Cassino (FR)

Cassino è la seconda città della provincia di Frosinone, circa 35.000 abitanti, ai piedi del monte su cui sorge l'abbazia di Montecassino, e il suo centro gravita su piazza Alcide De Gasperi e corso della Repubblica, 03043 Cassino (FR). Da Roma sono circa 135-140 chilometri: in automobile si percorre l'autostrada A1 Milano-Napoli fino all'uscita Cassino (un'ora e mezza abbondante senza traffico), poi la SR 149 di Montecassino sale in 8 chilometri dalla città all'abbazia. In treno si prende un regionale Trenitalia della linea Roma-Cassino-Napoli da Roma Termini (circa un'ora e mezza o poco più, orari e tariffe su trenitalia.com): la stazione è a un quarto d'ora a piedi dal centro. Dal piazzale della stazione l'autolinea locale Mastrantoni sale all'abbazia con poche corse al giorno (l'abbazia indica partenze intorno alle 10:00, 12:35 e 15:20 e ritorni alle 10:20, 12:50 e 17:10, da confermare sul sito del vettore prima di contarci). L'abbazia di Montecassino è a ingresso libero: dal 1 aprile al 31 ottobre apre tutti i giorni dalle 9:30 alle 18:30, dal 1 novembre al 31 marzo dalle 9:30 alle 16:15 (domenica e festivi fino alle 17:15); il museo abbaziale segue gli orari del monastero e il prezzo del biglietto si chiede in loco o a museo@abbaziamontecassino.org; la messa domenicale cantata in gregoriano è alle 10:30. Il Parco archeologico di Casinum e il Museo archeologico nazionale Gianfilippo Carettoni (via di Montecassino km 0,800) costano 5 euro intero e 2 euro dai 18 ai 25 anni, gratuito per le categorie previste dal Ministero e nelle prime domeniche del mese; il parco apre alle 8:30 e chiude alle 16:00 d'inverno e alle 19:00 d'estate, il museo dalle 8:30 alle 19:30, chiusura il 1 gennaio e il 25 dicembre; esiste un biglietto cumulativo Cassino-Minturno da 8 euro valido trenta giorni; l'eventuale giorno di chiusura settimanale va controllato sul sito della Direzione regionale Musei Lazio. La Rocca Janula, il Museo Historiale (via San Marco 23, tel. 0776 272572) e i cimiteri di guerra sono le altre tappe: per gli orari di Rocca e Historiale, che variano con la stagione, fanno fede roccajanula.it e historiale.it. Per vedere tutto servono due giorni pieni; in una sola giornata si scelgono abbazia, parco archeologico e un cimitero.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Il punto di partenza per capire la città è la pagina dedicata all'abbazia di Montecassino; il quadro delle gite da Roma verso il basso Lazio è nella sezione delle attrazioni turistiche, e chi organizza un viaggio con accompagnatore per un gruppo trova su TourLeaderPro un servizio che copre anche il Cassinate.

Cassino (FR), la città che ha cambiato nome quattro volte

Cassino appartiene al Lazio da meno di un secolo. Fino al 1927 era in provincia di Terra di Lavoro, nel circondario di Sora, e la sua storia si è svolta per intero dentro il Regno di Napoli, poi delle Due Sicilie: chi arriva da Roma aspettandosi un paese ciociaro deve rifare i conti. La città è l'antica Casinum dei Romani, e il nome ha una spiegazione che ci arriva da uno che la conosceva bene, Marco Terenzio Varrone, il quale possedeva qui una villa e nel De lingua Latina fa derivare il toponimo dalla parola sabina cascum, cioè antico. Sempre Varrone ricorda che i Romani chiamavano la città anche Forum Vetus, il foro antico, il che conferma quanto fosse remota la sua origine agli occhi degli stessi antichi.

Il Medioevo le cambiò nome tre volte. Sulle rovine del foro romano di pianura sorse un villaggio detto Castellum Sancti Petri, dalla chiesa che lo dominava. Poi, nel IX secolo, l'abate Bertario rifondò la città ai piedi del colle Janulo e la battezzò Eulogimenopoli, città di San Benedetto, in un greco che dice molto dei rapporti culturali del monastero con Bisanzio. Infine, per la presenza nella chiesa cattedrale delle reliquie di san Germano vescovo di Capua, amico fraterno di Benedetto, la gente prese a dire imus ad Sanctum Germanum, andiamo a San Germano, e il nome della città divenne quello. Rimase San Germano per quasi mille anni, fino a quando il consiglio comunale, il 23 maggio 1863, con l'Italia unita da due anni, decise il ritorno all'antico nome italianizzato: Cassino.

Poi c'è il nome che nessuno avrebbe voluto: Città Martire. Il 15 marzo 1944 la città fu rasa al suolo dai bombardamenti alleati, un mese esatto dopo l'abbazia, e il 15 febbraio 1949 ricevette la Medaglia d'oro al valor militare. Tutto ciò che si vede oggi, a parte i monumenti romani, la Rocca e un solo palazzo ottocentesco, è ricostruzione del dopoguerra. Chi cerca il borgo medievale con i vicoli in salita sbaglia città: Cassino è una città moderna che porta, in ogni pietra, il segno di ciò che ha perduto, e proprio questo la rende un luogo che insegna più di molti centri storici intatti.

Cassino
Cassino

Come arrivare a Cassino (FR) e come muoversi

In auto da Roma a Cassino

L'autostrada A1 è la via naturale: uscita Cassino, poi si seguono le indicazioni per il centro o direttamente per Montecassino. L'abbazia si vede da lontano, bianca sul monte, ed è uno dei pochi monumenti d'Italia che si annunciano da soli venti chilometri prima. La strada che sale dalla città al monastero, la SR 149, è larga e comoda, ma piena di tornanti: otto chilometri, dieci minuti abbondanti, e si parcheggia nel piazzale sotto l'ingresso. Il parco archeologico si trova lungo la stessa strada, al chilometro 0,800, con un parcheggio a un centinaio di metri dall'ingresso. In città la sosta è a pagamento nelle strisce blu del centro, mentre attorno alla Villa Comunale e alla stazione si trova posto con più facilità.

In treno a Cassino

Cassino è sulla linea storica Roma-Napoli via Cassino, la prima ferrovia che, nel 1863, unì le due capitali. I regionali da Roma Termini impiegano in genere fra un'ora e mezza e due ore, con fermate a Frosinone, Ceccano, Roccasecca e Aquino; da Napoli Centrale i tempi sono simili. La stazione è in piazza Giuseppe Garibaldi, a un quarto d'ora a piedi dal corso. Dal piazzale partono i pullman per l'abbazia e le linee Cotral per i paesi della valle del Liri e della Val di Comino.

Dalla stazione di Cassino all'abbazia senza auto

Le corse per Montecassino sono poche e vanno programmate: chi arriva con il treno delle 9 e vuole salire con il bus delle 10 fa in tempo, chi arriva a mezzogiorno deve attendere quello delle 15:20 o prendere un taxi dal piazzale della stazione. La salita a piedi esiste, per la vecchia mulattiera e per i sentieri del Cammino di San Benedetto, ma è una camminata di due ore con oltre 400 metri di dislivello: bella, per chi ha gambe e tempo, non per chi ha un treno da riprendere.

Che cosa vedere a Cassino (FR), luogo per luogo

L'abbazia di Montecassino vista da Cassino

Fondata da san Benedetto da Norcia intorno al 529 sull'acropoli dell'antica Casinum, l'abbazia di Montecassino è il monastero più celebre della cristianità occidentale. Qui Benedetto scrisse la Regola che avrebbe dato forma al monachesimo d'Occidente, qui morì e qui riposa insieme alla sorella Scolastica. Il monastero è stato distrutto quattro volte: dai Longobardi di Zotone nel 577, dai Saraceni il 4 settembre 883, dal terremoto del 9 settembre 1349 e dai bombardieri alleati il 15 febbraio 1944. Ogni volta è stato ricostruito, l'ultima con la formula «com'era, dov'era» voluta dall'abate Ildefonso Rea e dallo Stato italiano, e la basilica ricostruita fu consacrata da Paolo VI il 24 ottobre 1964, il giorno in cui il papa proclamò san Benedetto patrono principale d'Europa.

Dalla città il rapporto con l'abbazia è fisico: la si vede da ogni strada, e la si sente, perché le campane arrivano fino in pianura. Il modo giusto di visitarla è salire la mattina presto, prima dei pullman, entrare nei tre chiostri in sequenza (il chiostro d'ingresso, il chiostro del Bramante con la scalinata, il chiostro dei Benefattori), poi la basilica con la cripta e la tomba del santo, e infine il museo. Un consiglio da chi ci ha portato gruppi per anni: la visita guidata prenotata sul sito dell'abbazia vale il costo, perché apre porte che il visitatore singolo non vede. La descrizione completa, sala per sala, è nella pagina dedicata all'abbazia; qui interessa il resto, quello che i pullman tralasciano.

Abbazia di Montecassino
Abbazia di Montecassino

La cattedrale di Santa Maria Assunta e San Benedetto Abate

La chiesa abbaziale è anche la cattedrale della diocesi abbaziale di Montecassino, una delle ultime abbazie territoriali rimaste in Italia: l'abate è a tutti gli effetti l'ordinario di un territorio che, fino alla riorganizzazione del 2014, comprendeva decine di parrocchie del Cassinate. Ricostruita insieme al monastero in forme che riprendono il barocco napoletano della chiesa settecentesca, la cattedrale custodisce sotto l'altare maggiore le reliquie di san Benedetto e di santa Scolastica, ritrovate nel 1950 durante gli scavi per la ricostruzione, in un sepolcro che era sopravvissuto alle bombe. L'interno, ricchissimo di marmi, mosaici e dorature, spiazza chi si aspetta la sobrietà benedettina: è una scelta storica, il ritorno alla chiesa che i pellegrini vedevano nel Settecento. Le cappelle laterali, il coro ligneo e la cripta con i mosaici della scuola di Beuron meritano più tempo di quanto le comitive concedano.

Il Palagio Badiale in piazza Corte

Il Palagio Badiale sorge in piazza Corte, ai piedi del colle, dove per secoli gli abati amministrarono la Terra di San Benedetto. Il palazzo attuale fu ricostruito interamente nel dopoguerra dall'architetto Giuseppe Breccia Fratadocchi, lo stesso che diresse la ricostruzione dell'abbazia e della chiesa di Santa Scolastica, e che usò qui la stessa pietra calcarea del monte: la ricostruzione fu completata nel 1951. Oggi ospita la curia dell'abbazia territoriale. La piazza è il luogo dove la città festeggia il suo santo: nella settimana che precede il 21 marzo, giorno del transito di san Benedetto, il Palagio ospita convegni e mostre che culminano nel corteo storico Terra Sancti Benedicti, in costume medievale, che parte e si conclude proprio nel palazzo. Chi passa da Cassino in quei giorni trova la città più viva dell'anno.

Il Parco archeologico di Casinum

Il parco archeologico sorge ai piedi di Montecassino, lungo la strada che sale all'abbazia, nella zona detta Crocifisso, e comprende ciò che resta di Casinum, la città romana che si distendeva su terrazze digradanti, tagliate da strade parallele. Il percorso di visita tocca le mura poligonali, la porta Campana, le sostruzioni della via, l'anfiteatro, il cosiddetto mausoleo di Ummidia Quadratilla, il teatro e il ninfeo, passando per più tratti su strada basolata originale. È un parco a saliscendi, in parte su terreno sconnesso, e per questa ragione la Direzione regionale lo indica come non accessibile alle persone con disabilità motoria; due ore sono la durata giusta per fare tutto con calma, museo compreso. La mia opinione netta: è il parco archeologico più sottovalutato del Lazio meridionale, perché la fama dell'abbazia lo oscura, e proprio per questo lo si visita quasi sempre da soli.

Parco Archeologico Casinum - Cassino
Parco Archeologico Casinum - Cassino

Il Museo archeologico nazionale Gianfilippo Carettoni

Il museo dipende dalla Direzione regionale Musei nazionali Lazio del Ministero della Cultura e si trova in via di Montecassino al chilometro 0,800, lungo la statale che dal centro sale all'abbazia. L'edificio fu costruito a ridosso delle mura dell'antica Casinum, in posizione dominante sull'anfiteatro e accanto alla porta Campana, che venne alla luce solo dopo la costruzione del museo. La prima pietra fu posta il 15 marzo 1966, diciottesimo anniversario della distruzione della città, ma i lavori andarono per le lunghe e l'inaugurazione arrivò nel 1979. Il 12 dicembre 2003 il museo fu intitolato a Gianfilippo Carettoni, l'archeologo al quale si devono gli scavi del teatro romano negli anni Trenta e gli studi fondamentali su Casinum, dopo quelli settecenteschi di don Flavio Della Marra e quelli di Luigi Pigorini all'inizio del Novecento.

Le sale documentano la vita della città e del territorio dalla preistoria alla tarda antichità. Tre pezzi si guardano con particolare attenzione: la cosiddetta spada di San Vittore, un'arma in ferro del IV-III secolo a.C. che racconta il mondo sannita prima di Roma; la statua nota come Atleta o Eroe di Cassino, di età romana, che è il capolavoro del museo; e il letto funerario da Aquinum, un raro esempio di letto in osso lavorato che apparteneva a un corredo dell'antica Aquino. Il museo ha una sua dignità di quartiere: la strada che lo costeggia è quella dei pullman per l'abbazia, che passano senza fermarsi.

L'anfiteatro romano di Cassino

L'anfiteatro fu fatto costruire nel I secolo d.C. da Ummidia Quadratilla, la matrona che con le sue donazioni fece di Casinum una città con i monumenti di una capitale di provincia. La pianta è ellittica, circa 85 metri l'asse maggiore e 69 l'asse minore, con dodici gradinate che potevano accogliere intorno a 4.500 spettatori: per una città di pochi migliaia di abitanti sono numeri che dicono quanto il territorio circostante gravitasse su Casinum. Nella parte alta erano con ogni probabilità inserite le feritoie per i pali del velario, la grande tenda che riparava il pubblico dal sole. L'edificio è addossato al pendio, così che una parte della cavea poggia sulla roccia, come nei teatri greci. La memoria dell'anfiteatro è rimasta nel toponimo: il quartiere che sorge ai suoi piedi si chiama ancora oggi Colosseo, e a Cassino lo dicono senza ironia.

Anfiteatro di Cassino
Anfiteatro di Cassino

Il teatro romano di Cassino

Il teatro è di età augustea, fra la fine del I secolo a.C. e i primi anni del I d.C., e segue lo schema del teatro greco-romano: la cavea semicircolare sfrutta la pendenza del monte per appoggiare i venti gradini, divisi in una summa cavea di sette e in un'ima cavea di tredici. Vi si accedeva per una serie di gallerie coperte che portavano direttamente al gradino più alto. Completamente dimenticato nel Medioevo, sepolto dalle frane del monte e dagli orti, fu riportato alla luce solo nel 1936 dagli scavi di Carettoni, restaurato negli anni Cinquanta e di nuovo nel 2001. La capienza si aggira sui 3.000 posti (alcune fonti dicono 2.500) e il teatro è ancora usato d'estate per spettacoli, concerti e cinema all'aperto: sedersi su quei gradini in una sera di luglio, con l'abbazia illuminata sopra la testa, è una delle esperienze che consiglio a chiunque. Il teatro si trova all'incrocio fra via Crocifisso e via Montecassino.

Le mura megalitiche di Casinum

Il centro abitato antico era circondato da un circuito murario di circa 4,5 chilometri. Dentro il parco sono visibili due tratti di muraglia in opera poligonale, riferibili a costruzioni preromane del V-IV secolo a.C., quando la città era ancora volsca o sannita. Un terzo anello, anch'esso poligonale, si trova più in alto, sotto l'abbazia: aveva la funzione di sostruzione degli edifici dell'acropoli e si congiungeva alle fortificazioni cittadine. Le pietre sono enormi, sagomate per incastrarsi a secco, e a guardarle si capisce perché per secoli si sia parlato di mura ciclopiche: la tecnica è la stessa di Alatri e di Ferentino, le grandi acropoli del Lazio interno.

La via Latina e le sostruzioni

Sempre nell'area archeologica si percorre un tratto di circa 230 metri della diramazione che collegava Casinum alla via Latina, la strada consolare che da Roma raggiungeva Capua per l'interno, attraverso la valle del Sacco e quella del Liri. Il manto è fatto delle grandi lastre di calcare, la summa crusta della strada romana, con i solchi dei carri ancora leggibili. Sul lato a monte si conservano due tratti di sostruzioni di età repubblicana, muri di contenimento che reggevano grossi terrapieni e permettevano alla città di distendersi su terrazze. È il pezzo di Casinum che più fa capire la sua ragione d'essere: una città di strada, posta dove la via Latina entrava in Campania, e dunque un luogo di passaggio obbligato per eserciti, mercanti e pellegrini per duemila anni.

La porta Capuana

Così chiamata perché guardava verso Capua, la porta si conserva lungo il tracciato della via Latina nova, nella parte bassa del parco. Ne restano i piedritti e un tratto di cortina. Della porta Romana, quella da cui si entrava in città venendo da Roma, non è invece rimasta traccia: la posizione si ricostruisce solo dall'andamento delle mura. Chi ha pazienza noterà che porta e strada non sono allineate con l'anfiteatro: la città romana crebbe per fasi, e i monumenti di Ummidia furono aggiunti a un impianto già vecchio di secoli.

Il mausoleo di Ummidia Quadratilla

La struttura sorge sulle pendici sud-orientali del monte, ed è la costruzione più straordinaria del parco: un edificio a pianta quadrata con interno cruciforme, costruito con grandi blocchi squadrati e connessi senza malta, tenuti da grappe di piombo, che ha resistito ai terremoti, ai secoli e alla battaglia del 1944 senza subire danni sostanziali. La datazione oscilla fra il I secolo a.C. e il I d.C. Gli studiosi lo hanno chiamato ora tempio ora tomba; l'attribuzione a Ummidia Quadratilla, figlia del console Gaio Ummidio Durmio Quadrato, discende da un'iscrizione ritrovata nel 1757 nel vicino anfiteatro, che ricorda l'anfiteatro e un tempio costruiti a sue spese, ed è dunque una tradizione fondata su un indizio, non una certezza documentaria. Nel Medioevo l'edificio fu trasformato nella chiesa del Crocifisso, che ha dato il nome alla frazione, e questa conversione è la ragione per cui è sopravvissuto intatto: nessuno smonta una chiesa per farne calce.

Il ninfeo Ponari

Il ninfeo, che prende nome dai proprietari del terreno in cui fu trovato, si trova nella fascia mediana della città antica ed è datato al I secolo a.C. È un ambiente semi-incassato nel pendio, a pianta rettangolare, coperto da una volta a botte ribassata, chiuso su tre lati e aperto sul fronte; le tre pareti sono scandite da nove nicchie a pianta rettangolare, tre per parete, che ospitavano statue e giochi d'acqua. Faceva parte di una ricca abitazione privata e le sue decorazioni in pasta vitrea e conchiglie, di cui sopravvivono tracce, ne facevano uno degli ambienti più raffinati di Casinum. Si visita per lo più dall'esterno; chiedete al personale del parco se è aperto il giorno della visita.

La Rocca Janula di Cassino

La Rocca Janula fu fatta costruire nella seconda metà del X secolo dall'abate Aligerno, con il consenso del principe di Capua Pandolfo Capodiferro, per difendere la Terra di San Benedetto dopo le devastazioni saracene, e fu per secoli il perno militare del dominio abbaziale. La torre quadrata risale al XII secolo; la torre pentagonale della corte piccola è di età federiciana, perché Federico II, che fece della Terra di San Benedetto un pezzo del suo regno, mise mano alla fortezza. Devastata dai bombardamenti del 1944, dopo decenni di abbandono la Rocca è stata restaurata e riaperta al pubblico nel 2015, e da allora ospita mostre, spettacoli ed eventi. Si visitano la corte grande con la torre d'angolo e il camminamento di ronda, la torre circolare, la chiesa e gli ambienti sotterranei. Dalla Rocca la vista abbraccia la città, la valle del Liri e i Monti Aurunci: per la fotografia dell'insieme è il posto migliore, e vi dico subito che vale più della salita all'abbazia per chi vuole capire la geografia della battaglia del 1944.

Il Museo Historiale di Cassino

In via San Marco 23, a due passi dal centro, il Museo Historiale è il museo multimediale della battaglia di Cassino, inaugurato nel 2004 per il sessantesimo anniversario, con un allestimento delle Officine Rambaldi. Il percorso non espone cimeli in vetrina: racconta, con immagini, suoni e ricostruzioni, il Novecento della città, dalla Grande Guerra alla Linea Gustav, dalla distruzione alla ricostruzione. Si visita per turni a orario fisso, con una durata di circa un'ora, ed è la premessa migliore per chi poi va nei cimiteri di guerra: dopo l'Historiale le croci non sono più solo un numero.

Una curiosità su Cassino (FR)

Ummidia Quadratilla, la donna che regalò a Casinum l'anfiteatro e il tempio, la conosciamo per un ritratto che nessun'altra benefattrice romana ha avuto: una lettera di Plinio il Giovane, il settimo libro dell'epistolario, scritta alla sua morte, quando aveva quasi ottant'anni. Plinio la descrive con un fisico robusto e una salute di ferro, di carattere deciso, e racconta la cosa che a Roma faceva parlare: la vecchia signora manteneva una compagnia privata di pantomimi, attori e ballerini, e li faceva esibire per suo divertimento, con una libertà che per una matrona era ai limiti della sconvenienza. Aggiunge però, con ammirazione, che il nipote Ummidio Quadrato, cresciuto in casa sua, non assisteva mai a quegli spettacoli, perché la nonna glielo vietava: aveva educato il ragazzo alla severità che lei stessa non praticava. Lo stesso Plinio nota che il testamento della donna lasciò due terzi al nipote e un terzo alla nipote, tagliando fuori i cortigiani che le giravano attorno.

A questo ritratto letterario il Cassinate ha aggiunto la pietra. L'iscrizione ritrovata nell'anfiteatro nel 1757 ricorda che Ummidia costruì a proprie spese l'anfiteatro e un tempio per i cittadini di Casinum; un'altra iscrizione ricorda il restauro del teatro. Il mausoleo che porta il suo nome è, come si è detto, un'attribuzione tradizionale. Ma la coincidenza fra la donna di Plinio, ricchissima e teatrale, e la città che conserva un anfiteatro e un teatro costruiti o rifatti dalla sua famiglia, è di quelle che non capitano quasi mai: a Cassino si può guardare in faccia il monumento di una persona di cui si conosce il carattere. È la ragione per cui, davanti all'anfiteatro, racconto sempre la lettera di Plinio prima dei metri e delle gradinate: i numeri si dimenticano, la vecchia signora con i suoi ballerini no.

I cimiteri di guerra di Cassino (FR)

Alla fine della seconda guerra mondiale le nazioni che avevano combattuto sulla Linea Gustav vollero che i loro caduti restassero nei luoghi in cui erano morti. Nel Cassinate sorsero così tre grandi cimiteri di guerra, del Commonwealth, polacco e tedesco, ai quali si aggiungono, a pochi chilometri, il sacrario militare italiano di Mignano Monte Lungo e il cimitero militare francese di Venafro. Chi li visita tutti compie un giro di mezza giornata attraverso un pezzo di storia europea che i libri di scuola riducono a una riga. Il mio consiglio è di farne almeno due, uno alleato e quello tedesco, perché il contrasto fra i due modi di ricordare dice più di qualunque spiegazione.

Abbazia di Montecassino
Abbazia di Montecassino

Il Cassino War Cemetery del Commonwealth

Il cimitero del Commonwealth si trova nella zona di Folcara, accanto al campus universitario, ed è curato dalla Commonwealth War Graves Commission. Vi sono sepolti o commemorati oltre 4.200 militari (la Commissione ne conta 4.271, dei quali 289 senza nome), provenienti da Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, India e dall'attuale Pakistan, insieme a un soldato dell'Armata Rossa. Nel cimitero sorge anche il Cassino Memorial, che ricorda per nome oltre quattromila caduti della campagna d'Italia che non hanno una tomba conosciuta. Il prato è inglese, le lapidi bianche e identiche, e il monte con l'abbazia chiude lo sguardo esattamente come lo chiudeva per quei ragazzi nell'inverno del 1944. È aperto tutti i giorni, a ingresso libero.

Il cimitero militare polacco di Montecassino

Il cimitero polacco è in una conca alle spalle del monte, sotto quota 593, la collina che i polacchi conquistarono nel maggio del 1944, ed è raggiungibile dalla strada che prosegue oltre l'abbazia. Costruito dagli stessi soldati del II Corpo d'armata polacco, fu inaugurato all'inizio di settembre del 1945 e oggi è sotto la tutela del Ministero della Difesa italiano. Vi riposano poco più di mille caduti (1.051 secondo l'elenco all'ingresso), tra cui il generale Wladyslaw Anders, morto a Londra nel 1970 e sepolto qui, fra i suoi uomini, per sua volontà, insieme al cappellano militare. Una sezione è riservata ai soldati di religione ebraica del Corpo. Sulla lapide d'ingresso si legge, in polacco e in italiano, la frase che riassume tutto: «Passante, di' alla Polonia che siamo caduti fedeli al suo servizio». Dal 2014, per il settantesimo della battaglia, un museo memoriale accanto al cimitero racconta l'odissea di quei soldati, usciti dai gulag sovietici e arrivati in Italia attraverso Persia e Medio Oriente. Ogni 18 maggio la cerimonia commemorativa riunisce familiari e istituzioni polacche.

Il cimitero militare germanico di Caira

Il cimitero tedesco sorge tre chilometri a nord della città, sul versante meridionale del colle Marino, in località Caira. Inaugurato il 4 maggio 1965, è gestito dal Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l'associazione tedesca per la cura delle tombe di guerra, che vi raccoglie i caduti di Cassino e quelli riesumati dai cimiteri provvisori del Mezzogiorno, dalla Calabria all'Abruzzo: circa 20.100 sepolti, molti dei quali ignoti, e dal 2014 una sala commemorativa con le targhe di 911 caduti senza nome. È il più grande cimitero di guerra tedesco in Italia. L'impianto a terrazze ellittiche, con le croci di pietra scura, sale il colle fino al gruppo scultoreo della sommità: un luogo silenzioso e severo, che non cerca consolazione.

Mignano Monte Lungo e Venafro

Il sacrario di Mignano Monte Lungo, in Campania, a venti minuti d'auto, raccoglie i caduti del Primo Raggruppamento Motorizzato, il primo reparto dell'esercito italiano che tornò a combattere accanto agli Alleati nel dicembre 1943. Il cimitero francese di Venafro, in Molise, ricorda i soldati del Corpo di spedizione francese del generale Juin, in gran parte marocchini e algerini, che aprirono la strada sui monti Aurunci nel maggio 1944. Tutti e cinque i cimiteri insieme sono la mappa di una battaglia mondiale combattuta in un fazzoletto di terra.

Una cosa che non ti dice nessuno su Cassino (FR)

In tutta la città c'è un solo palazzo ottocentesco rimasto in piedi, e la storiografia militare lo chiama con un nome sbagliato. Il palazzo del barone De Rosa si trova in via Di Biasio, vicino a via Montecassino, e fu costruito all'inizio dell'Ottocento per la famiglia De Rosa, imprenditori napoletani che poi lo vendettero a due famiglie di Cassino. La sua posizione, che permetteva di controllare la stazione ferroviaria e l'accesso alla città dalla strada per Roma e per Sora, lo rese un caposaldo: nel 1944 un plotone di paracadutisti tedeschi lo tenne per settimane contro gli assalti neozelandesi e indiani. Nei diari e nei libri di storia militare inglesi il palazzo compare come Hotel des Roses, e come Hotel des Roses è finito su tutte le mappe della battaglia: ma non è mai stato un albergo. Il nome nacque da una traduzione disinvolta di «casa De Rosa», e da settant'anni si tramanda di libro in libro. Il palazzo fu restaurato nel dopoguerra e adibito a uffici e scuole; passandoci davanti nessuno lo nota, perché è l'unico edificio che non sembra ricostruito, e proprio per questo è quello da guardare.

La seconda cosa che non dice nessuno riguarda la fama linguistica di Montecassino. Si legge spesso che i Placiti cassinesi, i primi documenti in volgare italiano, sarebbero stati scritti a Montecassino. Non è così: sono quattro testimonianze giurate rese davanti ai giudici di Capua, Sessa e Teano fra il 960 e il 963, in cause per terre che appartenevano ai monasteri benedettini, e la più antica, il Placito di Capua del marzo 960, contiene la frase «Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti». Sono conservati nell'archivio dell'abbazia, e questo basta perché la lingua italiana abbia a Montecassino la sua culla d'archivio: ma la voce che parlò per prima in volgare era quella di un contadino della Terra di Lavoro, non di un monaco. Chi sale all'abbazia con questo dettaglio in mente guarda la biblioteca con altri occhi.

L'architettura della ricostruzione a Cassino (FR)

Il piano di ricostruzione fu approvato nel 1946 e affidato all'architetto Giuseppe Nicolosi con Concezio Petrucci e Antonio Gatti. Nicolosi, esponente del razionalismo italiano, disegnò una città con assi larghi e isolati regolari, e alcuni edifici della ricostruzione sono oggi oggetto di studio nelle facoltà di architettura. Chi cammina per il corso della Repubblica senza saperlo vede solo palazzi del dopoguerra; chi lo sa vede un manifesto.

L'edificio INA-Casa di corso della Repubblica

Il palazzo INA-Casa di corso della Repubblica, progettato da Nicolosi, è l'edificio più significativo della Cassino ricostruita. È un blocco multifunzionale di cinque piani: il piano terra con i negozi, il primo con gli uffici, il secondo, terzo e quarto con le abitazioni. È una traduzione italiana e provinciale dell'Unité d'habitation di Le Corbusier, l'idea che la casa non si separa dai servizi che la completano: negozi, uffici, spazi comuni nello stesso corpo. Che una città rasa al suolo abbia scelto di rinascere con un'idea di architettura moderna, e non con un finto centro storico, è una decisione che a distanza di settant'anni merita rispetto.

La Facoltà di Economia e Giurisprudenza al campus Folcara

L'edificio che ospita le facoltà di Economia e Giurisprudenza dell'Università di Cassino e del Lazio Meridionale, inaugurato nel maggio 2004, è il primo edificio del campus Folcara e la costruzione più imponente della Cassino contemporanea: oltre 40 metri di altezza, struttura in cemento armato e acciaio, tredici piani fuori terra. Sopra il livello interrato con gli impianti c'è una piastra basamentale che contiene gran parte delle 18 aule e la mensa da 300 coperti; più in alto i volumi con gli uffici dei dipartimenti; in sommità la piastra con i centri audiovisivi delle due facoltà, organizzati in due corpi triangolari con locali di lavoro individuale disposti ad anello su due livelli attorno a spazi a doppia altezza, coperti in parte da vetrate. L'università, nata come Istituto universitario di Magistero e diventata ateneo statale nel 1979, è oggi la prima industria della città dopo l'automobile: migliaia di studenti in una città di trentacinquemila abitanti si vedono, nei bar e nelle strade.

Il consiglio che ti do per visitare Cassino (FR)

Non fate quello che fanno tutti, cioè salire all'abbazia, scendere e ripartire. Cassino si capisce dal basso verso l'alto. Il mio itinerario, collaudato con decine di gruppi, comincia alle 8:30 al Parco archeologico di Casinum, quando apre e il sole è ancora basso sulle gradinate dell'anfiteatro; un'ora e mezza fra teatro, mausoleo, via Latina e museo Carettoni. Alle 10:30 si sale in auto all'abbazia, in tempo per la fine della messa gregoriana della domenica o, nei giorni feriali, per i chiostri con la luce giusta. Pranzo in città, non sul monte. Nel pomeriggio il cimitero polacco e, per chi ha ancora energie, il cimitero tedesco di Caira o la Rocca Janula per il tramonto sulla valle. Chi ha un secondo giorno lo dedica all'Historiale, alla Villa Comunale con le sorgenti del Gari, alle Terme Varroniane e ai paesi intorno, Roccasecca e Aquino a un quarto d'ora, Atina e la Val di Comino a mezz'ora.

Sul quando: la primavera è la stagione, e il mese giusto è maggio, quando le cerimonie del 18 maggio riempiono i cimiteri di bandiere e di veterani novantenni, e la città ricorda con serietà. Marzo, con il corteo storico del 21, è la seconda scelta. L'estate a Cassino è calda e afosa, la conca trattiene l'aria: si sale al monte, dove ci sono dieci gradi di meno, e si scende in città solo per il teatro romano la sera. L'inverno ha giornate di nebbia in cui l'abbazia scompare, e mattine di gelo in cui si vede tutto fino al mare di Gaeta. Chi viaggia con un gruppo numeroso, un'azienda o una famiglia allargata fa bene ad affidarsi a un professionista: TourLeaderPro organizza tour privati e aziendali anche per il Cassinate, con l'accompagnatore che conosce gli orari veri dei bus e delle porte che si chiudono.

Le aree naturali di Cassino (FR)

Cassino è una città d'acqua. Il Gari nasce in città, le sorgenti delle Terme Varroniane sono fra le più grandi d'Europa, e i monti attorno, il Cairo a nord con i suoi 1.669 metri e gli Aurunci a sud, il cui parco naturale regionale comincia pochi chilometri oltre il Liri, chiudono la conca su ogni lato. Chi ama camminare ha qui l'arrivo del Cammino di San Benedetto, i 300 chilometri che da Norcia, attraverso Subiaco e le abbazie del Lazio, portano al sepolcro del santo.

Cammino di San Benedetto da Norcia a Montecassino
Cammino di San Benedetto da Norcia, Cascia, Monteleone di Spoleto, Leonessa, Poggio Bustone, Rieti, Rocca Sinibalda, Castel di Tora, Orvinio, Mandela, Vicovaro, Subiaco, Trevi nel Lazio, Collepardo, Casamari, Arpino, Roccasecca, Montecassino

La Villa Comunale, Parco XV Marzo 1944

La Villa Comunale, ribattezzata Parco XV Marzo 1944 dalla data della distruzione della città, è il principale parco pubblico di Cassino e uno dei più belli del Lazio meridionale, perché è attraversato da due rami del Gari che si riuniscono formando un laghetto limpido, con le trote che si vedono a occhio nudo. Viali alberati, panchine, aree gioco per i bambini, e una frequentazione di ogni età che ne fa il vero salotto cittadino. Ospita eventi sportivi e culturali per tutta la bella stagione. Nell'agosto 2011 il largo principale è stato dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e i viali agli agenti delle scorte uccisi a Capaci e in via D'Amelio nel 1992: Francesca Morvillo, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Claudio Traina. L'idea è un percorso della memoria civile, che ricordi ogni giorno chi è morto per difendere lo Stato. La Villa è in centro: l'ingresso principale è su corso della Repubblica, gli altri accessi da via Arigni, via Gari e via Di Biasio.

Il Parco Baden Powell

Inaugurato nel 2014, è il secondo parco della città e sorge dove un tempo si trovava il Campo Boario, il mercato del bestiame che per secoli fu una delle ricchezze del Cassinate (già Catone e Varrone lodavano l'allevamento di queste terre). Oltre all'area giochi per i bambini ospita le sedi delle associazioni cittadine e, per la sua posizione centrale, molte manifestazioni. Il nome ricorda il fondatore dello scoutismo, che a Cassino ha una lunga tradizione.

Le Terme Varroniane

Le Terme Varroniane sono un parco termale e naturale nato nel dopoguerra nella zona detta Monticello, presso la stazione ferroviaria, dove sorgeva la villa di Marco Terenzio Varrone. Nel De re rustica Varrone scrive di possedere vicino a Casinum un fiume limpido e profondo che attraversa la sua villa, con ponti e un uccelliera che lo resero celebre: quel fiume è il Gari, e quelle sorgenti sono ancora qui. La zona sorgentizia è classificata fra le più grandi d'Italia e d'Europa: migliaia di polle generano uno dei rami del Gari, con acque a 13 gradi costanti, classificate come bicarbonate medio-minerali fredde, che la tradizione idropinica indica per le affezioni gastriche, renali ed epatiche e per la gotta. Il parco oggi ospita il camping, la sala per congressi e banchetti, l'area concerti e le fontanelle da cui si beve l'acqua delle sorgenti; l'accesso al parco è su prenotazione e nei giorni del calendario eventi pubblicato su termevarroniane.it, con il camping che riapre in primavera. I ruscelli sono pieni di trote, carpioni, anguille e lamprede, e la trasparenza dell'acqua è di quelle che non si dimenticano.

Le sorgenti del fiume Gari

Il Gari nasce dentro la città, alle pendici del monte e della Rocca Janula, alle spalle della chiesa madre in piazza Corte. Dopo un breve tratto sotterraneo riemerge nel Parco XV Marzo 1944, dove forma il laghetto e si divide in due rami che subito si ricongiungono. Lungo il suo corso cresce con l'apporto di molte sorgenti, riceve le acque del Rapido e quelle delle Terme Varroniane, e nel territorio di Sant'Apollinare si unisce al Liri per formare il Garigliano, che scorre per altri 38 chilometri, segnando il confine fra Lazio e Campania, fino al golfo di Gaeta. Il Rapido e il Gari sono anche nomi di guerra: sul Rapido, nel gennaio 1944, la 36ª divisione texana subì una delle sconfitte più sanguinose dell'esercito americano in Europa, e la Campana della Pace di Sant'Angelo in Theodice suona per quei morti.

I monumenti della memoria a Cassino (FR)

Il Monumento alla Pace di Umberto Mastroianni

La scultura è di Umberto Mastroianni, lo scultore di Fontana Liri che fu una delle voci più alte dell'astrattismo italiano del Novecento. Fu inaugurata nel 1987 e collocata poco sotto la Rocca Janula, dove il recupero della fortezza avrebbe dovuto dare vita al Parco della Pace. Una seconda versione dell'opera si trova in piazza XV Febbraio, in pieno centro. Il monumento è in acciaio, pesa circa 100 tonnellate ed è fatto di elementi tubolari aggrovigliati che da un nucleo centrale invadono lo spazio attorno. Mastroianni non rappresenta gli effetti della battaglia, le rovine o i caduti, ma la causa: l'esplosione di una bomba, l'istante in cui tutto si disfa. È un'opera dura, che non consola, e per questo è giusta per Cassino.

Il monumento a Enrico Toti

In piazza Enrico Toti una statua in bronzo raffigura il gesto estremo dell'eroe della Grande Guerra: il bersagliere ciclista, già ferito, che scaglia la stampella contro il nemico un attimo prima di essere colpito a morte, il 6 agosto 1916, a quota 85 presso Monfalcone. Il monumento, inaugurato nel 2008, è dello scultore Egidio Ambrosetti di Anagni. Toti era romano, ma la sua famiglia veniva da qui: il padre Nicola era un ferroviere di Cassino. A entrambi, alla città e all'uomo, è toccato di conoscere fino in fondo le devastazioni della guerra, e il filo che li lega è questo.

La statua di san Benedetto di Giuseppe Ducrot

All'ingresso nord della città, dentro la rotatoria di accesso, si innalza la statua bronzea di san Benedetto dello scultore romano Giuseppe Ducrot, alta circa tre metri e mezzo su un grande basamento di pietra. Fu collocata nel 2009 in occasione della visita di Benedetto XVI, il 24 maggio, e in seguito valorizzata dai lavori che hanno ridisegnato l'area. Ducrot è uno degli scultori italiani più richiesti per le grandi figure sacre degli ultimi vent'anni, e il suo Benedetto accoglie chi arriva da Roma con il libro della Regola e un gesto di benedizione rivolto alla città e al monte.

La Campana della Pace a Sant'Angelo in Theodice

La Campana della Pace si trova sul Ponte delle Quattro Battaglie, sul Gari, nella frazione di Sant'Angelo in Theodice. Fu istituita il 18 maggio 2008 a memoria dei caduti del gennaio 1944 sul Gari e sul Rapido, la prima battaglia di Cassino. Fusa dalla Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone, la più antica d'Italia, su disegno di Severino De Santis, pesa 1.380 chilogrammi e ha un diametro di base di 132 centimetri. Ogni sera alle 17:00 suona trenta rintocchi per i caduti di tutte le nazioni belligeranti, e nelle ricorrenze storiche suona a distesa per tre minuti a mezzogiorno. Sentirla al tramonto, con la pianura che si fa scura e il monte ancora chiaro, è uno dei momenti più veri che Cassino offra.

Abbazia di Montecassino
Abbazia di Montecassino

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che l'abbazia sia stata distrutta nel 1944 lo sanno tutti. Che dieci anni prima ci si arrivasse in funivia lo sanno in pochi. Il 21 maggio 1930 fu inaugurata la funivia Cassino-Montecassino, cominciata l'anno precedente, che portava dalla città al monastero in sette minuti superando un dislivello di oltre 400 metri: era il primo impianto del genere nel Mezzogiorno e vantava la campata più lunga fra quelli allora esistenti. Per tredici anni fu il modo normale di salire al monte per pellegrini e turisti, e le cartoline dell'epoca mostrano la cabina sospesa sopra i tetti di una città che oggi non esiste più.

La fine arrivò prima delle bombe. Nel luglio 1943, durante un volo di addestramento, un caccia tedesco decollato dall'aeroporto di Aquino urtò uno dei cavi della funivia: il cavo si staccò, l'aereo precipitò e il pilota morì. L'impianto, già fuori uso, fu poi bombardato insieme alla città e non venne mai ricostruito. Da allora all'abbazia si sale solo per la strada dei tornanti. Ogni tanto a Cassino torna l'idea di rifare la funivia; ogni volta l'idea si ferma. Chi guarda oggi il monte dalla stazione può immaginare la linea che lo tagliava, e capire quanto fosse diversa la città che i bombardieri cancellarono: non un paese, ma una cittadina moderna, con la stazione, l'albergo, il tribunale e una funivia da montagna svizzera.

La foto giusta da fare a Cassino (FR)

La fotografia che tutti fanno è l'abbazia dal piazzale del monastero, ed è la meno interessante, perché la mole del monastero da vicino schiaccia tutto. La foto giusta si fa dal basso. Il punto è il Parco archeologico: dalle gradinate alte dell'anfiteatro, con un obiettivo medio, si tengono nell'inquadratura l'ellisse delle gradinate romane in primo piano e il monastero bianco sulla cima, e in una sola immagine ci sono duemila anni. La luce è quella del mattino, quando il sole illumina la facciata dell'abbazia e le gradinate restano in ombra morbida; nel pomeriggio il monte è in controluce e il monastero diventa una sagoma.

La seconda foto è dalla Rocca Janula al tramonto: dal camminamento di ronda si abbraccia la città, la valle del Liri e la linea degli Aurunci, e nelle sere limpide d'inverno il mare di Gaeta è una lama chiara all'orizzonte. La terza è nel cimitero polacco, dal fondo del cimitero verso l'alto, con le file delle croci che salgono verso l'obelisco e il monte alle spalle: si fotografa con rispetto, senza persone nell'inquadratura, e senza trasformare un luogo di sepoltura in uno sfondo. La quarta è la più difficile: il laghetto della Villa Comunale in una mattina d'autunno, con la nebbia che sale dal Gari e le trote sotto la superficie. Per chi vuole il classico, una sola concessione: il monastero visto dalla strada dei tornanti, all'ultima curva prima del piazzale, quando appare di colpo con le mura a strapiombo. Ma fatela in fretta, perché la curva è stretta e il pullman dietro di voi non aspetta.

La storia di Cassino (FR)

La Cassino classica: Casinum

I primi insediamenti sorsero nelle grotte del colle, perché il fondovalle era occupato da un bacino lacustre. Reperti neolitici attestano la presenza umana da tempi remoti, e nell'età del ferro doveva esserci un villaggio stabile, documentato da una necropoli. A chi attribuire la fondazione della città è questione aperta: molti studiosi la ritengono osca; fra il VI e il V secolo a.C. i Volsci, popolazione osco-umbra scesa forse dalla Sabina, occuparono l'area, e alcune ricerche anticipano la loro presenza all'VIII secolo. Prima della conquista romana Casinum era ormai una città sannita, e le mura poligonali del parco archeologico sono di quell'epoca.

Roma arrivò alla fine del IV secolo a.C., quando prese il controllo della valle del Liri e fondò nel 312 a.C. la colonia latina di Interamna Lirenas, alla confluenza fra il Liri e il rio Spalla Bassa, che controllava parte del territorio fra Aquino e Cassino. Nella seconda guerra punica Annibale passò di qui devastando le campagne, ma Casinum rimase fedele a Roma. La città romana si trovava presso l'attuale frazione Crocifisso, attraversata dalla via Latina, difesa da circa 4 chilometri di mura e ricca di monumenti, perché ricca era la città. Fu municipium, poi colonia, infine praefectura, nelle tappe del suo progressivo inserimento nell'ordinamento romano. Oltre alla via Latina, dal territorio partiva una strada verso la Val di Comino, l'Abruzzo e Sora, che tornava poi verso Roma. La città era attorniata da pagi, i villaggi rurali, uno dei quali è diventato nei secoli la frazione di Sant'Angelo in Theodice.

Fra le divinità la più venerata era Apollo. Il suo tempio è stato identificato a Montecassino, l'acropoli della città, da Gianfilippo Carettoni, che nel 1940 si basava sui Dialoghi di Gregorio Magno: il complesso sorgeva dove è oggi l'abbazia, aveva anche funzione militare ed era difeso da una doppia cinta in opera poligonale, in parte ancora visibile, che si collegava alle mura urbane. Si venerava anche Delventinus, un dio locale delle acque, il che non sorprende in una città di sorgenti. Casinum era servita da un acquedotto di oltre 22 chilometri. Il foro, secondo Carettoni, era fuori dalle mura, perché vi si teneva il mercato dei bovini; studi più recenti lo collocano invece dentro le mura, vicino al teatro e alla porta Campana. Sulle rive del Gari sorgevano la villa di Varrone e le terme, disegnate nel Cinquecento da un Sangallo e oggi molto rovinate. Si conservano invece, in località Crocifisso, l'anfiteatro sul declivio naturale e il teatro; la chiesa del Crocifisso è costruita dentro il cosiddetto sepolcro di Ummidia Quadratilla.

L'economia era agricola e famosa. Nel territorio esisteva un'associazione dei produttori d'olio, e l'olio di Casinum era citato da Macrobio; Catone lodava la qualità delle produzioni del territorio; l'allevamento e la produzione di ceste e funi, con la materia prima che cresceva lungo le acque, completavano il quadro. La tradizione vuole che san Pietro in persona, passando per queste terre diretto a Roma, avesse predicato per primo il cristianesimo ai Cassinati: è una leggenda, ma è certo che a Cassino esistette una comunità cristiana antica, documentata da numerosi martiri. Dopo la riorganizzazione dell'Italia suburbicaria Casinum si ritrovò nella provincia del Sannio. Nell'alto Medioevo le incursioni barbariche la danneggiarono a fondo, e i Longobardi di Zotone la distrussero.

Abbazia di Montecassino
Abbazia di Montecassino

L'alto Medioevo a Cassino: Benedetto e la Terra di San Benedetto

Dei primi secoli dopo la caduta dell'Impero sappiamo poco, per la scarsità delle fonti; papa Gregorio Magno, nei Dialoghi, ci ha tramandato la venuta di Benedetto fra le rovine dell'acropoli di Casinum. Il santo scelse Montecassino intorno al 529 come sede del suo monastero, la culla dell'Ordine benedettino. Come spesso accadde alle prime istituzioni cristiane, l'abbazia sorse su un luogo di culto pagano, l'acropoli fortificata: Cassino era ancora in gran parte pagana e da poco aveva subito le devastazioni dei Goti. Benedetto abbatté l'immagine di Apollo e gli altari, consacrò il luogo a san Giovanni Battista e da allora non lasciò più il monte. Qui scrisse la Regola, il principio fondatore del monachesimo occidentale. Qui, secondo Gregorio, ricevette la visita di Totila, re degli Ostrogoti, poco prima che questi assediasse Roma nel dicembre del 546, l'unico episodio della vita di Benedetto che si possa datare con qualche sicurezza; qui morì, secondo la tradizione il 21 marzo 547. L'abbazia divenne il modello del monachesimo occidentale e uno dei maggiori centri culturali d'Europa per tutto il Medioevo.

La popolazione costruì intanto un villaggio, Castellum Sancti Petri, sulle rovine dell'antico foro, in pianura e non sul pendio come la città precedente. Ma la posizione, così strategica, condannò il monastero e la città a essere coinvolti in ogni guerra. Nel 577 i Longobardi del duca Zotone saccheggiarono l'abbazia e i monaci superstiti fuggirono a Roma, dove restarono per oltre un secolo; in quel tempo le spoglie di Benedetto furono, secondo la tradizione francese, trasferite a Fleury-sur-Loire, presso Orléans, dove l'abbazia di Saint-Benoît le rivendica ancora, mentre Montecassino sostiene di custodire i corpi dei due santi ritrovati nel 1950: una disputa vecchia di tredici secoli. Intorno al 718, con Petronace da Brescia, i monaci tornarono sul monte e seguì un periodo florido: vi soggiornarono Paolo Diacono, lo storico dei Longobardi, e re in esilio come il franco Carlomanno, zio di Carlo Magno, e il longobardo Rachis. Nel 744, con la donazione del duca di Benevento Gisulfo II, nacque la Terra Sancti Benedicti, il dominio feudale dell'abbazia, che godette di un'autonomia più o meno ampia secondo i tempi pur restando parte, di volta in volta, del Ducato di Benevento, del Principato di Capua, del Regno di Sicilia, del Regno di Napoli e delle Due Sicilie. Montecassino divenne così il centro di un territorio vasto e strategico, attraversato dalle strade fra il ducato longobardo di Benevento, le città bizantine della costa (Napoli, Gaeta, Amalfi) e lo Stato della Chiesa.

Un paio di chilometri più a valle, a nord dell'antica Casinum, esisteva un piccolo monastero sulle rive del Rapido. La chiesa del Salvatore fu eretta verso il 797 per volere dell'abate Gisulfo sopra una chiesetta di San Benedetto; nell'874 l'imperatore Ludovico II donò alla chiesa una reliquia di san Germano vescovo di Capua, amico fraterno di Benedetto, e per questo la chiesa divenne in seguito la cattedrale di San Germano. Poco lontano, ai piedi del colle Janulo, la chiesa di Santa Maria delle Cinque Torri, dalla pianta originalissima a simmetria centrale con colonnato interno, quattro torri agli angoli e una più grande al centro, sorgeva su un terreno dove l'acqua affiorava: il pavimento fu rialzato tre volte, senza successo. Per ragioni amministrative e difensive, contro le scorrerie saracene, l'abate Bertario rifondò la città ai piedi del colle Janulo, presso la chiesa del Salvatore, e la chiamò Eulogimenopoli. Nell'883 i Saraceni, che puntavano a espandersi nella penisola, saccheggiarono il territorio, distrussero la città, la chiesa del Salvatore e l'abbazia, uccisero lo stesso abate Bertario e costrinsero i monaci a un lungo esilio.

Cacciati gli invasori, la città risorse. In questo periodo visse a Montecassino lo storico teanese Erchemperto, la cui Historia Langobardorum Beneventanorum è l'opera fondamentale del IX secolo per il Mezzogiorno. Nell'archivio dell'abbazia sono conservati i quattro Placiti cassinesi, le prime testimonianze ufficiali in volgare italiano, registrate fra il 960 e il 963 nelle cause per le terre del monastero. La città divenne il centro amministrativo della Terra di San Benedetto, perché qui vivevano e operavano gli uomini di governo dell'abate, come l'advocatus, che amministrava la giustizia. Gli abitanti presero parte alle lotte politico-religiose che coinvolgevano l'abbazia, e la città, che aveva ormai il nome di San Germano, fu fortificata e dotata della Rocca Janula.

Dal basso Medioevo all'Unità: San Germano

Montecassino raggiunse l'apice della prosperità nell'XI secolo sotto l'abate Desiderio (1058-1087), poi papa con il nome di Vittore III. I monaci superarono i duecento e i loro manoscritti miniati divennero i più ricercati d'Europa. Gli edifici furono riedificati e ampliati con maestranze amalfitane, longobarde e bizantine, e la nuova chiesa abbaziale fu consacrata nel 1071 da papa Alessandro II; la Terra di San Benedetto fu riorganizzata con nuovi insediamenti e castelli. Qui furono scritte la Chronica monasterii Casinensis di Leone Ostiense e Pietro Diacono e la Historia Normannorum di Amato di Montecassino, la maggiore fonte sui Normanni nell'Italia meridionale. San Germano in quel tempo aveva un quartiere ebraico, uno greco e una comunità di mercanti amalfitani, che abitavano attorno alla piazza degli Amalfitani: una piccola città cosmopolita ai piedi del monastero.

Il potere degli abati fu presto limitato dai Normanni, padroni del Mezzogiorno, e poi dagli Svevi. Nel 1199 le truppe imperiali assediarono l'abbazia accampandosi in città. Il 23 luglio 1230, nella chiesa di San Germano, fu firmata la pace fra papa Gregorio IX e l'imperatore Federico II, che chiudeva la prima scomunica dell'imperatore: uno degli atti diplomatici più importanti del Duecento, firmato qui. Trentasei anni dopo, nel 1266, gli uomini di Manfredi si asserragliarono nell'anfiteatro romano per resistere all'avanzata angioina di Carlo I. Il 9 settembre 1349, alle nove del mattino, un grande terremoto con epicentro nel distretto di Venafro, di magnitudo stimata 6,6 e intensità del X grado Mercalli, seguito lo stesso giorno da scosse presso L'Aquila e nel Viterbese, rase al suolo gran parte delle abitazioni di San Germano in pianura, risparmiando in parte quelle addossate al monte, e danneggiò gravemente l'abbazia, che fu riparata nel 1366 per le pressioni di papa Urbano V. Nel XIV secolo Roma tentò di separare l'amministrazione della città dal monastero insediandovi un vescovo, ma gli abati mantennero le loro prerogative. Nel 1505 il monastero fu unito alla congregazione di Santa Giustina di Padova; nel 1521 una rivolta dei cittadini saccheggiò l'abbazia per giorni; nel 1527 la peste fece strage nel Cassinate.

Poi tre secoli senza eventi di rilievo, fino alle guerre napoleoniche. A San Germano si accamparono le truppe del Regno di Napoli pronte a invadere la Repubblica romana; nel 1799 la città fu occupata dai francesi, e vi si insediò un'amministrazione filo-napoleonica fra un dissenso diffuso; ritirandosi da Napoli, i francesi devastarono i territori degli oppositori, Cassino compresa. Dal 15 al 17 maggio 1815 la città fu teatro dello scontro finale della guerra austro-napoletana, la battaglia di San Germano, che si concluse con la vittoria austriaca e segnò la fine di Gioacchino Murat. Nel 1843 nacque a Cassino il filosofo Antonio Labriola, il padre del marxismo teorico italiano, maestro di Benedetto Croce e corrispondente di Engels.

Dall'Unità alla seconda guerra mondiale

Il 23 maggio 1863 il consiglio comunale stabilì il ritorno all'antico nome di Cassino, e nello stesso anno arrivò la ferrovia. Nel 1866 il Regno d'Italia incamerò le terre dei monasteri. Crebbe il brigantaggio, tanto da rendere necessario un presidio militare, e cominciarono le bonifiche contro le inondazioni e le paludi. Cassino restò nella provincia di Terra di Lavoro, circondario di Sora, fino al 1927, quando fu creata la provincia di Frosinone. Il 21 maggio 1930 fu inaugurata la funivia per l'abbazia, che nel luglio 1943 fu tranciata dal caccia tedesco decollato da Aquino, come si è raccontato.

Poi la guerra. Le quattro battaglie di Cassino, dal gennaio al maggio 1944, furono fra le più dure della seconda guerra mondiale. La città era sul lato nord della Linea Gustav, la linea difensiva tedesca che tagliava l'Italia dal Tirreno all'Adriatico, fino a Ortona, e sbarrava le vie per Roma; a sud premevano gli Alleati. Il 15 febbraio 1944 l'abbazia fu rasa al suolo da un bombardamento aereo: gli Alleati la credevano occupata dai tedeschi, e uccisero invece i civili che vi si erano rifugiati. Le opere d'arte erano state trasferite a Roma dai tedeschi prima del bombardamento, e alcune scomparvero nel tragitto. Un mese esatto dopo, il 15 marzo, toccò alla città, cancellata dai bombardieri e dall'artiglieria. I cittadini furono in parte sfollati, in parte restarono fra le macerie. Quando gli Alleati sfondarono, il 18 maggio 1944, con i polacchi sull'abbazia e i francesi sugli Aurunci, si contavano circa 54.000 perdite alleate e 20.000 tedesche. Su una popolazione di circa 20.000 abitanti, 2.026 civili di Cassino persero la vita nel conflitto.

Abbazia di Montecassino
Abbazia di Montecassino

Dal dopoguerra a oggi

Le perdite immani portarono, nell'immediato dopoguerra, ai tre cimiteri di guerra sul territorio comunale. La ricostruzione fu durissima e durò fino agli anni Sessanta: scoppiò un'epidemia di malaria, ma ci fu anche una grande solidarietà nazionale, con i bambini di Cassino ospitati a lungo da famiglie del Nord e molte elargizioni. La città meritò il titolo di Città Martire e la Medaglia d'oro al valor militare. Il piano di ricostruzione, approvato nel 1946, fu opera di Giuseppe Nicolosi con Concezio Petrucci e Antonio Gatti. Dalla ricostruzione nacque la trasformazione economica che negli anni Settanta portò Cassino dall'agricoltura all'industria e poi al terziario. Fu decisiva la fondazione, nel 1955, della Banca Popolare del Cassinate, voluta dal sindaco Pier Carlo Restagno, il quale aveva capito che una banca amministrata da gente del posto avrebbe potuto finanziare le prime iniziative artigianali e commerciali della rinascita. Il tratto Roma-Napoli dell'autostrada, nel 1962, fece il resto: arrivarono lo stabilimento della SKF e quello della Fiat con il suo indotto, che cambiarono il tessuto sociale del Cassinate, e nel 1979 l'Università. Intanto era stata ricostruita l'abbazia, consacrata da Paolo VI il 24 ottobre 1964.

Giovanni Paolo II venne due volte: il 18 maggio 1979, per pregare sulla tomba di Benedetto e Scolastica e visitare il cimitero polacco, e il 20 settembre 1980, per una visita pastorale a Cassino e Montecassino. Il 24 maggio 2009 fu la volta di Benedetto XVI. Dagli anni Ottanta ripresero con forza le iniziative per fare di Cassino il capoluogo di una nuova provincia: il legame storico con la Terra di Lavoro ha portato i cassinati a contestare per decenni l'equazione fra Ciociaria e provincia di Frosinone, un'unità folclorica e culturale imposta negli anni Venti; una provincia di Cassino avrebbe dovuto restituire un'identità alla media e bassa valle del Liri-Garigliano. Fra il 1956 e il 2006 furono presentate dieci proposte di legge, nessuna approvata. Accantonato il sogno, Cassino è oggi un centro industriale, universitario e commerciale, esposto però alle crisi cicliche dell'automobile, che a ogni cassa integrazione dello stabilimento di Piedimonte San Germano si sentono in tutta la città.

Abbazia di Montecassino
Abbazia di Montecassino

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Pochi luoghi d'Italia hanno visto così tanta storia in così poco spazio. Il 4 settembre 883 i Saraceni di Agropoli distrussero l'abbazia e uccisero l'abate Bertario, che è venerato come martire: fu la seconda distruzione, e la prima città di pianura, Eulogimenopoli, sparì con lui. Nel marzo 960, in una causa per le terre del monastero, un testimone parlò davanti al giudice di Capua in una lingua che non era più latino: nasceva, in un atto notarile, l'italiano scritto. Il 23 luglio 1230, nella chiesa di San Germano, il papa e l'imperatore firmarono la pace che riconciliava Gregorio IX con Federico II dopo la crociata scomunicata: due poteri universali seduti allo stesso tavolo in una città di provincia. Il 9 settembre 1349, alle nove del mattino, il terremoto di Venafro rase al suolo la città e sventrò l'abbazia, che restò in rovina per quasi vent'anni.

Dal 15 al 17 maggio 1815 la battaglia di San Germano chiuse la guerra austro-napoletana e il regno di Murat: da Cassino l'Europa della Restaurazione tornò a Napoli. Il 15 febbraio 1944, alle 9:30 del mattino, oltre duecento bombardieri alleati scaricarono sull'abbazia centinaia di tonnellate di bombe: fu il primo monumento della cristianità distrutto deliberatamente in una guerra moderna, e la polemica su quella decisione dura ancora. Il 15 marzo la città seguì il monastero, con un bombardamento che gli stessi comandanti alleati definirono il più pesante mai concentrato su un obiettivo così piccolo. Il 18 maggio 1944, alle 10:20 del mattino, una pattuglia del 12° reggimento lancieri di Podolia issò sulle rovine dell'abbazia la bandiera polacca, e la strada per Roma era aperta. Il 24 ottobre 1964 Paolo VI consacrò la basilica ricostruita e proclamò Benedetto patrono d'Europa: da una rovina, l'idea di un continente unito. Il 18 maggio 1979 Giovanni Paolo II, papa polacco da sette mesi, si inginocchiò fra le tombe dei suoi connazionali. E il 24 maggio 2009 Benedetto XVI, che aveva scelto il nome del santo di questo monte, salì all'abbazia e benedisse la città. Chi conta gli avvenimenti si accorge che Cassino ricorre a intervalli regolari nella storia europea: non è una città di provincia, è un incrocio.

Chi è passato da Cassino (FR)

Da Cassino sono passati tutti, perché la via Latina e poi la ferrovia e l'autostrada obbligano a passarci. Marco Terenzio Varrone, il più dotto dei Romani, aveva qui la villa con l'uccelliera che descrive nel De re rustica; Cicerone, che aveva possedimenti ad Arpino e nella valle del Liri, cita Casinum nelle Filippiche a proposito proprio della villa di Varrone, occupata da Marco Antonio. Annibale attraversò il territorio nel 217 a.C., e Livio racconta che avrebbe voluto andare a Casinum ma la guida, fraintendendo il suo accento, lo condusse a Casilinum: un errore di pronuncia che cambiò una campagna militare. Benedetto da Norcia vi arrivò intorno al 529 e non se ne andò più; Totila, re dei Goti, salì al monte per metterlo alla prova nel 546, mandando avanti uno scudiero travestito da re, e Benedetto lo smascherò. Paolo Diacono vi scrisse la Storia dei Longobardi, Carlomanno e Rachis, re che avevano rinunciato al trono, vi vestirono l'abito monastico. Federico II vi firmò la pace del 1230 e rafforzò la Rocca; Tommaso d'Aquino, nato a Roccasecca a pochi chilometri, fu affidato bambino ai monaci di Montecassino come oblato, nel 1230 o 1231, e vi studiò fino ai quattordici anni. Giovanni Boccaccio, secondo il racconto del suo allievo Benvenuto da Imola, vi trovò la biblioteca in abbandono, con i codici mutilati dai monaci per farne salteri e amuleti: un aneddoto forse esagerato, ma che fece la fortuna dell'umanesimo.

Gioacchino Murat vi perse il regno nel 1815. Antonio Labriola vi nacque nel 1843 e portò Cassino nella storia della filosofia europea. Nel 1944 vi passò, in senso letterale, mezza Europa in armi: il generale Anders con i polacchi, il neozelandese Freyberg che chiese il bombardamento, il francese Juin che vinse sugli Aurunci, i gurkha nepalesi, i marocchini, i texani del Rapido, i paracadutisti tedeschi della 1ª divisione, e con loro i corrispondenti di guerra e i fotografi che fecero di Cassino la Stalingrado italiana. Il generale Anders volle tornarci da morto, nel 1970. Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI vi salirono da papi. E ogni anno, il 18 maggio, ci passano i figli e i nipoti di quei soldati, che arrivano dalla Polonia, dal Canada e dalla Nuova Zelanda per cercare un nome su una lapide bianca: sono i visitatori che più mi hanno insegnato a raccontare questa città. Per un gruppo che voglia seguire queste orme con una guida in inglese, la pagina di ItalyPlanner dedicata a Montecassino è il punto di partenza, e per un tour privato in italiano lo è TourLeaderPro, che organizza uscite aziendali e di gruppo da Roma verso il basso Lazio.

Cassino (FR) con i bambini e in famiglia

Cassino con i bambini funziona meglio di quanto si pensi, a patto di dosare la storia. L'anfiteatro e il teatro romano sono un campo di gioco naturale: si sale sulle gradinate, si prova l'acustica, si cercano i solchi dei carri sul basolato. Il Parco XV Marzo 1944 con il laghetto e le trote è la pausa perfetta, con le aree gioco e i gelati del corso a due passi. All'abbazia i bambini reggono un'ora: i chiostri, la scalinata, la terrazza sulla valle e la cripta con i mosaici dorati; il museo, salvo eccezioni, li stanca. I cimiteri di guerra vanno spiegati prima: dai dieci anni in su l'Historiale, con il suo racconto multimediale, prepara bene e trasforma le croci in storie. Le Terme Varroniane, con i ruscelli trasparenti e il camping, sono il posto giusto per una giornata di fine primavera. Il passeggino soffre sul parco archeologico e nei chiostri con le scale; nel resto della città va benissimo.

Accessibilità, costi e come si risparmia a Cassino (FR)

La visita di Cassino costa poco. L'abbazia è gratuita, e a pagamento sono solo il museo abbaziale (prezzo in loco) e la visita guidata prenotata. Il Parco archeologico con il museo Carettoni costa 5 euro, 2 euro dai 18 ai 25 anni, gratuito per i minori di 18 anni e nelle prime domeniche del mese secondo le regole dei musei statali; con 8 euro si prende il biglietto cumulativo con l'area archeologica di Minturno, valido trenta giorni, che per chi scende verso Formia e Sperlonga è un buon affare. I cimiteri di guerra sono gratuiti e aperti tutti i giorni. Rocca Janula e Historiale hanno biglietti propri, modesti, con orari da controllare sui rispettivi siti. Sull'accessibilità: l'abbazia ha ascensori e percorsi per le carrozzine, con il personale che indica il tragitto; il parco archeologico, per la natura del terreno, è dichiarato non accessibile alle persone con disabilità motoria, mentre il museo Carettoni lo è; i cimiteri del Commonwealth e tedesco hanno percorsi piani o rampe, quello polacco è a terrazze con gradini; la Villa Comunale è pianeggiante e senza barriere.

Che cosa c'è intorno a Cassino (FR) e che cosa si mangia

In un raggio di mezz'ora Cassino ha più di quanto si riesca a vedere in un fine settimana. Aquino, la città di Tommaso e di Giovenale, con la chiesa romanica di Santa Maria della Libera costruita con i marmi romani, è a dieci minuti; Roccasecca, con il castello dei conti d'Aquino dove nacque Tommaso, a un quarto d'ora; Atina e la Val di Comino, con il lago di San Benedetto e l'ingresso al Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, a mezz'ora; Arpino, la patria di Cicerone con l'acropoli poligonale, a venticinque minuti; Isola del Liri con la cascata nel centro del paese a mezz'ora; verso sud la Reggia di Caserta a cinquanta minuti di autostrada e il mare di Gaeta e Formia a un'ora. L'abbazia di Casamari, a Veroli, chiude il triangolo delle grandi abbazie del Lazio meridionale con Montecassino e Fossanova.

A tavola il Cassinate è più campano che ciociaro, e lo si sente. Fra i prodotti certificati del territorio ci sono il fagiolo cannellino di Atina DOP, che qui si serve in zuppa con le cotiche o con la pasta, e i vini della DOC Atina, rossi a base di cabernet piantati nell'Ottocento da un agronomo che aveva studiato in Francia. Sulle tavole di Cassino si trovano i fini fini, la pasta all'uovo tagliata sottilissima, le pizze fritte, l'abbacchio e i formaggi pecorini dei monti, e in stagione i funghi e le castagne del Cairo. L'olio, che Macrobio celebrava duemila anni fa, è ancora buono: i colli attorno a Cassino sono coperti di ulivi, e una bottiglia comprata da un produttore lungo la strada per Aquino vale più di qualunque souvenir. Non faccio nomi di locali: cambiano, e chi visita Cassino fa bene a chiedere ai cassinati, che hanno opinioni forti in materia.

Domande veloci su Cassino (FR)

Quanto dista Cassino da Roma e quanto ci si mette?

Circa 135-140 chilometri per l'autostrada A1, un'ora e mezza abbondante in auto senza traffico; in treno regionale da Roma Termini fra un'ora e mezza e due ore, con orari e prezzi su trenitalia.com.

Si può visitare Cassino in giornata da Roma?

Sì, e molti lo fanno: partendo alle 8 si vedono con calma il parco archeologico, l'abbazia e un cimitero di guerra, con rientro a Roma per cena. Due giorni permettono di aggiungere Rocca Janula, Historiale, Terme Varroniane e i paesi intorno.

L'abbazia di Montecassino è a pagamento?

No, l'ingresso all'abbazia e alla basilica è libero. Sono a pagamento il museo abbaziale, con prezzo comunicato in loco, e la visita guidata, che si prenota sul sito dell'abbazia.

Quali sono gli orari dell'abbazia di Montecassino?

Dal 1 aprile al 31 ottobre tutti i giorni dalle 9:30 alle 18:30; dal 1 novembre al 31 marzo dalle 9:30 alle 16:15 dal lunedì al sabato e fino alle 17:15 la domenica e nei festivi. La messa domenicale in gregoriano è alle 10:30, i vespri cantati alle 16:30.

Quanto costa il Parco archeologico di Casinum a Cassino?

Cinque euro il biglietto intero, due euro dai 18 ai 25 anni, gratuito per i minori e per le categorie previste dal Ministero; otto euro il cumulativo con Minturno, valido trenta giorni. Il parco apre alle 8:30 e chiude alle 16:00 d'inverno e alle 19:00 d'estate.

Come si sale da Cassino all'abbazia senza auto?

Con il pullman della ditta Mastrantoni dal piazzale della stazione, tre corse al giorno indicate dall'abbazia (10:00, 12:35, 15:20 all'andata), con un taxi, oppure a piedi per il sentiero, circa due ore in salita.

Dove si parcheggia a Cassino e all'abbazia?

All'abbazia nel piazzale sotto l'ingresso; al parco archeologico a un centinaio di metri dalla biglietteria; in città nelle strisce blu del centro o nelle aree attorno alla Villa Comunale e alla stazione.

Il Parco archeologico di Cassino è accessibile in sedia a rotelle?

No: la Direzione regionale Musei Lazio lo indica come non accessibile alle persone con disabilità motoria per la natura del terreno. Il museo Carettoni è invece accessibile, e così la Villa Comunale e i percorsi principali dell'abbazia.

Cassino è adatta ai bambini?

Sì, con misura: anfiteatro e teatro romano, il laghetto della Villa Comunale e le Terme Varroniane piacciono a tutte le età; i cimiteri e l'Historiale si affrontano dai dieci anni in su.

Si possono fare fotografie all'abbazia di Montecassino?

Nei chiostri e all'esterno sì, senza limiti; nella basilica e nel museo si seguono le indicazioni esposte, in genere senza flash e senza treppiede, e mai durante le celebrazioni.

Quanti cimiteri di guerra ci sono a Cassino?

Tre sul territorio comunale: del Commonwealth a Folcara, polacco sotto quota 593 dietro l'abbazia, tedesco a Caira. A pochi chilometri il sacrario italiano di Mignano Monte Lungo e il cimitero francese di Venafro.

Quanti soldati riposano nel cimitero polacco di Montecassino?

Poco più di mille, 1.051 secondo l'elenco all'ingresso, fra cui il generale Anders, morto a Londra nel 1970 e sepolto qui per sua volontà.

Che differenza c'è fra Cassino e Montecassino?

Cassino è la città, in pianura, con i monumenti romani, i parchi e la stazione; Montecassino è il monte con l'abbazia, otto chilometri e 400 metri di dislivello più in alto. L'abbazia ha un suo comune di appartenenza, che è Cassino, ma una vita e una storia proprie.

Perché Cassino è chiamata Città Martire?

Perché il 15 marzo 1944 fu rasa al suolo dai bombardamenti alleati e ricostruita da zero nel dopoguerra; il 15 febbraio 1949 ricevette la Medaglia d'oro al valor militare.

Quando si svolge il corteo storico di Cassino?

Il 21 marzo, festa del transito di san Benedetto, al termine di una settimana di eventi che hanno il loro centro nel Palagio Badiale in piazza Corte.

Che cosa si vede nel Museo Carettoni di Cassino?

I reperti di Casinum dalla preistoria alla tarda antichità, con tre pezzi da non trascurare: la spada di San Vittore, l'Atleta di Cassino e il letto funerario da Aquinum.

Il teatro romano di Cassino ospita spettacoli?

Sì, d'estate: concerti, teatro e cinema all'aperto, con la cavea di circa 3.000 posti e l'abbazia illuminata sopra la scena. Il programma è pubblicato dal Comune e dal parco archeologico.

Le Terme Varroniane di Cassino sono aperte al pubblico?

Il parco apre su prenotazione e nei giorni del calendario eventi pubblicato su termevarroniane.it, con orario 11:00-21:00; il camping riapre in primavera. Non è uno stabilimento termale con piscine calde: le acque sono fredde, a 13 gradi, e si bevono.

Qual è il momento migliore per visitare Cassino?

Maggio, per la primavera e le cerimonie del 18 maggio; marzo per il corteo storico; le sere d'estate per il teatro romano. Da evitare le ore centrali dei giorni di afa estiva in pianura.

Cassino è in Ciociaria?

Amministrativamente è in provincia di Frosinone dal 1927, ma storicamente appartiene alla Terra di Lavoro e al Regno di Napoli, e i cassinati tengono molto alla distinzione. Chiamarla ciociara in un bar del corso è il modo più rapido per iniziare una discussione.

Dove si mangia bene a Cassino?

Il territorio ha il fagiolo cannellino di Atina DOP, i vini della DOC Atina, i fini fini, i pecorini di montagna e un ottimo olio; per i locali il consiglio è chiedere in città, dove la cucina è più campana che laziale.

Perché torno a Cassino (FR)

Cassino non è bella nel senso in cui lo sono i borghi di cartolina, e chi la visita aspettandosi quello resta deluso. È una città che chiede di essere capita prima di essere guardata, e che ripaga chi lo fa con una densità di storia che pochi luoghi d'Europa possono vantare in tre chilometri quadrati: un anfiteatro romano, la culla del monachesimo occidentale, la prima frase dell'italiano, la pace fra un papa e un imperatore, la battaglia più dura della campagna d'Italia, e una ricostruzione moderna che non ha voluto fingere. Ci torno ogni anno, in maggio, e ogni anno porto il gruppo prima all'anfiteatro e poi ai cimiteri, e solo alla fine sul monte: perché l'abbazia, vista da chi ha capito che cosa c'è sotto, è un'altra abbazia. Chi prepara il viaggio in inglese trova sulla guida del Lazio di ItalyPlanner il contesto della regione, e chi vuole un accompagnatore trova in TourLeaderPro chi conosce la strada dei tornanti e gli orari delle campane.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoCassino (FR) -
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