 1821 nella casa ai piedi della scalinata di piazza di Spagna, a venticinque anni. E una donna che non è mai esistita: Floria Tosca, la protagonista dell’opera di Giacomo Puccini, che nell’ultimo atto si getta dagli spalti di Castel Sant’Angelo. L’opera debuttò a Roma nel 1900, e molti visitatori salgono sulla terrazza cercando il punto esatto del salto.
E i romani stessi, che hanno sempre usato i belvedere come salotti all’aperto. Le coppie al Gianicolo la sera, le famiglie al Pincio la domenica, gli studenti sul Colle Oppio dopo scuola. Questa è la differenza fra un punto panoramico turistico e uno cittadino: nel secondo trovate gente che non guarda il panorama, perché lo conosce a memoria e ci va per stare insieme.
Come metterli in fila in una giornata
Prima versione, per chi ha una giornata intera e buone gambe. Alle 7 la cupola di San Pietro, primo turno, con la piazza vuota. Alle 9.30 Castel Sant’Angelo, a un quarto d’ora a piedi lungo via della Conciliazione. Poi la salita al Gianicolo da Sant’Onofrio, per essere al piazzale Garibaldi alle 11.45 e sentire il cannone. Pranzo a Trastevere, scendendo dal Fontanone.
Il pomeriggio si sposta sulla riva sinistra. Attraversate il Tevere all’Isola Tiberina e salite all’Aventino per il Giardino degli Aranci, meglio dopo le 16 quando il caldo cala. Poi il Campidoglio con i balconi sul Foro, e alle 18.30 il Vittoriano, per l’ultima ora prima della chiusura. È una giornata piena, faticosa, e funziona solo se accettate di non entrare in nessun museo oltre al castello.
Seconda versione, più lenta e più romana. La mattina il Pincio, con la luce alle spalle, poi la discesa per Trinità dei Monti e piazza di Spagna. Tarda mattinata al Colle Oppio, davanti al Colosseo. Pomeriggio libero, al chiuso o a riposo. Alle 18 il Gianicolo, per il tramonto dalla parte giusta, e cena in Trastevere. Tre panorami, zero biglietti, nessuna coda.
Per chi ha poco tempo e un solo panorama da scegliere, la regola è questa. Se è la prima volta a Roma, il Vittoriano, perché vi dà la città antica e quella moderna insieme e vi orienta per il resto del viaggio. Se siete già stati a Roma, il Gianicolo al tramonto. Se viaggiate con bambini piccoli, il Pincio, che ha un parco intero intorno e nessun gradino obbligatorio.
Chi vuole allargare il giro può aggiungere la veduta dalla piazza del Quirinale, con la balaustra verso San Pietro, gratuita e sempre accessibile, oppure salire al Monte dei Cocci a Testaccio nelle giornate in cui è aperto con visita. Tra le nostre schede trovate anche il quartiere di Tor Marancia, che si guarda dal basso, facciata per facciata.
Che cosa non aspettarsi e mangiare nei dintorni
Non aspettatevi servizi nei belvedere gratuiti. Al Gianicolo, al Pincio, al Giardino degli Aranci non ci sono bagni pubblici affidabili, e le fontanelle sono l’unica acqua gratuita. Le panchine sono poche e occupate al tramonto. Le terrazze a pagamento hanno bagni e guardaroba, ma i tempi di attesa si sommano. Chi viaggia con persone anziane deve calcolare le pause, perché ogni panorama costa una salita.
Non aspettatevi nemmeno la vista promessa nelle foto dei social. Molte immagini sono scattate con teleobiettivi lunghi e in condizioni di luce rare, oppure ritoccate. Dal buco della serratura la cupola è piccola. Dal Pincio la città si vede a metà. Villa Celimontana ha scorci, non panorami. Saperlo prima evita la delusione, e fa apprezzare di più quello che c’è davvero.
Sul mangiare, la regola vale in modo particolare vicino ai punti panoramici. I locali davanti ai monumenti e affacciati su una vista tendono ad adattare il prezzo al cliente, con voci senza prezzo sul menù, piatti del giorno a cifra variabile e a volte listini diversi fra i tavoli fuori e la sala dentro. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare, e fatevi dare il menù scritto.
Altri segnali che i romani conoscono. I menù con le fotografie dei piatti plastificate e tradotte in cinque lingue. La persona sulla porta che vi ferma per invitarvi a entrare. La signora che tira la sfoglia in vetrina, che è teatro e non garanzia. I locali aperti dalla mattina a notte senza pausa in cucina. Nessuno di questi è un crimine, ma sono i motivi per cui chi vive qui a quei tavoli non si siede.
Il criterio è guardare chi è seduto. Se a pranzo, in un giorno feriale, trovate impiegati, operai e famiglie del quartiere che parlano romanesco, la cucina lavora per clienti che tornano. Se trovate solo visitatori con lo zaino, non è un giudizio, è un’informazione. Per non andare a tentativi, qui c’è la nostra lista dei posti dove mangiamo noi.
Domande frequenti
Quali sono i punti panoramici gratuiti di Roma?
Sono gratuiti e aperti al pubblico la terrazza del Pincio, indicata sempre aperta dalla Sovrintendenza capitolina, la passeggiata del Gianicolo con il piazzale Garibaldi, il Giardino degli Aranci sull’Aventino, la piazza dei Cavalieri di Malta, la scalinata di Trinità dei Monti, i balconi del Campidoglio sul Foro Romano, il belvedere di Monte Mario, il Colle Oppio e Villa Celimontana, questi ultimi dalle 7 al tramonto.
Quanto costa salire sulla terrazza del Vittoriano?
Il gestore VIVE indica diciotto euro per il biglietto intero e cinque euro per il ridotto dei cittadini europei fra i 18 e i 25 anni, con ingresso gratuito sotto i 18 anni e per le persone con disabilità. Il biglietto include l’ascensore panoramico e vale sette giorni per tutte le aree del complesso. La prima domenica del mese l’ingresso è gratuito per tutti.
A che ora chiude la cupola di San Pietro?
Secondo il sito ufficiale della Basilica, la cupola apre dalle 7 alle 18 nell’orario estivo, valido fino al 25 ottobre 2026, e dalle 7.30 alle 17 nell’orario invernale, dal 26 ottobre. Gli orari possono cambiare in occasione delle celebrazioni religiose. La prenotazione è online, con codice QR, e i biglietti non sono rimborsabili.
Quanti gradini ci sono per salire sulla cupola di San Pietro?
Il sito della Basilica indica 551 gradini per chi sale interamente a piedi e 320 per chi prende l’ascensore, che arriva soltanto al livello delle terrazze. L’ultimo tratto è stretto, con le pareti inclinate. Il gestore sconsiglia la salita a chi ha problemi cardiaci o respiratori, vertigini, claustrofobia o difficoltà motorie, e alle donne in gravidanza.
Qual è il punto panoramico migliore per il tramonto?
Per vedere la città illuminata al tramonto conviene il Gianicolo, perché guarda verso est e ha il sole alle spalle. Anche il belvedere di Monte Mario funziona allo stesso modo. Pincio, Giardino degli Aranci e terrazza del Campidoglio guardano invece verso ovest: al tramonto offrono un cielo colorato con la sagoma di San Pietro in controluce, ma poca città leggibile.
Il buco della serratura dell’Aventino è gratuito?
Sì, la serratura si trova nel portone della Villa del Priorato di Malta, in piazza dei Cavalieri di Malta, che è una piazza pubblica senza biglietto e senza orari. Attraverso la serratura si vede la cupola di San Pietro incorniciata dalle siepi del giardino. Nei fine settimana si forma una coda che può richiedere mezz’ora. La mattina presto si passa quasi sempre subito.
Castel Sant’Angelo è aperto il lunedì?
Nell’orario ordinario pubblicato dalla Direzione Musei nazionali della città di Roma, Castel Sant’Angelo è aperto dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.30, ed è chiuso il lunedì. Per il periodo fra agosto e dicembre 2026 il gestore ha annunciato un’iniziativa dedicata ai lunedì con tariffa propria, da verificare sul sito prima della visita.
Da dove si vede meglio il Colosseo dall’alto?
Dall’alto e gratis, il punto più vicino è il bordo del parco del Colle Oppio, verso via delle Terme di Tito, aperto dalle 7 al tramonto. A pagamento, la terrazza delle Quadrighe del Vittoriano mostra il Colosseo in fondo all’asse dei Fori Imperiali. Anche il Palatino offre viste sul Colosseo e sul Foro, dentro il percorso del parco archeologico con biglietto.
Chi ha scritto la pagina
La pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Orari, tariffe e condizioni di accesso riportati qui risultano dalle fonti ufficiali dei gestori alla data indicata in apertura. Cupola, terrazze e giardini cambiano orario con le stagioni e con le celebrazioni: ricontrollateli prima di salire, e segnalateci quello che trovate cambiato.
Costruire una giornata di panorami a Roma significa incastrare orari di chiusura diversi, luci che cambiano direzione, code imprevedibili nelle domeniche gratuite e salite che si sommano nelle gambe, per sé o per un gruppo di quaranta persone con età diverse. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.
Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, noleggi, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici del nord fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
