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Fondazione Memmo

In breve. La Fondazione Memmo è aperta, con ingresso libero, in via della Fontanella di Borghese 56b, negli spazi delle Scuderie di Palazzo Ruspoli, a pochi metri da via del Corso.

La Fondazione Memmo è aperta, con ingresso libero, in via della Fontanella di Borghese 56b, negli spazi delle Scuderie di Palazzo Ruspoli, a pochi metri da via del Corso. Secondo il sito ufficiale la mostra in corso, Like Flowers We Fade di Portia Zvavahera a cura di Alessio Antoniolli, resta aperta dal 29 aprile al 1 novembre 2026, tutti i giorni dalle 11 alle 18, martedì chiuso. Non serve prenotare e non c'è biglietto.

È una fondazione privata nata nel 1990 per volontà di Roberto Memmo. Per quasi due decenni ha portato a Palazzo Ruspoli grandi mostre di arte antica e di archeologia, da Nefertari ad Alessandro Magno, da Velázquez ai Borgia. Dal 2012 ha cambiato strada e si occupa solo di arte contemporanea, con mostre personali di artisti invitati a lavorare su Roma, una collettiva annuale e un programma di residenze all'estero. Il palazzo resta dei Ruspoli, la fondazione ne usa gli spazi.

Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul sito della Fondazione Memmo, nelle pagine dei contatti, della storia e della mostra in corso, sul portale turistico di Roma Capitale per Palazzo Ruspoli e sulle altre fonti citate più avanti. Il gestore non pubblica il titolo né le date della mostra che seguirà a novembre. Per informazioni risponde il telefono 06 68136598, la mail è info@fondazionememmo.it, entrambi indicati nella pagina dei contatti.

Palazzo Ruspoli in un'incisione di Alessandro Specchi del 1699
Palazzo Ruspoli, che ospita la Fondazione Memmo nelle sue scuderie, in un'incisione di Alessandro Specchi del 1699. Incisione di Alessandro Specchi, in pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

In breve: indirizzo, orari, biglietto

  • Indirizzo: via della Fontanella di Borghese 56b, 00186 Roma, Scuderie di Palazzo Ruspoli, rione Campo Marzio.
  • Gestore: Fondazione Memmo, fondazione privata, telefono 06 68136598, mail info@fondazionememmo.it.
  • Come si entra: ingresso libero durante le mostre, senza prenotazione.
  • Prezzo: gratuito. Laboratori per bambini dai 4 agli 11 anni a 10 euro, devoluti a Fondazione Theodora.
  • Orari: tutti i giorni dalle 11 alle 18, martedì chiuso, per la mostra in corso fino al 1 novembre 2026.
  • Come si arriva: da via del Corso all'altezza di largo Goldoni, linee e fermate sul calcolatore di ATAC.
  • Accessibilità: il gestore non pubblica informazioni, conviene chiedere al telefono prima della visita.

Dove si trova e che cosa si vede davvero

L'ingresso non è sul Corso. Palazzo Ruspoli ha la facciata principale su via del Corso, al civico 418 secondo il portale turistico di Roma Capitale, ma la fondazione si raggiunge dal lato, in via della Fontanella di Borghese 56b. È la strada che parte da largo Goldoni, di fronte allo sbocco di via dei Condotti, e prosegue verso piazza Borghese. Il civico con la lettera b è quello giusto.

Gli spazi sono le antiche scuderie del palazzo. Lo scrivono la stessa fondazione, nella pagina sulla mostra di Sara VanDerBeek del 2012, e la rivista Artribune, che nella sua anagrafe dei luoghi d'arte chiama la sede Fondazione Memmo, Scuderie di Palazzo Ruspoli. Il gestore non pubblica una pianta, una superficie o una descrizione architettonica delle sale. Chi entra trova un ambiente pensato per ospitare una sola mostra alla volta, spesso allestita dall'artista proprio per quello spazio.

Che cosa si vede, quindi? Dipende interamente dalla mostra in corso. Non c'è una collezione permanente, non ci sono opere fisse da cercare, non c'è un percorso stabile. Fino al 1 novembre 2026 le sale ospitano la prima mostra istituzionale in Italia di Portia Zvavahera, con un'installazione pensata per gli spazi della fondazione e un nuovo nucleo di dipinti, secondo il sito ufficiale. Fuori dal periodo di mostra, la sede di solito non offre nulla da vedere.

Il resto del palazzo non fa parte della visita. Il portale turistico di Roma Capitale precisa che Palazzo Ruspoli è una sede privata e che il primo piano si può vedere solo durante le mostre temporanee. La mostra della fondazione oggi si tiene nelle scuderie, non nelle sale nobili. Lo scalone di Martino Longhi il Giovane, il loggiato affrescato da Jacopo Zucchi, la galleria del piano nobile restano quindi fuori dal percorso di chi viene per l'arte contemporanea.

Una curiosità sulla Fondazione Memmo

La fondazione è nata da un collezionista di arte antica. La pagina ufficiale sulla storia racconta che Roberto Memmo, da sempre interessato all'arte antica in ogni forma, decise nel 1990 di costituire una fondazione privata, di cui fu presidente con tre vicepresidenti. Fra questi c'era Claudio Strinati, allora soprintendente. Due decenni più tardi, la stessa sigla è diventata uno dei nomi di riferimento dell'arte contemporanea nel centro storico. Il salto è netto, e rende la storia interessante.

Il secondo dettaglio riguarda la famiglia. Nel 2001, secondo il sito della fondazione, la guida passò a Daniela Memmo d'Amelio e a Patrizia Memmo Ruspoli, mentre Roberto Memmo diventò presidente onorario. Il cognome Ruspoli nella presidenza spiega bene il legame con il palazzo del Corso. Non è una sede presa in affitto qualsiasi, ma la casa di una famiglia imparentata con chi guida la fondazione. Questo legame ha reso possibile trent'anni di mostre nello stesso edificio.

Terzo dettaglio: la fondazione ha avuto anche una sede a Lecce. All'inizio degli anni Duemila, scrive il sito ufficiale, Roberto Memmo decise di aprirne una nel capoluogo salentino. Fra le iniziative ricordate ci sono una grande mostra proveniente dalla Galleria Borghese, dal titolo Immagini degli Dei, e il restauro del Teatro Romano di Lecce. Il gestore non indica se quella sede sia ancora attiva. A Roma, oggi, tutto si concentra in via della Fontanella di Borghese.

L'ultima curiosità riguarda il nome della mostra in corso. Nell'indirizzo della pagina e in alcune voci del sito compare la forma Like Flower We Fade, al singolare, mentre nell'intestazione della pagina della mostra il titolo è Like Flowers We Fade, al plurale. Il secondo è quello che conviene usare cercando informazioni o recensioni. Il titolo, come le date e il nome del curatore, va sempre controllato sulla pagina ufficiale della mostra, dove i dati sono completi.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Fondazione Memmo

Le grandi mostre di Palazzo Ruspoli non ci sono più, e non torneranno nella forma di un tempo. Molti romani ricordano ancora le code per Nefertari o per i tesori degli Aztechi, e cercano la fondazione pensando di trovare un evento di quel tipo. Dal 2012 il programma è dedicato solo al contemporaneo, secondo il sito ufficiale. Chi arriva con l'idea della mostra blockbuster di arte antica trova invece una mostra personale di un artista vivente, spesso con poche opere.

A nostro giudizio la nostalgia per le megamostre è sopravvalutata. Erano esposizioni importanti, con prestiti da grandi musei stranieri, ma anche eventi con biglietto, code e sale affollate. Il programma di oggi è più piccolo, gratuito e senza folla, e permette di vedere artisti internazionali che a Roma non hanno altre occasioni di esporre. È la posizione contraria che conviene tenere a mente: la fondazione di oggi vale più per quello che scopre che per quello che mostra in quantità.

Seconda cosa poco detta: fra una mostra e l'altra la sede può restare chiusa. Il sito ufficiale indica gli orari legati alla mostra in corso, ma non pubblica un calendario annuale né le date della prossima apertura. Chi passa da via della Fontanella di Borghese dopo il 1 novembre 2026 potrebbe trovare il portone chiuso per il cambio di allestimento. Prima di andare, soprattutto nei mesi di passaggio fra una mostra e l'altra, conviene controllare il sito o telefonare.

Terza cosa: l'indirizzo sul Corso trae in inganno. Molte guide e mappe indicano Palazzo Ruspoli in via del Corso 418, e chi arriva lì cerca un ingresso che non è quello della fondazione. Il portone giusto si trova in via della Fontanella di Borghese 56b, sul fianco del palazzo. Chi ha poco tempo, magari fra un negozio e l'altro del Tridente, perde così qualche minuto a girare intorno all'isolato senza trovare la porta.

Come è passata la fondazione dalle grandi mostre al contemporaneo?

La prima fase dura dal 1990 alla fine degli anni Duemila. Il sito ufficiale elenca le mostre a Palazzo Ruspoli con i partner stranieri: Espressionismo, da Van Gogh a Klee, con la Fondazione Thyssen-Bornemisza di Lugano, poi disegni dall'Ashmolean Museum di Oxford, Canova e la collezione Farsetti con l'Ermitage di San Pietroburgo. Poi Caravaggio nel 1992, Nefertari nel 1994 con British Museum, Louvre, Museo Egizio di Torino e Getty, Alessandro Magno nel 1995 con il ministero greco della Cultura.

Negli anni seguenti arrivano l'Altare di Pergamo con i musei di Berlino e il Metropolitan, i ritratti del Fayum e Cleopatra con il British Museum, il barocco italiano della collezione di Sir Denis Mahon con la National Gallery di Londra, Velázquez con il Prado nel 2001. Il sito ricorda anche i Borgia, Cristina di Svezia, i tesori degli Aztechi, Picasso, Paul Klee, Jean-Michel Basquiat nel 2008 e, nel 2009, Gli anni di Grace Kelly con il Grimaldi Forum di Monaco.

Il bilancio lo fa la fondazione stessa: in meno di due decenni le sue mostre sono state visitate da oltre tre milioni di persone. Poi la svolta. Secondo un articolo di Artribune del 29 ottobre 2012, il nuovo corso fu guidato da Anna d'Amelio insieme alla cugina Fabiana Marenghi Vaselli, con un programma fondato su residenze a Roma di artisti internazionali e mostre pensate per gli spazi delle scuderie. La prima fu quella di Sara VanDerBeek, curata da Cloè Perrone.

La stessa fonte spiegava il senso della scelta. MAXXI e MACRO si trovano fuori dal centro storico, e la fondazione voleva diventare il riferimento istituzionale per il contemporaneo dentro la città antica, portando verso l'arte di oggi anche il pubblico abituato alle sue mostre classiche. Da allora si sono succeduti, fra gli altri, Sterling Ruby, Shannon Ebner, Camille Henrot, Latifa Echakhch, Oscar Murillo, Amalia Pica, Sin Wai Kin e Wynnie Mynerva, secondo l'elenco del sito.

Il consiglio che ti do per visitare la Fondazione Memmo

Andate nelle prime ore di apertura, poco dopo le 11, in un giorno feriale. La sede è piccola e l'ingresso è libero, quindi nei fine settimana, quando via del Corso e il Tridente si riempiono, può entrare più gente di quanta lo spazio ne regga bene. Una mostra pensata per una sala va guardata con calma, girando intorno alle opere e tornando indietro. Mezz'ora basta quasi sempre, ma è mezz'ora che conviene non passare in coda.

Leggete prima qualcosa sull'artista. La pagina della mostra sul sito ufficiale riassume il progetto, il curatore e il tema, che nel caso di Portia Zvavahera intreccia la dimensione autobiografica con una riflessione su memoria, perdita e trascendenza, secondo il comunicato. Sul posto i testi di sala possono essere brevi. Avere in testa due o tre informazioni sull'opera cambia molto il modo di guardare un'installazione nata per quello spazio preciso.

Evitate il martedì. È il giorno di chiusura indicato dal sito per la mostra in corso, e capita spesso che chi organizza una giornata nel centro lo dimentichi, visto che molti musei statali chiudono invece il lunedì. Il consiglio è abbinare la fondazione a un altro luogo del Campo Marzio con orari compatibili, per esempio l'Ara Pacis o una chiesa della zona, e tenere la visita come pausa gratuita fra due tappe a pagamento.

Tornate più di una volta nel corso dell'anno. La formula della fondazione funziona per cambi di mostra, e il valore sta proprio nel seguire un programma che si rinnova, con artisti ogni volta diversi. Chi abita a Roma o ci passa spesso può iscriversi agli aggiornamenti dal sito ufficiale o seguire i canali della fondazione. Per chi viene da fuori, il consiglio è controllare prima della partenza che il periodo del viaggio cada dentro le date di una mostra aperta.

Si paga qualcosa e serve prenotare?

No. Il sito ufficiale indica per la mostra in corso ingresso libero, tutti i giorni dalle 11 alle 18, martedì chiuso. Non c'è biglietteria, non serve registrarsi, non risultano turni d'ingresso. Il gestore non indica visite guidate ordinarie alle mostre e non risulta un tour a pagamento dedicato alla fondazione da segnalare. Per questa ragione non c'è un canale di vendita da indicare: l'unico riferimento è il sito della Fondazione Memmo, con i contatti aggiornati.

GiornoOrario della mostra in corso
Lunedì11-18
MartedìChiuso
Da mercoledì a domenica11-18

A pagamento sono soltanto i laboratori didattici. Secondo la pagina dedicata del sito ufficiale sono rivolti a bambini dai 4 agli 11 anni, si svolgono nella sede delle mostre e costano 10 euro per bambino. L'intero ricavato va alla Fondazione Theodora, che dal 1995 porta attività di intrattenimento nei reparti pediatrici. I bambini provano a creare le proprie opere ispirandosi a quelle esposte. La prenotazione si fa via mail all'indirizzo indicato nella stessa pagina dei laboratori.

Chi vuole seguire il programma nel tempo ha come riferimento la sezione delle mostre in corso sul sito ufficiale, divisa fra mostre in corso e mostre passate, e i contatti della pagina dedicata. Il sito elenca anche i cataloghi fra le attività, ma non pubblica un listino o un punto vendita. Chi cerca il catalogo di una mostra passata, per studio o collezione, fa bene a chiedere direttamente alla fondazione per mail, indicando titolo e anno.

Chi organizza una visita con una classe, un'associazione o un gruppo numeroso fa bene a telefonare prima allo 06 68136598. Il gestore non pubblica regole su gruppi, capienza massima o visite su richiesta, e la sede è piccola. Ci sono poi le giornate speciali: nel maggio 2026 la fondazione ha partecipato a Open House Roma, secondo il sito della manifestazione, e nel maggio 2024 alla Giornata nazionale dell'Associazione Dimore Storiche Italiane, con visita alla mostra in corso.

Che cosa c'è in mostra fino al 1 novembre 2026?

La mostra si intitola Like Flowers We Fade ed è dedicata a Portia Zvavahera, a cura di Alessio Antoniolli. Resta aperta dal 29 aprile al 1 novembre 2026, secondo la pagina ufficiale. È la prima mostra istituzionale dell'artista in Italia. Presenta un'installazione site specific, cioè pensata e realizzata per gli spazi della fondazione, e un nuovo corpus di dipinti, sviluppati dopo un periodo di residenza a Roma secondo la stessa pagina.

Il comunicato presenta il progetto come una fase importante della ricerca recente dell'artista, con la dimensione autobiografica intrecciata a una riflessione su memoria, perdita e trascendenza. Il titolo stesso, che parla di fiori che appassiscono, va in quella direzione. Il gestore non indica il numero delle opere, le tecniche o i materiali usati. Chi vuole prepararsi può leggere la pagina della mostra, dove compaiono anche i contatti dell'ufficio stampa per chi scrive di arte.

Dopo il 1 novembre il sito non annuncia ancora la mostra successiva. Negli anni passati la fondazione ha alternato mostre personali e la collettiva Conversation Piece, che il sito descrive come appuntamento annuale dal 2015. Non è detto che il prossimo turno segua lo stesso schema, e le date non sono pubblicate. Chi programma una visita per l'inverno 2026-2027 deve quindi controllare la sezione delle mostre in corso sul sito ufficiale nelle settimane precedenti.

Una nota sul pubblico. Una mostra di un'artista contemporanea in una sede piccola non è pensata per chi cerca l'effetto spettacolare, e a nostro giudizio non va proposta come tappa obbligata a chi a Roma cerca solo antichità. Funziona per chi ha già visto i grandi musei, per chi segue l'arte di oggi, per chi ha mezz'ora libera fra una tappa e l'altra del Tridente e vuole entrare in un luogo diverso dai soliti, senza spendere nulla.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Nefertari sia stata una mostra di enorme successo lo ricordano in tanti. Pochi sanno i numeri. Secondo il sito della fondazione, Nefertari, Luce d'Egitto, nel 1994, fu visitata da 500.000 persone, la mostra con il più alto numero di presenze in Italia e la settima nel mondo. L'esposizione nacque con prestiti del British Museum, del Louvre, del Museo Egizio di Torino e del Getty Museum. Era allestita a Palazzo Ruspoli, sul Corso.

Il secondo fatto noto agli appassionati e poco citato riguarda la mostra di Grace Kelly del 2009. Il sito della fondazione la elenca fra le ultime della fase classica, in collaborazione con il Grimaldi Forum di Monaco, e fra i collaboratori di quelle stagioni nomina Frédéric Mitterrand, allora ministro della Cultura francese, come curatore. Una fondazione nata per l'arte antica chiudeva così il suo ciclo storico con una mostra sulla principessa di Monaco.

Terzo fatto: prima di diventare un nome del contemporaneo, la fondazione aveva già portato a Roma un artista del Novecento molto amato dal pubblico giovane. Nel 2008, secondo l'elenco ufficiale, Palazzo Ruspoli ospitò Jean-Michel Basquiat, con il titolo Fantasmi da scacciare, in collaborazione con la Fondazione Botín. Nel 2006 c'era stata Paul Klee con la collezione Berggruen, nel 2004 Picasso e la sua epoca. Il ponte verso il contemporaneo, a guardare le date, era già in costruzione.

Quarto fatto, legato ai prestiti. Molte delle mostre storiche nacquero da accordi con musei stranieri che raramente prestano in blocco: il Prado per Velázquez nel 2001, il Museo Nazionale di Stoccolma per Cristina di Svezia nel 2003, il Museo Antropologico e il Templo Mayor di Città del Messico per gli Aztechi nel 2004, secondo l'elenco ufficiale. Per anni una fondazione privata, in un palazzo di famiglia sul Corso, ha fatto un lavoro che a Roma di solito spetta alle istituzioni pubbliche.

La foto giusta da fare alla Fondazione Memmo

Il gestore non pubblica regole sulle fotografie dentro le sale. Le opere esposte appartengono all'artista o ai prestatori, e le condizioni possono cambiare da una mostra all'altra. La regola è chiedere al personale all'ingresso se si può fotografare, senza flash e senza treppiede, e rispettare la risposta. Se la risposta è sì, l'immagine giusta è quella che mostra l'installazione nel suo spazio, con le pareti e il soffitto delle scuderie, non il dettaglio isolato.

Fuori, la foto che racconta il luogo è quella del fianco di Palazzo Ruspoli lungo via della Fontanella di Borghese, con il portone della fondazione. Funziona in verticale, dal marciapiede opposto, con la strada che si allunga verso piazza Borghese. Nelle ore centrali il sole entra poco in questa via stretta, quindi conviene cercare la luce del tardo pomeriggio o una giornata nuvolosa, che uniforma le facciate e toglie i contrasti troppo forti.

La seconda scelta è la facciata del palazzo su via del Corso, attribuita a Bartolomeo Ammannati dal portale turistico di Roma Capitale, fotografata da largo Goldoni, con l'angolo verso via dei Condotti. Qui il traffico di persone è continuo, e conviene aspettare un momento di spazio libero o accettare le figure in movimento come parte dell'immagine. Le persone riconoscibili vanno lasciate fuori dall'inquadratura o riprese solo con il loro consenso.

Terza opzione, per chi ama le prospettive urbane: la veduta di via della Fontanella di Borghese presa dal lato di piazza Borghese, con il fianco di Palazzo Ruspoli sulla destra e lo sfondo del Corso. È un'immagine che spiega la geografia del luogo meglio di qualsiasi mappa, e chiarisce perché l'ingresso della fondazione non sia sulla strada principale. Il periodo migliore è l'autunno, con il sole basso che taglia le facciate nel tardo pomeriggio.

Una raccomandazione vale per tutte e tre le immagini. Il personale della fondazione e le persone che lavorano nel palazzo non sono parte del paesaggio, e il portone di una sede privata non va ripreso come se fosse un monumento aperto. Conviene fotografare dal marciapiede, senza bloccare l'ingresso e senza entrare nei cortili del palazzo, che non fanno parte della visita. Per le opere in mostra, se la foto è consentita, citate sempre il nome dell'artista quando la pubblicate.

Come si arriva dal centro di Roma?

Il gestore non pubblica indicazioni sui mezzi pubblici. Il riferimento più semplice è largo Goldoni, dove via dei Condotti incrocia via del Corso: la fondazione si trova sulla via che parte da lì verso ovest, sul lato di Palazzo Ruspoli. Per le linee di autobus e le fermate del giorno conviene usare il calcolatore di percorso sul sito di ATAC, indicando come destinazione via della Fontanella di Borghese 56b, oppure chiamare lo 060608.

A piedi è la soluzione più comoda. Da piazza di Spagna si percorre via dei Condotti fino al Corso e si attraversa. Da piazza del Popolo si scende lungo via del Corso fino a largo Goldoni. Dal Pantheon si sale verso nord passando per piazza Colonna o per le strade del Campo Marzio. Sono percorsi brevi, tutti dentro il centro storico.

In auto non conviene. Il Tridente è regolato dalle limitazioni al traffico del centro storico, da verificare sul sito di Roma Capitale, e il parcheggio su strada è quasi impossibile. Chi arriva da fuori Roma lascia l'auto fuori dal centro e prosegue con i mezzi pubblici o a piedi. In bicicletta o in monopattino si arriva facilmente, ma via del Corso e le strade vicine sono molto affollate di pedoni, e il gestore non indica rastrelliere davanti all'ingresso.

Chi arriva in treno a Termini ha davanti un tragitto di città, fra mezzi pubblici e un tratto a piedi, che conviene calcolare con ATAC. Chi preferisce la metropolitana deve scegliere sul sito di ATAC la stazione più comoda per piazza di Spagna o per piazza del Popolo, verificando prima eventuali chiusure per lavori. In ogni caso l'ultimo tratto si fa a piedi, lungo via dei Condotti o lungo via del Corso, fra strade pedonali e marciapiedi affollati, fino all'angolo di largo Goldoni.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del palazzo comincia a metà del Cinquecento. Secondo il portale turistico di Roma Capitale, l'edificio fu costruito dalla famiglia Jacobilli e nel 1583 venduto ai Rucellai, famiglia toscana che affidò a Bartolomeo Ammannati il completamento, con la facciata su via del Corso e un loggiato affrescato da Jacopo Zucchi. Nel 1629 passò ai Caetani, che modificarono la facciata. Intorno al 1640 Martino Longhi il Giovane progettò lo scalone di oltre cento gradini e la torre belvedere.

Poi arrivarono i Ruspoli. Il portale turistico di Roma Capitale indica il 1776 come anno di passaggio alla famiglia, che ne è ancora oggi in parte proprietaria. Da allora il nome dei Ruspoli è rimasto legato all'edificio e alla strada. Nel palazzo, secondo la stessa fonte, Georg Friedrich Händel compose l'oratorio La Resurrezione, come maestro di cappella della casa. Più tardi vi soggiornò Ortensia, regina d'Olanda e figliastra di Napoleone, con i figli, uno dei quali diventò Napoleone III.

Il Novecento porta la fondazione. Nel 1990 Roberto Memmo la costituisce e comincia la serie delle mostre a Palazzo Ruspoli, con i grandi prestiti internazionali. Nel 1994 Nefertari tocca le 500.000 presenze. Nel 2001 la presidenza passa a Daniela Memmo d'Amelio e Patrizia Memmo Ruspoli. Nel 2009 la mostra su Grace Kelly chiude la fase classica, secondo l'elenco del sito ufficiale. In tutto, oltre tre milioni di visitatori in meno di due decenni.

Nel 2012 il cambio di rotta. Dal 31 ottobre al 24 novembre di quell'anno, secondo il sito, le Scuderie di Palazzo Ruspoli ospitano la mostra di Sara VanDerBeek, prima del nuovo programma di arte contemporanea. Nel 2015 nasce la collettiva Conversation Piece, a cura di Marcello Smarrelli. Dal 2019 la fondazione gestisce residenze a Londra con Gasworks per artisti italiani. Dal 29 aprile 2026 è in corso la mostra di Portia Zvavahera, che chiude il 1 novembre.

Chi è passato dalla Fondazione Memmo

I primi nomi sono quelli della famiglia. Roberto Memmo, fondatore nel 1990 e poi presidente onorario. Daniela Memmo d'Amelio e Patrizia Memmo Ruspoli, alla guida dal 2001. Anna d'Amelio e Fabiana Marenghi Vaselli, che secondo Artribune hanno avviato nel 2012 il programma di arte contemporanea. Fra i vicepresidenti della prima ora il sito ricorda Claudio Strinati, allora soprintendente, a conferma di quanto la fondazione nascesse vicina al mondo della tutela.

Poi gli studiosi e i collezionisti delle grandi mostre. Il sito della fondazione nomina fra i consulenti e i collaboratori Morris L. Bierbrier, Christopher White, Catherine Whistler, Felipe Garin Llombart e Sir Denis Mahon, il collezionista del barocco italiano la cui raccolta fu esposta nel 1998 con la National Gallery di Londra. Accanto a loro Frédéric Mitterrand, indicato come curatore della mostra su Grace Kelly del 2009, quando era ministro della Cultura in Francia.

Il capitolo contemporaneo porta artisti da tutto il mondo. Sara VanDerBeek nel 2012, Sterling Ruby nel 2013, Shannon Ebner nel 2014, Camille Henrot nel 2016, Giuseppe Gabellone nel 2017, Latifa Echakhch nel 2019, Oscar Murillo nel 2021, Amalia Pica nel 2022, Sin Wai Kin nel 2023, Wynnie Mynerva nel 2024, secondo il sito. Fra i curatori citati ci sono Cloè Perrone, Francesco Stocchi, Marcello Smarrelli e Alessio Antoniolli, curatore della mostra del 2026.

Infine gli artisti italiani delle residenze a Londra. Secondo la pagina sulla storia della fondazione, dal 2019 il programma con Gasworks ha ospitato Diego Marcon nel 2020, Adelaide Cioni nel 2022, Francis Offman nel 2023, Alice Visentin nel 2024 e Alessandro Di Pietro nel 2025. È un movimento in due direzioni: artisti stranieri che vengono a Roma a lavorare per le scuderie, artisti italiani che partono per Londra con il sostegno della fondazione.

Un ultimo punto riguarda le aspettative. La fondazione non commenta le proprie mostre con toni promozionali e non cerca il grande pubblico con allestimenti spettacolari. Chi entra trova spesso sale essenziali, con poche opere e testi brevi. Non è un difetto. È una scelta coerente con un programma che dà spazio a un artista per volta, e che chiede al visitatore un po' di attenzione in cambio di un ingresso gratuito nel centro di una delle zone più care di Roma.

Che rapporto c'è fra Palazzo Ruspoli e la Fondazione Memmo?

Sono due cose diverse che condividono un edificio. Palazzo Ruspoli è una residenza nobiliare privata, ancora in parte della famiglia Ruspoli secondo il portale turistico di Roma Capitale. La Fondazione Memmo è un ente privato che dal 1990 organizza mostre dentro il palazzo, prima nelle sale del primo piano, oggi nelle scuderie con ingresso laterale. Sul sito trovate una pagina dedicata a Palazzo Ruspoli, con la storia dell'edificio e delle famiglie che lo hanno abitato.

Il legame passa anche dalla famiglia. Fra le due presidenti indicate dal sito della fondazione dal 2001 c'è Patrizia Memmo Ruspoli, e il cognome basta a spiegare perché le mostre siano rimaste per più di trent'anni nello stesso palazzo. Chi visita la fondazione non entra però nelle stanze abitate né negli spazi di rappresentanza. Il portale turistico ricorda che il palazzo si può vedere al primo piano solo durante le mostre temporanee, e che resta una sede privata.

Per chi cerca la storia del palazzo, i nomi da tenere a mente sono pochi. Bartolomeo Ammannati per la facciata sul Corso, Jacopo Zucchi per gli affreschi del loggiato, Martino Longhi il Giovane per lo scalone e la torre belvedere, secondo il portale turistico. Poi Händel, che qui compose La Resurrezione, e la regina Ortensia con i figli. Sono tutte presenze del palazzo, non della fondazione, e vanno raccontate come tali.

Che cosa sono Conversation Piece e le residenze a Londra?

Conversation Piece è la mostra collettiva della fondazione. Secondo il sito ufficiale è nata nel 2015 a cura di Marcello Smarrelli, e ne sono seguite altre dieci edizioni a cadenza annuale. L'idea è fare il punto sulle presenze artistiche a Roma, coinvolgendo in particolare gli artisti ospiti delle accademie e degli istituti di cultura stranieri della capitale, come l'American Academy in Rome, la British School at Rome o Villa Medici.

Per chi segue l'arte contemporanea a Roma è un appuntamento utile, perché riunisce in poche sale lavori di artisti che trascorrono in città un periodo di borsa o di residenza. Molti di loro espongono anche nelle sedi delle proprie accademie, come l'Academia Belgica, l'Accademia di Danimarca, l'Istituto Svizzero o Villa Massimo. La collettiva della fondazione permette di vederli in un unico luogo, nel centro.

Le residenze a Londra funzionano al contrario. Dal 2019, secondo il sito, la fondazione gestisce con Gasworks, a Londra, un programma dedicato ad artisti italiani, che trascorrono un periodo nella capitale inglese. Il sito cita anche stage curricolari, cataloghi e progetti speciali fra le attività, senza però dettagli pubblici su bandi o scadenze nelle pagine consultabili. Chi è interessato come artista o studente deve scrivere alla fondazione.

Come si inserisce la fondazione nel Campo Marzio e nell'arte di oggi a Roma?

La fondazione si trova nel rione Campo Marzio, raccontato nella pagina Rione Campo Marzio: cosa vedere, fra via del Corso, il Tevere e piazza del Popolo. Intorno ci sono il Mausoleo di Augusto, l'Ara Pacis, la chiesa di San Rocco all'Augusteo e la basilica di San Lorenzo in Lucina. È un quadrante in cui l'antico e il moderno si toccano ogni pochi metri.

Sul fronte del contemporaneo, la fondazione è una delle poche sedi del centro storico con un programma istituzionale continuo. Le grandi collezioni pubbliche sono altrove: il MAXXI al Flaminio, il MACRO in via Nizza, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea a Valle Giulia. Un'altra fondazione privata dedicata all'arte di oggi è Rhinoceros della Fondazione Alda Fendi.

Lungo l'asse del Corso si trovano altre sedi di mostre temporanee, come Palazzo Bonaparte in piazza Venezia, con biglietto e grandi nomi. Poco lontano, il Chiostro del Bramante ospita mostre spesso pensate per il grande pubblico. La differenza con la Fondazione Memmo è evidente: là la mostra evento a pagamento, qui la personale gratuita di un artista contemporaneo, per un pubblico più ristretto ma attento.

Chi vuole costruire una giornata interamente dedicata all'arte di oggi può partire dalla fondazione a metà mattina, proseguire a piedi verso piazza del Popolo e raggiungere il Flaminio per il MAXXI nel pomeriggio, controllando prima orari e giorni di chiusura sul sito del museo. In alternativa si sale a Villa Borghese per la Galleria Nazionale a Valle Giulia. A nostro giudizio la sequenza funziona meglio del contrario: la mostra piccola prima, il museo grande dopo, quando lo sguardo è già allenato.

Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi?

La sede è chiusa il martedì, secondo il sito ufficiale per la mostra in corso, e dopo il 1 novembre 2026 può restare chiusa fino all'apertura della mostra successiva, di cui il gestore non ha ancora pubblicato le date. Il sito non indica chiusure per le festività. Chi pensa di andare nei giorni di Natale, a Capodanno o nei ponti deve telefonare prima allo 06 68136598 o scrivere a info@fondazionememmo.it, i contatti ufficiali.

Che cosa non aspettarsi? Una collezione permanente: non esiste. Le sale nobili di Palazzo Ruspoli: la mostra si tiene nelle scuderie, e il palazzo è una sede privata. Una grande mostra con decine di opere: le personali contemporanee sono spesso concentrate su pochi lavori o su un'unica installazione. Un bookshop o una caffetteria interna: il gestore non ne indica. E nemmeno un'audioguida, che il sito non menziona fra i servizi.

Non aspettatevi neppure informazioni sull'accessibilità pubblicate in rete. Il gestore non indica se l'ingresso sia privo di gradini, se ci siano servizi igienici accessibili o percorsi per persone con disabilità visive. Chi ha esigenze specifiche fa bene a chiedere prima per telefono. Lo stesso vale per chi viene con un passeggino o con una persona anziana: il dettaglio dell'ingresso, dei gradini e delle porte non è pubblicato dal gestore.

Un'ultima avvertenza riguarda i giorni di grande affluenza nel centro. Nei fine settimana di dicembre, durante i saldi e nelle domeniche con eventi su via del Corso, la zona intorno a largo Goldoni si riempie fino a rendere lento anche un breve spostamento a piedi. La fondazione resta aperta negli orari indicati, ma arrivarci può richiedere più tempo del previsto. Conviene calcolare margini ampi e, se possibile, scegliere un giorno feriale.

Mangiare in zona

La fondazione si trova fra via del Corso, via dei Condotti e piazza di Spagna, una delle zone più frequentate da turisti in tutta Roma. Qui le trappole sono numerose. I segnali sono sempre gli stessi: il buttadentro sul marciapiede, il menù con le fotografie dei piatti in quattro lingue, le voci senza prezzo, un menù diverso fuori e dentro, la cucina aperta di continuo dalla mattina alla sera, la signora che fa la pasta fresca in vetrina per attirare lo sguardo.

I romani evitano questi posti senza snobismo, per una ragione pratica. Un locale che vive del passaggio di pubblico non ha bisogno di clienti abituali, e la qualità tende a seguire questa logica. Nelle strade del Tridente capita anche di trovare locali che adattano i prezzi a chi hanno davanti, soprattutto sulle bevande e sul coperto. La regola è leggere il menù completo con i prezzi prima di sedersi e chiedere il conto dettagliato alla fine.

Conviene spostarsi di qualche strada verso il Tevere o verso via della Scrofa, dove il pubblico è più misto, e scegliere posti con un menù breve, stampato o scritto ogni giorno, e prezzi chiari. All'ora di pranzo nei giorni feriali i locali frequentati da chi lavora in zona si riempiono presto. Per trovare indirizzi selezionati con criterio c'è la lista di indirizzi su Google Maps, utile per costruire la giornata nel centro.

Per una pausa breve, senza sedersi a tavola, le piazze del Campo Marzio offrono qualche panchina e fontanelle pubbliche, ma nelle vie del Tridente i posti a sedere gratuiti sono pochi. Sulla scalinata di piazza di Spagna valgono le regole di comportamento fissate dal Comune, ed è meglio non usarla come area picnic. Dentro la fondazione, come in ogni sede espositiva, conviene non entrare con cibo e bevande aperte.

Che cosa abbinare in giornata

L'abbinamento più naturale è Palazzo Ruspoli stesso, guardato da fuori, e poi il Tridente. Da largo Goldoni si sale per via dei Condotti a piazza di Spagna, con la Fontana della Barcaccia, la Keats-Shelley House e la scalinata verso Trinità dei Monti. Sul Corso, verso nord, si trova la Casa di Goethe, piccolo museo dedicato al soggiorno romano dello scrittore.

Verso il Tevere, a pochi minuti, ci sono l'Ara Pacis, con il suo museo a pagamento, e il Mausoleo di Augusto. Chi vuole restare sull'arte contemporanea può proseguire verso piazza del Popolo e da lì verso Villa Borghese e la Galleria Nazionale. Sul Corso si incontra anche la basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, e verso piazza del Popolo la chiesa di Santa Maria del Popolo, con le tele di Caravaggio.

Verso sud il percorso porta a piazza Colonna, con la Colonna di Marco Aurelio, e a Montecitorio, con l'obelisco davanti al palazzo della Camera. Più avanti il Pantheon e le chiese del rione Pigna. Chi ha interesse per la storia delle grandi mostre di Palazzo Ruspoli può seguire la pagina Caravaggio a Roma, dedicata ai quadri che si vedono in città.

Per altre idee a costo zero ci sono le pagine dedicate a Roma gratis e ai musei gratis a Roma, dove la fondazione trova posto accanto ai luoghi pubblici a ingresso libero. Nel vicino rione Trevi, raccontato nella pagina Rione Trevi: cosa vedere, l'Accademia Nazionale di San Luca offre un altro modo di guardare la storia degli artisti a Roma.

Domande frequenti

La Fondazione Memmo si trova a Palazzo Ruspoli o in via della Fontanella di Borghese?

In tutti e due i posti, perché sono lo stesso edificio visto da due lati. Il sito ufficiale indica la sede e gli spazi espositivi in via della Fontanella di Borghese 56b, e diverse fonti, fra cui la stessa fondazione e Artribune, chiamano quegli spazi Scuderie di Palazzo Ruspoli. La facciata principale del palazzo è su via del Corso, ma l'ingresso della fondazione si trova sul fianco, nella via laterale.

L'ingresso alla Fondazione Memmo è gratuito?

Sì. Il sito ufficiale indica ingresso libero per la mostra in corso, senza biglietto e senza prenotazione. Gli orari pubblicati sono dalle 11 alle 18 tutti i giorni tranne il martedì, fino al 1 novembre 2026. Sono a pagamento soltanto i laboratori didattici per bambini dai 4 agli 11 anni, 10 euro a bambino secondo il sito, con il ricavato devoluto alla Fondazione Theodora. Per conferme si può chiamare lo 06 68136598.

Che mostra c'è adesso alla Fondazione Memmo?

Fino al 1 novembre 2026 c'è Like Flowers We Fade, mostra di Portia Zvavahera a cura di Alessio Antoniolli, aperta dal 29 aprile secondo il sito ufficiale. È la prima mostra istituzionale dell'artista in Italia, con un'installazione pensata per gli spazi della fondazione e un nuovo gruppo di dipinti nati dopo una residenza a Roma. Il gestore non ha ancora pubblicato il titolo e le date della mostra successiva.

Si possono visitare le sale nobili di Palazzo Ruspoli?

Non con la visita alla fondazione. Il portale turistico di Roma Capitale precisa che Palazzo Ruspoli è una sede privata e che il primo piano si vede solo in occasione delle mostre temporanee. La mostra della fondazione si tiene oggi nelle scuderie, con ingresso da via della Fontanella di Borghese. Lo scalone di Martino Longhi il Giovane e gli affreschi del loggiato non fanno parte del percorso aperto ai visitatori.

Quanto tempo serve per la visita?

Di solito basta mezz'ora, a volte meno. La sede ospita una sola mostra alla volta, spesso concentrata su poche opere o su un'installazione unica. Chi legge i testi di sala e guarda con calma può restare più a lungo, ma la Fondazione Memmo funziona bene come tappa breve in una giornata nel Campo Marzio, fra piazza di Spagna, il Corso e l'Ara Pacis, piuttosto che come meta di un'intera mattinata.

Ci sono attività per bambini alla Fondazione Memmo?

Sì, i laboratori didattici. Secondo il sito ufficiale sono rivolti a bambini dai 4 agli 11 anni, si svolgono nella sede delle mostre e servono ad avvicinare i più piccoli all'arte contemporanea: i bambini creano le proprie opere cercando di riprodurre quelle esposte. Costano 10 euro a bambino e il ricavato va alla Fondazione Theodora. La prenotazione si fa via mail, con l'indirizzo indicato nella pagina dei laboratori.

Quali erano le grandi mostre di Palazzo Ruspoli?

Fra il 1990 e il 2009, secondo il sito della fondazione, Palazzo Ruspoli ha ospitato mostre come Espressionismo, da Van Gogh a Klee, Caravaggio, Nefertari, Alessandro Magno, l'Altare di Pergamo, Cleopatra, Velázquez con il Prado, i Borgia, Cristina di Svezia, i tesori degli Aztechi, Picasso, Paul Klee, Basquiat e Grace Kelly. Nefertari, nel 1994, superò le 500.000 presenze. In tutto oltre tre milioni di visitatori.

Come si arriva alla Fondazione Memmo con i mezzi pubblici?

Il gestore non pubblica le linee di trasporto. Il riferimento è largo Goldoni, dove via dei Condotti incrocia via del Corso, da cui parte via della Fontanella di Borghese. La zona è raggiungibile a piedi da piazza di Spagna, da piazza del Popolo e dal Pantheon. Per autobus e fermate conviene usare il calcolatore di percorso sul sito di ATAC o chiamare lo 060608. In auto conviene rinunciare.

Chi ha scritto e su quali fonti

Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di accesso riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: per la Fondazione Memmo fanno fede le pagine del sito ufficiale e, per il palazzo, il portale turistico di Roma Capitale. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Organizzare una giornata d'arte nel centro per un gruppo significa lavorare sugli incastri: la fondazione chiude il martedì, molti musei il lunedì, gli spazi sono piccoli e conviene telefonare prima per concordare l'ingresso di più persone insieme. Per chi progetta uscite di questo tipo fra musei, fondazioni e accademie straniere, una risorsa utile per chi organizza viaggi di gruppo è Tour Leader Pro, con strumenti pensati per coordinare visite e itinerari.

La Fondazione Memmo è anche una porta verso la Roma che espone l'arte di oggi, fra le accademie straniere, i musei del Flaminio e le gallerie del centro, un volto della città che molti viaggiatori non considerano. Mettere insieme il contemporaneo, il Tridente, i musei statali e magari una giornata fuori porta nel Lazio richiede qualche giorno e un po' di pianificazione, e una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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Tagsartearte contemporaneacentro storicocosa vedere a romafontaneRoma

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IndirizzoFondazione Memmo, via della Fontanella di Borghese 56b Roma Centro storico, Roma, Roma Città 00186

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