Linea di confine al Teatro Vittoria — 30 ottobre 2026
Linea di confine, spettacolo scritto e interpretato da Paola Riolo, va in scena al Teatro Vittoria venerdì 30 ottobre 2026 alle 21, in piazza di Santa Maria Liberatrice 10, nel rione Testaccio. È una replica unica. Il teatro si raggiunge con la metro B, fermata Piramide, e una decina di minuti a piedi lungo via Marmorata, oppure con il tram 3, che percorre la stessa strada. I prezzi sono pubblicati sul sito ufficiale del Teatro Vittoria e dal rivenditore autorizzato indicato dall'organizzazione; i biglietti si comprano al botteghino del teatro o sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, a cui rimanda la pagina dello spettacolo su teatrovittoria.it. Per informazioni il teatro risponde allo 06 5781960 e all'indirizzo info@teatrovittoria.it.
La sera cade di venerdì, all'inizio del primo fine settimana dopo il ritorno all'ora solare: alle 21 è buio da quasi quattro ore, e Testaccio è già pieno di gente a cena.
Linea di confine al Teatro Vittoria in breve
Linea di confine è un monologo a due voci: una sola attrice, Paola Riolo, dà corpo a Kiki e a Vivi, due donne che vivono nella stessa casa e si parlano senza incontrarsi mai.
La scheda essenziale
Data: venerdì 30 ottobre 2026, ore 21. Sede: Teatro Vittoria, piazza di Santa Maria Liberatrice 10, Roma. Genere: prosa contemporanea. Testo e interpretazione: Paola Riolo. Impianto scenico: Francesco De Summa. Tecnico luci e audio: Alessandro Turella. Produzione: Zerkalo. Durata: non indicata dal teatro.
Una sola sera
Il comunicato stampa del Vittoria indica una data, il 30 ottobre, e il circuito di vendita conferma l'orario delle 21. Non ci sono repliche nel fine settimana: chi vuole vederlo deve tenersi libera quella sera. Per uno spettacolo costruito su un'attrice sola, la replica unica è la norma; per il pubblico significa decidere in fretta.
Per chi è
Linea di confine interessa chi ama il teatro d'attore, i monologhi, i testi che lavorano sulla psicologia dei personaggi più che sull'intreccio. È un lavoro per adulti e per ragazzi grandi. Chi cerca la commedia brillante, per cui il Vittoria è famoso, troverà un altro registro: qui si ride forse, ma soprattutto si ascolta.
Che cosa si vede in Linea di confine: Kiki e Vivi
Linea di confine racconta Kiki e Vivi, all'anagrafe Viviana, che vivono insieme da sempre ma hanno vite e caratteri opposti: una si è chiusa in casa, l'altra esce ogni giorno incontro al mondo.
Kiki, la donna che ha rifiutato il mondo
Secondo la presentazione del teatro, Kiki ha rifiutato il mondo e si è rinchiusa in casa, e lascia la sua stanza solo quando Vivi è fuori. La solitudine non la protegge: dentro ha un vuoto che nessuna porta chiusa riesce a tenere lontano. Piange quando la televisione racconta guerre lontane, si lascia travolgere dalla rabbia quando sul cellulare arriva un messaggio che le ricorda dolori antichi. Il comunicato la descrive con tre aggettivi: indifesa, disperata, sola.
Vivi, la donna che esce
Viviana è l'opposto. Travolgente, fantasiosa, piena di voglia di vivere, ha idee e progetti, vuole rendersi utile, aiutare tutti. Desidera l'amore; esce di casa felice, come se la aspettasse la più bella delle avventure, e rientra carica di sogni e di speranze. Il testo di presentazione chiude il ritratto con una frase netta: meravigliosi i sogni di Vivi, terribili gli incubi di Kiki.
Due voci che non si incontrano
Il cuore dello spettacolo è la relazione. Kiki e Vivi si parlano, si raccontano, si amano e si detestano, ma non si incontrano mai. Fra loro corre una linea che il teatro definisce invisibile, e che le separa pur tenendole unite da un legame indissolubile. È la linea del titolo, e la struttura drammaturgica ne discende: un dialogo che non diventa mai scena a due, perché le due interlocutrici non condividono mai lo stesso momento.
Una lettura aperta
Il comunicato non scioglie il rapporto fra le due donne: non dice se siano sorelle, coinquiline, madre e figlia o due parti della stessa persona. Il fatto che una sola attrice le interpreti entrambe suggerisce una risposta, ma è una risposta che lo spettatore costruisce in sala. A nostro giudizio è giusto così: rivelarlo prima toglierebbe il gusto del riconoscimento.
La messa in scena di Linea di confine: un corpo, due voci
Linea di confine è scritto e interpretato da Paola Riolo, con l'impianto scenico di Francesco De Summa e luci e audio curati da Alessandro Turella, per la produzione Zerkalo.
Un'attrice per due personaggi
I crediti del comunicato non lasciano dubbi: di e con Paola Riolo. Nessun altro interprete. Tutto il peso della serata è su una voce e su un corpo che devono diventare, a turno, la donna chiusa e la donna aperta. È una prova di mestiere prima ancora che di scrittura: il passaggio da un personaggio all'altro deve essere leggibile senza cambi di costume vistosi e senza trucchi.
La scena come confine
L'impianto scenico è firmato da Francesco De Summa. Il comunicato non lo descrive; il titolo lascia intendere che lo spazio abbia un ruolo preciso, perché un confine a teatro si vede o si sente. Sarà la scena a dire dove finisce la stanza di Kiki e comincia il mondo di Vivi.
Luci e suono
Alessandro Turella cura sia le luci sia l'audio. In un monologo a due voci sono gli strumenti che separano i personaggi: un cambio di luce, un suono che arriva da fuori, la televisione che parla di guerre lontane, il telefono che vibra con un messaggio sgradito. Sono dettagli che la presentazione nomina, e che in scena diventano segnali.
Zerkalo, la produzione
La produzione è di Zerkalo. La parola, in russo, significa specchio, ed è anche il titolo originale del film di Andrej Tarkovskij noto in Italia come Lo specchio. Per uno spettacolo in cui un'attrice si sdoppia in due donne che si rispecchiano senza vedersi, è una firma coerente.
Chi è Paola Riolo, autrice e interprete di Linea di confine
Paola Riolo è un'attrice e insegnante di teatro nata a Catanzaro, arrivata a Roma dove è stata scoperta da Luigi De Filippo, con la cui compagnia ha girato l'Italia.
Da Catanzaro a Roma
La sua storia, raccontata dal Cinema Teatro Comunale di Catanzaro, è quella di una ragazza partita dalla Calabria e approdata a Roma, alla corte di Luigi De Filippo. Con la compagnia dell'attore e regista napoletano, figlio di Peppino De Filippo, ha girato l'Italia in lungo e in largo. È una scuola precisa: quella del teatro di tradizione, dove si impara a tenere la scena sera dopo sera, in piazze diverse, davanti a pubblici diversi.
Il legame con Catanzaro
Il legame con la città d'origine è rimasto forte. Nel dicembre 2019 Riolo ha portato al Teatro Comunale di Catanzaro il suo spettacolo Ho fatto un sogno, anzi tanti, di cui aveva scritto i monologhi, accompagnata sul palco dal chitarrista Mariano Perrella e con la partecipazione dell'attrice di teatro classico Alessandra Macchioni. La cronaca locale di allora la presentava come l'attrice catanzarese scoperta da Luigi De Filippo e ormai protagonista degli spettacoli di un teatro stabile a Roma; nei saluti finali aveva ricordato la sua strada d'infanzia, via De Riso, e il valore dell'appartenenza.
Ho fatto un sogno, anzi tanti
Quello spettacolo era costruito come un cerchio di ritratti femminili: una madre anziana che telefona alla figlia lontana, una donna che parla del mondo credendosene il centro, una donna che non vuole raccontare la violenza subita, una che dispensa consigli e diventa vendicativa quando il torto lo subisce lei, una madre alla prima gravidanza sommersa dai suggerimenti di tutti. È un precedente utile per capire Linea di confine: anche lì una sola autrice e interprete, anche lì donne diverse che abitano la stessa voce.
Cinema e televisione
Le banche dati cinematografiche registrano la sua presenza in Incontri proibiti, del 1998, e in Un figlio a tutti i costi, del 2018. Il suo terreno principale resta però il palcoscenico, e l'insegnamento del teatro.
L'autrice
Linea di confine porta la sua firma come autrice oltre che come interprete. È un dato che conta: chi scrive per la propria voce conosce in anticipo dove il testo respira e dove stringe, e il risultato, nei monologhi riusciti, è una lingua che sembra nata in scena. Le due donne dello spettacolo, per come le racconta il comunicato, hanno la stessa concretezza dei ritratti di Ho fatto un sogno: la televisione, il telefono, la porta di casa.
Il tema di Linea di confine: solitudine e desiderio
Linea di confine mette in scena due modi di reagire al dolore: chiudersi in casa, come Kiki, o uscire incontro al mondo, come Vivi.
La casa come rifugio
Kiki è una figura che molti riconosceranno. La scelta di non uscire, di lasciare la propria stanza solo quando la casa è vuota, è una forma di difesa. Il testo del Vittoria insiste su un punto: non funziona. Il mondo entra lo stesso, dalla televisione e dal telefono, e porta con sé guerre e ricordi.
L'entusiasmo come risposta
Vivi, all'opposto, esce, progetta, vuole aiutare. Ma anche lei, rientrando, porta a casa sogni e speranze che hanno bisogno di qualcuno che li ascolti. La presentazione non dice se quei sogni si realizzino. Dice che sono meravigliosi, e lo mette in contrasto con gli incubi dell'altra.
Il legame
Il punto non è chi abbia ragione. Il comunicato parla di un legame indissolubile: le due donne si raccontano, si amano, si detestano. È la materia dei rapporti familiari e delle convivenze lunghe, e dei dialoghi interiori che ognuno conosce. Lo spettacolo li rende visibili dando loro due nomi.
Il Teatro Vittoria, la sede di Linea di confine
Il Teatro Vittoria è il teatro di prosa di Testaccio, aperto nella forma attuale nel dicembre 1986 con 560 poltrone di velluto rosso e gestito dalla Cooperativa Attori e Tecnici, fondata nel 1977 da Attilio Corsini e Viviana Toniolo.
Dal varietà al cinema di quartiere
Il primo Vittoria, all'inizio del Novecento, era una palazzina a due piani su una piazza ancora sterrata, davanti a una chiesa allora appena costruita. Vi si faceva varietà, e su quel palco, secondo la storia ufficiale del teatro, passarono Aldo Fabrizi, Totò e Anna Magnani. Nel dopoguerra l'edificio fu demolito e al suo posto sorse un condominio con un grande cinema al piano terra, con platea e balconata, costruito dall'imprenditore Amati.
La trasformazione del 1986
Nel maggio 1986 cominciarono i lavori per trasformare il cinema in teatro. Attilio Corsini affidò il progetto all'architetto Enrico Nespega, e a dicembre dello stesso anno il Vittoria riaprì al pubblico. Il titolo simbolo della casa è Rumori fuori scena. Dal 2008 la direzione artistica è di Viviana Toniolo.
Una stagione di ospiti
Accanto alle produzioni della Cooperativa, il Vittoria ospita ogni anno compagnie in tournée e lavori d'autore. Nel cartellone autunnale 2026 i titoli si susseguono con ritmo serrato: in ottobre, fra gli altri, Contagio, Erotico veneziano, Proposta di matrimonio e Napule. Linea di confine chiude il mese con un registro più intimo.
Una sala grande per un monologo
Le 560 poltrone rosse sono rivolte verso un palcoscenico ampio. Per uno spettacolo con una sola attrice è una sfida: la voce deve arrivare in fondo, e la presenza deve riempire uno spazio pensato anche per le commedie corali. Dalle prime file si guadagna la mimica, che in un gioco di sdoppiamento vale molto; da metà sala si vede meglio l'impianto scenico e il disegno delle luci.
Testaccio intorno al Teatro Vittoria
Piazza di Santa Maria Liberatrice è il centro di Testaccio, il rione operaio sorto a fine Ottocento fra il Tevere, l'Aventino e il Monte dei Cocci.
La piazza e le case popolari
La storia del Vittoria ricorda che di fronte al teatro furono costruite le prime case popolari del quartiere, frutto di un concorso internazionale di architettura e assegnate ai carrettieri e agli operai del vicino mattatoio. I cortili, i ballatoi, le finestre affacciate le une sulle altre sono l'architettura della convivenza stretta: una cornice curiosamente adatta a una storia di due donne che dividono la stessa casa.
L'Ex Mattatoio
In fondo a via Galvani, a pochi minuti a piedi, si trova l'Ex Mattatoio, il complesso industriale che per decenni ha dato lavoro al rione e oggi ospita spazi culturali e universitari. Il Museo diffuso del Rione Testaccio racconta la storia del quartiere nei suoi luoghi.
La Piramide e il Cimitero Acattolico
Sulla strada dalla metro si incontrano la Piramide Cestia e, subito dietro, il Cimitero Acattolico. A fine ottobre, con l'ora solare, il sole tramonta verso le 17: per vederli con la luce bisogna arrivare nel primo pomeriggio.
L'Aventino
Testaccio è ai piedi dell'Aventino. Una ventina di minuti di salita portano al Giardino degli Aranci, con la terrazza sul Tevere e sulla cupola di San Pietro.
Come arrivare al Teatro Vittoria per Linea di confine
Il modo più semplice per raggiungere il Teatro Vittoria è la metro B fino a Piramide, poi una decina di minuti a piedi: si attraversa piazzale Ostiense, si prende via Marmorata e si piega verso il centro del rione fino a piazza di Santa Maria Liberatrice.
In metro
La fermata Piramide della linea B è anche il nodo della stazione Ostiense e del treno per il Lido di Ostia. Da Termini bastano pochi minuti. Lo spettacolo è di venerdì: il servizio della metro, nelle sere di fine settimana, dura più a lungo che negli altri giorni, ma l'orario dell'ultima corsa va controllato sul sito dell'azienda di trasporto prima di uscire.
In tram e autobus
Il tram 3 percorre via Marmorata e lascia a pochi passi dal centro del quartiere. Diverse linee di autobus attraversano Testaccio passando per via Marmorata e il lungotevere; per l'itinerario dalla propria partenza conviene usare il calcolatore di percorso dell'azienda di trasporto.
In auto
Il venerdì sera Testaccio si riempie per le trattorie e i locali, e il parcheggio diventa un esercizio di pazienza. Lascerei l'auto a casa.
A piedi o in taxi
Dal Circo Massimo si arriva a piedi in una ventina di minuti lungo via Marmorata. Da Trastevere si passa ponte Sublicio e si è già nel rione. Il taxi lascia in piazza, davanti all'ingresso.
Biglietti per Linea di confine al Teatro Vittoria
I biglietti per Linea di confine si comprano al botteghino del Teatro Vittoria o sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, a cui rimanda la pagina dello spettacolo sul sito del teatro; i prezzi sono pubblicati lì.
Il botteghino
Secondo il teatro il botteghino è aperto il lunedì dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19; dal martedì al sabato dalle 11 alle 20 con orario continuato; la domenica e i festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19, il pomeriggio solo in caso di spettacolo. Il numero generale è lo 06 5781960.
Riduzioni e gruppi
Il sito del Vittoria ha una sezione dedicata a promozioni e scuole. Eventuali riduzioni per gruppi, giovani o convenzioni si trovano lì o si chiedono al botteghino. Per un gruppo di allievi di una scuola di recitazione, un monologo in cui un'attrice regge due personaggi è una lezione pratica da vedere in sala.
Come organizzare la serata di Linea di confine
Con l'inizio alle 21 di venerdì 30 ottobre, la serata si costruisce bene con una cena presto a Testaccio o un aperitivo in piazza prima dello spettacolo.
Prima dello spettacolo
Una prenotazione in trattoria per le 19 lascia margine sufficiente. Il venerdì i locali del rione si riempiono presto: prenotare è una precauzione, non un eccesso di zelo. Arrivate davanti al teatro con venti minuti di anticipo per il ritiro dei biglietti e per sedervi con calma.
Dopo lo spettacolo
All'uscita il quartiere è nel pieno della sua serata. Chi non ha cenato trova pizzerie e locali aperti intorno alla piazza. Un monologo lascia spesso voglia di parlarne: un bicchiere in piazza con chi vi ha accompagnato è il modo giusto di chiudere.
Un weekend a Roma
Il 30 ottobre è l'inizio del lungo fine settimana di Ognissanti, con il 1 novembre di domenica. Per chi viene da fuori è l'occasione di unire la serata a Testaccio con due giorni di città: il sabato per i musei, la domenica per una passeggiata sull'Aventino o al Gianicolo.
Dove mangiare vicino al Teatro Vittoria
Intorno a piazza di Santa Maria Liberatrice ci sono trattorie romane, pizzerie da tavolo e al taglio, forni e bar storici del quartiere.
Il quinto quarto
Testaccio è la patria dei piatti del quinto quarto, eredità del mattatoio: coda alla vaccinara, trippa, rigatoni con la pajata. Erano i tagli meno nobili che restavano agli operai, e sono diventati il simbolo della cucina romana. Chi viene da fuori dovrebbe provarli almeno una volta, e qui è il posto giusto.
Il mercato
Chi arriva a Testaccio in giornata può pranzare al Nuovo Mercato Testaccio, dove i banchi di cibo di strada si alternano a quelli di frutta e verdura.
Per una cosa veloce
Per chi arriva di corsa dal lavoro, una pizza al taglio o un supplì mangiati in piedi in uno dei forni del rione bastano a reggere fino alla fine dello spettacolo.
Accessibilità, ragazzi e consigli pratici
Il Teatro Vittoria offre un servizio di audiodescrizione per alcuni spettacoli della stagione, elencati sul sito; per sapere se Linea di confine è compreso, e per ogni esigenza di accesso con sedia a rotelle, il riferimento è il botteghino allo 06 5781960.
Con i ragazzi
Linea di confine affronta la solitudine, il dolore, il ritiro dal mondo. Sono temi che parlano molto agli adolescenti, anche se il linguaggio è quello del teatro per adulti. Con ragazzi delle superiori funziona; con bambini piccoli sceglierei altro.
Durata e ritorno
Il teatro non indica la durata. Per un monologo è ragionevole pensare a una serata che si chiude prima delle 23, ma conviene comunque controllare in anticipo le corse di metro e autobus per il ritorno.
Una curiosità su Linea di confine al Teatro Vittoria — 30 ottobre 2026
La curiosità comincia da una lettera. Nel testo pubblicato sulla pagina dello spettacolo la linea che separa Kiki e Vivi è invisibile; nella sinossi più breve, quella del comunicato riassuntivo e del portale turistico di Roma Capitale, diventa indivisibile. Due parole che differiscono per una sillaba e dicono cose diverse: la prima parla di una frontiera che non si vede, la seconda di qualcosa che non si può spezzare. Che sia un refuso o una scelta, la coppia di parole descrive bene lo spettacolo, perché la linea fra le due donne è insieme invisibile e impossibile da dividere.
La seconda curiosità è il nome della produzione. Zerkalo, in russo, vuol dire specchio, ed è il titolo originale del film autobiografico di Andrej Tarkovskij del 1975. Per uno spettacolo in cui un'unica attrice dà voce a due donne che si rispecchiano senza vedersi, il nome sembra un indizio.
La terza riguarda l'autrice. Paola Riolo ha già costruito in passato spettacoli di ritratti femminili scritti e recitati da sola: Ho fatto un sogno, anzi tanti, portato a Catanzaro nel 2019, era un cerchio di donne diverse affidate alla stessa voce. Linea di confine porta quel metodo al grado più stretto: non cinque donne, ma due, chiuse nella stessa casa.
Una cosa che non ti dice nessuno su Linea di confine al Teatro Vittoria — 30 ottobre 2026
Quello che quasi nessuno dice dei monologhi a più voci è che la difficoltà vera non sono le battute, sono i passaggi. Il momento in cui un'attrice smette di essere Kiki e diventa Vivi dura un secondo, e in quel secondo il pubblico deve capire chi parla senza che nessuno lo annunci. Si fa con la postura, con il ritmo del respiro, con il tono, con la luce. In Linea di confine luci e audio sono affidati alla stessa persona, Alessandro Turella: una scelta pratica che, in un lavoro del genere, garantisce che luce e suono cambino insieme, come un'unica punteggiatura.
La seconda cosa che non si dice è che il Vittoria, casa della commedia degli equivoci, è una sala grande per uno spettacolo intimo. Le 560 poltrone costringono l'interprete a lavorare sulla proiezione senza perdere la delicatezza. Per chi guarda significa una cosa concreta: sedersi più vicino possibile, perché i dettagli del volto contano quanto le parole.
La terza: il comunicato non dice mai che cosa sia successo a Kiki. Parla di antichi dolori, di un messaggio sul cellulare che li riaccende. È una reticenza voluta, e conviene rispettarla: entrate in sala senza cercare spiegazioni.
Il consiglio che ti do per visitare Linea di confine al Teatro Vittoria — 30 ottobre 2026
Il consiglio principale riguarda il posto. Per un monologo in cui un'attrice si sdoppia, la vicinanza è tutto: scegliete le prime dieci file, centrali. Da lì si coglie il lavoro del volto e delle mani, che è la chiave per distinguere Kiki da Vivi prima ancora che parlino. Dal fondo della sala lo spettacolo resta leggibile, ma diventa un radiodramma.
Secondo consiglio: arrivate a Testaccio con un'ora di margine e fate un giro fra le case popolari intorno a piazza di Santa Maria Liberatrice. Guardate i cortili illuminati, le finestre una di fronte all'altra. Sono case in cui si vive vicini senza incontrarsi davvero, e dopo lo spettacolo le guarderete in un altro modo.
Terzo: comprate il biglietto per tempo. La replica è una, il venerdì è la sera più richiesta della settimana, e il fine settimana di Ognissanti porta a Roma molti visitatori.
Infine, spegnete davvero il telefono. In uno spettacolo in cui un messaggio sul cellulare è un evento drammaturgico, una vibrazione in platea non è solo scortese: rischia di sembrare parte della scena.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Luigi De Filippo fosse figlio di Peppino e nipote di Eduardo lo sanno in molti. Meno spesso si ricorda quanto la sua compagnia sia stata una palestra per attori arrivati a Roma da tutta Italia: una compagnia che girava l'Italia portando in tournée il suo repertorio. Paola Riolo è una di quegli attori. Arrivata da Catanzaro, scoperta da De Filippo, con lui ha girato l'Italia, e da quella scuola di tradizione è poi passata a scrivere testi propri.
Il secondo fatto noto e poco citato riguarda il Vittoria. Tutti ricordano che è la casa di Rumori fuori scena, la commedia che la Cooperativa Attori e Tecnici ha reso celebre a Roma. Meno spesso si dice che il primo Vittoria era un teatro di varietà frequentato dai lavoratori del quartiere, e che su quel palco sono passati Aldo Fabrizi, Totò e Anna Magnani. Una sala nata per il pubblico popolare, che oggi alterna la commedia a lavori d'autore come questo.
Il terzo fatto riguarda la data. Il 30 ottobre è la vigilia della vigilia di Ognissanti: la sera in cui mezza città si prepara ai ponti e ai viaggi. Chi resta trova un Testaccio vivace e una sala di teatro che, per una sera, parla di chi resta chiuso in casa.
La foto giusta da fare a Linea di confine al Teatro Vittoria — 30 ottobre 2026
Durante lo spettacolo non si fotografa: un monologo vive di silenzio e concentrazione, e uno schermo acceso in platea distrae l'attrice e chi vi siede accanto. La foto giusta si fa prima o dopo.
La prima è la facciata del teatro con la locandina di Linea di confine, ripresa dal giardino di piazza di Santa Maria Liberatrice quando le luci dell'ingresso sono accese. A fine ottobre, con l'ora solare, alle 20 è buio pieno: la piazza illuminata, gli alberi in primo piano, l'ingresso del Vittoria come un piccolo palcoscenico urbano.
La seconda è una foto che racconta il tema dello spettacolo: una finestra accesa di una delle case popolari intorno alla piazza, con la tenda tirata. Una sola luce in una facciata buia. È l'immagine di Kiki, e vale più di un selfie all'ingresso.
La terza, se il personale lo consente e senza flash, è la sala prima dell'inizio, con il palco vuoto e la scena già montata. Un palcoscenico ampio che aspetta una sola attrice dice molto della sfida della serata. Poi il telefono si spegne.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del Teatro Vittoria segue quella di Testaccio. Nei primi anni del Novecento il teatro è già il ritrovo del quartiere operaio: una palazzina a due piani su una piazza ancora sterrata, davanti alla chiesa di Santa Maria Liberatrice appena costruita. Di fronte sorgono le prime case popolari del rione, frutto di un concorso internazionale di architettura, assegnate ai carrettieri e agli operai del mattatoio. Sul palco del varietà passano Aldo Fabrizi, Totò e Anna Magnani.
Nel dopoguerra l'edificio originario viene abbattuto e sostituito da un condominio con un cinema al piano terra. Il Cinema Vittoria, costruito dall'imprenditore Amati, ha platea e balconata, e per anni è la sala del quartiere.
Nel 1977 Attilio Corsini e Viviana Toniolo fondano la Cooperativa Attori e Tecnici. Nel maggio 1986 cominciano i lavori di trasformazione del cinema in teatro di prosa, su progetto dell'architetto Enrico Nespega, e a dicembre dello stesso anno il Teatro Vittoria apre con 560 poltrone di velluto rosso. La cooperativa vi costruisce il proprio repertorio, con Rumori fuori scena come titolo simbolo, e con il tempo aggiunge i Tè letterari, la rassegna Salviamo i Talenti intitolata ad Attilio Corsini e una scuola di teatro per spettatori dai 5 ai 105 anni. Nel 2008 la direzione artistica passa a Viviana Toniolo. Il 30 ottobre 2026 su questo palco arriva Linea di confine.
Chi è passato da Linea di confine al Teatro Vittoria — 30 ottobre 2026
Dal palco del Vittoria sono passate tre generazioni di spettacolo romano. Nel primo teatro di varietà di Testaccio, secondo la storia ufficiale della sala, si esibirono Aldo Fabrizi, Totò e Anna Magnani, prima di diventare volti del cinema italiano. Nel teatro di prosa aperto nel 1986 hanno lavorato Attilio Corsini, fondatore della Cooperativa Attori e Tecnici, e Viviana Toniolo, che ne guida la direzione artistica dal 2008, con gli attori della compagnia e le produzioni ospiti di ogni stagione.
La sera del 30 ottobre passa da qui Paola Riolo, attrice catanzarese formata nella compagnia di Luigi De Filippo, con la squadra di Zerkalo: Francesco De Summa per l'impianto scenico e Alessandro Turella per luci e audio. Con loro, idealmente, passa anche la tradizione della compagnia di Luigi De Filippo in cui Riolo è cresciuta, dove il teatro era un mestiere quotidiano prima che un evento.
E passano, soprattutto, Kiki e Vivi: due donne inventate che portano in scena un'esperienza reale, quella di chi divide una casa, o una vita, con qualcuno che non incontra mai davvero. In un teatro sorto davanti alle case popolari di Testaccio, dove per un secolo si è vissuti uno accanto all'altro, sono ospiti che si trovano subito a casa.
Altre serate e visite nei dintorni
Chi resta a Roma per il fine settimana di Ognissanti può combinare Linea di confine con altri luoghi della zona. Dall'altra parte del Tevere, in dieci minuti a piedi, c'è Trastevere, raccontato nella nostra guida su cosa vedere a Trastevere. Oltre la Piramide si trova la Centrale Montemartini, dove le statue antiche dei Musei Capitolini convivono con le macchine di una centrale elettrica: una visita perfetta per il sabato mattina. Nello stesso teatro, all'inizio di ottobre, va in scena Santiago reset, il cammino.
Domande frequenti su Linea di confine
Quando va in scena Linea di confine al Teatro Vittoria?
Linea di confine va in scena al Teatro Vittoria di Roma venerdì 30 ottobre 2026 alle 21, in un'unica replica. Il programma può subire variazioni: prima di uscire conviene controllare la pagina dello spettacolo sul sito del teatro, dove il Vittoria aggiorna date e orari.
Di cosa parla Linea di confine?
Linea di confine racconta Kiki e Vivi, due donne che vivono insieme da sempre ma hanno vite opposte: Kiki si è chiusa in casa, Vivi è travolgente e piena di progetti. Si parlano, si amano e si detestano senza mai incontrarsi, separate da una linea invisibile e unite da un legame indissolubile.
Chi è in scena in Linea di confine?
In Linea di confine è in scena soltanto Paola Riolo, che ha scritto lo spettacolo e interpreta entrambe le protagoniste. L'impianto scenico è di Francesco De Summa, luci e audio di Alessandro Turella. La produzione è di Zerkalo.
Chi è Paola Riolo?
Paola Riolo è un'attrice e insegnante di teatro nata a Catanzaro, scoperta da Luigi De Filippo, con la cui compagnia ha girato l'Italia. Ha scritto e interpretato spettacoli di monologhi come Ho fatto un sogno, anzi tanti, portato al Teatro Comunale di Catanzaro nel 2019.
Dove si trova il Teatro Vittoria e come si arriva?
Il Teatro Vittoria si trova in piazza di Santa Maria Liberatrice 10, nel rione Testaccio. Si arriva con la metro B, fermata Piramide, e una decina di minuti a piedi lungo via Marmorata, oppure con il tram 3. La sera il parcheggio è difficile: meglio i mezzi pubblici.
Quanto costano i biglietti per Linea di confine?
I prezzi dei biglietti per Linea di confine al Teatro Vittoria sono pubblicati sul sito ufficiale del teatro e dal rivenditore autorizzato indicato dall'organizzazione. Si acquistano al botteghino, raggiungibile allo 06 5781960, o sul circuito di prevendita autorizzato a cui rimanda la pagina dello spettacolo.
Linea di confine è adatto ai ragazzi?
Linea di confine è adatto a un pubblico adulto e ai ragazzi delle superiori: parla di solitudine, dolore e desiderio con il linguaggio del teatro d'attore. Con bambini piccoli è preferibile scegliere uno spettacolo per famiglie.
Il consiglio finale su Linea di confine al Teatro Vittoria
Una regola: i monologhi si giudicano da vicino. Linea di confine è la serata di un'attrice sola che si divide in due donne, in una sala grande abituata alle commedie. Prendete un posto nelle prime file, arrivate a Testaccio con un'ora di anticipo, guardate le finestre delle case popolari intorno alla piazza. Poi entrate e lasciate lavorare la voce di Paola Riolo. Una replica sola, il venerdì prima di Ognissanti: decidete adesso.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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