Montelanico (RM)

Montelanico (RM) è un comune di poco più di duemila abitanti della Città metropolitana di Roma Capitale, adagiato sul versante settentrionale dei Monti Lepini fra Colleferro e Carpineto Romano. Il municipio è in Piazza Vittorio Emanuele II n. 31, CAP 00030, telefono 06 97050003, e la piazza davanti al palazzo comunale è anche il punto di riferimento per chi arriva: da lì partono a piedi tutte le cose che vale la pena vedere. Da Roma si arriva in auto in poco più di un'ora imboccando l'A1 fino a Colleferro e proseguendo sulla strada regionale 609 Carpinetana, quella che collega Colleferro a Priverno attraversando la dorsale lepina; in treno la stazione di riferimento è Colleferro-Segni-Paliano sulla linea regionale FL6 Roma-Cassino, servita dai bus interurbani Cotral che risalgono verso i paesi dei Lepini. Il borgo non ha biglietterie né tornelli: si visita gratuitamente, a qualunque ora, tutti i giorni dell'anno. Le chiese seguono gli orari delle celebrazioni parrocchiali e gli orari degli uffici comunali sono pubblicati sul sito ufficiale del Comune. Per i sentieri di montagna non serve prenotare nulla, servono scarponi veri e la consapevolezza che sopra i mille metri, sui Lepini, il meteo cambia in fretta.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Chi vuole inquadrare Montelanico (RM) dentro il suo massiccio faccia una cosa sola prima di partire: guardi la pagina dedicata ai Monti Lepini, perché questo paese non si capisce se non lo si legge come una porta di accesso alla montagna calcarea che divide la valle del Sacco dalla pianura pontina.

Dove si trova Montelanico (RM) e come ci si arriva da Roma

Il territorio comunale è diviso in due metà che non si somigliano. A nord degrada verso la valle del Sacco, con campi, oliveti e la piana coltivata che scivola verso Colleferro. A sud si impenna sul versante centro-settentrionale dei Lepini, dove il calcare prende il sopravvento e le quote salgono rapidamente: Colle Zappetella tocca i 930 metri, Colle Piano gli 840, Monte Repecanino i 856,3 metri, e sul confine con Segni e Cori si alza il Monte Lupone, 1.378 metri, che è la seconda vetta dell'intera catena. Il paese in sé è basso, poco sopra i trecento metri, e proprio per questo funziona come base: da lì si sale in mezz'ora di auto a quote che a Roma sembrano irraggiungibili in giornata.

In auto verso Montelanico (RM)

La via più semplice da Roma è l'A1 in direzione Napoli, uscita Colleferro, poi la SR 609 Carpinetana verso Carpineto Romano: Montelanico è il primo paese vero che si incontra risalendo. In alternativa, chi arriva dai Castelli o dalla Casilina passa per Valmontone e Colleferro e imbocca la stessa Carpinetana. Da Segni si sale invece per la strada provinciale 60/b, un nastro stretto e panoramico che vale il piccolo supplemento di tempo. Il consiglio pratico è banale ma nessuno lo dà: non entrate in auto nella parte alta del borgo. I vicoli sopra la piazza sono di larghezza medievale, molti hanno gradini, e la manovra per uscirne costa più della passeggiata risparmiata. Si lascia la macchina intorno a Piazza Vittorio Emanuele II e si sale a piedi.

In treno e in autobus verso Montelanico (RM)

La stazione di Colleferro-Segni-Paliano, aperta il 1º dicembre 1862 e situata al chilometro 53+588 della Roma-Cassino-Napoli, è il nodo obbligato. È servita dai treni regionali della FL6 e davanti al piazzale fermano i pullman Cotral che risalgono la Carpinetana. Gli orari cambiano di stagione e nei giorni festivi si diradano parecchio: vanno controllati sul sito dell'azienda di trasporto prima di mettersi in viaggio, perché su queste linee un autobus perso significa spesso due ore di attesa. Chi ha in programma una giornata di cammino sui Lepini valuti seriamente l'auto: i punti di partenza dei sentieri non sono raggiungibili con il trasporto pubblico.

Quanto tempo serve per visitare Montelanico (RM)

Il centro storico si gira in un'ora e mezza camminando piano e fermandosi a leggere le facciate. Aggiungete un'ora per la chiesa di San Pietro Apostolo e il santuario della Madonna del Soccorso. Se volete salire a Collemezzo la giornata si riempie: mezza giornata piena, con il pranzo al sacco. La formula che funziona meglio, per chi parte da Roma, è arrivare verso le nove, camminare in montagna fino alle due, scendere in paese nel pomeriggio quando la luce entra di taglio nei vicoli e la temperatura si fa civile.

Montelanico (RM)
Montelanico (RM)

Il borgo di Montelanico (RM) passo dopo passo

Montelanico appartiene a quella categoria di paesi lepini che si leggono per stratificazione: un nucleo fortificato in alto, una piazza seicentesca a valle delle mura, e poi l'espansione ottocentesca e novecentesca lungo la strada. Chi cammina senza sapere cosa cercare vede un borgo grazioso e basta. Chi sa dove guardare vede il castello nascosto dentro le case.

Piazza Vittorio Emanuele II, il salotto di Montelanico (RM)

La piazza principale nasce come espansione extra moenia: verso la seconda metà del XVI secolo, fuori dalle antiche mura, sorsero le prime abitazioni che oggi la contornano, e il luogo è rimasto per tutti semplicemente il borgo. È il centro civile del paese, con il palazzo comunale al numero 31, ed è qui che si concentrano gli elementi monumentali più fotografati: la fontana con i putti, la cappella dei Caduti con il suo campanile tozzo, il monumento ai caduti, la chiesa di Sant'Antonio. Una piazza di provincia che ha però una qualità rara: non è stata sventrata dalle automobili né incartata di arredo urbano, e conserva la scala giusta fra edifici e spazio vuoto.

La fontana dei putti di Ernesto Biondi a Montelanico (RM)

Il pezzo forte della piazza è la fontana con putti realizzata nel 1891 da Ernesto Biondi, ed è un'opera che merita più dei trenta secondi che le concede il turista medio. Biondi era nato a Morolo il 29 gennaio 1854, dall'altra parte dei Lepini, ed era morto a Roma il 5 aprile 1917. Scultore verista, sostanzialmente autodidatta dopo una frequentazione brevissima dell'Accademia di San Luca, lavorò dal 1883 con la Fonderia Romana di Alessandro Nelli per la fusione dei suoi bronzi. Le sue opere più note sono di argomento sociale e politico: il Povero Cola e Povera gente, entrambi del 1888, denunciavano le condizioni di vita delle classi popolari; i Saturnali, degli anni Novanta dell'Ottocento, sono alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma; il Gaio del 1911 è al Palazzo di Giustizia. Nel 1900 vinse un concorso internazionale per il monumento ai Libertadores di Santiago del Cile, dedicato a Manuel Montt e ad Antonio Varas de la Barra. È sepolto al Verano. Sapere questo cambia lo sguardo: la fontana di un paese di duemila abitanti è firmata da uno scultore che ha esposto a Roma e vinto a Santiago, e che lavorava con i valori socialisti e repubblicani in cui si riconosceva. La fontana è tutelata dal Fondo Ambiente Italiano.

La cappella dei Caduti, già chiesa del Gonfalone

Sulla piazza si affaccia anche l'ex chiesa del Gonfalone, edificio originariamente seicentesco trasformato in cappella dei Caduti dopo una campagna di restauro consistente. Le confraternite del Gonfalone erano diffusissime nello Stato pontificio e gestivano opere di carità e la rappresentazione sacra: la loro presenza a Montelanico dice di un paese piccolo ma inserito nella rete devozionale del Lazio meridionale. La chiesa conservava una tavola con il Salvatore del XVI secolo, oggi trasferita nella parrocchiale di San Pietro Apostolo. Accanto si alzano un campanile tozzo, sproporzionato in modo simpatico rispetto all'edificio, e il monumento ai caduti.

I vicoli e i torrioni della parte alta di Montelanico (RM)

Qui si gioca la partita vera. I segni evidenti del periodo medievale di Montelanico sono riconoscibili soprattutto nella parte più antica del paese, quella che si sviluppa al di sopra dell'attuale Piazza Vittorio Emanuele II: torrioni rotondi inglobati nelle case dell'antico abitato, qualche portale superstite, qualche stipite di finestra lungo vicoli stretti che hanno mantenuto il loro aspetto caratteristico. Non aspettatevi un castello con le bandiere. Aspettatevi di riconoscere, in una parete di intonaco, la curva inequivocabile di una torre circolare che qualcuno nel Cinquecento ha deciso di usare come muro di casa invece di abbatterla. È il modo in cui i borghi lepini hanno riciclato le proprie difese quando le difese non servivano più, ed è molto più interessante di un rudere pettinato. Portatevi la pazienza di girare due volte lo stesso vicolo: la seconda volta si vede il doppio.

La chiesa di San Pietro Apostolo a Montelanico (RM)

La parrocchiale di San Pietro Apostolo è in via San Pietro, e la sua posizione non è casuale: sorge nel punto dove anticamente si apriva la porta principale del castello, e dal lato opposto era congiunta con il Palazzo Ducale. È un dato urbanistico che vale un capitolo intero, perché racconta il passaggio dal potere feudale a quello parrocchiale nello stesso identico luogo fisico. La chiesa appartiene alla diocesi suburbicaria di Velletri-Segni, nata nel 1986 dall'unione di due antichissime sedi episcopali e oggi guidata dal vescovo Stefano Russo, in carica dal 7 maggio 2022.

La ricostruzione settecentesca voluta dai Pamphilj

L'edificio attuale è tardo settecentesco, con aggiunte successive. La ragione della ricostruzione è un terremoto: quello del 1702 aveva danneggiato gravemente la struttura, e nel 1750 Don Gerolamo Pamphili la fece ricostruire dalle fondamenta. Il dettaglio è importante perché spiega perché a Montelanico non si trovi una parrocchiale romanica come a Segni o a Cori: il sisma di inizio Settecento ha fatto tabula rasa, e quello che si vede oggi è il gusto tardobarocco della committenza principesca romana calato in un paese di montagna. La famiglia Pamphilj era arrivata a Montelanico nel 1651, e ricostruire la chiesa era, prima ancora che un atto di devozione, un atto di firma sul territorio.

Il ciborio quattrocentesco della scuola di Mino da Fiesole

Dentro, la chiesa ha una sola navata con due cappelle per lato. Presso l'altare maggiore si conserva un ciborio della fine del Quattrocento, attribuito alla scuola di Mino da Fiesole. Vale la pena capire di che attribuzione si parla, perché il nome pesa. Mino da Fiesole, nato a Poppi nel 1429 e morto a Firenze nel 1484, fu uno degli scultori più raffinati del Rinascimento: interprete dei modi di Bernardo Rossellino con una grazia che ricorda Desiderio da Settignano, celebre per i busti ritratto di Piero de' Medici del 1453 al Bargello, di Niccolò Strozzi del 1454, di Astorre II Manfredi del 1455 oggi alla National Gallery of Art di Washington. A Roma lavorò ai monumenti funebri di papa Paolo II e delle famiglie Riario e della Rovere, e nella Cappella Sistina eseguì fra il 1471 e il 1484 la transenna marmorea e la cantoria insieme ad Andrea Bregno e Giovanni Dalmata. Produsse inoltre tabernacoli e cibori in tutta la Toscana. L'attribuzione montelanicese è alla scuola, non alla mano: significa bottega e seguaci, non autografia documentata. Ma il fatto che un paese lepino conservi un manufatto riconducibile a quel giro fiorentino di fine Quattrocento dice quanto la committenza baronale romana pescasse in alto, e quanto poco di questo patrimonio sia noto fuori dai confini comunali.

La Madonna del Soccorso dipinta e le cappelle laterali

In una delle cappelle si conserva una Madonna del Soccorso, un dipinto a olio che la tradizione locale riferisce a Vincenzo Camuccini. Camuccini, nato a Roma il 22 febbraio 1771 e morto nella stessa città il 2 settembre 1844, fu uno dei massimi pittori del neoclassicismo italiano e della pittura di storia: allievo della cultura figurativa di Jacques-Louis David, studiò quotidianamente Raffaello in Vaticano, dipinse la Morte di Cesare e la Morte di Virginia oggi a Capodimonte e la Conversione di San Paolo per la basilica di San Paolo fuori le Mura. Pio VII lo nominò direttore generale della Fabbrica di San Pietro e ispettore dei Musei Vaticani, cariche che erano state di Michelangelo e di Bernini; riordinò la Pinacoteca Vaticana e nel 1830 Pio VIII lo creò barone. L'attribuzione della tela montelanicese va presa per quello che è, una tradizione locale non sostenuta da documentazione pubblicata: davanti al quadro guardate piuttosto l'impianto compositivo e la resa dei panneggi, e traetene le vostre conclusioni. Nella stessa chiesa è confluita la tavola cinquecentesca del Salvatore proveniente dall'ex chiesa del Gonfalone. Le due cappelle per lato sono l'ossatura devozionale del paese: è qui che le famiglie hanno lasciato lapidi, arredi e memoria.

Il mio giudizio sulla parrocchiale di Montelanico (RM)

Sarò netto: la chiesa di San Pietro Apostolo non è un capolavoro architettonico e chi arriva aspettandosi Borromini resterà deluso. Il suo valore è un altro, ed è il ciborio. Un frammento quattrocentesco dentro un contenitore settecentesco è esattamente il tipo di cortocircuito che rende interessanti i paesi minori: l'oggetto sopravvive all'edificio che lo conteneva, e viene reinstallato dentro il nuovo. Se avete quindici minuti, spendeteli tutti sull'altare maggiore.

Il santuario della Madonna del Soccorso

Alle pendici del paese, presso il torrente Rio, sorge il santuario della Madonna del Soccorso, risalente al XVII secolo. La chiesa deve il nome a un'immagine della Vergine dipinta verso gli inizi del XV secolo: all'origine c'era soltanto una cappella costruita per proteggere l'icona, come accade in decine di santuari mariani laziali nati attorno a un'immagine ritenuta miracolosa e inizialmente esposta all'aperto. L'ampliamento arrivò nel 1636. I diversi interventi succedutisi nel corso dei secoli hanno cancellato, soprattutto in facciata, i segni delle origini, e questo è il motivo per cui l'edificio appare oggi più tardo di quello che è.

Il santuario è il fulcro della festa patronale della Beata Vergine del Soccorso, che cade la terza domenica di settembre. La posizione, in basso e vicino al corso d'acqua, non è un caso: i santuari mariani rurali del Lazio nascono spesso lungo percorsi di transumanza o di lavoro agricolo, dove passava la gente, non dove abitavano i signori. Andateci a piedi dal paese, in discesa: è un quarto d'ora e vi fa capire la geografia del posto meglio di qualunque cartina.

Le altre chiese di Montelanico (RM)

La chiesa di Sant'Antonio, detta Tigri

Situata in Piazza Vittorio Emanuele II, quasi prospiciente la fontana del Biondi, fu edificata nel 1702 a spese del marchese Francesco Tigri, vice governatore del paese. È dedicata a Sant'Antonio da Padova, ma nessuno in paese la chiama così: per tutti resta la Tigri, dal nome di chi la fece costruire. Questa è una delle cose che raccontano un luogo meglio di dieci schede storiche. Il nome popolare ha vinto sul nome liturgico, e ha vinto per trecento anni. La data di costruzione, poi, è la stessa del terremoto che mise in ginocchio la parrocchiale: 1702, l'anno in cui il paese perse una chiesa e ne guadagnò un'altra.

La chiesa della Madonna del Buon Consiglio

Fra gli edifici religiosi del territorio comunale si annovera anche la chiesa della Madonna del Buon Consiglio. La devozione al Buon Consiglio ha, nel Lazio, un epicentro preciso: il santuario di Genazzano, dove si venera l'immagine apparsa secondo la tradizione nel 1467, e da cui il culto si irradiò in tutta la regione e poi nel mondo cattolico. Trovare una chiesa del Buon Consiglio a Montelanico significa leggere una linea devozionale che collega i Lepini alla valle dell'Aniene passando per la Prenestina: le montagne dividono le acque, non i santi. Chi è interessato a questo filo può proseguire verso Genazzano in giornata.

Montelanico (RM) Piazza Vittorio Emanuele II
Montelanico (RM) Piazza Vittorio Emanuele II

Il castello di Collemezzo e la montagna di Montelanico (RM)

Se dovessi indicare una sola ragione per cui vale la pena guidare un'ora da Roma fino a qui, indicherei Collemezzo. Non per il monumento, che è un rudere, ma per il percorso e per quello che si capisce arrivandoci.

Il rudere del castello di Collemezzo

Il castello di Collemezzo si trova non lontano dal centro abitato di Montelanico, ed è citato in via Mazzini n. 8 nelle schede ufficiali del patrimonio comunale. Dell'antica fortificazione è rimasto poco: l'antica torre rocciosa visibile fra i cespugli e resti di mura difensive. La sua esistenza è documentata già nel XII secolo, grazie a una menzione contenuta in una bolla di papa Lucio III, e compare fra i beni citati nella documentazione del 1182. La fortezza fu costruita in posizione strategica per controllare le vie fra la palude pontina e le vallate di Carpineto e del Sacco: è la logica insediativa di tutta la dorsale lepina, dove i castelli non nascono per difendere villaggi ma per tassare il passaggio. Nel Settecento risultava ormai diruto, insieme a quello di Montelongo. La salita è la parte bella: un sentiero che attraversa macchie di rovo e rosa canina fino alle rovine, tutelate dal Fondo Ambiente Italiano. È la meta ideale per chi cammina e vuole un obiettivo concreto senza dover affrontare una vetta.

La cappella della Madonna di Collemezzo

Poco distante dal rudere si incontra la cappella della Madonna di Collemezzo, piccolo edificio devozionale isolato in mezzo al verde. È il punto attorno a cui ruota la festa della Madonna di Collemezzo, che si celebra la prima domenica di agosto: un pellegrinaggio breve che porta il paese in montagna nel pieno dell'estate. Una cappella di questo tipo, sperduta e mantenuta, è la prova che il rapporto fra il borgo e la sua montagna non si è mai interrotto.

Il laghetto e il rifugio di Collemezzo

Nelle vicinanze del piccolo rifugio, al laghetto di Collemezzo, esiste un parco attrezzato con barbecue e panche. È il posto dove le famiglie del circondario passano le domeniche di primavera, ed è anche il punto in cui conviene fermarsi a mangiare se si è saliti con lo zaino. Il laghetto è modesto per dimensioni e non va confuso con gli specchi d'acqua monumentali della zona come il Lago di Giulianello: qui il valore è il contesto, prato e bosco intorno, non la superficie dell'acqua. Chi cerca l'attrezzatura da pic-nic per una gita con i più piccoli trova indicazioni utili nella sezione dedicata a famiglie e bambini.

Laghetto di Collemezzo (Montelanico)
Laghetto di Collemezzo (Montelanico)

I Monti Lepini intorno a Montelanico (RM)

I Monti Lepini sono un gruppo montuoso interamente laziale, compreso fra le province di Latina, Roma e Frosinone, e costituiscono il settore settentrionale dei Monti Volsci. Sono fatti di calcari e dolomie della successione della piattaforma laziale-abruzzese, e questo determina tutto il resto: il carsismo, la scarsità di acqua in superficie, la forma tondeggiante delle cime, i pascoli d'altura. Chi arriva dai Lepini a Montelanico ha già capito il paese prima di entrarci.

Il Monte Lupone sopra Montelanico (RM)

Il Monte Lupone, 1.378 metri sul livello del mare, è la montagna di casa: il suo territorio è condiviso fra Segni e Montelanico in provincia di Roma e Cori in provincia di Latina. È la seconda elevazione della catena e ha una caratteristica che i camminatori conoscono bene: dalla cima si domina contemporaneamente la valle del Sacco a nord e la pianura pontina a sud, cosa che rende la salita molto più remunerativa di quanto la quota lasci immaginare. Dall'altra parte del Monte Lupone, a circa un'ora di auto, si trova il Giardino di Ninfa: la montagna che si guarda da Montelanico è la stessa che fa da sfondo alle rovine di Ninfa, vista da sud.

Il Monte Semprevisa, il tetto dei Lepini

Il rilievo più alto della catena è il Monte Semprevisa, 1.536 metri, che ricade nel territorio di Carpineto Romano a cavallo fra le province di Latina e Roma. È calcareo, presenta fenomeni carsici notevoli fra cui l'Abisso Consolini, e la cima è coronata da faggeta. Il panorama dalla vetta abbraccia buona parte della pianura pontina, i Monti Ausoni, il promontorio del Circeo, la città di Latina, i laghi costieri e le isole Ponziane; nelle giornate invernali terse, con un cannocchiale, si arriva a distinguere Ischia. Le vie di salita sono più d'una: la più breve parte da Bassiano per Camporosello e richiede circa due ore e mezza; altre risalgono da Carpineto Romano attraverso Pian della Faggeta e l'Acqua Mezzavalle, oppure da Roccagorga per la Fonte dell'Arco e l'eremo di Sant'Erasmo. Lungo l'itinerario di Bassiano, a 1.052 metri, si trova un rifugio autogestito nato nel 2009. Da Montelanico il Semprevisa non è la vetta più immediata, ma è quella che chiude l'orizzonte a sud-est e che spiega la scala del massiccio.

Il carsismo dei Lepini e l'acqua che sparisce

Il fenomeno più impressionante di questi monti si vede poco e si capisce tardi. Il calcare assorbe l'acqua piovana e la porta sottoterra: da qui doline, inghiottitoi, grotte e pozzi che fanno dei Lepini una delle aree di maggiore interesse speleologico del Lazio. L'Ouso di Passo Pratiglio supera i novecento metri di profondità ed è il più profondo della regione. Per il camminatore questo si traduce in una regola pratica che vale più di dieci consigli generici: sui Lepini l'acqua in quota non c'è. Le fonti sono poche e stagionali. Si sale con quello che si porta nello zaino, sempre, anche per una gita breve.

Flora e fauna dei Monti Lepini

La vegetazione cambia con la quota e con l'esposizione: macchia mediterranea sui versanti occidentali bassi, poi leccete e querceti, quindi castagneti, e in alto faggete fitte che sui Lepini scendono più basso di quanto ci si aspetterebbe. Fra la fauna si segnalano il falco pellegrino, l'aquila reale e il lupo. Aggiungete il bestiame: sui pascoli intorno a Montelanico si incontrano mucche, pecore e maiali allevati allo stato brado, e non è folclore, è economia agricola viva. Il maiale allo stato brado, in particolare, sorprende sempre chi cammina per la prima volta da queste parti. Non date da mangiare agli animali e tenete i cani al guinzaglio: ci sono cani da pastore a guardia delle greggi, e il modo migliore di evitare problemi è non avvicinarsi.

La Selva di Montelanico (RM) e i boschi comunali

La copertura boschiva del versante montano di Montelanico è consistente, e i castagneti che alimentano la sagra d'ottobre ne sono la parte più produttiva. La denominazione di Selva di Montelanico circola localmente per indicare l'area boscata del versante: chi cerca il perimetro esatto e il regime di tutela lo verifichi presso il Comune e presso l'ente regionale delle aree protette, perché la toponomastica locale e le classificazioni amministrative non coincidono sempre. Quello che il camminatore vede è comunque chiaro: castagni da frutto secolari, cedui misti, radure di pascolo, e un sottobosco che a ottobre diventa il motore economico e sociale del paese.

Escursioni e sentieri: come si cammina a Montelanico (RM)

Una serie di sentieri segnalati nel comprensorio dei Monti Lepini permette escursioni ad ampio respiro attraverso montagne e vallate, fra prati, boschi e castagneti. Gli obiettivi classici a partire da Montelanico sono le rovine del castello di Collemezzo, la cappella della Madonna di Collemezzo, il laghetto con il parco attrezzato e il piccolo rifugio, e più in alto la traversata verso il Monte Lupone. La segnaletica esiste ma non è ovunque impeccabile: una traccia GPS scaricata prima di partire risparmia discussioni.

Il decalogo del Club Alpino Italiano

Quando si va in montagna valgono poche regole semplici, quelle che il Club Alpino Italiano ripete da sempre e che sui Lepini, montagna bassa e quindi sottovalutata, andrebbero ripetute il doppio.

  1. Ogni escursione va pianificata con cura, prima di partire.
  2. Organizzate qualunque uscita in montagna in base alle vostre condizioni personali e, se ci sono bambini, in base a quelle dei bambini.
  3. L'attrezzatura deve essere adeguata: scarponi, non scarpe da ginnastica.
  4. Dite a qualcuno dove andate e comunicate più o meno quando contate di rientrare.
  5. Evitate di camminare troppo velocemente.
  6. Rimanete sui sentieri segnati.
  7. Non spostate le pietre: possono mettere in pericolo chi cammina più in basso.
  8. Se si avvicina un temporale tornate indietro subito; se vi coglie alla sprovvista, state lontani dagli alberi isolati.
  9. In caso di emergenza mantenete la calma, chiamate aiuto con il cellulare o a voce, oppure attirate l'attenzione agitando i capi di abbigliamento più visibili.
  10. Tenete pulite le montagne e riportate a valle i vostri rifiuti.

Aggiungo il punto undici, che nessun decalogo scrive: sui Lepini la copertura telefonica è discontinua e nelle doline sparisce del tutto. Non contate sul telefono come piano di sicurezza.

La cappella della Madonna di Collemezzo (Montelanico)
La cappella della Madonna di Collemezzo (Montelanico)

La storia di Montelanico (RM)

Della storia di questo borgo si conserva meno di quanto si vorrebbe, e le fonti sono soprattutto bolle papali e atti feudali. Ma quel poco che c'è racconta una vicenda tipica e dura del Lazio interno: un castello conteso, famiglie baronali che se lo passano, e una popolazione che paga il conto di ogni passaggio di mano.

Da dove viene il nome Montelanico (RM)

Nel tardo medioevo il paese compare come Metellanico o Montellanico. L'ipotesi etimologica più accreditata fa derivare il nome da Metellus con il suffisso -anicus, quindi dei Metelli, presumibilmente una famiglia romana proprietaria di un fondo in loco. È una spiegazione coerente con la toponomastica prediale del Lazio, dove decine di nomi in -anico e -ano conservano il gentilizio del proprietario antico. La seconda interpretazione è di tutt'altro genere: una leggenda locale vuole che un pastore avesse tosato dal proprio gregge tanta lana da accumularne un monte di lana. Tenete distinte le due cose. La prima è un'ipotesi linguistica; la seconda è etimologia popolare, cioè una storia inventata a posteriori per spiegare un suono. Il fatto che la leggenda parli di pastori e di lana, però, non è privo di significato: dice che il paese si è raccontato attraverso la pastorizia, che dei Lepini è stata l'economia per secoli.

Le origini e le prime attestazioni del castello

La tradizione vuole che Montelanico sia stato fondato intorno all'anno Mille sulla riva sinistra del Rio, e presto fortificato e munito di castro. Le prime notizie documentate del castello risalgono a una bolla di papa Anastasio IV del 1154, nella quale Montelanico figura come proprietà dei canonici lateranensi, e a un documento del 1182, dove compare fra i beni soggetti alla giurisdizione vescovile di Segni. In quell'epoca il territorio montano ospitava ancora i castelli di Collemezzo, Pruni e Montelongo: tre presidi per un solo comune, il che dà la misura di quanto fosse frammentato e conteso il controllo di questi valichi.

I De Ceccano, i Caetani e i Conti

Dal 1189 risulta che i De Ceccano fossero signori di Montelanico. Erano una delle grandi famiglie baronali della Campagna romana, e il loro dominio sui Lepini e sulla valle del Sacco fu lungo e aggressivo. Il feudo passò poi ai Caetani, la famiglia di Bonifacio VIII, e successivamente ai Conti del ramo Segni-Valmontone. In questi secoli la zona fu terra continua di saccheggi, distruzioni e rappresaglie, oltre che di lotte intestine fra feudatari per i diritti di successione. Non è una formula retorica: significa raccolti bruciati, case svuotate e popolazioni in fuga, con una regolarità che nessun manuale scolastico restituisce.

Barberini, Pamphilj e Doria: il feudo passa di mano

Camillo Conti, signore di Montelanico, oberato dai debiti, fu costretto a vendere il feudo ai Barberini nel 1640; nel 1651 il possesso passò ai Pamphilj Aldobrandini. Nel 1722, sotto Don Camillo Pamphilj Aldobrandini, Montelanico ebbe il suo primo statuto, atto che formalizzava diritti e obblighi della comunità. Nel 1750, come si è visto, Don Gerolamo Pamphili fece ricostruire la parrocchiale dalle fondamenta. Nel 1760, per mancanza di eredi maschi, il patrimonio passò per diritto di successione a Giovanni Andrea III Doria, con i castelli ormai diruti di Collemezzo e Montelongo; quello di Pruni era già passato da tempo al principe e duca di Carpineto Romano, degli Aldobrandini-Facchinetti. Tre famiglie principesche romane in centovent'anni: Montelanico era un asset patrimoniale, e i suoi abitanti lo sapevano benissimo.

Il brigantaggio e la nascita del Comune

Fra saccheggi e trasformazioni urbane, questo paese fu teatro di episodi di brigantaggio fino agli anni Settanta dell'Ottocento: fra il 1860 e il 1870 il territorio conobbe alcune azioni di brigantaggio nel contesto più ampio del fenomeno postunitario e delle ultime propaggini dello Stato pontificio. Poi Montelanico divenne comune autonomo dello Stato italiano. Il suo primo sindaco, nel 1871, fu Don Francesco Raimondi: un sacerdote. Il dettaglio dice molto sul passaggio di consegne fra vecchio e nuovo regime nel Lazio appena annesso, dove spesso l'unica figura alfabetizzata e riconosciuta dalla comunità era il parroco.

Feste, sagre e tradizioni di Montelanico (RM)

Il calendario festivo di Montelanico è fitto per un paese di duemila abitanti, e ha una particolarità che merita di essere notata: il santo titolare della parrocchia, Pietro, non è il protagonista delle feste principali. Il paese celebra San Michele Arcangelo due volte l'anno e due Madonne. È un assetto devozionale che parla di montagna, di pastorizia e di santuari rurali più che di gerarchia parrocchiale.

La Sagra della Castagna di Montelanico (RM)

La terza domenica di ottobre si tiene la Sagra della Castagna, la manifestazione più conosciuta del paese e quella che porta più gente da fuori. Le castagne vengono distribuite gratuitamente, le strade del borgo si riempiono di canti e balli tradizionali, e funzionano stand gastronomici lungo tutto il percorso. Il Comune promuove la manifestazione come uno degli appuntamenti principali dell'anno e ne pubblica edizione e programma sul proprio sito ufficiale: la sagra ha superato ampiamente la sessantesima edizione, il che la colloca fra le più longeve del comprensorio lepino. Il mio consiglio operativo, da chi ha portato gruppi a sagre di paese per anni: arrivate presto, entro le dieci del mattino, e parcheggiate fuori dal centro. Dopo mezzogiorno la Carpinetana diventa un imbuto e la fila per il caldarrostaio diventa seria. Verificate la data esatta dell'edizione sul sito del Comune prima di partire, perché la domenica scelta può slittare.

San Michele Arcangelo, due volte l'anno

L'8 maggio si celebrano riti sacri in onore di San Michele Arcangelo, e il 29 settembre cade la festa patronale dedicata allo stesso santo. La doppia ricorrenza non è un capriccio locale: l'8 maggio è la memoria dell'apparizione al Gargano, il 29 settembre la dedicazione. Il culto micaelico nel Lazio meridionale è antico e legato alle grotte e alle alture, e la sua presenza a Montelanico è coerente con la geografia del posto. Chi ha interesse per questo filone lo ritrova in tutta la dorsale, da Cori ai paesi ausoni.

La festa della Madonna di Collemezzo

La prima domenica di agosto il paese sale alla cappella della Madonna di Collemezzo. È una festa di montagna nel pieno dell'estate, con la comunità che lascia il centro abitato e raggiunge il santuario rurale. Per chi visita, è l'occasione migliore dell'anno per vedere il rapporto fra Montelanico e la sua montagna nella forma in cui esiste da secoli.

La Beata Vergine del Soccorso

La terza domenica di settembre si celebra la festa patronale della Beata Vergine del Soccorso, legata al santuario seicentesco presso il torrente Rio e all'immagine mariana dipinta agli inizi del Quattrocento attorno alla quale il santuario è nato. È la festa che chiude l'estate e apre la stagione delle castagne.

La rassegna di teatro amatoriale

A luglio Montelanico ospita una rassegna di teatro amatoriale. Le rassegne di questo tipo, nei paesi dei Lepini, sono l'ossatura culturale dell'estate e spesso l'unico momento in cui gli spazi storici del borgo vengono usati come palcoscenico. Il programma cambia ogni anno e viene diffuso localmente e dal Comune: chi passa d'estate faccia un giro sulle bacheche del paese, che restano il canale più affidabile.

Una curiosità su Montelanico (RM)

La curiosità che consiglio di portarsi a casa riguarda una fontana. In Piazza Vittorio Emanuele II, davanti al municipio di un paese di duemila abitanti, c'è una fontana con putti del 1891 firmata da Ernesto Biondi, e Biondi non era uno scultore locale qualsiasi. Era il verista di Morolo, nato il 29 gennaio 1854, che nove anni dopo quella fontana avrebbe vinto un concorso internazionale per il monumento ai Libertadores di Santiago del Cile, dedicato a Manuel Montt e ad Antonio Varas de la Barra; il suo Gaio del 1911 è al Palazzo di Giustizia di Roma, i Saturnali degli anni Novanta sono alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, e le sue opere sociali del 1888, il Povero Cola e Povera gente, mettevano in scena la miseria delle classi popolari in un momento in cui la scultura ufficiale celebrava eroi a cavallo. Un artista che si riconosceva in valori socialisti e repubblicani, che dal 1883 faceva fondere i propri bronzi dalla Fonderia Romana di Alessandro Nelli, morto a Roma il 5 aprile 1917 e sepolto al Verano.

Ecco la curiosità vera: quella fontana è tutelata dal Fondo Ambiente Italiano, e nessuno la conosce. Passano i camminatori diretti a Collemezzo, passano i turisti della sagra d'ottobre, e la fontana rimane sullo sfondo delle fotografie come un arredo urbano generico. Provate a fare il contrario. Fermatevi cinque minuti, girateci intorno, guardate come sono trattati i corpi dei putti, e poi ricordatevi che la stessa mano ha scolpito la povertà romana di fine Ottocento e il monumento nazionale di un paese sudamericano. La distanza fra queste due cose, dentro una piazza lepina, è la ragione per cui i borghi minori del Lazio continuano a essere più interessanti di certi centri storici blasonati. Il patrimonio non è mai dove il marketing dice che sia, e Montelanico (RM) ne è la dimostrazione più economica che si possa raggiungere da Roma in un'ora.

Una cosa che non ti dice nessuno su Montelanico (RM)

Nessuna guida lo scrive, ma la chiesa parrocchiale di Montelanico è costruita esattamente dove si apriva la porta principale del castello, e dal lato opposto era congiunta al Palazzo Ducale. Se vi mettete davanti alla facciata di San Pietro Apostolo, in via San Pietro, siete in piedi sulla soglia della fortificazione medievale. Non c'è un cartello a dirvelo. Non c'è un tratto di muratura a mostrarvelo. C'è soltanto il dato archivistico, e una volta che lo conoscete la topografia del paese si riorganizza da sola: capite perché i vicoli sopra la piazza si stringono in quel modo, perché i torrioni rotondi sono inglobati proprio in quelle case, perché la parte bassa del borgo è di due secoli più giovane.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda l'acqua. Montelanico si affaccia su una montagna calcarea, e il calcare non trattiene: la pioggia scende e sparisce nel sottosuolo attraverso doline, inghiottitoi e pozzi che fanno dei Lepini un paradiso speleologico, con l'Ouso di Passo Pratiglio oltre i novecento metri di profondità, il più profondo del Lazio. Tradotto in termini pratici per chi cammina: non contate di trovare acqua in quota. Le fonti sono poche, stagionali e non sempre attive. Ho visto gruppi partire per Collemezzo in agosto con mezzo litro a testa pensando di riempire lungo il percorso, e tornare in condizioni discutibili. Due litri a persona d'estate, minimo, e cappello. La terza cosa non detta è la copertura telefonica: discontinua sulla dorsale, assente nelle depressioni carsiche. Il decalogo del Club Alpino Italiano dice di avvisare qualcuno prima di partire, e su questa montagna quella regola conta più che altrove, perché il telefono non è un piano di sicurezza affidabile.

Il consiglio che ti do per visitare Montelanico (RM)

Il consiglio è uno e va contro il modo in cui la maggior parte della gente organizza queste gite: non venite d'estate a mezzogiorno e non venite la domenica della sagra se è la vostra prima volta. Vi spiego perché. Montelanico è un paese che si legge nei dettagli, e i dettagli hanno bisogno di tempo e di silenzio: la curva di un torrione dentro una parete di intonaco, lo stipite di una finestra medievale, la scritta consumata su un portale. Nel giorno della Sagra della Castagna il borgo è pieno di stand, di musica e di persone, ed è bellissimo, ma è un'altra esperienza, ed è quella che va fatta la seconda volta, quando il paese lo conoscete già.

La stagione giusta, secondo me, è la seconda metà di aprile o la prima metà di ottobre. In aprile i pascoli sono verdi, il bestiame è già fuori, le temperature permettono di salire a Collemezzo senza soffrire, e la fioritura della rosa canina lungo il sentiero è al suo momento migliore. In ottobre i castagneti fanno quello per cui sono famosi, la luce si abbassa e i vicoli del borgo alto prendono un colore che d'estate non hanno. L'orario giusto è il pomeriggio tardo per il centro storico, la mattina presto per la montagna.

Sul metodo: parcheggiate intorno a Piazza Vittorio Emanuele II e salite a piedi, sempre. Portate scarponi anche se contate di restare in paese, perché la tentazione di allungare fino a Collemezzo verrà. Se viaggiate con un gruppo, tenete conto che a Montelanico non esiste una biglietteria, un ufficio informazioni permanente o un percorso attrezzato: il paese va preparato prima, e le chiese vanno concordate con la parrocchia se volete la certezza di trovarle aperte fuori dagli orari delle celebrazioni. Chi organizza uscite per gruppi strutturati trova in TourLeaderPro professionisti abituati a costruire giornate di questo tipo nei borghi del Lazio, dove l'improvvisazione costa più che altrove.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che i Monti Lepini sono i monti dei borghi appollaiati, quelli di Sermoneta, Norma, Cori e Segni. Quello che si cita raramente è la ragione geologica e strategica per cui questi paesi sono dove sono, e Montelanico ne è un caso da manuale. I Lepini sono un gruppo montuoso interamente laziale, compreso fra le province di Latina, Roma e Frosinone, settore settentrionale dei Volsci, formato da calcari e dolomie della piattaforma laziale-abruzzese. La loro dorsale separa due mondi economici: la valle del Sacco a nord-est, corridoio di transito fra Roma e il Regno di Napoli, e la pianura pontina a sud-ovest, paludosa e malarica fino alle bonifiche del Novecento.

Chi controllava i valichi controllava il commercio. Il castello di Collemezzo, documentato già nel XII secolo attraverso una bolla di papa Lucio III e citato nella documentazione del 1182, fu costruito in posizione strategica per controllare le vie fra la palude pontina e le vallate di Carpineto e del Sacco. Non difendeva un villaggio: sorvegliava un passaggio. E il territorio comunale di Montelanico ne ospitava altri due, Pruni e Montelongo, entrambi ridotti a ruderi già nel Settecento. Tre castelli in un solo comune montano vuol dire che qui passava qualcosa che valeva la pena tassare.

Il fatto poco citato, dunque, è questo: Montelanico non nasce come paese agricolo che poi si fortifica, ma come nodo di un sistema di controllo territoriale che i canonici lateranensi prima, e le famiglie baronali romane poi, si sono contesi per cinque secoli. Il paese che vedete oggi, tranquillo e defilato, è il residuo civile di un dispositivo militare. Quando salite verso il rudere di Collemezzo, guardate in basso: la vista sulla valle del Sacco è la ragione per cui quel castello è lì. Non era un panorama, era un sistema di sorveglianza.

La foto giusta da fare a Montelanico (RM)

La fotografia che quasi tutti fanno è la piazza con la fontana, frontale, a mezzogiorno. È la peggiore possibile: luce piatta, ombre inesistenti, il volume dei putti che si appiattisce. Ve ne propongo tre migliori.

La prima è nel borgo alto, nel tardo pomeriggio. Cercate uno dei vicoli stretti che salgono sopra Piazza Vittorio Emanuele II, mettetevi con le spalle alla luce e inquadrate in verticale il taglio fra due muri, con il selciato in primo piano. Quando il sole è basso, la luce entra di lama nel vicolo e separa i piani: è l'unico momento in cui la profondità del borgo medievale diventa leggibile in una fotografia. Cercate un torrione rotondo inglobato in una casa e mettetelo in un angolo dell'inquadratura, non al centro: raccontarlo come dettaglio funziona meglio che celebrarlo come soggetto.

La seconda è la fontana dei putti di Ernesto Biondi, ma non frontale. Giratele intorno fino a trovare l'angolo in cui il gruppo scultoreo si staglia contro la facciata del palazzo comunale, e fotografatela di tre quarti al mattino presto, quando la piazza è ancora vuota e la luce radente scava le superfici. Un'opera del 1891 di uno scultore verista chiede una fotografia che restituisca la materia, non la simmetria.

La terza, e per me la migliore, è dal sentiero di Collemezzo. Salite fino alle rovine e voltatevi: avete il paese in basso, la valle del Sacco dietro e la dorsale lepina che chiude a sinistra. Fotografate in orizzontale mettendo il rudere in primo piano come quinta, magari fra i cespugli di rovo e rosa canina che orlano il sentiero. È l'unica inquadratura che spiega in un colpo solo perché quel castello fu costruito lì e perché Montelanico (RM) è dove è. Se avete il tempo di aspettare l'ultima ora di luce, aspettatela. Le mattine limpide d'inverno, quando l'aria è tersa, sono altrettanto buone.

Montelanico (RM)
Montelanico (RM)

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo fatto documentato di rilievo è del 1154: una bolla di papa Anastasio IV registra Montelanico fra le proprietà dei canonici lateranensi. Ventotto anni dopo, nel 1182, un altro documento lo colloca sotto la giurisdizione vescovile di Segni, e cita il castello di Collemezzo. Sono i due atti che fanno uscire il paese dal buio: prima di allora ci sono soltanto la tradizione di una fondazione intorno all'anno Mille sulla riva sinistra del Rio e la logica insediativa dei castra lepini. Dal 1189 i De Ceccano risultano signori del luogo.

Il secondo avvenimento è il più violento della storia locale, ed è del 1313. I Caetani, per punire Montelanico, inviarono i soldati anagnini capeggiati da Nicola De Mattia: la popolazione fu aggredita e ne fu fatto scempio nella vita e nei beni. Vale la pena soffermarsi su cosa significhi questa frase, perché nelle cronache medievali il linguaggio è asciutto e nasconde la sostanza. Una spedizione punitiva feudale del primo Trecento contro un castello ribelle voleva dire uccisioni, incendio delle case, distruzione dei raccolti e requisizione del bestiame. Per una comunità di poche centinaia di anime era un evento generazionale. Il fatto che i soldati venissero da Anagni, sede papale e roccaforte caetanea, colloca l'episodio dentro le guerre baronali che seguirono la stagione di Bonifacio VIII.

Il terzo blocco di eventi riguarda le devastazioni della prima età moderna. Nel 1494 le truppe di Carlo VIII, in marcia verso il Regno di Napoli lungo il corridoio del Sacco, colpirono il territorio; nel 1557, durante la cosiddetta guerra di Campagna fra papa Paolo IV Carafa e Filippo II di Spagna, il paese subì un nuovo passaggio di eserciti. Due date, due saccheggi, la stessa causa: chi abita su una via di transito paga le guerre degli altri.

Il quarto avvenimento è naturale e cambiò l'aspetto del paese più di ogni battaglia: il terremoto del 1702, che danneggiò gravemente la chiesa parrocchiale e nello stesso anno vide sorgere in piazza la chiesa di Sant'Antonio, voluta dal marchese Francesco Tigri, vice governatore. Nel 1750 Don Gerolamo Pamphili fece ricostruire San Pietro Apostolo dalle fondamenta. Il paese che si visita oggi porta ancora la firma di quel sisma.

Il quinto è amministrativo ma decisivo: nel 1722, sotto Don Camillo Pamphilj Aldobrandini, Montelanico ottenne il suo primo statuto, cioè un corpo scritto di norme che regolava i rapporti fra comunità e feudatario. Nel 1760, per mancanza di eredi maschi, il patrimonio passò a Giovanni Andrea III Doria. E infine il sesto: fra il 1860 e il 1870 il territorio fu teatro di azioni di brigantaggio, nel quadro del brigantaggio postunitario e delle ultime vicende dello Stato pontificio; poco dopo, nel 1871, Montelanico eleggeva il suo primo sindaco da comune autonomo dello Stato italiano, il sacerdote Don Francesco Raimondi.

Chi è passato da Montelanico (RM)

Montelanico non è Tivoli e non ha ospitato imperatori. I nomi che vi sono passati, però, sono di quelli che spostano il modo in cui si guarda il paese, e vanno raccontati con la prudenza che meritano: alcuni ci hanno lavorato, altri ne sono stati proprietari senza forse metterci mai piede.

Il primo è Ernesto Biondi, e questo è un passaggio certo e datato: nel 1891 lo scultore di Morolo firmò la fontana con putti di Piazza Vittorio Emanuele II. Biondi era all'inizio della sua stagione più intensa, quella delle opere sociali del 1888 e dei Saturnali degli anni Novanta, e a soli quattro anni dalla fontana montelanicese avrebbe cominciato la corsa che nel 1900 lo avrebbe portato a vincere il concorso internazionale per il monumento ai Libertadores di Santiago del Cile.

Il secondo nome è quello di Vincenzo Camuccini, e qui la prudenza è d'obbligo: la tradizione locale gli riferisce la Madonna del Soccorso conservata in una cappella della parrocchiale. Camuccini, romano dal 1771 al 1844, fu direttore generale della Fabbrica di San Pietro e ispettore dei Musei Vaticani per nomina di Pio VII, cariche che erano state di Michelangelo e di Bernini, e barone per volontà di Pio VIII nel 1830. Se l'attribuzione fosse confermata da documenti, Montelanico conserverebbe un'opera del massimo pittore neoclassico italiano; allo stato, si tratta di una tradizione locale.

Il terzo passaggio è quello, indiretto ma pesante, della bottega di Mino da Fiesole: il ciborio di fine Quattrocento presso l'altare maggiore è attribuito alla sua scuola. Mino, morto a Firenze nel 1484, aveva lavorato a Roma ai monumenti funebri di papa Paolo II e nella Cappella Sistina con Andrea Bregno e Giovanni Dalmata. Che un manufatto di quel giro sia finito in un castello lepino racconta i canali della committenza baronale romana meglio di qualunque saggio.

Poi ci sono i proprietari. I canonici lateranensi nel 1154, i vescovi di Segni nel 1182, i De Ceccano dal 1189, i Caetani, i Conti del ramo Segni-Valmontone, i Barberini dal 1640, i Pamphilj Aldobrandini dal 1651, i Doria dal 1760. Sono le famiglie che hanno costruito la Roma barocca, e Montelanico è stato per secoli una voce dei loro bilanci. Don Camillo Pamphilj Aldobrandini concesse lo statuto del 1722; Don Gerolamo Pamphili ordinò la ricostruzione della parrocchiale nel 1750; Francesco Tigri, vice governatore, pagò di tasca propria la chiesa del 1702 che ancora porta il suo cognome.

Infine i personaggi locali che meritano di stare accanto ai principi. Nicola De Mattia, capo dei soldati anagnini che nel 1313 misero a ferro e fuoco il paese, e Don Francesco Raimondi, il sacerdote che nel 1871 fu il primo sindaco del comune autonomo. Il primo rappresenta il momento peggiore della storia di Montelanico, il secondo il momento in cui il paese cominciò a decidere di sé.

Cosa vedere intorno a Montelanico (RM) in giornata

Montelanico funziona benissimo come tappa di un itinerario lepino più ampio, e questo è il modo migliore di usarlo. Sul versante di Latina, a circa un'ora di auto oltre il Monte Lupone, si trovano il Giardino di Ninfa e il borgo di Sermoneta, con il suo castello caetaneo: la stessa famiglia che nel 1313 puniva Montelanico. Più a sud si raggiungono il Parco Archeologico di Privernum e, salendo sul ciglio della pianura, l'antica città di Norba, di cui restano mura poligonali imponenti nel territorio di Norma.

Restando sui Lepini nord, la vicina Carpineto Romano merita mezza giornata a sé: quasi quattromila abitanti, il centro adagiato su due colli alle pendici del Monte Capreo, e la memoria di Vincenzo Gioacchino Pecci, che vi nacque e divenne papa Leone XIII, facendo collocare nel 1901 una croce commemorativa sulla cima del Capreo. Nel paese si visitano la Collegiata del Sacro Cuore, Palazzo Pecci, la Fontana del Tripisciano e i musei locali, fra cui quello dedicato ai cimeli di Leone XIII. Il territorio di Carpineto ospita anche il Monte Semprevisa e Pian della Faggeta, punto di partenza classico per la vetta più alta della catena.

A nord-ovest si scende verso Segni, con le sue mura ciclopiche e la Porta Saracena, e verso Artena, uno dei borghi più verticali del Lazio. Sul versante pontino, Cori conserva il tempio d'Ercole, e Bassiano è il punto di partenza della via più breve al Semprevisa. Verso la valle del Sacco si aprono il Bosco di Paliano, il Lago di Giulianello, Genazzano con il santuario del Buon Consiglio, e più a est la Ciociaria vera: Anagni con la cattedrale e il palazzo di Bonifacio VIII, Ferentino, Alatri con la sua acropoli, Fiuggi, Collepardo, Supino e Ceccano, la patria di quei signori che nel 1189 misero il primo sigillo sul castello di Montelanico.

Chi legge in inglese e prepara un viaggio nel Lazio trova un inquadramento generale della regione nella guida di ItalyPlanner sul Lazio, e un elenco ragionato di uscite in giornata nella pagina dedicata alle day trips italiane.

Montelanico (RM) con i bambini, in famiglia e in gruppo

Il borgo si presta ai bambini più di quanto sembri, a patto di scegliere la parte giusta. Il centro storico alto ha selciati irregolari e scalini: passeggino escluso, marsupio o zaino porta-bambino consigliati. La piazza, invece, è pianeggiante e chiusa, e la fontana dei putti funziona da magnete come funzionano tutte le fontane con figure. La meta davvero adatta alle famiglie è però il parco attrezzato con barbecue e panche vicino al laghetto e al piccolo rifugio di Collemezzo: prato, ombra, tavoli e un obiettivo raggiungibile anche da gambe corte. La possibilità di incontrare mucche, pecore e maiali allo stato brado lungo i pascoli è, per un bambino di città, l'esperienza della giornata. Vale la solita raccomandazione: si guarda, non si tocca, e i cani restano al guinzaglio.

Per l'accessibilità il quadro è quello di un borgo montano non attrezzato. Piazza Vittorio Emanuele II è percorribile, la parte alta del paese non lo è per una sedia a rotelle, i sentieri di montagna sono su fondo naturale e sconnesso. Chi ha necessità specifiche faccia una telefonata al Comune al numero 06 97050003 prima di partire.

Per i gruppi organizzati, tre avvertenze concrete. La prima: il pullman grande non entra nel borgo, si scarica in basso. La seconda: le chiese non hanno personale di custodia, quindi l'apertura va concordata con la parrocchia. La terza: nei giorni di sagra la logistica cambia completamente e va ripensata da zero. Chi coordina viaggi per associazioni e aziende trova in TourLeaderPro il tipo di supporto che serve per far quadrare una giornata su strade di montagna, e per Roma e i suoi dintorni esiste una pagina dedicata ai servizi professionali su Roma.

Domande veloci su Montelanico (RM)

Dove si trova Montelanico (RM)?

Nella Città metropolitana di Roma Capitale, sul versante centro-settentrionale dei Monti Lepini, fra Colleferro e Carpineto Romano. Il municipio è in Piazza Vittorio Emanuele II n. 31, CAP 00030.

Quanto dista Montelanico (RM) da Roma?

Poco più di un'ora di auto: A1 fino a Colleferro, poi la strada regionale 609 Carpinetana. I tempi reali dipendono dal traffico sul Grande Raccordo Anulare.

Come si arriva a Montelanico (RM) con i mezzi pubblici?

Treno regionale FL6 Roma-Cassino fino alla stazione di Colleferro-Segni-Paliano, poi autobus interurbano Cotral lungo la Carpinetana. Gli orari vanno controllati sul sito dell'azienda di trasporto, perché nei festivi le corse si diradano molto.

Quanto costa visitare Montelanico (RM)?

Nulla. Il borgo, la piazza, la fontana, i vicoli e i sentieri sono liberamente accessibili. Le chiese non hanno biglietto d'ingresso e seguono gli orari delle celebrazioni.

Serve prenotare per visitare Montelanico (RM)?

No, per la visita individuale. Per un gruppo che voglia trovare le chiese aperte fuori dagli orari liturgici conviene accordarsi in anticipo con la parrocchia.

Quanti abitanti ha Montelanico (RM)?

Poco più di duemila, secondo i dati censuari più recenti.

A quale altitudine si trova Montelanico (RM)?

Il centro abitato è intorno ai trecento metri sul livello del mare; il territorio comunale sale fino ai rilievi lepini, con Colle Zappetella a 930 metri, Monte Repecanino a 856,3 metri e il Monte Lupone, sul confine, a 1.378 metri.

Qual è la montagna più alta vicino a Montelanico (RM)?

Il Monte Lupone, 1.378 metri, condiviso fra Segni, Montelanico e Cori. La vetta più alta dell'intera catena lepina è però il Monte Semprevisa, 1.536 metri, in territorio di Carpineto Romano.

Quando si tiene la Sagra della Castagna di Montelanico (RM)?

La terza domenica di ottobre. La data precisa dell'edizione in corso è pubblicata sul sito ufficiale del Comune e conviene controllarla, perché può slittare.

Chi è il patrono di Montelanico (RM)?

San Michele Arcangelo, festeggiato il 29 settembre; l'8 maggio si celebrano riti sacri in suo onore. La terza domenica di settembre cade inoltre la festa patronale della Beata Vergine del Soccorso.

Che cosa si vede nella chiesa di San Pietro Apostolo?

Una navata unica con due cappelle per lato, un ciborio di fine Quattrocento attribuito alla scuola di Mino da Fiesole presso l'altare maggiore, una Madonna del Soccorso a olio riferita dalla tradizione a Vincenzo Camuccini e la tavola cinquecentesca del Salvatore proveniente dall'ex chiesa del Gonfalone.

Che cos'è la fontana dei putti di Montelanico (RM)?

Una fontana realizzata nel 1891 dallo scultore Ernesto Biondi, in Piazza Vittorio Emanuele II, tutelata dal Fondo Ambiente Italiano.

Si può visitare il castello di Collemezzo?

Si raggiunge liberamente a piedi lungo un sentiero, ma è un rudere: restano l'antica torre rocciosa fra la vegetazione e tratti di mura. Anche il sito è tutelato dal Fondo Ambiente Italiano.

Quanto tempo serve per visitare Montelanico (RM)?

Un'ora e mezza per il centro storico, un'ora in più per la parrocchiale e il santuario, mezza giornata piena se si aggiunge la salita a Collemezzo.

Montelanico (RM) è adatto ai bambini?

Sì, scegliendo la piazza e il parco attrezzato con barbecue e panche presso il laghetto di Collemezzo. Il borgo alto ha scalini e selciati irregolari, quindi meglio il marsupio del passeggino.

Montelanico (RM) è accessibile in sedia a rotelle?

Solo parzialmente. La piazza principale è percorribile, la parte antica del paese e i sentieri di montagna non lo sono. Per informazioni puntuali conviene telefonare al Comune allo 06 97050003.

Si possono fare fotografie a Montelanico (RM)?

All'aperto sì, liberamente. Dentro le chiese vale il buon senso: niente flash, niente riprese durante le celebrazioni, e nel dubbio si chiede al parroco.

Ci sono sentieri segnalati a Montelanico (RM)?

Sì, una rete di sentieri nel comprensorio dei Monti Lepini collega il paese a Collemezzo, al laghetto, al rifugio e alle quote superiori. La segnaletica non è ovunque perfetta: una traccia digitale scaricata prima di partire è consigliata.

Si trova acqua lungo i sentieri di Montelanico (RM)?

Poca e non garantita. La montagna è calcarea e carsica, quindi l'acqua penetra nel sottosuolo: si sale con la propria scorta, almeno due litri a testa d'estate.

Si incontrano animali al pascolo?

Sì: mucche, pecore e maiali allevati allo stato brado sono comuni sui pascoli intorno al paese. Vanno osservati a distanza, i cani tenuti al guinzaglio e i cani da pastore lasciati in pace.

Che differenza c'è fra Montelanico (RM) e Carpineto Romano?

Carpineto è più grande, quasi quattromila abitanti, ha la memoria di papa Leone XIII che vi nacque, un patrimonio museale e il Monte Semprevisa nel proprio territorio. Montelanico è più piccolo e più basso, e la sua carta migliore è il rapporto immediato con la montagna e con Collemezzo.

Qual è la stagione migliore per andare a Montelanico (RM)?

La seconda metà di aprile e la prima metà di ottobre. In aprile i pascoli e la fioritura, in ottobre i castagneti e la luce bassa.

A quale diocesi appartiene Montelanico (RM)?

Alla diocesi suburbicaria di Velletri-Segni, nata nel 1986 dall'unione di due antiche sedi episcopali, con cattedrale a Velletri e concattedrale a Segni.

Da dove deriva il nome Montelanico (RM)?

L'ipotesi più accreditata lo fa risalire al gentilizio Metellus con il suffisso -anicus, quindi al fondo di una famiglia romana dei Metelli. La leggenda locale racconta invece di un pastore che accumulò un monte di lana.

C'è un ufficio informazioni turistiche a Montelanico (RM)?

Il riferimento è il Comune, in Piazza Vittorio Emanuele II n. 31, telefono 06 97050003, che pubblica notizie ed eventi sul proprio sito ufficiale.

Vale la pena fermarsi solo a Montelanico (RM)?

Per una giornata sì, soprattutto se si cammina. Ma il modo migliore di usarlo è come tappa di un giro lepino che comprenda Segni, Carpineto Romano, Cori e la discesa verso Ninfa e Sermoneta.

Il mio giudizio finale su Montelanico (RM)

Porto gruppi nel Lazio da vent'anni e ho imparato una cosa sui borghi minori: quelli che promettono poco e mantengono molto sono quasi sempre i più onesti. Montelanico appartiene a questa categoria. Non ha un monumento da copertina, non ha un castello restaurato, non ha un museo. Ha una fontana firmata da uno scultore che ha vinto a Santiago del Cile, un ciborio quattrocentesco che qualcuno ha salvato da un terremoto e reinstallato dentro una chiesa nuova, tre castelli ridotti a sassi e una montagna che si comincia a salire dieci minuti dopo aver parcheggiato.

Se dovessi dire cosa evitare, direi la visita mordi e fuggi di quaranta minuti in una domenica d'agosto a mezzogiorno: in quella forma il paese non dà niente a nessuno. Se dovessi dire per cosa vale la coda, direi il sentiero di Collemezzo in una mattina limpida di ottobre, con il rudere davanti e la valle del Sacco alle spalle. Costa mezza giornata e zero euro, e vi restituisce l'idea esatta di come funzionavano queste montagne quando il controllo di un valico valeva più di una città. Portate acqua, portate scarponi, e non fidatevi del telefono.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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