L’ultima notte di Giordano Bruno al Teatro Vittoria — dal 10 al 22 novembre 2026
In breve. Dossier pratico. "L'ultima notte di Giordano Bruno", testo scritto e diretto da Stefano Reali, va in scena al Teatro Vittoria dal 10 al 22 novembre 2026.
Dossier pratico. "L'ultima notte di Giordano Bruno", testo scritto e diretto da Stefano Reali, va in scena al Teatro Vittoria dal 10 al 22 novembre 2026. Il calendario ufficiale prevede tredici repliche: martedì 10, mercoledì 11, giovedì 12 e venerdì 13 novembre alle 21; sabato 14 alle 19; domenica 15 alle 17.30; martedì 17 alle 21; mercoledì 18 alle 17; giovedì 19 alle 21; venerdì 20 doppia recita alle 17 e alle 21; sabato 21 alle 19; domenica 22 alle 17.30. In scena Gianluca Guidi, Stefano Messina e Giulia Ricciardi. Il teatro si trova in Piazza di Santa Maria Liberatrice 10, nel rione Testaccio. Il listino della stagione 2026/27 indica 27 euro in platea e 21 in galleria, con una prevendita di 3 euro applicata a prenotazioni e acquisti fino a un'ora prima dell'inizio; per questo titolo vale anche la formula MeglioPrima, posto unico a 18 euro, con cento biglietti per replica nei primi due giorni di programmazione, in vendita solo al botteghino. La durata non è pubblicata. I biglietti si comprano al botteghino del teatro (telefono 06 5740170 e 06 5740598) oppure online dal canale indicato sulla pagina ufficiale dello spettacolo su teatrovittoria.it. La fermata della metropolitana più vicina è Piramide, sulla linea B; per il percorso conviene usare il calcolatore ATAC.

L'ultima notte di Giordano Bruno: un duello prima dell'alba
Lo spettacolo prende una data precisa, il 17 febbraio 1600, e la restringe a poche ore. È ancora notte fonda nel carcere romano di Tor di Nona, dove il filosofo nolano attende di essere condotto al rogo preparato in piazza Campo de' Fiori. Si presenta un visitatore incappucciato. Bruno scopre che si tratta del cardinale Roberto Bellarmino, il suo più ostinato accusatore, venuto a offrirgli un'ultima possibilità: se accetterà di abiurare almeno otto delle tredici tesi eretiche per cui è stato condannato, avrà salva la vita. Gli toccherà l'ergastolo, ma non le fiamme.
Da questo punto di partenza Stefano Reali costruisce quello che la presentazione del teatro definisce un duello "feroce, brillante, e sorprendente". Il cardinale nutre una profonda stima intellettuale per il prigioniero e prova a convincerlo che l'abiura converrebbe a entrambi: a Bruno, che eviterebbe una morte atroce, e alla Chiesa, che ne ricaverebbe un enorme vantaggio d'immagine. Se l'eretico più famoso d'Europa ritrattasse, la notizia farebbe il giro del continente.
Una trattativa che si capovolge
Il meccanismo drammatico è quello del negoziato. Bruno capisce subito quanto il cardinale abbia bisogno di uscire dalla cella con un successo e comincia a chiedere contropartite. A ogni concessione alza la posta, e tira la corda fino all'inverosimile. Il colloquio si trasforma così in uno scontro totale tra un grande teologo, servitore leale del papato, e un filosofo mordace, provocatorio e coltissimo che rifiuta di aderire alla versione dei fatti imposta dal Sant'Uffizio a lui come a chiunque altro.
Il linguaggio di oggi per un processo di ieri
La presentazione ufficiale usa volutamente parole del nostro tempo: per il Vaticano dell'epoca, scrive il teatro, la pluralità dei mondi, la teoria copernicana e il rifiuto dei dogmi erano soltanto "fake news". La scelta lessicale suggerisce il tono dello spettacolo, che guarda al processo più celebre della Roma della Controriforma con gli occhi di chi vive in un'epoca ossessionata dalla verità e dalla sua manipolazione. È una lettura redazionale, non una dichiarazione degli autori: il testo, comunque, invita a pensare al rapporto tra potere e libertà di pensiero.
Che cosa dicono i documenti e che cosa inventa il teatro
L'incontro notturno tra Bruno e Bellarmino è un'invenzione drammaturgica, ma poggia su fatti documentati. Secondo la ricostruzione corrente del processo, il 12 gennaio 1599 Bruno fu invitato ad abiurare otto proposizioni giudicate eretiche: tra queste la negazione della creazione divina, la concezione dell'universo infinito, il movimento della Terra, dotata a suo dire di un'anima, e l'idea che gli astri fossero angeli.
Le otto proposizioni
Le cifre del copione e quelle della storiografia non coincidono del tutto: lo spettacolo parla di tredici tesi, di cui almeno otto da ritrattare, mentre gli storici menzionano otto proposizioni. È la normale libertà del teatro, che condensa e ricombina. Più interessante è il ruolo del cardinale: secondo la ricostruzione storica, il 24 agosto 1599 il gesuita riferì alla Congregazione che Bruno aveva ammesso come eretiche sei delle otto proposizioni, mentre sulle altre due la sua posizione restava ambigua. Una piena ammissione gli avrebbe risparmiato la morte.
Il rifiuto finale
Bruno oscillò a lungo. Il 10 settembre 1599 si dichiarò ancora pronto all'abiura, il 16 cambiò idea; il 21 dicembre respinse ogni ritrattazione, dichiarando di non avere nulla di cui pentirsi. L'8 febbraio 1600 ascoltò in ginocchio la sentenza che lo consegnava al braccio secolare. Secondo la testimonianza di Caspar Schoppe, si rialzò e disse ai giudici una frase rimasta celebre: "Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam", cioè forse tremate più voi nel pronunciarla che io nell'ascoltarla.
Tor di Nona e il Sant'Uffizio
Il copione colloca l'ultima notte nel carcere di Tor di Nona. La biografia ricorda che dal 27 febbraio 1593, dopo l'estradizione da Venezia, il filosofo fu rinchiuso nelle carceri romane del Palazzo del Sant'Uffizio. Il passaggio a Tor di Nona per le ultime ore è la cornice scelta dallo spettacolo, che non pretende di essere una ricostruzione d'archivio.
Chi era Giordano Bruno
Filippo Bruno nacque a Nola nel 1548, nel Regno di Napoli allora governato dalla corona spagnola; fu battezzato con il nome dell'erede al trono, Filippo II. A circa quindici anni prese l'abito domenicano nel convento di San Domenico Maggiore a Napoli e assunse il nome di Giordano. Nel 1576, denunciato per alcune affermazioni sull'arianesimo, lasciò Napoli e raggiunse Roma, dove fu ospite del convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva; pochi mesi dopo abbandonò l'abito e fuggì. Cominciò così una lunga peregrinazione per l'Europa: Genova, Venezia, Ginevra, Tolosa, Parigi, Londra, Praga, Francoforte.
Gli anni di Londra
Tra il 1584 e il 1585, ospite dell'ambasciatore francese Michel de Castelnau, Bruno pubblicò a Londra sei dialoghi in italiano che costituiscono il cuore della sua filosofia: "La cena de le ceneri", "De la causa, principio et uno", "De l'infinito, universo e mondi", "Spaccio de la bestia trionfante", "Cabala del cavallo pegaseo" e "De gli eroici furori". In queste pagine prende forma l'idea di un universo infinito, popolato da innumerevoli mondi, che è la tesi più radicale e moderna del suo pensiero.
Il commediografo
Prima ancora dei dialoghi, nel 1582, negli anni parigini, Bruno aveva pubblicato "Il Candelaio", commedia in cinque atti ambientata nella Napoli del secondo Cinquecento, scritta in un italiano popolaresco mescolato a latino, toscano e napoletano. Il fatto che il protagonista dello spettacolo fosse anche un uomo di teatro rende la sua parola scenica particolarmente credibile: non stupisce che un autore contemporaneo gli metta in bocca battute taglienti e paradossali.
L'arresto a Venezia
Nel 1591 Bruno rientrò in Italia, forse sperando in una cattedra a Padova. A Venezia fu ospite del patrizio Giovanni Francesco Mocenigo, che voleva apprendere da lui le arti della memoria. Quando il filosofo annunciò di voler ripartire per Francoforte, Mocenigo lo fece sequestrare in casa e il 23 maggio 1592 lo denunciò all'Inquisizione. La sera stessa Bruno fu arrestato. Da lì cominciò un processo durato quasi otto anni.
Il 17 febbraio 1600 in Campo de' Fiori
Il 17 febbraio 1600, con la lingua serrata da una mordacchia perché non potesse parlare, Bruno fu condotto in piazza Campo de' Fiori, spogliato, legato a un palo e bruciato vivo. Aveva rifiutato i conforti religiosi e il crocifisso. Le sue ceneri furono gettate nel Tevere. Il 7 agosto 1603 le sue opere furono messe all'Indice, ma continuarono a circolare nelle biblioteche europee.
Il monumento di Ettore Ferrari
Al centro di Campo de' Fiori sorge oggi il monumento più importante dedicato al filosofo, opera dello scultore Ettore Ferrari, inaugurato il 9 giugno 1889 nonostante la forte ostilità degli ambienti ecclesiastici. L'idea era nata nel 1876 da un comitato di studenti universitari repubblicani, a cui aderirono intellettuali di tutto il mondo come Victor Hugo, Ernest Renan, Henrik Ibsen e Walt Whitman. Chi assiste allo spettacolo può completare l'esperienza andando a vederla, magari al mattino, quando la piazza ospita il mercato. Dal 1869 la piazza ospita un mercato, raccontato nel film "Campo de' fiori" del 1943 con Anna Magnani e Aldo Fabrizi, due artisti che secondo la storia del teatro si erano esibiti anche sul palco del primo Vittoria. A pochi passi si trova il Palazzo della Cancelleria, uno dei grandi edifici del Rinascimento romano.
Quattro secoli dopo
Il 18 febbraio 2000, in una lettera del segretario di Stato vaticano Angelo Sodano inviata a un convegno a Napoli, la Santa Sede espresse "profondo rammarico" per la morte atroce del filosofo, senza però riabilitarne la dottrina. Bruno è ricordato anche dal cielo: gli sono dedicati un cratere lunare e due asteroidi. In Italia i monumenti e le lapidi a lui intitolati sono numerosi, da Nola, sua città natale, fino a Sestri Ponente.
Roberto Bellarmino, l'avversario
Roberto Bellarmino nacque a Montepulciano il 4 ottobre 1542 e morì a Roma il 17 settembre 1621. Gesuita, teologo e polemista tra i più autorevoli della Controriforma, era nipote per parte di madre di papa Marcello II. Nel concistoro del 3 marzo 1599, proprio negli anni del processo a Bruno, Clemente VIII lo creò cardinale. Visse in modo sobrio nonostante il rango, e destinò ai poveri gran parte delle sue rendite.
Dal processo a Bruno al caso Galileo
Il suo nome è legato a entrambi i grandi processi alla scienza nuova. Fu coinvolto nel caso di Bruno dal 1597, come consultore del Sant'Uffizio, ed ebbe con il filosofo vari colloqui nel tentativo di ottenerne l'abiura. Anni dopo, nel 1616, papa Paolo V lo incaricò di dissuadere Galileo dall'insegnare le tesi eliocentriche. Le fonti ricordano tuttavia una lettera del 1615 in cui Bellarmino non escludeva in linea di principio l'eliocentrismo, chiedendo prudenza fino a una prova definitiva.
Un santo come antagonista
Bellarmino fu beatificato nel 1923, canonizzato da Pio XI il 29 giugno 1930 e proclamato Dottore della Chiesa nel 1931. Portare in scena un santo come antagonista, e per di più come un uomo animato da stima sincera per il suo avversario, è la scommessa più interessante del testo di Reali: nessuno dei due è caricaturale, e il conflitto nasce da convinzioni opposte e rispettabili.
Stefano Reali, autore e regista
Stefano Reali è nato a Frosinone il 3 novembre 1957. Nel 1978 si è diplomato in musica jazz al conservatorio Licinio Refice della sua città e nel 1980 in regia e sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel 1982 è stato assistente alla regia di Sergio Leone per "C'era una volta in America". Con Pino Quartullo ha firmato il cortometraggio "Exit", tratto da un racconto di Luigi Malerba, candidato all'Oscar nel 1987.
La televisione e la musica
Il grande pubblico lo conosce soprattutto per la fiction: "Ultimo" con Raoul Bova, "Le ali della vita" con Sabrina Ferilli e Virna Lisi, "L'uomo sbagliato", "Lo scandalo della Banca Romana", "Caruso, la voce dell'amore". Di molti suoi film Reali ha composto e orchestrato anche le colonne sonore; per lo spettacolo al Vittoria firma, oltre a testo e regia, le musiche. Dal 2007 suona il pianoforte in un quintetto swing.
Il teatro e John Florio
In teatro Reali ha scritto la commedia "Operazione", rappresentata per cinque anni e poi allestita in Inghilterra da Alan Ayckbourn allo Stephen Joseph Theatre. Nel 2022 ha portato alla Sala Umberto "Doctor Faust e la ricerca dell'eterna giovinezza" con Giampiero Ingrassia. Nel 2024 ha presentato il suo primo romanzo, "Shakespeare Aenigma", dedicato a John Florio. Il dettaglio è curioso: Florio compare tra i personaggi de "La cena de le ceneri" di Bruno, perché nella Londra del 1584 era precettore della figlia dell'ambasciatore che ospitava il filosofo.
Gianluca Guidi e la compagnia
Gianluca Guidi è nato a Milano il 24 marzo 1967, figlio di Johnny Dorelli e Lauretta Masiero. Ha debuttato in teatro nel 1992 con il musical "Parole d'amore parole" e ha alternato da allora la commedia musicale alla prosa. Nel 2000 ha fondato la società di produzione Salieri Entertainment e nel 2001 ha firmato la sua prima regia, "Serial killer per signora". Nel 2022 ha ricevuto il Premio Flaiano per il miglior musical con "Aggiungi un posto a tavola".
Cinema e televisione
Sullo schermo Guidi ha lavorato tra l'altro in "Il peccato. Il furore di Michelangelo", in "La scuola cattolica" e nella serie "The Young Pope". Il suo percorso, tra musical e drammaturgia, lo rende un interprete abituato a reggere ritmi serrati e dialoghi lunghi, la materia di cui è fatto un testo come questo.
Stefano Messina e Giulia Ricciardi
Accanto a lui recitano Stefano Messina, attore e regista legato da molti anni alla compagnia Attori e Tecnici, che ha la sua casa proprio al Vittoria, e Giulia Ricciardi. La pagina ufficiale non indica la distribuzione dei ruoli: con tre interpreti e due protagonisti dichiarati, il terzo personaggio è una sorpresa che lo spettatore scoprirà in sala.
Scene, costumi e produzione
Le scenografie sono di Carlo De Marino, i costumi di Laura De Navasques, le musiche dello stesso Stefano Reali. La produzione è di Virginy L'Isola Trovata.
Informazioni pratiche
Il Teatro Vittoria conta 560 poltrone di velluto rosso secondo il dato riportato dal sito del teatro per la riapertura del 1986; i settori in vendita sono platea e galleria. Le riduzioni CRAL (22 euro in platea, 17 in galleria, più prevendita) sono riservate a under 35, over 65, persone con disabilità almeno al 75 per cento e titolari di tessere convenzionate, dal martedì al venerdì e fino a esaurimento dei posti in promozione. Per gli under 18 il prezzo è di 13 euro in platea e 11 in galleria, con 2 euro di prevendita.
Orari del botteghino
Il botteghino è aperto il lunedì dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19; dal martedì al sabato dalle 11 alle 20 con orario continuato; la domenica e nei festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19, solo per lo spettacolo pomeridiano. Il teatro precisa che non accetta pagamenti con American Express e Diners, e che i biglietti non sono rimborsabili salvo cancellazione dello spettacolo.
Come arrivare
Oltre alla metropolitana B a Piramide, il sito del teatro indica il tram 3 e diverse linee di autobus, tra cui 170, 781, 83, 75, 23 e 280. Il rione è una zona a traffico limitato: orari ed esenzioni si controllano su romamobilita.it. Per chi arriva in auto c'è una convenzione con il parcheggio coperto MuoviAmo di via Galvani 57, alle spalle del nuovo mercato di Testaccio, con uno sconto di 1 euro: il buono va chiesto al botteghino prima dell'inizio.
Il taxi all'uscita
Un servizio poco noto: in collaborazione con il radiotaxi 3570, il teatro può prenotare una vettura che aspetti all'uscita. La richiesta va fatta prima dello spettacolo o durante l'intervallo.
Testaccio, il rione intorno al teatro
Testaccio è il ventesimo rione di Roma. Il nome viene dal Monte dei Cocci, una collina artificiale alta circa 35 metri formata dai frammenti di anfore che i Romani scaricavano qui dopo averle svuotate nei magazzini del vicino porto fluviale; si stima che contenga circa 25 milioni di anfore. Dopo il 1870 il primo piano regolatore di Roma capitale destinò la zona alle attività produttive, e il quartiere nacque per gli operai del Mattatoio, dei mercati generali e delle officine dell'Ostiense.
Un quartiere da scoprire prima o dopo lo spettacolo
Nel raggio di una breve passeggiata si trovano la Piramide Cestia, Porta San Paolo e il Cimitero Acattolico, su viale del Campo Boario. Per un itinerario completo nel rione c'è la nostra pagina Testaccio: cosa vedere.
Una curiosità sul Teatro Vittoria
Il nome del teatro è più antico del teatro stesso. Il Vittoria di oggi è nato nel dicembre 1986 in un cinema di quartiere, ma all'inizio del Novecento su questa stessa piazza esisteva già un Vittoria: una palazzina a due piani affacciata su uno spiazzo ancora sterrato, di fronte a una chiesa grande e allora nuovissima. Vi si faceva il varietà, il genere che qualche decennio dopo sarebbe stato chiamato avanspettacolo, e secondo il sito del teatro su quel palco si esibirono Aldo Fabrizi, Totò e Anna Magnani. Quando nel 1986 Attilio Corsini decise di trasformare il cinema in teatro di prosa, ne recuperò il nome.
Una piazza con due anime
Piazza di Santa Maria Liberatrice è considerata il cuore sociale di Testaccio. Al centro c'è un giardino alberato intitolato alla famiglia Di Consiglio, trucidata alle Fosse Ardeatine; su un lato la chiesa, sull'altro il teatro. Il monumento ai caduti del rione completa una piazza che racconta in pochi metri la storia del quartiere.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Teatro Vittoria
Il modo più economico per vedere questo spettacolo non si trova online. La formula MeglioPrima mette in vendita cento biglietti a 18 euro, posto unico, per ciascuna replica dei primi due giorni di programmazione: per "L'ultima notte di Giordano Bruno" significa martedì 10 e mercoledì 11 novembre, entrambi alle 21. Questi biglietti si comprano soltanto al botteghino, non si prenotano e non si possono cambiare con un'altra data. Chi abita a Roma, o passa da Testaccio nei giorni precedenti, può risparmiare rispetto al prezzo pieno della platea.
La convenzione per il parcheggio
Il buono sconto per il parcheggio va ritirato prima dello spettacolo, non dopo: il sito avverte che a fine recita il botteghino è già chiuso. Un dettaglio che fa la differenza per chi arriva in auto.
Il consiglio che ti do per visitare il Teatro Vittoria
Il mio consiglio è di scegliere una delle due repliche pomeridiane infrasettimanali, mercoledì 18 alle 17 o venerdì 20 alle 17, e di arrivare a Testaccio con un'ora di anticipo. A novembre il buio scende presto, ma alle quattro del pomeriggio c'è ancora luce sufficiente per salire verso il Monte dei Cocci, guardare dall'esterno la Piramide e tornare in piazza. Uscendo dal teatro intorno all'ora di cena, il rione offre trattorie, osterie e locali a pochi passi dalla piazza.
Rileggere prima di entrare
Prima della recita vale la pena rileggere qualche pagina de "La cena de le ceneri" o del "De l'infinito, universo e mondi": sono dialoghi in italiano, scritti con una vivacità teatrale sorprendente, e preparano l'orecchio al personaggio che si vedrà in scena.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti a Roma associano il Vittoria a "Rumori fuori scena", la commedia di Michael Frayn che la compagnia Attori e Tecnici riprende da decenni con un successo costante. Meno noto è che la messinscena italiana è nata prima del teatro: Attilio Corsini la firmò nel 1983, tre anni prima dell'apertura della sala. Lo stesso Frayn, in visita a Roma nell'ottobre 2008, ricordò di averla vista per la prima volta proprio nel 1983. La compagnia, racconta il sito del teatro, è nata con quello spettacolo; e nella stagione in corso "Rumori fuori scena" torna in cartellone dal 21 gennaio al 14 febbraio 2027.
Una cooperativa senza divi
Attori e Tecnici è una cooperativa fondata nel 1977 da Attilio Corsini e Viviana Toniolo. Ha sempre puntato sul proprio marchio invece che sul nome di singoli attori di richiamo, coinvolgendo i soci nelle scelte.
La foto giusta da fare al Teatro Vittoria
L'inquadratura migliore si prende dal giardino al centro della piazza, guardando verso la chiesa di Santa Maria Liberatrice, con il teatro alle spalle o di lato. La chiesa, costruita all'inizio del Novecento come parrocchia del nuovo rione, ha ereditato il titolo di una chiesa omonima del Foro Romano demolita in quegli anni: il mosaico della facciata ne riproduce una decorazione. Nelle sere di novembre l'insegna illuminata del teatro e la facciata della chiesa si fronteggiano, e una foto ampia le comprende entrambe.
Dentro la sala
Prima che si spengano le luci, dalla galleria si coglie bene la distesa delle poltrone rosse davanti al grande palcoscenico. Durante lo spettacolo, ovviamente, niente fotografie.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del Vittoria segue quella del rione, nato per gli operai e trasformato negli ultimi decenni in uno dei quartieri più vivaci di Roma.
Inizio Novecento: il varietà
Le prime case popolari di Testaccio furono assegnate soprattutto a carrettieri e operai del mattatoio. Il primo Vittoria era il loro luogo di svago, con il varietà come genere principale.
Il dopoguerra: il cinema
Durante la ricostruzione edilizia del dopoguerra la vecchia palazzina fu demolita. Al suo posto l'imprenditore Amati, proprietario di numerose sale, costruì un condominio con un cinema al piano terra, dotato di platea e galleria. Per anni fu il principale luogo di divertimento del quartiere; alla fine degli anni Settanta, ormai in cattive condizioni, chiuse.
1986: nasce il teatro di prosa
Nel maggio 1986 cominciarono i lavori per trasformare il cinema in teatro, su progetto dell'architetto Enrico Nespega. A dicembre dello stesso anno la sala aprì al pubblico nella forma attuale.
2008: la scomparsa di Corsini
Nel 2008 Attilio Corsini morì improvvisamente. La direzione artistica passò a Viviana Toniolo, e il teatro superò anche questa prova, dopo aver resistito a tentativi di sfratto, crisi economiche e alla concorrenza di televisione e multisala.
Chi è passato dal Teatro Vittoria
Nella prima vita del teatro, secondo la storia pubblicata dal Vittoria, passarono Aldo Fabrizi, Totò e Anna Magnani. Dal 1986 la sala ha ospitato compagnie italiane e straniere e grandi interpreti, oltre alle produzioni di Attori e Tecnici. Michael Frayn è stato in platea per vedere la sua commedia. Stefano Messina, oggi in scena con Guidi, figurava già nel 2008 tra i nove attori di "Rumori fuori scena" e firmava la regia de "L'arte della commedia" di Eduardo per la compagnia. Nella stagione 2026/27 il cartellone comprende titoli come Da Cervantes a Gaza ed Erotico Veneziano.
Un vivaio di giovani
Il teatro organizza la rassegna Salviamo i Talenti, intitolata ad Attilio Corsini: lo spettacolo vincitore della diciassettesima edizione chiuderà la stagione a fine maggio 2027.
Domande frequenti su L'ultima notte di Giordano Bruno
Quando va in scena L'ultima notte di Giordano Bruno?
Al Teatro Vittoria dal 10 al 22 novembre 2026, con tredici repliche. Le serali sono alle 21 il martedì, il mercoledì 11, il giovedì e il venerdì 13; il sabato si comincia alle 19 e la domenica alle 17.30. Mercoledì 18 la recita è alle 17, mentre venerdì 20 ci sono due rappresentazioni, alle 17 e alle 21. Lunedì 16 non sono previste recite.
Quanto costa il biglietto?
Il prezzo intero è di 27 euro in platea e 21 in galleria, a cui si aggiungono 3 euro di prevendita per prenotazioni e acquisti anticipati. Sono previsti ridotti per under 35, over 65 e under 18. Con la formula MeglioPrima, nelle repliche del 10 e dell'11 novembre, cento posti per sera costano 18 euro e si acquistano soltanto al botteghino del teatro.
Chi sono gli interpreti?
In scena ci sono Gianluca Guidi, Stefano Messina e Giulia Ricciardi. Il testo, la regia e le musiche sono di Stefano Reali, le scene di Carlo De Marino e i costumi di Laura De Navasques. La pagina ufficiale non specifica chi interpreti Bruno e chi Bellarmino, quindi la distribuzione dei ruoli si scoprirà in sala. La produzione è di Virginy L'Isola Trovata.
Lo spettacolo è fedele alla storia?
Il colloquio notturno tra il filosofo e il cardinale è un'invenzione drammaturgica, ma si fonda su fatti documentati: Bellarmino partecipò al processo come consultore del Sant'Uffizio e tentò a più riprese di ottenere l'abiura di Bruno. Il testo prende alcune libertà, per esempio sul numero delle tesi contestate, e usa un linguaggio volutamente contemporaneo per rendere vivo lo scontro.
Quanto dura lo spettacolo?
Il teatro non ha pubblicato la durata. Il sito, a proposito del servizio taxi, menziona la possibilità di prenotare una vettura durante l'intervallo, ma questa indicazione vale in generale per la sala e non conferma che lo spettacolo ne preveda uno. Chi ha esigenze di orario può chiedere informazioni al botteghino, ai numeri 06 5740170 e 06 5740598.
Come si arriva al Teatro Vittoria?
Il teatro è in Piazza di Santa Maria Liberatrice 10, a Testaccio. La metropolitana più vicina è Piramide, sulla linea B; servono il quartiere anche il tram 3 e diverse linee di autobus. Il rione è zona a traffico limitato, quindi chi arriva in auto può usare il parcheggio convenzionato di via Galvani 57, chiedendo il buono sconto al botteghino prima dello spettacolo.
È adatto ai ragazzi?
Il teatro non indica un'età consigliata. Il tema, un processo per eresia e una condanna al rogo, è storicamente impegnativo ma trattato in forma di duello verbale, con ironia e tensione. Per gli studenti delle superiori può essere un ottimo complemento allo studio della filosofia del Rinascimento; per gli under 18 esiste un prezzo ridotto dedicato.
Dove si può vedere la statua di Giordano Bruno?
Al centro di piazza Campo de' Fiori, il luogo stesso del rogo, si trova il monumento realizzato dallo scultore Ettore Ferrari. Dal Teatro Vittoria si raggiunge con i mezzi pubblici o con una lunga passeggiata lungo il Tevere. Al mattino ospita uno dei mercati più noti del centro storico di Roma.
Il consiglio finale su L'ultima notte di Giordano Bruno
Il processo a Giordano Bruno è uno dei grandi snodi della storia romana, e capita di rado di vederlo raccontato non come una tragedia edificante ma come una partita a due tra intelligenze di pari forza. Lo spettacolo di Stefano Reali sceglie proprio questa strada, e affida il confronto a interpreti capaci di sostenere un dialogo serrato. Se si vuole risparmiare, le prime due sere con la formula MeglioPrima sono l'occasione giusta; se si preferisce il pomeriggio, le recite delle 17 permettono di unire lo spettacolo a una passeggiata a Testaccio. In ogni caso, un'ora in Campo de' Fiori davanti alla statua del filosofo, prima o dopo, rende la serata completa. Per seguire la programmazione del teatro c'è la nostra pagina sul Teatro Vittoria.
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