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Rainbow MagicLand

Rainbow MagicLand si trova a Valmontone, nella città metropolitana di Roma Capitale, a una quarantina di chilometri dal centro della capitale lungo la direttrice che porta verso la valle del Sacco e la Ciociaria. Ha aperto i cancelli il 26 maggio 2011, il giorno dopo l’inaugurazione ufficiale, e da allora rappresenta il parco divertimenti di riferimento per chi vive tra Roma, i Castelli Romani, la valle del Sacco e il basso Lazio. È il parco che i ragazzini romani nominano quando parlano di montagne russe, ed è anche il posto dove molte famiglie della provincia hanno passato almeno una domenica di primavera in fila sotto il sole.

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Conviene mettere subito in chiaro una questione di nome, perché genera confusione da anni. Il parco nacque come Rainbow MagicLand, con il marchio della casa di produzione di animazione che aveva creato le Winx, e per le prime stagioni una parte della tematizzazione ruotava attorno a quei personaggi. Dal dicembre 2019, con la fine di quel legame di licenza, l’insegna è diventata semplicemente MagicLand. Il nome lungo continua però a circolare ovunque: nelle ricerche su Google, nei cartelli stradali mentali della gente, nei racconti di chi ci è andato da bambino. Se cercate Rainbow MagicLand e trovate MagicLand, non vi siete sbagliati posto: è lo stesso parco, a Valmontone, con lo stesso ingresso.

Il resto di queste pagine prova a raccontarlo per quello che è davvero, con un avvertimento onesto messo in cima e non nascosto in fondo: un parco divertimenti è la cosa più mutevole che esista nel panorama turistico. Attrazioni aprono e chiudono, i prezzi cambiano da una stagione all’altra e spesso anche dentro la stessa stagione a seconda del giorno, il calendario di apertura viene ricalibrato ogni anno, le altezze minime di sicurezza vengono riviste quando cambia un collaudo. Per questo motivo qui troverete il funzionamento, la logica, la geografia e la storia del parco, e non un listino prezzi né un orario che sarebbe già vecchio nel momento in cui lo leggete. Per quei dati esiste un solo posto affidabile, ed è il sito ufficiale del parco.

Dove si trova Rainbow MagicLand e come ci si arriva davvero

Il parco occupa una vasta area pianeggiante ai margini del territorio comunale di Valmontone, un comune di collina che domina lo sbocco della valle del Sacco. La posizione non è casuale e non ha nulla di poetico: si trova esattamente dove l’autostrada A1 Milano Napoli incrocia la direttrice verso Roma, in un punto in cui il bacino di utenza raggiungibile in un’ora di auto è enorme. Roma, Latina, Frosinone, i Castelli Romani, la valle dell’Aniene e buona parte della Ciociaria rientrano tutte in quel raggio. Chi progetta parchi divertimento ragiona così, con il compasso sulla carta stradale, e Valmontone è stata scelta perché il compasso dava un numero grande.

In automobile il riferimento è l’uscita Valmontone dell’A1. Da lì il parco risulta segnalato e si raggiunge in pochi minuti, condividendo lo stesso sistema di svincoli e rotatorie con l’outlet commerciale che occupa l’area adiacente. Questo dettaglio va tenuto a mente perché ha conseguenze pratiche pesanti: nei fine settimana di alta stagione, e soprattutto nei sabati vicini alle feste, il traffico del parco e quello del centro commerciale si sommano sullo stesso imbuto stradale. Il risultato è che gli ultimi due chilometri possono costare più tempo dei trenta precedenti. Chi arriva da Roma sulla via Casilina, la strada statale 6, evita il pedaggio ma paga in semafori e attraversamenti di paese: è una scelta che ha senso solo fuori dalle ore di punta o quando l’autostrada risulta bloccata.

C’è poi la via del treno, che molti ignorano e che invece funziona meglio di quanto si creda. Valmontone è una stazione della rete ferroviaria regionale sulla linea che collega Roma a Cassino e Napoli, servita dai treni regionali che partono da Roma Termini e da Roma Tiburtina. Il viaggio dura all’incirca tre quarti d’ora, a seconda del treno e delle fermate intermedie. Dalla stazione di Valmontone al parco resta un ultimo tratto da coprire, storicamente affidato a un servizio navetta collegato agli orari di apertura oppure ai bus di linea locali. Questo collegamento finale è la parte che cambia con più frequenza ed è anche quella che merita una verifica preventiva, perché una navetta che non passa trasforma una bella idea logistica in una camminata lungo una strada di scorrimento, cosa che con i bambini non si fa.

Vale la pena dire anche dove il parco non si trova, perché la geografia mentale di chi non conosce il Lazio tende a schiacciare tutto su Roma. Valmontone non è un quartiere romano e non si raggiunge con la metropolitana. È un comune autonomo, con un centro storico su un rilievo, una collegiata e un palazzo Doria Pamphilj, che ha una vita propria del tutto indipendente dal parco. Il parco occupa la pianura sottostante, in un’area che fino a una ventina di anni fa era campagna e area industriale, e il rapporto tra il paese storico in alto e la macchina del divertimento in basso rimane uno dei contrasti più curiosi della provincia romana.

MagicLand
Una veduta del parco di Valmontone. La fotografia rende bene la caratteristica principale del posto: un impianto pianeggiante, costruito da zero su terreno agricolo, dove le strutture delle attrazioni si vedono da lontano e fanno da riferimento per orientarsi. La vegetazione piantata al momento della costruzione ha impiegato anni a crescere e continua a essere la variabile che decide quanta ombra si trova nelle giornate di luglio.

Che cosa è davvero Rainbow MagicLand: un parco di attrazioni, non un resort

La definizione che circola con più frequenza è che si tratti del più grande parco divertimenti del centro sud Italia. La formula è comoda e sostanzialmente corretta se si guarda alla superficie complessiva e al numero di giostre, ma rischia di far immaginare una cosa che non esiste. Rainbow MagicLand non è un resort a più giornate con alberghi tematizzati, non ha un secondo cancello con un parco gemello e non chiede una vacanza per essere esaurito. È un parco da giornata singola, pensato e dimensionato perché una famiglia arrivi la mattina, giri tutto, e riparta la sera verso casa. Chi ci va aspettandosi la scala di certi grandi complessi europei resta deluso; chi ci va sapendo che cosa sta comprando trova invece un impianto che regge benissimo il confronto con quello che si trova nel raggio di trecento chilometri.

La struttura fisica è quella classica dei parchi costruiti ex novo su area libera: un anello principale che gira attorno a uno specchio d’acqua artificiale, aree tematiche disposte lungo l’anello, e una via d’ingresso che funziona da spina dorsale commerciale con negozi e punti di ristoro. Il lago centrale non è un elemento decorativo qualunque: serve da bacino tecnico, da separatore visivo tra le zone e da palcoscenico per gli spettacoli serali con acqua, luci e fuochi, che storicamente sono il momento di chiusura delle giornate di alta stagione. Camminare attorno al lago è anche il modo più rapido per capire dove ci si trova quando si perde l’orientamento, cosa che nei parchi pianeggianti capita più spesso di quanto si ammetta.

Il parco organizza la propria offerta secondo una tripartizione che ritorna in tutta la comunicazione ufficiale e che vale la pena conoscere prima di arrivare, perché è la griglia con cui il personale stesso ragiona: attrazioni per coraggiosi, attrazioni per tutti, attrazioni per bambini. Non è marketing puro, è una classificazione operativa che corrisponde a fasce di intensità e, di conseguenza, a requisiti di accesso diversi. La prima fascia comprende le montagne russe e le torri a caduta, quelle che producono le foto con le facce deformate. La seconda raccoglie le giostre di intensità media, i percorsi su acqua, i simulatori e le attrazioni a tema che una famiglia intera può fare insieme. La terza è il mondo delle mini giostre, dei playground e delle attività a misura di chi ha pochi anni, dove i genitori accompagnano più che partecipare.

Accanto alle giostre esiste una componente di spettacolo che nel corso degli anni ha pesato parecchio sull’identità del posto. Il parco dispone di spazi teatrali coperti, di un teatro principale usato per le produzioni più strutturate e di un planetario, il Cosmo Academy Planetarium, introdotto nel 2020. Gli spettacoli sono stati più volte premiati nel circuito italiano dei parchi: il riconoscimento per il miglior show all’aperto arrivò nel 2014 con la produzione intitolata Illusion, mentre l’anno successivo un allestimento di Romeo e Giulietta ottenne il premio della giuria. Questo dettaglio dice qualcosa di preciso sulla natura del posto: non è un parco che punta soltanto sull’adrenalina, ma un impianto che ha investito in modo consistente sulla parte teatrale, e nelle giornate molto calde quella parte diventa la salvezza del pomeriggio perché si svolge al chiuso e al fresco.

Il completamento dell’esperienza è la parte meno raccontata e più determinante: ristorazione, negozi e servizi. Il parco dispone di ristoranti tematizzati, di una rete di chioschi distribuiti lungo il percorso e di punti vendita. Il livello è quello standard dei parchi divertimento, con i prezzi che ne conseguono, e la scelta tra mangiare dentro o organizzarsi diversamente è una delle poche decisioni che incidono davvero sul costo complessivo della giornata. Nelle pagine seguenti ci torno, perché è il punto in cui le famiglie sbagliano con più frequenza il calcolo.

Un’ultima nota sulla dimensione ambientale, che il parco ha comunicato più volte negli anni. L’area ospita una quantità rilevante di alberi e arbusti piantati al momento della realizzazione, e parte del fabbisogno energetico è stata coperta attraverso accordi con operatori del fotovoltaico. Le percentuali esatte comunicate in passato risalgono a stagioni ormai lontane e non è corretto riportarle come attuali senza una fonte aggiornata, ma la direzione di quella scelta risulta documentata ed è coerente con quanto fanno gli impianti dello stesso tipo in Europa, dove il consumo elettrico di un parco in piena stagione è una voce di bilancio pesante quanto il personale.

Le aree tematiche e le attrazioni di Rainbow MagicLand

Sul numero di attrazioni circolano cifre diverse a seconda dell’anno e del criterio di conteggio. Le comunicazioni del parco hanno parlato nel tempo di oltre trenta attrazioni e, in stagioni più recenti, di una trentina abbondante distribuita nelle tre fasce di pubblico. La cifra oscilla per una ragione banale e poco discussa: dentro il conteggio finiscono sia le montagne russe da diversi milioni di euro sia i playground e le giostrine per i più piccoli, e quando una viene dismessa o rinnovata il totale si muove. Prendere quel numero come una misura della giornata è un errore: quello che conta è quante attrazioni della fascia che interessa a voi risultano aperte il giorno in cui andate, e quel dato si trova soltanto sul sito ufficiale o sui canali del parco nelle ore precedenti la visita.

La tematizzazione è cresciuta per strati successivi. L’impianto originale del 2011 organizzava le zone attorno a un immaginario fiabesco e magico, coerente con il marchio di animazione che allora dava il nome al parco. Negli anni successivi sono arrivati blocchi tematici nuovi che hanno modificato l’equilibrio. Nel 2019 si è aggiunta un’area a tema giungla, con attrazioni e ambientazione dedicate. Nel 2022 il cantiere più visibile ha prodotto un’area Far West, inaugurata insieme all’attrazione Wild Rodeo, che al momento della presentazione fu comunicata come la prima installazione di quel tipo in Italia. Nel 2023 è arrivato MagicSplash, aperto al pubblico il 14 luglio di quell’anno, che ha introdotto una componente d’acqua più strutturata rispetto a quanto il parco offriva prima.

Le attrazioni storiche che la gente nomina quando parla del parco appartengono in larga parte alla prima generazione. Il Cagliostro e l’Olandese Volante figurano tra le installazioni che hanno definito l’identità del posto fin dall’apertura; sull’Olandese Volante nel 2016 fu introdotto quello che venne presentato come il primo virtual coaster italiano, cioè l’abbinamento tra il percorso fisico e un contenuto in realtà virtuale indossato durante la corsa, una soluzione che allora era una novità assoluta nel panorama nazionale e che per quella stagione fece parlare parecchio gli addetti ai lavori. Nel 2013 la stagione si aprì con quattro attrazioni nuove, tra cui Demonia, la Battaglia Navale e le Formula Cars, oltre a un playground dedicato. Nel 2020 arrivarono il Gattobaleno Time Machine e il planetario già citato. Esiste inoltre una horror house percorribile a piedi, Dungeons, che appartiene alla categoria dei percorsi a tema per coraggiosi e che funziona in modo molto diverso da una giostra: non si viene trasportati, si cammina.

Su questo elenco serve un’avvertenza che vale più di qualunque descrizione entusiasta. Le attrazioni di un parco divertimenti hanno un ciclo di vita: vengono rinnovate, ritematizzate, fermate per manutenzione straordinaria o smontate quando il costo di esercizio non regge più. Alcune delle installazioni nominate qui sopra risultano documentate nella storia del parco, ma nessuna garanzia esiste sul fatto che tutte siano operative nella stagione in cui leggete. Le chiusure temporanee, poi, sono fisiologiche: in un impianto con decine di macchine complesse è normale che una o due risultino ferme in un dato giorno, e nei parchi seri questa informazione viene esposta all’ingresso o nell’applicazione ufficiale. Controllare quel dato appena entrati, prima di costruire il piano della giornata, è la differenza tra una visita organizzata e una serie di camminate a vuoto.

Una parola sulla fascia per coraggiosi, perché è quella che porta il pubblico adolescente e adulto. Un parco si giudica, nel gergo degli appassionati, dal numero e dalla qualità dei roller coaster, cioè delle montagne russe vere. Rainbow MagicLand ne ha diverse, con tipologie differenti che coprono la scala classica: percorsi lanciati, percorsi con inversioni, discese ad alta pendenza. Chi arriva dalla scuola dei grandi parchi del nord Europa troverà l’insieme più contenuto in altezza e in lunghezza di percorso rispetto ai riferimenti internazionali, ma è un confronto poco utile. Il metro giusto è quello italiano, e su quel metro l’insieme risulta competitivo, soprattutto per chi vive nel centro sud e non ha alternative a distanza ragionevole.

Una curiosità su Rainbow MagicLand

La curiosità più densa riguarda il nome, ed è una piccola lezione su come funziona l’industria dell’intrattenimento. Il parco nacque nel 2011 come primo parco a marchio Rainbow, cioè della casa di produzione italiana di animazione diventata celebre in tutto il mondo per le Winx. Un parco divertimenti legato a una proprietà intellettuale di successo è un modello collaudato: i personaggi forniscono la tematizzazione, il pubblico infantile arriva già affezionato, il merchandising si vende da solo. Per otto stagioni quella fu l’identità dell’impianto, e per un’intera generazione di bambini italiani il nome Rainbow MagicLand ha significato esattamente questo.

Poi, nel dicembre 2019, quel legame è finito e l’insegna è diventata semplicemente MagicLand. Il cambio arrivò a distanza di un anno dal passaggio di proprietà avvenuto nel dicembre 2018, quando il parco fu rilevato da Pillarstone Italy. La cosa interessante è quello che è successo dopo: il nome vecchio non è morto. Continua a essere digitato nei motori di ricerca, continua a comparire nelle insegne di memoria collettiva, continua a essere il modo in cui molti romani chiamano il posto. È uno dei casi più chiari di quanto un marchio sopravviva alla propria scadenza contrattuale quando è entrato nell’infanzia di qualcuno. Chi lavora nel turismo lo sa bene: si può cambiare la carta intestata, non la memoria.

C’è una seconda curiosità, meno sentimentale e più tecnica, che riguarda il primato del 2016. In quell’anno il parco introdusse sull’Olandese Volante quello che venne presentato come il primo virtual coaster in Italia: il visore di realtà virtuale indossato durante la corsa su una montagna russa esistente, con un contenuto video sincronizzato ai movimenti del treno. Oggi la formula è invecchiata e molti parchi europei l’hanno progressivamente abbandonata, per ragioni di igiene dei visori, di lentezza nell’imbarco e di nausea di una parte dei passeggeri. Ma nel 2016 era una novità assoluta per il mercato italiano, e arrivò a Valmontone prima che a impianti molto più celebrati. Per un parco del centro sud, avere un primato nazionale di quel tipo non era scontato, e vale la pena ricordarlo.

La terza curiosità riguarda il rapporto tra il parco e il paese. Valmontone è un comune con una storia lunga, un palazzo baronale dei Doria Pamphilj, una collegiata affrescata e un tessuto urbano che con il divertimento meccanizzato non ha alcun rapporto. Il parco è arrivato in pianura, ai margini, insieme a un grande insediamento commerciale, e ha trasformato un comune di provincia in una delle destinazioni più frequentate della città metropolitana in termini di numero assoluto di visitatori giornalieri. Il paradosso è che la stragrande maggioranza di quei visitatori non mette piede nel paese: arriva in autostrada, entra nel parcheggio, passa la giornata, riparte. Valmontone storica, in alto sulla collina, rimane invisibile a chi ha guidato per quaranta chilometri proprio per venire a Valmontone.

Come funzionano biglietti, abbonamenti e calendario di apertura

Qui serve la massima chiarezza, perché è il punto in cui le pagine che circolano in rete fanno più danni. Non troverete in queste righe un prezzo, una data di apertura di stagione o un orario, per una ragione semplice: qualunque cifra scritta oggi risulterebbe sbagliata nel giro di pochi mesi, e una famiglia che programma una giornata sulla base di un numero vecchio si trova in difficoltà al cancello. Quello che invece si può spiegare, e che non cambia, è il meccanismo. Capito il meccanismo, leggere il listino ufficiale diventa questione di due minuti.

Il primo principio è che i parchi divertimento italiani lavorano quasi tutti con un prezzo dinamico. Significa che il costo del biglietto varia in funzione del giorno scelto e del momento in cui si acquista: un mercoledì di fine settembre costa meno di un sabato di fine giugno, e comprare con giorni di anticipo online costa meno che presentarsi alla biglietteria fisica. Non è una promozione occasionale, è il modello di ricavo standard. La conseguenza operativa è che chi ha flessibilità sulla data risparmia in modo consistente, e chi decide la sera prima paga il massimo. Se la giornata deve cadere per forza in un sabato di alta stagione, tanto vale comprare con largo anticipo, perché in quel caso la leva del giorno non è disponibile e resta solo quella del momento d’acquisto.

Il secondo principio riguarda la struttura delle tariffe ridotte. Praticamente tutti i parchi applicano una riduzione basata sull’altezza del visitatore e non sull’età, perché l’altezza si misura al cancello in due secondi mentre l’età richiede un documento. Sotto una certa soglia si entra a tariffa ridotta o gratuitamente; sopra si paga la tariffa piena. Questo crea una situazione che sorprende molte famiglie: un bambino alto per la sua età può pagare come un adulto, e un ragazzino basso può entrare a tariffa ridotta. La soglia precisa e la gratuità sotto una certa misura sono dati che appartengono al listino della stagione corrente e vanno verificati prima, misurando il bambino a casa con le scarpe che indosserà, perché al cancello si misura con le scarpe.

Il terzo principio è l’abbonamento stagionale. In un parco che apre da primavera a fine autunno con eventi invernali, l’abbonamento diventa conveniente a partire da un numero di ingressi sorprendentemente basso: spesso due o tre visite bastano a pareggiare il costo di un ingresso singolo moltiplicato. Per una famiglia della zona, che dista mezz’ora di macchina, l’abbonamento cambia completamente la natura del rapporto con il parco: non serve più fare tutto in una giornata, si può andare un pomeriggio, fare quattro attrazioni e tornare a casa senza la sensazione di aver sprecato il biglietto. Chi abita a Roma sud, nei Castelli o nella valle del Sacco dovrebbe fare questo conto prima di comprare due ingressi singoli in stagioni diverse.

Il quarto principio riguarda i servizi a pagamento aggiuntivi, che nei parchi moderni sono una voce consistente. Esistono tipicamente formule di accesso prioritario alle attrazioni, parcheggi con tariffe differenziate per posizione, noleggio di passeggini e armadietti, e pacchetti che combinano ingresso e ristorazione. Nessuno di questi è obbligatorio e la giornata funziona benissimo senza, ma vanno conosciuti in anticipo per non scoprirli al momento del pagamento. Il parcheggio in particolare è quasi sempre una voce separata dall’ingresso: chi arriva convinto che sia compreso si trova a cercare monete o carta mentre dietro suonano il clacson.

Sul calendario vale lo stesso discorso. I parchi italiani non aprono tutti i giorni dell’anno. Lavorano su una stagione che tipicamente comincia in primavera e si chiude in autunno inoltrato, con un calendario che nei mesi di spalla prevede aperture solo in alcuni giorni della settimana, e con eventi speciali concentrati attorno ad Halloween e al periodo natalizio. Il parco di Valmontone ha una tradizione consolidata di evento natalizio, il Magic Christmas, ripreso nel 2023 dopo una pausa. Gli orari di chiusura cambiano di settimana in settimana perché seguono la luce e il programma degli spettacoli serali. Tutto questo significa una cosa sola dal punto di vista pratico: si controlla il calendario ufficiale per la data esatta scelta, non per il mese, e lo si controlla di nuovo nei giorni immediatamente precedenti la partenza, perché le variazioni per maltempo o per manutenzione vengono comunicate tardi.

MagicLand
Un altro scorcio del parco di Valmontone. Le strutture metalliche delle attrazioni più alte funzionano da punti di riferimento visivi: nei parchi costruiti in pianura sono l’unico sistema di orientamento a disposizione, dato che mancano rilievi e prospettive naturali. La disposizione ad anello attorno allo specchio d’acqua centrale si legge bene dall’alto e molto meno da terra, motivo per cui conviene prendere la mappa all’ingresso.

Una cosa che non ti dice nessuno su Rainbow MagicLand

La cosa che nessuno scrive è che il nemico della giornata non sono le code, è il sole. Il parco occupa una pianura interna del Lazio, tra la valle del Sacco e i Monti Lepini, in una zona dove d’estate le temperature superano regolarmente quelle di Roma città e dove non arriva la brezza di mare che salva il litorale. È un impianto costruito da zero su terreno agricolo, con alberature piantate al momento della realizzazione: significa che le zone d’ombra sono giovani e disposte dove le ha messe il progetto, non dove servirebbero a voi. I percorsi di attesa delle attrazioni più richieste sono in buona parte scoperti. Fare tre ore di fila tra mezzogiorno e le quindici di una giornata di luglio in quella pianura non è una questione di pazienza, è una questione fisica, e i bambini cedono molto prima degli adulti.

La conseguenza pratica è che l’organizzazione della giornata va costruita attorno al sole e non attorno alle attrazioni. Le prime due ore dall’apertura sono le migliori in assoluto: la temperatura è sopportabile e le code non si sono ancora formate, perché una parte consistente del pubblico arriva a metà mattina. Le ore centrali vanno spese dove c’è copertura: gli spettacoli al chiuso, il planetario, le attrazioni al coperto, i ristoranti, i negozi. Il tardo pomeriggio restituisce condizioni accettabili e spesso code più corte, perché le famiglie con bambini molto piccoli hanno già lasciato il parco. La sera, quando la stagione lo prevede, è il momento degli spettacoli sul lago, ed è anche il momento in cui il parco è più bello da vedere.

La seconda cosa che non viene detta riguarda l’acqua, e intendo quella da bere. In un parco divertimenti d’estate una famiglia di quattro persone consuma una quantità di liquidi che nessuno preventiva. Comprare tutto dentro, chiosco dopo chiosco, produce una cifra che alla fine della giornata sorprende. Verificare in anticipo la politica del parco sull’introduzione di bottiglie e sulla presenza di fontanelle è una di quelle verifiche noiose che valgono più di qualunque consiglio sulle attrazioni. Le regole su questo punto variano da parco a parco e cambiano nel tempo, quindi la risposta va cercata sul regolamento ufficiale e non nei commenti di un forum di tre anni fa.

La terza riguarda la gestione delle code e ha a che fare con la psicologia più che con l’ingegneria. In tutti i parchi del mondo le code si concentrano sulle attrazioni nuove e su quelle più pubblicizzate, mentre giostre perfettamente valide restano semivuote a duecento metri di distanza. Chi entra e corre verso l’attrazione appena inaugurata fa esattamente quello che fanno tutti gli altri, e finisce nella fila più lunga della giornata. La mossa contraria funziona quasi sempre: cominciare dall’estremità opposta del parco rispetto all’ingresso, muoversi contro il flusso, e lasciare l’attrazione di punta per il tardo pomeriggio, quando la pressione si è scaricata. È una tattica banale e per questo poco usata.

Il consiglio che ti do per visitare Rainbow MagicLand

Il consiglio è uno solo e vale più di tutti gli altri messi insieme: scegliete il giorno prima di scegliere qualunque altra cosa. Non l’attrazione da fare per prima, non il pranzo, non il parcheggio. Il giorno. Un martedì o un mercoledì di fine maggio, oppure di metà settembre, fuori dai ponti e dalle chiusure scolastiche, produce un’esperienza che non ha nulla a che vedere con un sabato di luglio nello stesso parco. Le stesse attrazioni, lo stesso personale, la stessa ristorazione, ma tempi di attesa ridotti anche di tre quarti e temperature che permettono di restare fuori. Il biglietto costa meno per la dinamica dei prezzi. E il parco, con meno gente dentro, si vede per quello che è.

Se il giorno non è negoziabile perché dipende dalle vacanze scolastiche o dal lavoro, allora la leva successiva è l’orario d’arrivo. Essere al cancello prima dell’apertura, non all’ora dell’apertura, cambia la prima ora e mezza della giornata. Chi arriva con quaranta minuti di anticipo parcheggia vicino, passa i controlli senza fila e si trova dentro quando le attrazioni cominciano a girare con il parco ancora mezzo vuoto. Quel vantaggio si consuma entro le undici, quindi va sfruttato subito facendo le attrazioni che dopo avranno le file peggiori, non quelle comode vicino all’ingresso.

Quarto: mettete in conto uno spettacolo al chiuso nel mezzo del pomeriggio e trattatelo come un appuntamento fisso, non come un riempitivo. Serve a tre cose insieme: fa riposare le gambe, toglie dal sole e riempie la fascia oraria in cui le code sono peggiori. Il parco ha investito in modo serio sulla parte teatrale e ha vinto riconoscimenti nazionali per gli show; ignorarli per fare una giostra in più è una scelta che molti visitatori rimpiangono.

Quinto e ultimo: decidete prima come mangiare. Le opzioni sono sostanzialmente due, e sono entrambe legittime. La prima è affidarsi alla ristorazione interna, mettendo in conto il livello di prezzo dei parchi e scegliendo un orario spostato rispetto a quello di tutti, per esempio le undici e mezza o le quattordici e trenta, così da evitare la coda anche lì. La seconda è organizzarsi diversamente, verificando prima sul regolamento ufficiale che cosa è ammesso portare dall’esterno, perché le regole in materia cambiano da parco a parco. Quello che non funziona è arrivare senza aver deciso: si finisce per mangiare male, tardi e caro, nell’unico momento in cui tutti mangiano.

Con i bambini: altezze minime, servizi e accessibilità

Questo è il paragrafo in cui rifiuto di darvi dei numeri, e il rifiuto è la parte utile. Le altezze minime di accesso alle attrazioni sono requisiti di sicurezza, non indicazioni di massima. Dipendono dal sistema di ritenuta di ogni singola macchina, sono stabilite dal costruttore, confermate dai collaudi e possono essere riviste. Scrivere qui che una certa attrazione richiede una certa altezza, sulla base di una pagina trovata in rete e non verificata, significa mettere un genitore nella condizione di promettere a un bambino una corsa che al cancello dell’attrazione gli verrà negata. Chi ha visto la faccia di un bambino di otto anni rimandato indietro dopo quaranta minuti di fila sa che non è un dettaglio da poco. I dati corretti si trovano sul sito ufficiale del parco, attrazione per attrazione, e vanno letti prima di partire.

Quello che invece si può spiegare è la logica del sistema, che è uguale in tutti i parchi europei e vale la pena conoscere. Le attrazioni si dividono, dal punto di vista dell’accesso, in quattro categorie. Ci sono quelle con un’altezza minima assoluta, sotto la quale non si sale in nessun caso. Ci sono quelle con un’altezza minima più bassa purché accompagnati da un adulto, che è la categoria che salva molte giornate. Ci sono quelle senza limite inferiore ma con un limite superiore, tipiche delle giostre per i più piccoli, dove un ragazzo troppo alto non entra. E ci sono quelle senza vincoli di statura ma con controindicazioni di salute dichiarate nel regolamento, che riguardano tipicamente problemi cardiaci, cervicali, gravidanza e interventi recenti.

La conseguenza operativa per una famiglia con più figli di età diverse è che il piano della giornata va costruito sul figlio più basso, non sul più grande. Misurate i bambini a casa, con le scarpe, e confrontate la misura con la tabella ufficiale del parco per ogni attrazione che vi interessa. Segnate quelle che il piccolo può fare da solo, quelle che può fare accompagnato e quelle che non può fare. Da lì nasce un percorso realistico, ed evitate la promessa fatta in macchina senza controllare. Nei parchi con più figli funziona bene anche la formula dell’alternanza in coda, che molti impianti prevedono in modo formale con un sistema di scambio: due adulti fanno la fila insieme al bambino grande, poi si danno il cambio all’imbarco per restare con il piccolo senza rifare tutta la coda. Se il parco la prevede, la si trova descritta nel regolamento; se non la prevede, ci si organizza da soli spezzando il gruppo.

Sui servizi per famiglie, un parco di queste dimensioni mette a disposizione la dotazione standard: noleggio passeggini, punti per il cambio e l’allattamento, armadietti per depositare zaini e oggetti che sulle attrazioni non si possono tenere addosso, punto di primo soccorso, punto di raccolta per i bambini che si perdono. Quest’ultimo merita trenta secondi all’ingresso: individuare dove si trova e spiegare al bambino che se si perde deve rivolgersi a una persona in divisa e restare fermo dove è, senza cercare di tornare all’auto. È una conversazione che dura poco e che nella giornata sbagliata vale tutto.

Sull’accessibilità per persone con disabilità, i parchi italiani applicano regole che combinano due esigenze in tensione tra loro: garantire l’accesso e garantire l’evacuazione in sicurezza. In pratica esistono percorsi facilitati e, spesso, tariffe agevolate per la persona con disabilità e per l’accompagnatore, ma non tutte le attrazioni risultano accessibili, perché su alcune macchine l’evacuazione d’emergenza richiede capacità motorie autonome. Anche qui la strada è una sola e non ammette scorciatoie: leggere la sezione dedicata sul sito ufficiale e, nei casi non ovvi, contattare il parco prima della visita indicando la situazione specifica. I parchi rispondono, perché è nel loro interesse che una famiglia non faccia sessanta chilometri per scoprire un limite sul posto.

Un’ultima raccomandazione pratica per chi viaggia con bambini piccoli. La superficie da coprire a piedi in una giornata piena è considerevole, spesso attorno agli otto o dieci chilometri contando i ritorni e gli spostamenti tra un’area e l’altra. Un bambino di quattro o cinque anni che a casa cammina benissimo qui non regge, e il passeggino che sembrava eccessivo diventa indispensabile a metà pomeriggio. Portarlo, o noleggiarlo sul posto, non è un segnale di pigrizia: è la differenza tra una famiglia che alle diciotto guarda ancora gli spettacoli e una famiglia che alle sedici torna in macchina con un bambino che piange.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto è che questo parco è un’operazione finanziaria prima ancora che un luogo di divertimento, e la sua storia recente lo dimostra in modo esemplare. Nel dicembre 2018, dopo otto stagioni di gestione, l’impianto è passato a Pillarstone Italy, una piattaforma nata per gestire esposizioni bancarie verso attività non strategiche o sottoperformanti, con l’obiettivo di risanarle e rivalutarle. In termini semplici: il parco era diventato un asset da ristrutturare dal punto di vista finanziario, e il nuovo proprietario è arrivato con quel mestiere lì.

Nel gennaio 2019 fu presentato un piano di rilancio da quaranta milioni di euro da spendere nell’arco di cinque stagioni. Quel piano non è rimasto sulla carta e i suoi effetti si vedono nella cronologia delle novità: nel 2019 quattro nuove attrazioni e l’area a tema giungla, nel 2020 il Gattobaleno Time Machine e il Cosmo Academy Planetarium, nel 2022 l’area Far West con Wild Rodeo, nel 2023 MagicSplash. Per un impianto di queste dimensioni è una cadenza di investimento seria, e spiega perché il parco che si visita oggi somiglia solo in parte a quello che aprì nel 2011.

Il motivo per cui questo fatto merita di essere raccontato è che cambia il modo di leggere le cose che si vedono in loco. Un’area vecchia accanto a un’area nuova di zecca non è una svista di progetto: è il risultato di un piano pluriennale che procede per lotti, con le risorse distribuite nel tempo. Un’attrazione ferma per rifacimento non è abbandono, è manutenzione programmata dentro un ciclo di ammortamento. E il cambio di nome del dicembre 2019, che a un visitatore appare come un capriccio di marketing, risulta perfettamente logico dentro questa cornice: chiusa una licenza costosa, il nuovo proprietario ha ricostruito l’identità del parco attorno a un marchio proprio, che non paga royalties a nessuno.

Il riconoscimento del settore, del resto, è arrivato a certificare la riuscita del piano. Il parco aveva già ottenuto il titolo di parco dell’anno ai Parksmania Awards nel 2012, l’anno dopo l’apertura, quando la novità pesava molto. Averlo riottenuto nel 2019, cioè nella stagione del rilancio, ha un significato diverso: non premiava più l’effetto sorpresa di un impianto nuovo, ma la capacità di rimettere in moto una struttura che stava attraversando una fase difficile. Nel mondo dei parchi italiani, dove diverse strutture hanno chiuso negli ultimi vent’anni, è un risultato che va contato.

La foto giusta da fare a Rainbow MagicLand

La foto sbagliata è quella che fanno tutti: il selfie davanti all’ingresso, a mezzogiorno, con il sole a piombo che appiattisce i colori e scava le ombre sotto gli occhi. È un documento, non una fotografia, e nel giro di un anno nessuno la riguarderà. Il posto ne offre di migliori, e richiedono soltanto di aspettare l’ora giusta.

La prima è quella del lago all’imbrunire. Lo specchio d’acqua al centro del parco funziona da superficie riflettente, e nella mezz’ora successiva al tramonto restituisce le luci delle strutture e il cielo ancora colorato. È il momento in cui la temperatura del colore naturale e quella delle luci artificiali si equivalgono e la scena regge senza che nulla risulti bruciato o piatto. Si cerca un punto sulla riva opposta rispetto alle attrazioni illuminate, si appoggia il telefono su un parapetto per evitare il mosso, e si scatta senza flash. Il flash a quella distanza non illumina nulla e rovina tutto.

La seconda è la fotografia di una montagna russa fatta dal basso, con il treno in transito nel punto più alto o all’uscita di una curva. Non serve un teleobiettivo: serve aspettare. Ci si mette sotto la struttura, si inquadra un tratto di binario contro il cielo, e si scatta quando il treno entra nell’inquadratura, tenendo il dito premuto per la raffica. Una su dieci viene bene, e quell’una racconta il parco molto meglio di qualunque panoramica. Se c’è una nuvola in cielo il risultato migliora, perché il cielo bianco uniforme è il nemico di questo tipo di scatto.

La terza è la meno ovvia e la più duratura: la faccia di chi scende da un’attrazione, non di chi vi sale. Prima si sorride per la macchina fotografica; dopo si ride davvero, o si ha ancora l’espressione di chi ha appena preso uno spavento. È in quei cinque secondi all’uscita che si trova l’unica fotografia che tra vent’anni verrà ancora guardata. Serve soltanto tenere il telefono pronto e non passare i cinque secondi a chiedere com’è andata.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia dell’impianto è breve ma densa, e si lascia raccontare per date perché ogni stagione ha portato qualcosa. L’inaugurazione ufficiale cade il 25 maggio 2011, con l’apertura al pubblico il giorno successivo, 26 maggio 2011. Nasce come primo parco a marchio Rainbow, cioè legato alla casa di produzione di animazione italiana, e arriva in un momento in cui il panorama dei parchi divertimento nel centro sud era sostanzialmente vuoto. Per il Lazio è un evento: fino ad allora chi voleva un parco di quella scala doveva mettersi in autostrada verso il nord.

Nel 2012, a poco più di un anno dall’apertura, il parco vince il titolo di parco dell’anno ai Parksmania Awards, il riconoscimento di riferimento del settore in Italia, e comincia a essere utilizzato come location televisiva. Questo secondo aspetto conta più di quanto sembri: le riprese televisive dentro un parco funzionano come pubblicità gratuita di enorme portata e hanno contribuito a fissare l’immagine del posto nell’immaginario nazionale, ben oltre il bacino laziale.

Il 2013 è la stagione della prima espansione significativa, con quattro nuove attrazioni aperte insieme: Demonia, la Battaglia Navale, le Formula Cars e un playground dedicato ai più piccoli. È il momento in cui il parco smette di essere soltanto l’impianto inaugurale e comincia a costruire una propria stratificazione.

Il 2014 e il 2015 sono gli anni degli spettacoli. Nel 2014 arriva il premio per il miglior show all’aperto con la produzione intitolata Illusion; nel 2015 il premio della giuria per un allestimento di Romeo e Giulietta. Due riconoscimenti consecutivi nello stesso ambito non sono un caso: dicono che in quella fase la direzione stava investendo sulla parte teatrale come elemento distintivo rispetto alla concorrenza, che sul fronte delle giostre poteva contare su budget maggiori.

Il 2016 porta il primato tecnologico già raccontato, con l’introduzione sull’Olandese Volante di quello che viene presentato come il primo virtual coaster italiano, e un ulteriore premio speciale nel circuito Parksmania. È la stagione in cui il parco si posiziona come impianto disposto a sperimentare.

Il dicembre 2018 segna la cesura più importante: dopo otto stagioni l’impianto viene rilevato da Pillarstone Italy. Nel gennaio 2019 viene presentato il piano di rilancio da quaranta milioni di euro su cinque stagioni. Il 2019 è quindi l’anno della svolta doppia: arrivano quattro nuove attrazioni e l’area a tema giungla, il parco riconquista il titolo di parco dell’anno, e a dicembre cambia nome, passando da Rainbow MagicLand a MagicLand per la fine del legame con il marchio di animazione.

Il 2020 è l’anno più anomalo, per ragioni che non riguardano il parco ma il paese intero: la stagione dei parchi divertimento italiani viene stravolta dalle misure sanitarie, con chiusure prolungate, riaperture a capienza ridotta e protocolli di distanziamento che hanno inciso pesantemente sui conti dell’intero settore. In quella stagione difficile entrano comunque in servizio il Gattobaleno Time Machine e il Cosmo Academy Planetarium.

Il 2022 è l’anno del Far West: viene inaugurata l’area tematica dedicata, insieme all’attrazione Wild Rodeo, presentata come la prima installazione del suo tipo in Italia, e viene annunciato MagicSplash. Quest’ultimo apre al pubblico il 14 luglio 2023, stagione in cui torna anche l’evento natalizio Magic Christmas. La cronologia si ferma qui non perché la storia sia finita, ma perché tutto ciò che viene dopo appartiene alla stagione in corso e va verificato alla fonte.

Chi è passato da Rainbow MagicLand

Chi è passato da qui, prima di chiunque altro, sono i bambini italiani nati attorno al Duemila. Il parco ha aperto nel 2011 legato al marchio che aveva creato le Winx, cioè al fenomeno di animazione italiano di maggiore successo internazionale della sua generazione, e per una fascia d’età precisa venire a Valmontone significava entrare dentro un cartone animato. Quei bambini oggi sono adulti, e sono gli stessi che continuano a chiamare il posto con il nome vecchio. Non è nostalgia generica: è il meccanismo per cui un luogo entra nella biografia di una generazione e ci resta anche quando cambia insegna.

Poi è passata la televisione, e parecchio. Dal 2012 il parco è stato usato come location televisiva, con tutto quello che comporta in termini di presenze di conduttori, concorrenti, troupe e cantanti. Un impianto di quelle dimensioni, con scenografie già pronte e spazi gestibili, è una location comoda per programmi di intrattenimento, e il Lazio ha il vantaggio della vicinanza ai centri di produzione romani. Le presenze specifiche variano di anno in anno e non ha senso costruirci un elenco, ma la consuetudine con il mezzo televisivo è un tratto costante della storia del posto.

Sono passate le scolaresche, in numeri che nessuna altra categoria di visitatori raggiunge. La gita di fine anno al parco divertimenti è un’istituzione della scuola italiana, e per gli istituti del Lazio, della Ciociaria e del basso Lazio questo impianto è la destinazione più comoda in assoluto. Chi capita in una giornata di maggio o di inizio giugno lo capisce subito dalla composizione del pubblico: autobus in fila nel parcheggio, gruppi con la maglietta uguale, insegnanti che contano teste. È anche il motivo per cui quelle settimane sono tra le più affollate dell’anno, cosa da tenere presente per chi vuole un parco tranquillo.

Quando andare a Rainbow MagicLand e quando evitarlo

I mesi migliori sono maggio, la prima metà di giugno e tutto settembre, a patto di scegliere giorni infrasettimanali. In quelle finestre la temperatura della pianura interna resta gestibile, il parco lavora a pieno regime e la pressione del pubblico è distribuita. Aprile e ottobre funzionano bene per chi accetta un calendario ridotto e un rischio di pioggia più alto, con il vantaggio di code quasi assenti.

Da evitare, se esiste alternativa, sono i sabati di luglio e agosto, i ponti primaverili e le settimane finali dell’anno scolastico, quando le gite si concentrano. In quei giorni si somma tutto: caldo, code, traffico sullo svincolo condiviso con il polo commerciale, code alla ristorazione. Chi non può scegliere entri appena apre e accetti di fare meno cose meglio, invece di rincorrere un elenco.

Il periodo di Halloween merita un discorso a parte perché cambia la natura del posto. I parchi italiani costruiscono attorno a quelle settimane un programma tematico con allestimenti e percorsi a spavento, e il pubblico si sposta verso la fascia adolescenti e giovani adulti. Per una famiglia con bambini piccoli può essere la scelta sbagliata, e va verificato in anticipo quali aree restano a misura di bambino durante l’evento. L’appuntamento natalizio, il Magic Christmas, tornato nel 2023, segue una logica opposta e più familiare, con il vantaggio del freddo che elimina il problema del sole e lo svantaggio delle giornate corte.

Ultima variabile, il meteo. Un temporale estivo nella valle del Sacco arriva in fretta e ferma per precauzione le attrazioni all’aperto, che riprendono solo dopo i controlli. Non è un capriccio: è procedura di sicurezza sui sistemi elettromeccanici esposti. Chi guarda le previsioni la sera prima e sposta la data di un giorno risparmia una giornata passata sotto una tettoia.

Cosa c’è intorno a Rainbow MagicLand

La zona attorno a Valmontone è molto più interessante di quanto lasci pensare il nodo autostradale. A pochi minuti dal parco, in alto sul colle, si trova il centro storico di Valmontone con il palazzo Doria Pamphilj e la collegiata: mezz’ora di passeggiata prima di rientrare a Roma cambia il ricordo della giornata e costa zero.

Salendo verso i colli si arriva a Artena, uno dei borghi più particolari del Lazio per l’impianto urbano su pendenza, e a Segni, con le sue mura poligonali. Verso nord si apre il territorio di Palestrina, che ospita due luoghi di livello europeo: il Santuario della Fortuna Primigenia e il Museo Archeologico Nazionale con il mosaico nilotico. Poco sopra si trova Castel San Pietro Romano, con una delle viste più ampie sulla campagna romana.

Chi preferisce il verde ha a disposizione il Parco dell’Inviolata, il Parco Naturale dei Monti Lepini, la Selva di Genazzano vicino a Genazzano e il Bosco di Paliano. Verso la Ciociaria si raggiungono Anagni, con gli Arcazzi di Piscina, e Fiuggi. Verso est restano Olevano Romano e Subiaco.

Per chi ragiona in chiave famiglia e cerca alternative a Roma, valgono il Bioparco e Explora, il museo dei bambini, mentre chi vuole un altro luogo costruito per stupire, di tutt’altra epoca, trova il Parco dei Mostri di Bomarzo e il piccolo museo geopaleontologico di Rocca di Cave. L’elenco completo delle proposte per nuclei familiari si trova nella sezione famiglie e bambini, quello degli spazi verdi nella sezione parchi, e il calendario aggiornato tra tutti gli eventi.

Domande veloci su Rainbow MagicLand

Rainbow MagicLand e MagicLand sono lo stesso posto? Sì. Il parco ha aperto nel 2011 come Rainbow MagicLand e dal dicembre 2019 si chiama MagicLand, dopo la fine del legame con il marchio di animazione. Stessa struttura, stesso indirizzo a Valmontone.

Quanto dista da Roma? Attorno ai quaranta chilometri dal centro, uscita Valmontone della A1. In treno regionale da Termini o Tiburtina il viaggio dura circa tre quarti d’ora, con un ultimo collegamento dalla stazione al parco da verificare prima.

Basta una giornata? Sì, è dimensionato per questo. In una giornata piena e ben organizzata, fuori dai picchi, si copre la parte rilevante dell’offerta.

Quanto costa il biglietto? Il prezzo è dinamico e cambia per data e momento d’acquisto. Va letto sul sito ufficiale per il giorno preciso scelto: qualunque cifra riportata altrove risulta vecchia.

Quali sono le altezze minime? Variano per ogni attrazione e sono requisiti di sicurezza stabiliti dal costruttore. Vanno letti sulla pagina ufficiale dell’attrazione, misurando il bambino con le scarpe. Non affidatevi a elenchi non ufficiali.

È adatto a bambini piccoli? Sì, esiste una fascia dedicata con mini giostre e aree gioco. Il piano della giornata va però costruito sul figlio più basso e va messo in conto il passeggino.

Si può portare cibo dall’esterno? Dipende dal regolamento della stagione in corso, che su questo punto varia. Va verificato sul sito ufficiale prima di partire.

Il parcheggio è compreso? Di norma nei parchi italiani è una voce separata, con tariffe differenziate per posizione. Conviene verificarlo e tenere pronto il metodo di pagamento.

Quando conviene andare? Infrasettimanale a maggio, inizio giugno o settembre. Da evitare sabati di piena estate, ponti e ultime settimane di scuola.

Domande frequenti su Rainbow MagicLand

Rainbow MagicLand e MagicLand sono lo stesso parco?

Sì, Rainbow MagicLand e MagicLand sono lo stesso parco divertimenti: ha aperto nel 2011 come Rainbow MagicLand e dal dicembre 2019 si chiama semplicemente MagicLand, dopo la fine del legame con il marchio di animazione delle Winx. Stessa struttura, stesso indirizzo a Valmontone.

Quanto dista Rainbow MagicLand da Roma e come si arriva?

Rainbow MagicLand si trova a circa quaranta chilometri da Roma, all’uscita Valmontone dell’autostrada A1 Milano Napoli. In treno regionale da Termini o da Tiburtina il viaggio dura circa tre quarti d’ora, con la posizione del parco pensata proprio per essere raggiunta comodamente da Roma, Latina e Frosinone.

Quante attrazioni ci sono a Rainbow MagicLand?

Le comunicazioni ufficiali di Rainbow MagicLand hanno parlato nel tempo di oltre trenta attrazioni, distribuite in aree tematiche pensate per tre fasce di pubblico diverse. La cifra esatta oscilla a seconda dell’anno e del criterio di conteggio, perché include sia le montagne russe più impegnative sia le giostre per i più piccoli.

Qual è il periodo migliore per visitare Rainbow MagicLand senza troppa folla?

I mesi migliori per visitare Rainbow MagicLand sono maggio, la prima metà di giugno e tutto settembre, scegliendo un giorno infrasettimanale come martedì o mercoledì. In quelle finestre la temperatura della pianura interna resta gestibile e la pressione del pubblico si distribuisce meglio rispetto a un sabato di piena estate.

Fa molto caldo a Rainbow MagicLand in estate?

Sì, il caldo è il principale ostacolo a una giornata a Rainbow MagicLand: il parco occupa una pianura interna del Lazio, fra la valle del Sacco e i Monti Lepini, dove d’estate le temperature superano regolarmente quelle di Roma città e non arriva la brezza di mare che rinfresca il litorale. Le alberature del parco, piantate al momento della realizzazione, offrono ancora un’ombra limitata.

Ci sono altezze minime per salire sulle attrazioni di Rainbow MagicLand?

Rainbow MagicLand applica altezze minime di accesso alle diverse attrazioni per motivi di sicurezza, stabilite dal costruttore di ogni singola giostra e confermate dai collaudi. I valori esatti possono essere rivisti nel tempo, quindi conviene verificarli sui canali ufficiali del parco prima della visita, invece di affidarsi a un numero trovato altrove.

Cosa vedere vicino a Rainbow MagicLand?

A pochi minuti da Rainbow MagicLand, in alto sul colle, si trova il centro storico di Valmontone con il palazzo Doria Pamphilj e la collegiata. Salendo verso i colli si raggiunge Artena, uno dei borghi più particolari del Lazio, utile per completare la giornata prima di rientrare a Roma.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una giornata organizzata tra Valmontone, Palestrina e i Monti Lepini con accompagnatore turistico abilitato si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari per famiglie nel Lazio trovano il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com. Per chi ragiona in giornate fuori città c’è la guida alle migliori gite di un giorno da Roma.

RiassuntoRainbow MagicLand - Via della Pace, 00038 Valmontone RM
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