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L’Aquila (AQ)

L’Aquila (AQ) è il capoluogo dell’Abruzzo e si trova a 721 metri di quota, sull’altopiano che il fiume Aterno taglia da nord a sud, con il massiccio del Gran Sasso a chiudere l’orizzonte a est. Da Roma si arriva in auto per l’autostrada A24 Roma Teramo, uscita L’Aquila Ovest o L’Aquila Est, circa un’ora e quaranta minuti da Roma Est con traffico normale; in autobus ci sono corse quotidiane dal terminal di Roma Tiburtina gestite da vettori diversi, con arrivo al terminal di Collemaggio, e il tempo di percorrenza si aggira sulle due ore. La stazione ferroviaria di L’Aquila è su una linea secondaria e non conviene: da Roma il treno impone cambi e tempi doppi rispetto al pullman. Il centro storico è dentro le mura ed è in gran parte pedonale: conviene lasciare l’auto nei parcheggi di attestamento lungo i viali (il Terminal di Collemaggio e l’area di Porta Napoli sono i più comodi) e salire a piedi. Il museo principale, il MuNDA, Museo Nazionale d’Abruzzo, occupa il Forte spagnolo: apertura da martedì a domenica dalle 9 alle 19 con ultimo ingresso alle 18, chiuso il lunedì, biglietto intero 12 euro comprensivo della mostra in corso, ridotto 2 euro, gratuito sotto i 18 anni e la prima domenica del mese. Il parco archeologico di Amiternum, a San Vittorino, undici chilometri a nord, ha ingresso a 5 euro, ridotto 2 euro, con orari stagionali diversi da quelli del castello. Le basiliche di Collemaggio e di San Bernardino sono chiese officiate e si visitano gratuitamente negli orari di culto. Per gli orari puntuali di ciascun sito conviene sempre una verifica sul sito ufficiale dell’ente prima di partire, perché a L’Aquila la ricostruzione post sisma continua a cambiare le disponibilità di visita.

Se state costruendo un itinerario appenninico più ampio, il naturale complemento di questa città è l’altopiano che le sovrasta: Campo Imperatore, raggiungibile dalla conca aquilana in meno di un’ora di auto.

L’Aquila (AQ)
L’Aquila (AQ)

Come si legge L’Aquila (AQ): la città dei novantanove castelli

Nessuna città italiana nasce come questa. L’Aquila non è cresciuta per accumulo intorno a un nucleo antico: è stata fondata a tavolino nel Duecento dalla federazione dei castelli della conca aquilana, cioè dai borghi fortificati sparsi nella valle dell’Aterno, che decisero di darsi un unico centro di mercato e di difesa. La prima fondazione, di età sveva, risale al 1254; Manfredi di Sicilia la distrusse nel 1259; Carlo I d’Angiò finanziò la rifondazione nel 1265. Da quel momento la città si organizza per quarti, quattro rioni intitolati a San Giorgio, Santa Maria Paganica, San Pietro di Coppito e San Giovanni d’Amiterno, ripartizione formalizzata nel 1276.

Il meccanismo urbanistico è quello che rende L’Aquila unica: a ogni castellano venne assegnato un locale, cioè un lotto dentro le mura, dove costruire le case coloniche, il palazzo e la chiesa del proprio castello di provenienza. Paganica, Bazzano, Roio, Arischia, Lucoli, Assergi: ciascuno portò dentro la città nuova un pezzo del proprio paese. Da qui viene la leggenda del numero 99, novantanove castelli, novantanove piazze, novantanove chiese, novantanove fontane. Il numero è simbolico e non va preso alla lettera, ma racconta bene la verità storica: L’Aquila è una federazione di villaggi che ha preso la forma di una città.

La maglia stradale è ancora quella. Due assi si incrociano ad angolo retto, Corso Vittorio Emanuele II e Corso Principe Umberto, e il loro punto d’incontro porta il nome dei Quattro Cantoni. Su quell’incrocio si affacciano quattro edifici, Palazzo Fibbioni, Palazzo del Convitto, Palazzo Ciolina e Palazzo INA. Chi arriva per la prima volta faccia questo esercizio: si metta ai Quattro Cantoni e guardi nelle quattro direzioni. In quattro sguardi ha capito l’impianto della città.

La mia opinione, dopo molte visite: L’Aquila si capisce solo camminando in salita e in discesa lungo i costoloni trasversali, non percorrendo i corsi. I corsi sono la vetrina; i vicoli, le costarelle e le scalinate sono la città.

Il terremoto del 2009 e la città che state per vedere

Il 6 aprile 2009, alle 3:32, una scossa di magnitudo 6.3 colpì la conca aquilana. Le vittime furono 309, i feriti oltre 1.500, e la Protezione Civile registrò nel mese successivo circa cinquemila repliche, di cui centocinquanta sopra magnitudo 3. Fu, per usare le parole del servizio nazionale, la prima volta dopo il disastro calabro messinese del 1908 che una città italiana veniva colpita in modo così duro. La frazione di Onna fu quasi cancellata.

Va detto con chiarezza a chi arriva oggi, perché condiziona la visita. Il centro storico non è un cantiere generalizzato come nel 2012, e neppure una città interamente restituita. È un mosaico: interi isolati riaperti, con i palazzi ripuliti e i fondi commerciali attivi, e accanto edifici ancora puntellati, con i tiranti a vista e i ponteggi. Alcune chiese sono officiate e visitabili, altre restano chiuse. Chiunque vi prometta una lista definitiva di cosa è aperto vi sta vendendo un’illusione: la disponibilità cambia di stagione in stagione, e l’unico modo serio di procedere è controllare i siti degli enti nei giorni precedenti.

Non era la prima volta. La conca aquilana è una delle aree sismiche più attive della penisola: terremoti gravissimi la colpirono nel 1349, nel 1461 e soprattutto nel 1703, quando il crollo delle volte provocò una strage e impose una ricostruzione quasi integrale in forme barocche. Il volto della città che vediamo è la somma stratificata di questi disastri: impianto medievale, fioritura rinascimentale, riedificazione settecentesca, restauri novecenteschi, ricostruzione contemporanea.

Le mura e le porte di L’Aquila (AQ)

Le notizie sulle fortificazioni cominciano dopo la rifondazione angioina del 1265. Il circuito murario fu subito imponente, e imponente rimase: gli Annali di Anton Ludovico Antinori, erudito aquilano del Settecento che riprende la cronaca trecentesca di Buccio di Ranallo, riferiscono che all’epoca del terremoto del 1703 la città disponeva di ottantasei torri e dodici porte, ridotte poi nell’uso corrente a quattro accessi principali: Porta Bazzano, Porta Romana, Porta Napoli e Porta Santa Maria, detta anche Porta Castello.

La pianta disegnata nel 1575 da Girolamo Pico Fonticulano, architetto e cartografo aquilano, mostra però una cinta molto più ampia dell’abitato: le mura racchiudevano campi coltivati, orti e spazi vuoti, perché la difesa doveva proteggere anche le risorse alimentari dentro il perimetro controllato dalle torri. I toponimi lo confermano ancora oggi: Campo di Fossa, Largo Castello, Porcinaro. Chi vuole approfondire questa logica di città fortificata trova un termine di paragone romano nella Porta San Sebastiano delle Mura Aureliane.

Le porte corrispondevano ai locali di colonizzazione, cioè ai settori assegnati ai castelli fondatori. Partendo dal Castello spagnolo, a nord ovest, e procedendo in senso orario si incontrano Porta Santa Maria (oggi l’ingresso che dalla Fontana Luminosa immette in Corso Vittorio Emanuele fra Palazzo Leone e Palazzo del Combattente), Porta Castello, Porta Leoni, documentata nel 1316 per un restauro promosso dal capitano della città, Porta Bazzano, Porta Tione, e scendendo a sud ovest Porta di Bagno, Porta Roiana, Porta Rivera. Porta Napoli, all’estremità meridionale del viale Crispi, è invece ottocentesca, aperta in occasione di una visita del sovrano borbonico. Proseguendo si trovano Porta Stazione o di Poggio Santa Maria, Porta Romana (fra questa e Porta Barete si ipotizza esistesse una Porta Pilese, ma è congettura non documentata), il bastione monumentale di Porta Barete, che sul decumano massimo corrisponde a Porta Bazzano, e infine, tornando verso il castello, Porta San Lorenzo e Porta Branconio.

Il perimetro odierno è ancora percorribile a piedi, ed è una passeggiata che consiglio a chi ha una giornata intera. Dal castello in senso orario: via Castello, via Zara, via Luigi Signorini Corsi lungo l’Istituto Dottrina Cristiana, via Francesco del Greco dove si apre Porta Leoni, via Invalidi di Guerra al margine del quartiere novecentesco, via Barbara Micarelli che immette in via Fortebraccio e quindi a Porta Bazzano, poi Costa Picenze con Porta Tione, il viale Luigi Rendina dove la cortina è in parte schermata dalla mole del Consiglio regionale dietro il Palazzo dell’Esposizione, il viale Luigi Cadorna su un tratto esterno all’originale, e la ripresa da viale Crispi con Porta di Bagno verso via Luigi Sturzo. Il tratto di viale XX Settembre fu pesantemente manomesso dall’urbanizzazione degli anni Sessanta e ne restano solo le porte di Lucoli e di Roio. Da sud a ovest il muro riprende a Borgo Rivera con la porta omonima, corre lungo viale Tancredi di Pentima fino a Porta Poggio Santa Maria, risale a nord per viale XXV Aprile attraverso Porta Romana e confluisce in viale Roma, dove si apriva Porta Barete. Da lì, per via Santa Croce, le mura tornano verso il castello costeggiando l’antico convento di Santa Lucia, oggi sede dell’Opera Salesiana, e lungo viale San Giovanni Bosco toccano Porta Pizzoli, detta anche San Lorenzo, e la chiesa di San Silvestro, per immettersi nel viale Duca degli Abruzzi, dove la demolizione novecentesca ha lasciato in piedi quasi solo il tratto di Porta Branconia. L’ultimo segmento fiancheggia i monasteri di Sant’Agnese e San Basilio, nello spiazzo del Piazzale Battaglione degli Alpini, là dove sorgeva Porta Santa Maria Paganica.

Chi ha poco tempo salti l’intero anello e si concentri su due punti soli: il bastione di Porta Barete e il fronte di Porta Rivera sopra la fontana. Sono i due luoghi dove lo spessore della cortina si legge davvero.

Che cosa vedere a L’Aquila (AQ), luogo per luogo

Piazza Duomo e la Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio

Piazza Duomo è la piazza maggiore, e ospita il mercato cittadino dal 1303: sette secoli di banchi ininterrotti, con la sola sospensione imposta dal sisma. La mattina, banchi di frutta, formaggi, zafferano e legumi dell’altopiano occupano lo spazio; il pomeriggio la piazza torna a essere un vuoto urbano di grande respiro, forse il più bello della città.

La cattedrale è intitolata ai santi Massimo e Giorgio. Massimo d’Aveia è il patrono cittadino, e le sue reliquie furono traslate nel duomo nel 1256, pochi anni dopo la prima fondazione: un gesto politico oltre che devozionale, perché portare il corpo del santo della città romana di Aveia dentro le mura nuove significava rivendicarne l’eredità. La facciata neoclassica fu progettata nell’Ottocento da Giambattista Benedetti. L’edificio ha subito danni gravissimi nel 2009 e il cantiere di restauro è stato lungo e complesso: prima di programmare una visita all’interno conviene verificare lo stato di accesso sul sito dell’arcidiocesi.

Sulla piazza si affaccia anche la Fontana Vecchia, la coppia di vasche restaurate negli anni Trenta dallo scultore Nicola D’Antino.

L’Aquila (AQ) Piazza Duomo
L’Aquila (AQ), piazza Duomo

Piazza Palazzo, Palazzo Margherita e la statua di Sallustio

Poche centinaia di metri più a nord si apre piazza Palazzo, la piazza del potere civico. Al centro si erge la statua di Gaio Sallustio Crispo, lo storico romano nato nell’86 a.C. ad Amiternum, città sabina poi municipio romano che sorgeva a undici chilometri da qui. È un monumento che dice molto sull’autocoscienza aquilana: la città rifondata nel Duecento si cerca un antenato illustre e lo trova nell’autore della Congiura di Catilina.

Sul lato lungo si allinea Palazzo Margherita, sede del municipio, con la torre civica. Il nome viene da Margherita d’Austria, figlia naturale di Carlo V, che governò l’Aquila nella seconda metà del Cinquecento e vi risiedette: la memoria di quel governatorato è rimasta nel toponimo. La torre custodisce, nella cappella blindata, la Bolla del Perdono di Celestino V, di cui si dirà più avanti.

La basilica di Santa Maria di Collemaggio

Se dovessi indicare un solo monumento aquilano, indicherei questo, e non per la sua fama. Collemaggio fu fondata nel 1287 per volontà di Pietro da Morrone, l’eremita del Morrone che il 29 agosto 1294 venne incoronato papa proprio qui, dentro queste mura, con il nome di Celestino V, dopo un ritiro di solitudine all’eremo di Sant’Onofrio. Un mese dopo l’elezione emanò la Bolla del Perdono, che istituiva la prima indulgenza plenaria a carattere universale della storia, prima ancora del giubileo romano del 1300. La basilica fu dichiarata monumento nazionale nel 1902.

La facciata è il capolavoro: un rettangolo di pietra bianca e rosa disposta a scacchiera, con tre rosoni e tre portali, una superficie che cambia colore a ogni ora del giorno e che ha pochissimi confronti in Italia. La pietra è la stessa delle cave di Genzano di Sassa usata per la fontana delle 99 cannelle. Sul fianco sinistro si apre la Porta Santa, la più antica d’Italia, che viene aperta la sera del 28 agosto e richiusa la sera del 29.

Il sisma del 2009 distrusse la zona di incrocio fra navata e transetto, con il crollo dei pilastri e delle coperture. Il restauro, finanziato interamente da Eni in forza di un accordo di sponsorizzazione del 2013, fu progettato e diretto dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per L’Aquila, con l’architetto Antonello Garofalo e la storica dell’arte Biancamaria Colasacco, e con il supporto scientifico di Politecnico di Milano, Sapienza Università di Roma e Università dell’Aquila. La basilica riaprì al culto il 20 dicembre 2017 e nel 2020 il cantiere ricevette lo European Heritage Award, il premio Europa Nostra, nella categoria Conservazione: unico caso italiano premiato quell’anno.

Dentro, la navata è tornata alla nudità romanica dopo lo smantellamento novecentesco dell’apparato barocco. Cercate il mausoleo di Celestino V, opera rinascimentale che ne custodisce le spoglie. Opinione netta: entrate a metà mattina, quando la luce entra dai rosoni e taglia la navata di sbieco. Alle cinque del pomeriggio d’inverno la stessa chiesa vi sembrerà spenta.

La basilica di San Bernardino

La seconda basilica aquilana nasce da un evento preciso: Bernardino da Siena, il grande predicatore francescano, morì all’Aquila nel 1444, e la città decise di costruirgli un tempio. Papa Niccolò V emise la bolla di autorizzazione il 20 settembre 1451; la progettazione partì il 28 luglio 1454 e i contratti esecutivi dal 2 agosto dello stesso anno. La cupola fu terminata nel 1489 e coperta con lastre di piombo nel 1492. Il corpo del santo fu traslato il 17 maggio 1472 e nel 1505 venne completato il mausoleo che lo custodisce, scolpito da Silvestro dell’Aquila, il maggiore scultore abruzzese del Quattrocento. Nell’ultima cappella a sinistra si trova il mausoleo Camponeschi, opera dello stesso Silvestro, dedicato a Maria Pereira Camponeschi: la statua della bambina distesa sul sarcofago è una delle cose più delicate della scultura italiana del Quattrocento, e quasi nessuna guida generalista la nomina.

La facciata, tra il 1525 e il 1542, è opera di Cola dell’Amatrice, che vi impaginò tre ordini sovrapposti di colonne: è considerata la massima espressione rinascimentale d’Abruzzo. Il terremoto del 1703 rase al suolo gran parte della fabbrica, risparmiando proprio la facciata; la cupola fu ricostruita su progetto di Giovan Battista Contini e consolidata poi da Filippo Barigioni. Fra il 1723 e il 1727 Ferdinando Mosca da Pescocostanzo intagliò e dorò il soffitto a cassettoni della navata centrale, e a lui si deve anche la cassa monumentale dell’organo. Il sisma del 2009 danneggiò gravemente l’abside, il campanile, il tamburo della cupola e le murature longitudinali.

Si arriva alla basilica dalla scalinata di via San Bernardino, che è di per sé una scenografia: salitela lentamente, la facciata si rivela per gradi.

Il Forte spagnolo e il MuNDA

Il Forte spagnolo, o Castello cinquecentesco, occupa l’angolo nord orientale del centro, nel quarto di Santa Maria. Fu costruito nel Cinquecento su progetto dell’ingegnere militare valenciano Pedro Luis Escrivà, e la sua edificazione comportò la demolizione di un tratto di mura cittadine. La pianta è un quadrato con quattro bastioni angolari a punta di lancia, circondato da un fossato asciutto: un’architettura militare moderna, pensata per l’artiglieria, e costruita dagli spagnoli non tanto per difendere gli aquilani quanto per tenerli a bada dopo le rivolte antiasburgiche.

Oggi ospita il MuNDA, il Museo Nazionale d’Abruzzo, che vi è tornato dopo il lungo esilio nell’ex mattatoio di Borgo Rivera. Le collezioni coprono l’arte abruzzese dal medioevo all’età moderna: sculture lignee policrome, tavole, croci processionali, oreficerie. Ingresso 12 euro, ridotto 2 euro, gratis sotto i 18 anni e la prima domenica del mese, chiuso il lunedì, orario 9 alle 19 con ultimo ingresso alle 18. La sede dell’ex mattatoio resta accessibile solo in occasione di visite guidate speciali annunciate dal museo.

Intorno al forte si stende il parco del Castello, con i suoi filari: è il grande parco del centro e il luogo dove gli aquilani corrono la sera.

Palazzo Ardinghelli e il MAXXI L’Aquila

Palazzo Ardinghelli, in piazza Santa Maria Paganica, è un edificio settecentesco costruito per la famiglia toscana degli Ardinghelli su progetto dell’architetto Francesco Fontana, con un cortile porticato semiottagonale e uno scalone monumentale affrescato dal pittore veneto Vincenzo Damini. Il restauro dopo il sisma fu finanziato dal Governo della Federazione Russa con 7.200.000 euro. Il palazzo è diventato la sede aquilana del MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo: l’inaugurazione ufficiale è del 28 maggio 2021, l’apertura al pubblico del 3 giugno successivo, con una mostra di opere realizzate appositamente da cinque artisti italiani, fra cui la Colonna nel vuoto di Ettore Spalletti collocata nella cappella gentilizia.

Per orari e biglietti conviene consultare il sito del museo, che li aggiorna in base alle mostre in corso. L’accostamento fra stucchi settecenteschi e arte contemporanea funziona meglio di quanto ci si aspetti, e questo lo dico contro il mio stesso pregiudizio iniziale.

La fontana delle 99 cannelle e Borgo Rivera

Uscendo dalle mura a Porta Rivera si scende al Borgo Rivera, rione duecentesco cresciuto intorno alla fontana. La fontana delle 99 cannelle porta un’iscrizione che recita ANNO DOMINI MCCLXXII MAGISTER TANCREDUS DE PENTOMA DE VALVA FECIT HOC OPUS, e la datazione al 1272 con l’attribuzione a Tancredi da Pentima si fonda su quel testo. I paramenti sono a blocchi incastrati di pietra bianca e rosa proveniente dalla vicina cava di Genzano di Sassa, la stessa di Collemaggio.

Ecco il dato che smonta la leggenda: i mascheroni in pietra sono novantatré, ai quali si aggiungono sei cannelle singole senza volto, e il conto arriva a novantanove solo forzando la somma. Le sei bocche aggiuntive non hanno funzione pratica evidente e servono con ogni probabilità a far tornare il numero simbolico. Nessuno dei mascheroni è uguale a un altro. La recinzione in ferro battuto fu aggiunta nel 1934; dopo i danni del 2009 il restauro fu sostenuto dal FAI con consolidamento e pulitura delle pietre, e la fontana tornò accessibile il 16 dicembre 2010.

Il borgo conserva anche la chiesa di San Vito alla Rivera, un piccolo edificio di culto medievale, e l’ex mattatoio costruito intorno al 1934. Porta Rivera, semplice arco a tutto sesto, fa da ingresso al rione.

L’Aquila, fontana delle 99 cannelle (AQ)
L’Aquila, fontana delle 99 cannelle (AQ)

Le chiese capoquarto e le altre chiese del centro

Le chiese ancora attive nel centro storico superano la sessantina, e sono la traccia superstite di un patrimonio molto più vasto, ridotto dai terremoti e dalle demolizioni del piano regolatore degli anni Trenta. Le tre basiliche sono San Bernardino, Santa Maria di Collemaggio e San Giuseppe Artigiano, quest’ultima ricavata dall’antica chiesa di San Biagio d’Amiterno, sede storica dei Camponeschi. Accanto alla cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio stanno le quattro chiese capoquarto, una per rione: Santa Giusta, Santa Maria Paganica, San Marciano e San Pietro a Coppito.

Santa Giusta conserva un rosone trecentesco fra i più raffinati d’Abruzzo, con le formelle scolpite dei mesi. Santa Maria Paganica, capoquarto del rione settentrionale, ha subito il crollo più drammatico del 2009 e il suo restauro è stato uno dei più lunghi della città. San Pietro a Coppito custodisce la memoria del quarto occidentale e affaccia su una piazza raccolta. A queste si aggiungono San Domenico, con l’impianto angioino, San Silvestro, che conserva un ciclo di affreschi quattrocenteschi, e la chiesa delle Anime Sante in piazza Duomo, costruita a partire dal 1713 in memoria delle vittime del sisma del 1703 e diventata dopo il 2009 il simbolo fotografico della città ferita, con la cupola squarciata. Al suo interno è stata realizzata la cappella della memoria, uno degli interventi più riusciti della ricostruzione.

I palazzi civili di L’Aquila (AQ)

Il patrimonio civile aquilano è distribuito su tutto il centro e coincide in larga parte con le sedi istituzionali. Palazzo Margherita con la torre civica ospita il municipio; Palazzo Fibbioni ne è stata sede provvisoria durante la ricostruzione. Il Palazzo dell’Esposizione accoglie il Consiglio regionale, Palazzo Centi la presidenza della Regione, Palazzo Silone la giunta regionale. Palazzo del Convitto ospita il convitto e la Biblioteca provinciale Salvatore Tommasi, ed è opera ottocentesca. L’ex mattatoio di Borgo Rivera è stato per anni la sede provvisoria del Museo Nazionale d’Abruzzo. Completano l’elenco Palazzo Cappa Cappelli, Palazzo Carli Benedetti, Palazzo Pica Alfieri, Palazzo del Governo, il Palazzetto dei Nobili e Palazzo Farinosi Branconi.

Un consiglio pratico: molti di questi cortili sono visibili dal portone durante l’orario di ufficio. Entrate, guardate lo scalone, uscite. Nessuno vi dirà niente, e vedrete un pezzo di città che i turisti frettolosi si perdono.

Casa museo Signorini Corsi

In via Patini si trova un palazzo cinquecentesco che è il modello della dimora patrizia aquilana. Nel 1967 l’avvocato Luigi Signorini Corsi lasciò all’amministrazione comunale la casa e la sua collezione: mobili d’arte, quadri, monete. Fra gli arredi ci sono secrétaire neoclassici, consolle barocche e uno scrittoio appartenuto a papa Clemente XIV; fra i dipinti opere riferite all’ambito di Botticelli, a Baccio Bandinelli e a Battistello Caracciolo, allievo di Caravaggio. Notevole la raccolta di monete delle zecche abruzzesi. Il sisma rese l’edificio inagibile e il progetto di consolidamento, approvato nel 2010, richiese circa 650.000 euro. L’allestimento museale tiene insieme la conservazione della memoria domestica e la lettura critica delle singole opere, con luce artificiale controllata e arredi espositivi ridotti al minimo. Verificate l’apertura prima di salire: gli orari di questa casa museo sono più ristretti di quelli dei musei statali.

Le Cancelle, il mercato del pesce e le fontane minori

In via Simeonibus si vedono le Cancelle, una serie di archi ogivali collegati fra loro, del XV secolo, inseriti alla base di un palazzo rinascimentale. Non sono nella posizione originaria: si trovavano accanto al Duomo e furono smontate e rimontate qui negli anni Trenta. È uno dei pochi trasferimenti di architettura medievale documentati in città, e vale la deviazione di due minuti.

L’antico mercato del pesce versa in stato di abbandono dal 1830. Dopo la visita del re Ferdinando IV di Borbone nel 1796 furono studiati vari progetti per spostare le logge del pesce dentro la città storica, e nessuno andò in porto.

Le fontane cittadine, oltre a quella delle 99 cannelle, sono tre e si riconoscono a colpo d’occhio. La Fontana Luminosa, realizzata nel 1934 dallo scultore Nicola D’Antino presso il castello, con le due figure femminili che reggono la conca sul capo, è diventata un’icona popolare. La Fontana Vecchia è la coppia di vasche in piazza Duomo, anch’essa restaurata da D’Antino. La Fontana del Nettuno occupa piazza Regina Margherita.

L’Auditorium del Parco e la ricostruzione contemporanea

Dopo il 2009 due opere raccontano la ricostruzione meglio di qualsiasi convegno: la cappella della memoria nella chiesa delle Anime Sante e l’Auditorium del Parco progettato da Renzo Piano nell’area verde accanto al castello. L’auditorium è un aggregato di volumi in legno di colori diversi, montati a secco e concepiti per restituire alla città una sala da concerto in tempi brevissimi mentre il teatro storico restava inagibile. Piacerà o non piacerà, ma ha funzionato: la musica è tornata in centro anni prima degli edifici in muratura. La stagione concertistica aquilana ha una tradizione solida e vale la pena controllare il cartellone se si passa la notte in città.

Strade, piazze e costarelle da percorrere

Il centro va camminato lungo alcuni assi precisi. Costa Masciarelli è un vicolo medievale che risale il costolone più ripido, da piazza Duomo verso Collemaggio: è la strada più antica in senso topografico della città e la più faticosa. I Quattro Cantoni sono l’incrocio fra Corso Vittorio Emanuele, Corso Principe Umberto e via San Bernardino. Via Fortebraccio, intitolata al condottiero Braccio da Montone, corre al confine fra il Quarto San Giorgio e il Quarto Santa Maria. Via San Bernardino sale con la sua scalinata alla basilica. Corso Vittorio Emanuele attraversa la città dalla Fontana Luminosa a piazza Duomo ed è l’arteria dello struscio serale. Corso Principe Umberto è uno dei decumani. Via XX Settembre è lo slargo parallelo alle mura che collega la via di Porta Napoli al complesso di San Domenico.

Opinione secca: il Corso di sera, fra le sette e le nove, è il vero spettacolo aquilano. Migliaia di studenti universitari riempiono i tavolini e la città smette di essere un catalogo di monumenti.

I siti archeologici di L’Aquila (AQ): Amiternum e Forconium

Il territorio comunale custodisce due città antiche. La prima è Amiternum, presso la frazione di San Vittorino, undici chilometri a nord: città sabina conquistata dai Romani con il console Manio Curio Dentato all’inizio del III secolo a.C., promossa a municipio in età augustea, patria di Sallustio. Dell’abitato restano un teatro di età augustea, un anfiteatro del I secolo d.C. e una villa di tarda età imperiale con mosaici e affreschi, oltre a resti di terme e di un acquedotto anch’essi augustei.

L’anfiteatro merita qualche numero: la cavea misura 68 metri sull’asse est ovest e 53 metri su quello nord sud, quarantotto arcate sostenevano gradinate disposte su due livelli e la capienza è stimata in seimila persone. La muratura è a sacco con rivestimento in laterizio, e nel corridoio esterno si legge ancora il colonnato a mattoncini sagomati. Le gradinate sono praticamente scomparse, mentre l’anello esterno è integro. I lavori di consolidamento e restauro risalgono al 1996. Ingresso a 5 euro, ridotto 2 euro, gratuito la prima domenica del mese, con orari stagionali: nella stagione estiva l’apertura è mattutina da martedì a giovedì e il sabato, pomeridiana il venerdì, con chiusura il lunedì e la domenica.

La seconda città è Forconium, presso Civita di Bagno, dove sono emerse mura e terme databili fra IV e VIII secolo. Nell’alto medioevo il sito ebbe grande peso religioso per la presenza della prima cattedrale di San Massimo, di cui restano ampi resti: le tre absidi, le colonne centrali, il perimetro murario e il campanile. Chi si interessa di terme romane trova qui un termine di paragone provinciale rispetto agli impianti urbani della capitale.

Anfiteatro romano di Amiternum (L’Aquila)
Anfiteatro romano di Amiternum (L’Aquila)

Le frazioni e le chiese fuori le mura

Il comune dell’Aquila è vastissimo e comprende decine di frazioni sparse nella conca e sulle pendici. Diversi edifici religiosi meritano la deviazione. A Paganica c’è il santuario della Madonna d’Appari, incastonato nella roccia lungo la gola del torrente. Nel quartiere omonimo si trovano la chiesa e il convento di San Giuliano. A San Vittorino si visita la chiesa di San Michele Arcangelo, sopra le catacombe. A Bazzano c’è Santa Giusta fuori le mura, ad Assergi la chiesa di San Franco.

Il santuario di San Pietro della Ienca merita un paragrafo a sé. È un edificio robusto e compatto, in pietra, a pianta rettangolare e navata unica, con la facciata preceduta da un piccolo giardino dove sopravvive un fontanile di pietra usato come abbeveratoio per le pecore. Davanti c’è una statua in bronzo di Giovanni Paolo II. Il legame con quel pontefice, che frequentava questi versanti del Gran Sasso, è la ragione della notorietà del luogo. La posizione, in mezzo ai pascoli, è di quelle che ripagano la strada stretta.

Le aree naturali intorno a L’Aquila (AQ)

Il territorio comunale è compreso in parte nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, che si sviluppa intorno al massiccio, area frequentata da escursionisti, naturalisti e sciatori. È bene chiarire un equivoco frequente: quello del Gran Sasso è un parco diverso dal Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che si trova molto più a sud e ha storia, confini ed enti gestori distinti.

Dalla città parte il Tratturo Magno, il Tratturo L’Aquila Foggia, la più lunga delle antiche vie erbose della transumanza, percorsa per secoli dai pastori che scendevano in Puglia verso la fiera della dogana di Foggia. Cinque secoli di economia pastorale hanno lasciato qui una rete di sentieri, chiese rurali e fontanili che oggi si può percorrere a piedi o in bicicletta a tratti.

La Riserva naturale regionale Sorgenti del Fiume Vera, presso la frazione di Tempera, protegge le polle da cui nasce il Vera; un percorso risale il corso d’acqua dalla frazione fino alle sorgenti, ed è la passeggiata giusta con i bambini piccoli, breve, pianeggiante e ombrosa.

In città i parchi non mancano. Il maggiore è il parco del Sole, accanto a Collemaggio. Intorno al Forte spagnolo si stende il parco del Castello; a sud del centro c’è la villa comunale; nella periferia occidentale piazza d’Armi ospita impianti sportivi e la pista di atletica. Quattro pinete completano la corona verde: la Pineta di Roio a Monteluco, la Pineta di San Giuliano sopra il convento omonimo, la Pineta di Arischia e Pizzoli sui tornanti del Passo delle Capannelle, e le Pinete di Bagno, cioè Pesco Croce e Colle Cerasitto.

L’Aquila (AQ) e il Gran Sasso
L’Aquila (AQ) e il Gran Sasso

I rifugi montani sopra L’Aquila (AQ)

Il comune arriva in quota, e i rifugi lo dimostrano. Il Rifugio Duca degli Abruzzi, a 2338 metri, si affaccia dal Monte Portella ed è uno dei balconi classici sul Corno Grande. Il Rifugio Giuseppe Garibaldi, a 2230 metri, occupa la conca di Campo Pericoli. Il Bivacco Medaglia d’Oro Andrea Bafile, a 2669 metri, è collocato sul versante meridionale del Corno Grande ed è un ricovero d’emergenza, non un albergo. Il Rifugio Fontari si trova a Campo Imperatore, sopra la località Le Fontari. Il Rifugio Antonella Panepucci Alessandri, a 1700 metri, sorge sul Monte San Franco.

Avvertenza da accompagnatore, non da depliant: queste sono quote alpine su un massiccio calcareo esposto, con nebbie improvvise e nevai residui fino a giugno inoltrato. Chi sale senza scarponi, senza cartina e senza aver controllato il meteo del mattino commette un errore che ogni estate manda in moto il soccorso alpino.

Arte e stili: tre città sovrapposte

L’Aquila si legge su tre registri stilistici, e i terremoti sono la causa della stratificazione. Alla fondazione la città aveva una veste duecentesca; delle chiese primitive resta poco a causa del sisma del 1349. Poco dopo la fondazione sorse Collemaggio in forme romaniche, per volontà di Celestino V. Nel 1454 iniziò San Bernardino, massima espressione rinascimentale d’Abruzzo e fra le maggiori d’Italia. Nel Cinquecento arrivò il Forte spagnolo di Escrivà. Il terremoto del 1703 distrusse o compromise gran parte dell’edilizia, e la ricostruzione delle chiese avvenne in forme barocche; nel 1713 nacque la chiesa delle Anime Sante in memoria delle vittime. Nell’Ottocento si costruì il Palazzo del Convitto, sede della biblioteca provinciale Salvatore Tommasi, e Giambattista Benedetti disegnò la facciata neoclassica del duomo.

In pittura, fra secondo Ottocento e primo Novecento, si impose Teofilo Patini, nato a Castel di Sangro, già affermato a Napoli per le sue tele di denuncia sociale sulle condizioni dei montanari abruzzesi: Bestie da soma del 1886 e Pulsazioni e palpiti del 1888 sono le sue opere più citate.

Il Novecento lasciò due ondate. La prima è quella razionalista del ventennio fascista, con la Casa del Balilla, la Casa della Giovane Italiana e la chiesa di Cristo Re, e con le sculture di Nicola D’Antino, che nel 1934 realizzò la Fontana Luminosa e restaurò la Fontana Vecchia. La seconda è quella dei restauri di ripristino condotti nel secondo Novecento dall’architetto Mario Moretti, che smantellò l’apparato barocco successivo al 1703 in diverse chiese medievali per recuperarne lo stato originario. L’operazione sollevò proteste dure, perché comportò la distruzione di soffitti a cassettoni lignei e di stucchi: la mia posizione è che Moretti abbia guadagnato spazi puliti perdendo documenti storici irripetibili, e che oggi nessuna soprintendenza rifarebbe quelle scelte. Anche nel primo Novecento Collemaggio aveva subito interventi sulla facciata, dopo un crollo causato dal terremoto di Avezzano del 1915.

Tradizioni e folclore di L’Aquila (AQ)

La Perdonanza Celestiniana

È la festa che dà identità alla città. Il nome viene dalla Bolla del Perdono che Celestino V emanò dall’Aquila alla fine di settembre del 1294, un mese dopo la propria incoronazione: quel documento istituiva un’indulgenza plenaria annuale, la prima di carattere universale nella storia della Chiesa, sei anni prima del giubileo di Bonifacio VIII. La bolla è conservata nella cappella blindata della torre del Palazzo Comunale.

Gli antichi statuti civici stabilirono che, essendo stati i cittadini a custodire il documento, spettasse all’autorità civile indire la Festa del Perdono, nel rispetto del dettato di Celestino. La regola vale ancora: è il sindaco a leggere la bolla poco prima che un cardinale invitato dall’arcidiocesi apra la Porta Santa di Collemaggio.

Il calendario è preciso. La manifestazione si svolge dal 23 al 30 agosto. Il 23 si inaugura in piazza Palazzo con l’accensione del Tripode della Pace, alimentato dal Fuoco del Morrone partito dall’eremo di Sant’Onofrio. Il pomeriggio del 28 attraversa la città il Corteo della Bolla, con centinaia di figuranti in abiti storici medievali che accompagnano il documento fino a Collemaggio. Alle 18 dello stesso 28 agosto si apre la Porta Santa, e da quel momento decorrono le ventiquattro ore in cui si può ottenere l’indulgenza plenaria, alle condizioni sacramentali previste; alle 18 del 29 agosto la porta viene richiusa. Nel 2019 l’UNESCO ha iscritto la Perdonanza Celestiniana nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Consiglio pratico: chi vuole vedere il corteo si posizioni lungo il tratto finale, sul viale di Collemaggio, almeno un’ora prima. Piazza Palazzo, dove il corteo si forma, è affascinante ma congestionata.

L’Aquila (AQ), Perdonanza Celestiniana
L’Aquila (AQ), Perdonanza Celestiniana

La processione del Cristo Morto

È una delle tradizioni cristiane più antiche della città. Le origini risalgono al XVI secolo: la prima celebrazione si colloca nell’anno 1505-1506, quando la Confraternita di San Leonardo fece realizzare le figure per il rito. La processione fu interrotta nel 1768 per divieto di re Ferdinando IV, motivato da ragioni di ordine pubblico, e restò sospesa per quasi due secoli. Solo nel 1954, per iniziativa dei Frati Minori di San Bernardino, il rito venne ripristinato: in quell’anno l’artista Remo Brindisi e padre Fedele Brindisi realizzarono sedici dei venti simulacri che ancora oggi sfilano.

Il corteo parte dalla basilica di San Bernardino e attraversa le vie principali del centro. Il feretro del Cristo deposto è scortato dalle associazioni professionali cittadine, medici, chirurghi, avvocati, insieme ai quattro stendardi dei Quarti storici, mentre suona il Miserere del compositore teatino Saverio Selecchy. Chi ha la fortuna di trovarsi all’Aquila il Venerdì Santo veda questa processione e rinunci a qualunque altro programma serale.

Le altre ricorrenze del calendario aquilano

La festa patronale di San Massimo cade il 10 giugno e ricorda Massimo d’Aveia, venerato in città da sempre, le cui reliquie furono traslate nel duomo nel 1256. La festa compatronale di San Bernardino si celebra dal 19 al 21 maggio nella basilica omonima, con pellegrinaggi al sepolcro del santo e una sfilata processionale per le vie del centro. Il 21 gennaio, giorno di sant’Agnese, si tiene la festa di Sant’Agnese e delle Malelingue, una ricorrenza dal nome curioso che unisce devozione e ironia popolare contro i pettegolezzi.

Una curiosità su L’Aquila (AQ)

Il numero 99 è il marchio identitario della città, e quasi tutti lo ripetono senza averlo mai verificato. Ecco il fatto: alla fontana di Borgo Rivera i mascheroni scolpiti sono novantatré, non novantanove. Alle novantatré teste si aggiungono sei bocche singole, prive di volto e senza funzione idraulica evidente, che servono soltanto a far quadrare il conto simbolico. Chi vuole controllare può farlo: si contano in un quarto d’ora, camminando lungo i tre lati del trapezio.

La curiosità vera, però, riguarda l’origine del numero. Il 99 non nasce dalla fontana ma dai castelli fondatori, e nemmeno quelli erano davvero novantanove: le fonti trecentesche e i documenti angioini indicano cifre variabili, e la storiografia moderna ha ridimensionato l’elenco. Il numero funziona come formula, non come censimento. È il modo medievale di dire moltissimi, un numero appena inferiore alla centena perfetta, e quindi carico di quella incompiutezza che nella cultura del tempo indicava l’attesa della pienezza. La stessa logica spiega perché si parli di novantanove piazze e novantanove chiese: nessuno le ha mai contate, e nessuno voleva contarle.

Aggiungo un particolare che noto ogni volta accompagnando gruppi: nessuno dei mascheroni della fontana ripete un altro. Ci sono volti umani, teste animalesche, figure grottesche, maschere che sembrano ritratti e maschere che sembrano scherzi degli scalpellini. Alcune sono medievali, altre sono sostituzioni successive, e distinguerle a occhio è un esercizio che diverte anche i visitatori più svogliati. Portateci i ragazzi e trasformate il conteggio in una gara: uscirete dalla fontana avendo guardato davvero, che è la cosa più difficile da ottenere in un giro turistico.

Una cosa che non ti dice nessuno su L’Aquila (AQ)

Che questa è una città universitaria, e che senza quel dato non si capisce niente di come funziona oggi. L’Università degli Studi dell’Aquila conta una popolazione studentesca di molte migliaia di iscritti, e dopo il 2009 quella popolazione è stata il vero motore del ritorno alla vita nel centro storico. Le prime attività a riaprire nelle strade riconsegnate non furono i negozi di souvenir, che qui restano pochissimi, ma le librerie, le copisterie, i bar e i locali frequentati dagli studenti. Ne consegue una cosa che i visitatori scoprono con sorpresa: L’Aquila non ha i prezzi né i ritmi di una città turistica. Si mangia bene spendendo poco, i tavolini la sera sono occupati da residenti, e nessuno vi tratterà come una preda.

Il secondo elemento che quasi nessuno racconta è la geografia sotterranea della ricostruzione. Sotto le strade del centro sono passati anni di lavori sui sottoservizi, condotte, cavi, fibra, reti fognarie, ricostruiti da zero. È il motivo per cui la pavimentazione di molte vie è nuova e regolare, e per cui camminare in centro è oggi più comodo che in molti borghi storici intatti. Un paradosso amaro: il disastro ha prodotto una città meglio infrastrutturata di prima.

Terzo elemento, e il più delicato. Chi visita L’Aquila entra in una comunità che ha vissuto un lutto collettivo recente e che non ha finito di elaborarlo. Le targhe con i nomi delle vittime, i cantieri, gli edifici puntellati fanno parte del paesaggio. Il registro giusto è quello del rispetto: si fotografano i monumenti, non le case ferite con la gente che ci abita accanto, e si evitano commenti da spettatori sulla lentezza della ricostruzione davanti a chi quella lentezza l’ha subita. Chi arriva con questo atteggiamento trova aquilani fra i più disponibili d’Italia a raccontare la propria città.

Il consiglio che ti do per visitare L’Aquila (AQ)

Datele due giorni, non uno. È il consiglio che ripeto più spesso e che viene quasi sempre ignorato. In una giornata si riesce a fare il triangolo Collemaggio, centro, castello, e si torna a casa con l’impressione di una città bella e ferita. In due giorni si aggiungono Amiternum, Borgo Rivera, le chiese capoquarto e una sera sul Corso, e si torna a casa avendo capito una città. La differenza non è di quantità: è di natura.

Ecco lo schema che uso. Primo giorno, mattina: arrivo, parcheggio a Collemaggio, visita alla basilica con calma, salita lungo costa Masciarelli fino a piazza Duomo, mercato, chiesa delle Anime Sante, pranzo leggero in centro. Pomeriggio: piazza Palazzo, i Quattro Cantoni, la scalinata e la basilica di San Bernardino, poi il castello e il MuNDA, con almeno due ore per il museo. Sera: Corso Vittorio Emanuele all’ora dello struscio. Secondo giorno, mattina: discesa a Borgo Rivera e fontana delle 99 cannelle, poi in auto ad Amiternum a San Vittorino. Pomeriggio: Palazzo Ardinghelli e il MAXXI, oppure la salita a Campo Imperatore se la giornata è limpida.

Due avvertenze che valgono più di tutto il resto. La prima riguarda le quote: L’Aquila è il capoluogo di provincia più alto e più freddo d’Italia insieme a pochissimi altri, e in inverno il termometro scende molto sotto zero anche in centro. Vestitevi come per una città alpina, non come per una città adriatica. La seconda riguarda il lunedì: con il MuNDA chiuso, la giornata perde il suo perno museale. Se potete scegliere, evitate il lunedì.

Ultimo consiglio, controcorrente. Non pianificate ogni minuto. A L’Aquila la cosa migliore capita imboccando un vicolo laterale e trovando un cortile, un portale scolpito, una chiesa aperta per caso. Lasciate almeno due ore vuote al giorno.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Celestino V fu il papa del gran rifiuto, quello che abdicò dopo pochi mesi e che la tradizione dantesca ha condannato all’ignominia. Quasi nessuno collega però quel gesto al luogo in cui state camminando, e alle conseguenze concrete che ne derivarono per questa città.

I fatti, per come le fonti li documentano. Pietro da Morrone, eremita ottantenne, viene eletto papa nel 1294 dopo un conclave bloccato per oltre due anni. L’incoronazione avviene il 29 agosto 1294 a Collemaggio, la basilica che lui stesso aveva fondato nel 1287, e non a Roma: una scelta che segnala già l’intenzione di non farsi assorbire dalla curia romana. Un mese dopo emana la Bolla del Perdono, che concede l’indulgenza plenaria a chiunque, pentito e confessato, entri nella basilica fra i vespri del 28 e quelli del 29 agosto. Non era un privilegio per pellegrini benestanti in grado di raggiungere Roma o la Terrasanta: era un perdono a costo zero, in una chiesa di montagna, per chiunque. In dicembre Celestino abdica; il successore Bonifacio VIII annulla molti suoi atti e nel 1300 istituisce il giubileo romano.

Qui sta il punto che merita attenzione. L’Aquila ha continuato a celebrare la Perdonanza ogni anno, senza interruzioni significative, per oltre sette secoli, e la manifestazione del 2026 è stata la settecentotrentaduesima edizione. Nessun altro rito giubilare italiano ha una continuità paragonabile. E il fatto che l’UNESCO l’abbia iscritta nel 2019 fra i patrimoni immateriali dell’umanità certifica proprio questo: la durata, la partecipazione civile, il ruolo del sindaco che legge la bolla accanto al cardinale che apre la porta. Un equilibrio fra potere civile e autorità religiosa che nel resto d’Italia non ha eguali, nato da uno statuto medievale e mai smontato.

La foto giusta da fare a L’Aquila (AQ)

La cartolina obbligata è la facciata di Collemaggio, e ha ragione chi la scatta. Ma va fatta nel modo giusto, e quasi tutti sbagliano l’ora. La scacchiera di pietra bianca e rosa rende al massimo con la luce radente del tardo pomeriggio, quando il sole basso entra da ovest e stacca i due colori: a mezzogiorno la parete si appiattisce e le fotografie restituiscono un muro grigio uniforme. Mettetevi in fondo al prato, non sotto la facciata, e usate una focale normale: il grandangolo deforma i rosoni e vi fa perdere le proporzioni.

La seconda inquadratura, quella che porto sempre con me, è meno prevedibile. Dal viale che risale verso il castello, guardando a est nelle giornate limpide, si vede il profilo della città bassa con la mole del Gran Sasso alle spalle. È l’immagine che spiega L’Aquila in un fotogramma: una città di pietra chiara appoggiata su un altopiano, con una montagna che la sovrasta di duemila metri. Funziona in inverno con la neve sulle creste, e funziona alle prime luci del mattino, quando l’aria è ferma e la foschia non ha ancora chiuso la valle.

Terza scelta, la più intima: un mascherone della fontana delle 99 cannelle, ripreso da vicino, con l’acqua che esce dalla bocca e il muschio sulla pietra. Cercate quello che vi somiglia. Il muro è alto e la luce vi arriva sempre morbida perché il fronte è rivolto a nord: si fotografa bene a qualsiasi ora, ed è uno dei pochi soggetti aquilani che non dipende dal meteo.

Un avvertimento onesto: le case ancora puntellate e i cantieri fanno immagini forti, e capisco la tentazione. Chiedetevi però se scattereste la stessa foto sotto casa vostra con i vicini alla finestra. Nei luoghi della memoria delle vittime, la macchina fotografica si abbassa.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo è la fondazione stessa, che è già un avvenimento politico eccezionale: nel 1254 nasce una città per decisione federativa dei castelli della conca, evento raro nell’Italia comunale. Nel 1259 Manfredi di Sicilia la distrugge; nel 1265 Carlo I d’Angiò ne finanzia la rifondazione, e nel 1276 la città viene ripartita nei quattro quarti che ancora la ordinano.

Il secondo è del 29 agosto 1294: l’incoronazione di Pietro da Morrone come Celestino V a Collemaggio, e l’emanazione della Bolla del Perdono un mese dopo. Da lì nasce la Perdonanza, riconosciuta dall’UNESCO nel 2019.

Il terzo è il 1444, quando Bernardino da Siena muore all’Aquila mentre attraversa l’Abruzzo predicando. La città ottiene le sue spoglie, gli costruisce la basilica autorizzata dalla bolla di Niccolò V del 20 settembre 1451, e ne trasla il corpo il 17 maggio 1472. Un evento religioso che diventa immediatamente un investimento urbanistico ed economico.

Il quarto è il terremoto del 2 febbraio 1703, che rade al suolo gran parte della città e provoca una strage. La ricostruzione barocca che ne segue riscrive il volto di quasi tutte le chiese, e nel 1713 nasce la chiesa delle Anime Sante come memoriale delle vittime.

Il quinto riguarda il Novecento militare e il turismo di montagna: dopo il 1934 la città si dota di un apparato monumentale nuovo, con la Fontana Luminosa di Nicola D’Antino, mentre gli impianti dell’altopiano trasformano il Gran Sasso in una meta sciistica. In quegli stessi anni il piano regolatore demolisce tratti di mura e chiese minori, una perdita che gli aquilani ancora rimpiangono.

Il sesto è il 6 aprile 2009, alle 3:32: magnitudo 6.3, 309 vittime, oltre 1.500 feriti, Onna quasi cancellata, il centro storico dichiarato zona rossa per anni. Il settimo, che è la coda del sesto, è la riapertura di Collemaggio il 20 dicembre 2017 e il premio Europa Nostra del 2020, che ha fatto di quel restauro un riferimento europeo per la ricostruzione post sisma.

Chi è passato da L’Aquila (AQ)

Il primo nome è quello di Gaio Sallustio Crispo, nato nell’86 a.C. ad Amiternum, dentro l’attuale territorio comunale. Non passò da qui: da qui venne. Storico, senatore, governatore d’Africa, autore della Congiura di Catilina e della Guerra giugurtina, è l’aquilano più illustre dell’antichità, e la sua statua occupa il centro di piazza Palazzo.

Il secondo è Pietro da Morrone, che a L’Aquila fondò Collemaggio nel 1287 e vi fu incoronato papa il 29 agosto 1294 con il nome di Celestino V. La sua presenza in città non è un episodio: è la ragione per cui esiste la Perdonanza, ed è il motivo per cui le sue spoglie sono meta di pellegrinaggio nella basilica.

Il terzo è Bernardino da Siena, che morì qui nel 1444 durante un viaggio di predicazione e le cui reliquie sono custodite nel mausoleo di Silvestro dell’Aquila.

Poi vengono i costruttori. Silvestro dell’Aquila, scultore del Quattrocento, autore del mausoleo di San Bernardino completato nel 1505 e del mausoleo Camponeschi. Cola dell’Amatrice, che fra il 1525 e il 1542 realizzò la facciata della basilica di San Bernardino. Pedro Luis Escrivà, ingegnere militare valenciano, progettista del Forte spagnolo nel Cinquecento. Girolamo Pico Fonticulano, che nel 1575 disegnò la pianta della città. Ferdinando Mosca da Pescocostanzo, che fra il 1723 e il 1727 intagliò il soffitto ligneo di San Bernardino. Giovan Battista Contini e Filippo Barigioni, chiamati a rimettere in piedi la cupola dopo il 1703. Giambattista Benedetti, autore ottocentesco della facciata neoclassica del duomo.

Sul fronte del potere, Margherita d’Austria, figlia naturale dell’imperatore Carlo V, governò la città nel Cinquecento e diede il nome al palazzo del municipio. Ferdinando IV di Borbone visitò L’Aquila nel 1796, e da quella visita nacquero i progetti mai realizzati per lo spostamento delle logge del pesce; lo stesso sovrano nel 1768 aveva vietato la processione del Cristo Morto. All’inizio dell’Ottocento, in occasione di una visita del sovrano borbonico, fu aperta Porta Napoli.

Nel Novecento sono passati di qui Nicola D’Antino, scultore delle fontane cittadine, Mario Moretti, l’architetto dei restauri di ripristino, e Renzo Piano, autore dell’Auditorium del Parco costruito dopo il sisma. Giovanni Paolo II frequentò a lungo i versanti del Gran Sasso sopra la città, e la sua statua in bronzo davanti al santuario di San Pietro della Ienca ne conserva la memoria. Fra i pittori, Teofilo Patini, la cui vicenda artistica lega l’Abruzzo alla Napoli di fine Ottocento. Aggiungo un nome che quasi nessuno cita: Ettore Spalletti, artista abruzzese fra i maggiori del secondo Novecento, la cui Colonna nel vuoto è collocata nella cappella gentilizia di Palazzo Ardinghelli.

L’Aquila (AQ) con i bambini

Funziona meglio di quanto ci si aspetti, a due condizioni. La prima è alternare monumenti e spazi aperti: il parco del Castello intorno al forte e il parco del Sole accanto a Collemaggio consentono di spezzare la giornata senza tornare in albergo. La seconda è trasformare la fontana delle 99 cannelle in un gioco: contare i mascheroni, cercare il più brutto, il più buffo, quello con la lingua di fuori. In venti minuti avete ottenuto attenzione vera su un monumento del Duecento.

Il MuNDA regge bene con i più grandi, meno con i piccolissimi. Amiternum invece è perfetto: un anfiteatro all’aperto dove si può camminare, con l’anello delle arcate ancora integro e lo spazio per correre. Per una passeggiata facile, il percorso lungo il fiume alle Sorgenti del Vera, da Tempera, è breve, pianeggiante e ombreggiato.

Un avvertimento pratico: il centro è in salita, con costoloni ripidi e scalinate. Con il passeggino conviene muoversi lungo i corsi e rinunciare a costa Masciarelli.

Quanto costa e come si risparmia a L’Aquila (AQ)

La spesa culturale è contenuta. Il MuNDA costa 12 euro, il ridotto è 2 euro secondo le agevolazioni ministeriali, i minori di 18 anni entrano gratuitamente e la prima domenica del mese l’ingresso è libero per tutti. Amiternum costa 5 euro, ridotto 2 euro, gratuito anch’esso la prima domenica del mese. Le due basiliche, Collemaggio e San Bernardino, sono chiese officiate e non si paga per entrarci. Le fontane, le piazze, le mura e i vicoli sono gratuiti per definizione.

Il modo di risparmiare, quindi, è banale: programmare la visita nella prima domenica del mese, che azzera il costo del museo statale e dell’area archeologica. L’alternativa, per chi resta più giorni, è verificare sul sito del museo l’esistenza di biglietti integrati fra il castello e il parco archeologico, che vengono proposti in alcune stagioni. Per i biglietti online, il museo indica sul proprio sito ufficiale la piattaforma di vendita autorizzata: usate quella, e diffidate degli intermediari che compaiono nelle ricerche.

Sul resto, la città è economica. Il pranzo in una trattoria del centro resta ben sotto i prezzi romani, e la sera un tagliere e un bicchiere costano quanto un caffè e un cornetto in certe zone della capitale. Se organizzate un gruppo, per l’assistenza professionale sul posto potete rivolgervi alla rete di accompagnatori certificati di TourLeaderPro.

Accessibilità: cosa aspettarsi

Va detto senza infingimenti: il centro storico dell’Aquila è in pendenza, con lastricati, scalinate e cordoli, e non è una città facile per chi si muove in sedia a rotelle. I corsi principali, Corso Vittorio Emanuele e Corso Principe Umberto, sono percorribili e hanno pavimentazione rifatta; piazza Duomo e piazza Palazzo sono pianeggianti. I collegamenti trasversali, invece, sono ripidi.

Collemaggio ha un ampio prato antistante e l’accesso alla basilica è agevole. Il Forte spagnolo è dotato di percorsi museali interni: per i dettagli sull’accessibilità delle singole sale conviene contattare il museo, che risponde al telefono dal lunedì al venerdì fra le 9 e le 17 e il sabato fra le 9 e le 13. Ad Amiternum il terreno è naturale e irregolare.

Il consiglio che do sempre alle famiglie con persone a mobilità ridotta è di impostare la visita sui due assi orizzontali e sul castello, rinunciando a Borgo Rivera, che si raggiunge con una discesa importante.

Cosa mangiare a L’Aquila (AQ)

La cucina è di montagna, e la stagione conta. La conca aquilana produce lo zafferano dell’Aquila, coltivato sull’altopiano di Navelli, una delle spezie italiane a denominazione più rigorosa, raccolta a mano nei giorni di ottobre e usata nei risotti e nelle salse locali. Sempre dall’altopiano vengono le lenticchie e i ceci di montagna, protagonisti delle zuppe invernali.

Fra i piatti da cercare ci sono gli spaghetti alla chitarra, tirati con lo strumento a corde che dà loro il nome, gli arrosticini di pecora cotti sulla brace lunga, le pecorine e i formaggi di malga, e i dolci della tradizione conventuale, dai confetti al torrone. In autunno compaiono i funghi del Gran Sasso e il tartufo delle vallate interne.

Non vi indico locali: cambiano, e un consiglio non verificato di persona vale zero. La regola che uso è semplice: allontanatevi di due traverse dal Corso, cercate il posto dove pranzano gli operai dei cantieri e gli impiegati regionali, e guardate se il menù cambia con la stagione. A L’Aquila questa regola funziona ancora, perché il turismo di massa non ha standardizzato l’offerta.

Quando andare a L’Aquila (AQ) e quando evitare

Il periodo migliore, per me, è la fine di settembre. L’aria è limpida, il Gran Sasso si vede nitido dai viali, gli studenti sono tornati e la città è viva, le temperature sono ancora gradevoli e i prezzi bassi. Il secondo periodo è maggio, con la festa di San Bernardino dal 19 al 21.

Agosto è la scelta obbligata per chi vuole la Perdonanza, dal 23 al 30: la città si riempie, il programma è fitto, l’atmosfera è unica. Chi però cerca calma e monumenti in silenzio scelga un’altra settimana.

L’inverno è severo. L’Aquila è fra i capoluoghi più freddi d’Italia e le giornate di gelo sono la norma da dicembre a febbraio: chi arriva attrezzato trova però una città bellissima con la neve, e gli impianti dell’altopiano a mezz’ora di auto. Luglio e la prima metà di agosto sono caldi di giorno ma sempre freschi di sera, per via della quota: portate una giacca leggera anche a Ferragosto.

Il giorno da evitare è il lunedì, con il museo chiuso. Il momento peggiore in assoluto è una domenica pomeriggio di gennaio con la nebbia: la città sembra vuota e la visita non rende.

Cosa c’è intorno a L’Aquila (AQ)

Nel raggio di un’ora si apre uno dei territori montani più intatti d’Italia. Salendo verso il massiccio si arriva a Campo Imperatore, l’altopiano di pascoli che i viaggiatori ottocenteschi paragonarono alle steppe d’Asia. Poco lontano c’è Santo Stefano di Sessanio, borgo medievale di pietra recuperato con una delle operazioni di ospitalità diffusa più discusse e più riuscite del Paese.

Tornando verso il Lazio si incontrano i borghi del Cicolano e del Reatino: Antrodoco, alla stretta del Velino, Borgo Velino, Leonessa, con la sua piazza porticata, e Amatrice. Per chi cerca la montagna laziale, il Terminillo e le Montagne della Duchessa sono a poco più di un’ora. Verso ovest, lungo la direttrice dell’A24, si incontrano le Grotte di Pietrasecca, poi Subiaco e Tivoli, che permettono di spezzare il rientro verso Roma con una seconda visita. Chi vuole invece proseguire nell’Abruzzo dei parchi trova più a sud il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e la Riserva naturale della Camosciara.

Per chi costruisce un itinerario più ampio nella regione, la panoramica in inglese sull’Abruzzo curata da ItalyPlanner è un buon punto di partenza per capire distanze e abbinamenti, mentre le idee per le gite in giornata dalle grandi città sono raccolte nella pagina day trips. Altre proposte di visita nel Lazio e dintorni si trovano nella sezione attrazioni turistiche.

Domande veloci su L’Aquila (AQ)

Quanto dista L’Aquila (AQ) da Roma?

Circa 120 chilometri per l’autostrada A24 Roma Teramo. In auto si calcola un’ora e quaranta minuti da Roma Est con traffico normale; in autobus da Roma Tiburtina il viaggio si aggira sulle due ore.

Come si arriva a L’Aquila (AQ) senza auto?

Con gli autobus di linea che collegano quotidianamente il terminal di Roma Tiburtina con il terminal di Collemaggio. Il treno non conviene: la linea è secondaria e impone cambi.

Quanto tempo serve per visitare L’Aquila (AQ)?

Una giornata piena per il centro storico e le due basiliche. Due giorni per aggiungere Amiternum, Borgo Rivera, i musei e una sera in città. Chi vuole includere l’altopiano metta in conto un terzo giorno.

Quanto costa entrare al museo del castello?

Il MuNDA, nel Forte spagnolo, costa 12 euro di biglietto intero comprensivo della mostra in corso, 2 euro il ridotto secondo le agevolazioni ministeriali, gratuito sotto i 18 anni.

Quando si entra gratis nei musei di L’Aquila (AQ)?

La prima domenica di ogni mese l’ingresso è gratuito sia al MuNDA sia al parco archeologico di Amiternum.

Il museo è chiuso qualche giorno?

Sì, il lunedì. Negli altri giorni l’orario è dalle 9 alle 19, con ultimo ingresso alle 18.

Serve prenotare per visitare L’Aquila (AQ)?

Per il centro storico e le chiese no. Per il museo la prenotazione non è obbligatoria in condizioni normali, ma nei ponti e durante le mostre conviene: il museo indica sul sito ufficiale la piattaforma di vendita autorizzata e un numero dedicato alle prenotazioni.

Si possono fare foto a L’Aquila (AQ)?

Nelle strade e nelle piazze sì, liberamente. Nelle chiese officiate valgono le regole del luogo di culto, senza flash e senza riprese durante le celebrazioni. Nei musei le condizioni sono indicate all’ingresso.

L’Aquila (AQ) è visitabile in sedia a rotelle?

Parzialmente. I due corsi principali, piazza Duomo, piazza Palazzo e il prato di Collemaggio sono accessibili. I collegamenti trasversali sono ripidi e Borgo Rivera richiede una discesa impegnativa.

Dove si parcheggia a L’Aquila (AQ)?

Nei parcheggi di attestamento lungo i viali esterni alle mura. Il Terminal di Collemaggio e l’area di Porta Napoli sono i più comodi per raggiungere a piedi il centro pedonale.

Che cos’è la Perdonanza Celestiniana?

L’indulgenza plenaria istituita da Celestino V con la Bolla del Perdono del 1294, celebrata ogni anno dal 23 al 30 agosto, con l’apertura della Porta Santa di Collemaggio la sera del 28 e la chiusura la sera del 29. Dal 2019 è patrimonio culturale immateriale dell’umanità per l’UNESCO.

Perché il numero 99 è il simbolo della città?

Perché la tradizione vuole che L’Aquila sia nata dall’unione di novantanove castelli, da cui novantanove piazze, chiese e fontane. Il numero è simbolico: alla fontana di Borgo Rivera i mascheroni scolpiti sono in realtà novantatré, più sei cannelle senza volto.

Quanto è alta L’Aquila (AQ)?

Il centro storico è a 721 metri sul livello del mare, su un altopiano lungo l’Aterno. È uno dei capoluoghi di provincia più alti e più freddi d’Italia.

La città è ancora danneggiata dal terremoto?

In parte. Interi isolati sono stati restituiti e sono pienamente vivibili, altri edifici restano puntellati o chiusi. La situazione cambia di stagione in stagione: per le singole chiese e i singoli musei conviene una verifica sui siti degli enti prima della partenza.

Quando è avvenuto il terremoto dell’Aquila?

Il 6 aprile 2009 alle 3:32, con magnitudo 6.3. Le vittime furono 309 e i feriti oltre 1.500. In precedenza terremoti gravissimi avevano colpito la città nel 1349, nel 1461 e nel 1703.

Quali sono le chiese principali di L’Aquila (AQ)?

Le tre basiliche di Santa Maria di Collemaggio, San Bernardino e San Giuseppe Artigiano, la cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio, le quattro chiese capoquarto (Santa Giusta, Santa Maria Paganica, San Marciano e San Pietro a Coppito) e poi San Domenico, San Silvestro e le Anime Sante.

Che differenza c’è fra Collemaggio e San Bernardino?

Collemaggio è duecentesca, romanica, legata a Celestino V e alla Perdonanza, con la facciata a scacchiera bianca e rosa. San Bernardino è quattrocentesca e rinascimentale, con la facciata di Cola dell’Amatrice e il soffitto ligneo settecentesco di Ferdinando Mosca. La prima si visita per l’architettura e la spiritualità, la seconda per la scultura e la decorazione.

Dove si trova Amiternum e come ci si arriva?

Nella frazione di San Vittorino, undici chilometri a nord del centro, raggiungibile in auto in una ventina di minuti. Ospita un teatro augusteo, un anfiteatro del I secolo d.C. e una villa tardo imperiale.

L’Aquila (AQ) è adatta ai bambini?

Sì, alternando monumenti e spazi verdi. Il parco del Castello, il parco del Sole, l’anfiteatro di Amiternum e il percorso lungo il fiume alle Sorgenti del Vera funzionano bene con i più piccoli.

Che cosa si mangia a L’Aquila (AQ)?

Zafferano dell’Aquila coltivato sull’altopiano di Navelli, lenticchie e ceci di montagna, spaghetti alla chitarra, arrosticini di pecora, formaggi di malga, confetti e torrone. In autunno funghi e tartufo delle vallate interne.

Si può abbinare L’Aquila (AQ) a una gita in montagna?

Sì, e conviene. Campo Imperatore e i rifugi del Gran Sasso sono a meno di un’ora dal centro, e Santo Stefano di Sessanio si trova sulla stessa direttrice.

Chiudo con quello che penso davvero. L’Aquila è la città italiana che mi ha cambiato più opinione nel corso degli anni: nel 2011 ci accompagnavo gruppi in una zona rossa attraversata da puntelli, e ne uscivo con la sensazione di una ferita senza risposta. Oggi ci torno per il piacere di camminarci. Non è una città facile e non è una città consolatoria: chiede attenzione, chiede di leggere la pietra e i cantieri insieme, e restituisce molto a chi le concede due giorni invece di due ore. Se avete tempo per una sola gita fuori Roma verso l’Appennino, fate questa, e fatela con calma. Per l’organizzazione di gruppi, visite guidate e itinerari su misura in Abruzzo e nel Lazio, la rete professionale di riferimento è quella di TourLeaderPro.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. A temperatura costante tutto l’anno, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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IndirizzoPiazza S. Vito, 67100 L'Aquila AQ L'Aquila (AQ), Borghi e paesini, Vicino Roma
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Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto

Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.

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Bus hop-on hop-off: giro di Roma

Sali e scendi dove vuoi. Sali e scendi dove vuoi: tra una tappa e l’altra ti siedi e guardi Roma dal piano di sopra.

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